31 marzo 2009

VIAGGIO NELLA DESTRA

Enrico Campofreda, 31 marzo 2009, 11:37

Viaggio nella Destra /ultima parte Politica e storia

Fine anni ottanta, la riorganizzazione passa dalle curve degli stadi. Poi gli anni '90, col Congresso di Fiuggi (gennaio '95) che battezza la trasformazione in partito costituzionale, per quanto non tutti gli esponenti di An amassero quella metamorfosi. E infine, l'oggi, fatto di postfascisti diventati berluscones e ora liofilizzati nel Pdl, alleati leghisti e ultrafascisti che convergono da anni nel blocco amalgamato dal Cavaliere



Prima dello sdoganamento berlusconiano, segnato dal plauso alla candidatura di Fini a sindaco di Roma e dal successivo accordo elettorale alle politiche di marzo ‘94, il Msi era un partito di presenza nostalgica che raccoglieva un milione e mezzo di voti, oscillando fra il 5.9% del 1987 e il 5.3% del '92. L'identità neofascista restava invariata ma apparentamenti come quelli col Front National di Le Pen, con tanto di gemellaggi nei comizi fra Nizza e Roma, rappresentavano più una ricerca di partner per uscire dall'isolamento in patria e in Europa che un reale futuro. Quello scambio conduceva il partito verso un'area di ultradestra segnata da programmi xenofobi e razzisti di foggia magari diversa dagli abiti steieranzung di Heider, ma della medesima stoffa. Fini che indossava cravatte, prima in regimental italico poi mondanamente variopinte anche quanto comiziava davanti a camerati guarniti di caschi, bastoni e pistole, soffriva nel vedere il Msi costretto a banchettare solo in certe giunte locali. La grande politica costituiva l'ambizione del segretario e di diversi esponenti del partito. Berlusconi, nuovo uomo forte della scena italiana, lo intuisce e trasporta la famiglia missina nel Palazzo.

A fine Ottanta gli scontri e le uccisioni con gli avversari di sinistra scemavano e accanto a talune conferme di legami fra estremismo nero e malavita non si verificarono particolari ritorni violenti. Il neofascismo s'apprestava a perseguire due strade per nulla contraddittorie. Da una parte si riorganizza fuori dal Msi con molteplici sigle (Forza Nuova, Fiamma Tricolore, Azione Sociale, poi La Destra), dall'altra tiene i piedi nella casa originaria avviata a continue trasformazioni, magari organizzandosi in corrente alla maniera della 'Destra Sociale' del già rautiano Alemanno. I due percorsi come per il passato non si contrappongono. Le curve degli stadi sono state il primo laboratorio per una nuova ondata squadrista che ha lì stabilito enclavi in cui la società civile e politica permettevano quello che non doveva essere tollerato. Dagli atti teppistici, agli scontri fra tifoserie, a gemellaggi in base a coloriture politiche delle curve conquistate sempre più dalla marea nera che saluta a braccio teso, urla ‘Boia chi molla' e ‘Sigh Heil'. Lì si srotolano striscioni con croci uncinate e celtiche, rune, aquile fasciste, bandiere del Terzo Reich e l'intera simbologia del nazifascismo pre e postbellico.

Pensare che gli spalti della domenica potessero diventare uno "sfogatoio" che non avesse riscontro nella vita sociale è stato l'ennesimo errore tattico della politica democratica che ha lasciato adolescenti imberbi in balìa della propaganda eversiva di nuovi caporioni. Costoro comprendevano come la platea andasse ben oltre le decine di migliaia di giovani assiepati sugli spalti. Il romano Maurizio Boccacci, ad esempio, leader del disciolto (in applicazione della legge Mancino) Movimento Politico Occidentale, dal '93 al '97 ha lavorato a un meticoloso piano di reclutamento negli stadi e lo ha ampliato superando schemi vecchi come le curve nere dei Boys interisti o degli Irriducibili laziali. La passione calcistica diventava un pretesto utile a intercettare ogni domenica, per nove mesi l'anno, una marea di ragazzi, e attraverso simboli e comportamenti orientarne un numero crescente verso l'ideologia fascista. Due strumenti del disegno erano: creare incidenti che aggregano giovani eccitati dal vitalismo della violenza, unire le curve e le piazze in base a vicinanza di fede politica più che calcistica.

A questo sono servite le svastiche su bandiere di Roma, Lazio, Inter, Milan e decine di club le cui curve nere mimano rivalità nel pallone ma di fatto si ritrovano e si sostengono. I morti si spostano in questi luoghi, è il caso della drammatica fine di Vincenzo Spagnolo accoltellato da un sedicenne intento a imitare un capo branco famoso nell'uso delle lame. Ma poi tornano a insanguinare le strade visto che il rinnovato neofascismo dà rapidamente dannati frutti con decine e decine di aggressioni e anche assassini come testimoniano gli omicidi di Cesare Dax e Renato Biagetti. Boccacci non è l'unico, gli si è affiancato Giuliano Castellino creando con lui Base Autonoma. In tempi più recenti lo squadrismo curvaiolo con Daniele Pinti di Forza Nuova, Francesco Ceci, Marco Turchetti (nella cui auto viaggiava Gabriele Sandri durante la tragica trasferta con la rissa itinerante nell'autogrill dell'A1 e la sua uccisione da parte di un agente di Ps) vede gli ultras di destra implicati in nuovi agguati a colpi di catene e coltello, come negli anni Settanta.

A Milano sono attivi Luca Cassani, Alessandro Pozzoli, Giancarlo Cappelli, Giancarlo Lombardi, Alessandro Todisco, nomi sconosciuti ai più che si raccordano con politici minori della destra eversiva e istituzionalizzata. Trovano in "Ambrosiana skinheads" e negli "Hammerskin" il brodo primordiale per un'infiltrazione capillare e accettata dalla società calcistica presieduta dall'illuminato ma tanto chiacchierato Massimo Moratti. E anche benedizioni e appoggi di politici locali di Alleanza Nazionale: Alberto Bozzoli, Carlo Fidanza e Roberto Jonghi Lavarini, come ben chiarisce Saverio Ferrari in "Dove batte in cuore nero" su Osservatorio Democratico delle Nuove Destre. Altre calamite usate dal postfascismo verso i giovani sono i punti aggregativi. Sperimentali continuano a essere Roma (Casa Pound, Foro 753) e Milano (Cuore Nero) dove si riciclano avanzi del mai morto cameratismo stragista. E' il caso degli uomini dei Nar, Dimitri e Adinolfi, e di Terza Posizione Piso, quest'ultimo recentemente promosso coordinatore laziale del Pdl. La lista di attivisti e fatti che riporta un dossier ("L'organizzazione di An. Foro 753") pubblicato da Indymedia è ampia.

E' grazie al passaporto democratico offerto unilateralmente agli alleati missini che Forza Italia crea quel Polo che raccoglie l'eredità del crollo dei partiti principi delle tangenti: Psi e Dc. I missini non credono ai loro occhi quando nel giro di ventiquattro mesi le percentuali elettorali salgono di otto punti. Col Congresso del gennaio '95 avevano bagnato nell'acqua di Fiuggi (secondo una rèclame anni Sessanta capace di donare vent'anni di meno) la propria trasformazione in partito costituzionale, per quanto non tutti gli esponenti amassero quella metamorfosi. Si registravano parecchie resistenze nel tagliare radici non solo da parte di chi porta nel cognome il dna fascista e di chi si sente ancora "ragazzo di Salò", parecchi big di Alleanza Nazionale in parecchi dichiarano di avere, non solo per età anagrafica, il Ventennio nel cuore. A offrire sponda politica a memorie e riproposte "ideali" contribuiva il neopresidente della Camera, il diessino Violante, che nell'ufficialità del discorso del suo insediamento sostenne la necessità di comprendere le ragioni dei ragazzi di Salò.

La politica italiana, investita dal disegno berlusconiano della grande destra e dalla revanche d'un revisionismo storico che ossessivamente imponeva una rilettura riabilitativa del regime di Mussolini, trova in queste aperture linfa vitale. In questi anni si assiste al paradosso dei postfascisti che a parole si defascistizzano e col proprio leader prendono distanze dal passato: nel '95 approvando un emendamento contro razzismo e antisemitismo, nel '99 con la visita di Fini al campo di Auschwitz, seguita quattro anni dopo a quella in Israele. Ma dentro Alleanza Nazionale e nelle aree di riferimento persistono inquietanti esaltazioni del passato, cui seguono i servizi apologetici su gerarchi e Regime divulgati in tivù da ex giornalisti dell'organo di partito traslocati nelle strutture televisive di Stato. E ancora con le dichiarazione dei controllori politici (Storace, Landolfi) della stessa pubblica informazione, e di un ministro della Repubblica (La Russa) che nella celebrazione dell'8 settembre rilancia il paragone fra i combattenti della libertà e i saloini collaboratori dei nazisti. E' la fase in cui gli aennini hanno fatto seguire alla patente democratica consegnatagli da Berlusconi il desiderio di rivalsa verso gli orientamenti dello Stato puntando a svuotarlo dei tratti antifascisti, secondo il vecchio refrain missino e poi dell'estremismo fascista di "guardare oltre".

La divulgazione fra l'asettico e l'apologetico del fascismo con una ricaduta sulle mode giovanili fra le quali l'uso di gadget nostalgici, non è ormai esclusiva degli ultras da stadio, inizia a radicarsi nei comportamenti comuni con il culto del capo, il disprezzo per i deboli, la ‘tolleranza zero' verso stranieri e diversi, e aperti toni di razzismo e xenofobia. Di essi il maggiore divulgatore, accanto all'estremismo destorso, è la Lega Nord, partito non a caso vezzeggiato da Berlusconi e incredibilmente tollerato nei comportamenti anticostituzionali dagli avversari. Come per il Msi del dopoguerra e An, la Lega usa la pratica dell'entrismo: stare nelle istituzioni, dai piccoli comuni al Parlamento, e sfruttarle per i propri interessi. Ma sul ‘chi usa chi?' la risposta appare chiara da tempo. Postfascisti diventati berluscones e ora liofilizzati nel Pdl, alleati leghisti e ultrafascisti convergono da anni nel blocco autoritario amalgamato dal Cavaliere. A cementarlo la conservazione d'un sistema classista, supportato anche dall'interclassismo degli interessi corporativi e minuti. Pur con le modifiche formali la storia si ripete: poteri forti e politici - incarnati dal leader populista con velleità bonapartiste - e alleati servitori. Nel cantiere dell'Italia autoritaria i prossimi passi, fra consenso e mancanza di alternative, sono la riscrittura della Costituzione e l'attacco al Parlamento. I nostalgici vecchi e nuovi gioiscono, la cosa sa tanto di Ventennio.

Viaggio nella Destra /Prima parte

Viaggio della Destra /Seconda parte

TRENITALIA INSISTE

NAPOLI - Trenitalia non ci sta e alla richiesta di archiviazione del pm Antonello Ardituro sui danneggiamenti all’Intercity dei tifosi napoletani in trasferta a Roma, oppone un proprio dossier. Una relazione di ventisei pagine recapitata al gip della procura di Napoli in cui si chiede un supplemento di indagine sui fatti del 31 agosto scorso. Secondo un articolo apparso oggi a firma del vicedirettore Massimiliano Gallo sul Riformista, Trenitalia nella sua relazione sostiene innanzitutto la necessità di procedere all’individuazione dei tifosi che quel giorno viaggiarono sull’Intercity diretto nella Capitale.

