30 novembre 2008
IL CATANZARO
Mentre le spettacolari onde del mare agitato si infrangevono sul lungomare di Catanzaro, al PoliGiovino, fra il rumore assordante dei cavalloni, Provenza e la squadra svolgevano l'ultima seduta prima della sfida in programma domani contro i biancorossi del Barletta guidato da Sanderra.
Dei ventisei elementi della rosa a disposizione di Provenza solo due non sono arruolabili dal punto di fisico, il terzo è Zaminga appiedato dal giudice sportivo.
Francesco Corapi, che sta compiendo la rieducazione dopo l'operazione al ginocchio e l'altro catanzarese Mangiacasale, che da ieri accusa un leggero fastidio muscolare e viste le cattive condizioni del terreno di giuoco, è probabile che non verrà rischiato.
Come di consueto la rifinitura, sia per la parte atletica basata sulla velocità che su quella tecnica, è stata curata da Nicola Provenza.
L'allenamento che è durato circa un'ora si è concluso con la prova di schemi con situazioni a palla inattiva, infine Montella e compagni si sono allenati nel calciare i rigori.
Prima della partita di domani gli Ultras 73, per rinsaldare il rapporto di amicizia con la tifoseria barlettana, offriranno agli stessi delle targhe ricordo e festeggeranno insieme il loro storico gemellaggio.
SF
FOGGIA LA LUXURIOSA
Stiamo parlando di Eziolino Capuano, allenatore della Paganese e protagonista della partita. E´ considerato da molti uno dei migliori allenatori della serie C, divisione che conosce benissimo perché la frequenta da una decina di anni, allenando quasi sempre squadre del sud. Ma oltre che per i meriti tecnici è famoso per il suo carattere a dir poco vulcanico e le sue dichiarazioni polemiche, tanto da essere stato accostato a Mourinho e definito “lo Special One della serie C”.
L´anno scorso dopo un Ternana-Manfredonia su cui ci fu un sospetto di combine disse che se fosse stato accertato un illecito i calciatori avrebbero meritato di finire in un forno crematorio. Ad agosto dopo una sconfitta della sua squadra in Coppa Italia dichiarò “In campo ho visto una banda di signorinelle e puttane”. (...)
LUXURIA E L´ISOLA DEI TIFOSI
In settimana l´argomento più dibattuto in città e nei web-forum calcistici non sono stati la doppietta di Germinale a Taranto o quella di Piccolo a Ravenna, ma la vittoria di Vladimir Luxuria all´Isola dei Famosi. Di Vladi (come in molti ora la chiamano affettuosamente) si è detto tutto, è sicuramente il personaggio del momento e per molti nostri concittadini rappresenta più di chiunque altro la foggianità in tutte le sue espressioni. In molti ne chiedono addirittura la candidatura a sindaco di Foggia, perfino Ciliberti ha citato in tv l´articolo de L´ATTACCO in cui si chiedeva uno scambio tra il suo ruolo a Palazzo di Città e quello di Luxuria al reality.
Fino a qualche mese fa Luxuria era una trans che era diventata onorevole grazie ad una candidatura blindata di Rifondazione Comunista nel Lazio, e che dalle nostre parti poteva contare solo sulla simpatie dei progressisti, poi sono bastate alcune frasi in dialetto dette in tv e qualche litigata con la bella Belen Rodriguez per farla amare anche dalla massaie foggiane. La cosa incredibile è che sta diventando anche l´idolo dei tifosi. Da tempo è stato infatti accantonato Renzo Arbore, reo secondo gli ultras di aver dichiarato, prima di un Napoli-Foggia di qualche anno fa, di tifare per i partenopei (ma in realtà la dichiarazione non è affatto confermata, né ha trovato riscontro in seguito). Nemmeno Pino Campagna ha mai sfondato fra i tifosi, nonostante il personaggio Papy Ultras portato in tv e l´inno scritto per la squadra rossonera. Pare invece scoccato l´amore tra Luxuria e la curva, e la ciliegina sulla torta sono stati i ringraziamenti che l´ex onorevole ha tributato a Emilio Cavelli, super-tifoso rossonero, che fin dall´inizio del reality aveva affisso in città dei manifesti in cui invitava i foggiani a sostenere e votare “una vera tifosa rossonera”.
Dopo la fine del reality Vladimir è tornata a Foggia per riprendere un po´ alla volta i 16 chili persi all´Isola, se durante la “convalescenza” farà anche un´apparizione allo Zaccheria allora conquisterà davvero il cuore dei tifosi rossoneri. Con la speranza che porti fortuna, che di questi tempi ne abbiamo bisogno.
Articoli tratti da L´ATTACCO del 29-11-08
A cura di Sandro Simone (fenomeno74)
BAGARINI SPA
Girovaghi come i circensi e i giostrai. Sempre in tournée al seguito delle squadre di calcio e delle rock star. Pronti a salire in macchina o su un treno per raggiungere stadi e teatri in Italia, in Europa e nel mondo. Le loro alterne fortune si chiamano Madonna, Bruce Springsteen, Rolling Stones, la Scala e il football, le partite di campionato, i derby, le coppe europee, i campionati del mondo, gli europei, le Olimpiadi. Sono un esercito ambulante stimato oggi attorno alle 3 mila persone. Si muovono a fisarmonica: tanti, tantissimi quando c'è la puntata forte.
Un numero più ristretto quando l'evento ha minore appeal. Secondo il Viminale - da quando sono stati introdotti i biglietti nominali - i bagarini sono in diminuzione. Un calo tra il 20 e il 30 per cento. Eppure continuano a assediare gli stadi, i teatri, i palazzetti dello sport, persino la metropolitana (la sera, quando chiudono le biglietterie, è successo a Milano). Non se ne sono mai andati, anzi. Molti si sono buttati (anche) su Internet. Sono diventati "scotennatori" on line. Ingrossano le loro casse su e-bay e altri siti di aste o di acquisti "low cost". Si spartiscono una torta da 40 milioni ogni anno. Volendo semplificare, - e immaginando un salario base per tutti - ogni bagarino si mette in tasca non meno di 13 mila euro a stagione (1000 euro al mese). Rigorosamente esentasse. "È un fenomeno liquido e in continua evoluzione - ragiona Maurizio Marinelli, direttore del Centro studi sulla sicurezza pubblica - ma molto poco monitorato. La truffa allo spettatore è l'aspetto più evidente. A questo si aggiunge il danno a chi organizza l'evento. Ma la cosa più preoccupante sono i legami con le organizzazioni malavitose".
Il bagarino è, per antonomasia, "da generazioni". Famiglie che si tramandano la non proprio nobile arte dell'arrangiarsi: comprano i biglietti in blocco molto prima dell'evento e li rivendono facendo la cresta. Altri si improvvisano. Tanto di lavoro ce n'è. Basta essere consapevoli che tornare a casa con le pive nel sacco - e cioè coi biglietti invenduti - fa parte del gioco. In principio furono i napoletani. Sono ancora loro, oggi, che rivendicano il copyright e siedono stabilmente in cima alla piramide del bagarinaggio nostrano. Tasche capienti, parlantina furbetta, modi ruvidi. C'era e c'è chi viene "unto" e mandato in missione - a fare i biglietti - per conto delle onorate famiglie dei Quartieri Spagnoli (Faiano, Russo, Teste Matte, che sono il nome di un gruppo ultrà), della Sanità (Misso, Tolomelli), di Fuorigrotta (Baratto, Cavalcanti), di Soccavo (Grimaldi) e dei tanti paesoni della cintura vesuviana. Al San Paolo vendono con un ricarico del 300 per cento una tribuna Posillipo (200 anziché 80).
Agli acquirenti dei tagliandi viene persino data la possibilità di poter cambiare il nominativo dell'intestatario del biglietto attraverso una semplice procedura on-line sul sito internet www. sscnapoli. it (sito ufficiale della Società Sportiva Calcio Napoli) alla voce "cambio utilizzatore", con tanti saluti al decreto Amato.
Anche lo stadio Olimpico di Roma è in mano ai napoletani. Se provi a fare concorrenza ti cacciano. Se vai a Torino per Vasco li ritrovi lì, pronti a offrirti un "prato" a 150 euro. Nella filiera una fetta importante è stata appaltata ai siciliani. Che però sono meno itineranti. Lavorano molto - e indisturbati - "in casa". A Palermo sono le cosche di Resuttana e di San Lorenzo a gestire la mafia dei biglietti. Si accaparrano blocchi di ticket (molti con la scritta "omaggio") e li rivendono con la benedizione dei boss. Che sono ingordi e amano il calcio. Il clan Lo Piccolo nel tentativo di infiltrare il Palermo scuciva alla società 100 biglietti di tribuna ogni domenica che poi venivano distribuiti alle varie famiglie mafiose. Si sono ingegnati, in Sicilia. A Catania, dove il giro - secondo la polizia - è controllato dalle famiglie Piacenti e Cursoti, l'ultima trovata è entrare allo stadio con un abbonamento che non hai mai comprato. Funziona così: il bagarino, titolare dell'abbonamento, contratta il prezzo della partita di giornata col tifoso. Raggiunto l'accordo, il tifoso entra nello stadio dall'ingresso stabilito, dove una "maschera", d'accordo col bagarino, lo accompagna. Una volta entrato, il tifoso riconsegna l'abbonamento alla maschera che lo riporta al bagarino. Affare fatto, tutti contenti.
Il sistema del bagarinaggio, alla base, è lo stesso di venti anni fa. Ci sono vere e proprie "squadre" che, all'inizio dell'anno, costituiscono delle società. Mettono i soldi in comune. Come se dovessero giocare un sistemone al totocalcio. Alla fine della stagione si dividono l'incasso. Scelgono i venditori, in molti casi sono loro stessi. Fuori da San Siro, negli anni ?70, erano una specie di arredo insieme ai porchettari e ai caldarrostai. Allora si ragionava e si comprava in lire. E si facevano solo affari d'oro. Partite, concerti. Non c'erano né biglietti nominali né tornelli, Internet era una parola sconosciuta e se uno voleva vedersi lo show ma era "tutto esaurito", non c'erano storie: o andavi dal bagarino o stavi fresco.
