21 gennaio 2009

ROBA DA MATTI

Sandro De Riccardis
Obbligo di firma per sette tifosi che guidarono la rivolta dopo l´uccisione del laziale Sandri
L´11 novembre 2007 la città restò per ore in mano agli ultrà. Un pezzo di curva nerazzurra e i tifosi laziali in trasferta a San Siro, abbandonarono lo stadio e sfogarono la loro rabbia contro la polizia: poco prima, ad Arezzo, un colpo di pistola sparato da un agente della polizia stradale aveva ucciso Gabriele Sandri, tifoso biancazzurro in viaggio con gli amici verso Milano. Dopo i primi dieci arresti di tifosi nerazzurri, pochi giorni dopo quella domenica di protesta, poi tornati liberi, ieri mattina il Nucleo informativo dei carabinieri, guidato dal colonnello Andrea Chittaro, ha eseguito sette ordinanze cautelari di obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e dieci perquisizioni a casa di altrettanti tifosi interisti. I reati contestati sono quelli di radunata sediziosa, violenza e minacce a pubblico ufficiale, danneggiamento aggravato, porto in pubblico di oggetti atti ad offendere. Per la violenza di quelle ore, le armi ritrovate nelle case e i precedenti di alcuni indagati, il pm Piero Basilone aveva chiesto la custodia cautelare in carcere, misura respinta dal gip Gloria Gambitta nonostante lo stesso ufficio parli di condotte "indicative della pericolosità dei prevenuti". Tra i destinatari delle ordinanze, Alessandro e Franco Todisco, entrambi a capo degli Irriducibili dell´Inter, nomi storici dell´estremismo di destra. Alessandro, detto Todo, è la mente di Cuore Nero, il centro di estrema destra di via Pareto. Con loro è indagato a piede libero - non raggiunto dalla misura cautelare - anche Franco Caravita, leader della curva interista. Nel suo magazzino i militari hanno trovato materiale per coreografie da stadio ma anche candelotti vietati. E a casa di un altro degli Irriducibili, Michael Maron, 21 anni, di Bresso, hanno sequestrato tre dosi di cocaina, un bilancino di precisione, 700 euro in contanti. Sequestri che si aggiungono a bandiere con svastiche e croci celtiche, tirapugni, bastoni e mazze d´acciaio, sequestrati nelle perquisizioni. Alla base delle indagini il lavoro puntiglioso del Nucleo informativo sui filmati dei partecipanti alla manifestazione. Una marea umana di oltre 500 persone che con slogan e striscioni, dopo la sospensione della partita Inter-Lazio, raggiunge prima il commissariato di polizia di via Novara, poi la sede Rai di corso Sempione, infine la caserma di via Vincenzo Monti. Per l´accusa, i fratelli Todisco sono i "promotori della manifestazione", anche perché nei filmati sono loro "alla testa del gruppo" che comincia a muoversi dallo stadio. Non sono presenti davanti alla caserma dei carabinieri - per quell´episodio hanno il concorso morale - ma Franco è riconosciuto tra i trenta tifosi che tentano di entrare nella Montebello e prima ancora è filmato mentre "quasi sempre in prima fila" davanti alla Rai impartisce "costantemente disposizioni, incitando la folla all´intonazione di cori ingiuriosi verso le forze dell´ordine". Condotte illecite di "particolare gravità - scrive il gip - davanti alla caserma, oggetto di un vero e proprio assalto da parte dei manifestanti, che hanno bersagliato la struttura scagliando contro sassi e altri oggetti recuperati in strada. Solo il tempestivo intervento dei militari di guardia ha scongiurato l´incendio". «Alcuni degli indagati - replica alle accuse Mirko Perlino, difensore di alcuni degli ultrà - neanche erano in manifestazione».

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