31 maggio 2008

SCHENGEN PER GLI SVIZZERI

Con l’accordo di Schengen, gli Stati dell’UE hanno abolito i controlli delle persone alle loro frontiere interne. E la Svizzera non ha voluto essere da meno. Così, il 5 giugno 2005, anche il nostro paese vi ha aderito. In quella votazione il popolo svizzero è stato sopraffatto dalla poderosa propaganda delle autorità a favore dell’adesione. Che si sia mentito spudoratamente al popolo circa i costi implicati dall’adesione e dalla messa in funzione del sistema di Schengen, è già grave. Ma molto peggio è il fatto che si è evidentemente taciuto anche sulla perdita di sicurezza: addirittura ci si è fatto credere che con Schengen la nostra sicurezza sarebbe aumentata. Sono sorti molti dubbi in proposito.Perché la stessa UE non crede evidentemente più così tanto alla panacea Schengen. Altrimenti occorre spiegare perché molti Stati UE reintroducono regolarmente i controlli delle persone ai confini ogni qualvolta la situazione di pericolo aumenta minimamente. Succede praticamente in occasione di tutte le grandi manifestazioni. E così anche l’Austria metterà fuori servizio il sistema di Schengen, ripristinando i controlli ai confini, durante lo svolgimento di Euro 08. Altrimenti troppo alto è il rischio che terroristi o hooligans violenti entrino liberamente nel paese.Il sistema di Schengen (e chi mai ne ha dubitato ?) è assolutamente inefficace anche nella lotta contro l’immigrazione illegale e nell’arginamento della criminalità d’importazione. Lo si vede chiaramente oggi in Italia, dove si attribuisce la responsabilità della crescita esponenziale del numero di reati soprattutto all’immigrazione rumena, in particolare a quella degli zingari Rom. E così adesso in Italia si pensa seriamente di congelare temporaneamente Schengen e di reintrodurre i tanto vituperati controlli ai confini. Che l’UE sia d’accordo o no.E la Svizzera ? La Svizzera fa esattamente il contrario. Vuole mettere in funzione il sistema di Schengen il più presto possibile e abolire così i controlli personali alle frontiere. In più, vuole estendere la libera circolazione delle persone ad ulteriori paesi dell’est (in particolare alla Romania). Nonostante tutti i rischi in materia di sicurezza. È del 6 maggio la comunicazione della polizia cantonale zurighese, secondo la quale 9 giovani Rom sono stati accusati di un totale di 35 effrazioni (niente di nuovo, questa volta l’ammontare dei danni è di 2,5 milioni di franchi). I Rom, originari dell’ex-Iugoslavia, erano per la maggior parte (sì, l’avete indovinato!) residenti in Italia. Da lì sono entrati in Svizzera per qualche giorno, giusto il tempo di portare a termine le loro rapine.Se l’Italia reintroduce i suoi controlli alle frontiere e contemporaneamente la Svizzera sopprime i suoi, e in più si facilita l’immigrazione già problematica dall’est con gli accordi di libera circolazione, andiamo proprio incontro a tempi paradisiaci. L’unico sistema per abbellire le statistiche della criminalità straniera rimarrà veramente solo quello di naturalizzare velocemente il maggior numero possibile di criminali stranieri! “9 giovani Svizzeri hanno portato a termine 35 effrazioni”, suona molto più digeribile della stessa notizia riferentesi a 9 zingari Rom. Più onesto sarebbe però aggiungere l’informazione - invece opportunamente taciuta dai media - circa la provenienza migratoria di detti criminali. Speriamo almeno che, con l’accettazione dell’iniziativa sulle naturalizzazioni, sia in questo contesto ancora possibile cambiare direzione!Come detto, la Svizzera si sta preparando con impegno all’introduzione del sistema di Schengen. Lo fa alla sua maniera. Così, il DFGP della signora Widmer-Schlumpf ha recentemente diffuso su Internet - a titolo precauzionale (scusate: naturalmente “per errore”!) – delle informazioni confidenziali su Schengen. Si trattava d’informazioni “non destinate al pubblico”. Non è una sorpresa: il documento pubblicato in Internet offriva uno sguardo nel sistema di sicurezza di Schengen e conteneva dati dettagliati sulle procedure della Svizzera contro le bande di ricettatori, i trafficanti di droga e i passatori, come pure sulle misure di sicurezza nei nostri aeroporti. Gli interessati saranno senz’altro molto grati.Bisogna guardare avanti e non indietro, dice il nostro governo. In Italia sono magari un po’ più disordinati o un po’ più soggetti alla corruzione, ma in compenso sono dieci volte più furbi di noi.

