31 gennaio 2008
Patto
Il calcio a misura d'uomo degli ultras rossoverdi
“Per noi repressione, per voi impunità”: con questo motto si è aperto a Terni, domenica scorsa presso l’Oratorio San Francesco, un torneo di calcio amatoriale a 7 che si prolungherà fino al 31 marzo. Con questa iniziativa gli organizzatori Ultras ’07, Freak Brothers, Centro Popolare Ternano, Ass. Palestra Popolare Terni, da sempre coinvolti in vari ambiti sociali, intendono sensibilizzare l’opinione pubblica su temi ritenuti di fondamentale importanza: su tutti, le morti sul lavoro e la repressione indiscriminata nei confronti del mondo ultras. “Con tale iniziativa – spiegano gli organizzatori - si vuol protestare contro una società sempre più dedita al guadagno ad ogni costo, dove non è più ammissibile uscire di casa per recarsi a lavoro o piuttosto seguire la propria squadra del cuore, e non tornare più per colpa di un estintore scarico o di un proiettile sparato per sedare una rissa già sedata”. Temi questi, cari non soltanto agli ultras rossoverdi, ma anche a quelli di Caserta, San Benedetto e Livorno che hanno aderito all’evento ternano. I cui proventi, vale la pena sottolinearlo, saranno donati alle famiglie delle vittime del rogo scoppiato nello stabilimento ThyssenKrupp a Torino. Con la speranza di non leggere più fatti di cronaca come questi e di rivedere un Liberati pieno dei suoi colori, il prossimo appuntamento è fissato per domenica 3 febbraio al campo di via del Raggio Vecchio. Per un ritorno a quel calcio a misura d’uomo di cui ormai si stanno perdendo le tracce.
«Quali minacce? Solo democrazia»

Però, nonostante la spudorata invadenza della politica dei partiti nel nostro calcio, nessuno si è mai sognato di diffidare questi personaggi, né l’Osservatorio ha preso provvedimenti intimidatori nei confronti del Cosenza. Adesso il Viminale lancia una crociata contro “la politica negli stadi” e, tanto per cambiare, sceglie Cosenza come obiettivo dei suoi attacchi. Se fossero coerenti con quanto affermano, dovrebbero cancellare mezzo panorama calcistico nazionale e chiudere altrettanti stadi. Esiste in serie A o B una società estranea alla “politica”? Il vero problema, dunque, è un altro. Quella che loro chiamano “politica” è in realtà la libertà d’espressione popolare, che vorrebbero eliminare dalle curve. Vogliono riempire le gradinate di Tifosotti, Ringo Boys e ultras di mestiere. A Cosenza il progetto è ancora più sofisticato. Le forze dell’ordine devono infatti risolvere un grave problema: dall’inizio del campionato la nostra tifoseria non provoca più incidenti, si comporta civilmente in casa e fuori, ha sviluppato meccanismi di autocontrollo. E quando i problemi non esistono, da sempre lo Stato paga uomini esperti per crearli... i problemi!!! E già, perché quando in una città non accadono più incidenti intorno alle partite di calcio, a che serve tenere in piedi un “Ufficio Stadio” in Questura? Allora, meglio rispolverare il vecchio ritornello del “pericolo Noglobal tra gli ultrà”. I “signori” che spediscono dettagliate informative al Viminale, fanno finta di non sapere che la nostra non è una tifoseria “politicizzata”. Il tifo del Cosenza è antiproibizionista ed è antirazzista. Punto e basta! Qualche anno fa persino la Uefa, in occasione della finale di Champions League a Manchester, ha scelto una foto degli Ultrà Cosenza per diffondere nell’Europa intera un messaggio contro i pregiudizi razziali. Certo, per la Digos sarebbe tutto più facile, se nello stadio San Vito apparissero le svastiche. Ci sarebbe pure meno lavoro per le strade: ad eliminare i colori e la diversità, penserebbero i neonazisti. Ma noi non ci caschiamo. Anche di fronte a questa provocazione resisteremo con intelligenza. Per amore del Cosenza, chiederemo a tutti gli ultrà delle due curve di non finire nella trappola, non diffondere per il momento messaggi che potrebbero attirare l’ira del Viminale sui Lupi. Tuttavia, non è detto che i ragazzi ci ascolteranno. I Cosentini sono sempre stati dotati di autonomia e capacità critica. Non essendo una gregge di pecore, bensì un branco di lupi, non abbiamo un capo-montone nella nostra tifoseria. Sappiano una cosa, però, gli uomini del Viminale ed i loro locali dipendenti. Possono toglierci la libertà e la salute. Non ci toglieranno mai la dignità e la parola.
Non ha fomentato masse ad usare violenza e non ha lanciato alcun messaggio teso a sovvertire l’ordinamento economico del paese. Chissà dove sta, allora, questa terribile minaccia per l’ordine pubblico. Proviene forse dalla capacità delle frange più calde del tifo di sapere “leggere” gli eventi e di proporre scomode interpretazioni dei fatti? Oppure alla spiccata propensione all’antirazzismo e all’antifascismo che gli ultrà del Cosenza manifestano di continuo? Nessuno vuole mettere in discussione l’operato dell’organo di vigilanza del Viminale, ma sembra che verso la città di Telesio ci sia una sorta di prevenzione di fondo. In questa stagione, una parola su tutte l’ha fatta da padrone, “intelligenza”: quella che ha accompagnato, sin qui, ogni trasferta dei supporter rossoblù, divenute allegri viaggi tra amici. Una presa di coscienza, dopo Catania, era necessaria e i sostenitori silani hanno scelto di non essere le vittime sacrificali di nuove leggi, sulla cui piena costituzionalità ci sarebbe da discutere, e non poco. L’art. 21 recita che chiunque può esprimere le proprie idee in massima libertà. Attenti però: bieca propaganda nostalgica, zeppa di celtiche, svastiche e fasci littori vari, è l’opposto della libertà. Qualcuno potrebbe obiettare, per quale motivo una bandiera del “Che” sì ed una celtica no? Perché un simbolo di giustizia e sacrificio non può essere associato, se pur all’apposto, con un segno che nel nostro secolo ha rappresentato morte e distruzione. Non è la politica a dover stare fuori dagli stadi, ma sono l’odio ed i suoi simboli che non devono entrarci. La politica, quando è fatta dal basso, è democrazia.
Fuori la politica dalle Curve
Anche a Torino, nella gara che contrapponeva la Juventus all'Inter, non sono mancate le "attenzioni" verso i giocatori di colore in campo.
Dopo la celtica esibita a Livorno, le curve juventine rischiano gravi provvedimenti da parte dell'Osservatorio. Quando ci libereremo della politica e del razzismo ?
Vincenzo
Salò
Incastrati
Barbour