"Nel 1995 a Napoli, era Maradona, erano così tanti che ci volevano i manganelli della polizia per fendere la folla - racconta un funzionario del Viminale - Una cosa incredibile. Oggi per fortuna li abbiamo un po' fermati, ma sono un osso duro". Erano una casta i bagarini. Abili e impuniti. Poi con l'era della globalizzazione, della Rete, delle biglietterie telematiche, con la modernizzazione e con il giro di vite sui ticket - specie per le partite di calcio -. La vita si è complicata ma neanche troppo. Hanno dovuto reinventarsi, rimettersi in gioco. Sono stati fermi un po', e sono ripartiti. Non più una casta ma un'onda. Non più solo organizzati per clan e "famiglie" ma più autarchici, solisti. Giovani, sempre più giovani. E ingegnosi. Studenti, operai, impiegati al primo lavoro che per arrotondare si sono buttati nel business. Che adesso viaggia anche e soprattutto on line. Con il computer si lavora in anticipo (sull'evento) e dunque senz'acqua alla gola, insomma non (solo) in zona Cesarini e cioè davanti allo stadio o al teatro. "Mi faccio tutte le partite pesanti, una quindicina all'anno tra campionato e coppe - racconta Carlo, 28enne milanese, entrato nel giro da cinque anni, di mestiere venditore in una catena multilivello, 1300 euro al mese che diventano più del doppio con le domeniche e i mercoledì a San Siro - Vendo biglietti sia on line che allo stadio. Il rischio dell'invenduto c'è, perché da quando hanno introdotto i biglietti nominali la gente crede che i nostri siano falsi. Ma non è così. Sono buoni. Me li compro in anticipo, nelle rivendite ufficiali, li faccio prendere anche alla mia fidanzata e a mio fratello. E li piazzo".
I bagarini si sono orizzontalizzati. Un tempo la struttura era più piramidale. Erano solo i clan campani e siciliani a mandare in giro i loro borsaneristi. Oggi le porte si sono schiuse a nuove leve e a nuove tecniche. Accanto al metodo classico delle squadre "in tour", dilaga quello virtuale. Ci sono siti dove vengono messi all'asta i biglietti per le partite o i concerti "dell'anno". La tecnica dell'incanto è un trucco. Basta farsi un giro su e-bay e affini e si troveranno offerte tipo "vendo cappellino originale di Vasco e a chi lo compra regalo biglietto per il concerto", oppure "vendo foto di Ibra e a chi la compra regalo biglietto per il derby".
Magicamente, il prezzo del cappellino e della foto lievitano a 200-300 euro. Se in Cina il bagarinaggio si fa direttamente alla cassa centrale dello stadio o del teatro, senza pudore, con tanto di recapito a casa o in ufficio (è la stessa biglietteria ufficiale che, dopo avere dichiarato "esauriti" i biglietti, offre a chi telefona la "soluzione b", e cioè una bella agenzia clandestina che vende scorte di biglietti, ovviamente al doppio), in Italia si è un tantino meno sfacciati ma assai intraprendenti. Anche perché la legge non è esattamente ferrea. Sebbene sia al limite della legalità, la truffa è, di fatto, quantomeno tollerata. "All'italiana". "Mentre in passato alcune sentenze, siamo a fine anni ?80, prevedevano il reato di illecita intermediazione girovaga per chi rivendeva a prezzo maggiorato - spiega l'avvocato Carlo Zucca - , oggi l'orientamento della Cassazione è cambiato. Con due recenti sentenze, del 2006 e del 2008, gli "ermellini" hanno stabilito che chi acquista e poi rivende a proprio rischio non compie nessuna intermediazione, neppure atipica. E che se la provenienza dei biglietti non è illecita, non si configura nessun reato". E dunque: se i venditori sono in regola, acquistare tagliandi da loro è una pratica assolutamente consentita. Risultato: avanti tutta. I bagarini si danno da fare in terra come in cielo. Ryanair ha denunciato alla Commissione europea i rincari stratosferici effettuati dalle agenzie "raschia-schermi" che vendono i prezzi aerei della compagnia low-cost a prezzi gonfiati. Sui siti Bravofly. com, Edreams. com, Volagratis. com e Wegelo. com i ticket venivano spacciati al 200-300% del loro prezzo effettivo. Dietro ai portali, anche ingegnosi piazzisti italiani. Così l'ultimo stadio ha messo le ali.
29 novembre 2008
MA QUALI ULTRAS, SONO DELINQUENTI !
MEDIA TERRORISTI
di Stefania Serino
la platea presente in sala
Un convegno presieduto da grandi ospiti quello tenutosi venerdi 28 novembre presso l'auditorium di San Benedetto del Tronto dove in ossequio al titolo "Stop alla violenza ... come e perché fuori e dentro il recinto di gioco" sono intervenuti diversi relatori portando in platea la propria esperienza a seconda delle singole prospettive di vita.
Presenti alla tavola rotonda Eldo Fanini assessore allo sport e politiche per i giovani, Emidio Morganti arbitro C.A.N. Massimo Cumbo arbitro internazionale di Calcio a 5, Floriano Marziali coordinatore FGIC attività giovanili e scolastiche regione marche Marco Fischietto dirigente commissario P.S. di San Benedetto del Tronto, Giuliana Garbuglia psicologa comitato regionale marche F.G.I.C. Ottavio Palladini calciatore sanbenedettese calcio.Moderatore del convegno Sandro Benigni.
Il convegno si è sviluppato alternando filmati, lanciati in anteprima relativi a spot contro la violenza negli stati promossi dal ministero dell'interno, ad interventi dei relatori nonché dibattiti con i presenti in sala. E' intervenuto altresì il Sindaco Giovanni Gaspari impegnato al contempo nel consiglio comunale in corso presso la sala consiliare del municipio.
Massimo Cumbo che opera indubbiamente "dentro il recinto di gioco" si è soffermato sul ruolo del calciatore: "il giocatore non è soltanto protagonista della gara, ma deve essere anche un esempio, per cui una buona condotta deve partire innanzitutto dal terreno di gioco".
Totalmente in linea con Cumbo, il calciatore Palladini: "devo dire che il mondo del calcio è davvero cambiato da quando esordivo come calciatore, tempi in cui non vi era questo allarme di violenza. Oggi tuttavia questo clima è dettato anche dal contesto sociale in cui viviamo, basti pensare alle scuole dove è frequente il fenomeno del bullismo. Bisogna promuovere la cultura del far play e della correttezza a partire dalle società sportive e soprattutto dalle famiglie per insegnare ai ragazzi che bisogna migliorarsi e non vincere a tutti i costi".
Tuttavia alcune responsabilità sono state ravvedute negli organi di informazione colpevoli secondo la D.ssa Garbuglia che ha illustrato il percorso mentale che porta i giovani a diventare violenti, di influire in modo negativo: "i giornalisti creano un evento spettacolare inducendo l'emulazione di eroi negativi, inoltre i calciatori attraverso i mass media che presentano una visione della realtà a volte superficiale, diventano divi dello spettacolo e questo di certo non aiuta ai giovani.
Ma la violenza dentro e fuori gli stadi incide anche sui bilanci delle amministrazioni, eccome se lo fa. A confermarlo è il Sindaco Giovanni Gaspari il quale nel cuore del convegno è intervenuto per un breve intervento: "il lavoro che stiamo portando avanti nel nostro territorio è molto positivo. Bisogna tuttavia diffondere una cultura di non violenza che deve passare attraverso le istituzioni, le scuole, le società sportive e le famiglie. A dimostrazione di quanto detto questa sera noi tutti dell'amministrazione portiamo un fiocchetto bianco in onore della giornata dedicata contro la violenza sulle donne. Tutto noi dobbiamo contribuire a far maturare la società e noi dell'amministrazione cerchiamo di farlo non solo con le parole: ogni settimana spendiamo ben 2000 euro per ogni domenica calcistica e allo stesso tempo facciamo fatica a trovare 8.500 euro per ampliare la mensa ai bambini del 1° circolo di san benedetto. Trovo che questo sia davvero ingiusto! Dunque spero che cambi il modo di approccio al calcio attraverso una cultura nuova che venga promossa da tutte le realtà coinvolte".
CIAO MIMMO
Insieme ad Antonello Venditti ha creato il Roma Club Roma Capoccia. Striscione posto sul muretto Tribuna Tevere laterale, proprio dove insieme all'autore dell'inno della Roma era solito vedere la sua squadra del cuore. Mimmo è venuto a mancare questa notte e ad inizio settimana si svolgeranno i funerali.
PARLIAMONE
Persino a sinistra i giornali come Il Manifesto e Il Riformista devono convenire con noi che in effetti certi provvedimenti legislativi erano e sono randellate belle e buone invece che leggi improntate a saggezza e discernimento. Voglio ricordare ad alcuni smemorati di sinistra che dobbiamo ai ministri Amato e Melandri l'ottusità con cui si sono affrontati temi delicati come la violenza negli stadi e la presunta emergenza ultrà. Le anime belle del garantismo si astengano da auto-incensamenti retroattivi. Il 2009 sarà un annus horribilis per le mine sociali su cui cammineremo e lo stadio potrebbe diventare cassa di risonanza per angosce e risentimenti, questo lo sanno bene agli Interni. Il muro contro muro non serve a nulla, impedire le trasferte svuota gli stadi, aumenta la diffidenza e alimenta il rancore verso le istituzioni. Persino Bobo ci arriva, figuriamoci il Grande Capo dei Servizi Segreti che, se non erro,ebbe qualche ruolo nei fatti della Diaz e di movimenti sociali si intende bene. Antonio Manganelli, in un mondo di ciechi, dimostra di avere un occhio. La grandine di diffide ha azzerato le leadership di curva, ora occorre un ricnoscimento ufficiale del ruolo degli ultras nella ricostruzione di uno sport ridotto a salotto televisivo, corrotto come prima e marcio più di prima. Restituiteci la dignità, i megafoni, gli striscioni, le coreografie, basta con i fax (ora le società chiedono persino l'allegato fotografico dello striscione oltre ai mille dati inutili di sempre )e discutiamo di democrazia negli stadi, ridotta ad una tragica farsa per colpa delle diffide e della repressione cieca.
Poi ne riparliamo.
Vincenzo
p.s. chi sono questi "scrittori-ultras" ? Dove si trovavano in villeggiatura quando tutti ci massacravano?
QUELLI CHE IN CURVA NON CI SONO MAI STATI ( E ALCUNI SCRIVONO ANCHE LIBRI )
Il nuovo questore di Roma, Giuseppe Caruso, vuole ripetere quanto fatto a Palermo: dialogo con le frange più dure della curva. La capitale è una piazza difficile, ma la volontà è ferma e decisa. I funzionari da campo, quelli che i vecchi ultrà li hanno visti crescere e ora si ritrovano con minorenni accecati da un odio senza motivo, lo ripetono da tempo: «Il muro contro muro non serve e fa solo il gioco di chi vuole alzare la tensione». E anche nell'Agenzia informazioni e sicurezza interna (l'ex Sisde), chiamata da quest'anno a monitorare in maniera più attenta la galassia delle curve, si va diffondendo un'idea: «Non v'è dubbio — si legge in un documento — che tra le fila degli ultrà vi siano delle persone che arrivano a sfruttare l'evento calcistico, con tutto il carosello che l'accompagna, per perpetrare atti vandalici e violenti. Eppure il fenomeno ultrà è anche e soprattutto altro, un mondo estremamente vivace, palpitante, ricco, che costituisce un potenziale sociale importante. È necessario pensare a nuovi modi per arginare la violenza e l'aggressività, ma anche per valorizzare un bacino di energie ed emotività sociali forti».
