31 ottobre 2009

I TRADIZIONE

Ancora Torino, Juve-Napoli.
I Tradizione Binaconera posizionati in Curva Nord esibiscono un innocuo striscione contro la Tessera di Bobo. La Digos avrebbe ordinato di esporlo solo per un paio di minuti, chissà perchè poi. Lo striscione rimane invece appeso per una decina di minuti, fatto gravissimo in un Paese dove finisci in galera vivo e ne esci ridotto a frappè.

La Digos a questo punto avrebbe ordinato di ritirare lo striscione, lasciando intendere che in caso contrario sarebbero volate diffide come farfalle.
Questo mi è stato raccontato e, se risponde a verità,e sono certo che sia la verità, si tratterebbe di un grave gesto di intolleranza verso un movimento che si sta battendo civilmente contro quello sputo alla Carta Costituzionale che è la Tessera del ministro jazzista.
Onore ai Tradizione!
Vincenzo

INCIDENTI A TORINO E GIORNALISTUCOLI DISTRATTI

Torno a casa dallo stadio e mi aspetto titoli e articoli sugli incidenti scoppiati durante Juve-Napoli al Comunale. Niente. Zero. Tutti parlano di Hamsik e Amauri, del taglio di Camoranesi e della crisi della Juve.
Troppo comodo. Questa trasferta era stata vietata ai napoletani ma lo stadio ne era pieno, in tutti i settori. Sono arrivato in tram in via Filadelfia e il 4 erano stracolmo di tifosi azzurri raccolti a Porta Nuova e provenienti da Napoli. Onore a loro che hanno sfidato i capoccioni del Viminale smascherandone l'incapacità congenita e l'incocludenza cronica. Il divieto partorisce problemi, le Grandi Menti dell'Osservatorio dispongono, la Digos esegue e poi succedono inevitabilmente casini.
Al terzo gol del Napoli c'è stata persino una mini-invasione di campo, per tutta la partita ci sono stati contatti in tribuna tra tifosi di opposta fede, negli ultimi 15' minuti la polizia ha eseguito almeno tre arresti sotto la Sud. Non provate a leggere la notizia da qualche parte, sul web finora non vi è traccia alcuna. I giornalisti servi tacciono, del resto cosa dobbiamo aspettarci da gente che conosce i nomi di illustri politici che vanno a troie da vent'anni e non lo scrivono sui loro giornali? La tecnica è quella della dissimulazione, la magia della sparizione di una notizia che, se venisse data, coprirebbe di ridicolo l'assurda gestione del calcio in Italia. Anche stasera Osservatorio e Casms hanno fallito miseramente, proibire è dannoso, insistere è diabolico.

Vincenzo

FABIO NEL CUORE

La Spezia. In occasione di Pavia-Spezia la Curva Nord dello stadio Fortunati sarà intitolata a Fabio Ardizzone, indimenticato capitano della squadra lombarda e prematuramente scomparso a 32 anni il 31 agosto 2008 in un incidente stradale a Milano. La cerimonia avverrà domani pomeriggio prima del match alla presenza dei genitori di Fabio, del fratello e della fidanzata.
Ragazzo milanese dall’indimenticabile sorriso, Fabio arrivò a Pavia per giocare nella Berretti, poi il debutto in prima squadra dove visse il declino azzurro dalla C2 fino all’Eccellenza.

HINTEREGGIO-ROSARNO

Reggio Calabria 30 ottobre 2009. In seguito agli scontri occorsi in occasione dell’incontro di calcio di serie D “Hintereggio-Rosarno”, disputatosi la scorsa domenica allo stadio comunale di Bocale, scontri che hanno coinvolto anche un giocatore ed alcuni poliziotti in servizio di ordine pubblico, i quali, nell’intervenire per contenere la situazione, hanno riportato ferite e contusioni, il personale della Digos reggina, attraverso attività investigativa svolta con il supporto di immagini tecniche, ha identificato e denunciato all’A.G. competente 4 persone responsabili dei fatti di reato di cui agli artt. 336, 337 e 339 c.p..

In data odierna, il Questore di Reggio Calabria, a garanzia dell’ordine e della sicurezza pubblica, ha irrogato nei confronti dei denunciati i provvedimenti D.A.S.P.O. .

Reggio Calabria, 30 ottobre 2009

Il Daspo (da D.A.SPO. acronimo di Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive) è una misura introdotta con la legge 13 dicembre 1989 n. 401, al fine di contrastare il crescente fenomeno della violenza negli stadi di calcio.

ISTIGAZIONE E A DELINQUERE

Dopo la squalifica per 5 anni comminata dalla FIGC ed il Daspo imposto dal questore di Agrigento, arriva anche l’inchiesta della Procura della Repubblica di Agrigento per “istigazione a delinquere” nei confronti di Gioacchino Sferrazza, l’ex patron dell’Akragas.

L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Ignazio Fonzo e dal sostituto Luca Sciarretta, è stata aperta dopo la famosa dedica di Sferrazza all’amico Nicola Ribisi, arrestato con l’accusa di essere il presunto nuovo boss di Palma di Montechiaro, e ad alcuni fatti avvenuti nel corso della conferenza stampa organizzata dallo stesso nel corso della quale avrebbe dovuto chiarire la propria posizione. Secondo in PM, infatti, Sferrazza con il suo comportamento avrebbe istigato i tifosi a minacciare il giornalista Gerlando Cardinale che per primo aveva scritto sul Giornale di Sicilia la notizia della dedica.

NO ALLA TESSERA

Al termi­ne dell’assemblea della A il pre­sidente di Lega Maurizio Beret­ta annuncia: «Abbiamo deciso di inviare al ministro dell’Inter­no Roberto Maroni -leggiamo su La Gazzetta dello Sport - la lettera firmata da tutti i 20 presidenti di A e dai 22 di B che già si erano riuniti l’altra settimana dicen­do che accogliamo la filosofia del progetto della tessera del ti­foso e siamo pronti a renderlo operativo. Ma vogliamo arric­chire lo strumento con servizi, opportunità e speditezza d’uti­lizzo tecnologico e chiediamo al ministro di spostare l’entrata in vigore dal primo gennaio al primo luglio 2010. In tutto que­sto tempo lavoreremo insieme, anche attraverso una commis­sione Lega-Interni, per rendere la tessera vero strumento a ser­vizio dei tifosi»

MOLFETTA-BISCEGLIE

Molfetta- Era già accaduto lo scorso 10 settembre in occasione dell'incontro in notturna tra Liberty Molfetta e Bisceglie, valido per la coppa Italia. Si replica domenica prossima in occasione della gara di campionato (fischio d'inizio ore 14.30): "Paolo Poli" vietato alla tifoseria nerazzurra.

A disporre nuovamente il divieto di trasferta è stato il Prefetto di Bari che ha ritenuto la gara "a rischio" a causa dei precedenti episodi di violenza registrati tra le due tifoserie. Come avvenuto nello scorso settembre, il settore ospiti dello stadio molfettese potrà quindi accogliere i tifosi di casa.

A garantire il rispetto dell'ordinanza di diviteto ci saranno gli uomini della Compagnia Carabinieri di Molfetta che presidieranno lo stadio e le vie di accesso alla città per evitare che tifosi del Bisceglie possano comunque decidere di raggiungere molfetta per seguire la loro squadra del cuore.

VLADAN LUKIC

BELGRADO - Il presidente della Stella Rossa, Vladan Lukic, sotto inchiesta per istigazione alla violenza. Il procuratore generale, Slobodan Radovanovic, ha chiesto di perseguire penalmente il patron della formazione serba perche' nel corso di una recente partita della sua squadra a Novi Pazar ha indossato una maglietta con un motivetto che appoggia gli hooligans. Secondo il procuratore, vi sarebbe anche una responsabilita' della societa', che rischia una multa fra i 300 mila e un milione di dinari (3.225-10.750 euro).

MARONI BATTE IN RITIRATA

(AGI/ITALPRESS) - Milano, 30 ott. - Un'assemblea straordinaria di Lega Calcio distesa nella quale "continua ad aleggiare lo spirito che ha animato i lavori di questi mesi consentendo una forte accelerazione per raggiungere i nostri obiettivi". Il presidente Maurizio Beretta lascia via Rosellini col volto disteso nel tardo pomeriggio per riprendere la strada verso Roma e annuncia che "l'assemblea si riunira' ogni due venerdi' del mese per poter seguire collegialmente tutti i processi che daranno vita alla nuova Lega".
Nuova che significa divisa. "La prima iniziativa visibile - spiega infatti - sara' avviare un concorso di idee in tempi molto stretti per il nuovo marchio della A e penso che la B fara' la stessa cosa". Di comune c'e', al momento, la gestione della tessera del tifoso che, in teoria, dovrebbe partire il prossimo 1 gennaio. "Si e' deciso - afferma Beretta - di dar seguito agli orientamenti delineati che sono di scrivere al ministro condividendo l'idea della tessera ma spiegando che ci servono tempi piu' lunghi rispetto alla scadenza del 1 gennaio sia per la gestione tecnologica dello strumento sia per riempirla di contenuti e servizi a valore aggiunto". Su questo Beretta si augura che "possa essere un punto d'incontro per un percorso condiviso nei prossimi mesi in modo che porti a una tessera che abbia un significato di appartenenza che venga vista positivamente anche da chi frequenta gli stadi".
In parole povere la Lega chiedera' al ministro Maroni piu' tempo per far 'digerire' la tessera ai tifosi che la osteggiano. Per il resto e' stato deciso di chiedere alla Figc di anticipare all'1 gennaio la riapertura del mercato "cosi' come avviene negli altri paesi visto che quest'anno si ricomincia a giocare il 6 gennaio". La Lega non chiedera' la vaccinazione dei calciatori contro l'influenza A ("Non ci sono state richieste dalle societa' in questo senso", ammette il presidente). In merito alla separazione tra A e B non preoccupano le proteste del presidente della LegaPro, Macalli, che afferma che "sono le sue societa' a pagare gli alimenti con lo scippo di una parte dei proventi da redistribuire". "Sono battute ad uso della stampa, le cose sono chiare e fin troppo evidenti", liquida Beretta che, al contrario, appoggia De Laurentiis pronto ad affermare che qualcosa deve cambiare visto che "il calcio lo produciamo noi ma le regole le fanno altri".
"Per definizione le regole sono imposte, quello che si sta evidenziando in questo momento - conclude il presidente di Lega - e' che ce ne sono alcune che possono essere interpretate difformemente e possono rappresentare un problema.
Un'interpretazione univoca e coerente e' irrinunciabile".

