31 dicembre 2008

PICCHIA PER NOI PAOLO MONTERO


«A quel punto della notte non sei il numero 1 al mondo ma un uomo che non vuole essere provocato»
ROBERTO BECCANTINI
TORINO
Paolo Montero, 37 anni, nove stagioni alla Juventus e tredici espulsioni: una belva.
«A volte mi dico: Paolo, hai esagerato. Ma poi mi do la mano: Paolo, non hai mai finto».

Che ne pensa del caso Gerrard? Il capitano del Liverpool, faccina d’angelo e pugni musicali.
«Penso che voi giornalisti pretendete la santità, l’eroismo. E invece siamo uomini anche noi, esattamente come voi. Nel bene e nel male. Gerrard non fa eccezione».

Dunque, le apparenze ingannano?
«Non conosco la dinamica dei fatti nel dettaglio. Per questo, parlo in generale. Piano con le lezioni di morale. Se Gerrard ha sbagliato, pagherà. Solo che dopo la partita vai in un locale per rilassarti e magari qualcuno ti provoca. In quel preciso istante della notte, non ti senti più il numero uno al mondo, sei, semplicemente e banalmente, un uomo che non vuole essere seccato».

A lei è mai capitato?
«Come no. A Viareggio, ospite di “Attila”, un caro amico. Dovunque si andasse, erano tutti tifosi della Fiorentina. Si figuri. Io della Juve, loro della Fiorentina. La prima volta scappava un vaffa, la seconda una spinta, la terza un cazzotto».

Nostalgia del calcio?
«Per niente. Ho smesso nel 2007, con il Peñarol, e da allora avrò disputato sì e no un paio di partitelle di beneficenza, ma proprio perché mi ci tiravano per i capelli. Non ne sento la mancanza. Tutto quello che avevo da dare, l’ho dato».

Tornasse indietro?
«Tornassi indietro, cercherei di controllarmi meglio. Provocazioni, reazioni, tafferugli: non mi sono negato niente. Al cuore non si comanda, vero? Ho dato da mangiare alla prova tv come nessun altro. Però...».

Però?
«Avevo un mio codice, non certo etico. Un codice d’onore, chiamiamolo così. Per la mia squadra, tutto. Stava agli arbitri fissare il confine di quel “tutto”. Ne ho sempre rispettato le decisioni, così come gli avversari che menavo rispettavano la mia violenza per il semplice fatto che era grossolana ma, a suo modo, leale. Quante volte sentivo e sento allenatori ed esperti ripetere che nel calcio ci vogliono anche i Montero...».

In quale giocatore si rivede?
«In Chiellini. Con Legrottaglie, che ho avuto modo di frequentare e apprezzare alla Juve, forma una delle coppie che meglio rispecchiano le mie idee, il mio carattere. Giorgio è un tipo tosto, più portato al gol di quanto non lo fossi io. Non mi meraviglio: la Juve ha avuto sempre una grande tradizione di difensori, Ferrara, Iuliano, Tudor, Cannavaro, Thuram».

Dicono che uno come lei sia Marco Materazzi.
«Non lo conosco. E poi, sia chiaro, sono amico di Zidane. Molto amico. Un fuoriclasse assoluto».

Come nasce l’amicizia con Pessotto?
«Nasce, per prima cosa, da nove stagioni di militanza comune. E cresce col fatto che era, e rimane, il mio opposto. Tanto impulsivo io, quanto posato lui. Impossibile non volergli bene. Trovava sempre la parola giusta per metterti a tuo agio. I Montero fanno casino, i Pessotto fanno gruppo».

Durante la lunga degenza, lo andò a trovare quasi di nascosto. L’orco buono...
«Affari miei, se permette. Da Montevideo a Torino per uno come Gianluca: il minimo, mi creda. Proprio il minimo».

Chi vince lo scudetto?
«L’Inter, temo».

La Juventus le piace?
«Molto. Ma l’Inter è più forte».

Qual è un attaccante che avrebbe marcato «con gusto»?
«Ibrahimovic. Ce le saremmo date di santa ragione per novanta minuti e poi, alla fine, insieme al bar a farci una birra».

Il suo podio?
«Kakà, Gerrard, Ibra».

E a livello difensivo?
«Chiellini a parte, vanno di moda gli inglesi: John Terry, Rio Ferdinand».

Cosa pensa di Calciopoli?
«Dopo Pessotto, le prime persone che chiamo quando torno a Torino sono Moggi e Giraudo. Devo tutto a loro, non mi stancherò mai di ringraziarli. Faccia un po’ lei».

30 dicembre 2008

CICERUACCHIO

ciceruacchio ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "CESENA-SPAL":

informati meglio su come sono successe le cose prima di scriverle

Ciceruacchio, amico mio, io mi informo e riporto gli articoli di giornale, firmandomi.
Tu sei un anonimo ( spero che Ciceruacchio sia solo il tuo nickname ).
Problemi?
Vincenzo

LE TESSERE DI MARONI

Il ministro Roberto Maroni insiste: ci vuole la tessera del tifoso. Per "tifosi con la t maiuscola". E ha spiegato :"Non vogliamo chiudere gli stadi come ha detto forse un po' troppo frettolosamente qualche presidente di società di calcio (tra questi anche il suo amico Adriano Galliani, ndr): noi dobbiamo garantire la sicurezza, non i bilanci delle squadre.

La politica di rigore adottata dopo la prima sfortunata giornata di campionato si è rivelata giusta, la continueremo fino alla fine della stagione". E ha rivelato nuovi dati: "Il numero di partite con feriti è diminuito del 25,8%, quello dei feriti tra le forze dell'ordine del 40%, quello delle persone arrestate del 57%, quello del personale di rinforzo impiegato del 23%". Bene? In parte, ma non del tutto: i tifosi del Napoli restano messi in un angolo, esclusi da qualsiasi trasferta. Lo sa Maroni? Sì, lo sa: ma non si chiede da questura di Napoli e procura della Repubblica (sempre di Napoli) nessuno ci ha ancora spiegato cosa è successo su quel treno, il 31 agosto scorso? Silenzio, ed è passato quasi mezzo campionato.

Fatto sta che con i tifosi del Napoli è stato adottato un pugno durissimo. Con altri si è deciso diversamente. Lo sa Maroni? Ripeto: la materia tifo (ultrà e dintorni) va affrontata con coraggio, sin dalle radici. Se si vuole cambiare qualcosa. Lo sa Maroni che le società (e molti tifosi) della tessera del tifoso non ne vogliono nemmeno sentire parlare? Che succederà dalla prossima stagione? Qualcuno se ne preoccupa? Matarrese, ora che ha salvato la poltrona in Lega, che dice? Uno dei pochi a strillare è Mario Macalli, n.1 della Lega Pro: "Troppi stadi chiusi". Gli altri, silenzio. Federazione (Abete) e club inclusi. Viene il sospetto che dei tifosi non interessa niente a nessuno: basta che caccino i soldi e poi ne non vanno in trasferta, pace.

(repubblica.it)

VIRGILIANI IN FERMENTO

(ANSA) - MANTOVA, 29 DIC - Il Mantova e' tornato oggi al lavoro dopo la pausa natalizia. Per Costacurta e giocatori e' stato pero' un rientro con contestazione. Una ventina di ultras, ha interrotto l'allenamento chiedendo un confronto con squadra e giocatori dopo le ultime deludenti prestazioni in campionato. E' stato un faccia a faccia tranquillo, di pochi minuti. 'Le critiche, se sono civili come quelle dei nostri tifosi - ha detto poi Costacurta - servono a motivare le persone e, quindi, ben vengano'.

SUGLI SPALTI A MANO ARMATA

(AGI) - Latina, 29 dic. - Due anni pena sospesa, il riconoscimento di 50 mila euro ai cinque genitori che si sono costituiti parte civile e la confisca dell’arma. E’ questa la pena inflitta dal Giudice del tribunale di Terracina a P. G., il 43enne originario di Sonnino che durante una fase di scontri scoppiata sugli spalti lo scorso 21 dicembre nel corso del match valevole per il campionato di calcio Allievi d’eccellenza, gara che vedeva opposte la Juventute Terracina, squadra in cui milita il figlio minorenne, e la Romulea Roma, ha estratto la sua pistola nel tentativo di intimorire i tifosi avversari prima di essere bloccato da un poliziotto fuori servizio in forza alla Questura di Roma. Una pena esemplare quella inflitta dal giudice Perinelli, che e’ andata ben oltre le richieste del Pm che per gli episodi contestati aveva chiesto per G. un anno di reclusione.(AGI)

L'ANNO NERO DEL FC MESSINA

foto di Giovanni Isolino

La squadra allenata da Gaetano Di Maria prosegue il suo campionato nell'assoluto anonimato, concludendo l'anno al quart'ultimo posto. Emblematica la vicenda del mancato acquisto del brasiliano Do Prado. Da segnalare negli ultimi tre mesi del 2008 anche la manifestazione dei tifosi, il sequestro dello stadio "Celeste" e di alcune aree del "San Filippo" e soprattutto il fallimento del club, dichiarato il 27 novembre.

Ottobre

1 L'imprenditore laziale Franco Rizzaro, presidente dell'Anziolavinio (Eccellenza laziale), annuncia a radio, tv e giornali di essere pronto ad investire in riva allo Stretto. Vincenzo Franza ed il procuratore Ruggero Arena restano però cauti sulla fattibilità dell'operazione.

3 Clamorosa protesta dei Nocs. Alcuni rappresentanti del gruppo organizzato sono saliti a bordo di una delle navi che collegano lo Stretto di Messina a Villa San Giovanni, sulla quale ha inscenato una manifestazione. Chiaro il messaggio contenuto in due differenti striscioni: "Lo gridiamo dalla tua nave: Franza te ne devi andare!".

3 E' in città il neo-acquisto del FC Messina Do Prado. L'esterno offensivo brasiliano ha accettato l'offerta economica prospettata dalla società. Adesso il responsabile dell'area tecnica Ciccio La Rosa è al lavoro per definire il suo tesseramento.

5 Trapani-Messina 1-0. I giallorossi, sconfitti di misura in virtù di un gol di Carbonaro, sono di nuovo ultimi in graduatoria con appena tre punti conquistati dopo cinque gare disputate.

7 Dopo gli accordi commerciali siglati con l'enobraceria Davai e la Tirreno Ambiente c'è il via libera per nuovi rinforzi. "In attesa di possibili sviluppi sul fronte societario, che tardano ad arrivare - ha evidenziato l'imprenditore Niki Patti - abbiamo ottenuto qualche fondo aggiuntivo da spendere in sede di mercato".

10 Avviso di garanzia per Gianfranco Scoglio ed i fratelli Franza. Lo ha emesso la Procura nei confronti dell'ex city manager del Comune, accusato di abuso d'ufficio, e dei due principali dirigenti del FC Messina, per concorso nello stesso reato.

11 Sfuma definitivamente l'ingaggio di Do Prado, ripetutamente posticipato per le difficoltà economiche della società peloritana e per le laboriose pratiche legate al tesseramento. Niente da fare neanche per l'ingaggio del difensore Zaccanti.

12 Messina-Nissa 0-0. Primo pari stagionale dei peloritani.

19 Viribus Unitis-Messina 0-0. Gli uomini di Gaetano Di Maria fermano sullo 0-0 l'ex capolista del girone e abbandonano l'ultimo posto in classifica.

19 Il direttore responsabile dell'area tecnica Ciccio La Rosa comunica l'ingaggio di Vincenzo Bevo. Il centrocampista partenopeo è alla sua seconda avventura in giallorosso, dopo quella targata 2000-01 (7 presenze).

