21 marzo 2009

BRUNETTOLO

Renato Brunetta
Renato Brunetta

Il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, torna a parlare con toni duri in un articolo su 'La Stampa' del movimento della protesta studentesca. "Si tratta di un fenomeno grave", scrive Brunetta, "di un sintomo preoccupante da non trascurare, da comprendere nella sua reale natura".

E subito distingue tra i rivoltosi che "spesso esprimono valori e idee" e i ragazzi dell'Onda che "ricorda la violenza negli stadi, dove il tifo vela il vero fine: la violenza". Non sono studenti, insiste il ministro, "nel migliore dei casi sono fuori corso da anni, per lo piu' non possono rimproverarsi d'avere sottratto alla vita troppo tempo per lo studio".

E accusa: "Non sono uno strumento rappresentativo degli studenti" perche' "alle democratiche elezioni negli atenei sono stati cancellati" e soprattutto perche' "la loro azione e' tutta indirizzata a togliere, non dare diritti agli studenti". Poi l'affondo: "E qui ci sono molte responsabilita', compresa quella dei rettori" e "la vita democratica nelle nostre universita' e' bassa" perche' e' nelle mani di "gruppi di facinorosi e violenti".

Da qui il monito: "Guai a far finta di non vedere", "sottovalutare e' un errore che le forze politiche e sindacali, specialmente della sinistra, non possono commettere ancora una volta"". In attesa della "rivoluzione del merito" che "metta in cattedra solo chi studia ancora e laurei solo chi ha studiato", conclude Brunetta, "fiuto l'aria e m'accorgo che non e' acqua limpida quella che s'agita e s'infrange".

0 commenti: