30 settembre 2008

FAIR-PLAY

Sono pronti i fischi per Franco Brienza domenica contro il Catania. I tifosi non hanno gradito il gesto di fair play (o lealtà sportiva) del trequartista amaranto con il Palermo che, pur segnando agevolmente, ha volontariamente fermato l’azione, per consentire i soccorsi a Balzaretti e Corradi, a terra dopo uno scontro di gioco. «Proporrei di non esultare più ai suoi gol, anzi di rifiutarli.Oltre naturalmente a prenderlo a fischiate quando tocca il pallone» si legge in una delle tante discussioni aperte sul sito del cuore pulsante della tifoseria reggina gentereggina.org. Pochi se non pochissimi quelli che difendono il suo gesto, tanti anzi tantissimi quelli contro. Dai più soft «dobbiamo impedire a Brienza che venga convocato per le prossime partite, i traditori non devono vestire la maglia amaranto», a «disonesto, venduto e maledetto», agli insulti di vario genere, che non riportiamo solo per rispetto. Brienza intanto mantiene la concentrazione e prepara la delicata sfida di domenica. Al Corriere dello Sport dichiara che «so come sono. Un buono che usa il buon senso quando serve: ne vado fiero. Ho saputo delle parole di Ulivieri, che è stato mio allenatore. Non ha condiviso la mia scelta, io ho sempre dovuto accettare le sue, anche quando non mi piacevano come il giorno in cui mi mandò in tribuna a Milano. Pazienza». E tra i tifosi c’è anche chi lo difende: «dai critichiamo Brienza, facciamolo fuori. Abbiamo perso Amoruso l’anno scorso, se riusciamo cacciamo anche Brienza, magari a gennaio. Fatevi un day hospital che state male male…»

SPAKKAROTELLA, CON LA K

«Il perdono? È tardi. Incontrarlo? È difficile». Giorgio Sandri, il padre di «Gabbo» e il fratello Cristiano chiudono le porte all'agente Luigi Spaccarotella che, al Tg2, ha chiesto perdono per aver sparato «accidentalmente», come continua a sostenere, quel copo di pistola che ha ucciso Gabriele all'autogrill di Arezzo l'11 novembre 2007.

«Quel giorno è morta anche una parte di me - ha dichiarato Spaccarotella al Tg2 - Sono tornato nell'area di servizio - ha aggiunto - mi sembrava che intorno ci fosse silenzio. Guardavo ma non riuscivo a pensare». Ma di perdono, per quella morte insensata, la famiglia Sandri non vuole saperne. «Se si leggono bene le sue dichiarazioni - commenta Cristiano Sandri - si capisce che si tratta solo si una mezza richiesta di scuse visto che ancora non ammette le sue responsabilità. Dopo dieci mesi - aggiunge - le scuse per telefono o in televisione lasciano il tempo che trovano viso che fino a oggi non abbiamo mai sentito nessuno, nè lui, nè altri. Come si può perdonare qualcuno che non ammette quello che ha fatto?».

Già, perchè l'accusa di omicidio colposo di cui dovrà rispondere Spaccarotella non ha mai convinto la famiglia e gli amici di «Gabbo». «Chiesi subito al Vescovo di Arezzo di far arrivare ai Sandri il mio cordoglio - ha però affermato il poliziotto - ma gli fu risposto che i tempi non erano maturi». Difficile dire se questi tempi matureranno, perchè il dolore di certe perdite non ha una scadenza. Due posizioni distanti, come è ovvio che sia, tra chi sa di aver compiuto un errore irreparabile e chi quell'errore non riesce proprio a concepirlo.

Eppure anche se l'uno, Spaccarotella, continua a parlare di disgrazia e si augura che «il processo finisca presto», e l'altro, Cristiano Sandri e la sua famiglia, parlano di una richiesta di perdono che «arriva con una tempistica processuale ineccepibile che non suona come vera», entrambi vogliono che giustizia sia fatta. «So che devo pagare - ha dichiarato il poliziotto - Ogni volta che metto la divisa il pensiero va a quel giorno. Spero però di continuare a fare il poliziotto». Che la richiesta di perdono sia sincera o meno, che la famiglia Sandri un giorno l'accetti o meno sarà il tempo a dirlo. L'unica certezza è che «Gabbo» da quel tragico 11 novembre non c'è più.

Alessandra Farias

SU SPACCAROTELLA, SENZA K

Non è la prima volta che si sente un assassino invocare il perdono ai famigliari delle proprie vittime. Di solito succede quando l'autore del "vile gesto", per usare uno stereotipo giornalistico, è costretto alla riflessione da solide sbarre carcerarie che limitano l'orizzonte e impongono una rivisitazione critica del proprio passato. Non sempre. C'è chi chiede scusa per trarne qualche vantaggio, chi se ne rimane in silenzio, consapevole di non poter restituire la vita con le parole e chi, approfittando di scappatoie garantiste, prova a farfugliare il mea culpa dopo quasi un anno di silenzio, irritante, indisponente, per non dire arrogante. E' chiaro che la strategia processuale ordita dai suoi scaltri avvocati contemplasse anche queste scuse ad orologeria, dopo che per tutti questi mesi l'agente di Polizia ha giocato astutamente a nascondino con la Famiglia Sandri e con le proprie responsabilità. In quesi giorni mi sono imposto il silenzio, perchè qualche libro l'ho letto e non dimentico che altre volte nella sanguinosa storia del Novecento le campagne mediatiche contro servitori dello Stato "incauti" , seppur condotte in punta di verità e di senso della Giustizia, hanno vomitato cadaveri, lutti, tragedie.
Ho appena finito di leggere lo struggente "Spingendo la notte più in là" di Mario Calabresi e una toccante intervista a Licia Pinelli e questo mi basta per mordermi la lingua. Quando si dispone di un organo di informazione, anche di un piccolo brigantino pirata come questo blog, bisogna pensare bene e a lungo prima di lanciarsi in proclami.
Il signor Spaccarotella, specialmente lui, dovrebbe tacere fino alla sentenza che io mi auguro giusta ed esemplare per tutti gli aspiranti sceriffi e giustizieri della notte, in un processo regolare, corretto e il più possibile sereno. Agitare il pericolo di sedizioni da parte degli ultras è un altro sporco trucco per avviare Spaccarotella al processo di beatificazione. La pacifica e silenziosa dimostrazione davanti al Tribunale aretino degli ultras laziali ha spiazzato una manica di imbecilli, scribacchini e curiosi del macabro, pronti a fotografare l'ennesima piazzata dei "curvaioli". Se in questi due mesi ( speriamo ! ) che ci separano dalla prossima udienza dovesse succedere qualcosa, allora gli azzeccagarbugli del poliziotto avrebbero buon gioco per trarre in salvo il loro assistito. Occorre da parte nostra una prova di maturità, senza colpi di testa.
In tutti gli stadi sono ricomparsi striscioni per Gabriele, composti ma fermi, segno che nessuno di noi dimentica e non vuole dimenticare.
Vi ricordo o informo che esiste un sito, www.gabrielesandri.it , sul quale potete scrivere di Gabriele, salutare la Sua Famiglia, dimostrare che ci divide la rivalità ma non la Mentalità.
Con Gabriele sempre nel cuore.
Vincenzo

SPAKKAROTELLA

Parla l'agente Spaccarotella e chiede perdono alla famiglia Sandri: "Non sono un vigliacco ma volevo evitare che ci fossero strumentalizzazioni mediatiche di un dolore personale e privato. In aula ci andrò a patto che non comporti pericoli per la sicurezza mia e della mia famiglia. Ho avuto delle minacce"


Arezzo, 30 settembre 2008 - "Non volevo sparare, non volevo. Dovete credermi. Che era partito il colpo l’ho capito solo dal rumore dello sparo, non ho sentito neppure la pressione del grilletto che si abbassava". E’ un altro giorno clou per Luigi Spaccarotella, il poliziotto accusato di omicidio volontario per lo sparo da un’area di servizio all’altra dell’Autosole che costò la vita a Gabriele Sandri. Un giorno da protagonista, a una manciata di ore dall’udienza preliminare, dichiarata nulla dal Gip Simone Salcerini, cui non si era presentato. Nel fine settimana l’agente ci ha pensato e ripensato, gli bruciava in particolare fare la figura del pauroso che scappa dinanzi alla famiglia della sua (lui dice involontaria) vittima, continuavano a risuonargli nelle orecchie le parole di papà Sandri: "Si comporti da uomo". E alla fine l’agente calabrese, ex della Stradale, ora in servizio alla Polfer di Firenze, ha deciso di rompere il voto del silenzio che si era imposto. In mattinata una lunga dichiarazione all’Ansa, all’ora di pranzo un posto da protagonista nei Tg della Rai, nel pomeriggio l’appuntamento telefonico con la "Nazione", mediato da uno dei suoi avvocati, il pratese Gian Piero Renzo.

"Non sono un vigliacco - chiarisce subito Scapparatella - non scappo anche se non voglio pagare per quello che non ho fatto. Mi sono sempre assunto la responsabilità per quello che era successo, ma certo non per quello che non ho commesso e non avrei voluto accadesse". Eppure, se il poliziotto ci tiene a ribadire la sua dignità, ci tiene altrettanto a marcare l’umiltà con la quale chiede perdono ai Sandri: "Voglio essere molto chiaro. Ho sempre tentato di evitare strumentalizzazioni mediatiche di una sofferenza personale e privata. Ho evitato di aggravare il dolore della famiglia con interventi indelicati e inopportuni. Però adesso è arrivato il momento di dire che ai familiari di Gabriele chiedo perdono, anche se non trovo le parole. Ho ucciso il loro figlio. Dire che mi dispiace, che non volevo, non può essere sufficiente. Vorrei incontrarli, anche se so che non sarebbe facile".

A dire il vero, racconta Spaccarotella, lui un tentativo di contatto l’aveva fatto quasi subito, per tramite del Vescovo Bassetti, che si sentì con il sacerdote incaricato di celebrare i funerali. Ma i Sandri fecero sapere che i tempi non erano ancora maturi. E’ il famoso canale ecclesiale cui avevano accennato la mattina dell’udienza gli avvocati Renzo e Francesco Molino. Ora, l’occasione giusta potrebbe diventare il prossimo appuntamento dinanzi al Gip, probabilmente a novembre. Stavolta Spaccarotella conta di esserci: "Sì, vorrei partecipare, a patto però che ci siano le garanzie di sicurezza per me e per la mia famiglia". Un riferimento alle telefonate anonime e alle minacce cui il poliziotto sarebbe sottoposto sul numero di casa.

Sarà il momento, dice ancora l’agente, per ribadire la sua innocenza: "E’ evidente, i miei avvocati hanno già spiegato e rispiegato l’andamento dei fatti, credo che negli atti del processo ci siano tutti gli elementi per chiarire che non ci fu volontarietà da parte mia. Correvo e il colpo mi è partito per caso, è stato anche deviato stando alle perizie".

D’altronde, racconta Spaccarotella, la domenica nera dell’11 novembre è stata una svolta anche per la sua vita: "Quel giorno maledetto è morto qualcosa dentro di me. Come si può pensare che abbia voluto uccidere qualcuno? Rimettermi la divisa, quando sono tornato al lavoro, non è stato facile. Non ho più voluto una pistola, non sono più voluto salire su un’auto della polizia". Solo lavoro d’ufficio, dietro una scrivania della Polfer di Firenze, dove il poliziotto attende ancora di sapere quale futuro lo aspetta. Libero o in carcere? Macchiato dall’accusa più grave o condannato solo per quella più leggera? La parola al giudice Simone Salcerini.

Salvatore Mannino

POLEMICHE SU CATANIA-CHIEVO

Reduce dalla terza vittoria casalinga consecutiva ed abbagliato da una classifica sorprendente il Catania di Zenga tornerà ad allenarsi questo pomeriggio alle 15. Scatta oggi infattila settimana di lavoro che condurrà al match di Reggio Calabria di domenica dove gli etnei affronteranno una squadra con l'acqua alla gola, il tecnico in discussione e che sinora ha raggranellato appena un punto in 5 gare. Intanto è polemica tra Catania e Chievo dopo l'aggressione subita da 15 tifosi clivensi nei pressi del “Massimino”: gli inquirenti avrebbero escluso il coinvolgimento di tifosi del Catania riconducendo la vicenda ad un episodio di criminalità comune. Il team manager del Chievo Marco Pacione aveva parlato di episodi da condannare mentre lo stesso sindaco di verona Flavio Tosi aveva sottolineato la necessità di colpire duramente fenomeni di questo tipo. In una nota il calcio Catania assolve interamente i propri sostenitori sottolineando come le ricostruzioni degli investigatori riferirebbero addirittura di atti di teppismo comune sedati da esponenti del tifo etneo .