Tutto questo mentre una corrente di pensiero che invita, un po' come faceva il professore Keating con i suoi studenti ne «L'Attimo fuggente», a guardare il mondo delle curve da un'altra prospettiva si sta facendo, pian piano, largo. Fatta da chi, arrampicato su una balaustra o in piedi nel secondo anello, ha avuto una sorta di iniziazione alla vita. È il caso di Enrico Brizzi, lo scrittore cresciuto nella curva Andrea Costa del Bologna. «La curva è l'unico grande centro di aggregazione giovanile. E non ci sono i mostri giunti da un passato remoto per massacrarci tutti mentre mangiamo i nostri "quattro salti in padella" in ciabatte davanti alla televisione». È allineato e coperto Valerio Mastandrea, l'attore romano che una volta si presentò nel salotto televisivo di Maurizio Costanzo con il volto tumefatto per aver preso un seggiolino in faccia durante una trasferta al seguito della squadra giallorossa. «Non criminalizzate le curve» è il suo grido di battaglia. «Giornalisti e intellettuali il mondo della cultura ultrà e le curve non li conoscono proprio. Ci si facessero una bella immersione prima di sparare sentenze».
Magari attraverso la lettura di alcuni libri. Dove la curva non è il miglior mondo possibile. Ma neanche un girone infernale. Sentire Elisa Davoglio, una poetessa che non sognava Beckham, né di fare l'ultrà. Ma, per «Onore ai diffidati», si è calata tra odore acre dei lacrimogeni, cariche della polizia e regolamenti di conti per interessi economici. E dipinge così gli ultrà. «Hanno valori e ideali in una società che ne ha sempre di meno e dove la politica è sempre più di assente». Giovanni Francesio ha fatto il percorso inverso. Dopo una vita, o una buona fetta di essa, passata sugli spalti ha raccontato in «Tifare contro» quello che gli ultrà non dicono. «Ho fatto migliaia di chilometri di trasferte, sono stato coinvolto in scontri con tifosi avversari e forze dell'ordine. Sono scappato e ho avuto paura, ma ho provato le uniche emozioni collettive della mia vita, a gioire e soffrire insieme agli altri, a sentirmi parte di un mondo "libero e vero". Ma fuori di lì, nessuno aveva la più vaga idea di cosa fosse veramente quel mondo, per me cosi importante(...)un mondo schizofrenico, sempre impegnato a combattere contro tutto e tutti, compreso se stesso».
Michele Monina, nel suo viaggio, ora ironico ora crudo, di «Ultimo stadio» annota, con acuto spirito di osservazione, quello che non va nelle domeniche della gente di curva. «Qui sono a casa mia» urla, alla fine, pur tra personaggi con enormi cicatrici in viso e una violenza incombente. Perché, come accade nei siti internet di controinformazione, nessuno parla mai di un mondo di angeli. Gli sbagli e gli errori degli stessi ultrà («Che hanno nella loro complessità sia la forza che la grande debolezza», spiega Enrico Brizzi) non vengono mai taciuti. Ma, allo stesso tempo, non ci stanno a passare sempre per demoni e, spesso, raccontano un'altra storia, rispetto alla vulgata ufficiale. E, soprattutto, vogliono la verità. Dall'11 novembre 2007, la domenica della tragedia di Gabriele Sandri, non c'è partita, internazionale o amichevole, in cui da tutte le curve d'Italia non parta la richiesta di «giustizia» per il tifoso laziale, ucciso da un agente di polizia. Tra le forze dell'ordine (-48%) e i tifosi (-20%) è calato il numero dei feriti. Anche se sono ancora troppe le partite con divieti, limitazioni e settori ospiti chiusi. I presidenti dei club non ci stanno. E si iscrivono anche loro al partito del dialogo. Di chi vuole un ritorno alla normalità. Anche attraverso il dialogo con gli ultrà.
Roberto Stracca
LA PENTOLA ESPLOSIVA
Ieri Busiello è entrato al Tribunale di Napoli per l'udienza preliminare del processo che lo vede accusato di associazione a delinquere. I suoi ultrà 72, domiciliati in curva B, nel dicembre 2006 avevano manifestato civilmente il proprio disappunto per la decisione dell'Ac Napoli di non concedere più cento biglietti omaggio a partita. Così, durante un Napoli-Frosinone, partì un pioggia di petardi, razzi e bombe carta che portò alle «porte chiuse» del San Paolo per la gara successiva contro il Mantova. Naturalmente il messaggio era andato a destinazione. Dalla partita seguente gli omaggi ai gruppi organizzati ripresero regolarmente. Il passato e il presente della civiltà ultrà napoletana non si sono incrociati per un soffio. Appena uscito dall'aula dove aveva dibattuto dei «vecchi», il pubblico ministero Antonello Ardituro si è dovuto occupare dei nuovi, depositando la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti degli ormai celebri esponenti dei «N.I.S.S.», acronimo di Niente incontri solo scontri. Quelli che a pagamento deliziarono le notti della rivolta di Pianura con una violenza al calor bianco. Uno dei tanti gruppi che polverizzano la curva A.
Anche loro hanno un leader, si chiama Dario Di Vicino, non ha ancora trent'anni. Nel 1998, durante gli scontri seguiti ad un Ternana-Napoli, si prese un lacrimogeno in faccia. Perse un occhio. Magro, capelli rigorosamente rasati. Completamente diverso dal collega anziano. Le ultime dichiarazioni dei due capitifosi, una memoria ed un interrogatorio entrambi risalenti a novembre, mettono in luce le reciproche differenze, non soltanto di curva. Sottolineano il processo di degenerazione in corso nel mondo ultrà, dove i princìpi che fondavano quello che era uno stile di vita sono stati sostituiti con un gergo e un comportamento da delinquenza comune. Busiello — vale la pena ripetersi: tutt'altro che apparentabile a Madre Teresa di Calcutta, in passato è stato arrestato per il pestaggio e la spoliazione di alcuni tifosi laziali — dice sempre «siamo». Rivendica con orgoglio una appartenenza, un modo d'essere. E confessa di non ritrovarsi nei dirimpettai, i gruppi «nuovi» che monopolizzano la curva A. «Io gestisco il mio territorio, ma senza alcun ritorno personale. Lo faccio solo perché sono rispettato e rispetto le persone che come me sono vissute in un certo modo. Faccio entrare le persone per bene, e gli altri, quelli che vogliono rovinare l'immagine della curva, li faccio entrare solo se lasciano fuori le "pezze", ovvero gli striscioni. Non è una legge scritta, ma una regola che va seguita. Per la nuova generazione siamo degli scemi perché "non chiaviamo 'e paccheri", non facciamo sempre a botte. Non è così. E' che abbiamo regole nostre, e intendiamo seguirle».
Gli atti giudiziari che riguardano gli ultrà assumono spesso valore antropologico. Sono finestre aperte su un mondo chiuso e ripiegato su se stesso, che si svela solo agli adepti. L'interrogatorio di Dario Di Vicino, reso in data 12 novembre, carcere di Poggioreale, è molto breve, ma illustra l'evoluzione della specie. La negazione di ciò che è evidente, il comportamento omertoso, lasciano intravedere la mutazione in atto nelle curve. «A quel che mi risulta, non esiste un gruppo organizzato di tifosi che si chiama "Niss", né tantomeno io ne sono il capo». Chiamato a rispondere, Di Vicino dichiara che la parola «ultrà» lo lascia «del tutto indifferente». Le sue opere dimostrerebbero il contrario, visto che il personaggio risulta ben inserito nell'ambiente. Lui odia romanisti e laziali. Ma nel nome di ideali e interessi superiori come l'odio per la Polizia e la necessità di trovare reclute per «fare bordello» a Pianura, nel novembre 2007 si presenta ai funerali di Gabriele Sandri, il tifoso ucciso da un agente della Polstrada, allo scopo di fraternizzare nel cordoglio.
L'unica cosa che Di Vicino rivendica è l'appartenenza territoriale. «Io vado allo stadio con le persone del mio quartiere. Non mi identifico in un gruppo, ma nel mio quartiere». La piccola patria di Busiello è la curva, la sua è Pianura. Le differenze non finiscono qui, ma proseguono nel modo di approcciare la realtà. Il «vecchio» si racconta con orgoglio, il giovane nega l'evidenza, come la fuoriuscita dei «Niss» dal gruppo delle «Teste Matte», accusato di essere troppo moderato. «Non è vero che me ne sono andato. Con i miei amici abbiamo esposto quella "pezza" e quando poi ne abbiamo portato una più grande ci siamo spostati». Non c'era spazio per tutti. Una mera questione di metri quadrati, da assemblea di condominio. Come se una delle vicende più conosciute e discusse nel complesso ecosistema ultrà non fosse mai esistita. «Davvero, non mi risulta nulla di ciò che lei dice. Non so cosa voglia dire la parola ultrà». Le parole di Busiello aderiscono meglio ad una idea diffusa e impropriamente romantica delle curve da stadio. Ma danno davvero la sensazione di appartenere a Tutto il calcio minuto per minuto, un'epoca comunque finita. I silenzi del giovane capo dei «Niss» e dei suoi amici arrestati, tutti pronti a recitare nenie omertose, appartengono invece ad una sfera diversa. Meno evocativa, perché banalmente contigua alla criminalità comune, almeno secondo il giudizio della Procura. Ma utile a conoscere la materia di cui sono fatte oggi alcune realtà ultrà. A ricordarci che sediamo su una pentola pronta ad esplodere, non solo a Napoli.
Marco Imarisio
COLCHONEROS
28 novembre 2008
BRUGES-ST. ETIENNE
IL DG MARINO
ENTELLA
Un daspo di tre anni per un tifoso è stato emesso dalla Questura di Genova a seguito delle intemperanze e di alcuni danneggiamenti avvenuti durante un derby in serie D nel levante ligure. Il tifoso, un ventiquattrenne di Chiavari, F. S., così, oltre ad essere denunciato per dannegiamento è stato inibito a partecipare a qualsiasi manifestazione sportiva sia a livello locale, nazionale o internazionale per tre anni e si dovrà recare presso il commissariato di polizia di Chiavari a firmare durante l’intervallo, fra il primo e il secondo tempo di qualsiasi gara calcistica. La sanzione è scattata a seguito degli atti vandalici avvenuti durante un derby di serie D, nell’ottobre scorso, fra Lavagnese e Virtus Entella, quest’ultima una formazione di Chiavari, al termine del quale, dopo aver danneggiato una recinzione, è entrato in campo per andare a strappare uno striscione nella curva dei sostenitori della squadra avversaria.