30 ottobre 2009

GRAFFITI ULTRAS

30907_2smA Napoli i movimenti artistici più puri dei “writers” e dei “graffitari” si confondono con altri fenomeni sociali di diversa natura e ispirazione. Esempi emblematici sono sono quelli che riguardano il “virus” delle scritte dei gruppi organizzati del tifo partenopeo. Spuntano come funghi ,all’improvviso e indisturbate, insinuandosi come un virus nella nostra società senza far troppo rumore.
Mastiffs, Brigata Carolina, Teste Matte, Nuova Guardia, Fedayn, Masseria Cardone; sono queste le grandi griffe del tifo estremo che ormai abbiamo continuamente sotto gli occhi.

Il caso forse più emblematico è quello dei Mastiffs che, armati di bombolette spray, portano avanti da tempo un’offensiva imponente contro le chiese, i monumenti e i palazzi storici della città. A chiunque capiti di passeggiare per le strade del centro antico come del centro storico, del lungomare come di San Gregorio Armeno, accade con facilità di posare l’occhio sulle tante scritte “Mastiffs” che imperano in lungo e in largo. Se ne vedono persino sugli scogli da Via Caracciolo e nei posti più a vista del passeggio napoletano.

I Mastiffs sono uno gruppo di ultrà che occupa la Curva A dello stadio San Paolo. Sono tutti giovani provenienti per lo più dai quartieri di Montecalvario e di San Lorenzo, sui quali rivendicano la leadership. Marcano così il territorio almeno dal 2004 quando, con la vernice blu e la bianca, mettono la loro vistosa firma sui palazzi storici partendo da piazza Bellini per poi allargare la strategia ai luoghi di valore artistico, come monumenti e chiese. Aree sotto tutela dell’Unesco che, purtroppo, conosce bene anche questo fenomeno.

Le scritte dei gruppi sono semplice “arte ultrà” oppure un atto di sfida per comunicare il proposito di controllo del territorio? I “bersagli” scelti non sembrano casuali, magari proprio di fronte a sedi istituzionali. Per le scritte più imponenti si usa la tecnica del graffitaro professionista mentre per quelle più piccole si adoperano gli stencil che consentono la realizzazione con una spruzzata veloce di vernice.

Il Comune di Napoli, incurante della salvaguardia dei monumenti anche a livelli più elementari, non ha mai risposto a questa offensiva probabilmente criptata e la sfida provocatoria alle istituzioni, se tale è, sembra essere appannaggio ei gruppi organizzati del tifo.
A tutto ciò si uniscono i tanti giovinastri che dichiarano il loro amore su ogni muro e monumento. Ne viene fuori un quadro deprimente nel quale si delineano i contorni di una delle tante emergenze napoletane, strisciante ma non meno dannosa.
(Angelo Forgione – Napoli.com)

SAN GALLO

SAN GALLO - Sei degli otto tifosi zurighesi arrestati mercoledì sera a San Gallo dopo gli scontri scoppiati al termine della partita di Super League tra il Grasshoppers e la locale squadra di calcio, sono stati condannati oggi al termine di una procedura accelerata. Lunedì verrà resa nota l'entità della pena inflitta ai teppisti, ha detto all'ATS il procuratore capo Thomas Hansjakob.

Per quanto riguarda gli altri due fan fermati, la procedura contro uno di essi è stata abbandonata non potendolo accusare di alcunché, mentre per l'altro facinoroso è necessario un complemento d'indagine. Tutti usciranno dalla prigione preventiva stasera.

Mercoledì sera, per la prima volta, le autorità sangallesi hanno applicato la nuova normativa sul tifo violento che permette alla polizia di arrestare immediatamente gli hooligan. Nella rete degli agenti sono finiti otto supporter del Grasshopper posti in detenzione preventiva.

L'arresto immediato su mandato del giudice istruttore rappresenta una novità: in precedenza l'autorità si limitava a identificare i facinorosi, accertando le generalità, per poi rimetterli a piede libero. Ora i fatti vengono accertati subito: i reati ipotizzati contro i tifosi sono stati violenza o minaccia contro le autorità e i funzionari, sommossa e danneggiamento.

L'effetto sui tifosi violenti è molto maggiore, secondo le autorità sangallesi, perché concretamente gli otto interessati non hanno potuto presentarsi a scuola o sul posto di lavoro.

INTER-ROMA

trasferta1

Limite per i tifosi romanisti per il prossimo match tra Inter e Roma. Il prefetto milanese Gian Valerio Lombardi ha fissato in un tagliando a testa, la possibilità per i fans di seguire la squadra nella trasferta di Milano.

La decisione è stata presa seguendo le direttive del CASMS, il comitato di analisi per la sicurezza delle manifestazioni sportive, che ha ravvisato possibili disordini e ha preferito attuare questa linea, disponendo inoltre che i tagliandi non possono essere ceduti.

SULLE CAPELLATE

«Io, oggi, in Italia non porterei i miei figli allo stadio». Così parlò Fabio Cannavaro, capitano del­la nazionale campione del mondo. Era il 3 settembre 2008. Al tempo il difensore della Juve giocava ancora nel Real Madrid. Anche lui, da «stra­niero », bastonava i malcostumi del­­l’Italia del pallone e esaltava il Paese di cui era ospite pro tempore. «Quan­do entri al Bernabeu — aggiungeva — sembra di essere nel salotto buo­no di casa».
Lunedì è arrivato sir Fabio Capello a bacchettare e dire che a Londra, do­ve non comandano gli ultrà, si vedo­no gli impianti «pieni di donne e bambini». Ma è davvero così? Certo le immagini di stadi blindati, le scene di guerriglia urbana all’esterno, l’at­mosfera pesante che si respira in cer­te partite sono uno spot al contrario. Ma sono solo le malefatte dei teppisti a tenere lontane le famiglie? Sicura­mente, ma c’è dell’altro. A partire dal­la vecchia questione degli impianti, per lo più obsoleti e inadeguati. In tante città è già partita la corsa al nuo­vo stadio. I presidenti fremono, gli amministratori locali frenano.
Interpellato sull’argomento da
Sportweek Riccardo Montolivo, piedi buoni della Fiorentina, non ha avuto dubbi: «Come riportare la gente allo stadio? Stadi nuovi. Penso all’impian­to di Monaco di Baviera con strutture correlate come vorrebbero fare i Del­la Valle. Il calcio che si vede dentro uno stadio affascinante e che ti fa sen­tire la gente a un centimetro e vice­versa».
Uno stadio così avrebbe cambiato la giornata a Matteo Niero. «Ho porta­to mio figlio di 7 anni allo stadio a ve­dere il Padova: 45’ di coda sotto il so­le per il biglietto, 10’ per passare i tor­nelli, cori irripetibili e una partita vi­sta male, lontano dal campo perché lo stadio ha il campo di atletica intor­no ed è circondato da vetrate spor­chissime che rendono difficoltosa la visuale ai posti più bassi».
Non è l’unica lettera al
Corriere che contiene un cahiers de doleance per un viaggio fantozziano nella buro­crazia italiana. Un geometra dell’hin­terland milanese, racconta di quando perse un tempo del Milan a far la spo­la tra botteghini e cancelli. Fino a quando si ritrovò fuori dai tornelli con suo figlio di 11 dentro, in lacrime per aver perso il gol di Ronaldinho. Lex dura lex sed lex. E allora con la comodità e la ricchissima offerta del­la tv (all’estero, dove gli stadi sono sempre, per dirla con Sandro Ciotti, «gremiti ai limiti della capienza», non tutte le partite vengono trasmes­se) alle volte la scelta è quasi obbliga­ta.
Anche perché i club non fanno molto per invertire la tendenza. Quanto previsto dell’art. 11 ter della legge Amato («...biglietti gratuiti no­minativi per minori di anni quattordi­ci accompagnati da un genitore o da un parente fino al quarto grado, ... per un numero di manifestazioni sportive non inferiore al 50 per cento di quelle organizzate nell’anno») è se­guito alla lettera solo da pochi club. Chievo e Parma vanno anche oltre: under 14 gratis tutte le partite. Il Bolo­gna fa pagare 1 euro agli under 10. Al­tri abbassano l’età o aspettano una partita che non tira o la squadra in difficoltà per aprire le porte a baby fan e donne?
Già, l’altra metà del cielo che dice? Il j’accuse capelliano parlava di stadi londinesi con tante donne, non solo le Wags. «Ma Capello, con cui io ho più foto che con mio marito, stavolta ha proprio sbagliato». Nella Grossi, classe ’40, abruzzese, commerciali­sta, presidente dell’Anfisc (Associa­zione nazionale Femminile Sostenitri­ci squadre calcio), circa 6 mila asso­ciate, divise nei vari club «rosa» (dal Milan Club Femminile «Stella» Saron­no alle Mule alabardate), s’infervora. «In Italia ormai il 25% del pubblico è composto da noi donne. Per il mio Milan siamo addirittura il 35%». In­somma, qui, nessuno si sognerebbe di fare una proposta come quella dai tifosi dello Zenit San Pietroburgo: niente donne alo stadio.
«E potremmo essere ancora di più», aggiunge, decisa, la signora Grossi. Se non ci fossero gli ultrà? «Macché: il problema è il caro-prez­zi. Certo tra tante persone è possibile che si infiltrino i delinquenti. Eppure io sono 40 anni che giro per gli stadi per seguire il Milan e una sola volta ho avuto veramente paura: a Marsi­glia, nel ’91, quando si spensero le lu­ci. In Italia oggi la situazione è miglio­rata. Purtroppo, però, i biglietti costa­no: marito, moglie e due figli devono spendere più di 100 euro. E quante fa­miglie se lo possono permettere? In serie B e in prima divisione ci sono iniziative per noi donne. In A ancora poche».
Altro da dichiarare? «Comprare un biglietto è diventato complicatissi­mo. Chi fa le leggi sta nei palazzi del­la politica e non è mai stato in uno stadio. Aggiungiamo che i servizi igie­nici sono quelli che sono... Quindi, ca­ro Capello il problema non sono gli ultrà». L’impressione è che parli a nuora, perché suocera intenda.



Corriere della Sera

A CITTADELLA TORNA LA BANDIERA

La bandiera della Repubblica di San Marco (archivio)

La bandiera della Repubblica di San Marco (archivio)

PADOVA «La bandiera di San Mar­co ha natura meramente folkloristi­ca – scrive il questore di Padova, Lui­gi Savina – comunque storica e lega­ta al territorio veneto». Il vessillo, quindi, già simbolo di Venezia e del­la sua antica Repubblica Serenissi­ma, ma anche della Regione e delle sue sette Province, nonché della Le­ga e dei suoi ruggiti, può tornare a sventolare sugli spalti dello stadio Tombolato di Cittadella. Su quelle stesse tribune da cui, due settimane fa, è stato bandito. Nemmeno fatto entrare, in occasione del match di se­rie B tra i padroni di casa e il Piacen­za (1-1), da alcuni poliziotti zelanti e ligi al dovere. Forse troppo. Tanto da sequestrare temporaneamente il drappo dalle mani di un gruppo di attoniti tifosi granata. Erano gli «Ultras Sitadea», soliti sfoggiare l’emblema della Serenissi­ma in tutte le curve d’Italia. Gli agen­ti, in fondo, non hanno fatto altro che rispettare le ferree misure previ­ste dal ministero dell’Interno e, di conseguenza, dalla Lega Calcio.

