19 gennaio 2009
CASSANO CI METTE LA FACCIA
Stavolta non finisce con i tre fischi del mediocre Stefanini di Prato: quattrocento persone si danno appuntamento in corso De Stefanis, il luogo delle contestazioni. Inevitabile, dopo un’altra partita con le gambe molli, con precedenti, a questo punto inquietanti, a Liegi, Udine, Roma. Eppure i concetti espressi dal pubblico doriano non sono così incomprensibili da assimilare. Possono essere riassunti dal coro “Undici, undici, undici leoni, noi vogliamo undici leoni”. In sostanza significa: in campo date il massimo, nessuno fischierà.
Invece ieri i blucerchiati ne sono stati sommersi, appena la partita è terminata. Cassano ha chiamato a raccolta i compagni e ha accettato il confronto sotto la gradinata Sud, ma i fischi non si sono fermati. Fantantonio sembrava essersela presa, ha iniziato a gesticolare: non dovete fischiare - diceva - non è giusto fischiare.
Un concetto che Cassano ha perfezionato successivamente, quando ha incontrato, negli spogliatoi, una delegazione di tifosi: «Volevo dire - ha spiegato il giocatore - che, se devono fischiare, fischino me, visto che io sono anche sempre il più applaudito». Un’assunzione di responsabilità apprezzata ma che non ha calmato la gente blucerchiata.
I confronti negli spogliatoi sono stati molti: prima con Mazzarri, Marotta, Bellucci, Raggi e Pazzini. Poi sono arrivati altri giocatori, quasi tutti. Anche il presidente Garrone è sceso nei sotterranei del Ferraris «ma - ha spiegato Marotta - è un appuntamento abituale alla fine di molte partite». L’amministratore delegato della Sampdoria ha anche aggiunto: «Si è trattato comunque di un confronto civile, perché la nostra è una tifoseria civile che ha amore nei nostri confronti». Amore, lo stesso sentimento che i tifosi chiedono ai giocatori nei confronti dei colori blucerchiati. «I tifosi - ha infatti aggiunto Marotta - hanno voluto far capire ai giocatori che cosa significa l’attaccamento alla maglia. Posso garantire che, fin dalla prossima partita, daremo il massimo».
Le parole di Marotta sono esplicative soltanto fino a un certo punto. La rabbia blucerchiata non emerge, infatti resta tutta fuori, in corso De Stefanis, dove in centinaia aspettano l’uscita dei giocatori. Prima di loro, alle 18.40, passa il presidente Garrone, e anche per lui, che peraltro ha appena scucito nove milioni di euro per acquistare Pazzini, c’è qualche parola poco gentile. Poi passa il bus dei giocatori del Palermo, e sono applausi, Quindi passa il portiere dei rosanero, Amelia, da solo, a piedi, con la borsa a tracolla. E sono ancora applausi, e sono pacche sulle spalle. Alla fine, quando già molti tifosi hanno abbandonato il presidio, ecco il pullman dei giocatori della Sampdoria. Parole cariche di risentimento: il classico “a lavorare, andate a lavorare”, non mancano “a m...”, “rumente” e “tirate fuori i c...”.
In queste frasi c’è un po’ tutto il risentimento accumulato: per una stagione mai decollata e andata avanti bene (grazie a un miracolo contro il Siviglia) soltanto in Uefa, mentre in Coppa Italia si è sconfitto a fatica l’Empoli; per un modo di approcciare le partite spesso troppo prudente e talvolta rassegnato; per la contemporanea stagione straordinaria del Genoa, che mai, nei campionati di serie A (nemmeno facendo la tara sui due punti) sui era trovato così distante dalla Sampdoria alla fine del girone d’andata; la paura di trovarsi inaspettatamente invischiati nella lotta per non retrocedere in serie B.
Non è la prima volta, nella gestione Garrone, che i tifosi della Sampdoria si fanno sentire. Mazzarri ricorda: «I tifosi sono venuti come avevano fatto già l’anno scorso, per sentire dalla nostra voce il perché di certe prestazioni negative. La nostra è una tifoseria particolare, che vuole essere coinvolta nelle vicende che riguardano la squadra».
Anche a Novellino era accaduto. Quando la Sampdoria, mettendo in scena un filotto di prestazioni (diciassette partite senza mai vincere) che per molti versi ricordano quelle tipo ieri o tipo Liegi, i tifosi erano andati a Bogliasco e si erano fatti sentire (anche più forte e minacciosamente rispetto a ieri) .
Particolare sul quale la società dovrebbe riflettere. Il punto focale ruota tutto attorno a una squadra che tradisce da più lati e da più anni, ciclicamente, una mancanza di personalità anche imbarazzante. Perché, se c’è un concetto sacrosanto, tra i mille espressi rabbiosamente, ieri, dai quattrocento tifosi assiepati attorno allo stadio, è che “c’è modo e modo di perdere”. I tifosi un po’ più in là con gli anni ricordavano le battaglie che la Sampdoria conduceva settimanalmente negli anni Settanta, quando la qualità blucerchiata era relativa ma il cuore era sempre lanciato oltre l’ostacolo: «Nessuno si sognava di contestare, allora».
Il coraggio, il “muso buono”. Da un po’ non si vedono, ed è per questo che ieri sono fioccati anche fischi “ad personam”, persino inattesi: a Sammarco, a Lucchini, a Stankevicius.
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3 commenti:
Visto che lo ritrovo piuttosto spesso riferito alla Sampdoria nei siti di genoani,vorrei solo sapere, ma che significa rumente?
Ciao
quello che stavo cercando, grazie
La ringrazio per intiresnuyu iformatsiyu
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