26 Messina-Castiglione 1-0. I giallorossi conquistano il secondo successo stagionale superando col minimo scarto gli etnei al San Filippo. Decide una rete di Quinto ad inizio ripresa. Nella squadra allenata da Gaetano Di Maria ha fatto il suo esordio il neo arrivo Vincenzo Bevo.

28 Il Gruppo Franza annuncia di aver ricapitalizzato il FC Messina. Il presidente pro tempore Vincenzo Franza ha comunicato in una nota l'approvazione del bilancio della società, gravata da debiti che ammontano ad oltre 28 milioni di euro. "Numeri legati agli ingenti costi del calcio professionistico, che hanno originato la mancata iscrizione della squadra in B". Ribadita l'esistenza di crediti per circa 10 milioni di euro. Programmato "lo scorporo del settore sportivo, che nel prossimo giugno - assicurano i Franza - consentirà il subentro di nuovi soci".

29 Pietro Franza, massimo dirigente del FC Messina, e Josè Villari, presidente delle società "Eta Beta" e "Ad Altiora", che operavano con il settore giovanile del sodalizio, sono stati rinviati a giudizio dal gup Maria Teresa Arena per emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Novembre

1 Il Fc Messina comunica l'ingaggio dell'attaccante Nunzio Pagano.

2 Vittoria-Messina 1-1. Una rete di Niscemi consente ai giallorossi di evitare l'ennesimo ko.

5 Messina-Siracusa 0-2. La capolista passa al San Filippo nel turno infrasettimanale. Desolante il "record" negativo di spettatori paganti: appena 10.

8 La Guardia di Finanza mette sotto sequestro lo stadio "Celeste" e pone i sigilli ad alcune aree vicine al "San Filippo". Il provvedimento, siglato dal gip Luana Lino, è stato chiesto dal pool di magistrati titolari dell'indagine sul rapporto tra il Comune e il gruppo Franza per lo sfruttamento commerciale degli stadi.

9 Lib.Acate-Messina 3-1. Nuova battuta d'arresto per la squadra di Gaetano Di Maria che subisce una severa lezione e chiude in dieci la gara per l'espulsione di Ancione.

16 Messina-Savoia 1-2. I peloritani piombano in terz'ultima posizione. Per la formazione giallorossa è il terzo k.o. consecutivo. I gol tutti nella ripresa: per il Savoia a segno Marino e Marzullo su rigore. Di Niscemi l'unica rete siglata dai padroni di casa.

16 In concomitanza con il match tra Messina e Savoia circa 600 tra supporters organizzati e semplici curiosi si sono radunati al Tribunale per manifestare il loro dissenso all'indirizzo dell'attuale proprietà del FC Messina. Il corteo partito dal Tribunale ha raggiunto Palazzo Zanca.

18 La Procura chiede il fallimento del FC Messina. I sostituti Di Giorno, Monaco, Ciranna e Pellegrino hanno presentato istanza di fallimento per la società nell'ambito dell'inchiesta sul falso in bilancio. Il consulente tecnico nominato dal Tribunale ha depositato la perizia richiesta dai magistrati.

18 Pronta replica dei Franza dopo l'istanza di fallimento richiesta dalla Procura: "Per il risanamento della società sono stati stanziati complessivamente 35 milioni di euro".

22 Hinterreggio-Messina 0-1. Dopo tre sconfitte consecutive i giallorossi tornano al successo superando in trasferta la compagine calabrese per 1-0 nell'anticipo della quattordicesima giornata. La sfida disputata al Comunale di Bocale è stata decisa dal giovane Sergio Niceforo.

23 La famiglia Franza risponde ai consiglieri Pergolizzi e Melazzo in un articolato "avviso a pagamento" pubblicato dalla "Gazzetta del Sud" sulla vicenda del finanziamento pubblico da 1.800.000 € stanziato dal Ministero dell'Economia per agevolare la realizzazione della copertura dello stadio San Filippo. Nella lettera aperta la proprietà del FC Messina evidenzia anche "l'intenso attivismo della Procura nei confronti della società".

27 Dichiarato il fallimento del FC Messina. Accolta l'istanza della Procura. Il giudice Cosimo D'Arrigo ha infatti accolto le richieste dei sostituti procuratori Monaco, Di Giorgio, Ciranna e Pellegrino. Da capire adesso quale sarà il destino della squadra impegnata nel campionato di Serie D.

27 I Franza, attraverso il sito ufficiale della società, hanno annunciato che presenteranno ricorso dinnanzi alla Corte di Appello, valutando la sentenza "di inusuale rigore".

28 La gestione del club è stata affidata all'avvocato Domenico Cataldo. Il legale dovrà valutare eventuali responsabilità da parte degli amministratori dell'azienda, che potrebbero essere chiamati a risarcire i danni in sede civile. Giuridicamente conclusa anche la procura al legale Ruggero Arena ed all'imprenditore Niki Patti.

30 Messina-Adrano 0-2. La squadra allenata da Gaetano Di Maria resta al quart'ultimo posto in graduatoria. Entrambe nella ripresa le reti degli ospiti.

Dicembre

2 Viene respinta l'istanza presentata dagli avvocati della famiglia Franza che si erano opposti al sequestro del Celeste e di parte del San Filippo operato dalle Fiamme gialle nell'ambito dell'indagine sulla convenzione stipulata tra l'Amministrazione ed il FC Messina.

5 Si svolge presso la sede del Fc Messina un incontro tra i giornalisti ed il curatore fallimentare del club giallorosso Domenico Cataldo. Il legale ha assicurato che cercherà in tutti i modi di far concludere il campionato alla squadra. Il suo obiettivo è quello di cedere il titolo sportivo per soddisfare i creditori. L'avvocato ha anche rivolto un appello ai tifosi chiedendo loro di tornare allo stadio.

6 Neapolis-Messina 0-0. In terra campana termina a reti bianche l'anticipo della sedicesima giornata, ripreso dalle telecamere di Raisport Più.

12 A confronto per 40 minuti, presso la sede del FC Messina, i rappresentanti del tifo giallorosso ed il curatore fallimentare Domenico Cataldo. "Torneremo allo stadio soltanto in caso di segnali concreti" hanno sottolineato i tifosi. Due le cordate interessate al titolo sportivo. A fare da garante all'imprenditore milanese Pasquale De Domenico è l'ex ds Salerno.

14 Messina-Vico Equense 2-1. I giallorossi tornano al successo casalingo piegando al "San Filippo" la compagine campana con le reti di Quinto e Portosi e salgono a quota 16 in classifica.

19 Il FC Messina ingaggia l'attaccante Ernesto Micheli. Lasciano invece la città dello Stretto Aurino, Maisano, Niscemi, Pagano, Perziano, Pistone e Potestio che hanno ottenuto la rescissione del contratto.

21 Sapri-Messina 5-0. Nell'ultima gara del 2008 i giallorossi crollano in Campania contra la terza forza del campionato. La squadra di Gaetano Di Maria è quart'ultima con tre lunghezze di vantaggio sul trio composto da Vittoria, A. Puteolana e Castiglione.

23 De Domenico annuncia il dietrofront: "Non partecipero' all'asta giudiziaria". L'imprenditore risponde così al curatore fallimentare: "Fin da ora manifestiamo il nostro totale disinteresse a partecipare a qualsiasi gara giudiziaria o trattativa futura possibile".

24 Colpo di scena nella vicenda giudiziaria che vede contrapposti il FC Messina e l'ex medico sociale Filippo Ricciardi. Il Reparto Investigazioni Scientifiche dei Carabinieri ha smentito il perito nominato dai Franza, sostenendo che la firma di Ricciardi non è autentica. La Procura procederà adesso ad una perizia calligrafica per sancire una volta per tutte se la firma apposta su una liberatoria era vera o falsa.

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foto di Giovanni Isolino
di Alessandro Calleri (30 Dicembre 2008)

NEANCHE IO TIFO CESSI

MA QUALE DIVO, sembra voler dire Craig David con un sorriso timido. È una popstar da quando aveva 19 anni, ha venduto 13 milioni di dischi nel mondo, i suoi concerti sono sempre esauriti. Ma nella sua esistenza regna l’equilibrio: «Quando posso torno a Southampton, una tranquilla cittadina sulla Manica, dove sono nato e cresciuto» spiega il cantante inglese «per carità: ho 27 anni, adoro uscire la sera, ballare e quando in un locale sento una delle mie canzoni è fantastico. Ma frequento gli stessi amici di sempre, andiamo al solito pub. L’unica differenza è che ora la gente mi riconosce».

Dopo otto anni di carriera, è uscita la raccolta dei suoi “Greatest Hits”, che include due inediti e una versione di “Walking Away” in duetto con il nostro Nek, ma David si accende davvero quando il discorso va sul calcio e sul Southampton, squadra dei bassifondi della serie B inglese per cui fa il tifo: «Adesso che sono famoso, certi manager dell’industria discografica mi consigliano di diventare tifoso del Chelsea o di un altro grande club della Premier League, dicono che donerebbe di più alla mia immagine».

Avrebbe solo l’imbarazzo della scelta: potrebbe andare a vedere i Blues con Damon Albarn dei Blur, oppure saltare dall’altra parte della più celebre rivalità musicale anni ’90 e fare l’abbonamento al Manchester City insieme ai fratelli Gallagher degli Oasis. Le grandi arene sportive, più che mai in Inghilterra, somigliano ai red carpet delle serate vip. Chiedete a David Beckham che, prima di venire al Milan, giocando in California ha scoperto la passione per il basket e i Los Angeles Lakers. «Ma io mi tengo il Southampton e quando posso corro allo stadio a vederlo» sorride David.

Musica, vita e calcio per David sono piaceri semplici anche se in “Rise & Fall”, il duetto con Sting in “Greatest Hits”, canta dei rischi del mestiere, legati alla gloria effimera e alla perdita di contatto con la realtà. «Quella canzone mi fa venire in mente un episodio di qualche anno fa. Una giorno, dopo un concerto all’Arena di Wembley, mi sono ritrovato solo in casa a guardare la tv e saccheggiare il frigorifero. Per la maggior parte delle persone è una situazione normale, ma se poche ore prima migliaia di persone ti hanno osannato sul palco allora diventa un modo per far scendere l’adrenalina e ritrovare ritmi vitali più umani. È allora che capisci come si possa il contatto con la realtà, e rischierei la depressione se il successo venisse a mancare».

Ma la canzone è anche business, e oltre alla sfida di mantenere il proprio equilibrio c’è quella di vendere dischi quando nessuno sembra più volerne comprare: «Fare musica nell’era digitale è sempre più difficile» conferma l’interprete di “7 Days” «sono un purista, cresciuto ascoltando in camera da letto i dischi di Stevie Wonder e il primo Michael Jackson. Ma un album è come un pranzo al ristorante, invece oggi i ragazzi vogliono il menù componibile ed economico di McDonald’s. Si scaricano il pezzo del momento, si fanno le compilation da sé». La distribuzione musicale va cambiata: «Per band come U2 e Coldplay avrà ancora senso pubblicare album, ma non nel mondo dance, R&B e hip hop. Un giorno forse usciranno solo singoli e saranno in rete cinque minuti dopo che hai finito di inciderli».