29 settembre 2008

IN SPAGNA NON CI SONO PIU' GI ULTRAS

Barcellona, 29 set. - (Adnkronos) - A due giorni di distanza dal derby di Barcellona tra Espanyol e Barca, non si placano le polemiche per gli incidenti scoppiati tra le due tifoserie allo stadio Olimpico Lluis Companys, provocando la momentanea sospensione dell'incontro. Il direttore tecnico del club del Montjuic, Pedro Tomas, ha annunciato che la societa' denuncera' alcuni giocatori della squadra avversaria che avrebbero incitato alla violenza, mentre sotto accusa e' finita anche la polizia per aver gestito in modo troppo "passivo" la situazione d'emergenza. I fatti sotto accusa sono avvenuti intorno al venticinquesimo del secondo tempo della stracittadina: la situazione e' degenerata quando i sostenitori del Barcellona hanno lanciato alcuni bengala nel settore occupato dai tifosi dell'Espanyol, che hanno reagito sfondando una rete di protezione per entrare in campo. L'episodio ha provocato la momentanea sospensione della gara, che e' ripresa nove minuti piu' tardi. L'Espanyol, che adesso rischia dure sanzioni, compresa la chiusura dello stadio, ha deciso di passare al contrattacco annunciando che denuncera' tutti i protagonisti degli scontri: i cinque Boixos Nois (ultra' del Barca) arrestati e le persone riconoscibili nel video ora in mano alla polizia. Ma c'e' di piu': Pedro Tomas, nel corso di un'intervista al programma di Tv3 "Hat-Trick Espanyol", ha fatto sapere che il suo club sta vagliando l'ipotesi di denunciare agli organi competenti alcuni giocatori del Barcellona (si fanno i nomi di Thierry Henry, Lionel Messi, Samuel Eto'o, Rafael Marquez e Gerard Pique), rei di aver festeggiato i gol realizzati con gli ultra' e di aver incitato, in questo modo, alla violenza.

I CAPI DEI CAPI

E' ufficiale. Gianni Petrucci, il prossimo anno, avrà un rivale. "Mi candido per la presidenza del Coni", ha detto oggi a Milano il professore Franco Chimenti, presidente della Federgolf. Chimenti è stato rieletto al vertice della Federazione golfistica con il 97,53% dei voti (era candidato unico) e nell'occasione ha annunciato appunto che sfiderà Petrucci (vedi Spy Calcio del 28 settembre). Nelle ultime elezioni per il Coni, Petrucci aveva corso da solo. Mentre in quelle precedenti aveva sempre avuto dei rivali, anche di prestigio. Ora si troverà di fronte Chimenti, presidente di una Federazione in pieno sviluppo e di uno sport praticatissimo in tutto il mondo, in attesa dell'investitura olimpica. "Mi impegnerò moltissimo nel rispetto delle istituzioni e dell'attuale presidente Petrucci, del quale mi onoro di essere amico perché credo che una competizione giusta sia indispensabile", ha spiegato Chimenti che ha già avvertito Petrucci della sua candidatura. E se dovesse vincere? "Sarà un successo del golf". Le elezioni si terranno a fine maggio-primi di giugno del prossimo anno: 79 i grandi elettori (per ora se ne conoscono solo una ventina), 40 i voti necessari per essere eletti. Il sottosegretario Rocco Crimi aveva auspicato che ci fossero più contendenti. Chimenti gode di forte stima anche in ambiente politico, non solo nel Pd ma anche nel Pdl. Petrucci è convinto di farcela anche stavolta: la maratona elettorale è appena iniziata. Lotta alla violenza e turisti Molti turisti giapponesi, canadesi, inglesi ci sono rimasti male: a Roma in vacanza, avrebbero voluto andare allo stadio Olimpico, vista anche la bella giornata, per assistere alla partita Roma-Atalanta. Ma hanno scoperto, con stupore, che era proibito: i biglietti venivano infatti venduti soltanto ai residenti nella provincia di Roma. Il motivo? Semplice: la partita era preclusa ai tifosi dell'Atalanta. La loro curva era stata chiusa e i biglietti, come detto, riservati solo ai romani doc. Un controsenso: i tifosi atalantini, si sa, sono quasi tutti lombardi. Bastava proibire la vendita in Lombardia, no? Senza penalizzare non solo gli stranieri ma anche tanti tifosi italiani che vorrebbero tanto andare allo stadio in famiglia, mentre è diventato tutto più complicato. Risultato: paganti 3.336 per Roma-Atalanta, una miseria rispetto al passato. E se consideriamo che gli abbonati giallorossi sono solo 26.000 circa (la cifra ufficiale a novembre, col bilancio), ecco che l'Olimpico era desolatamente vuoto. Anni fa c'erano 50-60.000 tifosi quando la Roma lottava contro la Cremonese. Ora è una tristezza. A forza di chiudere curve e proibire trasferte, i nostri stadi rischiano di essere sempre più vuoti: c'era stato quest'anno un piccolo incremento di abbonati (circa il 6-7% in più) ma ora si sta perdendo per strada. Certe decisioni dell'Osservatorio e del Casms (Comitato analisi), troppo penalizzanti, potrebbero essere riviste. Certo, è passato un mese da Roma-Napoli, esattamente domenica 31 agosto, e la procura di Napoli non ha emesso ancora alcun provvedimento (arresto o denuncia) nei confronti di chi era su quel treno fantasma. Il ministro Maroni aveva parlato di devastazioni, aveva ventilato l'ipotesi di un'associazione per delinquere. Trenitalia aveva parlato di 500.000 euro di danni (ma i tifosi campani contestano questa cifra e perizie pare non ce ne siano). Maroni ha garantito che non esistono zone franche, che fra i tifosi del Napoli saliti su quel treno per Termini c'erano 600 pregiudicati di cui "27 apparentati o contigui con la camorra, cinque con precedenti di associazione per delinquere di stampo mafioso, 18 per associazione per delinquere, 260 indagati per reati di droga, 419 per reati contro il patrimonio e 70 per reati connessi alla detenzione di esplosivi ed armi, 71 per motivi di ordine pubblico". Accidenti, ma chi c'era su quel treno? Bella gente, no? E pensare che il questore di Napoli, Antonino Puglisi, aveva dato il via libera manco fosse un capostazione: "Tutto a posto, tutti controllati, il treno può partire...". A Roma, appena arrivati, circa 1000 poliziotti avevano avuto il loro da fare per tenerli a bada, portarli allo stadio e riportarli alla stazione. Qualche arresto e Daspo c'è stato a Roma. Napoli continua a tacere. Solo il giudice Giampaoli Tosel ha chiuso due curve, la A e la B: ma per incidenti avvenuti all'Olimpico, non alle stazioni o durante il viaggio del treno fantasma.

650 RUMENI

(ASCA) - Firenze, 29 set - Saranno circa 650 i tifosi provenienti dalla Romania in arrivo domani a Firenze per Fiorentina-Steaua Bucarest di Champions League.I tifosi, secondo le previsioni della Questura, arriveranno principalmente in pullman e con mezzi propri.Sara' allestito un gazebo per informazioni a cura della Protezione civile ed e' previsto un servizio di navetta con autobus Ataf.Per quanto riguarda la sicurezza, pattuglie della Polizia Stradale presenti in tutti i caselli autostradali dell'area fiorentina indirizzeranno tifosi rumeni verso il casello di Firenze sud, allo scopo di evitare l'attraversamento della citta' ed il conseguente rischio di incidenti con la tifoseria locale, saranno attivati 3 parcheggi scambiatori, gli autobus in arrivo dalla Romania saranno scortati e nel centro storico sara' intensificata l'attivita' di prevenzione gia' da mezzogiorno.Ai cittadini rumeni saranno riservati esclusivamente posti nel settore ospiti e, in caso di esaurimento dei posti, lo spazio appositamente delimitato nell'ambito della Tribuna Maratona.Per quanto riguarda le bevande alcoliche, e' stato adottato, oltre al divieto gia' in corso per il centro storico dalle 22 alle 3, il divieto di vendita e somministrazione dalle 16 alle 6 nell'area dello stadio.

SENZA SCORTA

(ASCA) - Verona, 29 sett - ''L'aggressione di cui sono stati vittime a Catania i sostenitori del Chievo Verona e' inqualificabile, come pure inqualificabile e' che il Questore abbia lasciato uscire e allontanare dallo stadio i sostenitori della squadra veronese senza alcuna scorta di Polizia nonostante quello stadio sia frequentato anche da persone pericolose e legate alla criminalita' locale, come tristemente testimoniato dagli incidenti in cui fu ucciso Filippo Raciti''. Questo il commento del Sindaco di Verona, Flavio Tosi, sull'agguato ai danni dei tifosi clivensi, ''notoriamente la tifoseria piu' pacifica d'Italia'', ha sottolineato.''Come ha gia' detto il Ministro degli Interni Maroni in occasione delle violenze perpetrate dai tifosi del Napoli - ha concluso Tosi - e' necessario colpire duramente questi fenomeni che, senza sanzioni adeguate, continueranno a verificarsi ogni domenica: e' ora che cessi ogni impunita' per chi si rende responsabile di aggressioni e violenze e affinche' anche chi si nasconde dietro i colori di una squadra di calcio o di altro sport sappia che per lo Stato non c'e' alcuna differenza tra lui e un criminale comune''.''Mi auguro che l'Osservatorio prenda in questo caso provvedimenti esemplari - ha detto dal canto suo l'assessore veronese allo sport Federico Sboarina - per evitare di dare, come accaduto in passato, la sensazione che vengono utilizzati due pesi e due misure''.

CAGLIARITANI

(AGI) - Cagliari, 29 set. - Due tifosi rossoblu sono stati deferiti dalla Digos dopo la partita di calcio di serie A fra Cagliari e Juventus, disputata il 21 settembre scorso allo stadio Sant'Elia e persa dai padroni di casa. Il primo, M.N., 26 anni, di Cagliari, e' accusato di aver esposto volantini che incitavano alla violenza. La mattina dell'incontro, durante il consueto pattugliamento, la polizia ha notato un centinaio di volantini affissi su tutto il perimetro dello stadio, sui cartelli stradali, i pali della luce e i cancelli ai lati degli ingressi dei tornelli. "In curva sud non posso entrare!!! Juventino sardo gran bastardo! - Cagliari 1920 - Curva Sud", si leggeva sui foglietti, che sono stati subito rimossi. Poco dopo gli agenti hanno notato nei parcheggi davanti al settore Curva Sud, dove di solito prima della gara si riunisce il gruppo ultras "Cagliari 1920", il giovane M.N., che ne fa parte. Sulla sua auto, nel bagagliaio, i poliziotti hanno trovato, durante una perquisizione, una busta di plastica contenente 440 volantini come quelli che erano stati affissi allo stadio. L'altro rossoblu deferito appartiene, invece, al gruppo degli "Sconvolts": dopo la partita, S.M., 42 anni, di Cagliari, e' stato bloccato dalla polizia per danneggiamento aggravato e lancio di materiale pericoloso. Con indosso una maglietta degli Sconvolts, l'uomo ha lanciato una bottiglia di vetro contro un'auto di passaggio e si e' scagliato contro gli occupanti, cercando di aggrapparsi al finestrino posteriore. Quando gli agenti l'hanno fermato nei parcheggi davanti all'ingresso degli spogliatoi dello stadio, S.M., ha dichiarato di aver reagito cosi' per la sconfitta del Cagliari.

GIALETO-TORRES

I carabinieri di Serramanna, con i colleghi di Samassi, Villamar, Nuraminis e della Compagnia di Sanluri, hanno arrestato in flagranza di reato, per violenza e lesioni a pubblico ufficiale, l'impiegato Paolo Cossiga, di 38 anni, di Sorso; e per tentativo di omicidio l'operaio Roberto Cordedda, di 40, di Villasor. Secondo la ricostruzione dei militari Cordedda avrebbe investito alcuni tifosi della Torres dopo che la sua auto era stata colpita da diverse pietre. Avrebbe lanciato l'auto contro i supporter travolgendone alcuni. Cossiga è stato arrestato, invece, perché avrebbe colpito con pietre e oggetti i militari giunti per dividere le tifoserie. Gli arrestati sono stati rinchiusi nel carcere di Cagliari. Ferito al volto da una pietra un tifoso di Tempio Pausania, di 34 anni, ricoverato in ospedale a Cagliari. Durante gli incidenti sono rimasti lievemente feriti anche due carabinieri della Compagnia di Sanluri e due del IX Battaglione Cagliari. Danneggiato anche il veicolo militare della stazione dei carabinieri di Samassi.

