31 agosto 2009

PARAGUAY

E' finito con un morto, molti feriti e 300 detenuti la partita giocata ieri tra il Cerro Porteno e l'Olimpia, il derby del calcio paraguaiano: lo rendono noto oggi i media locali, precisando che l'uomo ucciso era un tifoso del Cerro, pugnalato da suo fratello, simpatizzante dell'Olimpia. Secondo la polizia, Carlos Sosa (30 anni) è stato ucciso dal fratello Elvio (20) con una coltellata, dopo un litigio in famiglia, visto che il primo era stufo delle costanti ironie da parte del fratello dopo la sconfitta (per 0-1) della sua squadra, l'Olimpia. L'omicidio ha avuto luogo a Hernandarias, 350 km circa dalla capitale Asuncion, rilevano i media locali, ricordando i numerosi incidenti che si sono verificati al termine e durante la partita, visto tra l'altro che uno dei giocatori è rimasto ferito alla testa da un oggetto (un pezzo di ghiaccio) lanciato dalle tribune. Gli ultrà arrestati sono circa 300, ha aggiunto la polizia, rilevando che alcuni dei tifosi avevano con sè coltelli e droghe (marijuana e cocaina). Anche un giornalista e un fotografo del quotidiano 'Popular' sono stati feriti e derubati dai 'barrabravas' (ultrà) del Cerro Porteno.

"CI TRATTATE COME ULTRAS"

CASARANO-FASANO

CASARANO - Se a 21 anni lanci una bottiglia sul finestrino di un pullman carico di tifosi del Fasano mentre il mezzo che li trasporta sta per allontanarsi dal piazzale antistante il campo sportivo “Giuseppe Camozza”, al termine dell’incontro Casarano – Fasano, valevole per la coppa Italia dilettanti, beh, qualcosa te la devi aspettare. Come per esempio i carabinieri che ti rintracciano e che ti denunciano e che chiedono l’applicazione del Daspo, il divieto di accedere alle strutture sportive per un bel po’ di anni. Il minimo. E sono in realtà quattro i facinorosi del Casarano denuncianti ieri dai militari della compagnia locale, dopo che ieri sera il gruppo ha aggredito i supporter del Fasano mentre, a bordo di 2 pullman, si accingevano a lasciare lo stadio. Lancio di bottiglie accompagnati da inneggiamenti provocatori allo scontro fisico che ha provocato fortunatamente solo la rottura di un finestrino del pullman con il lancio di bottiglie in vetro ed inneggiandoli provocatoriamente altresì alla violenza.

Quattro, si diceva, i giovani di Casarano rintracciati dai carabinieri: S.C. 21 anni, denunciato per violenza negli stadi e per danneggiamento (quello che ha rotto con il lancio di una bottiglia in vetro il finestrino del pullman); F.C., 19enne, R.F. (30), L.C. 26 anni (quest’ultimo aveva appena terminato di scontare un pregresso provvedimento) per aver inneggiato l’opposta tifoseria alla violenza cercando di mascherarsi il viso ed evitare di essere riconosciuti.

L’intervento dei militari della Compagnia di Casarano ha permesso di allontanare le opposte tifoserie ed evitare ulteriori disordini. Gli interessati, oltre ad essere denunciati alla Procura della Repubblica di Lecce per i reati ascritti, verranno altresì segnalati alla Questura di Lecce per irrogazione di provvedimento di divieto di accesso ai luoghi in cui si svolgono manifestazioni sportive.

Da parte dei carabinieri sono in corso ulteriori accertamenti volti all’identificazione di altri giovani che hanno partecipato alle violenze che alla successiva identificazione verranno anch’essi proposti per provvedimento di divieto di accesso negli stadi.

Eppure la Virtus Casarano ha superato agevolmente anche il secondo preliminare ad eliminazione diretta della Coppa Italia, battendo 3-0 il Fasano. La vittoria della Virtus porta le firme di Cenciarelli, Calabro e Presicce, che vanno in rete, rispettivamente, al 33', al 38' e al 46'.

ATALANTA-GENOA

Attimi di tensione questa sera a Bergamo pochi minuti prima della gara Atalanta-Genoa. Due autobus navetta della locale azienda di trasporti, che stavano accompagnando allo stadio alcune decine di tifosi ospiti, sono stati presi di mira con petardi e fumogeni da un gruppo di ultrà atalantini. E' successo intorno alle 20.20 in Piazzale Oberdan. Il finestrino di un autobus è andato in frantumi e il conducente è stato costretto a fermarsi. A quel punto i tifosi liguri hanno provato a scendere dall'autobus per cercare un contatto con gli atalantini, ma sono stati fatti risalire subito dalla polizia, che li ha scortati fino allo stadio. Nessuno è rimasto ferito, le forze dell'ordine stanno visionando i filmati delle telecamere installate in zona per identificare i responsabili dell'aggressione. Intanto, mentre i tifosi stanno ancora raggiungendo le loro auto e la stazione ferroviaria per far ritorno a Genova, non si sono registrati altri episodi di violenza.

INTERVISTA

"La tessera del tifoso annunciata dal governo comporterà una spesa superiore per ogni biglietto acquistato". Giancarlo Cappelli, detto il "Barone" (che ci sia un riferimento a Niels Liedholm?), sessantenne leader degli ultras del Milan, spiega durente la conferenza di presentazione del film di Stefano Calvagna, "L'ultimo ultras", da venerdì in sala, quello che definisce "l'imbroglio della tessera del tifoso". "E' uno strumento che non serve per i motivi che ci hanno detto - spiega - perchè per identificare il possessore di un biglietto dello stadio è sufficiente il tagliando nominale che c'è oggi (per acquistare un biglietto serve documento d'identità, ndr). In realtà è un'operazione di business: è una vera e propria master card e quando acquisti un tagliando paghi una commisione di 4-5 euro. Andare allo stadio sarà quindi più caro per tutti".
"Inoltre - prosegue il Barone - con questa tessera saremo tutti schedati e sarà possibile convogliare su di noi messaggi pubblicitari e simili". La tessera del tifoso è da mesi osteggiata dai gruppi di tifosi organizzati e per il fine settimana è pronta una mobilitazione che coinvolgerà gli ultras: a Roma si riuniranno sabato i tifosi del centrosud, mentre prossimamente saranno quelli di Milano e del nord a riunirsi per protestare

STEFANO UNO DI NOI

Ferito a febbraio in un misterioso agguato all´Aventino
C´è un regista in fuga e oggi presenta a Roma il suo nuovo film, "L´ultimo Ultras". In fuga, non è una perifrasi. Lo scorso febbraio l´hanno gambizzato all´uscita da teatro, aveva appena recitato. In via di San Saba all´Aventino. Ora dice: «Volevano uccidermi e sono pronti a spararmi ancora: vivo in incognito in giro per l´Italia». L´ultima telefonata di Stefano Calvagna, 40 anni, arriva da La Spezia, venerdì sera.

La sua biografia parla di venti film da attore e sei da regista. Tra questi il disprezzato (e assai visto) "Il Lupo", storia dell´assassino Luciano Liboni, ucciso dai carabinieri al Circo Massimo. Calvagna ha una predilezione per la cronaca "instant" e nerissima, frequenta sul set pessimi soggetti (gli stessi che, probabilmente, a febbraio gli hanno mandato un sicario) e ama usare se stesso per fare pubblicità alle sue opere sempre in bilico tra successo e crac finanziario. E´ diventato - questo è un fatto - un soggetto di cronaca nera.

Neppure questa volta rinuncia alla pubblicità pulp: «Da febbraio vivo come un pentito», racconta, «ho portato via da Roma mia moglie, ora incinta, e ho sradicato mio figlio di tre anni, ne soffre tanto. Ho dovuto girare scene del film lontano dalla capitale e a basso costo, ma oggi ho finito i soldi. Davanti alla squadra mobile ho riconosciuto l´uomo che mi ha scaricato addosso sette colpi calibro nove, un coatto romano fuggito su una moto Honda guidata da un complice. Niente. La polizia non lo arresta, il prefetto di Roma non mi dà la scorta».

Calvagna ha appena inviato un esposto alla procura di Perugia e alla Cassazione. Contesta l´inchiesta sull´agguato di San Saba. «Continuano a interrogarmi con durezza come si fa con gli indagati, ma io sono la vittima». Lo ha abbandonato anche l´avvocato di fiducia - gli curò le controversie economiche nate sui precedenti film -, ma Calvagna in cinque pagine ansiose ha voluto raccontare alla Cassazione la sua vita a rischio. C´è un ex socio cacciato dai suoi uffici perché avrebbe voluto costruire a Cinecittà «una vera e propria cupola» del cinema. E ci sono pezzi di banda della Magliana, banda di Corviale, pistole abrase, una teoria di soprannomi da periferia romana. «Sembra un film, ma è la mia vita e io non voglio morire solo perché ho fatto qualche debito nel cinema», ha scritto nell´esposto Calvagna.

Oggi, al cinema Barberini, "L´ultimo ultras" viene presentato alla stampa. L´ex ultrà (della Lazio) Calvagna, in passato ferito in una rapina alla gioielleria del padre, gioielleria poi fatta esplodere forse da usurai, quindi indagato per i finanziamenti proprio del "Lupo", ha un´altra storia da raccontare. A margine del nuovo film.
(31 agosto 2009)

FIORENTINA-PALERMO

Gli ultras hanno lanciato quattro petardi lungo il percorso di avvicinamento allo Stadio che hanno procurato un trauma all'udito, giudicato guaribile in 2 giorni di prognosi, a sei agenti del reparto mobile di Firenze. Quindici di loro avevano precedenti per Daspo, non più in vigore.I 53 sostenitori del Palermo sono stati accompagnati in Questura e denunciati in stato di libertà, in concorso, per possesso e lancio di materiale esplodente, e lesione a pubblico ufficiale.


A carico di tutti è stato redatto il verbale di elezione di domicilio. Dei 53 denunciati, 25 appartengono al gruppo Ucs (Ultras Curva Sud), 5 al gruppo Ucn (Ultras Curva Nord), e 5 al gruppo Bvs (Borgo Vecchio Sisma). Gi altri otto tifosi non appartengono a gruppi organizzati. I due tifosi sottoposti a Daspo non potranno entrare negli stati per 5 e 3 anni.Per quanto concerne le misure organizzative allo stadio Franchi, l'attività di prefiltraggio e filtraggio ha impedito l'introduzione all'interno dell'impianto di 352 accendini, 1.213 bottigliette di plastica, 21 lattine. Anche per la gara con il Palermo , per tutti i settori della tifoseria locale, è stato attuato il modulo che prevede la polizia lontana dallo stadio e impegnata, in città, nel controllo del territorio.


