14 gennaio 2009

SEMPRE NEL MIRINO

Pugno di ferro del questore Luigi Savina contro i sei ultras che domenica pomeriggio erano entrati negli spogliatoi del Padova. I sei - tutti denunciati per violenza e resistenza e invasione di campo (superare i blocchi con le nuove norme è come invadere il campo di gioco) - sono stati raggiunti dal Daspo, il divieto di assistere alle manifestazioni sportive. Una sanzione amministrativa che li costringerà a restare fuori dallo stadio da 3 a 4 anni. Non solo: il questore ha chiesto la convalida dei provvedimenti perché tutti e sei abbiano l’obbligo di firma per l’intera durata del Daspo.

PUGNO DI FERRO.
E il pugno di ferro, ieri mattina, l’ha usato anche il giudice che ha convalidato gli arresti di ..., 32 anni, e ..., 22 anni. Il pm aveva chiesto gli arresti domiciliari per ..., ma il giudice ha valutato diversamente. Il giovane, tuttavia, avrà l’obbligo di firma quotidiana alla pg. Per loro i Daspo arriveranno oggi.

Quella di ieri è una decisione che farà giurisprudenza. Oltre che discutere. Mai finora in Italia erano stati arrestati ultras che avevano usato violenza e resistenza (pur in assenza di violenza fisica) agli steward che il decreto Pisano equipara a pubblici ufficiali. I critici dicono che si tratti di norme sproporzionate rispetto ai fatti. I favorevoli affermano, invece, che proprio la durezza di queste norme aiuteranno a debellare la violenza negli stadi.

PESANTI DASPO. I Daspo sono stati eseguiti ieri mattina: G.V. 25 anni di Padova, D.C. 34 anni di Pionca e M.B. 28 anni di Padova, dovranno restare fuori dallo stadio per quattro anni. A.B. 22 anni di Padova, G.S. 25 anni di Padova e D.T. 29 anni di Selvazzano dovranno aspettare un anno in più: quattro. Non solo. Tutti e sei avranno l’obbligo di firma durante la partita: si dovranno presentare in questura 20’ dopo l’inizio del primo tempo e 20’ dopo l’inizio del secondo tempo. Inoltre per quattro ore prima della gara e tre dopo la partita dovranno stare lontani da stazioni dei treni, caselli autostradali, autogrill, oltre che ad almeno un chilometro dallo stadio. Pena una denuncia o addirittura l’a rresto.

SCARCERATI.
Fuori, nell’atrio del palazzo di giustizia, una folla di amici ultras, silenziosi ma visibilmente impazienti. Dentro l’aula solo il giudice, il difensore, gli indagati e gli agenti di polizia penitenziaria. Udienza a porte chiuse, ieri in tribunale, per i due «irriducibili del tifo» ..., 32 anni, e ..., 22, arrestati domenica pomeriggio in seguito all’assalto agli spogliatoi del Calcio Padova e scarcerati ieri pomeriggio. Al primo è stato imposto l’obbligo di firma. Il giudice Mariella Fino ha convalidato il provvedimento restrittivo, ritenendolo legittimo, per i reati di violenza e resistenza a pubblico ufficiale aggravata in quanto gli steward. ... si è avvalso della facoltà di non rispondere. ..., invece, ha dato una sua versione dell’accaduto, contestando la ricostruzione della Digos. In particolare ha negato che il gruppo, in marcia verso gli spogliatoi passando dai portoni esterni e salendo le due rampe di scale, abbia mai usato violenza. C’era solo la volontà di contestare il Calcio Padova in ragione dei pessimi risultati ottenuti in campo. «Nessuno è stato picchiato», ha insistito ..., chiedendo l’acquisizione dei filmati registrati dalle telecamere a circuito chiuso installate all’interno dell’Euganeo. Il pubblico ministero Renza Cescon aveva chiesto gli arresti domiciliari per .... Tuttavia il giudice ha ritenuto di scarcerare tutti e due gli ultras, applicando nei confronti del trentaduenne la misura dell’obbligo di firma.

«NESSUNA VIOLENZA». Spiega il difensore, l’a vvocato Giovanni Adami del foro di Udine: «... si è avvalso della facoltà di non rispondere per una scelta della difesa: è giovane ed è provato da quest’esperienza. ... ha voluto difendersi: nei suoi confronti c’era un precedente (una denuncia finita con una condanna nel 2001) risalente nel tempo. Ho chiesto di rivedere i fatti nella giusta dimensione, sottolineando che non c’erano feriti, nessuno ha agito con il volto coperto o usando armi. Do atto, comunque, che il pm Cescon è stata equilibrata nelle richieste e brillante nella spiegazione delle motivazioni». Per i due l’appuntamento con la giustizia è solo rinviato: il processo per direttissima è slittato al 17 marzo. Restano, invece, indagati gli altri sei ultras.

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