30 settembre 2009

BALOTELLI SI SCUSA

Milano, 30 set. - (Adnkronos) - ''Cari tifosi neroazzurri, scusate tanto per l'espulsione in Champions''. Mario Balotelli chiede scusa ai supporters dell'Inter per il cartellino rosso rimediato ieri nel match di Champions League sul campo del Rubin Kazan. L'attaccante ha lasciato in inferiorita' numerica i suoi compagni per mezz'ora nella sfida finita 1-1. ''Purtroppo ho commesso due ingenuita' pagate care e che cancellano tutto l'impegno messo nella partita. Spero di rifarmi in positivo, continuando a dare il massimo in tutta professionalita''', dice Balotelli dal proprio sito.

DEDICATO A CHI CI RUBA IL PALLONE E VORREBBE VEDERCI SORRIDERE



Tolsero gli artigli al gatto

e volevano che graffiasse

tolsero la voce all'usignolo

e volevano che cantasse

tolsero l'argilla alla terra

e volevano che fiorisse



ci hanno tolto le lacrime

e vogliono

che ridiamo.



Zuzana Boryslawska

DELINQUENTI

Purtroppo Brice Taton non ce l'ha fatta. Il 28enne tifoso del Tolosa, aggredito brutalmente lo scorso 17 settembre a Belgrado prima di una partita di Europa League da un gruppo di pseudotifosi del Partizan, è morto ieri dopo 10 giorni di agonia e due operazioni che nulla hanno potuto fare contro le gravi lesioni causate da un volo di 10 metri da un muretto. Due giorni dopo l'agguato, la polizia serba ha arrestato undici delinquenti, autori dell'infame imboscata. Il leader del gruppo di hooligans è considerato l'autore materiale del gesto, si va verso l'accusa di omicidio volontario, con pene tra i 30 e i 40 anni di carcere. Il presidente della Serbia, Boris Tadic, ha assicurato massima severità: "Reagiremo nel­la maniera più dura. Tutte le persone implicate sono state arrestate. Saremo rigorosi". Ancora sotto shock Michel Platini per la morte del suo connazionale. Il presidente dell'Uefa ha tuonato con rabbia: "E' un crimine terribile, mi auguro che gli assassini vengano puniti". Negli ultimi tempi a Belgrado si sono regi­strati attacchi a stranieri. Obraz e Movimento nazionale serbo 1389, gruppi ultranazio­nalisti di estrema destra, sono considerati responsabili delle violenze. Entrambe le bande hanno affiliati che sono anche ultrà di Stella Rossa e Partizan, i club calcistici più importanti della città. Negli ulti­mi dieci anni le intemperanze dei propri fan sono costate ca­re alle due società serbe: multe dall'Uefa per un totale di un milione e mezzo di fran­chi svizzeri (quasi un milione di euro)

IL BUS PER ULTRA' E MIGRANTI

Gli stranieri senza documenti vengono fatti salire su un bus con grate sui vetri: è il “bus-galera” usato per gli ultrà, utilizzato per bloccare i presunti clandestini e poi identificarli. A effettuare le operazioni sono i vigili del nucleo Trasporto pubblico, istituito per garantire la sicurezza su tram e bus, ma che di fatto si è specializzato in questi mesi nella caccia ai clandestini in città
di Franco Vanni
Al commissario questo lavoro piace: "Ragazzi, prendetemi anche quello nascosto nell’erba e mi avete fatto felice", dice ai suoi. Quello nascosto nell’erba è nordafricano, ha poco più di 20 anni. Si è liberato dalla presa di un vigile e si è imboscato dietro a un cespuglio. Da lì, è corso chissà dove. Al termine di un’intera mattinata di controlli, sarà l’unico straniero scappato al nucleo Trasporto pubblico dei vigili. La squadra, messa in piedi dal Comune nel 2000 per garantire la sicurezza su tram e bus, dallo scorso anno si è specializzata nel servizio "fermi e identificazioni". In pratica: chiudere in speciali autobus con grate ai finestrini, e poi identificare, gli stranieri trovati senza documenti durante i controlli dei biglietti sui mezzi pubblici.

LA CARTA DEL TIFOSO

di Giovanni Tarantino
Un altro calcio è possibile. «Un altro calcio esiste già» e tiene fortemente in considerazione il tifoso, la cultura popolare del tifo e la sua funzione di conservazione della memoria storica delle società. Un calcio che è «cultura e storia innanzitutto» e in quanto tale è agli antipodi dei tentativi di «destrutturazione del tifo organizzato» – la citazione per quanto triste è testuale – attuata da qualche tempo da ministro dell’interno Roberto Maroni.Guardare a questo modello di calcio, a detta di molti, è doveroso: ne vale della salvaguardia della genuinità dello stesso e della possibilità di continuarlo a considerare come uno sport. La pensa così anche Anthony Weatherill, un signore inglese sin dalla nascita addentro alle vicende calcistiche – è nipote di Sir Matt Busby, leggendario allenatore del Manchester United, squadra per la quale fa il tifo Weatherill – ideatore della «vera» Carta del Tifoso, uno strumento che, in prima istanza, tendeva ad anteporre la necessità di appartenenza dei supporters al proprio club e che teneva conto delle esigenze di che antepone la passione per il calcio a tutto il resto, successivamente storpiata e stravolta nell’accezione maroniana, che le ha fornito il nuovo appellativo di tessera e che ne vuole fare uno strumento di controllo, schedatura e in definitiva di repressione. Quella che oggi viene ostracizzata in tutte le curve, e non solo, unite al motto di «No alla tessera del tifoso». Ma facciamo un passo indietro. «Quando alcuni anni fa cominciai ad osservare il fenomeno del tifo con occhi da imprenditore – afferma Weatherill –, alcune cose rimasero subito impresse nella mia mente. La prima era una grande passione che si manifestava nei modi più svariati, da parte di uomini di ogni età e di ogni ceto sociale. Tanto da far definire il calcio come la liturgia laica della domenica, con i suoi riti e le sue varie fedi. La seconda era il tifo: rispetto a quando seguivo il calcio da bambino stava andandosi sempre più trasformando in modo radicale. Erano entrati in maniera prepotente la televisione e il marketing a regolare la vita dei vari campionati di calcio. Il calcio diventava, in conseguenza a ciò, sempre più oggetto di consumo, almeno secondo chi lo gestiva. La terza era il progressivo scollamento, a causa della seconda trasformazione, da parte dei tifosi dalla vita della propria squadra . I calciatori non erano più idoli che incarnavano una storia e dei colori sociali, ma delle semplici star. Quasi fenomeni da concerto rock, più che atleti su cui lenire le fatiche quotidiane e colorare i sogni. Risultato? Gli stadi italiani, che quando io ero bambino erano quasi sempre pieni, andavano sempre più svuotandosi. Tutto diventava sempre più televisivo, più fenomeno da stadio di piccole frange violente in cerca di una qualche identità perduta. Mi accorsi in modo definitivo, dopo qualche tempo, che mancava il racconto, mancava la storia». Una considerazione condivisa da molti, nell’analisi del calcio moderno. Non mancano tuttavia gli esempi di chi prova a riportare all’attenzione certi aspetti valoriali del mondo del calcio: certi aspetti del mondo ultras che esortano a sostenere la maglia come icona della tradizione del proprio club. Si può pensare anche all’operato di Action Now-Play old style, l’associazione no profit che da tempo cerca di fare filtrare il concetto di Fair play – del quale è stato eretto a simbolo il Subbuteo – nel mondo delle istituzioni, malgrado le resistenze dei privati che investono nel calcio e che non comprendono l’importanza di un programma di educazione al Fair play. Educare e non reprimere: un concetto che ancora oggi chi detiene il potere del calcio non riesce ad afferrare. Del resto, è sotto gli occhi di tutti, la militarizzazione degli stadi italiani. Ma il tentativo di Weatherill non si ferma di fronte alle difficoltà: «Ogni progetto, anche sul piano imprenditoriale deve avere alla base una buona idea commerciale, ha sì una buona dose di cinismo, ma deve avere anche un cuore filosofico da cui partire. E deve avere anche un minimo di codice etico che la regoli. Altrimenti l’imprenditore diventa solo un semplice capitano di una nave con la patente corsa: un pirata, insomma. I tifosi hanno cominciato a vedere alcuni imprenditori e dirigenti che si succedevano alla guida delle società di calcio: come dei pirati. E un giorno hanno scoperto che loro stessi, i tifosi, erano il bottino.E da questa crisi di fiducia che parte l’idea della Carta del Tifoso. Da questo mondo che è cambiato così all’improvviso da far riporre nel cassetto le passioni più genuine. Il calcio televisivo è sempre più consumato, parlato, ma sempre più in deficit. Noi rappresentiamo una maggioranza silenziosa».Così Mr Weatherill comincia a girare l’Italia in lungo e in largo, per ben quattro anni, parla con i tifosi, con gli ultras, e si accorge che anche le rivalità più profonde hanno delle origini storiche e culturali che si sono nel corso degli anni manifestate anche attraverso il calcio. «In un contesto che è figlio dell’Italia dei guelfi e dei ghibellini – afferma ancora Weatherill – ho scoperto storie come quella della rivalità tra città come Cava e Salerno, che distano pochi chilometri ma che si sono sviluppate urbanisticamente entrambe con convergenze verso l’esterno per evitare il contatto, forte è la rivalità tra i due comuni». Ecco da dove provengono le rivalità calcistiche. Da qui l’idea di base: «La Carta del Tifoso potrebbe essere il punto di partenza di ogni racconto. Ognuno aveva una storia da raccontare, un’esigenza da venire soddisfatta. Questi tifosi credono al progetto Carta del Tifoso, credono alla loro Carta del Tifoso. Non credono alle varie carte che alcune società di serie A hanno emanato in questi giorni. I tifosi non vogliono che la carta sia un banale biglietto elettronico per entrare allo stadio, o uno scontato biglietto del tram o per un museo che magari non hanno alcun interesse a visitare. Tutto questo, ai loro occhi, sa solo di controllo delle loro mosse, più che di una concreta possibilità di veicolare la passione per i loro colori.I tifosi che hanno creduto al progetto della Carta sono la maggioranza, e non meritano di essere ancora una volta presi in giro da chi ha solo pensato di rubare un’idea, per applicarla poi male. Se c’è una cosa che ci sta insegnando quest’ultima grave crisi economica è che l’etica deve tornare ad avere un posto di primo piano in tutti i progetti imprenditoriali. La Carta del Tifoso, qualsiasi Carta del Tifoso, non può essere fatta senza una collaborazione e una presenza attiva dei tifosi. Sarebbe un controsenso».

