31 maggio 2008
SCHENGEN PER GLI SVIZZERI
Rolando Burkhard edizione del 30/05/2008
APPELLO
"Domenica prossima calerà il sipario sulla B. L'ultima puntata del campionato della serie cadetta vede le squadre del Ravenna e del Cesena confrontarsi sul campo del Benelli. Ci saremo anche noi".
Inizia così il messaggio dei due primi cittadini.
"E ci saranno, questo è il nostro auspicio,tanti nostri concittadini-tifosi. Certo, questo ultimo derby tutto romagnolo non è più decisivo ai fini della classifica. Ma sarà disputato dal Cesena e dal Ravenna con grinta e determinazione. Ne siamo convinti. Perché lo sport è, in primo luogo, confrontarsi con generosità e passione. Anche quando il risultato non ha più molta importanza".
"Lo spettacolo sarà assicurato. Siamo convinti anche di questo. Quindi non facciamo mancare alla nostra squadra del cuore tutto il sostegno ed il doveroso riconoscimento per averci fatto provare, in questi mesi, tante emozioni. Ritroviamoci numerosi allo stadio. Rendiamoci protagonisti di un tifo appassionato e senza eccessi. Perché allo stadio come in qualsiasi luogo dove una comunità si ritrova deve valere, come prima regola, quella del reciproco rispetto. Comportiamoci insomma, come quando la partita è tutta da giocare. Sarà questo il modo più convincente per dire: grazie comunque e chiudere in bellezza questo campionato".
AGOSTINO NEL CUORE
MILLENOVECENTOCINQUANTACINQUE - Agostino Di Bartolomei nasce a Roma l’8 aprile 1955, nella borgata di Tor Marancia, quartiere popolare della Capitale a due passi dalla Garbatella, e lì, tra via Giangiacomo e piazza Lante, dà i primi calci ad un pallone, nel campetto dell’Oratorio S. Filippo Neri. Ci pensa il padre, ex-calciatore e gestore di una piccola scuola calcio, ad affinarne il talento e la tecnica innati, ma sono le quotidiane sfide tra i ragazzi al campo del palo a via Sertorio a forgiare il giovanissimo Agostino e la sua grinta in campo. Entra nella Primavera della Roma quando frequenta il secondo anno di liceo e porta la formazione giallorossa alla vittoria del campionato di categoria, regalando ottime prestazioni e mettendosi in evidenza per un posto tra i titolari. L’esordio in serie A con la prima squadra risale al 22 aprile 1973, ad appena diciotto anni, in un Roma – Inter finito zero a zero. Sono gli anni della “Rometta” del presidente Gaetano Anzalone, una formazione di giovani promesse, veterani e gregari allenata prima dal “Mago” Helenio Herrera e in seguito da Nils Liedholm , sotto la cui guida l’efficace centrocampista di Tor Marancia migliora costantemente le proprie già eccellenti qualità. Nella stagione successiva al debutto, quella ’73-’74, è però vittima di un grave infortunio al ginocchio che gli provoca dolori lancinanti mettendolo fuori gioco per alcuni mesi. Agostino riesce comunque a superare questo problema fisico e, dopo una stagione in prestito al Vicenza (1975/76) per fare un po’ di esperienza, dal campionato ’76-’77 diventa uno dei pilastri del centrocampo romanista e un idolo della tifoseria giallorossa. LA GAVETTA - È un periodo avaro di risultati di rilievo per la squadra capitolina, che non riesce a sollevarsi dal centro-classifica a cui la gestione di basso profilo di Anzalone sembra averla destinata, con operazioni quantomeno azzardate come la cessione in prestito di Bruno Conti al Genoa, seppure per ottenere in cambio il bomber Roberto Pruzzo, e la dipartita di Nils Liedholm che si accasa al Milan dopo i dissapori con il numero uno giallorosso. La Roma del biennio ’77-’79 vive alcuni dei momenti più difficili della propria storia, in particolare nel campionato ’78-’79 dove riesce a evitare per un soffio la retrocessione grazie ad un colpo di testa di Pruzzo che assicura il 2-2 contro l’Atalanta alla penultima giornata. Proprio in questa stagione Agostino subisce l’unica espulsione della sua carriera, a riprova della sua condotta esemplare in campo, per un fallo su Pietro Paolo Virdis nel corso del match di ritorno contro la Juventus. Il presidente Anzalone capisce che è arrivato il momento di lasciare il comando della società a qualcuno più motivato e disposto a investire maggiormente. Quel qualcuno è l’ingegnere di origini liguri Dino Viola, che diventa proprietario dell’A.S. Roma il 16 maggio 1979. O CAPITANO, MIO CAPITANO! - Il nuovo massimo dirigente romanista ha in mente un progetto ambizioso che porti la squadra giallorossa ai vertici del calcio italiano, contrastando lo strapotere delle grandi del Nord, e il primo passo di questa scalata verso il successo è il ritorno di Liedholm alla guida della formazione. Con lui torna alla base anche Bruno Conti e vengono acquistati Turone, Benetti e il giovane centrocampista Carlo Ancelotti. Di questa compagine formata da giovani promettenti e campioni maturi Agostino diviene in breve il leader, un leader silenzioso ma efficace, per il quale l’allenatore svedese stravede, elogiandone i “lanci lunghi e perfetti” e i “tiri tremendi”, accompagnati da una “corsa elegante con la testa sempre alta”. Sfruttando potenza fisica e capacità tecniche, abbinate a una visione di gioco chirurgica, Di Bartolomei si impone come uno dei centrocampisti italiani più concreti ed efficaci, anche se, subendo la concorrenza di Giancarlo Antognoni, in Nazionale non raccoglierà mai quanto avrebbe meritato. Arrivano finalmente i primi successi romanisti, due Coppe Italia consecutive nell’80 e nell’81, entrambe conquistate contro il Torino ed entrambe ai rigori grazie alle incredibili prestazioni di Franco Tancredi che para in totale cinque tiri dal dischetto, mentre “Ago” segna un gol nella finale di ritorno del secondo trofeo vinto. Lo stesso 1981 vede la Roma dare vita ad un’accesa sfida contro la Juventus per la conquista dello scudetto, conclusasi con la vittoria dei bianconeri per due soli punti, dopo che ai giallorossi è stato annullato per un fuorigioco quantomeno dubbio il gol segnato da Turone nello scontro diretto con la Vecchia Signora, il quale, fosse stato convalidato, avrebbe significato il sorpasso a favore dei capitolini. È comunque un ottimo campionato quello disputato dalla compagine romanista, che ha uno dei suoi punti