INCHIESTA DANNEGGIAMENTI - Ricordando che l’inchiesta sui danneggiamenti è solo uno stralcio di un’inchiesta più ampia della procura di Napoli sulle infiltrazioni della camorra nei gruppi del tifo organizzato partenopeo e che quindi dovrebbe essere riconsiderata l’ipotesi di reato di associazione a delinquere per i tifosi. Ma come identificare i responsabili? Incrociando i dati acquisiti dall’azienda e relativi all’acquisto dei biglietti ferroviari per il viaggio e le immagini riprese da macchine fotografiche, telecamere di sorveglianza e amatoriali della giornata. Il punto centrale della richiesta di archiviazione del pm Ardituro difatti, era proprio questo: «Essendo impossibile identificare i soggetti che abbiano compiuto i danneggiamenti e nemmeno quelli effettivamente presenti sul treno» scriveva il magistrato nelle motivazioni della sua istanza. Ardituro ridimensionava anche le richieste di risarcimento di Trenitalia, diminuite dai 500 mila euro iniziali a 315 mila euro, perché secondo il pm il computo danni andava «valutato con spirito critico, trattandosi di valutazione operata dalla parte privata che aveva tutto l’interesse a enfatizzare il danno». Nessuna enfasi per la società di trasporto ferroviario che citando un’informativa della Digos parla di tavoli, sedili, wc e poggiatesta divelti; vetri infranti; plafoniere, cestini, portasciugamani, portasaponi e serrature distrutti; sedili lacerati con armi da taglio; dispense delle vetture ristorante saccheggiate dei generi alimentari. «Ben avevano fatto le informative a definire tali condotte devastazione e saccheggio» dice Trenitalia nel suo dossier in cui oltre a chiedersi come possano risultare insufficienti i rilievi della scientifica e la memoria dell’azienda a quantificare il danno, respinge tutte le accuse di superficialità riguardo la richiesta dei tifosi di organizzare un trasporto con treni charter per Roma. Per la società non si potevano considerare come una richiesta ufficiale dei tifosi le parole di un volantino distribuito nei pressi dello stadio pochi giorni prima della partita Roma-Napoli con su scritto: «Tutti insieme a Roma, con il treno».

s. d. d.

STABIESI P.2

Lumini e manifesti funebri: ecco la protesta dei tifosi stabiesi Martedi 31 Marzo 2009

Manifesti mortuari e lumini accesi sulla panchina. Così, sono stati accolti i calciatori della Juve Stabia al loro ingresso in campo, per il primo allenamento della settimana. La Castellammare sportiva,si è risvegliata ancora più arrabbiata dopo la sesta sconfitta consecutiva in campionato. Perdendo a Pistoia, le vespe, sono precipitate all´ultimo posto in classifica, gettando la tifoseria stabiese nello sconforto più assoluto. I tifosi, avevano iniziato la loro protesta nei confronti della squadra, già nell´immediato dopo gara di Pistoia. Il pullman,che riportava i calciatori a casa, era stato "scortato"da quelli che trasportavano i tifosi, almeno fino a quando questi ultimi non sono
stati rallentati dalle forze dell´ordine. Al rientro al Menti, poi, i
calciatori avevano dovuto subire l´umiliazione di doversi denudare perché, secondo i tifosi, non degni d´indossare i colori sociali della Juve Stabia. Questa insolita forma di protesta ha scatenato le reazioni dell´opinione pubblica che non ha gradito l´atteggiamento della tifoseria. I mass media hanno condannato il gesto, associandolo alle parole violenza e aggressione. I tifosi, però, non ci stanno."Nessuna aggressione" - comincia così la difesa dei supporter della Juve Stabia, dopo le proteste che hanno seguito la sconfitta delle vespe con la Pistoiese - "noi abbiamo semplicemente fatto capire ai giocatori che non meritavano d´indossare i colori di una squadra che ha una
storia centenaria alle spalle". E ancora: "Nessun calciatore è stato nemmeno sfiorato, la nostra è stata una protesta civile". Il credito degli ultrà stabiesi nei confronti della rosa gialloblù è scaduto. La tifoseria è esplosa, perché la sconfitta con i toscani ha portato la Juve Stabia sull´orlo del baratro. Ieri, alla ripresa degli allenamenti, c´erano circa trecento persone, il clima era teso, nessuno disposto a credere più nella squadra. "I calciatori non s´impegnano - ha tuonato un tifoso - da parte loro, non c´è rispetto per chi la domenica lascia a casa le famiglie e fa mille chilometri per seguire la Juve Stabia". Il riferimento è, ovviamente, ai tifosi (circa duecento) che per seguire la squadra in Toscana si sono sobbarcati un viaggio lunghissimo. In effetti, al
Melana di Pistoia sembrava quasi che la Juve Stabia giocasse in casa. L´
incitamento dei tifosi non è mancato. "Solo noi ci siamo sempre, gli abbiamo
concesso mille possibilità, ma loro (i calciatori) puntualmente ci hanno
tradito" era il pensiero a voce alta di uno dei supporters. Lo sgomento della
tifoseria è tale da arrivare addirittura ad un gesto macabro: i manifesti
mortuari. Un gesto crudo anche se per morte s´intendeva quella sportiva. I
manifesti, infatti recitavano "Nell´anno 2008-2009 si è spento calcisticamente
il signor......." e via via tutti i nomi dei calciatori. Una protesta mortificante
per i calciatori che a capo chino hanno continuato ad allenarsi. La tifoseria,
però, resta spaccata sulle possibilità di salvezza della Juve Stabia. "Non ci
salviamo più" - diceva qualcuno. "Se i calciatori tornano a giocare, ce la
possiamo ancora fare" rispondeva qualcun altro. Durante l´allenamento, però, è
finita sotto accusa anche la società. La salvezza è ancora raggiungibile, ma la
situazione di classifica è sotto gli occhi di tutti e l´incubo retrocessione è
dietro l´angolo. Nelle settimane scorse la dirigenza stabiese era apparsa
sfuggente quando le si chiedeva di chiarire la propria posizione in merito ad
una eventuale retrocessione. "Devono farci capire che cosa vogliono fare"
diceva un altro tifoso storico. Quasi al termine dell´allenamento, però, è
giunta la notizia di un comunicato, direttamente da Santo Domingo, del
Presidente Franco Giglio. I tifosi si sono subito attivati e in men che non si
dica un computer portatile è spuntato tra loro, sugli spalti. Le parole del
presidente gialloblù sono state accolte bene, anche se, a questo punto del
campionato,più delle parole servono i fatti, o meglio,i risultati. Per il
momento c´è una sola certezza, urlata a gran voce dai sostenitori stabiesi:
"Noi tifosi domenica saremo ancora qui!".
Tiziano Valle

CASMSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSS

(ASCA) - Roma, 31 mar - Niente tifosi bergamaschi a Napoli in occasione della gara di serie A Napoli-Atalanta, in programma l'11 aprile prossimo. Lo ha deciso il Casms, Comitato di Analisi per la Sicurezza sulle Manifestazioni Sportive, riunitosi stamane per determinare sulle valutazioni espresse dall'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive rispetto agli incontri ''considerati a rischio'' per le prossime giornate di campionato.

Il CASMS ha determinato la chiusura del settore ospiti, oltre che per Napoli - Atalanta, per le seguenti gare: Casoli (CH) - Fano (PU) (Dilettanti) 4/4/09, Palazzolo (SR) - Savoia (NA) (Dilettanti) 4/4/09, Cremonese - Padova (1^ Div) 11/4/09.

Il Comitato ha altresi' ritenuto di poter favorire l'accesso al settore ospiti delle gare segnalate, ad alcune categorie di spettatori quali le famiglie, i ragazzi delle scuole, le associazioni di anziani.

Da tutte le limitazioni determinate nel corso della riunione sono esclusi, per l'intero territorio nazionale e per qualsiasi incontro, i possessori della ''TESSERA DEL TIFOSO'' rilasciata, in conformita' alle direttive impartite, da qualsiasi societa' sportiva abilitata.

red-rf/mcc/bra

MODELLO ALGERINO

Più di 30 persone sono rimaste ferite, sette in modo grave, nei violenti scontri esplosi ieri sera ad Algeri al termine della partita del campionato di calcio tra le due squadre della capitale Nahad di Hussein Dey e As Kroub. Secondo il quotidiano Echourouk, ci sarebbe anche un morto, un giovane deceduto in seguito alle ferite riportate.

Nelle vicinanze dello stadio di Kouba, un quartiere di Algeri, numerosi negozi sono stati saccheggiati e distrutti. Dopo un'ora di guerriglia tra i tifosi delle due squadre armati di coltelli, sbarre di ferro e bottiglie rotte, la polizia in tenuta antisommossa è riuscita ad intervenire e riportare la calma.

FEDE

La fede non si discute, e non teme flessioni anche quando l’ostacolo è quantificabile sopra ai mille chilometri; che diventano però quasi uno scherzo se l’obbiettivo è quello di sostenere una squadra che punta dritto alla Coppa Campioni. Per questo i tifosi rossoblu si stanno organizzando con ogni mezzo per raggiungere Reggio Calabria ed aiutare il Genoa a superare l’ostacolo amaranto. Alcuni pullman sono stati completati, mentre i gruppi della Nord comunicano l’allestimento di un treno che partirà da Genova nella serata di sabato per fare ritorno lunedì mattina. Altri invece raggiungeranno lo Stretto in aereo. Intanto quest’oggi la squadra ha ripreso la preparazione a Pegli, dove hanno lavorato a parte solo Paro e Scarpi, mentre il resto del gruppo privo dei nazionali ha lavorato sulla tecnica.

redazione@cittadigenova.com

30 marzo 2009

CI OFFRIAMO VOLONTARI PER CINGHIARVI


Un'esibizione sadomaso in un locale di Berlino (Afp)
Un'esibizione sadomaso in un locale di Berlino (Afp)
WASHINGTON - All'inizio qualche «sculacciata» può essere stressante, ma con il tempo potrebbe trasformarsi in un vero e proprio collante nelle coppie in cui marito e moglie sono consenzienti. Queste le conclusioni di due studi, di cui uno italiano, riguardanti i cambiamenti ormonali connessi al sadomasochismo (ad esempio lo spanking e il bondage). A dedicare un servizio all'argomento è stata la rivista New Scientist.

IL PARTY E IL CORTISOLO - Un gruppo di ricercatori della Northern Illinois University, coordinati da Brad Sagarin, ha misurato i livelli di cortisolo, l'ormone dello stress, in 13 uomini e donne che hanno partecipato a un party dedicato al sadomasochismo in Arizona, prima, durante e dopo aver partecipato alle attività offerte. Durante le scene di sadomasochismo, il cortisolo è aumentato in maniera significativa nei soggetti che hanno ricevuto una stimolazione, ma il livello dell'ormone dello stress è sceso alla normalità entro 40 minuti. LE DONNE E IL TESTOSTERONE - Nel corso di un altro evento dedicato sempre al sadomasochismo in Colorado, i ricercatori italiani hanno invece misurato i livelli del testosterone in 45 uomini e donne. Ebbene, i ricercatori hanno rilevato un aumento significativo dell'ormone nelle donne. Donatella Marazziti dell'Università di Pisa, che ha coordinato lo studio, ha concluso che questo aumento può aiutare le donne a far fronte alla natura aggressiva delle attività sadomasochiste. In entrambi gli studi, le coppie che hanno partecipato al party dedicato al sadomasochismo hanno dichiarato di essersi avvicinati di più al partner. Marazziti ha sottolineato come i livelli degli ormoni siano scesi di nuovo una volta che le coppie hanno iniziato a godere dell'esperienza. «Quando un rapporto sessuale - ha spiegato - è consensuale non è stressante, anche se si tratta di sesso estremo».

