30 novembre 2009

DITECELO VOI COME TIFARE ALLORA...

In attesa della Tessera del Tifoso, ancora una volta il settore ospiti dello stadio Atleti Azzurri d'Italia rimane desolatamente vuoto. Entra in campo la Roma per il riscaldamento pre-partita e dalla curva Nord, la parte più calda del tifo atalantino, piovono (è proprio il caso di dirlo) solamente fischi. La dimostrazione di civiltà arriva però dai ragazzi della scuola calcio dell'Atalanta, sistemati in uno spicchio della Tribuna Tevere, che hanno applaudito i giocatori della Roma e in particolar modo Francesco Totti, chiamato a gran voce. Per il capitano anche uno striscione 'Totti, noi come te, a scuola tutti 10'. Ancora una volta Doni, tenuto fuori da Ranieri, decide di non scaldarsi insieme a Julio Sergio ma si limita a fare un po' di torello insieme ai panchinari mentre nonostante il freddo e la pioggia di Bergamo, a differenza dei suoi compagni che indossano la tuta, Riise si scalda con la maglia a maniche corte.

Il clima in Nord è di contestazione, anche se lo striscione apparso prima della gara è più che altro d'incitamento. 'Sentitevi addosso questa maglia. Noi e voi uniti per l'ennesima battaglia'. In Sud invece appare un 'Forza Atalanta. Fuori grinta e orgoglio'. La curva atalantina non perde occasione per tacere e per tutti i novanta minuti non fa altro che insultare Roma e i romani, con il capitano come destinatario preferito degli insulti. Al confronto gli juventini con Balotelli sono dei dilettanti. Protagonista occasionale degli insulti bergamaschi (ma non hanno un coro in favore dell’Atalanta?) anche l'arbitro Tagliavento, reo di fischiare troppo in favore della Roma. Nel finale incandescente piove in campo di tutto, compreso un fumogeno. Per Vucinic, intervistato dalle televisioni come migliore in campo, cori irripetibili ('Sei uno zingaro') dagli incivili tifosi bergamaschi.

(Il Romanista)


V.N.

BONO VOX CONTRO LA FIFA

"Alla Fifa è pieno di intelligentoni. Almeno sfruttino tutta questa sapienza per aprire alle nuove tecnologie nel calcio". Parola di Bono Vox. Il cantante degli U2 è irritato per l'eliminazione della sua Irlanda dal Mondiale. E così durante la presentazione dell'accordo con Nike nella lotta contro l'Aids, Bono torna sul mano di Thierry Henry: "Sono molto arrabbiato - ha detto -, è una cosa incredibile. Ora al mondiale tiferò per la Costa d'Avorio del mio amico Didier Drogba. E poi forse è arrivato il momento anche per una squadra africana di vincere il Mondiale"
TC

ULTRAS NEL BENE E NEL MALE. RECENSIONE DI SPORTPEOPLE

Periodo piuttosto magro, la repressione colpisce anche la piccola stampa specializzata, sia direttamente che indirettamente: direttamente per le sempre più rigide norme imposte dalla Lega Calcio per l’acceso ai campi di A e B a quanti, se non interessati da alcun lucro sulla fede dei tifosi, fanno davvero fatica a stare in pari con le spese imposte; di rimbalzo invece, per i divieti che hanno sradicato striscioni, fumogeni, bandiere, tamburi e persino la possibilità di movimento in trasferta e che, come diretta conseguenza, hanno finito per impoverire la quantità e la qualità del materiale inerente il mondo ultras.
In netta controtendenza con tutto ciò, qualche settimana fa ha visto la luce su “Current tv”, una tv di inchiesta raggiungibile al canale 130 del bouquet Sky, il documentario “Ultras nel bene e nel male”, approfondimento che, al netto dei pregiudizi, ha cercato di capire e dare
un’idea su cosa muova migliaia di italiani nel fine settimana, ma anche durante la settimana stessa, dietro una passione spesso così eccessiva, spesso così mal interpretata, sempre vilipesa sotto cumuli di luoghi comune e di informazione spazzatura dei media cosiddetti “mainstream”, forse più interessati ad ossequiare i vertici dell’Azienda Calcio che non a rispettare la base sociale, povera e senza voce di questa piramide economica, dalla quale però dipendono le sue ricchezze e che meriterebbe almeno lo sforzo di essere compresa. A rimediare alla mancanza ci pensa questo piccolo ma onesto canale, il servizio oltretutto è ancora e gratuitamente visionabile in rete all’indirizzo http://current.com/items/91316372_ultras-nel-bene-e-nel-male.htm. A curare questo documentario, della durata di circa trentacinque minuti, è Domenico Mungo, firma di spessore e garanzia per i frequentatori delle Curve, ai quali era già noto per alcuni lavori letterari ambientati nello stadio quali “Sensomutanti” e “Cani sciolti”. L’autore ha però sfruttato la sua contiguità al mondo ultras sì per raccontarlo il più da vicino possibile, ma senza ripetere a parti invertite l’errore del giornalista medio, ossia di trincerarsi in un faziosismo di maniera che non avrebbe portato a nulla se non a lasciare chiuse in compartimenti stagni queste realtà prossime ma incomunicanti, ognuna ferma nella propria ragioni, che rischiano di diventare inutili senza il confronto. Merito a Domenico che ha schivato con grande perizia le insidie ed ha saputo fornire uno spaccato a 360 gradi, dando pari spazio e pari dignità ed autorevolezza persino ai rappresentanti delle tanto vituperate Forze dell’Ordine nella persona di Roberto Massucci, segretario dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive. Ognuno insomma con la sua verità, anche all’interno dello stesso mondo ultras presentato in ognuna delle sue diverse sfaccettature, da Roberto Lospinoso degli Ultras Granata a Vincenzo Abbatantuono dei Bravi Ragazzi Juve, da “A. C.” ultras viola che non si lascia riprendere nemmeno in volto a Fabrizio Toffolo degli Irriducibili Lazio che ha fatto del merchandising un proprio credo. In così poco spazio ce n’è ancora anche per qualche dettaglio giuridico-legale del sempiterno Lorenzo Contucci e ne esce brillantemente persino Carlo Bonini in veste di rappresentante dei giornalisti, tanto che devo tornare indietro e controllare se –come mi ricordavo- fosse stato lui a scrivere su “La Repubblica” di fantomatici e super-segreti raduni neo-nazisti per pianificare attentati ai Mondiali di Germania ai quali avrebbero partecipato anche gli Ultras di Marsiglia …che forse il “Che” Guevara sullo striscione ce l’hanno per depistare (per la cronaca: sì, ricordavo bene, era lui…e gli attentati neo-nazisti al Mondiale ovviamente non sono mai avvenuti).
Quello che si offre allo spettatore è uno spaccato molto variegato, quasi sorprendente nella completezza per il breve lasso di tempo in cui si svolge; nemmeno il montaggio lascia minimamente il campo a dubbi sulla maliziosità, non ci sono mai interventi montati in contraddizione con i precedenti (a parte forse nel caso di Masucci), viene insomma lasciata la libertà assoluta tanto a chi si esprime quanto poi consequenzialmente a chi osserva e ascolta di farsi una propria opinione al riguardo basandosi su una tale serie di dati soggettivi che, messi tutti insieme, rendono questo documentario assolutamente oggettivo, credibile e di pregevole fattura. Rimanendo in tema di montaggio, a curare il tutto, riprese incluse, è Andrea De Taddeo che riesce a dare dinamicità e brio ad una serie di interventi parlati che, se lasciati troppo isolati e non opportunamente intervallati, rischiavano anche di cadere in una certa pesantezza; l’unico neo è che, da un certo punto in poi, le immagini diventano ripetitive ma è sicuramente trascurabile in un lavoro che comunque è e resta meritevole appieno.
Un plauso a Domenico Mungo anche per l’intervento diretto all’interno dell’inchiesta stessa: per quanti altri documentari del genere abbia già visto in precedenza, per quanti libri abbia letto, passando anche dai più pertinenti scrittori come Desmond Morris o Valerio Marchi, una teoria come quella da lui stesso espressa ancora non mi era arrivata ed è tutt’altro che banale o di poco conto: “All’indomani dell’8 settembre 1943 su 110 Prefetti nominati da Mussolini ben 104 rimasero al proprio posto, questo ha sistematizzato una cultura fondamentalmente anti-democratica che s’è materializzata nella repressione sistematica delle piazze, delle fabbriche e anche degli stadi”. Insomma, tutta quella che è la gestione politica degli Interni e dell’Ordine Pubblico, non ha mai storicamente svoltato dall’epoca in cui in n Italia vigeva la dittatura e quella degli Ultras può a pieno titolo ritenersi una delle ultime valvole di insubordinazione e ribellione ad un esercizio di potere spesso spropositato e abusato. Gli ultras sono in definitiva un intralcio verso la definitiva ascesi delle moderne Demo-dittature, dal volto sorridente e pulito quando promettono strenne e bom-bon ai propri elettori, ma pronte ad affogarli nel sangue quando questi hanno ormai già delegato il potere con il voto e hanno ancora l’ardire di rivendicare diritti, che siano nello stadio, nella piazza o sul posto di lavoro magari negato.
A cura di Matteo Falcone