TIFOSI VIP IMBARAZZANTI
Fra i risultati c'è anche l’accostamento tra Osama Bin Laden e l’Arsenal, con i lettori che, scarcastici, immaginano il capo di Al Qaeda intento a cercare dalla sua grotta-nascondiglio in Pakistan di sintonizzare la sua radiolina sui match dell’Arsenal «di quell’infedele di Arsene Wenger». Nessuno avrebbe poi voluto come tifoso della propria squadra nemmeno Zeljko «Arkan» Raznatovic, a quanto pare fan della Stella Rossa Belgrado. La «Tigre», passato da parlamentare serbo a protagonista di efferati crimini di guerra in clima di pulizia etnica al tempo della guerra nei Balcani, fu accusato dalle Nazioni Unite di crimini contro l’umanità.
Al quarto posto c’era invece Nick Hornby, autore del celebre libro sul calcio «Fever Pitch», in Italia tradotto in «Febbre a 90 » e diventato un film di grandissimo successo a celebrare la «follia» di un tifoso dell’Arsenal. Hornby viene però accusato dai tifosi inglesi di avere acceso nei club la voglia di «migliorare» l’accoglienza negli stadi: prima, dicono, si andava al tornello, si pagava un prezzo onesto e si assisteva ai match dalle gradinate senza posti a sedere, mentre adesso bisogna sborsare 50 sterline e magari avere come vicino un procuratore legale, per non parlare delle 40 sterline al mese da sborsare per vedere i match su Sky. Non c’é spiegazione invece sul perché Elton John sia finito al sedicesimo posto di questa classifica, con i tifosi che comunque gli riconoscono una passione genuina per il suo Watford.
Al ventitreesimo posto c’é poi il premier Gordon Brown, di cui ci si ricorda quando fuori dallo stadio vendeva il programma dei Raith Rovers, compagine che milita in una specie di seconda divisione scozzese e che il politico segue ancora ogni qual volta è possibile. Sul fronte cantanti, nessuno vorrebbe avere come tifosi nemmeno l’ex-spice Girls Melb B (Leeds United) o Pete Doherty (Queens Park Rangers). E non va bene nemmeno a Wayne Rooney, oggi idolo del Manchester United e della nazionale inglese, ma divenuto famoso con la maglia dell’Everton. Rooney era solito indossare al tempo una maglia con su scritto «una volta blue, per sempre blue». E la indossò anche il giorno prima di firmare per il Man United: sacrosanto, chi lo vorrebbe come tifoso?
ADDIO ROMA ?
Critiche particolarmente pesanti soprattutto in vista della finale che lo stadio Olimpico dovrà ospitare il prossimo 27 maggio e alle quali la Roma sarà chiamata a rispondere il prossimo 11 dicembre presso la commissione disciplinare della Uefa.
In seguito agli scontri fra le due tifoserie un tifoso italiano fu arrestato. Le accuse potrebbero portare la Uefa a decidere per un clamoroso cambio di sede della prossima finale di Champions League, in relazione alle troppo frequenti episodi di violenza registrati nel calcio capitolino, ripetuti anche la settimana seguente al match contro il Chelsea in occasione del derby contro la Lazio.
IL RIFORMISTA CONTRO BOBO
Ormai le restrizioni imposte dal Viminale non si contano più. Prendiamo la prossima giornata di campionato: Cagliari-Palermo, Venezia-Hellas Verona, Paganese-Sorrento e Cosenza-Catanzaro sono le partite per le quali il Casms, il Comitato analisi sulla sicurezza delle manifestazioni sportive, ha chiesto la chiusura del settore ospiti. A queste vanno aggiunte Inter-Napoli, Atalanta-Lazio, Cavese-Taranto e Agropoli-Battipagliese (già precedentemente vietate), la gara del campionato di serie B2 di Basket Torelli Montevarchi-Coge Anagni e la partita di hockey su pista Toyota Marcante Valdagno-Amatori Lodi. Sì, anche l'hockey su pista. Quello che inizialmente era sembrato un giusto e condivisibile giro di vite del Viminale per arginare la violenza nel calcio, oggi sta assumendo i contorni di una commedia grottesca. «Le misure restrittive nei riguardi delle tifoserie violente - ha spiegato il ministro dell'Interno Roberto Maroni - continueranno fine alla fine del campionato, perché funzionano».
Già funzionano. E come potrebbe essere altrimenti? A spulciare le decisioni dell'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, dall'inizio dell'anno (e siamo solo alla tredicesima giornata del campionato) sono state segnalate “ad alto rischio” oltre cento partite di calcio di serie A, B e di categorie inferiori. In più di trenta occasioni l'Osservatorio ha chiesto ai prefetti di porre sostanziali limitazioni alla vendita dei biglietti. Le conseguenze sono prevedibili: gli stadi sono sempre più vuoti (ma su questo influiscono anche caro biglietti e carenze infrastrutturali). È un po' come se per rimediare ai troppi incidenti stradali, il governo chiudesse le autostrade.
Se ne sono accorti anche i rappresentanti del mondo del calcio. Se fino a poco tempo fa il settore si muoveva compatto insieme al Viminale, adesso qualcuno comincia a palesare il proprio dissenso. In primis i rappresentanti della Lega dilettanti. Poi, la settimana scorsa, anche il presidente della Lega Calcio: «Credo che l'emergenza sia finita - ha detto Antonio Matarrese - i presidenti delle squadre vogliono rivedere i tifosi allo stadio». Emergenza, va ricordato, nata dopo la prima giornata di campionato, con la partita Roma-Napoli e i famigerati atti di teppismo dei tifosi azzurri ai danni del treno. Danni che la stessa Procura della Repubblica di Napoli ha detto essere di gran lunga inferiori a quelli denunciati da Trenitalia. Più volte è stato chiesto di poter vedere il treno danneggiato, ma non è mai stato possibile. Due inchieste giornalistiche - una di un giornalista austriaco, l'altra di Rainews 24 - hanno evidenziato una realtà diversa da quella descritta dal ministro dell'Interno. Eppure da quel giorno andare allo stadio è diventata un'impresa.
E all'orizzonte non si vede nulla di positivo. Se non questa tessera del tifoso, un progetto partito l'anno scorso, la cui fase sperimentale dovrebbe terminare il 31 dicembre. Si tratta di una sorta di tesserino di riconoscimento, munito di microchip, rilasciato previo nulla osta del Viminale, che consentirebbe anche di usufruire di sconti e agevolazioni per l'acquisto di biglietti. Ma anche questo metodo a noi suona un po' strano. Mica si schedano tutti quelli che vanno al cinema? E se per caso un giorno mi venisse voglia di andare a vedere una partita di calcio senza tessera, che succede? Non si può tornare a quella cara vecchia normalità? Per ora, comunque, le società che realmente utilizzano la tessera del tifoso si contano sulle dita di una mano. E in alcuni casi, vedi Milan, l'introduzione della tessera è stata al centro di polemiche. Il Codacons ha protestato contro l'accordo siglato tra la società rossonera e l'istituto Intesa-San Paolo, accordo che rende obbligatorio l'uso dei servizi bancari per ottenere il biglietto.
Anche l'apparato predisposto dal Ministero dell'Interno sembra, a dire il vero, inadeguato. Al Viminale sono stati insediati, per decidere settimanalmente i destini delle tifoserie di tutta Italia, ben tre organi. Alla fine nessuno di questi può comunque prendere decisioni vincolanti, che spettano in ultima analisi ai singoli prefetti.
Alla base della piramide c'è il Cnims: il centro nazionale di informazione sulle manifestazioni sportive. È qui che vengono analizzati ed elaborati i dati relativi alla violenza negli stadi. Le informazioni raccolte vengono girate all'Osservatorio, un organo collegiale dove siedono i rappresentanti di governo, forze dell'ordine, Coni, Figc, Leghe e Ferrovie dello Stato. Le decisioni prese dall'Osservatorio in merito alle singole gare vengono poi inviate al Casms, l'ultima creazione del Viminale (è nato quest'estate). Questo è il luogo delle decisioni operative: alle riunioni partecipano infatti i responsabili del dipartimento della pubblica sicurezza, della stradale, della polizia ferroviaria, dei servizi di sicurezza (Aisi), dei carabinieri e della Guardia di Finanza.
Un dispiegamento di forze non indifferente. Ma forse per far giocare Toyota Marcante Valdagno-Amatori Lodi sarebbe bastato qualche agente di polizia in più.
NIENTE GONDOLA PER GIULIETTA
(CALCIOPRESS) Hellas Verona - Si profila il divieto di trasferta per i sostenitori dell’Hellas in occasione dell'incontro Venezia-Verona.
In tal senso si è espresso il Casms (Comitato analisi sulla sicurezza delle manifestazioni sportive), che ha chiesto la chiusura della Curva Nord dello Stadio Penzo. Vale a dire quella che dovrebbe ospitare i sostenitori scaligeri.
La palla passa adesso a Prefettura e Questura, che dovranno procedere a tutte le valutazioni del caso e confermare o meno la proposta del Casms.
Vista l’aria che tira sembra proprio che i tifosi dell’Hellas dovranno saltare la fascinosa trasferta in laguna.
Redazioneweb - www.calciopress.net
TARANTINI INTERDETTI
(CALCIOPRESS) Taranto - Il Taranto, divenuto Taranto Sport nel 2004/05, nella scorsa stagione (i dati sono tratti da Digilander) raccolse in 11 gare interne 47.813 spettatori (4.347 la media per gara), occupando la seconda piazza nella speciale classifica alle spalle della Salernitana (11.524 di media) e sopravanzando nettamente l’Ancona (terza con 3.863). Nella semifinale dei playoff con il Crotone erano presenti allo Iacovone in 7.490 e nella finalissima con l’Ancona in 7.496.
La stagione precedente, quella 2006/07, i numeri erano stati ancora più alti: 82.500 spettatori in 15 gare (media 5.500), seconda posizione nello score a un’incollatura dal Foggia (primo con 5.792) e davanti all’Avellino (terzo con 5.053). Nella semifinale persa con l’Avellino lo Iacovone, e solo a causa della limitazione di capienza, contò circa 9.000 spettatori.