Lui, intanto, la musica continua ad ascoltarla e, anche in questo campo, alle star del momento preferisce una scelta contro-corrente: «Se potessi, un giorno vorrei essere come Prince. Mi affascina l’aura di mistero che lo circonda, tutto ciò che tocca diventa oro. Se fa una canzone che nessuno capisce, si dice: è troppo avanti, lo capiremo tra dieci anni. Certo lui ormai si tiene fuori dai giochi, come un Ronaldinho a fine carriera che si gode un lancio perfetto e lascia ad altri la gloria del gol. Io invece vivo ancora un po’ l’ansia della mia età. Ogni volta penso che non si finisce mai di dimostrare ciò che si vale». Niente di meglio, per combattere lo stress, di un paio di birre con i vecchi amici, al solito pub di Southampton.

FRANCESCO SEGONI

29 dicembre 2008

PALAZZI CONTRO CATANIA

ROMA, 29 dicembre - Il Procuratore federale Stefano Palazzi ha avviato un'indagine conoscitiva sugli episodi avvenuti nel dopopartita di Catania-Roma del 21 dicembre scorso. L'indagine dovrà accertare, nello specifico, come è stato organizzato il servizio d'ordine degli steward e come è stato gestito l'accesso delle persone al recinto di gioco.

AUDIZIONI - Nei prossimi giorni saranno sentiti i dirigenti del club etneo e il responsabile per i servizi di sicurezza. Intanto il Catania è stato deferito per la condotta dei propri tifosi e degli steward nei confronti di giornalisti e tesserati della Roma in occasione della gara al Massimino sempre contro la Roma, ma del 18 maggio 2008. Prima della partita, infatti, un gruppo di giornalisti romani fu aggredito da alcuni tifosi siciliani.

RESTATENE IN GERMANIA

ROMA - «Il calcio italiano mi manca, perché nel calcio italiano sono cresciuto. È un campionato bellissimo, anzi lo reputo ancora il più bello. Ovvio che il contorno del calcio italiano è tra i peggiori d’Europa e del mondo». Non usa toni diplomatici Massimo Oddo, e intervistato da Sky Sport 24 spiega le differenze tra la serie A e la Bundesliga, forte dell’esperienza che sta facendo in terra tedesca giocando nel Bayern Monaco. «La Bundesliga è diversa soprattutto nel contorno - insiste Oddo -. Credo che sia un calcio completamente diverso, nel senso che è vissuto come uno sport: la gente la domenica va allo stadio e questo è visto come un punto di incontro e di aggregazione dei tifosi, che vanno due-tre ore prima per sostenere la propria squadra, vanno con le famiglie e rimangono anche diverse ore dopo la partita. Questo perché probabilmente in Germania vengono dati insegnamenti diversi ed il calcio è visto veramente come uno sport».
Quindi ad Oddo in fondo piace più la Bundesliga della serie A? «Sotto questi punti di vista sicuramente sì - risponde l’esterno del Bayern, ex Lazio e Milan - ma ciò è dovuto al fatto soprattutto che ci sono delle cose che avvantaggiano questo tipo di vivere il calcio. In Germania - spiega Oddo - gli stadi sono belli e confortevoli, hanno tutto il necessario per ospitare delle grandi platee, la gente va lì e ci passa la giornata, cosa che in Italia non c’è». «Credo che questa sia la più grande pecca italiana - continua l’ex laziale -: ormai da noi non ci sono stadi di livello, capaci di ospitare questi tipi di giornate, quindi queste cose non si possono fare. La differenza è che in Italia la gente va allo stadio, vede la partita e va via, lì invece va allo stadio prima e va via dopo».
Quindi il calcio italiano deve prendere esempio da quello tedesco? «Sicuramente sarebbe un grande vantaggio avere degli stadi che ti offrono questo tipo di cose - sottolinea Oddo - perché si vivrebbe in maniera diversa il contorno della partita stessa. Ovvio che poi si dovrebbe andare alle radici dell’educazione di un popolo che ovviamente è diverso: lì si va insieme allo stadio, anche quando c’è il derby, si canta, si sostiene la squadra e poi si va a casa. In Italia il più delle volte non può essere così, perché la famiglia ha paura di portare i propri bimbi allo stadio. In Germania queste cose non esistono assolutamente».

SURVIVING GAZZA

L'ex campione di Tottenham e Lazio era uscito dalla clinica dove si sta disintossicandoper festeggiare con la famiglia ma a casa della madre non era mai arrivato
Gascoigne, un tabloid rivela"Natale solo in hotel, ubriaco"

Paul Gascoigne
LONDRA - Paul Gascoigne ha passato il Natale da solo in una stanza d'albergo, ubriaco. Lo sostiene il tabloid britannico Daily Star. Dell'ex calciatore si erano perse le tracce a Natale. Era atteso dai familiari per il pranzo, ma invece di recarsi a casa di sua madre Carol avrebbe soggiornato in un hotel nei pressi del centro di recupero di Minsterworth, nel Gloucestershire, dove era in cura da tre settimane per combattere la sua dipendenza dall'alcol. A ricostruire il Natale di Gaiscogne sarebbe stato lo stesso ex giocatore in una serie di drammatiche telefonate ai parenti. Ieri, sempre secondo il Daily Star, il 41enne ex campione di Tottenham e Lazio avrebbe fatto ritorno nella clinica per riprendere il rigido programma di cure dal costo di 2.000 sterline (l'equivalente di circa 2.000 euro) a settimana.
Alla base dell'ennesimo 'black-out' di Gascoigne ci sarebbe la grande depressione provocata dall'intervista concessa dal figlio 12enne Regan per il documentario Surviving Gazza, prodotto da Channel 4, che sarà trasmesso il 5 gennaio. "Probabilmente mio padre morirà presto", dice Regan in un passaggio dell'intervista. "Non credo che ci sia alcun modo per aiutarlo. Stiamo perdendo il nostro tempo". E ancora: "Il fatto che si tratti di Gazza e che sia stato un campione non fa di lui un bravo padre o una brava persona. Se potessi, lo vorrei fuori dalla mia vita per sempre". Un amico dei familiari di Gascoigne racconta: "Era distrutto dalle parole pronunciate da Regan nel documentario. Invece di andare a casa, si è attaccato alla bottiglia. Sapeva che era sbagliato ma non riusciva a togliersi dalla testa quelle frasi".

DASPO PER LA MARCETTA...

Sono stati identificati una decina di tifosi del Frosinone che lo scorso 12 ottobre in occasione della trasferta di Livorno avevano improvvisato una marcetta nel settore ospiti intonando l'inno nazionale accompagnato da qualche braccio teso nel saluto romano. Per loro è in arrivo una Daspo da uno a tre anni. L'episodio si verificò nella ripresa, quando un gruppo di tifosi laziali si mise a marciare lungo le tribunette del settore ospiti esibendo i saluti romani. Le telecamere a circuito chiuso dello stadio livornese hanno ripreso la scena e quelle immagini sono state vagliate dalla Digos livornese, che le ha inviate alla questura di Frosinone: è stata proprio la polizia laziale a identificare i responsabili dei comportamenti antisportivi e fornire le generalità degli ultrà ai colleghi livornesi. Ora il questore di Livorno, Nicola Zito, farà scattare il Daspo per almeno una decina di ultrà del Frosinone

AHI AHI MR GERRARD...

Il centrocampista è stato fermato assieme ad altri cinque uominiIeri aveva segnato due gol nella vittoriosa partita col Newcastle
Steven Gerrard arrestato per rissanei guai il capitano del Liverpool
Un trentaquattrenne è finito in ospedale con ferite al volto

LONDRA - Steven Gerrard è finito in manette per una rissa in un pub. Il capitano e bandiera del Liverpool, 28 anni, è stato arrestato verso le 2.30 fuori da un locale di Southport. E' sospettato di aggressione. Con lui sono state fermate altre cinque persone. Soltanto poche ore prima Gerrard aveva dato, come spesso accade, un contributo rilevante sul campo segnando due dei gol con cui il Liverpool aveva vinto per 5-1 in casa del Newcastle e aveva allungato in vetta alla classifica della Premier League. Un portavoce della squadra inglese non ha voluto confermare o smentire il coinvolgimento del giocatore. La polizia, chiamata da qualcuno che aveva segnalato problemi davanti al locale, ha riferito che un trentaquattrenne di Southport è stato portato in ospedale con ferite al volto: le sue condizioni non sono gravi. Gli altri uomini fermati con il centrocampista della nazionale inglese hanno tra i 18 e i 33 anni e sono tutti di Liverpool.

VICENTINI MAGNAGATI, VERONESI TUTI MATI...

E' finita al pronto soccorso e con la minaccia di denunce e controdenunce la serata di un gruppetto di amici vicentini che come da tradizione si erano dati appuntamento la sera di Natale per una festa in compagnia. Tutta colpa, di alcuni veronesi (stando ai racconti), incontrati in un locale sul lago di Garda dove erano andati a festeggiare. I vicentini (una dozzina residenti fra Cornedo, Valdagno e il capoluogo), dopo aver un pò esagerato con gli alcolici, hanno conosciuto dei veronesi...sono iniziati gli sfottò per questioni sportive... sono spuntati coltelli e bastoni e di lì a poco sono iniziati a volare calci e pugni. La zuffa è durata alcuni minuti fino a quando titolari e dipendenti del pub hanno diviso i contendenti. Tre vicentini hanno deciso di andare a farsi medicare una volta rientrati a casa per tagli e contusioni guaribili in pochi giorni.

PARMA TRA GLI ULTRAS

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Ci si è messa anche la neve, ma invece che impedimento si è trattato di un motivo in più, pura scenografia: la sgambata di ieri in Cittadella, il luogo revival scelto da Guidolin per la ripresa della preparazione dopo le feste natalizie, è stata un vero e proprio successo. Erano presenti circa trecento tifosi, con bandiere e striscioni, la neve ha dato quel tocco di ulteriore bellezza allo scenario ed ecco servito l’allenamento revival, apprezzato da tutti: tifosi, giocatori, staff.

GUIDOLIN-LUCARELLI «Non ci aspettavamo di muovere così tante persone - ha detto il tecnico - ma questo vuol dire che c’è feeling. Il nostro obiettivo è riscoprire un contatto più umano. Grazie a tutti quelli che sono venuti». Simile il commento di capitan Lucarelli: «Ci abbiamo dato dentro, è stata un’esperienza positiva e spero che venga riproposta».
NOTIZIARIO Ieri tutti i giocatori della rosa hanno più volte percorso i viali, le piste, i sentieri ed i saliscendi lungo i bastioni della fortezza farnesiana. Da oggi riprenderanno, con una dobbia seduta, gli allenamenti a Collecchio. Di ieri però restano le emozioni: parlano le foto, le immagini più belle.

PRO PATRIA

Calcio - Felicità nel Pro Patria club per il primo posto dell'andata ma i numerosi punti di domanda sul futuro smorzano l'euforia. Dallo stadio alla tenuta della società, ancora molti i nodi da sciogliere
La gioia sospesa dei tifosi biancoblù, primi in classifica dal futuro incerto

Tifosi della Pro Patria fra gioia e attesa in questi giorni di festa. Il vociare intorno alla squadra e al presidente Giuseppe Zoppo è fitto ma poco o nulla trapela dalla dirigenza sull'intenzione di portare, dall'anno prossimo, la squadra via da Busto Arsizio.

L'ipotesi dell'Arena di Milano sembra suonare più provocatoria che reale e il Pro Patria club sembra guardare al 2009 come un anno carico di novità sia che la Pro riesca a tornare nella serie cadetta sia che questa ipotesi non si verifichi: «Stiamo godendoci delle vacanze natalizie da campioni d'inverno e già questo è qualcosa che non ci aspettavamo - dice Danilo Castiglioni (foto a sx), addetto stampa dello storico club - ora la questione stadio torna a più riprese con il patron della società che provoca e cerca reazioni dall'amministrazione mentre sindaco e giunta sembrano continuare a nicchiare sul da farsi. In effetti la squadra ha ancora un campionato di ritorno da affrontare, tutto potrebbe ancora mutare e noi tifosi in parte capiamo questo temporeggiamento. L'idea di portare via la squadra da Busto non è praticabile, non crediamo che Zoppo abbia di queste intenzioni».