LA CARRARESE

Il presidente Oppicelli applaude i suoi: “Vittoria importantissima che dà continuità al nostro lavoro”. Mister Firicano: “Decisiva la nostra voglia di rivalsa dopo la beffa contro la Cisco”. Migliore in campo Falivena, suo il primo gol e l'assist nel raddoppio di Bischeri: “Che gioia la mia prima rete con la Carrarese. L'assist? Uno schema provato in allenamento”.


Fabio Oppicelli (presidente): «Abbiamo conquistato una grande vittoria. Dopo lo stop della scorsa settimana contro la Cisco, arrivato proprio nel finale di gara, era importante ripartire subito col piede giusto. Abbiamo faticato, ma di fronte avevamo un Celano fortissimo e l'unica cosa che contava erano i tre punti, in modo da dare continuità al nostro lavoro. Mancava Micchi, ma chi finora non ha giocato spesso, oggi ha dimostrato di essere all'altezza della situazione. D'altronde fino all'ultima giornata di mercato il nostro intento è stato quello di costruire una rosa che potesse garantire la giusta competitività anche al di là dei primi undici titolari. Chiaria? Lo abbiamo voluto fortissimamente qua a Carrara, perché ne conoscevamo il valore. Per la categoria è un ottimo giocatore e per il nostro allenatore rappresenta una possibilità in più sulla quale fare affidamento. I prossimi impegni? Le partite sono tutte difficili, non illudiamoci. Adesso ci attendono due trasferte consecutive (a Poggibonsi e Bassano ndc) poi all'ottava torneremo a casa (contro il Bellaria ndc). Solo dopo questi tre impegni si potrà tirare una prima somma sul lavoro svolto finora e capire dove meritiamo di collocarci».
Aldo Firicano (allenatore): «La chiave della vittoria? Il grande spirito di rivalsa che ci animava dopo la sconfitta immeritata in casa della Cisco e che siamo riusciti a trasformare in applicazione e determinazione. Sapevamo che il Celano sarebbe stato un avversario tosto e difficile. Dovevamo aspettare una giocata per sbloccare il risultato e così è stato. Il nervosismo in campo? La gara è stata corretta, poi però c'è stata una palla che loro non hanno buttato fuori, e da questa mancanza di fair-play sono nate delle scaramucce. Secondo me, questa storia della palla fuori o dentro con il giocatore a terra, sta facendo danni incalcolabili, rischia di rovinare per niente il clima delle partite. Dovrebbe essere l'arbitro di volta in volta a decidere il da farsi, altrimenti si rischia di peggiorare sempre di più, visto che è difficile mantenere l'uniformità in tutti i 90 minuti». Non c'era Micchi però Chiaria si è mosso molto: «Chiaria - riprende Firicano - si è mosso bene e gli è mancato solo il gol, gli auguro che lo faccia nelle prossime gare perché gli attaccanti vivono di quello». Rispetto alla gara con la Cisco, con un centrocampista in più, la squadra è apparsa più equilibrata: «È evidente che un centrocampista dia più equilibrio, però la possibilità che abbiamo di poter disporre di quattro giocatori offensivi così importanti, come dire, solletica la fantasia, e a volte porta a correre qualche rischio che però è calcolato. Di volta in volta, valuteremo le condizioni e il da farsi. A partire da Poggibonsi dove troveremo delle difficoltà ambientali per la sconfitta di Viareggio, ma dove andremo per fare la nostra partita».
Roberto Falivena: «Questa per me la prima rete con la Carrarese in questo campionato. Un gol importantissimo che ci ha permesso di controllare la partita contro un avversario che fino a quel momento non aveva ancora perso. Il mio gol? E' stata decisiva la toccata di testa di Vincenzi che mi ha liberato in piena area. La mia posizione era regolarissima, ho aspettato che la palla rimbalzasse e poi ho tirato a botta sicura. L'esultanza sotto la curva Nord? E' stato bellissimo anche perché tra i tifosi ho parecchi amici e sento moltissimo l'attaccamento verso questi colori. Il raddoppio poi è stato frutto di un'azione su schema che il mister ci ha fatto provare durante la settimana. Prima il gol, poi l'assist per Roby (Bischeri ndc): sono troppo contento. Siamo riusciti a riscattare la beffa di sette giorni fa e farci perdonare dai nostri supporters che ci avevano seguito fino ad Albano Laziale».
Marco Dessena: «La mia parata ad inizio ripresa (girata di Fanelli al 14'st)? E' andata bene, ma sinceramente io cerco soprattutto la prestazione dei 90 minuti, più che gli applausi sul singolo intervento. La continuità è la cosa più importante. Che dire, sto crescendo e con me tutta la squadra. Cisco a parte, i risultati di tanto duro lavoro stanno arrivando e questo porta con se tanto entusiasmo. Siamo un gruppo affiatato, ci troviamo bene assieme e ci aiutiamo. Oggi avevamo di fronte un Celano molto forte in tutti i suoi reparti e deciso a fare risultato. Noi però siamo stati bravi a trovare le giuste contromisure per affrontarlo al meglio e batterlo. La trasferta di Poggibonsi? Come un po' tutti hanno spesso fatto notare, questo è un campionato molto equilibrato. Abbiamo le carte in regola per fare la nostra partita su tutti i campi, ma anche qualsiasi avversario, che andremo ad affrontare di volta in volta, potrà farci male, se non saremo sempre all'altezza. Questo vale anche per il Poggibonsi che oggi ha perso (a Viareggio per 4-1 ndc) e fra sette giorni in casa sua vorrà sicuramente rifarsi».
Davide Vaira: «Abbiamo vinto una bella partita. In campo siamo stati superiori fin dall'inizio e penso che questo successo sia più che meritato. Adesso ci aspettano due trasferte difficili che però potremo preparare con la giusta serenità. Domenica di attende il Poggibonsi, dovremo andare là e fare il nostro gioco».

GRAN CAGNARA CONTRO TRENITALIA!

Aderisci anche tu con l'Associazione Canili Lazio Onlus alla manifestazione indetta dalla LAV contro la nuova normativa di Trenitalia che dal 1° ottobre vieta ai possessori di animali sopra i 7 kg di peso di viaggiare con loro sul treno.MERCOLEDI' 1° OTTOBRE, ORE 11.00, STAZIONE TERMINI inizio binario UNO ci troveremo tutti con il nostro cane per compiere un atto di disobbedienza civile contro un provvedimento
incivile perché ostacola la libera circolazione di persone e cose senza creare alternative, visto che Trenitalia ha il monopolio delle ferrovie e svolge un servizio pubblico: turisti, anziani, cittadini senza patente auto e con scarsa disponibilità economica sono i più colpiti
dannoso perché rende più difficile vivere con un animale e incentiva gli abbandoni aggravando i costi del randagismo che gravano sullo Stato
inutile perché è lampante che la mancanza di pulizia sui treni, dai sedili alle toilettes, non dipende dalla presenza di animali
discriminante perché tratta da persone sudicie i proprietari di animali, proprio quelli più sensibili e civili che usano portare sempre con sè il proprio animale e sicuramente lo curano
Vieni alla Stazione Termini con il tuo cane di qualunque taglia, con guinzaglio e museruola secondo la vecchia normativa già limitante, preferibilmente con certificato veterinario alla mano per dimostrare che non è affetto da parassitosi. Il sudicio non è lui!
Scrivi al Ministro perché blocchi le nuove norme e chieda l'istituzione di CARROZZE DOGWELCOME su ogni treno: On. Altero Matteoli - Ministro delle Infrastrutture e Trasporti - segreteria.matteoli@infrastrutture.gov.it
Scrivi all'Amministratore Delegato di Trenitalia esprimendo la tua contrarietà alle nuove norme e chiedi l'istituzione di CARROZZE DOGWELCOME su ogni treno: Dott. Vincenzo Soprano modulo reclami sul sito Trenitalia
L'Associazione Canili Lazio Onlus chiede a tutti i livelli normative che rendano più facile vivere con i propri animali incentivando quindi le adozioni dei tanti che languiscono nei canili soffrendo fame, malattia e solitudine, senza alcuna speranza di avere una famiglia e con gravi costi per lo Stato. Leggi i ns. commenti su: www.associazionecanililazio.it
Contatti: info@associazionecanililazio.it tel. 340 7835777

PERDONO PERDONO PERDONO

Firenze - E' difficile ripartire, fare finta di avere una vita normale dopo una tragedia che ti sconvolge dentro, soprattutto se pensi che un'altra persona non c'è più per una ragione che, in qualche misura, dipende da te. L'agente di polizia Luigi Spaccarotella, l'uomo che sparò quel colpo di pistola che l'anno scorso uccise Gabriele Sandri in un'area di servizio nei pressi di Arezzo, prova a ripartire chiedendo perdono ai familiari di Gabriele: "Chiedo perdono. Ma non trovo le parole. Ho ucciso il loro figlio: dire che mi dispiace, che non volevo, non può essere sufficiente. Vorrei incontrarli, anche se so che non sarebbe facile".
Quel maledetto 11 novembre Per la prima volta l’agente di polizia Luigi Spaccarotella, accusato dell’omicidio del tifoso laziale Gabriele Sandri, parla della vicenda. "Quel maledetto 11 novembre - racconta - è morta anche una parte di me. Pochi giorni dopo chiesi al vescovo di Arezzo di far arrivare ai Sandri il mio cordoglio. Lui si mise in contatto con persone vicine alla famiglia di Gabriele ma, non so perchè, gli fu risposto che i tempi non erano maturi".
Un colpo accidentale Spaccarotella ripercorre ancora una volta i fatti: "Correvo - racconta - il colpo è partito accidentalmente, poi è stato deviato. Non ho mirato all’auto: come si può pensare che abbia voluto uccidere qualcuno? Voglio pagare per quel che ho fatto, ma pensare che sia stato un omicidio volontario è troppo". "Rimettermi la divisa, quando sono tornato al lavoro, non è stato facile - aggiunge - non ho più voluto impugnare una pistola, nè salire su un’auto della polizia".
La famiglia: "E' troppo tardi" "Il perdono? È tardi. La richiesta arriva con una tempistica processuale ineccepibile, che fa sorgere qualche perplessità. Non suona come vera". È il commento di Cristiano Sandri, fratello di Gabriele, alla richiesta di perdono avanzata da Luigi Spaccarotella. "Incontrarlo? - risponde Cristiano -. Non lo so, non ne abbiamo mai parlato. Ma sarebbe difficile. In dieci mesi non l’abbiamo mai sentito. Né direttamente né attraverso altre persone abbiamo mai ricevuto suoi messaggi. Un conto sarebbe stato incontrarlo subito, ma che la sua richiesta e le scuse arrivino a processo iniziato appare fuori luogo". "È una mossa un po' tardiva - aggiunge l’avvocato dalla famiglia Sandri, Michele Monaco - E poi, dicendo che il colpo è partito accidentalmente, Spaccarotella nega l’evidenza. Ci sono prove, testimoni, che dimostrano il contrario".

ACCENDE UN FUMOGENO

Ha acceso un fumogeno, ma è stato notato da uno steward che più tardi, attraverso le immagini registrate della sala Gos gestita dalla polizia, ha permesso agli agenti di identificarlo e denunciarlo per possesso e accensione di fumogeno: l’episodio è accaduto in occasione di Fiorentina-Genoa; il protagonista del gesto, compiuto all’inizio della partita, è un uomo di 42 anni che fa parte del club genoano Vecchi Orsi. Per lui anche un Daspo di 3 anni gli impedisce di assistere a tutte le competizioni calcistiche e che lo obbliga alla firma prima e dopo le partite del Genoa.

L’ identificazione del tifoso, a fine gara, ha creato momenti di tensione: prima all’ interno dello stadio, dove il deflusso dei sostenitori rossoblù (erano 1724) è stato un po’ rallentato per permettere di fermare l’ uomo, e questo ha innervosito gli ultrà che hanno fronteggiato gli steward; poi al parcheggio dei bus genoani. Quando qui è arrivata la notizia che uno di loro era stato portato via dalla polizia, i tifosi del Grifone hanno minacciato di portare i 18 bus sotto la questura e di non far partire i mezzi da Firenze se l’ ultras non fosse tornato. Salita la tensione, la polizia ha spiegato che era solo una denuncia per aver acceso un fumogeno e che in poco tempo l’uomo sarebbe tornato libero. Questo ha calmato gli animi dei tifosi genoani, così intorno a mezzanotte 14 bus hanno lasciato Firenze senza problemi: gli altri 4 mezzi erano ripartiti in precedenza.
La polizia ha anche identificato un giovane tifoso genoano che aveva esposto uno striscione con scritto «Vi faremo a Prandelli», che non era stato dichiarato alla questura. Il ragazzo, 19 anni, è stato multato. Un altro sostenitore rossoblù, invece, è stato denunciato perché trovato in possesso di circa sei grammi di hashish.

