
Ieri doveva essere una serata “speciale”, il Toro doveva vincere per agguantare la vetta, erano 3 le cose che la Maratona chiedeva: gli attributi in campo, onorare la maglia e vincere.
Aveva iniziato con P. che lanciava il coro: “GABRIELE UNO DI NOI…” in ricordo dell’assassinio di Gabbo, l’11 novembre saranno 2 anni dalla sua uccisione.
Invece, verso il 25° minuto erano 3 si, ma 3 i metri da dove P. il lancia cori e grande cuore granata, è caduto rovinosamente dalla balconata.
Stava salendo il ritmo della Maratona, ma dopo l’accaduto c’è stato un silenzio catacombale, tutti a soccorrere il nostro beniamino, il nostro fratello, inizialmente si pensava al peggio, dal II anello è scivolato precipitando giù al I, battendo violentemente il capo e la schiena, qualche minuto inerte, sono attimi lunghissimi, attorno a lui tutti ‘immobili’, nel frattempo giungono i soccorsi e dopo qualche istante si riprende, gli mettono il collare e lo imbragano nella barella.
In Curva si sparge la voce e l’unica partita che conta è la salute di P., ma lui non lo vuole il collare, vorrebbe tornare su a dirigere l’orchestra come sempre, è un Toro P. un esempio da seguire, per cuore, passione, umiltà e umanità.
Alla fine lo portano via con l’ambulanza, con lui ad accompagnarlo c’è un altro fratello A., la botta è stata forte e gli accertamenti sono d’obbligo.
I cellulari in curva squillano e gli sms sono tanti, tutti vogliono sapere come sta, le notizie sono abbastanza confortanti, ma bisogna attendere la TAC e il resto degli esami.
Finisce la partita, buttiamo via nel recupero quei tanto agognati 3 punti, ma a nessuno sembra interessare molto, a parte chi va a contestare (giustamente) all’uscita gli innominabili (avessero un quarto del cuore del nostro P.), ma si sa noi ci mettiamo la passione, l’amore, e la dedizione, loro ci mettono solo e sempre il contratto, l’aumento e a volte ci fanno anche il dito, loro sono “Sereni”.
P. è al pronto soccorso del CTO, vuole andare a casa, non ci vuole stare, ma lo convincono portandogli via i vestiti, il bozzo e qualche livido ricordano che non è il caso stavolta, lui è già un eroe, anche senza queste gesta, ma P. è così, è un ULTRAS.
Arrivo a casa, continuo i contatti con chi sa, la notte passa nel dormiveglia, ma il mattino è vicino, mi alzo e il primo pensiero è rivolto a lui, mi accerto delle sue condizioni e finalmente posso tirare un sospiro di sollievo: la TAC e il resto degli esami dice che la pellaccia è dura, ancora un paio di ore e potrà andare a casa.
Ora dopo lo spavento c’è la rabbia, sì la rabbia, perché non è possibile che in balconata non ci sia un palo, come c’era al Delle Alpi o come ad esempio in Polonia, dove addirittura c’è una sorta di protezione per i lancia cori, ma dimenticavo noi abbiamo le leggi sulla sicurezza, noi siamo un paese civile, i pali ce li mettono solo dietro a noi, invece loro si ergono sopra i troni, a volti li usano anche, i ‘’troni’’ per sparare. Grazie Pisanu, grazie Maroni!
Ora non possiamo fare altro che aspettarlo al suo posto lì dove gli spetta, perché P. è il nostro fratello,la nostra guida, senza lui la Maratona è come il Toro senza il Filadelfia.
Un abbraccio fratello, ti voglio bene.
Simone




1 commenti:
Grande Simo,mi è venuta la pelle d'oca!!!E'un articolo molto bello che tocca il cuore...
Complimenti!!!!!!!!!
Posta un commento