I tifosi del Cittadella (archivio)
I tifosi del Cittadella (archivio)
«E’ vietato – dice, in estrema sintesi, la norma – introdurre negli stadi ban­diere, se non espressamente autoriz­zati o con i soli colori sociali della propria squadra». Quelle, invece, «con simboli politici, particolarmen­te nei casi in cui si intuisca che ver­rebbero usate a scopo provocatorio nei confronti di calciatori o sosteni­tori avversari», non sono ammesse. Insomma, lo scorso 17 ottobre, il vessillo col Leone di San Marco è sta­to chiaramente interpretato dalle for­ze dell’ordine come un emblema «politico». Leghista, come il sindaco di Cittadella. Ieri, invece, il cambio di rotta da parte del questore Savina. Che, forse già da stasera nel derby contro il Pa­dova, permetterà agli ultrà granata di sventolare l’amato drappo. «Giu­stizia è fatta – esulta Armando, un ul­trà – Alla fine, tanto rumore per nul­la... Abbiamo sempre portato la ban­diera della Serenissima su e giù per l’Italia con grande fierezza. E’ il sim­bolo della nostra terra e delle nostre tradizioni. I partiti e la politica non c’entrano».

Di parere opposto, inve­ce, il consigliere comunale cittadelle­se Francesco Rebellato, ex democri­stiano e fermo oppositore del sinda­co Bitonci: «Non voglio fare polemi­che – sottolinea – Però, mi sono in­formato dal capo-cerimoniere della Regione e mi è stato spiegato che c’è differenza tra la bandiera del Veneto e quella della Serenissima, che è poi quella di cui la Lega si è appropria­ta... La prima, infatti, raffigura il Leo­ne con il libro e rappresenta lo spiri­to commerciale dei veneziani e della terra in cui viviamo. La seconda, in­vece, ritrae sempre il Leone con una spada sguainata, cioè un senso di guerra. Ecco – puntualizza Rebellato – è proprio quest’ultimo il vessillo sventolato dagli ultrà del Cittadel­la... Un vessillo palesemente leghi­sta, partitico, politico. Basta fare un giro alla sezione locale della Lega e lo si trova esposto». «Macché – gli ribatte Bitonci – la bandiera col Leone è anzitutto un’immagine storica del nostro Ve­neto, così come ammesso anche dal questore Savina. Punto e stop. Non c’entrano qui la Lega e la politica, ma soltanto l’orgoglio e la memoria di un popolo».

Interviene, originale, Roberto Ciambetti, capogruppo del Carroccio in Regione: «Considero un clamoroso errore aver scomoda­to la Digos, perché vuol dire che qualcuno teme di più San Marco dei terroristi. La lettera del questore sta­bilisce un precedente... A chi biso­gnerà chiedere il permesso per sven­tolare la bandiera del Brasile se Ro­naldinho è in campo: al ministero degli Interni o quello degli Esteri?». A stasera, quindi, Cittadella-Pado­va al Tombolato. Superate le discus­sioni, però, restano le parole raccol­te da alcuni gruppi di tifosi veneti, più amareggiati che «incazzati per tutte le norme che ci impediscono di vivere la partita allo stadio come una volta»: «Biglietti nominali, tor­nelli, divieto di trasferta, nessun tamburo, striscione o bandiera – si lamentano in coro, preferendo tutti l’anonimato – Se non dopo aver compilato una sfilza di carte che ti fa passare la voglia di tifare... Il calcio di oggi non ci piace. E sarà sempre più grigio, come le nostre curve».

Davide D’Attino

MODELLO TEDESCO

E' sufficiente il sospetto per negare l'accesso allo stadio a tifosi ritenuti violenti. Lo stabilisce la Corte suprema di giustizia tedesca. Il provvedimento è legato ad una causa intentata da un tifoso del Bayern Monaco, che ha presentato ricorso per un divieto che gli avrebbe impedito di recarsi in qualsiasi stadio tedesco per 2 anni.
La sanzione era scattata dopo i disordini che nel 2006 hanno coinvolto il gruppo 'Schickeria Munchen', a cui appartiene il tifoso, e alcuni supporter del Duisburg. L'inchiesta si è chiusa con l'archiviazione, ma i cancelli degli stadi sono rimasti chiusi per il tifoso del Bayern, considerato comunque 'sospetto'.

MEGLIO LA B

'Meglio la Lazio in B che Lotito presidente'. E' l'esito del maxi processo andato in onda ieri sulle radio romane. Per i tifosi dunque è il presidente biancoceleste l'unico vero responsabile di questa situazione, anche se non è però il solo bersaglio della contestazione.

Il presidente è in compagnia di Tare e Ballardini, che in molti vorrebbero via dalla Lazio da subito.

(Leggo - Edizione Roma)


E.B.

SAMP-BARI

BARI — Quasi non sembra vero. Antonio Cassano e il Bari di nuovo vicini dopo otto lunghi anni. Corre­va l’estate del 2001: il pibe della cit­tà vecchia partiva verso il grande calcio, mentre i biancorossi si ritro­vavano in serie B. Malgrado le pre­messe, il percorso di Cassano e il Bari non è stato poi così diverso. Tra lampi e cadute, in entrambi spesso ha dominato la paura di non tornare grandi. Ma adesso il peggio sembra alle spalle. L’attac­cante pare aver sepolto le cassana­te e si è consacrato campione, i gal­letti sono ritornati nel palcosceni­co più prestigioso. E allora, forse questo Sampdoria-Bari cade nel momento giusto. Per Antonio sarà la prima volta da avversa­rio contro la squadra della sua città. Un evento che ha cata­lizzato l’attenzione dei supporter biancoros­si, pronti a riversar­si in massa al «Ferra­ris», in realtà anche per celebrare il recente gemellag­gio sancito con i sostenitori blucer­chiati.

A «Marassi» saranno oltre 4.000 i tifosi provenienti dal capo­luogo pugliese. In pratica, è ormai un’impresa trovare biglietti dispo­nibili nel settore ospiti dell’impian­to genovese. E se la voglia di vede­re il Bari sorprendere è tanta, pro­prio nessuno auspica un fallimen­to del figlio prediletto. «Ho scoper­to Cassano - svela il presidente del­la Camera di Commercio di Bari, Luigi Farace - il giorno che mio fi­glio ha compiuto sette. Quando, cioè, Antonio fece impazzire l’Italia con la prodezza contro l’Inter. So­gnavo che diventasse una bandiera biancorossa, ma i campioni come lui sono destinati agli alti ranghi. Sarà una grande emozione vederlo all’opera contro i ragazzi di Ventu­ra. Spero che regali spettacolo, ma senza infierire sul Bari. La sfida contro la Sampdoria calamiterà molte attenzioni: sarebbe un pecca­to rimediare una sconfitta».

Farace non ha gufato per un’ammonizio­ne di Fantantonio contro la Juven­tus, in modo da far scattare la squa­lifica con i galletti. «Le malelingue - dice - affermavano che Cassano avrebbe voluto evitare il confron­to. Ebbene, sono stati tutti smenti­ti. E poi non ci sarebbe gusto a bat­tere una Sampdoria privata del suo gioiello». Ispirandosi al fuoriclasse barese, Pippo Mezzapesa ha addirittura rea­lizzato l’ormai celebre cortometrag­gio «Come a Cassano». «Domenica il mio cuore sarà diviso», dichiara il regista.

«Il Bari viene sempre pri­ma di tutto, ma sono anche uno dei sostenitori più accaniti di Anto­nio. Lui è l’ultimo giocatore roman­tico che è rimasto. Uno vero, con la sua classe e le sue debolezze. In più, nel suo talento c’è tanto di Ba­ri. Dell’infanzia trascorsa nei vicoli della città vecchia inseguendo un pallone. Ecco perché, nonostante ce lo siamo goduto poco con la no­stra maglia, il legame tra noi e lui è indissolubile. Insomma, spero che a Marassi il Bari vinca 3-2. Così a Cassano lasciamo il gusto di segna­re una doppietta».

Davide Lattanzi

14 NOVEMBRE A ROMA!


CURVA NORD MILANO CONTRO CAPELLO

ROMA (29 ottobre) - La curva nord dell'Inter ha risposto a modo suo al ct della nazionale inglese Fabio Capello, che nei giorni scorsi aveva detto che nel calcio italiano comandano gli ultrà.

Nel corso del primo tempo al Meazza è stato esposto uno striscione che recita: Capello: se in Italia comandassero gli ultras, ci sarebbero leggi funzionali, prezzi popolari, stadi pieni e ... l'Europeo 2012!

LA BANDA DEI MISCI


«Il marito è un sampdoriano doc, che sta per realizzare il sogno della vita: la conquista del secondo scudetto. Moglie e prole sono genoani nel dna. Il derby si avvicina e la lotta intestina in ambito familiare ha inizio». Nasce così «Gradinata Sud» lo spettacolo di beneficenza della compagnia «La Banda dei Misci», che condito di sfottò e gag dialettali per doriani e genoani, va in scena il 27 marzo prossimo al teatro Carignano. Obiettivo: raccogliere fondi a favore della Sla Fondazione Stefano Borgonovo; per l'occasione hanno garantito la loro presenza diversi giocatori rossoblù. L'ironia sportiva, entra così di diritto nel calendario presentato dalla direttrice del Teatro Carignano Maria Gabriella Tamagno, che dà il via alla stagione dialettale con la commedia goviana «Sotto a chi tocca» della compagnia I Carrogge regia di Enrico Aretusi (dal 21 al 29 novembre). «Quest'anno festeggiamo il teatro che compie 40 anni di onorata programmazione in dialetto genovese, - spiega la direttrice -. Il segreto è tutto nel confronto tra la grande tradizione ligure e la nascita di nuovi orientamenti sperimentali, come il corso di teatro in italiano e genovese diretto da Enrico Aretusi, che partirà a breve».
Senza dimenticare la commedia in italiano come il «Quarto viaggio nell'operetta», presentata dal coro Tetracordo il 5 e 6 dicembre e «Il vero Ispettore Segugio» della compagnia Colpo di Scena, in calendario a partire dal 9 gennaio. La notte di Capodanno sarà l'operetta «La principessa della Csardas» a salutare il nuovo anno. Arriva anche la commedia musicale «Alleluya brava gente» in italiano volgare degli «Amici di Jacky» dal 23 al 31 gennaio. Gli appuntamenti a febbraio: «Corna e bicorna» della compagnia Arte Povera Genovese (dal 6 al 14); «L'ereditè da scià Sunta» della compagnia teatrale Quelli de 'Na Votta (il 20 e 21), e Na neutte d'inferno», la commedia di equivoci della compagnia Dietro le Quinte. Il 6 marzo la commedia «Con tutto o ben che te veuggio» del veterano Arnaldo Rossi della compagnia teatrale T76. Spazio anche agli studenti dell'istituto Duchessa di Galliera e del Grazia Deledda, che il 20 e 21 marzo presentano la fiaba musicale «Love waves». In chiusura di stagione il testo pirandelliano: «Il gigante della montagna» del Gruppo Teatrale del Mercoledì l'1 e il 2 maggio.