CLIVENSI DERUBATI

(AGI) - Catania, 29 set. - Diciotto tifosi del Chievo sono stati aggrediti e derubati ieri pomeriggio a Catania appena fuori dallo stadio "Massimino" dove avevano assistito alla partita della squadra veronese contro i rossoblu. Secondo quanto hanno denunciato alla polizia, sono stati assaliti da alcuni giovani in moto che hanno lanciato sassi rompendo il lunotto di una delle auto dei tifosi veneti e rubando un navigatore satellitare. Per gli investigatori della Digos della Questura l'assalto non e' stato opera di ultra' del Catania. L'ipotesi privilegiata nelle indagini e' quella della criminalita' locale.

28 settembre 2008

MODICA

La polizia di Modica ha individuato due tifosi del Siracusa che avrebbero partecipato ai fatti del dopo partita con l’aggressione ed il ferimento del diciottenne modicano Ivan Belluardo. Sulla base di alcuni interrogatori, gli inquirenti hanno seguito una specifica pista che ha portato all’individuazione di un’utilitaria con le due persone ricercate a bordo. E’ probabile che nei prossimi giorni scatti qualche provvedimento restrittivo qualora la magistratura ritenga ci siano i presupposti. Intanto in queste ore si registra un intervento del giovane Belluardo, oramai dimesso dall’Ospedale Maggiore. “E’ vero – dice – che i tifosi del Siracusa sono stati stuzzicati. Non da me da ragazzi che sono passati con le moto qualche secondo prima del sottoscritto (io questi ragazzi nemmeno li conosco). Ho visto fare gesti ed esprimere parolacce ma non ho visto alcun lancio di pietre. Io, poi, mi sono dovuto fermare per dare precedenza ad una macchina e sono scese queste persone che mi hanno aggredito. I fatti stanno così. E devo dire grazie al casco perchè ho subito calci alla testa. A me non interessa più nulla come andrà a finire ai tre arrestati se, cioè, saranno scarcerati oggi o tra un mese. Per me la cosa più importante è che sono io a poterlo raccontare e non i miei genitori o amici”. Si attende, nel frattempo, il processo davanti al Tribunale del Riesame che dovrà rivedere la questione alla luce del fatto che il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Modica, aveva deciso, nei giorni scorsi, di mantenerli in carcere nonostante non avesse convalidato l’arresto.

CALCIO MODERNO UEFICIDA

Di Francesca Fortunato
La Coppa Uefa cambia nome, e si prepara ad un vero e proprio restyling totale.Si chiamerà Uefa Europa League e non rìprevederà più gli scontri diretti fin dall’inizio, ma i gironi come la Champions.Le modifiche sono state approvate ieri dal Comitato esecutivo del massimo organo di governo calcistico europeo, riunitosi a Bordeaux. La fase a gruppi iniziale prevederà 48 squadre e la centralizzazione della vendita dei diritti televisivi, uno sponsor, un logo tutto nuovo e un pallone ufficiale.

PROCESSO RACITI

Il 30 settembre prossimo si apre il processo contro Antonino Speziale, imputato per la morte dell’ispettore Filippo Raciti , deceduto il 2 febbraio 2007 durante gli scontri del derby di calcio Catania-Palermo. Non ancora 18enne al momento del reato contestatogli, Speziale dovrebbe, a norma di legge, essere giudicato da un Tribunale per i minori e, dunque, in un’udienza a porte chiuse. Speziale, invece, in una lettera inviata al Tribunale di Catania, ha chiesto che il processo “sia pubblico” per “avere un'informazione più corretta possibile a sua garanzia”.
Antonino Speziale aveva chiesto e ottenuto l’apertura al pubblico anche per il procedimento a suo carico per violenza e resistenza a pubblico ufficiale. In quell’occasione il Tribunale per i minorenni di Catania lo aveva condannato a 2 anni e 6 mesi, poi ridotti in appello a 2 anni.

LA SFIDA CULTURALE DELL' ALBINOLEFFE

Diffondere la cultura della sana competizione sportiva fin dalla più tenera età, all’insegna del fair play e della socializzazione, facendo conoscere il santuario del calcio locale a torme di ragazzini che a Bergamo e provincia si sono avvicinati al gioco più bello del mondo grazie alle società dilettanti. E’ il nocciolo della proposta dell’Unione Calcio Albinoleffe, che presenterà ufficialmente il progetto “Impariamo allo stadio” venerdì sera presso la sede della Provincia in via Tasso. Un’iniziativa sperimentale che ha come finalità dichiarate l’educazione allo sport inteso come momento di partecipazione collettiva, e la promozione del tifo come passione sportiva rispettosa delle regole di convivenza civile. Per raggiungere lo scopo, ai ragazzi interessati verrà proposta una conoscenza approfondita del luogo fisico dove la passione per il calcio incontra i protagonisti dello spettacolo più amato dalle folle: lo stadio. La società presieduta da Gianfranco Andreoletti (nella foto a fianco) ha deciso di fare le cose in grande, predisponendo in collaborazione con il Csi provinciale un’offerta formativa capace di coniugare divertimento ed educazione civica. Il programma si articolerà in tre fasi. Premessa irrinunciabile è la visita guidata dell’”Atleti Azzurri d’Italia”, casa dell’Atalanta e dell’Albinoleffe: il teatro delle imprese degli eroi della domenica (o del sabato, visto che la serie B si gioca prevalentemente in quel giorno) verrà fatto conoscere ai calciatori in erba fin negli angoli più reconditi, dalla sala stampa agli spogliatoi. E’ previsto un servizio di bus navetta gratuito, e alla fine del tour dell’impianto cittadino saranno distribuiti in omaggio gadget e materiale sportivo. Ma i ragazzi delle squadre associate al Csi che aderiranno all’iniziativa avranno anche la possibilità di vedere più da vicino i propri idoli, assistendo a una partita di campionato dagli spalti di viale Giulio Cesare. Chicca finale nel maggio prossimo: “Impariamo allo stadio” si concluderà con una festa, dove saranno premiate le squadre che avranno saputo interpretare nel modo più autentico lo spirito della kermesse organizzando iniziative a tema. Un’operazione simpatia per cementare l’affetto dei tifosi più giovani, lontana anni luce dagli eccessi e dagli isterismi che troppo spesso accompagnano il football nostrano.

IL CELODURISMO BOBISTA FUNZIONA

Roma - E' soddisfatto il ministro dell'Interno, Robero Maroni, della linea dura adottata negli stadi contro i tifosi violenti: "la linea dura contro i tifosi violenti sta dando risultati. Tutte le tifoserie mi hanno riempito di improperi negli stadi, ma a me interessa il risultato e il risultato è che nelle ultime settimane non ci sono stati incidenti significativi. I tifosi violenti - continua il ministro - devono capire che negli stadi non c'è posto per loro.
R.D.M.

RUMENI NELL' OASI

Il questore Francesco Tagliente ha disposte misure straordinarie di controllo dell´ordine pubblico prima, durante la partita e dopo la partita contro la Steaua. Un funzionario della polizia, da anni di stanza a Bucarest, controllerà la partenza dei tifosi dalla Romania. Chi arriverà in Italia verrà seguito lungo tutto il tragitto e una volta giunti a Firenze i tifosi saranno scortati nel settore ospiti del Franchi. Ogni cittadino di nazionalità romena che si recherà alle biglietterie per acquistare i biglietti della partita potrà acquistare solo biglietti per il settore ospiti, fino all´esaurimento della disponibilità del settore stesso. In Romania sono stati inviati 2000 biglietti, per il momento nel sono stati venduti un migliaio.

27 settembre 2008

FONDAZIONE GABRIELE SANDRI

Un concorso musicale rivolto ai giovani dj della città, del Lazio e dell'intero paese. Potrebbe essere questa una delle prime iniziative che metterà in campo la Fondazione dedicata a Gabriele Sandri, il ventiseienne romano, tifoso della Lazio, ucciso da un proiettile sull'autostrada A1 lo scorso 11 novembre. Una data importante questa per la Fondazione a lui intitolata, che inaugurerà la sua attività proprio in occasione del primo anniversario dell'uccisione di Gabbo. Ad anticipare i futuri progetti della Fondazione il fratello di Gabriele, Cristiano Sandri, questo pomeriggio a piazza Fiume per assistere alla premiazione del I torneo di calcio a 5 dedicato al dj romano, organizzato dal II municipio nell'ambito della VI edizione della Giornata dello Sport. "Gabriele aveva due passioni - ha detto Cristiano Sandri - il calcio e la musica. Così come non rinunciava mai a seguire una partita della sua squadra del cuore, la Lazio, non si perdeva mai nemmeno una serata in discoteca". Il concorso a cui sta pensando la Fondazione intitolata a Gabriele finanzierà il progetto con le vendite del libro firmato dal giornalista Maurizio Martucci "11 novembre 2007. L'uccisione di Gabriele Sandri una giornata buia della Repubblica", che rappresenta la prima iniziativa della Fondazione. Il volume, presentato in Campidoglio il 22 settembre, "è già andato in ristampa - ha detto Cristiano Sandri - arrivando a quota 10mila copie".

CURVA ANDREA COSTA

La decisione di chiudere il settore ospiti del Dall'Ara e vietarlo ai tifosi del Napoli potrebbe essere ''una trappola'' e ritorcersi contro il Casms e il rischio che succeda 'qualcosa' aumenterebbe. E' quello che pensano gli ultras bolognesi della Curva Andrea Costa, che lo spiegano in un volantino che verra' stampato in ottomila copie e diffuso domenica allo stadio. La scelta infatti, spiegano i tifosi rossoblu', permettera' la commistione di tifosi napoletani e bolognesi in qualsiasi settore del Dall'Ara, con una situazione che potrebbe portare a ''conseguenze sgradevoli, non solo e non tanto per i gruppi ultras, ma per qualsiasi tifoso allo stadio''. ''Oggi - sara' scritto sui foglietti - si giochera' per l'ennesima volta una partita ad 'alto rischio' per espressa volonta' del Ministero degli Interni e delle sue componenti esecutive''. ''Questa ennesima pagliacciata - proseguono gli ultras rossoblu' - che segue di soli sette giorni l'incredibile scelta di vietare alla tifoseria bolognese la trasferta di Firenze, per fatti accaduti 19 anni fa, evidenzia non solo una colpevole accozzaglia di decisioni sommarie, da parte di chi dovrebbe invece gestire la fantomatica sicurezza, ma sembra proprio voler essere l'ennesima trappola per far accadere 'qualcosa' e avere cosi' un motivo ulteriore per distruggere definitivamente il calcio''.
Redazione NapoliSoccer.NET

LARINO 05

Spesso, o meglio sempre, la parola ULTRAS è associata a tutto quello che di negativo c'è nello sport. Negli ultimi 4 anni che ci hanno visti protagonisti in tutti i campi della regione, positivamente e non, ci siamo continuamente trovati a dover fronteggiare quel pregiudizio che da sempre ci accompagna. Inutile sarebbe, raccontare di scene di folli perquisizioni o di trattamenti da 41bis.
Il vero problema però non lo riscontriamo in trasferta, ma è proprio tra le mura amiche che accertiamo le maggiori difficoltà. Nel tempo abbiamo fronteggiato mille accuse e attacchi da parte di parecchi dei nostri concittadini; non dimentichiamo le circostanze di Larino- Isernia, gli insulti ricevuti addirittura a Nuova Cliternia, la questione Pescatore-Rea, o le semplici battutine del tipo "ci vorrebbe del filo spinato sulla rete" o il più famoso "ehh... ve ne peteté ije, iateve e vedè a fiamm".
Siamo sempre andati avanti tacendo e pensando solo alla passione che ci accomuna, accade però che in una certa fase ti accorgi che non sono più solo semplici dicerie ma potrebbero bensì portarti ad avere dei seri problemi con la giustizia. Sia ben chiaro non sono le diffide a metterci paura, ma il modo per cui potrebbero arrivare ci rammarica molto. Tutti tra noi sarebbero disposti a star lontano dagli spalti pur di difendere l'onore della propria terra, però nessuno accetterebbe mai simili provvedimenti solo perché ormai si è diventati la figura da colpire...
Le piccole realtà ULTRAS sono difficili da gestire, non sei più un tifoso estremamente innamorato dei propri colori ma diventi un supporter che oltre a tanta passione ha anche la sua bella scheda con tanto di dati anagrafici, curriculum, foto e video. L'assurdo è che queste schede sono in possesso dei "tutori dell'ordine" e non le restituiscono nemmeno per un servizio fotografico matrimoniale..(magari non si sa mai qualcuno di noi la domenica è molto fotogenico e sarebbe un peccato non poterle sfruttare in altri contesti)
Esasperati dalla situazione, e nonostante l'imminenza del derby, decidiamo che sia il caso di auto-DIFFIDARCI. Affrontare tutto il resto del campionato senza l'apporto di "quei delinquenti" che sostengono i bianconeri, crediamo possa far riflettere tutti e soprattutto quelli che nel corso degli anni hanno stretto grandi collaborazioni con "quelli dell'ordine" al fine di farci fuori.
Ci spiace ma questa soddisfazione non ve la diamo. Nelle prossime partite non saremo autori di contestazioni, ci limiteremo a non seguire la squadra. È stata una scelta difficilissima da prendere, ci teniamo però a difendere "L'ORGOGLIO DEI VERI LARINESI" che va al di là di qualsiasi campionato calcistico.
Ci auguriamo con tutto il cuore che la Frentana raggiunga il proprio obbiettivo, come giusto premio per chi in questi anni ha speso tempo e denaro. Persone, che comunque, restano le uniche ad impegnarsi per fare calcio a Larino.

