30 luglio 2009

GIUSTIZIA PER MANUEL

Le forze dello stato dovrebbe proteggere la società civile. Dovremmo avere la sicurezza di sentire garantiti i nostri diritti fondamentali, ma qualcuno non adempie al suo dovere e si lascia brutalmente coinvolgere a botte, umiliazioni, ferite e omicidi gratuitamente. Il violento, avido e vile a volte è proprio chi rappresenta lo stato, colui che dovrebbe proteggere i nostri diritti fondamentali. Invece, sembra che qualcuno, provi una profonda avversione verso la società civile, a tal punto di umiliarla fino alla morte.

Qualcuno vuole essere il giustiziere della situazione, si sente un gigante con un distintivo appeso al petto e spesso si dimentica che anch’esso è un semplice uomo. Come possiamo tollerare che gente violenta possa garantire i nostri diritti? Come possiamo rimanere in silenzio di fronte a tutto questo? Sicuramente non bisogna generalizzare, ma dobbiamo anche dire che ci sono elementi violenti che vengono reclutati dalle forze dello stato. A volte, qualche individuo più scalmanato, si nasconde dietro la divisa per giocare con i corpi degli altri.

Possiamo citare un’infinità di casi di violenze dall’inizio della repubblica italiana ad oggi, mi limito a ricordare solamente gli ultimi sconcertanti episodi di Federico Aldrovandi e di Gabriele Sandri. Ma ciò che succede dentro le carceri spesso non viene neanche raccontato all’italiano medio. I detenuti, se incontrano carcerieri violenti, devono subire umiliazioni e percosse. Sembra assurdo, eppure in questo secolo, la repressione psicologica e fisica è molto più forte e prepotente di qualche anno fa.

Esci da casa la sera per smaltire la repressione quotidiana e non torni più dalla mamma. Inizi a subire le violenze dalle forze dell’ordine ed infine muori in cella. E’ ciò che è successo a Manuel Eliantonio. La sera del 23 dicembre del 2007 è iniziata la sua lunga agonia quando una macchina con a bordo cinque ragazzi, uno dei quali Manuel, viene fermata dalla polizia stradale in un autogrill della A6 Torino- Savona. Manuel, è stato l’unico a reagire al fermo ed a fuggire. Ma la sua fuga durò molto poco. Fu portato in carcere per resistenza a pubblico ufficiale.

Da quel momento inizia il calvario di Manuel Eliantonio un ragazzo di 22 anni, originario di Piossaco. Dopo essere stato condannato a 5 mesi e 10 giorni, morirà suicida, il 25/07/2008, secondo gli atti ufficiali. Ad avvertire la madre è stata una telefonata alle 9:23: “Ho una brutta notizia da darle suo figlio è deceduto” gli veniva detto dal carcere. Sul blog la mamma racconta la telefonata: “cosa gli avete fatto?”. La risposta del comandante del carcere: “ma no signora cosa dice….è stato un incidente”. Ucciso, dicevano al Marassi, dal gas butano respirato da una bomboletta di gas da campeggio. Suicidio? “Forse un incidente”, lasciavano intendere dalla casa circondariale di Genova, come se fosse una cosa normale che un ragazzo di 22 anni si suicidasse senza nessun motivo apparente.

Ma a contraddire gli atti ufficiali sono i segni della violenza sul volto di Manuel che la mamma ha visto dopo il decesso nell’obitorio del San Martino a Genova:è nero, gonfio, insanguinato”. Lividi, percosse e tracce di sangue non possono far intendere ad un semplice suicidio, c’è qualcosa di più, qualcosa che qualcuno, ancora una volta, nasconde.

Manuel aveva scritto una lettera, pubblicata da Maria su internet, dove denunciava gli abusi e le violenze. “Mi ammazzano di botte almeno una volta a settimana ora ho solo un occhio nero, mi riempiono di psicofarmaci e mi ricattano con le lettere e le domandine che faccio” scrisse prima di incontrare la morte.

Ho conosciuto la mamma di Manuel qualche giorno fa ed ho visto una donna forte che non vuole assolutamente arrendersi, ma desidera andare fino in fondo. Maria fa quel che può, per portare a conoscenza la vicenda di Manuel. Ha aperto blog e gruppi Facebook per non restare nel silenzio più assordante. “Mi batterò per te fino al mio ultimo respiro per l’agonia lunga, lenta, a cui sei stato costretto fino alla morte” giura Maria.

Un ragazzo non può sopportare tutte quelle botte che ha descritto nella lettera e che la mamma ha visto con i propri occhi nell’obitorio. Se davvero fosse stato suicidio, perché tutti quei lividi e tutto quel sangue nel volto di Manuel?

Il sistema carcerario italiano “non è giustizia, è incivilta”, “tortura quotidiana di ammasso di corpi in scatole blindate” chi lo dice è il quotidiano cattolico “Avvenire” che denuncia il sistema carcerario e chiede una” profonda riflessione” sul modo di amministrare la giustizia. Il rischio è “che la pena sia afflittiva e vendicativa” conclude il quotidiano.

Onori Andrea

RISSA

E’ in corso l’istruttoria concernente la valutazione della posizione di altre persone coinvolte nella circostanza, negli scontri. I provvedimenti saranno notificati nei prossimi giorni dai Militari dell’Arma

ALGHERO - Il Questore di Sassari, Cesare Palermi a seguito dei fatti accaduti a Santa Teresa di Gallura il 31 maggio 2009, che avevano visti coinvolti in una rissa scaturita durante l’incontro di calcio tra le compagini “Santa Teresa Calcio” ed “Atletico Pietraia Alghero”, giocatori, tifosi e dirigenti di entrambe le squadre, ha emesso tre provvedimenti Daspo (Divieto di Accesso ai luoghi ove si svolgono manifestazioni sportive).

Sono Pietro Muntoni, Giovanni Gioacchino Bitti e Tomaso Muntoni, tutti residenti in Santa Teresa di Gallura. I tre sono stati ritenuti responsabili di avere attivamente partecipato agli incidenti accaduti presso lo stadio comunale del centro Gallurese.

E’ tuttora in corso l’istruttoria concernente la valutazione della posizione di altre persone coinvolte nella circostanza, negli scontri. I provvedimenti emessi, saranno notificati nei prossimi giorni a cura dei Militari dell’Arma competenti nel territorio.

IL CALVARIO MESSINESE

Dopo i Nocs un altro dei principali club del tifo giallorosso annuncia che è pronto a disertare lo stadio San Filippo se l'attuale proprietà resterà alla guida della principale società cittadina. "Supporteremo soltanto chi offrirà adeguate garanzie. Pronti ad una decisione sofferta se non passerete la mano".

Pubblichiamo integralmente il comunicato stampa diffuso dal gruppo degli "Ultras 1990 Messina":
"O voi o Noi.

Alla luce degli ultimi accadimenti, intendiamo chiarire che gli Ultras 1990 non si vendono.

Noi supportiamo chi ci dà maggiori garanzie e quindi sig.ri Di Lullo, Di Mascio e Pecorelli fatevi da parte una volta per tutte.

Siamo Noi a dirvi "Grazie ma non ci interessa" e a rifiutare tutte le vostre richieste.

Abbiamo già preso nello scorso campionato la sofferta decisione di non seguire la nostra squadra del cuore e siamo pronti oggi (con voi al timone) a ripetere questa forma di protesta.

Siete stati accolti come dei salvatori della patria e adesso, se volete fare lo stesso, andate via.

Questo è il nostro volere, questo è quello che ci sentiamo di dirvi una volta per tutte questo è quello che con i fatti dimostrate di meritare".

ULTRAS 1990 MESSINA

Clicca qui per rileggere il comunicato stampa diffuso dai Nocs il 24 luglio scorso.



CAPI-ULTRA?

IRIS) - ROMA, 30 LUG - Il calcio, tra i temi portanti della 27a edizione di “Sport Movies & Tv” e in particolare la tifoseria e la violenza negli stadi sono le tematiche che caratterizzano “Secondo tempo”, il film del regista Fabio Bastianello che prende spunto dagli episodi di violenza di cui abbonda oggi la cronaca. Il 1 Novembre, presso la Sala Colonne a Palazzo Giureconsulti (ore 21), alla presenza dei media nonché dei capi ultrà di Milan, Inter e Juventus e dei rappresentanti del Ministero dell’Interno, il regista presenterà, in anteprima assoluta, i contenuti suo film. La pellicola ha un duplice obiettivo: dare una visione reale d’insieme della vita “da curva” raccontando ciò che accade nel momento in cui esplode la violenza e rappresentare la trasformazione della tifoseria da folkloristico spazio di divertimento a campo di guerriglia sanguinaria. La location scelta per le riprese è stato lo Stadio Olimpico di Torino.

BOBO INTOLLERANTE

(ASCA) - Roma, 29 lug - Da parte del Viminale sara' adottato anche per la prossima stagione calcistica, il criterio della ''tolleranza zero'' negli ingressi agli stadi, con piu' controlli di polizia, per evitare l'ingresso di oggetti pericolosi e con l'adozione dei biglietti nominativi''. Lo ha detto il ministro dell'Interno Roberto Maroni, al termine dell'incontro odierno con i vertici delle istituzioni sportive calcistiche e i presidenti delle societa' di calcio di serie B e Lega Pro, che si e' da poco concluso al Viminale.

Una linea di rigore contro le tifoserie violente, ha spiegato il responsabile de Viminale che, ha chiarito, proseguira' anche il prossimo anno ''visti i buonissimi risultati ottenuti negli ultimi anni'' e che prevede l'introduzione, tra l'altro, della cosiddetta Tessera del tifoso.