TERNANI CONTRO LA TESSERA DI BOBO

Si è parlato della “Tessera del tifoso” e di memoria nell'assemblea pubblica organizzata sabato scorso nella sala riunioni del Centro socio-culturale "Romagnoli" di via Aminaleda Curva Est e Centro Coordinamento Ternana Club, con il patrocinio dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Terni. Relatori dell'incontro sono stati Lorenzo Cantucci, avvocato romano tifosissimo della Roma; Giovanni Adami, avvocato del foro di Udine, esperto in legislatura da stadio e di vita vissuta in Curva (è un ultras dell'Udinese) ed impegnato sovente nei processi a carico degli Ultrà della curva Sud del Milan; Valentina Cecchi, psicologa autrice di una tesi sul mondo Ultras (tradotta in più lingue) che sta presentando in giro per l'Europa. Poco “folta” la rappresentanza delle istituzioni: Massimo Carignani, presidente CONI Terni; Vincenzo Ferone, ex arbitro ed ex team manager della Ternana; alcuni consiglieri comunali. Ha aperto gli interventi Lorenzo Cantucci, che si è soffermato sull'incostituzionalità dell'art. 9 del decreto Amato e ancor di più, della Tessera, che verrà negata ad ogni tifoso che è stato od è destinatario di una diffida. Cantucci ha sottolineato come questo strumento, che doveva essere facoltativo, sarà invece imposto alle società dal Ministro Maroni. Per il legale romano si fa falsa informazione dicendo che la Tessera dovrebbe servire a “Fidelizzare i tifosi ed a limitare gli incidenti, riportando le famiglie allo stadio” visto che in alcune partite “a rischio” continuano ad esserci scontri pesanti, quando invece le statistiche riportano il contrario (calo degli incidenti e dei danni). Portando ad esempio il caso di Roma-Napoli del 31 Agosto 2008, quando i napoletani vennero accusati di numerose “nefandezze”, mai compiute, al solo scopo di vietargli le trasferte successive e dire che il problema è ancora lungi dall'essere superato. Non ha mancato di spiegare cosa è, in concreto, questa Tessera: “Una carta di debito, una tessera prepagata, un Bancomat, che nelle parole del Ministero andrà a sostituire i biglietti nominali e che premia i “buoni tifosi” con sconti e privilegi, mentre in realtà è soltanto una schedatura commerciale”. Cantucci. ha ben spiegato quali sono i problemi connessi: la tracciabilità, tramite le transazioni, i ricavi con le transazioni per le banche (50 cent a transazione, ndr); come il tifoso si trasformi in un “Bancomat ambulante”, a cui viene quasi imposto dove, come e con che cosa comprare; come le colpe dei padri ricadano sui figli, specie se minorenni (in Italia, salvo imposizioni giudiziarie, il padre ha sempre la patria potestà). “Il problema è giuridico, sociale, economico”, secondo l'avvocato, dove l'Osservatorio Nazionale si è trasformato in un “Giudice degli Ultras, che si dovranno comprare la libertà”. Altre le incongruenze della Tessera e la mancanza di una sua disciplina, di un progetto: “Per una trasferta giudicata a rischio, con la Tessera del tifoso non potrò andare nel settore Ospiti, ma in un altro sì. Sono uscite diverse circolari, ma poco contano. Abbiamo interpellato diverse volte il Ministro Maroni, anche in Parlamento, ma non ci ha mai risposto”.
La psicologa Valentina Cecchi ha affrontato la problematica dal punto di vista sociale, dell'”Obbligatorietà e del controllo”. Infatti, uno spettatore (quindi anche un tifoso occasionale), “Non potrà svegliarsi una domenica e scegliere se andare alla partita o no, perché magari piove: devo fare prima, non posso scegliere all'ultimo, con notevoli implicazioni logistiche. Infatti, la Tessera deve essere iscritta alla società, che invia la documentazione alla Questura, che a sua volta dovrà mandare la richiesta al Ministero... Ci vogliono mesi, nelle migliori delle ipotesi, settimane. Pensate se una persona lavora all'estero e torna due settimane ogni 4-6 mesi. Dovrà organizzarsi per tempo, sperando che non abbia contrattempi. La carta può essere ricaricata soltanto in banca, e le banche sono chiuse il sabato e la domenica”. Ha ricordato che non c'è possibilità di scelta, a differenza dell'Inghilterra, dove si può andare allo stadio anche senza la Tessera e non è imposta dal Ministero degli Interni. Interessante anche la sua analisi sulla nascita del "Tifoso ufficiale" (quello con la tessera in tasca), una forma di discriminazione per chi la tessera non l'avrà, che diventerà il "Tifoso non ufficiale"! Un metodo per selezionare la clientela, al fine di rendere produttive determinate strategie economiche. La Dott.ssa non ha mancato di ricordare come il “Mondo Ultras sia in evoluzione, domandi e si informi per essere nella legalità”.
Cantucci è tornato poi sulla “storiella” del riportare le famiglie allo stadio: “Se non cala il prezzo del biglietto, è un po' difficile. Non è nelle possibilità di tutti. Se poi una partita, su Mediaset Premium, costa 7-8 euro... Oppure, se un ragazzo cambia posto, magari per andare a recuperare una bandiera, viene multato di 250 €. La seconda volta, viene diffidato”. Ricorda che anche la maggior parte delle società di calcio sono contrarie, tranne probabilmente le “Grandi”, che sono ormai Spa ed hanno un'ampia base di tifosi, con numerosi sponsor ed aziende collegate a cui interessa avere una clientela fissa e non un tifoseria. Le “piccole” temono, infatti, un calo medio degli spettatori, con introiti diminuiti ed, in più, i costi di gestione dell'intero sistema Tessera.
L'ultimo relatore è stato l'Avvocato Adami, che ha sottolineato inizialmente come la protesta dal basso si cominci a far sentire, visto che in Parlamento ci sono 3 proposte di legge per abolire l'art. 9, poi si è soffermato sull'aspetto prettamente giuridico del problema, sull'incostituzionalità delle varie leggi sui “reati da stadio”, sulla retroattività della Tessera del Tifoso, in quanto anche colui che avrà ricevuto una diffida, mettiamo nel 1990, non potrà farla, e su come gli Ultras siano al di sotto delle garanzie di legge: la Flagranza Differita di 48 ore, quando non è in vigore neanche per gli omicidi; la possibilità che, vista la lentezza dei processi in Italia, uno spettatore possa essere diffidato dal Questore (1-5 anni) e sconti la sua pena durante il processo, arrivando fino alla Cassazione, per poi vedersi infliggere un'altra diffida tra i 2 e gli 8 anni; con la Tessera, il Daspo rischia di diventare “a vita” e, come già si è ricordato, il Daspo può essere emesso con una semplice denuncia, senza prove di colpevolezza. Ha fatto poi due esempi concreti: il primo, sul rilascio e la sospensione della Tessera, riguarda i tifosi rossoneri scesi al secondo anello al derby per una lite con i cugini. Tutti arrestati e processati, tra di loro anche un ragazzo che non era sceso e che, dopo 4 giorni di galera, è stato rilasciato per non aver partecipato ai fatti. La questura non gli ha rilasciato la Tessera del tifoso; il secondo riguarda la sua esperienza personale, avendo la Membership Card del Roda. Ha descritto come in Olanda non sia obbligatoria, gli sia stata rilasciata contestualmente all'acquisto del biglietto, non ha finalità prettamente commerciali, ma è veramente una card di fidelizzazione, un aiuto al “vero” tifoso. “Cosa che in Italia è stata completamente stravolta, qui da noi il 10% è la tessera, il 90% schedatura, tracciatura e business. In Olanda è 100% fidelizzazione”.
Al termine dell'assemblea è stato proiettato lo short documentary: “Memorial Amici Scomparsi... e Gli Ultimi della classe”, realizzato da Lorenzo Pulcioni e da Lorenzo Marcellini, una visione tout-court del mondo e della vita Ultras ternana, con la narrazione appunto del III° Memorial Amici Scomparsi, torneo organizzato come ogni estate dalla Curva Est in memoria dei tifosi che si sono spenti prematuramente, corredato da interviste a tifosi, giornalisti, filmati delle partite (le finali si sono svolte al Liberati). Al comparire delle foto degli Amici Zuzza, Spik, Arci, ultime sequenze del documentario, lungo, sentito e commosso applauso finale.

RADIO LAZIO

Le gente laziale ha paura, è preoccupata per questo drammatico momento biancoceleste. Fin dalle prime ore del mattino (e sarà così per tutto il giorno) nella città eterna si sentono le voci dei tifosi e degli esperti riecheggiare nell'etere. 'Vox Populi Vox Dei', direbbe il presidente Lotito, che a quanto pare sembra non darvi peso. La gente è stufa, non ha voglia di vedere colare a picco la Lazio così, inerme, dunque protesta e lo fa attraverso le radio private.
Sull'emittente Radio Sei la gente si sfoga: ora il principale obiettivo delle critiche è Ballardini, reo di aver avallato una non-campagna acquisti e di non riuscire a dare un gioco alla squadra. Poi i giocatori, che non si tengono in piedi e sembra non riescano a dare il massimo, e ovviamente Lotito. Al patron i tifosi chiedono, oltre che la cessione della società (ipotesi irreale), di rinforzare la squadra - cosa che non ha fatto nel mercato estivo - e di riportare la passione che negli ultimi tempi sta scemando, oltre che di cambiare i suoi modi, che non coincidono con la storia e la nobile tradizione laziale.

Marco Anselmi

BRAVA ELISA


Ai microfoni di CNRmedia Elisa Davoglio, poetessa e autrice del romanzo "Onore ai diffidati" spiega il suo punto di vista su questo problema. "Bisogna vedere quanto le società calcistiche sono disposte a combattere il razzismo più alla radice del fenomeno" 
Continuano le polemiche sui cori ritenuti razzisti indirizzati ai danni dell'attaccante interista Mario Balotelli. Un problema non nuovo che interessa il mondo delle tifoserie italiane da molti anni e in molte forme. 

"Io non credo che sia esatto parlare di razzismo, almeno secondo quello che è il nostro concetto sociale di razzismo. Credo che in realtà sia frutto di una grande superficialità e di una volontà di stupire e di andare contro un senso comune, ma non credo che sia davvero veramente motivato e realmente portato avanti nello stadio. Credo che sia frutto di superficialità e della voglia di porsi contro una società tra virgolette buonista" spiega ai microfoni di CNRmedia Elisa Davoglio, autrice del romanzo "Onore ai diffidati".

"Credo - ha aggiunto - che bisognerebbe analizzare altri aspetti del vivere comune e quindi vedere se realmente chi si macchia di un coro in altri luoghi della sua vita professi motivazioni razziste e eventualmente di estrema destra. Però io mi sono resa conto che la frase nella sua banalità, viene detta in quel momento legato a quell'attimo, e poi era priva di una motivazione che uscisse dallo stadio".
Le soluzioni tentate fino ad ora, per altro, non hanno mai risolto il problema, che infatti oggi si manifesta con la stessa forza di molti anni fa. Il problema può essere cercato nella capacità realmente coercitiva e rieducativa delle norme. "Ci deve essere - spiega Davoglio - non solo un valore punitivo, ma anche un valore forte di educazione, in maniera tale tale che ci si possa battagliare anche aspramente tra curva e curva, ma che ci sia un codice di comportamento condiviso".
"Credo che la misura del Daspo abbia diverse pecche. lo stesso Osservatorio Nazionale per le manifestazioni sportive ne parla come di una misura atipica. Credo che dovrebbe esserci un riequilibrio della legalità che debba arginare fenomeni di violenza tout court, però che debba rispondere alla vita di tutti i cittadini, non credo che ci sia bisogno di regole particolari per la categoria ultras".
Le responsabilità vanno poi cercate non solo negli ultrà, ma in quel mondo del calcio nel quale loro si muovono non senza una certa disinvoltura. A tal proposito, conclude Davoglio, "bisogna vedere quanto le società calcistiche sono disposte a combattere il razzismo più alla radice del fenomeno, anche perché ogni atto deve essere percepito non solo nel valore punitivo, ma anche nel valore educativo. Sicuramente capisco che certi cori siano inammissibili, ma molte altre volte ci sono cose  inammissibili nel mondo del calcio, e quindi se ci deve essere un ritorno all'educazione, al vivere civile e alla legalità, questo deve essere condiviso da entrambe le parti".

CNRmedia 30/11/09

NESSUNO INTERVIENE

MASSIMILIANO NEROZZI
CAGLIARI
Tanto per non fare discriminazioni con Mario Balotelli, ieri una robusta fetta della curva nord del Cagliari ha accolto le giocate di Momo Sissoko con gli odiosi «buu» che, a ogni latitudine della penisola, vengono ormai destinati agli avversari di colore. A quasi ogni discesa del centrocampista maliano, che in settimana aveva condannato i cori bianconeri contro l’interista, gli ultrà lo attaccavano con i «buu».

Già a settembre, sempre a Cagliari, lo stesso trattamento era stato riservato proprio a Balotelli. Le grida ostili sono state perfettamente sentite dalla tribuna e, si suppone, dal campo. Non si capisce, allora, perché il responsabile dell’ordine pubblico al Sant’Elia o l’arbitro non abbiano sospeso la partita, come previsto dall’articolo 62 delle norme federali. Norma modificata a maggio dopo gli odiosi cori nella passata stagione all’interista: non farla rispettare, è come non averla scritta.

