30 giugno 2009

MERCENARIO

TORINO, 30 giugno - Fabio Cannavaro ha una gran voglia di ricominciare. Ripartirà dalla Juve ma lo farà con la tifoseria contro. La curva, infatti, non ha dimenticato il suo addio dopo la retrocessione in B. Un tradimento forte che però il difensore ha voglia di mettersi alle spalle: «Non ho paura dei fischi. Risponderò sul campo ai miei tifosi. Voglio riconquistarli e so che possiedo le qualità per farlo».

DIARRA - Il difensore bianconero è poi scettico sull’operazione Diarra: «E’ un amico ma il mercato lo fanno gli addetti». Il suo ritorno in Italia poteva coincidere anche con il suo ritorno a Napoli: «De Laurentiis non mi ha voluto? Sono progetti della società, che ha puntato sui giovani, mi ritenevano vecchio. Non e' una questione economica. A 35 anni era un'operazione a costo zero». Intervenuto ai microfoni di Sky, il difensore ha poi commentato l'eliminazione degli Azzurri dalla Confederations Cup che si è appena conclusa. «La Confederations Cup ci ha fatto capire che giocare in altura è difficile. Bisogna programmare meglio le cose. Il Mondiale? Abbiamo un anno per prepararci».

HACKER

di Marco Zucchetti

PINGUINI E CAPPUCCI. Un pingue pinguino con la maglietta blaugrana e la silhouette inquietante di un uomo incappucciato come il monaco Silas del «Codice da Vinci». Così si presentava ieri la home page del sito ufficiale di David Villa, attaccante del Valencia e della Nazionale spagnola campione d'Europa in carica. Niente foto del bomber, niente suono introduttivo con cori e applausi. Solo un pinguino, un incappucciato e la firma misteriosa: Nemesis.
DALLA CURVA ALLA RETE. Il boicottaggio di www.davidvilla7.com - durato per alcune ore - è stato opera di un tifoso del Barcellona, un convinto culé, così come si definiscono affettuosamente i supporters catalani. Un fan a metà tra il pirata e l'innamorato, che si è intrufolato nel sito per lasciare un messaggio a Villa: «Por Dios - scriveva -, cosa aspetta un giocatore della tua classe a venire a giocare nella miglior squadra del mondo? Ti aspettiamo, campione!». Una dichiarazione d'amore come solo i tifosi possono concepirle. Una dichiarazione che - nonostante sia stata comunque un atto di un hacker - ha mantenuto una sua discrezione, dato che Nemesis si è anche scusato per il disagio, inserendo un link per continuare la navigazione sul sito ufficiale.
CALCIOMERCATO «GUIDATO». Insomma, non bastano più gli striscioni, le contestazioni sotto la sede sociale o i messaggi sulla bacheca del sito web della squadra. Ora le pressioni dei tifosi - quelli che pagano, quelli che soffrono e quelli che gioiscono - hanno preso canali alternativi. Ed evidentemente Nemesis muore dalla voglia di vedere giocare al Camp Nou El Guaje («Il ragazzino», in dialetto asturiano). Il Barcellona ha già offerto 40 milioni di euro al Valencia, bruciando la concorrenza del Real Madrid, ma ancora l'affare non si è concluso. Chissà che per una volta la pirateria informatica non faccia il miracolo. Ah, i tifosi del Milan non si mangino le mani: per Kakà non avrebbero potuto fare nulla nemmeno gli hacker. A uno che «appartiene a Gesù» dove si può scrivere?

400

romagiallorossa.com

La questione legata al passaggio di mano della società giallorossa ha portato oggi pomeriggio i tifosi della Roma in strada per manifestare contro Unicredit, ritenuta dalla tifoseria colpevole di non voler dare il benestare alla cessione del pacchetto azionario dei Sensi alla cordata capeggiata dall'agente Fifa Vinicio Fioranelli.

I tifosi della squadra giallorossa si sono organizzati per manifestare, a partire dalle ore 15, davanti la sede di Unicredit in via Tupini a Roma. Al momento ci sarebbero in strada almeno 400 persone. Tra i cori più gettonati quelli contro l'ad dell'istituto di credito, Alessandro Profumo. I sostenitori romanisti stanno anche minacciando di chiudere i conti correnti depositati presso Unicredit.

Alle 16:45 le stime parlano di circa 500 persone che stanno manifestando pacificamente il loro dissenso sotto la sede di Unicredit. I tifosi della Roma si sono passati parola per ritrovarsi all'Eur per far sentire la loro voce perche', secondo loro, tra i motivi che stanno rallentando la possibile cessione della Roma a Vinicio Fioranelli, ci sarebbe anche un'ostruzione da parte di Unicredit. In viale Tupini e' un continuo via vai di persone, qualcuno passa e da' il suo appoggio ai tifosi che stazionano li' sotto e poi va via. Altri decidono di rimanere.
Qualcuno ha esploso un paio di petardi. La polizia municipale ha chiuso la strada e non permette il transito delle auto. Presenti anche forze di pubblica sicurezza in stato di allerta per prevenire eventuali disordini.

Alle ore 17.00 si è sostanzialmente sciolta la manifestazione dei supporters giallorossi che stanno lasciando, in questi minuti, via Tupini senza creare difficoltà all'ordine pubblico. L'unico momento di tensione si è verificato durante l'uscita di alcuni impiegati che lasciavano gli uffici Unicredit al termine dell'orario di lavoro. Sono purtroppo stati presi di mira dal lancio di alcune bottigliette per mano di pochi facinorosi infiltrati tra le fila dei manifestanti.

IL FERROVIERE

BOLOGNA - Luciano Moggi è pronto a rientrare nel calcio. Per farlo ha scelto il Bologna, la società che più di altre fu investita dal ciclone Calciopoli pagando un prezzo altissimo: nel giugno 2005 con la retrocessione in serie B e pochi mesi dopo con il fallimento dell’allora presidente Giuseppe Gazzoni. L’ex direttore generale della Juve, squalificato per cinque anni nel 2006 e impossibilitato a essere tesserato, entrerebbe in prima persona nel Bologna con il ruolo di consigliere della proprietà. Avrebbe inoltre presentato al patron rossoblù Renzo Menarini un imprenditore a lui vicino che rileverebbe una quota di minoranza (circa il 40%), ma entro un anno dovrebbe prendere il controllo della società.

Menarini, a chi gli chiedeva se era pronto a smentire l’ingresso di Luciano Moggi nel club, ha risposto: «Ci pronunceremo nei prossimi giorni». Nel pomeriggio è previsto un vertice societario, cui dovrebbe prendere parte lo stesso Moggi, atteso in mattinata in tribunale a Napoli per il processo di Calciopoli. Vari sono stati gli incontri tra i Menarini e l’ex della Juventus, l’ultimo giovedì a Roma. In serata, o al massimo domani, è previsto l’annuncio ufficiale. Ma è bastato ventilare il nome di Moggi, che a Bologna porterebbe almeno due uomini di fiducia mentre Francesca Menarini dovrebbe lasciare la carica di presidente, a scatenare la rabbia e l’incredulità dei tifosi. I siti internet erano pieni di messaggi contro «Big Luciano», ma già da giorni la curva è sul piede di guerra per l’immobilismo sul mercato. Ora la situazione rischia di diventare esplosiva. Sconfortato l’ex patron del Bologna Gazzoni, grande accusatore di Moggi al processo di Calciopoli: «Non voglio credere che i Menarini abbiano avuto la malaugurata idea di affidarsi a Moggi. La città non merita una fine così».

Isabella Lami

PER L'AS ROMA

Tifosi della As Roma, a questo punto non ci resta che manifestare contro Unicredit che sembra aver messo i bastoni fra le ruote al dott. Fioranelli e al suo compagno di viaggio Volker Flick per l’acquisizione della As Roma. La voce si sta spargendo sempre più tra i tifosi. Protestiamo con l’amore che ci contraddistingue per questa maglia e che ci ha reso celebri nel mondo. Siamo i tifosi della As Roma e siamo unici. Facciamo sentire la nostra voce a chi vuole una Roma calcio piccola piccola. Noi vogliamo una Roma migliore, magari vincente, ma che nessuno le impedisca di sorgere. Appuntamento alle 15 di oggi 30 giugno 2009 presso l’istituto bancario dell’Unicredit sito in viale Umberto Tupini 180 (zona EUR). Vogliamo più romanisti possibili per provare a far cambiare idea a chi vuole che la Roma resti ostaggio dei più forti! FORZA ROMA!

