31 ottobre 2008

CIAO ''SKRONDO''


Andrea era un ultras del Perugia, uno degli Ingrifati. E' deceduto, per un arresto cardiaco a 35 anni, durante una vacanza in Brasile. Per riportare la salma in Italia e dargli una degna sepoltura, occorrono molti ma molti euro (circa 15.000). Lo skrondo non aveva i genitori, la sua famiglia era il gruppo ed i ragazzi degli Ingrifati, da soli, non possono farcela. Chiunque voglia dare il proprio contributo (anche 1 solo euro) di seguito trova i dati della postepay aperta dagli Ingrifati su cui effettuare la ricarica. I tempi sono strettissimi perchè in Brasile dopo circa 10 giorni il corpo viene messo in una fossa comune. Grazie a tutti.
Postepay n.: 4023 6004 1258 3710 intestata a SILVIA PAMMELATI
Per chi vuole contattare direttamente gli Ingrifati : http://www.ingrifati.it/

GLI OTTIMI ULTRAS PISANI

(ASCA) - Firenze, 31 ott - Un pannello solare per portare la luce in una comunita' Saharawi.

E' stato acquistato grazie a 6 mila euro raccolti dai tifosi della Curva Nord del Pisa.

Il piccolo intervento di cooperazione e' stato reso noto nel corso della conferenza stampa seguita alla missione nel deserto dell'Algeria di una delegazione della Regione Toscana guidata dagli assessori Massimo Toschi ed Enrico Rossi.

Altri pannelli devono essere costruiti, alcuni dei quali indispensabili per garantire elettricita' ai nuovi dispensari che si costruiscono grazie alla Regione e l'assessore Toschi ha lanciato un appello: ''Se ci sono club o squadre di calcio della Toscana, la Fiorentina, o l'Arezzo o altre squadre, potrebbero contribuire. Con pochi soldi si possono fare cose molto importanti per i Saharawi''.

Toschi e Rossi hanno inaugurato un nuovo dispensario ed e' stata posta la prima pietra di un altro dispensario. In totale sono 6 quelli che fanno parte dell'accordo con la Regione e per i quali la stessa amministrazione ha stanziato 100 mila euro all'anno per tre anni. In una di queste strutture, gia' funzionante, sono gia' nati 50 bambini. Altri interventi riguardano l'acqua, lo smaltimento dei rifiuti, l'istruzione, lo sviluppo economico, l'accoglienza dei bambini, le donne i diritti umani.

Toschi e Rossi hanno anche potuto vedere il muro di 2000 chilometri che rende impossibile tornare in Marocco, il paese dove si trova la loro terra. Un muro lungo il quale sono state piazzate anche milioni di mine antiuomo, molte delle quali fabbricate in Italia. Toschi, Rossi e gli altri componenti della delegazione hanno fatto, insieme ai Saharawi, una manifestazione pacifica contro quel muro, dandosi la mano tutti insieme.

''L'Italia - ha detto Toschi - deve chiedere ufficialmente scusa ai Saharawi per quelle mine e io voglio tornare qua anche per questo''.

SAMP-TORO

di Guido De Luca

Il desiderio di uscire da uno stadio e tornare a casa prima che finisca la partita è una spiacevole sensazione. Se questa volontà è figlia non di un brutta prestazione della propria squadra del cuore, ma di una situazione di reale pericolo per l’incolumità della persona stessa, viene spontaneo chiedersi quanto valga la pena continuare a muoversi dalla propria città per seguire il calcio. Precisando da subito di non voler cadere nella retorica e nella morale, la riflessione del caso aiuta, però, a introdurre, e a riportare alla memoria di tutti coloro che erano presenti, la trasferta di Genova contro la Sampdoria del 25 febbraio 2001. Lo stadio di Marassi è l’ideale teatro per una partita di pallone. Raccolto, a ridosso del rettangolo di gioco, è il classico catino che permette allo spettatore di godere da vicino le gesta dei propri beniamini e di incitarli al meglio, sicuro che il tifo venga recepito. All’esterno è invece un luogo che non trasmette un senso di sicurezza e ordine. Circondato da case e vicoli stretti, è raggiungibile in alcuni punti solo dall’attraversamento di uno stretto ponte sopra il torrente Bisagno. Quella domenica sono circa mille i tifosi al seguito dei granata. Sono proprio alcuni dei nostri stessi tifosi, appartenenti alla frangia più attiva del tifo, a creare per primi disordini all’esterno dell’impianto del Luigi Ferraris, prendendo alla sprovvista i supporters avversari e soprattutto le forze dell’ordine. Queste ultime, totalmente impreparate e disorganizzate, progettano durante la partita un’azione riparatrice di tardivo controllo dagli effetti assai discutibili: senza alcuna distinzione tra uomini, donne e bambini, provvedono a schedare ciascun tifoso ospite ritardando l’uscita dallo stadio del migliaio di tifosi granata sino a tarda serata.
Sampdoria Torino è la partita di cartello della 5° giornata di ritorno del campionato di serie B 2000/2001. E’ l’anno in cui Camolese ha ereditato la squadra da Gigi Simoni e sta risalendo la classifica dopo un inizio disastroso. Il Toro è reduce da una striscia di risultati molto positivi e affronta i blucerchiati in una gara piena di insidie. L’entusiasmo è alle stelle, la squadra appare unita e ha in Antonino Asta e Riccardo Maspero i leader indiscussi dello spogliatoio. L’attacco è affidato a Stefan Schwoch e Ciccio Artistico. La difesa può contare su giocatori di categoria superiore come Galante, Delli Carri e Fattori. In porta Luca Bucci infonde loro sicurezza. Tutti questi ingredienti non sono comunque sufficienti per vincere ogni partita ed è ciò che è accaduto contro la formazione genovese, guidata da Gigi Cagni, che s’impone nell’occasione con un risultato all’inglese. Autori delle reti Flachi e l’ex di turno Possanzini, cresciuto nel vivaio granata. La sconfitta non influirà sul prosieguo del campionato che vedrà il Torino piazzarsi al primo posto in classifica con il record di punti e vittorie. La stessa Sampdoria, invece, dovrà accontentarsi del primo posto non utile per la promozione nella massima serie. La partita non offre grande spettacolo e già alla mezz’ora appare chiusa con i padroni di casa forti del doppio vantaggio. I primi caldi anticipatori della stagione primaverile fanno il resto sulle gambe affaticate dei giocatori. L’atmosfera tra il pubblico è mesta e forse influenzata da ciò che è accaduto fuori dal campo di gioco e che dovrà ancora accadere al fischio finale del direttore di gara. La sconfitta rimediata passerà in secondo piano.

guido.deluca@toronews.net

IL TERZO TEMPO E' SOTTO LA CURVA

ROMA - Che fine ha fatto il terzo tempo? Il caro estinto... Cercato, voluto e alla fine praticamente abbandonato. Acclamato come la panacea di tutti mali, nel giro di qualche mese se ne sono perse le tracce. Del 'cerimoniale di saluto a fine gara' (così si scelse di chiamarlo) restano pochi casi isolati, primo fra tutti quello della Fiorentina, che continua nella sua opera 'moralizzatrice', come direbbe il presidente della Lazio Claudio Lotito. Già, il terzo tempo è 'made in Fiorentina'. La stessa squadra che negli ultimi giorni si è vista strappare di dosso, nascondendo l'imbarazzo e manifestando sdegno, l'etichetta di squadra virtuosa. Gilardino, come si sa, ha dato una mano. Ma non per questo possiamo dimenticare il ruolo dei viola. E Zamparini, presidente del Palermo, se ne farà una ragione. Soprattutto perché la buona volontà va sempre premiata, visto che almeno gli uomini dei Della Valle il terzo tempo continuano a farlo. In barba ad altre squadre smemorate che imboccano in tutta fretta gli spogliatoi, oppure litigano e si insultano (vedi Lazio-Napoli di domenica scorsa). Tirando poi le orecchie agli arbitri che invece dovrebbero 'invitare le squadre a posizionarsi al centro del campo'. Iniziò tutto circa un anno fa grazie alla Fiorentina, che inserì l'iniziativa nell'ambito del progetto Viola Fair e la impose all'attenzione del grande pubblico. Era il 2 dicembre del 2007, la squadra dei Della Valle ospitò l'Inter al Franchi e venne sconfitta per 2-0. A fine partita, Prandelli e i giocatori salutarono gli avversari con applausi e strette di mano. Le immagini fecero il giro d'Italia e la Lega ne rimase così impressionata da decidere di estendere a tutti gli stadi quella che nelle intenzioni sarebbe dovuta diventare una consuetudine. Di nuovo applausi e cori di approvazione: ecco la genesi di un fenomeno che avrebbe finalmente portato un gesto di civiltà nei tanto bistrattati campi di calcio. Ma arrivarono anche pareri negativi e perplessità: semplice strumento correttivo o un valore a cui dare risalto? Spettacolarizzazione della spontaneità o perdita del vero significato? Il presidente del Cagliari, Massimo Cellino, dopo l'introduzione ufficiale del terzo tempo a partire dal 12 gennaio 2008, fece notare che al Sant'Elia 'è una consuetudine da 14 anni' offrire agli avversari una sorta di pranzo. Al riparo da occhi indiscreti, venivano servite specialità regionali appositamente preparate da una cuoca. Ma non chiamatelo terzo tempo, si obiettò da più parti. Quello vero è un'altra cosa. Quello vero, l'unico e l'originale, nasce nel rugby e nel rugby trova la sua cornice ideale. Il resto, si disse, è solo una brutta copia impacchettata con la carta da regalo. Un tentativo di far passare per un'idea geniale un brevetto già depositato da altri. E a quasi un anno di distanza si capisce il perché. Infatti, se si eccettuano i primi lodevoli e a volte goffi tentativi (a due settimane dal via Iaquinta venne addirittura ammonito nel terzo tempo, a causa di un litigio con Balleri dopo Juve-Livorno), lentamente tutto è scivolato nell'oblio. Nascita e caduta di un imperativo. 'Deve essere qualcosa che viene dal cuore, non dalla Lega o dalla Figc', sentenziò fra gli altri Delio Rossi. Ecco, il vero nodo del problema è questo. Aver reso obbligatorio un gesto che dovrebbe essere spontaneo. Perché solo nella spontaneità trova il suo vero significato e scopo. Forse si è vanificato tutto, decidendo di cavalcare l'onda dell'entusiasmo invece di piantarne le radici. Intanto perché suscita più clamore un gesto inatteso che uno ripetuto senza convinzione. Si scoprì poi che in Lega un progetto del genere esisteva già dal 2004, e ne prevedeva l'introduzione a partire dai tornei giovanili, ma non se ne era fatto mai niente. Manca la cultura, si dice sempre in questi casi. E sembra essere tristemente vero, se consideriamo lo stesso problema da due angolazioni diverse. In Inghilterra Di Canio è ancora considerato un eroe per aver evitato di segnare con un giocatore infortunato a terra, in Italia invece Brienza, per aver fatto lo stesso in Palermo-Reggina del 28 settembre scorso, è ancora ricercato da masse di tifosi inferociti. Altro che terzo tempo.

TERZO TEMPO, STRANEZZA DI UNA REGOLA SENZA SANZIONI

Era il 2 dicembre 2007 e Fiorentina e Inter diedero il buon esempio, auspice il questore di Firenze Francesco Tagliente, l'ex presidente dell'Osservatorio del Viminale. Il 'terzo tempo', espressione mutuata dal rugby visto come il paradiso della sportività paragonato al calcistico inferno, si limitò a una stretta di mano informale tra i calciatori: altro che festa con i giocatori che bevono insieme. Apriti cielo. Le sacre regole erano state violate, qualcuno parlò di possibile multa. Abete però giustificò l'iniziativa, Petrucci anche. La Lega si affrettò a fare marcia indietro: 'Ho fatto i complimenti alla Fiorentina alle 17.23 di ieri', precisò Matarrese il 3 dicembre. Il calcio italiano scoprì il fair play. Il 13 dicembre, però, in consiglio di Lega arrivò il rinvio: nelle parole di Matarrese 'c'è ancora diffidenza'. Il 20 dicembre la decisione: si parte dal nuovo anno. Il 21 dicembre ecco la 'circolare': in quanto tale essa è un suggerimento, e non ci possono essere sanzioni in caso di violazioni.