Riguardo, invece, alle voci che parlano di difficoltà economiche per la società Castiglioni ha battuto le sue piste trovando solo informazioni rassicuranti: «A domanda diretta il presidente ha negato che manchino i soldi e il nuovo acquisto Doprado (ex La Spezia e Mantova) sembra confermare questa ipotesi - sostiene il ben informato Castiglioni - anche alcuni giocatori alla mia domanda hanno risposto che gli stipendi stanno arrivando regolarmente». La tifoseria è concentrata sulla squadra, vero perno della passione biancoblù al di là di assetti societari e nuovo stadio. Per ora resta lo Speroni dove da decenni i tifosi vanno a sostenere i Tigrotti. Mentre gli Ultras si organizzano per iniziative di sensibilizzazione sul tema stadio lo storico club si prepara alla prossima trasferta, non appena riprenderà la stagione.


Lunedi 29 Dicembre 2008
redazione@varesenews.it

STADI D'ITALIA

Testo:Simone Gambacorta - Marco Bigozzi
Solinas, l'autore del libro
Solinas, l'autore del libro
Per Calciotoscano.it ha scritto un bellissimo articolo sulle maglie storiche. Adesso presenta sulla nostra testata il suo nuovo lavoro, il libro "Stadi d'Italia". Un'opera imperdibile, che ha richiesto un certosino lavoro di documentazione, una guida indispensabile per tutti gli appassionati d'Italia.
La copertina di "Stadi d'Italia"
La copertina di "Stadi d'Italia"

Salve Sandro, vuole presentarsi ai lettori di Calcio Toscano?

«Volentieri, leggo sempre con piacere i vostri articoli, un vero punto di riferimento per chi - come me - è costretto a seguire il calcio toscano da lontano. Vivendo in perenne esilio, poi, è sempre piacevole avere interlocutori della nostra regione. Tra tanti toscani DOC io sono decisamente un pisano po' annacquato, avendo vissuto sotto la Torre soltanto i miei primi otto mesi di vita. Posso però vantare un bisnonno di nome Ranieri (come il patrono di Pisa), titolare dell'antica Trattoria Fiaschetteria l'Abetone sul Borghetto. Conservo ancora la locandina originale ingiallita che recita "Pranzo a prezzo fisso Lire 4. Locali decentissimi, salottini a parte pei sigg. avventori. Prezzi modicissimi". Seguo la squadra del Pisa come posso, soprattutto in trasferta quando capita dalle mie parti, nel Veneto. Ogni anno riesco comunque a materializzarmi all'Arena per un paio di gare almeno. Scrivo regolarmente su parecchie testate sportive in rete, ma non sono né uno scrittore, né un giornalista di professione».

Come è nata l’idea di scrivere un libro sugli stadi d’Italia?

«L’idea è nata dalla passione che in me hanno sempre suscitato gli spalti fin da bambino, un fascino irresistibile probabile retaggio del mio precoce girovagare lungo la Penisola seguendo gli spostamenti di mio padre, allora pilota militare nella gloriosa 46a Aerobrigata. Non facevo in tempo ad affezionarmi alle squadre, ma agli stadi sì. Poi, quindici anni fa, una vera folgorazione: il libro di Simon Inglis regalatomi da mio fratello quando venne a trovarmi a Dublino, dove ho vissuto per qualche tempo. Ma questo libro andava scritto comunque, perché così sono certe storie. Vanno raccontate e basta, qualcuno lo avrebbe fatto al mio posto, prima o poi. “Il mondo è fatto per finire in un bel libro” diceva Mallarmé, perché lasciar fuori gli stadi?».

Per quanto tempo ha lavorato al libro?

«Circa sei anni, rubando il tempo a mille altri impegni. Mi ha fermato l’editore Bonanno, altrimenti sarei andato avanti».

Chi l'ha aiutata in questo progetto?

«Moltissime persone, mettendole tutte insieme riusciremmo probabilmente a riempire una curva. Oltre ai collezionisti che hanno cortesemente messo a disposizione le loro suggestive e spesso rare immagini d'epoca, il mio ringraziamento va principalmente ai tantissimi personaggi che, contribuendo nelle ricerche e nelle appassionanti discussioni, hanno di fatto reso possibile questa pubblicazione».

Come si è regolato riguardo a fonti e documenti?

«Il lavoro più duro è stato proprio rendere omogeneo il contenuto della documentazione, proveniente da un numero assai consistente di fonti, tutte regolarmene citate, quando necessario. Ma è stato interessante, a mio avviso, recuperare anche l’antica tradizione orale, ascoltando le memorie dei tifosi più attempati senza preoccuparsi troppo della veridicità delle informazioni. Ne sono usciti spesso aneddoti improbabili ma gustosi. ».

Quali sono stati i più complessi nodi da sciogliere?

«Al di là dei tanti incidenti di percorso, il nemico numero uno è stato fin dall’inizio l’oblio calato sui nostri stadi, dimenticati senza un perché, pur essendo lo scrigno dei ricordi e delle nostre emozioni».

Ha visitato personalmente ogni stadio di cui ha scritto?

«Neanche la metà, ho paura. Ma non li ho mai contati davvero».

Mentre scriveva è venuto a conoscenza di qualcosa che l’ha sorpresa?

«Tantissimi episodi curiosi, impossibile ricordarli tutti. Visivamente però mi ha sorpreso la doppia tribuna del campo di Rovigo. I vecchi spalti che come uno spettro del passato appaiono alle spalle della nuova tribuna. E la somiglianza degli stadi costruiti da Rozzi: Avellino ed Ascoli (ma anche Lecce) sono assai simili, quelli di Benevento e Campobasso pressoché identici».

Con qual criterio ha scritto il suo libro? Cosa voleva che fosse questo suo libro?

«Né una guida per tifosi, né un trattato di architettura. In entrambi i casi, peraltro, non avrei avuto un’adeguata conoscenza della materia. Ho invece voluto recuperare la memoria dei nostri vecchi campi sportivi, il fascino della loro storia e delle loro vicende passate. Mi auguro di aver contribuito con questo libro a restituire un briciolo di dignità e rispetto agli stadi delle nostre città, alcuni rimossi o scivolati nel buio dei ricordi, altri ricchi di storia e prestigio, tutti indistintamente testimoni di gioie e dolori di intere generazioni di italiani. Se potessi, al limite, mi piacerebbe un giorno riscrivere questo libro in forma di diario di viaggio, magari romanzato».

Prossimamente il resto dell'intervista su Calciotoscano.it

28 dicembre 2008

LECCEPRIMA.IT

Che fine ha fatto la battaglia per la sicurezza nel “Via del Mare”? Ovviamente nessuno s’è scordato del “caso” Lecce-Juventus, in realtà solo l’ultimo episodio in ordine di tempo di evidente black-out nella gestione dell’ordine pubblico all’interno dello stadio del capoluogo salentino, dove negli ultimi periodi si sono registrate, sotto gli occhi di tutti, disfunzioni palesi e momenti di forte tensione, nonostante qualche imbarazzato tentativo di minimizzazione dei giorni successivi.

L’esposto è in allegato in formato Pdf al termine di questo articolo. Potete scaricarlo, leggerlo e, se lo desiderate, sottoscriverlo. Per farlo, basterà inviare la vostra adesione su un foglio bianco, compilato a mano con i seguenti dati: nome, cognome, indirizzo, tipo e numero di documento (ad esempio: carta d’identità, numero AK111111111) ed una vostra firma. Già centinaia di persone, in Curva Sud, hanno aderito, firmando in occasione della gara interna Lecce-Bologna. Tutti gli altri potranno inviare i propri dati per posta all’indirizzo della nostra redazione: LeccePrima, quotidiano on-line del Salento, viale della Libertà, 62 – 73100 Lecce.

Ricapitoliamo un po’ la situazione per chi fosse a digiuno in merito alla questione. Partendo dalle origini. Già, perché il fragore delle bombe carta gettate dai sostenitori del Bari durante il derby dello scorso anno ronza ancora nelle orecchie dei più, specie di quanti hanno rischiato di essere seppelliti sotto un’ondata di petardi. Chi stava alla Est quel giorno non può certo dimenticare. Un’invasione di migliaia di persone dalle zone del barese, molte delle quali senza biglietto, con tanto di striscioni offensivi al seguito, esposti sulle balaustre, e mai rimossi. Molti ricorderanno le polemiche che seguirono, non ultime quelle di alcune sigle sindacali di polizia, la dura presa di posizione del sottosegretario agli Interni Alfredo Mantovano, e persino gli incontri formali fra sindaci. Una brutta pagina ormai chiusa?

La pericolosa commistione prima di tifosi leccesi e milanisti, e poi, soprattutto sempre di leccesi con juventini, avvenuta in occasione delle più recenti uscite in serie A, ha fatto riemergere vecchie (ma non tanto) falle, che assumono una connotazione ancor più sinistra alla luce di quanto avviene – a detta di molti tifosi – nei confronti dei sostenitori giallorossi che affollano abitualmente il “Via del Mare”: controlli al lumicino che non risparmiano tappi di bottiglie d’acqua dei bambini e bandierine. Senza considerare la meticolosità con cui vengono passati ai raggi “X” gli striscioni leccesi. Tutto inappuntabile e perfino, cinicamente sacrosanto, sulla base delle nuove normative, se non fosse che le tifoserie avversarie riescono spesso e volentieri a far passare nel “bunker” di tutto un po’.

Come molti di voi sapranno, è partita proprio da un’inchiesta di LeccePrima, con documentazione video e fotografica, la prima denuncia sui difetti di organizzazione nello stadio di “Via del Mare”. Durante Lecce-Juventus i sostenitori salentini della Curva Sud (fra questi anche genitori con figli, pensionati, donne e ragazze, e soprattutto tanti abbonati letteralmente spodestati dai loro posti) si sono trovati mescolati con gruppi ultras juventini, con tanto di striscioni al seguito, a scanso delle leggi, persino quelle non scritte del buon senso, con pochi steward a tentare il possibile per tenere distanti le fazioni e altrettanto pochi agenti di polizia e carabinieri. Cinte al vento, cori, abbozzi di carica, spintoni, urla, petardi, fumogeni. E’ successo di tutto, anche se fortunatamente non vi sono state conseguenze gravi (a livello fisico) per nessuno. Ma l’assenza della fatidica vittima sacrificale di turno non significa che la situazione, in sé, non fosse grave. Com’è possibile che non vi fosse alcun controllo? Perché sono stati sottovalutati i potenziali rischi? C’entra solo l’Osservatorio nazionale delle manifestazioni sportivi, o le responsabilità sono da spalmare su più livelli?

Basti pensare che nell’occasione parte del settore ospiti è rimasto persino vuoto. Non sarà allora forse proprio questa legislazione d’emergenza, lacunosa e realizzata senza qualsiasi reale conoscenza di quelle che siano le “situazioni da stadio”, ad aver reso possibile ciò che non accadeva neanche negli anni ’80-’90? A partire proprio dalle modalità di vendita dei biglietti.

Si tratta, questo, di un punto che merita un approfondimento a parte, e nei prossimi giorni torneremo meglio sull’argomento con l’aiuto di qualche esperto in materia.