GIANLUCA NON MOLLARE

Confesso di essermi dimenticato di Gianluca.
La storia la conoscete già: un agente della Digos - strano che i suoi colleghi non se ne fossero accorti - preso da un attacco di spaccarotellite ante-litteram spara un lacrimogeno ad altezza d'uomo, con il bossolo colpisce Gianluca e lo rende diversamente abile vita natural durante. Passano anni senza che nessun magistrato si premuri di verificare la dinamica dei fatti, senza che nessun giornalista si indigni a mezzo trafiletto, malgrado la famiglia si sia svenata a pagare avvocati che tenessero viva l'attenzione sul tentato omicidio ( perchè di questo si tratta ). Buio totale.
Ora viene individuato il responsabile ma, colpo di scena, il gip archivia il caso e buonanotte. Funziona così, si svolgono le indagini, si scopre il colpevole poi, se è un ultras, galera, altrimenti lasciamo perdere, è stato un incidente.
Oggi sono arrivate le diffide ai miei amici, alcuni costretti fuori dagli stadi tre anni per il furto di un tramezzino. E' giusto, chi ruba paga, non fa una piega, sono anni che ripeto la stessa lagna, meglio una diffida da ultras che una da cleptomane.
Ma la legge - dura lex sed lex - è ancora uguale per tutti? Un ultras vale davvero meno del tonno e dei carciofini di un tramezzino?
Vincenzo

P.S. Anche a nome di Domenico la nostra totale e incondizionata solidarietà a Gianluca e alla sua famiglia. Nel nostro piccolo cercheremo di tenere i riflettori accesi su questa storia inquietante di giustizia ingiusta.

PEGGIO DI SPACCAROTELLA. SOLIDARIETA' CON GIANLUCA

Fonte: Napolissimo

Un nome iscritto nel registro degli indagati ed è quello di Michele Borrelli, 30 anni, di Torre del Greco, agente della Digos

Sono dovuti passare due anni e quattro mesi per riuscire ad avere tra le mani un briciolo di verità sui fatti del 25 novembre del 2006.
Sul nuovo numero da domani in edicola, Napolissimo ripercorre l’odissea del tifoso napoletano Gianluca Chalgaf, colpito da un oggetto alla testa (probabilmente il bossolo di un lacrimogeno) durante gli scontri tra i supporter del Napoli e le forze di polizia all’Adriatico di Pescara, in occasione della partita tra Pescara e Napoli.
Da allora Gianluca – cui è stata diagnosticata una frattura infossata dell’osso temporale sinistro e lesione alla tempia - è rimasto menomato per tutta la vita.
Per oltre 730 giorni il fascicolo aperto dal p.m. Bellelli, in servizio alla Procura di Pescara, è rimasto contro ignoti. Adesso c’è un nome iscritto nel registro degli indagati ed è quello di Michele Borrelli, 30 anni, di Torre del Greco, agente della Digos. È accusato di lesioni personali colpose e getto pericoloso di cose perché secondo l’accusa, avrebbe esploso un lacrimogeno ad altezza uomo e a distanza ravvicinata provocando, senza volerlo, la rottura del cranio di Gianluca. Ma il fascicolo potrebbe essere chiuso. La Procura infatti ha individuato un presunto responsabile ma ha chiesto al Gip del Tribunale di Pescara, Maria Michela Di Fine, di archiviare il caso. Il 30 aprile è fissata l’udienza di opposizione dove l’avvocato della famiglia Chalgaf cercherà per la seconda volta di convincere il magistrato a riaprire le indagini. La famiglia confida nella svolta, Annina Gioco – mamma di Gianluca – racconta in esclusiva a Napolissimo ansie e angosce di un periodo buio. E l’ampio servizio ripercorre paradossi e incongruenze di una storia drammatica che ha fatto mobilitare tutti i tifosi del Napoli.

POTENZA-CAVESE

a partita Potenza-Cavese (Prima divisone girone B), in programma domenica prossima allo stadio Viviani di Potenza, si giocherà senza tifosi ospiti e il settore di solito loro riservato potrà essere utilizzato «per favorire la presenza» di famiglie, alunni delle scuole, associazioni di anziani. Lo ha stabilito oggi, "per motivi di ordine pubblico", il prefetto di Potenza, su proposta del questore, in considerazione dei rilievi fatti dal Comitato di analisi per la sicurezza delle manifestazioni sportive. I biglietti per assistere alla partita (che all´andata finì 1-0 per la Cavese) potranno essere venduti solo a residenti in provincia di Potenza, che non potranno cederli ad altri.

ansa.it

TOSEL

Napoli-Milan nel mirino degli organi disciplinari. Il giudice sportivo Gianpaolo Tosel si pronuncerà domani sugli incidenti avvenuti prima, durante e dopo la gara disputata allo stadio "San Paolo" domenica 22 marzo e non è escluso che la Figc apra un’inchiesta.
Al momento, l’Osservatorio ha confermato solo lo stop alle trasferte dei tifosi del Napoli mentre nessun provvedimento è stato adottato nei confronti dei sostenitori rossoneri.

22 MORTI

Tragedia allo stadio di Abidjan, Costa D'Avorio, dov'era in programma la gara tra la nazionale di Drogba e il Malawi, valevole per l'accesso ai mondiali. Prima della partita, la polizia ha fatto uso di lacrimogeni per disperdere un cospicuo numero di tifosi che aveva tentato di forzare uno dei varchi d'ingresso all'impianto. Nella calca hanno perso la vita 22 persone, 132 i feriti.

A peggiorare la situazione, riportano alcune fonti locali, è stato il crollo di un muro di contenimento. La partita, nonostante i gravissimi incidenti, ha avuto inizio su decisione delle autorità, 5-0 il punteggio in favore della Costa D'Avorio.

FORZA FIRENZE

Englaro, cittadinanza onoraria. Il Pdl si alza e se ne va

Beppino Englaro, padre di Eluana, è arrivato nel salone dè Dugento, sede del consiglio comunale di Firenze, per ricevere la cittadinanza onoraria, accolto da un lunghissimo applauso dei politici e cittadini presenti.

Contemporaneamente i consiglieri comunali del Pdl sono usciti dall'aula per protestare contro il conferimento dell'o norificenza e hanno consegnato all'uomo una lettera per spiegare le loro motivazioni "Abbiamo rispetto - scrivono gli esponenti del centrodestra nella lettera - per il dramma personale da lei vissuto con grande sofferenza, ma non riteniamo che esso possa costituire titolo per l'ottenimento di una cittadinanza onoraria. La decisione assunta, a maggioranza, è stata improvvida e improvvisa. Il consiglio le conferirà la cittadinanza sulla base di motivazioni non condivise dall'intera città compiendo una forzatura che non ha altra spiegazione se non forse quella di voler apportare con un atto simbolico il proprio irresponsabile contributo alla campagna di legittimazione dell'eutanasia. La cittadinanza - conclude la lettera - sarà moralmente dimezzata".

All'arrivo di Englaro il pubblico ha cominciato a gridare 'bravo' e 'c'è bisogno di persone cosi", mentre ai consiglieri del Pdl lo stesso pubblico diceva 'fuori'. Un uomo, medico, ha cercato di esporre un cartello con scritto 'Firenze inneggia alla morte' ma è stato bloccato dai vigili.

IN MUTANDE

E’ stata davvero una notte lunghissima per i calciatori della Juve Stabia e i tifosi. La sconfitta di Pistoia ha visto precipitare le vespe in ultima posizione. L’intera rosa di Maurizio Costantini è finita nell’occhio del ciclone. Il viaggio di ritorno della Juve Stabia da Pistoia si è trasformato in un vero incubo. Una fila di tre pullman, quello della squadra avanti scortato dai due che trasportavano i tifosi delle vespe (oltre 200), che hanno seguito la squadra nella trasferta di Pistoia fino all’arrivo in sede.
I tifosi della Juve Stabia, dopo la gara, avevano chiesto un primo faccia a faccia con i calciatori invitando il pullman sociale a sostare al primo autogrill lungo l’autostrada. Richiesta declinata dalla squadra che ha proseguito il suo viaggio di ritorno senza fare alcuna sosta. Il bus fa ritorno in città intorno alla mezza. Dieci minuti più tardi, poi, arrivano anche i due pullman che trasportavano i tifosi mentre i calciatori, scesi al bus sociale, erano pronti a salire nelle proprie auto per fare ritorno a casa. A questo punto va in scena la protesta singolare dei tifosi stabiesi che invitano tutti i componenti della rosa gialloblù a sfilarsi le divise sociali. I calciatori restano in mutande nel piazzale antistante gli spogliatoi infreddoliti e sui loro volti si legge la paura unita all’umiliazione. Qualche elemento della rosa scoppia anche in lacrime. Dal punto di vista dell’ordine pubblico tutto fila liscio. I tifosi, seppure disgustati e amareggiati per il risultato di Pistoia, riescono a contenere la rabbia e dopo aver discusso coi protagonisti del flop gialloblù lasciano lo stadio Menti coi calciatori che si infilano, con indumenti raccattati dal magazzino della società, nelle proprie auto per raggiungere le loro abitazioni.

http://www.resport.it/leggi.asp?id=29684&idcat=3&t=p


BOLOGNA FC

La squadra vicina a casa salda i legami col suo pubblico ed è un bello spot per gli abbonamenti
di Walter Fuochi
Davvero è una buona idea lasciare Sestola, come pare ormai deciso dal Bologna Football Club, per spostare sulle Alpi di Nordest la località del ritiro estivo rossoblù? L´argomento non è periferico ed ha molte più ventose sul comune sentire che non la sola curiosità geografica, o la ricaduta economica, pure sostanziosa, dell´operazione. Si sa tutti che una squadra di serie A (speriamo...) al lavoro per venti giorni fra boschi e pianori fa gola a molte località; si sa che esiste un mercato degli inviti; e si sa che addirittura sono previsti ingaggi, e non solo 'cambi merce´ d´ospitalità, andando qui anzichè là, con tute, birilli e palloni. Ma c´è altro che una società calcistica dovrebbe soppesare, scegliendo dove muovere i suoi primi passi stagionali: che sono pure, volendo, lo spot della campagna abbonamenti in avvio e soprattutto il contatto più stimolante con la propria tifoseria, ossia una 'clientela´ che non disdegna, ogni estate, di vedere in anteprima le novità che le verranno proposte.

E allora, sgobbare a meno di cento chilometri da casa, è meglio che a trecento o a cinquecento, soprattutto per un club che deve innaffiare e coltivare le sue radici locali, ossia non è l´Inter, o il Milan, o la Juve, alimentate da tifoserie nazionali (o anche sovranazionali). Quelli che hanno studiato lo chiamano marketing territoriale, in dialetto è il pescare affetti e risorse nella città e nei suoi dintorni per stabilire quell´antico legame, quasi fisico, carnale, con la propria gente da stadio: sempre a rischio d´esser travolto, dal pallone al tempo di Sky, ma per questo da proteggere ancor più gelosamente.

Sestola è da anni il luogo di un connubio tra squadra e tifoseria che ha dato linfa anche ai tanti giorni tetri e acceso, con decisive contiguità fisiche, passioni che i risultati spesso avversavano. Oltre ad essere vicina, estati di costante frequentazione confermano che possiede pure impianti all´altezza di una squadra professionistica, ma ad evitare sospetti di lobbismo da due lire, meno non varrebbe una qualsiasi altra località in Appennino, capace di garantire quel livello di agibilità sportiva. Vicina, però. Bolognese. Quantomeno emiliana. O romagnola. Morsicato dalla crisi infine, come tutto, anche lo sport dovrà sbattersi per mantenere il suo pubblico. O magari ingrossarlo con buone offerte di prezzo, se i tagli delle spese familiari indurranno presto domeniche più domestiche e meno gite e week-end fuori porta. Sottrarre alla gente, come prima operazione, l´oggetto del desiderio non pare l´esordio migliore.