''Una strada, questa - ha ribadito Maroni -, giusta e che intendo perseguire malgrado la non entusiastica adesione soprattutto delle societa' di serie A perche' - ha concluso - l'obiettivo e' che si arrivi dappertutto ad azzerare gli indici dei feriti, degli incidenti e delle persone arrestate a causa delle violenze negli stadi italiani''.

DISTINTI COMASCHI


I tifosi scrivono alla società: «Riaprite i distinti»
La lettera dei supporter



I tifosi azzurri hanno inviato ieri una lettera alla dirigenza del Como - intestata al presidente Antonio Di Bari - chiedendogli di tornare ad aprire il settore dei distinti. «Con queste righe e a nome dei tifosi lariani dei quali siamo i portavoce - è scritto nel comunicato - chiediamo la riapertura del settore dei distinti dello stadio Giuseppe Sinigaglia di Como, nel rispetto delle vigenti normative. È un settore che ha sempre ospitato la partecipazione calorosa di tantissimi tifosi e che, se in serie D, per logiche legate soprattutto alla ridotta affluenza di pubblico, era necessario tener chiuso, oggi deve essere riaperto soprattutto per accogliere i tanti tifosi che nel corso degli anni in questo settore hanno gioito e pianto per le vicende azzurre». «L'obiettivo - proseguono i tifosi - è avere uno stadio più bello, più colorato e più caloroso come all'inizio degli anni 2000». C’è anche una proposta per tenere la capienza sotto i 10mila posti e evitare problematiche con le normative della Lega. «L'obiettivo può essere raggiunto mantenendo la capienza sotto i 9.999 posti e senza dover sottostare ad obblighi di istallazione di tornelli, riservando al limite l'accesso a questo settore ai soli abbonati. Sarebbe interessante, al contrario, ove fosse necessario mantenere la capienza agli attuali 7.000 posti, ridurre la capienza di curva e/o tribuna per garantire nei distinti un minimo di 500 posti. L'apertura dei distinti consentirebbe anche di assistere agli incontri casalinghi del nostro amato Como in un settore con costi decisamente più contenuti rispetto alla tribuna e che al contempo offre un'ottima visibilità». Alla società la risposta.

LO SCERIFFO

Mattia Lattanzi, ex marito della moglie di Luigi Spaccarotella, lancia una dura accusa nei confronti dell'agente di Polizia Stradale, condannato a 6 anni per l'omicidio di Gabriele Sandri. Lo fa attraverso un'intervista rilasciata al settimanale "Visto".

"Ho preferito il silenzio finora ma adesso è giusto che tutti sappiano che quell’uomo ha minacciato spesso di ammazzare me e mia madre" ha dichiarato Lattanzi "In privato ha minacciato di spararmi. Sono preoccupato per mia figlia: non è al sicuro. Mi disse: Ti faccio fuori, vengo con la pistola e ti ammazzo te e tua madre. Ti ammazzo, sono un poliziotto e tu un criminale: ti posso sparare. Un amico, un collega di Spaccarotella, mi diede un consiglio: Se ami tua figlia, stai lontano da quello: è un esaltato. Uno di quelli che crede di far tutto con la pistola".

Sulle parole di Lattanzi è intervenuto Giorgio Sandri, il padre di Gabriele: "Sono rimasto letteralmente terrorizzato dalle parole di Lattanzi" ha dichiarato a "Il Tempo" "Esce fuori la doppia personalità di quell’individuo, che per tutto il processo non ha fatto altro che dire bugie, mentire spudoratamente. In meno di 2 anni ha raccontato 5 diverse versioni sulla dinamica dello sparo che ha tolto la vita a mio figlio. Ha sempre cercato di confondere le idee, di depistare, per passare lui come una vittima".

"Nessuno prima d’ora ci aveva parlato di come è nella quotidianità l’omicida di Gabriele" ha aggiunto Sandri "Lattanzi lo dipinge come una specie di mitomane, un esaltato dalla pistola facile, una specie di Rambo che sa di essere impunito, diverso da come ad arte si è presentato in pubblico e nelle interviste preconfezionate che ha rilasciato per camuffars

26 luglio 2009

AMERICAN SOCCER HOOLIGANS

Quando giocava a Manchester, in quella Premier League dove in alcuni stadi è persino vietato stare in piedi, David Beckham riceveva insulti di ogni genere, e lo stesso accadeva a sua moglie, le cui preferenze sessuali venivano immortalate in cori assai simili a quelli che da sempre si sentono negli stadi italiani, specie quando il calciatore è accoppiato a qualche stella o stellina del mondo dello spettacolo. Trasferitosi al Real Madrid, non è che le cose fossero migliorate. E nonostante ciò, non ricordiamo particolari reazioni da parte di Beckham, a parte forse il dito medi mostrato ai tifosi inglesi in trasferta durante gli Europei 2004. Considerando però la quantità di insulti ricevuta in 16 anni di professionismo, si può dire che da questo punto di vista Becks si sia comportato sempre in maniera esemplare. Rimane quindi incomprensibile come mai – all’età di 34 anni – abbia completamente perso la testa in occasione del match amichevole di domenica scorsa fra Los Angeles Galaxy e Milan all’Home Depot Center, che ha segnato il suo ritorno in California dopo 9 mesi di assenza.

Riassumiamo. Dopo il pessimo campionato 2008 che ha visto i Galaxy chiudere all’ultimo posto nella MLS, Beckham – deciso a non perdere il posto in Nazionale - ha pensato che andarsene a giocare al Milan per qualche mese gli avrebbe fatto solo bene. Tutto ok, nonostante un certo imbarazzo iniziale da parte dei Galaxy, informati tardi, anche perché tutto sommato qualche mese del suo ingaggio principesco sarebbe stato pagato da Berlusconi. Integratosi immediatamente col gruppo rossonero, Beckham ha fatto vedere al mondo di essere ancora un giocatore di altissimo livello. Se non che a marzo, quando sarebbe dovuto tornare a LA per la preparazione precampionato, decide di rimanere a Milano, avviando una battaglia con la MLS, che si chiude con un accordo che prevede: qualche milione per la MLS, il soggiorno a Milano fino a giungo, il ritorno nella MLS, un’amichevole col Milan a Los Angeles e l’inserimento di una clausola penale nel caso Becks decidesse di andarsene a fine anno. Commercialmente tutti soddisfatti: il Milan, Beckham e anche la MLS, che già vedeva la possibilità di rischiarare un giocatore che aveva dimostrato di saper ancora essere fondamentale nel calcio che conta. Ah, tutti soddisfatti tranne i tifosi americani, in particolare quelli dei Galaxy, che certo non hanno apprezzato le continue dichiarazioni d’amore dell’inglese nei confronti del Milan. A tutto ciò si è aggiunta l’uscita di un libro “The Beckham Experiment”, del giornalista di Sports Illustrated Grant Wahl, dal quale Golden Balls ne esce veramente male, tra aneddoti vari sulla sua spilorceria e le accuse di Landon Donovan di scarso impegno e professionalità. Di lì a prefigurare cosa sarebbe potuto succedere al ritorno in America ci sarebbe voluto poco.

“Stavano urlando cose non proprio carine nei miei confronti” ha dichiarato Beckham dopo il match contro il Milan. Era però successo solo il prevedibile. Fischi continui e insulti da parte della L.A. Riot Squad, gli ultras dei Galaxy, più volte provocati da Beckham però, come quando dopo il gol di testa di Alan Gordon su suo calcio d’angolo si è girato facendo il gesto del silenzio. Fino a quando, più tardi, è andato addirittura sotto la curva ad invitare più volte chi lo contestava a scendere in campo e dirgli in faccia le cose (comportamento che gli è valso $1.000 di multa). Peccato che qualcuno sia sceso davvero, bloccato però dalla security, tra lo sbigottimento dei giocatori dei Galaxy e anche di quello dei milanisti, che pur anche abituati a certe cose in Italia, mai se le sarebbero aspettate in California. Ma del resto, se uno legge solo la stampa italiana o inglese…



Ma che stavano dicendo i tifosi? Vediamo… si sono letti striscioni del tipo “Eravamo qui prima di te, ci siamo nonostante te, ci saremo dopo di te”, oppure “Vattene truffatore”, o anche “Pentiti!”. Il tutto accompagnato da urla tipo “traditore”. Niente di eccessivamente pesante, ci sembra. E allora, perché prendersela così? Qualcuno ha scritto che il motivo sarebbe la sua incapacità di comprendere l’ingratitudine dei tifosi. Probabile.



Ma torniamo al gennaio 2007. Beckham firmò per i Galaxy quando ormai sembrava avviato sul viale del tramonto, anche se proprio un mese dopo quella firma fu lui a dare la svolta al Real nella rincorsa alla Liga, come ammesso dallo stesso Fabio Capello, che all’inizio lo aveva messo fuori squadra credendolo ormai demotivato. Becks sbarca quindi a luglio a NY, seppur con un infortunio alla caviglia che ne limita molto il rendimento nei primi tempi. Immediatamente però diventa una star. Dopo 30 anni il calcio USA trova di nuovo un grande spazio sui giornali americani, e in ogni stadio sono decine di migliaia i tifosi che accorrono per vedere l’icona “David Beckham” propagandata dalla MLS e dagli sponsor (l’Adidas) che puntano a recuperare un investimento notevole. E tutto intorno il glamour delle ospitate negli show televisivi, delle amicizie tipo Tom Cruise e Katie Holmes, o di qualche grande delle altre major leagues - tipo Kobe Bryant - che si presentano allo stadio per vederlo giocare (poco quell’anno). Ma per lui non era solo una questione di soldi. La mission sembrava la stessa di Pelé nel 1975, quando disse di voler fare esplodere definitivamente il calcio in America. Ma allora come oggi i (tanti) soldi hanno aiutato. Comunque il suo sbarco in America aveva improvvisamente – almeno per un po’ - dato una certa credibilità internazionale alla MLS. Purtroppo però, la regola del salary cap ha impedito all’AEG di costruirgli intorno una squadra almeno decente. Anzi, la coincidente presenza in squadra di Landon Donovan – per un totale di quasi un terzo del cap speso per i due – aveva costretto il coach Frank Yallop ad un’accozzaglia quasi imbarazzante (definita “pub team”, una squadra da pub, dai giornali inglesi), con conseguente mancato ingresso nei playoff. Poco o nulla è cambiato nel 2008, nonostante l’arrivo sulla panchina dei Galaxy di Ruud Gullit, scelto da uno dei consulenti di Beckham. Ma Gullit, incapace di adeguarsi alle strette regole di mercato della MLS, e a causa di un atteggiamento snobistico nei confronti di buona parte dei giocatori, ha retto poco e con pessimi risultati. E allora è toccato a Bruce Arena, ex CT della Nazionale USA, chiamato a metà stagione – troppo tardi – a rifondare il club dalle ceneri. E ad una prima occhiata sembra che il suo lavoro sia ben avviato. Da capire se Beckham ci sarà o no.