E' stata attuata la politica volta a favorire la presenza dei bambini allo stadio, si sottolinea in una nota. In tutti i settori, con la sola eccezione di quello degli Ospiti, sono stati fatti entrare i passeggini con bambini. Sono entrati circa 74 bambini sotto i sei anni (di cui 27 in Curva Fiesole). Durante la partita, mentre i genitori assistevano alla gara, molti bambini si sono intrattenuti a giocare nel parterre della Curva Fiesole.

IMPEDIRE IL RICORDO NON CANCELLA L'INGIUSTIZIA..VERGOGNATEVI!


Ieri più volte le telecamere hanno indugiato sul settore ospiti dello stadio Bentegodi. Vuoto. La stranezza della situazione è che pochi istanti prima del fischio d'inizio, i circa seicento laziali che hanno raggiunto Verona espongono i propri vessilli e i propri striscioni, ma ne manca uno, il più importante: quello raffigurante la faccia di Gabriele Sandri. Le forze dell'ordine hanno vietato l'ingresso dello striscione.
I tifosi laziali quindi, una volta appresa la notizia, decidono all'unisono di togliere ogni tipo di bandiera e stendardo, e di abbandonare la curva a loro riservata. -->


Impedire ai laziali di portare in curva lo stendardo con l'effige di Gabriele è l'emblema di un potere che si vergogna di se stesso, delle proprie azioni e dei propri abusi, di un potere che sembra quei padri di famiglia che vanno a puttane e pippano bonza e poi guidano fiaccolate antistranieri e contro la prostituzione, come quei bigotti che si segnano con la croce e poi si augurano lo sterminio di massa dei diversi...

...e pensare che gli stessi funzionari di Verona hanno permesso in passato di portare nelle curve i faccioni di Hitler e di Stalin...due assassini di massa...è proprio vero che per la tracotanza del potere vittime e carnefici non sono mai uguali...

VERGOGNATEVI
solidarietà agli ultras laziali e atutti coloro che lottano per la giustizia e la verità dei morti di Stato!
Gabbo, Carlo, Aldro e tutti quei ragazzi di strada e di stadio...

Domenico

ED IO SULLA GRU...

Quanto scritto da Vincenzo nel suo post sulla situazione drammatica dei prof precari trova la mia totale adesione. Anche io sono prof di lettere, laureato con una ottima media, tre pubblicazioni e altre tre in stampa per l'autunno, una tesi di laurea con diritto di pubblicazione, due anni di precariato in giro per la provincia sabauda in scuole borderline, esperienze umane e gratificazioni commoventi, ore non pagate devolute allo Stato in nome di uno squilibrato senso del do ut des - ovvero "tu lavori le tue ore, mi regali ore in surplus non retribuite per coprire deficit e carenze di personale strutturali ma nessuna garanzia sulla continuità didattica e contrattuale"- e mille altre anomalie degne di una repubblica centroafricana degli anni 60. Il tutto nel silenzio di una opposizione - i cui ministri dell'istruzione nel recente passato hanno solo contribuito ad alimentare il caos e la malagestione di cui siamo testimoni e vittime oggi nell'era Gelmini, e questo è sempre doveroso ricordarlo cari compagni democratici- troppo affaccendata a contare i peli di fica rimasti impigliati nella lingua del nostro amato premier-satiro piuttosto che sostenere una lotta generalizzata per il diritto al lavoro e la dignità delle masse di questo paese che non riesco nemmeno a scrivere con la lettera maiuscola. Siamo di fronte ad una epurazione massiva di una fascia consistente di popolazione altamente preparata e professionalizzata, dove i risultati saranno drammatici oltre che in misura di un soverchiante impoverimento economico degli stessi costretti ad una esistenza malferma e incline a gravi stati di depressione fisica e psicologica, ma anche nei confronti della preparazione complessiva dei nostri figli e delle generazioni a venire. Quando uno Stato attacca, decapita, abbatte e soprattutto baratta i finanziamenti alla scuola con maleodoranti campagne propagandistiche e slogan populisti, quando decine di migliaia di insegnanti vengono di fatto cancellati dal loro status professionale e dal diritto di svolgere il lavoro per il quale hanno studiato e nel quale credono -come nel caso di Vincenzo e nel mio- come vocazione e prassi di riscatto sociale e politico, vuol dire che il passo verso l'abisso dell'autoritarismo e della reazione è dietro l'angolo.
Il silenzio generalizzato di una società che assiste muta a questi pogrom istituzionali giustificati da esigenze di bilancio che celano invece un chiaro progetto in favore della privatizzazione del sapere ci lascia atterriti. Il mercimonio che i sindacati della scuola hanno fatto negli ultimi tre decenni per piazzare i propri iscritti nelle graduatorie di immissione in ruolo ci fa perdere l'ultimo refolo di fiducia che riponevamo nella rappresentanza sindacale come tutela ai diritti dei lavoratori e ci suggerisce che l'unica via è l 'azione diretta: manifestare anche con forme eclatanti per raggiungere i media silenti e al solito supini alle direttive di regime, per svegliare una opposizione letargica e quei fratelli e compagni insegnanti che come noi ogni mattina si svegliano con la spada di Damocle di un chiamata da parte una segreteria scolastica che non arriverà mai o qualora arrivasse ci costringerebbe ad umilianti prestazioni professionali...
Questa non è una battaglia della disperazione ma è, al pari di mille altre lotte, una priorità che deve necessariamente interessare tutti gli strati sociali di questo paese, il diritto al lavoro e -nella fattispecie- ad insegnare è prologo ad una evoluzione complessiva del livello culturale di una nazione, propedeutico ad una crescita totale della consapevolezza e della preparazione dei nostri figli affinchè possano affrontare il mercato del lavoro e mille altre problematiche inerenti all'inserimento nella società altrimenti precluso ai più e appannaggio solo delle classi privilegiate, di fatto cristallizzando una gerarchizzazione della società civile e aumentando lo iato fra classi sociali, rappresentanza e democrazia, facendoci ritornare indietro di duecento anni.
Pertanto se Vincenzo salirà su un tetto io salirò su una gru...affinchè tutti inizino a scalare anche fisicamente le barriere e i muri dentro i quali stanno cercando di ricacciarci, negandoci il diritto primario dell'uomo...ovvero il lavoro.
Domenico Mungo

SALGO SUL TETTO

Ho una famiglia, una compagna che lotta per il suo lavoro pagato male, due bambine di 4 e 9 anni, un mutuo da pagare, le bollette, il cibo e pochissimi sfizi, come la pizza take-away diventata un lusso. La scuola non mi ha ancora pagato Tfr e ferie per il 2008/09, l'Inps l'indennità di disoccupazione di Luglio e Agosto, una cooperativa sociale per cui lavoravo la quota sociale. Quasi seimila euro e in banca è scattato già l'allarme rosso.
L'anno scorso ho scioperato con pochi altri, mentre molti colleghi se ne stavano buoni buoni a subire come se fosse una fiction o una puntata del Grande Fratello. Ma non era e non è uno scherzo, è in corso il più grande licenziamento di massa nella storia della repubblica Italiana.
Sono un prof, laurea 110/110 e lode, due pubblicazioni, i miei alunni mi vogliono bene, amo insegnare, dopo 14 anni passati a lavorare con tossici, puttane, persone sofferenti di tutti gli handicap immaginabili.
Oggi scopro che sarà difficile per me tornare a lavorare perchè un governo ignobile e affamatore ha deciso di tagliare fondi alla scuola pubblica e di privarmi del lavoro con cui sostenere la mia famiglia e la mia dignità.
Comunico a tutti i lettori e a tutte le lettrici di questo sito, compresi i curiosi in divisa che ogni giorno mi onorano della loro interessata lettura che, se entro il 15 Settembre non avrò ricevuto un'offerta di supplenza, salirò su un tetto di una scuola, una a caso, e vi rimarrò incatenato digiunando fino a che non mi siano garantiti i miei diritti sanciti dalla Costituzione. Anche sul tetto sarò ultras, non solo alla partita ma soprattutto nella vita.
Vincenzo Abbatantuono

ROLEX

Il derby non ha portato fortuna nemmeno a due tifosi che l’altra sera, prima e dopo la partita, sono stati rapinati dei Rolex in via Tesio. Alle 19.40 un tifoso di 38 anni fermo al semaforo è stato avvicinato da un ragazzo sceso dallo scooter. Il malvivente gli ha aperto la porta dell’auto e strappato dal polso un orologio da 15mila euro. Finita la partita, verso le 23.30, un altro colpo, questa volta ai danni di un tifoso di 32 anni sempre nella stessa strada. L’uomo era fermo al semaforo a bordo della sua Smart quando ha visto arrivare un giovane in sella a uno scooter. Parcheggiata la moto, il bandito si è tranquillamente avvicinato, ha sfondato il vetro, immobilizzato il braccio della vittima e strappato dal polso un Rolex da 38mila euro.

CALCIO & RUGBY

Salgono agli onori delle cronache fondamentalmente per i tafferugli, gli scontri con la polizia, i cori razzisti e tutto ciò che con lo sport poco ha a che fare. Sono gli ultras del calcio. Ieri sera, però, a Dalmine, la curva dell'Atalanta ha saputo raccontare un'altra storia, fatta di passione, amore e solidarietà. Al Velodromo di Dalmine, infatti, si è disputata l'amichevole tra L'Aquila e l'Amatori Milano. Un'amichevole voluta e organizzata dagli ultras bergamaschi. Un'amichevole che è stata un successo.

Al Velodromo di Dalmine c'è stato il tutto esaurito. Appassionati, sicuro, ma anche molti tifosi di calcio, quei tifosi che di solito guardiamo con sospetto se non addirittura con fastidio. Gli ultras. Perché l'amichevole tra L'Aquila e Milano è stata organizzata da loro, che hanno voluto raccogliere ancora fondi per il terremoto in Abruzzo e hanno voluto far sentire la loro passione ai giocatori de L'Aquila. Lo spettacolo, in campo e fuori, è stato fantastico.
Un'accoglienza da brividi, poi la partita e, infine, l'omaggio a Lorenzo Sebastiani. Match interrotto, luci spente, due cornamuse che intonavano il Silenzio e i fumogeni a illuminare il Velodromo, mentre tutto il pubblico applaudiva alla memoria del giovane pilone aquilano scomparso nel terribile terremoto.
Poi, giocatori, appassionati e tifosi tutti assieme al terzo tempo, offerto dagli ultras, e vissuto in pieno spirito rugbistico. Insomma, una bellissima giornata che riavvicina mondi così diversi e lontani.