LA MASSIMO CAPRARO NON MOLLA


La società Fc Catanzaro rende noto che, stamattina, al termine dell’allenamento, una delegazione degli “Ultras” ha fatto visita alla squadra ed ai dirigenti presso il campo sportivo del PoliGiovino. S’è trattato di un incontro costruttivo e pacato nei toni, quello tra i fedelissimi giallorossi e i ragazzi di mister Provenza. Un incontro, nel corso del quale, gli “Ultras” hanno ribadito il loro incondizionato sostegno allo staff tecnico e dirigenziale in questa parte finale della stagione, che potrebbe regalare al Catanzaro le soddisfazioni che tutti auspicano.
La squadra, dal canto suo, ha sottolineato la coesione che regna nello spogliatoio e la volontà di perseguire obiettivi più importanti. Unione di intenti, quindi, tra squadra, società e i fedelissimi della “Massimo Capraro” che ci si augura possa essere premiata da un successo nel difficile incontro che attende il Catanzaro calcio nel posticipo serale del 30 marzo contro l’Andria che rappresenta una diretta concorrente per la conquista di un posto al sole.
In occasione dell’incontro di stamattina, tutti, all’unisono, hanno sottolineato la necessità che in questo finale di stagione, a cominciare dall’incontro con l’Andria, il pubblico giallorosso possa dare quel supporto che, storicamente, è stato sempre capace di fornire alla propria squadra del cuore con una massiccia e rumorosa presenza sugli spalti.

DIFFIDATI PER LUTTO

Diciassette ultras del Cagliari sono stati raggiunti dai provvedimenti di foglio di via obbligatorio e divieto di accesso allo stadio. I tifosi erano stati denunciati per la protesta del 5 marzo davanti al carcere di Buoncammino, dopo la morte di uno dei leader del gruppo Sconvolts. Ai 17 ultras, che non risiedono nel capoluogo sardo, e' stato inoltrato il divieto di rientrare in citta' per i prossimi 3 anni. Ad uno dei denunciati e' stata comminata la sorveglianza speciale.

Agli Sconvolts Cagliari la Nostra piena solidarietà.
Dome&Vince

29 marzo 2009

IL FILA




GIANLUCA ODDENINO
TORINO
Pioggia, vigili, erbacce e siringhe ieri non hanno fermato l'opera di una quarantina di tifosi granata che armati di rastrelli, decespugliatori, carriole e sacchi dell'immondizia hanno iniziato a ripulire il Filadelfia. Ovvero la casa del Toro abbattuta dodici anni fa e nel tempo trasformatasi in una discarica a cielo aperto nel cuore della città. «Abbiamo pulito il Fila - spiega Marina Cismondi, una tifosa da sempre in prima linea sulla questione - per tenere viva la vicenda di uno stadio storico, ma ormai ridotto ad un rudere che aspetta da troppo una ricostruzione. Ci siamo organizzati spontaneamente e tanti tifosi dedicheranno il loro tempo libero per ridare dignità a questo campo perché come me si sono stufati di questa situazione da cittadini di Torino e tifosi del Toro». L'iniziativa «Ripuliamo il Fila» proseguirà anche oggi (tempo permettendo), mentre sono già stati previsti turni per il prossimo week-end quando il Toro giocherà in trasferta a Palermo.

«Ci siamo già ritrovati col passaparola due settimane fa - prosegue un gruppo di tifosi in sosta a pranzo dalla trattoria granata "Amore Mio" - per sentire Atalanta-Torino alla radio e riprenderci simbolicamente la nostra casa. Adesso la stiamo pulendo visto che il Comune, proprietario del terreno, non sta facendo nulla». In poche ore questi volontari hanno raccolto quintali di immondizia e ben 200 siringhe ("E' uno schifo assurdo, meno male che nessun bambino negli anni si è mai fatto male"), sconfiggendo anche il tentativo di stop della polizia municipale. Una pattuglia ha provato a far uscire i tifosi-giardinieri dal Fila, ma il tentativo si è arenato sulla disobbedienza civile dei partecipanti e sulla veloce retromarcia dei civich ("Autorizzati dall'assessore", gli hanno risposto dalla centrale). Ridare onore al Fila entro il 4 maggio è l'obiettivo numero uno. Per il 60° anniversario della tragedia di Superga i tifosi granata si stanno mobilitando da soli e il Filadelfia, culla del Grande Torino, sarà l'epicentro delle iniziative insieme alla Basilica. "Noi il 4 maggio lo festeggeremo al Fila - spiega Marina Cismondi - dopo due anni che ce lo impediscono. In questi giorni stiamo studiando le iniziative per sorprendere la città". Si parla già di una catena umana di tifosi attorno al campo o forse la riedizione della storica partita contro le vecchie glorie granata. "L'importante - conclude - è mantenere alta l'attenzione su una vicenda che rasenta i limiti della follia. Se non c'è la volontà politica qua non si risolverà mai nulla".

Nel giro di un mese il Filadelfia è tornato all'attenzione del mondo torinista dopo il sopralluogo effettuato il 3 marzo dalle commissioni comunali Sport e Urbanistica. Alla presenza dell'assessore Montabone, trecento tifosi hanno marcato stretto gli amministratori sulla vicenda delle ipoteche (due da 38 milioni di euro l'una che gravano su Filadelfia e Olimpico) che stanno bloccando la ricostruzione dello stadio del Grande Torino. Lo striscione "Vergognatevi" campeggia ancora adesso al Fila.

LODE AI PISANI

PISA - Fuochi d'artificio allo stadio di Pisa poco dopo il calcio d’inizio di Pisa-Bari.

Tifosi della squadra di casa sono riusciti a far entrare i giochi pirotecnici. Poi, pochi minuti dopo il fischio di inizio della gara, dalla curva nord è partito lo spettacolo, con lo scoppio di alcuni fuochi colorati verso il cielo. In contemporanea sono stati esposti due striscioni, lunghi alcune decine di metri, con scritto: 'Il nostro tifo è colore e passione. Combatteremo la repressionè.


In tempi recenti tifosi del Pisa oltre ad essere stati diffidati, sono stati multati per aver suonato tamburi ed esposto bandiere con l’effige di Che Guevara.

CACCIA ALLO SBIRRO

Indagine della Procura su un sito che invita a denunciare gli agenti
Il sindacato: oscuratelo. I giudici: "Contenuto intimidatorio"

Foto e filmati su Internet
a Bologna è "caccia allo sbirro"

di CARLO GULOTTA


Foto e filmati su Internet a Bologna è "caccia allo sbirro"
BOLOGNA - Li hanno seguiti, ripresi con le videocamere, fotografati mentre fanno la guardia ai cortei o tengono d'occhio sit in di protesta davanti alle Procure durante i processi contro la sinistra radicale. E quelle foto, i ritratti di poliziotti in divisa e di funzionari in borghese col distintivo sulla giacca, le hanno riversate sul web. In un sito al quale hanno dato un titolo delirante e evocativo, "Caccia allo sbirro", con l'invito ai navigatori a inserire "nomi e cognomi" dei poliziotti, a indicarne "ruolo, zona operativa" e persino "gli indirizzi". Tutto questo "per intimidire il repressore, per farli conoscere alle masse popolari".

Un "sito di denuncia dei servi della borghesia" nascosto dietro un server d'oltralpe, in Francia, dove ha sede il (nuovo) Partito Comunista Italiano, che le immagini e l'invito alle "liste di proscrizione via-web" le ha riversate per fare nuovi proseliti. E' attiva da febbraio, la schedatura telematica dei poliziotti. E già conta immagini da Bologna (il servizio di ordine pubblico sotto la Procura nel luglio 2008, mentre era in corso un'udienza contro i Comitati d'appoggio alla resistenza per il comunismo, fra i "fotosegnalati" anche il dirigente della Digos), Milano (10 gennaio, iniziativa per la Palestina) e Bergamo, 28 febbraio, corteo contro Forza Nuova. Ieri, proprio mentre a Bologna la Procura annunciava l'apertura di un'inchiesta, due nuove foto, da Napoli, con la scritta "dove stanno gli sbirri? Dalla parte dei fasci, dagli un nome, un cognome e un epiteto". Una sessantina di visite in poche ore. Il procuratore reggente Silverio Piro, che in mattinata ha ricevuto l'informativa sul sito dalla Digos, dagli stessi investigatori ritratti su "Caccia allo sbirro", parla di "fatti di una gravità straordinaria, è evidente il contenuto intimidatorio e cercare di porvi dei correttivi è il nostro compito fondamentale". Ipoteticamente, per gli autori si potrebbe configurare l'accusa di minacce, istigazione e la violazione della privacy. Ma nei mesi scorsi, un'inchiesta bolognese su un'operazione simile - senza l'invito a fare nomi e cognomi dei poliziotti - finì in pratica con un nulla di fatto: per bloccare le foto degli agenti "postate" sul blog di Indymedia, la polizia avrebbe dovuto bloccare l'intero sito.

"La polizia politica basa la sua forza anche sul fatto che i suoi agenti, infiltrati, spie e collaboratori non sono conosciuti alle masse popolari. Farli conoscere è un modo pratico per rendere il loro sporco lavoro se non impossibile, almeno difficile", scrivono gli autori del "sito di denuncia dei servi della borghesia". Forte preoccupazione fra i sindacati di Polizia. "E' un gravissimo atto di intimidazione col preciso scopo di inibire chi difende lo Stato - dice il segretario Sap Gianni Tonelli, che chiede di oscurarlo - Una minaccia inaccettabile alle forze dell'ordine, indicate come bersagli da colpire".

CASALE MONFERRATO, ULTIMA TRINCEA





Oggi mi sono concesso una boccata d'aria nel calcio che conta, la serie D. Siccome ormai non trovo soddisfazione con la serie A e persino con la Champion's League, mi sono lasciato trasportare dal solito intrigante invito dei miei fratelli casalesi. Il "Natal Palli" mi restituisce allo sport dopo la segregazione nel cosiddetto calcio professionistico che mi arrapa come un travestito superdotato. C'erano gli spezzini nel Monferrato, due autobus belli pieni di gente tosta che potrebbe, insieme ai miei amici nerostellati, aprire una scuola di tifo e mentalità per i boriosi curvaioli di A e B. Ci vogliono coglioni giganteschi, fede pura e pazienza francescana per calcare il dilettantismo dopo anni di alta quota, oltre ad una indispensabile amnesia volontaria per dimenticare le facce da tolla di quei geni che ti hanno scaraventato nei gironi infernali della periferia.
Pranzo nella solita pizzeria, un paio di birre, poi tutti al solito bar da Felice che una decina di Carabinieri con zainetto presidiavano non si capisce bene perchè. Soldi nostri spesi male perchè tra Neri e Bianconeri c'è un sano rispetto e nessuna voglia di massaggiarsi le mandibole. I rossoneri tentano persino di fermarci mentre ci avviamo verso lo stadio, poi prevale il buon senso di qualche funzionario che si intende di ultras.
Gli aquilotti forniscono il solito spettacolo di tifo, i casalesi hanno poco da imparare, lo spettacolo è da anni '80, ruspante, mai noioso, niente retorica, ultras. Nel secondo tempo due fumogeni illuminano il crepuscolo del calcio moderno, alla faccia di stupidi divieti,cori e battimani scandiscono la prova gagliarda delle squadre in campo. I Boys del Casale cantano anche sul 4-0 a sfavore, segno di una incredibile maturità da inquadrare nei salotti buoni della serie A ad imperituro magistero.
A fine gara applausi per tutti, per i neri che perdono di brutto ma si battono con onore e dal settore casalese per i giocatori spezzini che trionfano in campo e fuori applaudendo a loro volta gli ultras di casa.
Bisogna avere coglioni giganteschi, ve l'ho detto, per soffrire così, terzi e quarti in serie D, con la B nei ricordi recenti o uno Scudetto seppur lontano. Vincenzo

p.s. Il consueto ringrziamento a mio fratello Michele per l'ospitalità regale che mi riserva ogni volta. NERI NERI NERI!