PER CHI SUONA LA CAMPANA

Sergio Campana, presidente dell'Associazione Italiana Calciatori, invita proprio gli atleti, ovvero i principali protagonisti, ad assumere un ruolo attivo e di primo piano per contrastare le posizioni razziste e discriminatorie assunte nelle ultime settimane da alcuni tifosi negli stadi della Penisola, in particolare contro l'attaccante nerazzurro Mario Balotelli. "E' ora che i calciatori reagiscano. Non sarebbe male se i capitani di entrambe le squadre si rivolgessero all'arbitro per sospendere la partita - sottolinea il presidente dell'Aic ai microfoni di Radio Anch'io Lo Sport -: sarebbe il segnale più efficace. I calciatori provocano Balotelli? Sono casi isolati. I giocatori, che sono i protagonisti dello spettacolo, sono assolutamente d'accordo: vogliono porre fine a tutto questo".
NIENTE PAURA DI DECISIONI ESTREME - L'Assocalciatori, almeno per il momento, non ha preso in considerazione l'ipotesi di uno sciopero: "Non l'abbiamo ancora messo in preventivo, bisogna dare segnali più evidenti in campo, mi farò interprete di questa esigenza e porterò sul tavolo della federazione questa esigenza. I calciatori devono avere la facoltà di prendere iniziative importanti durante la partita", ribadisce Campana. L'avvocato veneto, poi, nel suo intervento approfondisce i concetti prendendo spunto da quanto accaduto negli ultimi tempi e in vista del big-match di sabato prossimo Juventus-Inter. "Si ripete quello che diciamo quando si parla di violenza. In Italia c'è una cultura che bisogna cambiare, credo che la federazione debba essere in prima linea per contrastare questi fenomeni. Si parla sempre di minoranze ma che si fanno sentire. I cori a Balotelli? Se si tratta di razzismo o meno sono comunque da eliminare senza esitazioni e bisogna applicare le sanzioni che sono previste. E' sempre difficile sospendere la partita, ma se c'è da arrivare alle decisioni estreme non bisogna avere timore se vogliamo vincere questa caratteristica negativa del nostro calcio".



CAPELLO HA VISTO GIUSTO - Recentemente Fabio Capello, ct dell'Inghilterra, ha dichiarato che nel calcio italiano sono gli ultras a comandare. "Mi sembra che Capello abbia avuto ragione, anche se ci sono state reazioni ostili quando ha denunciato questo male - il giudizio del numero uno del sindacato calciatori -. Il Governo è intervenuto con misure che hanno già dato risultati, ma è sotto gli occhi di tutti la realtà di una minoranza di pseudotifosi che va allo stadio per dare sfogo alla propria violenza e non per guardare la partita. E' un problema di cultura del nostro paese e del nostro calcio, perché basta guardare le partite in Gran Bretagna e in Spagna, dove non ci sono neppure le recinzioni".

IL CASO PANDEV? MOLTO PERPLESSI - Campana affronta anche il caso dell'attaccante della Lazio Goran Pandev, fuori squadra dall'inizio della stagione dopo avere chiesto di andare via. "Il caso Pandev ci ha lasciato molto perplessi. Aveva fatto un ricorso d'urgenza a settembre e i tempi dovevano essere rapidi, ma il presidente del Collegio si è dimesso, non so se spontaneamente o sollecitato. Poi non si è presentato l'arbitro della Lazio. Sabato si è dato corso al sorteggio e adesso il collegio è in grado di giudicare, ma la vicenda ci ha lasciato molto perplessi. Avevamo annunciato il ritardo delle partite di 15' - conclude il presidente Aic - ma adesso la cosa si è risolta".
30 novembre 2009

SASSAIOLA IONICA

TARANTO - Al termine della partita di calcio Verona-Taranto disputata ieri (domenica 29 novembre) nel capoluogo jonico e conclusa a reti inviolate, un pullman che trasportava tifosi del Verona è stato preso d’assalto a Massafra, nel tarantino, da un gruppo di ultra del Taranto. Intorno alle 19 uno sparuto gruppo di sostenitori jonici ha atteso il mezzo della tifoseria avversari all’ingresso del casello autostradale bersagliandolo con una fitta sassaiola che per fortuna non ha provocato feriti ma solo danni ai cristalli del pullman. Sono in corso indagini da parte della polizia di Taranto allertata subito dopo dai dirigenti della squadra scaligera. Durante l’incontro non si erano registrati episodi di violenza tra gli spalti.
N. D.

UN FUMOGENO E UNO SPINELLO

Lecce (Salento) - Nella giornata di ieri presso lo stadio comunale “Via del Mare” durante l’incontro di calcio Lecce-Grosseto è stato arrestato un ventenne leccese per il possesso di un fumogeno e di due grammi di droga.

Il giovane, D. P., ventenne leccese, è stato beccato proprio all’ingresso dello stadio, durante le operazioni di filtraggio. Gli agenti della questura di Lecce hanno rinvenuto un fumogeno che aveva abilmente occultato negli slip. Ma non basta. Aveva con sé anche due grammi di sostanza stupefacente.

Il giovane, al quale sarà notificato anche il DASPO, è stato arrestato, come previsto dalla legge contro la violenza negli stadi, per il possesso del fumogeno portato nell’area adiacente la struttura sportiva, nonché segnalato al prefetto di Lecce per uso di sostanza stupefacente.

Al termine degli atti di rito, sentita l'autorità giudiziaria competente, P. è stato associato presso il carcere “Borgo San Nicola” di Lecce.

MODELLO TEDESCO

FRANCOFORTE - La polizia tedesca ha arrestato 85 persone nel weekend a causa di scontri tra tifosi avvenuti a Berlino, Bochum e Bielefeld. Almeno nove persone sono rimaste ferite.
Il match tra le primavere di Schalke e Borussia Dortmund è stato sospeso dopo 25 minuti a causa degli scontri tra tifosi avversari.

IL TIFOSO CADUTO E' IN COMA

E' in coma il tifoso nerazzurro di 36 anni caduto oggi dal secondo anello dello stadio di San Siro a Milano, durante il match Inter-Fiorentina. L'uomo e' arrivato in ospedale privo di conoscenza. Era salito sulla balaustra per esultare dopo il gol di Milito.
A.P

Forza NON MOLLARE!
Simone, Vincenzo e Domenico

29 novembre 2009

RONCOBILACCIO

Un tafferuglio che ha coinvolto diversi tifosi di Napoli e Fiorentina è accaduto verso le 20.30 nell'area di servizio Roncobilaccio dell'A1 tra Bologna e Firenze. I due gruppi di tifosi, che viaggiavano su auto in direzione sud, si sono incrociati nell'area di servizio: quelli viola tornavano da Milano, i partenopei da Parma. Secondo le informazioni della Polstrada non vi sono stati feriti ma una vettura è rimasta danneggiata.

GRAVE IL TIFOSO CADUTO

(ANSA) Un tifoso dell'Inter di 36 anni, caduto oggi dal secondo anello dello stadio di San Siro a Milano, e' ricoverato in prognosi riservata. L'episodio e' avvenuto nelle battute conclusive di Inter-Fiorentina. Le condizioni dell'uomo, che nella caduta avrebbe coinvolto un'altra persona, sarebbero molto gravi. E' ricoverato nel reparto terapia intensiva dell'ospedale Humanitas.

SOLO SFOTTO'

Partiamo dalla fine, dal deflusso dei tifosi napoletani. Nel complesso tutto tranquillo: da un lato lo spiegamento delle forze dell’ordine era ingente, dall'altro il tifo organizzato ha resistito a «tentazioni» poco costruttive. Oltre 6mila napoletani erano presenti oggi allo stadio. I timori per eventuali problemi di ordine pubblico non si sono concretizzati.
Le volanti sono intervenute per un solo episodio: c'è stato un parapiglia fra un gruppo di tifosi napoletani e altri del Parma in via Emilia Est, ma non ci sono feriti. Per il resto, scintille sono state registrate nella fase di uscita dei tifosi dai propri settori dello stadio: in particolare, subito dopo il novantesimo, la zona adiacente la curva nord, colma di tifosi ospiti, ha bisticciato con una parte degli ultrà crociati. Qualche classico attacco frontale, fatto di sfottò e «inviti» vari.
Quando i supporters partenopei avevano ormai abbandonato lo stadio e le zone circostanti, non si sono registrati tafferugli. I primi treni in partenza per il capoluogo della Campania hanno lasciato la stazione di Parma alle 17,40. Dei numerosi napoletani, alcuni hanno parcheggiato le auto nelle vie che attorno al Tardini: in questi particolari casi è stato fondamentale lo smistamento diretto dalle forze dell’ordine che, pur costringendo i tifosi a percorrere tragitti più lunghi, hanno evitato contatti pericolosi.
FISCHI PER I CROCIATI ALL'INGRESSO IN CAMPO. La gara si è svolta in un’atmosfera surreale: più che allo stadio Tardini sembrava di essere al San Paolo di Napoli. Già nel momento in cui sono entrati in campo i calciatori delle due squadre per il riscaldamento, si è notato che c’era qualcosa di diverso rispetto al solito: fischi assordanti per i crociati, incitamenti e applausi per i partenopei.
Oltre al settore ospite, i tifosi napoletani avevano riempito anche la fascia più vicina al campo della tribuna centrale, creando un continuo e potente coro di sostegno per Paolo Cannavaro e compagni.
I COMMENTI DI FINE GARA. «Noi siamo fatti così: il Napoli è la nostra passione. Seguiamo ovunque la squadra». Quasi si giustificano i tifosi campani per questo entusiasmo che hanno portato al Tardini. Non tutti, però erano pienamente soddisfatti: «Novanta euro per un biglietto e trovare il mio posto già occupato: ho dovuto vedere la partita in piedi e non mi pare giusto», racconta Alfonso all’intervallo tra il primo e il secondo tempo.
Già, perché gli ospiti erano davvero tanti, provenienti da Bologna, Reggio Emilia, Piacenza e Modena. «Senza contare ai tanti napoletani che risiedono in città. Siamo veramente tanti e il Napoli è sempre nel nostro cuore. Io sono contento di essere riuscito a vedere la mia squadra stasera. Un vero peccato non aver vinto. Avremmo meritato», racconta Antonio. La fidanzata Enrica aggiunge: «Io sono scocciata. Era la prima volta che venivo allo stadio a vedere il Napoli. Avrei voluto bagnare questo esordio con una vittoria». (Pietro Razzini)

A PESO MORTO

Tragedia sfiorata sugli spalti di San Siro. Un tifoso dell'Inter è caduto dal secondo al primo anello. Le cause sono ancora tutte da chiarire. C'è chi dice che era sulla ringhiera e nell'esultanza ha perso l'equilibrio cadendo. Testimoni dicono, invece, di aver sentito la frase "sto male, sto male". E subito dopo l'uomo sarebbe caduto a peso morto.

L'uomo, 36, anni, è precipitato addosso a un altro tifoso di 46 anni che si trovava con il figlio tra gli spalti del primo anello. Il primo, che appartiene alla "Banda Bagai", un gruppo di tifosi nerazzurri, è ricoverato in gravi condizioni all'Humanitas. Il papà con il figlio sono al San Carlo, ma solo per precauzione.