STEFANO, COME ALDRO, GABRIELE, ALDO.............

di ALBERTO CUSTODERO
ROMA - "Stefano Cucchi come mio figlio Federico e come Gabriele Sandri". E' Patrizia Aldrovandi a unire quei tre tragici destini dal denominatore comune di una morte avvenuta per mano di "una giustizia ingiusta". Aldrovandi, 18 anni, nel 2005 massacrato di botte da quattro poliziotti che, "nonostante la condanna - denuncia la madre Patrizia - sono ancora liberi, in servizio, pagati dalla collettività". Sandri, 26 anni, ucciso da un colpo di pistola sparato da un agente della Stradale. Cucchi, ultimo caso, 31 anni, morto in carcere dopo l'arresto dei carabinieri che lo hanno sorpreso con una ventina di grammi di droga. E dopo aver subito fratture alla spina dorsale, al coccige, alla mandibola, e una brutta ferita all'occhio sinistro.

Il giorno della morte al reparto detenuti dell'ospedale Pertini gli avrebbero negato anche la Bibbia. I suoi genitori, in cerca di giustizia e verità, hanno deciso ieri di divulgare, in una conferenza stampa al Senato (invitati dall'associazione "A buon diritto" di Luigi Manconi), le foto shock del cadavere del figlio, scattate all'obitorio. Il volto tumefatto: una maschera violacea attorno agli occhi, uno dei quali schiacciato nell'orbita, sulla palpebra un ematoma bluastro, la mandibola spezzata. E poi le immagini della schiena, fratturata all'altezza del coccige.

Chi ha ridotto così un uomo che, al momento dell'arresto, consumato dalla droga e dall'anoressia, sofferente di epilessia, pesava appena 43 chili? Nessuno, a due settimane dal suo arresto (catturato la notte del 15 ottobre, è morto in prigione il 22), sa ancora chi gli abbia procurato quelle lesioni mortali. Oppure, come se le sia procurate. La procura di Roma ha aperto ieri un'indagine. I carabinieri hanno avviato un'inchiesta amministrativa interna. Il Garante dei detenuti ha presentato un esposto. Alcuni esponenti politici hanno rivolto al ministro della Giustizia un'interrogazione urgente.

E il Guardasigilli, Angelino Alfano, alla Camera, mercoledì scorso, ha già fornito la versione del governo. "La visita al Regina Coeli - ha riferito Alfano - ha evidenziato la presenza di ecchimosi sacrale coccigea, tumefazione del volto bilaterale orbitaria, algia della deambulazione e arti inferiori". "Il medico del carcere - ha aggiunto il ministro - ha poi dato atto nel referto di quanto riferito dal detenuto: Stefano Cucchi ha detto di una caduta accidentale dalle scale".

Ma quando sarebbe caduto se, stando alla versione dei familiari, quelle ecchimosi al volto erano già presenti all'indomani del suo arresto da parte dei carabinieri?
"Alle 12 del 16 ottobre - raccontano i genitori - al processo per direttissima, il suo volto è molto gonfio. Alle 14, visitato presso l'ambulatorio di Palazzo di Giustizia, gli vengono riscontrate "lesioni in regione palpebrale, alla regione sacrale e agli arti inferiori". L'Arma, tuttavia, chiamata in causa (anche se indirettamente), dalla versione della famiglia, respinge ogni accusa.

In una memoria presentata in procura, i carabinieri al pm riferiscono che "quando Stefano si trovava nella camera di sicurezza della caserma della compagnia Casilina, ha accusato dei malori. Subito è stata chiamata un'ambulanza del 118 il cui medico ha fatto una accurata visita stilando un referto che parla di epilessia e tremori senza, però, riscontrare ecchimosi o lesioni. L'uomo ha rifiutato ogni cura ed eventualmente anche il ricovero. Dopo la visita Cucchi s'è girato dall'altra parte e ha detto "voglio continuare a dormire". E così ha fatto finché è stato portato in tribunale".

La sua morte è diventata ora un caso politico per l'intervento di parlamentari di entrambi gli schieramenti, Pd, Idv e Pdl uniti per chiedere alla magistratura di fare chiarezza e accertare le responsabilità.

MODELLO SVIZZERO

ZURIGO/SAN GALLO - Scontri fra tifosi e la polizia sono scoppiati a margine delle partite della Super League disputate ieri sera a San Gallo e a Zurigo. Nella città sulla Limmat un poliziotto è stato preso a calci ed è stato ricoverato in ospedale con ferite alla testa.

A Zurigo i disordini sono scoppiati dopo la partita fra l'FC Zurigo e l'FC Basilea, terminata in parità (2 a 2). Gruppi di tifosi delle due squadre si sono scontrati alla stazione di Zurigo-Altstetten, dove alle 23.00 è partito un treno speciale con i supporter del Basilea.

Per separare le fazioni avverse la polizia è intervenuta con idranti, proiettili in gomma e con l'impiego di una sostanza irritante. Una volta partito il treno, un gruppo di tifosi zurighesi ha attaccato un gruppo di basilesi rimasto sul posto.

Per cercare di calmare gli animi sono intervenuti agenti in borghese. Un poliziotto è stato attaccato e preso a calci ed è stato portato in ospedale con diverse contusioni ed escoriazioni alla testa, ha reso noto la polizia zurighese. Il suo presunto aggressore, uno svizzero di 25 anni, è stato arrestato assieme ad altre 12 persone. A causa dei disordini, il traffico alla stazione di Altstetten è stato temporaneamente sospeso.

A San Gallo i disordini si sono verificati prima e dopo il match che ha visto l'FC San Gallo battere gli zurighesi del Grasshoppers Club (GC) per 1 a 0. Il bilancio è di otto persone fermate e tre feriti leggeri, fra cui una poliziotta.

I problemi sono iniziati all'arrivo del treno speciale con circa 800 tifosi zurighesi. Prima dell'entrata in stazione qualcuno ha azionato il freno d'emergenza. I sostenitori dei Grasshoppers sono scesi dal convoglio ed hanno iniziato a lanciare sassi contro gli agenti. Sono stati esplosi anche fumogeni e petardi luminosi e la polizia ha impiegato proiettili in gomma e spray al pepe.

Scontri si sono avuti anche al termine della partita, quando un gruppo di fan zurighesi hanno iniziato a lanciare oggetti contro gli agenti e i passanti.



ATS

UN UNGHERESE, UN ISRAELIANO E UN QUESTURINO...PER UN DASPO DA BARZELLETTA...

E' stato identificato dalla Digos della Questura di Firenze il cittadino ungherese responsabile del diverbio verificatosi nelle fasi conclusive dell'incontro Fiorentina-Napoli all'interno del parterre della Curva Fiesole, provocando attimi di tensione. Ieri sera, in occasione della trasferta dei sostenitori viola per la gara Genoa-Fiorentina, il giovane ungherese e' stato riconosciuto tra i supporter viola presenti all'interno del settore ospiti. In particolare, il cittadino israeliano, scambiato per un sostenitore del Napoli per aver fotografato il goal della squadra partenopea, domenica scorsa e' stato ripetutamente strattonato dal cittadino ungherese, che, nel corso del diverbio, ha colpito poi al volto l'israeliano. La scena e' stata documentata dalle telecamere a circuito chiuso dello stadio Franchi, monitorate dalla Sala Gos.

Gia' da domenica sera la Squadra Tifoserie della Digos, coordinata dal dr. Francesco Bufalo, ha avviato le indagini per risalire al responsabile dell'episodio. In particolare, nella sola giornata di lunedi' sono state ascoltate negli uffici di via Zara oltre venti persone, riconosciute tra quelle presenti nella zona del settore dove si e' verificato il diverbio.

Contestualmente, sono stati esaminati attentamente i fotogrammi relativi all'accaduto, nonche' le immagini riprese dalle telecamere installate sui tornelli, relative alle fasi di accesso allo stadio. Durante la serata di ieri, anche grazie alle testimonianze raccolte, gli uomini della Digos al seguito della squadra in occasione della trasferta a Genoa, hanno notato la presenza del trentenne all'interno del settore ospiti. Hanno quindi atteso il termine della gara per poi identificarlo, dando corso alla denuncia per atti violenti in occasione di manifestazioni sportive. Nella stessa serata di ieri nei confronti del tifoso ungherese, poi accompagnato a Firenze, il Questore di Firenze, Francesco Tagliente, ha emesso il Daspo internazionale per la durata di cinque anni. Continua l'attivita' della Digos per verificare eventuali ed ulteriori responsabilita' relative all'episodio. Viene dunque ribadita la linea di massimo rigore della Questura di Firenze nei confronti di ogni intemperanza ed illecito che si verifichino in occasione di manifestazioni sportive.

Fonte: AGI

GIUSTIZIA PER STEFANO!

