Allora Tagariello, raccontaci com’è nata questa passione per l’Imolese.
«È una passione che è nata circa cinque anni fa, quando numero uno dell’Imolese - allora in C2 - era Nicola Di Matteo. Di Matteo cercava un cappellano per la squadra. L’idea mi spaventava non poco, così mi "incastrarono" nominandomi vicepresidente della società».
Un sacerdote capo ultrà…
«Io sono nel mondo, in mezzo alla gente. In curva c’è un pezzo di mondo giovanile. Io porto sempre il vin brulè ai ragazzi in curva. Prima e dopo ogni partita vado a salutare i giocatori e tutte le persone che sono negli spogliatoi. Voglio far capire loro che ci sono, che sono presente».
Parlami delle ormai famose merende coi calciatori del giovedì pomeriggio.
«Ormai la merenda è una tradizione consolidata. È nata nella scorsa primavera come rito scaramantico prima di ogni partita. Tutti i giovedì alcuni ragazzi dell’oratorio di San Giacomo sistemano i tavoli nella cantina e preparano piadine e affettati per calciatori e dirigenti. Dopodichè ci sediamo tutti in cerchio e, tra una piadina e l’altra, parliamo e, soprattutto, ci ascoltiamo! È un modo per essere squadra in ogni senso!»
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