27 gennaio 2009

QUESTURA DI BIELLA

Un anno e mezzo lontani dai campi di calcio. Il questore di Biella, in seguito agli incidenti avvenuti nel novemvre scorso, ha deciso di applicare la Daspo a tre ultras del Savona
Un anno e mezzo senza poter accedere a «qualsiasi struttura sportiva dove si svolga una partita di calcio» indipendente dalla squadre in campo e dal livello della competizione. È l’entità del provvedimento firmato dal questore di Biella Giuseppe Poma, nei confronti dei tre tifosi del Savona calcio denunciati per danneggiamento e lancio di oggetti in campo in occasione della sfida del 9 novembre scorso allo stadio Lamarmora.

Per Alessandro Viani, 38 anni, Paolo Rinino, 38 anni e Alessandro Pellicciotti, 33 anni, si è conclusa domenica contro l’Albese la stagione della squadra del cuore. Per diciotto mesi di fila, amichevoli e tornei estivi compresi, saranno off limits. Di qualsiasi squadra si tratti e di qualsiasi categoria: non solo le sfide degli Striscioni.

Il provvedimento amministrativo firmato dal questore piemontese nei giorni scorsi conclude la prima fase d’indagine della polizia sui fatti accaduti al termine della gara in terra biellese e vinta dai padroni di casa per 2-0. Il terzetto denunciato alla procura della Repubblica e raggiunto dai provvedimenti di interdizione all’accesso ai campo di gioco (il tanto famigerato Daspo) potrebbe non essere l’unico obiettivo degli strali della giustizia. Secondo gli inquirenti, infatti, i tre ultras sarebbero solo i primi tifosi liguri ad essere stati individuati con l’ausilio delle telecamere in servizio alla polizia scientifica di stanza allo stadio nell’ambito di «un gruppone di 30-40 supporter resosi protagonista del tentativo di abbattimento della cancellata divisoria tra i settori delle tifoserie».

Danni di difficile comprensione - a questi livelli - di fronte all’azione di sole tre persone, ma anche il presunto “attacco” di un gruppo più numeroso di tifosi lascerebbe qualche perplessità sull’integrità della recinzione di cui è dotato lo stadio Lamarmora.

Secondo indiscrezioni trapelate da fonti investigative, sarebbero comunque allo studio della polizia anche le posizioni di altri tifosi che quel pomeriggio avrebbero cercato il contatto con la tifoseria di casa.

«La cancellata ha resistito, impedendo la violenza, subendo però danni tali da dover essere totalmente sostituita» aggiungono a Biella dove gli investigatori sono convinti di arrivare all’identificazione di altri tifosi violenti. Differente la versione dei fatti raccontata da sponda biancoblù dove nessuno sottolinea l’attacco alla cancellata, pur ammettendo di aver assistito al lancio di oggetti in campo.

Neanche troppo implicito il riferimento all’accusa contestata al terzetto di aver danneggiato un lavabo e di averlo lanciato in campo all’indirizzo delle forze dell’ordine. Anche in questo caso le versioni non combaciano, pur rimanendo identiche nella sostanza. Al termine della sfida del Lamarmora, alcuni tifosi del Savona sfogarono la loro rabbia e delusione cercando il contatto con polizia e carabinieri, oltre che con i sostenitori di casa.

A Rivoli, domenica, quindi i tre ultras savonesi potranno seguire la gara solamente a distanza, allontanati dagli spalti dal daspo biellese e in una sorta di cambio della guardia con altri tifosi che proprio in queste settimane avrebbero terminato di saldare il proprio conto la giustizia. In somma un gioco di dentro-fuori sempre più diffuso e comune nelle tifoserie di calcio italiane. A tutti i livelli.

Resta comunque il fatto che il provvedimento del questore Poma sia abbastanza pesante nei confronti del terzetto. «Ma di fronte ad episodi del genere non possiamo far finta dinulla» puntualizzano in questura a Biella che in passato visse qualche momento di tensione in occasione di una sfida amichevole tra il Torino e il Genoa di fronte alla grande affluenza di appassionati e agli accessi non modernissimi. Stadio datato e posizionato tra le case, l’impianto piemontese è uno dei tanti in cui il compito dell’ordine pubblico non è agevole.

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