Per ora, non possiamo che registrare alcune prese di posizione, avvenute (purtroppo…) quando LeccePrima era chiuso per alcune modifiche tecniche. Come il ritorno sull’argomento di alcune sigle sindacali di polizia e l’interrogazione parlamentare promossa dall’onorevole Teresa Bellanova del Partito democratico rivolta al ministro dell'Interno (è già stata pubblicata su altri giornali, ovviamente, visto che è datata 17 dicembre, ma ne riproponiamo i tratti salienti). “Era noto a chi di competenza, che tifosi juventini, provenienti da varie parti d’Italia ed ai quali era stata, peraltro, rilasciata l’autorizzazione preventiva per l’esposizione di striscioni riportanti la denominazione del citato gruppo organizzato di tifosi, stavano acquistando biglietti di Curva Sud”, scrive Teresa Bellanova. E ancora: “Tra la tifoseria leccese adiacente alla tifoseria juventina erano presenti anche moltissime donne, bambini e anziani che nulla avevano a che vedere con la cosiddetta tifoseria organizzata. A partita iniziata, quando gi si erano verificati atti verbali e non riconducibili ad insulti consistenti, esplosione di ordigni vietati, petardi e fumogeni, una quindicina di steward, privi di protezioni a difesa della propria persona, si sono posizionati per dividere le due tifoserie”.

“Solo durante l’intervallo tra il primo ed il secondo tempo – riferisce la parlamentare al ministro -, sollecitati dagli stessi tifosi e dagli steward che avevano ormai perso il controllo della situazione dopo episodi di contrasti fisici tra le due tifoserie, sono intervenuti gli agenti di polizia ed i carabinieri in tenuta anti-sommossa che hanno creato due barriere di cui una nel settore superiore della curva sud ed una nel parterre nei pressi del bar”. Fatto importante, la parlamentare rievoca anche alcuni episodi avvenuti in occasione di un’altra gara. “Già nella partita del 9 novembre 2008 Lecce Milan, si era verificato un episodio simile, numerosi tifosi della squadra ospite, peraltro di provenienza del territorio barese, erano stati collocati, in un primo momento, sempre presso la curva sud e prima dell’inizio della partita, spostati per ovvie ragioni di sicurezza; solo per una pura casualità fortuita la situazione non è degenerata provocando seri incidenti a persone e cose, seppur abbia generato comunque nei tifosi leccesi che si recano regolarmente allo stadio, un sentimento di paura e rabbia”.

E’ stata questa l’iniziativa che ha fatto seguito alle domande d’attualità promosse da Pierpaolo Signore (La Città) e Woytek Pankiewicz (Centro moderato) in Consiglio comunale. Prima di Lecce-Bologna numerosi tifosi si sono incontrati sotto la Curva Sud per un dibattito aperto su quanto avvenuto. C’è chi si dice stufo di queste situazione e si chiede se sia opportuno andare ancora allo stadio in un quadro di simile insicurezza e persino di disparità di trattamento. Un po’ di chiarezza, in modo serio e approfondito, sarebbe necessaria. Un atto dovuto nei confronti di quanti spendono un biglietto o acquistano un abbonamento, per poi rischiare di trovarsi coinvolti in situazioni non certo desiderate.

Emilio Faivre
documenti allegati
La copia dell'esposto in PSD da scaricare. (esposto.pdf - 295,98 Kb)

BOBO NON E' NAPOLETANO

Il Viminale non revoca il divieto, il club si adeguerà da agosto 2009.
Le porte degli stadi italiani resteranno chiuse per i tifosi del Napoli, come stabilito dal ministro Maroni quasi quattro mesi fa. Non ci saranno ripensamenti dell’Osservatorio e del Casms, i due istituti del Viminale che decidono sulla presenza degli spettatori alle partite. E questo finché il Napoli non aderirà al progetto «Tessera del tifoso», promosso dal ministero dell’Interno e già applicato da Milan e Inter (i nerazzurri possessori del documento saranno i primi a potersi recare in trasferta il 18 gennaio in occasione della partita a Bergamo). La «Tessera» crea un rapporto ufficiale tra club e tifosi con la supervisione del Viminale. Maroni, che dispose il blocco delle trasferte per i sostenitori del Napoli dopo i fatti accaduti il 31 agosto in due stazioni ferroviarie (Napoli Centrale e Roma Termini) e all’esterno dello stadio Olimpico, non è disposto a cambiare idea. «Sui tifosi del Napoli aspettiamo segnali nuovi e concreti», puntualizza il vicequestore Roberto Massucci, segretario dell’Osservatorio. Fatti nuovi e concreti: l’adesione del Napoli alla «Tessera del tifoso», considerata dai due organismi del Viminale «strumento» per valutare la partecipazione di gruppi organizzati o singoli sostenitori alle trasferte della squadra. Lo stop di Maroni vale fino al termine del campionato. «Ci piacerebbe essere messi in condizione di rivedere il provvedimento per la stagione 2009-2010», fa sapere il ministero dell’Interno. Il presidente De Laurentiis e il direttore generale Marino hanno avuto tre incontri con i vertici di Lottomatica, l’agenzia che cura la vendita di abbonamenti e biglietti per le partite e che dovrebbe occuparsi della distribuzione della «Tessera del tifoso». A metà gennaio verrà ratificato l’accordo: il Napoli conta di lanciare la «Tessera» nella prossima estate, contemporaneamente alla campagna abbonamenti 2009-2010. Dopo i fatti accaduti nella prima giornata di campionato, sui quali proseguono gli accertamenti della Procura, i tifosi non hanno più viaggiato al seguito della squadra (9 partite), nè si sono resi protagonisti di episodi violenti al San Paolo: da tempo non sono comminate ammende dal giudice sportivo della Lega. «Ma continuano ad arrivare segnalazioni di aggressioni a steward e di esposizione di striscioni offensivi. Infine, in un servizio televisivo è stato documentato il passaggio di tre-quattro tifosi attraverso un tornello», rileva il vicequestore Massucci: scritte contro Maroni e un reportage delle «Iene» di Italia 1 sul precario funzionamento dei controlli al San Paolo. La «Tessera» formalizza il rapporto tra club e tifosi, considerati dal Viminale «azienda e clienti». È concessa dai club dopo la supervisione delle questure perché non possono riceverla tifosi sotto Daspo (divieto di accesso negli impianti sportivi) o condannati per reati da stadio negli ultimi cinque anni. Il Viminale ha esposto alcuni vantaggi: per i possessori, non si applicano restrizioni per le trasferte e sono snellite le procedure di accesso negli impianti; per i club, l’aumento del livello degli standard di sicurezza perché dagli stadi dovrebbero uscire i gruppi violenti. Osservatorio e Casms ritengono, a livello nazionale, soddisfacente quanto è stato finora fatto. «La situazione è largamente positiva: abbiamo registrato il minimo storico di incidenti negli ultimi sei anni e un aumento di spettatori negli stadi di serie A», nota il vicequestore Massucci.

Redazione NapoliSoccer.NET - (fonte: il mattino.it)

27 dicembre 2008

BRAVI BOYS



Domenica 28 dicembre, su iniziativa promossa dall’allenatore crociato Guidolin, il Parma Calcio si allenerà in Cittadella e poi al Tardini. Un’iniziativa positiva, perché avvicina la squadra alla sua comunità, ai suoi ultras e ai suoi tifosi.
Il momento contingente è importante, perché la squadra sta lottando con quell’impegno che non vedevamo da tanto tempo, ma anche felice e fortunato, perché siamo tornati in corsa per la promozione. Viviamo quindi le condizioni ideali per cercare di consolidare il rapporto squadra-tifoseria-comunità, pietra angolare sui cui sviluppare la vita del club parmigiano. L’iniziativa in oggetto va finalmente nella direzione giusta, perché avvicina queste tre componenti fondamentali. Avvicinarsi, per conoscersi e apprezzarsi, per stimolare la passione e l’appartenenza, per irrobustire un rapporto fino a renderlo granitico, capace di resistere alle sfide che ci attendono e ai momenti di difficoltà.
Ragionevolmente l’appuntamento è stato fissato per domenica pomeriggio, immaginiamo per favorire la partecipazione di tutti. Speriamo in tanti vorranno essere presenti. Noi BOYS ci saremo.
Il Natale di Parma potrebbe sfumarsi di bianco, ma in ogni caso: noi lo ravviveremo di gialloblù.

BOYS PARMA 1977

GRIGI DI ALESSANDRIA

E' arrivato alla 84a edizione "Gelindo" e nel teatro dei Frati Cappuccini, in via San Francesco ad Alessandria, giovedì 25 dicembre, alle ore 21, si è svolta la "prima".

Interpretato, in quest'edizione, da Gigi Raiteri, nella sua "businà" Gelindo ha toccato svariati argomenti tra cui i Grigi (suscitando gli entusiasmi dei molti tifosi presenti)esortando la squadra a non mollare, a tenere duro (e chissà che non si possa andare anche oltre la C1, ma facciamo i debiti scongiuri).

La rappresentazione, dopo le repliche svoltesi ieri, riprenderà a partire dal 3 gennaio, sabato, alle ore 21.

Gli altri appuntamenti sono previsti per domenica 4 gennaio alle 15, lunedì 5 ore 21, il giorno dell'Epifania alle 15, sabato 10 alle 21 e domenica 11 alle 15.

SERIE B

Una media di 4mila spettatori. Nelle nove gare sin qui disputate al “Romeo Neri” il Rimini non può certo dire di aver fatto il pienone, anzi per numero di spettatori, quella riminese è la 14ª tifoseria della serie B. Numeri non troppo incoraggianti soprattutto se paragonati a quelli della passata stagione (una media di 5mila spettatori), che già non erano strabilianti, ma sicuramente più degni di una squadra cadetta.

Nelle prime nove gare di questa stagione il match con più appeal sugli spalti è stato quello con il Bari (5.313 spettatori), ma in quell’occasione, e occorre sottolinearlo, il popolo pugliese ha contribuito in maniera sostanziosa a far salire il numero dei paganti (oltre 1.500). Nonostante la gara fosse di cartello, i novanta minuti in notturna contro il Mantova, invece, hanno fatto registrare il minimo stagionale (3.011).

Nella speciale graduatoria degli spettatori, quella in cui i romagnoli risultano appunto al 14° posto (pressoché lo stesso che occupano in classifica, essendo il Rimini 13° ma a pari merito con l’Ancona), a far la voce grossa ci pensa un po’ a sorpresa il Bari di Conte: evidentemente nel capoluogo pugliese l’approdo nei quartieri alti ha ridato entusiasmo (come dimenticare la desolazione dell’immenso San Nicola nelle stagioni passate?).

I tifosi baresi sono tornati in massa allo stadio (10.573 presenze a gara in media) e anche a Salerno l’Arechi è sempre colorato con una media che supera le 10mila presenze. Poi viene il Parma di Guidolin, che lo stesso tetto lo supera di pochissimo. Lo stadio meno popolato, e qui non c’è nessuna sorpresa, è quello del Cittadella con una migliaio di spettatori in media a match. In fondo alla classifica, insieme alla squadra dell’ex tecnico biancorosso Foscarini, c’è incredibilmente il Brescia con una media spettatori di 2.673, poco meno del Treviso (2.937).

Se la cava bene la matricola Sassuolo (4.500 spettatori), capace di sfruttare al meglio la partenza a razzo, e in questa stagione ha ripreso quota anche la Triestina che i propri tifosi hanno nuovamente preso ad amare (5.794). Alla ripresa, dopo le vacanze natalizie, il Rimini sarà di scena proprio su uno di quei campi considerati caldi. All’Arena Garibaldi, lunedì 12 gennaio in posticipo, i biancorossi troveranno certamente il pubblico delle grandi occasioni, considerando che i tifosi del Pisa in questa prima parte di stagione hanno sempre risposto presente con una media di 9.341 spettatori a incontro.