'A partire dal 12 gennaio 2008- si leggeva nella circolare della Lega- al termine di tutte le gare delle competizioni ufficiali della Lega Calcio, entrerà in vigore il nuovo cerimoniale di saluto a fine gara. Al fischio finale, gli ufficiali di gara si posizioneranno in corrispondenza della parte alta del cerchio di centrocampo. I due capitani avranno il compito di radunare i componenti delle proprie squadre dietro di sé, nelle posizioni di partenza sotto indicate. Ad un cenno degli ufficiali di gara, i componenti della squadra ospitata saluteranno gli arbitri e, in rapida successione, i componenti della squadra ospitante, sfilando lungo la linea di centrocampo in direzione contraria rispetto a questi ultimi. Contestualmente, i componenti della squadra ospitante saluteranno quelli della squadra ospitata e, quindi, gli arbitri, sfilando lungo la linea di centrocampo sul modello del saluto sotto rete al termine delle gare di pallavolo. Dopo la stretta di mano, i calciatori saluteranno il pubblico e lasceranno il terreno di gioco insieme agli ufficiali di gara'. Iniziata in qualche modo l'applicazione, con alcune squadre più zelanti, altre meno e qualcuna contraria, è sembrato per un breve periodo che i problemi del calcio italiano fossero tutti qui. In questa stagione, passata l'attenzione dei media sulla questione, la Lega ha rinnovato la sua 'circolare'. Questa volta si è trattato di un documento più articolato, dove è stato preso in esame il rituale (che in fondo c'era stato da anni, con i calciatori che entrano accompagnati da bambini) delle squadre che si schierano prima della gara, con la variante di una prima stretta di mano. Poi il rituale è rimasto lo stesso, come non è cambiato il fatto che c'è chi ci tiene e chi no. Così non è cambiato che in una partita con incidenti e tensione nel finale nessuno ha mai pensato seriamente al fair play. Quando ancora tutta la faccenda era considerata di fondamentale importanza, infatti, sul 'terzo tempo' scivolò Farina di Novi Ligure. L'esperto arbitro dopo un convulso Catania-Inter del 10 febbraio evitò il cerimoniale: 'Ho pensato- disse Farina, del quale poco dopo si seppe che non era più il rappresentante degli arbitri, sostituito da Rosetti- che era meglio uscire dal campo per non inasprire il comportamento del pubblico. Mi e' sembrato giusto cercare di rasserenare la situazione, questo ho pensato'.

AVEVANO DETTO, IL TERZO TEMPO A PAROLE

Avevano detto... Queste le parole di molti protagonisti del mondo del calcio sull'introduzione del terzo tempo:

GIOVANNA MELANDRI, ALLORA MINISTRO PER LE ATTIVITA' SPORTIVE

'E' un atto di fair play bello e apprezzabile, da moltiplicare e, se possibile, rendere permanente. Sono lieta che sia la Federazione che la Lega siano favorevoli all'iniziativa, assumendo l'impegno di importare stabilmente questa bella consuetudine a al termine di tutte le partite di calcio'.

FRANCESCO TOTTI, CAPITANO DELLA ROMA

'Il calcio deve tornare quello di prima, quanto fatto dalla Fiorentina deve essere un esempio per tutti'.

ALDO SPINELLI, PRESIDENTE DEL LIVORNO

'Un gesto meraviglioso. Il terzo tempo va assolutamente apprezzato e lo metteremo in pratica'.

ROBERTO MANCINI, ALLORA ALLENATORE DELL'INTER

'E' un bel gesto, che pero' deve venire spontaneo e naturale. Non deve essere una cosa imposta. Io non vorrei fosse forzato, puo' capitare di non voler stringere la mano a un avversario... E non deve essere una cosa da fare semplicemente per tutto quello che e' successo ultimamente nel calcio'.

GIANLUIGI BUFFON, PORTIERE DELLA JUVENTUS

'E' un importante segnale di fair play, anche se forse non mi piace che questa iniziativa debba partire da un'istituzione e non dagli stessi giocatori. A livello educativo credo sia piu' che giusto farlo, ma sicuramente preferisco il modo in cui questo terzo tempo e' stato messo in pratica a Firenze, in maniera spontanea, senza che ci fosse una imposizione'.

LUCIANO SPALLETTI, ALLENATORE DELLA ROMA

'Queste cose bisogna iniziare a farle e il metodo conta poco. L'essenziale e' mandare un bel messaggio a chi ci vede. E se la cosa partira' fin dai settori giovanili, allora ritengo corretto che possa essere anche imposta'.

SERGIO CAMPANA, PRESIDENTE DELL'ASSOCALCIATORI

'Sono d'accordo con chi sostiene che non deve essere un obbligo. Deve piuttosto maturare una situazione di cultura, di etica, in modo che sia naturale che a fine partita che i giocatori si stringano la mano e si scambino le maglie'.

GIANNI PETRUCCI, PRESIDENTE DEL CONI

'Il calcio si vuole fare male da solo. Io l'ho detto e lo ripeto, sono favorevole. E la polemica sul fatto che non si puo' imporre una cosa del genere non la capisco. Si tratta di una bella iniziativa che fa parte della tradizione di altri sport come il rugby; nella pallavolo ci si stringe la mano, nel basket si alza la mano dopo un fallo... Invece sembra che il calcio si voglia fare male da solo dicendo che una regola cosi' non si puo' imporre. Che male c'e' se viene imposta?'.

PICCOLA STORIA DEL FAIR PLAY, DOVE IL CALCIO INSEGUE

C'era una volta un tempo e basta. Rispetto, regole, lealta', avversario e non nemico erano concetti non relegabili ad un 'dopo'. La storia del fair play e' una storia del passato che guarda al presente, la cultura classica della civilta' aggiornata al duello dei gentlemen non conosce terzi tempi. I codici sono quelli della Gran Bretagna dell'XVIII e XIX secolo, stampati in calce alla nascita degli sport di massa. Regole concepite per regolamentare i comportamenti dell'upper class, ricca e giocherellona, frequentatrice dei club. Dal gioco d'azzardo al duello, tutto aveva dei margini non superabili, il vero campo di gioco che se non si rispetta lascia morire il gioco in se'. Il quadro storico e' riferibile alla tradizione ateniese e romana ma influenzato anche dalla cavalleria medievale, e dal Cristianesimo protestante che predicava che il forte non deve mai opprimere il debole e che la cortesia e' tenuta di buon conto da Dio. Lo sport, dunque, nasce non come semplice esercizio fisico ma anche come esempio di virtu' pubblica. Cosi' con il cricket, nel 1780, nascono regole importanti quanto lo 'spirito del gioco': approccio rispettoso e comportamento decoroso. La rottura arriva con i primi esempi di sport professionistici. Il vil denaro inquina le fondamenta del fair play. Dal 1880 il calcio soprattutto diventa 'vittima' dello snobismo dei puristi: i gentlemen non lo fanno per soldi. O almeno non dovrebbero, ma i soldi coprono lo sport, che accetta il suo destino commerciale ma si difende con la tradizione, con la ritualita' di gesti antichi, armatura della vera essenza del confronto sportivo. Il pallone colpito coi piedi resta nell'immaginario 'un gioco da gentiluomini giocato da mascalzoni', mentre altre attivita' si elevano al rango di 'fair play sports'. Il rugby, innanzitutto, che per opposto e' 'il gioco per mascalzoni giocato da gentiluomini', e a seguire tutti gli altri, con i loro 'terzi tempi' consuetudinari e i tanti esempi da portare a futura memoria. Il tennis e' forse, fra tutti, la disciplina che ancora conserva un'apparenza di signorilita' applicata al 'mondano' sudore. E con un paio di episodi guarda il mondo dello sport dall'alto in basso: ricordano tutti gli appassionati una 'protesta' del barone Von Cramm che non accetto' una vittoria in Coppa Davis perche' sfiorato dalla palla decisiva poi finita out, o, episodio ben piu' recente, quando Andy Roddick a Roma rifiuto' il successo per una errata chiamata arbitrale e fini' poi col perdere l'incontro contro lo spagnolo Verdasco tra gli applausi del Foro Italico. Ma anche il calcio e' 'portatore insano' dell'istinto civilizzante dello sport, che coi suoi valori da' tregua anche alle guerre: nel primo conflitto mondiale, soldati tedeschi e britannici uscirono dalle trincee per una improvvisata partita di pallone. Nell'era moderna il 'gioco leale' si affaccia al calcio con l'irruenza di un tappeto srotolato sul prato di Firenze, palcoscenico simbolico per i saluti finali con gli avversari. Come nella pallavolo, nel tennis, nel rugby appunto. Fatto regola e poi dimenticato. Il calcio ci ha provato. Ancora in tempo, o magari tempo perso.

IO CONTRO, DELIO ROSSI: MAI FATTO IL TERZO TEMPO

'Non l'ho mai fatto'. Delio Rossi è uno di quelli che fin dall'inizio si è detto contrario alla norma sul terzo tempo. E infatti l'allenatore della Lazio, vista anche la discrezionalità lasciata dalla Lega calcio, a stringere la mano agli avversari a fine partita, seguendo il cerimoniale stabilito, non ci ha mai pensato. Massimo rispetto, ovviamente, la sua, se vogliamo, è solo una forma di protesta nei confronti della regola. Spiegata ancora all'agenzia Dire con queste parole: 'Deve essere una cosa sentita, non una cosa imposta. Io personalmente non lo trovo giusto ed è per questo che non l'ho mai fatto'. Almeno in campo, davanti alle telecamere, perché invece nella vita certi comportamenti sono i suoi da sempre. 'I comportamenti quotidiani sono il mio terzo tempo, al di là del terreno di gioco e dello sport. E' un modo di agire tutti i giorni che bisogna imparare'.

NOI A FAVORE, FIORENTINA: TERZO TEMPO E' UN ESEMPIO

Orgogliosi di aver aperto le porte del calcio al terzo tempo. La Fiorentina rivendica la primogenitura: il fair play, le strette di mano a fine partita... le tensioni si spengono dopo 90 minuti, e tutti amici come prima. Ci tengono a Firenze. La società, i giocatori, e anche il pubblico. E' un cerimoniale fisiologico. 'Siamo orgogliosi di averlo proposto per primi nel campionato italiano- dice l'ad viola Sandro Mencucci all'Agenzia Dire- Crediamo che sia un segnale di educazione molto forte per tutti, anche per i tifosi sugli spalti. E' una cosa simbolica: vogliamo dire che è finita la partita, e sono finite anche le 'ostilità'. E' il momento di stringersi la mano e di essere amici. C'è tanto rispetto dell'avversario in un gesto come questo. Il nostro pubblico ci sta dando una risposta straordinaria, resta sugli spalti fino alla fine per l'applauso alle squadre. Non obblighiamo nessuno a farlo. Deve essere una scelta, ma ai nostri calciatori viene naturale. Condividono la politica della famiglia Della Valle'.


