30 settembre 2008
FAIR-PLAY
SPAKKAROTELLA, CON LA K
«Quel giorno è morta anche una parte di me - ha dichiarato Spaccarotella al Tg2 - Sono tornato nell'area di servizio - ha aggiunto - mi sembrava che intorno ci fosse silenzio. Guardavo ma non riuscivo a pensare». Ma di perdono, per quella morte insensata, la famiglia Sandri non vuole saperne. «Se si leggono bene le sue dichiarazioni - commenta Cristiano Sandri - si capisce che si tratta solo si una mezza richiesta di scuse visto che ancora non ammette le sue responsabilità. Dopo dieci mesi - aggiunge - le scuse per telefono o in televisione lasciano il tempo che trovano viso che fino a oggi non abbiamo mai sentito nessuno, nè lui, nè altri. Come si può perdonare qualcuno che non ammette quello che ha fatto?».
Già, perchè l'accusa di omicidio colposo di cui dovrà rispondere Spaccarotella non ha mai convinto la famiglia e gli amici di «Gabbo». «Chiesi subito al Vescovo di Arezzo di far arrivare ai Sandri il mio cordoglio - ha però affermato il poliziotto - ma gli fu risposto che i tempi non erano maturi». Difficile dire se questi tempi matureranno, perchè il dolore di certe perdite non ha una scadenza. Due posizioni distanti, come è ovvio che sia, tra chi sa di aver compiuto un errore irreparabile e chi quell'errore non riesce proprio a concepirlo.
Eppure anche se l'uno, Spaccarotella, continua a parlare di disgrazia e si augura che «il processo finisca presto», e l'altro, Cristiano Sandri e la sua famiglia, parlano di una richiesta di perdono che «arriva con una tempistica processuale ineccepibile che non suona come vera», entrambi vogliono che giustizia sia fatta. «So che devo pagare - ha dichiarato il poliziotto - Ogni volta che metto la divisa il pensiero va a quel giorno. Spero però di continuare a fare il poliziotto». Che la richiesta di perdono sia sincera o meno, che la famiglia Sandri un giorno l'accetti o meno sarà il tempo a dirlo. L'unica certezza è che «Gabbo» da quel tragico 11 novembre non c'è più.
Alessandra Farias
SU SPACCAROTELLA, SENZA K
Ho appena finito di leggere lo struggente "Spingendo la notte più in là" di Mario Calabresi e una toccante intervista a Licia Pinelli e questo mi basta per mordermi la lingua. Quando si dispone di un organo di informazione, anche di un piccolo brigantino pirata come questo blog, bisogna pensare bene e a lungo prima di lanciarsi in proclami.
Il signor Spaccarotella, specialmente lui, dovrebbe tacere fino alla sentenza che io mi auguro giusta ed esemplare per tutti gli aspiranti sceriffi e giustizieri della notte, in un processo regolare, corretto e il più possibile sereno. Agitare il pericolo di sedizioni da parte degli ultras è un altro sporco trucco per avviare Spaccarotella al processo di beatificazione. La pacifica e silenziosa dimostrazione davanti al Tribunale aretino degli ultras laziali ha spiazzato una manica di imbecilli, scribacchini e curiosi del macabro, pronti a fotografare l'ennesima piazzata dei "curvaioli". Se in questi due mesi ( speriamo ! ) che ci separano dalla prossima udienza dovesse succedere qualcosa, allora gli azzeccagarbugli del poliziotto avrebbero buon gioco per trarre in salvo il loro assistito. Occorre da parte nostra una prova di maturità, senza colpi di testa.
In tutti gli stadi sono ricomparsi striscioni per Gabriele, composti ma fermi, segno che nessuno di noi dimentica e non vuole dimenticare.
Vi ricordo o informo che esiste un sito, www.gabrielesandri.it , sul quale potete scrivere di Gabriele, salutare la Sua Famiglia, dimostrare che ci divide la rivalità ma non la Mentalità.
Con Gabriele sempre nel cuore.
Vincenzo
SPAKKAROTELLA
Arezzo, 30 settembre 2008 - "Non volevo sparare, non volevo. Dovete credermi. Che era partito il colpo l’ho capito solo dal rumore dello sparo, non ho sentito neppure la pressione del grilletto che si abbassava". E’ un altro giorno clou per Luigi Spaccarotella, il poliziotto accusato di omicidio volontario per lo sparo da un’area di servizio all’altra dell’Autosole che costò la vita a Gabriele Sandri. Un giorno da protagonista, a una manciata di ore dall’udienza preliminare, dichiarata nulla dal Gip Simone Salcerini, cui non si era presentato. Nel fine settimana l’agente ci ha pensato e ripensato, gli bruciava in particolare fare la figura del pauroso che scappa dinanzi alla famiglia della sua (lui dice involontaria) vittima, continuavano a risuonargli nelle orecchie le parole di papà Sandri: "Si comporti da uomo". E alla fine l’agente calabrese, ex della Stradale, ora in servizio alla Polfer di Firenze, ha deciso di rompere il voto del silenzio che si era imposto. In mattinata una lunga dichiarazione all’Ansa, all’ora di pranzo un posto da protagonista nei Tg della Rai, nel pomeriggio l’appuntamento telefonico con la "Nazione", mediato da uno dei suoi avvocati, il pratese Gian Piero Renzo.
"Non sono un vigliacco - chiarisce subito Scapparatella - non scappo anche se non voglio pagare per quello che non ho fatto. Mi sono sempre assunto la responsabilità per quello che era successo, ma certo non per quello che non ho commesso e non avrei voluto accadesse". Eppure, se il poliziotto ci tiene a ribadire la sua dignità, ci tiene altrettanto a marcare l’umiltà con la quale chiede perdono ai Sandri: "Voglio essere molto chiaro. Ho sempre tentato di evitare strumentalizzazioni mediatiche di una sofferenza personale e privata. Ho evitato di aggravare il dolore della famiglia con interventi indelicati e inopportuni. Però adesso è arrivato il momento di dire che ai familiari di Gabriele chiedo perdono, anche se non trovo le parole. Ho ucciso il loro figlio. Dire che mi dispiace, che non volevo, non può essere sufficiente. Vorrei incontrarli, anche se so che non sarebbe facile".
A dire il vero, racconta Spaccarotella, lui un tentativo di contatto l’aveva fatto quasi subito, per tramite del Vescovo Bassetti, che si sentì con il sacerdote incaricato di celebrare i funerali. Ma i Sandri fecero sapere che i tempi non erano ancora maturi. E’ il famoso canale ecclesiale cui avevano accennato la mattina dell’udienza gli avvocati Renzo e Francesco Molino. Ora, l’occasione giusta potrebbe diventare il prossimo appuntamento dinanzi al Gip, probabilmente a novembre. Stavolta Spaccarotella conta di esserci: "Sì, vorrei partecipare, a patto però che ci siano le garanzie di sicurezza per me e per la mia famiglia". Un riferimento alle telefonate anonime e alle minacce cui il poliziotto sarebbe sottoposto sul numero di casa.