SEI MILIARDI DI NO AL CALCIO MODERNO

Quindi non deliravo quando scrivevo che è in arrivo una colata di cemento sul calcio moderno e che, una volta eliminati gli ultras, nessuno avrebbe disturbato i manovratori di questa ennesima sterzata affaristica.
A distanza di 19 anni dal grande affare di Italia 90 i nostri stadi cadono a pezzi, cattedrali nel deserto insicure e costose che nessuna società intende più mantenere, affidate alle amministrazioni pubbliche che arrancano tra i debiti e alle quali non possiamo chiedere di pagare 700000 euro di bolletta elettrica come è accaduto nei giorni scorsi per l'Olimpico di Torino. A leccarsi le dita per i sei miliardi in palio destinati alla costruzioni di altre cattedrali sono in tanti, bravi imprenditori ma anche speculatori incalliti interessati alle fette di torta più gustose di questo business miliardario.
Gli ultras rompono i coglioni, sono di troppo, metterebbero il naso in faccende nelle quali gli addetti ai lavori, speculatori e politici embedded, non amano indebite intromissioni, intollerabili lamentele e critiche infondate, perchè quasi sempre si tratterebbe di doverose intromissioni, giustificate lamentele e legittime critiche al business plan che redigono alle nostre spalle, nascondendosi dietro alla "sicurezza" e alla "violenza".
Con gli stadi nuovi a spese di Pantalone ci guadagnano tutti, costruttori, pay-tv e scoietà, tutti tranne noi che siamo il dolce retrogusto di un pallone che puzza di calcestruzzo e catodi.
Siamo un'armata Brancaleone, abbiamo commesso tanti, troppi errori, siamo incapaci di discutere, di restare uniti ma senza di noi, persino senza i nostri imperdonabili difetti, il calcio sarà peggiore.
Vincenzo

COLATA DI CEMENTO SUL CALCIO MODERNO

Piani da migliaia di ettari e aree di periferia potrebbero essere stravolte
Finita l'epoca d'oro dei diritti tv, le società puntano così a salvare bilanci in rosso
di CORRADO ZUNINO

Calcio, la febbre dei nuovi stadi un maxi affare da sei miliardi

Il progetto dello stadio della Roma

ROMA - La terza fase del calcio, l'era dei nuovi stadi, è iniziata. Ieri mattina, ancora un passo avanti con la presentazione dell'impianto della Roma intitolato a Franco Sensi, il presidente dell'ultimo scudetto, il padre di Rosella presidentessa in carica e contestata.

IL VIDEO SUL NUOVO STADIO DELLA ROMA

La terza fase, il calcio finanziariamente maturo, nasce per seppellire l'epoca dei diritti tv che, a sua volta, aveva lasciato nel giurassico il lungo evo in cui i club fondavano i bilanci sui biglietti venduti al botteghino. Il calcio maturo dovrà vivere di stadio e con lo stadio, sette giorni su sette, anche la notte. Vivrà di partite viste a ridosso dei giocatori e soprattutto di consumi all'esterno della struttura. Oggi il cliente-spettatore nei vetusti impianti italiani spende 50 centesimi a domenica: l'obiettivo è di arrivare a otto euro, media inglese.

La presentazione di ieri, a Trigoria, è la terza in tre anni. Nel 2007 venne rivelato il plastico del nuovo stadio della Juventus (cantiere oggi a metà dell'opera) e nel 2008 l'Eurodisney della Fiorentina (progetto, questo, da rifare dopo l'intervento della magistratura). L'accelerazione nell'autunno del 2009 dell'As Roma poggia su un evento politico consumato il 23 settembre scorso: alla commissione cultura del Senato è stata approvata all'unanimità la legge sugli stadi, presentata da Pd e Pdl insieme. Prevede una corsia preferenziale per chi costruisce - 10 mesi e arrivano tutti i pareri delle amministrazioni - più venti milioni l'anno per abbattere gli interessi alle società che chiederanno mutui. L'approdo dell'intera operazione è immaginato per l'estate 2016: la Federcalcio conta, grazie a nuovi e più sicuri stadi, di ottenere l'assegnazione dei campionati europei.

Oggi la situazione si presenta come una caccia all'oro, forsennata: 39 club italiani, tutta la serie A, ma anche il Casarano e il Gallipoli, si sono affacciate alla questione stadi. Uno studio presentato in Parlamento parla di un investimento globale e privato da 6 miliardi di euro, quasi il doppio della spesa pubblica ipotizzata per il Ponte di Messina, cinque volte i costi affrontati nel 1990 per i dodici stadi dello scandaloso Mondiale '90. Ventiquattro club hanno già presentato un plastico, un rendering. Scorrendoli, i progetti si scoprono interessanti: vecchie "nuvole" rianimate da archistar come Fuksas e stadi cangianti al sole come quello, appunto, della Roma dell'architetto Zavanella, già autore del nuovo Delle Alpi e di quattro minori.
Lasciati i progetti, però, si scoprono corredi attorno allo stadio da "sacco del Duemila". Un'enorme speculazione travestita da futuro.

Se si prendono i dieci progetti più dettagliati, la somma delle aree interessate ai "nuovi stadi" è pari a 1.920 ettari: metà del territorio, per capire, su cui si produce tutto il vino della Basilicata. Ancora, la volumetria dichiarata dei tre disegni più importanti (Lazio più Roma più Fiorentina in ordine di impatto) è di 4 milioni di metri cubi di costruito, un terzo in più di ciò che si è edificato in Liguria negli ultimi sei anni.

Ecco, lo stadio di proprietà italiano è una buona idea patrimoniale per sanare i bilanci in rosso dei nostri club e un segno architettonico forte della modernità, ma scatena appetiti mai sazi di imprenditori del calcio che si stanno affidando a rentier e palazzinari contando su amministrazioni pubbliche con le casse vuote e la necessità di consenso. Il rischio è lo stravolgimento di ampie aree della media periferia delle metropoli italiane.

Un esempio plateale è il progetto Lazio di Claudio Lotito: ci lavora dal 2004, vuole investirci 800 milioni. Su 600 ettari (la città di Amalfi) di proprietà del suocero Mezzaroma (costruttore) e accatastati come agricoli, Lotito vuole edificare: il nuovo stadio Delle Aquile con quattro ristoranti nei torrioni, tre campi di calcio esterni, uno per il calcio a 5, sei campi da tennis, uno da rugby, uno da football americano, uno per l'hockey su prato e uno per l'arco, un diamante per il baseball, una pista di atletica, quattro piscine, un palazzetto per basket e volley. Poi, gli uffici del club, il museo della Lazio, un centro commerciale su due livelli, un albergo a 4 stelle, parcheggi per 40 ettari e altri 25 ettari per un parco giochi. Sulla collina (che ha vincoli paesaggistici) Lotito immagina una cementata di villette. Per raggiungere questa nuova città a nord di Roma si prevede una nuova stazione, un nuovo svincolo autostradale, un approdo in battello sul Tevere.

Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, in campagna elettorale aveva promesso due stadi privati ai club della capitale a costo zero per il Comune. Ora è imbarazzato. Il progetto Lotito insiste su un'area a rischio esondazione e il braccio destro di Alemanno, Claudio Barbaro, di fronte a questi volumi si è dimesso.

A Firenze Della Valle vuole costruire anche la downtown dello shopping e un parco a tema che si rifà al calcio fiorentino e ai lanzichenecchi. L'area di Castello, prescelta, è sotto sequestro: la magistratura non ha gradito i precedenti accordi tra il proprietario Ligresti e l'ex sindaco Leonardo Domenici. Il neosindaco Matteo Renzi ripropone la stessa area (a dicembre sarà libera) allargando gli spazi verdi: "In un mese decidiamo e in quattro anni si può fare tutto". Ligresti ha pronte le licenze per le sue case.

Ecco, Maurizio Zamparini allo Zen di Palermo insieme allo stadio vuole costruire il centro commerciale più grosso dell'isola, ramo suo. E a Bologna il costruttore Menarini (Cogei), fallito il progetto Romilia, sta cercando un'altra area e nuovi soci con denaro fresco: a questo gli serve Luciano Moggi, ha promesso al presidente che tirerà dentro l'affare Flavio Briatore.

30 settembre 2009

SPY

Procede il piano della Lega Calcio in vista della rivoluzione che arriverà dal 2010: tutto è legato, natruralmente, ai diritti tv. Sky e Mediaset e Dahlia si sono già assicurate il loro prodotto pay, la Rai sta trattando privatamente per il chiaro, presto i bandi d'asta anche per i diritti esteri e per la Coppa Italia. Dall'estero la Lega spera di ricavare un centinaio di milioni, in modo da arrivare alla quota complessiva di quasi un miliardo all'anno. Certo, rispetto alla Premier League, che di diritti esteri incassa più di 200 milioni all'anno, siamo molto indietro, ma adesso il campionato italiano offre opportunità che prima non poteva offrire. Soprattutto la partita della domenica a pranzo, potrebbe aprire la porta del ricco mercato dell'Estremo Oriente: si gioca infatti in Italia quando sono le 12,30 e corrispondono alla serata, prime time, giapponese. Ecco, la chiave. Abbastanza ricco anche il mercato dei paesi arabi, qualche soldo può arrivare anche dagli Usa, dove il calcio ha un discreto appeal, mentre in Sudamerica, soprattutto Argentina, c'è una crisi spaventosa. Il bando sarà presentato a Montecarlo il 12 ottobre: probabile si parta da 70-80 milioni annui, sperando di arrivare appunto a 100. Ci saranno molti concorrenti, almeno 4-5, perché il mercato internazionale è ambito. Ora il calendario della Lega viene stilato per lunghi periodi, c'è maggiore attenzione a posticipi e anticipi, in futuro si giocherà quasi tutti i giorni: insomma, tutti elementi a favore mentre la visione di alcuni stadi mezzi vuoti non incoraggia certo i compratori dell'Estremo Oriente, abituati alla Premier League. Ma il calcio italiano si sta dando un assetto stabile. E questo è importante. C' un nuovo presidente-manager, Maurizio Beretta, e grazie anche alla mediazione di Giancarlo Abetre c'è un clima di collaborazione e serietà (speriamo duri...).

Agenti calciatori: 115 promossi su 591
Su 591 iscritti sono passati soltanto in 115: ecco il risultato degli esami per avere la licenza di agente di calciatori. Un mestiere, come si vede, molto ambito da ragazzi e anche ragazze. Gli iscritti alla prova di idoneità della Figc sono stati appunto 591: 498 quelli che si sono presentati all'esame, 115 quelli che sono risultati idonei. Il minimo di punteggio era 14: i più bravi sono stati Camillo Musella e Camillo Vigliani Migliella che hanno preso 20. Hanno passato l'esame anche alcune ragazze: la più brava Simona D'Erasmo (19).

Collina, i giovani e le punizioni per chi sbaglia
Pierluigi Collina in passato era stato rimproverato perché non sempre impiegava i giovani arbitri. Bene, quest'anno ha già utilizzato 29 elementi della sua squadra (in tutto sono 37, di cui cinque neopromossi): i giovani insomma li ha mandati in campo. Ma questo non basta: proteste furibonde a Bologna e Catania, con il solito discorso della sudditanza psicologica. Lo ha tirato fuori stavolta Francesca Menarini, presidentessa del Bologna, dopo la partita con la Juventus (e pensare che come consulente ha Luciano Moggi). Collina va avanti per la sua strada: certo, gli errori nell'ultimo weekend ci sono stati e alcuni anche clamorosi (come quello di Catania, per capirci). Ma gli arbitri e gli assistenti sono questi: ora mancherà per almeno venti giorni Rosetti, impegnato ai Mondiali under 20 e per forza il designatore dovrà fare turn over ai vertici. Collina ha più volte ribadito che il calcio è uno sport di contatto e che i calciatori dovrebbero cercare di stare il più possibile in piedi: non si possono dare rigori quando uno viene solo sfiorato. Ha invitato i suoi a fischiare il meno possibile a vantaggio dello spettacolo, e qualche arbitro forse ha esagerato (questione di personalità). Ma è anche soddisfatto dall'ottima prova di Rizzoli in Samp-Inter e di certe finezze di alcuni assistenti. Per chi sbaglia, si sa, c'è lo stage di Coverciano e anche un periodo di sospensione: il designatore, queste cose, non ama pubblicizzarle. Ma fa sentire la sua voce.