DIAMOCI AL BASEBALL

WASHINGTON - Se è vero che il baseball sta all’America come il calcio all’Italia, allora è vero che, come in Italia, anche in America lo sport più amato comincia a dare alla testa, trasformando i tifosi in hooligans.
Lo dimostra il modo come è stata accolta a Philadelphia la conquista delle World Series, l’equivalente italiano dello scudetto: alcuni gruppi di tifosi dei Phillies l’hanno festeggiata sfasciando vetrine e automobili. È questo il tipo di reazione che ha provocato il titolo di campione americano di baseball, e la polizia di Philadelphia è stata costretta a lavorare per tutta la notte per proteggere la città dalla furia di decine e decine di tifosi tanto ubriachi quanto violenti.
Subito dopo la partita dei Phillies (4-3 contro i Tampa Bay Rays, per una serie di 4-1 finale) i tifosi si sono riversati nelle strade della città e per tutta la notte hanno dato vita ad atti di vandalismo: cartelli stradali e semafori abbattuti, qualche vetrina sfondata, automobili rovesciate.
Tutto per festeggiare una vittoria che mancava da 28 anni e che la città intende invece festeggiare al meglio con una parata ufficiale organizzata per oggi dal sindaco, Michael Nutter.
La vittoria dei Phillies, venuta in gara 5 dopo che la partita era stata interrotta 48 ore prima per pioggia, è considerata “storica” perché il titolo mancava da Philadelphia dal 1980. Anche per questo il presidente George W. Bush, ha voluto congratularsi con i nuovi campioni. La portavoce della Casa Bianca, Dana Perino, ha riferito che Bush ha chiamato il presidente dei Phillies, David Montgomery, per esprimergli i suoi complimenti personali.
«Gli ha fatto le congratulazioni e gli ha detto che questa vittoria deve essere particolarmente elettrizzante non solo per lui e per la squadra, ma anche per tutti i tifosi».
Pure troppo, visti gli effetti. Bush ha anche ricordato che alcuni giocatori dei Phillies erano stati alla Casa Bianca lo scorso anno insieme al manager, Charlie Manuel e che - come ha riferito sempre Dana Perino - il presidente era rimasto “particolarmente colpito” e «aveva augurato loro di raggiungere gli obiettivi prefissati».
Con la vittoria sui Rays della Florida, i Phillies della Pennsylvania hanno raggiunto il loro obiettivo: tornare in cima al baseball americano. Quell’obiettivo lo avevano raggiunto una sola volta nonostante la loro storia sia tra le più antiche e radicate d’America. La società fu infatti fondata nel 1883 ed è l’unica a conservare ancora lo stesso nome e la stessa sede. Tuttavia in 125 anni di attività i Phillies avevano vinto le World Series in una sola occasione. Per il resto la squadra vanta una sorta di record negativo con oltre diecimila sconfitte. Deve essere stato questo contrasto, il passaggio in una sola notte da squadra più perdente a squadra regina, che ha dato alla testa a molti dei suoi tifosi.

LA TESSERA 2

Milano, 30 ott. (Apcom) - La tessera del tifoso è uno strumento di "fidelizzazione" rilasciato dalla società sportiva previo un "nulla osta" della locale Questura che, dopo una verifica, può chiedere al club di non consegnarla nel caso il richiedente sia stato raggiunto dal "Daspo" (Divieto di accedere alle manifestazioni sportive) o condannato per reati da stadio negli ultimi cinque anni. Al possessore della tessera non si applicano le eventuali ristrizioni alla vendita del biglietto per motivi di sicurezza e gli si garantisce l'accesso alla stadio attraverso varchi più veloci.

Per le società, la tessera del tifoso rappresenta invece in prospettiva un vero e proprio strumento di "fidelizzazione" della propria clientela: è infatti concepita per fungere nel prossimo futuro anche come carta di credito o prepagata, favorendo attraverso l'accumulo di punti negli esercizi convenzionati una politica di facilitazioni e benefici ai propri "tifosi ufficiali".

"Cuore Rossonero", la tessera "multifunzionale" realizzata dal Milan in collaborazione con Intesa-san Paolo (la si richiede nelle sue filiali), è stata la prima ad essere diffusa a partire dall'inizio del campionato di calcio in corso. I titolari della carta, che ha una validità di dieci anni, sono oggi quasi 83mila (di cui circa 43mila abbonati) in tutta Italia. La carta è stata consegnata gratuitamente non solo agli abbonati alla stagione 2008/2009 ma anche a chi ha acquistato un biglietto per una partita casalinga del Milan. Gli altri l'hanno pagata 10 euro, poco più del prezzo di costo.

Nel prospetto che accompagna la carta rossonera si legge che "nel corso della stagione sportiva o dopo il rilascio, le tessere intestate a (o utilizzate da) persone che risultassero destinatarie dei provvedimenti sopra indicati, saranno invalidate e inserite in apposita black list", in conseguenza del quale "la carta sarà revocata: diverrà quindi inutilizzabile con conseguente risoluzione di ogni rapporto contrattuale ad essa connesso e saranno azzerati i Punti fedeltà fino a quel momento accumulati".

A Milano, la tessera del tifoso è stata introdotta anche dall'Inter.

LA TESSERA

Milano, 30 ott. (Apcom) - Pur ammettendo che possa essere "un sacrificio e una complicazione", sull'investimento per la tessere del tifoso a cui saranno dunque chiamati i club, Maroni sembra non ammettere deroghe: "Se questa cosa funziona e nei prossimi mesi la gestione nostra e delle squadre sarà, come sono certo, soddisfacente, penso che dal prossimo campionato la metteremo come regola e tutte le squadre si dovranno adeguare perché, dal mio punto di vista, non c'è nulla che possa venire prima della sicurezza degli stadi e di chi va allo stadio". Nessuna scusa, nessuna proroga sarà ammessa: "Le squadre non sono lasciate a se stesse, c'è il supporto completo e totale del ministero, c'è una procedura prevista - ha continuato il ministro - voglio però evitare come spesso succede in Italia che si è tutti d'accordo, si procede e poi il giorno prima della scadenza si chiede un rinvio". Dunque Maroni ha invitato "caldamente tutte le squadre ad applicare questo progetto perché questo meccanismo sarà la regola" e poi ha minacciato che "se le squadre non daranno seguito a questo progetto rimarranno in qualche modo penalizzate, perché non hanno capito e non hanno investito in questa direzione". Infine il ministro ha annunciato che "nei prossimo mesi faremo incontri con le squadre e con il Coni per capire come si possa arrivare all'obiettivo previsto".

Manganelli ha definito questa tessera "il bancomat del tifoso" e "il telepass della tifoseria sana", spiegando che si tratta solo dell'ultima delle iniziative messe in campo sul fronte della sicurezza degli stadi da quando, il 2 febbraio 2007, l'ispettore Filippo Raciti morì durante gli scontri tra ultras e polizia al termine del derby Catania-Palermo. "Nei cinque anni che precedettero quella morte, gli incontri di calcio nel corso dei quali si verificarono incidenti furono 1.114, con 5.388 feriti e 7.827 persone denunciate: una situazione di guerra" ha affermato il capo della polizia, sottolineando che da allora si è partiti dalla messa a norma degli stadi (con tornelli, lettori ottici dei biglietti, impianto completo di videosorveglianza e cabina di regia per la sicurezza), poi si è arrivati ai biglietti nominali e all'introduzione della figura dello steward, per giungere infine alle iniziative per la legalità (incontri a scuola e con il mondo ultrà) e alla sperimentazione di questa tessera. "L'idea della tessera del tifoso nasce per assicurare alla tifoseria sana l'accesso allo stadio" ha continuato Manganelli, che ha evidenziato come a fronte di "un abbattimento piuttosto radicale dell'incidentistica all'interno degli stadi", permanga una "particolare preoccupazione per il comportamento delle tifoserie in trasferta", verso le quali si "è scelto di adottare un estremo rigore".

Per il presidente dell'Osservatorio Domenico Mazzilli, la tessera "è un concetto di sicurezza partecipata" e "quello che ci serve per riportare le famiglie e i giovani allo stadio". "E' un progetto che nasce d'intesa con la Figc, il Coni e la Lega Calcio - ha concluso Mazzilli - che mira a coinvolgere il tifoso che si sente partecipe, destinato a liberare da qualsiasi vincolo chi vuole accedere allo stadio".

Tutti d'accordo dunque, tutti soddisfatti, a partire dall'ad del Milan Galliani, oggi davvero felici. Unica voce fuori dal coro quella del Codacons che annuncia in un comunicato di aver deciso di presentare "un esposto all'Antitrust per accertare se vi siano state intese restrittive della concorrenza". "Non si discute se la tessera sia o no un fattore di sicurezza per chi va allo stadio - recita la nota del Codacons - quanto il fatto che si tratta di una carta prepagata che il tifoso può reperire esclusivamente presso le filiali Banca Intesa Sanpaolo".

INFAMI, BASTARDI E VIGLIACCHI

Sono stabili, e in fase di leggero miglioramento, le condizioni del tifoso juventino aggredito al termine della partita Bologna-Juventus, ricoverato nella rianimazione dell’Ospedale Maggiore di Bologna.
Nelle prossime ore i medici che lo hanno in cura dovrebbero sospendere il coma farmacologico. La seconda tac ha infatti escluso la presenza di lesioni importanti. I medici domani potrebbero sciogliere la prognosi e dichiararlo definitivamente fuori pericolo di vita. Il trauma cranico, come ha spiegato Giovanni Gordini, responsabile della Rianimazione, ha provocato al paziente una perdita di coscienza prolungata e un trauma facciale con emorragia. I sanitari si dichiarano comunque ottimisti.

Un episodio grave che non doveva avvenire e che ha profondamente colpito il presidente del Bologna, Francesca Menarini. Da poco tempo nel calcio, il numero 1 del club rossoblù non tollera gli episodi di violenza come quello avvenuto ieri sera in via della Certosa, dove un tifoso della Juventus è stato gravemente ferito dopo un’aggressione da parte di alcuni sostenitori felsinei.
In un comunicato stampa pubblicato sul proprio sito internet il club si dice «vicino alle persone coinvolte nel deplorevole incidente» e il presidente, Francesca Menarini, aggiunge «si tratta di un fatto vergognoso e inaccettabile che scredita una tifoseria e una città che da sempre seguono il calcio in maniera corretta e civile. Sono certa che la parte sana della nostra tifoseria, che rappresenta l’assoluta maggioranza dei sostenitori rossoblù, saprà collaborare, come del resto la nostra società, con le autorità per una rapida individuazione dei colpevoli. In questo momento mi preme soprattutto esprimere la piena solidarietà e vicinanza del Bologna FC 1909 alle persone coinvolte e alla loro famiglia così duramente colpita».

«Da Raciti in poi non è cambiato niente». La moglia di M.D.V., il tifoso bianconero ferito a sassate la scorsa notte dopo Bologna-Juventus 1-2, ha fatto un parallelo con la vicenda dell’ispettore di polizia Filippo Raciti, rimasto ucciso durante gli scontri di Catania-Palermo del 2 febbraio 2007. La donna, col figlio sedicenne al quale gli ultras che hanno aggredito il padre hanno cercato di strappare la sciarpa bianconera, ha fatto visita al coniuge nel reparto di rianimazione dell’ospedale Maggiore. «Si sta svegliando, siamo più tranquilli ora», ha detto, spiegando anche che con il colpo di pietra ha subito anche la perdita di alcuni denti e una microfrattura alla zona superiore del cranio. La seconda tac, in attesa dell’annunciato bollettino medico, secondo indiscrezioni sarebbe non completamente negativa, cioè avrebbe individuato una piccola criticità, ma effettivamente l’uomo, di origini meridionali ma residente a Modena, non è più in pericolo di vita. Il figlio ha spiegato che l’ultras che lo ha aggredito non sarebbe stato un ragazzo ma avrebbe avuto 35-40 anni e che, dopo che il padre era stato colpito, svenendo, in tre gli sono andati addosso colpendolo a calci.

BLOCCO STUDENTESCO

ROMA—Quelli dei Collettivi li hanno cacciati ieri mattina da piazza Navona, ma poi se li sono ritrovati a sera in tv, in prima fila sulla piazza mediatica: Francesco Polacchi, leader nazionale del Blocco Studentesco, 22 anni, ospite di Mentana a Matrix, e Guelfo Bartalucci («Ma ghibellino nell’anima»), 19, leader romano, intervistato da Sky. Se questo voleva, il «Blocco» l’ha ottenuto. Far parlare di sé, dei «nuovi fascisti del Terzo Millennio», «né nostalgici né fanatici», «né razzisti né antisemiti », «mille cuori una bandiera» come dice una canzone degli Zeta Zero Alfa, il gruppo che canta da anni la loro rivoluzione. Era stato il Secolo, il quotidiano di Alleanza nazionale, due settimane fa ad intercettare per primo il fenomeno: la destra, quest’anno, presente e attiva nel movimento studentesco.