MATTEO VIVE

Prima del derby Parma-Piacenza in curva Nord è stato presentato un murales dedicato al giovane morto un anno fa investito da un pullman
Il murales dedicato al "Bagna"

PARMA, 29 MAR. 2009 - Matteo Bagnaresi, il giovane tifoso parmigiano morto un anno fa in un'area di servizio dell'A21, investito da un pullman di tifosi juventini mentre andava ad assistere al match Juventus-Parma, è stato ricordato oggi allo stadio Tardini prima dell'incontro Parma-Piacenza. Nel settore della curva nord è stato deposto un mazzo di fiori ed inaugurato un 'murale' in memoria del giovane scomparso.

Sugli spalti sono stati poi esposti alcuni striscioni: "Il Bagna vive nei nostri cuori", "Tutta Italia vicino si è stretta", "Ciao Matteo, il tuo sorriso nei nostri cuori" e, esposto da una rappresentanza dei tifosi della Sampdoria, "Parma ha perso un figlio, Genova un fratello. Ciao Bagna".

Ieri mattina in via Gorizia a Parma, ha preso il via la Fondazione che porta il nome del giovane tifoso parmigiano. Durante un incontro durato un paio di ore e al quale era presente un centinaio di persone, sono stati illustrati i progetti della Matteo Bagnaresi Onlus. In programma ci sono lavori con i bambini della scuola elementare Newton-Albertelli, bandi sulla sicurezza del lavoro e la realizzazione, insieme al Comune di Parma, di un nuovo centro sociale.

IRLANDA DEL NORD-POLONIA

Violenti scontri fra tifosi dell'Irlanda del Nord e della Polonia hanno caratterizzato le ore precedenti e poi la partita fra le due squadre, valida per le qualificazioni mondiali. Secondo quanto ha reso noto la polizia di Belfast, già nel centro della città c'erano stati scontri fra le due tifoserie. Altri incidenti si sono verificati nei pressi dello stadio Windsor Park, dove poliziotti in assetto anti-sommossa sono dovuti intervenire per separare i due gruppi che si stavano scontrando.

NOVARA-CESENA

Novara - Si preannuncia un clima quasi surreale sugli spalti dello stadio “Piola”, dove, dalle ore 15, il Novara è chiamato ad affrontare l’importantissima sfida con la capolista Cesena. Al divieto di trasferta per i tifosi cesenati si aggiunge, infatti, lo sciopero del tifo degli ultras di casa. Una presa di posizione forte, che la frangia più calda della curva nord ha espresso attraverso un comunicato inviato al sito internet dei tifosi, un po’ per solidarietà con i “colleghi” romagnoli, ma soprattutto in polemica con lo staff tecnico e i giocatori per le ultime prestazioni. Sempre via web è arrivata la risposta dell’amministratore delegato Massimo De Salvo, che si è detto amareggiato dell’assenza annunciata contro il Cesena e, dopo aver ribadito la paternità sulle scelte dei suoi collaboratori, ha auspicato un ripensamento dell’ultimo minuto. (...)
Paolo De Luca

28 marzo 2009

RAMBO

Arezzo, 28 mar. (Apcom) - Dalle testimonianze degli agenti di polizia che hanno lavorato al suo fianco "emerge che Spaccarotella non è né Rambo, né un pistolero": lo afferma Federico Bagattini, uno dei legali dell'agente della Polstrada accusato dell'omicidio di Gabriele Sandri, commentando l'udienza di oggi che ha visto in aula alcuni colleghi dell'imputato. Il quale, sottolinea Bagattini, "non è neanche una persona che non intendeva voler porgere il suo cordoglio alla famiglia Sanrdi, cosa che ha fatto subito tramite il cardinal Bertone, e stamattina abbiamo saputo dal padre di Sandri che il Papa ha informato la famiglia di questa testimonianza, cosa che la famiglia si era ben guardata dal far sapere finora". Il padre e il fratello di Gabriele hanno però specificato che, nella sua missiva, il Papa "ha scritto dicendo che pregava per Gabriele" e hanno sottolineato di non avere mai ricevuto alcuna lettera da Spaccarotella. "Quella del Papa ci è arrivata a dicembre. L'abbiamo anche mostrata alla stampa. La lettera del Papa arriva e quella di Spaccarotella no?", ha detto il padre. "Poteva mandarne un'altra, se la prima non era arrivata", ha rincarato il fratello di Gabriele. La prossima udienza del processo di Arezzo è fissata per il 22 aprile: in quella giornata saranno prese in esame le perizie dei consulenti. Secondo Bagattini, la perizia balistica evidenzierebbe che la deviazione del proiettile esploso da Spaccarotella "ha un angolo più ampio" di quanto ipotizzato, "quindi l'origine del colpo era ancora più lontana dalla macchina".

MOLOTOV COMPRESE

Domenica sera allo stadio San Paolo di Napoli, e anche fuori, è successo di tutto: e la colpa, attenzione, non è soltanto di alcuni ultrà del Napoli. Lo stesso Osservatorio del Viminale, ha "stigmatizzato l'inaccettabile comportamento tenuto dai 315 tifosi milanisti a cui è stata consentita la trasferta a Napoli in quanto in possesso della tessera 'cuore rossonero'. Su costoro sono in atto accertamenti...". Possibile quindi un "eventuale ritiro dell'agevolazione": sempre che le indagini portino a qualche risultato (cosa che dubitiamo). Ma che è successo? E' successo che in occasione di Napoli-Milan era stata consentita la trasferta solo ai possessori di tessera del tifoso e il Milan, insieme con l'Inter, è l'unico club ad averla sinora adottata. Solo che i controlli al San Paolo sono come al solito inesistenti, e non c'entra la tessera del tifoso: alcuni ultrà del Milan hanno subito lanciato fumogeni in direzione della curva napoletana, poi è volata (da parte napoletana) anche una molotov che ha sfiorato uno steward.A fine gara l'auto di Adriano Galliani è stata circondata da circa 50 ultrà, fuori dallo stadio: solo l'intervento dei poliziotti in moto, i Falchi, ha evitato guai seri. Ma Galliani era scortato: come è possibile che sia successo? Anche qui gravissime carenze organizzative. Secondo Galliani si trattava di tifosi del Napoli, infuriati con lui (ma che c'entra?) perché non possono più andare in trasferta. Secondo altri invece è stato un autentico giallo, e sarebbero stati (anche) alcuni ultrà del Milan a prendersela con l'amministratore delegato. Da tempo ormai Galliani è sotto scorta per contrasti con una frangia di tifosi rossoneri: un problema di biglietti omaggio, di facilitazioni nelle trasferte, eccetera. Ora per fortuna c'è stata una stretta, fra il club e gli ultrà non ci sono più quei rapporti del passato. Galliani ha avuto coraggio a chiudere le porte.Tornando a Napoli, c'è un problema di ordine pubblico che si trascina ormai da tempo: dal famoso treno fantasma del 31 agosto scorso, di cui abbiamo scritto tante volte (i giornalisti, è vero, hanno avuto la colpa di enfatizzare l'episodio ma non dimentichiamo cosa disse Maroni...)Ci sono carenze organizzative nella gestione delle partite: ora tocca al ministro Maroni e al capo della polizia Manganelli venirne a capo. Ricordiamo solo che il questore del treno, Antonino Puglisi, non fa più il questore: dopo tre anni lascia infatti Napoli. E' stato "promosso" e dal prossimo primo aprile dirigerà l'ispettorato generale della polizia di Stato al Senato. Al suo posto arriverà Santi Giuffrè da Reggio Calabria. Auguri di buon lavoro. Ho sempre difeso i tifosi napoletani per bene, che sono milioni in tutta Italia e sono stati pesantemente penalizzati, in qualche caso più di altre tifoserie (che magari contano di più politicamente). Ma è possibile che al San Paolo entri ancora di tutto, molotov comprese?

NAPOLI

NAPOLI - Disordini di Pianura, il rito abbreviato si conclude con le prime pesanti condanne. Leopoldo Carandente e Ciro Sanges - considerati dal pm Antonello Ardituro due dei «colonnelli» di Marco Nonno, ex consigliere comunale di An a giudizio nel rito ordinario - sono stati condannati dal gup Vincenzo Alabiso a otto anni.

Gli scontri a Pianura del gennaio 2008 arrivano, quindi, a un primo momento di verifica giudiziaria nel corso del rito abbreviato che vedono alla sbarra tredici imputati (altri sei avevano patteggiato). Il giudice, quindi, accoglie in pieno le richieste del pm Ardituro che aveva chiesto otto anni per Carandente e Sanges.

Carandente e Sanges sono stati riconosciuti responsabili del reato di devastazione. Per reati minori (resistenza a pubblico ufficiale, incendio, violenza privata) sono stati condannati a due anni e due mesi, sempre in relazione agli incidenti di Pianura, Vincenzo Birra e Giovanni Mangiapia. Altre condanne hanno riguardato esponenti del gruppo ultrà «Teste Matte» accusati per una serie di incidenti avvenuti negli scorsi anni all’interno e all’esterno degli stadi. Per associazione per delinquere sono stati condannati a 3 anni e quattro mesi Giuseppe Nota e a tre anni i fratelli Ernesto e Fabio Proietti, mentre un anno di reclusione in continuazione per precedenti condanne per fatti analoghi è stato inflitto a Vincenzo Grassi e Luigi Galatola. Tre imputati sono stati assolti invece da tutte le accuse.

La Procura, quindi, ha avuto ragione anche per la contestazione del reato associativo al gruppo appartenente agli ultrà delle «Teste Matte»: avrebbero applicato a Pianura nei giorni della rivolta le stesse tecniche e la stessa violenza che usano negli stadi e sulle autostrade nei confronti dei tifosi avversari.

Per gli altri venti imputati, tra cui l’ex consigliere comunale Marco Nonno, è cominciato giorni fa il processo con rito ordinario davanti alla nona sezione del Tribunale, collegio B (presidente Rossella Catena). A causa dell’incompatibilità del giudice Amalia Taddeo, che aveva autorizzato alcune intercettazioni, il dibattimento si farà davanti al collegio C, presieduto da Ettore Nicotera, ed è stato rinviato a lunedì 30 marzo. Oltre all’Anm (Azienda napoletana mobilità) si sono costituiti parti civili il Comune di Napoli, il ministero dell’Interno (dipartimento Vigili del fuoco), alcuni vigili e l’Asìa.

La vicenda di Pianura è qualche che ha riguardato anche l'ex assessore al Comune di Napoli, Giorgio Nugnes, morto suicida.

SPAKKAROTELLA VOLEVA SPARARE ANCORA

"Le testimonianze di stamani dimostrano che il poliziotto Luigi Spaccarotella, accusato di omicidio volontario per la morte del tifoso laziale Gabriele Sandri "voleva sparare il secondo colpo", quello fatale.

Lo ha detto l'avvocato che assiste la famiglia Sandri, Michele Monaco, commentando le dichiarazioni ascoltate stamani in Corte d'assise ad Arezzo e rilasciate dai colleghi dell'imputato. "L'ultimo testimone - ha detto Monaco - ha spiegato che dopo il primo sparo se non si vuol sparare di nuovo subito bisogna tenere l'indice esteriormente alla pistola. Ha detto anche che l'arma va tenuta in basso, mentre Spaccarotella sostiene che la teneva perpendicolare: questo e' il sintomo della volontarieta"'.