Credibilità abbiamo detto. Credibilità che spesso mancava a causa di quanto si vedeva in campo, ma anche per quanto succedeva sugli spalti. La cultura calcistica europea è infatti assolutamente incapace di accettare tifosi che entrano a partita iniziata, che si alzano per andare a mangiare hot dog durante il match, e che al gol al massimo rumoreggiano. Il tutto con uno sfondo fatto di sole chiacchiere o di “ooooh” in occasione di qualche azione pericolosa. Tutto giusto. Ma questa era la MLS di qualche anno fa. Da un po’ infatti le cose stanno cambiando, almeno in buona parte delle piazze. Gli stadi, in maggioranza di proprietà, e non più quindi quesi mostri da 80.000 posti con linee da football, inziano ad essere pieni. Sono persino nati gruppi ultras: dai Barra Bravas del DC United (di cui parlammo già tre anni fa) agli Hudson Street Hooligans del Columbus Crew (che l’anno scorso si sono persino scontrati con quelli del West Ham!), passando per i Red Patch Boys di Toronto e – appunto – l’L.A. Riot Squad di Los Angeles, ma altri ce ne sono e stanno crescendo. Certo sono gruppi non paragonabili – per fortuna – a quelli nostrani, ma di sicuro sono tifosi veri come lo sono quelli italiani, spagnoli o inglesi, forse anche grazie al fatto che questi gruppi sono veri e propri mini melting pot razziali, con gente di origine la più varia.

Quanto accaduto a Los Angeles quindi non è niente di strano. Anzi è il segno che il calcio anche negli USA è diventato qualcosa di serio. Che credibilità avrebbe avuto un pubblico che avesse accolto in maniera adorante un giocatore che negli ultimo mesi non ha dichiarato altro che volersene andare? E forse è quello che Beckham si aspettava, a dimostrazione però di come lui non abbia capito il pubblico americano (anche a NY ha avuto la stessa accoglienza infatti, a differenza di due anni fa), e di quanto invece questo abbia capito lui. I tifosi dei Galaxy hanno dimostrato di essere tifosi normali, gente che vuole vedere la propria squadra vincere, e che se ne frega del “brand Beckham”, se questo è incapace di dare in campo quello che ci si aspetta da lui ed è pronto a scappare nel momento di difficoltà. Una reazione, quella dei tifosi, che 20 o anche 10 anni fa sarebbe stato impensabile vedere in America.

Per fare un altro esempio, gli oltre 65.000 che hanno affollato il Qwest Field di Seattle per l’amichevole contro il Chelsea hanno cantato e tifato tutto il tempo per i beniamini di casa, i Seattle Sounders, usciti poi sconfitti. Ma mentre in passato le vittorie delle squadre straniere venivano accolte comunque dalla gioia di aver visto i grandi campioni che giocano in Europa, stavolta i Blues si sono accorti eccome di aver giocato in trasferta. Rispetto al passato c’è poi anche la crescita tecnica di squadre che qualche fastidio – non di più al momento – alle grandi possono darlo, anche se il solo John Terry, ad esempio, guadagna tre volte l’intero monte stipendi dei Sounders. E un tifoso di calcio sa riconoscere ed apprezzare certi miglioramenti.

In sintesi, quanto accaduto a Los Angeles – e in parte a Seattle – non è altro che il segnale che il calcio, nel bene e nel male, è finalmente sbocciato negli Stati Uniti d’America. Il calcio europeo è sicuramente più lontano di quante miglia marine e lontano il Portogallo da New York, ma qualcosa mai visto prima sta succedendo.

RAMBO E NON CRETINO

Maurizio Martucci* Che cosa ha provato nel leggere l'intervista a Mattia Lattanzi su Spaccarotella? «Orrore, sono rimasto letteralmente terrorizzato. Esce fuori la doppia personalità di quell'individuo, che per tutto il processo non ha fatto altro che dire bugie, mentire spudoratamente. In meno di 2 anni ha raccontato 5 diverse versioni sulla dinamica dello sparo che ha tolto la vita a mio figlio. Ha sempre cercato di confondere le idee, di depistare, per passare lui come una vittima....» Quale sarebbe la doppia personalità dello Spaccarotella? «Quella che emerge da questo spaccato della sua vita privata. Nessuno prima d'ora ci aveva parlato di come è nella quotidianità l'omicida di Gabriele. Lattanzi lo dipinge come una specie di mitomane, un esaltato dalla pistola facile, una specie di Rambo che sa di essere impunito, diverso da come ad arte si è presentato in pubblico e nelle interviste preconfezionate che ha rilasciato per camuffarsi» Cioè? «Uno che minaccia dicendo: "Ti faccio fuori, vengo con la pistola e ti ammazzo te e tua madre. Ti ammazzo, sono un poliziotto e tu un criminale: ti posso sparare". Ecco, da oggi c'è quest'agghiacciante testimonianza sul suo modo di essere, su come ragiona e pensa l'individuo che ha sparato in pieno giorno sull'Autostrada del Sole contro una macchina in movimento uccidendo il mio Gabriele». Non ha pensato che l'intervista possa essere mossa dal livore di un padre ferito. «Certamente. Però dobbiamo tenere anche in considerazione che Lattanzi ha fatto delle dichiarazioni fortissime, per certi versi se vogliamo addirittura verosimili con l'azione criminale che hanno raccontato alla Corte d'Assise di Arezzo i testimoni oculari dello sparo dell'11 Novembre 2007. Credo invece che Lattanzi abbia trovato il coraggio di dire quello che forse ad Arezzo altri sanno ma non dicono per timore». In che senso? «Chi può impugnare braccia parallele all'asfalto la propria arma d'ordinanza, a gambe divaricate, puntare un auto per 10 secondi e sparare come fosse al poligono di tiro? Chi se non un esaltato? Il signor Lattanzi parla di un soggetto pericolosissimo, di uno che minaccia di uccidere il prossimo perché consapevole di avere dalla sua la pistola. Allora mi chiedo: perché l'omicida non è stato sottoposto a test psico-attitudinali? La pistola è uno strumento di morte non può essere data a chiunque». Allora perchè Lattanzi non ha denunciato le minacce di Spaccarotella? «Lo lascia intendere nell'intervista. Probabilmente perché ha paura. Lattanzi fornisce un secondo elemento inquietante. Un suo amico, agente della Polizia, parlandogli dell'omicida di Gabriele, gli ha riferito: "Se ami tua figlia, stai lontano da quello: è un esaltato. Uno di quelli che crede di far tutto con la pistola"». Eppure ad Arezzo è stata promossa un'azione a sostegno di Spaccarotella «Forse perché in questa triste vicenda in molti hanno creduto che sul banco degli imputati ci fosse l'intero corpo della Polizia. Lo abbiamo sempre detto: questo è un processo contro un singolo individuo che si è macchiato di un orribile delitto. Non c'entra la Polizia di Stato come non c'entra il calcio, le curve o il tifo». Adesso che cosa si sente di dire? «Mi rivolgo ai mezzi di comunicazione di massa. Ora dico: basta parlare di cose che non c'entrano con la vicenda di mio figlio! Noi ricorreremo in Appello, nel caso poi anche in Cassazione. Spaccarotella non lo mollo. Però si faccia finalmente giornalismo d'inchiesta. I giornalisti si mettano sulle tracce di quanti conoscono o hanno conosciuto l'assassino di mio figlio e raccontino una volta per tutte chi è veramente. La nostra famiglia è stata passata a setaccio. Di noi tutti sanno tutto. Di lui no». *autore del libro su Gabriele Sandri «11 novembre 2007»

25 luglio 2009

LIVERPOOL ( MERDA )

Non sono soddisfatti dei due proprietari statunitensi George Gillett e Tom Hicks, sono preoccupati per il debito che la propria squadra ha accumulato negli anni, vogliono fare qualcosa per evitare che in futuro la precaria situazione finanziaria del Liverpool si rivelerà più grave del previsto: “You’ll never walk alone” cantano a ogni partita, sono i tifosi dei Reds che si stanno mobilitando per raccogliere più soldi possibili e rilevare il club del Merseyside. Due gruppi di supporters, ShareLiverpoolFC e Spirit of Shankly, hanno rivisto la loro proposta iniziale e ora sono convinti di potercela fare.