Sarà il momento, dice ancora l’agente, per ribadire la sua innocenza: "E’ evidente, i miei avvocati hanno già spiegato e rispiegato l’andamento dei fatti, credo che negli atti del processo ci siano tutti gli elementi per chiarire che non ci fu volontarietà da parte mia. Correvo e il colpo mi è partito per caso, è stato anche deviato stando alle perizie".
D’altronde, racconta Spaccarotella, la domenica nera dell’11 novembre è stata una svolta anche per la sua vita: "Quel giorno maledetto è morto qualcosa dentro di me. Come si può pensare che abbia voluto uccidere qualcuno? Rimettermi la divisa, quando sono tornato al lavoro, non è stato facile. Non ho più voluto una pistola, non sono più voluto salire su un’auto della polizia". Solo lavoro d’ufficio, dietro una scrivania della Polfer di Firenze, dove il poliziotto attende ancora di sapere quale futuro lo aspetta. Libero o in carcere? Macchiato dall’accusa più grave o condannato solo per quella più leggera? La parola al giudice Simone Salcerini.
Salvatore Mannino
POLEMICHE SU CATANIA-CHIEVO
29 settembre 2008
IN SPAGNA NON CI SONO PIU' GI ULTRAS
I CAPI DEI CAPI
650 RUMENI
SENZA SCORTA
CAGLIARITANI
GIALETO-TORRES
LA CARRARESE
Fabio Oppicelli (presidente): «Abbiamo conquistato una grande vittoria. Dopo lo stop della scorsa settimana contro la Cisco, arrivato proprio nel finale di gara, era importante ripartire subito col piede giusto. Abbiamo faticato, ma di fronte avevamo un Celano fortissimo e l'unica cosa che contava erano i tre punti, in modo da dare continuità al nostro lavoro. Mancava Micchi, ma chi finora non ha giocato spesso, oggi ha dimostrato di essere all'altezza della situazione. D'altronde fino all'ultima giornata di mercato il nostro intento è stato quello di costruire una rosa che potesse garantire la giusta competitività anche al di là dei primi undici titolari. Chiaria? Lo abbiamo voluto fortissimamente qua a Carrara, perché ne conoscevamo il valore. Per la categoria è un ottimo giocatore e per il nostro allenatore rappresenta una possibilità in più sulla quale fare affidamento. I prossimi impegni? Le partite sono tutte difficili, non illudiamoci. Adesso ci attendono due trasferte consecutive (a Poggibonsi e Bassano ndc) poi all'ottava torneremo a casa (contro il Bellaria ndc). Solo dopo questi tre impegni si potrà tirare una prima somma sul lavoro svolto finora e capire dove meritiamo di collocarci».
Aldo Firicano (allenatore): «La chiave della vittoria? Il grande spirito di rivalsa che ci animava dopo la sconfitta immeritata in casa della Cisco e che siamo riusciti a trasformare in applicazione e determinazione. Sapevamo che il Celano sarebbe stato un avversario tosto e difficile. Dovevamo aspettare una giocata per sbloccare il risultato e così è stato. Il nervosismo in campo? La gara è stata corretta, poi però c'è stata una palla che loro non hanno buttato fuori, e da questa mancanza di fair-play sono nate delle scaramucce. Secondo me, questa storia della palla fuori o dentro con il giocatore a terra, sta facendo danni incalcolabili, rischia di rovinare per niente il clima delle partite. Dovrebbe essere l'arbitro di volta in volta a decidere il da farsi, altrimenti si rischia di peggiorare sempre di più, visto che è difficile mantenere l'uniformità in tutti i 90 minuti». Non c'era Micchi però Chiaria si è mosso molto: «Chiaria - riprende Firicano - si è mosso bene e gli è mancato solo il gol, gli auguro che lo faccia nelle prossime gare perché gli attaccanti vivono di quello». Rispetto alla gara con la Cisco, con un centrocampista in più, la squadra è apparsa più equilibrata: «È evidente che un centrocampista dia più equilibrio, però la possibilità che abbiamo di poter disporre di quattro giocatori offensivi così importanti, come dire, solletica la fantasia, e a volte porta a correre qualche rischio che però è calcolato. Di volta in volta, valuteremo le condizioni e il da farsi. A partire da Poggibonsi dove troveremo delle difficoltà ambientali per la sconfitta di Viareggio, ma dove andremo per fare la nostra partita».
Roberto Falivena: «Questa per me la prima rete con la Carrarese in questo campionato. Un gol importantissimo che ci ha permesso di controllare la partita contro un avversario che fino a quel momento non aveva ancora perso. Il mio gol? E' stata decisiva la toccata di testa di Vincenzi che mi ha liberato in piena area. La mia posizione era regolarissima, ho aspettato che la palla rimbalzasse e poi ho tirato a botta sicura. L'esultanza sotto la curva Nord? E' stato bellissimo anche perché tra i tifosi ho parecchi amici e sento moltissimo l'attaccamento verso questi colori. Il raddoppio poi è stato frutto di un'azione su schema che il mister ci ha fatto provare durante la settimana. Prima il gol, poi l'assist per Roby (Bischeri ndc): sono troppo contento. Siamo riusciti a riscattare la beffa di sette giorni fa e farci perdonare dai nostri supporters che ci avevano seguito fino ad Albano Laziale».
Marco Dessena: «La mia parata ad inizio ripresa (girata di Fanelli al 14'st)? E' andata bene, ma sinceramente io cerco soprattutto la prestazione dei 90 minuti, più che gli applausi sul singolo intervento. La continuità è la cosa più importante. Che dire, sto crescendo e con me tutta la squadra. Cisco a parte, i risultati di tanto duro lavoro stanno arrivando e questo porta con se tanto entusiasmo. Siamo un gruppo affiatato, ci troviamo bene assieme e ci aiutiamo. Oggi avevamo di fronte un Celano molto forte in tutti i suoi reparti e deciso a fare risultato. Noi però siamo stati bravi a trovare le giuste contromisure per affrontarlo al meglio e batterlo. La trasferta di Poggibonsi? Come un po' tutti hanno spesso fatto notare, questo è un campionato molto equilibrato. Abbiamo le carte in regola per fare la nostra partita su tutti i campi, ma anche qualsiasi avversario, che andremo ad affrontare di volta in volta, potrà farci male, se non saremo sempre all'altezza. Questo vale anche per il Poggibonsi che oggi ha perso (a Viareggio per 4-1 ndc) e fra sette giorni in casa sua vorrà sicuramente rifarsi».
Davide Vaira: «Abbiamo vinto una bella partita. In campo siamo stati superiori fin dall'inizio e penso che questo successo sia più che meritato. Adesso ci aspettano due trasferte difficili che però potremo preparare con la giusta serenità. Domenica di attende il Poggibonsi, dovremo andare là e fare il nostro gioco».