L'avvocato di Spaccarotella: non è un insensibile
"Dalle testimonianze e' emerso che l'agente non e' un Rambo insensibile e che la sua prima preoccupazione e' stata inviare il cordoglio alla famiglia. Ma la lettera non e' mai arrivata". Lo ha detto l'avvocato Federico Bagattini, difensore del poliziotto Luigi Spaccarotella, commentando le testimonianze di stamani in aula al processo per la morte di Gabriele Sandri. Bagattini ha poi spiegato che la difesa puntera' molto sulla deviazione ricevuta dallo sparo: "Se verra' confermata l'ipotesi del nostro consulente di una deviazione molto ampia, non e' piu' il caso di parlare di accidentalita' o volontarieta' dello sparo, perche' significa che la direzione era tutt'altra rispetto alla macchina".

"Una persona assennata"
Non un Rambo ne' un appassionato di pistole. Cosi' i colleghi del poliziotto Luigi Spaccarotella accusato dell'omicidio volontario per la morte di Gabriele Sandri, hanno descritto l'imputato testimoniando stamani in Corte d'assise ad Arezzo "si e' sempre comportato come una persona assennata - ha spiegato Roberto Caroni della Polstrada di Battifolle, dove lavorava Spaccarotella il giorno dell'omicidio -. Sembra scontato che lo dica io, che sono collega, ma vi garantisco che e' la verita"'.

Sono sei i colleghi dell'agente che hanno testimoniato stamani. Il responsabile della Polstrada di Battifolle Pasquale Mastrota ha ricordato che prima di quell'undici novembre non aveva ricevuto segnalazioni "non aveva ricevuto segnalazioni di un uso dell'arma da parte di Spaccarotella che fosse contro le disposizioni" descrivendo l'agente come uno che portava pistole e divisa in maniera "corretta". Mastrota ha poi spiegato che dopo un primo colpo, per esplodere il secondo "basta un soffio, perche' il cane rimane alzato e il proiettile e' gia' in canna". E per questo - ha aggiunto - servono particolari accorgimenti nell'impugnarla.

Mastrota ha poi ricordato che nel 2007 Spaccarotella aveva partecipato a una sola esercitazione al poligono, nei primi giorni di novembre", e che dopo l'11 novembre il ministero emano' una circolare in cui ribadiva le norme per l'accortezza nell'uso delle armi. Gli altri colleghi di Spaccarotella hanno risposto "no" ai difensori dell'agente che chiedevano loro se l'imputato fosse "un Rambo", dicendo che Spaccarotella era portato "alla mediazione".

Il fratello di Sandri: non Rambo ma Spiderman
Per il fratello di Gabriele, Cristiano, i testimoni "sono stati gentili con il loro amico Spaccarotella. La difesa ha cercato di dimostrare che non e' un Rambo ma da come si arrampica sugli specchi sembra di piu' Spiderman".

Riguardo la lettera di cordoglio che Spaccarotella ha inviato ai Sandri, Cristiano ha detto: "Non c'e' stato un contatto. Dopo la prima e' passato un anno e mezzo, se non e' arrivata poteva scriverne un'altra".

CONTRO LA SLA

di Gessi Adamoli
Genova non tradisce. Ha un cuore grande così quando c´è da dimostrare solidarietà vera e non a parole. E non dimentichiamoci che questa (calcisticamente) è la città di Gianluca Signorini e dunque il dramma di Stefano Borgonovo lo sente in modo particolare. Sono 21 mila i biglietti venduti (175 mila euro l´incasso a cui vanno aggiunti i 50 mila euro che Genoa e Samp hanno versato insieme) ed è bello vedere in tribuna seduti fianco a fianco Enrico Preziosi ed Edoardo Garrone. Sugli spalti sembra quasi un derby di campionato. Sciarpe, bandiere, striscioni: tutta rossoblù la Nord, tutta blucerchiata la Sud. «Sì, io sfide stracittadine con il Genoa ne ho giocate tante e le ricordo tutte nei particolari - dice Roberto Mancini - Ma è fuori strada chi pensa che siamo venuti a giocare un derby. Siamo tutti qui per cercare di dare un piccolo aiuto per arrivare a sconfiggere questa malattia». Il tifo è tutto per Stefano Borgonovo e per la battaglia che sta portando avanti con lo stesso coraggio di Signorini, il Capitano che venne nel suo stadio su una carrozzina e commosse tutti, in campo e sugli spalti.

Borgonovo la terribile Sla, sclerosi laterale amiotrofica, la chiama «la stronza». La combatte da tre anni. È una malattia che colpisce in percentuale inquietante chi ha giocato al calcio ed è forse anche per questo che le iniziative di sostegno all´associazione impegnata a raccogliere fondi per promuovere la ricerca partono principalmente dal mondo del calcio. Quasi una malattia professionale, anche se nessuno tra i calciatori che si sono ammalati ha mai avanzato il dubbio, anche minimo, che esista una correlazione diretta tra la Sla e lo sport che hanno praticato.

C´è chi come Simone Braglia, il portiere del Genoa che è ricordato come l´eroe dell´Anfield Road, è stato per anni compagno di Borgonovo: «Nove anni di settore giovanile insieme a Como, dai Pulcini alla prima squadra. Non potevo non esserci, al di là che è piacevole ritrovare tanti amici». Per molti è una vera e propria rimpatriata, gli assenti (vedi Milito o Palombo) sono tutti giustificati. Stefano Tacconi è venuto con tutta la famiglia: Andrea, Alberto, Virginia e Vittoria, la più piccola che ha solo 7 mesi. «E per fortuna ha preso tutto dalla mamma», scherza Massimo Briaschi, l´ex attaccante del Genoa che ora fa il procuratore (nella Primavera rossoblù ha Parfait e Lazarevic). Tacconi si strizza Andrea, il primogenito, 14 anni: «Gioca anche lui in porta. L´ho concepito nell´anno in cui ero a Genova e ho voluto che si chiamasse come Fortunato». Fortunato è l´ex giocatore di Genoa e Juventus stroncato giovanissimo dalla leucemia.

Pagliuca, il portiere della Samp dello scudetto, è tirato a lucido: «Ho persino qualche chilo in meno rispetto a quando andavo in campo. Gioco a tennis, a pallacanestro e sto facendo il corso allenatori. Mi candido per una panchina». Ricorda come un suo ritorno a Marassi non fu fortunato: «Coincise con la famosa notte dei rubinetti, i tifosi non ce l´avevano con me ma con il Bologna che aveva fatto retrocedere la Sampdoria. E se per questo, in un derby, i tifosi del Genoa per contestare Spinelli riempirono me di carta igenica».

Stanno frequentando il corso anche Lanna (ex Samp) e Armando Ferroni (ex Genoa) che si offre sia a Torrente che a Ruotolo come secondo: «Sbrigatevi a fare carriera che io vi faccio da vice». Ruotolo, che sembrava dovesse prendere il posto a Livorno del traballante Acori, dice però che non c´è fretta: «Piano, piano. Ci arriverò, ma senza bruciare le tappe». Poi si abbraccia con il sampdoriano Delvecchio. «Siamo i due Gennaro del calcio italiano, il terzo è Gattuso».

A Mancini viene chiesta una battuta su Cassano e la Nazionale e lui se la sfanga in modo che più diplomatico non si può: «No comment». E a proposito di Cassano e delle voci del suo passaggio alla Juventus, l´amministratore delegato Marotta spiega quale secondo lui deve essere il punto di partenza della Sampdoria per il prossimo anno: «Io confido di ripartire da Cassano, Palombo e Pazzini». Ma c´è qualche punto in comune tra questa Samp e quella magica dello scudetto? «Non c´è paragone - risponde secco Vierchowood - E se avete qualche dubbio chiedetelo anche a Mannini». E l´ex compagno, lì a fianco, annuisce. «Chi invece va forte - incalza lo Zar - è il Genoa. Gioca bene, è quarto e finirà davanti alla Sampdoria. Pima o poi doveva succedere, ma era meglio poi».

IL PAPA

Arezzo, 28 marzo 2009 - "La lettera del Papa arriva, quella di Spaccarotella no". Così il padre del tifoso laziale Gabriele Sandri ucciso dall’agente Spaccarotella, risponde ai giornalisti in merito alle polemiche suscitate stamane dalla lettera che l’agente avrebbe fatto recapitare alla famiglia e successivamente in Vaticano.

"Il Papa ci ha scritto dicendo che pregava per Gabriele. Lo ha fatto nel dicembre scorso", ha spiegato il padre della vittima, sottolineando che l’altra missiva non è mai arrivata alla famiglia Sandri. Alla domanda se la lettera del pontefice sia stata sollecitata dal cardinale Tarcisio Bertone (come riferito precedentemente nella mattinata), l’uomo ha risposto: «Non credo che Bertone notifichi le condoglianze di Spaccarotella al Papa, semmai dovrebbe farlo a noi».

TELECAMERE IN AULA

Nella quinta giornata del processo in corso ad Arezzo a carico del poliziotto Luigi Spaccarotella, accusato di omicidio volontario per la morte di Gabriele Sandri, sono state ammesse per la prima volta le telecamere delle tv.

L’imputato, presente in aula, è stato ripreso di spalle, coperto da alcuni carabinieri. Spaccarotella aveva espresso più di una volta il timore di essere visto in volto, paventando ritorsioni da parte degli ultras.

CI MANCAVANO I PRETI

Arezzo, 28 mar. - (Adnkronos) - Luigi Spaccarotella, l'agente della Polstrada accusato di omicidio volontario per la morte del giovane tifoso laziale Gabriele Sandri, tento' di far arrivare una lettera di cordoglio ai famigliari di Gabriele, utilizzando canali ecclesiastici, ma non riusci' nel suo intento. Lo ha detto oggi in aula, alla quinta giornata di udienza per il processo in Corte d'Assise ad Arezzo, don Antonio Bacci, il sacerdote che il 16 giugno del 2007 sposo' Spaccarotella. ''So per certo - ha detto don Bacci - che Spaccarotella attivo' il vescovo di Arezzo perche' contattasse la famiglia per farle arrivare, tramite il sacerdote, il suo cordoglio e il suo dolore. Poi non ne abbiamo saputo piu' niente''.