Quando nel 1894 lo scozzese John Barbour di Galloway iniziò a vendere giacconi in tela cerata nel porto di South Shields,
la Football Association inglese e la Football League avevano rispettivamente trentuno anni e sei anni, e nessuno avrebbe
immaginato il successo al quale stava andando incontro John Barbour nel mondo degli appassionati del gioco del calcio.
E chissà che John Barbour stesso non fosse appassionato del Beautiful Game.
La Federazione scozzese, Scottish Football Association era nata nel 1873 e Archibald Leitch, il grande architetto degli
stadi britannici, ancora giovanissimo, si stava formando negli studi e iniziava a pensare a come unire la sua passione
per l’architettura e quella per il calcio.
Di lì a breve il football dall’isola d’Albione sarebbe giunto ovunque nella Vecchia Europa e nel mondo; Archibald Leitch
avrebbe costruito una ventina di stadi per Football Clubs inglesi e scozzesi (ed essendo morto nel 1939 per fortuna non
avrebbe visto la loro demolizione per una legge infame sulla sicurezza risalente al 1989); la reputazione dei prodotti di
Barbour sarebbe così cresciuta da ottenere dalla Regina Elisabetta II, da Sua Altezza Reale il Duca di Edimburgo e da
Sua Altezza Reale il Principe di Galles, la Royal Warrant of Appointment per aver fornito alla famiglia reale britannica
capi d’abbigliamento impermeabili di altissima qualità; e, infine, i prodotti di John Barbour sarebbero diventati oggetti di
culto nelle terraces di tutta Europa, a partire proprio da quelle disegnate da Leitch.
Qualcuno di noi, già ventenne, iniziò a viaggiare con l’Inter Rail, una forma di viaggio pensata per i giovani che, con pochi
soldi riuscivano a coronare i propri sogni d’evasione dalla quotidianità. Era l’occasione buona per raggiungere località
lontane e seguire squadre con le quali avevamo sognato, prima giocando a Subbuteo, e poi, dal 1977, seguendo le prime
telecronache, trasmesse con il sistema Pal Color. Anni meravigliosi, fatti di calcio ancora dal sapore antico.
Negli anni 90 nasce Mentalità Ultras Streetwear. Nasce a Torino, sponda granata. È il segno dei tempi. Mentalità Ultras
Streetwear capisce che troppo sta cambiando nel mondo del pallone. Dentro e fuori dal campo. Per questo cerca di ridare
al fenomeno del tifo calcistico un orientamento di stile.
Quello stile che negli Ottanta aveva dettato legge.
E subito Mentalità Ultras Streetwear diventa uno dei classici da terrace culture.
Oggi Mentalità Ultras Streetwear, con la felpa che presenta degli inserti in stoffa originale tratta dall’interno del Barbour,
presenta un capo di abbigliamento che vuole essere una citazione, proprio dedicata al grande scot man di Galloway.
Chissà se John Barbour se lo sarebbe aspettato.
"Barbour 90's"
testo a cura di:
www.actionnow-playoldstyle.com
Negli anni ’80 e ’90 del Novecento, giusto un
centinaio d’anni dopo la creazione dei primi capi
in tela cerata della Barbour, britannici appassionati
di calcio, avrebbero viaggiato in tutta Europa con
i famosi treni Inter City facendo conoscere
ovunque la potenza delle squadre inglesi e delle
loro firms, anche nel campo dell’abbigliamento.
In Italia, l’esplosione del fenomeno casual procedé
quasi di pari passo.
I supporters italiani a contatto con quelli inglesi
misuravano l’abbigliamento e i muscoli,
rimanendo colpiti dalla sobria ‘eleganza’ con la
quale le firms britanniche occupano lo shed,
anche delle altre tifoserie. Purtroppo, dopo la
sventurata finale di Coppa dei Campioni
dell’Heysel tra Liverpool e Juventus, le squadre
inglesi furono a lungo bandite dalle competizioni
europee e i contatti si fecero meno consueti.
http://www.mentalitaultras.com/
R
30 gennaio 2008
Napoletani contro Cellino

Eppure per quell’insulto, immortalato dalle telecamere di Sky e Mediaset Premium, Cellino aveva chiesto scusa. “La mia era una esclamazione liberatoria in un momento concitato, al termine di una partita sofferta e fondamentale per le nostre speranze di salvezza”, ha precisato il presidente del Cagliari, che a fine stagione, come ha dichiarato ieri, lascerà il mondo del calcio. “Non era rivolto a nessuno – ha continuato – e comunque non intendevo offendere la gente di Napoli né tanto meno la squadra del Napoli”. Cellino aveva anche incassato la solidarietà del collega e ‘nemico storico’ Maurizio Zamparini. “Credo che avrebbe detto lo stesso se avesse giocato contro il Milan o il Palermo”, ha detto il presidente rosanero.
Ma evidentemente ai tifosi del Napoli le scuse di Cellino non sono bastate. Sul web si è scatenata la rivolta contro il presidente, contro i tifosi rossoblù, contro il Cagliari, Cagliari e tutti i sardi. Colpa, probabilmente, della rivalità tra le due tifoserie, cominciata, dicono gli esperti, con la pessima accoglienza che nove anni fa venne riservata ai cagliaritani in occasione dello spareggio per non retrocedere in B, giocato al San Paolo contro il Piacenza. Una rivalità riaccesa di recente dalle polemiche e dai disordini per l’arrivo in Sardegna dei rifiuti napoletani. E per questo quelle parole sono sembrate ancora più offensive. Tanto da motivare una maxicausa, promossa dai tifosi azzurri.
“Massimo Cellino ha offeso violentemente il popolo partenopeo e lo ha diffamato davanti a tutti i telespettatori del mondo suscitando sdegno e provocazione nell'animo di tutti i cittadini napoletani colpiti da tali ingiuriosi dichiarazioni e da un comportamento incivile ed antisportivo” - dichiara Angelo Pisani, presidente dell’associazione ‘Noiconsumatori.it’ e difensore dei tifosi napoletani – . Adesso verrà chiesto il risarcimento di tutti i danni esistenziali ed al buon nome dei tifosi napoletani, calcolato almeno in 1000 euro per ogni partenopeo danneggiato”.
29 gennaio 2008
APPELLO DELLA QUESTURA AI LAZIALI

In particolare, per i tifosi ospiti che giungeranno a bordo di auto private, e' stata predisposta un'area di parcheggio vicina all'uscita di Firenze Sud dell'A1, presso l'Hotel Sheraton, opportunamente vigilata e presidiata dalle forze di polizia, dalla quale partiranno bus navetta, messi a disposizione dall'Ataf per accompagnare i supporter biancocelesti allo stadio.
Dalle 9.45 di domani scattera' il blocco alla circolazione dei veicoli intorno al 'Franchi'. La Questura di Firenze invita inoltre i tifosi laziali a non utilizzare il treno 'Intercity' che partira' da Roma alle 12.55 il quale, non prevedendo fermate alla stazione di Campo di Marte, comporterebbe disagi per raggiungere lo stadio.
DIVIETO D'ACCESSO

Il Questore ringrazia

Tre empolesi
I tifosi riprendono a cantare

Biglietti esauriti, come i tifosi
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Spezzini impagabili
28 gennaio 2008
VOLONTARIATO COATTO

Se ne fregano

Senatori e Deputati serve la prova tv

Sicuramente il senatore Barbato (UDEUR), che durante la votazione di fiducia al governo Prodi ha pensato bene di imitare il capitano della Roma ai danni del suo collega di partito onorevole Cusumano, il cui unico reato è stato quello di dare la fiducia al governo.
Frequento gli stadi ed il mondo del calcio ormai da decenni, ma il più cafone e diseducativo dei nostri amati calciatori lo è molto di meno di suddetti politici che dovrebbero rappresentarci. Forse confondendosi questo senatore ci ha scambiato per un popolo di lama (animale che vive in Perù) in cui la sua più simpatica caratteristica è esercitarsi ad emettere getti di saliva dalla bocca.
Il povero presidente del senato Marini ha cercato di sedare la rissa, ma non aveva con se ne guardalinee ne quarto uomo, e purtroppo per lui non può nemmeno appellarsi alla prova televisiva, valida negli stadi di calcio (rinomati ritrovi di teppisti) e non al senato (rinomato ritrovo di brava gente…). Nel mondo del calcio chi sgarra viene buttato fuori. Si è da poco introdotto il terzo tempo con le strette di mano finali, loro (quelli che in teoria dovrebbero rappresentarci) a ingozzarsi di mortadella, a stappare spumante e fare coretti da “stadio”.
Siamo proprio un Paese strano, in cui un senatore non può avere meno obblighi di un centrocampista, al punto che bisognerebbe chiedere la prova Tv per i nostri onorevoli ed applicare a loro le leggi contro i tifosi violenti negli stadi (il famoso DASPO); quindi proporrei l’obbligo di firma in commissariato per il senatore (reo dello sputo e successiva rissa) per i prossimi 3 mesi (provvedimento in linea con le norme antiviolenza) quando al Senato si dovrà votare qualche legge. Purtroppo, ormai l’Italia è il paese dai "due pesi e due misure", chi fa parte della Casta è al di sopra di sospetti e leggi, chi appartiene al popolo è soggetto ad ogni assurda angheria. Per finire vorrei ricordare che a Totti dettero 3 giornate di squalifica per quello sputo, al nostro senatore invece solo interviste e complimenti su tutti i media.
Cari onorevoli vi chiedo solo una cosa, da oggi in poi evitateci ogni commento sulla moralità o l’etica dei comportamenti che non sono argomenti che vi riguardano.
VIOLENZA E MEMORIA