di forza nell’accoppiata formata in mezzo al campo da Di Bartolomei, promosso capitano proprio in quell’anno, e dal nuovo acquisto, il brasiliano Paulo Roberto Falcão. TRIONFI E DOLORI – Dopo questi tentativi andati a vuoto, arriva finalmente il momento per la società romanista di raccogliere i frutti del suo impegno per costruire una squadra competitiva ai massimi livelli. La stagione giusta è quella ’82-‘83, dove una Roma semplicemente fantastica non regala niente a nessuno e si aggiudica il secondo scudetto della sua storia, forte di un sistema di gioco al tempo stesso solido e spettacolare, gestito da un Liedholm, abile a dosare i diversi ingredienti a sua disposizione per costruire un mix unico. Ci sono i gol di Pruzzo, la classe sopraffina di Falcão, la fantasia di Conti e c’è un Di Bartolomei al culmine della sua carriera, capace di adattarsi anche al cambio di ruolo deciso dal tecnico svedese, che per lui progetta uno spostamento dal centrocampo alla difesa, in un’inedita posizione di libero, da dove riesce comunque a realizzare 7 reti su 28 incontri disputati e dove si giova anche del supporto del velocissimo collega di reparto Pietro Vierchowod. Agostino interpreta poi alla perfezione il ruolo di capitano, sempre educato e posato, mai troppo aggressivo nelle discussioni con gli arbitri o con gli altri giocatori e dotato di ottimo autocontrollo in campo. L’anno successivo è la volta di un’altra grande avventura per capitan “Diba” (come lo chiamavano i tifosi) e la sua Roma, autori di una lunga cavalcata verso la finale di Coppa dei Campioni disputata proprio allo stadio Olimpico della capitale contro il Liverpool. Proprio quando tutto sembra presagire un altro trionfo per i giallorossi, ci pensano gli errori dal dischetto di Conti e Ciccio Graziani a spegnere i sogni di gloria romanisti, lasciando agli inglesi il dolce sapore della vittoria. La delusione è forte sia per la squadra sia per l’ambiente capitolino, e lascia qualche strascico sgradevole anche tra i giocatori, con Agostino che sembra non aver perdonato a Falcão l’essersi tirato indietro al momento di tirare i rigori decisivi per l’assegnazione della Coppa, proprio lui, uno dei beniamini della Curva Sud e il talento più cristallino della formazione. ROMA ADDIO - Forse anche per questi dissapori, al termine della stagione, conclusa comunque con la conquista della terza coppa Italia della sua carriera, Di Bartolomei viene ceduto al Milan, ufficialmente con il pretesto di risanare le casse della società. L’addio ai tifosi giallorossi è difficile da accettare per entrambe le parti e, proprio in occasione dell’ultima partita da lui disputata con la maglia della Roma, la finale di Coppa Italia contro il Verona, viene esposto lo striscione “ti hanno tolto la Roma ma non la tua curva”, ulteriore simbolo dell’intensa unione tra i supporters romanisti e il loro insostituibile capitano. Con i rossoneri Agostino disputa tre buone stagioni, macchiate solamente da un brutto episodio avvenuto nell’85 quando, a seguito di un contatto duro di gioco con Graziani durante una partita contro la Roma, si scatena una rissa tra i compagni e gli ex-compagni di squadra di Di Bartolomei, il quale verrà poi definito “tranquillo, pulito, senza mai uscire dal campo sudato” da Bruno Conti, con una definizione la cui ambiguità, così come l’atteggiamento della sua ex-squadra, ferisce l’ex-capitano romanista. Nell’87, al momento dell’arrivo di Arrigo Sacchi e del suo gioco veloce e arrembante sulla panchina milanista, sembra non esserci più posto per un regista di qualità ma lento come Agostino, che lascia il club del Diavolo per accasarsi al Cesena. Qui la sua permanenza dura soltanto un anno, al termine del quale viene ceduto alla Salernitana in serie C. Come capitano del club campano riesce, nell’ultimo campionato disputato in carriera, a ottenere una storica promozione in serie B dopo 24 anni di purgatorio nella terza serie professionistica. ITALIA ‘90 - È arrivato il momento di appendere gli scarpini al chiodo e di dedicarsi a una nuova attività. Agostino, che in cuor suo, nonostante gli attacchi riservati alla sua ex-società, non ha mai smesso di sperare in un ritorno a Roma per un incarico come allenatore o dirigente, diventa nel frattempo commentatore tecnico per la Rai in occasione dei Mondiali di calcio del ’90. Conclusa la breve esperienza televisiva si dedica ai suoi interessi: pittura, musica, arte, letture, ma i problemi economici cominciano a torturarlo. Prova a intraprendere l’attività assicurativa, ma senza successo, tenta di aprire una scuola calcio proprio come il padre, ma anche stavolta il destino sembra non arridergli, lasciandogli diversi debiti da saldare. Un prestito sarebbe l’ideale per ripartire e allontanare gli spettri del fallimento, per cercare di evadere da quel buco dove si sta sempre più rinchiudendo, o magari l’incarico dirigenziale nella Roma tanto atteso potrebbe ridargli la voglia di ricominciare. Ma non accade niente di tutto questo, alla porta della sua casa di S. Marco di Castellabate, il paesino del Cilentano dove vive, non bussa quasi più nessuno. Pensa che sia arrivato allora il momento di dire basta a tutto questo, alle difficoltà, ai rimorsi, ai rimpianti. Prende la sua pistola Smith & Wesson, la pulisce, esce sul balcone della sua villa e la punta dritto al cuore. Sono le 10:50 del 30 maggio 1994. Uno sparo si porta via il capitano giallorosso, il calciatore educato e generoso, l’uomo che non è riuscito ad affrontare i propri problemi anche perché lasciato solo. Troppo solo. Gianluca Marchionne
PARMA E IL PARMA
DEUTSCHLAND
Le modifiche dell’orario d’inizio delle partite della Serie A tedesca sono minime. Nessuno ha toccato il tradizionale colpo di fischietto del sabato alle 15:30, mentre otto saranno le partite da giocare il sabato sera alle 21:30, due la domenica alle 14:45 e un’altra alle 17. Ma per la Zweite Liga il cambiamento dell’orario e’ radicale.
A partire dalla prossima stagione, la maggior parte delle partite sara’ la domenica alle 12:30 e non nel pomeriggio. Vi sara’ poi un incontro il sabato alle 13:30, solo due la domenica alle 14:45 e un altro alle 17.