CNRmedia ha deciso di pubblicare le foto del cadavere di Stefano Cucchi, il 31enne romano morto nel carcere di Regina Coeli il 22 ottobre scorso. La famiglia di Stefano chiede giustizia. Per questo ha acconsentito alla pubblicazione. ATTENZIONE LE IMMAGINI POTREBBERO URTARE LA VOSTRA SENSIBILITA'


Queste sono le foto scattate al cadavere di Stefano Cucchi, il detenuto morto nel carcere di Regina Coeli, a Roma. È stata la stessa famiglia ad autorizzarci a pubblicarle. Sulla sua morte serve verità, così come chiede la sua famiglia. Stefano venne fermato il 15 ottobre scorso per droga al Parco degli Acquedotti di Roma. È morto all’ospedale Sandro Pertini il 22 ottobre dopo essere passato per gli ambulatori del Tribunale, del carcere di Regina Coeli e dell'ospedale Fatebenefratelli senza avere mai la possibilità di essere visitato dai parenti. Oggi, in una conferenza stampa organizzata al Senato dal presidente di 'A buon diritto' Luigi Manconi, a cui hanno partecipato anche l'avvocato dei Cucchi Fabio Anselmo e alcuni parlamentari, tra i quali Emma Bonino, Rita Bernardini, Felice Casson e Renato Farina, sono state distribuite ai presenti queste foto. Agli occhi dei genitori si e' presentato, secondo la ricostruzione, con il volto tumefatto, un occhio rientrato, la mascella fratturata e la dentatura rovinata. ''L'atto di morte e' stato acquisito dal pm - ha spiegato il legale Fabio Anselmo - per cui non abbiamo in mano nulla, se non le foto scattate dall'agenzia funebre e un appunto del medico legale. Non sono stati riscontrati traumi lesivi, a quanto appare, chepossono averne causato la morte. Si parla di ecchimosi ed escoriazioni e sangue nella vescica, per cui e' difficile saperequando e soprattutto come e' morto''. Stefano, a quanto confermail legale, soffriva di epilessia. Il Ministro Alfano ha parlato di “caduta accidentale dalle scale”. Ma non basta. E ora il padre di Stefano chiede la verità anche al ministro La Russa. “Mio figlio in quei momenti era sotto la tutela dello Stato – ha detto Giovanni Cucchi - dunque questa vicenda non può passare sotto silenzio. E dato che e' stato preso in consegna dai Carabinieri chiediamo chiarezza anche al ministro della Difesa Ignazio La Russa''.

29 ottobre 2009

LA TESSERA DI SPEZIA

La Spezia, 29 ottobre 2009 - ''Vogliamo avere i nostri supporter al seguito e ci stiamo attrezzando al meglio per fare la tessera del tifoso'' ha dichiarato Marco Palmieri, segretario generale dello Spezia. Al 2 novembre è stato fissato ufficialmente il semaforo verde per la nuova card.

I titolari della card potranno: assistere a tutte le partite, anche a quelle 'a porte chiuse', accedere agli stadi da tornelli preferenziali (ove previsti) e godere di una serie di benefit, tra cui la possibilità di sconti presso le aziende convenzionate.

I tifosi sprovvisti della nuova tessera a partire dal primo gennaio 2010 NON potranno piu' andare in trasferta e NON avranno la possibilità di sottoscrivere nuovi abbonamenti.

Di seguito il calendario delle sottoscrizioni :

Da lunedì 2 a venerdì 6 novembre dalle 16:00 alle 19:00 e sabato 7 novembre dalle 10:00 alle 13:00 presso le biglietterie del 'Picco'.

Successivamente, dal lunedì al venerdì, dalle 18:00 alle 19:00, presso la sede sociale bianca, in via dei Pioppi, ingresso 1.

Occorre presentare:

-modulo di richiesta compilato in ogni sua parte (scaricabile dal sito ufficiale e disponibile presso gli uffici dello Spezia Calcio)

-fotocopia della Carta d'Identità, Passaporto o Patente

-fotocopia del Codice Fiscale

Per altre informazioni http://www.acspezia.com/notizie/Tessera-del-Tifoso-si-parte-il-02-novembre.1245.html

SKY-FO

La partita contro la Roma ha lasciato l'amaro in bocca ad alcuni tifosi. Non per il risultato ovviamente, ma per un altro motivo: i commenti della gara in diretta televisiva. L'Udinese Club di Amaro ha indetto una raccolta firme per esternare una protesta contro i telecronisti di Sky che hanno commentato la gara del Friuli, in particolare contro Vincenzo Montella, giudicato fazioso da parte della presidentessa Raffaella Rainis e dei soci del suo sodalizio.

I tifosi lamentano il fatto che contro le compagini 'metropolitane' non ci sia un giusto metro di equilibrio e giudizio della prestazione.

Marina Presello

SIETE SU SCHERZI A PARTE

(ASCA) - Roma, 29 ott - Questa sera a Milano allo stadio Meazza, in occasione della partita Inter- Palermo alle ore 20.45, mille studenti delle scuole medie provenienti da Lombardia, Sicilia e Campania saranno sugli spalti insieme ai loro docenti. I ragazzi seguiranno la partita esponendo striscioni e messaggi in favore del tifo pacifico, della legalita' e contro la violenza negli stadi.

La manifestazione fa parte del progetto ''Lo sport contro la violenza'' del ministero dell'Istruzione, dell'Universita' e della Ricerca e si ripetera' anche in occasione delle partite Milan-Napoli, Milan-Catania, Milan-Palermo e della finale del Torneo Mondiale di Calcio di Viareggio prevista, sempre a San Siro, per marzo 2010.

Il progetto del Miur intende promuovere tra gli studenti una cultura dello sport basata sul fair play e su un sano spirito agonistico e insegnare una giusta concezione del tifo, inteso esclusivamente come divertimento. Una giusta cultura sportiva e' parte integrante di un'educazione ad una cittadinanza responsabile, nel rispetto dei principi costituzionali. L'iniziativa prevede infatti che nello stadio si svolgano convegni sui temi della lotta alla mafia e dell'educazione alla legalita' in cui i ragazzi, nei giorni precedenti alle partite, possono ascoltare le testimonianze e gli insegnamenti di magistrati, giornalisti, scrittori e operatori di pubblica sicurezza.

Nei prossimi giorni sara' bandito il concorso ''Un logo contro la violenza nello sport'' in cui gli studenti, con l'aiuto dei loro professori, potranno elaborare il logo che comparira' sui gadget dalle squadre che aderiscono al progetto.

red-rf/sam/ss

VERGOGNA

(AGI/ITALPRESS) - Roma, 29 ott. - Il giorno dopo la terza sconfitta consecutiva in campionato, Roma blindata all'interno del 'Fulvio Bernardini'. Fuori una citta' delusa e il tam tam radiofonico che non ha risparmiato nessuno dei giallorossi scesi in campo a Udine. Non poteva mancare la contestazione che si e' pero' limitata a uno striscione esposto fuori ai cancelli di Trigoria e subito fatto togliere dalla societa'. "Vergogna" recitava lo sfogo dei tifosi che non ci stanno a sentir parlare di una Roma relegata nella parte bassa della classifica e a due punti dalla zona retrocessione. All'interno di Trigoria, invece, e' giorno di colloqui e faccia a faccia tra Ranieri e i giocatori, mentre la societa' e' impegnata nell'assemblea degli azionisti. Anche qui e' bagarre con gli azionisti infuriati e che chiedono conto alla Sensi, invitandola a lasciare la guida del club giallorosso. Sul campo invece Ranieri recupera qualche giocatore in vista della sfida di domenica pomeriggio, all'Olimpico, contro il Bologna: partita che la Roma non puo' perdere. Mentre Francesco Totti (che sara' disponibile tra una ventina di giorni) ha ripreso a lavorare facendo i gradoni sotto l'attenta cura di Scala e Musa, sul campo si sono rivisti Menez, Burdisso e Cerci.

IL CASMSSSSSSS SI SPIEGA

(ANSA) - ROMA, 29 OTT - La decisione di chiudere il settore ospiti per Palermo-Catania, spiega il Comitato, "é stata assunta in considerazione dell'accesa rivalità tra le opposte tifoserie che in passato ha dato più volte vita a momenti di violenti scontri".

In particolare, ricorda, "lo scorso 30 agosto un gruppo di tifosi palermitani ha tentato un'imboscata ai supporter catanesi in transito nella stazione ferroviaria di Messina; solo grazie al tempestivo intervento delle forze dell'ordine di Messina e Reggio Calabria è stato impedito lo scontro tra le due tifoserie. Nella stessa giornata, 53 ultrà del Palermo sono stati denunciati per aver causato incidenti a Firenze; 57 tifosi del Catania, in occasione della trasferta a Bergamo dello scorso 23 settembre, si sono resi invece protagonisti di gravi incidenti, in conseguenza dei quali sono stati sottoposti a Daspo". (ANSA).

LA CAPITALE

di Eduardo Lubrano
Da mercoledì sera alle 23, le radio romane che si occupano di calcio, cioè quasi tutte, stanno registrando la delusione e la rabbia dei tifosi, degli opinionisti, degli addetti ai lavori. C’è tanta rabbia e soprattutto rassegnazione. I conduttori ed i radiocronisti hanno chiuso la serata nera di metà settimana con voci da funerale: “Adesso ci siamo – ha detto uno – siamo in zona retrocessione, la Lazio deve lottare per salvarsi, altro che quinto posto”, oppure un altro “Signori la serie B è a soli tre punti dalla Roma, e pensare che due anni fa siamo stati campioni di Italia per un’ora…”.

Dello stesso tono le dichiarazioni dei tifosi. Marco, laziale, attacca tutti, ma con calma: “Io non penso alla serie B, penso solo che spendo dei soldi per andare allo stadio e vedo undici incapaci, un allenatore che non sa che dire e una società inesistente che dice solo bugie”. “Ci hanno raccontato che stavano costruendo lo stadio nuovo per prenderci in giro a noi tifosi della Roma – urla nel microfono Pietro - Ma chi se ne frega dello stadio, io vorrei vedere una squadra decente in campo. Serve gente nuova, facce nuove e un atteggiamento diverso”.

I tifosi della Lazio pensano già ad un nuovo allenatore: “ Ballardini non ci sta capendo niente, meglio che se ne vada subito e lasci fare a gente più capace. Chiunque farebbe meglio di lui!” dice sicuro Alessandro. Molti anche i tifosi giallorossi che vorrebbero un nuovo cambio in panchina: “Ma i nostri che l’anno scorso giocavano bene a pallone so’ diventati dei brocchi? - si chiede Fabrizio – . Secondo me il problema è Ranieri. Meglio Mazzarri, era libero pure lui”.

Non mancano poi gli inviti, diciamo così, ai due presidenti a lasciare le società. “Rosella basta con le solite stesse frasi – scrive Marco in un sms – vattene e lasciaci liberi”; oppure Carlo che strilla isterico “Claudio Lotto grazie di quel poco che hai fatto, mò basta però!”. Ma qualcuno non dimentica che in campo la responsabilità è anche dei giocatori: “Ma si possono prendere due gol di testa da uno alto un metro e settanta come Floro Flores – dice sconsolato Lele – la Roma ha una difesa inguardabile”.

CASMSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSS

No ai tifosi catanesi al Renzo Barbera in occasione del derby con il Palermo in programma il 22 novembre. E' quanto ha deciso il Casms, Comitato di Analisi per la Sicurezza delle Manifestazioni Sportive, recependo così le indicazioni dell'Osservatorio che ha ritenuto ad 'alto rischio' la partita. Vendita del biglietto singolo per i tifosi ospiti nelle seguenti partite considerate a rischio: si tratta di Inter - Roma (serie A) del 8 novembre e Milan-Cagliari (serie A) del 22 novembre. Per Atalanta-Juventus (Serie A) del 7 novembre il Casms ha disposto la vendita di un solo tagliando per ciascuno spettatore.

CAPELLATE

Carling Cup, Barnsley-Manchester United: otto arresti. Chissà se Fabio Capello l'ha saputo. Il ct dell'Inghilterra, lunedì a Coverciano, ha detto che il calcio italiano è prigioniero degli ultrà. Affermazione eccessiva e piuttosto datata: qualche anno fa era così, ora fortunatamente non più. Anche se restano problemi, non c'è dubbio, e in non tutti gli stadi la situazione è ideale (vedi San Paolo, Olimpico, eccetera). Ci sono ancora sacche di violenza e impunità. Qualche anno fa Capello era allenatore di Roma, Milan e Juventus: a quei tempi c'era davvero una situazione pessima nei nostri stadi, molto peggiore di quella attuale, ma non ricordiamo sue prese di posizione. Come mai? Elogiò, quando allenava il Real Madrid, invece l'ordine, la pulizia, la disciplina che si respirava nelle strade madrilene: merito, secondo lui, del Franchismo. Le dichiarazioni di Coverciano comunque hanno scatenato non solo un dibattito ma anche risposte piuttosto decise. Come quella di Gianni Pestrucci, numero 1 del Coni: ''Il fenomeno di cultura sportiva certamente non ci può venire dagli inglesi. Anzitutto non ci può venire dagli inglesi perché Capello purtroppo è stato sfortunato perché ha parlato il giorno di una partita che è stata quella del Middlesbrough contro il Leeds in cui ci sono stati lanci di bottigliette, ci sono stati inneggiamenti ad Istanbul dove nel 2005 sostenitori del Leeds persero la vita....''. Ma guardiamo in casa nostra. A due anni e mezzo dalla serrata del calcio italiano, dovuta all'uccisione dell'ispettore Raciti dopo il derby Catania-Palermo, Petrucci sostiene che l'Italia ha ''fatto dei passi da gigante, se così non fosse non si riconoscerebbe alle società, alla Lega, alla Federcalcio, al lavoro che fa il Ministro Maroni, il prefetto Manganelli che noi negli ultimi anni abbiamo fatto dei passi da gigante''. Secondo Petrucci e anche il Viminale, ''i disordini sono diminuiti'' e ''non è vero che gli ultras condizionano le società''. Lasciamo perdere un attimo il modello inglese: lì hanno stadi di proprietà, una legislazione severissima (anni di carcere, da scontare, per chi commettere reati da stadio...), celle negli stadi, prezzi dei biglietti altissimi per fare selezione sociale, eccetera. Poi quando vanno all'estero, soprattutto in certe Nazioni, hanno grossi problemi con gli hooligans. Ma veniamo a noi: dopo Raciti gli stadi sono diventati più sicuri. Biglietti nominativi, tornelli, filtraggi, stewards, controlli sugli striscioni, i Daspo, gli arresti. Il giro di vite pesante, una "repressione" mal accettata dagli ultrà. Molti gruppi si sono sciolti, non ci sono più i leader di una volta. Capello non ricorda cosa entrava ai suoi tempi negli stadi: i cori sui forni e sulle Foibe, le svastiche, i coltelli, eccetera. Ora la situazione è migliorata, anche se l'Osservatorio del Viminale non ha avuto in questi anni l'appoggio che si augurava da parte delle istituzioni calcistiche. Basta pensare alla tessera del tifoso: presentata male, gestita peggio da Maroni ora finirà in un cassetto. Venerdì i club di serie A chiederanno che il progetto venga rimandato alla prossima stagione (se va bene). Un fallimento. Resta il problema delle trasferte, è vero: fra le tifoserie più a rischio quelle di Atalanta, Napoli, Cagliari, Roma, Palermo, Livorno (per motivi politici non possono andare in alcuni stadi). Restano stadi mezzi vuoti, ma non solo per la violenza ma anche per il disagio e soprattutto per il caroprezzi. Non c'è la volontà di mettersi intorno ad un tavolo: Viminale e istituzioni sportive e riesaminare tutta la materia. Ad esempio la vendita dei biglietti con restrizioni assurde che penalizzano le persone per bene, i turisti, eccetera (già da noi più volte denunciato). Gli striscioni, poi: ben venga l'ironia, ci vuole un minimo di buon senso. Ci vuole maggiore coesione fra le questure, non tutte si comportano nella stessa maniera (Firenze è un modello di dialolgo, perché non provare?). C'è da ridiscutere il piano delle trasferte (ma adesso sui treni tutti pagano il biglietto, anche i tifosi). Si ricorda Capello cos'era l'Olimpico con le svastiche? Quelle per fortuna sono sparite. E la Nazionale italiana non porta al suo seguito un manipolo di hooligans, come succede a volte agli inglesi. Sì, c'è un gruppuscolo che si chiama Ultras Italia: non tengono nessuno in ostaggio, ma sono di estrema destra e si esibiscono a volte nel saluto romano (successo anche di recente a Dublino). Vengono dal Sud Est, da Latina, dalla Puglia. La Digos conosce tutti i loro nomi: sono circa duecento-trecento. Certo, vedere il saluto romano in tv, o qualcuno che inneggia a Mussolini, non dà certo una bella immagine all'Italia (oltre ad essere vietato) ma per fortuna questo gruppuscolo viene tenuto sotto tiro e sembra non crescere più di tanto. Peggio, ci creda Capello, sono certi hooligans inglesi quando vanno in Germania, in Olanda, in Polonia, eccetera. Ognuno ha i suoi problemi ma sostenere che negli stadi italiani comandano i violenti significa essere rimasti un po' indietro e soprattutto non risconoscere gli sforzi (non tutti felici, per carità) che sono stati fatti dopo la morte di Raciti.

TAGLIENTE DIXIT


Ecco le parole del Questore di Firenze Tagliente intervistato da Lady Radio:

"La Questura ha già fatto al richiesta ufficiale alla Fiorentina, appena le condizioni economiche e burocratiche lo consentiranno i divisori tra gli spalti e il campo verrano rimossi...

La tessera del tifoso? E' pensata per il tifoso, per favorirlo anche nell'acquisto dei biglietti, anche per le trasferte che eventualmente dovessero prevedere un settore ospiti chiuso, dà grandi garanzie a chi è fidelizzato, a chi entra in uno stadio come a casa sua. Gli stessi controlli all'ingresso sarebbero diversi nei confronti dei tifosi muniti di tessera.... questi entrerebbero dalla porta principale...

A Firenze da 300 uomini siamo arrivati a gestire partite anche con 10 uomini, naturale che alcuni uomini debbano esserci, ma quelle forze dell'ordine sono in città, magari alle cascine, in san Lorenzo pronti ad intevenire. Anche la gente comincia a vedere quelle forze dlel'ordine come una risorsa non come un ostacolo che crea un disagio allo stadio....

Togliere gli ombrelli all'ingresso dello stadio? C'è il divieto, ma non c'è stata uniformità, a volte sono stati fatti entrare ombrelli perchè qui sappiamo che c'è una tifoseria corretta, certo a livello nazionale non entrano...

Col Liverpool abbiamo registrato un successo che dobbiamo condividere col pubblico fiorentino.

Gli episodi col Napoli? 1.200 tifosi del Napoli che avevano regolarmente comprato biglietti di maratona e tribuna hanno assistito all'incontro 800 dalla maratona e 400 dalla tribuna. Hanno potuto godersi lo spettacolo, certo c'è stato qualche momento di tensione, ma in passato una cosa simile sarebbe stata impenssabile...

Disparità di trattamento tra le tifoserie? I questori sono figure importanti sul territorio, questi rappresentano al ministero l'umore della tifoseria, quindi raccolgo il messaggio della protesta dei tifosi della Fiorentina proprio perchè sono un sensore del territorio...

Gli steward? A Firenze hanno fatto cose importanti, sono già in grado di gestie la sicurezza da soli allo stadio.... Certo è smepre necessario fare corsi di aggiornamento...."

PESCARA-TARANTO

Il Prefetto di Pescara, con un decreto, ha disposto che l'incontro di calcio Pescara-Taranto, valevole per il campionato di Lega Pro Prima Divisione girone B e in programma domenica 1 novembre allo stadio "Adriatico", venga disputato senza la presenza di tifosi ospiti. Pertanto si invitano i tifosi pugliesi a non recarsi nella città abruzzese in quanto non sarà consentito loro l'accesso allo stadio.

SONO CONFUSI

La Tessera del tifoso continua a fare discutere. Se si tratti di una normale forma di prevenzione o una vera e propria forma di restrizione per i tifosi ancora non e' chiaro, ma il suo impiego e' ormai imminente e per spiegarne l'efficacia interviene addirittura il presidente della Figic, Giancarlo Abete. 'La tessera del tifoso? Avremmo preferito fosse facoltativa, con le societa' che possono avere maggiore o minore celerita' ad attivare questo discorso. Una volta che invece la tessera e' obbligatoria, bisogna valorizzarne le positivita' - ha detto ai microfoni di Radio 24 -. La vera rivoluzione culturale nel calcio e' stata il biglietto nominativo. La Tessera del tifoso e' lo sviluppo naturale. Ci dobbiamo porre semmai il problema se dobbiamo avere il biglietto nominativo. Cosa ne penso? Dico che l'abbiamo soltanto noi tra i grandi Paesi europei, potrebbe anche essere evitato ma non e' un vulnus intermini di privacy'. Non manca una risposta di Abete alle frasi di Fabio Capello che, nei giorni scorsi, ha fortemente contestato il sistema calcio italiano. 'Le frasi di Capello sugli ultras nel calcio italiano non mi danno ne' fastidio ne' rabbia. E' una valutazione e va rispettata pero' e' generica perche' dare dei giudizi dividendo tra buoni e cattivi mi sembra riduttivo. Non penso che uno debba risolvere i propri problemi avendo come riferimento il fatto che altri stanno peggio, ma ricordo che nella storia del calcio l'Inghilterra si e' contrassegnata per lutti e atti di violenza che onestamente sono di gran lunga superiori ai pur tristi eventi avvenuti nel nostro Paese. Il fatto che ci siano presidenti sotto scorta e' la testimonianza non piacevole del fatto che ci sono possibilita', capacita' e volonta' della dirigenza sportiva di non accettare condizionamenti che negli anni passati ci sonostati'.