Replay (Rai Tre) sfiora il milione di spettatori
Funziona il rotocalco sportivo di Rai Tre: Replay, lunedì sera, ha fatto il 7,35% di share e 928.000 spettatori. Un ottimo ascolto per una trasmissione che va in onda alle 23,10 e si occupa di approfondire gli argomenti del weend. Con garbo ma anche con maggiore decisione rispetto allo scorso anno.

DASPO I POLIZIOTTI VIOLENTI?

L'Ugl Polizia di Stato torna sugli scontri che hanno preceduto Atalanta-Catania. “Ancora una volta nella città di Bergamo si sono registrati tafferugli in occasione di una partita di calcio e ancora una volta il personale impiegato è intervenuto operando con grande professionalità e abnegazione - attacca il sindacato - L'UGL POLIZIA DI STATO plaude al comportamento del personale che, prontamente intervenuto in numero nettamente inferiore ai tifosi, è riuscito a impedire che la situazione diventasse tragica operando anche degli arresti importanti, nonché numerose segnalazioni alla Magistratura.
Adesso è arrivato il momento in cui l'autorità di P.S. mostri la sua inflessibilità di fronte a comportamenti che mettono in pericolo l'intera cittadinanza attuati dai soliti noti".
L'Ugl non usa mezzi termini e invoca provvedimenti urgenti per contrastare il triste fenomeno. "Adesso è il momento di applicare i D.A.SPO. per tutti coloro che sono stati coinvolti negli scontri in maniera da impedire a questi c.d. “tifosi” di non poter vedere nemmeno una partita di calcio balilla! Adesso è il momento di concretizzare il duro lavoro di tanti poliziotti che, sempre più spesso, vedono sfumare gli sforzi fatti per assicurare questi facinorosi alla Giustizia. Adesso è arrivato il momento di affrontare i problemi dei poliziotti Italiani che da venti mesi sono privi del contratto di lavoro, che non hanno giuste progressioni di carriera, che operano con mezzi insufficienti riuscendo comunque a garantire il vivere civile di tutti. ADESSO è il termine che dobbiamo usare per agire altrimenti sarà troppo tardi!!!!!”
Il processo ai tifosi - Sabato è in programma il processo ai due ultrà atalantini arrestati: A.M., 34enne di Seriate e G.V., 30enne di Bergamo, sono agli arresti domiciliari da venerdì scorso. Dovranno rispondere di rissa, danneggiamento e lancio di oggetti. Domenica, poi, si giocherà Atalanta-Milan. Vista la tensione e i precedenti tra le due tifoserie, il prefetto ha disposto la vendita dei biglietti ai soli residenti in provincia di Bergamo.

DASPO AL PRESIDENTE

pallone1Divieto di accedere alle manifestazioni sportive di cinque anni per il presidente dell’, reo di aver dedicato la vittoria della sua squadra a un capo mafioso, arrestato da pochi giorni.

A emettere il è stato il questore di , Girolamo Di Fazio: non potrà entrare né in campo né sugli spalti. Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano ha accolto con soddisfazione il provvedimento: «La vicenda penalizza e mortifica una terra che, con impegno e sacrificio, segue un difficile percorso di emancipazione dalle efferate logiche criminali e che, nello sport, vuole trovare il suo riscatto civico e morale».

L'ITALIA DEI DIVIETI

di Mauro Carbonaro - 30/09/2009
Come è difficile essere tifosi dello sport più popolare d’Italia
Come è difficile essere tifosi dello sport più popolare d’Italia

Nel calcio italiano per anni si è parlato di “modello inglese”, un modello in realtà dai mille punti interrogativi (la 'cultura inglese' vede le tifoserie più animate darsi appuntamento ad alcune centinaia di metri fuori dallo stadio, visti i divieti pressanti all’interno persino per una sigaretta), che però tanto piace alle istituzioni italiane.

Negli ultimi mesi possiamo però essere “orgogliosi” di aver creato un vero modello italiano, ai limiti dell’anti-costituzionalità, pronto a distribuire ricchi appalti su cui speculare alla grande azienda di turno.

Partiamo dal 2007. La morte dell’ispettore capo Filippo Raciti ha sconvolto l’Italia. Tutt’oggi sono ancora in corso le indagini, ma subito l’emergenza tifo organizzato riaffiora e si colloca sulle prime pagine di tutti i quotidiani d’Italia. Da lì a pochi mesi il decreto Pisanu porta il primo giro di vite, con l’istituzione di videocamere all’interno degli stadi, ma soprattutto con la realizzazione dei tornelli agli ingressi.

Un vero e proprio paradosso, soprattutto alla luce dei fatti di Catania, avvenuti ben fuori lo stadio, con realizzazione di migliaia di tornelli negli stadi italiani, realizzati da società come la PirelliRE a Milano (cui presidente è Marco Tronchetti Provera, che è anche Consigliere di Amministrazione dell'Inter), dalla Zucchetti a Roma (già vincitrice di numerosi bandi per i torneilli di molte squadre di serie A e bandi nazionali con l'attuale governo) o come il caso del San Paolo di Napoli dove dietro la società che ha avuto in appalto il controllo dei varchi dello stadio di Fuorigrotta la Procura sta indagando per vagliare gli intrecci parentali tra prestanomi e organizzazioni camorristiche.

A distanza di due anni, fa discutere la nuova strada del Ministro degli Interni Roberto Maroni per contrastare il problema tifosi. Da gennaio 2010, per entrare negli stadi italiani, nel caso specifico per entrare nel settore ospiti degli stadi, servirà essere titolari della “tessera del tifoso”.

Una interpretazione controversa, che però non lascia molto spazio all’immaginazione, soprattutto per via dell’esemplificazione che lo stesso sito del “Ministero dell’Interno” fa della situazione e che serve a chiarire il dubbio “facoltativa-obbligatoria”. Poniamo un tifoso della Juventus viva a Roma. Il supporter può acquistare il tagliando della partita senza tessera, pur con il vincolo di non poter comprare il tagliando nel settore ospiti, ma in un qualsiasi altro punto dello stadio con tutte le difficoltà di assistere alla partita nei settori dei tifosi di casa.

Rovesciamo invece la situazione, con un tifoso della Roma che vive appunto a Roma. Senza tessera del tifoso il cittadino non può acquistare il biglietto della trasferta, quindi seguire la squadra a Torino. Allo stesso tempo vedrebbe impedito l’accesso allo stadio di Torino perchè il 99% delle partite vige la restrizione "biglietti acquistabili solo nella regione", impedendo di fatto l’accesso in un luogo pubblico, quale è lo stadio. Ricordiamo anche che da alcuni anni non si può acquistare il biglietto il giorno stesso della gara in ottemperanza alle disposizioni del Ministero degli Interni con D.M. del 6.6.2005.

Dopo i biglietti nominali, dopo l’istituzione del D.A.SPO. (Divieto di Accedere alle manifestazioni Sportive) che toglie la possibilità al tifoso di seguire la propria squadra prima ancora dello sviluppo del processo, dal prossimo anno servirà aver acquistato (la tessera sarà a pagamento) un badge senza il quale non sarà possibile l’ingresso negli stati italiani.

Mai come questa volta il coro dei contrari è stato unanime: dalle curve italiane fino al tecnico della nazionale Marcello Lippi (che l’ha definita “ghettizzazione”), tutti hanno mostrato la propria disapprovazione, mettendo in discussione la costituzionalità di un provvedimento che vieta al libero cittadino di partecipare ad un evento sportivo senza essere previamente “schedato”. Molto scettico anche il presidente dell'Udinese Pozzo: "con i biglietti nominali la questura può interrogare i nostri database e sapere quello che le serve, per me questa tessera sarebbe un inutile doppione".

Valutiamo nel dettaglio i punti più controversi della tessera che tra qualche mese diverrà obbligatoria:

* Art. 16 della Costruzione Italiana: “Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza”. Nel caso specifico, entrare in uno stadio italiano servirà il nullaosta della questura e servirà non aver mai avuto (in corso o già scontato) condanne per violenza o D.A.SPO.

* L’Art. 9 della Legge Amato n°41 del 2007 rappresenterà il vero vincolo per ottenere la tessera. Secondo la norma non sarà più permesso vedere partite in Italia a “soggetti che siano stati destinatari di provvedimenti di cui all'articolo 6 della legge 13 dicembre 1989, n. 401 (il d.a.spo.), ovvero a soggetti che siano stati, comunque, condannati, anche con sentenza non definitiva, per reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive”. Una vera condanna definitiva per chi ha ricevuto un D.A.SPO. o per chi ha ricevuto e scontato reati durante manifestazioni sportive.
A questo punto però la domanda da porgere è questa: visto e considerato che il D.A.SPO. equivale ad uno stato di fermo preventivo, per quale ragione non si attende che il tifoso (cittadino) non termini il processo susseguente al D.A.SPO? Secondo quale logica il tifoso, nell’eventualità che il processo successivo lo scagioni completamente, non potrà in ugual modo mai più vedere una partita negli stadi italiani?

* Terzo punto che si allaccia al contesto di chi guadagnerà con la tessera. La suddetta sarà considerata alla stregua di una carta ricaricabile (stile carta postepay). Ogni proprietario riceverà un proprio IBAN che consentirà di ricevere bonifici, accrediti di stipendio e trasferire denaro da una carta all’altra. Farà parte del circuito Visa ed è stata largamente appoggiata dal presidente della Federazione Italiana Gioco Calcio, Giancarlo Abete, nonché fratello di Luigi Abete, vicepresidente dell'ABI (Associazione Bancaria Italiana) dal 2004 e presidente della BNL (Banca Nazionale del Lavoro). Ogni città avrà una banca sulla quale verranno aperti i conti correnti nuovi creati dalle tessere del tifoso acquistate, portando così soldi nelle casse bancarie, senza aver dovuto produrre nulla.

* La nuova tessera nominale sarà basata su tecnologia RFID (Radio Frequency Identification) e consentirà la gestione degli accessi agli stadi. La piattaforma verrà realizzata dalla Telecom Italia, che permetterà, una volta effettuato l’ingresso nello stadio, di rilevare la posizione da veri sorvegliati speciali.

* I costi: oltre i dieci euro per l’acquisto, la tessera avrà anche dei costi per il rinnovo (circa tre euro) a cui aggiungere i costi di ricarica.

Considerazioni sparse che fanno pensare alle difficoltà italiane ad arginare fenomeni di massa e fanno riflettere sull’enorme giro di interessi e soldi che il calcio solleva ogni stagione. Anche molti presidenti di serie A e B hanno espresso perplessità nei riguardi della tessera, soprattutto prevedendo un calo dei presenti negli stadi, in alcuni casi stimati anche al 20-30%. Ma questo non rappresenterà un problema per la ricca imprenditoria italiana, anzi, sarà un vantaggio da sfruttare velocemente, promuovendo sempre più piattaforme satellitari e digitali, Sky e Mediaset Premium su tutte, pronte a soffocare pian piano il rito della domenica allo stadio.