Rolando Burkhard edizione del 30/05/2008

APPELLO

I sindaci di Cesena Giordano Conti e di Ravenna, Fabrizio Matteucci hanno lanciato un appello ai tifosi invitandoli a recarsi numerosi domenica prossima allo stadio Benelli per l'ultima partita del campionato di serie B che vedrà le squadre delle due città scendere in campo a Ravenna. In vista del derby romagnolo si è svolto venerdì mattina nel municipio di Ravenna, un incontro tra i due sindaci, i presidenti delle squadre e i rappresentanti delle due tifoserie.

"Domenica prossima calerà il sipario sulla B. L'ultima puntata del campionato della serie cadetta vede le squadre del Ravenna e del Cesena confrontarsi sul campo del Benelli. Ci saremo anche noi".

Inizia così il messaggio dei due primi cittadini.

"E ci saranno, questo è il nostro auspicio,tanti nostri concittadini-tifosi. Certo, questo ultimo derby tutto romagnolo non è più decisivo ai fini della classifica. Ma sarà disputato dal Cesena e dal Ravenna con grinta e determinazione. Ne siamo convinti. Perché lo sport è, in primo luogo, confrontarsi con generosità e passione. Anche quando il risultato non ha più molta importanza".

"Lo spettacolo sarà assicurato. Siamo convinti anche di questo. Quindi non facciamo mancare alla nostra squadra del cuore tutto il sostegno ed il doveroso riconoscimento per averci fatto provare, in questi mesi, tante emozioni. Ritroviamoci numerosi allo stadio. Rendiamoci protagonisti di un tifo appassionato e senza eccessi. Perché allo stadio come in qualsiasi luogo dove una comunità si ritrova deve valere, come prima regola, quella del reciproco rispetto. Comportiamoci insomma, come quando la partita è tutta da giocare. Sarà questo il modo più convincente per dire: grazie comunque e chiudere in bellezza questo campionato".