CATASTROFE


VIAREGGIO - Quindici morti tra cui un bambino carbonizzato, 50 feriti di cui 37 feriti ustionati in modo serio (una quindicina gravissimi), 30 persone disperse, decine contuse, sotto schock, un migliaio di abitanti evacuati. E poi due palazzine distrutte e altre tre evacuate, alcune centinaia di sfollati. Lutti e devastazione in un paradiso delle vacanze al mare, Viareggio, a causa di un treno merci carico di Gpl (Gas di petrolio liquefatto) che a mezzanotte deraglia in stazione e innesca l'apocalisse nel centro della città: una serie di esplosioni e l'incendio. Il bilancio delle vittime è provvisorio. Alle sei della mattina vigili del fuoco e uomini della protezione civile stanno ancora scavando tra le macerie da cui hanno già estratti vivi tre bambini, un uomo e una donna. "Come un terremoto, come un tornado, ho avvertito uno spostamento d'aria e il pavimento muoversi" racconta un giovane. "Dormivo, mi è piombato il lampadario addosso, sono vivo per caso" dice un altro. "Mio marito, un eroe. Mi ha preso di peso e trascinato fuori da una porta sul retro prima che crollasse tutto. Da sola, con queste gambe malridotte, operate da poco, non ce l'avrei mai fatta" aggiunge un'anziana sorretta a braccia da due volontari della protezione civile che l'accompagnano nella tendopoli allestita in piazza del municipio. Racconti dall'inferno della Versilia. Dalle Alpi Apuane, che imbiancano del marmo di Carrara le montagne, dicono di aver visto il cielo diventare arancione. E' poco prima di mezzanotte quando in stazione transita un treno merci, che si muove da nord verso sud, da La Spezia in direzione di Pisa, col suo convoglio di quattordici vagoni cisterna carichi gas. "Non è che andasse proprio piano, almeno a 90 all'ora" racconta qualcuno. "Il treno sferragliava sui binari, ho visto delle scintille" è la tesimonianza di un altro. Più tardi le Ferrovie dello Stato spiegheranno che potrebbe aver ceduto il carrello del carro cisterna. Poche decine di metri ed è la catastrofe.
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In quel punto la linea ferrata è costeggiata dai palazzi, in parallelo corre via Ponchielli. Il merci 50325 Trecate-Gricignano deraglia, probabilmente per il cedimento del carrello di uno dei primi carri cisterna che trascina fuori dai binari altri quattro dei quattordici vagoni che non sono proprietà delle Fs ma appartengono a una società straniera, la Gatx, con sede a Vienna. Solo uno dei vagoni salta in aria. Purtroppo basta a causare l'immane disastro. Le esplosioni e le fiammate investono i palazzi e la strada. Una palazzina, dove vivono 18 persone, si sbriciola. Una più piccola, monofamiliare, prende fuoco. Alla fine, crollate o gravemente danneggiate, le case coinvolte saranno cinque. Come un proiettile, un grosso pezzo di metallo investe un uomo - che risulterà essere un quarantenne extracomunitario - e lo scaraventa ad una decina di metri uccidendolo. Per lo spostamento d'aria un'altra persona vola contro un cassonetto e avrà le gambe maciullate. Una ragazza, avvolta dalle fiamme, corre in strada, grida, cerca di strapparsi i vestiti. Scene così ce ne sono tante. Le fiamme avvolgono un gazebo dove stanno cenando alcune persone. Scattano i soccorsi. Per timore che possano espoldere anche gli altri vagoni rimasti integri, vengono evacuati altri tre palazzi. "La cabina è stata invasa dal gas, siamo riusciti a scappare - raccontano i due macchinisti, feriti in modo non grave - Siamo vivi per miracolo". I soccorsi proseguono per tutta la notte. All'alba, in una luce irreale, con il fumo che si è diradato e i focolai quasi del tutto spenti, lo scenario ricorda un attentato a Bagdad. Si scava, si cercano le persone che dovrebbero esserci e di cui non si hanno notizie. Il sindaco di Viareggio, Luca Lunardini spiega che i "dispersi" (cioé quelli che mancano all'appello) sono 30. Non è detto, anzi, è quasi certo che tutti questi debbano aggiungersi al computo delle vittime: "Ma i numeri, allo stato ci dicono questo" spiega il sindaco.
(30 giugno 2009)

29 giugno 2009

UNICREDIT

Sono giorni caldi, caldissimi per l'AS Roma e per l'ipotesi di cessione del club, ormai paventato da settimane. Negli ultimi giorni si sono morganizzati anche i tifosi giallorossi per fare sentire la loro voce. Le parole dell'avvocato di Fioranelli, Nicola Irti, non ha fatto che rendere ancora più immediato l'intervento di alcuni tifosi, che si sono dati appuntamento domani alle 15 sotto la sede di Unicredit in via Tupini per un segnale di protesta pacifica.

ULTIMO ULTRAS

KE NAKO

JOHANNESBURG - South Africa 2009 chiude in fretta perché c'è ancora tanto da lavorare, ma la prova generale è andata benissimo. Niente incidenti, niente problemi, un pubblico tranquillo, allegro, niente violenza: almeno dentro e nelle vicinanze degli stadi. I sudafricani sono distaccati, quasi naif, si godono lo spettacolo come noi non faremmo mai. All'Ellis Park esultano per gli Stati Uniti che vanno in gol, lo stadio si mette a ritmare con la voce e con le vuvuzela "Yes we can, yes we can" poi il Brasile rimonta, va in gol, sorpassa e trionfa nella Confederations Cup. E loro, i sudafricani, più che dispiaciuti per gli americani, per cui tifavano prima, urlano e applaudono il Brasile che comunque ha regalato un grande spettacolo. Sono entusiasti per lo show. Il calcio a questa latitudine ha una dimensione ancora incontaminata. Il prologo di South Africa 2010 è stato bellissimo.

Si torna al lavoro dunque, resta un anno. Dopo aver messo alla prova quattro città e quattro stadi (Johannesburg, Pretoria, Rustemburg e Bloemfontein) bisogna collaudare le strutture di altre cinque città: Durban, Port Elizabeth, Città del Capo, Nelspruit e Polokwane. Alcuni stadi, tra cui il fantastico Soccer City che sorge ai margini della città, ancora da finire. L'impianto del match inaugurale e della finale sorge su una collina proprio davanti a un'altra specie di collina gialla perfettamente spianata: è il bacino di una delle enormi miniere di diamanti che circondano Johannesburg. E' un tempio al football (e al rugby) gigantesco: talmente grande che la prima domanda - quando lo vedi - è, cosa se ne farà mai dopo? Ma tant'è dai Mondiali alle Olimpiadi ormai il gigantismo è il biglietto da visita di un paese, tutti devono far vedere che sono capaci di cose grandiose, di imprese eccezionali. Tutti vogliono stupire.

Nel frattempo sulle strade e soprattutto sulle autostrade di Johannesburg, il cuore dei prossimi Mondiali - è l'unica città in cui ci saranno due stadi, l'Ellis Park (chiamato in realtà Coca Cola Park) e il Soccer City - si lavora freneticamente al raddoppio delle corsie. Johannesburg e Pretoria, una sessantina di chilometri tra l'una e l'altra, devono essere meglio collegate. Sarà questo l'asse di South Africa 2010. Da queste parti mentre i collegamenti aerei funzionano perfettamente si usano pochissimo i mezzi pubblici e la rete ferroviaria non è poi così sviluppata. I sudafricani si riversano così tutti in macchina, e la massa dei lavoratori viene trasportata da pullmini da 15 persone. I trasporti, per stessa ammissione della Fifa, potrebbero essere un problema: si potrebbe decidere anche di far giocare le teste di serie, tra cui l'Italia, sempre nella stessa città proprio per evitare grossi spostamenti di tifosi. Ma se ne riparlerà verso dicembre, al momento del sorteggio.

Giocatori, tifosi e visitatori tornano a casa portando un ricordo: uno su tutti, la vuvuzela. Intorno all'Ellis Park non si trovavano ormai più trombe di plastica. E i prezzi erano almeno triplicati rispetto ai primi giorni: 50 rand ognuna (circa 4 euro e mezzo), ma se se ne comprano tre o quattro si fanno pur sempre buoni affari. Lo avevamo detto subito: questo suono profondo e altissimo - richiama il barrito dell'elefante - sarà la colonna sonora non solo della Confederations Cup, ma di tutto il prossimo Mondiale. Dopo le prime iniziali e forti proteste di giocatori, addetti ai lavori e soprattutto tv, ci si è abituati all'accompagnamento musicale. La Fifa nemmeno si è sognata di vietarle. I sudafricani usano la vuvuzela come strumento musicale ma anche come una bandiera, la agitano provocando un'onda multicolore. Il momento in cui tutti accompagnano "Shosholoza" - inno dei Bafana Bafana ma anche del Mondiale e suonato pure in tutti i match di rugby degli Springbok - veramente corale, intenso ed emozionante. Si cominciano a vedere bianchi e neri uniti e abbracciati: ancora pochi, forse, ma ci sono.

La Confederations Cup si è aperta in Sud Africa con lo slogan "Ke Nako", che significa "E' l'ora". E si chiude sulle note di Shosholoza: significa "andare avanti".

SAMBA

E' atterrato all'aeroporto Tom Jobim di Rio de Janeiro, dopo dieci ore e mezzo di volo, l'aereo proveniente da Johannesburg che ha riportato a casa la nazionale brasiliana di calcio vincitrice della Confederations Cup.
Ad attendere la squadra sulla pista c'erano due mezzi dei pompieri che, come segnale di benvenuto, hanno innaffiato la pista. Pochi i tifosi presenti. Sull'aereo, prima dell'atterraggio, i giocatori hanno improvvisato un samba utilizzando anche alcuni tamburi. Non erano sul volo Kakà e Julio Baptista, che dal Sudafrica hanno raggiunto direttamente la Spagna: Kakà sarà presentato domani sera dal Real, il romanista deve invece sbrigare alcuni affari personali.

VERONESI

Un torneo per non dimenticare. È' stata questa la volontà dei tifosi dell'Hellas. Che in occasione dell'anniversario della morte di 'Pacio', storico ultrà del Verona, scomparso da alcuni anni, hanno organizzato ieri un torneo di calcio nella città scaligera con otto squadre, compresa quella della Curva Sud, con la partecipazione delle tifoserie gemellate. All'appuntamento sono intervenuti tifosi di Triestina, Sampdoria ed una squadra di supporters viola della Curva Fiesole.
Luca Cellini

LO STADIO DI PARMA

Alcuni giorni fa abbiamo pubblicato un'interessante intervista all'Assessore Roberto Ghiretti sui progetti per lo sport del Comune di Parma anche in relazione ad un possibile "spostamento" dello stadio di calcio cittadino. Prima i Boys Parma, che da tempo chiedono che non si tocchi il Tardini, hanno provocatoriamente "intervistato" un albero, poi hanno deciso di rispondere con un articolo duro (pubblicato in originale sul sito ufficiale www.boysparma1977.it) che indirettamente risponde a quanto affermato da Ghiretti sul nostro sito. Pubblichiamo integralmente l'articolo invitando i lettori a inviare le proprie idee e opinioni al riguardo, è evidente che il tema tocca gli interessi dei tifosi ma anche di buona parte dei cittadini: Il Tardini non si tocca?

"Gli uomini di potere contemporanei, generalmente, arrivano quando c'è qualcosa da prendere. E questo sembra accadere anche per il Tardini, specie adesso che siamo tornati in A. Chi tratta lo stadio in città come un problema, guarda caso, sono proprio i vertici politico-istituzionali. Tra questi: l'assessore allo Sport del Comune di Parma. Forse, se lo dicessero direttamente quelli che "sperano" di prendere in appalto i futuri lavori, sarebbe considerato di cattivo gusto".