I tifosi sono infuriati per il fatto che l’anticipo previsto sarebbe stato deciso solo per trasmettere in tv il maggior numero di incontri evitando accavallamenti d’orario. Un’altra conseguenza che i fans non digeriscono e’ di doversi alzare piu’ presto la mattina per andare allo stadio. Per molti tifosi che la domenica mattina giocano nelle squadre amatoriali delle divisioni inferiori, poi, sarebbe poi impossibile riuscire ad arrivare in tempo allo stadio per assistere alle partite della squadra del cuore. (AGI)
BONINI BRIO SCIREA
"Picchiare in cinque una persona inerme, qualunque sia il colore della sua pelle, è un atto oggettivamente squadrista. Ma qualificarlo come un atto fascista è un modo per rassicurarsi. Le categorie politiche e sociali del Novecento, è evidente, non reggono più in un paese che sta cambiando profondamente. Nel raccontare tutto questo, non spetta al giornalista un giudizio etico". Così Carlo Bonini, intervistato sul nostro sito interviene in merito alla vicenda dell'aggressione al Pigneto e alla sua esclusiva pubblicata sul quotidiano diretto da Ezio Mauro.
Il clima di violenza in una borgata come il Pigneto, a Roma, può essere definito fascista, razzista, xenofobo o semplicemente lo specchio dei tempi?“Credo che tra queste definizioni, l’ultima si avvicini di più. Penso però che dobbiamo ancora trovarla la parola che definisca quello che abbiamo davanti agli occhi. E questo non è un male, una straordinaria sfida alle nostre intelligenze, sensibilità: un modo per rimettere in discussione categorie politiche, sociali, di indagine e di racconto giornalistico. E rispetto a questo, credo non ci sia nulla di male. Fascismo o xenofobia sono parole che hanno significati precisi, che nascono e che rimandano a un contesto storico, a un significato profondo, ma non debbano per forza essere usate anche quando la realtà non vi si attacca. Non perché in ciò che accade non vi siano degli echi o delle suggestioni che definiscono anche quel che accade. Picchiare in cinque una persona inerme, qualunque sia il colore della sua pelle, è un atto oggettivamente squadrista. Ma qualificarlo come un atto fascista è un modo per rassicurarsi. Le categorie politiche e sociali del Novecento, è evidente, non reggono più in un paese che sta cambiando profondamente. Nel raccontare tutto questo, non spetta al giornalista un giudizio etico, di valore. Questo fa parte dei commenti delle analisi, che non possono mai prescindere dai dati reali. Altrimenti, e vale per la destra come per la sinistra, rifugiarsi in un clichè non serve a comprendere quello che accade realmente, né alla politica né ai cittadini.La parola per qualificare questi atti è ancora da coniare. In questi giorni, un professore come Adriano Prosperi ha scritto delle cose egregie, come lo stesso Adriano Sofri. Tutti questi, in sede di analisi, hanno deciso di affrontare il carattere e la natura controversa di quello che abbiamo davanti agli occhi, liberandosi dalle strette categorie del secolo passato, senza che ciò suoni liquidatorio.”Le aggressioni di questi mesi, anche con alcuni omicidi, hanno portato in evidenza protagonisti che avevano passati di “squadristi” dello stadio. E' forse lì la nuova scuola di violenza senza ideologie, ma con tanta confusione nelle teste rasate?“Che gli stadi siano anche, purtroppo, luoghi dove si “educa” alla violenza verbale e non, questo è fuori di dubbio. Mi sembra però interessante chiedersi: perché gli stadi?Dal mio punto di osservazione, di chi frequenta il marciapiede, credo che sia dovuto ad un fatto: gli stadi sono uno dei pochissimi luoghi di aggregazione e nello stadio, esattamente come nelle strade delle nostre città, è saltata ogni forma di mediazione intermedia e si esalta la natura primitiva della tribù. Per questo spesso ritroviamo l’ultrà da stadio nella cronaca nera dei quartieri della città, perché esiste una continuità tra quelle strade e gli spalti dello stadio: è la stessa tribù! Ed è la stessa tribù che ci racconta la fine, la scomparsa della mediazione politica, culturale, religiosa, che è quella che fa sì che il gruppo da tribù si emancipi in comunità civile.”C’è un ruolo negativo di omissione delle forze dell’ordine? E , comunque, la destra che spinge sull’emergenza non rischia di alimentare questo vento di irrazionalità violenta?“ Alle forze dell’ordine, al di là del fatto che si può sempre far meglio, non può essere delegato ciò che non è nel loro compito. Non possiamo continuare a vivere in un paese dove tutte le funzioni civili e democratiche vengono surrogate o dalle Procure della Repubblica o dalle Questure. Non se ne può più, perché è un segno di declino profondo, di sconfitta. Il discorso che vale per la sinistra, ma a maggior ragione per la destra è che vellicare o pensare di incassare la rabbia degli “ultimi o penultimi” non porta da nessuna parte, perché, senza voler scomodare luoghi comuni, chi semina vento raccoglie davvero tempesta. E questo tipo di pulsioni, una volta scatenate, sono difficili da contenere, da riportare alla ragione. Anche questo rischia di essere una scelta miope, confortante nel suo cinismo, ma che non porta da nessuna parte.La destra legittimamente governa nel nostro paese. E dunque è bene che faccia ciò per cui è stata eletta alla guida del paese. La campagna elettorale è finita!”.