Per la cronaca, il match ha visto L'Aquila imporsi su Milano per 61-5, in un incontro che ha messo in luce sia la superiorità tecnica sia di preparazione degli abruzzesi che hanno messo in mostra alcune individualità interessanti. L'Amatori, nonostante il punteggio, non sfigura. Resta in partita venti minuti, poi ha un black out in cui subisce cinque marcature in rapida successione e, nella ripresa, mostra tanta voglia di resistere nonostante i soli cinque allenamenti svolti si sentano. Bene i nuovi arrivati che hanno soddisfatto coach Cuttitta. Alla fine, comunque, nessuno pensava più al risultato e tutti si sono goduti la festa.

CURVA SUD MILANO

Fonte: curvasudmilano.it/
© foto di Giacomo Morini

In occasione del Derby sono stati esposti in Curva Sud degli striscioni nei confronti del nostro Presidente.I contenuti di essi non erano polemici ed i toni non erano affatto accusatori,bensì la nostra era una presa di posizione nei confronti di un calcio sbagliato,fatto di ingaggi spropositati ed interessi che stanno andando ben oltre la passione.

Il nostro grido d'allarme si è unito alle parole del Presidente che aveva sollevato la questione qualche giorno addietro;a margine di questo è stata anche sottolineata la nostra fiducia nella presidenza.

Nonostante ciò,ci rendiamo benissimo conto delle carenze di cui soffre la nostra squadra,di una campagna acquisti per nulla incentrata sul rafforzamento e di una politica di gestione alquanto ambigua,quasi da mettere in dubbio il vero e proprio attaccamento che nutre la dirigenza nei confronti dei nostri colori;tuttavia non è nemmeno possibile continuare a muoversi in un clima di tensione ed andare avanti a combattere le battaglie "DA SOLI".

Quando le cose vanno bene è facile salire sul carro dei vincitori e gonfiarsi il petto trionfanti,ancor più facile è puntare il dito quando le cose non vanno bene e cercare dei "responsabili" negativi.Un esempio lampante:La vicenda Kakà.

A Gennaio in 300 ULTRAS davanti alla sede di via Turati sotto la pioggia e la neve per mostrare il nostro attaccamento ed a sgolarci per far sentire il nostro messaggio alla società,per 3 giorni in mezzo alla strada a fare sentire la nostra voce.Dov'era il resto del popolo rossonero ? dov'erano i milanisti ?

Sempre la Curva a muoversi e rischiare nel bene o nel male.

Ultima giornata di campionato della scorsa stagione Milan - Roma: striscioni espliciti nei confronti della società che invitavano ad avere una linea di condotta diversa da quella tenuta negli ultimi tempi,risultato: Ultras denunciati e diffidati per avere detto ancora una volta la nostra opinione ed aver rispecchiato il pensiero di tanti tifosi milanisti che ancora una volta stavano zitti ed osservavano giudicando.

Sempre la Curva a muoversi e rischiare nel bene o nel male.

Potremmo andare a ritroso per citare altri episodi,ma non è il nostro intento.

La nostra volontà invece è quella di far presente che seppur mantenendo il nostro pensiero nei confronti della società,non abbiamo intenzione di cominciare la stagione portando avanti un clima ostile nei confronti della presidenza ne di creare tensioni che andrebbero a discapito sia della squadra che di tutto l'ambiente;per non peggiorare quindi la situazione e mantenere il clima disteso,rimarremo alla finestra,attendendo dal Presidente un segnale che dimostri che abbia ancora l'attaccamento ai colori rossoneri dimostrato più volte nel corso degli anni.Periodi contraddistinti da successi e trionfi che hanno portato questo club sul tetto del mondo sempre sotto la sua presidenza, e che mantenga l'impegno di fare del Milan una squadra competitiva in grado di scendere in campo per vincere in Italia e in Europa (come lui stesso ha più volte dichiarato).

Sempre e comunque FORZA MILAN

Direttivo CURVA SUD MILANO

30 agosto 2009

60 ROSANERO

Circa 60 tifosi del Palermo, arrivati nel pomeriggio alla stazione ferroviaria di Firenze Campo di Marte, sono stati portati in questura per accertamenti dopo che hanno lanciato quattro grossi petardi mentre si recavano verso il settore ospiti dello stadio Franchi, per la partita di campionato Fiorentina-Palermo.
Secondo quanto appreso, i petardi sono stati lanciati dal gruppo all'altezza dei giardini pubblici di viale Malta. Tre sono esplosi nei giardini, uno in strada. A questo punto la polizia ha fermato i tifosi palermitani cercando di identificare i responsabili degli scoppi. Gli stessi tifosi palermitani erano stati accolti alla stazione da personale di polizia che li aveva avviati allo stadio dopo aver controllato che fossero in possesso del biglietto per la partita e del biglietto ferroviario per il ritorno a Palermo.

GEMELLAGGI...

Io non ho nulla da aggiungere...la situazione di Firenze tutti la conoscono...un gemellaggio col Liverpool non lo si può auspicare poichè implicherebbe l'apologia di un reato come quello di strage...siccome le questioni di curva dovrebbero rimanere nell'ambito di coloro che le vivono, un imbecille vestito da questore rimane sempre un imbecille...il buonismo stucchevole e melenso ormai permea le settimanali uscite pubblicitarie del buon questore di Firenze, dei passeggini, dei buoni tifosi omologati e di tutte quelle facezie assortie è ormai imbarazzante anche per noi...e Vince, che ci conosce, lo sa...io posso solo ricordare che a Firenze i veri ultras non hanno passeggini, non parlano con gli sbirri e la radio...al massimo con Current tv ;-)...
ps
inneggiare al Liverpool ha avuto ed ha una sua controversa, e se vogliamo becera, origine nell' identità stroica di una curva, la Fiesole, che è sempre stata contro le convenzioni...sempre stata, ora non più......ma da qui ad auspicare gemellaggi, birre e cotillon ce ne vuole..andremo ad Anfield e riceveremo gli scousers con simpatia perchè lo fu già nel 1989 a Viareggio per un'amichevole estiva, figuriamoci per una gara di Cahmpions, ma si rilassi pure il buon questore, che non sarà merito del suo caldeggiamento veltroniano....
abbracci
Dome

29 agosto 2009

10MILA BIANCONERI

Non ci sarà il tutto esaurito, ma 60 mila spettatori, considerando che si gioca alle 18 dell'ultima domenica di agosto, non sono da buttar via. Roma-Juventus non batterà nessun record di incassi, ma saranno almeno 10 mila i sostenitori bianconeri che assisteranno al match. Affollata di politici, come da tradizione, sarà la tribuna autorità. I ministri Matteoli e Vito, juventini doc, non mancheranno alla prima grande sfida da tecnico di Ciro Ferrara, così come i due grandi presidenti dello sport italiano, Gianni Petrucci del Coni, e Giancarlo Abete della Figc.

Nutrita anche la pattuglia di politici 'giallorossì, da Massimo D'Alema a Fabrizio Cicchitto (capogruppo Pdl alla Camera), fino al Presidente del Roma club Palazzo Madama, il senatore Stefano De Lillo. Non ci sarà, a meno di soprese dell'ultima ora, Walter Veltroni, che combattuto dall'amore tra Juventus e Totti, farà il tifo da casa. Non mancheranno all'appello anche il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, e il vicepresidente della commissione Europea, Antonio Tajani.

Se un ultras non pù andare allo stadio con un Daspo, una semplice sanzione amministrativa, perchè allora sarà possibile per alcuni politici inquisiti con procedimenti penali?

Vincenzo

SPY



Marcello Lippi si è scusato. Una goffa retromarcia per dire che lui non ce l'aveva con la tessera del tifoso ma faceva un discorso d'ordine generale. Di sicuro il ct azzurro ha rovinato il compleanno di Giancarlo Abete (59 anni, auguri) con le sue dichiarazioni che hanno scatenato anche l'ira del ministro Bobo Maroni (''ma la Figc cos'è, un circo Barnum?''). No, la Figc ha una sua linea chiara che è quella di Abete, a favore della tessera del tifoso solo che Lippi ultimamente parla molto, anche di argomenti che non conosce. Caso chiuso, comunque. Non è chiusa invece la storia della famosa tessera, necessaria da gennaio 2010 per andare in trasferta.

L'Osservatorio, nella sua ultima riunione, ha voluto chiarire alcuni aspetti, anche per tranquillizzare i tifosi che non sono per nulla tranquilli. Ecco cosa sostiene il Viminale: la tessera non ''è una schedatura'' (i dati dei tifosi li hanno solo le società sportive), non è un'imposizione, nel senso che gli ''gli spettatori che non vogliono aderire possono continuare a frequentare gli stadi acquistando un normale biglietto in settori diversi da quello riservato agli ospiti'' (vero ma è complicato e non sempre possibile). Inoltre secondo l'Osservatorio è un investimento per i club, e ''un importante tassello nelle strategie di prevenzione della violenza per riportare le famiglie allo stadio assicurando loro migliori standard organizzativi e servizi di accoglienza''. Vedremo come si comporteranno i club: sinora hanno aderito con convinzione piena solo Milan, Inter, Juventus e Fiorentina. Gli altri sono fermi ai progetti o alle chiacchiere, mentre alcuni (Palermo e Catania) sono contrari.

Come previsto intanto trasferte vietate, non si sa per quanto, ai tifosi del Cagliari dopo gli incidenti di Livorno (assalto al traghetto). Avevano già precedenti. Ben nove gare di Prima e Seconda divisione hanno limitazioni per le prossime giornate, a conferma che il problema non è soltanto in serie A. Buone notizie infine da Firenze: niente polizia nello stadio anche in occasione della gara europea con lo Sporting Lisbona e tante famiglie sugli spalti (una bella immagine che avevamo quasi dimenticato). Ora la questura toscana si augura un gemellaggio fra i tifosi viola e quelli del Liverpool.