"O meglio: di parte. Perché ormai il malcostume è diventato "il costume", e non ci si scandalizza quasi più per nulla. Ha parlato di "problema" stadio Arturo Balestrieri, lo ha seguito Vittorio Adorni, e adesso è il turno di Roberto Ghiretti. Forse li scelgono apposta. Ghiretti ha invocato un dialogo in merito, come se si trattasse di un'emergenza. L'emergenza, al contrario, è proprio in questa strategia, che vuol far credere che ci sia un problema dove non c'è.
Il vertice cerca di convincere la base su quali sono i suoi problemi, mentre dovrebbe essere il vertice ad ascoltare quali sono i veri problemi della base. E a Parma di problemi ce ne sono. Anche per gli impianti sportivi. Con il Rugby Parma costretto a giocare a Moletolo, dopo esser stato sfrattato dal Lanfranchi; con un Palasport lasciato andare in malora; con un Europeo di baseball che dovrà essere abbattuto per del nuovo cemento.
Eppure il "problema", per qualcuno, sembra essere lo stadio Tardini, rifatto nel 1990. Uno stadio di neppure vent'anni. Forse perché il Tardini sarebbe l'appalto più grande, che libererebbe un'area immensa in centro città. E ancora: il trasferimento dello stadio di calcio potrebbe fungere da traino per ulteriori costruzioni fuori Parma. Magari: la famosa "Cittadella dello Sport", ipotizzata già anni or sono proprio da Balestrieri. E proprio a Baganzola. E magari... proprio sui terreni di Pizzarotti?
Il dialogo ci può essere ma la politica del prendere, da noi BOYS, può ricevere solo dei NO. Non c'è trattativa con chi va contro gli interessi di Parma. I BOYS non si vendono, e non cercano né poltrone né favori. I politicanti, o aspiranti tali, non siedono in via Calestani 10.
La nostra società è sempre più disgregata. I corpi sociali sono praticamente scomparsi, e questo rende la città debole, alla mercé dei poteri forti. Sono rimasti i partiti, ma sono sempre più virtuali, sempre più al servizio del potere economico. Le persone sono state ridotte ad individui, che si formano le opinioni attraverso la propaganda dei mezzi d'informazione privati. Per questo la nostra gente non ha più la forza né la coscienza per opporsi alle ferite che certi imperi le stanno infliggendo.
Che la società sia sempre più sfilacciata dovrebbe impensierire le istituzioni. Invece sembra l'esatto contrario. Le organizzazioni popolari, quelle che fanno aggregazione vera, producono forze sociali capaci di disturbare il potere. Per questo le si vuole combattere e disgregare. Per gli ultras, poi, c'è la repressione. Basta un'errata gestione dell'ordine pubblico (vedi Parma-Inter del 2008) e poi si diffida qua e la, magari proprio qualche leader del Gruppo, anche se completamente innocente.
I BOYS sono un corpo sociale vero, uno dei pochi rimasti. Non un'entità virtuale, non un club di tifosi che si raduna saltuariamente in occasione di taluni eventi sportivi, ma un Gruppo ultras, di ragazzi e ragazze che vivono fianco a fianco, frequentandosi, crescendo, svolgendo una miriade di attività insieme.
Come corpo sociale gialloblù, di ultras del Parma calcio, ci opponiamo a tutte le speculazioni che interessano lo stadio Tardini, patrimonio e simbolo della comunità parmigiana (passata, presente e futura).
Le nostre attività a difesa dello stadio Tardini danno molto fastidio. I politici non ci sono neppure più abituati, e s'imbarazzano o s'innervosiscono. Senza più organizzazioni popolari a contrastarli e contestarli, si credono liberi di fare della città ciò che vogliono. Si sentono dei piccoli padri eterni, perché godono del favore dei potenti. In un articolo recente, apparso su internet, l'assessore Ghiretti ha lamentato una mobilitazione mediatica a difesa dello stadio Tardini. Forse non legge l'edizione cartacea della Gazzetta di Parma, il quotidiano più diffuso a livello locale, che sembra dar spazio solo a chi vorrebbe spostare lo stadio, e oscura tutte le nostre iniziative (che qualcuno glielo abbia consigliato? Chissà).
Dialogo? I poteri forti (che non sono certo gli ultras) dispongono dei mezzi d'informazione di massa per fare opera di convincimento. E' questo che s'intende per dialogo, qualcuno di loro (o per loro) che parla e tutti noi che ascoltiamo?
Un giorno, forse, cercheranno di convincerci che anche le chiese (magari il Duomo) sono un problema, e che sarebbe meglio trasferirle fuori Parma. Ma noi non ci facciamo abbindolare. Certo, lo stadio può arrecare disturbo a chi risiede nelle immediate vicinanze, come ogni luogo di aggregazione può disturbare chi vi abita intorno, ma ogni posto che favorisce lo stare insieme arricchisce l'intera comunità.
Noi BOYS andremo avanti per la nostra strada, fedeli agli interessi della comunità. Questi sono i diktat della nostra coscienza, di ultras e di parmigiani devoti alla città.
A PARMA SI DA. E NON SI PRENDE!"

28 giugno 2009

RIVOLTA INTELLIGENTE GRANATA

di Guido Regis *

PREMESSA:
E’ inevitabile per vari motivi che anche questo mio scritto sia lungo. Chi è interessato e lo leggerà ne comprenderà i motivi. Mi piacerebbe e farebbe comodo essere sintetico, ma ho inteso che non approfondire crea equivoci. E’ per altro possibile che pur dilungandomi, qualche vuoto rimanga. Proverò a colmarlo in seguito.