PREPAGATI
30 maggio 2008
5000 BIGLIETTI
Cinquemila biglietti venduti in quattro ore e la curva Andrea Costa già esaurita: da qui a tre, quattro giorni, non è difficile prevedere che sarà stipato l´intero Dall´Ara. Ieri mattina alle dieci, al Bar Otello, spiegavano che le prime telefonate erano cominciate ad arrivare un quarto d´ora dopo l´apertura. Cioè alle sei e un quarto del mattino. «E da lì in poi non si sono più fermati». Biglietti, biglietti, biglietti. Una febbre, per tutta la città. Febbre rossoblù. Nella tarda mattinata è scattata la prevendita, nonostante inizialmente il Bologna e EmilBanca avessero deciso di iniziarla oggi. La richiesta, cioè il mercato, ha di fatto spostato l´agenda e già nel primo pomeriggio circolava l´ipotesi che, per la prima volta quest´anno, venisse aperta anche la curva San Luca. Poco prima delle 17, la comunicazione ufficiale della società, direttamente sul suo sito internet: «Previo accordo con la Questura, per l´occasione apriremo la San Luca». L´ok è arrivato in fretta e che Bologna-Pisa, domenica alle 15, sia proprio un´occasione non c´è dubbio. Di quelle da non perdere. Poi, con malizia si potrebbe notare che ora che il carro marcia son tutti pronti a saltarci sopra. Ma in questi momenti è bello pensare che una squadra, a suon di risultati, sta letteralmente trascinando una città a lungo sopita. Una città cui però Cazzola, già nei proclami del dopogara, non pareva disposto a fare sconti. Mica per la cassa, una goccia nell´oceano. Solo per coerenza: un grazie a chi c´è sempre stato, andando in tasca, un benvenuto a chi ci sarà, facendo la stessa operazione. Poi, i reduci da Mantova, quei quasi 8 mila che rappresentano lo zoccolo duro della passione autentica e non vouyeristica, chiedevano ieri, sui forum di internet, un canale preferenziale che, agevolandoli nella corsa al biglietto, premiasse il loro atto di fede. Perché adesso il rischio è che restino fuori fedeli e fedelissimi. EmilBanca ha 58 punti abilitati alla vendita, 24 in città e 34 in provincia: impossibile controllarli tutti, ma pare che la fila ci fosse ovunque, o quasi. Ieri mattina in centro c´era davvero chi riscopriva il gusto del pallone, discettando della serie A vicinissima, e naturalmente del Pisa, ossia di che tipo di squadra Ventura schiererà domenica. E già si fronteggiavano, se non due partiti, almeno due fazioni: da una parte quelli per cui i toscani penseranno soltanto ai play-off da giocarsi tre giorni dopo; dall´altra quelli convinti che scalare una posizione, sorpassando il Brescia, garantirebbe un cammino meno ostico. Il tema è chiaro, la domanda, sino a domenica pomeriggio, senza risposta: il Pisa verrà qui a giocarsela o farà tappezzeria alla festa rossoblù? In ogni caso c´è una risposta semplicissima: il Bologna deve vincere ed è in A, dipende solo dai rossoblù. Che se ne parli è già un segnale di quanto, in pochi giorni, sia mutato lo scenario cittadino. Sino a ribaltarsi. Dopo lo 0-3 di Grosseto, si navigava in una valle di lacrime. Appena duemila paganti col Messina. Nove giorni dopo è partita, frenetica, la caccia al biglietto. «Coloriamo la città di rossoblù», scandiva ieri mattina su Punto Radio un ascoltatore. Trovando consensi, anche se meno di quelli, plebiscitari ed immediati, che ha ottenuto, poco dopo, un altro appassionato. «Dobbiamo scortare la squadra, serve un corteo dall´albergo del ritiro sino allo stadio». S´annuncia una curva colorata da migliaia di magliette rossoblù. «Senza la scritta serie A, per scaramanzia», spiegava un ultras. Ieri sera s´è riunito il Centro coordinamento, e da qui a sabato altre volte lo farà. Si chiama mobilitazione. Che sia una semina, per il futuro, pare difficile. Più probabilmente è un semplice uragano di passione. Tutto da vivere, naturalmente.
MA QUANTE CAZZATE DICONO ?
Il 30 per centro dei visitatori dello stadio di Vienna sarà donna, ha aggiunto Frauenberger, nei luoghi pubblici, come i bar o le piazze munite di maxi schermo, la percentuale dovrebbe salire al 40%.
Vienna - ha annunciato Frauenberger - ha adottato diverse misure per garantire la sicurezza nelle strade. Sono stati tagliati gli alberi ed è stata migliorata l'illuminazione in alcune aree.
SPORT AGAINST VIOLENCE
Link: http://www.nessunotocchiledonne.org
SALA DELLA MEMORIA
29 maggio 2008
BELLA RISSA
SEMPRE DIVIETI
MODELLO DI MERDA
AVIDITA' - "Sulla Premier League si stanno riversando enormi quantità di denaro provenienti dalla tv – ha sottolineato Malcolm Clarke, presidente della Football Supporters’ Federation – e non ci sono giustificazioni per eventuali aumenti dei prezzi. Per troppo tempo i club hanno pensato che non ci fossero limiti per sfruttare la lealtà dei loro tifosi, ma a questo punto la loro avidità gli si ritorcerà contro, perché questi aumenti sono totalmente ingiustificati”. A innescare la miccia della protesta dei fan inglesi, la decisione del Portsmouth, fresco vincitore della FA Cup, di ritoccare addirittura del 17,5% il costo degli abbonamenti, seguito dal Sunderland, i cui nuovi prezzi si attesterebbero su un considerevole 12% in più rispetto a quelli della passata stagione, mentre Blackburn, Tottenham e Wigan avrebbero imposto un aumento del 10%.
LE GRANDI - Per quanto riguarda le grandi, i campioni del Manchester United si sarebbero 'accontentati' (si fa per dire) di un incremento medio del 6%, a differenza del Chelsea, che avrebbe deciso di mantenere invariati i prezzi dell’anno passato. Piccolo particolare: un abbonamento medio a Stamford Bridge è già un salasso di suo, visto che per averlo bisogna sborsare almeno 790 sterline (quasi 1000 euro), quindi il “regalo” ai tifosi resta tutto da vedere. E mentre secondo il sito footballyourway.co.uk la maggior parte dei fan starebbe pensando di piantare in asso gli eroi della domenica per i costi davvero proibitivi e di guardarsi le partite da casa, i club difendono la loro politica al rialzo. “Per poter migliorare – si è giustificato un portavoce del Tottenham - necessitiamo di continui investimenti”. “I nostri prezzi sono rimasti congelati nelle ultime sette stagioni – gli fanno eco dal Sunderland – e, comunque, i nostri restano i quarti o quinti prezzi più bassi di tutta la Premier League”.
Simona Marchetti
CASALE NEL CUORE
Una gloriosa società, con una delle tifoserie più calde di semiprof e dilettanti ( e comunque molto meglio di tante curve di B e A ), deve sgattare nei bassifondi della classifica.
Ancora una volta l'accoglienza dei miei fratelli neri è stata sontuosa.
Tra ultras, come in famiglia.
NERI NERI NERI !!!
Vincenzo
L' HEYSEL PER ME
Eterna contraddizione in seno al popolo, per dirla con Mao-Tze-Tung.
Quella sera fu l'inizio di un triste triennio durante il quale smisi di guardare le partite, inorridito da quella violenza bieca e cieca che aveva strappato alla vita i miei fratelli bianconeri.
Riempii il mio diario scolastico di slogan contro la mia squadra del cuore che aveva trionfato, calpestando cadaveri , per una Coppa maledetta in saecula saeculorum.
Ammiravo quei ragazzi , gli ultras,che si ribellarono a quella masnada di luridi assassini rossi, odiai fieramente quella maglia e quella terrace a cui pure Beppe Rossi, il migliore tra noi, riservò tutta la sua sincera devozione, quando ancora gli inglesi erano solo inglesi e non erano" il nemico".
Quando incontrammo il liverpool in Champions andai allo stadio con la rabbia e il tremore che dedico solo alle cause più nobili, osservando quelle facce da cazzo attempate che sciamavano per la nostra Torino e immaginando che dietro l'aria da bravi papà si nascondesse la furia omicida del settore Z.