INTERCETTATI

La Polizia di Stato ha bloccato a Cagliari 40 tifosi juventini, appartenenti al gruppo di tifosi ultras denominato "Viking Juve", arrivati nel capoluogo sardo pur essendo sprovvisti di biglietto per l'accesso allo stadio dov'era in programma la partita Cagliari-Juventus. Dopo essere stati intercettati dai servizi di ordine pubblico predisposti dalla Questura, gli ultras sono stati trattenuti in un'area di sicurezza esterna al Sant'Elia, costantemente vigilati e successivamente accompagnati, sotto scorta, all'aeroporto di Cagliari per essere imbarcati su un volo diretto alle località di provenienza. I "Viking Juve" sarebbero giunti a Cagliari nonostante le "Squadra Tifoserie" delle varie Questure interessate avessero avvertito i responsabili della normativa che impedisce alle tifoserie organizzate di recarsi in trasferta senza il biglietto per l'accesso agli impianti sportivi.

RAZZISMO

(ANSA) - CAGLIARI, 29 NOV - 'Bu' razzisti e rischi all'indirizzo dello juventino Sissoko al Sant'Elia, ogni volta che il centrocampista maliano prende palla.

Le urla sono arrivate dalla Curva Nord, quella occupata dagli ultras rossoblu. Per il momento ne' l'arbitro ne' lo speaker dello stadio, sono intervenuti.

ESSERE ULTRAS


Un applauso davvero sentito per i 2 ULTRAS che si sono recati ad Olbia, dopo aver trascorso tantissime ore di nave e tornare a casa con 4 "scoppole" sul groppone. Visto che nessun giocatore è venuto a ringraziarvi (escluso Fumarolo) noi (Marco, Fede e Diego) vi ringraziamo a nome di tutti. Siete voi la Pro Sesto!! CHAPEAU!!

Foto : ww.prosesto.it Paolo Tortorella


Uno dei due signori della foto sopra è un mio amico. 
Lo affermo con orgoglio.
Non esagero se dico che è una delle non tantissime persone in Italia a potersi fregiare del titolo di Ultras nella buona e nella cattiva, specie la seconda, sorte della sua squadra. Giorgio,uno di noi.
Vince

URLA E FISCHI A SISSOKO

(ANSA) 'Bu' razzisti e rischi all'indirizzo dello juventino Sissoko al Sant'Elia, ogni volta che il centrocampista maliano prende palla.

Le urla sono arrivate dalla Curva Nord, quella occupata dagli ultras rossoblu. Per il momento ne' l'arbitro ne' lo speaker dello stadio, sono intervenuti.

GERMANIA: 85 ARRESTI

La polizia tedesca, secondo quanto riportato dall'agenzia AP, ha arrestato 85 persone nel weekend a causa di scontri tra tifosi avvenuti a Berlino, Bochum e Bielefeld. Almeno nove persone sono rimaste ferite. Il match tra le primavere di Schalke e Borussia Dortmund è stato sospeso dopo 25 minuti a causa degli scontri tra tifosi avversari.

CONTESTAZIONE DEI LAZIALI

La Lazio viaggia con il freno a mano anche con il modesto Bologna e tra la gente laziale scoppia definitivamente il malessere contro il tecnico Ballardini. Già nella prima frazione di gioco, i sostenitori biancocelesti avevano “urlato” il loro dissenso verso l’operato del ravennate, reo di non aver regalato alla sua creatura un’identità tattica definita e idee di gioco convincenti. I cori di scherno e di distacco sono, poi, divampati nella ripresa, quando al 66’ Pasquale Foggia ha lasciato il campo in favore di Mourad Meghni. Sul banco degli imputati biancocelesti il presidente Lotito non è più solo e alla vigilia della stracittadina non è una buona notizia.

CADUTO UN TIFOSO A SAN SIRO

Come riportato dalla RAI, nel corso di Inter-Fiorentina uno spettatore è rimasto gravemente ferito. Un tifoso è caduto da una balaustra travolgendone un altro. Non è ancora del tutto chiara la dinamica dell'incidente ne' a quale tifoseria appartenga la persona ferita

PARTIZAN

ROMA, 29 NOV - Niente trasferta a Tolosa per il match di Europa League giovedi' per i tifosi del Partizan Belgrado. Lo ha annunciato la societa'. 'Abbiamo accettato la raccomandazione dell'Uefa - spiega un dirigente - Questo avviso, a cui si sono aggiunti rappresentanti del governo serbo, voleva prevenire la possibilita' di incidenti'. A causa degli scontri tra tifosi durante il match di andata mori' un tifoso francese. Tredici persone sono state arrestate e sono in attesa di g

SIDERNO

  Il sindaco di Siderno Alessandro Figliomeni ha chiesto al presidente FIGC Giancarlo Abete di poter esporre il trofeo in città il 23 gennaio 2010 in occasione della Giornata della legalità nello sport e contro la violenza negli stadi
Può un trofeo servire al risveglio dell’attenzione dell’opinione pubblica, in particolar modo di quella giovanile, per opporsi alle manifestazioni di intolleranza negli stadi? Questa domanda ha mosso una iniziativa singolare del sindaco di Siderno, Alessandro Figliomeni, che si è rivolto ufficialmente al presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio, Giancarlo Abete, chiedendogli di poter esporre la Coppa del Mondo in occasione della Giornata della legalità nello sport e contro la violenza negli stadi che si celebrerà anche nella nostra città il 23 gennaio del prossimo anno.
L’intenzione del sindaco è di esibire la Coppa in una manifestazione presso la nuova sede dell’Istituto Tecnico Commerciale, con l’adesione della Presidenza della Repubblica, alla presenza degli alunni delle scuole, dei responsabili della Federazione calcistica e di altri organismi sportivi, dei rappresentanti istituzionali locali e nazionali e dei famigliari di due vittime: Ermanno Licursi, il dirigente della Sammartinese ucciso negli spogliatoi dello stadio di Luzzi nel Cosentino il 27 gennaio del 2007, e Filippo Raciti, l'ispettore di polizia ucciso il 2 febbraio 2007 alla fine della partita Catania-Palermo. A Raciti è stato intitolato lo stadio comunale di Siderno, il 14 aprile 2007: l’epigrafe scritta per il Comune dal giornalista Francesco D. Caridi e apposta dall’Amministrazione Figliomeni serve da monito e rinnova il sentimento comune contro ogni intemperanza delle tifoserie: «Le Forze dell’Ordine rendono ogni giorno più forte la nostra Democrazia svolgendo la loro missione per la tutela della Sicurezza e delle Libertà individuali. Questo luogo di agonismo e di lealtà sportiva è dedicato alla memoria di Filippo Raciti, ispettore capo della Polizia di Stato, ucciso a Catania il 2 febbraio 2007 durante un derby di calcio, vittima della intolleranza e della incoscienza che annientano la gioia di vivere».
Altrettanto significativa sarebbe la auspicata partecipazione all’evento dell’arbitro Stefano Farina, che è stato il direttore di gara di quella infausta partita siciliana.
Il sindaco ha già fatto preparare una scaletta di programma: la Coppa sarebbe presa in consegna il 22 gennaio in aeroporto e custodita nel Comando della Stazione dei Carabinieri di Siderno, per essere trasferita il giorno dopo all’Istituto Tecnico Commerciale dove si svolgerà una conferenza. Il trofeo rimarrà esposto fino a sera, per la curiosità e il piacere dei cittadini, poi sarà ripreso in custodia dall’Arma. Il 24 gennaio la Coppa rientrerà in aereo nella sede FIGC di Roma. L’Amministrazione Comunale ha dato assicurazioni su tutta la logistica dell’evento.
Il programma è stato spedito all’attenzione di Giancarlo Abete, al quale adesso spetta l’ultima parola.
Centro di Documentazione Città di Siderno

TIFOSI MODELLO

«SONO d’accordo con Moratti, è arrivato il momento di alzarsi e andarsene di fronte a cori razzisti e violenti. Non dipende solo dagli allenatori, ma anche dalle società, di certo io sarei d’accordo». Il primo monito, in ordine cronologico, è arrivato ieri direttamente da Cesare Prandelli. Fra i tanti temi della sfida di questa sera, l’attualità del pallone, impone anche la poco piacevole questione dei cori razzisti recentemente rovesciati, un po’ da tutti, nei confronti di Balotelli. Firenze, che si prepara a muoversi in massa verso San Siro con almeno 2000 sostenitori gigliati al seguito, è avvisata. E non vuole cadere nel tranello.
L’ATTENZIONE in questo senso sarà massima, anche perché il tam tam mediatico non ha fatto altro che alzare la soglia di percezione. In circa 2000 dunque, questa la quota dei tagliandi venduti per il settore ospiti dedicato ai tifosi viola, quest’oggi saranno chiamati a dimostrare ancora una volta i passi in avanti compiuti negli ultimi anni. Troppo importante il momento vissuto dalla Fiorentina, troppo positiva la nomea che ormai la torcida viola si è costruita per sciupare tutto in un pomeriggio milanese. Gli appelli si sono sprecati, e anche le associazioni del tifo hanno cercato di sottolineare la questione il più possibile. «Fischiare per le azioni di gioco è una cosa normale, ma è necessario condannare fermamente determinate espressioni nei confronti dei giocatori colore – il punto di vista di Filippo Pucci, presidente dell’ACCVC, intervenuto ieri a Radio Blu – di qualsiasi tipo siano le provocazioni, non si devono mai superare certi limiti. Questo tipo di comportamento non deve appartenere ai tifosi della Fiorentina. L’ambiente e la situazione che ci attende sarà difficile, il rischio è quello di pagare per tutto quanto detto e mai applicato sulla questione. Dovremo fare opera di grande attenzione, altrimenti rischiamo di buttare alle ortiche tutto quanto di buono fatto negli ultimi anni».
NELLA PASSATA stagione qualche strascico non mancò, ma quest’oggi sarà troppo importante mantenere il giusto equilibrio, e così come per la squadra, anche per i tifosi, si tratterà di un esame da affrontare con la massima attenzione. Importante, comunque, la presenza gigliata al “Meazza”, con almeno 2000 tifosi che arriveranno da Firenze, e qualche ulteriore presenza negli altri settori di San Siro.
La tradizione, contro i nerazzurri, non è delle più positive, ma tutto l’ambiente continua a volare sulle ali dell’entusiasmo per la qualificazione agli ottavi di Champions, e anche oggi Gilardino e compagni saranno sostenuti senza tregua in una delle trasferte che si preannuncia come la più difficile dell’anno.

La Nazione

TAFFERUGLI GENOVESI

GENOVA, 29 NOV - Il derby di Genova non e' stato tra i piu' corretti. Molte infatti le intemperanze sugli spalti e i tafferugli tra i tifosi. Dopo la mezz'ora della ripresa l'arbitro Rosetti ha dovuto sospendere per qualche istante la gara, quando i giocatori del Genoa gli hanno segnalato la caduta di un razzo in campo. La gara e' ripresa con una palla a due a centrocampo. I tifosi della Samp hanno anche divelto un idrante dopo il 3-0 e hanno bagnato i tifosi avversari sistemati nei distinti.

28 novembre 2009

TRADIZIONE BIANCONERA

ORA BASTA STRUMENTALIZZARE I NOSTRI CORI.

Con le vostre penne e con i vostri microfoni, state alimentando polemiche e violenza, ancor prima che si giochi la partita Juventus-Inter.

Noi fischiamo e odiamo Balotelli, non per il colore della sua pelle, ma per il suo carattere e la sua irriverenza!