GRAN CAGNARA CONTRO TRENITALIA!
incivile perché ostacola la libera circolazione di persone e cose senza creare alternative, visto che Trenitalia ha il monopolio delle ferrovie e svolge un servizio pubblico: turisti, anziani, cittadini senza patente auto e con scarsa disponibilità economica sono i più colpiti
dannoso perché rende più difficile vivere con un animale e incentiva gli abbandoni aggravando i costi del randagismo che gravano sullo Stato
inutile perché è lampante che la mancanza di pulizia sui treni, dai sedili alle toilettes, non dipende dalla presenza di animali
discriminante perché tratta da persone sudicie i proprietari di animali, proprio quelli più sensibili e civili che usano portare sempre con sè il proprio animale e sicuramente lo curano
Vieni alla Stazione Termini con il tuo cane di qualunque taglia, con guinzaglio e museruola secondo la vecchia normativa già limitante, preferibilmente con certificato veterinario alla mano per dimostrare che non è affetto da parassitosi. Il sudicio non è lui!
Scrivi al Ministro perché blocchi le nuove norme e chieda l'istituzione di CARROZZE DOGWELCOME su ogni treno: On. Altero Matteoli - Ministro delle Infrastrutture e Trasporti - segreteria.matteoli@infrastrutture.gov.it
Scrivi all'Amministratore Delegato di Trenitalia esprimendo la tua contrarietà alle nuove norme e chiedi l'istituzione di CARROZZE DOGWELCOME su ogni treno: Dott. Vincenzo Soprano modulo reclami sul sito Trenitalia
L'Associazione Canili Lazio Onlus chiede a tutti i livelli normative che rendano più facile vivere con i propri animali incentivando quindi le adozioni dei tanti che languiscono nei canili soffrendo fame, malattia e solitudine, senza alcuna speranza di avere una famiglia e con gravi costi per lo Stato. Leggi i ns. commenti su: www.associazionecanililazio.it
Contatti: info@associazionecanililazio.it tel. 340 7835777
PERDONO PERDONO PERDONO
Quel maledetto 11 novembre Per la prima volta l’agente di polizia Luigi Spaccarotella, accusato dell’omicidio del tifoso laziale Gabriele Sandri, parla della vicenda. "Quel maledetto 11 novembre - racconta - è morta anche una parte di me. Pochi giorni dopo chiesi al vescovo di Arezzo di far arrivare ai Sandri il mio cordoglio. Lui si mise in contatto con persone vicine alla famiglia di Gabriele ma, non so perchè, gli fu risposto che i tempi non erano maturi".
Un colpo accidentale Spaccarotella ripercorre ancora una volta i fatti: "Correvo - racconta - il colpo è partito accidentalmente, poi è stato deviato. Non ho mirato all’auto: come si può pensare che abbia voluto uccidere qualcuno? Voglio pagare per quel che ho fatto, ma pensare che sia stato un omicidio volontario è troppo". "Rimettermi la divisa, quando sono tornato al lavoro, non è stato facile - aggiunge - non ho più voluto impugnare una pistola, nè salire su un’auto della polizia".
La famiglia: "E' troppo tardi" "Il perdono? È tardi. La richiesta arriva con una tempistica processuale ineccepibile, che fa sorgere qualche perplessità. Non suona come vera". È il commento di Cristiano Sandri, fratello di Gabriele, alla richiesta di perdono avanzata da Luigi Spaccarotella. "Incontrarlo? - risponde Cristiano -. Non lo so, non ne abbiamo mai parlato. Ma sarebbe difficile. In dieci mesi non l’abbiamo mai sentito. Né direttamente né attraverso altre persone abbiamo mai ricevuto suoi messaggi. Un conto sarebbe stato incontrarlo subito, ma che la sua richiesta e le scuse arrivino a processo iniziato appare fuori luogo". "È una mossa un po' tardiva - aggiunge l’avvocato dalla famiglia Sandri, Michele Monaco - E poi, dicendo che il colpo è partito accidentalmente, Spaccarotella nega l’evidenza. Ci sono prove, testimoni, che dimostrano il contrario".
ACCENDE UN FUMOGENO
L’ identificazione del tifoso, a fine gara, ha creato momenti di tensione: prima all’ interno dello stadio, dove il deflusso dei sostenitori rossoblù (erano 1724) è stato un po’ rallentato per permettere di fermare l’ uomo, e questo ha innervosito gli ultrà che hanno fronteggiato gli steward; poi al parcheggio dei bus genoani. Quando qui è arrivata la notizia che uno di loro era stato portato via dalla polizia, i tifosi del Grifone hanno minacciato di portare i 18 bus sotto la questura e di non far partire i mezzi da Firenze se l’ ultras non fosse tornato. Salita la tensione, la polizia ha spiegato che era solo una denuncia per aver acceso un fumogeno e che in poco tempo l’uomo sarebbe tornato libero. Questo ha calmato gli animi dei tifosi genoani, così intorno a mezzanotte 14 bus hanno lasciato Firenze senza problemi: gli altri 4 mezzi erano ripartiti in precedenza.
La polizia ha anche identificato un giovane tifoso genoano che aveva esposto uno striscione con scritto «Vi faremo a Prandelli», che non era stato dichiarato alla questura. Il ragazzo, 19 anni, è stato multato. Un altro sostenitore rossoblù, invece, è stato denunciato perché trovato in possesso di circa sei grammi di hashish.
CLIVENSI DERUBATI
28 settembre 2008
MODICA
CALCIO MODERNO UEFICIDA
La Coppa Uefa cambia nome, e si prepara ad un vero e proprio restyling totale.Si chiamerà Uefa Europa League e non rìprevederà più gli scontri diretti fin dall’inizio, ma i gironi come la Champions.Le modifiche sono state approvate ieri dal Comitato esecutivo del massimo organo di governo calcistico europeo, riunitosi a Bordeaux. La fase a gruppi iniziale prevederà 48 squadre e la centralizzazione della vendita dei diritti televisivi, uno sponsor, un logo tutto nuovo e un pallone ufficiale.
PROCESSO RACITI
Antonino Speziale aveva chiesto e ottenuto l’apertura al pubblico anche per il procedimento a suo carico per violenza e resistenza a pubblico ufficiale. In quell’occasione il Tribunale per i minorenni di Catania lo aveva condannato a 2 anni e 6 mesi, poi ridotti in appello a 2 anni.
LA SFIDA CULTURALE DELL' ALBINOLEFFE
IL CELODURISMO BOBISTA FUNZIONA
R.D.M.
RUMENI NELL' OASI
27 settembre 2008
FONDAZIONE GABRIELE SANDRI
CURVA ANDREA COSTA
Redazione NapoliSoccer.NET
LARINO 05
Il vero problema però non lo riscontriamo in trasferta, ma è proprio tra le mura amiche che accertiamo le maggiori difficoltà. Nel tempo abbiamo fronteggiato mille accuse e attacchi da parte di parecchi dei nostri concittadini; non dimentichiamo le circostanze di Larino- Isernia, gli insulti ricevuti addirittura a Nuova Cliternia, la questione Pescatore-Rea, o le semplici battutine del tipo "ci vorrebbe del filo spinato sulla rete" o il più famoso "ehh... ve ne peteté ije, iateve e vedè a fiamm".