L’amarezza e il disappunto nasce anche nel vedere l’incapacità di affrontare questioni complesse, trovando come unica strada quella del divieto. Stravagante sarebbe affrontare con lo stesso atteggiamento il problema degli incidenti del sabato sera, degli incidenti sul lavoro (la tessera del lavoratore?), degli incidenti in autostrada, in un Paese che invece di andare avanti continua a rotolare all’indietro e perché no, finirà a riacquistare la “tessera del pane”.

BRAVI BIS

Che un giorno un questore potesse passeggiare tranquillamente sotto la curva del settore ospiti, senza reti e senza barriere, nessuno l’avrebbe mai immaginato. Invece è successo anche questo a Firenze. È il «miraco­lo » che porta la firma del questore Francesco Tagliente, l’uomo che quando raccontò il suo sogno di uno stadio senza polizia, venne guardato da più di uno con sospetto. E invece la scommessa è vinta e ora il modello Firenze, lodato dal ministro dell’inter­no Roberto Maroni, è pronto per de­collare in tutti gli stadi italiani. «An­che se — avverte il questore dalla sa­la regia del Gos — siamo ben consa­pevoli che questa scelta si può rivela­re un ordigno a tempo». Basta una scintilla e tutto il lavoro fatto si può disintegrare in un attimo. Intanto l’esame è superato. Polizia fuori dallo stadio: solo due agenti in divisa per ogni settore, tutti steward per le ope­razioni di filtraggio. Il resto sono i fo­togrammi di una festa non quelli di una città in stato di assedio a cui sia­mo stati abituati per anni. E anche le sequenze prima e dopo i novanta mi­nuti di gioco raccontano un’altra sto­ria. I tifosi con le maglie rosse sono turisti tra i turisti. Che girano per le strade, guardano le vetrine, stringo­no le mani ai passanti e si prestano al gioco di un gruppo di tifosi viola che vogliono insegnare loro come si pro­nuncia il nome di Cesare Prandelli.

Nella «fan zone», l’area di acco­glienza per i tifosi davanti al Palaman­dela, tra farfalle ai funghi e penne al sugo, si mescolano tifosi viola e tifosi Reds. Solo in qualche caso la polizia deve intervenire per chiedere di non giocare a pallone vicino ai monumen­ti in piazza Signoria ma nessuno di lo­ro protesta. Qualcuno aggira il divie­to di vendita di bevande alcoliche — un commerciante in via de’ Pucci è stato denunciato — e molti inglesi in piazza Santa Maria Novella si presen­tano nel pomeriggio con le bottiglie di vetro in mano ma nessuno esce dalle righe e alle 18.30 vengono porta­ti con la navetta dell’Ataf allo stadio.

Prima dell’inizio della partita due bagarini inglesi, di 28 e 31 anni, ven­gono bloccati mentre tentano di ven­dere tre biglietti senza riuscirvi. Un ti­foso inglese, un bulgaro di 34 anni, viene trovato in possesso di un com­passo modificato, pronto a trasfor­marsi in un punteruolo. Per i tre il questore firma, direttamente dalla sa­la Gos il Daspo internazionale per due anni. «L’arma vincente — dice il questore — è sempre la stessa: il dia­logo con i tifosi da un lato e il rigore contro i teppisti dall’altro. Chi sba­glia deve sapere che pagherà». Stret­te di mano e complimenti da parte della polizia inglese e del console. Nel parterre dello stadio, a pochi mi­nuti dalla fine della partita, alcuni bambini giocano a calcio. Questo è il film che vorremmo sempre vedere.



Corriere Fiorentino

CLAP CLAP

FIORENTINA-LIVERPOOL. STADIO SENZA POLIZIA, SENZA BARRIERE E SOMMINISTRAZIONE CONTROLLATA DI ALCOLICI. IL MODELLO FIRENZE PROIETTATO IN EUROPA
Bloccati 2 bagarini inglesi all'esterno del settore ospiti. Apprezzamento della polizia inglese per la gestione della sicurezza. Ancora bambini in curva
E’ stato uno stadio senza polizia con un settore ospiti senza protezioni a far da cornice all’incontro di calcio Fiorentina-Liverpool, disputatosi questa sera allo stadio A. Franchi di Firenze. Sono 1400 i tifosi ospiti che hanno assistito alla gara dal settore ospiti. Per la seconda volta in occasione di una gara internazionale, la Questura di Firenze ha dato attuazione al modulo per la gestione della sicurezza con la polizia lontana dallo stadio. Nel segno della continuità con la politica intrapresa da ormai quasi un anno a Firenze e a Empoli, i contingenti delle Forze dell’ordine sono stati tenuti a distanza dall’impianto sportivo e impiegati per svolgere controlli nelle aree del centro urbano e della periferia a beneficio della sicurezza generale. Al modulo, ormai consolidato, sono state affiancate nuove misure per la migliore accoglienza ai tifosi inglesi. Al fine di consentire una migliore visibilità del terreno di gioco, infatti, già in occasione della partita del 23 settembre scorso erano state infatti rimosse le reti metalliche precedentemente apposte sui separatori del settore ospiti. Sempre per favorire i sostenitori del Liverpool nelle fasi di accesso allo stadio, soprattutto nei minuti immediatamente antecedenti l’inizio della gara, è stato incrementato il numero dei varchi di prefiltraggio (da due a sei), con l’impiego di un maggior numero di steward che hanno garantito lo snellimento della tempistica dei controlli, comunque effettuati con il massimo rigore. Per ogni settore sono stati impiegati soltanto due agenti in divisa. Tutte le operazioni di prefiltraggio e filtraggio sono state effettuate dal personale steward. Un’ulteriore novità è stata introdotta per la somministrazione di bevande alcoliche. A differenza di quanto previsto in occasione delle precedenti gare internazionali, è stato infatti deciso di consentire la somministrazione assistita presso gli esercizi pubblici del centro e nella zona. La soluzione ha consentito di bilanciare le esigenze di sicurezza della città con le aspettative dei tifosi del Liverpool e degli operatori economici. In particolare, non sono stati registrati assembramenti di tifosi inglesi né bottiglie di vetro abbandonate lungo le vie del centro.
Nel corso della serata di ieri tre gestori di locali sono stati sanzionati per la violazione del divieto di vendita da asporto di bevande alcoliche. Nel pomeriggio di oggi il titolare di un altro esercizio commerciale di via Dei Pucci è stato sorpreso a vendere e somministrare bevande alcoliche. A suo carico è scattata la denuncia per somministrazione non autorizzata, era sprovvisto della relativa licenza, nonché per la violazione del divieto di vendita disposto in occasione della gara.
Alle ore 20.10 circa due bagarini inglesi, di ventotto e trentuno anni, sono stati bloccati dagli agenti della Polizia Amministrativa della Questura. I due sono stati sorpresi mentre tentavano di vendere biglietti per la partita ai supporters del Liverpool, senza tuttavia riuscirvi. Con sé avevano tre biglietti, oltre ad una significativa somma di euro in contanti, verosimile provento del bagarinaggio. Poco dopo, nel corso delle operazioni di prefiltraggio, un sostenitore del Liverpool, un bulgaro di trentaquattro anni, è stato bloccato all’ingresso del settore ospiti, perché trovato in possesso di un compasso modificato, pronto ad essere utilizzato come punteruolo. Al termine della identificazione e degli altri adempimenti, è stato denunciato per possesso di oggetti atti ad offendere. I tre sono stati sottoposti a Daspo internazionale per la durata di due anni.
La Fan Zone ha consentito di assicurare le migliori condizioni di accoglienza per i tifosi inglesi, favorendo lo spirito del gemellaggio annunciato dalle due tifoserie. Sono oltre mille i pasti somministrati presso gli Stand del Mandela Forum, dove i sostenitori del Liverpool hanno atteso in un clima festoso l’apertura dei varchi. Anche in occasione della gara odierna e’ stata registrata una significativa presenza di bambini allo stadio. In particolare nei vari settori hanno fatto ingresso 68 bambini sotto i 6 anni

Al termine della gara il Questore Tagliente ha presieduto un debriefing presso la sala Gos, al quale hanno preso parte anche i rappresentanti della polizia inglese al seguito della delegazione del Liverpool. Nel corso della riunione i poliziotti di Merceyside hanno espresso pieno apprezzamento per la gestione della sicurezza in occasione della gara, nonchè per tutte le iniziative adottate per accogliere i tifosi inglesi.

Il risultato odierno è stato conseguito grazie ad una sinergia iniziata da più di due anni tra la Questura, l’ACF Fiorentina, il Comune e tutti gli altri soggetti coinvolti nella gestione della sicurezza dell’impianto. In particolare, nell’ambito di un percorso programmato già nel 2007, nel corso dei mesi precedenti sono state realizzate alcune tappe intermedie, tra cui la rimozione del filo spinato posto a delimitazione del settore ospiti dello stadio Franchi e Castellani di Empoli, nonché la rimozione delle reti dietro le porte del campo da gioco del Franchi. L’obiettivo finale, già pianificato, è la rimozione dei separatori tra gli spalti ed il campo da gioco, che dovrebbe vedere prossimamente una sua prima attuazione nel settore Tribuna. La disponibilità nei confronti delle tifoserie, finalizzata a consentire la piena ed ottimale fruibilità dello stadio, viene coniugata dalla Questura con la ferma determinazione a perseguire ogni forma di illegalità in occasione delle manifestazioni sportive.

(Fonte Questura di Firenze)

29 settembre 2009

BOYS PARMA 1977

Lunedì 28 settembre, a Bologna, s'è tenuto il convegno "Lo sport in tribuna". Il gotha economico-politico e sportivo s'è riunito per trattare due argomenti che gli stanno a cuore: la Tessera del tifoso; la costruzione, privatizzazione e ristrutturazione degli impianti. Ovvero: speculazione e repressione, che lavorano in sinergia.
La Tessera per disgregare, emarginare e zittire i Gruppi ultras (gli unici che si oppongono a tali speculazioni senza compromessi) e poi: privatizzazioni, cementificazioni, trasformazioni e finanziamenti pubblici ai privati (tutto a danno delle Comunità).
Contro l'idea di stadi privati per clienti selezionati e tesserati, gli ultras sono schierati a difesa della natura comunitaria e sportiva degli impianti italiani, affinché gli stadi siano di tutti e per tutti.
A Bologna c'erano anche gli ultras, per cercare di far sentire la propria voce, anche e soprattutto alle istituzioni. Il potere, se è veramente espressione popolare, non può ignorare la base, considerandola un fastidio da reprimere. A tale iniziativa, oltre agli ultras di casa (gli URB '74 del Bologna), hanno partecipato anche ragazzi appartenenti a Gruppi ultras di altre città, che condividono la stessa mentalità. In totale una sessantina di ragazzi, tra cui anche 5 appartenenti ai Boys Parma 1977.
Il trattamento riservato agli ultras è stato lo stesso che viviamo abitualmente allo stadio. Il convegno (programmato per un lunedì in orario assolutamente lavorativo) è stato spostato e completamente blindato, affinché fosse assolutamente impermeabile alla gente comune. Chi era in piazza è stato "attenzionato" dalla Digos, filmato e controllato. Poi scortato, perquisito e fermato, perché oltre una certa linea non era comunque possibile andare. Il potere economico-politico e sportivo, chiuso nel castello, sordo e insensibile alla voce popolare, con le sue guardie schierate a difesa dei bastioni. La gente, evidentemente, dev'essere tenuta lontana dai processi decisionali, esclusa da qualsiasi forma di partecipazione. Va convinta a cose fatte, con la propaganda.
Impossibilitati a partecipare al convegno, o anche solamente ad assistervi, noi ultras siamo rimasti sotto le Due Torri, esponendo lo striscione: "No alla Tessera del Tifoso", distribuendo volantini (vedi fronte e retro) e intonando cori contro la repressione, la speculazione, e il ministro Maroni, che invita al dialogo ma sembra volerlo evitare. Sono state accese varie torce, e un ragazzo degli URB '74 (in rappresentanza di tutti i partecipanti) ha parlato alla piazza con il megafono, spiegando le ragioni della nostra presenza. Poco dopo il mezzogiorno, vista la situazione e con in atto un corteo degli Autonomi (decisi a contestare Maroni per altre ragioni), abbiamo cosiderato conclusa la nostra azione e abbiamo deciso di scioglierci.