Non sappiamo più come farvelo capire!

Direttivo TRADIZIONE Bianconera – Antichi Valori

STRISCIONE

SULMONA – La recente normativa in tema di violenza negli stadi è valsa una denuncia a G.D.B., ventenne sulmonese.
Il ragazzo è stato denunciato alla Procura dagli uomini del Commissariato di Sulmona, perché, durante i controlli di routine della partita San Nicola Sulmona-Rosetana, è stato trovato in possesso di uno striscione che voleva introdurre nel campo sportivo, in cui c’era scritto Acab (un acronimo inglese che sta per “tutti i poliziotti sono bastardi).
Il giovane, a cui è stato sequestrato lo striscione, è stato denunciato in base alla normativa entrata in vigore dopo la morte dell’ispettore Raciti a Catania. La legge prevede anche il divieto di introduzione negli impianti sportivi di striscioni che incitano alla violenza o che contengono ingiurie o minacce. F.P.

MODENA-TRIESTINA

Venti tifosi della Triestina sono stati portati in questura a Modena e identificati in seguito a un'aggressione che avrebbero compiuto nei confronti di due sostenitori del Modena. Questi ultimi sono rimasti lievemente feriti, ma la loro medicazione non ha richiesto refertazione. Tutto è accaduto intorno alle 13.20 nella zona di piazza Cittadella, a poche centinaia di metri dallo stadio Braglia, poco più di due ore prima della gara di serie B. Stando alle prime ricostruzioni, il gruppo di ultrà giuliani, coprendosi i volti con cappucci, avrebbe preso di mira i due supporter modenesi prendendoli a cinghiate. Poco dopo è giunta sul posto la polizia, che ha bloccato gli aggressori e li ha poi trasportati in questura.

ULTRAS GRANATA INFURIATI

I tifosi del Torino stanno contestando la squadra, sconfitta oggi in casa dal Crotone. Alcune centinaia di sostenitori stanno aspettando l'uscita dei giocatori dallo stadio Olimpico per avere un confronto con la squadra. L'allenatore Stefano Colantuono è ancora negli spogliatoi insieme al presidente Cairo e al ds Foschi.
Il tecnico non parlerà con i giornalisti: tramite un portavoce del club ha fatto sapere di avere "un forte mal di testa". La panchina è più che mai a rischio e già circolano i nomi di Arrigoni, Beretta, Cagni e Camolese.
"Il mister non ha colpe, siamo noi che scendiamo in campo - ha detto a fine partita Bianchi - dobbiamo prenderci le nostre responsabilità e invertire la rotta".

SALTELLARE STANCA

di Nicola Negro   

© foto di Filippo Gabutti
Chi lancia certi cori lo sa. La prima ad essere danneggiata è la società per cui si tifa: la Juventus in questo caso. Non si parla tanto dei 20.000 euro di una pena pecuniaria, ma di un forte danno d’immagine per la società messa in difficoltà dai media in un momento di grande delicatezza per la storia bianconera. Mentre dai tribunali dei processi veri sta emergendo la verità dei fatti che potrebbe spingere a breve la Juventus a chiedere la revisione dei frettolosi processi sportivi consumati nell’estate 2006, il pericolo di rovinare tutto e risvegliare le ragioni di un mai sopito “sentimento popolare” anti juventino arriva proprio dalle viscere del tifo bianconero. Partono dalle curve cori che rischiano di far male come certe sentenze dei tribunali sportivi che, per altro, a un certo tipo di tifo sembra che poco siano interessate. Hanno fatto propria la logica del “guardare avanti” ringraziando con tanto di striscioni il padrone del vapore che nell’estate di Calciopoli si schierò accanto alla squadra, ma lasciando al proprio destino dirigenti e società. Uno che, se gli chiedi se mai la Juventus richiederà la restituzione dei due scudetti revocati dalla giustizia sportiva, ti guarda inebetito come se gli avessi chiesto chissà che cosa e dopo un assordante silenzio di sei secondi sei (vedi http://www.youtube.com/watch?v=izlNf5trmJw) , ti risponde con la più deludente delle banalità. Ma questa è un’altra storia che magari in certe curve nemmeno è arrivata.
Gli insulti contro Balotelli lanciati nella partita contro l’Udinese erano già di per sé stupidi e poco comprensibili. Parte dell’opinione pubblica ha cercato subito di etichettarli come “razzisti”, anche se tali non erano. Il danno subito dalla Juventus va oltre la multa comminata dal giudice sportivo. Si tratta per qualcuno dell’occasione giusta per puntare il dito mettendo in difficoltà la società ed eruttare i soliti luoghi comuni che sappiamo quanto importanti possano essere nel cortile di certa informazione. Non si può pensare che chi segue la Juventus da uno stadio all’altro in tutta Europa non abbia percepito quanto pericolosi possano essere specie oggi certi cori. Passano solo tre giorni e questa volta gli insulti partono addirittura in eurovisione da Bordeaux con tanto di venatura razzista. E’ sembrata una mitragliata sparata addosso a tutti, non solo al presunto bersaglio. Un ragazzo di 19 anni con “la colpa” di essere parecchio arrogantello esce da questa vicenda come un martire e l’ultima cosa a cui pensare è il colore della sua pelle o quello della maglia che indossa quando gioca a pallone.
A fare le spese di certi cori idioti è tutto il movimento juventino che paga come società, ma che rischia ancor di più di essere ancora una volta sepolto da un clima forcaiolo agitato da tutti quegli addetti ai lavori alla ricerca del solito pretesto. E allora? Siamo di fronte a una stupida ed inutile provocazione o a magari abbiamo a che fare con un’azione premeditata? Troppo facile pensare che sia veramente Balotelli il banale bersaglio di tanto livore. Gli insulti di Bordeaux fanno invece pensare che ci possa essere anche qualcosa di premeditato quale alternativa alla stupidità. Si tratta di un messaggio? E se sì, di che tipo? Non ci è dato conoscere il motivo dell’eventuale contendere, ma si tratta di un’arma a doppio taglio che, se continua ad essere agitata, rischia di fare molto male alla Juventus, vero e proprio ostaggio di una simile situazione. Il paradosso della vicenda è che è proprio la Juventus stessa ad essere la vittima di tutta questa vicenda in cui si scatenano anche speculazioni politiche, con partiti che parlano dei cori su Balotelli come sintomo di “allarme sociale” addirittura legato “a una brutta ondata di razzismo e xenofobia che sta contaminando l’Italia”. Ma è vero che comunque il problema è sociale ma non quello a cui fa riferimento la demagogia spiccia della politica, bensì quello inteso come capacità del sistema di evitare che accadano certi episodi che non succedono solo nella curva bianconera, ma che per esempio sabato scorso hanno riguardato anche Bologna. Dopo aver segnato il gol, il ditino silenziatore di Balotelli si è alzato provocatoriamente a zittire la curva bolognese che, evidentemente, non stava applaudendo l’autore della marcatura. E se non si tratta di Bologna e Torino scagli la prima pietra chi è senza peccato.
Il “se saltelli muore Balotelli” trae origine dal “se saltelli muore un altro Agnelli” che certe curve hanno cantato senza che nessuno si scandalizzasse. Che dire poi di quelle tifoserie beatificate dai media che hanno inneggiato ai 39 morti dell’Heysel augurando la stessa fine a Pessotto. Il problema non può riguardare la Juventus dunque, ma semmai sono le dormienti istituzioni del calcio italiano che devono, una volta per tutte, affrontare con efficacia un problema che arriva da lontano. A nulla serve una legge sportiva che punisce le società con ammende pecuniarie e con squalifiche di interi settori dello stadio quando non di tutto lo stadio. Le stesse società sono di fatto ostaggio di certi comportamenti di chi certi cori li comanda sapendo comunque di restare impunito. Le società di calcio andrebbero invece aiutate da una legislatura sportiva che le supporti a ripulire le proprie curve da quegli elementi in grado di condizionarle tanto negativamente. Solo così si realizzerà quel sogno, ancora un po’ utopistico, di riportare allo stadio davvero le famiglie oggi facili prigioniere del comodo calcio in tv.

RAZZISMO O TIFARE CONTRO?

La vicenda dei cori razzisti contro Mario Balotelli sta animando un dibattito contradittorio e pericoloso. Nel mondo del calcio si profilano prese di posizioni e denuncie ma anche giustificazioni e banalizzazioni. In sintesi si può dire che l’oggetto del contendere sia quello di sapere se c’è razzismo oppure no nell’accanimento contro Super Mario. Alla fine nel “calderone” è necessario capire se quell’accanimento delle curve contro Balotelli sia espressione di un razzismo violento oppure è normale avversità di un “tifo contro”. Dunque razzismo o tifo contro? Ci sono argomentazioni che vanno chiarite per evitare di alimentare un razzismo che c’è e che potrebbe trovare ancora fiato in questa vicenda di Balotelli. La prima argomentazione tirata in ballo riguardo il diritto di critica o la sua leggittimità. Essa si esplicita nella domanda per sapere se criticare una persona di “etnia diversa” sia razzismo. E’ una domanda sciocca che tuttavià può servire da corredo per coprire discorsi razzistici. Chi è dotato di buon senso sa che è un argomento che non esiste. Lo dico da avversario della Lega che critica da anni Bossi e i suoi per le loro stronzate, le stesse che Fini ha criticato. Ma a nessuno verrebbe in mente di dire che Fini o il sottoscritto ce l’abbiamo contro il cosidetto “popolo padano”. Criticare una persona qualsiasi per quel che dice o fa è un fatto leggittimo, ma giudicare una persona per la sua etnia è razzismo.
Il secondo argomento è quello che alcuni evocano quando si chiedano come mai non c’è lo stesso accanimento contro altri giocatori neri che militano nel campionato Italiano? Rammentando che i “buuu” delle curve, ovvero la presenza di cori razzisti, è un segreto di pulcinella, resta il fatto che in Italia l’accanimento contro Balotelli non può essere paragonato a quello di altri giocatori neri o bianchi che siano. Mario è nato a Palermo, da genitori provenienti dal Ghana. E’ stato affidato ad una famiglia italiana che lo ha adottato. Al compimento del 18° anno di età Mario è diventato formalmente cittadino italiano. In questo senso Balotelli è l’emblema di una nuova Italia, una spia del futuro di questo paese. Quello che i razzisti non gli perdonano è proprio quello di essere un “afro-italiano”.  Per sfogare i loro istinti, i razzisti prendono spunto dal suo cosiddetto comportamento provocatorio (hic!) per aggredire la sua identità. Tanto per capirci Samuel Eto’o è africano e può essere “tollerato” mentre Balotelli  no perché è “italiano con la pelle nera”,  appunto un “afro-italiano” una categoria in sè  “provocatoria” per i puristi consapevoli e inconsapevoli. Dunque l’aspetto simbolico è dirompente per i razzisti. Basta pensare che tra le cose che cantano le curve c’è quello che dice che non possono esistere “negri italiani”. Anche qui diciamolo, nessuno si sognerebbe di dare del razzista a quanti cantano il coro “se saltelli muore Balotelli” .
In sostanza anche se Balotelli meritasse gli insulti del “tifo contro” (cosa che francamente non credo) resta il fatto che insultarlo in quanto individuo è cosa ben diversa da insultare la sua “razza”. Della serie cosa c’entrano i bambini del Ghana se Super Mario si comporta male? E dov’è finita la responsabilità soggettiva? Dire che non possono esistere “negri italiani” o  “negro di merda” non equivale a dire cretino, stronzo, buzzurro e via dicendo. Se non si coglie questo aspetto si rischia di sminuire la gravità dei cori razzisti come “normale comportamento di tifoseria” e di banalizzare il razzismo che esiste negli stadi e nella società. Dunque in fin dei conti il confine è tra l’essere (“being“) e l’appartenenza (“belonging“). Questo è il confine che va tenuto in conto nel dibattito sul caso Balotelli. Questione di chiarezza!