Siamo sempre andati avanti tacendo e pensando solo alla passione che ci accomuna, accade però che in una certa fase ti accorgi che non sono più solo semplici dicerie ma potrebbero bensì portarti ad avere dei seri problemi con la giustizia. Sia ben chiaro non sono le diffide a metterci paura, ma il modo per cui potrebbero arrivare ci rammarica molto. Tutti tra noi sarebbero disposti a star lontano dagli spalti pur di difendere l'onore della propria terra, però nessuno accetterebbe mai simili provvedimenti solo perché ormai si è diventati la figura da colpire...
Le piccole realtà ULTRAS sono difficili da gestire, non sei più un tifoso estremamente innamorato dei propri colori ma diventi un supporter che oltre a tanta passione ha anche la sua bella scheda con tanto di dati anagrafici, curriculum, foto e video. L'assurdo è che queste schede sono in possesso dei "tutori dell'ordine" e non le restituiscono nemmeno per un servizio fotografico matrimoniale..(magari non si sa mai qualcuno di noi la domenica è molto fotogenico e sarebbe un peccato non poterle sfruttare in altri contesti)
Esasperati dalla situazione, e nonostante l'imminenza del derby, decidiamo che sia il caso di auto-DIFFIDARCI. Affrontare tutto il resto del campionato senza l'apporto di "quei delinquenti" che sostengono i bianconeri, crediamo possa far riflettere tutti e soprattutto quelli che nel corso degli anni hanno stretto grandi collaborazioni con "quelli dell'ordine" al fine di farci fuori.
Ci spiace ma questa soddisfazione non ve la diamo. Nelle prossime partite non saremo autori di contestazioni, ci limiteremo a non seguire la squadra. È stata una scelta difficilissima da prendere, ci teniamo però a difendere "L'ORGOGLIO DEI VERI LARINESI" che va al di là di qualsiasi campionato calcistico.
Ci auguriamo con tutto il cuore che la Frentana raggiunga il proprio obbiettivo, come giusto premio per chi in questi anni ha speso tempo e denaro. Persone, che comunque, restano le uniche ad impegnarsi per fare calcio a Larino.
LIBERATI SOTTO OSSERVAZIONE
SPECIAL ONE
Da ieri è infatti fisicamente impossibile vedere Ibrahimovic, Adriano e compagnia calciante in allenamento. Su input dello Special One, la società ha fatto erigere una staccionata che circonda tutto il centro sportivo e scoraggia (eufemismo) i tifosi a bivaccare davanti alla Pinetina nella speranza che venga dato accesso alla tribunetta presente all’interno del recinto.
Nell'era Mancini non sarebbe mai successo e un pensionato di Venegono, intercettato alla Pinetina, ha fatto sapere la sua allo Special One: "Più che disertare la Pinetina, non dovremmo più andare allo stadio - afferma il signor Franco - dite al Mourinho che il calcio è il gioco più semplice del mondo: basta correre, crussà e segnà".
DUEMILA
NAPOLETANI E TERNANI
26 settembre 2008
ITALIA, DEMOCRAZIA ?
MATTANZE ROMANE
"Probabilmente non faro più trasferte". Esordisce cosi, nell’intervista in esclusiva che ha concesso a Calabria Ora e a RealSports.it, Claudio il ragazzo ventiseienne accoltellato da un’ultras romanista, sabato 20 settembre a Roma nei pressi dell’Olimpico, prima del mach tra Roma e Reggina.
Claudio da Reggio non era partito insieme agli ultras reggini, in quanto non fa parte di alcun gruppo. Lui è un comune tifoso amaranto che ha scelto di fare la trasferta romana con la propria automobile insieme agli amici, conciliando l’evento partita, con la spensieratezza di fare una passeggiata a Roma ed anche qualche acquisto.
Una trasferta tranquilla, anche se, come ogni tifoso, anche Claudio ed i suoi amici erano ben coscienti che, in trasferta, sciarpe e segni di riconoscimento dell’appartenenza alla propria fede calcistica, vanno tenuti ben nascosti se non si vuole correre il rischio di avere qualche problema, ed infatti ci tiene a precisare: "Eravamo senza sciarpe o altro". A “tradire” Claudio e la sua fede amaranto, probabilmente è stato soltanto il tuo accento reggino.
Chi eravate al momento dell’aggressione?"Eravamo in sei, tra cui c’era anche una ragazza, mia amica che è rimasta terrorizzata".
Com’è avvenuta l’aggressione?"Ero con i miei amici, in via della Farnesina, erano circa le 20 e ci siamo fermati ad un chiosco di panini perché il mio amico voleva mangiare qualcosa prima di entrare allo stadio, eravamo fermi là che parlavamo, quando da dietro le spalle sono stato colpito alla nuca, probabilmente da un pugno, mi sono girato pensando ad un' amico che voleva fare uno scherzo, ma appena mi sono voltato e mi è arrivato un'altro pugno in faccia e quasi immediatamente ho sentito la lama che entrava nella coscia".
Cos’è successo dopo?"Loro, gli aggressori, erano in due e sono subito scappati verso il palazzo della Farnesina. Io sono stato subito soccorso dai miei amici e da un contingente di carabinieri che mi ha prestato i primi aiuti. Nel frattempo una delle persone che era con me è andata nella sala delle telecamere dove ha riconosciuto uno degli aggressori, intanto io sono stato portato al gemelli dove mi sono stati applicati. due punti di sutura per la ferita che ha una profondità di circa cinque centimetri".
Esattamente dove ti ha colpito?"Sulla coscia destra, proprio al centro. Il dolore lo si sente dopo un minuto, inizialmente ho pensato solo alla mia amica che è era terrorizzata. La paura è arrivata dopo, quando ho visto che il sangue che usciva dai pantaloni, ma i carabinieri mi hanno subito tranquillizzato, dicendomi che non era niente, e poi è arrivata la rabbia".
Sei un tifoso accoltellato da un ultras, cosa pensi degli ultras?"Ho sempre pensato che è bellissimo sostenere la propria squadra, ed è ancora più bello farlo in curva dove esterni quello che senti, dove urli il tuo amore per quello che rappresenta la tua città. Questi sono gli ultras. Quello che sabato mi ha aggredito non è un ultras, è un infame, un delinquente che va trattato come tale. Queste persone devono essere debellate dagli stadi, perché mortificano non soltanto gli ultras veri ma anche le città intere. Tra i momenti più belli della mia vita ci sono i momenti vissuti in curva, in mezzo agli ultras veri, è ingiusto legare gli stupidi alle curve intere. Purtroppo gli stupidi ed i delinquenti ci sono dappertutto non solo nelle curve, non solo nei gruppi ultras. Una cosa che mi dispiace: a Reggio anni fa del lancio dei seggiolini hanno dato un risvolto mediatico nazionale eccessivo, parlando di quel fatto per mesi,a discriminazione di tutta la città, mentre a Roma io sono stato il trentatreesimo accoltellato e se ne parla solo adesso perché l’aggressore è stato arrestato".