Mostrai il culo, con tanti altri, a chi voleva che li perdonassimo, come se si possa perdonare qualcosa a qualcuno che non chiede neanche perdono.
L'ultima vigliaccata della Triade.
Ogni anno per noi è un lutto nuovo, per la mia famiglia sterminata dalla canea inglese e per quella coppa che dovremmo restituire una volta per tutte.
39 angeli bianconeri, per sempre nel mio cuore.
ONORE E GLORIA AI MARTIRI DI BRUXELLES !
ENGLISH ANIMALS !
Vincenzo
LA SIGNORA NON DIMENTICA
La Juventus ricorda oggi quel 29 maggio del 1985. "Il ricordo della tragedia è presente in tutti noi ed è un monito a continuare a vivere il calcio con serenità e nel solco dei valori della lealtà sportiva", dice il presidente Giovanni Cobolli Gigli attraverso una nota pubblicata dal sito internet della Juventus.
La carica degli hooligans inglesi verso una zona dello stadio, dove erano presenti soprattutto famiglie, portò il pubblico a fuggire e ad accalcarsi nel settore Z dello stadio Heysel. Una struttura vecchia, che crollò, trascinando con sé i tifosi.
Trentanove di loro, in gran parte sostenitori della Juventus, persero la vita. "Ogni anno ricordiamo quelle vittime con un torneo giovanile che si tiene qui, in provincia di Arezzo, e ci uniamo al dolore di tutte le famiglie che hanno perso i loro cari quella sera", spiega Otello Lorentini, presidente del Comitato Permanente Contro la Violenza nello Sport 'Roberto Lorentini e Giusy Conti'.
PER NON DIMENTICARE

Io ricordo perfettamente quella tremenda notte: avevo 13 anni e muovevo i miei primi passi sugli spalti d'Italia. Seguivo già i viola in trasferta e frequentavo gli Ultras Granata sui gradoni della mitica Maratona. Nei giorni precedenti noi tutti, antijuventini fieri e viscerali, avevamo idolatrato i fans inglesi, ci auguravamo una vittoria sportiva dei reds e, perchè no, anche una sana mazzolata ai gobbi sugli spalti, io avevo riempito il mio banco a suola di scritte innegianti al Liverpool, ai gobbi conigli e a tutte le amenità da curvaiolo anni 80......ma quello che successe quella sera ci angosciò tutti, nauseandoci e sconvolgendoci...ricordo come io e mio padre rimanemmo incollati al televisore con gli occhi gonfi di lacrime, come la voce di Pizzul caracollava spezzata ed incerta per non dire quello che tutti a Bruxelles sapevano, per non allarmare i parenti e non dare l'esatta dimensione della strage...ricordo tutto...ricordo come il giorno dopo a scuola con alcool denaturato ed uno straccio cancellai le scritte sul mio banco... ricordo anche come molte volte beceramente abbiamo intonato cori sull'Heysel e issato striscioni che ne celebravano l'eccidio nella mia curva, da una balaustra carica d'orgoglio e d'odio contro i gobbi che stavano di là e bisognava infamarli sul vivo del loro dolore più immenso, perchè loro per 40 anni avevano infamato i morti di Superga e dopo qualche anno il povero Baretti...lo stadio ci copre e ci consente parole ed attegiamenti belluini, talvolta...me ne dolgo sebbene non me ne pento...il mio ruolo era quello, da estremista e da ultras...e talvolta l'odio sportivo ci ottenebra e travalica i sentimenti umani...ora so che era sbagliato, anche se lo rifarei...ora però so che è mio dovere, mio compito ricordare, soprattutto oggi, ai più giovani, a quelli che non sanno o sanno per sentito dire, cosa avvenne il 29 maggio del 1985 in quel maledetto catino a forma di bara...per ricordare, per evitare che riaccada, per non dimenticare mai!
http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo.aspx?id=820
ONORE ALLE VITTIME DI BRUXELLES!
UN ULTRAS VIOLA
Domenico
28 maggio 2008
RESTITUIRE LA COPPA DI SANGUE
TUTTE PALLE
Pensate siano palle? E invece sono tutte storie vere. Incredibili ma vere. Raccolte come in una compilation di rock demenziale nel libro "Tutte Palle - Storie vere di follia calcistica", appena uscito nelle librerie, che Massimo M. Veronese, de Il Giornale, ha raccontato per gli Oscar Mondadori. Sono notizie che arrivano da ogni angolo di mondo dagli Stati Uniti all'Egitto, dal Madagascar all'Australia, dall'Afghanistan al Paraguay, che nascono nei grandi stadi, il Maracanà, il Santiago Bernabeu, Wembley, ma anche dai campi della terza categoria, dagli oratori Don Bosco, dai campetti improvvisati sulle spiagge di Bahia, persino da quelli di calcetto di una prigione.
Mezzo secolo di storie comiche, paradossali, assurde a volte drammatiche ma così vere da sembrare finte, raccolte in 214 pagine, quasi duecento aneddoti ai confini della realtà che hanno come protagonisti fuoriclasse assoluti come Pelè, Maradona, Platini, Ibrahimovic, popolari campioni di ieri e di oggi come Zambrotta, Briegel, Romario, Seaman o allenatori come Boskov, Ferguson e Cooper ma anche portieri sfigati, raccattapalle impuniti, nonnini banditi, cani che salvano gol sulla linea di porta, bambini che scioperano contro i papà ultras, seminaristi che per sconfiggere la violenza menano gli hooligans. Sono loro i protagonisti di "Tutte Palle", una specie di antidoto contro i veleni, le polemiche, le risse del calcio. Perché qui si sdrammatizza ridendo, capitolo dopo capitolo, undici come una squadra vera, undici capitoli uno più incredibile degli altro.
In "Figurine e figuracce" c'è il portiere che sviene mentre para all'ultimo minuto l'un tiro della partita e prende il gol, in "Fenomeni da baraccone" c'è il portiere che si rompe il ginocchio cambiando canale alla tv, in "Sesso, calcio e..." c'è la nazionale femminile messa al tappeto dai film porno. Ecco le donne, quelle non mancano mai perché il calcio "è" anche uno sport per signorine. Tanto per dirne qualcuna: la moglie che si vendica del marito allenatore che la considera una menagramo con un paio di cornetti e la mamma che entra in campo e prende a ombrellate il difensore che fa fallo sul figlio attaccante. E poi gli arbitri: quello che, impietosito, segna un gol per la squadra più debole, quello ubriaco che sospende la partita con mezz'ora di anticipo e quello insopportabilmente fiscale che viene espulso dai giocatori. Credeteci. Non raccontiamo palle... .
"Tutte Palle" di Massimo M. Veronese, Oscar Mondadori, 214 pagine, 10 euro.