MODELLO FRANCESE

Tre ragazzi sono stati condannati a tre mesi di reclusione in seguito agli episodi di violenza ai danni delle forze dell'ordine avvenuti domenica scorsa a Marsiglia, dopo che la Lega Calcio francese aveva deciso di rinviare la partita tra l'Olympique Marsiglia e il Paris Saint Germain per il rischio di contagio da virus dell'influenza A. Per i tre giovani di 18 anni, è scattato anche il divieto di entrare allo stadio per un anno e mezzo. Altri tre ragazzi, minorenni, sono stati messi in libertà vigilata. (28/10/2009) (Spr)

E' GIUSTIZIA QUESTA?

È costato davvero caro, il lancio di un fumogeno in campo a un tifoso dello Spezia. Una volta accendere torce e fumogeni in curva era consuetudine e folclore. Oggi è reato gravissimo. Quasi equiparato a una rapina. Senza considerare le pene accessorie. Ne sa qualcosa Enrico Mugnaini, meglio conosciuto con don Mugna, per il suo travestimento da prete che sino a qualche tempo fa esibiva al Picco mentre “benediva” il campo di gioco.Mugnaini sta vivendo una vera e propria odissea giudiziaria. Nel marzo scorso venne condannato a un anno e mezzo per il lancio del fumogeno. Episodio che avvenne durante la partita Spezia-Pro Settimo Eureka dell’anno scorso e ripreso dalle telecamere interne dello stadio.

Il comportamento fece scattare automaticamente il provvedimento di diffida e quindi il divieto ad assistere a manifestazioni sportive. Non solo. Ogni volta che gioca lo Spezia don Mugna deve ripiegare l’abito talare e presentarsi in questura.

Nella partita infrasettimanale Albese-Spezia del gennaio scorso Mugnaini probabilmente si dimenticò di presentarsi davanti al poliziotto di servizio un’ora prima della partita come previsto dall’ordinanza. Ma lo fece regolarmente nel corso della ripresa. Per quella dimenticanza Mugnaini venne denunciato all’autorità giudiziaria. Un reato considerato grave dopo l’approvazione della legge Maroni, che ha voluto imprimere un giro di vite contro la violenza negli stadi. Così ieri Mugnaini è comparso davanti al giudice Mario De Bellis per rispondere delle accuse.

Il pubblico ministero Alessandro Casseri ha compreso la particolare situazione e ha chiesto il minimo della pena prevista dalla legge. Ma per questo tipo di reato la legge prevede comunque una condanna davvero pesante. Così il giudice, pur accogliendo la richiesta dell’accusa, ha inflitto all’imputato un anno di reclusione e diecimila euro di multa. Che aggiunti alla condanna precedente fanno due anni e mezzo di carcere. Tutto per un fumogeno lanciato sull’erba del Picco durante una partita di quinta serie...

PETRUCCI

(AGI/ITALPRESS) - Roma, 28 ott. - L’Italia continua a lavorare per avere stadi piu’ sicuri, l’ultima iniziativa e’ la “Tessera del Tifoso” che non piace agli ultras e che non convince molte societa’. “Io condivido il lavoro del ministro Maroni - spiega Petrucci -. Si sta lavorando intensamente con Lega e Figc, non so se Maroni voglia far partire il tutto a gennaio o optera’ per uno slittamento, in ogni caso condivido il suo lavoro. La “Tessera del Tifoso” e’ una buona idea che permettera’ al pubblico di andare allo stadio sereno e tranquillo, non si tratta di schedature e non c’e’ violazione della privacy”.(AGI)

Red/Tri

IL CAPOLAVORO DI DOMENICO MUNGO

NOTIZIA ANSIA

(ANSA) - MILANO, 28 OTT - Gli ultras delle squadre di calcio di tutta Italia manifesteranno il 14 novembre a Roma contro la tessera del tifoso. L'annuncio della manifestazione sta facendo il giro sui siti Internet delle tifoserie organizzate, accompagnato dalle raccomandazioni ai partecipanti a comportarsi in modo corretto durante il corteo, e a mettere da parte il campanilismo e ogni simbolo che richiami ideologie politiche.

EROICI LIVORNESI

Livorno, protestano gli ultras

(ANSA) - LIVORNO, 28 OTT - Protesta dei tifosi del Livorno solidali con quelli dell'Atalanta ai quali il Casms ha impedito di seguire la squadra in trasferta. Dopo 15' di silenzio la contestazione si e' conclusa; i supporter toscani hanno scandito cori e slogan contro il ministro dell'Interno Roberto Maroni e contro la 'tessera del tifoso'. Gli ultras, in segno di protesta contro le decisioni del Viminale, avevano lasciato lo spicchio centrale della loro curva vuoto, come il settore ospiti rimasto chiuso.

DALE CAVESE

Sono stati assolti dal Gup del Tribunale di Verona, “per non aver commesso il fatto”, gli 8 ultras aquilotti arrestati per gli scontri allo stadio “Bentegodi” in occasione della partita Verona-Cavese. Immagini e tabulati telefonici alla base dell’assoluzione. Ora i giovani chiederanno il risarcimento dei danni…


Sono stati assolti gli 8 ultras cavesi arrestati e rimessi in libertà dopo gli scontri del febbraio 2008 in occasione della partita allo stadio “Bentegodi” tra Verona e Cavese.

“Assolti per non aver commesso il fatto”: così recita la sentenza emessa dal Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Verona alla fine del rito abbreviato, condizionato all’acquisizione di prove.

Il Gup ha accolto le istanze dei difensori, l’avvocato cavese Mario Secondino, l’udinese Adami ed il veronese Tremelloni, rigettando la formulazione della pena avanzata nell’udienza precedente dal pm, che aveva richiesto 10 mesi di reclusione.

Andrea Alfieri (22 anni), Errico Coppola (20 anni), Antonio Ferrara (27 anni), Giovanni Ragosta (28 anni), Angelo Salsano (33 anni), Umberto Sorrentino (30 anni), Claudio Vernacchio (22 anni) e Luigi Vitale (36 anni): questi i nomi degli ultras assolti.

Le prove decisive per scagionare i giovani sarebbero state rappresentate da alcune immagini girate da loro compagni presenti allo stadio “Bentegodi”, che documenterebbero le lesioni procurate dai manganelli usati dagli agenti durante la rissa. Altre prove sarebbero i biglietti nominativi posseduti dagli ultras ed i tabulati telefonici, che dimostrano come alcuni ragazzi erano al telefono proprio nei minuti dell’accadimento.

Ricordiamo che i giovani in questione furono colpiti da Daspo, un provvedimento che ha vietato loro per un anno di recarsi in qualsiasi stadio o struttura sportiva. Ora gli 8 ultras sono intenzionati a richiedere il risarcimento dei danni, sia per l’arresto che per la diffida ingiustamente comminata.


Questa volta i nomi li lascio, per rendere giustizia a questi ragazzi a cui la Legge dovrà qualche chiarimento ( e qualche soldino...).

Vincenzo

ANCHE GLI SBIRRI NEL LORO PICCOLO SI INCAZZANO

di Daniele Nalbone

ROMA - Gli ha dato dei “panzoni”, «ma noi difendiamo anche la tua sicurezza, buffone». A scagliarsi contro una delle tantissime uscite infelici del ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, oggi a Roma sono stati 40mila agenti tra polizia, penitenziaria e del corpo forestale dello stato. A conclusione di un mese di mobilitazione sono arrivati da tutta Italia a bordo di automobili, treni e pullman, rinunciando a un giorno di ferie o di permesso, per manifestare contro il Governo Berlusconi.

Oltre alle promesse non mantenute in campagna elettorale in tema di sicurezza, i sindacati denunciano che «il contratto di lavoro è scaduto da due anni e non è stata ancora avviata l’attesa riqualificazione interna del personale». Il cosiddetto “riordino”. Così alle 9,30, da piazza Bocca della Verità, è partito un corteo “anomalo”, con le forze dell’ordine in servizio chiamate a scortare per le vie della Capitale i propri colleghi non in servizio. «Siamo qui» spiegano i sindacalisti che sono intervenuti, alla fine del corteo, in piazza Navona, «per denunciare la politica di tagli alla sicurezza dell'attuale Esecutivo, confermata dal recente incontro a Palazzo Chigi dove sono state illustrate le linee guida della Finanziaria 2010 che proprio in questi giorni il Parlamento sta discutendo». Ad oggi, però, si parla solo di tagli, di circa 3 miliardi di euro, al Comparto Sicureza e Difesa. Il che, unito agli effetti del Decreto Brunetta, oggi legge, sta determinando una drastica diminuzione del personale e un inaccettabile aumento dell’età media dei poliziotti italiani, oggi vicina ai cinquanta anni.

Oltre a Brunetta, il corteo non ha risparmiato cori contro il premier e, soprattutto, contro il ministro degli Interni, Roberto Maroni. «Vi ha dato le ronde» hanno spiegato gli agenti ai cittadini, «e dato soldi per questa vergogna, anziché darci nuovi mezzi, visto lo stato delle automobili di servizio, e riconoscere il nostro lavoro con la firma del rinnovo del contratto».

Messaggi di solidarietà agli agenti sono arrivati da tutte le forze politiche di opposizione.

Se per Luigi De Magistris, europarlamentare dell’Idv, «questa mobilitazione ci ricorda l’incoerenza ipocrita del governo e il pericoloso piano che sta portando avanti per stravolgere gli equilibri democratici, Paolo Ferrero, segretario del Prc, punta il dito «su un’amministrazione che da un lato legalizza le ronde padane e costringe le forze di polizia a dover cedere a ronde anticostituzionali diritti e prerogative, dall’altro taglia i finanziamenti alla Polizia di Stato».
In chiusura di manifestazione, direttamente da piazza Navona, arriva l’intervento del neosegretario del Pd, Pier Luigi Bersani che chiede, quantomeno, che al danno, cioè il mancato rinnovo del contratto, non si aggiunga la beffa «di prendere i soldi per risolvere questa situazione dallo scudo fiscale e dai condoni, perché non si paga la legalità con l’illegalità».

ESONERATO

SIENA, 29 ottobre 2009 - Marco Giampaolo non è più l'allenatore del Siena: manca solo l'ufficialità, ma il presidente bianconero Giovanni Lombardi Stronati ha preso la decisione nella notte, dopo la sconfitta di Bologna che lascia i bianconeri ultimi in classifica a 5 punti, con sette sconfitte in dieci partite. Ancora non è stato deciso il sostituto: esiste l'ipotesi Mario Beretta, ma la società sta pensando anche alla soluzione interna con il tecnico della Primavera Marco Baroni. Di rientro da Bologna, c'è stata una nuova contestazione dei tifosi, che si sono accodati al pullman della squadra in autostrada. Il mezzo è stato poi scortato dalle forze dell'ordine fino a Siena all'albergo del ritiro: i sostenitori bianconeri sono stati tenuti fuori dal piazzale dove domenica sera avevano già fronteggiato tecnici e dirigenti. I tifosi hanno intonato cori offensivi dall'esterno della struttura, invocando ancora una volta l'esonero di Giampaolo, avvenuto di lì a poco, con la decisione del presidente Giovanni Lombardi Stronati, rimasto a Roma.