AGOSTINO NEL CUORE

Un colpo di pistola. Agostino Di Bartolomei decide di uscire di scena così, il 30 maggio di quattordici anni fa, puntando la sua Smith & Wesson calibro 38 al cuore. Italiani ora vuole ricordarlo così, ripercorrendo la sua storia.di Gianluca Marchionne TRIPLICE FISCHIO – Un ultimo disperato tentativo, quello di Agostino Di Bartolomei, di uscire dal buco in cui era chiuso, così come aveva scritto in un bigliettino trovato in casa sua dopo il folle gesto. Si sentiva abbandonato, lui che era stato il capitano della Roma campione d’Italia, che aveva visto svanire il sogno di salire sul trono d’Europa all’ultima curva prima del traguardo e ora invece si sentiva abbandonato da tutto e tutti, prigioniero di un incubo senza via d’uscita. Il triplice fischio di un arbitro che dichiara conclusa una partita troppo difficile da giocare e vincere.
MILLENOVECENTOCINQUANTACINQUE - Agostino Di Bartolomei nasce a Roma l’8 aprile 1955, nella borgata di Tor Marancia, quartiere popolare della Capitale a due passi dalla Garbatella, e lì, tra via Giangiacomo e piazza Lante, dà i primi calci ad un pallone, nel campetto dell’Oratorio S. Filippo Neri. Ci pensa il padre, ex-calciatore e gestore di una piccola scuola calcio, ad affinarne il talento e la tecnica innati, ma sono le quotidiane sfide tra i ragazzi al campo del palo a via Sertorio a forgiare il giovanissimo Agostino e la sua grinta in campo. Entra nella Primavera della Roma quando frequenta il secondo anno di liceo e porta la formazione giallorossa alla vittoria del campionato di categoria, regalando ottime prestazioni e mettendosi in evidenza per un posto tra i titolari. L’esordio in serie A con la prima squadra risale al 22 aprile 1973, ad appena diciotto anni, in un Roma – Inter finito zero a zero. Sono gli anni della “Rometta” del presidente Gaetano Anzalone, una formazione di giovani promesse, veterani e gregari allenata prima dal “Mago” Helenio Herrera e in seguito da Nils Liedholm , sotto la cui guida l’efficace centrocampista di Tor Marancia migliora costantemente le proprie già eccellenti qualità. Nella stagione successiva al debutto, quella ’73-’74, è però vittima di un grave infortunio al ginocchio che gli provoca dolori lancinanti mettendolo fuori gioco per alcuni mesi. Agostino riesce comunque a superare questo problema fisico e, dopo una stagione in prestito al Vicenza (1975/76) per fare un po’ di esperienza, dal campionato ’76-’77 diventa uno dei pilastri del centrocampo romanista e un idolo della tifoseria giallorossa. LA GAVETTA - È un periodo avaro di risultati di rilievo per la squadra capitolina, che non riesce a sollevarsi dal centro-classifica a cui la gestione di basso profilo di Anzalone sembra averla destinata, con operazioni quantomeno azzardate come la cessione in prestito di Bruno Conti al Genoa, seppure per ottenere in cambio il bomber Roberto Pruzzo, e la dipartita di Nils Liedholm che si accasa al Milan dopo i dissapori con il numero uno giallorosso. La Roma del biennio ’77-’79 vive alcuni dei momenti più difficili della propria storia, in particolare nel campionato ’78-’79 dove riesce a evitare per un soffio la retrocessione grazie ad un colpo di testa di Pruzzo che assicura il 2-2 contro l’Atalanta alla penultima giornata. Proprio in questa stagione Agostino subisce l’unica espulsione della sua carriera, a riprova della sua condotta esemplare in campo, per un fallo su Pietro Paolo Virdis nel corso del match di ritorno contro la Juventus. Il presidente Anzalone capisce che è arrivato il momento di lasciare il comando della società a qualcuno più motivato e disposto a investire maggiormente. Quel qualcuno è l’ingegnere di origini liguri Dino Viola, che diventa proprietario dell’A.S. Roma il 16 maggio 1979. O CAPITANO, MIO CAPITANO! - Il nuovo massimo dirigente romanista ha in mente un progetto ambizioso che porti la squadra giallorossa ai vertici del calcio italiano, contrastando lo strapotere delle grandi del Nord, e il primo passo di questa scalata verso il successo è il ritorno di Liedholm alla guida della formazione. Con lui torna alla base anche Bruno Conti e vengono acquistati Turone, Benetti e il giovane centrocampista Carlo Ancelotti. Di questa compagine formata da giovani promettenti e campioni maturi Agostino diviene in breve il leader, un leader silenzioso ma efficace, per il quale l’allenatore svedese stravede, elogiandone i “lanci lunghi e perfetti” e i “tiri tremendi”, accompagnati da una “corsa elegante con la testa sempre alta”. Sfruttando potenza fisica e capacità tecniche, abbinate a una visione di gioco chirurgica, Di Bartolomei si impone come uno dei centrocampisti italiani più concreti ed efficaci, anche se, subendo la concorrenza di Giancarlo Antognoni, in Nazionale non raccoglierà mai quanto avrebbe meritato. Arrivano finalmente i primi successi romanisti, due Coppe Italia consecutive nell’80 e nell’81, entrambe conquistate contro il Torino ed entrambe ai rigori grazie alle incredibili prestazioni di Franco Tancredi che para in totale cinque tiri dal dischetto, mentre “Ago” segna un gol nella finale di ritorno del secondo trofeo vinto. Lo stesso 1981 vede la Roma dare vita ad un’accesa sfida contro la Juventus per la conquista dello scudetto, conclusasi con la vittoria dei bianconeri per due soli punti, dopo che ai giallorossi è stato annullato per un fuorigioco quantomeno dubbio il gol segnato da Turone nello scontro diretto con la Vecchia Signora, il quale, fosse stato convalidato, avrebbe significato il sorpasso a favore dei capitolini. È comunque un ottimo campionato quello disputato dalla compagine