Su questo sito ci sono tutti i dettagli dell’ipotetica operazione: 500 sterline a testa, l’obiettivo è raggiungere i 150 milioni (ci vorrebbero 300mila tifosi) per accaparrarsi il 60% della squadra, con il restante 40% che andrebbe a un partner commerciale (che non mancherebbe visto il blasone del Liverpool). Azionariato popolare come Barcellona e Real Madrid, questo è lo scopo finale: “E’ un piano realistico che prevede anche un ritorno finanziario a chi partecipa con più soldi. Speriamo che i tifosi del Liverpool considerino seriamente la nostra proposta e ci facciano sapere cosa ne pensano” dice uno degli ideatori dell’iniziativa. Se qualche italiano incallito tifoso dei Reds volesse partecipare…

ULTRAS A CORTINA

Sono arrivati pochi minuti fa da Firenze, una ventina di ultrà viola, con le idee molto chiare. Non cambieranno certamente le loro abitudini solo perchè il ritiro dei viola è stato organizzato in una località d'elite, ci mancherebbe altro. E allora il campeggio "Antonella de Rigo" sta per essere sistemato.

Due o tre tende saranno aperte tra qualche ora all'interno del centro sportivo. Tende che questa notte, appunto, ospiteranno i tifosi storici (appartenenti a vari gruppi della Fiesole, ma capitanati da Giampaolo del Settebello). Ma le sorprese non finiscono qua.

Per domani - infatti - è pronto un lungo striscione. "Indiscrezioni? Nessuna - dicono a Firenzeviola.it - vi possiamo solo anticipare che conterrà tutta la nostra ironia fiorentina. Chi capirà, vuol dire che è fiorentino come noi. Se qualcuno, invece, si impermalosirà: beh peggio per lui". Tutti avvisati.

Domani ne vedremo delle belle. E attenzione anche alla "degobizzazione" di Marchionni. E' già iniziata dal primo giorno, ma prima o poi ci dovrà essere il battesimo ufficiale da parte degli ultrà. A Cortina o a San Piero a Sieve? Basterà aspettare qualche giorno per capirlo...

ADESSO TACI

La speranza di vedere un Bologna più competitivo, grazie ai soldi di un petroliere dell'Est Europa. Non è paragonabile a Roman Abramovich, ma l'approdo dell'imprenditore albanese Rezart Taci come proprietario della maggioranza delle azioni dei rossoblù fa sognare tifosi e città.

L'accordo con Taci, nell'aria da qualche giorno, è stato confermato dai Menarini per voce di Aktiva, la Spa della famiglia di costruttori che detiene le quote azionarie. Un accordo preliminare che "sarà perfezionato nella prima settimana di agosto", hanno fatto sapere. L'albanese è stato a Bologna tra ieri sera ed oggi ed è ripartito per il suo paese. Sarà di nuovo in città da mercoledì a venerdì prossimo, per definire meglio i programmi di lavoro.

"La gente già mi riconosce per strada. D'altronde qui in Italia il calcio è spettacolo, ma bisogna pensare anche alla parte economica", ha detto l'imprenditore. E così, quasi ad un anno esatto dalla discesa in campo del geometra Renzo come ad e della figlia Francesca come presidente, i due si defilano. Manterranno presumibilmente una quota di azioni che oscillerà tra il 20 e il 30 per cento. Avevano acquistato la totalità del Bologna neopromosso da Alfredo Cazzola (erano soci di minoranza), nell'agosto 2008, con la speranza anche di partecipare alla costruzione di un nuovo stadio. Ma in 12 mesi hanno raccolto solo una salvezza all'ultima giornata, cambiando tre allenatori.

Ora, se il tutto sarà ufficializzato (Taci ha annunciato una conferenza stampa per il 3 agosto) l'aria nuova, ma soprattutto le risorse portate dagli affari petroliferi risolleveranno le ambizioni dei sostenitori. In queste ore, intanto, sul forum on line dei tifosi è già esplosa la 'Taci-Mania'. Questo infatti il motto più ripetuto. 'Taci, riportaci tra le grandi' e 'Grazie Taci, benvenuto presidente', sono alcuni dei messaggi. In attesa di accoglierlo di persona e di capire se il Bologna potrà fare un campionato per lo meno tranquillo, mentre si prepara a festeggiare il centenario.

24 luglio 2009

PER UN FUMOGENO

Ferrara, 24 luglio 2009 - Tifo caldissimo già dalle amichevoli estive. Tre tifosi dell'Udinese sono stati denunciati per lancio di oggetti pericolosi, possesso ed accensione di artifizi pirotecnici e oltraggio a corpi amministrativi dello Stato. Fra i denunciati c'è un trentenne della provincia di Ferrara


Al termine dell'amichevole Udinese - Siena, disputata ieri a Montepulciano (Siena) i tre hanno iniziato ad urlare slogan offensivi contro le forze dell’ordine e hanno gettato in campo alcuni fumogeni. Il ferrarese era insieme a due fratelli poco più che ventenni della provincia di Pordenone sono stati segnalati anche per l'adozione, da parte del questore di Siena, del Daspo, cioè del provvedimento per cui i tre tifosi non potranno frequentare impianti sportivi.


Durante la partita da alcuni tifosi sarebbero stati urlati anche slogan come ‘’Giustizia per Gabriele’’, in riferimento alla condanna a sei anni del poliziotto Luigi Spaccarotella per l’uccisione di Gabriele Sandri.

FONDAZIONE SANDRI

(ASCA) - Roma, 24 lug - Il presidente della FIGC Giancarlo Abete ha incontrato nella sede della Federcalcio in via Allegri i familiari di Gabriele Sandri, il tifoso laziale ucciso nel novembre del 2007.

Al padre di Gabriele Sandri, Giorgio, e al fratello Cristiano, il presidente Abete - informa un comunicato - ha voluto confermare l'impegno della FIGC a sostenere concretamente la Fondazione intitolata al giovane tifoso della Lazio.

Con il suo intervento, la Federcalcio intende dare impulso all'avvio dell'attivita' della Fondazione, per condividerne gli obiettivi di difesa dei valori del calcio e di serena partecipazione dei tifosi, con il rifiuto di qualsiasi forma di violenza e di discriminazione.

red/cam/alf

LA SINDROME DELLA RISSA

Per Carlo Napolitano, pediatra ed esperto sportivo, «la Sindrome da rissa deriva dalla frustrazione dei genitori che vorrebbero dal figlio i risultati eccelsi che loro non hanno mai raggiunto».

Dove è andata a finire quella sana cultura della sconfitta, che rendeva lo sport divertente ed educativo al tempo stesso? I genitori ultrà hanno il dovere di riflettere. E i loro figli il diritto di non essere campioni.

LA TESSERA DI BOBO

Probabilmente molti cittadini a Roma avranno fatto a caso a dei manifesti affissi in molte zone della città riportanti queste cinque parole: NO ALLA TESSERA DEL TIFOSO.

Da sottolineare, oltre al messaggio, è che questa affissione non è firmata né da gruppi di tifosi, né tanto meno da partiti politici, né riporta messaggi pubblicitari o rimandi a siti internet.

Cercando su internet abbiamo trovato questo documento redatto dall’avvocato Giovanni Adami, rappresentante della tifoseria friulana, riguardante la tessera del tifoso.


1. Storia
2. Cos'è la tessera del tifoso?

3. Come la dipingono

4. I fondamenti normativi della tessera del tifoso

5. I profili di criticità della norma

6. Che fare?


1. STORIA

Gli anni '80 in Inghilterra evidenziano l'aumento della repressione nei confronti dei cosiddetti hooligans aumento attuato attraverso tre vie: l'inasprimento delle leggi per i reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni calcistiche, l'irrigidimento dei magistrati di fronte a reati di questo tipo, l'introduzione della "membership card".


Sotto il primo profilo la condotta criminosa cominciava ad essere inquadrata secondo parametri edittali di pena diversi a seconda del contesto in cui veniva posta in essere: lanciare una monetina a Trafalgar Square comportava una multa di una manciata di £, mentre lanciarla allo Stamford Bridge (stadio del Chelsea FC) comportava una pena detentiva ed un giudizio accelerato che in Italia chiameremmo "per direttissima".


Parimenti iniziava a cambiare anche l'applicazione in concreto della pena: se nel corso degli anni '70 l'arrestato allo stadio riacquistava la libertà dopo una notte in cella di sicurezza e con il pagamento di una multa, ecco che la rissa tra Manchester United e West Ham sul traghetto diretto in Europa veniva per la prima volta punita con sei anni di reclusione (sentenza storica che ha fatto però da punto di riferimento per molte altre successive pronunce).


Il Chelsea FC fu società pilota nell'introduzione della "membership card": una sorta di affiliazione al grande mondo dei Chelsea fans che nella sua concretezza, però, diventava un presupposto indefettibile per acquistare l'abbonamento alla stagione sportiva oppure il biglietto per la singola partita. Trattandosi di una sorta di contratto normato dalla disciplina civilistica britannica, la società Chelsea FC poteva rifiutarsi di concedere la "membership card" a singoli tifosi che risultavano non graditi, ad esempio, per pregresse intemperanze o comportamenti connotati da violenza/ubriachezza.

2. COSA E' LA TESSERA DEL TIFOSO?
Esteticamente appare come un vero e proprio bancomat/carta di credito. Ha la funzione di regolamentare preventivamente l'accesso agli stadi. Solo chi ha i requisiti necessari per acquistare la tessera del tifoso, poi potrà avere il diritto di acquisire l'abbonamento stagionale o il biglietto per la singola partita. Sotto il profilo strettamente giuridico è un contratto tra singolo tifoso e società organizzatrice dell'evento sportivo che può essere la stessa società sportiva (ad es. Udinese Calcio) ovvero la società di capitali preposta (ad es. Milan Entrateinment spa).