LIBERATI SOTTO OSSERVAZIONE

Situazione dello stadio Liberati ed un richiamo alla massima correttezza a tutte le componenti in vista del derby di domenica contro il Foligno: sono gli argomenti trattati nel corso di una conferenza stampa che si e' tenuta questa mattina, presso la residenza municipale di Palazzo Spada, alla presenza dell'assessore comunale allo sport, Giuseppe Boccolini, del dirigente della Ternana calcio Simone Montemari e del consulente rossoverde Beppe Signori. “Il Liberati è a norma, ha spiegato l'assessore allo sport. Si è lavorato davvero sodo per sistemare le cose affinchè la stuttura potesse essere aperta al pubblico senza problemi”. Boccolini è tornato ad attaccare quegli spot del ministero – trasmessi sulle tv nazionali - che ritraggono i tifosi ternani come gli “ultimi della classe”. Ci fanno capire – ha proseguito - che rimarremo sotto osservazione, anche se per quelle immagini abbiamo gia' protestato, purtroppo senza esito. Quindi si dovrà fare in modo che tutto fili liscio per evitare spiacevoli conseguenze. I posti disponibili domenica allo stadio ternano sono 7.750. Diventeranno 10.000 per la successiva partita in casa e 14.500 entro l'anno. Beppe Signori ha invece presentato la nuova campagna anti violenza che vedrà i bambini protagonisti. Prima della partita tra rossoverdi e falchetti, alle 13, verra' disputato un derby tra i classe '97 di Ternana e Foligno, che successivamente accompagneranno i giocatori in campo. Gli atleti, al loro ingresso sul terreno di gioco, indosseranno una maglietta con lo slogan della campagna “Non spaventateci, emozionateci”.

SPECIAL ONE

Quando un allenatore vince, è sempre amato dai propri tifosi: di solito si dice così. Tra Josè Mourinho e una parte del tifo nerazzurro, tuttavia, il feeling non sembra ancora scattato e la motivazione è la solita: quella fobia del portoghese per gli allenamenti aperti al pubblico...
Da ieri è infatti fisicamente impossibile vedere Ibrahimovic, Adriano e compagnia calciante in allenamento. Su input dello Special One, la società ha fatto erigere una staccionata che circonda tutto il centro sportivo e scoraggia (eufemismo) i tifosi a bivaccare davanti alla Pinetina nella speranza che venga dato accesso alla tribunetta presente all’interno del recinto.
Nell'era Mancini non sarebbe mai successo e un pensionato di Venegono, intercettato alla Pinetina, ha fatto sapere la sua allo Special One: "Più che disertare la Pinetina, non dovremmo più andare allo stadio - afferma il signor Franco - dite al Mourinho che il calcio è il gioco più semplice del mondo: basta correre, crussà e segnà".

DUEMILA

Sono circa 2000 i tifosi del Genoa attesi per oggi allo stadio Franchi. Arriveranno a bordo di 12 pullman e su un numero imprecisato di auto private. Per questo la questura ha istituito un servizio di ordine pubblico ad ampio raggio, esteso oltre ai caselli autostradali, ad un bel pezzo di città in modo da intercettare le macchine che dovessero perdersi ed evitare comunque contatti con i tifosi viola. I sostenitori rossoblù dovrebbero essere tutti ospitati nel formaggino della curva Ferrovia.

NAPOLETANI E TERNANI

Quattro richieste di rinvio a giudizio per rissa aggravata, una delle quali a carico di un minorenne, per gli scontri fra le tifoserie del Napoli e della Ternana avvenuti il 2 settembre 2007 nell'area di servizio 'Roncobilaccio ovest' della A1, nel bolognese. Si conclude così l'inchiesta svolta dal Pm di Bologna Valter Giovannini sugli scontri che provocarono l'asportazione della milza a un ventiseienne tifoso della Ternana. Non si è riusciti a risalire all'autore del lancio dell'estintore alla base dell'incidente, nonostante il test delle impronte digitali effettuato a 47 ultras partenopei. La rissa si scatenò dopo l'incrocio tra i pullman delle due tifoserie: quello del Napoli tornava da Udine, quello della Ternana da Legnano. Vecchi attriti tra le due tifoserie portarono ad una rissa tra una cinquantina di persone. Non solo calci e pugni, ma anche con coltelli, cinghie ed estintori.(

26 settembre 2008

ITALIA, DEMOCRAZIA ?

(AGI) - Palermo, 26 set. - I due giovani ventunenni palermitani che domenica scorsa hanno esibito in Curva Nord uno striscione non autorizzato, dovranno rinunciare per tre anni a seguire la propria Squadra allo stadio, in quanto e' stato vietato loro l'accesso a tutti gli impianti sportivi, in ambito nazionale ed internazionale, ove si disputino incontri calcistici. E' questo il contenuto del provvedimento di Daspo firmato dal questore di Palermo Alessandro Marangoni e nei confronti dei due tifosi che nel corso del primo tempo di Palermo-Genova avevano esibito per alcuni momenti uno striscione nell'anello inferiore della Curva Nord. Le immagini immediatamente rimandate presso la sala regia dello Stadio, dove sono allocate le telecamere della Polizia Scientifica, hanno consentito il tempestivo intervento dei poliziotti che hanno sequestrato lo striscione e identificato i due giovani. Questa mattina il citato provvedimento di Daspo e' stato notificato.

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MATTANZE ROMANE

Fonte: dalla rete

"Probabilmente non faro più trasferte". Esordisce cosi, nell’intervista in esclusiva che ha concesso a Calabria Ora e a RealSports.it, Claudio il ragazzo ventiseienne accoltellato da un’ultras romanista, sabato 20 settembre a Roma nei pressi dell’Olimpico, prima del mach tra Roma e Reggina.
Claudio da Reggio non era partito insieme agli ultras reggini, in quanto non fa parte di alcun gruppo. Lui è un comune tifoso amaranto che ha scelto di fare la trasferta romana con la propria automobile insieme agli amici, conciliando l’evento partita, con la spensieratezza di fare una passeggiata a Roma ed anche qualche acquisto.
Una trasferta tranquilla, anche se, come ogni tifoso, anche Claudio ed i suoi amici erano ben coscienti che, in trasferta, sciarpe e segni di riconoscimento dell’appartenenza alla propria fede calcistica, vanno tenuti ben nascosti se non si vuole correre il rischio di avere qualche problema, ed infatti ci tiene a precisare: "Eravamo senza sciarpe o altro". A “tradire” Claudio e la sua fede amaranto, probabilmente è stato soltanto il tuo accento reggino.
Chi eravate al momento dell’aggressione?"Eravamo in sei, tra cui c’era anche una ragazza, mia amica che è rimasta terrorizzata".
Com’è avvenuta l’aggressione?"Ero con i miei amici, in via della Farnesina, erano circa le 20 e ci siamo fermati ad un chiosco di panini perché il mio amico voleva mangiare qualcosa prima di entrare allo stadio, eravamo fermi là che parlavamo, quando da dietro le spalle sono stato colpito alla nuca, probabilmente da un pugno, mi sono girato pensando ad un' amico che voleva fare uno scherzo, ma appena mi sono voltato e mi è arrivato un'altro pugno in faccia e quasi immediatamente ho sentito la lama che entrava nella coscia".
Cos’è successo dopo?"Loro, gli aggressori, erano in due e sono subito scappati verso il palazzo della Farnesina. Io sono stato subito soccorso dai miei amici e da un contingente di carabinieri che mi ha prestato i primi aiuti. Nel frattempo una delle persone che era con me è andata nella sala delle telecamere dove ha riconosciuto uno degli aggressori, intanto io sono stato portato al gemelli dove mi sono stati applicati. due punti di sutura per la ferita che ha una profondità di circa cinque centimetri".
Esattamente dove ti ha colpito?"Sulla coscia destra, proprio al centro. Il dolore lo si sente dopo un minuto, inizialmente ho pensato solo alla mia amica che è era terrorizzata. La paura è arrivata dopo, quando ho visto che il sangue che usciva dai pantaloni, ma i carabinieri mi hanno subito tranquillizzato, dicendomi che non era niente, e poi è arrivata la rabbia".
Sei un tifoso accoltellato da un ultras, cosa pensi degli ultras?"Ho sempre pensato che è bellissimo sostenere la propria squadra, ed è ancora più bello farlo in curva dove esterni quello che senti, dove urli il tuo amore per quello che rappresenta la tua città. Questi sono gli ultras. Quello che sabato mi ha aggredito non è un ultras, è un infame, un delinquente che va trattato come tale. Queste persone devono essere debellate dagli stadi, perché mortificano non soltanto gli ultras veri ma anche le città intere. Tra i momenti più belli della mia vita ci sono i momenti vissuti in curva, in mezzo agli ultras veri, è ingiusto legare gli stupidi alle curve intere. Purtroppo gli stupidi ed i delinquenti ci sono dappertutto non solo nelle curve, non solo nei gruppi ultras. Una cosa che mi dispiace: a Reggio anni fa del lancio dei seggiolini hanno dato un risvolto mediatico nazionale eccessivo, parlando di quel fatto per mesi,a discriminazione di tutta la città, mentre a Roma io sono stato il trentatreesimo accoltellato e se ne parla solo adesso perché l’aggressore è stato arrestato".
Cosa ti rimane da questa esperienza?"Tanto, credo che un po’ mi abbia cambiato. Voglio ringraziare chi era con me, e soprattutto a chi si è preso la responsabilità di riconoscerlo mostrando un senso civico ormai estraneo a tutti. Poi mi resteranno – ci scherza un po’ su- i pantaloni con il taglio della lama e li farò avere ad un mio futuro figlio quando mi chiederà di andare in trasferta".

LA FAMIGLIA

ROMA - Il prefetto di Roma, Carlo Mosca, ha disposto, per motivi di ordine e sicurezza pubblica, alcune misure per l'incontro di campionato Roma-Atalanta, in programma domenica alle 15. Lo rende noto un comunicato della Prefettura. Considerata la storica rivalità tra le due tifoserie è stata decretata la chiusura del settore ospiti dello stadio Olimpico, con possibile riutilizzazione dello stesso per favorire la presenza allo stadio di particolari categorie di spettatori, quali famiglie, ragazzi, associazioni di anziani.
È prevista, inoltre, la vendita di biglietti esclusivamente ai residenti del territorio della provincia di Roma previa identificazione dell'acquirente.
Infine, è stata disposta la cessazione della vendita di tutti i biglietti entro le 19 del giorno precedente la partita e la contestuale distruzione di quelli rimasti invenduti. La decisione è maturata nel corso della riunione del Comitato provinciale per l'Ordine e la sicurezza pubblica di questa mattina e a seguito delle determinazioni adottate dal Comitato di analisi per la sicurezza delle manifestazioni sportive.