Un anno fa, all'esterno dello spogliatoio dello stadio di Liuzzi (Cosenza), poco dopo la conclusione della partita Cancellese-Sammartinese (1-2), veniva ucciso a calci e pugni Ermanno Licursi, 40 anni, dirigente della Sammartinese, squadra di San Martino di Finita (Cosenza), iscritta al campionato di Terza Categoria. Era il 27 gennaio 2007.
Sono trascorsi dodici mesi, di Licursi il calcio italiano non si ricorda più e fa finta di non ricordarsene perchè gli conviene. Stamane, intervenendo alla radio di Stato, Matarrese ha difeso gli arbitri, dando ovviamente la colpa ai mezzi di informazione se ogni domenica commettono errori sempre più madornali. Ma, su Licursi, manco una parola. Del resto, il presidente della Lega è lo stesso che, subito dpo l'omicidio dell'ispettore di polizia Filippo Raciti, a Catania, disse: "I morti fanno parte del sistema, lo spettacolo deve continuare".
Raciti venne assassinato il 2 febbraio 2007, sei giorni dopo Licursi. Poi, l'11 novembre, a Badia al Pino (Arezzo), è stato ucciso Gabriele Sandri, tifoso della Lazio. Licursi, Raciti, Sandri: tre morti di calcio, tre morti per questo calcio che ha reagito con manifesta ipocrisia ed esasperante lentezza alla violenza incancrenita da anni di lassismo, ignavia, demagogia. Prendete il fair-play, ad esempio.
Ieri sera, a Livorno, Balleri e Iaquinta hanno litigato durante il terzo tempo, il bianconero è stato addirittura ammonito, stabilendo un primato non invidiabile: il primo giocatore che riesce nell'impresa di beccare un cartellino giallo durante la stretta di mano post partita. Subito alcuni telecommentatori, fra i quali anche ex giocatori, hanno osservato: "Visto? Avevamo ragione noi. Il fair play non serve, è tutta una finta mediatica".
Capita l'antifona? Anzichè insistere, anzichè mettere all'indice i tesserati che non rispettano le regole e si accapigliano quando dovrebbero semplicemente rispettarsi, gli stessi vengono giustificati. E' la spia di un calcio che non vuole guarire mai dai suoi mali, che in passato ha giustificato ogni tipo di sopraffazione e di razzismo, di intolleranza e di inciviltà e che piange lacrime di coccodrillo quando si compiono tragedie come quelle di Licursi, Raciti, Sandri. Sarebbe ingiusto affermare che, un anno dopo, nulla è stato fatto. Ma la strada è ancora molto lunga: per arrivare sino in fondo servono coraggio e determinazione. Non reperibili al calciomercato.
di Xavier Jacobelli
TERZO ROUND

Dalla ripresa del campionato di calcio la Federazione Italiana Gioco Calcio (Figc) ha introdotto la cosiddetta "Fase 3" al termine di ogni partita di calcio: consiste nello stringersi la mano con gli avversari. Per essere il calcio lo sport più diffuso in Italia e nel mondo, i nostri dirigenti hanno scoperto la cosiddetta "acqua calda" in quanto questa prassi è già in vigore da molti anni in moltissimi altri sport: rugby, pallacanestro, pallavolo, nuoto, atletica leggera ecc. ecc. financo il pugilato!!! Non dovremo forse più vedere zuffe negli spogliatoi dopo la benevola stretta di mano.
Però per me la stessa Fifa (organo mondiale che gestisce il gioco del calcio) con tutte le 200 circa consociate federazioni nel mondo ha dimenticato di introdurre la "mia" Fase O per migliorare e regolamentare il gioco fin dalle scuole calcio dei pulcini con i seguenti punti:
1) Trattasi di gioco del calcio, quindi utilizzo dei solo piedi, del busto e della testa: ogni intervento con le braccia trattenendo l'avversario con la maglia o al corpo, a seconda della gravità va sancito dall'espulsione temporanea (15 minuti) all'espulsione definitiva (se il fallo è reiterato) con un'ammenda pecuniaria proporzionale alla categoria (Serie A, B, C, D, regionali). Penso sia un ottimo deterrente che porterebbe alI'eliminazione di numerosissimi falli e perdite di tempo per le contestazioni con relativo miglioramento e continuità del gioco.
2) Ammesso quindi solo il dribbling (contrasto di piede), dove prevale l'abilità, la velocità, la forza fisica nel massimo rispetto dell'avversario. In caso di interventi scorretti vale anche in questo caso l'espulsione temporanea (15') per i falli meno gravi fino al cartellino rosso per i più gravi e nei casi di recidiva e con relative multe.
3) Massimo rispetto delle decisioni arbitrali quasi sempre concertate con i suoi collaboratori. Eventuali altri 4 guardalinee ai lati delle porte (nel tennis ce ne sono ben 8 su di un campo lungo solo 32 metri, dove però la palla viaggia anche a 200 all'ora).
4) Durata della partita cronometrata come per la pallacanestro e la pallanuoto.
5) Calci di rigore: ripetuti più volte fino a quando tutti i giocatori stanno fermi fuori dall'area di rigore (il che non succede quasi mai). Stesse sanzioni per chi non ubbidisce all'arbitro.
6) Con l'espulsione temporanea o definitiva si scombinerebbero subito i tatticismi e si vedrebbero molte meno partite finire zero a zero!!!
7) Effetto volano: applicando le suddette nuove o parzialmente nuove norme vedremo delle partite molto più belle con un gioco più continuato che porteranno ad una notevole riduzione degli infortuni (soprattutto dei campioni che sono i più attaccati dagli avversari), dei costi di riabilitazione, delle assicurazioni, della rosa di giocatori per ogni squadra, dei costi di gestione, un maggior numero di spettatori allo stadio e davanti alla televisione, un maggior numero di sponsor e perché no, un minor costo del biglietto o delle Pay Tv.
Con un miglior gioco espresso con meno contestazioni, si dovrebbero ridurre anche gli incidenti tra tifosi dentro e fuori del campo con minori danni a cose, persone (Forze dell'ordine comprese che se meno impegnate allo stadio possono espletare i loro compiti altrove sempre per il bene della collettività).
CASACCHE VERDI

TAFFERUGLI A FROSINONE
Una bella giornata di sport, purtroppo, ancora una volta è stata rovinata da pseudo-tifosi che non si sono limitati al solito sfottò, ma sono andati oltre.
Fortunatamente, però, non ci sono stati feriti e la situazione, con l'intervento delle forze dell'ordine impegnate allo stadio, è pian piano tornata alla normalità.
Oltre ai soliti (ahinoi!) tafferugli c'è da registrare, di positivo, il grande calore che lo stadio «Marocco» ha dato ai ragazzi in campo. Sia i Veri tifosi isolani sia i Veri tifosi morolensi hanno dimostrato di saper vivere il calcio positivamente. Anche se qualcuno prova sempre a rovinare la festa.
CI RISIAMO!

NOI NON CI CREDIAMO !

