06 novembre 2009

MA CHE LAVORO FAI?

Come si diventa steward negli stadi italiani?

Personalmente due anni fa ho trovato un annuncio su un giornale di offerte di lavoro. Si trattava di una società di lavoro interinale, che offriva l’opportunità di svolgere questo tipo di attività allo stadio San Nicola, in occasione delle partite casalinghe del Bari.

Esistono dei requisiti particolari?

Per diventare steward non si devono avere precedenti penali per episodi legati alla violenza negli stadi. E non si può fare lo steward se in passato si è stati protagonisti di risse, oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale. O se si è stati sottoposti al Daspo, il provvedimento che vieta l’accesso agli stadi ai tifosi considerati violenti. In prefettura esiste un registro con i nostri nominativi, così come avviene per i bodyguard, gli addetti alla sicurezza e i “buttafuori” dei locali notturni.

E poi?

Dopo l’assunzione si partecipa ad un corso di formazione, che nel mio caso è durato tre giorni. Un corso nel quale ti viene spiegato tutto quello che puoi e non puoi fare all’interno dello stadio, le leggi in vigore e i tuoi compiti. Soltanto così potrai conoscere ogni angolo dell’impianto sportivo nel quale dovrai lavorare, le entrate, le uscite, i cancelli, le vie di fuga, le aree per il pronto soccorso. E poi ti viene insegnato che il tuo compito è solo quello di vigilare. Perché poi - in caso di pericolo - ad intervenire ci pensano le forze dell’ordine.

Quanti steward lavorano durante una partita di calcio di serie A, per esempio allo stadio San Nicola di Bari?

Circa 200, con un’età media che va all’incirca dai 20 ai 40 anni. Ma il numero varia a seconda delle partite, della previsione di affluenza di pubblico. Perché dev’esserci uno steward per ogni 100 spettatori, in media.

Quando le viene affidato il compito da svolgere la domenica, durante la partita?

La mattina, nel corso di una riunione nella quale si viene assegnati al prefiltraggio, al filtraggio, al campo, alle vetrate di divisione tra i settori o alle scale.

Quanto guadagna uno steward?

Una miseria. Io guadagno 7 euro l’ora. Lavoro circa 5 ore per ogni partita con un afflusso di pubblico medio. Sei ore per quelle partite considerate “di cartello”. In sostanza per una partita di calcio rischio le botte ogni domenica e mi metto in tasca 35 euro. Forse in altre città e in altri stadi si guadagna qualcosa in più.

Rischia le botte, dice. Le è mai successo?

Sì, un po’ a tutti. Molto spesso minacce, più che botte. Ma anche calci e spintoni.

Da parte di chi?

Di persone che vogliono entrare allo stadio senza biglietto. In curva, ma anche in settori più “signorili”. E che premono e ti insultano, sperando che tu ceda, apra il tornello e faccia passare senza pagare loro e anche i loro amici. Io so come muovermi, come gestire situazioni di pericolo. Ma in molti casi c’è chi cede subito. Soprattutto quando le minacce e le intimidazioni si fanno davvero pesanti. Non si possono rischiare le botte per una paga da fame. Penso a quello che è successo una domenica a un mio collega.

E cioè?

Gli venne puntato un punteruolo nella schiena, forse era la lama di un coltello. E gli venne detto che avrebbe dovuto aprire il tornello, facendo entrare almeno dieci persone senza biglietto. Inutile dire che lo steward pigiò il piede sul pedale e sbloccò la porta in maniera meccanica. Ma non vedo cos’altro avrebbe potuto fare.

Ma non avete il potere di fermare un tifoso violento?

Noi no. D’altronde, ci è stato spiegato chiaramente: non possiamo reagire, né mettere le mani addosso agli spettatori. Possiamo limitarci ad arginare i momenti di tensione, contribuire a ristabilire la calma. Controllare che i tifosi si avvicinino agli accessi dello stadio con il biglietto e il documento d’identità tra le mani. Ma possiamo soltanto indicare alle forze dell’ordine i soggetti responsabili di violenze o atteggiamenti pericolosi. Tocca solo a loro intervenire.

Ha mai avuto paura?

Diciamo che so come muovermi, in alcune situazioni. Ma qualche volta c’è davvero da avere paura. Spesso è un po’ come stare in guerra.

Ma l’introduzione dei tornelli ai varchi dello stadio, non avrebbe dovuto ridurre il fenomeno degli “abusivi”, dei tifosi violenti?

In parte lo ha fatto, ma solo in parte. Rispetto al passato, c’è molta meno gente che entra senza controllo e senza il biglietto per la partita. Ma il fenomeno di certo non è scomparso. Soprattutto nelle città del Sud.

Cosa pensa prima di andare allo stadio?

È il mio lavoro, e quindi lo faccio perché devo pur vivere. Ma tante volte penso: ma chi me lo fa fare?

Pierluigi Spagnolo

pierluigi.spagnolo@rcs.it

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