RICORDI GRANATA

di Guido De Luca

E’ l’intervallo della partita tra Torino e Lazio. Il presidente granata Mario Gerbi viene colto da un leggero malore dopo un’intervista rilasciata al giornalista Franco Costa per la Domenica Sportiva. E’ un Toro che fa soffrire quello della stagione 1988/89. I tifosi sono sempre sul piede di guerra e ne hanno tutti i motivi. La squadra annovera numerosi forti giocatori, ma non è l’anno giusto. I granata sono reduci dalla pesante sconfitta di Genova contro la Sampdoria e hanno perso il giovane pupillo Alvise Zago per diversi mesi a causa di un grave infortunio. La classifica è preoccupante e Claudio Sala ha già avvicendato Gigi Radice sulla panchina del Torino. La proprietà della società verso la fine della stagione passerà di mano a Gian Mauro Borsano. Sia Gerbi, sia l’amministratore delegato De Finis sono molto stanchi e logori; si stanno accorgendo che non hanno più il controllo della situazione. Inizia la gara e a rendere ancora più difficile il momento è la rete del laziale Pin dopo pochi minuti. Il tiro da fuori area beffa l’incerto portiere Lorieri. Ci pensa Ezio Rossi a pareggiare subito le sorti dell'incontro con un’acrobatica rovesciata e Cravero a raddoppiare su calcio di rigore. Il pubblico si rianima e torna incessante il tifo in curva Maratona, nonostante la delusione per la rottura dell’amicizia con i tifosi laziali a causa del sopravvento della frangia più estremista del tifo romano degli Irriducibili sui più compassati Eagles Supporters.
Ad inizio ripresa, lo slavo Haris Skoro batte per la terza volta l’estremo difensore Silvano Martina. Il risultato sembra ormai in cassaforte, ma è solo un’illusione. In cinque minuti l’uruguayano Ruben Sosa sigla una doppietta che rimette in discussione la partita. E’ il panico. Dopo 30 anni l’ipotesi di una retrocessione in serie B è concreta. Era impensabile un’eventualità del genere ad inizio campionato per una squadra blasonata come quella granata. Proprio in quella stagione le squadre di serie A aumentano da 16 a 18 e le retrocessioni da 3 a 4..
E’ solo febbraio e con tutto il girone di ritorno davanti non è comunque il momento di perdersi d’animo. Il Toro torna a giocare e s’impone con un’invenzione del brasiliano Muller. E’ un gol importantissimo oltre che bello e permette alla squadra di vincere uno dei confronti più rocamboleschi e ricchi di reti nella storia delle due compagini.
La vittoria con la Lazio non risulterà purtroppo sufficiente ad evitare una disgraziata retrocessione, forse la più dolorosa e inaspettata di sempre. L’unico raggio di sole giunge dai giovani del vivaio di via Filadeflia. Infatti, nel corso del torneo, hanno avuto l’occasione di esordire in prima squadra il ragazzino Bolognesi, Benny Carbone, il compianto Massimiliano Catena, Massimiliano Farris, Ivan Ferretti, Massimo Gallaccio, Donatello Gasparini e Andrea Meneghini oltre al già citato Alvise Zago.

guido.deluca@toronews.net

VIETATO AI VARESINI

di MAURIZIO MAGNONI
— COMO —
TRASFERTA vietata ai tifosi ospiti, quindi a tutti coloro che provengono da Varese; biglietti che saranno venduti solo, su presentazione di carta d’identità, a residenti in provincia di Como; cessazione della vendita di tutti i biglietti entro le ore 19 di domenica 18 settembre. Accogliendo la richiesta e la disposizione dell’Osservatorio del Viminale per la Sicurezza delle maniefstazioni sportive, il Prefetto di Como Sante Frantellizzi, dopo un incontro con il Questore Mauro Mazza, e dopo le disposizioni dell’Osservatorio del Ministero dell’Interno sulle partite di calcio a rischio, ha disposto l’ordinanza in questione.

QUINDI IL DERBY di lunedì prossimo (quinta giornata di andata del campionato di Seconda Divisione) tra Como e Varese, che è stato posticipato per esigenze televisive e comincerà alle 20.45 di lunedì, vedrà sugli spalti dello stadio «Sinigaglia» solo i tifosi del Como. Tra le motivazioni della decisione, l’acerrima rivalità che nel corso degli anni si è manifestata in occasione dei derby (l’ultimo Como-Varese è stato 7 anni fa) con scontri all’interno ed all’esterno dello stadio.

TRA L’ALTRO, nell’ordinanza del Prefetto, su indicazione dell’Osservatorio del Viminale, va citato che «l’eliminazione del settore riservato ai tifosi ospiti è finalizzata alla possibile riutilizzazione di tale settore per favorire la presenza allo stadio di particolari categorie di spettatori come, appunto, famiglie, ragazzi delle scuole, associazioni di anziani e così via». I tifosi del Varese, quindi, potranno vedere la partita soltanto in televisione, e non dovranno nemmeno mettersi in viaggio per Como considerato che in ambedue le stazioni lariane (Fs e Nord) e nelle fermate dei bus di linea da Camerlata in poi saranno attive diverse pattuglie della Polizia di Stato per evitare l’arrivo al «Sinigaglia» e quindi in centro città di tifosi varesini. Indipendentemente dall’Osservatorio del Viminale, quindi da un punto di vista squisitamente sportivo, per il Como si tratta di una prova d’appello dopo la non certo bella figura fatta domenica scorsa in casa contro la Canavese. Ma anche contro il Varese mister Corrado Cotta dovrà fare i conti con un organico ridotto al lumicino per infortuni e squalifiche. Alla ripresa degli allenamenti ad Orsenigo hanno marcato visita, l’attaccante Sehic, i centrocampisti Bretti e Kalambay ed il difensore Rudi. A questi si aggiungono gli assenti, sicuri, per squalifica, ovvero i difensori David Balleri, Michele Franco e Stefano Salvi. Si spera nel recupero a tempo pieno di Sehic e Facchetti che non sono ancora al meglio della condizione dopo un risentimento muscolare, acciacchi di inizio stagione compatibili con il duro lavoro effettuato durante la preparazione estiva.

RESPONSABILITA' OGGETTIVA

MILANO, 25 settembre - Il principio della responsabilità oggettiva è ormai obsoleto. Ne è convinto il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, che ancora non ha digerito la chiusura delle curve del San Paolo decisa dopo gli incidenti avvenuti in occasione di Roma-Napoli. «Non ci si può nascondere dietro il dito della responsabilità oggettiva, un principio che esiste dal 1933 e che ha fatto il suo tempo», ha dichiarato De Laurentiis al suo arrivo in Lega calcio.

BUONI E CATTIVI
- «A scuola una volta c'era quell'antipatica situazione in cui una persona scriveva i nomi dei buoni e dei cattivi sulla lavagna - ha continuato - Coloro che adesso stanno facendo la stessa cosa nel calcio devono smetterla, essere più moderni e lasciare lavorare in pace le società». «Sono successe delle cose, ma non con i tifosi bensì con persone che non hanno nulla a che fare con il tifo», ha continuato De Laurentiis riferendosi agli incidenti della stazione Termini, senza scartare l'ipotesi di agitatori infiltrati con le sciarpe del Napoli: «Io posso andare sul luogo di un delitto e lasciare elementi di identificabilità per fuorviare. Ora basta - continua - sediamoci attorno a un tavolo e ognuno si prenda le proprie responsabilità: facciamo in modo che gli incidenti non accadano, e se accadono non gestiamoli con regole vecchie di oltre sessant'anni».

LA SQUADRA - Questo Napoli in campionato sta andando alla grande: «Io spero di vincere a Bologna e anche che vincano gli altri, sennò che torneo sarebbe. I conti poi si fanno alla fine. Non è utile osannarsi per poi perdersi, è stupido e pericoloso. Nel mondo del calcio, dove sono da quattro anni e ho già capito tutto perchè stupido non sono, mi pare poter affermare che è bello potersela giocare ed essere competitivi per far diventare più bello lo spettacolo del calcio». A Bologna troverà una squadra in crisi? «Col Bologna non mi aspetto una partita facile. Giochiamocela e poi facciamo un'analisi. Oggi ho chiesto a Marino di restare a Napoli per non abbassare la guardia perchè dopo i successi si tende a sentirsi un tantino superiore rispetto alla realtà. Invece bisogna sempre tenere alta la guardia». Le quotazioni di Hamsik continuano a salire: «Mica stiamo al mercato. Hamsik ha un valore specifico per la sua consapevolezza di vestire i colori del Napoli. Per me sarebbe facilissimo andarmene in America invece sto a Napoli, se l'ho deciso io potrebbe farlo anche Hamsik o qualcun altro».

"MARADONA E' IL PASSATO" - Diego Maradona di nuovo a Napoli? «Il passato ha i suoi valori, ma non bisogna confonderlo con il presente», ha tagliato corto il presidente Aurelio De Laurentiis, commentando la possibilità che il Pibe de Oro possa collaborare con l'Inter di Massimo Moratti. «Se Moratti ha deciso di celebrare il suo club con un personaggio così importante, non posso che plaudire. Maradona io lo attendo a braccia aperte in tribuna allo stadio, a Capri, o a pranzo per scambiarci delle idee sul calcio ma - chiarisce De Laurentiis - oggi il Napoli è un'altra realtà e non credo nei recuperi del passato».

LA RABBIA

ROMA - Undici mesi non sono serviti a nulla. Nonostante le parole e il contegno della famiglia Sandri ("Chiediamo solo giustizia. Sappiamo che sarà un processo limpido"), l'omicidio di Gabriele, "Gabbo", resta prigioniero di un grumo di odio e rancore. Il giudizio al suo assassino, l'agente di polizia Luigi Spaccarotella, si annuncia come un'ordalia, anche in ragione dello sciatto e sconcertante "errore di notifica" che ne ha neutralizzato l'udienza preliminare. Si legge in alcuni dei post che ieri pomeriggio si sono rovesciati sul sito dedicato al dj: "Gabry, ancora una volta, coloro che dovrebbero condannare quell'essere, senza nessun processo, commettono l'errore che una segretaria non dovrebbe fare. Quindi mi viene da pensare che ancora una volta vogliono dare a ?sto "maledetto" la possibilità di circolare liberamente ancora per un mese e mezzo", firmato "una mamma".

"Ha ragione quella madre. Anche per me non dovrebbe esserci processo per quell'essere"; "Udienza rimandata, che schifo! Ha detto bene chi dice che quell'animale doveva essere condannato senza processo". E ancora, in un luogo comune che vuole sbirri e cronisti facce di una stessa medaglia, cinghie di trasmissione di una stessa disinformazione: "Alcuni media preparano un clima di odio per favorire Spaccarotella?".

Al Dipartimento di Pubblica Sicurezza si raccoglie una qualche preoccupazione. Non per la regolarità del processo o la serenità del contesto in cui si celebrerà, ma "per quello che l'omicidio di Gabriele Sandri è diventato". Dice un alto dirigente della Polizia di prevenzione: "Da tempo, il segno violento del tifo si era coagulato intorno a una parola d'ordine che potremmo definire la "ribellione al furto di identità". Lo Stato e la Lega calcio, vale a dire gli sbirri e i padroni dell'industria del pallone, erano indicati come i responsabili dell'annichilimento delle curve. Niente più striscioni, niente più "colore", trasferte vietate. Bene, con la sua morte Gabriele Sandri è diventato il veicolo simbolico di questa rabbia. E dunque il processo a Spaccarotella e il suo esito, quale che sia, non saranno vissuti come il giudizio alle responsabilità di un agente di polizia, ma a quelle dello Stato".

Con una postilla, non irrilevante: "Se la condanna dovesse riconoscere la volontarietà dell'omicidio, questo suonerà come la conferma di un disegno di repressione violenta. Se dovesse concludere per la semplice negligenza, a maggior ragione questo sarà vissuto come un'intollerabile autoassoluzione di istituzioni colpevoli".

L'analisi trova una sua corrispondenza nelle discussioni e nei lunghi documenti che affollano uno dei siti principali e più completi della "contro-informazione" ultras, www. asromaultras. org. Si legge: "Cosa è uno Stato di Polizia (nel quale ancora non siamo, ma al quale stiamo avvicinandoci, partendo dagli stadi), se non quello dove gli apparati militari e polizieschi sono accusatori e giudici? Che cos'è, se non un organo da Stato di polizia, l'Osservatorio sulle manifestazioni sportive? (...) La verità è una sola e sarebbe onesto prenderne atto: la violenza non è eliminabile. Nel calcio e nella vita. Chiudete gli stadi? Si scontreranno negli autogrill. Chiudete gli autogrill? Si scontreranno nei boschi. Che farete allora? Disboscherete i boschi? Si scontreranno nel deserto. Lo diceva già Giovenale, ammesso e non concesso che sappiano chi sia: panem et circenses. Pane e giochi del circo. Questo è sufficiente a tenere a bada il popolo. Il sistema attuale è quasi non rovesciabile, ma almeno vedevo li giochi der circo. Ma se me levi pure li giochi der circo, allora me ?ncazzo de brutto".

Ci vorranno almeno due mesi perché il processo Spaccarotella ritorni nell'aula del giudice dell'udienza preliminare di Arezzo. E il tempo continuerà a non essere "amico". Perché per effetto dell'errore di "cancelleria" che ha chiuso il procedimento prima ancora che si aprisse, ad essere giudicati per primi per i fatti di domenica 11 novembre 2007 saranno a questo punto i 19 tifosi romanisti e laziali (oggi ancora detenuti) arrestati per l'assalto notturno alle caserme di carabinieri e polizia. Il 20 ottobre, un gip di Roma deciderà infatti del loro rinvio a giudizio o si pronuncerà direttamente nell'eventualità di giudizi abbreviati o patteggiamenti. Un capovolgimento di calendario "simbolico" che, non è difficile prevederlo, aggiungerà a rancore altro rancore.