romanista, che ha uno dei suoi punti di forza nell’accoppiata formata in mezzo al campo da Di Bartolomei, promosso capitano proprio in quell’anno, e dal nuovo acquisto, il brasiliano Paulo Roberto Falcão. TRIONFI E DOLORI – Dopo questi tentativi andati a vuoto, arriva finalmente il momento per la società romanista di raccogliere i frutti del suo impegno per costruire una squadra competitiva ai massimi livelli. La stagione giusta è quella ’82-‘83, dove una Roma semplicemente fantastica non regala niente a nessuno e si aggiudica il secondo scudetto della sua storia, forte di un sistema di gioco al tempo stesso solido e spettacolare, gestito da un Liedholm, abile a dosare i diversi ingredienti a sua disposizione per costruire un mix unico. Ci sono i gol di Pruzzo, la classe sopraffina di Falcão, la fantasia di Conti e c’è un Di Bartolomei al culmine della sua carriera, capace di adattarsi anche al cambio di ruolo deciso dal tecnico svedese, che per lui progetta uno spostamento dal centrocampo alla difesa, in un’inedita posizione di libero, da dove riesce comunque a realizzare 7 reti su 28 incontri disputati e dove si giova anche del supporto del velocissimo collega di reparto Pietro Vierchowod. Agostino interpreta poi alla perfezione il ruolo di capitano, sempre educato e posato, mai troppo aggressivo nelle discussioni con gli arbitri o con gli altri giocatori e dotato di ottimo autocontrollo in campo. L’anno successivo è la volta di un’altra grande avventura per capitan “Diba” (come lo chiamavano i tifosi) e la sua Roma, autori di una lunga cavalcata verso la finale di Coppa dei Campioni disputata proprio allo stadio Olimpico della capitale contro il Liverpool. Proprio quando tutto sembra presagire un altro trionfo per i giallorossi, ci pensano gli errori dal dischetto di Conti e Ciccio Graziani a spegnere i sogni di gloria romanisti, lasciando agli inglesi il dolce sapore della vittoria. La delusione è forte sia per la squadra sia per l’ambiente capitolino, e lascia qualche strascico sgradevole anche tra i giocatori, con Agostino che sembra non aver perdonato a Falcão l’essersi tirato indietro al momento di tirare i rigori decisivi per l’assegnazione della Coppa, proprio lui, uno dei beniamini della Curva Sud e il talento più cristallino della formazione. ROMA ADDIO - Forse anche per questi dissapori, al termine della stagione, conclusa comunque con la conquista della terza coppa Italia della sua carriera, Di Bartolomei viene ceduto al Milan, ufficialmente con il pretesto di risanare le casse della società. L’addio ai tifosi giallorossi è difficile da accettare per entrambe le parti e, proprio in occasione dell’ultima partita da lui disputata con la maglia della Roma, la finale di Coppa Italia contro il Verona, viene esposto lo striscione “ti hanno tolto la Roma ma non la tua curva”, ulteriore simbolo dell’intensa unione tra i supporters romanisti e il loro insostituibile capitano. Con i rossoneri Agostino disputa tre buone stagioni, macchiate solamente da un brutto episodio avvenuto nell’85 quando, a seguito di un contatto duro di gioco con Graziani durante una partita contro la Roma, si scatena una rissa tra i compagni e gli ex-compagni di squadra di Di Bartolomei, il quale verrà poi definito “tranquillo, pulito, senza mai uscire dal campo sudato” da Bruno Conti, con una definizione la cui ambiguità, così come l’atteggiamento della sua ex-squadra, ferisce l’ex-capitano romanista. Nell’87, al momento dell’arrivo di Arrigo Sacchi e del suo gioco veloce e arrembante sulla panchina milanista, sembra non esserci più posto per un regista di qualità ma lento come Agostino, che lascia il club del Diavolo per accasarsi al Cesena. Qui la sua permanenza dura soltanto un anno, al termine del quale viene ceduto alla Salernitana in serie C. Come capitano del club campano riesce, nell’ultimo campionato disputato in carriera, a ottenere una storica promozione in serie B dopo 24 anni di purgatorio nella terza serie professionistica. ITALIA ‘90 - È arrivato il momento di appendere gli scarpini al chiodo e di dedicarsi a una nuova attività. Agostino, che in cuor suo, nonostante gli attacchi riservati alla sua ex-società, non ha mai smesso di sperare in un ritorno a Roma per un incarico come allenatore o dirigente, diventa nel frattempo commentatore tecnico per la Rai in occasione dei Mondiali di calcio del ’90. Conclusa la breve esperienza televisiva si dedica ai suoi interessi: pittura, musica, arte, letture, ma i problemi economici cominciano a torturarlo. Prova a intraprendere l’attività assicurativa, ma senza successo, tenta di aprire una scuola calcio proprio come il padre, ma anche stavolta il destino sembra non arridergli, lasciandogli diversi debiti da saldare. Un prestito sarebbe l’ideale per ripartire e allontanare gli spettri del fallimento, per cercare di evadere da quel buco dove si sta sempre più rinchiudendo, o magari l’incarico dirigenziale nella Roma tanto atteso potrebbe ridargli la voglia di ricominciare. Ma non accade niente di tutto questo, alla porta della sua casa di S. Marco di Castellabate, il paesino del Cilentano dove vive, non bussa quasi più nessuno. Pensa che sia arrivato allora il momento di dire basta a tutto questo, alle difficoltà, ai rimorsi, ai rimpianti. Prende la sua pistola Smith & Wesson, la pulisce, esce sul balcone della sua villa e la punta dritto al cuore. Sono le 10:50 del 30 maggio 1994. Uno sparo si porta via il capitano giallorosso, il calciatore educato e generoso, l’uomo che non è riuscito ad affrontare i propri problemi anche perché lasciato solo. Troppo solo. Gianluca Marchionne