NOI LA CRISI NON LA PAGHIAMO
Autoriduzione al Teatro Valle, tra gli applausi e un convinto sostegno del direttore del teatro che si è detto disponibile ad avviare una trattativa per ridurre il costo dei biglietti per studenti e giovani precari.
E gli stadi? Dicono che domani i reggini pagheranno 25 euro il settore ospiti al Comunale di Torino. Se fosse vero ci sarebbe da arrabbiarsi sul serio. Dopo Juve-Real a 50 euro sembrava che Cobolli & co. avessero compreso la lezione ma sabato ho capito a San Siro che i padroni del calcio ci provano e ci riescono ad allontanare la gente dagli stadi, rendendoli inaccessibili a chi paga la crisi imposta da speculatori e politici che spesso sono anche coinvolti nella gestione del calcio moderno. E' ora di alzare la voce tutti insieme contro la vergogna del caro-biglietti oppure gli stadi resteranno malinconicamente vuoti.
Lanciamo una campagna di auto-riduzione di massa cavalcando l'Onda e protestiamo contro i prezzi stratosferici dei tagliandi per gli ospiti.
Vincenzo
LA MORTE NON BATTE IL TIFO
“È triste per un prete notare tutta questa assenza di crocifissi – dice – fa male vedere questa trascuratezza religiosa. Oggi la fede è in crisi e chi è fedele preferisce non manifestarlo. E pensare che nel cimitero inglese c’è pieno di croci.”. Facendo un giro tra le lapidi salta effettivamente agli occhi l’assenza non solo di crocifissi, ma in molti casi anche di statuette religiose, o di scritte tipiche. Ci sono invece perle blu e conchiglie bianche, pietre ambrate, simboli del Genoa o della Sampdoria (persino una sciarpa dell’Inter avvolge interamente una lapide) pupazzi e disegni fatti a mano. Alcune lapidi sono a forma di Lanterna di Genova, le scritte composte e quasi ripetitive di un tempo sono sostituite, spesso, da frasi scritte di getto in preda al dolore della perdita. Una signora, intenta nel Campo due a sistemare la tomba della madre, sembra confermare le parole del cappellano: “Sono cattolica nell’animo – spiega mentre dispone sulla terra, in ordine, le pietre marine che lei stessa ha dipinto per la madre – non ho bisogno di mostrare ulteriori segni. Non serve mettere un crocifisso in più, io so in cosa credo così come lo sapeva lei” dice indicando la foto della cara estinta.È una tomba semplice che a ben guardare non sembra per nulla cristiana: fiori alla base della lapide di ardesia (scolpita dalla nipote della defunta) che è l’unico elemento solido della tomba, e per il resto fiori e ciuffi d’erba. Sopra sono disposti i sassi raccolti direttamente dal mare, colorati per formare un papavero rosso. “Non serve spendere soldi – afferma guardando la sua composizione- siamo polvere”.E a proposito di questioni economiche oggigiorno realizzare una tomba in marmo con scritta e statuina costa circa 3 mila euro. Spese che non tutti possono permettersi e infatti anche lì la crisi comincia a farsi sentire: “Anche prima la gente aveva pochi soldi ma per la lapide del caro defunto era disposta persino a farseli prestare – commenta Franco Repetto della ditta “Paolo Repetto” specializzata in monumenti funebri- oggi non c’è più questa attenzione, i valori sono cambiati e il defunto scende tra le priorità delle spese. Intendiamoci i crocifissi vanno sempre, ma le Madonne di Lourdes o della Guardia sono calate” .
“Se si è cristiani bisogna manifestarlo – riprende Lanfranconi - mettere la sciarpa della squadra preferita anziché un crocifisso è segno di leggerezza. Poi certo ci sono gli atei e su quello non discuto, ma non credo che tutti quelli di cui parliamo siano atei”. E il problema pare non essere solo l’assenza di crocifissi: “Qui al cimitero ne vedo ogni giorno una diversa: donne che vengono quotidianamente, inginocchiate sulle lapidi per pulirle a fondo con strofinacci e prodotti di ogni tipo quasi che fosse il salotto di casa, e mai che le vedo a pregare. Uomini che girano per il campo fumando o con la radio. Miseria, siamo in un Camposanto, dove è finito il rispetto? Dov’è la fede”?
MESSINESI INCAZZATI
GLI ULTRAS DELLA JUVE SALUTANO VITO
27 novembre 2008
UN CALCIO ALLA SLA
Domenica 30 novembre 2008 ad Atripalda (Avellino) in Piazza Umberto I dalle ore 9.00 alle 21.00, nel 1° anniversario della scomparsa del nostro Capitano “Adriano Lombardi”,“l’ASSOCIAZIONE ITALIANA SCLEROSI LATERALE AMIOTROFICA” malattia conosciuta anche come “Morbo di Lou Gehrig” sarà presente con uno stand informativo, inoltre nel corso della giornata si terrà una gara di SOLIDARIETA’ spontanea, attraverso la vendita ad un prezzo simbolico di prodotti tipici Irpini e non solo. Tutto il ricavato della giornata sarà devoluto all’AISLA.
Questa è l’occasione per essere informati su questa malattia, ma allo stesso tempo,la ricorrenza, è la giornata ideale per ricordare nel miglior modo “ADRIANO LOMBARDI”.
Sono invitati a partecipare non solo tutti i tifosi dell’Avellino,ma chiunque, al di la della passione calcistica, da irpino si sente di voler ringraziare concretamente lo stile dell’uomo e dell’eterno capitano che sicuramente ci trasmetterà la grinta per vincere questa gara per la vita.
SONO STATO IO
"Sono stato io". In un video-choc inviato al quotidiano argentino 'Olè', Ariel Alberto Luna, detto 'El Colo', ultrà del River Plate, confessa di essere stato lui a uccidere nell'agosto 2007 Gonzalo Acro, tifoso appartenente a una fazione rivale della tifoseria del club. Più magro, con i capelli neri e attualmente latitante, Luna si assume tutte le responsabilità dell'omicidio, scagionando gli altri accusati che rischiano fino a 25 anni di prigione.

"Nessuno ha armato nessuno, nessuno mi ha incaricato di uccidere qualcuno, nessuno ha organizzato nulla - le parole di Luna nel video di circa quattro minuti -. Ero in strada e ho visto due arrivare e uno di loro era Gonzalo Acro. Abbiamo discusso, lui mi ha aggredito ed è scoppiata una rissa. Io ho tirato fuori l'arma per cercare di difendermi, miravo verso il basso e quando l'altra persona ha cercato di strapparmela è successo quello che è successo".
Gaston Matera, l'altra persona che era con Acro, è scappato ma Luna precisa: "Nessuno mi ha ordinato nè mi ha pagato per uccidere, nemmeno sapevano che ero armato" - dice ancora l'ultrà che prende le difese degli altri tifosi del River incriminati. "Alan, William e Pluto, che sono in carcere, non hanno niente a che fare con questa storia, nemmeno sapevano che eravamo lì - dice ancora Luna -. E' stato un incidente e niente di più".
UN CALCIO ALLA VIOLENZA?
'Un calcio alla violenza' coinvolgerà le classi quinte delle scuole elementari e gli studenti degli istituti medi inferiori di Milano e provincia. Gli agenti della Polizia incontreranno le scolaresche e spiegheranno agli allievi come si svolge la loro giornata di servizio allo stadio in occasione durante le partite. I ragazzi inoltre avranno l'opportunità di visitare lo stadio Meazza, il museo di Milan e Inter e gli spogliatoi delle due squadre.
Anche quest'anno è previsto il concorso 'Lo sport per... Un calcio alla violenza', esteso a tutti gli oratori e le società sportive attivi sul territorio milanese. I partecipanti sono chiamati a consegnare al Forum della Solidarietà un lavoro di gruppo (una poesia o una relazione) su un episodio di violenza che li ha colpiti, insieme alle considerazioni sul lavoro degli agenti della Polizia di Stato. Le premiazioni si terranno il 23 maggio 2009 al Palasharp.
AVELLINO-RIMINI
Nel primo pomeriggio il Rimini è partito per Vasto, dove domani (venerdì) svolgerà la rifinitura. Sono rimasti a casa lo squalificato Catacchini, Augustyn, tornato oggi da Bologna dopo l'intervento chirurgico al ginocchio, e gli infortunati Pagano (polpaccio) e Milone (schiena). Sono saliti sul pullman anche i Primavera Pezzi e Mattia Marchi. Pienamente recuperati Frara, Paraschiv e Basha, mentre resta in dubbio (ma è partito) Docente. Selighini confermerà il modulo 4-3-1-2. A parte Docente (se non ce la dovesse fare tornerà titolare Cipriani), l'unico dubbio riguarda l'out difensivo destro, con le alternative Cardinale, Bravo e Vitiello. Se la scelta dovesse ricadere su quest'ultimo al centro della difesa, al fianco di Sottil, giocherebbe Rinaldi.
LO MONACO
In esclusiva a RealSports.it il direttore generale del Catania Pietro Lo Monaco, uno degli artefici del 'miracolo' etneo. La squadra siciliana allenata da Zenga è una delle autentiche rivelazioni di questo inizio di campionato.
Direttore Lo Monaco, una stagione iniziata molto bene dal Catania, vero?
“Indubbiamente è una stagione che è partita sotto i migliori auspici. L’augurio è che si arrivi alla fine a centrare gli obiettivi di inizio stagione e quindi una salvezza senza patemi, con la valorizzazione di qualche giovane interessante”.
Vista la situazione di classifica il Catania potrebbe sperare anche in qualcosa di più della semplice salvezza, non crede?
“Guardando la classifica uno potrebbe anche essere indotto a pensare che si potrebbe ambire a qualcosa di diverso. Quello di serie A è però un campionato dove nel girone di ritorno si assisterà ad un campionato nel campionato dove le squadre di coda inizieranno ad avere un cammino spedito. Bisognerà quindi stare attenti e cercare di raggiungere quanto prima possibile una presumibile quota di salvezza che ritengo possa essere i quaranta punti”.
Da tre anni a questa parte l’avventura in serie A del Catania è sempre più positiva…
“E’ quasi un record per questa società. Noi ci auguriamo di radicarci quanto più possibile nel territorio della serie A perché ciò significa la possibilità di gestire al meglio i ricavi, di costruire impianti, di migliorare quindi l’indotto”.
Il Catania l’anno scorso si è salvato alle ultime giornate grazie a Walter Zenga, grazie alla cui guida sta facendo bene anche ora…
“Per la serie A italiana è un allenatore giovane, che sta facendo bene, si sta impegnando, ha tutte le qualità per poter recitare un ruolo di primo piano. Ci auguriamo quindi che continui a migliorare anche lui per poter in futuro ambire anche a panchine di altro spessore”.