Dal Parma Calcio (presente al convegno con un suo rappresentante) abbiamo appreso con soddisfazione che il d.g. crociato Leonardi ha invitato il ministro Maroni a modificare l'art. 9 della Legge Amato. Il Ministro Maroni avrebbe apprezzato l'intervento, e avrebbe anticipato che sono in atto delle modifiche all'articolo 9, che verranno rese note nei prossimi giorni. Usiamo il condizionale perché (non facendo parte dei poteri summenzionati) siamo stati tenuti fuori dalla porta.
Stiamo a vedere. L'art. 9 è palesemente anticostituzionale, ma non è certo l'unico punto a determinare la nostra opposizione alla Tessera del Tifoso. Una Tessera che specula sui tifosi, e che cerca di disgregare Gruppi e Associazioni, per poi creare un popolo di clienti individuali o una specie di "nuova community di tifosi ufficiali che faccia capo alla società sportiva" (le dichiarazioni sono di Roberto Massucci, segretario dell'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive), non può che essere respinta. Non ci ridurranno mai a clienti-burattini.

Leonardi (leggiamo dal sito del Parma FC) ha parlato di trasformare il Tardini affinché il Parma possa trovare "risorse fondamentali" per "competere a medio termine a determinati livelli". Oppure, se non sarà possibile trasformarlo, "si dovrà cercare un'area adatta dove realizzare un nuovo impianto." Ha altresì dichiarato che "Non è possibile che debba essere sempre il Presidente a ripianare i debiti della sua società al termine di ogni stagione sportiva".
Tali dichiarazioni trovano la nostra totale opposizione. La prima risorsa per il Parma devono essere i suoi tifosi. Si operi quindi per cercare di portarli allo stadio, riempiendo tutti i settori. Ad esempio evitando tutti i disagi che vengono inflitti al tifoso medio: biglietti nominali, code alle biglietterie, gabbie di prefiltraggio, mancanza di buonsenso ai controlli, divieti per i tifosi ciclisti, chiusura anticipata delle biglietterie, divieti per i non residenti, o addirittura la Tessera del Tifoso. Se si vuole ottimizzare meglio il Tardini si provveda a ripristinarne la capienza reale, ad eseguire regolarmente la manutenzione di cui abbisogna, e a rimuovere tutti quei divieti (barriere fisse, proibizionismo sugli alcolici, ecc.) che arrecano disagio ai residenti e incentivano sentimenti anti-stadio.
Il Tardini ha natura sportiva, ed è un patrimonio e un simbolo di tutta la nostra comunità. Serve a fare sport e aggregazione, vera, sociale e non consumistica e commerciale. Comprendiamo gli interessi economici della Società, ma devono essere armonizzati ai sentimenti, alla tradizione e alla natura della comunità e della tifoseria. Viceversa si creeranno inevitabilmente situazioni conflittuali, in ogni caso improduttive, perché il Parma, Parma e i suoi tifosi, saranno forti solo se veramente uniti. Aiutare il Parma: sempre! E lo diciamo anche alle istituzioni, ma mai a danno della comunità. Le due cose devono essere in armonia, mai contrapposte.
Una società che vive al di sopra delle proprie possibilità non è una società saggia. Meglio non competere con chi imbocca certe strade. Non invochiamo leggi di mercato, ma la ragionevolezza. Di certo ci opponiamo alla proposta di legge n. 1881 (discussa al convegno di Bologna), con primo firmatario Giovanni Lolli, che si propone di finanziare la costruzione di impianti polifunzionali privati (nuovi o attraverso ristrutturazioni) con soldi pubblici. Finanziare chi ci porta via il nostro patrimonio, per stravolgerne la natura, pare quasi surreale.
Nessuno di noi pensa ad uno stadio assolutamente immutabile nel tempo. Il Tardini di oggi non è certo quello del 1923, tant'è che è stato rifatto, modificato ed ampliato nei primi anni '90 (meno di 20 anni fa - è uno stadio nuovo!). Quello che vogliamo immutabile è la sua appartenenza alla comunità, e la sua reale destinazione d'uso: lo sport - non necessariamente solo il calcio - e il tifo.
Se il ddl 1881 diventasse legge, tanto per intenderci, dentro al Tardini si potrebbero costruire anche dei condomini. Non solo: se si costruisse un nuovo stadio privato fuori città, sarebbe finanziato da denaro pubblico. Le opere a danno delle comunità, se proprio non si riescono ad evitare, almeno se le paghino interamente i privati, senza finanziamenti pubblici.
Se si vuole investire in altre attività (commerciali, residenziali, ecc.), Parma offre tante possibilità, senza dover forzatamente alterare gli spazi pubblici. Lo stadio Tardini dev'essere dedicato allo sport e al tifo, non ad "attività commerciali, ricettive, di svago, del tempo libero, di servizio, nonché ad insediamenti residenziali o direzionali" (art. 2 comma b, ddl 1881).

Al convegno era presente anche l'assessore allo Sport del Comune di Parma Roberto Ghiretti, da tempo in prima fila per la costruzione di un nuovo impianto fuori città.

Invitiamo la gente di Parma a non lasciarci da soli in questa battaglia. Perché lo stadio Tardini è di tutti e deve rimare di tutti, per tutti. Così come, di tutti, sono i soldi che qualcuno vorrebbe utilizzare per finanziare opere inutili (come in questo caso).
Le politiche per la Tessera del Tifoso e per la Costruzione dei nuovi impianti (che lavorano in sinergia) fanno capire che la "lotta alla violenza" o il "farci stare comodi" sono solo dei pretesti, per imporci leggi e provvedimenti che vogliono indebolirci dal punto di vista sociale, affinché sia più agevole far arricchire poche persone con il denaro di tutti.
Denaro che va impiegato altrimenti, in cose che veramente servono a tutta la gente. Lo Stato deve finanziare e dare agevolazioni a chi costruisce opere di pubblica utilità (ad esempio asili e ospedali pubblici), e non a chi vuole erigere centri commerciali, negozi, condomini, ecc. (strutture che rientrano nel concetto di "complesso sportivo multifunzionale") per i propri interessi.

Noi comunque andremo avanti, senza compromessi: a difesa della natura comunitaria e sportiva del Tardini e contro la Tessera del Tifoso!
Boys Parma 1977

CASCHI BLU A TARANTO

(CALCIOPRESS) Taranto - Di seguito un editoriale di Antonello Napolitano. Focalizza le grottesche situazioni che si sono verificate ieri allo stadio Iacovone durante la partita Taranto-Reggiana, in calendario per la sesta giornata del girone B della Prima Divisione nazionale. L'articolo è presente sul sito web Febbre a 90. Ringraziamo il collega Napolitano per il prezioso contributo.

C’era lo sciopero del tifo ieri allo Iacovone. L’intento era di protestare contro le nuove multe elevate nei confronti di alcuni ragazzi della curva nord. La loro colpa: aver esposto uno striscione con la scritta “Antonello vive”. Per chi non lo sapesse, Antonello era uno dei trascinatori della curva scomparso qualche anno fa.

La legge è legge, e nessuno può obiettare che quei ragazzi l’ abbiano violata. Tuttavia esiste il buon senso. Esiste anche una gamma di violazioni minori, che le autorità di polizia spesso tollerano: dai parcheggiatori abusivi alla guida senza casco o cintura. E’ evidente come il mancato rispetto di talune regole possa comportare un costo sociale ben più alto.

Per quanto ci si possa sforzare, non riusciamo a capire quali conseguenze quello striscione avrebbe potuto causare alla collettività. Lo comprenderemmo se lo stesso avesse inneggiato alla violenza, al razzismo o all’intolleranza. Ma “Antonello vive” è solo un modo per ricordare una persona che non c’è più. Eppure a qualche ragazzo, l’aver voluto perseverare quel

ricordo è costato 166,00 euro.

Ieri è toccato anche ai pacifici ultras della Reggiana incappare nei rigori della legge. Improvvisamente, un fitto plotone di agenti del reparto mobile con in testa i caschi blu, ha fatto la sua apparizione nel settore ospiti per far rimuovere dei piccoli striscioni.

Nessuno di questi recava frasi offensive o che inneggiassero all’odio. Per quasi tutta la gara è stato un continuo confronto tra le parti. Solerti funzionari hanno tallonato tutti coloro che reggessero una pezza per farli desistere dall’illegalità. Immaginiamo che molti di loro saranno in seguito mutati o diffidati. Venti minuti dopo l’inizio della ripresa, i tifosi reggiani hanno abbandonato il settore loro riservato.

Il gesto è stato dapprima salutato, con applausi e slogan, e poi imitato anche dagli ultras del Taranto. Ma non è tutto. In tribuna, altri agenti si sono preoccupati di far spostare da un gradone un disabile su sedia a rotella. Meno male che più tardi il sindaco Stefano si è adoperato affinché tutti i disabili entrassero sul terreno di gioco.

Ci sfugge la logica di tutto ciò. Perché non tollerare gli striscioni, visto che non recavano frasi offensive e non c’era stata nessuna manifestazione di violenza? Persino il presidente D’Addario ha affermato di essere stanco di taluni divieti e di questa “guerra” che contrappone gli ultras alla polizia. Non è stato rischioso far entrare un plotone di celerini in tenuta antisommossa? Non si era detto che la stessa presenza della polizia in qualche modo, per i più esagitati, potrebbe rappresentare un incitamento alla violenza?

Ma il problema non è generato dalle forze di polizia, che spesso non hanno nemmeno i fondi per alimentare i loro automezzi, ed il cui compito in fin dei conti è far rispettare la legge. Se poi al loro interno, c’è qualcuno che ha deciso di dare sfogo al suo zelo, multando e diffidando chi issa innocui striscioni, per questi non possiamo che provare un sentimento di tristezza. Anche perché i reati gravi non sembrano diminuire. E se i furti e le rapine, secondo quanto rende noto il Viminale, calano è forse solo perché la gente è stanca di sporgere denunce che non avranno seguito.

Non è contro la polizia, tra le cui fila c’è tanta gente seria e preparata, che vogliamo infierire. Il problema è la politica, di destra e di sinistra, che si ritrova unita nel promuovere una repressione a tutto campo il cui obiettivo sembra essere oltre la semplice eliminazione dei teppisti.