E' chiaro che l'intenzione in seno al Ministero degli Interni ed alle Federazioni professionistiche italiane sia quello di diffondere il più possibile la tessera a partire dalla prossima stagione. Così il Ministro Maroni (31/10/08): "In futuro si dovrebbe entrare allo stadio solo con l'abbonamento o con questo tesserino che garantisce chi è il tifoso - ha spiegato il ministro -. Vogliamo che tutte le squadre facciano investimenti in questo senso: capisco che è un sacrificio, ma noi le supporteremo e non accadrà che all'ultimo giorno qualcuno chieda un rinvio. Se le squadre non daranno seguito al progetto rimarranno penalizzate". Lombardo LegaPro (22/04/09) "sarà ufficialmente adottata dalla prossima stagione".
Incuriosiscono le dichiarazioni di Macalli (Presidente LegaPro) - 21/04/09 -: "Abbiamo 15 stadi a norma in Prima Divisione e 10 in Seconda Divisione, speriamo di risolvere il problema sicurezza negli stadi con la Tessera del Tifoso". Cioè: risolviamo il problema sicurezza diminuendo l'afflusso allo stadio....

3. COME LA DIPINGONO?
Dalle determinazioni dell'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive e sul sito della prima Tessera del Tifoso già in vigore (Cuore Rossonero per l'AC Milan) emerge l'intento di "creare una tifoseria selezionata", di non far subire ai "veri sportivi" le restrizioni sulle trasferte (già applicato per Atalanta-Inter [1], Napoli-Milan e Catania-Milan ad es. ove hanno potuto seguire la squadra in trasferta solo i tifosi muniti di Tessera del Tifoso) [2], di rafforzare la fidelizzazione al club di appartenenza con accumulo di punti ed agevolazioni per acquisti d biglietti futuri o altri premi (strumento di loyalty).
Questi i toni trionfalistici con cui viene presentata Cuore Rossonero all'interno del sito internet (www.cuorerossonero.acmilan.com) [3]:

Entra a far parte della grande Famiglia Rossonera!

A cosa dà diritto
· al possessore non si applicano le eventuali restrizioni alla vendita dei biglietti;
· vengono snellite sia le procedure di acquisto dei biglietti che quelle di accesso allo stadio, attraverso la creazione di varchi dedicati;
· è favorita la concessione di facilitazioni, privilegi e/o benefici da parte delle società (accumulo di punti, diritto di prelazione per l'acquisto di biglietti, convenzioni con altre società private come Ferrovie dello Stato, Autogrill, sponsor, ecc.).

I vantaggi per la sicurezza
· permette di "costituire" la categoria degli spettatori "ufficiali";
· garantisce l'aumento degli standard di sicurezza del pubblico, perché esclude dagli impianti i soggetti sottoposti a Daspo o a condanne per reati da stadio;
· consente alle società sportive di avviare rapporti "virtuosi" con le tifoserie ufficiali, soprattutto per le trasferte;
· nel tempo determinerà la costituzione, nell'ambito delle Società Sportive, dei c.d. "dipartimenti dei tifosi" che in altri grandi club europei hanno trovato applicazione con apprezzabili risultati.

4. I FONDAMENTI NORMATIVI DELLA TESSERA DEL TIFOSO
Troviamo l'articolo che, di fatto, istituisce la Tessera del Tifoso all'interno della Legge Amato (art. 9 L. 41/2007), ma vi sono importanti spunti applicativi anche nelle determinazioni dell'Osservatorio dd 23/04/08 e 31/10/08. Infine il Milan Entrateinment spa ha regolamentato ulteriormente sulle pagine del sito Cuore Rossonero la prima tessera di fidelizzazione italiana.

Art. 9 Legge Amato (41/07)

"E' fatto divieto alle società organizzatrici di competizioni riguardanti il gioco del calcio, responsabili dell'emissione, distribuzione, vendita e cessione del titolo di accesso di cui al DM 06/06/05 del Ministro dell'Interno, pubblicato sulla G.U. n. 150 del 30/06/05, di mettere, vendere o distribuire titoli di accesso a soggetti che siano stati destinatari di provvedimenti di cui all'art. 6 della legge 13 dicembre 1989 n. 401 ovvero a soggetti che siano stati, comunque, condannati, anche con sentenza non definitiva, per i reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive".

Sembra chiaro dal tenore letterale dell'articolo che il tifoso che in passato è stato raggiunto da DASPO o che è stato condannato per reati "da stadio" anche con una sentenza non definitiva non potrà mai più acquistare la Tessera del Tifoso e di conseguenza mai più accedere allo stadio. La formulazione dell'art. 9 l. 41/07 fa sorgere numerose perplessità e non permette di chiarire quale sia stata effettivamente l'intenzione del legislatore. Saltano in mente subito una serie di quesiti che la semplice lettura dell'articolo non permettono di risolvere: è giusto che un tifoso, raggiunto da DASPO della durata di un anno nel lontano 1991 e regolarmente scontato, non possa, oggi, acquistare la Tessera del Tifoso?

Cosa succede, invece, ai tifosi daspati in passato e che magari hanno vinto il ricorso al Tar con conseguente annullamento del divieto d'accesso allo stadio? Possono comprare la tessera coloro i quali hanno avuto una sentenza di condanna di primo grado (ad es. per lancio pericoloso di oggetti allo stadio) ma poi sono stati assolti dalla Corte d'Appello o dalla Corte di Cassazione? Potrà ancora entrare in uno stadio chi ha patteggiato la pena? Una lettura così severa dell'art. 9 però sembra smentita dalle determinazioni dell'Osservatorio e dal Regolamento applicativo di Cuore Rossonero che correggono il tiro indicando come esclusi dalla possibilità di acquistare la Tessera del Tifoso solo coloro che hanno in corso al momento dell'acquisto un DASPO (e la cosa è ovvia...) ma non aggiungono nulla sul punto sentenze di condanna anche non definitive.


Così nel documento finale denominato "Programma Tessera del Tifoso" approvato dall'Osservatorio il 23/04/08, a pag. 17 in relazione alle esclusioni: "coloro i quali siano destinatari di provvedimenti di divieto d'accesso allo stadio o condannati anche in via non definitiva per reati da stadio". Importante che sia stato scritto "siano destinatari" e non "siano stati destinatari" come nell'art. 9 legge Amato. Così all'interno del Regolamento di Cuore Rossonero: "L'abbonamento non sarà emesso a: -soggetti che sono sottoposti a provvedimenti di cui all'articolo 6 della legge 13 dicembre 1989, n. 401 (cosiddetto DASPO), - soggetti che siano stati condannati, anche con sentenza non definitiva, per reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive".


Così il dott. Masucci (O.N.M.S) in una intervista a Il Romanista: "Per i DASPO parliamo invece solo di quelli in atto".
Ma al di là delle singole interpretazioni da parte, il dato normativo dell'art. 9 l. 41/07 è chiaro e non ammette deroghe: chi ha avuto in passato una diffida o chi è stato condannato anche nel solo primo grado non potrà più acquistare la Tessera del Tifoso. E' utile chiarire che saranno le locali Questure a comunicare alle società i soggetti che non potranno comprare la Tessera del Tifoso (è probabile che ad ogni richiesta di acquisto la società invii il nominativo in Questura per uno screening sulla sua "carriera" di tifoso). Verrà redatta una black list che sarà aggiornata progressivamente. I possessori della Tessera del Tifoso che dovessero macchiarsi di condotte antisportive durante la stagione in corso subirebbero l'immediata revoca tramite lettera racc ar che ne intima la restituzione e successivamente attraverso la smagnetizzazione della stessa [4].

5. I PROFILI DI CRITICITA' DELLA NORMA
La Tessera del Tifoso diviene così una sorta di "schedatura di massa" e provocherà una traumatica eliminazione della stragrande maggioranza degli ultras. Al di là dell'enfasi: giuridicamente reintroduce cupi profili eliminati da tempo dal nostro ordinamento con l'abrogazione della "pericolosità presunta" e contestualmente raggira ogni dimensione temporale data dalla legge stessa al DASPO.


Per capire cosa accadrà dobbiamo fare degli esempi:
L'art. 6 c. 5 della legge 401/89 [5] afferma che il divieto d'accesso agli stadi dura da uno a cinque anni e l'esatta determinazione della durata spetta al Questore in forza del suo potere discrezionale.
Lo stesso comma afferma che in caso di intervento dell'autorità giudiziaria (proscioglimento, archiviazione, assoluzione etc...) nel procedimento penale presupposto del DASPO lo stesso decreto questorile di divieto d'accesso agli stadi deve essere revocato [6].
Ora, se passa la tesi dell'art. 9 l. 41/07 nessuna persona che ha avuto un DASPO potrà mai acquistare la Tessera del Tifoso e pertanto si trova DIFFIDATO A VITA, anche se ha scontato regolarmente la diffida ad es. otto anni prima. Il tutto "in barba" all'art. 6 c. 5 l. 401/89 che indica la durata massima del DASPO e rassicura il tifoso innanzi ad eventuali errori della Polizia (in sostanza, se ti assolve il Giudice ti faccio revocare il DASPO e torni subito allo stadio....).
Se passa la tesi più rigida prevista dall'art. 9 l. 41/07 si avranno altri incredibili esempi di DIFFIDATI A VITA:
chi ha patteggiato un reato da stadio (sebbene non sia una condanna in senso stretto),
chi è stato condannato in primo grado ma assolto in Appello o in Cassazione,
chi è stato "daspato" ma poi assolto nel procedimento penale innanzi al Giudice o archiviato dal PM,
chi è stato diffidato ed ha vinto il ricorso al TAR o al Consiglio di Stato,
chi è stato diffidato per tre mesi (possibile fino all'introduzione del nuovo art. 6 c. 5 con la Legge Amato) e non aveva interesse ad impugnare poiché il periodo sarebbe decorso durante la pausa dei campionati....
chi non è mai stato enunciato o condannato e nemmeno raggiunto da un DASPO ma subisce di punto in bianco la notifica di una diffida cosiddetta "preventiva" basata sull'ultimo capoverso dell'art. 6 c. 1 l. 401/89 come introdotto dalla novella Amato: "Il divieto di cui al presente comma può essere, altresì, disposto nei confronti di chi, sulla base di elementi oggettivi, risulta avere tenuto una condotta finalizzata alla partecipazione attiva ad episodi di violenza in occasione o a causa di manifestazioni sportive o tale da porre in pericolo la sicurezza pubblica in occasione o a causa delle manifestazioni stesse",

6. CHE FARE?
Modificare l'art. 9 l. 41/07 disponendo che la tessera del tifoso non possa essere rilasciata a coloro i quali hanno DASPO in corso o a chi ha subito condanne per reati da stadio negli ultimi 5 anni purché non abbia già scontato il DASPO per lo stesso episodio

Ricorrere in sede civile avverso ogni diniego o revoca della Tessera del Tifoso.