POTENZA ULTRAS

Alla Luce dell’assurda decisione del casms di vietare la trasferta dei sostenitori del Potenza a Sorrento, gli ultras Potenza esprimono il proprio sdegno e il proprio disappunto nei confronti di tale illogico provvedimento.
Un provvedimento arbitrario e smisurato che non tiene assolutamente conto dei rapporti tra le due tifoserie, dei precedenti e soprattutto di una situazione di pericolo pari a zero. Un provvedimento che non solo limita la passione e il calore di noi ultras ma anche quello di una intera tifoseria composta anche da famiglie e da semplici sportivi.
Un provvedimento che limita la libertà del cittadino.
Un provvedimento figlio del calcio moderno sempre più piegato alle tv, ai soldi ed interessi di parte.
E’ chiaro ormai che a Potenza come in tutte le altre città d’Italia gli ultras sono considerati il nemico pubblico numero uno e la causa dei mali e dei problemi della nostra società, ma forse a Potenza ultimamente tale considerazione è diventata smisurata, morbosa, ossessiva. Stadi sempre più vuoti senza calore e colore, diffide senza motivo, restrizioni illogiche e soprusi sono il risultato di questa repressione che sta colpendo indistintamente tutte le curve e centinaia di ragazzi colpevoli solo di amare la propria squadra di calcio.
Denunciamo all’ opinione pubblica e alle istituzioni tutto ciò che ci sta accadendo affinchè si prenda coscienza di tale fenomeno che sta portando alla distruzione del calcio vero.
Chiediamo inoltre al sindaco di impegnarsi per far valere i diritti di una città civile come Potenza, in grado di ospitare tranquillamente qualsiasi tifoseria e di recarsi altrettanto tranquillamente fuori casa.
Con tale divieto la città viene mortificata e la cosa più incredibile è che tale decisione, sia derivata dalle sollecitazioni poste in essere dalla questura di Potenza.
Non vogliamo essere vittime , le nostre colpe le ammettiamo e le abbiamo sempre e profumatamente pagate sulla nostra pelle, ma chiediamo rispetto per la nostra passione, la nostra dignità. La nostra libertà

COMUNICATO ULTRAS POTENZA

DUE TORRI-ACIREALE

Piraino, 27/03/2009 - Il Sindaco di Piraino, Giancarlo Campisi, a seguito degli eventi verificatisi dopo la partita Due Torri-Acireale che hanno portato alla denuncia di alcuni tifosi ed alla proposta di Daspo (Divieto di accesso alle manifestazioni sportive) per altri, stigmatizza gli episodi che si verificano nello stadio. Sono luoghi in cui i genitori dovrebbero poter passare pomeriggi di sport assieme ai loro bambini e quindi mai possono essere giustificate intemperanze di alcun genere. Ma occorre ricondurre nell’ambito di quanto realmente accaduto le notizie in merito al suddetto incontro perché certa stampa ha dato maggiore risalto a notizie che hanno colpevolizzato la tifoseria locale. A tenere un atteggiamento litigioso e rissoso sono stati anzitutto gli ospiti e, cosa più grave, si è registrata l’antisportività della panchina e dei giocatori dell’Acireale che sin dai primi minuti hanno istigato i tifosi locali con gesti e parole che sono a dir poco inqualificabili. La reazione dei tifosi locali sfociata solo in intemperanze verbali, è stata sicuramente provocata quindi da questi comportamenti. Già prima del fischio d’inizio del direttore di gara e per tutta la durata dell’incontro, panchina e giocatori hanno sbeffeggiato i tifosi sugli spalti ed alla fine anche per aver vinto la partita. Il Sindaco invita, infine, tutti coloro che si recano allo stadio di prendere esempio dai tifosi stranieri in Inghilterra, Spagna e Germania in cui si gioca in stadi privi di recinzione. Ufficio Stampa del Comune di Piraino

MODELLO ITALIENO

Dico un'eresia, ce l'avevo in canna da settimane.
Volete il modello inglese? Allora rifate gli stadi ma che siano stadi di proprietà delle società. Presidenti, fuori la grana!
Finchè gli stadi saranno quelli che abbiamo, vecchi, scomodi, senza parcheggi, insicuri, Sky continuerà ad aumentare i suoi profitti. Per andare al Comunale di Torino devo partire da casa due ore prima, ci arrivo dopo 45 minuti e impiego di solito un'ora alla ricerca di un parcheggio. Chi me lo fa fare ? In fondo con 8 euri compro la partita sul satellite, mi sdraio sul divano e trangugio un Averna in santa pace, non prendo freddo, gli ultras non mi scorticano vivo e risparmio carburante. Io, almeno per quest'anno, ci vado per fare un dispetto a Murdoch, i più se ne restano a casetta davanti all'ultrapiatto rincoglionente.
La verità è che nessuna società di A e B è disposta ad una moratoria sull'acquisto di campioni o costosi bidoni per destinare risorse alla costruzione di nuovi impianti sportivi, nessuna, tranne la Juve che vi è stata costretta dalle "sofferenze" di "Calciopoli". Se volete essere coerenti, invece che la "tessera del tifoso", un palliativo propagandistico e razzista la cui funzionalità era sotto gli occhi di tutti al San Paolo domenica scorsa, prendete tutto dall'esperienza britannica, tutto e non qualche brandello.
La "tessera" di Maroni terrà in vita il nostro calcio agonizzante per ancora un anno necessario a Sky per rimpolpare il proprio parco clienti, magari grazie a qualche altro "incidente" provvidenziale e indispensabile allo sgombero dagli stadi dei suoi clienti più rompicoglioni, gli ultras i quali, sia detto per inciso, ce la mettono tutta per farsi mettere alla porta con alcuni comportamenti francamente puerili e anacronistici.
Ancora un anno così, forse due, poi la normalizzazione del calcio italiano sarà cosa fatta ma senza neanche un paragrafo della lezione inglese.


Vincenzo

TELETIFOSI

La Fiorentina perde tifosi. Secondo i dati ufficiali diffusi dalla Lega calcio il raffronto tra la passata stagione e quella in corso mostra un decremento contenuto (intorno allo 0,5%), ma in realtà il calo è più consistente, diciamo intorno al 15-16%. Perché tanta differenza? L´analisi fornita dalla Lega tiene conto del dato complessivo degli abbonati unito a quello degli spettatori paganti, però - e qui sta la novità - non tutti gli abbonati seguono tutte le partite di campionato, quindi la media delle presenze si abbassa. Un dato che rischia di incidere pesantemente anche sulla prossima campagna abbonamenti. Naturalmente il segno meno aumenta se si tiene conto anche delle partite di coppa, visto che l´anno scorso la Fiorentina arrivò fino alla semifinale di Uefa. In calo, comunque, anche il Milan e la Roma, mentre crescono, seppur di poco, Inter, Napoli e Lazio. E dire che all´inizio della stagione il trend di presenze era in crescita - un dato allargato a tutta la serie A - ma negli ultimi tre mesi è precipitato. Colpa della tv? Sembra di sì. Sempre secondo i dati della Lega la Fiorentina è passata da un´audience di 336.684 spettatori (dati aggiornati al 20 gennaio) a 378.718 (dati aggiornati al 23 marzo 2009) con uno share che è passato da 1,65% a 1,77%. È ovvio che a questo ha contribuito anche il momento non proprio brillante della squadra, l´uscita dalle coppe internazionali e la crisi economica, ma il problema vero è lo stadio. Vecchio, scomodo, inadeguato.

TESTIMONE INTIMIDITO?

(AGI) - Arezzo, 27 mar. - "Non ricorda piu' nulla. E' in stato confusionale, mi sembra molto impaurito". Cosi' Giorgio, padre di Gabriele Sandri, tifoso laziale ucciso dall'agente Luigi Spaccarotella l'11 novembre del 2007 in un autogrill a Badia Alpino in provincia di Arezzo, ha commentato la prima testimonianza della quarta giornata di udienza in Corte d'Assise ad Arezzo, quella di Emanuele Fagioni, agente di commercio che quella domenica mattina aveva dichiarato di aver visto l'agente Spaccarotella sparare il colpo mortale a braccia tese. Una deposizione che si e' oggi contraddetta. Il teste ha infatti detto di non aver visto sparare.

SORRENTO-POTENZA

Potenza, 27 mar. - (Adnkronos) - Niente trasferta a Sorrento per i tifosi del Potenza. Il prefetto di Napoli ha disposto che l'incontro Sorrento-Potenza, valido per il campionato di prima divisione (girone B), in programma domenica allo stadio 'Italia', dovra' essere disputato con eliminazione del settore ospiti. La vendita dei biglietti e' stata inoltre limitata ai soli residenti nel Comune di Sorrento.

27 marzo 2009

LA MACCHINA DI HITLER

La Volkswagen si occupa anche di calcio, in Italia, assieme al Coni, ha promosso la scuola del tifo, prendendo atto che i tifosi vanno educati al rispetto di sé e degli altri. Alcune regioni italiane, tra le quali la Puglia, hanno aderito all'iniziativa, sono coinvolti 60.000 bambini delle scuole elementari e medie in questo progetto, che è ancora nella sua fase sperimentale. C' è un sito al quale si può accedere liberamente per informarsi: www.scuolatifo.it .

Inoltre, la F.I.G.C. ha promosso un progetto altrettanto interessante: i valori scendono in campo.

Queste iniziative, questi splendidi progetti riguardano i nostri bambini, ma anche noi adulti dobbiamo cercare di migliorare come tifosi.

CRISTIANO

Arezzo, 27 mar. (Apcom) - Le testimonianze rese all'udienza di oggi del processo per l'omicidio di Gabriele Sandri confermano che Luigi Spaccarotella, l'agente della Polstrada unico imputato, sparò volontariamente: lo ha detto Cristiano Sandri, fratello della vittima, parlando con i cronisti al termine dell'udienza di oggi. "Tutti dicono che hanno visto l'agente puntare - ha sottolineato - e questo afferma la volontarietà dello sparo". Gli fa eco il padre Giorgio: "Tutti quanti hanno confermato che Spaccarotella ha sparato a braccia tese; tutti hanno detto la stessa cosa, confermando quello che già sapevo, quello che mi avevano detto i ragazzi".

L'AVVOCATO DEI SANDRI

Arezzo, 27 mar. (Apcom) - Il processo per l'omicidio di Gabriele Sandri "era oggi", perchè oggi "si è svolto tutto quello che si doveva svolgere per raggiungere la prova nei confronti di Spaccarotella": lo ha affermato Michele Monaco, avvocato di parte civile, parlando con i cronisti al termine della quarta udienza tenutasi ad Arezzo. "Il quadro è coerente - ha spiegato il legale della famiglia Sandri - i testimoni hanno confermato tutto ciò che era stato detto in istruttoria". A proposito della testimonianza della guida turistica giapponese, che ha precisato di non aver visto la pistola in mano all'agente Luigi Spaccarotella, Monaco ha replicato dicendo che "la pistola lo dice Spaccarotella che ce l'aveva: non c'è bisogno che lo dicano gli altri".

L'AVVOCATO DEL DIAVOLO

Arezzo, 27 mar. (Apcom) - Vari testimoni hanno visto l'agente Luigi Spaccarotella con le braccia tese verso l'area di servizio opposta, ma queste "sono versioni contrastanti e contraddittorie". Lo ha affermato Federico Bagattini uno dei due legali del poliziotto accusato di omicidio volontario di Gabriele Sandri, parlando con i cronisti al termine della quarta udienza del processo. "Parlano di braccia tese, ma nessuno vede la pistola - ha spiegato - questo è un dato fondamentale per il processo. I processi non si fanno con le deduzioni dei testimoni, ma con ciò che hanno visto, non per sentito dire nè per condizionamenti di fattori esterni, come l'ultima testimone ha detto; la tv la guardo i giornali, li leggo e quindi dei condizionamenti ci sono". Ai cronisti che sottolineavano però come la pistola fosse stata vista da altri testimoni, tra cui Fabio Rossini, Bagattini ha ribattuto che quest'ultimo "si contraddice su momenti importanti: durante le indagini non parlò di braccia tese, ma di un braccio solo. Contraddetto dai suoi compagni di viaggio, parla di un mancinismo fuori dalla realtà perchè Spaccarotella è destro. Ci sono elementi che fanno dire che è un teste non determinante per l'accusa". Riguardo invece i cinque secondi durante i quali l'agente, secondo la testimonianza della guida turistica giapponese, avrebbe preso la mira, l'avvocato ha detto che "se è per questo durante le indagini aveva detto dieci secondo; anche lee non vede la pistola e parla di puntamento fisso anche se il bersaglio era in movimento. Se non è stato un puntamento in movimento - ha concluso Bagattini - ecco che riemerge la deviazione".