ASVEDUMA A TURIN!


UNAR

(AGI/ITALPRESS) - Roma, 27 nov. - “La recrudescenza dei comportamenti e incidenti a sfondo razziale nel mondo del calcio, al di la’ delle misure di carattere repressivo, richiede un rinnovato e condiviso impegno da parte non solo delle istituzioni sportive, ma anche degli organismi preposti come l’Unar alla lotta al razzismo e xenofobia”. E’ quanto scrive Massimiliano Monnanni, direttore generale dell’Ufficio nazionale anti-discriminazioni razziali del Dipartimento per le Pari Opportunita’, nella lettera inviata oggi al presidente della Lega Calcio, Maurizio Beretta. Lo scopo della missiva dell’Unar, che gia’ in passato si era occupato del contrasto al razzismo negli stadi, e’ quello di chiedere alla Lega Calcio di investire parte dei “proventi derivanti dalle sanzioni economiche ai danni delle societa’ calcistiche per comportamenti anti-sportivi” in campagne di sensibilizzazione sui territori e negli stessi club calcistici. Nella lettera si propone alla Lega Calcio di costituire un tavolo comune attorno al quale discutere proposte-campagne di sensibilizzazione, ma anche eventi durante la ‘Settimana contro il razzismo’ in marzo e politiche per la prevenzione e il contrasto del fenomeno. (AGI)

Red/Vic

COMUNICATO DEI BRAVI RAGAZZI JUVE CURVA SUD

Le polemiche di questi giorni sulla natura razzista degli ultras bianconeri ci hanno stufato. Associare, come hanno fatto alcuni organi di stampa, il nostro striscione all'accusa vergognosa di razzismo, perchè per noi il razzismo è motivo di vergogna, è semplicemente indegno. Preferiamo essere diffidati, denunciati, arrestati o condannati alla sedia elettrica per tutto, tranne che per razzismo. Ora, dopo questa campagna mediatica nei nostri confronti, siamo sicuri che, come d'incanto, spariranno i cori contro Sissoko, sull'Heysel, su Pessotto, su Ale e Ricky, su Scirea, su Fortunato, sulla leucemia fulminante e tutto il repertorio anti-juventino che non ha mai scandalizzato nessuno. I Bravi Ragazzi, sul serio, non ad intermittenza come alcuni giornalisti e politici, sono lontani da certi atteggiamenti perchè protagonisti nella vita e allo stadio di gesti autentici di solidarietà, senza ostentazioni e senza spot.
Questa è l'ultima volta che interveniamo su questo argomento, non abbiamo nulla per cui giustificarci. Parliamo di calcio, vittoria e passione. Insomma di Juve.
Il Direttivo dei Bravi Ragazzi

MORATTI


Tensione già altissima in vista di Juve-Inter del 5 dicembre. Il presidente nerazzurro: "Eviterò Torino"
STEFANO FIORE
MILANO
Torino non è più meta gradita a Massimo Moratti, e che il mondo lo sappia. Nemmeno le parole distensive di Gianluigi Buffon e di Jean-Claude Blanc, seppure apprezzatissime, spazzano i nuvoloni (bianco)neri che gravitano sopra la testa del presidente dell'Inter: di fatto Juventus e Inter sono già scese in campo, ben prima del 5 dicembre.

Centro di Milano, Moratti fa gli onori di casa al «Winterstore», il negozio natalizio tutto dedicato ai colori nerazzurri: serata piena di sorrisi, foto e strette di mano. Ma quando si parla di Mario Balotelli, il presidente si fa serio. E rilascia dichiarazioni nette, senza possibilità di interpretazione. «A Torino? Meglio non andarci, come l'anno scorso». Già, la scorsa stagione: il giorno dopo la sfida di ritorno contro i bianconeri, Moratti aveva detto: «Se fossi stato presente, avrei ordinato di ritirare la squadra». Balotelli aveva segnato ed era stato bersagliato da cori offensivi. In fondo, a pensarci bene, lo scontro-scudetto in programma tra sette giorni è iniziato l'aprile scorso. La domanda, a questo punto, è scontata: presidente, e se la cosa ricapitasse? «Ritirerei la squadra, anche se sarà meglio non esserci a Torino. Ci penserà il capitano».

E che l'intenzione sia reale, lo aveva confermato Javier Zanetti poche ore prima: «Se la cosa (i cori offensivi, ndr) dovesse ripetersi nella sfida contro di noi, non esiterò a rivolgermi all'arbitro per vedere che cosa si può fare». C'è da scommetterci: tra i fischietti ci sarà la gara a chi farà più scongiuri pur di non essere designato per la supersfida. E anche in Federazione e in Lega sperano di non doversi trovare con la patata bollente tra le mani. Anche perché se il Massimo esponente dell'Inter e il suo capitano si espongono a tal punto viene facile pensare a una sorta di avvertimento. Reso ancora più corposo delle parole di Marco Tronchetti Provera, membro del Cda nerazzurro: «In campo è l’arbitro che comanda e penso che l’interruzione della partita possa essere uno dei metodi da utilizzare perché questa vergogna finisca».

In casa bianconera vige la regola del «no comment». A Torino sono sicuri di avere fatto ampiamente la loro parte: sia nel richiamare i tifosi allo stadio (con gli altoparlanti durante Juventus-Udinese e con l'appello di Buffon in Champions League contro il Bordeaux) sia nel metterci la faccia. E' toccato a Blanc e Buffon. Così il neopresidente juventino: «Abbiamo intrapreso una battaglia molto dura contro il razzismo, e serve la collaborazione di tutti, in primis i tifosi, affinché non accadano più tali episodi. Ci vuole l'impegno di tutti coloro che lavorano nel calcio, e la Juve sarà sempre in prima linea perché questa brutta piaga venga cancellata». Il portiere della Nazionale invece ha fatto una disamina sociale: «Penso che cori razzisti o di questo genere non fanno bene in generale alla società per cui credo che sia giusto stigmatizzarli in modo netto». Ma poi ha precisato: «Non bisogna scadere nel voler ingigantire la cosa e magari far passare semplici cori di scherno per cori razziali».

Parole che fanno onore alla Juventus. Anche Moratti l'ha riconosciuto, pur non riuscendo a trattenere una piccola critica: «I dirigenti della Juventus hanno fatto dichiarazioni giuste nei confronti del razzismo. Hanno risposto con signorilità a questa situazione, mi aspetto che facciano lo stesso nei confronti del giocatore che la subisce». E si torna al punto iniziale: le dichiarazioni interiste hanno un vago sapore di avvertimento. «Se ci saranno cori, ritiriamo la squadra», «Brava la Juventus a stigmatizzare il razzismo ma devono fare lo stesso anche con Balotelli».

Il rischio che la partita in questione diventi una bomba a orologeria non c’è però nella testa di Moratti: «Non credo, non siamo comunque noi a fomentare la cosa, ma chi fa questo genere di cori che secondo me sono gravissimi. E non è un discorso rivolto alla Juventus nello specifico: non cambierebbe se si trattasse del Peretola». Perciò bisogna avere fiducia nel tifo, come ricorda Buffon: «La mia certezza è che i tifosi della Juve non cadranno nella trappola di fare cori a sfondo razziale nei confronti di Balotelli, la correttezza della tifoseria della Juve è riconosciuta a livello mondiale». La settimana più lunga del campionato è cominciata, siamo già oltre le schermaglie. Moratti fa sul serio, la Juve anche. Ma il problema non solo loro.

27 novembre 2009

DISSEQUESTRO

La magistratura ha deciso il dissequestro temporaneo per lo spicchio del settore ospiti
cui erano stati posti i sigilli dopo la morte del tifoso del Vicenza Eugenio Bortolon, avvenuta lo scorso maggio. La decisione consentirà l'accesso allo stadio Tardini ai tifosi del Napoli per la partita di domenica, ma già da lunedì la sezione tornerà sotto sequestro. "Abbiamo avuto dei problemi con le notifiche - ha dichiarato il procuratore Gerardo Laguardia, nello spiegare la lunghezza dell'inchiesta sull'incidente fatale al tifoso vicentino - adesso dobbiamo recuperare il terreno perduto. La prossima settimana presenteremo la richiesta di incidente probatorio".

IL SINDACO DI SIENA

"Condivido le preoccupazioni dei tifosi per la situazione sportiva e societaria dell'Ac Siena". Lo ha detto il sindaco di Siena Maurizio Cenni, dopo l'incontro con una delegazione dei club organizzati dei tifosi bianconeri. "La situazione è difficile ma nessuno vuole gettare la spugna. Nel frattempo, non mi pare che dalla società giungano segnali incoraggianti o rassicurazioni verso quello che c'è da fare per garantire un futuro sereno all'Ac Siena", spiega il primo cittadino in una nota.
La prima priorità è "avere un progetto, costruito su solide basi economiche e finanziarie", ma proprio questo "è l'aspetto che preoccupa di più i tifosi e la città. Per questo pensiamo che si sia chiusa una fase e sia necessario aprirne un'altra che garantisca un futuro stabile all'Ac Siena". L'interlocutore essenziale, sottolinea il sindaco, è la Banca Monte dei Paschi, con i cui vertici i tifosi hanno annunciato un incontro per la prossima settimana.
"Chiediamo alla Banca - ha affermato Cenni - di aiutare la città, come sempre ha fatto, a costruire questo nuovo progetto sapendo che non sarà facile anche per la non favorevole congiuntura economica".

CURVA CHIUSA

Alla fine la stangata è stata servita. Poche ore dopo l'ufficializzazione del divieto di trasferta in vista della gara di Pomigliano del 6 dicembre (sarà l'ultima volta?), ecco un'altra mazzata per il tifo della Casertana. La Questura di Caserta ha ormai deciso per la chiusura della Curva Nord. Il che significa supporters ospiti nel settore 'Distinti' e ultras rossoblu costretti a prendere posto in Tribuna. In questi giorni, infatti, le forze dell'ordine hanno ricostruito quanto accaduto in occasione della sfida della scorsa domenica Casertana-Casarano. Gli incidenti avvenuti prima della gara e nel corso del primo tempo non erano certo passati inosservati. Si è provato a non dare eccessiva risonanza all'accaduto per evitare che la mannaia cadesse sulle testa dei tifosi rossoblu. Ed, invece, no. A quanto pare la comunicazione è giunta già in Comune. Il sindaco Petteruti starebbe provando in tutti i modi a trovare un'alternativa, ma la decisione è ormai irreversibile. La coincidenza di questa decisione con il week-end potrebbe portare la Questura e il Comune a rendere nota tale notizia, se non domani, nella giornata di lunedì. Il primo cittadino le starebbe provando tutte per salvare la 'Nord' ma il tutto ha il sapore di una missione impossibile.
NIENTE SCONTI - Insomma mai come questa volta il diktat di inizio stagione è stato interpretato alla lettera. Quando il 10 settembre scorso alla vigilia della sfida con l'Angri si era ottenuto l'ok da parte della Commissione di Vigilanza per l'apertura della Nord, a tale documento era stata apposta una riserva: ai primi 'disordini' la Curva sarebbe stata chiusa. Detto fatto. Non è bastato neppure portare il Questore al 'Pinto' lo scorso 4 ottobre per far toccare con mano quella che è la pura passione per questi colori del pubblico casertano. Nessuno sconto. La Curva chiuderà e lo spettacolo dei 'Distinti' sarà accantonato. Per la serie diamo la colpa alla massa. Nessuno, però, ha puntato il dito contro un servizio d'ordine sproporzionato rispetto alla portata dell'evento...