Combattere la violenza negli stadi è, infatti, cosa ben diversa dal voler eliminare ogni forma di colore ed allegria al loro interno. Il sospetto è che si voglia allontanare sempre più la gente dagli stadi per favorire la diffusione delle pay-tv.

Non permettere l’esposizione di striscioni di qualsiasi natura comincia a diventare un problema serio di democrazia. Lo striscione è uno strumento di libera espressione e, se non contiene incitamenti all’odio, la sua esposizione non deve essere vietata o soggetta ad alcuna autorizzazione. Questa legge va cambiata e subito. Non è un problema degli ultras, ma di tutti i cittadini che ancora hanno a cuore la libertà di pensiero. La maggior parte dei quali non si accompagna ad “escort” o tira coca.

Antonello Napolitano di Febbre a 90 per www.calciopress.net

PANEM ET CIRCENSES

È un giorno storico per la Roma. A Trigoria, Rosella Sensi ha presentato il progetto per il nuovo stadio. Dopo una prima clip sugli stadi della storia della società giallorossa, prende la parola il presidente del club romanista: “Il presidente Sensi ha atteso questo momento da tanto, da quando ha preso il testimone da Dino Viola. Tutti e due hanno da sempre posto l’obiettivo sullo stadio di proprietà. Un ringraziamento al Sindaco e al presidente della Regione. Grazie anche a tutti i presenti in sala. Il calcio ha un ruolo sociale e abbiamo bisogno di stadi moderni. Non abbiamo scelto noi l’area della Massimina, sono state le ricerche di mercato ad indicarci quella zona. Oggi presentiamo lo stadio da 55.000 posti, sarà un impianto adatto alle famiglie e alle loro esigenze. Verrà costruito entro il 2012". Viene mostrato un video sul plastico dello stadio e sul modello che sembra molto vicino a quello dell'Allianza Stadium di Monaco in Germania.

GIANNI ALEMANNO - “Tutte le squadre d’Europa e d’Italia vedono la costruzione di uno stadio di proprietà come un processo logico e consequenziale. L’opportunità e la necessità è evidente. Questo tema era presente anche nel mio programma elettorale, questo progetto deve essere accolto favorevolmente. Le dietrologie non ci devono preoccupare, a Roma si parla sempre in questi termini, fa parte del gioco. La Roma ha diritto ad avere uno stadio, è opportuno che la Roma abbia uno stadio. L’Olimpico non è per eventi calcistici, è per l’atletica. L’afflusso dei tifosi dimostra che con quella visibilità c’è una spinta a stare la domenica davanti alla tv e non è un fatto positivo. Gli stadi del futuro non devono essere dei contenitori per le partite, ma devono essere integranti e permettere una vita sociale. È un arricchimento sostanziale anche per la città, saranno ospitati anche altri eventi. Si parla da un anno di questo progetto, oggi è stato rotto il ghiaccio. Il giudizio del comune è positivo, ora bisogna però seguire tutto l’iter, come ad esempio il discorso della viabilità.”

RANIERI -
«Lo stadio è molto bello, mi auguro di poterci allenare. Le panchine previste nella tribuna? E’ uno stare insieme e fai parte integrante con il tifo, in Inghilterra si usa ed è una compartecipazione molto positiva e totale. Mi ricordo quello del Manchester e devi salire 4-5 gradini e stai in mezzo ai tifosi. Stai in mezzo ai tifosi avversari ma non sei considerato un avversario. Quello che credo è che sarà la casa del tifoso e spero la possa vivere come casa sua. Dopo tanti anni viverla come tale credo sia una cosa importante, come è importante intitolare alcune vie a Presidenti e ai giocatori più importanti».

TOTTI - «Molte emozioni, vedendo uno stadio di questo genere. Spero di riuscire a calpestarlo anche se è molto dura. Dovranno essere veloci. Segnare un gol nello stadio ‘Franco Sensi’? Spero di riuscirci, tra un po’ dovrei firmare il contratto e spero che riescano a fare questo stadio».

DE ROSSI - «Atmosfera incredibile, meravigliosa, anche da avversario. Quindi immagino cosa deve essere giocare da padrone di casa con i tuoi
tifosi vicini. Io dovrei farcela a giocarci».

RIISE - «Molto difficile giocare contro di noi con uno stadio così, i tifosi sono molto importanti. A Liverpool ho giocato per i tifosi. E qui sono molto importanti. Mi piace uno stadio così: c'è più atmosfera, più calore, è molto importante per un club come la Roma».

L'ARCHITETTO ZAVANELLA - «Lo stadio sarà diviso in due anelli: quello inferiore 30mila e quello superiore 25mila. Le tribune ora sono vicinissime al campo: 9 metri, all'Olimpico ora siamo a 19 metri, il posto più lontano sarà a 66 metri ora è 98 metri. Le caratteristiche e gli obiettivi: creare un progetto moderno e sicuro, pensare ad uno spazio unico dove la partita della Roma è l'evento clou, ma dove tutta l'intera giornata si potesse vivere in gioia e allegria pensando al tifo per la propria squadra, con tutta una serie di attività complementari: uno stadio attivo 7 giorni su 7, con lo standard europeo di 0,8 mq per spettatore, uno standard a cinque stelle. Per quanto riguarda la sicurezza, percorsi interni di facile lettura, evacuazione in meno di 5 minuti, senza barriere architettoniche, non c'è nessuna barriera tra campo e spettatori e, se ce lo lasceranno fare, neanche tra i settori dello stadio. 250 posti corporate per gli ospiti. All'interno zone per l'accoglienza e il tempo libero delle famiglie, per riportarle allo stadio aree tecnologicamente avanzate per i media. Dentro ci sarà anche il Museo della Roma».

CORTESIE

Salvo Palazzolo
Secondo il pentito Marcello Trapani il dirigente avrebbe siglato l'intesa con i padrini di Palermo centro Ingarao e Milano
L'ex direttore sportivo del Palermo, Rino Foschi, è tornato in Procura. Questa volta in veste di testimone, seppur con l´assistenza di un avvocato, perché l´inchiesta sulla frode sportiva che lo ha visto protagonista è stata archiviata solo da qualche giorno. I magistrati che indagano sui tentativi di infiltrazione di Cosa nostra nella società rosanero hanno inaugurato con Foschi un nuovo giro di interrogatori. Adesso, l´inchiesta mira dritto all´estorsione che i boss di Palermo Centro avrebbero imposto al Palermo calcio, pretendendo ogni settimana un pacchetto di biglietti omaggio, poi destinati al giro dei bagarini.
Ha raccontato il pentito Marcello Trapani che Rino Foschi avrebbe partecipato a una riunione allo stadio con i mafiosi protagonisti dell´estorsione, Nicola Ingarao e Salvatore Milano: «L´incontro fu sollecitato da Foschi - ha messo a verbale l´ex avvocato dei boss Lo Piccolo - dopo che era stato contestato dai tifosi, per la riduzione dei biglietti omaggio. Fu due anni fa». Alla fine, l´accordo sarebbe stato trovato. «Presero pure dei dolcini - racconta Trapani - così mi ha raccontato Pecoraro». Giovanni Pecoraro, l´ex responsabile del settore giovanile del Palermo, ha confermato, seppur fra qualche distinguo: «Fu Foschi a chiedermi di raggiungerlo - ha spiegato ai pm - mi ritrovai davanti a quelle persone, e soprattutto a una richiesta, l´inserimento del figlio di Ingarao nelle giovanili. Dissi con fermezza che non potevo inserire nessuno senza un provino».
Ieri pomeriggio, Foschi è rimasto per circa due ore nella stanza del procuratore aggiunto Antonio Ingroia. A fargli un lungo elenco di domande c´erano i sostituti procuratori Francesco Del Bene, Gaetano Paci e Marcello Viola, poi anche un ufficiale del nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza.
Al termine dell´audizione, l´ex direttore sportivo del Palermo dice a Repubblica: «Non c´è mai stato alcun summit di mafia allo stadio. Ogni settimana, io incontravo i tifosi e parlavamo di calcio». E Ingarao e Milano? «Anche loro erano dei tifosi - risponde Foschi - e pure con loro si parlava solo di calcio. Non c´è mai stata alcuna estorsione sui biglietti. La mafia non è mai entrata nel Palermo calcio».
Foschi ha una spiegazione anche per un secondo incontro, quello avuto con il boss Benedetto Capizzi in ospedale, così come raccontato ai magistrati dal pentito Trapani («Si conoscevano dai tempi in cui Capizzi era al soggiorno obbligato a Cesena). «Ai pubblici ministeri ho chiarito tutto - risponde l´ex direttore sportivo del Palermo - ero solo di passaggio e lui voleva ringraziarmi del fatto che avevo dato qualche biglietto al figlio».
All´ex ds, evidentemente, non sembrò inopportuno andare a trovare un capomafia. La sua replica è vigorosa: «Io sono andato anche al carcere di Pagliarelli. Io ho sempre aiutato i più poveri, i disperati. Se un biglietto può alleviare chi è in difficoltà perché non darlo?».
Ma il signor Capizzi, capomafia di Santa Maria di Gesù, era proprio quello che si dice un disperato? Foschi taglia corto: «Non ho mai avuto pressioni o estorsioni da nessuno durante il mio soggiorno a Palermo. Quella testa di capretto che mi fu inviata era solo un brutto scherzo. Palermo è una bella realtà e io ci tornerei domani. Anche perché l´inchiesta sulla presunta frode sportiva è stata archiviata».
I magistrati vanno avanti sull´ipotesi estorsione. Dopo Foschi hanno interrogato un altro testimone d´eccezione, Gaetano Castano, funzionario della società rosanero. Anche lui era stato chiamato in causa dal pentito Marcello Trapani: «Il ruolo di Salvatore Milano nasceva dal legame con Foschi - ha dichiarato - e si era esteso poi a Gaetano Castano, che emetteva i biglietti». Un altro passaggio del verbale: «A prendere i biglietti omaggio Milano mandava un suo collaboratore da Castano, Andrea Ciaramitaro».
Un giorno, i Lo Piccolo, boss di San Lorenzo-Tommaso Natale cominciarono a essere gelosi del ruolo di Milano e Ingarao. «In gioco c´era la questione del bagarinaggio - ha spiegato Marcello Trapani - dopo essere uscito dal carcere venne da me Calogero Lo Piccolo, mi disse di andare da Mario Manno, Manno gomme di via Galilei, che doveva parlare con Milano, per mettere ordine». Trapani sa che Nunzio Serio fu mandato da Milano come ambasciatore dei Lo Piccolo: «All´incontro - accusa - era presente anche Schio (team manager della società - ndr)». Ma poi i Lo Piccolo furono arrestati e non restò altro tempo per spartire il business sottobanco, tale lo ritiene la Procura, dei biglietti omaggio.