Sensibilizzare le singole società affinché non aderiscano al progetto.

VITERBO CONTRO LA TESSERA DI BOBO


QDS VITERBO

PIPPO MARRA

(TIFOSI AS ROMA, FORZA ROMA) - "Pippo Marra va a Formello". L’incitamento ironico verso il proprietario e direttore di Adn Kronos, reso celebre da alcune lettere rivolte a Rosella Sensi nel corso delle trattative per la cessione del club, arriva direttamente dai tifosi della Roma. La scritta è stata apposta sui muri di cinta del centro ‘Fulvio Bernardini’.

AVELLINO


nessuna

11 maggio 2003 l’Avellino è in B dopo anni di inferno, allo Scida di Crotone gli uomini di Vullo si imposero con il risultato di 0-1. Un ritorno in cadetteria arrivato grazie ad un goal di Salvatore Marra a pochi minuti dall’inizio...

11 maggio 2003 l’Avellino è in B dopo anni di inferno, allo Scida di Crotone gli uomini di Vullo si imposero con il risultato di 0-1. Un ritorno in cadetteria arrivato grazie ad un goal di Salvatore Marra a pochi minuti dall’inizio, una rete che arrivò al culmine di una stagione in cui i lupi erano stati protagonisti di un avvincente testa a testa con il Pescara impegnato a Pesaro, ma in svantaggio negli scontri diretti. Una giornata memorabile per la squadra seguita da 10.000 tifosi e per la gente di Irpinia che ancora oggi ricorda con affetto l’ex numero dieci. Da quel giorno è passato tanto tempo, tra altre promozioni e delusioni cocenti che hanno portato l’Us fuori dal calcio professionistico.
Sasà l’Avellino sta divenendo una telenovela, da quando è stata esclusa dalla Lega pro è un susseguirsi di notizie …ma al momento sono solo i tifosi a pagare questa situazione
“È una sconfitta per tutto il calcio, vedere crollare una società che per dieci anni ha dato ‘fastidio’ alle grandi della A, capace di portare in C 20.000 persone, non riesco ancora a capire come sia potuto succedere tutto questo. Li ci sono stato un solo anno, ma ricordo che ogni trasferta era una ‘tragedia’ perché i campi erano troppo piccoli, quindi sembrava che giocassimo sempre in casa. Ad anni di distanza ho ancora negli occhi le scende i Crotone, dove in 10.000 ci vennero a sostenere per quella splendida cavalcata che dopo 8 anni riportò l’Avellino in serie B. Non riesco ancora a capacitarmi di come sia potuto succedere”.
Come si dovrà ripartire, in quale modo si potrà ricominciare in questo mondo praticamente sconosciuto…
“In questo momento non è la categoria che conta, a prescindere dal punto in cui questi colori ripartiranno c’è bisogno di un programma, di un progetto di qualcosa duraturo nel tempo. L’improvvisazione non paga, quindi mi auguro che chi decida di far ripartire il calcio in città . La D con tutto il rispetto non può essere la dimensione dell’Avellino. Bisogna risalire subito la china per questo mi auguro che ci sia qualcuno pronto a fare le cose per bene”.
Tra le ipotesi c’è anche quella di un Pugliese bis, una cosa che di certo non fa piacere ai tifosi…
“Non lo conosco e quindi non mi permetto di giudicarlo, ma una cosa è certa se si è arrivati in questa situazione ha le sue colpe. Se dovesse decidere di ricominciare lui, avrà molto da farsi perdonare”
In questi giorni era circolata voce di un interessamento di Bruno Basentini ex presidente dell’Ischia e Salvatore Marra allenatore, cosa c’è di vero?
“Nulla viene mai fuori per caso…
In questi giorni ho ricevuto numerosi attestati di stima e la cosa non può farmi altro che piacere. In quel ruolo o in altri verrei di corsa. Per me è un capitolo aperto, una pagina mai chiusa. Ad Avellino ho vissuto emozioni forti raggiungendo una promozione sofferta, ma stupenda. Peccato che l’anno dopo non ho avuto la possibilità di difendere quanto conquistato sul campo. Per questo è una pagina che non ho chiuso, ma che vorrei finire di scrivere. Il Partenio è casa mia, sono legatissimo all’ambiente nonostante ci sia stato un solo anno. Vorrei essere ancora protagonista a Via Zoccolari, in questi anni non ho messo più piede allo stadio perché mi faceva un effetto strano, non riuscivo ad immaginarmi fuori dai giochi, nonostante abbia avuto tanti inviti. Comunque a prescindere da me o da altri è giusto che questo sia soltanto un anno di transizione, tanta passione non merita simili mortificazioni”.

RANDAZZO DI CALCIO NON CAPISCE UN C.



DI ANTONELLA RANDAZZO
lanuovaenergia.blogspot.com

“Altro che ronde! In Italia la situazione è vergognosa (perché) non esiste la certezza della pena!” (1)

A parlare non è un no-global, né un personaggio che avversa Berlusconi, ma il capo della Polizia di Stato della Repubblica Italiana, Antonio Manganelli.

Già lo scorso anno, Manganelli si prodigava a denunciare i pericoli dovuti all’indulto: “I crimini impuniti (sono) una vergogna vissuta ogni giorno… in Italia non esiste la certezza della pena… gli sforzi della polizia vengono vanificati”. (2)

Quello che osserva Manganelli noi italiani dobbiamo verificarlo per forza, avendo come capo di governo un personaggio che si è macchiato di numerosi reati ma non ha mai fatto un giorno di galera.
Il fatto è che proprio chi vuole una realtà in cui prevale la legge del più forte, e in cui i cittadini si sentano insicuri, si spaccia per fautore della “sicurezza”.


Delle due l’una: o si è onesti e dunque si vuole vivere in un paese senza crimini, oppure si è disonesti e si punta a creare paura e insicurezza per meglio turlupinare. Dunque, un governo capeggiato da un delinquente non potrà, per via di logica, garantire alcuna vera “sicurezza”.
E infatti, non sfugge ai più attenti che la questione della “sicurezza” è strategica, e permette al regime di raggiungere diversi obiettivi:

1) Far accettare l’idea della militarizzazione del paese. Da alcuni anni persino la Tv non fa altro che trasmettere molte produzioni in cui gli “eroi” sono poliziotti o carabinieri. La parata militare (sospesa negli anni Settanta fino al 1982), è stata ripresa in grande stile negli ultimi anni. In poche parole, si vuole far capire che le cosiddette “forze dell’ordine” devono avere un ruolo importante nel paese. La contraddizione sta nel fatto, come vedremo, che esse non sono realmente potenziate o rese operative sempre.
2) Seminare panico verso gli stranieri, descritti dalla propaganda come criminali e responsabili dei reati commessi nel nostro paese. Le statistiche dicono che la maggior parte dei reati è commessa da italiani. Certamente esiste la criminalità straniera, ma seminare panico non è il miglior modo di affrontarla.
3) Reprimere chi si vuole e quando si vuole. Si vuole fare in modo che il reato non rappresenti per forza l’elemento che deve far scattare il comportamento repressivo. Si vuole creare una situazione in cui anche coloro che non hanno fatto mai nulla di criminale possano essere perseguiti o repressi.
4) Si vuole scoraggiare i dissidenti dei paesi del Terzo mondo dal credere di poter continuare a lottare contro i poteri criminali che dominano nel loro paese (protetti dalle autorità occidentali) espatriando.
5) Sviare l'attenzione da altre vicende, come gli intrallazzi di governo e la crescente povertà a cui il paese sta andando incontro.

La propaganda relativa alla “sicurezza” non riguarda soltanto la repressione degli immigrati, ma anche il presunto pericolo di “neo-fascismo e ultras”.
Non molti ricordano che in seguito alle violenze negli stadi Berlusconi iniziò a parlare di pacchetto di misure anti-violenza o “sicurezza”.

Per capire ci si può addentrare brevemente, senza pretese di essere esaustivi, sul terreno della tifoseria violenta. Lo scorso anno il questore di Napoli, Antonino Puglisi, che non è certo nemmeno lui un no-global o un anarchico, ebbe a dire: ''Sappiamo che tra i gruppi del tifo organizzato ci sono collegamenti con frange della criminalità organizzata. Stiamo vagliando l'accaduto e nelle prossime ore, dopo l'incontro che avremo nel pomeriggio in Procura, potremo esprimere una valutazione più precisa''. (3)
Il governo però si affrettò a far sapere che forse c’era stata ''una errata valutazione degli avvenimenti da parte anche della prefettura e della questura''.
Dopo le parole di Puglisi, si ebbe una mobilitazione generale del Ministero dell’Interno, della Lega calcio e del capo di polizia Manganelli.