Donatella Filippi

HELLAS INFELICE

(CALCIOPRESS) Hellas Verona - Sono tristi, i tifosi dell’Hellas. Il loro presidente, Pietro Arvedi, ha trascorso in coma la giornata di Natale. La grave situazione clinica, determinata dal drammatico tamponamento in cui il patron del club scaligero è rimasto coinvolto al rientro dalla trasferta di Cesena, non sembra lasciare spazio a verisimili segni di miglioramento. I bollettini medici non autorizzano al momento l’apertura di spiragli che possano rinfrancare le migliaia di cuori gialloblù che palpitano per la sorte di un dirigente contestato, ma sicuramente legato ai colori. Come la stessa dinamica del sinistro conferma.

Sono preoccupati, i tifosi dell’Hellas. Il futuro societario è entrato in un tunnel, che coincide con quello imboccato fisicamente dal loro presidente. Arvedi aveva deciso di cedere la società e la trattativa si è, ovviamente, arenata. Entro l’anno ci sarebbe inoltre da provvedere alla ricapitalizzazione e poi da tracciare le linee guida per la campagna acquisti di gennaio. Tutto bloccato dallo stato vegetativo in cui è precipitato il conte Arvedi. Anche se esistono appigli legali per prorogare determinati atti societari, è indubbio che la situazione del club veneto si sta facendo ancora più complicata di quanto già non fosse.

Sono arrabbiati, i tifosi dell’Hellas. In una manciata di giorni hanno perso i due personaggi che tenevano le redini societarie. Prima le dimissioni di Previdi, dettate da motivi di salute. Poi il grave incidente stradale che mette fuori gioco il presidente Arvedi. Un club decapitato che, sotto un certo aspetto, sembra in balia delle onde. Tutti buoni motivi per prendersela con un destino che si conferma, per l’ennesima volta, cinico e baro nei confronti della gloriosa società scaligera.

Sono in fibrillazione, i tifosi dell’Hellas. Alla ricerca spasmodica di notizie, che tardano ad arrivare in questi giorni di letargo, vagano attraverso i siti del web per capire come potranno infine sciogliersi i tanti nodi che stanno ingarbugliando la matassa gialloblù. Sarebbe stato bello trascorrere in modo più pacato queste feste, ma al cuore non si comanda. Come sa bene chi è legato da un indissolubile fil rouge alle maglie che si porta dentro. Le sorti del club si intrecciano con la vita quotidiana di ciascuno, finendo per permearla. Perché la Grande Storia del club coincide, per tifosi veri come sono quelli scaligeri, con le piccole storie personali.

Sono fiduciosi, i tifosi dell’Hellas. Hanno attraversato gli oceani del tempo al fianco delle maglie gialloblù. Nel bene e nel male. Senza lasciare mai soli quei colori. E, visto che la speranza è sempre l’ultima a morire, si augurano che il 2009 porti in regalo situazioni positive. E’ giusto che sia così. Se ai tifosi si toglie anche la voglia di sognare, vuol dire che la fine è davvero vicina.

Con questo auspicio, che facciamo nostro, auguriamo Buon Anno Nuovo ai tifosi dell’Hellas. In questi due anni di terza serie abbiamo imparato a stimarli ed apprezzarli. Persone impagabili. Tramortiti dagli eventi, eppure mai domi. Pronti a rinascere ogni volta dalle proprie ceneri, per ridare come e più di prima il loro sostegno alla squadra del cuore. Paradigma di quello spirito immortale che sottende ad un calcio dal sapore antico che nessuno riuscirà mai ad appannare. Prova provata che la parola amore esiste.

Sergio Mutolo - www.calciopress.net

SOLIDARIETA'


C'era un volta un Folle. Un giorno andò al mercato e mentre era assente la sua capanna prese fuoco. I vicini salvarono quel che poterono dall'interno e si diedero da fare a buttare secchiate d'acqua sulla capanna in fiamme, facendo una catena umana fino al fiume. Quando il Folle tornò e vide tutta quella gente che gettava acqua sulla sua casa, raccolse le poche cose che erano state salvate e le ributtò nel fuoco. I compaesani lo guardavano sbalorditi. A un certo punto si mise a piovere. La pioggia spegneva il fuoco, così quella brava gente smise la catena dei secchi d'acqua. Invece il Folle incominciò a prendere acqua dal fiume e a buttarla sulla capanna. Per farla breve, i vicini non credevano ai loro occhi. Gli chiesero perché si comportasse così. Rispose: «Quando viene il fuoco gli do il benvenuto e lo aiuto. Quando viene l'acqua le do il benvenuto e l'aiuto».


(Storia indiana)


Esprimo la mia totale solidarietà all'Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia, che il 26 dicembre 2008 ha visto devastati da un incendio la sala grande di meditazione e il tetto dell'edificio, l'altare con le diverse statue del Buddha, le tanke, alcune delle quali molto antiche e i tantissimi incunaboli e testi antichi di valore incommensurabile. Versamenti in danaro potranno essere eseguiti in favore di:
ILTK, conto corrente n. 48 Cassa di Risparmio di Lucca, Pisa e Livorno, Filiale di Rosignano Marittima
IBAN: IT21-A-06200-25100-000000000048 causale "Ricostruzione del Gompa"

Vincenzo

26 dicembre 2008

CELTIC-RANGERS

Domani a Glasgow va in scena l’ennesimo episodio della storia infinita tra le due grandi rivali del calcio scozzese: Celtic e Rangers. All’ora di pranzo, per esigenze televisive e di ordine pubblico, gli Hoops proveranno a uscire indenni dalle mura nemiche dall’Ibrox Park, mentre i Light Blues cercheranno di bissare il successo dell’andata e avvicinarsi così in classifica alla formazione guidata da Gordon Strachan.

Nel mondo del calcio il dibattito su quale sia il derby più sentito, più acceso, potrà andare avanti all’infinito, però è incontestabile che l’Old Firm, come è ribattezzata la stracittadina di Glasgow, racchiuda in sé degli elementi che trascendono la sfida sportiva. Cattolici contro protestanti, Irlanda contro Regno Unito, repubblicani contro monarchici: Celtic contro Rangers è anche questo.

Ripercorrendo a ritroso la storia delle due squadre che dalla loro nascita hanno cannibalizzato il football scozzese collezionando un totale di 93 campionati sui 111 disponibili, in realtà si scopre che per qualche decennio l’odio settario che ha poi intossicato i loro confronti diretti era rimasto quasi del tutto ai margini.

Nel 1873 un manipolo di canottieri, i fratelli Moses e Peter McNeil, Peter Campbell e William McBeath, tutti, ça va sans dire, di religione protestante, fondò il club i cui colori, blu-bianco e rosso, si ispiravano dichiaratamente alla Union Jack, mentre il nome fu preso in prestito da una compagine rugbistica inglese. I Rangers erano l’espressione del West End cittadino, un mix eterogeneo di esponenti della classe dei lavoratori e della borghesia benestante. Allora la divisione era netta anche a livello geografico, dal momento che nell’East End più povero e più “irlandesizzato” il cuore batteva forte per il Celtic, ovvero la società creata nel 1887 da Fratello Walfrid per finanziare la Poor Children’s Dinner Table, la mensa dove trovavano un aiuto e del cibo caldo i poveri di origine irlandese della città. Ora, fatta eccezione per l’elemento religioso, alcune delle “barriere” di una volta si sono un po’ sfumate. Una parte del ceto medio-alto ha origini irlandesi o comunque tifa Celtic, mentre a est ci sono roccaforti dei Blues (il quartiere di Bridgeton) e a ovest dei Bhoys (Govan, appena dietro Ibrox Park).

Ma torniamo in piena epoca vittoriana, agli albori della storia del football, quando le due compagini parevano andare d’amore e d’accordo e condividere un’agenda comune fatta di professionismo e grandi introiti dai botteghini – non a caso l’appellativo Old Firm, vecchia ditta, venne coniato con più di una punta di accezione dispregiativa. Vinta l’opposizione di realtà filo calcio amatoriale, come il Queen’s Park, a Celts e Gers non rimase che spartirsi a fase alterne Coppa nazionale e campionato.

Nell’immediato primo dopo guerra l’arrivo a Glasgow dei due armatori dell’Ulster Edward Harland e Gustav Wolff (quelli del Titanic), contribuì a far esplodere il bubbone del settarismo che ha caratterizzato la rivalità fino ai nostri giorni. In tempi di crisi economica, i due imprenditori nei loro cantieri navali assoldavano solo lavoratori di religione protestante, un principio che estesero dal punto di vista sportivo anche ai Rangers, almeno stando ai si dice dell’epoca. È un fatto che il duo Harland e Wolff accorse al capezzale dei malmessi Light Blues, rimpinguando le loro esangui casse con un prestito di 90mila sterline e sicuramente rivendicando una certa voce in capitolo in ambito gestionale. È un altro fatto che fino a pochi anni fa i cattolici ad aver vestito la maglia blu arrivavano a stento alla dozzina, e che intanto l’odio tra le due tifoserie aveva superato i livelli di guardia.

Più “tolleranti” invece sono sempre stati i bianco-verdi del Celtic. Protestanti erano Ronnie Simpson, Tommy Gemmell, Willie Wallace e Bertie Auld, quattro “Lisbon Lions”, come furono soprannominati i membri del team che nel 1967 nella capitale portoghese sconfisse l’Inter di Helenio Herrera e riuscì a portare per la prima volta nella storia la Coppa dei Campioni in Gran Bretagna. Protestante era anche Jock Stein, il tecnico di quella fantastica squadra. Uno che tra il 1966 e il 1974 fu capace di vincere nove campionati di fila (record poi eguagliato dai Rangers a cavallo tra anni Ottanta e Novanta) e che pensava che “il calcio senza i tifosi non è niente”.

In quei gloriosi anni Sessanta – che videro anche i Rangers mettersi in evidenza con buone prestazioni in Europa, poi culminate con la vittoria in Coppa delle Coppe all’inizio del decennio successivo – erano già un elemento acquisito le violenze che troppo spesso facevano da corollario ai confronti tra le due compagini. Botte da orbi tra tifosi sul campo (sic!), sugli spalti e fuori dallo stadio erano la norma. Ora vuoi per la globalizzazione del calcio – che ha portato un cattolico, l’italiano Lorenzo Amoruso, a indossare la fascia di capitano dei Rangers – vuoi per le normative anti-hooligans o ancora per l’influenza positiva del processo di pace in Irlanda del Nord, roccaforte di tantissimi tifosi di entrambe le squadre, alcuni spigoli molto appuntiti sembrano essersi in parte smussati, anche se c’è tanta strada da fare per poter raggiungere una situazione di piena normalità.

I due club ce la stanno mettendo tutta per far sparire i residui di odio settario che ancora fanno capolino sugli spalti specialmente in occasione dei derby. Ovvero quando cori, bandiere e sciarpe contengono più messaggi politici che incitamenti ai giocatori. Il dibattito è aperto, l’Old Firm è ancora una fastidiosa propagine dell’odio tra cattolici e protestanti oppure ormai è soprattutto una sfida sportiva? Canzoni come The Fields of Athenry e The Soldiers Song (filo-irlandesi) e Rule Britannia e The Sash (lealiste) sono insulti ad intere comunità oppure parte del retroterra culturale delle due fazioni e per questo andrebbero tollerate?