IL DERBY DEL BAMBINO PICCHIATO
Secondo fonti della Questura, la voce è stata messa in giro ad arte per creare confusione e favorire l’ingresso in curva di alcuni 'portoghesi' che la Digos, attraverso le immagini filmate, sta identificando nelle ultime ore. Si tratterebbe di ultras del Napoli e del Genoa, tifoserie storicamente gemellate con i tifosi dell’Ancona, arrivati domenica nel capoluogo dorico sprovvisti di biglietto.
Diverse persone sono state viste scavalcare i cancelli della curva nord. Alcuni sarebbero riusciti ad entrare eludendo i controlli, altri sono stati respinti in tempo. Davanti alla curva c’è stata maretta tra un gruppo di ultras e la polizia. I tifosi erano in numero sicuramente più nutrito dei poliziotti. Gli agenti si sono trovati a fronteggiare due situazioni: l’assalto di alcuni sostenitori inferociti per il fatto che era stato picchiato un bambino (cosa poi rivelatasi assolutamente falsa) e il tentativo da parte di alcuni ultras di portare in curva delle aste.
La situazione è poi gradualmente tornata alla normalità. Ma ora su alcuni sostenitori dell’Ancona e sui gemellati di Napoli e Genoa potrebbe piovere la tegola delle diffide e delle denunce. Gli investigatori della Digos stanno visionando i filmati. Alcuni tifosi sarebbero stati già identificati. Le operazioni sono condotte in collaborazione con le Digos di Napoli e Genova. La voce falsa sul bambino assomiglia tantissimo all’episodio che portò a far sospendere il derby Roma-Lazio all’Olimpico.
AMNESTY INTERNATIONAL
TUTTO IL MONDO E' PAESE
UNIVERSITA'
Sarà certo soltanto un caso, una innocua coincidenza, l'ennesimo scherzo di quel destino che si accanisce nel mettere insieme tasselli solo apparentemente così compatibili tra loro. Fatto sta che, da quando la miscela esplosiva coagulatasi per l'ultima tornata elettorale ha prodotto la vittoria schiacciante di ex-post-neo fascisti, razzisti dichiarati, xenofobi malcelati, e chi più ne ha più ne metta, il risultato è che non passa giorno durante il quale non ci si ritrovi costretti a commentare episodi di violenza, con svastiche, croci celtiche e saluti romani che spuntano un po' ogni dove.
Il deprimente riassunto delle puntate precedenti ci porta a Verona, dove un ragazzo viene ucciso perché diverso nel modo di vestire e di parlare rispetto al branco dei figli di papà; ci conduce a Napoli, zona Ponticelli, dove il raid punitivo non guarda più in faccia nessuno, donne e bambini compresi; ci porta a Palermo, dove un padre accoltella il proprio figlio perché l'omossessualità è una colpa da lavare col sangue del proprio sangue; ci porta a Firenze, a Bologna, a Torino, a Milano, a Padova, dove il trand del momento è la ronda di popolo, nel nome della giustizia fai da te. Infine ci porta nella nostra capitale, dove da quando il sindaco Gianni Alemanno ha festeggiato l'incoronazione a primo cittadino affacciandosi dal Campidoglio, con un manipolo di ragazzotti rasati ad attenderlo col braccio teso vicino la statua di Marco Aurelio, è tutto un allegro susseguirsi di aggressioni e intimidazioni, minacce e proclami da squadrismo di bassa leva: i gravissimi episodi del Pigneto (e Porta Maggiore), non sono altro che gli ultimi e più clamorosi di una microserie quotidiana.
Agli ultimi scettici che non vogliono arrendersi all'evidenza, ora si può gentilmente offrire anche la ciliegina sulla torta degli scontri avvenuti all'Università la Sapienza, dopo che un gruppo di studenti di sinistra, a seguito di una protesta pacifica degli ultimi giorni, culminata con l'occupazione degli uffici della presidenza, era riuscito a far revocare il permesso per un incontro sulle Foibe, organizzato dal leader di Forza Nuova Roberto Fiore, e generosamente accordato dal preside della Facoltà di Lettere e Filosofia Guido Pescosolido.
Il fatto -Secondo il racconto di testimoni, alcuni giovani di sinistra stavano attaccando manifesti contro la presenza di Forza Nuova nell'Università in via Cesare De Lollis, quando una o più macchine si sono fermate in strada provocando i ragazzi. Parte così la rissa, caratterizzata da cinte, bastoni e coltelli, compiuta da militanti attivisti di Forza Nuova, almeno secondo quanto denunciato da Francesco Raparelli, della "Rete per l'autoformazione": "Ci sono persone in ospedale con ferite da armi da taglio, sono gravissimi. I ragazzi aggrediti stavano attacchinando un manifesto per prossima assemblea. Ci sono studenti in ospedale in condizioni gravi, con ferite da arma da taglio. E ci sono anche tanti testimoni".
Le testimonianze -Arriva anche il resoconto di uno degli studenti aggrediti: "Avevano anche mazze chiodate. Noi eravamo una decina, di cui sei ragazze. All'improvviso un'auto si è fermata, sono scese quattro persone di circa trent'anni, forse anche di più, e ci hanno aggrediti con le mazze chiodate, i bastoni e un coltello. La cosa è andata avanti per circa un quarto d'ora, senza che nessuno potesse intervenire. Noi abbiamo cercato di difenderci -conclude il ragazzo- ma sembravano delle bestie". Un altro ragazzo coinvolto parla di quattro auto, da cui sono scese "una ventina di persone con spranghe e catene: uno aveva la maglietta dei Boys, un altro una croce celtica tatuata sul polpaccio. Erano quelli di Forza Nuova che difendevano il territorio e non erano studenti, alcuni avranno avuto almeno trent' anni". I "Boys", per chi non fosse informato, è il nome degli ultras che in pratica controlla e domina i movimenti della Curva Sud romanista allo stadio Olimpico: trenta-quarantenni, posizionati strategicamente e simbolicamente nelle file alte del settore, vicini ad altri gruppi di estrema destra quali "Opposta fazione" e "Tradizione e distinzione". In basso e nel cuore della Curva, la faccia imberbe e semi-pulita dei tifosi (utile per le riprese televisive), gli "Ultras romani", zona dalla quale spesso scappa intonare in coro le note di "Giovinezza".