MANGANELLATE


TESSERA TIFOSO: MANGANELLI, OBIETTIVO E PERCORSO NON FACILI
(AGI) - Trieste, 29 set. - Sulla introduzione della 'tessera del tifoso' e sulle forze dell'ordine fuori dagli stadi il Capo della Polizia Antonio Mangenelli, oggi a Trieste per presenziare al giuramento di 325 allievi della scuola San Giovanni di Trieste nel giorno dei festeggiamenti del patrono San Michele Arcangelo, ha precisato che 'per la verita' la Polizia fuori dagli stadi e' un obiettivo e un percorso che - quando mi fu affidata dal precedente governo la responsabilita' dell'attuazione delle misure antiviolenza - giudico fino a oggi non facile, in quanto si sono dovute sgretolare abitudini, interessi economici, cointeressenze tra aree di facinorosi e aree invece deputate alla gestione del mondo dello sport.
Abbiamo dovuto fare un po' un braccio di ferro. E devo dire - ha detto Manganelli - che il mondo dello sport ha collaborato con noi, ci siamo seduti al tavolo dell'Osservatorio nazionale e abbiamo costruito un percorso fatto di una serie di tappe.
Una di queste prevede l'ingresso negli stadi degli steward e l'uscita delle forze di Polizia. Questa cosa - ha detto - sta riuscendo, tanto che la riduzione dell'incidentistica e' di livello straordinario se confrontiamo i dati dell'ultimo campionato di calcio con quelli del campionato prima della morte dell'ispettore Raciti a Catania e vediamo che c'e' stata la riduzione di oltre il 50% dei feriti e degli incidenti.
Dunque il percorso sta camminando bene. Lungo questo percorso pero' c'e' una ulteriore tappa, ora: la tessera del tifoso.
Vuole essere questo l'avvio di un processo di fidelizzazione dei tifosi da parte delle societa', significa non fare schedature, ma avviare con la tifoseria un dialogo fatto di una serie di opportunita' che si offrono a loro e che devono poter cogliere".

ROGO AL FRIULI

Luana De Francisco
Il fumo ha invaso gli spalti a circa venti minuti dalla fine della partita. Per domare le fiamme i pompieri hanno dovuto sfondare un muro
Quando il fumo ha cominciato a invadere la tribuna centrale mancava una ventina di minuti alla fine della partita. Sotto gli spalti, in un'area vuota e inaccessibile, il fuoco stava divorando carte e altri rifiuti. Per raggiungere il locale e spegnere l'incendio, i pompieri sono stati quindi costretti ad abbattere un muro. Nei settori sovrastanti, intanto, i tifosi, alcune centinaia in tutto, sono stati allontanati per ragioni di sicurezza. All'origine del rogo, un mozzicone di sigaretta. Alla fine, nessuno si è fatto male e sulla paura, per chi si trovava in tribuna, è prevalso piuttosto il fastidio di doversi spostare di posto con la partita ancora in pieno svolgimento. Ma quello capitato ieri pomeriggio allo stadio Friuli è stato comunque un incidente che non rimarrà senza conseguenze. Già a partire da questa mattina, in Questura, il vicequestore aggiunto e coordinatore del Gruppo operativo di sicurezza, Giovanni Belmonte, avvierà una serie di verifiche volte a stabilire con esattezza da dove sia partito l'incendio.
«La difficoltà più grande - ha affermato Belmonte all'uscita dal Friuli - è stata individuare e poi raggiungere il punto in cui il rogo ha avuto origine. In un impianto sportivo come lo stadio, non possono esistere spazi inaccessibili. E invece, è proprio quello che è successo oggi (ieri, ndr). Questa cricità - ha concluso - dovrà essere analizzata in primis con il Comune, che è il proprietario della struttura, affinchè casi del genere non si ripetano più».
La combustione che ha dato origine all'incendio si è sviluppata all'interno di un locale completamente inutilizzato, posto nella parte bassa della tribuna centrale. Niente di più che uno spazio chiuso sui quattro lati e arieggiato da una serie di feritoie. Ed è proprio attraverso quei fori che, partita dopo partita, sono andati accumulandosi al suo interno i rifiuti, per lo più cartacei, che ieri hanno preso fuoco. A innescare la combustione, secondo i vigili del fuoco, sarebbe stato un banalissimo mozzicone di sigaretta non spenta. E ad attizzare le fiamme, probabilmente, è stato qualche rivolo di vento.
In breve, da quelle stesse feritoie, hanno cominciato a levarsi pennacchi di fumo bianco e a tratti denso. L'orologio del Friuli segnava le 16.20. Dal Comando provinciale dei pompieri è partita una squadra, inviata in supporto ai colleghi in servizio allo stadio. In via precauzionale, i vigili del fuoco hanno disposto l'allontanamento dei tifosi seduti nei settori "S", "T", "U", "V" e "Z", per un totale di circa 300 persone. Per tutti è stata comunque trovata una sistemazione in tribuna, una decina di gradini più in alto rispetto ai posti precedentemente occupati. Dal punto di vista dell'ordine pubblico, ha fatto sapere il vicequestore aggiunto Agostino D'Antini, il "trasloco" è avvenuto senza alcun tipo di problema. L'area è stata quindi delimitata e "piantonata" dagli steward.
Individuato l'epicentro del rogo, intanto, i pompieri si sono trovati di fronte alla necessità di sfondare una delle pareti del deposito del bar della tribuna. Soltanto così, attraverso il varco ricavato buttando giù il muro, sono riusciti ad avvicinarsi alle fiamme e a domarle con gli idranti. L'intervento è durato poco meno di un'ora. Dal sopralluogo, oltre all'annerimento del locale interessato dal fuoco, non è emerso alcun danno strutturale, tale da consigliare un'eventuale dichiarazione d'inagibilità dei locali.

MANGANELLI

Per il capo della Polizia, Antonio Manganelli, la tessera del tifoso "non significa fare schedature ma avviare un dialogo fatto di una serie di opportunità e che le tifoserie devono poter cogliere". Lo ha dichiarato a Trieste, a margine delle celebrazioni per San Michele, patrono della Polizia. "Abbiamo costruito un percorso fatto di una serie di tappe, una delle quali prevede l'ingresso negli stadi degli steward e l'uscita della polizia. Questa cosa sta riuscendo, e la riduzione degli incidenti è straordinaria: se confrontiamo i dati dell'ultimo campionato di calcio con quello prima della morte dell'ispettore Raciti - ha concluso - vediamo che c'è stata la riduzione di oltre il 50% dei feriti e degli incidenti".

YOU'RE NOT WELCOME, BASTARDS!




SALERNO IN TILT

SALERNO — La contestazione di sa­bato in occasione del match casalingo contro l'Ascoli (striscioni eloquenti in Curva all'indirizzo di Lombardi e volanti­no al veleno distribuito in tutti i settori) non lascia adito a dubbi, così come il cli­ma di sfiducia che serpeggia tra la gente, anche quella ben lontana dalle logiche degli ultras: la gestione Lombardi sta co­noscendo il picco più basso dal suo inse­diamento. Società nel mirino della conte­stazione e squadra ultima in classifica at­tanagliata da problemi di carattere tecni­co, tattico e psicologico. Difficile immagi­nare un avvio di stagione più complica­to. La situazione è complessa e complica­ta sotto molti aspetti ed i riflessi negativi delle vicissitudini societarie sembrano, così, irrimediabilmente riflettersi anche sul rendimento della squadra i cui pro­gressi sul piano della tenuta non hanno, comunque, prodotto l'auspicata svolta.

È innegabile, comunque, che per buoni tratti della gara la Salernitana, infatti, ab­bia tenuto testa ai bianconeri di Pane, su­bendo l'iniziativa ma rendendosi, a sua volta, anche molto pericolosa. Segnali di risveglio che però affogano nel mare ma­gnum della contestazione che accompa­gna in questo frangente il percorso dei granata. Dal punto di vista tattico vale la pena sottolineare che per la seconda par­tita consecutiva Polito ha tenuto inviola­ta la sua porta e siccome parliamo di una squadra che fino alla gara di Piacenza viaggiava al ritmo di due gol al passivo a partita, la sottolineatura è d'obbligo. Re­stano, invece, ancora irrisolti i problemi in prima linea dove il triste primato di un solo gol su azione realizzato in sette gare testimonia di una difficoltà struttu­rale.

Qualcosa, però, potrebbe cambiare di qui a poco e lo si è capito quando Cari ha deciso di lanciare nella mischia anche Dino Fava che, per quanto non assistito da una condizione fisica impeccabile, è pur sempre attaccante di qualità. In asce­sa, allora, le quotazioni del centravanti ex dell'Udinese, in ribasso quelle di Coz­za ben lontano da una condizione quan­tomeno accettabile. A rendere ancora più complicato il quadro provvedono, però, gli infortuni. La gara contro l'Asco­li è infatti risultata fatale a Montervino che, per la frattura scomposta alle costo­le ne avrà per circa due mesi, a Galasso vittima di un risentimento muscolare che lo toglierà dalla mischia per almeno due partite e a Russo che, espulso, sarà indisponibile a Cesena.

In questi giorni cari dovrà immaginare le soluzioni. Pro­babile che per la sostituzione di Galasso provveda ad uno spostamento a destra di Kyriazis con l'inserimento al centro di Stendardo, che in luogo di Montervino dia fiducia e spazio all'intraprendente Carcuro e che, mantenendo fermo Soli­go a destra, provveda all'inserimento di Fava dal primo minuto al posto di Cozza.

Marcello Festa

MODELLO FIRENZE, CIMITERO DEL CALCIO

C’è un’altra partita in ballo que­sta sera a Firenze, oltre a quella con il Liverpool, e si gioca fuori dal cam­po di calcio. È quella che riguarda la sicurezza. Il «modello Firenze», se supera l’esame di questa notte, sarà esportato in tutti gli stadi italiani. Polizia fuori, via anche le barriere che sembrano gabbie. Parola di mi­nistro dell’interno che ieri, a un con­vegno sullo sport a Bologna, lo ha annunciato ufficial­mente: «Facciamo il ti­fo per l’amministrazio­ne fiorentina — ha det­to Roberto Maroni — Se tutto andrà come ci auguriamo questa par­tita sarà un momento di svolta».

La svolta di cui par­la il ministro porta la firma del questore di Firenze Francesco Ta­gliente che nel capo­luogo toscano ha portato la sua esperienza lunga dieci anni nel mondo sportivo: per sei anni presi­dente dell’Osservatorio del Vimina­le, per quattro responsabile della si­curezza della Nazionale di calcio e poi dell’Olimpiade invernale di To­rino. La sua scommessa, da sem­pre, è quella di «smilitarizzare» gli stadi: dentro solo gli steward. Per il momento sono state eliminate le re­ti protettive messe per evitare il lan­cio di oggetti ma la prossima sca­denza sarà abbattere le barriere, fa­cendo sparire i divisori in plexiglas davanti alla Tribuna e alla Marato­na, per sostituirli con parapetti che si alzano in caso di partite a rischio. La strategia fino ad oggi è stata la stessa: pugno duro con i teppi­sti, dialogo con la tifoseria. Prima di ogni partita il questore raduna i capi tifoseria intorno a un tavo­lo, discute con loro, pianifica, ascolta. E quel filo diretto non si interrompe mai.

«Quello di questa sera — ha com­mentato l’assessore allo sport di Pa­lazzo Vecchio Barbara Cavandoli — sarà un vero e proprio test per Fi­renze che segue l’atto di coraggio voluto dal questore Tagliente e rac­colto con convinzione dall’ammini­strazione comunale, dalla Fiorenti­na e dalla tifoseria di eliminare le re­ti nel settore ospiti. Ci auguriamo quindi che anche oggi, così come contro la Sampdoria si possa assi­stere a una bella serata di sport».