La prima perizia chimica, resa nota pochi giorni prima di Natale, aveva invece escluso che il proiettile fosse stato deviato prima di colpire al collo, trafiggendolo, il ragazzo. Il tutto mentre la famiglia, il padre di Gabriele in particolare, Giorgio Sandri, denuncia: «Dopo due mesi sulla vicenda è stato fatto calare un velo pietoso», e chiede che sia fatta «giustizia vera».
Il 27 dicembre è stata sequestrata la porzione di rete tra le carreggiate della A1, sulla quale, durante un sopralluogo, era stata riscontrata una deformazione in una maglia. Il quesito posto dal pm al consulente tecnico è stato preciso: cioè se sul tratto di rete deformata fossero presenti «sostanze compatibili con quelle che compongono il rivestimento esterno» del proiettile.
La risposta del professor Ingo, lo stesso che aveva effettuato il primo esame, è arrivata qualche giorno fa. La camicia dell'ogiva, chiarisce il perito, è costituita da una lega base di rame mentre il nucleo è di piombo puro senza antimonio. La rete dell'autostrada è invece composta da fili di acciaio zincato su cui sono presenti diversi elementi chimici per effetto della corrosione, «elementi la cui presenza in associazione variabile ed anche localmente differente è stata riscontrata sull'ogiva oggetto della precedente indagine».
Secondo, sulla maglia deformata ci sono residui di rame e piombo senza antimonio compatibili - sempre secondo l'esperto - con «il rivestimento dell'ogiva e il nucleo interno cal. 9 parabellum» in dotazione alla polizia. Inoltre, dove sono state rilevate le striature di rame lo strato di zincatura risulta asportato mentre sul resto della rete non ci sono tracce di «rame e/o piombo». Segni ulteriori, per il perito, di un - possibile - impatto del proiettile, sparato dall'agente Luigi Spaccarotella, sulla rete metallica. Tutto da vedere. Arriveranno infatti solo tra una ventina di giorni le perizie decisive, quella balistica e quella per stabilire dove si trovasse esattamente l'agente quando ha sparato sull'auto già in movimento dove si trovava Gabriele Sandri dopo che la rissa con il gruppetto di tifosi juventini era già terminata.
Accertamenti, deduzioni e controdeduzioni si giocano in bilico sulla tragedia di una famiglia distrutta dal dolore. «Il nostro percorso di vita è stato stroncato quella mattina alle 9 e 18. Qual è il momento più duro della giornata? Tutti», risponde il padre, Giorgio Sandri, con una compostezza ammirabile, nel negozio di abbigliamento alla Balduina dove lavorava Gabriele. La famiglia chiede che vengano accertate fino in fondo le responsabilità dell'agente: «Devono fare le cose per bene. Tutta la nazione li sta guardando».
STEWARD COLOURED