DUE DASPO A PALERMO

PALERMO (ITALPRESS) - Il Questore di Palermo, Alessandro Marangoni, ha emesso due Daspo, provvedimenti di divieto di accesso alle manifestazioni sportive, nei confronti di due tifosi. La decisione e' stata adottata dopo le intemperanze verificatesi nel corso delle partite di calcio Palermo-Spal valevole per la Coppa Italia del 15 agosto e Palermo-Napoli, prima partita del Campionato di serie A. In particolare, sabato 15 agosto, alle 20.30 circa, presso lo stadio "Renzo Barbera", poco dopo l'inizio dell'incontro di calcio Palermo-Spal, un tifoso palermitano, L.V. di 28 anni, colpiva con un calcio un funzionario di polizia in servizio per garantire l'ordine pubblico. Il giovane, una volta identificato, e' stato denunciato per violenza, resistenza e lesioni a pubblico ifficiale. Ed il questore di Palermo, sulla base del suo comportamento, ha adottato nei suoi confronti il provvedimento Daspo vietandogli di accedere per cinque anni all'interno degli stadi dove si disputano competizioni calcistiche con l'ulteriore prescrizione di presentarsi presso gli uffici di polizia nei giorni in cui la squadra del Palermo Calcio sia impegnata in incontri agonistici casalinghi mezz'ora dopo l'inizio e mezz'ora prima della fine degli stessi, nonche' nell'intervallo tra il primo e il secondo tempo quando la squadra sia impegnata in trasferta. Il secondo Daspo e' stato emesso dal Questore di Palermo per la durata di due anni, nei confronti di un altro tifoso sorpreso dagli agenti mentre scavalcava la recinzione che separa la curva Nord dell'impianto sportivo "Renzo Barbera" dall'area esterna, durante l'incontro di calcio Palermo-Napoli, per assistere alla partita senza essere in possesso di regolare biglietto. Oltre al divieto di accedere al'interno degli stadi, dove si disputano competizioni calcistiche per due anni, anche per il secondo tifoso e' scattata l'ulteriore prescrizione di presentarsi presso gli uffici di polizia nei giorni in cui la squadra del Palermo Calcio sia impegnata in incontri agonistici casalinghi mezz'ora dopo l'inizio e mezz'ora prima della fine degli stessi, nonche' nell'intervallo tra il primo e il secondo tempo quando la squadra sia impegnata in trasferta. (ITALPRESS). com 29-Ago-09 16:23 NNNN

IL QUESTORE IN CURVA

Questa volta, se permettete, scrivo da gobbo. Che le Questure si mettano a sponsorizzare persino i gemellaggi, a me sembra una mostruosità. Ognuno faccia il suo mestiere, ad ognuno il suo. Non sarò io a deplorare il becero negli stadi, non sono ipocrita come tanti giornalisti che lo scovano sui campi di calcio e si voltano dall'altra parte per le strade o a Montecitorio o nelle intercettazioni telefoniche tra potenti e puttane dove il becero trionfa indisturbato come il Brasile contro il Lussemburgo. So cosa signifca cantare con le sciarpe dei reds in mano se sei della Fiorentina e ti diverti ad evocare la tragedia dell'Heysel contro gli acerrimi nemici juventini perchè noi juventini facciamo lo stesso con Superga ai nostri cuginastri granata.
Ci sta e ciò non toglie che io voglia bene ricambiato a qualche cuginastro granata. Chi vuole capire, capisca, chi non vuole vada a fare in culo senza complimenti, sono stanco di spiegare la filosofia agli analfabeti. Ma soffiare su questo sentimento senza temerne le ricadute nell'ambito delle rivalità italiane è da folli o da incompetenti. E' inutile costruire un parcheggio per passeggini allo stadio se poi ti intrufoli in storie che non conosci col rischio di fare l'elefante che sgambetta tra la cristalleria.
Su questo, ne sono certo, Dome avrà qualcosa da scrivere e sono curioso di sapere quel che pensa, lui e gli altri che a questo modello non si omologano.
Vincenzo

IL DASPO AD OROLOGERIA

Un ultras aspetta il derby non come gli altri tifosi. E' il giorno del confronto con l'altro da sè, la sfida stracittadina che lascerà strascichi per mesi, l'ansia e la tensione, le ore che passano lente, il conto alla rovescia scandito da mille pensieri, la battaglia di voci sugli spalti, la gara di generosità.
Ci si sveglia quel giorno e già il cuore scivola in gola col caffè, l'ora X è scoccata, bisogna fare in fretta, tutto il Paese si sporgerà dai balconi televisivi e misurerà la passione, la tua, quella dei tuoi rivali, maledetti. Squilla il citofono, sono due sbirri che ti notificano un Daspo. Mancano sei ore, cazzo, la diffida è già in corso. A S. hanno detto stamattina che no, allo stadio non ci poteva più andare, col ghigno compiaciuto di chi sa che sta facendo il peggior dispetto possibile ad un innamorato, privarlo della vista dell'innamorata, del suo profumo, del suo languido abbraccio.
La Legge è uguale per tutti, ma alcuni, gli ultras, sono meno uguali degli altri.
Ultras liberi !
Vincenzo

COMO-VARESE

Domani si gioca il primo derby stagionale tra Como e Varese, neopromosse partite col piede giusto, acerrime concorrenti che in passato non hanno lesinato scaramucce anche serie, ma che purtroppo da diverso tempo non s’incrociano a questi livelli. Nessuno dei due stadi è a norma, quindi sia i lariani che i bosini sottostanno alle restrizioni d’accesso stabilite dalla legge antiviolenza. L’anno scorso niente tifosi ospiti né al Sinigaglia né a Masnago, idem quest’anno. Peccato che a fine estate 2008, in Coppa Italia, si sia giocato un Varese-Como aperto a tutti, per giunta in orario serale, senza problemi di alcun genere. La violenza negli stadi va combattuta e il fine giustifica i mezzi: ma nell’applicare le norme è bene tener conto anche della specificità dell’evento, dell’impatto che queste occasioni hanno sull’opinione pubblica. In questi giorni se ne sono sentite di ogni sulla cosiddetta tessera del tifoso, proposta dal ministro Maroni (c’è chi è pro e chi è contro, spesso per ragioni ideologiche più che concrete): noi annotiamo solo che i facinorosi sono già ben noti alle forze dell’ordine, con tanto di nomi cognomi e recapiti, eppure spesso entrano indisturbati. Va trovata una giusta via di mezzo tra la schedatura da Kgb e il liberi tutti, per evitare che la troppa prevenzione impedisca allo spettatore comune di godersi uno spettacolo a cui ha diritto. Como-Varese è stata inserita tra le gare a rischio che l’ormai famoso osservatorio del Viminale blinda ogni settimana ai tifosi ospiti. Il derby è di per sé un incontro tra vicini di casa: se i vicini non si possono incontrare, che derby è? Se lo sono chiesti persino gli ultras lariani, che in nome della solidarietà tra consimili minacciano di disertare essi pure lo stadio. Che senso ha mettere Varese e Como nello stesso girone, se poi le tifoserie non possono partecipare e le società non possono lucrare i conseguenti incassi? Se derby deve essere, sia tale a tutti gli effetti: magari con un’apertura di fiducia condizionata che, in assenza di precedenti recenti, sarebbe anche giustificata al di là delle carenze strutturali degli impianti. Altrimenti, la prossima volta si mettano le due squadre in gironi diversi: un derby oltraggiato così è una sconfitta per tutti.

29 agosto 2009 - Stefano Affolti - s.affolti@varesereport.it

GEMELLAGGIO


Tutte le tifoserie del mondo pensano di essere la più bella. I tifosi del Li­verpool hanno un po’ più ragione degli altri.


Lanciata su Facebook, incoraggiata da una parte della curva organizzata e benedetta dalla Questura, ecco l’idea di un gemellag­gio tra le tifoserie di Fio­rentina e Liverpool che, nello stesso girone di Champions, si ritroveran­no al «Franchi» il 29 set­tembre e ad «Anfield» il 9 dicembre. Istruzioni per l’uso: lo stadio dei Reds si chiama «Anfield» e non Anfield Road, come dico­no tanti. Quella è la via.

Tutto ciò che può portare a una partita più serena, vis­suta nella maniera giusta, con il tifo e senza la violen­za, è benvenuto. In questo caso, può unire una delle cit­tà più belle del mondo e una delle città più belle del mon­do del pallone. Perché Liver­pool non è meravigliosa, an­che se è cento volte meglio di Manchester, ma l’atmosfe­ra di Anfield è unica.

Più che uno stadio, è una chiesa laica. Il suo altare è la gradinata dei tifosi più cal­di, la Kop. Il nome intero sa­rebbe Spion Kop e ha una storia che la dice lunga su come gli inglesi vivano il fo­otball. È il nome di una colli­na del Natal, in Sudafrica, luogo di una sanguinosa bat­taglia della seconda guerra Anglo-Boera (nel lontano 1900), che si concluse con gravi perdite tra le forze in­glesi. Gran parte dei caduti venivano da Liverpool, nel reggimento Fanteria del Lan­cashire.

La leggenda dice che l’ur­lo della Kop possa spingere il pallone in porta. Sicura­mente può paralizzare la squadra avversaria. È il mas­simo rumore per la massi­ma durata. L’Old Trafford (Manchester United) è trop­po grande e dispersivo, il nuovo Emirates Stadium (Arsenal) non ha un briciolo della storia del vecchio High­bury, a Stamford Bridge (Chelsea) sembra di essere a teatro. Può reggere il con­fronto, perdendo non di troppo, il St. James’s Park, ma il Newcastle è precipita­to in Championship (la no­stra serie B) e in Europa non è mai contato nulla.

Se gemellaggio davverò sarà, non è previsto nessu­no sconto sui decibel del ti­fo. Il Liverpool ha legato par­te dei suoi successi in Inghil­terra e in Europa (18 campio­nati, 7 Coppe d’Inghilterra, 7 Coppe di Lega, 5 Coppe dei campioni, 3 Coppe Uefa, 3 Supercoppe Europee) pro­prio sul timore che il suo sta­dio incute agli avversari. Una passione che, alla fine degli anni Ottanta, tracimò in violenza e in tragedia. Trentanove morti tra i tifosi della Juve allo stadio Heysel, in occasione della finale di Coppa dei campioni 1985. Novantasei morti tra i tifosi del Liverpool nella semifina­le di Coppa d’Inghilterra, contro il Nottingham Fo­rest, quattro anni dopo. Uno di quei morti era un cugino di Steven Gerrard, capitano e «cuore» pulsante della squadra attuale.

Tutti conoscono l’inno «You’ll never walk alone», non camminerete mai da so­li, che prima di ogni partita sale proprio dalla Kop. È il le­game con la storia, proprio come la targa, questo è An­field, che il tecnico Bill Shankly volle apporre sul mu­ro di spalletta della scalinata che conduce i giocatori sul campo, per ricordare «ai no­stri giocatori per quale squa­dra giocano e ai nostri avver­sari contro chi giocano».

In un perfetto mix di tradi­zione e business, questo pas­sato mitico è stato trasfor­mato in una macchina da soldi. Come in molti stadi in­glesi, è possibile visitare il museo della squadra e fare un tour dello stadio. A paga­mento, naturalmente. Undi­ci sterline gli adulti e 6,50 i minori di sedici anni per un giro, 35 sterline e 18 per il tour deluxe, con foto negli spogliatoi al posto occupato dal giocatore preferito, giro della Kop e autografo perso­nalizzato di un grande cam­pione del passato. Molti ge­nitori lo regalano ai figli co­me premio per una buona pagella.

Luca Valdiserri - Corriere Fiorentino

I DIVIETI DI BOBO

(CALCIOPRESS) Como - Primi segnali di insofferenza contro il calcio dei divieti che, in Lega Pro, sta producendo effetti davvero paradassoli.