Cosa ti rimane da questa esperienza?"Tanto, credo che un po’ mi abbia cambiato. Voglio ringraziare chi era con me, e soprattutto a chi si è preso la responsabilità di riconoscerlo mostrando un senso civico ormai estraneo a tutti. Poi mi resteranno – ci scherza un po’ su- i pantaloni con il taglio della lama e li farò avere ad un mio futuro figlio quando mi chiederà di andare in trasferta".
LA FAMIGLIA
È prevista, inoltre, la vendita di biglietti esclusivamente ai residenti del territorio della provincia di Roma previa identificazione dell'acquirente.
Infine, è stata disposta la cessazione della vendita di tutti i biglietti entro le 19 del giorno precedente la partita e la contestuale distruzione di quelli rimasti invenduti. La decisione è maturata nel corso della riunione del Comitato provinciale per l'Ordine e la sicurezza pubblica di questa mattina e a seguito delle determinazioni adottate dal Comitato di analisi per la sicurezza delle manifestazioni sportive.
RICORDI GRANATA
di Guido De Luca
E’ l’intervallo della partita tra Torino e Lazio. Il presidente granata Mario Gerbi viene colto da un leggero malore dopo un’intervista rilasciata al giornalista Franco Costa per la Domenica Sportiva. E’ un Toro che fa soffrire quello della stagione 1988/89. I tifosi sono sempre sul piede di guerra e ne hanno tutti i motivi. La squadra annovera numerosi forti giocatori, ma non è l’anno giusto. I granata sono reduci dalla pesante sconfitta di Genova contro la Sampdoria e hanno perso il giovane pupillo Alvise Zago per diversi mesi a causa di un grave infortunio. La classifica è preoccupante e Claudio Sala ha già avvicendato Gigi Radice sulla panchina del Torino. La proprietà della società verso la fine della stagione passerà di mano a Gian Mauro Borsano. Sia Gerbi, sia l’amministratore delegato De Finis sono molto stanchi e logori; si stanno accorgendo che non hanno più il controllo della situazione. Inizia la gara e a rendere ancora più difficile il momento è la rete del laziale Pin dopo pochi minuti. Il tiro da fuori area beffa l’incerto portiere Lorieri. Ci pensa Ezio Rossi a pareggiare subito le sorti dell'incontro con un’acrobatica rovesciata e Cravero a raddoppiare su calcio di rigore. Il pubblico si rianima e torna incessante il tifo in curva Maratona, nonostante la delusione per la rottura dell’amicizia con i tifosi laziali a causa del sopravvento della frangia più estremista del tifo romano degli Irriducibili sui più compassati Eagles Supporters.
Ad inizio ripresa, lo slavo Haris Skoro batte per la terza volta l’estremo difensore Silvano Martina. Il risultato sembra ormai in cassaforte, ma è solo un’illusione. In cinque minuti l’uruguayano Ruben Sosa sigla una doppietta che rimette in discussione la partita. E’ il panico. Dopo 30 anni l’ipotesi di una retrocessione in serie B è concreta. Era impensabile un’eventualità del genere ad inizio campionato per una squadra blasonata come quella granata. Proprio in quella stagione le squadre di serie A aumentano da 16 a 18 e le retrocessioni da 3 a 4..
E’ solo febbraio e con tutto il girone di ritorno davanti non è comunque il momento di perdersi d’animo. Il Toro torna a giocare e s’impone con un’invenzione del brasiliano Muller. E’ un gol importantissimo oltre che bello e permette alla squadra di vincere uno dei confronti più rocamboleschi e ricchi di reti nella storia delle due compagini.
La vittoria con la Lazio non risulterà purtroppo sufficiente ad evitare una disgraziata retrocessione, forse la più dolorosa e inaspettata di sempre. L’unico raggio di sole giunge dai giovani del vivaio di via Filadeflia. Infatti, nel corso del torneo, hanno avuto l’occasione di esordire in prima squadra il ragazzino Bolognesi, Benny Carbone, il compianto Massimiliano Catena, Massimiliano Farris, Ivan Ferretti, Massimo Gallaccio, Donatello Gasparini e Andrea Meneghini oltre al già citato Alvise Zago.
VIETATO AI VARESINI
— COMO —
TRASFERTA vietata ai tifosi ospiti, quindi a tutti coloro che provengono da Varese; biglietti che saranno venduti solo, su presentazione di carta d’identità, a residenti in provincia di Como; cessazione della vendita di tutti i biglietti entro le ore 19 di domenica 18 settembre. Accogliendo la richiesta e la disposizione dell’Osservatorio del Viminale per la Sicurezza delle maniefstazioni sportive, il Prefetto di Como Sante Frantellizzi, dopo un incontro con il Questore Mauro Mazza, e dopo le disposizioni dell’Osservatorio del Ministero dell’Interno sulle partite di calcio a rischio, ha disposto l’ordinanza in questione.
QUINDI IL DERBY di lunedì prossimo (quinta giornata di andata del campionato di Seconda Divisione) tra Como e Varese, che è stato posticipato per esigenze televisive e comincerà alle 20.45 di lunedì, vedrà sugli spalti dello stadio «Sinigaglia» solo i tifosi del Como. Tra le motivazioni della decisione, l’acerrima rivalità che nel corso degli anni si è manifestata in occasione dei derby (l’ultimo Como-Varese è stato 7 anni fa) con scontri all’interno ed all’esterno dello stadio.
TRA L’ALTRO, nell’ordinanza del Prefetto, su indicazione dell’Osservatorio del Viminale, va citato che «l’eliminazione del settore riservato ai tifosi ospiti è finalizzata alla possibile riutilizzazione di tale settore per favorire la presenza allo stadio di particolari categorie di spettatori come, appunto, famiglie, ragazzi delle scuole, associazioni di anziani e così via». I tifosi del Varese, quindi, potranno vedere la partita soltanto in televisione, e non dovranno nemmeno mettersi in viaggio per Como considerato che in ambedue le stazioni lariane (Fs e Nord) e nelle fermate dei bus di linea da Camerlata in poi saranno attive diverse pattuglie della Polizia di Stato per evitare l’arrivo al «Sinigaglia» e quindi in centro città di tifosi varesini. Indipendentemente dall’Osservatorio del Viminale, quindi da un punto di vista squisitamente sportivo, per il Como si tratta di una prova d’appello dopo la non certo bella figura fatta domenica scorsa in casa contro la Canavese. Ma anche contro il Varese mister Corrado Cotta dovrà fare i conti con un organico ridotto al lumicino per infortuni e squalifiche. Alla ripresa degli allenamenti ad Orsenigo hanno marcato visita, l’attaccante Sehic, i centrocampisti Bretti e Kalambay ed il difensore Rudi. A questi si aggiungono gli assenti, sicuri, per squalifica, ovvero i difensori David Balleri, Michele Franco e Stefano Salvi. Si spera nel recupero a tempo pieno di Sehic e Facchetti che non sono ancora al meglio della condizione dopo un risentimento muscolare, acciacchi di inizio stagione compatibili con il duro lavoro effettuato durante la preparazione estiva.