Forse una risposta a questi interrogativi ce la fornisce un episodio occorso nell’immediato dopo partita del derby dello scorso settembre, allorché Neil Lennon, in precedenza giocatore e adesso membro dello staff tecnico del Celtic, venne aggredito da due tifosi dei Rangers, che lo ricoprirono d’insulti a sfondo religioso. L'ex capitano dei Bhoys è un nordirlandese di fede cattolica e già in passato era stato fatto oggetto di pesanti minacce da parte di esaltati di fede protestante. Come dire che certe brutte abitudini sono dure a morire…

Luca Manes

RIVER

E' stato arrestato a Ostia, vicino a Roma, Ariel Luna, un ultrà del River Plate che si è autodenunciato dell'uccisione, di Gonzalo Acro, un tifoso della stessa squadra argentina.

Al momento dell'arresto, avvenuto ieri a Ostia, l'uomo aveva un passaporto falso. Tempo fa Luna aveva confessato in un'intervista di essere il responsabile dell'uccisione di Acro, avvenuta nel corso della presunta aggressione da parte di un gruppo di ultrà rivali, anch'essi appartenenti al River.

OM MANI PADME HUM. PER POMAIA

PISA - Un vasto incendio, probabilmente innescato da un corto circuito, ha devastato buona parte del monastero buddista di Pomaia (Pisa), uno tra i più importanti d'Europa. L' incendio ha distrutto la sala grande di meditazione e moltissimi incunaboli, testi antichi e statue. Non ci sono feriti. I vigili del fuoco hanno circoscritto l' incendio e provveduto a isolare la zona. Il monastero non è più agibile.



E' noto che io e il Dalai Lama non ci siamo mai "presi". Ma il Lama Tzong Khapa, il grande Monastero di Pomaia, era uno dei luoghi più intensi e suggestivi che abbia mai visitato, un'oasi di pace che, insieme ad altri, ha accompagnato il mio lungo viaggio attraverso gli Insegnamenti del Buddha (si, Maresciallo,noi ultras non siamo insensibili ai temi della metafisica ).
Con grande malinconia rivolgo il mio abbraccio ai monaci, alle monache e ai laici che in questo momento piangono questa immane distruzione.
OM MANI PADME HUM !
Vincenzo

ESORDIO

Atalanta-Inter, esordio in trasferta per la Tessera del tifosostadio_bergamo_200x

L’acquito dei tagliandi della gara dell’11 gennaio consentito ai tifosi milanesi che avranno aderito all’iniziativa. Le determinazioni del Casms

Per l’incontro del prossimo 18 gennaio 2009 Atalanta-Inter (Serie A), il Comitato di Analisi per la Sicurezza delle Manifestazioni Sportive (Casms), dopo aver stigmatizzato il comportamento dei tifosi bergamaschi in occasione della gara con la Juventus, ha ritenuto di consentire l’acquisto di un solo biglietto per i tifosi dell’Atalanta, favorendo così più accurati controlli, e di permettere ai soli tifosi dell’Inter che hanno aderito al programma ‘Tessera del Tifoso’ di acquistare i tagliandi per la trasferta.

Si tratta dell’esordio ufficiale della Tessera del tifoso per le trasferte e pertanto il Casms auspica che le due società, con il supporto delle Questure, sappiano mettere in campo ‘modelli organizzativi’ adeguati a garantire la festosa partecipazione all’evento sportivo dei propri tifosi.

Per l’incontro Lazio-Juventus del 18 gennaio 2009 il Casms ha stabilito la possibilità di acquisto di un solo tagliando per i tifosi ospiti, mentre per la partita Angri–Sant’Antonio Abate (NA) (Serie D) dell’11 gennaio 2009 ha disposto che la stessa si svolga a porte chiuse.

Decisa inoltre la chiusura del settore ospiti nelle gare considerate ad alto rischio:
Palermo–Atalanta (Serie A) 11/01/2009
Chievo-Napoli (Serie A) 18/01/09
Foggia–Pescara ( 1° Div. B) 18/01/09
Gallipoli–Potenza (1° Div. B) 18/01/09
Cosenza–Vibonese (Dilettanti) 18/01/09

In questi casi il Comitato ha auspicato l’accesso al settore ospiti, delle gare segnalate, a particolari categorie di spettatori quali le famiglie, i ragazzi delle scuole, le associazioni di anziani ecc.

Ministero Interno

24 dicembre 2008

NATALE CON GABRIELE NEL CUORE



Nel ricordo di Gabriele e di tutti quelli che ci hanno lasciato.
A tutti gli Ultras d'Italia, a chi vuole bene e a chi ci vuole male.
Ai diffidati, a chi soffre per l'ingiustizia, a chi non molla mai.
Alle Famiglie di Gabriele Sandri e Matteo Bagnaresi, ad Anna Marchi, noi
che Valerio non l'abbiamo mai dimenticato.
ULTRAS LIBERI !
BUON NATALE !

Vincenzo e Domenico

ANDRIESI BIANCONERI

Domenica 28 dicembre, presso la sede sociale dello Juventus Club Doc Andria “Avv. Giovanni Agnelli” in via Enrico Dandolo n. 37/39, a partire dalle ore 20,00, si svolgerà la sesta edizione della Notte Bianconera, tradizionale appuntamento delle festività natalizie per gli associati, simpatizzanti juventini e rispettive famiglie.

La Notte BIANCONERA è anche un momento per tracciare il bilancio dell'annata che va a concludersi, annata che ha visto lo Juve Club Andria sempre protagonista in più attività, dalla cena sociale di fine campionato presso la Locanda de La Poste al 1° riuscitissimo torneo di calcio intitolato alla memoria di “Lorenzo Lomuscio”, indimenticabile tifoso bianconero e socio fondatore del club.

Questa edizione della festa avrà un carattere prettamente benefico, infatti lo Juventus Club Andria, ha da poco avviato una collaborazione con l'Associazione “Gruppo Accoglienza Bambini Bielorussi” Onlus di Modugno, la quale è impegnata ogni anno nel trovare ospitalità a bambini e ragazzi bielorussi orfani dei propri genitori.

Nella Città, ogni anno, nel periodo estivo e natalizio, arrivano circa una quindicina di ragazzi ospitati da famiglie andriesi e grazie proprio alla collaborazione di una di queste il club è riuscito nell'intento di organizzare in loro favore un evento che possa vederli protagonisti per una serata.

Yana, bambina di 14 anni di Minsk, tesserata allo Juventus Club Andria sin dal 2004, sarà la portavoce dell'iniziativa durante la serata, nel corso della quale saranno donate delle magliette ufficiali della Juventus a tutti i bimbi bielorussi presenti.

L'Associazione Gruppo Accoglienza Bambini Bielorussi” Onlus di Modugno, ha inoltre predisposto anche per quest'anno delle Matrioska di cioccolata acquistate dallo Juventus Club e i cui fondi saranno utilizzati per avviare progetti finalizzati al miglioramento delle strutture (orfanotrofi in cui vivono i bambini) e della qualità della loro vita.

Nel corso della serata per chi volesse sarà possibile continuare ad acquistare altre matrioska, al costo di 7,00 euro cad.

Il club, afferma il presidente arch. Francesco NICOLAMARINO, “è divenuto, nel tempo, un importante punto di riferimento in città e nelle zone limitrofe”, prova ne è l'ennesimo personale record di soci battuto per la stagione in corso, ben 330, oltre agli attestati di stima che riceviamo dalla Società e da altri gruppi e club di tutta Italia.”

“La passione con la quale seguiamo la Juventus, continua Nicolamarino, quasi ovunque è a dir poco “travolgente”, basti pensare che nel solo anno 2008, nonostante le assurde leggi repressive e i divieti che ci hanno costretto a non partire (vedi Cagliari e Napoli) siamo stati presenti da Catania a Reggio Calabria, da Siena a Pinzolo, da Villar Perosa a Firenze, da Genova a Bologna, da Milano a Lecce oltre ad un infinità di viaggi a Torino. Ma la trasferta delle trasferte di questa annata è stata quella di Madrid dove in 25 abbiamo provato una esperienza unica, quella di “espugnare il Bernabeu. Adesso ci attende il Chelsea di Londra, trasferta già effettuata in passato contro l'Arsenal”.

La Notte Bianconera prevede inoltre diversi momenti di divertimento, con cabaret, musica dal vivo con percussionista e chitarrista e tombolate, lotterie e un infinità di premi messi a disposizione dei tantissimi commercianti andriesi amici del club. I premi più ambiti di questa edizione saranno certamente le due maglie ufficiali della Juventus di Del Piero e Amauri.

A fine serata discorso del Presidente, consegna delle tessere ufficiali a tutti gli associati alla stagione 2008/2009 con relativa t-shirt in omaggio e gran buffet di prodotti tipici andriesi organizzato come da tradizione dalla Galleria Gastronomica LA PUGLIA IN TAVOLA, con brindisi beneaugurate per l'anno 2009, che si spera, come sempre del resto, ricco di soddisfazioni per il popolo bianconero.

Alla serata parteciperà il Sindaco avv. Vincenzo Zaccaro, l'on.le Benedetto Fucci, socio del club, l'Assessore allo Sport Leonardo Lonigro e l'Assessore alla Cultura Paolo Farina.

Un particolare saluto va agli amici dei gruppi di Bisceglie, Modugno e Gravina e agli ULTRAS FIGHTERS-TRADIZIONE GRUPPO STORICO 1977 ai quali siamo legati, nonostante la distanza, da una forte amicizia. Un ringraziamento invece va alle ditte che ci sostengono sempre in tutte le iniziative: Moda Oggi, Bar Nessie dei Pini, Art'è Andria etc. B&B, Bar Fantasy, Grafiche Guglielmi, La Puglia in Tavola e Campanale Autoricambi.

Il Presidente e il direttivo dello Juventus Club Doc Andria, invitano tutti gli associati a partecipare ed augurano all'Amministrazione Comunale e agli sportivi andriesi un un sereno Natale e un Felice Anno Nuovo che possa regalare più serenità e tranquillità a tutti.

ANDRIESI

Mano pensate del giudice sportivo nei confronti dell'Andria dopo la rissa scoppiata al termine della sfida col Gela. Quattro partite da disputare a porte chiuse e una multa di 15.000 euro: questa è la sanzione inflitta alla società Andria. Il giudice ha inflitto anche quattro giornate di squalifica ai calciatori Sgarra e Di Simone.
Una punizione oltremodo pesante soprattutto per i tifosi che hanno avuto un comportamento civile e corretto sugli spalti ed in compenso non potranno seguire quattro partite interne della loro squadra del cuore. A questo si aggiunge il grande danno economico, se si considera che i quattro incassi che mancheranno, tra cui quello del derby col Barletta, il cui ammontare complessivo si aggira sui 70mila euro.
L'amarezza più grande di questa vicenda è vedere impunito il Gela che volente e nolente ha partercipato alla rissa di fine gara, con i propri tesserati. Ed infine, fa male vedere come la questione sia stata strumentalizzati da alcuni organi di stampa nazionale che, non presenti al campo domenica, ne hanno approfittato per sparlare in maniera malsana della città e della società calcistica.