Nella seconda giornata di campionato della Prima Divisione, guidata dal presidente Mario Macalli, ben cinque gare si disputeranno con la chiusura dei settori ospiti e altre due saranno disputate in campo neutro. Ciò significa che quasi la metà del torneo sarò giocato in situazione di emergenza.

Un obbrobrio che sta cominciando a generare diffusi segnali di insofferenza.

Il primo gesto clamoroso arriva da Como. Come noto il derby con il Varese è tra le gare interdette domani ai tifosi ospiti, con chiusura del settore dedicato. Ebbene, i tifosi lariani hanno deciso di attuare un gesto clamoroso, per portare all’attenzione dei media la gravità della situazione che si sta determinando gesto di protesta. Gli ultrà non entreranno allo stadio. La protesta è diretta, più in generale, contro l'introduzione della tessera del tifoso.

Il fatto curioso è che ai tifosi si è unito un compagno inatteso, il presidente del Como Antonio Di Bari. "Me ne starò fuori dallo stadio anch'io - conferma il presidente -. Perchè la gente ha ragione, quello che sta succedendo è un'assurdità. Non ritengo giusto che tanta gente debba essere penalizzata dai divieti. Se ci sono dei teppisti, puniamoli. Ma perchè tante persone normali che aspettano la domenica per andare allo stadio devono poi vedersi togliere questo piacere?".

Analoga protesta a Terni, dove è in programma Ternana-Taranto ed è stata vietata la trasferta ai tifosi jonici. Anche qui gli ultras rossoverdi osserveranno 15' di silenzio al Liberati in segno di solidarietà verso i tifosi rossoblù e di protesta verso una situazione che si sta facendo davvero insostenibile.

Sa. Mig. - www.calciopress.net

LA TESSERA TARANTINA

TARANTO - «Non sarà compito della Questura rilasciare la tessera del tifoso. Toccherà ai club». Confronto con i vertici della Questura sulla innovazione che dovrebbe modificare il rapporto tra società di calcio e tifosi a partire dal prossimo 1 gennaio. A spiegare tempi e modalità della tessera del tifoso, questa mattina, il vicequestore vicario Mchelangelo Giusti ed il capo della Digos Maurizio Scialpi. L’iniziativa è nata dalla necessità di chiarire alcuni aspetti della riforma anche alla luce delle numerose richieste giunte proprio agli uffici della Questura. «Quella della tessera del tifoso - spiega Giusti - è una innovazione frutto di un programma tra Ministero degli Interni, Coni e Lega. I tifosi dovranno rivolgersi ai club per ottenere la tessera. La Questura avrà un compito di verifica. Ovvero le società manderanno alla nostra attenzioni i dati essenziali dei soggetti per verificare che rientrino nei parametri fissati per il rilascio della tessera». Già perchè la tessera non potrà essere rilasciata ai soggetti colpiti dal divieto di assistere a manifestazioni sportive, il cosiddetto Daspo, e a soggetti condannati, anche solo in primo grado, per reati connessi alla violenza negli stadi. Per quanto riguarda i “daspati” il divieto non è retroattivo e quindi una volta scontato il provvedimento si potrà ottenere la tessera. «Al momento - ha spiegato il dottor Giusti - a Taranto sarebbero meno di cento i soggetti a cui verrebbe negato il via libera al rilascio della tessera. Numero, peraltro, destinato ad abbassarsi in quanto molti Daspo sono in via di scadenza». Buona parte dei tifosi, però, sono contrari alla tessera del tifoso. Così risponde il dottor Giusti. «Le novità vengono accolte sempre con una certa diffidenza, Diciamo che è quasi normale. A mio avviso i vantaggi che derivano da questo strumento sono tali da far superare le perplessità». Ma quali sono i vantaggi? In primo luogo il tifoso con la tessera si potrà recare in trasferta anche quando il “viaggio” è vietato agli ospiti. Domenica, per intenderci, i tarantini con la tessera sarebbero potuti andare a Terni. Poi in prospettiva la tessera dotata di microchip snellirà i controlli e renderà più agevole l’acquisto dei biglietti per le partite, anche quelle in programma in altri stadi. «Ho sentito parlare di schedatura» - insiste Giusti. «In questo senso posso dire che non c’è alcuna modifica rispetto a quanto già avviene con il biglietto nominativo. In più la tessera del tifoso può agevolare un processo di fidelizzazione dello sportivo al club».

SORVEGLIARE E PUNIRE

Vincenzo Mulè
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SICUREZZA Interessi economici e schedatura: ecco cosa si nasconde dietro la tessera del tifoso, il discusso provvedimento contro la violenza negli stadi del Vicinale.

L’uno a zero finale con cui la Carrarese ha battuto il Celano nella seconda divisione, girone B della Lega Pro (la vecchia C2), probabilmente passerà in secondo piano rispetto a quanto accaduto fuori dallo stadio, dove lo scorso 23 agosto è andata in scena la prima simulazione di ingresso in una struttura sportiva con la tessera del tifoso. Stewart armati di palmari controllavano l’esattezza dei dati su biglietti nominali (le tessera sono ancora in fase di realizzazione).

Un evento, nel suo piccolo, storico, contro il quale si sono espresse tutte le tifoserie, che per decidere una strategia comune si sono date appuntamento a Roma il 5 settembre. Dalla Capitale a Napoli, da Milano a Udine, il provvedimento di Maroni se ha un merito è proprio quello di aver unito in un’unica posizione tutti i gruppi, facendo passare in secondo ordine vecchie ruggini legate a storiche rivalità.

All’appuntamento di Roma sarà presente anche l’avvocato Giovanni Adami, noto rappresentante della tifoseria udinese e tra i più grandi conoscitori delle problematiche ultras. Lo scorso luglio, Adami ha redatto un documento sulla tessera del tifoso, nel quale si affrontano problemi di carattere storico, normativo e anche pratico. Sotto accusa, in particolare l’articolo 9 della legge 41/07, meglio conosciuta come legge Amato.

Nel dettaglio, si legge che «è fatto divieto alle società organizzatrici di competizioni riguardanti il gioco del calcio, responsabili dell’emissione, distribuzione, vendita e cessione del titolo di accesso di mettere, vendere o distribuire titoli di accesso a soggetti che siano stati destinatari di provvedimenti di cui all’art. 6 della legge 13 dicembre 1989 n. 401 ovvero a soggetti che siano stati, comunque, condannati, anche con sentenza non definitiva, per i reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive ». Secondo il testo, quindi, chi è stato in passato raggiunto da provvedimenti Daspo (acronimo di Divieto di accedere alle manifestazioni sportive) e ha scontato il provvedimento, vita natural durante, non potrà più accedere a uno stadio.

Il testo di Adami, tra l’altro, solleva altri dubbi, ancora legati all’interpretazione dell’articolo 9: «È giusto che un tifoso, raggiunto da Daspo della durata di un anno nel lontano 1991 e regolarmente scontato, non possa, oggi, acquistare la tessera del tifoso? Cosa succede, invece, ai tifosi daspati in passato e che magari hanno vinto il ricorso al Tar con conseguente annullamento del divieto d’accesso allo stadio? Possono comprare la tessera coloro i quali hanno avuto una sentenza di condanna di primo grado (ad es. per lancio pericoloso di oggetti allo stadio) ma poi sono stati assolti dalla Corte d’appello o dalla Corte di cassazione? Potrà ancora entrare in uno stadio chi ha patteggiato la pena?».

Quesiti sui quali, probabilmente, si discuterà il 5 settembre a Roma. Intanto, alcuni rappresentanti storici delle tifoserie non hanno mancato di ribadire il loro rifiuto al provvedimento di Maroni. Giancarlo Capelli, detto il Barone, è uno dei tifosi storici della Curva Sud del Milan e uno dei più critici verso la tessera del tifoso: «Serve solo a ghettizzare e creare una schedatura non necessaria. Era sufficiente il biglietto nominale. Dietro questo provvedimento continua - si nascondono interessi economici».

Sotto il profilo strettamente giuridico è un contratto tra singolo tifoso e società organizzatrice dell’evento sportivo che può essere la stessa società sportiva o una società di capitali preposta. Secondo Diego Piccinelli, portavoce del gruppo Brescia 1911, rappresenta «la fine di un modo romantico di intendere il calcio.

Ormai è chiaro che le società sono schiave delle tv e questi sono i risultati. Noi, dopo la morte di Raciti, ci siamo fermati. Volevamo che tutto il movimento riflettesse. Ci siamo anche messi in discussione. Ma è stato tutto inutile. La settimana dopo il circo era di nuovo in movimento». Intanto, quello che si registra, è il progressivo allontanamento dei tifosi dagli stadi. Che il provvedimenti di Maroni probabilmente accentuerà.

COMASCHI CONTRO BOBO

Gli ultrà del Como non entreranno allo stadio domenica, in occasione del derby di Prima Divisione molto sentito con il Varese, in segno di protesta contro le misure di sicurezza che impediranno ai tifosi avversari di prendere parte alla trasferta e, più in generale, contro l'introduzione della tessera del tifoso. E a loro si è unito un compagno inatteso, il presidente del Como Antonio Di Bari. "Me ne starò fuori dallo stadio anch'io - conferma il presidente -. Perchè la gente ha ragione, quello che sta succedendo è un'assurdità. Non ritengo giusto che tanta gente debba essere penalizzata dai divieti. Se ci sono dei teppisti, puniamoli. Ma perchè tante persone normali che aspettano la domenica per andare allo stadio devono poi vedersi togliere questo piacere?".

CLUB TESTACCIO

di Luca Brugnara

ROMA (28 agosto) - Bruno Conti, Amadei e Batistuta, nelle foto con tanto di autografo, sono pronti a traslocare e sperano di farlo in tempi rapidi. Con loro, le emozioni dei tifosi giallorossi che in quella sala hanno gioito per lo scudetto del 2001 e pianto per la finale di Coppa dei Campioni del 1984. Dopo quasi 40 anni, la sede storica del Roma club Testaccio di via Branca è stata sfrattata ed è chiusa. Ma il tifo, in uno dei rioni più “romanisti” della città, è pronto a riaccendersi.

«Ci dovremmo trasferire a poca distanza, in via Ghiberti - spiega il suo presidente, Sergio Rosi - in un locale dell’Ater che prima era una farmacia e dove ora c’è un fabbro: dispiace che debba andare via, ma è abusivo. Il Comune e l’Ater ci hanno assegnato quel locale. A settembre inizieremo le operazioni burocratiche, nella speranza di entrarvi al più presto, magari in autunno». Già, perché a Testaccio, le partite senza quel tifo genuino dello storico Roma club, hanno un sapore diverso.