RESPONSABILITA' OGGETTIVA
BUONI E CATTIVI - «A scuola una volta c'era quell'antipatica situazione in cui una persona scriveva i nomi dei buoni e dei cattivi sulla lavagna - ha continuato - Coloro che adesso stanno facendo la stessa cosa nel calcio devono smetterla, essere più moderni e lasciare lavorare in pace le società». «Sono successe delle cose, ma non con i tifosi bensì con persone che non hanno nulla a che fare con il tifo», ha continuato De Laurentiis riferendosi agli incidenti della stazione Termini, senza scartare l'ipotesi di agitatori infiltrati con le sciarpe del Napoli: «Io posso andare sul luogo di un delitto e lasciare elementi di identificabilità per fuorviare. Ora basta - continua - sediamoci attorno a un tavolo e ognuno si prenda le proprie responsabilità: facciamo in modo che gli incidenti non accadano, e se accadono non gestiamoli con regole vecchie di oltre sessant'anni».
LA SQUADRA - Questo Napoli in campionato sta andando alla grande: «Io spero di vincere a Bologna e anche che vincano gli altri, sennò che torneo sarebbe. I conti poi si fanno alla fine. Non è utile osannarsi per poi perdersi, è stupido e pericoloso. Nel mondo del calcio, dove sono da quattro anni e ho già capito tutto perchè stupido non sono, mi pare poter affermare che è bello potersela giocare ed essere competitivi per far diventare più bello lo spettacolo del calcio». A Bologna troverà una squadra in crisi? «Col Bologna non mi aspetto una partita facile. Giochiamocela e poi facciamo un'analisi. Oggi ho chiesto a Marino di restare a Napoli per non abbassare la guardia perchè dopo i successi si tende a sentirsi un tantino superiore rispetto alla realtà. Invece bisogna sempre tenere alta la guardia». Le quotazioni di Hamsik continuano a salire: «Mica stiamo al mercato. Hamsik ha un valore specifico per la sua consapevolezza di vestire i colori del Napoli. Per me sarebbe facilissimo andarmene in America invece sto a Napoli, se l'ho deciso io potrebbe farlo anche Hamsik o qualcun altro».
"MARADONA E' IL PASSATO" - Diego Maradona di nuovo a Napoli? «Il passato ha i suoi valori, ma non bisogna confonderlo con il presente», ha tagliato corto il presidente Aurelio De Laurentiis, commentando la possibilità che il Pibe de Oro possa collaborare con l'Inter di Massimo Moratti. «Se Moratti ha deciso di celebrare il suo club con un personaggio così importante, non posso che plaudire. Maradona io lo attendo a braccia aperte in tribuna allo stadio, a Capri, o a pranzo per scambiarci delle idee sul calcio ma - chiarisce De Laurentiis - oggi il Napoli è un'altra realtà e non credo nei recuperi del passato».
LA RABBIA
"Ha ragione quella madre. Anche per me non dovrebbe esserci processo per quell'essere"; "Udienza rimandata, che schifo! Ha detto bene chi dice che quell'animale doveva essere condannato senza processo". E ancora, in un luogo comune che vuole sbirri e cronisti facce di una stessa medaglia, cinghie di trasmissione di una stessa disinformazione: "Alcuni media preparano un clima di odio per favorire Spaccarotella?".
Al Dipartimento di Pubblica Sicurezza si raccoglie una qualche preoccupazione. Non per la regolarità del processo o la serenità del contesto in cui si celebrerà, ma "per quello che l'omicidio di Gabriele Sandri è diventato". Dice un alto dirigente della Polizia di prevenzione: "Da tempo, il segno violento del tifo si era coagulato intorno a una parola d'ordine che potremmo definire la "ribellione al furto di identità". Lo Stato e la Lega calcio, vale a dire gli sbirri e i padroni dell'industria del pallone, erano indicati come i responsabili dell'annichilimento delle curve. Niente più striscioni, niente più "colore", trasferte vietate. Bene, con la sua morte Gabriele Sandri è diventato il veicolo simbolico di questa rabbia. E dunque il processo a Spaccarotella e il suo esito, quale che sia, non saranno vissuti come il giudizio alle responsabilità di un agente di polizia, ma a quelle dello Stato".
Con una postilla, non irrilevante: "Se la condanna dovesse riconoscere la volontarietà dell'omicidio, questo suonerà come la conferma di un disegno di repressione violenta. Se dovesse concludere per la semplice negligenza, a maggior ragione questo sarà vissuto come un'intollerabile autoassoluzione di istituzioni colpevoli".
L'analisi trova una sua corrispondenza nelle discussioni e nei lunghi documenti che affollano uno dei siti principali e più completi della "contro-informazione" ultras, www. asromaultras. org. Si legge: "Cosa è uno Stato di Polizia (nel quale ancora non siamo, ma al quale stiamo avvicinandoci, partendo dagli stadi), se non quello dove gli apparati militari e polizieschi sono accusatori e giudici? Che cos'è, se non un organo da Stato di polizia, l'Osservatorio sulle manifestazioni sportive? (...) La verità è una sola e sarebbe onesto prenderne atto: la violenza non è eliminabile. Nel calcio e nella vita. Chiudete gli stadi? Si scontreranno negli autogrill. Chiudete gli autogrill? Si scontreranno nei boschi. Che farete allora? Disboscherete i boschi? Si scontreranno nel deserto. Lo diceva già Giovenale, ammesso e non concesso che sappiano chi sia: panem et circenses. Pane e giochi del circo. Questo è sufficiente a tenere a bada il popolo. Il sistema attuale è quasi non rovesciabile, ma almeno vedevo li giochi der circo. Ma se me levi pure li giochi der circo, allora me ?ncazzo de brutto".
Ci vorranno almeno due mesi perché il processo Spaccarotella ritorni nell'aula del giudice dell'udienza preliminare di Arezzo. E il tempo continuerà a non essere "amico". Perché per effetto dell'errore di "cancelleria" che ha chiuso il procedimento prima ancora che si aprisse, ad essere giudicati per primi per i fatti di domenica 11 novembre 2007 saranno a questo punto i 19 tifosi romanisti e laziali (oggi ancora detenuti) arrestati per l'assalto notturno alle caserme di carabinieri e polizia. Il 20 ottobre, un gip di Roma deciderà infatti del loro rinvio a giudizio o si pronuncerà direttamente nell'eventualità di giudizi abbreviati o patteggiamenti. Un capovolgimento di calendario "simbolico" che, non è difficile prevederlo, aggiungerà a rancore altro rancore.