Capace di mobilitarsi, di occupare i licei (Orazio, Nomentano, Azzarita, Russell, Farnesina, Colombo) col suo simbolo, il fulmine nel cerchio («il fulmine è energia, il cerchio è la comunità» dice Marco Casasanta, 22 anni) in tutti i manifesti. Il «Blocco Studentesco» è forte e organizzato: ha preso 37 mila voti nelle scuole due anni fa alle ultime elezioni della Consulta provinciale, il vicepresidente della Consulta adesso è uno di loro, si chiama Giorgio Evangelisti. Così organizzati da essere notati anche a sinistra: ieri sempre il Secolo, a pagina 4, citava gli articoli di manifesto e Liberazione «quasi ammirati dall’impresa del Blocco». Perché, comunque, malgrado tutti gli attacchi, i sospetti, le diffidenze, le paure che ancora li circondano, il «Blocco» e «Casa Pound» (i loro fratelli maggiori) cominciano a farsi notare sul serio. Cercano spazi, si allargano, con i giornali («Blocco», «Fare quadrato»), con la radio (Rbn, Radio Bandiera Nera), su internet (www.bloccostudentesco.org). Sono arrivati anche allo stadio Olimpico, quando gioca la Roma: «Padroni di casa», il gruppo in Curva Sud, è il loro.

E quando vanno in trasferta cambiano nome: sullo striscione si firmano «Ospiti indesiderati». E niente saluti romani, ma solo perché sennò scatta il Daspo. Crescono in tutta Italia: a Verona, Palermo, Lecce, Arezzo. Nelle scuole fanno «sindacalismo studentesco»: si battono per le aule, le palestre, le biblioteche, la vita quotidiana degli studenti. Nel loro programma c’è la battaglia per il libro di testo unico («contro la mafia delle case editrici e dei professori », spiegano) per non far spendere soldi alle famiglie in libri di testo simili a quelli dell’anno precedente. E ancora: le gite in montagna per riavvicinare gli studenti alla natura («la nostra è una visione spirituale»), la triplicazione delle ore di educazione fisica (perché, anche se non l’ammettono, hanno tutti, ragazzi e ragazze, il culto del corpo) e infine il progetto «Fratello Sole », l’installazione di pannelli solari sui tetti degli istituti («Con l’energia alternativa si risparmierebbe veramente. Non con i tagli della legge Gelmini... »).

Sono nati nell’estate del 2006 e dopo appena due anni e mezzo ora è nato anche il «Blocco universitario», attivo negli atenei. «Blocco Studentesco odia gli stupidi», è uno dei loro slogan preferiti. Oppure: «La ricreazione è finita ». Il quartier generale si trova in un ex edificio della Pubblica istruzione (quando si dice il destino) vicino piazza Vittorio, occupato anni fa da quelli di «Casa Pound», «movimento apartitico e non extraparlamentare», si affretta a specificare il suo leader carismatico, Gianluca Iannone, 35 anni, il cantante degli Zeta Zero Alfa di cui sopra. Stavano con la Fiamma tricolore, prima. Ma ora l’alleanza si è interrotta.

All’ingresso sul muro hanno dipinto con la vernice i nomi del loro Pantheon personale: da Evola a Guenon, da Clausewitz a Marco Aurelio. Iannone indosso ha una maglietta nera. Sul retro c’è una scritta: «Violenti, insensati, macabri». Racconta che sono gli aggettivi usati tempo fa da un quotidiano per definire quelli del «Blocco». Il quotidiano è stato poi querelato. Casa Pound «osa», come dicono i «camerati » giocando sull’acronimo («Occupazioni a Scopo Abitativo»). Hanno occupato il palazzo vicino piazza Vittorio dove adesso ci vivono 18 famiglie. In un altro edificio, poi sgomberato dalla polizia, in via Lima, c’erano anche somali ed eritrei («questo a dimostrazione che non siamo affatto razzisti, nel Blocco Studentesco ci sono pure un indiano e un italo-africano», aggiunge Andrea Antonini, 37 anni, che è pure consigliere nel XX municipio, eletto con «La Destra» di Storace). Ieri, dopo la battaglia di piazza Navona, hanno ricevuto pure la visita di solidarietà di due consiglieri comunali di An, Ugo Cassone e Luca Gramazio. Due alleati in Campidoglio, in questo momento, non sono un dettaglio trascurabile.

Fabrizio Caccia

GALLIANI E MARONI

(nella foto: ADRIANO GALLIANI E IL MINISTRO ROBERTO MARONI, IERI IN CONFERENZA STAMPA)

MILANO - Ieri mattina presso la Sala Executive dello stadio di San Siro il Ministro dell'Interno Roberto Maroni ha presieduto una conferenza stampa per rilanciare, a partire dall’incontro Milan-Napoli che presenta forti restrizioni dei tifosi allo stadio, la “Tessera del Tifoso”. Alla conferenza hanno preso parte anche il Capo della Polizia Antonio Manganelli e il Presidente dell'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive Domenico Mazzilli.

Adriano Galliani
, Vice Presidente Vicario e Amministratore Delegato dell'AC Milan, è stato invitato a presentare Cuore Rossonero, il primo esempio in Italia di Tessera del Tifoso così come intesa dal Ministero e utilizzato a regime già da inizio stagione.


ANTONIO MANGANELLI - Capo della Polizia:
Dobbiamo fermare la nostra attenzione sul fatto che il Commisario di Polizia Raciti è morto solo un anno fa e fotografando la situazione che avevamo nel febbraio 2007 vediamo quali criticità compaiono nel mondo dello sport e del calcio in particolare. Negli ultimi cinque anni prima dell’omicidio raciti, si sono verificati 114 incontri di calcio in cui ci furono incidenti con 5388 feriti e vennero denunciate 7827 persone. Abbiamo quindi ereditato una situazione ‘di guerra’, incompatibile con il mondo dello sport e allora iniziò un percorso virtuoso che partì dalla condivisione di un progetto tra il mondo dello sport con la collaborazione da parte della sicurezza e di CONI, FIGC, LeGa Calcio e tutti gli organi che partecipano a questo mondo, come SIAE, Autogrill, Agenzia delle Entrate. Sono poi arrivate delle iniziative per mettere a norma gli stadi e le società di calcio hanno fatto degli sforzi straordinari. San Siro è un modello a cui abbiamo richiamato l’attenzione degli altri presidenti delle società di Serie A e Serie B per l’efficienza e la tempestività nell’esecuzione dei lavori. I presidenti hanno aderito nel percorrere questa strada. Sonjo stati inseriti tornelli, lettori ottici per i biglietti, impianti di video sorveglianza, una cabina regia chiamata a monitorare ciò che avviene come eventuali smagliature. Siamo poi giunti ai biglietti nominativi e in seguito all’inserimento della figura degli stewards. In seguito abbiamo organizzato anche incontri con lle scuole, tifoserie e con il mondo ultà che è una parte integrante del sistema con cui vogliamo dialogare per emarginare i violenti e per far consentire il corretto svolgimento degli avvenimenti sportivi. In questo contesto si inserisce la tessera del Tifoso come telepass della tifoseria sana. Continueremo un certo tipo di rigore nel consentire l’accesso allo stadio perché preoccupati soprattutto del comportamento delle tifoserie in trasferta. Vogliamo arrivare all’abbattimento totale degli incidenti all’interno degli stadi anche se permangono all’esterno, adottando con l’Osservatorio Nazionale delle Manifestazioni Sportive e con la nascita di un comitato di analisi un estremo rigore nelle trasferte, tutelando le tifoserie sane. L’idea della tessera del Tifoso è una sorta di bancomat del tifoso che deve consentire da un lato la fidelizzazione, dando facilitazioni per l’accesso allo stadio e altri servizi con cui le società decidono di collaborare. Chi è titolare della tessera potrà andare in trasferta anche quando non ci sarà la libera vendita dei biglietti delle squadre. Il Milan ha assunto per prima questa iniziativa come modello di quello che vorremo diventasse possibile per tutto il territorio.”


DOMENICO MAZZILLI - Presidente dell'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive:
Spesso leggendo i giornali si parla del dodicesimo giocatore, ma purtroppo sempre più il calcio viene abbandonato dalle famiglie. L’Osservatorio ha cercato così di creare un qualcosa per dare la possibilità ai tifosi veri di seguire la propria squadra e portare le famiglie e i ragazzi allo stadio. Un concetto di sicurezza partecipata perché il tifoso partecipa a dare sicurezza nella propria presenza. Nasce a fine aprile dell’anno scorso ed è un progetto che viene sposato da alcune società di calcio, tra queste una delle prime è il Milan. Per diventare titolari della Tessera del Tifoso basta fare la domanda presentandosi agli sportelli della banca Intesa e comunicando le proprie generalità. La tessera del Tifoso nasce anche con il nostro aiuto verso le società. Finiti gli accertamenti relativi, il richiedente diventa titolare della tessera del Tifoso. A questo punto si è liberi da qualsiasi vincolo sull’accesso allo stadio.
Con Milan-Napoli, in programma domenica sera a San Siro, abbiamo dato la possibilità di acquistare un biglietto per un’altra persona in modo tale che il possessore della tessera diventa ‘tutor’ per un’altra persona.
Il progetto è nato con la collaborazione di FIGC, CONI, Lega calcio e faremo di tutto per metterlo in atto
.”

ROBERTO MARONI - Ministro dell'Interno:
Ringrazio Adriano Galliani per aver accettato la nostra richiesta di organizzare questa conferenza per sottolineare l’importanza che diamo a questa iniziativa. Abbiamo scelto di essere ospiti del Milan, qui a San Siro perché domenica ci sarà Milan-Napoli, una gara che prevede forti restrizioni per l’accesso allo stadio, l’eliminazione del settore ospiti, la curva nord, e l’ingresso sarà consentito solo agli abbonati e la vendita è consentita solo a chi possiede Cuore Rossonero. Il Milan è un esempio di quello che ora sta accadendo solo per le partite a rischio, ma che per il futuro vorremmo che diventasse la regola. La Carta del Tifoso è la garanzia che il tifoso sia un tifoso vero, e non qualcuno che viene allo stadio per fare altre cose. E’ un sistema per controllare, in collegamento con la questura, le eventuali cause che impediscono alle persone di entrare allo stadio perché colpite da daspo. Dal 1 luglio 2008 sono stati emessi 407 daspo nuovi rispetto a quelli già in atto. Con la Carta del Tifoso quando una persona entra allo stadio, il sistema è in grado di riconoscere se la persona è autorizzata all’accesso. Il nostro obiettivo è quello di evitare l’ingresso a qualche scalmanato cha ha obiettivi diversi da quello di seguire la partita.
Ci sono altre conseguenza positive come l’eliminazione dei biglietti cartacei, l’eliminazione del sistema con cui certe tifoserie organizzate faceva abuso di potere condizionando l’operato di alcune persone o di certe società stesse. E’ quindi una tessera che consente di poter andare in trasferta e stiamo pensando di poterla rendere obbligatoria.
Il Milan è la prima società che ha appoggiato questo progetto e voglio ringraziare la società che ha investito molto su questo e noi la portiamo come esempio in modo che tutte le società siano invogliate a fare questo investimento. Se questa cosa funziona e se nei prossimi mesi sarà soddisfacente da parte nostra e da parte della gestione delle squadre, penso che dal prossimo campionato la metteremo come regola e tutte le squadre si dovranno adeguare. Non c’è nulla che possa venire prima della sicurezza di coloro che vanno allo stadio dal mio punto di vista.
E’ un sacrificio, ma dobbiamo dare l’esempio di una squadra che l’ha fatto, lo sta facendo e che contribuisce in questo modo al sistema di sicurezza, come il Milan.
C’è il supporto completo e totale del Ministero, una precisa procedura per farlo e voglio evitare che come spesso succede in Italia, quando un progetto funziona, non si fa nulla e si arriva al giorno prima della scadenza chiedendo il rinvio. Invito caldamente tutte le squadre ad applicare questo progetto perché così quasi tutti i problemi sono risolti. Questo meccanismo diventerà la regola, se funzionerà.
Continuerò a sollecitare nei prossimi mesi le squadre anche con incontri che avranno come esempio quello che è successo in casa del Milan."