Lo dimostra anche il sostegno dei tifosi della Lazio in un gruppo attivo su Facebook. «Per la strada - aggiunge Rosi - tutti ci chiedono quando si ripartirà: non si può stare senza vedere la Roma in diretta. In questi giorni, con i soci più stretti, ci riuniamo nella mia officina di via Amerigo Vespucci o magari a casa». In quei 60 metri tra via Branca e via Cecchi erano riassunti gli 82 anni della Roma, con la riproduzione delle Coppe Italia, le maglie autografate di Di Bartolomei e Voeller, centinaia di foto.

«Se le pareti potessero parlare. . . - ricorda Roberto, uno dei tifosi storici. - Quante ne hanno sentite, tra commenti, urla e anche insulti per un rigore sbagliato: ne ricordo uno di Giannini in un derby del 1994 parato da Marchegiani. E poi i momenti indimenticabili, le due coppe Italia del 1980 e 1981 con il Torino e le altre due, più recenti, con l’Inter». Senza dimenticare le feste per gli scudetti del 1983 e del 2001. «Ma le partite sono solo un aspetto del circolo - assicura Paola Ancarani, testaccina doc. - Lì ci si vede anche per giocare a briscola o scopetta».

Lo sfratto era stato deciso dal proprietario dei locali a fine 2006 e doveva essere eseguito a settembre 2008. Poi alcuni rinvii, fin quando, nel giugno scorso, è diventato esecutivo: lo spazio verrà probabilmente affittato per un’altra attività. «Non era facile arrivare fino a 2.000 euro al mese di affitto - afferma Rosi. - L’unico contributo è quello della cinquantina di soci, che si aggiungono agli oltre 400 tesserati. Ora tutti i cimeli sono in un deposito, in cui paghiamo 150 euro al mese. Una volta sistemata la nuova sede, ritorneranno al loro posto».

Ma prima di tutto, per soci e tifosi, c’è la squadra. «Speriamo vada bene, già dalla partita con la Juventus - rispondono all’unisono. - Co’ la Roma, nun se deve scherzà».

LA DIGOS ORGANIZZA GEMELLAGGI

La questura di Firenze auspica che si realizzino gemellaggi tra i tifosi della Fiorentina e quelli delle altre squadre impegnate nel girone E della Champions League: sia con quelli del Liverpool, sia con i tifosi francesi dell'Olympique Lione e quelli ungheresi del Debrecen. È quanto emerso nella riunione tenuta oggi in questura per avviare le misure organizzative relative all'incontro Fiorentina-Liverpool, in programma il 29 settembre prossimo. In particolare, la questura ritiene che la proposta di rappresentanti della Curva Fiesole, il settore storico degli ultras viola, di realizzare un gemellaggio con i sostenitori del Liverpool sia da estendere anche alle altre formazioni straniere. Tuttavia il Liverpool è una squadra verso cui i tifosi viola hanno sempre storicamente simpatizzato, tanto che spesso la Curva Fiesole la celebra nei suoi cori, riprendendone anche l'inno, Yoùll never walk alone. Nella riunione - a cui hanno partecipato, tra gli altri, il questore Francesco Tagliente, l'amministratore delegato della Fiorentina Sandro Mencucci, l'assessore allo sport del Comune Barbara Cavandoli - è stato anche deciso di allestire servizi di accoglienza per i tifosi ospiti nel Palasport Mandela Forum, contiguo allo stadio Franchi.

FULHAM A ROMA

(ASCA-AFP) - Londra, 28 ago - I tifosi del Fulham non devono aver paura di andare a Roma per seguire la propria squadra in trasferta il prossimo 5 novembre. A rassicurare i tifosi e' il tecnico del club ingelse, Roy Hodgson, parlando dell'impegno di Europa League contro la compagine giallorossa nella fase a gironi dell'ex Coppa Uefa.

Negli ultimi due anni la Capitale e' stata additata dai media britannici come una delle piu' insicure per i tifosi inglesi dopo gli scontri tra nelle partite di Champions League tra la Roma e Manchester United e Chelsea.

Secondo Hodgson, che ha avuto dei trascorsi in Italia da allenatore di Inter (1999) e Udinese (2001), ''i maggiori problemi di ordine pubblico ci sono quando'' la Roma ''gioca contro altre squadre italiane come Lazio, Juve, Milan o Inter. Non riesco ad immaginare che squadre come Fulham, Basilea o Sofia possano istigare tanto odio nei tifosi della Roma da spingerli ad accoltellare le persone, perche' e' questo quello che fanno li'. Sicuramente c'e' un gruppo di tifosi pericolosi. Il derby Roma-Lazio non e' una cosa per deboli di cuore''.

luq/mcc/lv

28 agosto 2009

CYBERTEPPISTI E FANTAGIORNALISTI

L'Inghilterra è ancora sotto shock dopo i violenti scontri all'Upton Park tra i tifosi del West Ham e del Millwall che martedì scorso hanno causato l'accoltellamento di un uomo di 43 anni e il ferimento di almeno altre 20 persone. Alla fine della guerriglia la polizia, che ha dovuto impiegare quasi mille uomini per sedare le risse, ha effettuato 13 arresti confermando al tempo stesso che le violenze dentro e fuori dal campo erano state preorganizzate. Sui quotidiani inglesi si parla di una nuova generazione di hooligans, i "cyberthugs", ovvero i cyber-teppisti. Hanno la stessa violenza e ferocia dei delinquenti degli anni '70, ma ora hanno disposizione le tecnologie e il web. A conferma dell'indiscrezione dei tabloid britannici alcuni messaggi postati su un forum di tifosi dove anonimi surfer ricordavano di portare "bastoni e di tenere a casa i bambini" e altri lanciavano messaggi non esattamente concilianti nei confronti degli avversari, mentre i telefonini aiutavano a tenere i collegamenti fra i gruppi armati che hanno trasformato lo stadio del West Ham in un ring, riportando alla luce paure che sembravano definitivamente sconfitte. Teppisti moderni e tecnologici, che hanno messo in apprensione la Football Association e oscurato l'immagine del calcio inglese nel mondo. Le autorità britanniche stanno passando al setaccio le immagini delle tv a circuito chiuso per individuare altri possibili responsabili e bandirli per sempre dai campi di gioco. La presa di coscienza di quello che è accaduto è stata forte, ma oltre Manica sono convinti che non si tornerà ai giorni bestiali degli hooligans che terrorizzavano tutta Europa.

CORVINO

Le conferenze stampa di Pantaleo Corvino sono spesso della durata di oltre un’ora ed anche ieri il direttore sportivo gigliato, stimolato senza sosta dai giornalisti presenti nella sala stampa dello stadio ‘Franchi’, ha dato spettacolo.

E’ accaduto così che, ai margini delle sue risposte intorno al mercato viola, l’uomo di Vernole abbia regalato anche gustosi annedoti. Come ad esempio del suo colloquio in pulmann all’arrivo allo stadio della Fiorentina, con il tecnico Cesare Prandelli. ‘Ho detto al mio mister: il primo anno che giungevamo allo stadio, la gente ci applaudiva e ci acclamava senza sosta – ha raccontato Corvino – Adesso invece ci urlano senza sosta: comprare! Bisogna spendere! Mi verrebbe voglia di andare a seguire la partita in curva, come facevo a Casarano, perché mercoledì sera, in tribuna autorità, ho preso piu’ m…, con insulti, ed inviti a spendere, che in tutta la mia vita’.

Una perla anche la metafora usata da Corvino nella risposta a chi gli chiede cosa è la Fiorentina oggi. ‘Per i fiorentini io sono come quell’uomo che va con novantanove donne, e poi alla centesima ha un blocco, e quindi passa per un ‘omosessuale’. Ovvero, ai fiorentini di quello che faccio, non va mai bene niente’.


Luca Cellini

CALVARIO SLOVACCO

Roma - Sette reti ed è passata la (pochissima) paura che si era creata dopo il 3-3 dell'andata. La Roma, infatti, batte il Kosice all'Olimpico per ben 7-1 qualificandosi definitivamente all'Europa League.

Ha aperto Totti con una doppietta, poi in rete anche Guberti, Cerci, Menez, Riise e di nuovo Totti. Gol della bandiera slovacco di Novak, per il momentaneo 5-1.

Sul cinque a zero, avvenuto nei primi 18 minuti di gara, i tifosi ospiti hanno tentato di abbandonare il settore dell'Olimpico concessogli, ma le forze dell'ordine, per sicurezza, hanno frenato tale "esodo", costringendo gli ultras slovacchi a sorbirsi in toto la goleada rifilata da Totti & co. alla loro squadra.

ULTRAS BURLONI

Mestiere difficile quello dell'inviato. Basta guardare quanto accaduto a Lubos Rosi, giornalista della tv ceca nel dopopartita di Slavia Praga-Stella Rossa di Belgrado. Fuori dallo stadio, alcuni tifosi serbi lo hanno disturbato in tutti i modi durante il collegamento in diretta con lo studio. Con un'infinita dose di pazienza, Rosi, impassibile, è riuscito a portare a termine il collegamento.

TUTTI FEROCI CON GLI ULTRAS

© foto di Giacomo Morini

Ai tifosi del Cagliari deve essere impedito di seguire la squadra nelle prossime trasferte. L’indicazione arriva dal Comitato per la sicurezza delle manifestazioni sportive, e probabilmente già oggi verrà fatta propria dal Viminale. Giro di vite contro il tifo sardo violento anche in Seconda Divisione: niente tifosi ospiti (il settore riservato del Nespoli verrà chiuso) per il derby Olbia-Alghero. Dopo gli scontri in Coppa, era inevitabile.
Il Casms non ha valutato solo gli incidenti scoppiati domenica notte e lunedì mattina al porto di Livorno, ma nel dossier ha inserito anche l’agguato, con pestaggio, alla scolaresca messinese in gita a Cagliari, scambiata per un gruppo di sostenitori del Catania, che qualche ora dopo avrebbe giocato al Sant’Elia la squadra di Allegri.
La Commissione ha giudicato in base ad una serie di informazioni raccolte dalle questure, ma soprattutto ha tenuto conto dei precedenti.
Per quanto riguarda il campionato di Seconda Divisione, i tifosi dell’Alghero non potranno andare a Olbia. La vendita dei biglietti è riservata agli sportivi residenti nel comune di Olbia o. Il Casms, inoltre, ha inviato le autorità di polizia a prendere in considerazione la possibilità di vietare ai supporter giallorossi la trasferta di Carpenedolo in programma il prossimo 6 settembre.
Naturalmente dai provvedimenti sono esclusi i possessori della tessera del tifoso, se negli stadi sono già operativi i sistemi di riconoscimento elettronici dei tifosi, i posti numerati ed i biglietti nominativi. Per quanto riguarda la Lega Pro, nessuna società (per ora) ha attivato questo tipo di servizi.
E a proposito delle polemiche scatenate in questi giorni dalla “tessera del tifoso” (non piace nemmeno al ct azzurro Marcello Lippi), il Casms ieri ha voluto fare una precisazione. «Non è una schedatura. Con questo sistema, il rapporto che si instaura con la società sportiva è analogo a quello che il mondo commerciale pone in essere con i suoi clienti quando vende i propri prodotti. La tessera non è obbligatoria, gli spettatori possono continuare a frequentare gli stadi acquistando un normale biglietto, in settori diversi da quelli destinati agli ospiti».
La prossima settimana l’Osservatorio potrebbe decidere di vietare tutte le trasferte ai tifosi del Cagliari. Ma il provvedimento non riguarderà gli emigrati (i circoli dei sardi nella Penisola sono tantissimi) che potranno continuare seguire la loro squadra del cuore.

