TORINO, 10 novembre - Cairo sibila solo uno sconsolato «Peccato!». Già. Bene o male il Toro ritrova il gioco, rimerita i tifosi, ma non i tre punti perché li getta via stupidamente. «Peccato, però ho visto una bella squadra e un bel Toro», aggiunge il presidente.
«11 LEONI» - Il tifo è tornato tifo, prima della partita. E all’inizio la Maratona scandisce lo scontato invito: «Vogliamo 11 leoni». Ma sono gattini. Che però piano piano qualche unghiata la tirano. Un poco crescono. non giocano neanche male, peccato che le occasioni migliori se le costruisca e se le sprechi, non tirando, Di Michele. Un poco rischiano, i micini. Difatti all’inizio ci starebbe persino un rigorino, per stupidaggine di Rivalta su Marilungo. La partita nel complesso è bella, la gente del Toro tifa a più non posso: ha messo in freezer la vergogna di Trieste.
RESTA LA PANCIA - Orgia di sentimenti e baccanale di emozioni. Roba da Comunale vecchia maniera, non da Olimpico ingentilito epperò snaturato, raggelato, minimizzato. La gente del Toro bascula tra la voglia di curva e il rifiuto di questo similToro. Combatte con se stessa, cede di volta in volta un po’ di qua, un po’ di là. Ma le viscere sono sempre le stesse, non le si comanda, si contorcono nei 90 minuti di partita, poi dolgono per i giorni seguenti fino alla successiva gara. Nella pancia, l’unica cosa che non è cambiata, che non cambia mai. Per il resto, anche il tifoso del Torino è stato modificato geneticamente dagli anni di tribolazioni alternati agli anni di nulla. Cosicché oggi s’esalta per poco e s’infuria per meno, esplode e contesta poi però si ritrae, tentenna, cerca di dimenticare quasi terrorizzato di demolire il briciolo di Toro, il fumus di Toro che ancora resta. L’indifferenza infine è il segno indelebile, inevitabile, scontato e più funereo. Pietra tombale.
AMORE-ODIO - E dire che quell’esaltarsi alla minima comparsa di sereno la dice lunga sulla voglia, sul bisogno di Toro che c’è. E dunque su quanto verrebbe ripagato in termini affettivi - ma pure fortemente economici - un Toro vero, degno, organizzato, proiettato nel futuro e nella costruzione vera e solida di se stesso. Il tifoso granata ha necessità di innamorarsi, di far divampare la mai spenta ma purtroppo umiliata passione. Ciò spiega le reazioni rabbiose dinanzi alle delusioni, persino le più piccole, perché sono tradimenti. Chi tanto ama altrettanto odia.
«TIRATE FUORI LE...» - Preso il gol sulla consueta dormita, la Maratona appesantisce la richiesta, più chiara e inequivocabile: «Tirate fuori le palle». Dura qualche attimo, poi la gente del Toro torna a tifare, a spingere gli ipotetici leoni. La reazione non è granché, però un pochino c’è e allora l’urlo di sostegno sale. Il primo tempo si chiude con il Lecce in vantaggio e all’uscita dal campo i fischi ricordano che la sconfitta non sarà perdonata. Tuttavia, al rientro in campo, la Maratona e tutto il resto tornano ad aiutare i felini di piccola taglia (ribadito, ovviamente, il «fuori le...»). Ben in mostra viene messo uno striscioncino che onora Giorgio Ferrini - domenica si è celebrato l’anniversario della prematura scomparsa -: il capitano perfetto del Toro, del quale il Toro avrebbe tanto bisogno. C’è anche un «Vergognatevi», prima che i granata si meritino gli applausi e forse anche i tre punti, presi e buttati via per le solite, banali gigionerie. E qualche scontento attornia il pullman, saranno 100-150: «Andata a lavorare, per salire in A bisogna vincere». Già.
I biglietti per gli ospiti? Trenta
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