ADRIANO GALLIANI - Amministratore Delegato del Milan:
Noi ad oggi abbiamo sottoscritto 82.858 tessere di cui 42.822 abbonamenti. I tornelli di San Siro sono attivati per far entrare solo i titolari di queste carte di credito, Cuore Rossonero. Le altre 40000 persone sono tutti coloro che hanno comprato un biglietto. Il Milan ha messo a punto questo progetto in cui ogni sottoscrittore di un abbonamento ha avuto gratuitamente la tessera Cuore Rossonero. La stessa cosa accade a coloro che vanno ad acquistare un biglietto in banca: dopo tre giorni dall’acquisto del tagliando gli acquirenti si possono recare nuovamente allo sportello per ritirare Cuore Rossonero, anche per coloro che acquistano un biglietto del terzo anello a soli undici Euro. La tessera dura dieci anni.
Si sta realizzando un qualcosa che porta alla sicurezza per fare in modo che gli stadi italiani siano un luogo di festa.
Noi crediamo in questo progetto, abbiamo trovato il supporto del Gruppo Intesa Sanpaolo che è riuscito ad attivarle in un mese e continua a lavorare a questo progetto."

MANGANELLI SANTO SUBITO

MILANO - Il capo della Polizia Antonio Manganelli avverte: "Le maggiori criticità, per quanto riguarda la sicurezza nel calcio, riguardano i momenti fuori dallo stadio e le trasfertè'. Il capo della Polizia, presente allo stadio San Siro di Milano per mostrare le modalità con cui sarà utilizzabile la 'tessera del tifosò, adottata dal Milan, ha voluto esprimere la propria opinione il giorno dopo il ferimento del tifoso juventino al Dall'Ara di Bologna. ''Per quanto riguarda le trasferte delle tifoserie - ha concluso Manganelli - dobbiamo non disincentivarle ma fare in modo che non comportino momenti di violenza, così come gli ultrà non sono un mondo da emarginare perchè fanno parte integrante del sistemà'. (Agr)

SAN SIRO CHIUSO AI VIOLENTI

Ingresso a San Siro solo per chi ha un «Cuore rossonero». Non è questione di sentimenti, ma di sicurezza. Per Milan-Napoli di domenica, partita a rischio, lo stadio sarà interdetto non solo agli ospiti, ma anche ai sostenitori della squadra di casa che non siano possessori di una card «Cuore rossonero» acquistata entro il 20 ottobre.
Le misure restrittive sono state annunciate ieri dal ministro dell’Interno Roberto Maroni, ospite nello stadio milanese. Diventeranno la regola nei match a rischio disordini: «È la garanzia che i tifosi che entrano allo stadio sono tifosi veri - ha spiegato Maroni - e che non dovranno più preoccuparsi di qualche scalmanato». I possessori della card potranno acquistare un solo biglietto. I residenti nella Provincia di Milano potranno comprarne un altro, trasformandosi così in «tutor» di un amico o familiare. Il sistema sarà esteso a tutti gli incontri: «Stiamo pensando - ha annunciato Maroni - di renderlo obbligatorio dal prossimo campionato, se funziona come credo. Il Milan è la prima società che ci ha creduto, ma tutti si dovranno adeguare, a noi sta a cuore prima di tutto la sicurezza». Il ministro ha invitato le società ad aderire: «Capisco che è un sacrificio, e le supporteremo. Ma voglio evitare che all’ultimo giorno qualcuno chieda un rinvio. Se le squadre non daranno seguito al progetto rimarranno penalizzate».
Al Milan la carta costa «poco meno» del prezzo di un biglietto nel terzo anello, ma - ha detto Adriano Galliani - «vogliamo che gli stadi diventino luoghi di incontro tra persone e famiglie». D’altra parta al club rossonero la stretta sui biglietti è costata - calcoli dell’amministratore delegato - circa un milione di euro. La tessera viene rilasciata (in sei giorni) agli sportelli bancari (in questo caso Intesa-San Paolo) su richiesta del tifoso, dopo il nulla-osta della questura, che esegue controlli su eventuali diffide e precedenti per reati da stadio negli ultimi 5 anni. Il sistema manderà in pensione i vecchi biglietti cartacei. «Saranno così eliminati - ha spiegato il ministro - quei sistemi che le tifoserie organizzate hanno usato per condizionare le persone e le squadre con una sorta di ricatto».
La card - che presto avrà anche la foto - permetterà ai supporter «garantiti» di essere ammessi anche alle trasferte: in deroga a quelle limitazioni che sembrano destinate ad aumentare. «Dentro gli stadi - ha confermato il capo della polizia Antonio Manganelli - gli incidenti sono stati abbattuti. Restano focolai fuori dagli stadi, per questo continua il rigore». «Un anno fa è morto l’ispettore Raciti - ha ricordato Manganelli - Ereditavamo una situazione di guerra: in cinque anni 1114 incontri con violenze, 5388 feriti e 7827 persone denunciate. Da allora abbiamo intrapreso un percorso virtuoso, con tornelli, videosorveglianza, biglietti nominativi, cabine di regia negli stadi».

PSICO-PATO-ETIMOLOGIA DEL TORNELLO

Tornello *

Il tornello è un sistema di controllo che permette il passaggio di una persona per volta, o per permettere il passaggio in una sola direzione.

Costituisce un sistema semplice ed efficace di incanalamento e di controllo dei flussi di traffico pedonale.

Può essere realizzato in modo tale da permettere il passaggio solo a chi inserisce una moneta, un gettone, un biglietto o altro, e all’occorrenza può essere dotato di contagiri per misurare i transiti, fungendo così anche da contapersone. In questo modo il tornello è usato per verificare il pagamento della tariffa prevista per usufruire di un servizio, ad esempio nel trasporto pubblico, o per limitare l’accesso a ai soli aventi diritto, come ad esempio l’ingresso in un posto di lavoro.

- Indice
- 1 Storia ed applicazioni
- 2 Tornelli in Russia
- 3 Il tornello come strumento di prevenzione della violenza
- 4 Salto del tornello

Storia ed applicazioni

Una batteria di tornelli elettronici alla stazione di PerthGià intorno nel 1888-1890 i tornelli erano usati nel Regno Unito per regolare i flussi dei visitatori nelle Fiere del commercio e dell’industria.

L’invenzione del tornello come strumento permanente di controllo degli accessi in un locale pubblico viene attribuita a Clarence Saunders, che lo avrebbe usato nel suo primo negozio Piggly Wiggly (il primo supermercato self-service aperto in USA) nel 1916.

I tornelli vennero inizialmente usati, insieme ad altri tipi di varchi controllati, per consentire ai mandriani di uscire dai recinti senza lasciare uscire il bestiame. Nella piazza londinese di Lincoln’s Inn Fields vi sono due passaggi che sono stati denominati da secoli Great Turnstile e Little Turnstile (Grande e Piccolo tornello), e risalenti a quando la piazza era ancora adibita a pascolo.

La prima massiccia installazione di tornelli fu per l’impianto sportivo di Hampden Park in Glasgow, Scozia.

Già nella prima metà del XX secolo, in Gran Bretagna era fatto comune che l’ingresso ai bagni pubblici fosse regolato da tornelli.

I tornelli meccanici usano un cricchetto (un ingranaggio dotato di un dente d’arresto per impedire il ritorno) per consentire la rotazione in una sola direzione, permettendo il passaggio delle persone in un solo senso. L’elettronica ha oggi sostituito in molti casi la meccanica.

Oggi è in uso anche una versione più grande del tradizionale tornello, detto High Entrance/Exit Turnstile (HEET), costituito da quattro pannelli di griglie in tubolare metallico disposti a croce, che funzionano come una porta girevole. È soprannominato anche iron maiden, poiché ricorda una Vergine di Norimberga (lo strumento di tortura medievale), o come high-wheel.[1]

A Chicago e in altre città americane è anche noto come Rotogate, ed è molto usato nelle stazioni della metropolitana non presidiate da personale.[2] In Europa, il termine Rotogate si riferisce ad un altro tipo di sistema, diverso dal tornello alto o basso, e costituito da una o due sbarre che si muovono a spinta, ritornando poi in posizione. È usato tipicamente per consentire l’accesso per i disabili.

Tornelli in Russia

Un tornello all’interno di una autobus a MoscaNei trasporti pubblici russi i tornelli furono utilizzati, a partire dal 7 novembre 1958, esclusivamente per controllare gli accessi al sistema metropolitano sotterraneo di Mosca.[3]

Il trasporto ferroviario suburbano e gli autobus cittadini invece facevano affidamento sull’onestà dei viaggiatori, evitando qualsiasi tipo di barriera d’accesso controllata.

Con la caduta del regime sovietico, i trasporti entrarono in un sistema di business competitivo e la raccolta delle tariffe divenne un punto importante per la gestione economica dell’azienda. Vennero installati tornelli anche nelle stazioni principali e nei terminal ferroviari.

A partire dai primi anni 2000, piuttosto che controllare il transito nelle numerose stazioni degli autobus a Mosca le autorità del trasporto pubblico hanno deciso di installare tornelli all’interno degli autobus stessi, di fronte alla porta d’accesso. Questo ha comportato un aumento della raccolta tariffaria, ma ha causato proteste per via del fatto che ha ridotto la velocità di salita sul veicolo.

Il tornello come strumento di prevenzione della violenza

Tornelli azionati da un operatore, Stadio San Vito, Cosenza. Nel riquadro, i comandi di apertura e chiusura.In Italia l’introduzione della legge Pisanu contro la violenza negli stadi, rende obbligatorio l’uso di tornelli come sistema di controllo degli accessi ai luoghi di manifestazioni sportive.

Negli impianti sportivi il tornello è di norma controllato da dei lettori magnetici o ottici per il riconoscimento dell’idoneità del biglietto o è azionato da un operatore che esegue il controllo a mano.

L’importanza di questo attrezzo è andato al di là della sua utilità tecnica, divenendo nel 2007 un simbolo della inadeguatezza di gran parte delle strutture sportive che ospitano squadre di calcio di serie A e serie B. La mancanza di tali strutture sarebbe infatti in parte responsabile di episodi di violenza accaduti nel mondo del pallone, rappresentando quantomeno uno strumento di contrasto verso questi atti teppistici.

Salto del tornello

Il Salto del tornello è una pratica, nella preponderante maggioranza dei casi illecita, con la quale si scavalca il tornello di ingresso per non pagare la relativa tariffa. È usata soprattutto nei trasporti metropolitani.

Questo sistema è oggi contrastato, oltre che dalle telecamere di sorveglianza, tramite l’adozione di barriere più alte, che coprono l’intero passaggio. Inoltre in diversi sistemi metropolitani (come quello londinese) viene richiesto il biglietto non solo all’ingresso, ma anche all’uscita, per cui scavalcare il tornello all’ingresso renderebbe difficile se non impossibile uscire dalla stazione di arrivo.

* Fonte: Wikipedia, l’enciclopedia libera - ripresa parziale.

BASTARDI E INFAMI

(AGM-DS) - 30/10/2008 16.34.08 - (AGM-DS) - Milano, 30 ottobre - La societa` Bologna condanna il grave episodio di violenza avvenuto mercoledi` sera presso lo stadio `Dall`Ara`. Il fatto, gravissimo, ha visto un tifoso juventino ricoverato in ospedale in gravi condizioni dopo essere stato colpito alla testa alla fine della partita Bologna-Juventus. L`uomo, in compagnia del figlio sedicenne, mentre si avviava verso la sua auto, parcheggiata nelle vicinanze dello stadio, e` stato aggredito da un gruppo di delinquenti che volevano strappare la sciarpa bianconera che il figlio portava al collo. Dopo la reazione del padre, ha fatto seguito quella del `branco`, con un lancio di pietre, una delle quali ha colpito l`uomo alla testa. Caduto a terra, e` stato immediatamente soccorso e portato all`ospedale Maggiore di Bologna.