27 agosto 2009

COLLIGIANA E POGGIBONSI

Siena, 27 agosto 2009 - Arrivano nuovi provvedimenti dalla prefettura di Siena: niente tifosi ospiti alle partite casalinghe delle formazioni senesi Colligiana (di Colle Val d'Elsa) e Poggibonsi, che militano in seconda divisione Lega Pro. Su proposta del questore e sulla base delle indicazioni dell' Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive il prefetto ha adottato il provvedimento dal quale sono esclusi i supporter ospiti in possesso della tessera del tifoso.

''Il 19 agosto scorso - spiega una nota della questura di Siena - l'Osservatorio ha previsto la possibilità per i prefetti di valutare l'opportunità che gli incontri di calcio vengano disputati in assenza dei tifosi ospiti in tutti i casi in cui le previste prescrizioni per gli impianti sportivi con capienza inferiore ai 7.500 posti non fossero state realizzate''. Il provvedimento ha validità fino al 30 settembre, ''termine ultimo per le società - conclude la nota - per effettuare i lavori di messa a norma adeguandosi alla legge''.

PUGNO DURO

Pugno duro contro gli hooligans. La Football Association potrebbe condannare con estrema severità il West Ham dopo gli scontri in occasione del match contro il Millwall, nel derby valevole per il secondo turno di Coppa di Lega.

La squadra allenata da Gianfranco Zola rischia la chiusura dello stadio Upton Park e l'esclusione dalla competizione. Al club londinese toccherà dimostrare di aver assunto tutte le misure di prevenzione necessarie contro i violenti ma sembra che la Federcalcio inglese sia intenzionata a dare un forte segnale per non compromettere la candidatura inglese ai Mondiali del 2018.

PLATINI E IL MODELLO INGLESE

Il presidente della Uefa Michel Platini ha lodato i vertici della federcalcio inglese per le misure prese allo scopo di debellare la violenza negli stadi, intervenendo sul tema a due giorni dai gravi incidenti avvenuti in Westh Ham-Millwall in Carling Cup, un hooligans-revival che ha gettato qualche ombra sulla candidatura dell'Inghilterra ai Mondiali del 2018. "So che la Football Association sta lavorando veramente duro", ha detto Platini, oggi a Montecarlo per i sorteggi dei gironi di Champions League. "Negli ultimi 20 anni sono state moltissime le cose positive sviluppate, ricordo quel che accadeva nel calcio inglese negli anni '80. Oggi c'é molta violenza in meno, ma sappiamo che delle cose possono sempre accadere ad ogni momento, come casi di razzismo". Come membro del comitato esecutivo della Fifa, poi, Platini sarà uno dei 24 (9 europei) che nel dicembre del 2010 voterà per l'assegnazione dei Mondiali del 2018 e del 2022. Platini ha già sottoposto al presidente della Fifa Sepp Blatter l'opportunità di riportare i Mondiali in Europa dopo che le prossime due edizioni si giocheranno in Sudafrica e in Brasile. "La mia missione è riportarli in Europa, vogliamo questo al 200 percento". Le avversarie dell'Inghilterra nella corsa ai Mondiali saranno Russia, Belgio-Olanda e Spagna-Portogallo per la Uefa, oltre a Australia, Giappone, Messico e Stati Uniti, mentre Indonesia, Qatar e Corea del Sud sono candidate solo per il 2022.

VALANGA SARDA

SASSARI. Sono bastati 90' di gioco per far riesplodere la polemica sul tifo violento. Mentre presidenti e addetti ai lavori si dividono sulla "tessera del tifoso", ieri, in Sardegna, sono stati notificati dodici provvedimenti di divieto di accesso ai luoghi dove si svolgono competizioni sportive (Daspo). Le persone colpite hanno partecipato ai disordini scoppiati il 19 agosto scorso, allo stadio Mariotti di Alghero, durante la partita di Coppa Italia tra i giallorossi e l'Olbia.
I provvedimenti sono stati emessi a carico delle quattro persone arrestate il giorno dopo gli scontri e di altri sette tifosi denunciati, tutti identificati grazie alle riprese televisive degli incidenti. I Daspo, che variano da due a cinque anni, sono stati emessi a carico di nove sostenitori algheresi e di due galluresi. Mentre il dodicesimo riguarda un giocatore dell'Atletico Pietraia, di cui riferiamo a parte.
I disordini si erano verificati dopo una manciata di minuti dall'inizio della partita. Un addetto al campo aveva invitato i sostenitori olbiesi a togliere uno striscione che avevano appena esposto. Da quel momento la tensione è salita alle stelle e le forze dell'ordine hanno dovuto faticare non poco per calmare gli animi ed evitare il contatto tra le opposte fazioni.
Quello del tifo violento è un problema che governo e Figc provano a neutralizzare con dei provvedimenti che non trovano tutti concordi.
«La tessera per il tifoso in trasferta non mi piace. una cosa che ghettizza. Anche se sono il ct della Nazionale, dico sinceramente che, a caldo, questo strumento non mi convince. Mi sa di schedatura». Marcello Lippi giudica così la tessera del tifoso, lo strumento che dal 15 gennaio 2010 sarà indispensabile per assistere alle gare in trasferta. «A sentire l'espressione mi viene da pensare ai supporter che il sabato sera sono a cena e hanno in mente di andare a vedere la partita il giorno dopo a Milano o a Torino, ma poi non possono farlo perchè non hanno la tessera. Diciamo che qualsiasi forma di schedatura non mi piace, tantomeno quella che riguarda i tifosi».

DESTRA CONTRO BOBO

In prossimità dell’imminente inizio del campionato italiano di calcio, i promotori del progetto Identitario.org hanno deciso di far sentire la propria voce in merito alle recenti posizioni del Governo Italiano sulla cosiddetta “Tessera del Tifoso”.
“Siamo convinti - dichiarano Simone Spiga (Cagliari) e Daniele Caroleo (Crotone), tra i principali promotori di Identitario.org ed entrambi Dirigenti Nazionali di Azione Giovani - che il provvedimento della “Tessera del Tifoso” sia assolutamente inutile oltre che totalmente illegittimo, visto che andrebbe a colpire tutti coloro i quali abbiano commesso dei reati connessi al tifo negli stadi, anche dopo aver scontato interamente la pena, e tutti quelli che in passato hanno subito una diffida, anche se si è stati assolti dal processo successivo al Daspo. In pratica, in base all’art.9 della tanto contestata “Legge Amato”, ogni Daspo (Divieto d’Accesso alle manifestazioni Sportive) si tramuterebbe in una sorta di diffida a vita! Siamo di fronte ad un caso lampante di totale azzeramento dei diritti civili di una persona: in questo modo si andrebbe a creare una sorta di vero e proprio stato di polizia!”.
In merito a questa restrizione, fortemente voluta dal Viminale, i giovani aderenti al progetto Identitario.org hanno realizzato un volantino provocatorio che verrà distribuito nei pressi di numerosi stadi in tutta Italia in occasione delle partite del campionato di calcio. Sono inoltre in fase di realizzazione alcuni adesivi e alcuni manifesti che potranno essere utilizzati sul proprio territorio dalle varie comunità militanti che condividono questa battaglia.
“Alcuni nostri militanti inoltre,- continuano i promotori di Identitario.org - parteciperanno, senza alcun simbolo politico, per evitare qualsiasi tipo di strumentalizzazione, al corteo, indetto da alcuni gruppi Ultras di varie squadre italiane, che sfilerà, il prossimo 5 Settembre, per le vie di Roma, manifestando il proprio dissenso verso questa iniziativa repressiva. Siamo convinti che le problematiche relative alla cosiddetta violenza legata al mondo del tifo non possano di certo essere risolte con la repressione indiscriminata, ma con ben altri strumenti, magari cominciando ad instaurare un vero e proprio dialogo tra le istituzioni ed il mondo delle tifoserie organizzate, che è, ad oggi, il fenomeno di aggregazione giovanile di massa più diffuso del nostro territorio.”.

Ufficio Stampa e Propaganda

Identitario.org

BALESTRI E IL CASMS

Non è una schedatura, né un’imposizione, è un investimento per i club ed uno strumento importante per la sicurezza: la “tessera del tifoso” è stata promossa oggi dal Comitato per la sicurezza delle manifestazioni sportive (Casms). L’organismo ha sottolineato che la tessera del tifoso non costituisce una schedatura: il rapporto che si instaura con la società sportiva è analogo a quello che ormai il mondo commerciale pone in essere quotidianamente con i suoi migliori clienti quando vende i propri prodotti. Tutti i dati personali comunicati dai tifosi sono conservati solo dalle società sportive ed utilizzati per promuovere tutte le attività e le agevolazioni offerte ai propri clienti (convenzioni con aziende di trasporto e di ristoro, corsie dedicate, borsellino elettronico e molto altro). L’ attività degli organi di polizia, nel progetto della tessera del tifoso, si limita all’esclusivo accertamento di eventuali motivi ostativi e solo per il tempo strettamente necessario. Né - secondo il Casms - la “tessera del tifoso” è un’imposizione: gli spettatori che non vogliono aderire possono continuare a frequentare gli stadi acquistando un normale biglietto in settori diversi da quello riservato agli ospiti. A parere del Comitato, inoltre, la “tessera del tifoso” è un investimento per i club - tanto che il programma è stato fortemente voluto proprio dagli organi di governo sportivo - ed è una importante opportunità per promuovere il marchio della società tra tifosi e appassionati. Infine, secondo il Casms, la tessera è un importante tassello nelle strategie di prevenzione della violenza per riportare le famiglie allo stadio assicurando loro migliori standard organizzativi e servizi di accoglienza.