I mass media, spesso portano in prima pagina il “mostro ultras o naziskin” ma evitano di spiegare gli elementi del fenomeno e le responsabilità del sistema. Qui non si nega l’esistenza di persone violente che vogliono approfittare della situazione per sfogarsi negli stadi o perseguitando i più deboli, ma si vuole sostenere che sarebbe possibile affrontare questo problema, e magari organizzare iniziative (sociali o culturali) che avversino il comportamento violento. Con tutto il degrado sociale e culturale che i giovani “respirano” tutti i giorni, mantenere l’equilibrio non deve essere certo facile, specie se non si ha alle spalle una famiglia adeguata (si veda http://www.disinformazione.it/bambini_psicoprogrammati.htm).
Il nostro contesto alimenta la “pseudo-cultura delle fazioni” e l’idea che per sentirsi “forti” occorra “sconfiggere” qualcuno, anche con la violenza.
Nei gruppi di ultras c’è una rigida gerarchia e un capo che “detta legge”, inducendo gli altri a comportarsi come vuole lui e creando il “branco” violento. Ovviamente, questi capi sono identificabili.

C’è chi sostiene che i capi degli ultras siano pilotati. Ad esempio, dichiara Mario Corsi, conduttore in una radio dei tifosi romanisti: "Se il governo strumentalizza le curve, vuol dire che è alla canna del gas… (quanto accaduto ieri sera all'Olimpico) appare gestito per fare forte pressione sul governo” (che doveva prendere decisioni sul “Salvacalcio”). (4)

Secondo il sociologo Alessandro Dal Lago, gli ultras hanno la complicità delle società calcistiche ,(5) che data la situazione non chiara di dissesti finanziari avrebbero interesse a ricevere aiuti dal governo, e le violenze potrebbero mascherare questi aiuti o renderli accettabili.
Sta di fatto che diversi gruppi ultras avrebbero ricevuto finanziamenti e aiuti di vario tipo dalle società calcistiche e da imprese private.(6) Oggi in Italia questo è vietato da una legge entrata in vigore nel 2007.

Quando i media si sono occupati in modo ossessivo di ultras, sono anche arrivati i decreti "danarosi" per le società calcistiche. Già ai tempi del governo Prodi, si piangeva miseria ma si approfittava del trambusto creato dagli ultras per approvare decreti che, in sordina, davano aiuti finanziari di vario tipo alle società calcistiche. Ricordiamo che anche lo scorso anno erano stati fatti progetti per sostenere quel miscuglio di affari-banche-politica che oramai il calcio italiano rappresenta (si veda http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/sport/calcio/nuovi-stadi/nuovi-stadi/nuovi-stadi.html e "Il pallone nel burrone" di Salvatore Napolitano e Marco Liguori, ed. Riuniti).

Quest’anno, il disegno di legge firmato Lolli-Butti dovrebbe prevedere un finanziamento alla costruzione di alcuni stadi. Non sarebbe certo il primo aiuto finanziario alle società di calcio, che sono società private quotate in borsa, basti pensare al decreto-salvacalcio del 2003, che permise allo stesso Berlusconi di intascare non poco denaro.

Questo cosa ha a che fare con le ronde e gli immigrati?
Anche se non sembra, c’entra eccome.
Infatti, noi siamo sempre più poveri perché i nostri soldi sono rubati dalle banche e dai grandi imprenditori che hanno privatizzato i nostri beni (stadi compresi) e che quando si trovano in difficoltà battono cassa (profitti privati e pubbliche spese). Questo è risaputo. Quello che è meno risaputo è che più ci impoveriscono e più gridano al “problema sicurezza”. E non è un caso.
Il sistema attuale sa di aver tirato troppo la corda negli ultimi anni, distruggendo economicamente moltissimi cittadini. Gridare alla “sicurezza” significa anche far presente che ci può essere caos, sollevazioni, microcriminalità, certo dovuti anche alla maggiore miseria creata dalle banche.

Che siano sostenuti dalla mafia, dal governo o dalle società calcistiche oppure no, gli ultras rappresentano comunque una netta minoranza rispetto ai tifosi, e non è pensabile che uno Stato non sappia affrontare un gruppo di violenti. Purtroppo, autorità che permettono ai mafiosi di controllare buona parte del nostro paese, sono anche capaci di utilizzare tutti i mezzi possibili per soggiogare i cittadini, e di non affrontare i veri problemi della "sicurezza".

In sintesi, come è evidente ormai a molti, i politici arraffano quanto più possibile per darlo ai loro padroni, e poi cercano di giustificarlo (magari con la “crisi”) o di tenerlo nascosto.
Tanto per dare un’idea, negli Usa già da diversi anni i politici hanno la “sicurezza” al top delle loro agende, come se non vi fossero problemi dovuti alle banche, stipendi da fame, problemi per l’assenza di assistenza sanitaria, degrado dei servizi pubblici, ecc.
Più le banche e le grandi società ricevono denaro pubblico e più c’è bisogno di distogliere l’attenzione strombazzando “sicurezza”. Gridare alla “sicurezza” serve dunque a distogliere l’attenzione dalle vere cause dell'impoverimento e ad indurre a pensare che i guai siano dovuti agli immigrati.

Tutto questo può sembrare banale, ma non sono pochi gli italiani che cadono nella trappola e credono davvero che i loro problemi siano dovuti agli immigrati, accrescendo sempre più l’odio razzistico.

Che non ci sia una vera volontà di proteggere il cittadino emerge anche dal “taglio dei fondi sulla sicurezza” che è stato fatto anche dal governo attuale. Una circolare firmata dal prefetto Giovanna Iurato, direttore dei servizi tecnico-logistici del Dipartimento della pubblica sicurezza, dice senza mezzi termini che le risorse a disposizione della polizia sono insufficienti. La circolare spiega che "sul capitolo relativo alle spese per la gestione e la manutenzione dei veicoli della polizia di Stato gli stanziamenti di bilancio risultano di gran lunga insufficienti rispetto agli effettivi fabbisogni… (di conseguenza tutti gli automezzi sono invitati) a circoscrivere le spese ai soli rifornimenti di carburante”.(7) Dunque, se un mezzo ha bisogno di manutenzione, dato che non ci sono soldi, deve restare in garage.
Secondo i dati dell’Anfp, il sindacato dei funzionari di Polizia: "a Roma, dall' inizio dell' anno si sono fermati 250 mezzi. E a Napoli sono in garage in attesa di manutenzione 228 auto con i colori della polizia, 108 del tipo normale…. il rischio che in pochi mesi molte autovetture della polizia in Italia restino bloccate da guasti per riparare i quali non ci sono fondi”. (8)

Spiega il segretario Anfp, Enzo Letizia: “Il fondo del 2009 per la Motorizzazione, tagliato del 60 per cento rispetto a quello del 2008, potrebbe servire solo a coprire il debito dell'anno passato…. (era stato detto che) avrebbero destinato alla sicurezza un miliardo di euro confiscati alla mafia. Ma che fine hanno fatto quei fondi? Era solo un annuncio spot?.... Il risultato finale è che la sicurezza dei cittadini rischia di indebolirsi se non ci saranno interventi finanziari. C'erano stati promessi più soldi e più poliziotti di quartiere: la prima promessa non è stata mantenuta. La seconda probabilmente si realizzerà, perché non avremo più macchine». (9)



Anche Giuseppe Tiani, del sindacato di base dei poliziotti (Siap), deve constatare che risulta sempre più difficile che “gli agenti possano lavorare con automezzi inadeguati… Questo è il risultato della politica di questo governo che, anziché reperire le risorse necessarie per garantire l' efficienza dei servizi, pare preoccuparsi di provvedimenti di facciata, come l' erogazione di cento milioni di euro agli enti locali per rafforzare il potere dei sindaci. Un investimento a pioggia che attualmente ha dato evidenti scarsi risultati”.(10)

La propaganda sulla “sicurezza” nasconde dunque la non volontà di dare anche a questo settore le giuste risorse economiche per permettere di operare davvero a servizio dei cittadini.
Privare di risorse, come sta accadendo anche in altri settori come la scuola o la sanità, significa inevitabilmente degrado e scarsa qualità, se non mancanza, del servizio ai cittadini.
Sulla scia di questa inquietante situazione è nato il “pacchetto sicurezza”, approvato definitivamente il 2 luglio scorso.

Il Presidente della Repubblica ha firmato la legge ma, vergognandosene, ha dichiarato che essa suscita “perplessità e preoccupazioni (per le) numerose norme tra loro eterogenee, non poche delle quali prive dei necessari requisiti di organicità e sistematicità… (c’è) la presenza nel testo di specifiche disposizioni di dubbia coerenza con i principi generali dell'ordinamento e del sistema penale vigente”.
Come al solito, Napolitano cerca inutilmente di rimanere “pulito” pur sguazzando nella melma di un sistema corrotto fino la midollo.