25 settembre 2008
FRATELLO GABBO
(Zto/Gs/Adnkronos)
LE PERIZIE
Non ha dubbi la famiglia Sandri: l’agente della Polstrada Luigi Spaccarotella, che con un colpo di pistola uccise il tifoso laziale Gabriele Sandri, nell’area di sosta autostradale di Badia al Pino, ha commesso un omicidio volontario con dolo e per questo reato è sotto processo. Cristiano Sandri replica con durezza alla tesi difensiva secondo cui il colpo partì accidentalmente. Rifiuta l’ipotesi secondo la quale il proiettile non avrebbe colpito la macchina se non fosse stato deviato dall’impatto con la rete metallica (vedere l’articolo su Panorama 38) che separava le due carreggiate, su cui si trovavano rispettivamente la vittima e l’imputato. Siamo convinti che il giudice abbia già quanto basta per dimostrare che mio fratello è stato ucciso volontariamente. Le testimonianze parlano chiaro. Sono quattro le persone estranee ai fatti che hanno assistito all’omicidio di Gabriele. Sono tutti d’accordo nel confermare che Spaccarotella impugnò la pistola con entrambe le mani e che a braccia tese mirò inconfutabilmente in direzione della macchina”.
I legali di Spaccarotella affidano l’impianto della difesa alla relazione tecnica di Domenico Compagnini e di Paolo Russo, da cui si evince che il colpo esploso dall’agente colpì la rete subendo una deviazione orizzontale prima di raggiungere la vittima. “La deviazione non modificherebbe comunque la posizione penale dell’imputato” ritiene Michele Monaco, legale della famiglia Sandri. “Sparando verso la macchina si è assunto la responsabilità di ciò che è accaduto dopo”.
I legali dell’imputato non dicono che la perizia di Compagnini aggiunge: “La deviazione non è quantificabile”. E che “per capire la intenzionalità del gesto di Spaccarotella, imperscrutabile agli esperti, soltanto le testimonianze di chi ha visto direttamente possono contribuire a fare chiarezza”. Per la famiglia Sandri, se saranno i testimoni a determinare il convincimento del giudice, sarà difficile che l’agente veda derubricare il reato commesso da omicidio volontario a omicidio colposo.
La battaglia tra difesa e accusa si basa anche sull’interpretazione delle tre relazioni di consulenza tecnica ordinate dal pubblico ministero Giovanni Ledda, nel corso delle indagini preliminari, all’ingegnere Gabriel Maria Ingo. Gli avvocati di Spaccarotella citano la seconda perizia a favore della loro tesi: “Le analisi chimiche effettuate sulla rete metallica rilevano la presenza di elementi compatibili con il proiettile”. In poche parole, sarebbe stato l’impatto con la rete a determinare la deviazione del proiettile verso la macchina e la morte di Gabriele Sandri.
La famiglia della vittima cita invece la terza, integrativa e conclusiva perizia di Ingo: “Per quanto riguarda il proiettile, esso ha subito in sequenza l’impatto con: il vetro dell’autovettura, la collana in argento (della vittima) troncandola, il corpo di Sandri, la collana in argento una seconda volta”.Nella rete (seconda perizia) ci sono elementi compatibili con il proiettile, mentre sul proiettile (prima perizia) non ci sono tracce riferibili alla rete. Una contraddizione che induce il magistrato a ordinare a Ingo la terza perizia. “Il proiettile analizzato è stato rinvenuto subito, mentre la rete è stata messa in sequestro il 27 dicembre del 2007, più di un mese dopo l’accaduto. Elementi compatibili con il proiettile possono ritrovarsi anche in alcuni strumenti di lavoro con cui si montano quelle recinzioni. E poi l’indagato era a piede libero, non esiste per lui come per ogni altro cittadino indagato il rischio che possa aver inquinato le prove?” chiede Giorgio Sandri.
Ma cosa spinse Spaccarotella a impugnare la pistola? La rissa scoppiata nell’area di servizio autostradale tra i tifosi laziali e juventini era finita, “non sussistevano pericoli tali da giustificare l’estrazione della Beretta calibro 9 in dotazione agli agenti della Polstrada, il colpo è esploso nel momento in cui i ragazzi erano già in fuga, nelle macchine in movimento” afferma Maurizio Martucci, giornalista e autore del libro 11 novembre 2007 (Sovera editore).
Le dichiarazioni rilasciate dall’agente a un giornalista accorso sul posto discordano, secondo Martucci, da quelle invece rese in presenza del suo avvocato al cospetto del pubblico ministero aretino: “Al quotidiano Il Giornale Spaccarotella raccontò di aver fatto fuoco verso l’auto a scopo intimidatorio, al magistrato disse che il colpo partì accidentalmente mentre alzava il braccio, non per puntare l’arma, ma nella mimica del gesto di chi vuole fermare una persona che fugge” scrive Martucci nel libro, che viene presentato il 22 settembre al Campidoglio a Roma.
Il libro fa la cronistoria di una giornata drammatica e sostiene che dopo la morte di Sandri “gli errori si susseguirono a catena. I mezzi di informazione stravolsero la notizia imputando la morte di Gabriele alla rissa scoppiata tra i tifosi nell’area di servizio”. La verità raggiunse i tifosi di tutta Italia attraverso un tam tam partito dal luogo del delitto, dove nella giornata si concentrarono parenti e amici di Gabriele. I tifosi volevano che il campionato fosse sospeso, come era accaduto quando allo stadio di Catania fu ucciso l’ispettore di polizia Filippo Raciti. Si decise, invece, di continuare a giocare. Una decisione che gli ultrà non accettarono, scatenando una giornata di guerriglia urbana in diverse città italiane.
E mentre la famiglia Sandri non si dà pace e il padre Giorgio continua a chiedersi perché l’agente Spaccarotella non abbia mai provato a cercarlo per chiedere perdono, ogni domenica su striscioni delle curve in ogni stadio d’Italia campeggia lo slogan “Giustizia per Gabriele”.
GABRIELE UCCISO ANCORA
Spaccarotella è tecnicamente un assassino, consapevole o involontario, fatto sta che ha messo fine ai giorni felici di un ragazzo impugnando un'arma in un luogo affollato e nascondendosi subito dopo dietro la cortina fumogena innalzata dai suoi colleghi, Questore in primis che cercò goffamente di proteggerlo sciorinando una versione dei fatti eufemisticamente inverosimile nella conferenza stampa di quella sera dell'11 novembre. Ognuno risponde alla sua coscienza.
Storie già viste in questo Paese di insabbiatori, depistatori e bugiardi.
Non godo al pensiero di qualcuno che va in galera, non ho bisogno di certi espedienti per farmelo venire duro. Però Spaccarotella è un agente della Polizia di Stato, un uomo che rappresenta le Istituzioni, non un comune e volgare criminale di strada. Eppure ha lasciato che i suoi avvocati trovassero escamotages esilaranti , ancorchè legittimi, per procrastinare un processo che, almeno chi protesta la propria innocenza, dovrebbe e vorrebbe affrontare a testa alta, da Uomo.
Invece lascia pure che si ridicolizzino i testimoni e che si insulti la memoria di Gabriele con la storia della rissa, così che si possa tutti ritenere in qualche modo cercata una morte colpevolemente procurata.