Le reazioni -Il sindaco Alemanno, indaffaratissimo nel dedicare una strada all'indimenticabile Giorgio Almirante (indimenticabile soprattutto per molte famiglie partigiane), per l'ennesima volta si è trovato nella posizione obbligata di dover condannare l'episodio: "Le violenze a Roma sono da condannare senza alcun attenuante. Ci sono in giro degli imbecilli pericolosi che vanno isolati. L'università La Sapienza non può essere luogo di scontro e di violenza politica". Secondo Paolo Ferrero, del Prc, a Roma una cosa è certa: "Siamo in piena emergenza sicurezza. Il motivo però non è quello avanzato dalle destre come dal Pd, ma molto più tragico: l'emergenza è data dalle violenze e dai raid dei fascisti. Lo Stato, il ministro dell'Interno, le forze di polizia e il Comune devono intervenire immediatamente: i fascisti e le loro squadracce devono essere subito isolati". Dalle parti del Pd, nell'Aula della Camera Roberto Giochetti chiede che "il governo riferisca al Parlamento sull'aggressione avvenuta questa mattina in via De Lollis". Dall'altra parte, invece, Gianguido Saletnich, portavoce romano di Forza Nuova, afferma di non sapere "se c'è nostra gente che ha partecipato agli scontri o se è tutto inventato. Però il clima in questi giorni è volutamente esacerbato da chi ha perso le elezioni. Si paventano rigurgiti neonazisti, approfittando del fatto che a Roma ha vinto Alemanno e che nel Paese ora il Governo è di centrodestra. La verità è un'altra e lo dimostra quanto accaduto al Pigneto dove il vero colpevole è il clima di esasperazione che c'è nel quartiere". Ipse dixit, mentre gli investigatori che si stanno occupando di quanto accaduto all'università non escludono che gli appartenenti a Forza Nuova abbiano reagito dopo aver sorpreso i ragazzi dei Collettivi che strappavano manifesti affissi nella notte. Se non è un ritorno al '68, o peggio al '77 (quando il primo febbraio proprio dall'Università La Sapienza cominciarono i sanguinosi scontri tra opposti estremismi col ferimento alla testa per un colpo di pistola dell'allora studente di sinistra Guido Bellachioma), il clima non è sicuramente dei migliori, e anzi piuttosto preoccupante.
Intanto il risultato di questa ennesima giornata di violenza parla di almeno sette feriti, di cui tre portati al Policlinico Umberto I: due appartengono alla destra, uno ai Collettivi di sinistra. Tutti gli altri sono riusciti a fuggire. Tra i due che invece sono stati fermati e condotti in Questura uno è Martin Avaro, responsabile della sezione piazza Vescovio e coordinatore provinciale di Forza Nuova, già coinvolto nell'inchiesta sul raid avvenuto nel parco di Villa Ada l'estate scorsa.
Ma certamente si tratta di un caso, dell'ennesimo scherzo del destino; chissà cosa ci aspetta domani.
TUTTI A BRESCIA!!!!
DOMANI SERA, GIOVEDI 29 MAGGIO, SARO' OSPITE A BRESCIA PRESSO IL CAFFE' LETTERARIO "Un mondo di carta Interno 4"vicolo Beccaria 10
PER PRESENTARE CANI SCIOLTI (www.boogaloopublishing.com) il mio nuovo romanzo ultras http://www.boogaloopublishing.com/2008/dettaglio_football.asp?id=35
a DALLE ORE 20,30 IN AVANTI
SARO' COADIUVATO DAL CARO AMICO, SCRITTORE E ULTRAS
MARCO ROMELLI.
VI ASPETTIAMO NUMEROSI E ULTRAS!
TUTTI A BRESA!!!!
Domenico
27 maggio 2008
LA MINCHIATA
La minchiata arriva dal leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro.
Poi si chiedono come mai la gente fatica a distinguere destra e sinistra.
Vincenzo
BARRICATE NAPOLETANE
Stamattina. O anche prima, di notte. In mille, forse di più. Trattano, trattano più per non perdere l'onore che per una speranza. Trattano quasi sul niente. "Noi togliamo il filo spinato ma non le barricate, ci state?", chiedono ancora gli irriducibili di Chiaiano ai funzionari di prefettura? "Faremo entrare solo i tecnici per i carotaggi ma mai un poliziotto o un carabiniere", propongono nel loro disperato bluff. Ma fino ad ora vi abbiamo raccontato solo la Chiaiano della protesta, quella dei suoi abitanti, quella dei medici e degli impiegati che vivono nelle case popolari dietro piazza Titanic, quella degli studenti, delle mamme che fino a sabato notte si stendevano a terra con le braccia alzate o andavano incontro ai poliziotti con i loro bambini fra le braccia. C'è un'altra Chiaiano e un'altra Napoli che può esplodere nelle ore che verranno. I "fetienti" si sono nascosti dalla mattina intorno a quelle barricate di via Cupa del Cane. Ma ci sono, sono pronti con le loro molotov e con le loro bombolette del gas, forse anche con le loro armi. L'altra sera ce n'era uno che si esibiva un po' in disparte, circondato da sette ragazzotti al suo soldo, ultras dello stadio da usare alla bisogna in ogni parte di Napoli. In ogni quartiere. Su ogni barricata. In ogni "crisi". Non è gente di camorra, è criminalità incontrollata che vorrebbe controllare le tante infami "zone" napoletane, che traffica con tutto quel che capita, che costruisce quando può. Anche vicino alle cave dove vogliono fare la discarica di Chiaiano. Terreni già lottizzati. Se ci faranno - come probabilmente ci faranno - la discarica quegli imprenditori perderanno tanto. "Ci sono pure i "ragazzi di Marano"", avverte qualcuno. E anche quelli di Scampia. Scaricano sempre dalle loro auto la colla e la vernice per riempire le loro bottiglie, da scagliare all'ora X contro i poliziotti. E poi, oltre i "fetienti" stanno arrivando anche quelli dei "centri sociali". I ragazzi di Insurgencia sono asserragliati nell'accampamento in fondo all'ultimo chilometro, sotto i tendoni, fra i sacchi di sabbia e le brande. Non ne fanno più turni per "presidiare" l'imbocco del sentiero. Sono lì da ventisette giorni e da ventisette notti e ora tutti insieme aspettano il corpo a corpo, lo scontro finale. Non sono tanti. E sono pochi anche quelli arrivati a dare manforte da Roma e da Bologna, qualcuno anche da Caserta e Benevento. "Non gliene frega niente a questi della nostra cava e della nostra discarica, sono qui solo per far casino contro il governo Berlusconi", dicono a piazza Titanic. La sera sta quasi diventando notte. Sono appena tornati i sindaci e i delegati della municipalità dall'ultimo faccia a faccia con il prefetto Alessandro Pansa. L'incontro "tecnico" per scegliere la commissione, cinque esperti nominati dal sottosegretario Guido Bertolaso e cinque esperti nominati dalla "cittadinanza" di Chiaiano e Mugnano per "verificare se ci sono le condizioni per fare la discarica in quella cava". E' una delle tante finte napoletane, tutti sanno come la pensano i tecnici del sottosegretario e come la pensano quegli altri scelti dalla "cittadinanza". Poi l'incontro "operativo": sulle barricate. Su via Cupa del Cane che è ancora sbarrata da cassonetti e carcasse di auto, tronchi, cataste di legno, montagne di monnezza. La storia del filo spinato da sciogliere come segno di distensione, la via alternativa per arrivare alla cava ed "eseguire i rilievi", proposte e controproposte, mosse, simulazioni, una lunga e virtuale serata napoletana. I sindaci invitano tutti a non smarrire la ragione, a togliere di mezzo le auto rovesciate ed quei tronchi dei pini marini segati. Contano su una ritirata. A qualche chilometro gli uomini in divisa sono acquartierati in diverse caserme di Napoli, stanno soltanto aspettando solo l'ordine per muoversi.
