30 novembre 2009

ULTRAS NEL BENE E NEL MALE. RECENSIONE DI SPORTPEOPLE

Periodo piuttosto magro, la repressione colpisce anche la piccola stampa specializzata, sia direttamente che indirettamente: direttamente per le sempre più rigide norme imposte dalla Lega Calcio per l’acceso ai campi di A e B a quanti, se non interessati da alcun lucro sulla fede dei tifosi, fanno davvero fatica a stare in pari con le spese imposte; di rimbalzo invece, per i divieti che hanno sradicato striscioni, fumogeni, bandiere, tamburi e persino la possibilità di movimento in trasferta e che, come diretta conseguenza, hanno finito per impoverire la quantità e la qualità del materiale inerente il mondo ultras.
In netta controtendenza con tutto ciò, qualche settimana fa ha visto la luce su “Current tv”, una tv di inchiesta raggiungibile al canale 130 del bouquet Sky, il documentario “Ultras nel bene e nel male”, approfondimento che, al netto dei pregiudizi, ha cercato di capire e dare
un’idea su cosa muova migliaia di italiani nel fine settimana, ma anche durante la settimana stessa, dietro una passione spesso così eccessiva, spesso così mal interpretata, sempre vilipesa sotto cumuli di luoghi comune e di informazione spazzatura dei media cosiddetti “mainstream”, forse più interessati ad ossequiare i vertici dell’Azienda Calcio che non a rispettare la base sociale, povera e senza voce di questa piramide economica, dalla quale però dipendono le sue ricchezze e che meriterebbe almeno lo sforzo di essere compresa. A rimediare alla mancanza ci pensa questo piccolo ma onesto canale, il servizio oltretutto è ancora e gratuitamente visionabile in rete all’indirizzo http://current.com/items/91316372_ultras-nel-bene-e-nel-male.htm. A curare questo documentario, della durata di circa trentacinque minuti, è Domenico Mungo, firma di spessore e garanzia per i frequentatori delle Curve, ai quali era già noto per alcuni lavori letterari ambientati nello stadio quali “Sensomutanti” e “Cani sciolti”. L’autore ha però sfruttato la sua contiguità al mondo ultras sì per raccontarlo il più da vicino possibile, ma senza ripetere a parti invertite l’errore del giornalista medio, ossia di trincerarsi in un faziosismo di maniera che non avrebbe portato a nulla se non a lasciare chiuse in compartimenti stagni queste realtà prossime ma incomunicanti, ognuna ferma nella propria ragioni, che rischiano di diventare inutili senza il confronto. Merito a Domenico che ha schivato con grande perizia le insidie ed ha saputo fornire uno spaccato a 360 gradi, dando pari spazio e pari dignità ed autorevolezza persino ai rappresentanti delle tanto vituperate Forze dell’Ordine nella persona di Roberto Massucci, segretario dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive. Ognuno insomma con la sua verità, anche all’interno dello stesso mondo ultras presentato in ognuna delle sue diverse sfaccettature, da Roberto Lospinoso degli Ultras Granata a Vincenzo Abbatantuono dei Bravi Ragazzi Juve, da “A. C.” ultras viola che non si lascia riprendere nemmeno in volto a Fabrizio Toffolo degli Irriducibili Lazio che ha fatto del merchandising un proprio credo. In così poco spazio ce n’è ancora anche per qualche dettaglio giuridico-legale del sempiterno Lorenzo Contucci e ne esce brillantemente persino Carlo Bonini in veste di rappresentante dei giornalisti, tanto che devo tornare indietro e controllare se –come mi ricordavo- fosse stato lui a scrivere su “La Repubblica” di fantomatici e super-segreti raduni neo-nazisti per pianificare attentati ai Mondiali di Germania ai quali avrebbero partecipato anche gli Ultras di Marsiglia …che forse il “Che” Guevara sullo striscione ce l’hanno per depistare (per la cronaca: sì, ricordavo bene, era lui…e gli attentati neo-nazisti al Mondiale ovviamente non sono mai avvenuti).
Quello che si offre allo spettatore è uno spaccato molto variegato, quasi sorprendente nella completezza per il breve lasso di tempo in cui si svolge; nemmeno il montaggio lascia minimamente il campo a dubbi sulla maliziosità, non ci sono mai interventi montati in contraddizione con i precedenti (a parte forse nel caso di Masucci), viene insomma lasciata la libertà assoluta tanto a chi si esprime quanto poi consequenzialmente a chi osserva e ascolta di farsi una propria opinione al riguardo basandosi su una tale serie di dati soggettivi che, messi tutti insieme, rendono questo documentario assolutamente oggettivo, credibile e di pregevole fattura. Rimanendo in tema di montaggio, a curare il tutto, riprese incluse, è Andrea De Taddeo che riesce a dare dinamicità e brio ad una serie di interventi parlati che, se lasciati troppo isolati e non opportunamente intervallati, rischiavano anche di cadere in una certa pesantezza; l’unico neo è che, da un certo punto in poi, le immagini diventano ripetitive ma è sicuramente trascurabile in un lavoro che comunque è e resta meritevole appieno.
Un plauso a Domenico Mungo anche per l’intervento diretto all’interno dell’inchiesta stessa: per quanti altri documentari del genere abbia già visto in precedenza, per quanti libri abbia letto, passando anche dai più pertinenti scrittori come Desmond Morris o Valerio Marchi, una teoria come quella da lui stesso espressa ancora non mi era arrivata ed è tutt’altro che banale o di poco conto: “All’indomani dell’8 settembre 1943 su 110 Prefetti nominati da Mussolini ben 104 rimasero al proprio posto, questo ha sistematizzato una cultura fondamentalmente anti-democratica che s’è materializzata nella repressione sistematica delle piazze, delle fabbriche e anche degli stadi”. Insomma, tutta quella che è la gestione politica degli Interni e dell’Ordine Pubblico, non ha mai storicamente svoltato dall’epoca in cui in n Italia vigeva la dittatura e quella degli Ultras può a pieno titolo ritenersi una delle ultime valvole di insubordinazione e ribellione ad un esercizio di potere spesso spropositato e abusato. Gli ultras sono in definitiva un intralcio verso la definitiva ascesi delle moderne Demo-dittature, dal volto sorridente e pulito quando promettono strenne e bom-bon ai propri elettori, ma pronte ad affogarli nel sangue quando questi hanno ormai già delegato il potere con il voto e hanno ancora l’ardire di rivendicare diritti, che siano nello stadio, nella piazza o sul posto di lavoro magari negato.
A cura di Matteo Falcone

1 commenti:

Matteo ha detto...

Ahahah, sono lusingato! ^__^
D'altronde recensire un lavoro così ben fatto è stato un lavoro facile.
Un abbraccio a te, Vince, e a Domenico... ;)