25 settembre 2008

FRATELLO GABBO

Roma, 25 set. (Adnkronos) - "Bisogna dare a Cesare quel che e' di Cesare. La Procura di Arezzo non e' colpevole nel momento in cui gli vengono forniti due numeri di fax e alcuni atti vengono ricevuti e altri no". Queste le parole di Cristiano Sandri a proposito del vizio di forma che ha fatto annullare questa mattina l'udienza preliminare del processo contro l'agente di polizia Luigi Spaccarotella, imputato per omicidio volontario. "Proprio per questo - continua il fratello di Gabriele - il gup nell'accogliere l'eccezione della difesa dello Spaccarotella ha anche disposto la trasmissione degli atti al Consiglio dell'ordine degli avvocati di Prato (e' il foro competente dell'avvocato Renzo ndr) per valutare se c'e' qualche profilo disciplinare nella condotta del legale". Il fratello del giovane dj romano ucciso l'11 novembre 2007 nell'area di servizio Badia al Pino sull'autostrada A1 da una pallottola sparata dall'agente Spaccarotella torna anche sulle minacce al poliziotto di cui ha parlato oggi ad Arezzo l'avvocato Renzo: "E' diventato stucchevole - spiega Cristiano Sandri - questo discorso sulle minacce a Spaccarotella visto che e' circa un anno, dal 12 novembre scorso, che l'avvocato Renzo lo va ripetendo. Ormai sembra quasi una filastrocca in cui il legale di Spaccarotella usa sempre la parola "ultras" visto che oggi e' diventata sinonimo di malviventi e cosi' pensa di poterla usare per far pensare a ogni tipo di nefandezza". "Altro che ultras - continua sarcasticamente Cristiano Sandri - forse Renzo si riferisce ai servizi segreti visto che nessuno riesce a rintracciarlo, nemmeno gli ufficiali giudiziari che non sono riusciti a notificargli l'avviso della fissazione dell'udienza preliminare". "Si commentano da sole - conclude il fratello di Gabbo - le paure che l'avvocato Renzo fa derivare dalle scritte sui muri di Roma contro Spaccarotella: forse il legale pensava che dovessero apparire scritte a favore del suo assistito? Stiamo rasentando il patetico: e' evidente che non sanno piu' che pesci prendere. Noi, intanto, continuiamo ad avere fiducia in una giustizia celere".
(Zto/Gs/Adnkronos)

LE PERIZIE

di Karen Rubin
Non ha dubbi la famiglia Sandri: l’agente della Polstrada Luigi Spaccarotella, che con un colpo di pistola uccise il tifoso laziale Gabriele Sandri, nell’area di sosta autostradale di Badia al Pino, ha commesso un omicidio volontario con dolo e per questo reato è sotto processo. Cristiano Sandri replica con durezza alla tesi difensiva secondo cui il colpo partì accidentalmente. Rifiuta l’ipotesi secondo la quale il proiettile non avrebbe colpito la macchina se non fosse stato deviato dall’impatto con la rete metallica (vedere l’articolo su Panorama 38) che separava le due carreggiate, su cui si trovavano rispettivamente la vittima e l’imputato. Siamo convinti che il giudice abbia già quanto basta per dimostrare che mio fratello è stato ucciso volontariamente. Le testimonianze parlano chiaro. Sono quattro le persone estranee ai fatti che hanno assistito all’omicidio di Gabriele. Sono tutti d’accordo nel confermare che Spaccarotella impugnò la pistola con entrambe le mani e che a braccia tese mirò inconfutabilmente in direzione della macchina”.
I legali di Spaccarotella affidano l’impianto della difesa alla relazione tecnica di Domenico Compagnini e di Paolo Russo, da cui si evince che il colpo esploso dall’agente colpì la rete subendo una deviazione orizzontale prima di raggiungere la vittima. “La deviazione non modificherebbe comunque la posizione penale dell’imputato” ritiene Michele Monaco, legale della famiglia Sandri. “Sparando verso la macchina si è assunto la responsabilità di ciò che è accaduto dopo”.
I legali dell’imputato non dicono che la perizia di Compagnini aggiunge: “La deviazione non è quantificabile”. E che “per capire la intenzionalità del gesto di Spaccarotella, imperscrutabile agli esperti, soltanto le testimonianze di chi ha visto direttamente possono contribuire a fare chiarezza”. Per la famiglia Sandri, se saranno i testimoni a determinare il convincimento del giudice, sarà difficile che l’agente veda derubricare il reato commesso da omicidio volontario a omicidio colposo.
La battaglia tra difesa e accusa si basa anche sull’interpretazione delle tre relazioni di consulenza tecnica ordinate dal pubblico ministero Giovanni Ledda, nel corso delle indagini preliminari, all’ingegnere Gabriel Maria Ingo. Gli avvocati di Spaccarotella citano la seconda perizia a favore della loro tesi: “Le analisi chimiche effettuate sulla rete metallica rilevano la presenza di elementi compatibili con il proiettile”. In poche parole, sarebbe stato l’impatto con la rete a determinare la deviazione del proiettile verso la macchina e la morte di Gabriele Sandri.
La famiglia della vittima cita invece la terza, integrativa e conclusiva perizia di Ingo: “Per quanto riguarda il proiettile, esso ha subito in sequenza l’impatto con: il vetro dell’autovettura, la collana in argento (della vittima) troncandola, il corpo di Sandri, la collana in argento una seconda volta”.Nella rete (seconda perizia) ci sono elementi compatibili con il proiettile, mentre sul proiettile (prima perizia) non ci sono tracce riferibili alla rete. Una contraddizione che induce il magistrato a ordinare a Ingo la terza perizia. “Il proiettile analizzato è stato rinvenuto subito, mentre la rete è stata messa in sequestro il 27 dicembre del 2007, più di un mese dopo l’accaduto. Elementi compatibili con il proiettile possono ritrovarsi anche in alcuni strumenti di lavoro con cui si montano quelle recinzioni. E poi l’indagato era a piede libero, non esiste per lui come per ogni altro cittadino indagato il rischio che possa aver inquinato le prove?” chiede Giorgio Sandri.
Ma cosa spinse Spaccarotella a impugnare la pistola? La rissa scoppiata nell’area di servizio autostradale tra i tifosi laziali e juventini era finita, “non sussistevano pericoli tali da giustificare l’estrazione della Beretta calibro 9 in dotazione agli agenti della Polstrada, il colpo è esploso nel momento in cui i ragazzi erano già in fuga, nelle macchine in movimento” afferma Maurizio Martucci, giornalista e autore del libro 11 novembre 2007 (Sovera editore).
Le dichiarazioni rilasciate dall’agente a un giornalista accorso sul posto discordano, secondo Martucci, da quelle invece rese in presenza del suo avvocato al cospetto del pubblico ministero aretino: “Al quotidiano Il Giornale Spaccarotella raccontò di aver fatto fuoco verso l’auto a scopo intimidatorio, al magistrato disse che il colpo partì accidentalmente mentre alzava il braccio, non per puntare l’arma, ma nella mimica del gesto di chi vuole fermare una persona che fugge” scrive Martucci nel libro, che viene presentato il 22 settembre al Campidoglio a Roma.
Il libro fa la cronistoria di una giornata drammatica e sostiene che dopo la morte di Sandri “gli errori si susseguirono a catena. I mezzi di informazione stravolsero la notizia imputando la morte di Gabriele alla rissa scoppiata tra i tifosi nell’area di servizio”. La verità raggiunse i tifosi di tutta Italia attraverso un tam tam partito dal luogo del delitto, dove nella giornata si concentrarono parenti e amici di Gabriele. I tifosi volevano che il campionato fosse sospeso, come era accaduto quando allo stadio di Catania fu ucciso l’ispettore di polizia Filippo Raciti. Si decise, invece, di continuare a giocare. Una decisione che gli ultrà non accettarono, scatenando una giornata di guerriglia urbana in diverse città italiane.
E mentre la famiglia Sandri non si dà pace e il padre Giorgio continua a chiedersi perché l’agente Spaccarotella non abbia mai provato a cercarlo per chiedere perdono, ogni domenica su striscioni delle curve in ogni stadio d’Italia campeggia lo slogan “Giustizia per Gabriele”.

GABRIELE UCCISO ANCORA

Quando imperversava Tangentopoli, dinanzi alle folle plaudenti che scacciavano lontano la loro passata venerazione per quei politici urlando sconcezze e fremendo di sacro furore giustizialista, pensavo alla stranezza di questa nostra democrazia imperfetta che aveva bisogno di un paio di giudici zelanti per cambiare gli equilibri politici del Paese. Non sono un garantista ad intermittenza, non lo sono mai stato e lo spettacolo delle forche mi ha sempre disgustato.
Spaccarotella è tecnicamente un assassino, consapevole o involontario, fatto sta che ha messo fine ai giorni felici di un ragazzo impugnando un'arma in un luogo affollato e nascondendosi subito dopo dietro la cortina fumogena innalzata dai suoi colleghi, Questore in primis che cercò goffamente di proteggerlo sciorinando una versione dei fatti eufemisticamente inverosimile nella conferenza stampa di quella sera dell'11 novembre. Ognuno risponde alla sua coscienza.
Storie già viste in questo Paese di insabbiatori, depistatori e bugiardi.

Non godo al pensiero di qualcuno che va in galera, non ho bisogno di certi espedienti per farmelo venire duro. Però Spaccarotella è un agente della Polizia di Stato, un uomo che rappresenta le Istituzioni, non un comune e volgare criminale di strada. Eppure ha lasciato che i suoi avvocati trovassero escamotages esilaranti , ancorchè legittimi, per procrastinare un processo che, almeno chi protesta la propria innocenza, dovrebbe e vorrebbe affrontare a testa alta, da Uomo.
Invece lascia pure che si ridicolizzino i testimoni e che si insulti la memoria di Gabriele con la storia della rissa, così che si possa tutti ritenere in qualche modo cercata una morte colpevolemente procurata.
Gabriele è morto per la centesima volta stamattina ad Arezzo.
Sono sconcertato, deluso, offeso.
Chiedo solo a tutti i ragazzi che, come me e in tutta Italia, provano le mie stesse emozioni di non cedere all'ira e nemmeno allo scoramento.
Ogni reazione scomposta, ogni atto violento in questo momento ( e per sempre in futuro ) fornirebbe a chi ha deciso di sterminarci la corda con cui impiccarci.
Se dobbiamo abbandonare le nostre curve facciamolo con dignità e lasciamo questo calcio skyfoso agli onestissimi e integerrimi figuri che ci detestano, perchè spesso siamo la vocina della coscienza collettiva che sussurra verità indicibili.
Se dobbiamo uscire di scena facciamolo con le nostre gambe e vaffanculo.

Voglio abbracciare la mamma di Gabriele, i suoi parenti, tutti i suoi amici, in questo giorno triste che segna l'ennesima ingloriosa sconfitta dello Stato italiano.

GABRIELE SEMPRE CON NOI !
Vincenzo

LA GIUSTIZIA E' IN RITARDO

Due striscioni sono stati esposti fuori dal tribunale di Arezzo, dove si sono riuniti anche alcuni tifosi della Lazio in occasione dell'udienza preliminare per l'uccisione, l'11 novembre 2007, di Gabriele Sandri. Uno striscione portato da amici della famiglia Sandri, risposta la scritta ''e' ora che sia fatta giustizia per Gabriele'' mentre l'altro e' stato esposto da una ventina di tifosi della Lazio.

IL PRETESTO DI SPAKKAROTELLA

La magistratura di Arezzo ha archiviato, secondo quanto si è appreso a Roma, il procedimento per tentate lesioni in cui erano coinvolti i quattro amici che erano con Gabriele Sandri l'11 novembre scorso nella stazione di servizio di Badia al Pino quando Gabbo fu ucciso da un colpo di pistola sparato dall'agente di polizia Luigi Spaccarotella. L'accusa di tentate lesioni faceva riferimento all' aggressione ad alcuni sostenitori della Juventus che si trovavano a loro volta nella stazione di servizio. Nei confronti di uno dei compagni di trasferta di Gabriele Sandri rimane aperto, stando a quanto si è appreso, un procedimento per il possesso di un coltello. I quattro amici di Gabbo hanno sempre respinto l'ipotesi di uno scontro con i fans bianconeri, ma hanno parlato solo di una scaramuccia verbale, con scambio reciproco di insulti, culminata in alcuni colpi tirati alla Mercedes dei rivali. Gli juventini, riferirono i quattro laziali, si sarebbero subito allontanati e tutto sarebbe durato poche decine di secondi. Domani è in programma l'udienza preliminare davanti al gup di Arezzo Simone Salcerini in cui Spaccarotella è imputato di omicidio volontario.

IL DERBY DEL BAMBINO MORTO. VALERIO CI MANCHI...