Gabriele è morto per la centesima volta stamattina ad Arezzo.
Sono sconcertato, deluso, offeso.
Chiedo solo a tutti i ragazzi che, come me e in tutta Italia, provano le mie stesse emozioni di non cedere all'ira e nemmeno allo scoramento.
Ogni reazione scomposta, ogni atto violento in questo momento ( e per sempre in futuro ) fornirebbe a chi ha deciso di sterminarci la corda con cui impiccarci.
Se dobbiamo abbandonare le nostre curve facciamolo con dignità e lasciamo questo calcio skyfoso agli onestissimi e integerrimi figuri che ci detestano, perchè spesso siamo la vocina della coscienza collettiva che sussurra verità indicibili.
Se dobbiamo uscire di scena facciamolo con le nostre gambe e vaffanculo.
Voglio abbracciare la mamma di Gabriele, i suoi parenti, tutti i suoi amici, in questo giorno triste che segna l'ennesima ingloriosa sconfitta dello Stato italiano.
GABRIELE SEMPRE CON NOI !
Vincenzo
LA GIUSTIZIA E' IN RITARDO
IL PRETESTO DI SPAKKAROTELLA
IL DERBY DEL BAMBINO MORTO. VALERIO CI MANCHI...
L' AVVOCATO DEI SANDRI
LUCCA
Sarebbero un operaio ventiseienne e un benzinaio ventunenne, rispettivamente G.C. e A.M., gli artefici di circa una decina di scritte inneggianti alla prevaricazione e alla violenza che erano apparse tra aprile e maggio in diverse zone della provincia. Il più grande dei due avrebbe anche confessato.
Notata la strana sigla che accompagnava gli slogan, dato che a Lucca per quanto riguarda atti di bullismo e microcriminalità giovanile il clima è tutt'altro che tranquillo, la Digos diretta da Raffaele Gargiulo aveva subito intrapreso degli accertamenti. Da alcune indagini telematiche erano state individuate alcune mail che recavano in calce l'acronimo B.D.Q., talvolta significante 'bulli di quartiere', altre volte, con un legame con il calcio ultras locale, 'bulldog di quartiere'. In particolare, una mail esprimeva parole pesanti verso gli 'Ingrifati', una formazione ultras di sinistra che supporta il Perugia calcio.
Da scritte nei forum, foto e mail si era così risaliti all'indirizzo Ip di due computer. Una volta ottenuti gli indirizzi delle due macchine, il sostituto procuratore Fabio Origlio ha autorizzato le perquisizioni in un'abitazione del quartiere San Concordio e in un'altra, quella del più anziano dei due, nella frazione capannorese di Massa Macinaia. A casa dei giovani, che vivono con i genitori, è stato sequestrato diverso materiale inneggiante a fascismo, nazismo e che deride l'avversa parte politica. Tra gli oggetti, anche un passamontagna con cui un simpatizzante di estrema destra, detto 'Er terribile', appariva nelle foto online. Nell'auto di uno dei due è stato anche trovato un manganello telescopico.
Per i due, denunciati, ci sono in ballo diversi capi d'accusa per i reati continuati in concorso di danneggiamento, deturpamento e imbrattamento con l'aggravante della finalità discriminatoria. Per il più giovane, trovato in possesso del manganello, c'è anche l'accusa di porto abusivo d'armi. Gli inquirenti hanno riferito che nessuno dei due appartiene al gruppo locale ultras Bulldog né è iscritto al movimento politico Forza Nuova.
Il gruppo 'Bulli di quartiere', che avrebbe potuto costituirsi a breve, appare dunque sgominato sul nascere, ma per evitare il ripetersi di nuove aggregazioni il Questore sollecita la cittadinanza a segnalare episodi e fatti che possano essere attinenti a episodi di bullismo, microcriminalità, violenza di quartiere.
MOSCA VIETA
PER UN FAX
L'udienza è stata infatti annullata a causa di un vizio di forma. Uno degli avvocati della difesa, il dottor Giampiero Renzo, non avrebbe infatti ricevuto il fax con cui si comunicava dalla Cancelleria la conclusione delle indagini. La difesa ha proposto eccezione preliminare, ed al Gup Simone Salcerini non è rimasto altro che rinviare gli atti al PM Ledda per poi procedere a nuove notifiche e alla convocazione di una nuova udienza preliminare. Se ne parlerà tra almeno un mese e mezzo.Nell'aula a porte chiuse dove si è svolta l'udienza, raccontano gli avvocati - l'atmosfera era piuttosto tesa. Alla presentazione dell'eccezione il Gup si sarebbe parecchio irritato, e la difesa di Sandri ha presentato istanza al Consiglio Nazionale Forense nei confronti dell'Avvocato Renzo chiedendo se vi sia stato un comportamento deontologicamente scorretto. L'avvocato Renzo si è difeso sostenendo che lui quel fax non lo ha mai ricevuto, e che vi sarebbe stato un'equivoco nato da mutamento dei numeri telefonici.La decisione del Gup - ha affermato l'avvocato Michele Monaco, che difende la famiglia Sandri - è stata una sorpresa, ma è giusta, perchè è bene che il processo non abbia "tarli" che poi ne possano in futuro pregiudicare la validità.
Tuttavia, la delusione della famiglia Sandri è evidente. Per chi chiede giustizia - afferma Cristiano Sandri, fratello della vittima - aspettare un altro mese e mezzo nel dolore è duro da sopportare.L'imputato, Luigi Spaccarotella, non era presente. L'avvocato Francesco Molino, che lo difende assieme a Renzo, ha affermato che è colpa del clima di tensione e che il suo assistito avrebbe anche ricevuto minacce. Anche l'avvocato Renzo ammette che vi sarebbe stata paura degli Ultras.Ultras che sono giunti in circa una ventina, ma che sono stati in silenzio, espondendo il proprio striscione che chiedeva giustizia per Gabriele, e rifiutando seccamente qualunque tentativo di intervista da parte dei giornalisti.Durante la attesa alla Vela, sono emerse anche alcune indiscrezioni che riguarderebbero sia la traiettoria del proiettile che ha ucciso "Gabbo", sia la presunta rissa tra juventini e laziali all'autogrill. Di questo ne parleremo in un successivo approfondimento.Per adesso, registriamo che proprio ieri sera è girata l'Agenzia che la procura di Arezzo avrebbe chiesto l'archiviazione per lesioni nei confronti degli amici di Gabriele Sandri coinvolti nella colluttazione con i tifosi juventini. Tuttavia, spiega Molino, era un atto dovuto, poichè non è stata in proposito proposta alcuna querela. Non riguarda invece il merito dell'avvenuta rissa, perchè esso è ancora tutto da dimostrare.
E, dell'udienza di oggi, rimane il fatto che, tra parti processuali, forze dell'ordine, risorse del Tribunale, giornalisti e TV, si siano mossi, anche venendo da lontano, in moltissimi.
E per cosa?
Per un fax.
Fabio Massimo Fabrizio
ALEMANNO
(Asca)