30 ANNI

Paparelli è stato la seconda vittima del tifo calcistico in Italia: la prima fu Giuseppe Plaitano, un tifoso della Salernitana che nel 1963 morì in seguito a degli scontri scoppiati con dei tifosi del Potenza. L'assassino di Paparelli si chiamava Giovanni Fiorillo, aveva 18 anni, e subito dopo l'omicidio si diede alla latitanza.

E' morto il 24 marzo del 1993 per overdose. Sono passati 30 anni da uno degli eventi più funesti della storia del calcio italiano, ma dimenticare è impossibile. Soprattutto perchè, nonostante i fiumi di parole e retorica spesi nel corso degli anni, la situazione lagata alla violenza nel calcio è cambiata ben poco.

Questa sera, in occasione del match contro il Cagliari, i tifosi della Lazio ricorderanno Paparelli, sotto quella targa che nel 2004, in un Lazio-Messina finito 2-0, venne apposta nel piazzale antistante la curva Nord in ricordo di un tifoso biancoceleste che per motivi assurdi non c'è più.

[in collaborazione con Calciomercato.it]

MOURINHO CONTRO RANIERI

STANKOVIC VOLEVA RESTARE - Il tecnico lusitano si ricollega alle dichiarazioni di Ranieri, secondo cui la Juventus lo scorso anno non è riuscita a prendere Stankovic per volere contrario dei tifosi bianconeri. "Se un giocatore non arriva perché gli ultrà non lo vogliono, è indice di mancanza di personalità della società: non ci si può in alcun modo far influenzare dai tifosi. Nego comunque il fatto che Dejan sia stato vicino alla Juventus. Sono arrivato il 16 luglio dello scorso anno, è il primo con cui ho parlato è stato proprio Stankovic, che subito mi aveva detto di voler rimanere".

SE ROMA PIANGE, ATENE NON RIDE

Quando si parla di tifo violento, verrebbe da dire che tutto il mondo è paese. E' di qualche giorno fa la dichiarazione che ha fatto tanto rumore da parte di Fabio Capello, il quale ha parlato senza mezzi termini di "un calcio italiano in mano agli ultrà".

I vertici federali non hanno tardato a smorzare i toni della polemica evidenziando come nel nostro paese si stia facendo del tutto per depotenziare l'aggressività del tifo organizzato, ma purtroppo siamo ben lungi dal poterci paragonare alla situazione inglese, dove le famiglie vanno tranquillamente allo stadio come si recassero al teatro o al cinema.

E' di ieri la feroce contestazione dei supporters laziali nei confronti della squadra e del presidente Lotito, che seppur non immune da errori ha fatto vincere due importanti trofei alla società biancoceleste in pochi mesi. L'allenamento dei ragazzi di Ballardini è stato interrotto dopo 30 minuti con lancio di petardi e cori molto offensivi.

Ma anche in Grecia non se la passano meglio. Nella notte, infatti, in seguito all'eliminazione della squadra di Zico dalla Coppa nazionale contro il Panserraikos, davanti alla sede dell'Olympiacos è stata fatta esplodere una bomba, che ha danneggiato alcune automobili parcheggiate in strada ma che miracolosamente non ha causato vittime.

Un gesto folle da addebitare alla frangia più violenta del tifo biancorosso e poco abbinabile agli scarsi risultati: la squadra del Pireo, infatti, in Champions League viaggia a gonfie vele nel girone H con 6 punti in tre match e secondo posto alle spalle dell'Arsenal, mentre nel campionato ellenico Maresca e compagni sono ancora imbattuti dopo 8 giornate a quota 20 punti, 2 in meno del Panathinaikos capolista.

NAPOLETANI, TIFOSI FANTASTICI

Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, ha rilasciato un'intervista a "Napoli Magazine": "Hanno vinto i napoletani. E' stato fantastico. Forse c'era un rigore per noi nel primo tempo. Ho guardato Denis negli occhi e gli ho detto: avanti tutta. I nostri non sono ancora dei marpioni. Non sappiamo fare due gol rapidamente come ha fatto il Milan. Abbiamo creato tantissime palle gol, molte di più del Milan. In serie A conta chi segna. Il 3-2? Poteva starci. Con la Juventus sarà un super allenamento. Mazzarri sapra' come muoversi. Dopo il Catania, ci sara' la sosta. Per il momento Mazzarri ha tutti 10. Mi sembra che tanto male non sia andata. Sono state due emozioni da film. A un certo punto mi ero alzato. Il gol di Cigarini? Ero di spalle. E' stata la vittoria del pubblico. Non c'e' stato ne' uno striscione ne' una bomba carta. I tifosi napoletani si sono riappassionati e riappropriati del calcio. Se devo fare degli investimenti e' bello poter contare su dei tifosi fantastici. Mi piace questo Napoli che ci mette l'anima. Mi ero rassegnato anche a perdere, me ne torno a casa sereno. Il San Paolo e' da Europa. La squadra spreca molto ma non molla. E' un Napoli che ha carattere. L'anima sta affiorando. Mazzarri sta facendo cose importanti. Una macchina non la scopri mai se non la provi in tutte le stagioni. Vorrei essere quarto alla penultima di campionato non in questo momento. A fine marzo capiremo la forza del Napoli. Il gol di Denis come quelli di Sosa? Non ci ho pensato. La cosa che mi interessa è essere lontano dalla zona rossa. Anzi ora siamo nella zona azzurra, la zona Napoli !".

Antonio Petrazzuo

LAZIO-CAGLIARI

Clima di grande tensione al termine della partita tra Lazio e Cagliari. Il ko contro i sardi per 1-0, che fa sprofondare la formazione biancoceleste nelle zone rosse della classifica (un punto dalla terzultima), ha infatti acceso la rabbia dei sostenitori della Lazio. Al termine della partita circa 150 tifosi biancocelesti hanno preso d'assalto l'uscita della Tribuna Autorità. Un remake della contestazione di Formello, di ieri, che coinvolge non solo il presidente Lotito (che ha già lasciato la stadio), fischiato e insultato per tutta la partita, ma l'intera squadra, tecnico compreso.

28 ottobre 2009

INFAUSTO

Fausto Panunzi *
Fabio Capello, allenatore della Nazionale inglese di calcio, ospite dell'associazione della stampa sportiva italiana, ha fatto la sua diagnosi dei mali che affliggono il calcio italiano. Due sono i punti principali toccati da Capello. Il primo riguarda gli stadi. In Italia appartengono ai Comuni che li affittano alle squadre. In Inghilterra o in Spagna appartengono alle società, che non solo gestiscono la sicurezza con i loro steward, ma hanno anche l'incentivo ad adattarli alle esigenze dei tifosi, con ristoranti, bar, visite guidate. Il secondo riguarda il potere eccessivo degli ultras (..) Sconcertanti le reazioni dei dirigenti sportivi italiani alle dichiarazioni di Capello. Per il presidente del Coni, Petrucci è "troppo facile parlare dall'alto. (...) Non mi piace chi va all'estero e dà giudizi sull'Italia" (...)
Non si capisce perché chi sia all'estero non possa dare giudizi sull'Italia. (...) E' vero o no che le squadre italiane non possiedono lo stadio e che solo la Juventus ha un piano serio per averne uno in pochi anni? E vero o no che in conseguenza di ciò la struttura dei ricavi del club italiani è sbilanciata (...) sul lato dei diritti televisivi? E' vero o no che ogni domenica lo Stato italiano sussidia i club garantendo la sicurezza delle partite con le forze dell'ordine? E' vero o no che gli ultras hanno spesso accampato richieste assurde e vessatorie alle società chiedendo biglietti gratis da vendere sul mercato nero o la gestione di alcuni rami del merchandising? E' vero o no che gli ultras spesso hanno treni speciali per le trasferte (sui quali molti non pagano il biglietto) e che tali treni vengono a volte distrutti? Ma soprattutto: che futuro ha il calcio italiano se i massimi dirigenti sportivi, posti di fronte ad una diagnosi più o meno plausibile dei problemi del calcio italiano, preferiscono prendersela con chi denuncia tali problemi invece che fare proposte per la loro risoluzione?
* docente di Economia politica - Università Bocconi
tratto da lavoce.info



INFAUSTO

Fausto Panunzi *

Fabio Capello, allenatore della Nazionale inglese di calcio, ospite dell'associazione della stampa sportiva italiana, ha fatto la sua diagnosi dei mali che affliggono il calcio italiano. Due sono i punti principali toccati da Capello. Il primo riguarda gli stadi. In Italia appartengono ai Comuni che li affittano alle squadre. In Inghilterra o in Spagna appartengono alle società, che non solo gestiscono la sicurezza con i loro steward, ma hanno anche l'incentivo ad adattarli alle esigenze dei tifosi, con ristoranti, bar, visite guidate. Il secondo riguarda il potere eccessivo degli ultras (..) Sconcertanti le reazioni dei dirigenti sportivi italiani alle dichiarazioni di Capello. Per il presidente del Coni, Petrucci è "troppo facile parlare dall'alto. (...) Non mi piace chi va all'estero e dà giudizi sull'Italia" (...)
Non si capisce perché chi sia all'estero non possa dare giudizi sull'Italia. (...) E' vero o no che le squadre italiane non possiedono lo stadio e che solo la Juventus ha un piano serio per averne uno in pochi anni? E vero o no che in conseguenza di ciò la struttura dei ricavi del club italiani è sbilanciata (...) sul lato dei diritti televisivi? E' vero o no che ogni domenica lo Stato italiano sussidia i club garantendo la sicurezza delle partite con le forze dell'ordine? E' vero o no che gli ultras hanno spesso accampato richieste assurde e vessatorie alle società chiedendo biglietti gratis da vendere sul mercato nero o la gestione di alcuni rami del merchandising? E' vero o no che gli ultras spesso hanno treni speciali per le trasferte (sui quali molti non pagano il biglietto) e che tali treni vengono a volte distrutti? Ma soprattutto: che futuro ha il calcio italiano se i massimi dirigenti sportivi, posti di fronte ad una diagnosi più o meno plausibile dei problemi del calcio italiano, preferiscono prendersela con chi denuncia tali problemi invece che fare proposte per la loro risoluzione?
* docente di Economia politica - Università Bocconi
tratto da lavoce.info