Quando ho deciso di farmi portavoce delle diverse idee e proposte dei tifosi granata lette e sentite nelle due settimane immediatamente successive alla coltellata annunciata, che vedeva il Toro FC sprofondare nuovamente nella serie cadetta, non sapevo se quanto avrei scritto sarebbe stato inteso da tutti e vissuto nel modo che auspicavo.
Se spesso nei miei scritti ribadisco il mio sovraccarico di impegni nella vita, non è per vantarmi o “elevarmi” ad un rango superiore, ma solo per cercare di far comprendere che nella mia posizione non è comune mettersi in gioco con tanto di firma autografa e impiegare tanto tempo non solo a scrivere di e per il Toro ma anche ad occuparmi di tutto quanto da quattro anni organizzo con alcuni amici per il nostro Club ed indirettamente per l’immagine del Toro.
Spero così facendo di far comprendere che essendo già di per se difficile strutturare organicamente dei concetti su qualsiasi argomento si voglia trattare nella vita, a maggior ragione è complicato in poco tempo raccogliere ed esporre umori, visioni, sentimenti, convinzioni, a volte persino opposte tra loro, che abitano il cuore e la mente dei tifosi granata.
Purtroppo non tutti hanno la voglia, la capacità, la sensibilità per comprendere che possono esistere persone che non hanno alcun secondo fine nell’intraprendere simili avventure se non quello di provare a mettere a disposizione delle probabili attitudini, al servizio di una causa particolare, forse unica come è la fede granata.
Non esistono altri fini ( certamente, credetemi, non quello di diventare famoso, visibile, o corbellerie tipo candidarsi alle elezioni o quant’altro … farei altro ) se non quello di non sentirsi un ignavo che non ha tentato nel suo piccolo di servire una causa in cui crede. Lo faccio anche nel mio mestiere, uscendo spesso dai protocolli, attirandomi qualche critica di disapprovazione, talvolta scatenando anche un po’ di invidia. Tuttavia l’esperienza mi ha riservato in questo modo soddisfazioni uniche legate ai rapporti umani con le persone migliori, più limpide, meno contorte.
Questo è quanto sto cercando di fare, insieme con alcuni amici, per la storia più recente del Toro.
Dieci giorni fa, dopo due settimane di meditazione, brevi rivisitazioni di quanto avevo scritto grazie all’aiuto del direttivo del nostro Club e della redazione di TN, ho…abbiamo deciso di partire con quanto alcuni di voi hanno letto: una proposta di “rivolta intelligente”.
Chi non l’ha letta potrà farlo sia su Toro News nella sezione “ Lettere alla redazione”, sia sul nostro sito “ http://www.torinclubcto.com
Quando è uscito il pezzo io mi trovavo a Genova al congresso nazionale ed europeo della radiologia muscolo scheletrica e di medicina dello sport. Pur avendo tre relazioni importanti da presentare, tra cui quella di apertura e di chiusura dei lavori, non sono riuscito a staccare dal Toro. Ci hanno pensato i tanti colleghi che conoscono il mio recente impegno, chi per farmi le “condoglianze”, chi per dividere con me la delusione. Anch’io ci ho messo del mio; appena arrivato, di fronte a tanti amici e colleghi, docenti di altre università italiane ed europee, mi è venuto in contro il presidente del congresso, professore universitario e caro amico di fede genoana. Ho fatto il gesto di stringergli la mano ma al momento di espletare la formalità, l’ho ritratta dicendo “ non siamo più gemellati, mi spiace”.
Ho finto di tornare sui miei passi per ripetere il gesto altre due volte, lasciando interdetti tutti, poi sorridendo l’ho abbracciato.
Questo per dirvi che certe cose si devono fare, dire, ripetere perché è necessario che i torti subiti non passino nel dimenticatoio, ma poi è giusto metterci una pietra sopra e ricominciare, pur continuando a far tesoro dell’esperienza per future evenienze.
In quei tre giorni, non avendo il tempo di verificare se il pezzo era stato pubblicato, ne ho avuto la conferma da alcune e. mail che mi sono arrivate sul Black Berry.
Poche frasi entusiaste che in modi diversi appoggiavano l’iniziativa. Poi un paio di SMS dai ragazzi del direttivo del nostro Toro Club mi hanno avvisato tra gli altri di una decina di commenti contrari, qualcuno anche poco simpatico, ma ci stava. Non credo a quanti mi dicono che chi commenta sui vari siti in modo negativo articoli ed opinioni sia un gobbo infiltrato che si nasconde dietro un nickname per dare fastidio. Sono convinto che siano tifosi che come tutti hanno tanta rabbia e frustrazione dentro e devono in qualche modo trovare una via di sfogo, magari anche inveendo contro il tifoso della stessa squadra che non la pensa come loro, spesso solo per un particolare.
E’ per questo che ho chiesto il silenzio in chi crede di dissentire ma, come vedete, poi non ignoro bensì prendo in considerazione anche chi non è d’accordo o crede di non esserlo. La prima parte di questo articolo è proprio rivolto a questi pochi o tanti tifosi ai quali, forse, non sono riuscito a trasmettere il messaggio.
Sta di fatto che a fronte di alcuni riscontri negativi nel giro di pochi giorni ne sono comparsi di positivi e ben più numerosi, con e. mail anche interessanti, come quella di Luciano Cavagnero che ha riproposto un suo progetto, diventato anche libro “ Se vogliamo possiamo”, con argomento l’azionariato popolare.
Un sogno di tanti che non deve essere considerato una irraggiungibile utopia ma una meta a cui rivolgere la nostra attenzione e dedicare parte dei nostri sforzi.
Comunque a muoversi attivamente per primi sono stati alcuni Toro Club e una parte della tifoseria organizzata. Marco Montiglio ( presidente del CCTC) mi ha scritto, ci siamo quindi telefonati ed in seguito ha partecipato ad un direttivo del nostro Club.
Sabato una riunione/agape programmata per le 13 presso il “Punt Masin” di Nole Canavese si è trasformata in una prima occasione di confronto a cui ho partecipato, dopo aver corso come un pazzo in tangenziale alle 14 appena smontato dalla guardia in ospedale.
Sono intervenuti vari presidenti e rappresentanti di Toro Club, tra cui i Tori Seduti, il Salvadori, il Franceschini, il San Maurizio, i Viking, il Volpiano … mi scuso con quelli dimenticati.
C’era anche il mitico “ Socrates” ed Ottavio Sessa. Tutti avevano già quasi completato l’agape ed io sono rimasto “strategicamente” a digiuno.
Ho ascoltato quanto già sapevo da Montiglio, sondato gli umori e le idee dei presenti, espresso con difficoltà ( manco a dirlo ero stanco da mettermi a piangere) alcuni pareri, ho capito che tutti o quasi avevano letto e sostanzialmente apprezzato il tentativo mio e del nostro Club.
Marco ha citato più volte la parola “ rivolta intelligente”.
In sostanza il progetto prende corpo.
Intanto ho avuto la conferma che i presenti erano consapevoli di rappresentare una piccola fetta della tifoseria granata. Sanno di far parte eufemisticamente del“ braccio armato ”, passatemi il termine, cioè coloro che per consapevole scelta e passione hanno deciso di rappresentare il folclore, l’incitamento ma anche la protesta rumorosa dei tifosi granata. Sanno che, nonostante siano quasi sempre solo loro a seguire in capo al mondo la squadra, non possono considerarsi l’unica tipologia di tifo e soprattutto hanno un grande rispetto per tutti gli altri.
Il CCTC ha inteso che deve conquistare o riconquistare la credibilità necessaria per rappresentare il vero centro di coesione e rappresentanza di tutti Club. Le iniziative più eclatanti intraprese, non ultima la protesta a Milano davanti alla Cairo Comunication, sono state distorte nel loro significato da alcuni tifosi nei loro commenti sui forum granata, per quanto sostanzialmente ben descritte da alcuni media, e percepite in modo sbagliato da molti tifosi proprio per la scarsa condivisione preliminare, determinata in gran parte dall’urgenza di intraprendere questo atto dimostrativo. Personalmente, anche se non ero mai stato preventivamente informato di nessuna, ho sempre preso come Toro Club una posizione a favore, magari discutendo dei modi e toni, ma condividendo assolutamente la sostanza. Montiglio e Sessa si sono impegnati a velocizzare il più possibile le comunicazioni a tutti i Toro Club. Bisogna dare loro il tempo di organizzarsi ed aiutarli fornendo gli estremi e.mail e telefonici perché ciascun Club sia raggiunto con semplicità.
Da parte loro esiste la volontà di utilizzare tutti i canali informativi principali che si renderanno disponibili per diffondere comunicati, idee, iniziative. Anche in questo caso d’altra parte tutti i siti sia di grande diffusione ed informazione, come Toro News, sia di più ristretta visibilità come i siti dei Club, dovranno cercare di offrire il giusto spazio e la più rapida disponibilità di mezzi. Tutti sono ormai consapevoli che oggi lo strumento mediatico è una risorsa imprescindibile per qualsiasi tipo di attività. Anche per il Toro e per i suoi tifosi è pertanto fondamentale saper sfruttare al massimo questa potenzialità, visto che tra l’altro il sito che mi ospita è uno se non il principale canale di informazione sportiva calcistica della nostra città.
Penso che tutti i tifosi granata abbiano patito in questi ultimi anni per quanto si è verificato nella nostra Maratona. Il CCTC si è mosso al momento ufficiosamente per contribuire a riportare la Maratona ai tradizionali fasti. Montiglio ha indicato e tutti hanno compreso e condiviso, qual’è il primo passo da compiere. Saranno loro a spiegare ufficialmente quanto prima cosa deve accadere. La questione è delicata ed assolutamente in mano al presidente Cairo; non è opportuno in questo momento che io anticipi altro. Mi limito a dire che la Maratona è un patrimonio del Toro, e la società deve essere consapevole che è sicuramente più sano ritrovarla strapiena di tifosi uniti, caldi, veri, che inciteranno e contesteranno liberamente, esclusivamente sulla base dei fatti. Questa è la priorità per il CCTC e non possiamo che essere d’accordo.
Questione rapporti con Cairo e decisioni societarie. La mia/nostra proposta portava nel titolo provocatoriamente come primo punto la riconferma di Camolese. Si era nell’imminenza della decisione a tutti sapevano con quasi assoluta certezza che il teatrino si sarebbe chiuso con l’ingaggio di Colantuono. La volontà granata individuava dai sondaggi, non solo su T. N. , Camolese come assoluta prima scelta mentre Colantuono era tra gli ultimi per cui ci si è espressi in tal senso. Come sempre il tifoso dimostra il suo amore per i colori accettando in definitiva le decisioni della società ed i sondaggi successivi all’arrivo di Colantuono hanno visto una completa inversione di tendenza con la maggioranza dei tifosi esprimersi in modo positivo.
Da quanto è emerso si è compreso che tutta la tifoseria ha colto nella decisione del Presidente un parziale cambiamento di rotta ed un comportamento più in linea con quanto lo si è invitato a fare in questi anni. Nel momento in cui ha deciso di confermare Foschi ha accettato che questi imponesse la sua scelta per l’allenatore. Anche le dichiarazioni successive sono state finalmente quelle che volevamo sentire. Il presidente faccia il presidente e conceda carta bianca nelle scelte tecniche e nella gestione della squadra allo staff che ha deciso di assumere. Ci auguriamo che non siano solo parole. Resta il rammarico nel notare l’assoluta volontà di non circondarsi di uomini da Toro. Diventa a questo punto una nostra priorità adoperarci per insegnare a Foschi e Colantuono a diventarlo. Non c’è dubbio che se alla loro comprovata esperienza e grinta si aggiungesse anche questo altro aspetto, potrebbe finalmente nascere un cocktail esplosivo. Osserveremo, commenteremo, sproneremo, gioiremo o disapproveremo sulla base delle azioni.
E’ graditissima la decisone del presidente di cambiare il numero di cellulare e di non renderlo più pubblico sperando che eviti di farsi “consigliare” da chi non rappresenta nessuno. L’intenzione è quella di individuare dei referenti dei Club e della tifoseria organizzata che probabilmente prenderanno contatti con lui e con la società semplicemente con dei comunicati pubblici dopo averli condivisi, in modo che non ci siano equivoci. Le voci fuori dal coro rimarranno tali. Esistono punti tuttavia in cui ho l’impressione che gran parte della tifoseria non sarà disposta a transigere facilmente. Lo ribadiamo su questo lungo resoconto ma lo ripeteremo più volte se sarà necessario. Se è vero che i soldi apparentemente li mette un padrone – presidente di una società, è altrettanto vero che questi soldi arrivano direttamente ed indirettamente da chi sostiene con il suo tifo, la sua attenzione e le sue tasche la società stessa per i colori che rappresenta. E’ assolutamente riduttivo ed ingiusto che un tifoso non si senta in diritto di sindacare a priori alcune scelte o partecipare alle stesse. Se a questo si aggiunge il fatto che tutti, dai presidenti ai calciatori, sono di passaggio al Toro, mentre i tifosi restano per sempre “al di là del tempo e dello spazio”, parafrasando una nota opinionista di Toro News, pensiamo che proporre caldamente delle linee di indirizzo su una gestione societaria sia un dovere/diritto della tifoseria. Ed allora siamo tutti concordi che nessuno dei calciatori attualmente nella rosa per noi è inamovibile ed estremizzando possono anche andarsene tutti. Ma dal momento che non si può ricostruire da zero allora gli elementi che più ci stanno a cuore, se vogliamo, continuano ad essere i più giovani, Rubin, Ogbonna, Dzemaili, Rosina, Bianchi, a cui aggiungiamo un veterano che ci ha regalato una delle poche piacevoli sorprese in questo triste anno, Franceschini, che paradossalmente vorremmo vedere capitano della prossima compagine di B. Tutti gli altri, e ribadiamo tutti con pochi distinguo, siamo ben felici se si accasano in altre squadre. Attenzione: quanto scrivo, riportando come sempre ciò che ho percepito dai più, è in perfetta linea con un'altra saggia volontà e richiesta popolare e popolana: l’investire sui giovani e sulle giovanili. Il futuro del TORO non può che passare attraverso questi ragazzi che, anche se in ristrettezza e coinvolti in un ennesimo periodo buio della storia granata, hanno rappresentato le poche note liete di questa società. La conferma di Asta e, per il momento, l’assenza di novità su Corini ci confortano auspicando che anche questo validissimo ex giocatore e sicuramente altrettanto valido futuro allenatore possa trovare una sua strada lontana dal Toro, semplicemente perché per la nostra storia, ribadiamo, non ha rappresentato nulla.
Per il resto le voci sugli imminenti acquisti ci spaventano e se la società decide di sacrificare i pochi pezzi pregiati per scambiarli nuovamente con cariatidi a fine corsa, difficilmente verrà digerito. Se le cariatidi saranno poche e motivate, ma affiancate a giovani noti e meno noti, con prospettive di crescita non è escluso che la piazza si allinei, ma è un rischio. In questo discorso si inserisce la questione ingaggi. Il fatto che il presidente abbia promesso di mantenerli invariati per i pezzi pregiati, o presunti tali, nel caso che decidano di restare, è un gesto che può per certi versi fare piacere alla tifoseria. Può essere colto come un segno di generoso impegno a costruire una squadra che risalga immediatamente in seria A. Ciò non toglie che ancora una volta la maggior parte dei tifosi sembra gradire di più se ad esempio Dzemaili, Rosina e Bianchi, decidono di rimanere perché convinti finalmente dalla reale presenza di un progetto serio. Nel qual caso dovrebbero dimostrarlo accettando anche una riduzione dell’ingaggio. Il segno sarebbe oltremodo positivo e rappresenterebbe un vero indicatore sia del progetto sia del fatto che restano non per i soldi o perché non li vuole nessuno. Lo stesso dicasi per i futuri nuovi arrivi. Certo non è giusto che i “figli” paghino le colpe dei “padri” ma è anche vero che dagli errori si deve dimostrare di aver imparato. Quindi ingaggi “bassi” ( sole da dieci a quindici volte lo stipendio di un operaio in sostanza) e premi partita.
Veniamo alle proposte di “rivolta intelligente”. Tutti i Toro Club ed i gruppi organizzati hanno nel loro DNA la presenza allo stadio ed alle trasferte. Così sarà anche quest’anno. Anche noi del CTO, io per primo, acquisteremo un abbonamento, salvo poi cederlo di volta in volta a chi avrà piacere di esserci, visto che per quanto mi riguarda non potrò e vorrò andare per un discreto numero di giornate. Ciò detto lo stesso Montiglio non si dichiara contrario al fatto che si possa diffondere un messaggio positivo a tutti coloro che diserteranno l’abbonamento; non verranno mai considerati tifosi di terza fascia o traditori, semmai il contrario. Questa è una scelta dolorosa ma deve essere considerata davvero un modo intelligente di protestare, per nulla lesivo delle casse della società. Anzi è assai probabile che nel momento in cui il Toro si dimostri all’altezza delle aspettative, lo stadio si riempirà di tifosi felici e paganti che potranno coprire in breve tempo i piccoli ammanchi lasciati dagli abbonamenti invenduti. In sostanza si è tutti d’accordo sul moto, come dire “non compriamo più a scatola chiusa”. In tanto l’idea di utilizzare le Giovanili e la Primavera del Toro come squadre sulle quali investire maggiori attenzioni sembra prendere corpo. Poi chiaramente ognuno faccia come crede meglio.
Stesso discorso per il foraggiamento delle casse che arricchiscono i signori che quest’anno hanno così impunemente sbeffeggiato con decisioni a dir poco scandalose la nostra tifoseria.
Giolitti diceva “ Le leggi si applicano sui nemici e si interpretano con gli amici”; quest’anno più che mai questo “insegnamento” è stato applicato nelle regole calcistiche da Collina ed i suoi, nei nostri confronti. Se la regola ci penalizzava veniva applicata, se ci favoriva veniva interpretata in modo che ci sfavorisse. I Clubs ed il CCTC sanno benissimo che oggi la fetta più grossa del “ calcio business” è costituita dai diritti televisivi e dagli sponsor pubblicitari che popolano le trasmissioni ed i canali sportivi. La guerra contro questo sistema è persa in partenza, ne siamo consapevoli. Significa fare la guerra al futuro che è ormai già presente nel modo di vivere umano. Diverso è temporaneamente far intendere che il tifoso granata non è un idiota che continua a mantenere il suo abbonamento a Sky Calcio ( per fare l’esempio più eclatante) anche se il Toro non è in serie A. Chi dice e pensa che una protesta di questo tipo possa solo fare il solletico “al palazzo” ( non è un termine coniato da me ma di ampio uso) si sbaglia e di grosso. Un abbonamento costa in media 500 euro all’anno. Per 1000 persone fa 500.000 euro, per 10.000 fa 5 milioni e per 100.000 persone fa 50 milioni di euro. All’interno delle trasmissioni sono presenti messaggi pubblicitari che come noto condizionano, ormai senza alcuna regola, le nostre scelte commerciali. Non vederli ci permette di subire meno il condizionamento con qualche ricaduta anche sugli acquisti. Certo i diritti verranno pagati lo stesso alla lega e alle società, ma l’anno venturo un pensierino Sky e C. lo rivolgeranno pure a queste congregazioni truffaldine, se si accorgeranno di aver perso qualche milioncino di euro con il Toro in B, non credete? Non si può imporre a nessuno questa, come altri tipi protesta, ma è nel nostro diritto proporla argomentandola. Anche in questa caso ne i rappresentanti del CCTC ne i Club intervenuti all’incontro si sono espressi negativamente. Sta alla imponente tifoseria Granata decidere se agire in tal senso.
Termino con quelli che sono i programmi ai quali dovranno partecipare ancora più attivamente tutti i canali mediatici presenti nell’universo granata.
Il Filadelfia deve essere ricostruito come ci è stato promesso e come è giusto che sia, senza che ribadisca i motivi ormai ampiamente noti. Se vogliamo che le manifestazioni, gli atti dimostrativi o quant’altro siano popolati de decine di migliaia di tifosi bisogna partire da lontano, decidere una data distante ed iniziare un incessante tamtam che consenta a tutti di organizzarsi, prendere ferie, annullare appuntamenti, prevedere per quel giorno una badante per i genitori o nonni anziani ed una baby sitter per i bimbi più piccoli. In sostanza dobbiamo organizzarci a lungo termine e nel frattempo ricomporre le fila tra tutti coloro che se ne sono occupati, litigando e dividendosi. Anche in questo caso dissentire sui particolari perdendo di vista il bersaglio grosso è un atto criminale. So che la redazione di Toro News si attiverà per proporre una data e condividerla con i tifosi, le associazioni, i clubs e gli altri canali mediatici. In sostanza lavori in corso.
Analogo discorso per il “ tavolo granata” dell’avvocato Marengo ( che non si è al momento fatto vivo ma che confido di beccare viste vecchie comuni frequentazioni) che può benissimo sposarsi con la proposta di Luciano Cavagnero, o altre provenienti dalle associazioni più “ acculturate” ed anche più vicine ai tanti piccoli e grandi imprenditori della nostra provincia e regione, che da decenni ormai invitiamo a farsi avanti. Lavori in corso anche qui più che altro per pungolare, provare a coagulare, evitare “schizzinose divisioni”. E’ chiaro che da soli non possiamo fare molto. A buoni intenditori…!!!
Come vedete scrivo molto ma faccio anche qualcosa di pratico che va ben oltre la “tastiera”.
Tra l’altro: lunedì e martedì scorso mi sono recato a Pesaro per lavoro ed ho voluto incontrare Mario Patrignani, ex presidente del CCTC, ma ancora membro del consiglio. Non ci conoscevamo ma come era ovvio l’intesa e la complicità è stata immediata. Gli ho esposto brevemente il progetto perché avevamo entrambe pochi minuti a disposizione; non ha avuto nulla da obbiettare, anzi. Ho avuto l’impressione che se avessimo avuto più tempo avrebbe chiesto di inserire cose ben più pesanti e provocatorie. C’è sempre tempo. Comunque lui “sta ancora con Cairo”, per riconoscenza ed affetto personale, come è giusto che sia, ma com’è nel suo DNA granata, non ha alcuna intenzione di farsi prendere ancora in giro ne dal presidente, ne dai calciatori e tantomeno dalla lega. In sostanza la “rivolta intelligente” sta incredibilmente prendendo corpo.
Ora tocca a noi tutti diffondere ed agire.