RADUNIAMOCI A TORINO

MARTEDI' OTTO DICEMBRE, DALLE 10 ALLE 14, RADUNO NAZIONALE ULTRAS A TORINO, PRESSO IL FABRIK, STRADA MONGINA 9 A MONCALIERI.
TUTTI I GRUPPI SONO INVITATI.
INFO E ADESIONI A noallatesseradeltifoso@email.it.
NO ALLA TESSERA DEL TIFOSO!
SE I RAGAZZI SONO UNITI NON SARANNO MAI SCONFITTI!

GIGI BUFFON

Milano, 27 nov. - (Adnkronos) - ''I tifosi della Juventus sono corretti e non cadranno nella trappola di fare cori razzisti'' nei confronti di Mario Balotelli. Gigi Buffon, portiere della Juventus, risponde cosi' alle domande sui cori che i tifosi bianconeri hanno indirizzato a Mario Balotelli, attaccante nerazzurro, nelle ultime due gare giocate dalla Vecchia Signora contro Udinese e Bordeaux. Tra poco piu' di una settimana, la Juve ospita l'Inter a Torino. ''I cori razzisti non fanno bene alla societa' e al calcio. E' giusto stigmatizzarli prendendo una posizione netta e chiara. Poi, pero', non bisogna ingigantire la cosa e far passare cori di scherno per cori razzisti'', aggiunge Buffon a Sky Sport24.

SMS A MONZA

(CALCIOPRESS) Monza - Interessante iniziativa dell’Ufficio marketing del Monza, che disputa il girone A della Prima Divisione di lega Pro. Basta un sms per avere in cambio un biglietto di ingresso gratuito in corso. Lo rende noto un comunicato stampa sella società brianzola che riportiamo.

“Dopo Kids Area e assicurazione per il tifoso ecco una nuova sorpresa per gli appassionati biancorossi: un biglietto gratuito per la partita Monza-Figline: riceverlo è semplice, basta un sms. Tutti coloro che invieranno entro il 10 dicembre un sms al numero 3202043225 indicando il proprio nome, cognome e data di nascita (preceduto dal codice MB1912) riceveranno in omaggio un biglietto di curva per la partita Monza Brianza – Figline che si svolgerà il prossimo 13 dicembre allo stadio Brianteo e che sancirà la chiusura del girone d'andata. Il biglietto potrà essere ritirato direttamente il giorno della partita all'MB Fans Point, ubicato presso la biglietteria dello Stadio.

Per promuovere questa iniziativa sono state esposte a Monza e in alcuni comuni della Brianza delle locandine pubblicitarie con lo slogan 'Insieme a voi si cresce': è proprio questo l'obiettivo della nuova proprieta' del Monza Brianza ovvero crescere insieme ai propri tifosi e avvicinare sempre piu' gente a sostenere i colori della società di via Ragazzi del '99.

La scelta di affiancare l'immagine di Iacopino e compagni a un giovane supporter del Monza, non è affatto una scelta casuale così come spiega Giuseppe Rizzello, consigliere e responsabile organizzativo del Monza Brianza: “Il nostro impegno è orientato a rendere lo stadio sempre più accessibile e confortevole per tutti, e iniziative come la Kids Area e l'assicurazione inclusa nel biglietto ne sono la testimonianza. Vogliamo avvicinare i monzesi e i brianzoli alla nostra società e tale sforzo è soprattutto orientato ai giovani, i tifosi di domani: è importante che possano sentirsi sicuri e liberi di poter vivere uno sport aggregante come il calcio e di coglierne gli aspetti positivi; questo consentirà loro di poter essere in futuro dei tifosi corretti sia allo stadio che fuori, così come oggi sono gli attuali supporters della Curva Pieri che per questo abbiamo voluto inserire come sfondo della locandina'. Un orientamento ai giovani che però non preclude assolutamente la possibilità di beneficiare dell’iniziativa anche a persone più 'mature': non ci sono limiti d'età per l'invio dell'sms, l'unico accorgimento è quello di farlo entro il 10 dicembre”. (Ufficio Marketing - A.C. Monza Brianza 1912)

Redazioneweb - www.calciopress.net

SAVERIO ZANETTI

MILANO, 27 novembre 2009 – Tra poco più di una settimana si giocherà Juventus-Inter, sfida che potrebbe decidere una grossa parte di campionato. La partita in realtà è già iniziata, anche se da un punto di vista negativo. I tifosi bianconeri si sono resi protagonisti in questi giorni di deplorevoli cori razzisti nei confronti di Mario Balotelli, in soccorso del quale è arrivato il capitano nerazzurro Javier Zanetti.
STOP AL RAZZISMO – Nel corso di un appuntamento benefico a Milano, Zanetti ha affrontato uno dei temi più sgradevoli del momento, i cori anti-Balotelli che i tifosi della Juve hanno intonato nelle ultime due uscite con Udinese in campionato e Bordeaux in Champions. “Se la cosa dovesse ripetersi nella sfida contro di noi – ha detto l’argentino – non esiterò a rivolgermi all’arbitro per chiedere lo stop al match. Comunque Mario (Balotelli, ndr) è tranquillo, sa che contro la stupidità non c’è difesa, lui non può farci nulla. E tutta questa situazione è frutto della stupidità di poche persone che hanno rovinato l’immagine del nostro compagno”.
KO BARCELLONA – Zanetti è tornato anche sul flop del Camp Nou, cercando di attenuare la sentenza di Mourinho (”Niente da fare, il Barcellona è superiore”) sulla differenza tra le due squadre: “Mourinho si riferiva alla specifica partita di martedì - ha detto il capitano – non credo fosse un giudizio assoluto”. Cosa si sente di dire ai tifosi? Saranno rassegnati? “Non penso lo siano e certo non lo è la squadra. Sono anzi convinto che i nostri tifosi saranno decisivi nella partita con il Rubin che varrà la qualificazione agli ottavi di Champions”.

QUESTIONE APERTA – Tornando alla polemica sui tifosi della Juve, inizialmente la faccenda sembrava non avere grandi strascichi, ma dopo i cori di Bordeaux (in campo internazionale) alcuni  sostenitori bianconeri si sono posti davanti a tutta Europa in maniera a dir poco vergognosa, facendo fare una figura pessima alla loro società. E’ vero che non tutti la pensano come quel gruppo di razzisti e che essi non sono stati gli unici ad aver pronunciato frasi di quel tipo verso un giocatore (vedi i laziali o gli stessi interisti), ma è anche vero che bisogna mettere la parola fine ad atteggiamenti di questo tipo. Senza alcuna sanzione (le multe servono a ben poco) non si riuscirà mai a cambiare le cose. Per questo non solo i tifosi della Juve, ma tutti coloro che dovessero manifestare ogni forma di razzismo in uno stadio di calcio, andrebbero squalificati a vita. Non potendo individuarli uno ad uno, le uniche misure drastiche sembrano poter essere o lo stop della partita o la squalifica del campo. Ne farebbero le spese molti altri innocenti, ma la situazione ormai è arrivata ad un punto di non ritorno, dove alla dignità personale si sovrappone un preoccupante sfogo (frustrato e senza cultura umana), che va spento al più presto.
Gabriele Perrone

FEBBRE A 90

(CALCIOPRESS) - Oggi "Febbre a 90" compie tre anni. Non c’è motivo per autocelebrarsi. Approfittiamo dell’occasione, esclusivamente per ricordare, soprattutto a noi stessi, che il nostro compito è raccontare non solo il “Taranto”, ma la “passione” per il Taranto. Non ci contrapponiamo a nessuno, ma vogliamo distinguerci almeno per questo.

Nel momento in cui un nuovo scandalo del calcio scommesse, che rischia di portare i tifosi del Taranto sull’orlo di una crisi di nervi, è salito alla ribalta delle cronache, vogliamo rimarcare, senza se e senza ma, la nostra distanza dal cosiddetto calcio moderno. Dallo sport più bello del mondo diventato business, dalle pay TV, dalle partite senza tifo e colore, dagli stadi come bunker, dai dirigenti corrotti o arruffoni.

Tutto questo accade, quasi ci fosse dietro una regia occulta, in una settimana particolare. Domenica, infatti, si gioca Taranto-Verona: la partita più attesa dell’anno. Perché ci riporta a quegli anni in cui la serie B era la “casa” del Taranto. Perché è una squadra blasonata, una delle poche tra quelle di provincia ad aver vinto uno scudetto, che da solo non vale tutti quelli di Inter, Milan e Juventus, messi insieme. Perché forte era la rivalità, con i butei, all’epoca Brigate gialloblù.

Fu l’amicizia tra queste e i supporters del Lecce, che decretò lo scioglimento del gemellaggio tra ultras del Taranto, l’unico a cui hanno dato vita, e tifosi salentini. E non ha nessuna importanza che l’Hellas Verona (questa la sua denominazione ufficiale!) sia anche la capolista. Il pienone ci sarebbe stato comunque.

Una rivalità che nasce dalla forte contrapposizione dei veronesi verso i meridionali. E, ai tempi del Collettivo Curva Nord, anche per motivi politici. Ma i butei, alcuni dei quali (purtroppo) hanno fatto propri fascismo e razzismo, non sono solo questo. Troppo facile e riduttivo etichettarli così. Sono stati i primi a comprendere che il tifo nelle curve non poteva rimanere uguale a se stesso. I primi a sciogliere i gruppi per difendersi da una dura repressione che alla fine ha coinvolto tutti, buoni e cattivi, e ad optare per un tifo spontaneo, ma non disomogeneo. Per questo nel panorama ultras sono diventati, insieme agli atalantini, un punto di riferimento.

E forse è questo il vero motivo per cui chi è tifoso del Taranto sette giorni su sette, avverte l’importanza di questa gara: il confronto (non certo lo scontro fisico!) con una tifoseria che, per indole e tradizione, non ha nulla da spartire con la stragrande maggioranza di quelle viste a Taranto negli ultimi sedici anni.

E sarà soprattutto per questo che i più “vecchi”, domenica prossima, per novanta minuti vivranno allo stadio un’emozione diversa dal solito. Come è stato fino a sedici anni fa. Quando nei bar o dal barbiere si parlava soprattutto del Taranto e poi, magari, anche di Inter, Juventus e Milan.

Quando non esistevano dirette tv satellitari ed Internet, e tutti tenevano l’orecchio attaccato alla radio per sapere del Taranto fuori casa. Quando non c’erano tornelli e con un biglietto, a volte nemmeno strappato, entravano padre e figlio. Quando qualcuno dalla gradinata, in segno di buon auspicio, lanciava il sale in campo. Quando “quelli” di Martina, ma anche di altri paesi della provincia, venivano al Salinella per vedere un po’ di calcio professionistico.