ROMA (25 settembre) - Reato prescritto per sette tifosi imputati nel processo per la sospensione del derby del 21 marzo del 2004 Roma-Lazio in relazione alla notizia, rivelatasi poi falsa, che un bambino fosse morto investito da un'auto delle forze dell'ordine fuori dallo stadio Olimpico. Lo ha deciso il giudice monocratico Patrizia Pacifici che, accogliendo le richieste del pm e della difesa, ha disposto il «non doversi procedere» per intervenuta prescrizione nei confronti di Roberto Morelli, Stefano Sordini, Stefano Carriero, Andrea Frasca, Daniele De Santis, Antonio Schiavo e Gianluca Lucani. Nessun responsabile, quindi, per quei fatti, dopo che erano già cadute le originarie contestazioni di istigazione a disobbedire alle leggi dello Stato e di violenza privata che portarono in carcere i primi tre ultrà coinvolti nella vicenda. A tutti i sette imputati veniva contestato di aver invaso «il terreno di gioco ove si stava disputando l'incontro calcistico Lazio-Roma, scavalcando indebitamente il divisorio di vetro che delimita la zona riservata al pubblico della curva sud». Da questa condotta, secondo l'accusa, «derivava un pericolo concreto per coloro che erano allo stadio, in considerazione della particolare affluenza di pubblico al derby cittadino e del clima di tensione creatosi sia in campo che sugli spalti». Essendo la contestazione all'epoca una contravvenzione, diventata poi un delitto nel 2005 con l'applicazione del decreto Pisanu, l'accusa è caduta in prescrizione il 21 settembre, esattamente quattro anni e mezzo dopo i fatti. Le difese, dal canto loro erano pronte a dimostrare la buona fede dei loro assistiti che avrebbero agito secondo stato di necessità, erano pronte a citare in aula tutti i protagonisti in campo di quel derby (a cominciare dal capitano giallorosso Francesco Totti), oltre ad Adriano Galliani (come Lega Calcio) e Achille Serra, allora prefetto capitolino.

L' AVVOCATO DEI SANDRI

(Adnkronos) - ''Rimandare di un paio di mesi non ci preoccupa, ma non ce lo aspettavamo. Il gup ha fatto bene ad accogliere l'eccezione, senno' rischiavamo di veder travolgere il processo. La Cassazione avrebbe potuto annullarlo''. Cosi' Michele Monaco, avvocato della famiglia di Gabriele Sandri, il tifoso laziale ucciso da un proiettile l'11 novembre 2007 nell'area di servizio di Badia al Pino sull'A1, commenta l'annullamento, per un vizio di procedura, dell'udienza preliminare che vedeva oggi, al Tribunale di Arezzo, imputato Luigi Spaccarotella, il poliziotto accusato di omicidio volontario per la morte del giovane tifoso. Il gup Simone Salcerini ha infatti accolto l'eccezione presentata dai difensori dell'agente della Polstrada, Giampiero Renzo e Francesco Molino, motivata dal fatto che al primo non sarebbe stato notificato l'avviso di chiusura indagini. Il gup ha quindi annullato il decreto di fissazione dell'udienza. ''Si dubita - aggiunge l'avvocato Monaco - che l'avvocato Renzo possa aver ricevuto il fax su un altro numero di telefono dato alla cancelleria del tribunale. Il Consiglio dell'ordine di Prato (dove esercita l'avvocato Renzo, ndr) dovra' verificare se c'e' stato un comportamento deontologicamente corretto''. Ora sara' necessario redigere un nuovo atto di chiusura delle indagini, notificarlo alle parti interessate, e fissare una nuova udienza. Questo comportera' un tempo tecnico, secondo i legali, di un mese e mezzo o due. Mentre per Giorgio Sandri, padre di 'Gabbo', e' ''sconcertante che si cerchi di prendere tempo in un processo per omicidio: non si sa a cosa serva''. Quanto all'agente Spaccarotella, ''in dieci mesi non ha mai provato a chiedere scusa o a dire di essere pentito - accusa il signor Sandri - ha sempre cercato di dire bugie e non sono assolutamente disposto a perdonarlo. Gli mando a dire di fare l'uomo''. Il poliziotto oggi non si e' presentato per timore di minacce, vista anche la presenza di ultras laziali amici di Gabriele con striscioni davanti al Tribunale di Arezzo.

LUCCA

LUCCA – Secondo il Questore di Lucca, Maurizio Manzo , dopo le indagini condotte dalla Digos, due perquisizioni e diverse accuse, si può affermare che è stata bloccata sul nascere la costituzione di un gruppo di estrema destra con chiari intenti antisemiti. I giovani, ora denunciati, sarebbero infatti gli autori di diverse scritte spray che erano apparse alcuni mesi fa tra Lucca e Capannori, tutte siglate con l'acronimo B.D.Q., ovvero Bulli Di Quartiere. Nelle case dei giovani è stato trovato anche materiale inneggiante a fascismo e nazismo.
Sarebbero un operaio ventiseienne e un benzinaio ventunenne, rispettivamente G.C. e A.M., gli artefici di circa una decina di scritte inneggianti alla prevaricazione e alla violenza che erano apparse tra aprile e maggio in diverse zone della provincia. Il più grande dei due avrebbe anche confessato.
Notata la strana sigla che accompagnava gli slogan, dato che a Lucca per quanto riguarda atti di bullismo e microcriminalità giovanile il clima è tutt'altro che tranquillo, la Digos diretta da Raffaele Gargiulo aveva subito intrapreso degli accertamenti. Da alcune indagini telematiche erano state individuate alcune mail che recavano in calce l'acronimo B.D.Q., talvolta significante 'bulli di quartiere', altre volte, con un legame con il calcio ultras locale, 'bulldog di quartiere'. In particolare, una mail esprimeva parole pesanti verso gli 'Ingrifati', una formazione ultras di sinistra che supporta il Perugia calcio.
Da scritte nei forum, foto e mail si era così risaliti all'indirizzo Ip di due computer. Una volta ottenuti gli indirizzi delle due macchine, il sostituto procuratore Fabio Origlio ha autorizzato le perquisizioni in un'abitazione del quartiere San Concordio e in un'altra, quella del più anziano dei due, nella frazione capannorese di Massa Macinaia. A casa dei giovani, che vivono con i genitori, è stato sequestrato diverso materiale inneggiante a fascismo, nazismo e che deride l'avversa parte politica. Tra gli oggetti, anche un passamontagna con cui un simpatizzante di estrema destra, detto 'Er terribile', appariva nelle foto online. Nell'auto di uno dei due è stato anche trovato un manganello telescopico.
Per i due, denunciati, ci sono in ballo diversi capi d'accusa per i reati continuati in concorso di danneggiamento, deturpamento e imbrattamento con l'aggravante della finalità discriminatoria. Per il più giovane, trovato in possesso del manganello, c'è anche l'accusa di porto abusivo d'armi. Gli inquirenti hanno riferito che nessuno dei due appartiene al gruppo locale ultras Bulldog né è iscritto al movimento politico Forza Nuova.
Il gruppo 'Bulli di quartiere', che avrebbe potuto costituirsi a breve, appare dunque sgominato sul nascere, ma per evitare il ripetersi di nuove aggregazioni il Questore sollecita la cittadinanza a segnalare episodi e fatti che possano essere attinenti a episodi di bullismo, microcriminalità, violenza di quartiere.

MOSCA VIETA

(ASCA) - Roma, 25 set - Il Prefetto Carlo Mosca ha disposto, per motivi di ordine e sicurezza pubblica, la chiusura del settore ospiti dello stadio Olimpico, per la prossima partita di serie A Roma-Atalanta con possibile riutilizzazione dello stesso per favorire la presenza allo stadio di particolari categorie di spettatori, quali famiglie, ragazzi, associazioni di anziani.La misura e' stata adottata, si spiega in una nota, ''considerata la storica rivalita' tra le due tifoserie''.E' prevista, inoltre, la vendita di biglietti esclusivamente ai residenti del territorio della provincia di Roma previa identificazione dell'acquirente. Infine, e' stata disposta la cessazione della vendita di tutti i biglietti entro le ore 19.00 del giorno precedente la partita e la contestuale distruzione di quelli rimasti invenduti.La decisione e' maturata nel corso della riunione del Comitato Provinciale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica di questa mattina e a seguito delle determinazioni adottate dal Comitato di Analisi per la Sicurezza delle Manifestazioni Sportive (Casms).

PER UN FAX

Piccolo colpo di scena all'udienza preliminare sul caso di Gabriele Sandri, il giovane tifoso laziale ucciso da un proiettile sparato dall'agente della Polstrada di Battifolle Luigi Spaccarotella, l'11 novembre 2007 presso l'autogrill di Badia al Pino Est.
L'udienza è stata infatti annullata a causa di un vizio di forma. Uno degli avvocati della difesa, il dottor Giampiero Renzo, non avrebbe infatti ricevuto il fax con cui si comunicava dalla Cancelleria la conclusione delle indagini. La difesa ha proposto eccezione preliminare, ed al Gup Simone Salcerini non è rimasto altro che rinviare gli atti al PM Ledda per poi procedere a nuove notifiche e alla convocazione di una nuova udienza preliminare. Se ne parlerà tra almeno un mese e mezzo.Nell'aula a porte chiuse dove si è svolta l'udienza, raccontano gli avvocati - l'atmosfera era piuttosto tesa. Alla presentazione dell'eccezione il Gup si sarebbe parecchio irritato, e la difesa di Sandri ha presentato istanza al Consiglio Nazionale Forense nei confronti dell'Avvocato Renzo chiedendo se vi sia stato un comportamento deontologicamente scorretto. L'avvocato Renzo si è difeso sostenendo che lui quel fax non lo ha mai ricevuto, e che vi sarebbe stato un'equivoco nato da mutamento dei numeri telefonici.La decisione del Gup - ha affermato l'avvocato Michele Monaco, che difende la famiglia Sandri - è stata una sorpresa, ma è giusta, perchè è bene che il processo non abbia "tarli" che poi ne possano in futuro pregiudicare la validità.

Tuttavia, la delusione della famiglia Sandri è evidente. Per chi chiede giustizia - afferma Cristiano Sandri, fratello della vittima - aspettare un altro mese e mezzo nel dolore è duro da sopportare.L'imputato, Luigi Spaccarotella, non era presente. L'avvocato Francesco Molino, che lo difende assieme a Renzo, ha affermato che è colpa del clima di tensione e che il suo assistito avrebbe anche ricevuto minacce. Anche l'avvocato Renzo ammette che vi sarebbe stata paura degli Ultras.Ultras che sono giunti in circa una ventina, ma che sono stati in silenzio, espondendo il proprio striscione che chiedeva giustizia per Gabriele, e rifiutando seccamente qualunque tentativo di intervista da parte dei giornalisti.Durante la attesa alla Vela, sono emerse anche alcune indiscrezioni che riguarderebbero sia la traiettoria del proiettile che ha ucciso "Gabbo", sia la presunta rissa tra juventini e laziali all'autogrill. Di questo ne parleremo in un successivo approfondimento.Per adesso, registriamo che proprio ieri sera è girata l'Agenzia che la procura di Arezzo avrebbe chiesto l'archiviazione per lesioni nei confronti degli amici di Gabriele Sandri coinvolti nella colluttazione con i tifosi juventini. Tuttavia, spiega Molino, era un atto dovuto, poichè non è stata in proposito proposta alcuna querela. Non riguarda invece il merito dell'avvenuta rissa, perchè esso è ancora tutto da dimostrare.
E, dell'udienza di oggi, rimane il fatto che, tra parti processuali, forze dell'ordine, risorse del Tribunale, giornalisti e TV, si siano mossi, anche venendo da lontano, in moltissimi.
E per cosa?
Per un fax.

Fabio Massimo Fabrizio

ALEMANNO

ASCA) - Roma, 25 set - ''Si tratta di due eventi che hanno ferito profondamente la coscienza cittadina. Sicuramente quello della signora Reggiani e' l'omicidio piu' grave, ma anche l'omicidio Sandri e' stato molto grave e pesante. Noi ci auguriamo che la magistrartura possa dare delle risposte chiare e forti e da questo punto di vista ci aspettiamo condanne esemplari''. Cosi' il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha risposto ai giornalisti in merito all'inizio dei processi per gli omicidi della signora Reggiani e di Gabriele Sandri.Alemanno, che ha parlato a margine della presentazione dei dati di una ricerca di mercato sul turismo, non ha dubbi: ''quando purtroppo avvengono fatti di questo genere e poi non ci sono le conseguenze giudiziarie che ci si possono attendere, si aggiunge alla prima ferita, quella dell'omicidio, una seconda ferita: la sensazione di non trovare giustizia in quelle che sono le nostre Istituzioni''.bet-rg/mcc/bra
(Asca)