FESTA ULTRA'

Emilio Randacio
Nell´indagine del pm Poniz il dirigente del Milan e la società sono parte lesa

Alla festa di Natale, in mezzo ai tifosi sorridenti. Nulla di male per Adriano Galliani, anzi. Una presenza di routine per l´amministratore delegato del Milan. Peccato, però, che come sede dell´incontro per il rituale scambio di auguri, il numero uno operativo della società rossonera e braccio destro calcistico del presidente del Consiglio abbia scelto la sede dei «Guerrieri ultras», gli stessi che, nel maggio del 2007, secondo un´inchiesta della procura di Milano, avrebbero tentato di ricattare la società di via Turati a suon di minacce in cambio di biglietti omaggio per San Siro, e della gestione di un business da decine di migliaia di euro ogni anno.
L´immagine di Galliani compare sorridente in mezzo ai tifosi della sua squadra, sul sito ufficiale degli stessi «Guerrieri ultras», quelli che, da alcuni anni, sono i più forti in curva sud. Mischiati tra loro, come ospiti d´onore, ci sono anche Massimo Ambrosini, Kakha Kaladze, Andriy Shevchenko e la giovane promessa Luca Antonini. Sette responsabili della stessa organizzazione di tifosi, il 22 maggio del 2007 sono finiti in manette per accuse che parlano di associazione a delinquere, estorsione, violenza e minacce. La parte lesa, stando all´inchiesta, nientemeno che il Milan. Eppure, nel sito, aprendo sulla galleria fotografica si può ammirare Galliani a stretto contatto con il «Barone», Giancarlo Capelli, entrambi sorridenti. Scorrendo le immagini, si può intuire che anche oggi è sempre lui la vera anima degli ultrà rossoneri. In un´immagine, armato di megafono, il Barone invita gli altri presenti a seguire i suoi cori.
Ma stando all´inchiesta del pubblico ministero Luca Poniz, il Barone avrebbe ricattato il Milan non solo per avere biglietti, ma anche per ottenere benefit riconducibili «alle attività di contorno, legate alle cene con i giocatori, le magliette, gli autografi, tutti accessori che determinano un notevole ritorno economico». All´epoca, Galliani aveva denunciato le minacce subite in procura, sostenendo nel suo esposto, che il Milan altro non era se non parte lesa del procedimento, e sottolineando anche di «non aver mai avuto alcun tipo di rapporti diretti con il tifo organizzato». Una combriccola tutt´altro che moderata, scorrendo l´atto d´accusa della procura di Milano, quella dei Guerrieri capeggiati da Giancarlo Lombardi e Capelli. Che pur di arrivare a ottenere i biglietti per vedere la finale ad Atene tra il Milan e il Liverpool, non si sarebbe fermata di fronte a nulla. E se le richieste di fornire tagliandi gratis venivano rifiutate da parte della società di via Turati, ecco la minaccia. Uno dei capi della «Guerriglia», Lombardi, a quindici giorni dall´appuntamento di Atene dopo un incontro nella sede milanese di via Turati, non avendo ottenuto quello che aveva chiesto, «manifestava il suo disappunto lasciando trasparire che avrebbero potuto intraprendere possibili contromisure».
Tra i supporter incontrati da Galliani per festeggiare il Natale c´erano anche quelli che lui stesso ha denunciato, presunti ricattatori del club, capaci di scatenare disordini in curva alla domenica, nel caso in cui le loro richieste venivano rispedite al mittente. Anche perché, dopo gli arresti dei 7 capi ultrà nel maggio del 2007, il Comitato per l´ordine e la sicurezza aveva disposto un servizio di scorta per Galliani per evitare possibili ritorsioni.

CATANIA SI RIBELLA

Catania-Roma 3-2

Miracoli della cieca presupponenza
Potrebbe mai il bue dire cornuto all'asino? Potrebbe il candeggiato Michael Jackson dirigere un movimento politico come il "Black Power"? Potrebbe Vladimir Luxuria avere ancora un briciolo di credibilità come uomo (o donna) di sinistra dopo aver partecipato all’Isola dei Famosi? Taluno sarebbe tentato di pensare che quelle succitate siano le classiche domande retoriche del solito sfaccendato “enumeratore di mattonelle in Via Etnea” tipico dell’immaginario collettivo nostrano quando si pensa a Catania con il cervello obnubilato da tenaci luoghi comuni otto-novecenteschi, dal “gallismo” alla mafia, dal “ferry boat” alla pasta di mandorla. Eppure, parrebbe che al giorno d’oggi tali “miracoli” del trasformismo più bieco congiunto alla malafede più smaccata, lungi dall’essere confinati nel loro habitat naturale, la nostra splendida politica da “Repubblica delle Banane”, “locus amoenus” nel quale tutto diventa probabile, anche che un democristiano si travesta da comunista, un radicale s’inventi portavoce dei conservatori più retrivi e un barricadero di “Lotta continua” si trasformi nel miglior cantore del potere costituito a tutte le latitudini, possano verificarsi pure nel più “spaghettaro” mondo del pallone. Noi ne prendiamo atto, seppure non ce ne facciamo una ragione.

Abbiamo visto la partita sbagliata?
E non ce ne facciamo una ragione, per nessun motivo. Infatti, all’indomani di Catania-Roma, invece di leggere sui giornali e di assistere in tivù alla descrizione di una normalissima partita in cui una grande squadra come quella capitolina, purtroppo (per gli stessi tifosi giallorossi) svagata e non in palla, viene quasi di default nettamente superata da una buona compagine (in specie fra le mura amiche) come quella catanese, cosa del resto assai usuale nel campionato italiano, l’ignaro tifoso (non solo etneo, si badi bene) si vede sepolto dal fuoco incrociato di una sequela interminabile di mortai puntati verso lo stesso bersaglio e vomitanti polemiche velenose, dichiarazioni “urbi et orbi”, accuse infamanti, illazioni peregrine e chi più ne ha più ne metta. Una gragnuola di colpi, in special modo provenienti dalla Capitale, da cui difendersi è dura, anche psicologicamente, tanto che il sottoscritto, presente al “Massimino”, alla fine è giunto a chiedersi: “Ma, ho assistito alla partita che ricordo, quella in cui per 70 minuti s’è vista una squadra passeggiare in campo mentre l’altra furoreggiava e in cui gli unici atti censurabili risultano la tacchettata di Cassetti e la pantomima da teatrino di quartiere di Mexes, peraltro inspiegabilmente non punite (almeno la seconda, se proprio la prima la si volesse interpretare come “involontaria”...) dal solito “cuor di coniglio” in veste di direttore di gara (per di più internazionale, mah!), oppure alla riedizione della Battaglia di Guadalcanal con i rossazzurri nei panni degli alleati e i romanisti in quelli dei giapponesi pronti a vender cara la pelle?”.

Aliena vitia in oculis habemus, a tergo nostra sunt
L’unica cosa che si legge o si sente è che la Roma ha perso perché c’erano persone non autorizzate a bordo campo, le quali avrebbero “creato un clima di tensione”. E qui scatta la classica risata che seppellisce tutto e tutti. Questa boutade non merita nemmeno commento. Sennonché, alla fine l’ambaradan sortisce il suo effetto: “Massimino” diffidato. E qui scatta l’incazzatura, per due motivi semplici semplici che, tuttavia, richiedono una premessa:

P. Il presupposto è questo: fermo restando che la società rossazzurra nega ogni addebito e saranno le sedi opportune a verificare ulteriormente i fatti, se effettivamente all’interno del recinto di gioco erano presenti persone non autorizzate, è giusto che il Catania venga multato. Multato... ma perché la diffida del campo?

1. Ecco il primo motivo di arrabbiatura potente: è possibile che il “Massimino”, stadio blindato e, al momento, fra i più sicuri del mondo, impianto che, dopo i tragici fatti del 2 febbraio (pagati giustamente a caro prezzo e, in ogni caso, capaci di “fare da spartiacque”, tracciando una nuova via alla tifoseria etnea) risulta “intonso” sotto tutti i punti di vista, venga diffidato per vicende di certo non eclatanti (e tutte da verificare) e non lo sia (almeno) l’Olimpico di Roma nei pressi del quale una domenica sì e l’altra pure vengono “leggermente accoltellati” uno o più tifosi ospiti? Dove sta la perequazione? Cioè, in pratica, che tipo di legislazione sportiva dobbiamo sorbirci? Il Manuale delle Giovani Marmotte ci pare più serio...

2. L’attacco “mediatico” proviene soprattutto da Roma, accuratamente preparato nella settimana precedente, soprattutto attraverso le numerose radio “tematiche” (a Catania, di contro, mai si è trascorsa una vigilia così tranquilla, anche nell’ambito delle trasmissioni radiofoniche, peraltro tutte assai urbane nei contenuti e nei toni). E qui ci riallacciamo alle domande retoriche di inizio editoriale: può una “città calcistica” come Roma, la stessa città protagonista nel recentissimo passato di (in ordine sparso):

a- una quarantina di accoltellamenti (ma sono “carusazzi”, si divertono...) nei pressi dell’Olimpico nell’ultimo anno solare;
b- sequela di incidenti, anche gravi, addirittura con interrogazioni parlamentari nel Regno Unito, tra tifosi giallorossi e supporters inglesi e greci a Roma e all’estero. Atti questi che veicolano un’immagine assai negativa del nostro calcio all’estero non meno delle giustamente famigerate sequenze del 2 febbraio catanese;
c. Trasformazione in Kabul di molte strade della città nelle ore successive all’omicidio del povero Gabriele Sandri, tragedia che peraltro con il calcio aveva poco a che vedere;

... arrogarsi il diritto di porsi e proporsi come ente legiferatore in fatto di moralità nei confronti di chicchessia? Certo che no! No tutta la vita! E, infatti, la credibilità di tali attacchi e illazioni si riduce a zero. Zero patata. La sentenza di Seneca che dà titolo al paragrafo dovrebbe insegnare molto... La predica a noi può forse venire a farla un udinese, non un romano, così come noi catanesi, noi catanesi PER BENE moralmente non ci sentiamo di farla a nessuno, dopo quanto di grave accaduto nel nostro stadio quasi due anni fa. Anzi, per la prima volta nella storia, sarebbe bene che questa “intellighenzia” romana facesse veramente opera di intelligente e umile introspezione e guardasse alle proprie manchevolezze, cercando di impegnarsi in campagne mediatiche volte a porre seriamente rimedio a tali problematiche, così come è stato fatto a Catania dopo il 2 febbraio. Questa è storia, non parole a vanvera tirate fuori solo per portare acqua al proprio mulino! Al sottoscritto sembra, infatti, che si predichi bene e si razzoli male. In buona sostanza, come al solito si parla e straparla, ma di fare qualcosa nemmeno l’ombra. Probabilmente, la vicinanza con il baraccone politico da operetta che ci ritroviamo nel nostro Bel Paese induce qualche “operatore dell’informazione” della Capitale a seguirne indirizzi e strategie...

Numero 89
E poi, scusate, non ci sentiamo di prendere lezioni di stile o di fair-play da chi, in qualità di conduttore di una trasmissione radiofonica, si senta in diritto di “mandare affanculo” il proprio ospite, proseguendo crassamente a prenderlo in giro. Magari saremmo stati indotti ad accettare qualche lezioncina da cervelli più sottili ed educati, consapevoli che l’arma di maggior potenza messa a disposizione dell’uomo è l’ironia, non il grezzo insulto. Ma in questi giorni di ironia non ne abbiamo sentita punto provenire dalla Capitale. Sfortuna, pura sfortuna, perché siamo sicuri che più di un novello Belli alberghi nel cuore di Roma. Il sottoscritto non sarà Belli e neppure Trilussa, ma un pizzico d’ironia ogni tanto la usa: che ogni scervellato cervellone nato solo per devastare i neuroni (e non solo) della povera gente dai pulpiti radiotelevisivi più disparati (da Radio Ricotta in su, insomma) possa un giorno ritrovar