* presidente Toro Club CTO "C. Sala"
http://www.torinoclucbto.com

redazione@toronews.net

LA PRO SESTO NON DEVE MORIRE

"AAA cercansi, in tempi rapidissimi, imprenditori che anche temporaneamente acquisiscano la proprietà della Pro Sesto, società di calcio professionistica di una città di 83.000 abitanti, con una storia quasi centenaria". L'annuncio a pagamento è pubblicato da "sestonotizie.it", il quotidiano on line di Sesto San Giovanni. E' l'estremo tentativo di un centinaio di tifosi per ravvivare l'attenzione verso la Pro Sesto, squadra che milita nel campionato professionistico di Seconda divisione. "Il Gruppo Pasini, proprietario della società da circa 25 anni - ricordano da 'sestonotizie.it' - ha da tempo comunicato che dal 30 giugno si disimpegnerà dalla gestione del club. Dunque, se entro martedì, non si troverà un nuovo proprietario Sesto San Giovanni dirà addio al calcio professionistico". (28/06/2009) (Spr)

28 GIUGNO 2009. PACIO PRESENTE !

ADDIO PRESIDENTE!



E' scomparso Ugolino Ugolini storico presidente della Fiorentina negli anni 70. Ugolini aveva 85 anni e ricoprì il ruolo di presidente della società gigliata dal 1971 al 1977, il miglior piazzamento di una sua Fiorentina fu nel 76/77, sua ultima stagione, con la squadra piazzatasi al terzo posto. Con Ugolini la Fiorentina vinse anche una Coppa Italia nel 1975.
Addio Presidente,
con te va via un altro frammento di quella Fiorentina eroica che ho imparato ad amare da piccolo:
Superchi; Beatrice, Roggi; Guerini, Pellegrini, Della Martira; Caso, Merlo, Casarsa, Antognoni, Desolati, Lelj, Rosi, Mazzoni...
3-2 al Milan di Rivera...
Con te salpa un album di fotografie in bianco e nero o con colori ancora indecisi e sgranati, di maglie viola accese come il fuoco, con un giglio rosso incastonato in un rombo bianco ricamato di seta e ferro.
Con te ci saluta la Fiorentina loser, fatta di salvezze all'ultimo tuffo, di rigori sbagliati a Pescara dall'UNICO DIECI e ripescati dall'inferno grazie ad un gol di Scanziani in un Sansiro nerazzurro che sconfigge il Foggia.
Con te in effetto dissolvenza ci saluta la Curva Fiesole animata di fumoni viola cupo, bengala fosforescnti, grezzi sciarponi di lana, pon pon candidi come ornati di Boemia, cartate argentine, treni di lamiera, autobus arrugginiti, megafoni di legno, trombette, stendardi e striscioni lunghi km, passamontagna ruvidi come lacrimogeni, chiavi inglesi, botte, catene e spranghe di cera.
Con te nacquero gli ULTRAS VIOLA, era il 1973 e quel rettangolo di stoffa viola che cesellava 6 grezze lettere in stampatello maiuscolo divenne il prologo di una leggenda.
Con te si vinse la Coppaitalia all'Olimpico contro il Milan, era il 1975 e gli ultras caricarono la Fossa e le Brigate rossonere.
Con te la Fiesole divenne SETTORE POPOLARE, e il suo popolo furono gli ULTRAS.
Con te iniziò la sua leggenda Giancarlo Antognoni, il nostro unico simbolo!
Con te il Pompa tirava giù napoletani dalle gradinate mulinando tronchi di abete come braccia di carne e difendeva lo strscione dalle bottigliate rossonere...
A te dedicheremo le nostre vittorie di adesso,
ora che siamo diventati vincenti,
simpatici
e senz'anima...
Anche per te supereremo insieme la repressione che ci soffoca.
Salutaci il Pompa, Presidente.
E insieme guidateci da lassù!
Alè Viola.
Sempre!
Dalla Curva Fiesole con tutto il cuore...i tuoi Ultras!
Dome

27 giugno 2009

NO ALLA TESSERA DEL TIFOSO, NO ALLO STATO DI POLIZIA

«È l'anticamera della carta sui diritti civili, un provvedimento da Ventennio». Lorenzo Contucci, avvocato di molti ultras ed esperto del pacchetto antiviolenza negli stadi, osteggia l'introduzione dal prossimo campionato della tessera del tifoso. Voluta dal ministro Amato (subito dopo la morte a Catania del commissario Raciti) e messa in pratica adesso da Maroni, si presenta come uno strumento di fidelizzazione adottato dalla società di calcio. Per contrastare gli episodi di violenza.

