Tutti ricorderanno l'episodio dei giorni del G8 di Genova in cui il giovane figlio del noto giornalista GianPaolo Ormezzano fu pestato a sangue da agenti delle forze dell'ordine in strada (uno di parecchi episodi del genere). Il ragazzo aveva cercato di filmare, con una videocamerina digitale, gli scontri duri fra polizia e manifestanti, moltissimi dei quali innocenti, non violenti e indifesi, accomunati con pochi esponenti di frange violente.
In questi giorni invece l'assessore regionale ai Trasporti della Regione Lombardia (un esponente del centrodestra) è stato denunciato alla Polfer da personale di Trenitalia perché era salito su un treno di pendolari diretto a Milano insieme a un fotografo, per documentare con video e foto i gravi disagi che ogni giorno i lavoratori pendolari su quella linea devono sopportare.
A fronte di questi divieti vecchi e nuovi arriva la disposizione del ministro degli Interni Maroni che impartisce con una circolare amministrativa l'indicazione alle forze dell'ordine l'indicazione di filmare sempre i partecipanti alle manifestazioni sindacali e politiche.
La circolare dà anche la possibilità di vietare particolari luoghi per le manifestazioni, in modo ecccessivamente discrezionale, e di chiedere una "cauzione" di garanzia (quasi una "tassa sulle manifestazioni") per possibili danni arrecati dai manifestanti. Spesso invece accade che i disordini siano fomentati da persone estranee, distinte o addirittura opposte ai promotori della manifestazione.
Sembra che il governo, paventando una stagione ricca di conflitti sociali e di manifestazioni di piazza, come quelle di Atene, Reykjavík, Sofia e Riga, voglia intimidire e schedare anche i dissenzienti attraverso foto e video.
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