PARMA E IL PARMA

PARMA, 30 MAGGIO – "La retrocessione in Serie B ci ha provocato dolore, inutile negarlo. Non è mai bello perdere, e ancor meno scendere di categoria. Ma come abbiamo sempre detto: la retrocessione non è la fine; è semplicemente un'altra strada, da percorrere insieme al Parma".Inizia così il comunicato dei Boys nel quale i tifosi chiedono al Parma calcio di poter essere ascoltati. Consigli per il presidente Ghirardi da parte di chi il calcio lo vive ogni domenica sotto la pioggia o sotto il sole della curva."La prima cosa da fare è rinsaldare il legame Parma Calcio - Parma comunità, dandogli nuova linfa. Promuovere il Parma come squadra della nostra gente, invogliando i parmigiani a venire al Tardini. Dobbiamo adoprarci per costruire una tifoseria di Serie A. Una tifoseria calda e fedele, numerosa, che vive per la maglia e la segue ovunque. In quest'ottica abbiamo deciso di presentare alcune proposte/consigli al Parma Calcio".Dalla campagna abbonamenti alle politiche di pricing, dalla sede del ritiro alla presentazione della squadra, sono tanti gli argomenti che i supporter crociati toccano.Il fine è uno solo: avvicinare il Parma a Parma.

DEUTSCHLAND

Tifosi in rivolta in Germania per la decisione della Deutsche Fussball Liga (Dfl) di anticipare dalla prossima stagione l’inizio delle partite di calcio della Zweite Liga, la Serie B tedesca. Le proteste fioccano da ogni parte del Paese e non sembrano destinate a placarsi tanto presto: 150 club di tifosi e 28 squadre della Bundesliga e della Zweite Liga hanno gia’ iniziato una raccolta di firme per far revocare il provvedimento.
Le modifiche dell’orario d’inizio delle partite della Serie A tedesca sono minime. Nessuno ha toccato il tradizionale colpo di fischietto del sabato alle 15:30, mentre otto saranno le partite da giocare il sabato sera alle 21:30, due la domenica alle 14:45 e un’altra alle 17. Ma per la Zweite Liga il cambiamento dell’orario e’ radicale.
A partire dalla prossima stagione, la maggior parte delle partite sara’ la domenica alle 12:30 e non nel pomeriggio. Vi sara’ poi un incontro il sabato alle 13:30, solo due la domenica alle 14:45 e un altro alle 17.
I tifosi sono infuriati per il fatto che l’anticipo previsto sarebbe stato deciso solo per trasmettere in tv il maggior numero di incontri evitando accavallamenti d’orario. Un’altra conseguenza che i fans non digeriscono e’ di doversi alzare piu’ presto la mattina per andare allo stadio. Per molti tifosi che la domenica mattina giocano nelle squadre amatoriali delle divisioni inferiori, poi, sarebbe poi impossibile riuscire ad arrivare in tempo allo stadio per assistere alle partite della squadra del cuore. (AGI)