27 gennaio 2008
Daspate anche lui !
Guarda tra i tifosi. "Ecco, sono loro", avrà pensato. Due signori di mezza età che nonostante i risultati positivi conseguiti fino ad oggi dai giallorossi, non condividono il gioco con cui il mister fa muovere la squadra. E lui allora sbotta, perchè questo è un rospo che si porta dentro da quando è arrivato qui a Lecce, e si lascia andare in uno sfogo che coglie tutti di sorpresa. E lo fa con un gesto che potrebbe perfino finire sotto i riflettori della Daspo: “Ti faccio un c… così” – avrebbe detto ai suoi detrattori con un labiale che lascia poche altre interpretazioni”, il tutto sostenuto dal gesto inequivocabile che solitamente accompagna dichiarazioni come queste.
Bagheria aggratisse
“Crediamo che in questo delicato momento, più che mai, la squadra abbia bisogno del sostegno del proprio pubblico - dichiara il ds Salvo Bartolone – “.“Nella gara di Favara – prosegue il ds - abbiamo ritrovato l´affetto dei sostenitori nerazzurri, un sostegno per noi molto importante che può darci quelle forze in più per centrare il nostro obiettivo”.”Per questo – conclude Bartolone – domenica le porte del Comunale resteranno aperte per tutti coloro che, appassionati di calcio e non, vogliono sostenere la squadra della propria città”.
26 gennaio 2008
Appello al tifo
Il tecnico del Caglairi Davide Ballardini sa che sara'' difficile contro il Napoli. Per questo, alla vigilia dell''incontro, fa una richiesta precisa: "Abbiamo bisogno del tifo. Il calore e l''affetto dei nostri sostenitori sara'' fondamentale in una gara delicata come questa. Dobbiamo fare assolutamente risultato. Siamo una squadra viva, ci siamo allenati bene. Sicuramente faremo una bella partita. Credo nel lavoro e nella condizione fisica. Tutti ci tengono a far bene". Ci sara'' Foggia: "Questo di oggi e'' il suo quarto allenamento settimanale. Vuole esserci a tutti i costi, ed e'' a disposizione".
Generosi come sempre
Statuto
Gli Statuto a Firenze per una speciale serata di musica ed impegno civile: sabato 25 gennaio l'inossidabile band torinese è all'Auditorium Flog (ore 22,30, preceduti dal set di apertura dei Clan Banlieu) per un concerto il cui incasso sarà devoluto all'Associazione Familiari degli operai morti sul lavoro nel rogo alle acciaierie Thyssenkrupp di Torino. Nati nel 1983, gli Statuto, prendono nome dalla piazza dove si ritrovano i Mods a Torino, dei quali sono diventati l’espressione musicale anche a livello nazionale. Primi in assoluto in Italia a suonare Ska e con testi in italiano, pubblicano il primo album nel 1988 per la Toast che contiene il brano “Ragazzo Ultrà”, canzone affermatasi negli anni come vero e proprio inno “delle curve degli stadi italiani”, da allora molto spesso gli statuto suonano ad eventi organizzati da tifoserie Ultrà di ogni parte d’Italia con massimo rispetto anche da quelle “avversarie” in senso sportivo. La loro ultraventennale carriera si caratterizza per un instancabile attività live, collaborazioni con svariati artisti italiani e stranieri, partecipazioni a manifestazioni musicali nazionali (Sanremo, Festivalbar, Cantagiro...). Immediatezza e sfrontatezza nei testi, spesso ironici o sarcastici, aggressivi e umili, unito ad un sound che fonde ska con soul e beat rimangono da sempre le loro caratteristiche, assieme a coerenza, rabbia, stile ed impegno. Solo per fare un esempio, i proventi SIAE dell'antologia "I campioni siamo noi" vengono devoluti al Fondo per i Cassintegrati e Licenziati dello stabilimento FIAT Mirafiori di Torino. Una band atipica nel panorama della musica italiana, forse l'unica che può vantarsi di aver suonato praticamente ovunque: dal palco dell’Ariston di Sanremo, al concerto per i licenziati della Lancia/Fiat di Chivasso, dal Festivalbar al Leonkavallo, dal Cantagiro al concerto in Plaza De La Revoluciòn all’Habana de Cuba invitati dalle autorità locali. Fino all'iniziativa di un concerto di solidarietà economica con le vittime della Thyssen.
La ex-Ministra
| | (AGM-DS) - 25/01/2008 19.14.54 - (AGM-DS) - Milano, 25 gennaio - ‘Il rugby sta tracciando la strada per il futuro’. Cosi` il Ministro Melandri alla presentazione del Sei Nazioni 2008. Giovanna Melandri, Ministro per lo Sport e le Politiche Giovanili, non e` voluta mancare alla presentazione del torneo, tenutasi questo pomeriggio in Campidoglio: ‘Sono qui nonostante il difficile momento politico del Paese. Ci tenevo a essere presente per sottolineare l’importanza che questo sport sta assumendo come modello da seguire. Nella tarda mattinata di oggi – ha proseguito la Melandri - ho letto una notizia che riportava la decisione della Lega Nazionale Dilettanti del calcio di introdurre il terzo tempo anche sui campi minori, compiendo un importante passo avanti verso il fair play. Ecco, io credo che lo sport in generale e il calcio in particolare debbano essere grati al rugby per l’esempio che riesce a dare e per il modello che rappresenta. Una disciplina spesso dura, ma che tiene in grande considerazione quella civilta` che invece manca ad altri ambienti sportivi’. Poi i complimenti alla Federazione, nella persona del Presidente Giancarlo Dondi: ‘Ho apprezzato l’impegno davvero notevole della FIR nell’investimento sui giovani, che ha portato a risultati importanti. E’ stato fatto un gran lavoro per promuovere il rugby e la diffusione sempre maggiore di questo sport dimostra che la programmazione e` stata lungimirante. Questo sport merita un riconoscimento perche` sta tracciando la strada per il futuro’. Ringraziamenti alla FIR anche per aver collaborato con il Ministero per lo Sport e le Politiche Giovanili: ‘La Federazione ci ha affiancato nella campagna di sensibilizzazione per la sicurezza stradale, offrendo la propria immagine e il proprio contributo, regalando biglietti per assistere alle partite ai vincitori di questa iniziativa’. Infine un augurio alla squadra italiana: ‘Voglio salutare la squadra azzurra e incitarla in vista di quest’avventura nel 6 Nazioni, augurando ai nostri atleti se non di superare, quanto meno di ripetere l’impresa dell’anno scorso (l’Italia e` riuscita a vincere per la prima volta due gare su cinque nel torneo, ndr). La vittoria contro il Galles, alla quale ho assistito dalla tribuna, ci ha fatto emozionare ed appassionare ancora di piu` a questo sport che finalmente, grazie a La7, e` entrata da qualche tempo anche nei palinsesti televisivi’. |
25 gennaio 2008
Paradossi
Altro che lame… Gente che magari non va in trasferta da vent’anni e che quando gli capita l’occasione di farlo si emoziona come un ragazzino al primo appuntamento, perché l’unica cosa che conta resta, sempre e comunque, sostenere la Sampdoria. Ricordo una frase detta tanti anni fa dal mitico Gloriano Mugnaini: “La nostra tifoseria è quieta. Noi abbiamo la forza dei nervi distesi, anche se questo non sfogarci mai, a volte ci fa diventare molto velenosi…”. In tre parole: Ultras della Sampdoria. Ma di cosa avete paura? Dell’intelligenza o, forse, della verità sociale che non è stata certo creata dai gruppi di tifosi organizzati?
Senatori hooligans
Erano gli stessi Senatori che inveivano con gandhiani cenni di disapprovazione contro gli ultras, additandoli come il male assoluto, il problema, anzi Il Problema dell'Italia, la causa di ogni disgrazia, meritevole di Decreti liberticidi ad hoc, ispirati dal Ministro Amato, il Dottor Sottile, già vice-segretario di Bettino Craxi e di quel Partito Socialista sepolto dalle inchieste giudiziarie dai magistrati di Mani Pulite da cui uscì miracolosamente a piede libero.
Con quale autorità e autorevolezza questi Senatori, violenti, omofobi e ubriaconi, osano riversare la loro ira funesta sugli ultras ? In cosa sarebbero migliori di noi ?
Guardateli e disprezzateli.
Grazie a questi facinorosi ( e ai nostri madornali errori ) gli stadi sono campi di concentramento videosorvegliati, piccole Guantanamo italiane, zone a democrazia limitata.
Questa classe politica ci fa Skyfo.
Vincenzo
3580 Daspo !!!!!!!!!!!
Sono diminuiti del 35%, rispetto allo stesso periodo dello scorso campionato di calcio, gli incontri con incidenti e fenomeni di violenza. Diminuiti anche i feriti tra i tifosi e le forze di polizia. Prosegue dunque il trend in calo della violenza negli stadi anche per quanto riguarda le denunce e gli arresti.
Nel 2006/07 sono state 60 le gare con incidenti contro le 39 di quest'anno, per un calo del 35%. I feriti tra i tifosi sono scesi del 6%, quelli tra gli agenti polizia del 45%. In crescita gli arresti: da 125 a 129, mentre le denunce sono scese da 576 a 409 (-29%). I provvedimenti di divieto di accesso alle manifestazioni sportive (DASPO) attualmente in vigore sono 3.580, di cui 852 emessi nella stagione corrente.
Tifiamo insieme ai Draghi
A Treviso continua l’impegno in favore del Tifo Corretto. Riparte con entusiasmo Tifiamo Insieme – I Draghi, la prima scuola di tifo corretto e creativo in Italia e in Europa. L’iniziativa è promossa dalla Provincia di Treviso assieme a Benetton Basket, Sisley Volley, Treviso Fbc e Benetton Rugby, con la collaborazione della cooperativa Comunica. E' il quarto anno dell' iniziativa nata da Verdesport e ora coordinata dalla Provincia.
“Sono qui per il quarto anno consecutivo – ha detto Samuele Papi, capitano della Sisley Volley – è un’iniziativa che sposo ben volentieri perché questi ragazzi sono i tifosi del futuro. Anche noi sportivi però, siamo chiamati a dare il buon esempio in campo, perché dal nostro atteggiamento si possono influenzare le reazioni del tifo”. “Anche io sono qui per il quarto anno – ha detto Matteo Soragna, capitano della Benettin Basket – Questa iniziativa ha sempre più successo. È un piacere sentire i Draghi ogni partita, specie ora che i nostri risultati non sono il massimo. Nel mondo della pallacanestro spesso ci sono esempi negativi da parte dei genitori, sono loro che spesso inveiscono contro avversari o arbitri davanti ai figli. Spero dunque che la scuola di tifo serva anche a loro di rimando”. “Sono qui per la prima volta ma trovo l’iniziativa lodevole – ha detto Andrea Russotto, attaccante del Treviso Fbc – il mondo del calcio cui appartengo è senza dubbio quello che ha i problemi maggiori in questo senso. Spero allora che questi ragazzi che tifano coi Draghi diventino esempio in tutta l’Italia”. “Il verso spirito che ci insegna il rugby non è la lotta in campo ma il terzo tempo, dove i tifosi di entrambe le squadre e i giocatori si ritrovano assieme dopo la partita a mangiare e bere qualcosa” ha detto Alberto Lucchese, mediano di miaschia della Benetton Rugby.
L’iniziativa è rivolta ai bambini e ragazzi del territorio provinciale dalla 3° Elementare sino alla 3° Media, i quali possono iscriversi e partecipare gratuitamente alla partita con l’iniziativa “Tifiamo Insieme” tramite il sito http://www.draghitreviso.it .
Pena ridotta
Il ricorso del Taranto è stato accolto dalla Corte di Giustizia Federale : le giornate di chiusura della curva nord dello stadio Iacovone sono state ridotte a sei rispetto alle 10 inflitte dal giudice sportivo per gli incidenti provocati dai tifosi tarantini durante la partita con la Massese dello scorso 11 novembre, nel giorno dell'uccisione di Gabriele Sandri. La partita Taranto-Massese (C1, girone B) era stata rinviata dopo la decisione dell'arbitro Tagarelli di Teramo di sospendere la gara al 13' del secondo tempo per incidenti causati dagli ultras locali che avevano sfondato con una grossa mazza in ferro una delle barriere di protezione e lanciato pietre ai poliziotti in assetto antisommossa. Il Taranto era in vantaggio per 2-1, verdetto ribaltato da una sconfitta a tavolino.
Buon viaggio, rosanero !
I tifosi del Palermo potranno seguire la loro squadra nella trasferta di sabato all'Olimpico contro la Roma. Lo ha deciso l'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive riunito nel pomeriggio al Viminale. Dopo un'esame della situazione, cui hanno partecipato anche rappresentanti della Questura di Roma, è stato deciso di non suggerire restrizioni alla trasferta dei tifosi palermitani per la gara di sabato, confermando invece il divieto di trasferta anche a Siena dei tifosi romanisti.
24 gennaio 2008
Reds