PAPA' GIORGIO

"Per quanto mi riguarda il processo potrebbe finire anche oggi". Giorgio Sandri ha sentito altri testimoni ribadire in aula che Luigi Spaccarotella ha mirato prima di sparare il colpo che ha poi ucciso suo figlio Gabriele

"Per quanto mi riguarda il processo potrebbe finire anche oggi". Giorgio Sandri ha sentito altri testimoni ribadire in aula che Luigi Spaccarotella ha mirato prima di sparare il colpo che ha poi ucciso suo figlio Gabriele l'11 novembre 2007 nell'area di servizio dell'A1 di Badia al Pino. Udienza importante, la quarta davanti alla Corte d'Assise di Arezzo. Perchè si comincia a delineare una dinamica precisa. "Ricordo che la pistola l'aveva già in mano- dice durante l'udienza uno dei testi- non l'ha impugnata dopo. Sono sicuro. Non con entrambe le mani. Non vorrei sbagliarmi, ma aveva un braccio teso in avanti". Con una o due mani, ma la posizione del poliziotto è confermata anche da Fabio Rossini, che vide la scena dall'autogrill: "Sono partiti due colpi, sul secondo ho visto puntare il poliziotto al di là di qualcosa che non si vedeva. Io ero sopra l'autogrill e c'era una specie di nebbiolina. Ricordo che cercava la posizione. Si fermava e si spostava come al poligono, puntava con tutte e due le braccia tese, con l'arma in entrambe le mani". Non vuol sentire altro il padre della vittima: "Vorrei ringraziare questi testi per la loro onestà civica, la mia sensazione è che abbiano detto quello che avevano detto gli amici di Gabriele ieri. E vorrei rispondere all'avvocato che sono attendibili anche quei ragazzi. Tutti dicono la stessa cosa. Per quanto mi riguarda il processo potrebbe finire anche oggi. Spaccarotella? Lui non mi interessa, mi interessa solo il processo".

LO ASSOLVERANNO?

Arezzo, 27 mar. - (Adnkronos) - Due testimoni videro l'agente Luigi Spaccarotella sparare a braccia tese, la mattina dell'11 novembre 2007 nell'area di servizio dell'A1 di Badia al Pino (Ar), dove perse la vita il giovane tifoso laziale Gabriele Sandri. In particolare, un teste, ascoltato oggi in Corte d'Assise ad Arezzo, vide il poliziotto a gambre divaricate, braccia tese, impugnare la pistola con due mani, e poi ha udito lo sparo, l'altro lo ha visto a braccia tese e ha assistito allo sparo. I due testimoni dell'accusa sono l'imprenditore Fabio Rossini e un suo dipendente, Fabrizio Galilei. Spaccarotella ''correva, cercava la posizione, aveva entrambe le braccia tese - ha detto Rossini - impugnava l'arma con entrambe le mani. Ho visto la fumata bianca dopo lo sparo''. Poi, ha precisato: ''Non sono in grado di specificare se impugnasse la pistola con due mani''. Mentre Galilei ha dichiarato: ''Ho visto il poliziotto che iniziava a puntare. Aveva le gambe divaricate e le braccia parallele al suolo. Teneva la pistola con due mani. Capivo che puntava un'automobile. Poi sono entrato nell' autogrill e ho sentito lo sparo, ma io non potevo piu' vedere cosa stesse succedendo''. Prima di loro, un altro testimone che dopo l'uccisione di Sandri aveva fatto mettere a verbale che l'agente aveva sparato con entrambe le mani, ha dichiarato in aula che il poliziotto correva con la pistola in mano, ma non lo ha visto sparare.

(Fas/Ct/Adnkronos)

MODELLO SFIZZERO

Violenti scontri nel dopo partita fra l’HC Bienne e l’Ambrì Piotta. Per riuscire a separare i supporters delle due squadre, la polizia cantonale bernese si è vista obbligata a sparare pallottole di caoutchouc e gas irritanti.
Gravi ferite sono state riportate da un ragazzo di 15 anni, mentre ancora si trovava a bordo pista. Vi sarebbero altri feriti lievi, secondo quanto comunicato dalla polizia. Diversi hooligans sono stati riconosciuti ed interpellati presso il comando della polizia cantonale.

Giovedì 26 marzo, la formazione leventinese aveva sconfitto il Bienne ai tempi supplementari, grazie ad un rigore trasformato da Nicholas Naumenko, dopo che il risultato si era fermato sul 3-3. L’Ambrì si è così garantito la permanenza in serie A.

LO ASSOLVERANNO

Arezzo, 27 mar. (Apcom) - Braccia teste verso l'altra parte dell'autustrada e cinque secondi fermo a prendere la mira: questa la scenda descritta da Keiko Korihoshi, la guida turistica giapponese presente nell'area di servizio di Badia Al Pino, l'11 novembre 2007, quando è e stato ucciso il giovane tifoso laziale Gabriele Sandri. La Korihoshi ha parlato di due poliziotti che correvano, uno dei quali si è portato sul bordo dell'area mentre, dall'altra parte alcuni ragazzi stavano salendo a bordo di un'automobile: "Il poliziotto puntava la pistola con entrambe le mani e le braccia tese - ha raccontato - poi si è fermato cinque secondi e poi ha sparato". La teste giapponese tuttavia ha precisato di non aver visto l'arma tra le mani dell'agente, che secondo l'accusa è Luigi Spaccarotella unico imputato per omicidio volontario: "Ero lontana e dietro di lui - ha aggiunto - vedevo le sue spalle, la pistola non la vedevo, dalla posizione ho capito che l'aveva ma non potevo vederla e quando correva non ho visto la pistola". Alla domanda del presidente della Corte d'Assise Mauro Bilancetti, il quale le ha chiesto per quale motivo avesse parlato di una pistola, la Korihoshi ha spiegato di averlo dedotto dal rumore dello sparo,uno dei due spari che la guida giapponese ha dichiarato di aver udito, pur non avendo assistito con i propri occhi al primo.

IN RIVOLTA CONTRO IL MONDO MODERNO

di Maurizio Stefanini

L’identificazione degli ultras con un «movimento antagonista» di protesta politica o prepolitica non è che una delle possibili chiavi di lettura del fenomeno. Una seconda ipotesi, all’opposto, si ricollega al famoso libro del 1895 di Gustave Le Bon Psicologia delle folle: gli ultras come ennesimo esempio dell’irrazionalità collettiva che coglie gli uomini quando si perdono nella massa. Con qualche adattamento, sembra essere questa l’interpretazione di Bill Buford, che però a volte dà l’impressione di parlare come uno yankee inorridito per gli eccessi di uno sport non yankee per eccellenza. Ma alcuni consiglieri di Barack Obama ritengono che il suo libro offra addirittura la chiave per capire la psicologia dei jihadisti.

«Sono primati»

Tesi numero tre: quella dell’antropologo Desmond Morris, che accomuna il comportamento del tifoso a quello di alcune specie di primati. La maggior parte degli analisti giudica però lo schema troppo rozzo.

Tesi numero quattro, quella formulata dall’inglese Ian Taylor all’inizio degli anni Settanta: il teppismo calcistico come «movimento di resistenza dei tifosi più tradizionali di fronte ai cambiamenti intervenuti nel secondo dopoguerra nel mondo del calcio». Le squadre di calcio inglesi, spiega Taylor, erano in origine espressione di comunità operaie, in cui tifosi e giocatori condividevano il medesimo status sociale, riversandovi «una serie di valori tipici della classe operaia, dei suoi stili di vita e delle sue lotte per il lavoro»: virilità, partecipazione collettiva, vittoria. Ma dopo il 1945 al vertice delle società si afferma un nuovo ceto dirigente «borghese», che non vede più nel pubblico i membri di una comunità, ma spettatori paganti. Inoltre iniziano i tornei internazionali, che fanno diminuire il senso di competizione con le comunità vicine. Di qui la frattura tra calcio e veri tifosi, che si ritrovano alienati da un bene per loro molto prezioso. Dal conseguente senso di frustrazione nascerebbe il teppismo calcistico. Criticato per non aver compreso il salto di qualità tra teppismo calcistico tradizionale e moderni hooligan e anche per aver limitato la sua analisi alla realtà britannica, Taylor è stato recentemente rivalutato. Per esempio dall’analisi fatta dell’americano Franklin Foer secondo cui la rivolta degli ultras contro il calcio moderno non sarebbe che un aspetto particolare di una più generale rivolta contro la globalizzazione: tesi che si collega poi alla teoria degli ultras come movimento antagonista.

Tesi numero cinque: l’aggro (il termine si riferisce alle esplosioni di violenza rituale, ndr) della Scuola di Oxford di Peter Marsh, di cui è interprete italiano Alessandro Dal Lago. Ovvero: la violenza degli ultras è rituale, e la loro pericolosità è ingigantita dai media. Gli ultras rappresenterebbero infatti una «sottocultura» retta da regole non scritte, ma rigidamente osservate: «L’ultrà se la prende solo con un altro ultrà»; «Venti contro uno è un comportamento da infami», eccetera. La principale di queste infrazioni sarebbe provocare lesioni gravi. Ovvia l’obiezione: ma questo in realtà avviene, e anche spesso. Sì, riconosce la Scuola di Oxford. Ma solo quando ci si mette di mezzo la «distorsione» di un intervento esterno: in particolare, può essere la polizia a turbare il delicato equilibrio da cui dipende il carattere rituale, e dunque «simbolicamente ordinato», dell’azione aggro. Un critico severo della Scuola di Oxford è Roversi. «Taluni rituali all’apparenza inoffensivi» osserva «possono diventare all’improvviso cruenti». «Giochi di guerra possono, in determinate circostanze, sfociare in forme di violenza seria e distruttiva molto più gravi e reali di quanto è ammesso da Marsh e colleghi».

Tesi numero sei: quella della cattedra di Sociologia dello sport dell’Università di Leicester di Eric Dunning, Patrick Murphy e JohnWilliams. Gli hooligan attivi negli stadi inglesi sono giovani provenienti dagli strati più bassi della classe operaia, che vivono una condizione di disagio e dunque riproducono nei gruppi hooligan i comportamenti tipici del proprio quartiere. E il loro codice è il machismo della classe operaia bassa. Aggiornando gli schemi di Taylor, la Scuola di Leicester non dà però conto né dell’evoluzione interclassista del mondo hooligan, né della sua diffusione mondiale.

La tesi numero sette rielabora i risultati delle tre “scuole” britanniche proprio alla luce di questi cambiamenti. È in particolare Alessandro Salvini, ordinario alla facoltà di Sociologia di Padova, a parlare di «rivendicazione spettacolare di identità»: il gruppo ultras come «laboratorio» in cui l’adolescente apprende alcune regole della socialità adulta, e anche una delle poche «agenzie di socializzazione» in grado di dare una risposta soddisfacente a quei giovani per i quali l’identità personale è ancora un’entità precaria e imperfetta, per via dell’età e/o della condizione sociale e culturale. Il giovane, nell’ambito del gruppo ultras, trova un sistema già organizzato di regole, norme e valori; ovvero, un’«identità» già pronta.

Autostima in crisi

E la violenza nasce dall’esigenza di elevare la propria autostima, di conquistare l’approvazione dei compagni e di affermare il prestigio del proprio gruppo: un rito di passaggio virile che presuppone codici non scritti, ricavati dalla trasmissione orale di precedenti esperienze affrontate dal gruppo. Nati come un tentativo di risposta alla mancanza di regole che caratterizza la società contemporanea, gli ultras sarebbero, però, stati ormai contagiati a loro volta dalla stessa sindrome, con la disgregazione dei grandi gruppi in una galassia di schegge, sempre meno partecipi delle norme tradizionali. Roversi, che su alcune di queste interpretazioni ha tentato di costruire un metodo di classificazione, conclude però su una nota sconsolata: «Dalle diverse imprese scientifiche emergono risultati che, sotto molti aspetti, costituiscono un blocco di conoscenze cumulabili che ci consentono di stabilire alcuni punti fermi. Sappiamo dunque abbastanza. Ma una cosa non sappiamo ancora. Non sappiamo che cosa fare». Non a caso i suoi ultimi lavori prima della recente scomparsa sembrano abbandonare lo sforzo di comprensione a favore di un’opera di catalogazione dell’«odio in rete» che arriva a considerare gli ultras alla stessa stregua dei razzisti e dei jihadisti (e che gli è valso infatti dure critiche).