Ma sicuramente il Catania cercherà di averlo fra le sue fila per molto tempo…
“Zenga ha un anno di contratto che gli scade a giugno. Ci sarà modo da entrambe le parti di valutare la possibilità o meno di proseguire sulla stessa strada”.
Parliamo dell’attuale stagione calcistica. Che campionato è quello di quest’anno?
“Direi un campionato molto equilibrato, di buon livello, dove mi sembra chiaro che ci siano delle squadre di notevole spessore come Inter, Juve, Milan alle quale si sono aggiunte delle formazioni la cui presenza all’inizio era un po’ “impreviste”, tipo Lazio, Napoli che stanno disputando campionati importanti. Bisogna considerare anche la Fiorentina, una squadra che prima o poi dovrà venire fuori visto l’organico altamente competitivo che possiede. Tutto questo equilibrio non può che fare bene a questo campionato”.
Quali sono le formazioni che l’hanno stupita negativamente?
“Ancora non le abbiamo incontrate tutte. Certamente ha sorpreso l’inizio balbettante della Roma perché è una squadra di grandissimo livello che si trova attualmente in una posizione di classica non consona a quelle che sono le proprie possibilità”.
Dalla sua vasta esperienza nel mondo calcistico, ha avuto modo di notare dei giovani interessanti in questo campionato?
“Credo che in questo campionato ci siano dei giocatori importanti. Al di là dei nomi conosciuti, molti stanno parlando di questo Zarate della Lazio. E’ un giovane che già conoscevo in quanto tre anni fa è stato capocannoniere del campionato argentino. Non è quindi una scoperta per me. I nostri Silvestre, Ledesma e Biagianti sono tre nomi che si stanno proponendo all’attenzione di tutti. Come pure mi sembra in ogni squadra ci sia qualche elemento di un certo spessore. Diciamo quindi che c’è di che scegliere in Italia”.
Relativamente ai direttori gara, a suo avviso è migliorato l’operato degli arbitri quest’anno?
“Credo che l’anno scorso ci sia stato un impatto notevole. Penso ci sia una linea emergente di giovani arbitri che fanno il loro lavoro, che stanno lasciando il loro apprendistato ora e che quindi è anche plausibile che a volte facciano degli errori. Purtroppo sbagliano anche gli arbitri che hanno maggiore esperienza, vedi domenica Farina. Per cui non è assolutamente in linea da parte delle società lamentarsi per gli arbitraggi perché ritengo che bisognerebbe comprendere che sono uomini, possono sbagliare, sono costretti a fare delle valutazioni in tempi rapidissimi, e quindi ci sta che la percentuale di errore si alzi. Criticarli a più non posso non li aiuterà certo a crescere”.
Abbiamo avuto parecchi designatori importanti. Ma forse Collina, quello di questi ultimi due anni, è la persona forse più adatta a dare i giusti insegnamenti agli arbitri emergenti..
“Non penso che ci siano tutte queste idee innovative. Sicuramente il nome è così importante che può servire da stimolo per tutti gli arbitri. Però alla fine ritengo la classe arbitrale italiana se non la migliore, sicuramente fra le migliori al mondo”.
Cosa si può migliorare per avere meno incidenti fra le tifoserie?
“In merito a questo argomento posso parlare del nostro caso specifico. A Catania c’è stato un miglioramento incredibile ed ora c’è veramente un fusione fra i tifosi e la gente. Ora vedo arrivare allo stadio famiglie intere. Mi sembra che ci sia stata una metamorfosi notevolissima da quell’infausto 2 febbraio. Oggi tutti hanno un comportamento veramente rimarchevole. C’è ancora purtroppo qualche episodio sporadico che vede sempre protagonista qualche sparuta rappresentanza di determinate tifoserie”.
Sabato giocate in casa con il Lecce. Ci vuole presentare questa gara così importante?
“Come ha detto lei, è una partita importante, delicata, contro una concorrente diretta. Chiaramente l’obiettivo è quello di puntare al massimo ben consci però della durezza dell’avversario, che venderà cara la pelle e che bisognerà affrontarlo al meglio delle proprie possibilità”.
Visto che il mercato si avvicina, il vostro prezioso Mascara rimarrà con voi?
“Sicuramente. Sono anni che sta con noi. Non vedo il motivo per cui dovremmo prendere in considerazione l’ipotesi di una cessione”.
26 novembre 2008
VITO NEL PARADISO BIANCONERO
Celebra la funzione don Beppe Bania, lo stesso sacerdote che battezzò Vito 17 anni fa. Rivolgendosi alle istituzioni, ha lanciato un monito: "Aiutateci a creare un'Italia dove le pastoie burocratiche non abbiamo l'ultima parola, dove prima dell'ideologia, degli interessi privati, ci sia la sicurezza delle persone". E ai giovani ha detto: "Sui vostri blog avete scritto che non si può morire così e avete chiesto giustizia, ma di giustizia c'è quella degli avvocati e della magistratura, ma c'è anche quella che dobbiamo rendere con la nostra vita".
Dietro la bara i familiari, i genitori Fortunato e Cinzia, la sorella Paola, i nonni e, poco più indietro i compagni di scuola e della squadra di calcio nella quale Vito giocava. Manca solo Andrea Macrì, il compagno di classe ferito alla colonna vertebrale. E' stato sottoposto ad un secondo intervento al Cto di Torino, ma il rischio di paralisi non è ancora scongiurato.
C'è il sindaco di Torino Sergio Chiamparino mischiato tra la folla ma non c'è nessun ambasciatore del governo dopo che gli amici del ragazzo avevano fatto sapere che non avrebbero gradito coloro che rappresentano i responsabili indiretti della tragedia. Resta la corona di fiori inviata dal presidente del Consiglio accanto a quella voluta da Giorgio Napolitano.
"Non ti dimenticheremo. Sarai sempre nei nostri cuori", hanno scritto i compagni del liceale su un lungo striscione affisso davanti alla chiesa. In piazza, su un altro lenzuolo, il dolore degli amici è trascritto con lo slang degli sms: "Ogni xsona, piccola o grande ke sia, è unica".
PIOVE SULL' OASI
La polizia di Firenze sta esaminando i filmati girati ieri sera dalle telecamere di servizio piazzate intorno al Franchi per individuare gli eventuali responsabili di una aggressione a due tifosi del Lione. Secondo quanto raccontano, i due supporter francesi sarebbero stati aggrediti da alcuni italiani mentre si avvicinavano allo stadio per assistere alla partita fra Fiorentina e Lione. I tifosi sono stati visitati dal medico in servizio allo stadio e medicati per alcune contusioni, ma senza alcun giorno di prognosi.
La lotta contro la violenza negli stadi ora passa anche da Facebook. In una settimana hanno già aderito al gruppo 'Un calcio alla violenza' oltre 2.700 membri del social network. Tra di loro, anche agenti di polizia, semplici tifosi e ultras di Inter, Milan, Roma e soprattutto del Napoli, vogliosi di riscattarsi per il divieto di andare in trasferta che li penalizza dall'inizio del campionato.
L'iniziativa rientra nei progetti del Forum della Solidarietà che per il secondo anno di fila cerca di sensibilizzare i giovani per un tifo non violento. Gli iscritti al gruppo su Facebook potranno inventare uno slogan che valorizzi l'amore per lo sport, il ripudio della violenza, la solidarietà e la fratellanza con le forze dell'ordine. Il più efficace e divertente sarà premiato all'interno della festa con la quale si concluderà il progetto il 23 maggio.
Un concorso parallelo si svolgerà anche nelle scuole. Dalle sole elementari di Milano, quest'anno l'iniziativa si allarga agli alunni delle medie e della Provincia che impareranno dagli agenti come funziona l'ordine pubblico negli stadi. "Cerchiamo di far capire che non siamo i cattivi e che cerchiamo di eliminare un certo tipo di tifo", ha spiegato il questore di Milano Vincenzo Indolfi in occasione della presentazione, convinto che "per risolvere il problema ci affidiamo alla nuova generazione perché quella attuale si è abbandonata alla deriva del tifo uguale odio".
ALBA
Anche Alba Parietti era andata a fare il tifo alla sua Juve. All'uscita dallo stadio la soubrette è stata insultata da un ultrà poco educato che le ha urlato: «Alba sei una puttana!». Lei per nulla scandalizzata ha risposto: «Lo so e mi diverto tantissimo. Invece tu non scopi da trent'anni!». La classe non è acqua.
CASMSSSSSSSSSSSS
IL MANIFESTO SI ACCORGE DEGLI ULTRAS
Tomaso Clavarino
Domenica, a Genova, la partita dei tifosi sampdoriani è iniziata ben prima delle 15. Si sono radunati alle 12.30 davanti alla stazione di Brignole e da lì sono partiti in corteo fino allo stadio Luigi Ferraris. C'erano tutte le componenti della tifoseria blucerchiata: tutti i gruppi ultras della gradinata sud, Federclub, anziani, giovani, donne e bambini. In tutto 2500 persone (300 secondo la Questura) che, con cori, fumogeni, megafoni e striscioni hanno attraversato le strade del capoluogo ligure per chiedere di poter appendere il loro nome negli stadi: «Rivogliamo i nostri striscioni». Un problema, quello del divieto di accesso negli stadi di striscioni senza previa autorizzazione, che tocca tutti i tifosi italiani. Di qualunque fede calcistica. Dal più sfegatato che urla in gradinata al più pacato che segue la partita seduto nei distinti. «Questo divieto è inspiegabile - afferma Carlo, vecchio ultras doriano - si richiede un'autorizzazione per far entrare gli striscioni quando è sempre successo che la domenica mattina la polizia controllava tutti gli striscioni che venivano portati dentro lo stadio e sequestrava quelli ritenuti violenti od offensivi». Che poi la polizia non facesse bene il suo lavoro, facendo entrare svastiche e celtiche, è un altro discorso. I tifosi la vedono come una limitazione del loro diritto di esprimersi, ed è anche per questo che in mezzo al corteo di domenica capeggiavano degli stendardi con l'articolo 21 della Costituzione italiana: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione». L'anno scorso uno striscione con queste parole del gruppo Ultras Tito Cucchiaroni fu bloccato all'ingresso dello stadio: non era stato chiesto il permesso.