La societa` felsinea ha subito emesso un comunicato al riguardo: `Il Bologna FC 1909 condanna risolutamente il grave episodio di violenza accaduto ieri sera... ed e` vicino alle persone coinvolte nel deplorevole incidente. Il Presidente Francesca Menarini a questo proposito dichiara: “Si tratta di un fatto vergognoso e inaccettabile che scredita una tifoseria e una citta` che da sempre seguono il calcio in maniera corretta e civile. Sono certa che la parte sana della nostra tifoseria, che rappresenta l’assoluta maggioranza dei sostenitori rossoblu`, sapra` collaborare, come del resto la nostra societa`, con le autorita` per una rapida individuazione dei colpevoli. In questo momento mi preme soprattutto esprimere la piena solidarieta` e vicinanza del Bologna FC 1909 alle persone coinvolte e alla loro famiglia cosi` duramente colpita”.


(M. Bordignon, DTS)

LANCIANO

LANCIANO. Settore ospiti chiuso, biglietti in vendita fino a sabato sera ed esclusivamente ai residenti della provincia, botteghini chiusi domenica allo stadio: sono i provvedimenti che la Prefettura ha deciso di adottare in vista dell’incontro tra Virtus e Ternana, valido per la decima giornata del campionato di Prima divisione.

Lo stadio di Lanciano (foto da wikipedia)
A comunicare la decisione arrivata dal capoluogo su indicazione del Comitato di analisi per le manifestazioni sportive, è stata la stessa società. A spingere per una decisione oltremodo pesante, secondo quanto si apprende dal comunicato della Prefettura, è stato soprattutto il comportamento degli ultras rossoverdi in occasione del derby con il Perugia che si è giocato il 19 ottobre.

Nella nota inviata dalla Prefettura non si fa nessun riferimento agli indicenti tra supporters in occasione delle gare tra Lanciano e Ternana negli anno '80.
Stando così le cose, i tifosi rossoneri che vorranno andare allo stadio domenica, dovrebbero comprare i tagliandi già sabato sera, e dovranno ovviamente essere residenti nel territorio provinciale.

Difficile quantificare quanti gravi incidenti potrà prevenire il divieto di vendere i biglietti anche domenica. Di certo il provvedimento avrà l’effetto di allontanare dagli spalti gli spettatori occasionali e gli indecisi che prendono la via del Biondi all’ultimo momento: tutt’altro che un incentivo per portare la gente allo stadio.

30 ottobre 2008

ULTRAS E STUDENTI


Stamattina, con tutta la mia famiglia, sono stato alla manifestazione di Torino. Da anni non vedevo tanti ragazzi e ragazze, genitori, maestre, prof come me, gente comune, tutti preoccupati della brutta piega che sta prendendo la modernizzazione reazionaria della Scuola pubblica. Ci sono andato perchè, se tutto dovesse rimanere così, a Settembre 2009 sarei disoccupato con due bocche da sfamare. Ci sarei andato lo stesso se a manifestare fossero stati i metalmeccanici, perchè mi hanno insegnato così, che ci volete fare. Io ero un ragazzo dell'Ottantacinque, 23 anni fa, nel Pleistocene. Avevamo alle spalle il '77, il '68 era l'altro ieri, noi li scimmiottavamo, facevamo i duri, urlavamo slogan stentorei, come del resto facevamo negli stadi. Avevo in testa la rivoluzione sociale, oggi ho nel cuore solo una grande angoscia. "Oggi ho visto nel corteo tante facce sorridenti", recitava una nostra vecchia canzone e i cortei sono sempre sorridenti, perchè li animano adolescenti spensierati, ragazze sempre belle, ragazzi sempre felici, nessuno di loro paga le bollette, nessuno di loro deve comprare le scarpe alle proprie figlie, i libri, il cappotto, i buoni mensa. E' giusto che sia così, a ciascuno il suo. Ma oggi ho visto 50 mila, dico 50 mila ragazze e ragazzi, una marea di sfrontata gaiezza che si riversava per le strade della città, ignorando il bolso comizio sindacale e cantando a squarciagola il senso di una nuova opposizione al regime dello psiconano. Gli slogan non sono più stentorei, vengono ritmati e cantati come in curva, c'è il lanciacori, lo striscione ironico, si saltella, con sciarpe, maglie, felpe e cappelli ultras della Juve e del Toro. In questi anni di desertificazione progressiva dei linguaggi e di appiattimento delle differenze solo lo stadio, la curva ha educato i giovani allo stare insieme, alla condivisione di un ideale, all'amicizia disinteressata, alla pratica delle piazze che altri calpestavano solo alla ricerca di pusher. La piazza come luogo di incontro, agorà vociante di individui che si mescolano e non mercato di solitudini assortite. E' stato uno spettacolo indimenticabile vedere questi ragazzini gregari in curva guidare gli spezzoni in corteo, segno che della cultura di stadio hanno appreso il meglio e l'essenziale, come cautelarsi dalle provocazioni, prevenirle invece che curarle, motivare gli altri, sorridere, essere ironici e dissacranti, crederci fino in fondo, nella vittoria e nella sconfitta. Su quello che è successo ieri a Piazza Navona, dopo le recenti dichiarazioni di Kossiga e il racconto discordante delle parti in causa, preferisco non esprimermi. Da un anno conduco con Domenico una" kulturkampf" contro il culto estatico della violenza per la violenza in un'epoca che non ne richiede un incremento. L'ex-Presidente della Repubblica non è un vecchio arterio-sclerotico e il ministro degli interni non è uno sprovveduto. Dopo qualche annetto di curva ho imparato che lo stadio è un laboratorio per atroci esperimenti di indebolimento della democrazia, con l'aiuto subdolo spesso di politici incoscienti e giornalisti velinari compiacenti con lo status quo e la repressione. Andate in piazza con le tele/videocamere, filmate tutto, non fatevi infinocchiare, resistete a lungo, resistiamo. Il problema non è la Gelmini ma la loro idea di società brutale, poliziesca, discriminatoria, vessatoria, orwelliana, profondamente ingiusta, piatta e desolante come una spiaggia dell'isola dei famosi. Contro il calcio moderno, contro la modernizzazzione reazionaria dell'Italia. Vincenzo

ACCORRETE NUMEROSI

VENERDI 7 NOVEMBRE
ABBADIA LARIANA
ore 19.00 - Museo Setificio Monti
Inaugurazione Mostra "Ragazzi di Stadio"
Ultras, chi sono costoro?
L'intento della mostra è quello di proporre una sorta di autobiografia, collettiva e "dal basso", di questa sottocultura che, al contempo, diventa opera di contro-informazione, perché cerca di fare conoscere tutto quanto di positivo c'è, ma non si dice, nel mondo ultras.
La Mostra prosegue anche nei giorni di:
Sabato 8 e Domenica 9 dalle ore 10,00 alle ore 18,00
Sabato 15 e Domenica 16 dalle ore 10,00 alle ore 18,00
solo per le scolaresche è possibile prenotare visite in giorni e orari differenti chiamando il 333 7000152.

ore 21.00 - Sala Civica
Tavola rotonda
"Ragazzi di Stadio: ieri, oggi... e domani?"

Partecipano:
Vincenzo Abbatantuono - autore di " Un calcio in faccia, storie di adolescenti-ultras "
Domenico Mungo - autore di " Cani sciolti "
Daniele Belotti, presidente Commissione Cultura regione Lombardia e autore di "Atalanta, folle amore nostro".
Coordina : Raffaello Brunasso - giornalista.

POLIZIOTTO HOOLIGAN

Prima si è presentato completamente ubriaco allo stadio e poi ha fatto rissa con i poliziotti. Protagonista un tifoso non come tutti gli altri che quando non fa l’hooligan porta la divisa delle forze dell’ordine. E ieri è arrivata la stangata: interdizione dagli stadi per tre anni. RIBELLIONE – I fatti risalgono al 26 settembre 2007. Ad Amiens si giocano i sedicesimi di finale di coppa di Lega tra Lens e Lilla. Il poliziotto, tifoso quarantenne sfegatato dei “sangue e oro”, a fine servizio si presenta allo stadio con altri amici. Già ubriaco. Uno steward cerca allora di impedirgli l’accesso, ma il poliziotto si trasforma in hooligan, reagisce, si ribella, insulta e viene alle mani con tre colleghi in servizio che alla fine lo arrestano. SENTENZA – Ieri la sentenza. Dura, esemplare. Tre anni di interdizione dagli stadi accompagnati da due mesi di carcere con la condizionale e duemila euro di multa. Per la cronaca il match è finito 1-0 per il Lens. Ma il gol della sua squadra del cuore, il poliziotto hooligan se l’è perso. (gazzetta.it)

BRIGATA ETRUSCA


Massimiliano Chindemi
Parole dure, quelle rivolte dalla Brigata Etrusca nei confronti della dirigenza e del tecnico della Viterbese Silipo; i rappresentanti dello storico gruppo di tifosi gialloblù, non hanno digerito la brutta sconfitta rimediata contro il Cynthia, ma quel che hanno ancor meno gradito sono state le parole rivolte nei loro confronti da Franco Mannarino e da Fausto Silipo.

«Non siamo assolutamente pilotati da nessuno — esordiscono i portavoce della tifoseria — né tanto meno rappresentiamo, come è stato detto, una sparuta minoranza».
Oltre a ciò, i rappresentanti della Brigata hanno colto l'occasione per esprimere i motivi del loro disappunto: «Ciò che vogliamo è solo chiarezza. Vogliamo sapere come mai ancora non si sia provveduto a stilare un organigramma societario, e il perché di questo ritardo. Riguardo all'operato della società, poi, abbiamo molti dubbi. Cosa ne è stato del ricorso con cui, si diceva, avremmo riconquistato la Seconda Divisione? E soprattutto, perché si continua a ripetere che la Viterbese aspira alla vittoria del campionato quando in realtà non ha i mezzi per farlo? La verità è che questa squadra occupa la posizione che occupa solo grazie alle giocate di Ambrosi».
Il discorso si incentra poi su Silipo: «Ha voluto determinati giocatori, ma non li ha saputi valorizzare; Borgobello, una prima punta, viene impiegato in una posizione più arretrata e i risultati si vedono. Che dire poi di Karlovic, presentato come un giocatore fondamentale, che viene lasciato sistematicamente in panchina? L'atteggiamento del tecnico non può che essere messo in discussione; pare però che Silipo non la pensi così. Noi tifosi abbiamo tutto il diritto di contestare l'operato del tecnico, ma questi non può permettersi di insultarci se manifestiamo il nostro disappunto. Forse avremo esagerato nei modi, ma il tutto è motivato dalla grande passione che abbiamo per questi colori».
Nel frattempo, la squadra continua a prepararsi per la trasferta di Ferentino, in cui mancherà Grassi, squalificato dal giudice sportivo; il giudice ha altresì comminato 2000 euro di ammenda alla Viterbese, a causa di cori razzisti, intonati in più occasioni, da alcuni sostenitori gialloblù nei confronti di un calciatore di colore del Cynthia.

INFAMI

BOLOGNA - Un sostenitore della Juventus, un modenese di 44 anni, è stato ricoverato all'ospedale Maggiore di Bologna dopo essere stato colpito alla testa nelle vicinanze dello stadio Dall'Ara dopo la partita Bologna-Juventus. L'uomo è in gravi condizioni, al suo arrivo al pronto soccorso non era cosciente ed è stato necessario intubarlo.

Secondo una prima ricostruzione, l'uomo, insieme al figlio di 16 anni, stava percorrendo a piedi via della Certosa per raggiungere la sua auto quando alcuni sostenitori del Bologna hanno cercato di strappare la sciarpa bianconera che il ragazzo portava al collo. Ne è nato un tafferuglio e lo juventino è stato colpito al capo da una o due pietre. Il tutto sotto gli occhi del figlio.