Dov'è il problema avvocato?

Non sono contrario di per sé alla tessera perché è corretto che una proprietà adotti una fidelizzazione coi propri supporter e cerchi di invogliare il proprio cliente con un rapporto di natura premiale. Se sono un sostenitore che va sempre allo stadio in casa, è giusto che in trasferta guadagni dei punti che mi consentono delle agevolazioni rispetto a quelli di solito guardano la partita in televisione.

E allora?

Questa non è la tessera del tifoso ma quella del Viminale, nel senso che da un lato la società si regola con i clienti-tifosi, dall'altro ci vuole il nullaosta della questura come per il porto d'armi. Si configura uno stato di polizia.

Quindi contesta il controllo delle questure?

Il problema sono i criteri con cui viene distribuita la tessera. Vieta l'emissione o la vendita per qualsiasi persona sottoposta a daspo o che è stata condannata, anche con sentenza non definitiva, per reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive. Quindi se uno, sbagliando, fa una bravata da giovane poi per tutta la sua vita non potrà più entrare negli stadi.

In realtà Lega Calcio e Viminale dicono che non possono usufruirne solo chi ha una diffida in corso o chi ha avuto una condanna negli ultimi 5 anni.

Non è vero. Mentono sapendo di mentire. L'articolo 9 della legge 401 del '89 è chiarissimo: non devi esser stato condannato, anche con sentenza non definitiva, per reati commessi in occasione o causa di manifestazioni sportive. E non c'è scritto negli ultimi 5 anni. Stesso discorso per il daspo. In base all'articolo tutti i soggetti che hanno ricevuto una diffida, in qualunque anno, per qualsiasi ragione e qualsiasi sia stato l'esito del procedimento penale, non potranno avere la tessera. Poi forse le questure faranno una circolare per ammorbidire il provvedimento. Ma la legge rimane quella.

Quindi anche se alla fine uno viene prosciolto non può più accedere negli impianti?

Certo, la legge non prevede questo caso. C'è un vulnus giuridico, siamo allo azzeramento dei diritti civili di una persona. E malgrado quanto dica il ministero degli Interni a Milano ci sono già alcuni precedenti.

La tessera del tifoso infatti prende come modello la carta milanista Cuore Rossonero.

Un caso?Forse c'è un piccolo conflitto d'interessi (ride, ndr). Comunque la società ha distribuito all'inizio del campionato migliaia di tessere e successivamente il Viminale ne ha bloccate tantissime facendo un grande screening. Alcune sono state invalidate e inserite in un'apposita black list. Da qui il grido d'allarme delle tifoserie del Paese.

Nel resto d'Europa però esistono le tessere del tifoso e il modello non crea malumori.

Ma non sono gestite dallo Stato. A differenza dell'Italia le società sono padrone degli stadi quindi decidono loro chi volere: il nullaosta non viene dato dalla questura. Ad esempio, in Inghilterra le membership card sono gestite dalla proprietà, sono a pagamento e hanno sostituito il pubblico da popolare a ceto benestante. Non tutti possono permettersi la gold card. E' un meccanismo turbocapitalista, non mi piace ma è così e gli ultras lo accettano.

La scritta «No alla tessera del tifoso» campeggia sui muri di molte città italiane da Roma a Firenze, Napoli e Milano. Sta rinascendo un movimento ultras?

Stanno localizzando la protesta attraverso campagne di sensibilizzazione, ma non escludo che facciano anche una manifestazione nazionale. Non sono contrari, ribadisco, alla tessera in generale ma ai suoi criteri di assegnazione. Chiedono di modificare due articoli della legge, per il resto sono anche favorevoli a vietare la tessera per chi ha un daspo in corso o ha commesso, negli ultimi 5 anni, reati in occasione o a causa di manifestazioni sportive. Con un pizzico di buon senso Maroni potrebbe risolvere facilmente la questione, c'è di mezzo la democrazia. Altrimenti faccia come vuole e si troverà proteste ovunque e stadi vuoti.

A livello legale sta preparando un'offensiva?

Sono pronto insieme a un pool di avvocati a fare ricorsi di ogni tipo e in qualsiasi sede. Compresa
la corte di giustizia europea. La partita è appena iniziata.



fonte: Giacomo Russo Spena da il manifesto

ZAMPARINI

(AGI/ITALPRESS) - Palermo, 26 giu. - Zamparini torna sulla proposta che ha avanzato ieri nella giornata in Lega Calcio. "Diminuire ingaggi del 30%? Una proposta fatta un po' cosi' ai presidenti, non e' possibile con crisi vediamo di aumentare gli stipendi. La serie A e' divisa per questo: per staccarci e ridettare nuove regole, che adesso penalizzano le societa'. Abbiamo trasfetito tutto il potere ai giocatori ed ai procuratori ma siamo noi che tiriamo fuori i soldi. Noi ci siederemo al tavolo per dare leggi giuste e non solo a nostro favore". Capitolo nuovo stadio, Zamparini conferma: "Sto lavorando su questo, fra le note di lavoro c'e' partire con un nuovo stadio. Il problema e' solo la burocrazia, speriamo che la politica ci dia la legge per avere gli stadi di proprieta', vedo che e' in dirittura d'arrivo. In Sicilia ho la fortuna di avere una legge regionale". L'imprenditore friulano commenta poi la novita' delle clausole rescissorie nei contratti. "E' una delle strade da battere ma bisogna tirare fuori le comproproprieta', il modulo rosso che autorizza i procuratori di fare le fatture di mediazioni con le quali si paga la procura del giocatore. Tutti fatti che si potrebbero eliminare, ci vuole solo buona volonta', posizione di forza o subisci sempre ricatti. I procuratori sono utilissimi, devono fare gli interessi dei giocatori ma non devono fare collassare il sistema come stanno facendo in questo momento. Sto prendendo un altro dirigente per il settore marketing e non sapevo che devono fare anche loro un esame. I dirigenti devono fare un'esame a Milano". Zamparini commenta poi le voci che riguardano la Roma sul passaggio di proprieta'. "L'operazione Roma dal punto di vista del capitale e' troppo importante per trattarla cosi' marginalmente. Era valida la proposta di Angelini che e' un nome con il quale si poteva concludere. Mi auguro che siano persone che possano fare la fortuna della Roma". Infine Zamparini torna sul mercato del club rosanero. "Ho il dirigente Sabatini che sta lavorando, siamo attenti a tutte le occasioni di mercato. Un mercato difficile, ma siamo vigili. Stiamo guardando anche in altri Paesi, non solo in Argentina. Riteniamo di avere la squadra pronta ma vediamo cosa succedera'. Ho sei punte in attacco, certamente mi aspetto il rientro di Budan al 100%, se non fosse al top vedremo. C'e' Succi in piu', e' stato riscattato ma verra' ceduto, ha molto mercato". (AGI) Red

"IACOVONE"

di Giuseppe Dimito

TARANTO - Blasi e D’addario hanno incassato ieri sera a Palazzo di Città la lettera di disponibilità all’uso dello Iacovone, firmata dal sindaco Stefàno. Anticipa la convenzione che sarà firmata prima dell’inizio della stagione: 8mila euro al mese, tutto compreso, anche il campo B. I posti sono 10686, di cui 3243 in tribuna, 3333 in gradinata, 2597 in curva Nord e 1513 in quella Sud. Ora ci sono ampi sorrisi intorno al Taranto. Il tempo dei mugugni e dei musi lunghi sembra passato. L’avvento di D’Addario ha avuto il potere di azzerare la tensione. L’impressione che si ricava è che il calcio tarantino abbia intrapreso una strada nuova, intrisa di maggiore tranquillità societaria.

Nel salone degli specchi del Comune c'erano al tavolo di presidenza il sindaco Stefàno, affiancato da Enzo D’Addario, accompagnato dal figlio Donato, e da Luigi Blasi. «E' una bellissima giornata per Taranto - ha detto il primo cittadino - perché si sono unite, in sinergia, la forza, la volontà, l’intelligenza e la passione dei due imprenditori che mi sono accanto. Insieme daranno lustro e visibilità alla nostra città. Il Comune starà al loro fianco facendo di tutto e di più per contribuire alla crescita di Taranto per farla diventare capoluogo del Mezzogiorno». Blasi: «Provo un’emozione fortissima. Non mi era mai capitato finora. Ho ritrovato la voglia di continuare a fare calcio. Il merito è dell’amico D’Addario che mi ha dato una grossa spinta». A questo punto un tifoso, dalla platea, gli ha chiesto: «Presidente, chieda scusa a noi supporters per le parole poco urbane dette nei nostri confronti». E lui, di rimando: «Quando ho sbagliato ho avuto sempre l’umiltà di farlo. E lo farò anche adesso: chiedo scusa ai tifosi». E’ intervenuto il sindaco: «Bravo Blasi. Faremo di tutto per consentire a coloro che non possono pagare il biglietto, di farli accedere allo stadio». D’Addario: «Difendo Blasi perché ha accettato di stare al mio fianco. Da solo non sarei andato da nessuna parte per mancanza d’esperienza. Puntiamo ad arrivare, con i dovuti tempi, il più alto possibile. L’obiettivo immediato è riaprire l’anello inferiore».

L'assessore Mignogna: «Abbiamo deciso: intitoleremo ad Erasmo Iacovone l’area esistente fra Via Lago di Como e Lago Maggiore». L’assessore Spalluto: «Blasi e D’Addario, insieme, possono fare grandi cose per Taranto».