Una limitazione assurda che, emanata dall'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive sull'onda emotiva della morte dell'ispettore Raciti, non ha altro effetto che minare la cultura popolare del tifo. Niente più tamburi, fumogeni, megafoni, striscioni, niente più coreografie se non preventivamente approvate. Tutti seduti a mangiare pop corn e vedere le ragazze pon pon che fanno i loro stacchetti, un po' come avviene in America. E' questo quello che temono i tifosi. Non solo gli ultras, come si cerca di far credere. «Oggi c'erano anche anziani e federclub in corteo - continua Carlo - non solo noi ultras, brutti, sporchi e cattivi. E' un problema sentito da tutti, perché sono divieti assolutamente incomprensibili, che non mirano a limitare la violenza, obiettivo che personalmente condivido in pieno, ma a disgregare i gruppi di tifosi, annientando il loro modo di essere e il loro modo di tifare». Viene spontaneo chiedersi allora perché fare un corteo a distanza di più di un anno dall'emanazione di questa delibera del marzo 2007: «parlo a titolo personale - prosegue Carlo - ma credo che sia dovuto al fatto che pur avendo portato avanti con coerenza questa battaglia per una anno, non esponendo striscioni, rimanendo fuori dallo stadio per protesta e via dicendo, ci si è resi conto che ormai, a livello di tifoserie, si è rimasti quasi da soli a combattere questa battaglia. Per cui bisognava alzare la testa e un corteo colorato e partecipato è il modo migliore per farlo».
Sul rifiuto delle più anti-democratiche tra le norme anti-violenza, il fronte delle tifoserie italiane ha ceduto già da tempo. Si contano sulle dita di una mano quelle che si ostinano a non portare all'interno degli stadi i loro striscioni. Quasi tutte sono scese a compromessi con l'Osservatorio, presentando regolari richieste d'autorizzazione per far entrare i loro drappi. Da Firenze a Milano, da Torino a Roma, sono sempre di più gli striscioni che vengono esposti col nullaosta della Questura. Ogni striscione che viene appeso è un colpo alla battaglia, non solo ideologica, che altre tifoserie stanno portando avanti contro queste norme. Purtroppo riuscire ad arrivare ad un'unità di intenti tra le varie curve italiane è difficilissimo, troppe le differenze, troppa la politica che serpeggia sugli spalti, troppi di conseguenza gli interessi che vi sono dietro. Il rischio concreto è che chi si oppone rimanga sempre più isolato e che, per non rischiare di sparire, si debba accodare e cedere come gli altri. Ieri il ministro dell'interno Maroni ha ribadito che tutte le norme del pacchetto anti-violenza (dal divieto di trasferta a quello sugli striscioni) «continueranno fino al termine del campionato: sono severe ma funzionano, perché tornare indietro?». Chi ama il calcio e il tifo rumoroso, colorato e goliardico, può solo augurarsi che baluardi di resistenza come gli ultras doriani ma anche quelli di Lecce, Reggio Calabria, Bergamo e Parma, non si arrendano a chi li vuole muti e sprofondati in poltrona davanti alla pay-tv.
L'OTTIMO MATTEO
Quindi anche il nostro sogno, per loro e per tutti, non è mai esistito e non potrà mai essere motivo di rivoluzione nelle tifoserie di tutta Italia. Altri, che appartengono ad un genere di persone poco dotate di fantasia e quindi incapaci di tollerare il dolore di una sconfitta, rovesciano sulla manifestazione della Tifoseria Sampdoriana di ieri la loro frustrazione: "poche centinaia che non avevano meglio da fare, con i problemi che attanagliano l'Italia di oggi...". Altri ancora considerano il problema semplicemente strumentale e come tale lo squalificano invece di apprezzare il coraggio di 2.500 persone ancora innamorate semplicemente dei propri colori...
Non c’erano solo temibili Ultras, ma semplici Sampdoriani, famiglie con i loro bambini, anziani che ancora oggi si chiedono come mai non possono vedere esposti i vessilli che hanno visto per una vita. E, attenzione, le varie categorie di persone presenti al corteo organizzato dai Gruppi della Gradinata Sud perseguono scopi paralleli, ma anche divergenti: obiettivo dei Gruppi è cambiare totalmente i rapporti tra il modo di vedere oggi il Tifo ed una realtà dominata esclusivamente da imperativi economici, mentre lo scopo del semplice tifoso è legato ad un progetto più terra terra, rivedere i propri colori... Per i Gruppi la misura sta nel cambiamento delle coscienze di tutte le tifoserie, per il semplice tifoso sta invece nel ritorno ad una normalità che non è mai stata poi così terribile, come hanno voluto in troppi farci credere...
La manifestazione che da Piazza Verdi ha portato il corteo a snodarsi fino a Via del Piano è stata solo una presa di contatto personale di uomini e donne con una comunanza di spirito, non certo una pericolosa sedizione per fomentare focolai di rivolta o per organizzare forme di lotta armata. La battaglia per gli striscioni nasce dall’essere Ultras ma alla lunga è destinata ad arrivare ad un momento in cui si dovrà scegliere se fare leva sulla coscienza o sui compromessi. In origine, potevano anche non essere linee in contrasto fra loro, ma in prospettiva diventano concorrenti. E, quando arriverà il momento di decidere, non si potrà certo solo ottenere che la decisione possa essere lasciata solo ai fatti.
I fatti che stanno dando torto a chi sta facendo una repressione che è tutt’altro che casuale... Rimarrà, comunque, agli atti un’eccezionale presenza alla manifestazione organizzata dai Gruppi della Sud, una presenza di uomini e donne al travaglio di un’epoca in cui la libertà di manifestare il proprio pensiero trova conforto nell’opportunità di contribuire ad una grande riforma della coscienza di cui, ormai, siamo, nel bene e nel male, unici portatori.
Il merito grande della Tifoseria Sampdoriana è stato quello di capire ed interpretare fino in fondo il rischio di vedere dispersi i valori di una cultura popolare nell’applicazione burocratica di leggi che altro non sono che un orrendo capestro.
Nell’ingenuo entusiasmo che traspariva domenica nei volti di giovani, vecchi e bambini in quell’urlo verso il cielo “Rivogliamo i nostri striscioni!” è stata impresa vana cercare di individuare secondi fini, perché ciò che si poteva percepire era solo una necessità di trasformazione, non guidata da forze cieche, ma una trasformazione per rapportarsi alla realtà in modo diverso da quello appreso acriticamente fino a questo punto di questa storia.
Perché ci troviamo a combattere con un mondo che determina tutta una serie di pregiudizi che rimangono al livello inconscio e si riflettono di conseguenza nell’atteggiamento di ognuno, ma noi semplicemente “Rivogliamo i nostri striscioni”, senza distruggere i divieti con la forza perché ciò distruggerebbe ogni libero sviluppo dell’intelligenza…
Perché questo è il succo del corteo di domenica: niente etichette, ma ragionamento, per riottenere una libertà che costituzionalmente dovrebbe, invece, essere garantita a qualsiasi tifoseria, non solo Sampdoriana. Soli, oramai? Forse, ma apripista di un ritorno alla normalità.
Solo una speranza, forse, ma un sogno, senza dubbio: Rivogliamo i Nostri Striscioni!
Matteo Asquasciati
ANCHE NEL BASKET
Cli/Rm/Sma
25 novembre 2008
LA VIOLENZA VERA
(Roma) Sarà il manifesto contestato, “Donna crocifissa”, della campagna nazionale antistupri di 'Telefono Donna', che ritrae una donna seminuda,
il corpo coperto soltanto da un lenzuolo bianco, e con sotto le braccia due cuscini, a rappresentare il braccio orizzontale della croce, (evidente rimando alla sofferenza di Cristo), a comparire, ancora questa mattina sulle pagine di quotidiani, riviste e siti web - nonostante la decisione del Comune di Milano, di bloccarne l'affissione - per celebrare il 25 Novembre, Giornata Internazionale contro la violenza alle donne (il 25 novembre 1960 furono violentate e uccise le sorelle Mirabal, paladine della lotta di liberazione della Repubblica Dominicana dalla dittatura e da allora simbolo internazionale della lotta per l'eliminazione della violenza contro le donne). Una violenza che per molte donne è ancora il pane quotidiano - per parafrasare lo slogan scelto per il terzo anno consecutivo dall'associazione Linea Rosa di Ravenna, assieme alle associazioni Demetra-Donne in Aiuto di Lugo e SOS Donna di Faenza, per la campagna di sensibilizzazione su tutto il territorio provinciale (l'iniziativa prevede la realizzazione di sacchetti per il pane che denunciano il fenomeno della violenza sulle donne) - come dimostra l’episodio terribile, l'ennesimo omicidio, ieri, di una persona trans a Roma, a testimonianza, ancora una volta, “del clima di intolleranza verso le persone transgender, che nei mesi scorsi - denuncia Arcigay Roma - sono divenute, spesso, un bersaglio, anche nella capitale, dove la piaga degli omicidi delle persone gay e trans è allarmante”. “Serve una politica nuova, che coinvolga tutte le istituzioni, di inclusione e valorizzazione delle diversità, anche e soprattutto verso chi già, spesso, è costretta a vivere ai margini della società o viene sfruttata. Bisogna partire da un tema fondamentale: l'accesso al lavoro per le persone trans".
Serve una politica nuova, lo ripetiamo, e serve subito, perché gridano vendetta le 6,743 milioni di donne da 16 a 70 anni vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita (il 31,9% della classe di età considerata). 5 milioni sono le donne che hanno subito violenze sessuali (23,7%), 3 milioni 961 mila violenze fisiche (18,8%). Circa 1 milione di donne ha subito stupri o tentati stupri (4,8%). Sono 2,077 milioni donne hanno subito comportamenti persecutori (stalking), terrorizzate dai partner al momento della separazione o dopo che si erano lasciate (il 18,8% del totale). Mentre sono 7,134 milioni le donne che hanno subito o subiscono violenza psicologica: le forme più diffuse sono l`isolamento o il tentativo di isolamento (46,7%), il controllo (40,7%), la violenza economica (30,7%) e la svalorizzazione (23,8%), seguono le intimidazioni nel 7,8% dei casi.
Per ricordarlo, l’Associazione 'Donne in rete', ha inviato al Governo e a tutti i/le Parlamentari italian* una lettera aperta ("Letter
a aperta al Governo, ai Senatori, e ai Deputati del Parlamento Italiano") per chiedere l'immediata approvazione di una legge che rafforzi le tutele verso le donne, vittime ogni giorno di violenze ed aggressioni. “Oggi - recita la lettera - si celebra la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. In occasione di questo importante appuntamento chiediamo che venga accelerato l'iter di approvazione della legge per rafforzare le tutele penali e sociali nei confronti delle donne che ogni giorno subiscono violenze e aggressioni, spesso in ambiente familiare". E' necessaria, prosegue il documento firmato da Rosaria Iardino, Presidente di "donneinrete.net e da Paola Concia, Commissione Giustizia della Camera, "una legge che dia certezza di diritto a tutte le vittime di un fenomeno purtroppo in continua crescita e che, secondo le stime più recenti dell'Istat, indica in 14 milioni il numero di donne italiane che hanno subito almeno una volta nella vita, atti di violenza fisica, sessuale o psicologica. Un dramma che solo in meno del 10% dei casi ha trovato pubblicità attraverso una denuncia alle Autorità e che nel 75% dei casi ha visto come artefice della violenza un familiare o un conoscente della vittima". Purtroppo, ricorda la lettera, la scorsa legislatura si è chiusa senza che il Parlamento riuscisse ad approvare una legge che contribuisse a fermare questa piaga. "Per questo "Donne in Rete" chiede che non sia vanificato tempo prezioso e che il Parlamento giunga quanto prima al varo di una legge che tuteli le donne nella loro dignità e nella loro vita".
Legiferare subito significa quanto prima ridurre i rischi che colpiscono le donne, significa evitare un male che riguarda tutte e tutti, una violazione dei diritti umani terribile e vergognosa. Significa, ancora, far sentire alle tante, ancora troppe donne che subiscono e che sono sopraffatte dalla violenza, che nessuna sarà mai più sola.
“Da mesi – ricorda Dorina Bianchi (Pd) - si parla di una nuova legge che dia aspra battaglia a questo male, attraverso la previsione del reato di stalking e rafforzando, nell'organizzazione e nei finanziamenti, i centri antiviolenza presenti sul territorio italiano che specialmente al Sud non riescono a offrire l'assistenza necessaria a causa dei pochi fondi a disposizione".
Ma, "Tagliare 20 milioni di euro dal piano antiviolenza, come ha fatto questo Governo per darli all'Ici significa non avere a cuore questo problema", aggiunge Walter Veltroni, segretario del Partito democratico, schierato in una "battaglia legislativa contro la solitudine delle donne", un argomento che secondo Veltroni non vede il governo particolarmente impegnato. "Per noi questa è una parte importante per affermare un modello sociale di diritti diverso. Dobbiamo avere coraggio, anche di restare in minoranza", ha spiega ieri chiudendo il convegno del Pd 'Non da sola' e ricordando la mozione presentata dai democratici alla Camera per chiedere fondi a favore del piano antiviolenza sulle donne.
La mozione, presentata in occasione della giornata contro la violenza sulle donne, che ha tra gli altri firmatari oltre il segretario del Pd Walter Veltroni, i vertici del gruppo parlamentare alla Camera Antonello Soro, Marina Sereni e Gianclaudio Bressa, chiede al governo di rifinanziare il piano di azione del Dipartimento pari opportunità mirato alla realizzazione di case rifugio, centri antiviolenza, associazioni femminili e misure a tutela delle vittime di violenza. "Chiediamo anche al governo -si legge nella mozione- la presentazione di un Piano d'azione per i diritti delle donne, contro le molestie per motivi di orientamento sessuale o religioso, per differenti abilità, razza e religione. In particolare l'esecutivo si impegni a stanziare per il Piano 20 milioni di euro nel 2009 e alla sua implementazione pari a 40 milioni di euro per il 2010 e a 60 milioni per il 2011. Solo così sarà possibile la realizzazione di azioni, campagne informative, misure a tutela delle vittime e attività di recupero".
"La drammatica realtà che molte donne vivono rende necessario un urgente intervento. "Nei prossimi mesi - lancia l’allarme il Pd - centinaia, migliaia di donne perderanno il lavoro, la maggior parte un lavoro precario, una situazione di solitudine e povertà che sta a monte e a valle della violenza sulle donne".
Un legame denunciato anche dalla sezione italiana di Amnesty International, che, in occasione della Giornata mondiale per l'eliminazione della violenza sulle donne
, lancia una campagna in favore delle donne colpite da Hiv/Aids in Sudafrica. "Quello del Sudafrica è un tragico esempio del legame tra povertà e violenza" ha spiegato Erika Bernacchi, responsabile del Coordinamento Donne della Sezione Italiana di Amnesty International. "Se è vero che la violenza contro le donne colpisce donne di ogni etnia, età e classe sociale, tuttavia povertà e violenza sono fattori che si influenzano e si rafforzano a vicenda" ha aggiunto. In Sudafrica, dove vivono cinque milioni e mezzo di persone colpite da Hiv/Aids, il più alto numero al mondo, e con il 55 % dei contagi che riguarda le donne, la percentuale di donne tra i poveri e i disoccupati è altissima e la povertà svolge una funzione di barriera all'accesso ai servizi sanitari per quelle contagiate nelle aree rurali del paese, a causa delle distanze e dei costi di trasporto. Allo stesso tempo, il Sudafrica presenta elevati livelli di violenza sessuale e di altre forme di violenza legate al genere.
Ma "Le violenze e i soprusi non riguardano solo 'mondi' lontani o estranei a noi. I guasti di una mentalità maschilista, forme di prepotenza e oppressione, molestie e violenze contro le donne, stupri e omicidi, si consumano anche in Europa e nel nostro Paese, ricorda Barbara Pollastrini (Pd), in una lettera inviata al Presidente della Camera Gianfranco Fini, sottolineando come “la violenza si consuma nel silenzio delle case, al riparo di famiglie,’rispettabili' o nel circuito affettivo delle vittime".
"Come Lei sa - prosegue Pollastrini nella lettera - è proprio il carattere altamente drammatico di questa emergenza ad aver spinto le Nazioni Unite a parlare per la prima volta di una nuova fattispecie di reato denominato 'femminicidio'. Sulla base di queste considerazioni Pollastrini chiede al Presidente della Camera di convocare (si tratterebbe di “un atto importante ma insieme dovuto dal Parlamento nell'anno del sessantesimo della Costituzione italiana e nel sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani") una seduta specifica della Camera dedicata ai diritti umani delle donne e ai programmi contro ogni forma di intimidazione e di violenza. “Una giornata dei nostri lavori nel corso della quale sia possibile l'esame di una Mozione parlamentare presentata dal gruppo del Pd così come eventualmente da altri gruppi". "Il tema dei diritti umani delle donne -conclude Pollastrini - è 'centrale' per il profilo democratico e la convivenza del futuro, per la stessa crescita economica e sociale del mondo in cui viviamo…

Restando in tema di diritti umani, e in particolare di diritti umani delle donne, proprio ieri, il Comune di Firenze, durante un consiglio comunale straordinario, ha consegnato il “Giglio D’Oro” (riconoscimento assegnato a donne che hanno speso la loro vita in difesa dei diritti umani e delle violenze di genere) a Marisela Ortiz Rivera, psicologa e insegnante, tra le fondatrici nel 2001, dell'associazione umanitaria"Nuestras Hijas de regreso a casa", (che le nostre figlie ritornino a casa) in difesa dei parenti delle vittime di Ciudad Juarez in Messico. “Consegno idealmente questo riconoscimento alle madri di Ciudad Juarez affinché tutte le lacrime non siano state versate invano. In memoria di tutte le donne e i bambini assassinati, grazie davvero”, ha detto Rivera, che con la sua associazione si batte da anni per denunciare il perpetrarsi dei crimini nella città messicana, in cui dal 1993 a oggi si registrano 1000 donne scomparse di cui 500 ritrovate dopo essere state violentate e torturate. Per la sua opera di denuncia dell'omertà' della gente e la corruzione delle istituzioni, Rivera ha subito minacce, intimidazioni e attentati, ma ha portato all’attenzione mondiale i crimini e gli abusi in atto a Ciudad Juarez, crimini e abusi per i quali è stato coniato il termine femminicidio…
Femminicidio: una piaga mondiale: Un termine che indica la violenza fisica, psicologica, economica, istituzionale, rivolta contro la donna “perché donna”. La deputata e sociologa messicana Marcela Lagarde l’ha definito l'atto di assassinare una donna, solo per il fatto della sua appartenenza al sesso femminile. Lagarde sostiene che la categoria femminicidio è parte del bagaglio teorico femminista introdotto dalla statunitense Diana Russel e Hill Radford, che nel libro The Politics of Woman Killing (Twayne Publishers New York, 1992) hanno parlato di femicide che, tradotto nella nostra lingua significa assassinio di donne. Tuttavia, per segnare una differenza con quel termine, Lagarde scelse la voce femminicidio, per parlare di genocidio contro le donne. Andrea Dworkin, femminista americana, ha usato il termine gynocide per descrivere la violenza sistematica perpetrata, fino a provocarne la morte, dal genere maschile su quello femminile. La sociologa Daniela Danna scrive che la rigida separazione tra i sessi con la prescrizione della subordinazione del sesso femminile a quello maschile è la radice della violenza che l’autrice chiama ginocida.
Il femminicidio è una forma di violenza di genere che sottende torture, mutilazioni, abusi, violenza sessuale, in altre parole tutte quelle violenze, fisiche, psicologiche, sociali, economiche rivolte contro la donna e volte al suo annientamento, psichico o morale e fisico. Violenze che hanno entità diverse ma che sono accomunate tutte dal fatto di puntare, a una diminuzione del valore fisico o morale della donna.
La violenza di genere si identifica con il femminicidio perché è ogni violenza rivolta contro la donna in quanto donna che va a colpirla personalmente. La giurista Barbara Spinelli nel suo libro “Femminicidio” preferisce parlare di femminicidio piuttosto che di violenza di genere proprio per il fatto che femminicidio ha un valore simbolico più ampio ed è di maggiore impatto anche nei confronti dell’opinione pubblica. Soprattutto, col termine femminicidio si mette in risalto la matrice comune che hanno tutti i tipi di violenza di genere: il fatto di essere rivolti contro la donna e di avere un fine distruttivo nei suoi confronti. Il concetto di femminicidio non è stato raccolto da nessuna legislazione ancora, ad eccezione del Guatemala, ma si impiega negli ambiti accademici e del movimento femminista, perché è “più politico, poiché non include solo l'aggressore individuale ma ricorre all'esistenza di una struttura statale e giudiziaria che avalla questi crimini”. Il femminicidio è un ‘omicidio’ di Stato.
Molte studiose e attiviste hanno parlato anche di hidden genercide, “genercidio nascosto”, per il numero di donne demograficamente scomparse che è paragonabile a un olocausto che si ripete ciclicamente. Ogni 4 anni nel mondo muore, un numero di donne paragonabile alle vittime dell’olocausto; con la differenza che per tali vittime sono stati cercati dei colpevoli, le donne invece muoiono in un silenzio assordante. Non un tribunale speciale, in Cina ad esempio per giudicare migliaia e migliaia di feti femmina abortiti o gli stupri di guerra che si ripetono continuamente in Africa.