BOLOGNA
"Ancora una volta- scrivono gli ultras in una nota- rivendichiamo il diritto di portare i nostri striscioni dentro lo stadio, di sventolare le nostre bandiere, di suonare i tamburi, di utilizzare il megafono e tutti gli 'strumenti del tifo', che ad oggi possono varcare la soglia (anzi i tornelli) dello stadio solo richiedendo il permesso alla Polizia". E' una questione di principio per i supporter rossoblu': "Noi non ci siamo piegati a chiedere nulla fino ad ora e non lo faremo neanche questa volta, rammaricati di non poter regalare alla nostra curva un'indimenticabile coreografia, ma orgogliosi di non assoggettarci alle norme repressive che da sempre rifiutiamo e combattiamo". Tuttavia, almeno un po' di "colore" non manchera': "Invitiamo tutti a venire allo stadio vestiti di rossoblu dalla testa ai piedi e a cantare per 90 minuti insieme a noi".
DETENUTI IN ATTESA DI GIUDIZIO
LA CARD
Da settembre chi fara la card potrà avere accesso allo stadio e usufruire di altri servizi forniti dalla società di calcio. "Il progetto - ha detto Ferlizzi, presidente dell'Osservatorio - è rivolto a tutti coloro che liberamente vorranno aderire sia come tifoserie che come società di calcio. E' una sorta di bancomat degli stadi e non costituisce una schedatura dei sostenitori, perchè nel documento non saranno contenuti dati sensibili".La card conterrà nome e cognome e un microchip e permetterà di acquistare il biglietto alle ricevitorie, che gli rilasceranno solo un promemoria con il posto nello stadio. Arrivato all'impianto sportivo, il titolare farà passare la card nei verificatori posti ai tornelli, come in un telepass autostradale, e potrà così accedere allo stadio. "Attraverso questo documento il tifoso potrà effettuare una serie di operazioni per l'acquisto dei biglietti e quant'altro è legato ad un evento calcistico”. La grande novità potrebbe però essere rappresentata dal fatto che i possessori di card potrebbero avere accesso allo stadio anche in occasione di partite in cui viene vietata la vendita dei biglietti alle tifoserie ospiti, ma su questo aspetto non ci sono ancora certezze.
QUALCHE SASSATA
ARRESTI CONFERMATI
ARRIVEDERCI SANREMESE
Non sappiamo se la Sanremese, il prossimo anno giocherà in Eccellenza, ma servirebbe, una volta per tutte, un nuovo azzeramento, totale, compreso l'azzeramento di certi personaggi. A questo, però, ci deve pensare la Magistratura, impensabile che lo faccia un cronista o l'uomo della strada: ha già il problema della terza settimana.
Unica cosa vera, valida, piena zeppa di valore è la prova dei giovani, quelli che hanno dato l'anima e tutto ciò che avevano in corpo per salvare il salvabile. Loro sì che hanno dato uhna bella dimostrazione di affetto, di serietà, di attaccamento ai valor, quei valori che noi abbiamo sotto i tacchi come le gomme americane del dopo guerra.
di Luciano Breviario
PER ANDREA
MESAGNESI
TESSERA DEL TIFOSO
IL BILANCIO SULLA STAGIONE. Sul fronte incidenti legati alle partite di calcio, "il bilancio della stagione è positivo, anche se bisogna distinguere gli episodi di criminalità dal problema legato alla sicurezza di chi va negli stadi". Ha sottolineato il presidente dell'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, Felice Ferlizzi, a margine della presentazione della "Tessera del tifoso". "Bisogna - ha spiegato Ferlizzi - riportare le famiglie negli stadi; idioti criminali ci sono sempre, ma non si sono registrati episodi distruttivi. Quanto agli steward - ha aggiunto - il bilancio è incoraggiante, qualcosa va rivisto nel prossimo campionato per tutelare sempre di più questa figura". Il presidente dell'Osservatorio ha infine sottolineato gli ottimi risultati perseguiti nel contrasto alla violenza sui treni dei tifosi, mentre autostrade "c'è da lavorare moltissimo".
LAMA
Evidentemente non si aspettavano una perquisizione, visto che la polizia li ha trovati con due coltelli nello zaino, una lama di 18 cm e un cutter professionale. I due, entrambi ferraresi, F.M di 43 anni, già con numerosi precedenti, e B.R. di 23, sono stati denunciati per porto di oggetti atti ad offendere.
26 maggio 2008
LA VERONA CHE CI PIACE...

Domenico
HELLAS SALVO E CHIEVO TORNA IN SERIE “A”: SODDISFAZIONE DEL SINDACO TOSI
“E’ una gran bella giornata per il calcio della nostra città e per tutti gli sportivi veronesi: l’Hellas ha raggiunto in extremis la salvezza dalla retrocessione in C2 e il Chievo ha meritatamente conquistato la promozione in serie A”. Questo il commento del Sindaco di Verona Flavio Tosi sui risultati odierni delle due squadre veronesi. “La soddisfazione per la salvezza dell’Hellas – ha aggiunto Tosi con la poca voce rimastagli dopo aver incitato la squadra nello stadio di Busto Arsizio – non deve però far dimenticare che occorre creare le condizioni per porre termine al declino di questi ultimi anni che hanno visto la squadra scendere in C1 e sostare pericolosamente alle soglie della C2: è importante ora creare le basi per un vero rilancio societario e organizzativo, indispensabili per riportare l’Hellas a livelli che siano all’altezza della sua tradizione”. Per quanto riguarda il Chievo “complimenti al presidente Campedelli per aver riportato, meritatamente, dopo un solo anno di B la squadra nella massima serie. E’ la dimostrazione di come una solida ed efficiente organizzazione societaria e una ottima capacità gestionale possono portare una società calcistica ai più importanti traguardi”.