A parlare invece di “criminalizzazione del tifo calcistico” è invece il Progetto Ultrà, secondo cui la Tessera del tifoso vuole allontanare la gente dallo stadio. «E non ci si venga a dire che così si combatte la violenza: la violenza, semmai, viene spostata. Questa normativa è dannosa e punitiva perché presuppone che tutti i tifosi siano potenziali criminali e pertanto vengano schedati – afferma Carlo Balestri, responsabile di Progetto Ultrà – non è possibile che un cittadino per esercitare un proprio diritto debba esibire una sorta di certificato di buona condotta. La Tessera del tifoso è soltanto un esempio di ulteriore burocratizzazione che complica l’accesso agli impianti della tifoseria sana – quella che per esempio oggi ha difficoltà a portare la propria famiglia allo stadio - favorisce il bagarinaggio e le entrate clandestine. I modi per combattere la violenza sono altri. Ci sembra invece – continua Balestri – che, ancora una volta, ci siano vantaggi soltanto per i grandi club, gli stessi che si mostrano indifferenti perfino al divieto delle trasferte: più tifosi restano a casa e maggiori saranno gli abbonamenti alle pay-tv per seguire la propria squadra in trasferta».

Tra i gruppi di tifosi più critici verso la tessera del tifoso ci sono i sampdoriani dell’Ultras Tito Cucchiaroni, che nei giorni scorsi hanno protestato davanti alla sede della Lega. In questo caso si ipotizza l’incostituzionalità del provvedimento, poiché di fatto sottoporrebbe alcuni tifosi a una “doppia condanna”. Si legge in un volantino distribuito dai blucerchiati: «Chi dal 1989 ha subito (e scontato, nella maggioranza dei casi) un Daspo non potrà avere la tessera, chi ha subito una “condanna da stadio” negli ultimi cinque anni, anche solo di primo grado (anche se andato in seguito assolto, anche se ha già scontato la sua pena, anche se oltre alla pena ha scontato il conseguente Daspo), non avrà la tessera...».

MONZA-COMO, STRASCICO LEGALE

Monza - I responsabili del commissariato di viale Romagna stanno studiando i filmati relativi alla scaramuccia scoppiata prima del fischio di inizio di Monza Como, quando un ispettore di polizia, per difendere un tifoso comasco dall'aggressione dei rivali monzesi, è stato lievemente ferito per un colpo ricevuto al volto.

Le telecamere installate lungo il perimetro dell'impianto monzese, infatti, hanno ripreso la scena. Il video, adesso, potrebbe costare caro a qualche ultras biancorosso, il qualche potrebbe venire raggiunto dalla diffida a frequentare manifestazioni sportive. A parte questo episodio, sfociato in un breve momento di tensione, con un duro faccia a faccia tra ultrà e polizia, il derby non ha fatto registrare particolari problemi di ordine pubblico.

A fine gara, un tifoso lariano, M.L. 25 anni, sposato con due figli, è stato arrestato per aver rubato una sciarpa da una macchina occupata da alcuni sostenitori del Monza, e per aver fatto resistenza ad un maresciallo dei carabinieri della stazione di Villasanta che voleva fermarlo. Il giovane, in attesa della conclusione del processo, dovrà stare agli arresti domiciliari, secondo quanto ha stabilito il giudice Giuseppina Barbara. Un precedente per lesioni e danneggiameno, in passato era già stato raggiunto da due diffide.
f. ber.

LORENZO UNO DI NOI

Anche nel suo primo giorno da giocatore della Fiorentina, Lorenzo De Silvestri, sollecitato sull'argomento, ha voluto ricordare l'amico Gabriele Sandri, morto l'11 novembre 2007 nell'area di servizio di Badia al Pino (Arezzo). "Gabriele per me è stato come un fratello ed è bello vedere tutti i tifosi che lo fanno sentire ancora una parte di noi - dice il giovane ex difensore della Lazio-. Ora però vorrei chiuderla qui; quando è accaduto il fatto mi sono sentito un po' strumentalizzato per questa mia amicizia con Sandri, mi chiamavano dappertutto, mi sentivo un robot. L'ultima sentenza è una piccola vergogna: la famiglia chiede giustizia e io con loro".

DASPO PER UN FUMOGENO

Sono stati sottoposti a Divieto di Accesso ai luoghi dove si Svolgono Manifestazioni Sportive per 1 anno i tre giovani tifosi dell'Udinese che, lo scorso 23 luglio, erano stati denunciati in stato di libertà dalla Polizia, per aver acceso e lanciato fumogeni e per aver intonato cori offensivi all'indirizzo delle forze dell'ordine, in occasione dell'amichevole Udinese-Perugia, allo stadio "Bonelli" di Montepulciano. Si tratta di due fratelli poco più che ventenni della provincia di Pordenone, e di un trentenne della provincia di Ferrara.

RIFONDAZIONE CONTRO BOBO


(AGI) - Perugia, 27 ago. - Rifondazione comunista dell'Umbria si dice fermamente contraria alla tessera del tifoso voluta dal ministro leghista Maroni, che, il capogruppo di Palazzo Cesaroni, Stefano Vinti, definisce un ''maldestro e ipocrita tentativo di vendere la storia della tessera del tifoso come l'ennesimo atto per la sicurezza dei cittadini''. ''Il ministro - afferma Vinti - afferma anzi che chi e' contro la tessera e' contro la sicurezza, una strategia demagogica e populista a cui ormai il governo Berlusconi ci ha abituato e che cozza anche con l'opinione di autorevoli figure del mondo dello sport italiano''. ''La tessera del tifoso - secondo Vinti - e' in realta' uno strumento che ghettizza, che incide sulla liberta' di tante e tanti appassionati sportivi che con la violenza non hanno nulla a che spartire e che oggi il ministro Maroni, coerentemente con la linea del suo partito, vorrebbe semplicemente schedare. Nella testa del ministro i tifosi sprovvisti di tessera non potrebbero nemmeno seguire la propria squadra in trasferta: una limitazione della liberta' intollerabile che a nostro modo di vedere non risolverebbe il problema mentre acuirebbe le tensioni nelle tifoserie a vantaggio dei facinorosi, che debbono essere isolati ma con un dialogo piu' serrato tra curve, societa' sportive ed istituzioni''. ''Infine - conclude Vinti - consideriamo fortemente sbagliato introdurre un meccanismo di premialita' per le societa' sportive sulla base dell'adozione della tessera. Per questo chiediamo da subito che la Regione Umbria, di concerto con le associazioni sportive regionali, censuri con fermezza l'iniziativa del ministro e ponga in essere tutti gli atti idonei ad impedire che questo strumento liberticida venga adottato''.

PERGOCREMA CONTRO BOBO

La Curva Sud della Pergocrema, squadra di calcio di Pro Prima Divisione di Crema (Cremona) si dichiara assolutamente contraria alla direttiva emanata dal ministro degli Interni Roberto Maroni secondo la quale dal primo gennaio ogni tifoso che vorrà seguire la propria squadra in trasferta dovrà munirsi della tessera del tifoso per poter entrare allo stadio. «Questo decreto - si legge in una nota - è palesemente anticostituzionale; non lo diciamo noi, lo dice la legge e da cittadini liberi non ce la sentiamo di accettare che lo Stato emani leggi contro i suoi stessi principi costituzionali. Noi non abbiamo mai chiesto impunità, ma il rispetto delle leggi da parte di tutti, a patto che le leggi rispettino i valori della nostra Costituzione». «In un Paese civile - prosegue il testo - una persona che non si trova sotto l'effetto di una condanna deve sentirsi libera di potersi muovere per una partita di calcio come nella vita quotidiana, senza il bisogno di essere schedata e seguita come un terrorista. Nessuno si chiede perchè siano stati emanati ben sei decreti antiviolenza negli ultimi vent'anni senza risolvere nulla? Ve lo diciamo noi: perchè erano tutti profondamente sbagliati; non si è mai ascoltato il mondo del tifo, si è andati avanti per una strada cieca e pericolosa».

IL TEXANO

Il grande imprenditore texano, intervistato dal collega Antonio Guido del Corriere dello Sport, spiega le motivazioni che lo hanno spinto a scegliere Bari e l'Italia
27.08.2009 11.07 di Marco Iusco articolo letto 1356 volte

Ecco alcuni punti chiave dell’intervista realizzata dal collega Antonio Guido del Corriere dello Sport al magnate americano, Tim Barton, il quale con molta disponibilità e senza presunzione ha risposto alle domande sulle sue origini irlandesi-americani, dei sacrifici compiuti in gioventù, e dei lavori svolti prima di raggiungere le meritate soddisfazioni, per poi parlare delle motivazioni che lo hanno spinto a scegliere l’Italia:

In cosa crede di più nella vita?
La fede è la prima ragion di vita per me. La mia società, la JMJ, corrisponde alle iniziali di Jesus, Maria e Joseph, ho scelto di avere un ricordo costante da dove sono venuto. Trovo molto bello che San Nicola sia il santo protettore di Bari e credo mi abbia condotto lui in questa amabile città a giudicare da come i tifosi mi hanno accolto. Bari è una città molto affascinante. Aspetto impaziente di visitare la Basilica di San Nicola. Inoltre vengo in Italia da diversi anni, sia per affari che per piacere. Amo questa terra.

Cosa l’ha indotto a comprare il Bari?
Sono un uomo appassionato di sport ed ora del Bari. Crescendo non ho avuto l’opportunità di fare sport, ma non è mai tardi per sviluppare una propria passione. Dopo aver visto che passione mi hanno trasmesso i tifosi del Bari, mi sono convinto ulteriormente.

Cosa sa del calcio?
Inizialmente ho esaminato l’acquisto del Bari come un’occasione d’affari per le altre iniziative commerciali che stavamo e stiamo perseguendo nel Sud Italia. Ma poi ho visto il calore di questa gente che è il genere di passione che io ho sempre avuto per gli affari. Ci sono molte similarità tra sport & business.

Sa che non sarà semplice gestire una squadra di calcio e che Bari intende allestire?
Adesso siamo esaminando i contratti dei giocatori e le situazioni dei giocatori. Non ho alcuna competenza specifica, ma sono il tipo di uomo d’affari che si circonda di un management competitivo che sa portare a termine l’affare. Vogliamo il meglio per il Bari. Abbiamo l’esempio dei miglioramenti ottenuti nel Regno unito e in America siamo grandi fans dei Dallas Cowboys, che hanno ottenuto ottimi risultati anche sul piano commerciale. Spero di poter portare questa filosofia vincente a Bari.

Quali sono i vostri piani? Quanto intende investire nei prossimi anni?
Non avremo problemi a comprare giocatori di talento ed sfruttare le opportunità che si presenteranno anche sul mercato degli Stati Uniti. Contiamo di capitalizzare al meglio le nostre relazioni negli Stati Uniti e in America Latina. Ci auguriamo di far crescere il Bari a livello dei club di maggiore successo e in campo Europeo.
Sono sicuro che le “due diligence” siano solo una formalità e potremo concludere già entro fine settembre.