MESSINA GIALLOROSSA

Dopo il comunicato stampa dei calciatori dell'ACR Messina si registra la presa di posizione di Nino Martorana. Il leader di Gioventù Giallorossa non nasconde la sua amarezza per quanto sta avvenendo nelle ultime ore: "Se il buongiorno si vede dal mattino..."

L'accorato appello-denuncia dei calciatori dell'ACR Messina non poteva lasciare indifferenti i supporters giallorossi. La squadra che ha recentemente conquistato la salvezza sul campo è ormai in aperto contrasto con i vertici societari, che vorrebbero dilazionare il versamento degli ultimi tre rimborsi spesa ancora non corrisposti.
"Siamo davvero amareggiati e delusi" ha sottolineato Nino Martorana, storico leader di Gioventù Giallorossa.
Sono sei i club che ormai da qualche anno seguono con sconcerto le vicende del club gestito in precedenza dalla famiglia Franza ed adesso guidato dalla cordata capeggiata dall'imprenditore romano Alfredo Di Lullo. GGR, Nocs, Fedelissimi, Lions, Uragano Cep ed Ultras '90 non escludono la possibilità di diramare un comunicato stampa unitario, probabilmente all'indomani della conferenza stampa programmata per lunedì a Palazzo Zanca. Ad anticiparne i contenuti è proprio Martorana: "Abbiamo fatto volentieri i consueti sacrifici per seguire la squadra negli ultimi mesi di campionato. Con la passione che caratterizza da sempre lo straordinario popolo giallorosso. Ma gli ultimi avvenimenti sembrano non ripagare affatto la fiducia incondizionata che avevamo riposto nella nuova società".
Il volto simbolo di Gioventù Giallorossa commenta la vicenda legata alle legittime pretese dei calciatori, disattese dalla proprietà: "I più giovani percepiscono rimborsi spese di lieve entità per cui non credo che sia il caso di contrattare più di tanto sul versamento di queste somme. Quanto sta avvenendo in queste ore non può certo fare dormire sonni tranquilli a chi spera nel rilancio del calcio messinese dopo le recenti delusioni. Se il buongiorno si vede dal mattino...".

Nelle foto: alcuni rappresentati dei club presenti nei corridoi di Palazzo Zanca nel corso di una delle proteste della scorsa estate ed uno splendido colpo d'occhio offerto dal coloratissimo pubblico dello stadio San Filippo qualche settimana fa, per una gara dell'ACR Messina.



foto di Giovanni Isolino
di Francesco Straface (26 Giugno 2009)

26 giugno 2009

COLPA DEGLI ULTRAS ?

Violenza, incertezza sui calendari, grandi campioni che lasciano, stadi fatiscenti: sono questi i principali motivi per cui il italiano, all’estero, non “tira” più. «La credibilità del nostro è minata e per noi è davvero demoralizzante provare a vendere il prodotto all’estero», racconta Riccardo Silva fondatore di M&P Silva, società che commercializza all’estero i diritti tv della serie A. Il campionato italiano ora vale solo 85 milioni, contro i 320 milioni di quello inglese o i 100 milioni della .

Oramai le televisioni estere puntano solo sulla partita singola; per troppo tempo, sempre secondo l’analisi di Silva, l’Italia non ha più “rinnovato” l’offerta, ed ha soltanto mostrato con calciopoli e poi con l’omicidio di Filippo Raciti a Catania il lato peggiore. «Ricostruire la credibilità sarà molto difficile» continua Silva, spiegando a proposito della violenza: «Gli investitori stranieri non hanno intenzioni di prendersi certi rischi e nemmeno di trasmettere un certo tipo di immagini». Per gli inglesi gli hooligans sono solo un brutto ricordo, ma anche in , che di violenza negli stadi non ne hanno mai avuta, il nostro ha perso l’appeal e la spettacolarità.

Non è un problema tecnico, le riprese e tutto il sistema tecnico usato per ritrasmettere all’estero le immagini funzionano benissimo, ci tiene a precisare Silva, è che la gente è stanca anche dei nostri e pieni di barriere: quello che piace ad esempio agli inglesi è proprio la mancanza di barriere, la corsa dei giocatori ad abbracciare i propri tifosi dopo un gol, cosa impensabile nei nostri stadi.

Altri problemi sono l’incertezza sugli orari degli anticipi e posticipi, che in Italia vengono resi noti troppo in ritardo creando così un problema di , e il basso livello tecnico da tempo di ,con la partenza di Kakà e il ritorno di tra i colpi più importanti di tutta la prossima stagione.

COMO

Il dariosauro
di Dario Campione


La vita dei cittadini cambia. Improvvisa. Per ragioni che talvolta sfuggono anche ai più brillanti analisti. Cambia, e non sempre nella direzione giusta. Tre esempi presi dalla cronaca di questi giorni.
Primo: scompaiono i cinema. Martedì prossimo chiude il multisala di via XX Settembre. Ultimo spettacolo. Dopodiché a Como resterà accesa una sola lanterna magica, in viale Giulio Cesare. La scelta di spegnere i proiettori penalizza tutti. Non soltanto gli appassionati di cinema. Ne parlano in pochi, la cosa sembra non interessare granché.
Secondo: la squadra di calcio infila la seconda promozione consecutiva. Il Como torna in C1 (categoria professionisti), oggi pomposamente definita Prima Divisione. Si riapre inevitabilmente il problema dello stadio. Le partite a rischio si moltiplicheranno, i rischi di incidenti e blindature pre e post gara sono già una certezza. I residenti del centro hanno rispolverato l’elmetto. Ci si chiede con insistenza perché il Sinigaglia sia ancora l’unico prato verde su cui fare gol. Terzo: dopo anni di tiramolla, i negozianti decidono di tentare la carta dello shopping serale, spinti probabilmente anche dalla pesantissima crisi economica in atto. Il successo è immediato, ma qualcuno rema controcorrente. Qualcuno che normalmente governa la barca. Il centro storico illuminato e reso vivo nel dopocena è un cambiamento quasi epocale. Ma non scontato. Piace a chi vende e a chi compra. Ma potrebbe sparire. La vita dei cittadini cambia. In bene (talvolta) e in male (più spesso). Ne parliamo stasera, nell’ultima puntata della terza stagione del Dariosauro, in diretta su Etv a partire dalle 20.30.
dariosauro@espansionetv.it

BENEVENTANI PREMIATI

Stemperata la delusione per la mancata promozione in serie B, il Benevento ha deciso di premiare i tifosi in vista del prossimo campionato di Prima Divisione."Per ringraziare la città, la provincia e la tifoseria tutta per la prova di fedeltà e di sostegno dimostrata, la società giallorossa ha previsto iniziative particolari oltre ad agevolazioni e formule vantaggiose per i fedelissimi, le famiglie e i ragazzi", ha fatto sapere il club giallorosso nel lanciare la campagna abbonamenti per la stagione agonistica 2009-2010.

MANCHESTER UTD

Fa discutere i tifosi la nuova maglia 'rugby style' del Manchester United. Il tabloid 'The Sun' ha pubblicato le foto relative delle nuove casacche dei red devils: si tratta di una maglia rossa caratterizzata da un'insolita 'v' nera sul petto. La divisa rende omaggio a quella utilizzata dalla squadra nella stagione 1909-1910, quella in cui aprì i battenti lo stadio Old Trafford. Il quotidiano riferisce alcune dichiarazioni di tifosi. "Sembra una maglia da rugby", dicono i fans meno entusiasti. Diverso, invece, il giudizio dei giocatori: "Penso che la divisa sia davvero bella. E' sempre emozionante vedere una nuova muta", dice Rooney, che nelle immagini proposte da The Sun presenta il kit 2009-2010. Ji-Sung Park propone la sua interpretazione: "Mi piace pensare che la 'v' significhi vittoria. Speriamo di poter vincere tutte le partite che giochiamo con la nuova maglia", dice l'esterno coreano. (26/06/2009) (Spr)

SECONDO TEMPO


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Martedì scorso ho avuto modo di seguire da vicino le prove milanesi di "Secondo Tempo", film sulla violenza negli stadi. Ho scoperto il progetto grazie a Facebook e al sito ufficiale, dove trovate tutte le informazioni necessarie.

secondoTempo1.jpg Devo ammettere che inizialmente ho pensato al classico film di denuncia prodotto da chi di dinamiche da stadio e di ultras non sa decisamente nulla. Un bel frullato d'ipocrisia da bere tutto d'un fiato. Mi sono però ricreduto osservando le prove degli attori e la preparazione fisica che stanno sostenendo per reggere la fatica delle riprese. Infatti il film sarà girato in un'unico piano sequenza di ben 105 minuti. Appuntamento il 5 luglio 2009 allo Stadio Olimpico di Torino alle ore 9.30 per i tre ciak in programma. Ve lo segnalo perché è possibile partecipare come comparsa in qualità di tifoso (cliccate qui per saperne di più).

Durante le prove (impressionante il realismo raggiunto in alcuni frangenti, mi sembrava davvero di essere in uno stadio) ho potuto chiacchierare con il regista Fabio Bastianello. "Raccontiamo la storia di due fazioni ultras che si scontrano e della polizia che deve intervenire - ci ha spiegato nella video-intervista che vedete qui sotto - In questo momento sto preparando gli attori al grande sforzo fisico che dovranno fare. Gireremo per 105 in presa diretta senza mai staccare la camera. Loro dovranno recitare, partecipare agli scontri, spostarsi da un lato all'altro della curva senza sosta. Servirà fiato e preparazione fisica. Non è semplice gestire una situazione del genere in una curva di uno stadio".

Interessante scoprire che molti operatori saranno mascherati da comparse: "I truccatori saranno in scena e potranno intervenire quando ci sarà bisogno. Useremo 32 microfoni panoramici e 27 clip sugli attori. E' la prima volta che si tenta una cosa del genere. L'obiettivo è quello di mostrare cosa succede durante gli scontri allo stadio. Vogliamo essere il più realisti possibili". Infatti gli attori si stanno allenando per evitare di farsi male durante gli scontri (guardate il video qui sotto).

La presenza del sito ufficiale e del profilo su Facebook dimostra inoltre che la produzione crede fermamente nella Rete: "Il web è fondamentale, più della televisione - prosegue Bastianello - Ricordiamoci che 'The blair witch project' ottenuto successo grazie all'esposizione mediatica che internet gli regalò".

Non ci resta che aspettare e vedere il frutto di tanta fatica.