L'uomo è stato soccorso dalla Polizia municipale che ha poi fatto intervenire il 118 per il trasporto al 'Maggiore'. Sono in corso indagini per identificare gli assalitori.

CASERTANA

Il derby si avvicina sempre più. Domani per la Casertana sarà già tempo di prove generali. La squadra di Enzo Feola sarà impegnata a San Felice a Cancello in un test amichevole contro la locale formazione allenata da una vecchia conoscenza rossoblu, Filippo De Lucia. Un'amichevole mai come questa volta importante. L'assenza di Bencardino per squalifica priverà i falchetti del giocare che ha avuto il rendimento più costante in questa prima parte di stagione. In più stiamo parlando di under, dettaglio di certo di non poco conto. Curiosità, dunque, attorno a quelle che saranno le mosse a cui il tecnico deciderà di dare spazio. Di Lauro al posto di Ferullo con Celio a centrocampo? Oppure il sacrificio di Guadagnuolo con Di Ruocco al suo posto e Guarini al centro del campo? O semplicemente Nicolella al posto di Bencardino? Queste le soluzioni possibili. Ora toccherà a Feola decidere.

I TIFOSI - Intanto negli ultimi tempi alcune dichiarazioni del direttore generale Errico Falocco hanno scatenato il malumore dei tifosi rossoblu. “Non ho mai avuto l'intenzione di attaccare o provocare i tifosi, soprattutto quelli organizzati – spiega il diggì – Sin dal primo momento ho detto che non condanno certo la loro scelta di disertare lo stadio, anche perchè frutto dell'amarezza per quanto accaduto la scorsa stagione e non certo perchè contro questa società. Comprendo le motivazioni dei tifosi organizzati, ma certo non quella dei cosiddetti supporters 'occasionali' che parlano soltanto per sentito dire. Le critiche campate in area fanno solo male. E' chiaro che gli ultras sono il punto di forza della Casertana. Proprio per questo continuiamo a sperare in un loro ritorno alla stadio il prima possibile. Chissà, una sorpresa! Sappiamo che non è facile, ma siamo consapevoli che senza il loro apporto la squadra perde il 20 o 30 per cento delle sue potenzialità”.

IL DERBY - Ma intanto in vista del derby il diggì Falocco lancia messaggi all'insegna della distensione: “Sarà una grande festa dello sport. L'ingresso gratuito permetterà di avere tanta gente sugli spalti. Per noi sarà una partita come tante, anche se siamo consapevoli della forza del Gladiator. Ma noi non siamo certo da meno. Per quel che riguarda le società, siamo molto amici. I due presidenti vedranno la partita seduti vicini. Sarà una partita aperta a qualsiasi risultati, ma noi abbiamo il dovere di tentare l'assalto alla vittoria. Sarebbe molto importante per noi portare a casa i tre punti”.

SOTTO LA PIOGGIA

ROMA, 29 ottobre - Doveva essere la partita della svolta e invece il diluvio che per la seconda sera consecutiva piomba su Roma sospende il giudizio e rimanda qualsiasi discorso tecnico. Roma-Samp dura 5'36", la spazio di tempo per rendersi conto che il pallone non rimbalza, che l'acqua è talmente fitta che non si vede a distanza di pochi metri. Non si gioca, e la data del recupero è un rebus, tra impegni di Champions, Uefa e Tim Cup: per ora non si vede altro spazio libero se non a gennaio.

SPALLETTI - «Come si fa a giocare con un campo così? Mi sembra una decisione giusta, da persone coscienziose». Il tecnico della Roma, Luciano Spalletti, ha condiviso la scelta dell'arbitro Tagliavento di sospendere Roma-Samp per l'impraticabilità del terreno dell'Olimpico dovuta al diluvio abbattutosi sullo stadio della capitale. «Con un campo così diventa difficile potere usare i principi del calcio perchè la palla a terra non circola - dice a Sky - Diventa un discorso fisico e ci può essere il rischio di farsi male». La Roma ha perso un'occasione per provare ad uscire subito dal momento nero ma in compenso recupera energie psico-fisiche in vista del big match di sabato sera a Torino contro la Juve: «Sì perchè sarebbe stata una faticaccia contro la Samp. È chiaro che comunque il risultato avrebbe fatto la differenza più che riposare un paio di giorni». Unica nota positiva della serata l'abbraccio tra Totti e l'ex romanista Cassano (fischiato dall'Olimpico) a testimonianza della pace fatta tra i due: «È corretto, sono due ragazzi giovani ed estroversi, che hanno qualità uguali nel calcio e nella vita. Vederli ricompattati così e che scherzano è bello». Ma ancora più bello per Spalletti sarebbe vedere la sua Roma vittoriosa contro Juve e Chelsea: «Visto che bisogna chiedere regali, chiediamone uno bello grosso che riguarda un sette-otto giorni...».

MAROTTA - «Da un certo punto di vista dispiace perchè eravamo reduci da risultati positivi (due vittorie consecutive tra campionato e Coppa Uefa, ndr) ed eravamo caricati», ha detto il dg Marotta dopo la decisione di sospendere il match. «Inoltre, sia il nostro calendario che quello della Roma è pieno di impegni. D'acchito non vedo una data, forse si dovrà andare a fine dicembre o addirittura ai primi di gennaio e sarebbe penalizzante per l'umore delle due squadre proseguire il campionato con una gara ancora da giocare. È una serata incredibile».

CONTESTAZIONE - Dopo i fischi dagli spalti, il duro confronto dopo la partita, anche se non si è praticamente giocata. Un centinaio di tifosi della Roma ha avuto infatti un colloquio dai toni forti con una rappresentanza della squadra, formata da Totti e De Rossi, alla porta carraia dello stadio Olimpico, al termine della gara con la Samp sospesa per pioggia. I contestatori hanno chiesto maggiore impegno alla squadra, reduce da quattro sconfitte consecutive, ed eloquente in questo senso lo striscione "Fuori le palle" esposto nella circostanza da alcuni tifosi.

29 ottobre 2008

FISCHIATELI

Presenti, tra gli altri, Roberto Maroni, il capo della Polizia, Antonio Manganelli e dal presidente dell'Osservatorio sulle manifestazioni sportive, Domenico Mazzilli

La Tessera del tifoso - card simile ad un bancomat che consente l'accesso allo stadio e da al titolare la possibilità di usufruire di altri servizi forniti dalla società di calcio - sarà presentata giovedì alle 11 allo stadio San Siro alla presenza di Adriano Galliani e Roberto Maroni. La conferenza stampa punta a rilanciare, a partire dall'incontro Milan-Napoli del 2 novembre, la Tessera del tifoso, in chiave anti-violenza.

DEPUTATI FANNULLONI

FRANCESCO GRIGNETTI
ROMA
Non sembri una vecchia polemica antiparlamentare, però il primo dei tornelli, il Tornello Numero 1, il ministro Brunetta dovrebbe impiantarlo alla Camera. Là c’è un presidente volitivo come Gianfranco Fini che si sgola invano. L’ultima uscita è del 3 ottobre: «Il mio auspicio - dice a margine di un convegno tenutosi a Verona - è che i tempi e i ritmi di lavoro in Parlamento siano un po’ più in sintonia con quelli della società reale. Se i deputati pensano di lavorare due giorni a settimana e poi se ne vanno, non c’è nessuna riforma del regolamento che tenga».

Parole al vento. Parlano chiaro i resoconti ufficiali. Nel settembre di quest’anno, la Camera dei deputati ha «lavorato», nel senso di aver condotto un dibattito con votazioni in Aula, appena nove giorni. Erano stati 13 nel settembre scorso, quando a presiedere c’era il comunista Fausto Bertinotti. Uguale ritmo ad ottobre: anche per via delle convocazioni straordinarie per eleggere il giudice costituzionale sono state 15 le sedute finora svoltesi a Montecitorio, compresa quella di ieri mattina; sono state 21 le sedute di ottobre 2007.

Ieri, nonostante fosse lunedì, la Camera era stata convocata per dedicarsi a un grande tema come la riforma della legge elettorale europea. Deputati intervenuti, tra mattina e pomeriggio: ventisei. Corridoi vuoti. Buvette deserta. C’erano all’inizio il relatore Giuseppe Calderisi e il ministro Roberto Calderoli. Arturo Parisi ha aperto la discussione per conto del Pd, con il professor Salvatore Vassallo e Pino Pisicchio. Ascoltava Massimo D’Alema. Per la maggioranza, sono intervenuti Giorgio Stracquadanio, Iole Santelli e Fabio Rampelli. Ma faceva una certa impressione lo scarto tra un tema così alto e un’Aula tanto vuota. Se n’è lamentato Lino Duilio, Pd: «Signor Presidente, onorevoli colleghi, se posso, vorrei rivolgermi anche ai cittadini che ascoltano... magari vi è qualcuno in ascolto in giro per l’Italia... i quali, non potendo vedere, possono beneficiare di una descrizione plastica della situazione in cui ci troviamo: un’Aula deserta in cui vi sono cinque o sei deputati e non vi è il ministro competente». La forzista Santelli esce e si guarda intorno. Sperava anche lei in qualche presenza in più: «Ma siccome sappiamo tutti che ora c’è una settimana di stand-by su questa legge, i colleghi l’hanno presa sottogamba...».

Eppure Gianfranco Fini ne aveva fatto un cavallo di battaglia. «Dobbiamo lavorare di più», il suo slogan. Una minaccia verso i deputati lavativi che ripete fin troppo spesso. «Domenica - tuonò davanti ai giornalisti ai primi di luglio, quando si discuteva del Lodo Alfano - non ho difficoltà a lavorare... Voi sapete bene che di solito il sabato e la domenica faccio cose molto più divertenti, ma chi l’ha detto che la domenica si debba per forza andare in vacanza?».

Il presidente della Camera era reduce da un aspro braccio di ferro per imporre il cosiddetto Schema Fini che prevede cinque sedute piene a settimana (dal lunedì pomeriggio al venerdì mattina; 85 le ore di lavoro previsto) e poi una settimana «bianca» per «curare il territorio» ogni tre d’Aula a Roma. E così annunciò, al termine di una gloriosa riunione dei capigruppo: «Da settembre, si lavora cinque giorni su sette». Era il 4 giugno. I capigruppo apprezzarono lo Schema. Lo votarono persino. E poi, all’italica maniera, non successe nulla.
«Di settimana lunga se ne parla dopo Natale», è ora la spiegazione ufficiale che viene dallo staff della presidenza. «L’esperimento resta in piedi, c’è un interesse generale. Ma è in corso la sessione di bilancio e non si può fare».

La «sessione di bilancio»: significa che i deputati hanno da esaminare la Finanziaria, con i testi allegati. Ed è un lavoro che tradizionalmente occupa il Parlamento per i mesi dell’autunno. Ci sarebbe pure uno specifico codicillo del regolamento, l’articolo 23, comma dieci, che regola i lavori. Ma forse, il 4 giugno, quando trionfalmente annunciarono l’introduzione della settimana lunga, se l’erano dimenticata, la Finanziaria?

Non sarà un caso, insomma, se lui stesso, il presidente Fini, deve farsi sentire così spesso con le sue rampogne. E poi è curioso che ci abbiano provato nella Dodicesima legislatura per subito abbandonare la novità. Pure sotto la gestione Bertinotti si discusse di lavorare di venerdì, ma fu bloccata con un argomento a cui proprio lui, il Subcomandante Fausto, non potè sottrarsi: «E i comizi?». Già, i comizi...

«Altro che lavorare di venerdì. Qui la Camera si squaglia già il giovedì all’ora di pranzo». Roberto Giachetti, Pd, è un noto rompiscatole che s’è formato alla scuola di Pannella. «Sarà forse un caso, ma da quando la maggioranza è andata sotto un paio di volte, ed è sempre è accaduto di giovedì pomeriggio, regolarmente si arriva a un certo punto e poi si rinvia alla settimana prossima». E’ stato proprio Giachetti, il mercoledì che s’è votato il decreto Alitalia ad aver sollevato il caso delle presenze e delle assenze. «Alle 15, il governo ha incassato un voto di fiducia. Alle 19, la maggioranza non avrebbe potuto nemmeno garantire il numero legale».