Come fanno capire autorevoli giuristi, la detta legge è contro la nostra stessa Costituzione e un palese tentativo di abituare i cittadini ad una situazione che non è più quella di uno Stato di diritto.
Spiega l’ex giudice della Corte Costituzionale Guido Neppi Modona:
“Le norme del così detto “pacchetto sicurezza” sono norme razziste ed incostituzionali… Questa legge non punisce lo straniero per aver fatto qualcosa che è previsto come reato, ma per una mera condizione soggettiva: quella di essere straniero irregolare. Per di più in un sistema nel quale la regolarizzazione è quasi impossibile… tutto ciò comporta la violazione del principio costituzionale di uguaglianza: gli italiani saranno puniti se compiono un fatto previsto dalla legge come reato, gli immigrati vengono puniti comunque, indipendentemente dall’aver fatto alcunché, per una mera condizione personale di stranieri non in regola, il che di per sé non può avere rilevanza penale. Per questo le norme sono discriminatorie. Questa norma però non è una novità. La condizione di immigrato clandestino è già stata trasformata in una “aggravante” da un decreto-legge del maggio del 2008 che, in modo discriminatorio ed incostituzionale, prevede un aumento di pena sino ad un terzo per lo stesso reato se a compierlo è uno straniero irregolare invece di un italiano o straniero regolare… Lo straniero che è messo in condizione di potersi regolarizzare è meno pericoloso anche perché, se non deve nascondersi ed è inserito nella società è più controllato. Collegare la condizione di immigrato irregolare alla pericolosità sociale è un atteggiamento miope e discriminatorio. A seconda delle notizie di cronaca di volta in volta si ricollega la pericolosità sociale a provenienze diverse: una volta si sostiene la pericolosità degli albanesi, poi di marocchini, poi di romeni, ma non è possibile legiferare su presupposti razzisti… Inoltre tutto ciò è inutile: lo straniero irregolare era già punito con una sanzione amministrativa, l’espulsione dichiarata dal prefetto. L’unica conseguenza ulteriore è la stigma di delinquente che gli viene ora attribuita, a mero scopo propagandistico e con grave danno per il sistema… Questa legge non ha alcun utilità pratica ma è la mera risposta ad un elettorato che però usufruisce di quegli stessi servizi che vengono condannati. Ecco il vicolo cieco in cui si è infilato il legislatore che ora temporeggia. Quanti sono gli elettori che danno lavoro ad uno straniero irregolare e che potrebbero venire puniti da questa legge? Immagino che per questo ci sarà una sanatoria generalizzata mascherata da decreto flussi in autunno”. (11)



Criminalizzare il semplice fatto di non avere ancora un permesso di soggiorno permetterà trattamenti disumani. Ad esempio, gli immigrati non potranno accedere ad alcun servizio pubblico. Chi sta male non può andare in ospedale, chi è costretto a lavorare in nero (perchè il suo datore di lavoro italiano non vuole metterlo in regola) e deve mantenere la propria famiglia che risiede nel suo paese non può inviare denaro ai familiari, dato che per farlo sarà necessario avere il permesso di soggiorno (art. 43).

Tutto questo, occorre dirlo, permetterà al nostro governo di arraffare altro denaro. Infatti, chi vuole il permesso di soggiorno o acquisire la cittadinanza italiana dovrà pagare da 80 a 200 euro. Si prevede un incasso di almeno 160 milioni di euro. Considerato il comportamento del governo, è difficile pensare che questo denaro sarà destinato a migliorare il paese. Inoltre, la nuova legge autorizza le associazioni “di volontari per la sicurezza” ad organizzare ronde dotate di spray urticante. (12)
Insomma, la nostra sicurezza è in mano a persone che hanno come obiettivo principale quello di ingrassare ancora di più le tasche dei soliti noti, disposti persino a militarizzare il paese.

Questo ci farà davvero sentire più sicuri? Abbiamo davvero bisogno di “vigilantes pubblici e privati" che ci facciano sentire in uno Stato di polizia?

E l’evoluzione quale sarà? In futuro ci saranno “Sceriffi” pronti a pestare chi non ha il permesso di soggiorno? Si potranno vedere sempre più di frequente i pestaggi di extracomunitari o varie vessazioni a danno di neri o arabi?
E con questo “regalo” fattogli dalle sue autorità, il cittadino italiano come si sentirà? Potrà sentirsi “contento” di chi governa sottraendogli denaro, imponendogli un assetto mafioso e rendendolo sempre più incattivito, ma contro i più deboli, non certo contro i veri responsabili dei suoi problemi?

Antonella Randazzo
Fonte: http://lanuovaenergia.blogspot.com Link: Link: http://lanuovaenergia.blogspot.com/2009/07/se-siamo-protetti-da-berlusconi-c.html
23.07.2009

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NOTE

1) Intervista a “City”, 30 maggio 2008.
2) Intervista a “City”, 30 maggio 2008.
3) http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_759483258.html
2008-09-03 11:07
4) http://www.tifo-e-amicizia.it/spunti/riflessioni/articoli/art161-180/articolo174.htm
5) Rai Uno, 4 settembre 2008, si veda anche Dal Lago Alessandro, “Descrizione di una battaglia”, Il Mulino, Bologna, 1990.
6) http://www.nonluoghi.info/nonluoghi-new/modules/news/article.php?storyid=330
7) http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/02/16/la-polizia-con-le-auto-in-garage.html
8) http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/02/16/la-polizia-con-le-auto-in-garage.html
9) http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/02/16/la-polizia-con-le-auto-in-garage.html
10) http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/02/16/la-polizia-con-le-auto-in-garage.html
11) http://it.peacereporter.net/articolo/16717/%22Norme+incostituzionali+e+razziste%22
12) http://www.corriere.it/politica/09_luglio_02/foschi_dossier_sicurezza_049178dc-66c9-11de-9708-00144f02aabc.shtml

I POLITICI

di Antonello Micali
C'era anche un consigliere provinciale torinese tra i componenti del famoso, anzi famigerato, coretto pieno di insulti «antinapoletani» della recente festa di Pontida insieme al parlamentare europeo Matteo Salvini. Si tratta di Alessandro Albano, poco più di un ragazzo (ha 21 anni) neoeletto nel consiglio provinciale. Albano, risiede a Balangero, nel Canavese una delle zone della provincia dove più alto è il consenso della Lega Nord: e quella sera di giugno era fra i Giovani Padani che accompagnavano l´eurodeputato di Milano nella performance canora ripresa in video e finita sul sito You Tube. Un coro che non è stato per nulla apprezzato da Stefano Esposito, parlamentare torinese del Pd di chiare origini napoletane che appena ha saputo della presenza di Albano tra i cantori ha scritto una lettera durissima a Claudio Lubatti, capogruppo dei Democratici in Consiglio provinciale: «Mi sono sentito offeso - ha scritto Esposito - come italiano prima e come napoletano poi. Soprattutto però sono molto preoccupato per il segnale lanciato da un giovane amministratore ormai legittimato a rappresentare un ente come quello la Provincia di Torino: un giovane che probabilmente non ha capito la differenza tra essere parte di un´istituzione ed essere invece un militante libero di assumere tutti i comportamenti, anche quelli eticamente meno corretti».

Claudio Lubatti ha subito risposto ad Esposito: «Mi sono attivato immediatamente nella stesura di una durissima mozione di condanna che proporrò al mio gruppo di domani. Chiederemo al Consiglio provinciale una espressione di ferma e netta censura verso un comportamento di questo genere».
Albano però si difende: «Si è trattato solo di un coro da stadio una goliardata che non voleva offendere nessuno. Ed i napoletani, che sono persone intelligenti, lo avranno sicuramente capito. Se non fosse così, chiedo scusa; ma ripeto, aldilà delle strumentalizzazioni, bisogna anche pensare al contesto in cui è avvenuto: Salvini, come tutti sanno, è un ultras del Milan e segue tutte le domeniche i rossoneri in curva sud: chi frequenta qualsiasi stadio sa che questi cori hanno più un aspetto folkloristico che offensivo».

È vero che qualche giorno dopo lo scoppio delle polemiche (che portarono Salvini appena eletto a Bruxelles a dimettersi subito dal Parlamento italiano) da Napoli arrivò la replica spiritosa degli ultras partenopei che si presentarono a una conferenza stampa con una maglietta con la scritta: «Dio creò la Padania, poi si accorse dell´errore e inventò la nebbia». Un modo per sdrammatizzare che non toglie però nulla alla gravità dell´episodio. Gravità di cui Albano non sembra rendersi conto. Spende infatti ancora qualche parola per giustificare l´amico Salvini: «Le immagini non sono comunque all´origine delle sue dimissioni dal Parlamento italiano. Avrebbe comunque dovuto scegliere tra quello e il Parlamento europeo». Poi aggiunge: «Se anche la mia fosse una gaffe è stata commessa quando non era ancora stato eletto. Gli organi di informazione dovrebbero occuparsi dei veri problemi della gente, come la crisi del mondo del lavoro e la sicurezza dei cittadini - conclude - anziché dare enfasi ad episodi come questo. Spero che la gente mi valuti per il mio operato sul territorio e non per ciò che reputo una sciocchezza, comunque da non ripetere. Se poi preferiscono accanirsi con un ventunenne, appassionato di politica, ma pur sempre alle sue prime esperienze importanti, facciano pure».

IRRIDUCIBILE SPICE

(AGM-DS) - 24/07/2009 10.31.35 - (AGM-DS) - Milano, 24 luglio - David Beckham non ci sta. Al centrocampista inglese proprio non sono andate giù le contestazioni subite qualche giorno fa in occasione della gara che i Los Angeles Galaxy hanno disputato contro il Milan, match in cui lo Spice boy è stato uno dei migliori in campo, sfoderando i soliti lanci di classe. Becks si sente offeso e non è assolutamente pentito del duello verbale a distanze avuto con alcuni tifosi. “Da parte mia non c'e' stato alcuno sbaglio - ha detto - Al contrario sono altri che dovrebbero cambiare il proprio comportamento. Non sono io a dover voltare pagina perche' non ero tra quelli che mi fischiavano. Naturalmente non mi e' piaciuto il fatto che mio figlio abbia assistito a quella scena, ne' che abbia letto o sentito quelle cose. Credo che tutto questo sia stato offensivo nei miei confronti”.

GEMELLATI

Domani quarto test per la squadra di Ballardini, che sarà opposta alla Triestina, mentre domenica nuova amichevole contro la Spal Coverato, per permettere di giocare a chi finora non è stato impegnato. Annunciati già circa 1.200 tifosi della Triestina. Per l'occasione, visto che il campo dell'Auronzo ospita solo 1.500 posti, dovranno essere occupati gli spazi dietro le porte e le panchine.

Intanto continuano i regali della cittadinanza locale. Tutta la squadra, compreso lo staff, è stata omaggiata con un paio di occhiali all'ultima moda. Occhiali: la specialità di Auronzo... la passione di Ballardini.