Roma, 29 gen (Velino) - A dieci giorni dall’esordio dell’Italia del rugby nel Sei Nazioni contro l’Inghilterra (stadio di Twickenham, sabato 7 febbraio) fa molto discutere il proposito da parte del ct azzurro Nick Mallet di fare allenare Mauro Bergamasco nel ruolo di mediano di mischia. Un ruolo ricoperto negli ultimi tempi da giocatori attualmente infortunati: Picone, Travagli e Canavosio; quest’ultimo, tuttavia, in fase di recupero. Per i purissimi sostenitori della specializzazione nel ruolo, il progetto del tecnico venuto dal Sudafrica, appare una eresia: non è lecito trasformare, per giunta a 30 anni (il padovano li compirà a giugno), una terza linea in mediano di mischia. Nell’immaginario comune essenzialmente la terza linea è un avanti con fisico possente con missione da distruttore (placcatore) e propositore del gioco sulle palle recuperate. Un mediano di mischia è, invece, il regista della squadra che inventa il gioco sulle palle guadagnate dai propri avanti e serve i compagni con passaggi rapidi, precisi e possibilmente potenti. Il numero 9 è spesso il giocatore dal fisico meno dotato della squadra. Questa differenziazione aveva un suo senso preciso fino a qualche mese fa quando sono state inserite delle nuove regole che rendono il progetto di Mallet assolutamente interessante. Facciamo un passo indietro. Contrariamente a quanto accade nel calcio, che le proprie regole non le muta mai neanche a rischio di perdita completa di credibilità – pensiamo ai quotidiani guazzabugli collegati con il fuori gioco -, il rugby aggiorna periodicamente le proprie regole al fine di mantenerne intatti l’essere, a seconda da come leggi la storia di questi due sport con stessa matrice, ne è padre o figlio - è la metafora di una battaglia che da giocarsi sul campo su un piano tecnico e tattico assistiti dalle regole. A ogni mossa dell’avversario, perciò, si oppone una contromossa a renderla sterile. Quanti più si è bravi, tanto più c’è il rischio di raggiungere uno stallo. Ovvero fatta la legge trovato l’inganno. L’International Rugby Board, così, quando si accorge che dal punto di vista tattico si sta per raggiungere un punto di non ritorno, dopo aver studiato il problema, pone dei correttivi per restituire al gioco la sua fluidità.
Negli ultimi 50 anni sono stati tantissimi i cambiamenti che hanno permesso al rugby di rimanere quello che sempre è stato: la rappresentazione di una battaglia epica fatta di scontri e corse con il pallone in mano da portare nella parte avversa. Esattamente il contrario di quello che si fa nel calcio dove, per esempio, per introdurre una regola che evitasse la tattica perditempo del passaggio al portiere, ci sono voluti più di cento anni. Inoltre si sta ancora discutendo se ricorrere alla moviola sul campo in certi casi dubbi. Uno sport che vive sulla segnatura a volte di una sola rete, può accettare che questa realizzazione decisiva possa essere dubbia in un senso o in un altro quando la moderna tecnica offre sistemi sicuri per accertare la veridicità? Tutti gli sport di squadra ad alto livello ricorrono alla moviola. Il rugby in primis, ma anche il football americano, il basket e la pallavolo. Perfino nel tennis, dove pure ci sono giudici di linea che hanno solo il compito di guardare dove la palla tocca, si ricorre alla moviola. Nel calcio no. Tutto ciò premesso, torniamo a Mauro Bergamasco. Una delle regole nuove introdotta dal Irb per uscire da un gioco troppo chiuso e ammucchiato e fare respirare la manovra individuale e collettiva, riguarda il posizionamento dei giocatori durante la mischia chiusa. I giocatori devono rimanere legati e possono liberarsi soltanto quando la è palla è uscita da raggruppamento carpita dal mediano di mischia. Questi, perciò, si troverà per un momento senza l’assillo di essere intercettato se non dal mediano di mischia avversario, per altro spesso tagliato fuori. Si tratta di una libertà di manovra che consentirà molte iniziative, diverse da quelle classiche del mero passaggio al proprio mediano di apertura. Avrà possibilità di superare la linea del vantaggio ed inserirsi profondamente nel campo avverso. Quindi più si è Nembo Kid meglio è. Questa è una situazione del tutto nuova che consente di uscire da schemi classici. Fatta la legge trovato l’inganno. Nel senso che se l’Italia nel ruolo di mediano di mischia ci piazza un Nembo Kid dalle buone qualità organizzative,tecniche e agonistiche come Mauro Bergamasco ecco che vengono a prodursi prospettive del tutto nuove ed allettanti su cui costruire un ottimo presente nel torneo internazionale e un roseo futuro.
Il simpatico Nick Mallet – detto per la sua somiglianza il “George Clooney azzurro” – queste prospettive le ha ben inquadrate: “Il progetto è interessante, Bergamasco possiede tutte le qualità per recitare questo ruolo: passa bene il pallone e dispone di un buon uso del piede tattico in avanzamento. Lo sto provando e a lui non dispiace. È una idea, vediamo anche le condizioni di Canavosio.” Ciò che più alletta Mallet è che un uomo della potenza di Bergamasco (1,83 per cento chili di peso), capace di volate irresistibile, duro, aggressivo, formidabile anche in difesa, è l’ideale per sostenere l’arma migliore del rugby italiano, il pacchetto di mischia, Secondo il ct azzurro – e secondo il giudizio degli osservatori internazionali – l’Italia dispone di una prima linea dotata per tre ruoli “di sei giocatori in grado di giocare da titolari nelle nazionali più forti del mondo”. Parliamo dei piloni sinistri e destri Castrogiovanni, Aguero, Perugini, Nieto – cui aggiungiamo Cittadini e Lo Cicero – e dei tallonatori Ghiraldini (infortunato oggi), Ungano e Festuccia. Questa supremazia che non teme cambi in corsa, potrebbe offrire con un Bergamasco (65 caps azzurri) leader fare grandi risultati. D’altronde un esempio delle grandi possibilità di un mediano di mischia formato Nembo Kid le offre il Galles, al momento nel ranking mondiale primo paese dell’emisfero Nord. Si tratta di Mike Phillips un superman di un metro e 93 centimetri per 103 chili di stazza. Quando parte apriti cielo… e il cielo si aprirebbe ancora di più se potesse contare su una prima linea ed un pack quale quello italiano. Non è dato ancora sapere se Mallet ci proporrà davvero questa sorpresa a Twickenham. Quel che è certo che al George Clooney azzurro non fa certamente difetto il coraggio.
(Giacomo Mazzocchi)
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