Oggi è previsto l’arrivo a Firen­ze di 2.600 tifosi inglesi. La mag­gior parte arriverà in aereo a Firen­ze, Pisa, Bologna e Roma, altri so­no attesi in pullman e auto. Il sin­dacato dei tifosi del Liverpool, «Spirit of Shankly», ha chiesto al questore di lasciar bere i tifosi del Liverpool «perché fa parte della lo­ro cultura e di solito non dà pro­blemi ». L’appello in parte è stato accolto: la vendita di alcolici è sta­ta vietata da ieri fino a mercoledì notte in centro e nella zona dello stadio, mentre nei ristoranti sarà possibile somministrare alcolici purché a farlo sia personale addet­to. Già ieri sera sono stati control­lati trenta esercizi e il gestore di un market in via Faenza è stato sanzionato per aver venduto tre bottiglie di vino a tre tifosi inglesi. Il questore, che ieri ha incontrato una delegazione inglese accompa­gnata dal console David Thorne, ha ribadito che nessuno potrà entrare allo stadio senza biglietto nominati­vo, una novità per l’Inghilterra. Ad affiancare l’attività degli steward italiani ci saranno 20 steward ingle­si. E i poliziotti inglesi collaboreran­no, se necessario, alle operazioni di filtraggio.


Corriere Fiorentino

Furbo, il Questore, sperimenta lo stadio senza barriere dopo aver imposto un gemellaggio alle tifoserie e acconsentito al consumo di alcolici ai nipotini del massacro di Bruxelles, noti per sobrietà e non-violenza.
Come regalare un Ak47 carico ad un serial killer.
Il "modello Firenze" somiglia ad un cimitero.
Un abbraccio alle famiglie dei caduti dell'Heysel, doveroso, commosso.
REDS ANIMALS!
Vincenzo

ADIEU GARCON

Belgrado, 29 set. - (Adnkronos) - E' morto il tifoso francese del Tolosa che, con alcuni connazionali, lo scorso 17 settembre era stato aggredito a Belgrado da un gruppo di tifosi del Partizan. Il 28enne supporter transalpino, ricoverato in un ospedale di Belgrado, si e' spento stamane per le lesioni subite nell'aggressione, avvenuta prima di una partita valida per la prima giornata della fase a gironi dell'Europa League.

FRATELLO ULTRAS

Alfonso Aloisi
LA VOCAZIONE Ordinato nel Santuario dal vescovo Michele Seccia. Ieri mattina sull'altare davanti ai suoi fedeli
GIULIANOVA. Dalla curva Ovest del Rubens Fadini all'altare. Dai cori urlati insieme agli amici ultras giallorossi al vangelo letto in chiesa. Simone Calvarese, ex supertifoso del Giulianova, da ieri è fra Simone, un frate cappuccino, e può celebrare messa. A 34 anni uno dei simboli della tifoseria giuliese ha deciso di cambiare vita e di scegliere la fede verso Dio.
Tutto inizia tre anni fa proprio sulle gradinate dello stadio giuliese dove da anni Padre Fernando Tribuiani, anche lui tifoso della squadra giallorossa, condivide con i giovani momenti di entusiasmo e di amarezza a seconda dei risultati. Del resto a Giulianova il calcio è vissuto in maniera diversa che altrove, più intensa e più partecipata, con storie che nascono al suo interno con una spontaneità ed un calore non comuni. Quella di Simone è una di queste. Bella anche da raccontare in quanto esce fuori dagli schemi.
LA VOCAZIONE. La curva il punto di riferimento insieme agli amici più stretti ed accanto la presenza non invasiva di Padre Fernando che spesso crea un vero e proprio legame con i ragazzi-tifosi. Il frate, anche lui giuliese, da anni segue il gruppo «Gi.Fra", sigla della "gioventù francescana". Questo il passaggio cruciale per Simone che, su invito di Padre Fernando, inizia a frequentare le riunioni settimanali del gruppo. Ad un certo punto le frequentazioni si diradano fino ad arrivare al distacco.
Tra Padre Fernando e Simone rimane comunque il vincolo della passione per il calcio. Un giorno il frate, senza tanti preamboli, dice al ragazzo: «Visto che non vieni più alle riunioni, sappi che nemmeno io verrò più allo stadio». Non era un ricatto, ma un modo per verificare le intenzioni del ragazzo. Simone torna al "Gi.Fra." e di lì a poco arriva la vocazione che ieri mattina lo ha portato a celebrare la sua prima messa.
LA LETTERA. Così gli scrivono gli amici del gruppo spirituale prima dell'ordinazione sacerdotale avvenuta sabato pomeriggio sul sagrato del Santuario della Madonna dello Splendore alla presenza di tantissimi fedeli: «Carissimo Simone, scusa se ti chiamiamo ancora così, non è per scarso rispetto per ciò che sei diventato, ti consideriamo un fratello ed un amico».
Bellissime parole che prendono direttamente la via del cuore. La lettera continua: «Non avremmo mai immaginato il tuo percorso. Alcuni già ti conoscevano quali testimoni della tua vita di ragazzo qualunque, con una famiglia, degli amici, il lavoro, lo sport, i divertimenti e le aspettative». La lettera continua: «Molti di noi non partecipano più agli incontri del Gi.Fra., ma hanno comunque la consapevolezza che il gruppo ha segnato in maniera indelebile la vita di ognuno. I frutti sono sparsi dentro e fuori Giulianova. In cielo, dove qualcuno ci ha preceduti, c'è chi prega per noi».
Prima di affidarlo a San Francesco, guida spirituale dell'ordine, gli amici chiedono a fra Simone: «In virtù del nostro legame costruito nel tempo, ti chiediamo di ricordarci quando innalzerai l'ostia ogni giorno nella messa».
IL VESCOVO. La provincia d'Abruzzo dei Frati Minori Cappuccini ha voluto annunciare l'ordinazione sacerdotale con un invito che riporta le parole di Giovanni Paolo II parlando dei nuovi ministri della fede: "Sacerdoti e Vittime". L'imposizione delle mani e la preghiera sono state officiate, sabato sera, dal vescovo di Teramo Michele Seccia con un rito durato oltre due ore. Subito dopo c'è stata la vestizione di fra Simone. I colori non più giallorossi, ma quelli della fede. La cerimonia dei paramenti sacri è stata seguita personalmente da Padre Fernando che anche in questo caso ha svolto il ruolo di genitore spirituale, ma anche di amico fraterno.
Appena terminato questo importante passaggio, Padre Fernando, rivolto a fra Simone, ha sussurrato: «Ciao piccino». Le stesse parole usate da Padre Pio quando l'allora bambino Fernando Tribuiani si recò a San Giovanni Rotondo in pellegrinaggio con i genitori. Storie che si intrecciano e si ripetono, ma che hanno il comune denominatore della fede dopo un'intensa esperienza laica.

STUDENTI E ULTRA'

Sono due gli agenti del Settimo reparto mobile della questura di Bologna rimasti contusi nei tafferugli di ieri tra le forze dell’ordine e gli studenti dell’Onda che, insieme ad alcuni ultras rossoblù, hanno contestato il ministro dell’Interno Roberto Maroni per le politiche sulla sicurezza del governo in materia di immigrazione e accesso agli stadi di calcio. I poliziotti, medicati al pronto soccorso dell’ospedale Sant’Orsola, hanno riportato ustioni al collo e al viso per i fumogeni dei contestatori. Uno di loro ha anche avuto una lieve contusione a un polso. Il corteo di studenti e tifosi che alle 12.30 ha tentato di forzare il blocco della polizia all’incrocio tra via Santo Stefano e via Cartolerie per raggiungere l’aula absidale di Santa Lucia dove Maroni è intervenuto a un convegno sullo sport, ha poi desistito e ripiegato verso piazza Verdi, dove la manifestazione si è sciolta. Tra i contestatori non c’è stato alcun fermo. Al termine del convegno in Santa Lucia, che si è svolto quindi senza alcun problema, Maroni ha ringraziato il questore Luigi Merolla per il servizio d’ordine e ha espresso solidarietà agli agenti feriti nel contatto con gli studenti.

CATANIA-ROMA AS USUAL

Fuori o dentro il campo, co­munque qualcosa a Catania succede. Sta­volta sembrava che tutto stesse procedendo come mai in passato, al punto che aveva­mo notato anche con un certo piacere che a bordo campo, in questa occasione, non c'era la ressa che al contra­rio si era vista nelle due pre­cedenti stagioni. E invece quando mancava una man­ciata di minuti al termine della partita, con la Roma che cercava di pareggiare e il Catania che le provava tut­te per evitarlo, la miccia si è accesa in campo. Burdisso che fa un'entrata onesta su Delvecchio, il giocatore del Catania che rimane a terra come colto da un colpo, l'ar­gentino che lo accusa di fare scena, i compagni di Delvec­chio che lo prendono di pet­to, i compagni di Burdisso che prendono di petto quelli che stanno prendendo di petto Burdisso, il tutto sotto gli occhi di una quaterna arbitra­le che, dopo una direzione tutto sommato buona e semplice, non riescono a tenere a freno il nervosismo, con l'arbitro Saccani, che pure è considerato uno dei migliori dei Collina boys, che certo non fa una bella fi­gura.

Il tutto in uno stadio che cominciava a innervosirsi anzichenò, De Rossi di nuo­vo al centro di fischi e pernacchie (niente cori stavolta), Totti in campo che si faceva un paio di duetti con Biagianti e Llama, in un clima di crescente elettricità che lascia­va spazio a quello che è poi successo. Quan­do, cioè, il guardalinee Petrella ha assegna­to un calcio d’angolo alla Roma che francamente ha visto soltanto lui. E siccome il cal­cio in certe circostanze è una scienza, da quel calcio d’angolo è venuto fuori il gol del pareggio giallorosso che ha fatto imbestia­lire tutta Catania, in campo e fuori. Senza che Saccani, nonostante il cartellino rosso a Delvecchio e i due gialli a Mascara e Andu­jar, riuscisse a riportare un clima di suffi­ciente serenità.

E a quel punto gli scontri in campo sono stati ripetuti e violenti, prota­gonisti soprattutto i giocato­ri del Catania che se la sono presa in particolare con Alessio Cerci colpevole forse di essere un giovane, prima colpito da una ginocchiata di Capuano, poi falciato da Lla­ma senza che Saccani fi­schiasse nulla, a conferma di come l'arbitro mantovano fosse ormai nel pallone più totale. C’è stato pure il ri­schio che la Roma in quei minuti finali vincesse addi­rittura la partita, rinvio di Andujar respinto da Totti con il pallone che non è ter­minato fuori di molto, se fos­se successo non sappiamo quello che sarebbe potuto accadere in uno stadio che ormai era sull’orlo, anzi oltre, di una crisi di nervi.

Per fortuna è arrivato, dopo due minuti supplementari di recupero concessi da Sac­cani, il fischio finale. Ma c’è voluto ancora un po’ di tempo prima che gli animi si calmassero, con i giocatori che se ne dicevano di tutti i colori, in particolare Motta e Mo­rimoto che sono stati divisi per evitare guai peggiori. Nulla da segnalare, invece, negli spogliatoi dove pure negli anni passati ne erano successe di tutti i colori.

(Corriere dello Sport - Edizione Roma)


V.N.