Antonello Napolitano (direttore di www.febbrea90.com) per www.calciopress.net

BUFFONE



Ieri, durante il match Napoli-Cittadella, in curva A, una frangia di tifosi partenopei ha esposto uno striscione in cui è stato contestato aspramente Aurelio De Laurentiis. Il testo dello striscione recitava queste parole: "A Porta a porta, famosa trasmissione, ti comporti da classico buffone. Seduto accanto al delinquente infanghi le curve e la loro gente. Sei un uomo capace ed intraprendente ma per noi non sarai mai un amato presidente". Probabilmente, la  critica dei tifosi fa riferimento ad un'apparizione televisiva del patron partenopeo nella trasmissione di Bruno Vespa" Porta a porta" alle quale aveva partecipato anche Claudio Lolito. Nel corso del programma il presidente napoletano aveva accennato anche alla tessera del tifoso, ritenuta necessaria per disciplinare e controllare le minoranze di supporters violenti. Presumibilmente, alcuni sostenitori napoletani hanno mal interpretato le asserzioni di De Laurentiis, ritenendo quindi che avesse  diffamato la tifoseria azzurra.

BRUTTE FIGURE

"Domenica contro la Roma e in futuro non vogliamo più brutte figure". Questa la richiesta fatta ad Antonio Conte da parte dei tifosi dell'Atalanta, dopo la bruciante sconfitta in Coppa Italia contro una squadra della Lega Pro come il Lumezzane.
Alcuni supporters, dopo il match di Coppa Italia, hanno voluto e ottenuto un incontro con il tecnico per manifestare la propria rabbia in seguito all'eliminazione dalla competizione che avrebbe consentito, in caso di vittoria, di conquistare un posto in Europa League. L'attaccante del Siviglia, Ernesto Javier Chevanton, vestirà da gennaio la maglia dell'Atalanta prossima avversaria della Roma in campionato. La conferma arriva proprio dallo stesso giocatore alla radio ufficiale del Siviglia.

IN PARLAMENTO

Dallo stadio al Parlamento. I cori ingiuriosi contro l’attaccante dell’Inter Mario Balotelli arrivano alla Camera, dove l’esponente del Pd Roberto Giachetti ha preannunciato un’interrogazione su quanto avvenuto domenica scorsa a Torino durante Juventus-Udinese e mercoledì sera a Bordeaux, quando prima della partita persa 2-0 dai bianconeri, un gruppo di ultrà in trasferta ha ripetuto lo slogan («se saltelli muore Balotelli»). Nel suo intervento Giachetti ha ricordato che pur esistendo norme che prevedono sanzioni dure per combattere le manifestazioni di xenofobia e razzismo negli stadi, la società bianconera abbia pagato l’episodio di Juve-Udinese solo con un’ammenda pecuniaria. «Non stiamo parlando di una questione sportiva - ha dichiarato il parlamentare del Pd in aula - ma di ordine pubblico e di civiltà. Chiedo pertanto di sapere quali misure intenda adottare il governo per mettere fine a questi episodi. Le norme esistono, dispongono se necessario anche la sospensione delle partite, e devono essere applicate».

Che la vicenda stia assumendo toni preoccupanti oltre che odiosi, tra l’altro a una settimana proprio da Juventus-Inter, lo testimonia anche la presa di posizione di Momo Sissoko, centrocampista di colore della Juve: «Noi giocatori abbiamo ribadito in ogni occasione la nostra posizione, abbiamo fatto il possibile - ha spiegato ai microfoni della Rai il centrocampista del Mali ma di passaporto francese -. La Juventus, come società, ha compiuto tutti i passi necessari. Adesso devono intervenire le istituzioni».
Sissoko si riferisce soprattutto a quelle civili, perchè quelle sportive per il momento hanno ritenuto di non squalificare il campo della Juventus, ma non è detto che in futuro sarà sempre così, anche in campo internazionale. Sui fatti dell’altra sera a Bordeaux, l’Uefa attende di ricevere i rapporti dell’arbitro e del suo delegato prima di pronunciarsi sull’eventuale apertura di un’inchiesta per razzismo.

Il sottile confine che passa infatti tra tifo becero con insulti, e razzismo pare dividere i pareri in questi giorni. Secondo il ct azzurro Marcello Lippi ad esempio, i cori contro Balotelli sarebbero solo la manifestazione di antipatia verso chi ha qualità. «Non sono sicuro che sia razzismo - dice Lippi in un passaggio dell’intervista rilasciata a L’Espresso in edicola oggi -. È una corrente di antipatia, ovviamente da condannare, verso un giocatore di grandi qualità e dal temperamento combattente».

Sulla vicenda si muove anche l’Italia dei Valori che non ha dubbi: «Presenteremo una proposta di legge contro l’odioso fenomeno dei cori razzisti negli stadi», annunciano il capogruppo dell’IdV alla Camera, Massimo Donadi, ed il responsabile sport, Antonio Cabrini, il terzino azzurro campione del mondo in Spagna nel 1982. «Il caso Balotelli - aggiungono Cabrini e Donadi - è solo la punta dell’iceberg di un fenomeno sempre più esteso, alimentato da una brutta ondata di xenofobia che sta contaminando l’Italia, tradizionalmente aperta e tollerante. La politica deve assumersi le proprie responsabilità per contrastare a tutti i livelli una deriva culturale pericolosa e violenta. Per questo la nostra proposta prevede l’inasprimento delle pene per chi istiga al razzismo ed alla violenza negli stadi, impedendo l’accesso alle manifestazioni sportive a chi si sia macchiato di reati a sfondo razzista».
da Roma Eugenio Raimondi

POMIGLIANO-CASERTA

Il Casms ha vietato ieri la trasferta di Pomigliano prevista per il 6 dicembre ai tifosi rossoblù.

Niente Pomigliano per i tifosi rossoblù: l'esodo di massa per il match di cartello contro la compagine di Nasti non potrà avvenire. Ieri, infatti, il Casms (Comitato di Analisi per la Sicurezza delle Manifestazioni Sportive) ha incluso la gara Pomigliano-Casertana, prevista per il 6 dicembre, tra quelle ad alto rischio.
Una decisione che era nell'aria negli ambienti del tifo rossoblù, dopo gli incidenti verificatisi domenica scorsa al "Pinto" contro il Casarano, con la sassaiola che ha costretto l'arbitro a sospendere per due minuti la gara. L'Osservatorio ed il Casms hanno lanciato un segnale molto chiaro, dunque, alla tifoseria casertana: se non ci sarà un'inversione di rotta, molte trasferte rischiano di saltare, anche quelle che non presentano forti rivalità.
Col Pomigliano, infatti, non si registrano particolari acredini, anche perchè le due squadre, nel corso degli anni, si sono incrociate in pochissime occasioni. Poteva essere l'occasione per un "Gobbato" pieno ed invece ci sarà uno stadio interamente granata, col settore ospiti chiuso.

Autore: A.T.

NOICATTARO-MONOPOLI

(AGI) -Bari, 27 nov. - Il Prefetto della Provincia di Bari, con un'ordinanza emessa il 25 scorso, in previsione dell'incontro di calcio A.S. NoicattarO - A.C. Monopoli di domenica prossima, ha disposto la vendita dei biglietti ai soli residenti nel Comune di Noicattaro, ad eccezione dei possessori della "tessera del tifoso" e l'eliminazione del "settore ospiti", con la possibilita' di riutilizzo dello stesso per favorire la presenza allo stadio di particolari categorie di spettatori (famiglie, ragazzi delle scuole, associazioni di anziani, ecc.), nonché l'annullamento dei biglietti eventualmente gia' venduti ai tifosi ospiti. I tifosi del Monopoli calcio sono stati quindi invitati a non recarsi in Noicattaro, vista l'impossibilita' di assistere alla gara.(AGI) Red

MODELLO FRANCESE

Dopo un colloquio avuto con Michel Padovani, tecnico ad interim del Bastia dopo l'esonero di Philippe Anziani, Salim Arrache ha deciso di lasciare il club corso. A darne l'annuncio la stessa società francese.

Il giocatore, oggetto di minacce da parte di alcuni tifosi dopo la sconfitta a Marignane in Coppa di Francia, ha detto di sentirsi più sicuro fuori dall'isola.
L.T.

GIUSTIZIA


Giorgio Sandri e Maurizio Martucci in conferenza a Bari

La Procura della Repubblica della Toscana ha depositato la richiesta d'appello per l'incardinamento del secondo grado di giudizio contro l'agente Spaccarotella: la richiesta è di una condanna per omicidio volontario. Il processo riprenderà a Firenze nel 2010.

Intanto non sono finite le celebrazioni della ricorrenza del secondo anniversario dell'uccisione di Gabriele Sandri.
Domenica 29 Novembre alle ore 10:00 presso il Castello Angioino di Mola di Bari nuova tappa verità. Ospiti Giorgio Sandri e Maurizio Martucci. L'incontro, promosso dall'Associazione culturale Mola tricolore e patrocinato dal Comune di Mola di Bari, è centrato sulla ricostruzione della vicenda processuale di primo grado, conclusasi ad Arezzo con la condanna dell'agente Luigi Spaccarotella a sei anni per omicidio colposo su un caso di cronaca nera diventato di dominio pubblico, anche per l'indebito accostamento avanzato con il mondo del calcio.




Giorgio Sandri, papà di Gabbo: “Per qualcuno il binomio Calcio-Polizia ha fatto comodo per 2 anni. Ora improvvisamente anche i legali di Spaccarotella hanno chiarito che questa contrapposizione non c'entra nulla ed è controproducente. Così come la Procura ha compreso che nelle motivazioni della sentenza di primo grado ci sono evidenti incongruenze. Come parte civile stiamo ricorrendo in appello per omicidio volontario. Vogliamo continuare ad avere fiducia nella giustizia, come fa la gente di tante città italiane, ricoperte ancora oggi di manifesti per Gabriele. Ho accettato con il cuore in mano l'invito della gente barese, perché capisco che sono in molti a non voler abbassare i riflettori sulla nostra triste vicenda. A luglio, dopo la prima vergognosa sentenza, a Bari scesero in piazza per esprimere civilmente dissenso per una sentenza ingiusta. Ancora oggi continuano attestati di solidarietà anche che dalle istituzioni locali e nazionali, oltre che dal mondo dello sport. Non ultimo dai giocatori dell'Inter che si sono lasciati fotografare con la scritta GIUSTIZIA PER GABRIELE.”




Maurizio Martucci, scrittore del libro sul caso Sandri: “Domenica verrà ripercorsa la drammatica storia che ha colpito la famiglia Sandri. La tappa di Bari si aggiunge alle precedenti tenute a Cagliari, Milano, Lecce, Reggio Calabria, Biella, nella capitale e nella provincia romana. Significa che in Italia c'è tanta voglia di verità e sete di giustizia. Ovunque si vuole preservare la memoria di Gabriele Sandri, un ragazzo sfortunato ricordato con lo slogan 'Uno di noi!' , un del popolo, un cittadino di questo Stato. Intorno ai contenuti del libro '11 Novembre 2007' si è allargata una coscienza civile dirompente. Ora sta crescendo una nuova generazione di giovani che vuole credere in una società civile onesta e trasparente. E lo sta facendo nel nome di Gabbo: è un segnale dagli elevati valori morali!”

www.gabrielesandri.it