I tifosi del Liverpool sarebbero pronti a boicottare gli incontri della loro squadra se i due proprietari americani George Gillet e Tom Hicks restano al loro posto. Un sondaggio realizzato dal Liverpool Supporters Network, organizzazione che riunisce i principali gruppi, su 2000 tifosi rivela che il 76% degli intervistati potrebbe non comprare più biglietti e a non abbonarsi più al sito Internet, nonché boicottare i prodotti degli sponsor del club: l' Adidas, la Carlsberg e la banca Rbs. La quasi totalità (ben il 99%) continua a sostenere Rafael Benitez, ossia l' allenatore che i due co-proprietari vorrebbero rimpiazzare sulla panchina dei rossi d'Inghilterra.
Reds animals.
Scusate, mi è scappata.
Vincenzo
Vecchi amici
Serata di sabato 19 gennaio. La partita inizia alle 20.30. I miei calcoli rasentano la perfezione. Appena terminati i servizi sulla serie B, sono in sella alla bici per volare al Franchi. C’è Fiorentina-Torino. Partita imperdibile per uno che ha nel calcio la sua passione. Semplicemente, uno come me.
Lo stadio di Firenze è vicino. In città. Quindici minuti di pedalata sostenuta e le luci dello stadio sarebbero visibili, vicine ed invitanti. Sono pronto, quindi, alla piccola sudata. Afferro il mezzo a due ruote ma un piccolo particolare mi fa sussultare. Una catena. Non è di quelle che imprigionano. Serve solo a far ruotare una ruota ma, questa volta, blocca, cattura al destino di perdere tempo per la riparazione o mollare tutto per cambiare mezzo. Guardo l’orologio. Corre. Decido per la seconda ipotesi.
Allungo il passo più che posso. Sono alla fermata dell’autobus. La dea bendata è con me: solo attimi e il rombo di un grosso motore si sente vicino E’ arrivato. Il peggio è passato, pochi minuti e sarò a destinazione. Ma ecco la sorpresa. Nel bus non ci sono solo sciarpe viola. E’ una festa di colori, anche i tifosi del Torino hanno avuto la mia stessa idea. Comincio a preoccuparmi. Non voglio trovarmi nel bel mezzo di una gara di cori o peggio una rissa tra presunti sportivi.
Mi sbaglio. L’atmosfera è piacevole. La violenza è lontana da qui. Solo giovani e meno giovani che sorridono felici di andare a vedere una partita. Insieme a tanti fiorentini, ci sono intere famiglie arrivate dal Piemonte. Torino e Alessandria la fanno da padrone. Si scambiano opinioni e sensazioni, storie di comune umanità tra appassionati dello sport più bello del mondo. Scopro che chi è arrivato dalla città della Fiat ha scelto di portare, al seguito, moglie e prole. “E’ il regalo di compleanno di mio figlio, mi ha chiesto di fare la trasferta a Firenze. Così abbiamo approfittato del fine settimana per visitare la città”. Mica fesso il piccolo.
Finalmente, arriviamo allo stadio. Bello lo spettacolo in campo. Meglio quello sugli spalti. I tifosi granata sventolano bandiere viola. Il tifo gigliato risponde con applausi per le belle giocate di Di Michele e soci. Le tifoserie sono gemellate.
Serata da favola. Autobus tempestivo, discorsi interessanti, bella partita. Dimenticavo. Un ragazzino felice. Il suo Torino ha perso ma lui si è consolato grazie alle bellezze artistiche di Firenze. Non è poco!
La mia bicicletta? 20 euro di danni! Ho provato un gemellaggio con il meccanico raccontandogli dello stadio e di tutto il resto. Speravo in un deciso sconto. Nulla da fare. Lui, tifa Juve...
Giuseppe Saponaro
Disordini svedesi
Primo, secondo e terzo tempo
C'è stato fair- play dopo. Chiamalo, se vuoi, terzo tempo. Sotto le luci di San Siro nessuno si è sottratto. Molinaro, juventino di retroguardia, è apparso subito il più solerte: ha abbracciato i compagni e subito dopo un bel numero di avversari. Poi via via gli altri, presi da un vortice di complimenti. Più o meno sorridenti. Tutte a stringere mani, comprese quelle dell'arbitro Farina e dei suoi collaboratori...
Vabbé, sugli spalti qualcosina di tremendamente calcistisco si è visto. Prima del tempo qualcuno avevano scritto: «Grazie per averci regalato uno splendido 2007». Ironici, ma neppure troppo. Poi, sempre certi tifosi dell'Inter, si erano preoccupati di appendere il manufatto al passamano, dal secondo anello della curva Sud. Così, giusto per farlo penzolare sul naso dei tifosi bianconeri. Se non è fair-play questo? In effetti era uno sfottò, magari non a norma, ma in qualche modo garbato. Sotto, i bianconeri, non hanno fatto un piega. Però poi un lenzuolo l'hanno tirato fuori anche loro: «Giocate in dodici anche stasera?». Unica nota veramente stonata della serata i cori razzisti su Vieira da parte della curva bianconera.
REGIA POLITICA
Un'indagine per accertare se dietro gli scontri delle scorse settimane a Pianura ci possa essere un politico è stata aperta dai pm della procura di Napoli. Si tratterebbe di "esponenti di bassa politica" che potrebbero avere utilizzato un gruppo di tifosi violenti per provocare gli scontri che hanno provocato pure alcuni feriti. Sulla vicenda i carabinieri e i poliziotti della Digos hanno inviato ai magistrati dettagliati rapporti, in cui vengono indicate le persone ritenute responsabili di aggressioni e proteste. Dall'indagine emerge che le proteste sono state provocate dagli ultrà napoletani, i quali sarebbero stati pagati per creare il caos. Il "gruppo di mercenari", come viene indicato dagli investigatori, si è mischiato con la brava gente che invece voleva manifestare pacificamente contro l'apertura della discarica di contrada Pisani.
E proprio sugli ultrà violenti i pm della Direzione distrettuale antimafia hanno avviato un'altra inchiesta. Gli inquirenti vogliono accertare il ruolo che avrebbe avuto il gruppo di ragazzi da cui sarebbero scaturite le provocazioni e gli scontri. Dalle indagini della polizia di Stato è emerso che oltre ai tifosi, sarebbero stati presenti anche alcuni pregiudicati ritenuti vicino a clan camorristi. Alcuni gruppi criminali avrebbero interesse, infatti, a mantenere lo stato d'emergenza in modo da poter favorire le imprese a loro vicine, facendole lavorare direttamente con la pubblica amministrazione. Anche se viene fatto notare negli ambienti investigativi che altri gruppi camorristici sono ormai infastiditi della presenza massiccia sul territorio di forze dell'ordine che non gli consente di portare avanti i loro affari. A Pianura gli scontri erano esplosi dopo l'annuncio che la discarica in contrada Pisani si sarebbe fatta. La polizia aveva caricato i manifestanti che avevano incendiato due autobus, divelto pali della segnaletica stradale, bloccato le strade con detriti per impedire il passaggio dei mezzi e incendiato i cumuli di rifiuti. Bombe molotov e sassi erano stati poi lanciati contro i vigili del fuoco accorsi a spegnere gli incendi. Inoltre, tre operatori di Rai, Sky e Mediacom erano stati picchiati con calci, pugni e derubati. eranoo state rubate anche le cassette delle registrazioni, che contenevano le immagini degli scontri.
Al posto della cinghia usano il rosario