25 giugno 2009

BOSSI ULTRAS

Battendo 4-0 la Lapponia allo stadio 'Franco Ossola' di Varese, la nazionale della Padania approda alla finale del Campionato mondiale dei Popoli dove affronterà il Kurdistan sabato a Verona. Tra i tifosi al seguito della squadra, il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, accompagnato dalla moglie Emanuela, dal sindaco di Varese Attilio Fontana, dal presidente della Provincia Dario Galli e dall'on. Rosi. Bossi è arrivato allo stadio solo a partita già ampiamente iniziata, ma ha costantemente tifato incitando i giocatori e usando le mani a modi megafono per urlare 'Forza Padania'.

SOLO GLI ULTRAS AMANO LA PRO SESTO

"Sesto San Giovanni - Triste, ingeneroso e per certi versi menefreghista o, se preferite, irrispettoso. Irrispettoso verso quel territorio che ha contribuito a farli diventare grandi. "http://www.facebook.com/l/;Sestonotizie.it" definisce così l'atteggiamento che i "colossi" imprenditoriali della città hanno avuto nei confronti della "vicenda Pro Sesto". Ormai siamo agli sgoccioli: il destino della società calcistica di Sesto San Giovanni sarà deciso martedì 30 giugno (se entro quella data qualcuno non iscriverà la squadra al campionato di Seconda divisione, potremo dire addio al calcio professionistico). Da oltre un mese il sindaco Giorgio Oldrini (complimenti e grazie, comunque, per l'impegno profuso!) è in prima fila per cercare di trovare una soluzione in grado di sopperire alla decisione (legittima) del Gruppo Pasini di lasciare, dopo 30 anni, la gestione di una società sportiva che, nel 2013, celebrerebbe (il condizionale è d'obbligo) 100 anni di storia. Nessuno tra i vari Caltagirone, Campari, ABB, Impregilo, Moretti, Medtronic, Supermercati Il Gigante, Banca di Credito Cooperativo e Pompe Gabbioneta si è mosso. Nessuno, in questa occasione, ha bussato alla porta di Oldrini per chiedergli "Scusi, signor sindaco, in qualche modo possiamo contribuire alla causa Pro Sesto? Per i 350 ragazzi sestesi del settore giovanile?". L'ingegnere Edoardo Caltagirone? Assente. Il dottor Luca Garavoglia (Campari)? Assente. Il dottor Gian Francesco Imperiali (ABB)? Assente. Il dottor Alberto Rupegni (Impregilo)? Assente. Vittorio Moretti (Moretti Group)? Assente. L'ingegner Ugo Ortelli (Medtronic)? Assente. Giancarlo Panizza (Supermercati Il Gigante)? Assente. La dottoressa Maria Bonfanti (Banca di Credito Cooperativo)? Assente. La Weir Group (Pompe Gabbioneta)? Assente. Tutti hanno fatto finta di niente. Tutti hanno guardato da lontano, da molto lontano, la barca biancoceleste che iniziava a naufragare. Lo stesso atteggiamento avuto da altri "celebri" marchi sestesi come Caronte Autotraporti (di Piero Di Caterina), Sesto Autoveicoli (dei Fratelli Fondrini), Ford Autovilla (di Giuseppe Villa). E del loro livello ce ne sono a decine in città. Pazienza. Prendiamone atto e guardiamo al futuro. La Pro Sesto è andata avanti per quasi 100 anni senza di loro. Così come alcuni di loro, da decenni, vanno avanti (e a volte anche "oltre"), in una città che li ha accolti con discrezione e rispetto. Senza mai chiedergli niente. Sesto San Giovanni, come diceva qualche anno fa il vicequestore Walter Favini, era "la tigre che al solo ruggito della sua storia, fatta di uomini, donne e duro lavoro, metteva paura anche alla grande Milano". Quella tigre, ne siamo certi, avrà ancora la forza di ruggire, di dare la zampata finale, quella vincente. Dimostrando anche a chi è ingeneroso, menefreghista e irrispettoso che, alla fine, ce la farà. Nonostate tutto e nonostante tutti.

SIRACUSA

Dopo i gravi fatti avvenuti in occasione della finale per l’assegnazione dello scudetto per il campionato di serie D (leggi qui l’articolo), il sindaco Roberto Visentin ha scritto al collega di Aprilia.
Di seguito si riporta il testo della lettera del sindaco:

“Preg.mo collega,

a nome mio personale, della Giunta e dell’intera città, Ti giungano i più profondi sentimenti di solidarietà per l’episodio del quale si sono resi protagonisti alcuni teppisti in occasione della gara Siracusa-Pro Vasto.

Episodi come questi macchiano l’immagine della città e della parte sana della tifoseria azzurra che ha assistito alla partita allo stadio o attraverso il collegamento televisivo.

Come Amministrazione da sempre abbiamo condiviso valori come la lealtà, la sportività, il rispetto dell’avversario ed il decoro dell’immagine della città, valori che anche oggi ribadiamo, come ribadiamo la convinzione che lo sport della essere un momento di grande crescita soprattutto sociale, che il calcio deve avvicinare e non dividere, che la violenza, anche solo quella verbale, deve essere tenuta lontana.

La città di Siracusa si scusa per quanto accaduto ed è vicina alla Tua città e a tutto il movimento del calcio mortificato a causa di questo gesto di estrema ed inaudita gravità”.

Le scuse arrivano anche dall’assessore allo Sport Alessandro Spadaro, colpito e amareggiato dell’accaduto:

"In questo momento difficile sento il dovere di esprimere la mia vicinanza e solidarietà al presidente del Siracusa, Luigi Salvoldi, ed alla dirigenza tutta. Sto seguendo con attenzione l’evolversi della vicenda. Confido nel maggiore equilibrio di chi sarà chiamato a giudicare in appello". Sulla condanna di quanto accaduto sabato sera è secco. "Queste persone sono qualificabili solo alla voce teppisti. Vanno identificati ed emarginati da un ambiente sano quale è quello del tifo azzurro. Sono riusciti a sporcare in un quarto d’ora l’immagine positiva della Siracusa calcistica e di Siracusa città, arrecando ad entrambe le realtà un danno enorme".

L'assessore Spadaro guarda anche al futuro. "Capisco l'amarezza e lo sconforto dei dirigenti che vedono vanificati così sforzi enormi. Per questo chiedo a tutti i tifosi che realmente hanno a cuore il Siracusa di stringersi ancora di più attorno alla squadra".

CUORE NERO

COMUNICATO DI CUORE NERO

Abbiamo intitolato a Gabriele Sandri, il tifoso ucciso da un poliziotto l’11 novembre del 2007, una piazza di Milano. Già da qualche ora è possibile visitare piazza Gabriele Sandri, ex piazza Gramsci. Abbiamo scelto una piazza perché rappresenta da sempre il punto per eccellenza dove la gente si aggrega.

Abbiamo scelto di intitolarla a Gabriele Sandri perché è l’unico modo per sconfiggere la MEMORIA EMOTIVA con la MEMORIA PERENNE. Gabriele Sandri è morto per colpa di una mentalità. Quella che giudica i tifosi delinquenti. Quella che non ha scrupoli e arma i suoi servi per ucciderli.
Abbiamo scelto di intitolare una piazza, l’ex piazza Gramsci, a Gabriele Sandri perché non accettiamo il corso della giustizia così come si manifesta ad un anno dall’uccisione di Gabriele.
CHI HA SPARATO È UN UOMO LIBERO.
Non ha mai scontato un solo minuto di carcere, nonostante le prove dimostrino la realtà dei fatti. Noi non dimentichiamo quello che è successo due anni fa. Non solo. Sospettiamo che il corso della giustizia abbia imboccato una strada vergognosa. A Milano, infatti, sottoprocesso e con la concreta conseguenza DI FINIRE IN GALERA, ci sono alcuni tifosi che hanno manifestato, CIVILMENTE, qualche ora dopo l’assassinio di Gabriele Sandri.
Abbiamo intitolato una piazza a Gabriele Sandri perché ogni volta che l’attraverseranno i bambini, i giovani, gli anziani, gli uomini e le donne rifletteranno su quanto la legge in Italia sia uguale per tutti…

Cuore Nero


MAXI-RAZZISMO

L'attaccante argentino Maxi Lopez del Gremio è stato accusato di razzismo dal centrocampista Elicarlos del Cruzeiro al termine dell' incontro di semifinale della Coppa Libertadores Cup giocata ieri. «Maxi Lopez mi ha chiamato macaco, lo ha detto a me», ha spiegato Elicarlos ai giornalisti dopo la vittoria per 3-1 del Cruzeiro a Belo Horizonte, aggiungendo di voler parlare dell'incidente alla polizia. Il giocatore di colore e Lopez, ex River Plate e Barcellona, hanno avuto un'animata discussione sul campo durante il primo tempo della partita, con il coinvolgimento anche di altri calciatori. L'arbitro stava seguendo l'azione di gioco e non ha visto l'accaduto. Le immagini televisive più tardi hano mostrato Lopez, il tecnico del Gremio Paulo Autuori e altri giocatori del Gremio lasciare il pullman del club, circondato dalla polizia, per andare a deporre in una stazione di polizia dentro lo stadio. Poi si sono allontanati in direzione del loro albergo. Elicarlos era molto turbato dopo la partita. «Il calcio è un gioco .... non si deve insultare gli avversari. Penso che dovrebbe sporgere una denuncia» ha aggiunto il compagno di squadra Wellington, autore del primo gol del Cruzeiro. Nel 2005, il difensore argentino Leandro Desabato passò 40 ore in stato di fermo in Brasile dopo un presunto insulto razzista durante una partita di Coppa Libertadores.

DASPO AI GIOCATORI

Il provvedimento di Daspo seppur applicabile nei confronti di un calciatore professionista deve essere sempre proporzionato ai fatti addebitati

E' questo il principio con cui il CdS ha accolto l'appello cautelare proposto da un giocatore professionista avverso l'ordinanza con cui il TAR Lecce aveva respinto l'istanza cautelare connessa al ricorso principale, volto all'annullamento del provvedimento del Questore di Potenza che aveva vietato al ricorrente per anni due l'accesso a tutte le manifestazioni sportive.
Per il massimo organo della Giustizia amministrativa, infatti, "il ricorso appare, allo stato, sorretto da sufficiente fumus boni iuris con riferimento al difetto di proporzionalita del divieto di accedere per due anni a tutti gli impianti sportivi, tenuto anche conto dei fatti risultanti dagli atti depositati in seguito all'istruttoria disposta dalla Sezione".
Avv. Alfredo Matranga