Lo striscione non entra? E allora arriva il soccorso di “Striscia la notizia”. Il vulcanico Cristiano Militello, inviato del popolare telegiornale satirico inventato da Antonio Ricci, nel suo girovagare per gli stadi italiani a caccia di scritte curiose e ironiche, ha fatto capolino questo pomeriggio nei pressi del “Via del Mare”. E sì che a Lecce, ormai, nessuno o quasi porta più striscioni (la curva nord, come noto, lo fa per protesta silenziosa contro le normative che impongono la richiesta di autorizzazioni), ma il viaggio nel Salento non è andato a vuoto. Perché alle spalle della curva sud, circa un quarto d’ora prima dell’inizio della gara con il Genoa, davanti agli occhi di un Militello esterrefatto (“Non pensavo che fosse così grande…”, ha commentato davanti ai flash di chi ha voluto immortalare la sua visita) i tifosi del gruppo Salento giallorosso hanno srotolato il lungo striscione in cui è impresso lo slogan: “Il Salento è la nostra terra… difendiamolA!”.
Si tratta di una frase scelto da diversi tifosi dopo una sorta di votazione popolare, ma che nello stadio non ha mai messo piede. Dalla questura di Lecce non è infatti arrivato il nulla osta, perché, si spiega sul sito del gruppo, che occupa abitualmente i gradoni della sud, ritenuto “non inerente alla normativa vigente”. Del singolare caso se n’è occupata parte della stampa, e la questione è finita di recente sotto i riflettori della trasmissione “Lecce Channel” in onda su Telerama, specie dopo i clamorosi fatti di Lecce-Juventus (per i quali presto sapremo darvi alcune importanti novità che sono in cantiere).
Uno striscione innocuo, con un messaggio peraltro positivo, che invita i tifosi a raccogliersi intorno ad una terra e a difendere la serie A (la “A” maiuscola finale nel verbo “difendiamola” indica chiaramente il riferimento alla massima categoria). Sembra infatti evidente come l’applicazione della normativa sia piuttosto discrezionale, se si considera che in alcuni stadi italiani compaiono tranquillamente nomi di gruppi con significati negativi (incitamento alla violenza e alla guerriglia) e persino, in qualche caso, inni in onore dei diffidati.
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