Altro che lo squillo delle campane o il richiamo del muezzin. Questa volta a finire sotto accusa per “disturbo alla quiete pubblica” sono i religiosi stessi, anche se in una veste un po’ particolare, quella degli ultras.
La Direzione del Pontificio Oratorio San Pietro è stata, infatti, costretta a vietare ai supporters della Clericus Cup, il tradizionale campionato di calcio che oppone seminaristi e sacerdoti, l’uso di trombe, tamburi, megafoni e altri rumorosi strumenti utilizzati per il tifo. Il motivo? Disturbano la quiete degli abitanti del quartiere.
Ridotti al silenzio, gli ultras del Mater Ecclesiae o del Seminario Romano Maggiore, dovranno ora accontentarsi di tifare al volume di un rosario.
23 gennaio 2008
SCHIAFFI IN CURVA
L´aggressore ha varcato uno dei tornelli preoccupandosi solo di coprire il capo rasato
La questura: i controlli si fanno a campione
Vito Valerio Violante, il picchiatore, uomo legato al clan Strisciuglio, era diffidato dall´ottobre 2006 e per tre anni. Anche allora, durante l´incontro con il Vicenza, aveva pestato uno spettatore. Era stato denunciato a piede libero, nonostante il peso delle imprese balorde che risultavano a suo carico, compreso un raid fuori da una scuola. Sabato sarebbe dovuto andare a firmare al commissariato San Paolo, prima e dopo la partita col Chievo. Invece ha comprato o si è fatto comprare un biglietto. Ha coperto il cranio rasato, il "segno particolare" che avrebbe potuto farlo individuare, con un berretto. E ha superato il tornello senza alcun problema. In curva, l´esplosione di violenza. Poi lo hanno identificato, i detective della Mobile, grazie alle riprese fatte dalla Scientifica. Attraverso le stesse immagini ieri è stato riconosciuto il secondo picchiatore. È un operaio di 31 anni, è stato deferito all´autorità giudiziaria per concorso in lesioni aggravate. Anche contro lui è stato proposto il Daspo, lo stesso provvedimento che non ha fermato Violante.
La preoccupazione però non è legata a singole persone o a una sola partita. L´aggressione viene letta come un sintomo dell´acuirsi della spaccatura all´interno della tifoseria organizzata. Da una parte, gli storici contestatori del presidente Matarrese. Dall´altra, i "traditori" che alla festa per il centenario della società hanno accettato di ritirare un premio. A scaldare gli animi c´è anche la rigida applicazione del decreto Pisanu: i "portoghesi" non riescono più ad accedere gratis al San Nicola. Ci hanno provato, sabato, in quindici. Millantando di essere raccomandati da pezzi grossi della polizia, si sono presentati al varco presidiato dalla guardia di finanza. Ma i militari hanno fatto muro e li hanno rispediti indietro.
Cordata al collo dello Spezia
La trattativa sembra in fase avanzata e Tonellotto ha già annunciato «che non avrà nessuna pietà per quei calciatori che non si impegnano». Una via di mezzo tra un castigamatti alla Sonetti e Oronzo Canà, l’allenatore nel pallone. Allo Spezia non sono proprio un club di simpaticoni, gli inviati triestini sono usciti già due volte dallo stadio Picco sotto scorta in un clima da ultima notte a Beirut, ma nessuno era arrivato ad augurare loro l’arrivo di Tonellotto, uomo dai mega progetti calcistici mai realizzati. L’immobiliarista in questo periodo comunque non è rimasto lontano dal calcio. Chiusa la parentesi triestina con strascichi giudiziari per il crac societario, quest’estate aveva preso in mano la decotta Sanremese, dove fino a pochi mesi fa nessun giocatore aveva ancora preso un euro. E proprio a Sanremo Tonellotto era stato aggredito da un suo ex dipendente che aveva assunto con l’incarico di tuttofare quando «regnava» in casa dell’Unione. Andrà a finire che il 12 febbraio, quando i liguri giocheranno a Trieste, Fantinel si troverà tra i piedi mister Tonellotto. Sempre sul filo del fuorigioco.
AVANTI SAVOIA
E IL KILLER?
ROMA (22 gennaio) - La procura di Roma vuole accelerare i tempi sugli assalti a due caserme della polizia e gli scontri con le forze dell'ordine avvenuti l'11 novembre scorso dopo la morte, nell'autogrill di Badia del Pino (Arezzo), del tifoso laziale Gabriele Sandri e per questo chiederà il giudizio immediato per sette tifosi di Lazio e Roma.
In particolare, i pm Pietro Saviotti e Caterina Caputo contesteranno l'aggravante del terrorismo a quattro dei sette indagati e ciò nonostante il tribunale del riesame, in sede di esame di due posizioni, abbia escluso tale circostanza. Sotto processo, dunque, finiranno Saverio Candamano, Emanuele Conti, Cristian Taglia, Claudio Gugliottti (i primi tre laziali, l'ultimo romanista, tutti accusati anche di terrorismo), Lorenzo Sturiale, Valerio Minotti e Massimo Mongale. Devono rispondere, a seconda delle posizioni, di devastazione, lancio di oggetti, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. I primi quattro furono fermati per l'assalto al commissariato di via Guido Reni, gli ultimi tre per gli incidenti avvenuti nei pressi dello stadio Olimpico.
I pm Saviotti e Caputo, coordinati dal procuratore aggiunto Franco Ionta, hanno intanto impugnato in Cassazione l'ordinanza del tribunale del riesame che, nell'esame delle posizioni di Candamano e Gugliotti, ha escluso l'aggravante del terrorismo ritenendo che la popolazione del Flaminio, quartiere dove si trovano le caserme prese di mira dai teppisti, sia stata solo indirettamente danneggiata dagli attacchi sferrati dagli ultras. Secondo i due magistrati, con gli assalti alle caserme si è invece «tentato di condizionare i pubblici poteri dello Stato».
UTR
Unione Tifosi Romanisti che è nata prefiggendosi degli scopi ben precisi.
«Innanzitutto, quello di sostenere la squadra con tutto l’amore e la passione che rendono il tifoso romanista unico. E per confermare, appunto, come la tifoseria giallorossa sia la migliore del mondo».
Un bilancio, di questi primi otto anni.
«Mi viene da dire che gli scopi che l’Utr si era prefissati, è riuscita a raggiungerli. E anche se ripeto sempre che non bisogna mai essere soddisfatti e si può fare di più, è giusto riconoscere ciò che si è fatto, se non altro per tutte le persone che si sono sacrificate in nome di un obiettivo comune. E allora, se essere tifoso romanista significa non far mancare mai la propria presenza allo stadio, posso dire con orgoglio che la Roma non è mai scesa in campo, in nessuno stadio d’Italia, d’Europa o del mondo, senza che vi fossero sugli spalti degli associati dell’Unione Tifosi Romanisti… Eravamo anche in Macedonia! Noi soli, insieme a qualche militare di stanza laggiù…»
Un elenco di iniziative che sarebbe interminabile…
«Se sostenere la Roma con amore e passione vuol dire realizzare coreografie, ebbene, ai tanti vanti che ha, l’Utr può aggiungere quello di essere stata la prima ad averne realizzate in occasione di partite a porte chiuse. Successe già con il Bayer Leverkusen, in occasione della squalifica in Champions dopo la monetina contro Frisk, ma ancora di più quando si giocò Roma-Real Madrid e le telecamere inquadrarono quel “ROMA MAI SOLA” in Tribuna Tevere – realizzato da un gruppo di volontari dell’Utr, con scotch e fogli di carta – che mi risulta essere addirittura affisso, come poster, nella sede dell’Uefa. Senza contare altri esempi, vedi Roma-Napoli in Coppa Italia, spesso copiati da altre tifoserie. Come quella dell’Inter, che fece qualcosa di simile in seguito… E’ sempre accaduto, anche in passato, che la tifoseria giallorossa venisse copiata. Penso a quel “Ti amo” del Commando (esposto in occasione del derby vinto 2-0 con i gol di Nela e Pruzzo nell’83/84), e riproposto ventidue anni da altri spalti… Di striscioni me ne vengono in mente tanti. Da quello per Papa Woitjla a quello per i caduti di Nassirya. E poi, quello per il Capitano quando raggiunse Pruzzo, o il “110 e lode”… E ancora, quando festeggiammo Bruno Conti o l’esordio in nazionale di Alberto Aquilani. Penso anche al contributo dell’Utr in occasione del Giubileo della Roma, quando ci attivammo per riempire la sala Nervi per l’udienza dal Papa, e tutto si svolse in un clima di grande compostezza. So che l’appello che facemmo ai nostri associati finì addirittura sulla scrivania del Santo Padre, che apprezzò molto quelle parole… E poi, le tante manifestazioni promosse. Dai vari Memorial, dedicati a Luisa Petrucci o ad altri che hanno condiviso il nostro cammino, alle rassegne della canzone e della poesia romaniste. Penso anche a quanto fatto in nome della solidarietà: in favore delle vittime dello tsunami come di quelle del terremoto in Molise. E ancora, gli incontri con i “Romanisti nel mondo” (il primo anno, al Palazzo dei Congressi, con il presidente Sensi c’erano non meno di seimila persone), e le tante cerimonie importanti, come quella che si tiene ogni anno per nominare i nuovi Cavalieri della Roma. Senza contare, non ultime e tanto per uscire dal serioso, le elezioni di Miss tifosa Romanista, che hanno sempre avuto un garbo poco riscontrabile in manifestazioni analoghe».