CASMSSSSSSSS

Di Francesca Pellino

Chiuderà i battenti alla tifoseria ospite la partita Bologna-Roma, considerata “ad alto rischio” dal Casms, che ha espresso un giudizio analogo anche per Napoli-Salernitana, Foggia-Pescara, Cesena-Novara, Pisa-Ascoli, Pescara-Paganese, Sorrento-Juve Stabia, Virtus Entella-Spezia e Stella Azzurra Roma-Scauri. Per Fiorentina-Atalanta è stata disposta la vendita di un solo tagliando per spettatore, mentre si svolgerà in assenza di spettatori il match Battipagliese-Ebolitana.

LUTTO MANCATO

Francesco Pulli, segretario Provinciale di Brindisi del Sindacato Autonomo di Polizia, ha inviato una lettera aperta al Prefetto di Brindisi, al Questore di Brindisi ed agli organi di Stampa avente ad oggetto il "Recupero valori dello Stato e del personale in divisa".
Di seguito il testo integrale:

Il Sindacato Autonomo di Polizia di questa provincia, nella nota pubblicata all’indomani della scomparsa dei nostri militari dell’Aeronautica Militare – S.A.R. di Brindisi, invitava le Istituzioni tutte ad investire con maggiore impegno sul recupero dei valori di rispetto e del “sentire” lo Stato ed i suoi fedeli servitori.
Parole vane su un terreno arido!!
Mentre nell’hangar dell’Aeroporto Militare, la cittadinanza sensibile e tutto il personale dello Stato in “divisa”, partecipava alla celebrazione religiosa per il triste ed ultimo saluto ai suoi cari caduti, non lontano si poteva rilevare l’ebbrezza dei cori di esaltazione sportiva provenienti dallo stadio di Brindisi.
Dobbiamo ritenere che le Autorità, dopo un’attenta ponderazione sui rischi che avrebbe comportato il non disputare l’incontro di calcio, abbiano reputato di primaria importanza che nel giorno del dolore, nel giorno della preghiera, nel giorno del mesto raccoglimento, nel giorno del silenzio, nel giorno dello sgomento e della rabbia, nel giorno destinato alla riflessione, nel giorno in cui si proclama il lutto cittadino, all’interno dello stadio di Brindisi sia stata disputata “regolarmente” l’ennesima di campionato.
Siamo SBIGOTTITI!!!!
… e come si scriveva amaramente nell’ultima nota: “avanti il prossimo”.

Il Segretario Provinciale
P u l l i Francesco

SORRENTO-CAVESE

Grande prova di civiltà di entrambe le tifoserie, impeccabili dal punto di vista dell'ordine pubblico. Da segnalare anche le pregevoli iniziative promosse dalla dirigenza sorrentina, volte a distendere l'atmosfera di un derby alla vigilia annunciato (pretenziosamente) “pericoloso”.Al di là del risultato sportivo, che premia i nostri ragazzi, vorrei, anche a nome del mio socio Mario Gambardella, complimentarmi con la società della Cavese e con i suoi eccezionali tifosi. E' stato davvero un derby spettacolare, sotto tutti i punti di vista”. E' questo il pensiero del presidente del Sorrento Antonino Castellano pochi minuti dopo il fischio finale del signor Nasca di Bari, che ha sancito per la sua compagine tre punti d'oro per il prosieguo della stagione. Non si sofferma su questioni tecniche o su commenti riguardanti la partita, il pensiero del patron rossonero è focalizzato esclusivamente sullo spettacolo che le due tifoserie hanno regalato sugli spalti, ma, soprattutto, sulla loro correttezza sia fuori che dentro le mura dello stadio “Italia”: La cornice di pubblico è stata davvero suggestiva. – aggiunge – Sia i supporters metelliani che quelli cavesi hanno offerto uno spettacolo di civiltà davvero edificante. Mi sono complimentato con il presidente della Cavese per il comportamento delle oltre 1.200 persone giunte da Cava dei Tirreni, che hanno tifato per tutti i novanta minuti di gioco e, nonostante l'importanza della gara ed il risultato non favorevole, sono stati sempre impeccabili sotto il punto di vista dell'ordine pubblicoDello stesso avviso è anche Attilio Gambardella direttore della neonata area marketing del Sorrento calcio che, inoltre, si sofferma sulle due splendide iniziative che hanno contribuito a rendere davvero indimenticabile questo derby: La partita Sorrento-Cavese offre solo spunti positivi: oltre all'intera posta in palio, infatti, la nostra società incassa anche tanti apprezzamenti per le iniziative promozionali organizzate insieme a due dei nostri partner. In modo particolare gli oltre 2.500 spettatori accorsi sui gradoni dello stadio “Italia” hanno avuto l'occasione di assaggiare, poco prima del fischio di inizio e durante l'intervallo, alcune prelibatezze campane offerte dalla società Ho.re.ca. Sud, impresa specializzata nel settore dell'alta ristorazione. L'azienda, guidata da Sabato Anzelmo, ha allestito, per l'occasione, tre stand ed ingaggiato dieci persone, tra operatori ed hostess, che hanno prestato servizio sugli spalti. Inoltre, a fine gara, il Sorrento calcio ha donato al presidente Antonio Fariello ed a tutta la dirigenza cavese delle confezioni di “Neroarancio – Amaro di Sorrento”, il nuovo prodotto messo a disposizione da “La Badia”, azienda leader nella produzione di liquori tipici, guidata da Davide Di Giuseppe. Quest'ultimo gesto ha particolarmente colpito il presidente degli aquilotti, che ha voluto ringraziare particolarmente tutta la dirigenza rossonera: “Iniziative del genere non possono che farmi un enorme piacere. Questo è segno di grande civiltà da parte di tutto l'organigramma societario del Sorrento calcio, che ritengo di categoria superiore. Questo di oggi è anche un messaggio che le due dirigenze vogliono mandare a chi, durante la settimana, si è battuto perchè la gara non venisse disputata con la presenza dei nostri tifosi sugli spalti".

Proprio a sottolineare la splendida giornata di sport vissuta in penisola sorrentina, il presidente Castellano, in mattinata, ha spedito una missiva al presidente della Lega Pro Mario Macalli, per rimarcare la correttezza delle due tifoserie durante il derby. Questo il testo della lettera in questione:

Gentile presidente Macalli, all'indomani del derby di calcio di Prima Divisione di Lega Pro, Sorrento-Cavese, vorrei sottoporre alla Sua attenzione un elemento, a mio avviso determinannte, che ha caratterizzato l'intero evento allo stadio "Italia": lo spettacolo offerto non solo dalle due squadrein campo, ma, soprattutto, dal numeroso pubblico presente sugli spalti. La gara, come tutti i derby campani, era particolamente temuta alla vigilia, in virtù dell'annunciato arrivo in costiera sorrentina di più di 1.200 tifosi ospiti. Eppure, sotto il profilo della sicurezza e dell'ordine pubblico, tutto è andato alla perfezione, a dimostrazione del fatto che, quando c'è organizzazione e sinergia tra società e forze dell'ordine, le Istituzioni diventano più forti delle solite frange di facinorosi e non devono più ricorrere a restrizioni di sorta.

In tal senso, a fine gara, ho sentito il dovere di complimentarmi con il presidente della Cavese, Antonio Fariello: il pubblico di Cave de' Tirreni, malgardo l'importanza della gara ed il risultato della gara, non certo favorevole, è stato davvero esemplare. Anche la nostra tifoseria, che si è sempre contaddistinta per la sua correttezza e la squisita ospitalità, tipicamente sorrentina, ha avuto modo di apprezzare lo spettacolo offerto dai sostenitori avversari. A volte si corre il facile rischio di focalizzare l'attenzione solo ed esclusivamente sugli episodi di violenza ed intemperanza, non dando l'opportuno risalto ad eventi del genere. Chi ha il potere decisionale deve sapere che ci sono luoghi in Italia dove una partita di calcio, anche se particolamente sentita, resta solo un evento di sport. Ma bisogna sempre crearne i presupposti: in occasione della gara contro la Cavese, ad esempio, la mia società ha realizzato una serie di simpatiche iniziative promozionali per coniugare ospitalità e sport.

Per tutta la gara i tifose delle due squadre sono stati "coccolati" da un'azienda specializzata nel settore dell'alta ristorazione (Ho.re.ca. Sud), che ha offerto prelibatezze tipicamente campane. Inoltre, a fine partita, le due società, Sorrento e Cavese, hanno siglato, in sala stampa, una sorta di "gemellaggio": per l'occasione, un nostro sponsor (La Badia), ha donato ai dirigenti cavesi un tradizionale amaro sorrentino. Inoltre, vorrei anche sottolineare l'impeccabile organizzazione delle forze dell'ordine, coordinate dal primo dirigente della Polizia di stato, Attilio Nappi, e dal vicequestore Francesco Zunino. Insomma, in occasione del derby contro la Cavese, la città di Sorrento ha vissuto una splendida giornata di sport. Dovrebbe essere sempre così, in ogni parte d'Italia.

Per tali ragioni, anche a nome del mio socio Mario Gambardella, mi permetto di scrivere questa lettera, affinché Lei possa rappresentare, nelle sedi più opportune, anche esperienze del genere. Un'esperienza edificante. Un modello da esportare.

Cordialmente, Antonino Castellano

Presidente Sorrento Calcio Srl

Michele Gargiulo – www.calciopress.net

NOSTALGIA DI ZACCARELLI


di Federico Floris

Tante voci si sono alzate in queste settimane nell’universo granata sino a diventare praticamente un coro unanime per cercare di offrire umilmente il proprio contributo, per aiutare a migliorare questo Torino, malinconicamente ultimo in campionato e bisognoso di una sferzata, in campo e fuori.
Il consiglio più ricorrente riguarda l’ingresso nell’organigramma societario di Renato Zaccarelli, come trait d’union tra squadra, presidente, media e tifoseria. Un uomo del Toro che magari sappia chiarire ai dubbiosi Natali di turno cosa significa giocare un derby da Toro.
Un’idea che personalmente, insieme al resto della nostra redazione, abbiamo portato avanti sin dallo scorso luglio, quando dopo la partenza di Antonelli, Lupo ed Angeloni è stato ingaggiato il solo Mauro Pederzoli nelle vesti di direttore sportivo. Oltretutto non bisogna scordare che il presidente Cairo per quanto impegnato e dedito alla causa granata passa molto tempo della settimana a Milano dove vive e lavora.

Qui non si vuole discutere il valore e l’impegno di chi nel Torino già c’è e lavora, quanto sottolineare la necessità sempre più impellente di ricordare quotidianamente con esempi pratici e concreti ai giocatori che hanno l’onore d’indossare questa maglia ciò che significa indossare questa maglia. Non si tratta di un mero esercizio nostalgico fine a se stesso ma una chiara volontà di imprimere un Dna ben definito in cent’anni di storia ad un gruppo di ragazzi che di questi cent’anni sanno poco e non per colpa loro.
Lo chiamano “calcio moderno” e se il Torino vuole farne parte ad alti livelli deve paradossalmente ritrovare le qualità morali che l’hanno contraddistinto nel passato. Non è retorica ma un dato di fatto.
Nei giorni scorsi il presidente Cairo ha rilasciato dichiarazioni d’apertura ed interesse ad un eventuale ingresso di una figura alla Zaccarelli in società. Vedremo se diventeranno una realtà concreta.

Questa è la speranza nostra, dei vari Gramellini, Culicchia, Patrignani e di tanti, tanti tifosi che hanno scritto all’indirizzo di posta elettronica della nostra redazione.
Di seguito potete trovare il link a due articoli: uno scritto da me e risalente al 15 luglio scorso dal titolo Con uno Zaccarelli in societàhttp://www.toronews.net/?action=article&ID=9163 ed uno ad opera di Alessandro Salvatico, pubblicato il 21 luglio ed intitolato Zac o chi ne fa le veci http://www.toronews.net/?action=article&ID=9213

federico.floris@toronews.net