Fino all’evento principe…
«Quello che, da solo, avrebbe forse giustificato la nascita e l’esistenza stessa dell’Unione Tifosi Romanisti. Parlo della mostra allestita per gli 80 anni della Roma, un avvenimento che, per l’Utr, rappresenta una pagina indelebile della propria storia. Un’avventura straordinaria. Quasi 200 mila partecipanti, il 20° posto tra le mostre e i monumenti più visitati lo scorso anno in Italia. E al primo, per inciso, c’è il Colosseo, con 3 milioni di presenze! Un 20° posto conquistato con appena venti giorni di apertura…».
Ma torniamo ai Roma club. Settantotto quelli iniziali, e una crescita che ha portato, negli anni, a un numero considerevole di adesioni.
«La novità introdotta dall’Utr è che possono aderire non soltanto i Roma club, ma anche i fans club, le associazioni, i gruppi e i singoli tifosi. Un diritto riconosciuto, insomma, anche all’esquimese che vuol tifare Roma... E un segno della crescita, anche della società, è che molto spesso, chi tifa Roma, in tante parti d’Italia o altrove, non è un romano trapiantato là, ma un tifoso del luogo che si è innamorato della squadra giallorossa».
Una funzione, quella del coordinamento di realtà disseminate in tutto il mondo, che non è però sempre facile da assolvere.
«C’è un problema di costi. Sempre con orgoglio, posso dire che l’Utr non ha mai dato un rimborso spese a chicchessia. Dal presidente a chi svolge il lavoro di segreteria, fino agli ispettori che vanno in giro e controllano che tutto funzioni a dovere. Tutto volontariato puro. L’unica forma di finanziamento è data dalle quote sociali. Coordinare, del resto, significa dare notizie, informazioni, anticipare soldi per acquistare i biglietti, portare segni concreti di presenza nelle trasferte, dare riconoscimenti, attestati e premi agli associati, senza contare il materiale promozionale…»
Veniamo dunque ai problemi, che evidentemente ci sono, in un momento non proprio favorevole per le sorti del calcio. Dicevamo dei 78 club da cui si è partiti…
«Con il tempo, si sono superati i 310. Ricordo quando all’inizio il presidente Sensi, informandosi sul numero dei club di Inter, Milan e Juventus, ci spronò a raggiungere obiettivi importanti. Nel frattempo, molto è cambiato il calcio e, forse, un po’ è cambiata anche la politica societaria. E allora, i problemi che ha l’Utr, che vive di sole quote associative, li hanno anche i singoli club. Penso alla piccola realtà, magari in Sardegna, che per mantenere una sede e un minimo di struttura ha bisogno delle quote dei propri iscritti. E per raccoglierle, deve pur dare qualche cosa in cambio, e questo non può essere la sola presenza morale. Se pensiamo poi alle limitazioni correnti, che penalizzano chi vive lontano, almeno in materia di acquisto dei biglietti, capiamo anche come non sia facile svolgere quell’attività che, pure, abbiamo la presunzione di ritenere che abbia portato nuovi tifosi, magari sotto forma di abbonamenti, allo stadio, come alla rivista “La Roma” o al canale satellitare…».
Arriviamo alla questione nodale.
«Bisogna essere estremamente chiari. Ogni società di calcio dimostra interesse nei confronti di queste associazioni. Quella dei tifosi del Milan ha una sede presso lo stesso club rossonero, con tanto di computer e segreteria. Quella dell’Inter ha la sede dentro lo stadio di San Siro, al pari di tante altre tifoserie, che usufruiscono di spazi negli stadi o presso la società di appartenenza. Un supporto importante, questo, per svolgere le proprie attività».
Non può esserci stata, da parte della Roma, una cattiva interpretazione della nuova normativa che vieta alle società di intrattenere rapporti con il tifo organizzato? Perché ce n’è di vario tipo…
«Se è per questo, la normativa prevede che le società possano stipulare regolari convenzioni con le associazioni dei tifosi, a condizione che non abbiano tra di loro persone che siano incorse in sanzioni… E da questo punto di vista, non vi sarebbero problemi. Le agevolazioni che la Roma ha dato a noi, come ai nostri “fratelli” dell’Airc, sono i famosi biglietti per gli alfieri. E qui mi preme precisare. Perché spesso si sente dire “Perché quello entra gratis allo stadio?”. Rispondo che “quello” è un tifoso, iscritto ad un Roma club magari di un paesino sperduto, che porta con sé allo stadio tanti altri tifosi che pagano il biglietto, e si impegna, spesso con sacrificio, ad esporre il proprio striscione. Arrivando in anticipo allo stadio e rimanendovi anche oltre il dovuto. “Quello” non è qualcuno che non vuole pagare, ma semplicemente uno a cui va da dato il riconoscimento morale per tutto ciò che fa durante l’anno. E’ uno, scelto peraltro a rotazione, che contribuisce, per la sua parte, a rendere magica l’atmosfera dell’Olimpico e merita, quindi, una gratificazione. Quest’anno, per motivi che non sono ancora riuscito a comprendere, il numero degli ingressi è stato drasticamente ridotto dalla As Roma ed è inutile nascondere che ci sono delle difficoltà. E dispiace, perché, trattandosi di biglietti di servizio, non comportano neanche un particolare onere per la società. E’ pur vero che non ci si deve associare all’Utr per avere il biglietto gratis, ma è anche vero che queste forme di attenzione contano, eccome. E’ proprio di questo che sento spesso lamentarsi i tifosi: della scarsa considerazione che avvertono nei loro confronti da parte della società».
E’ da questo che sono derivate un po’ di defezioni?
«Senza metterlo in rapporto alla questione degli alfieri, il sentirsi meno considerati, forse addirittura “sopportati”, ha certamente creato un po’ di disaffezione. Ed è vero che, più per motivi di carattere morale che materiale, ci sono tanti club che rischiano di scomparire. Non posso ancora fare un consuntivo, perché ci sono club che si stanno mettendo in regola un po’ alla volta, ma rilevo che le quote sono state pagate, al momento, solo da un 50% dei club associati».
Rimedi?
«A questo punto, bisognerà decidere. Io osservo che tutte le società danno delle agevolazioni alle proprie organizzazioni di tifosi. A riguardo, l’Unione Tifosi Romanisti non vuole nulla, almeno rispetto a quanto hanno le altre associazioni. Aggiungo che, probabilmente, se ci venisse data una sede, i telefoni e i computer, potremmo anche fare a meno delle quote associative, ma non è questo che vogliamo. Ricordo semmai che tutti gli iscritti all’Utr, alla data di emissione, sono diventati azionisti della Roma, perché una parte delle quote associative è stata destinata proprio all’acquisto delle azioni. E siamo felicissimi di aver dato un supporto concreto, in tanti modi. Da quando siamo nati, in otto anni, sugli spalti abbiamo conquistato uno scudetto, due Supercoppe e una Coppa Italia. E credo che un contributo significativo sia venuto anche da noi».
Non fosse altro come portafortuna… Buon compleanno, Utr!