BONINI BRIO SCIREA

di Gianni Rossi
"Picchiare in cinque una persona inerme, qualunque sia il colore della sua pelle, è un atto oggettivamente squadrista. Ma qualificarlo come un atto fascista è un modo per rassicurarsi. Le categorie politiche e sociali del Novecento, è evidente, non reggono più in un paese che sta cambiando profondamente. Nel raccontare tutto questo, non spetta al giornalista un giudizio etico". Così Carlo Bonini, intervistato sul nostro sito interviene in merito alla vicenda dell'aggressione al Pigneto e alla sua esclusiva pubblicata sul quotidiano diretto da Ezio Mauro.
Il clima di violenza in una borgata come il Pigneto, a Roma, può essere definito fascista, razzista, xenofobo o semplicemente lo specchio dei tempi?“Credo che tra queste definizioni, l’ultima si avvicini di più. Penso però che dobbiamo ancora trovarla la parola che definisca quello che abbiamo davanti agli occhi. E questo non è un male, una straordinaria sfida alle nostre intelligenze, sensibilità: un modo per rimettere in discussione categorie politiche, sociali, di indagine e di racconto giornalistico. E rispetto a questo, credo non ci sia nulla di male. Fascismo o xenofobia sono parole che hanno significati precisi, che nascono e che rimandano a un contesto storico, a un significato profondo, ma non debbano per forza essere usate anche quando la realtà non vi si attacca. Non perché in ciò che accade non vi siano degli echi o delle suggestioni che definiscono anche quel che accade. Picchiare in cinque una persona inerme, qualunque sia il colore della sua pelle, è un atto oggettivamente squadrista. Ma qualificarlo come un atto fascista è un modo per rassicurarsi. Le categorie politiche e sociali del Novecento, è evidente, non reggono più in un paese che sta cambiando profondamente. Nel raccontare tutto questo, non spetta al giornalista un giudizio etico, di valore. Questo fa parte dei commenti delle analisi, che non possono mai prescindere dai dati reali. Altrimenti, e vale per la destra come per la sinistra, rifugiarsi in un clichè non serve a comprendere quello che accade realmente, né alla politica né ai cittadini.La parola per qualificare questi atti è ancora da coniare. In questi giorni, un professore come Adriano Prosperi ha scritto delle cose egregie, come lo stesso Adriano Sofri. Tutti questi, in sede di analisi, hanno deciso di affrontare il carattere e la natura controversa di quello che abbiamo davanti agli occhi, liberandosi dalle strette categorie del secolo passato, senza che ciò suoni liquidatorio.”Le aggressioni di questi mesi, anche con alcuni omicidi, hanno portato in evidenza protagonisti che avevano passati di “squadristi” dello stadio. E' forse lì la nuova scuola di violenza senza ideologie, ma con tanta confusione nelle teste rasate?“Che gli stadi siano anche, purtroppo, luoghi dove si “educa” alla violenza verbale e non, questo è fuori di dubbio. Mi sembra però interessante chiedersi: perché gli stadi?Dal mio punto di osservazione, di chi frequenta il marciapiede, credo che sia dovuto ad un fatto: gli stadi sono uno dei pochissimi luoghi di aggregazione e nello stadio, esattamente come nelle strade delle nostre città, è saltata ogni forma di mediazione intermedia e si esalta la natura primitiva della tribù. Per questo spesso ritroviamo l’ultrà da stadio nella cronaca nera dei quartieri della città, perché esiste una continuità tra quelle strade e gli spalti dello stadio: è la stessa tribù! Ed è la stessa tribù che ci racconta la fine, la scomparsa della mediazione politica, culturale, religiosa, che è quella che fa sì che il gruppo da tribù si emancipi in comunità civile.”C’è un ruolo negativo di omissione delle forze dell’ordine? E , comunque, la destra che spinge sull’emergenza non rischia di alimentare questo vento di irrazionalità violenta?“ Alle forze dell’ordine, al di là del fatto che si può sempre far meglio, non può essere delegato ciò che non è nel loro compito. Non possiamo continuare a vivere in un paese dove tutte le funzioni civili e democratiche vengono surrogate o dalle Procure della Repubblica o dalle Questure. Non se ne può più, perché è un segno di declino profondo, di sconfitta. Il discorso che vale per la sinistra, ma a maggior ragione per la destra è che vellicare o pensare di incassare la rabbia degli “ultimi o penultimi” non porta da nessuna parte, perché, senza voler scomodare luoghi comuni, chi semina vento raccoglie davvero tempesta. E questo tipo di pulsioni, una volta scatenate, sono difficili da contenere, da riportare alla ragione. Anche questo rischia di essere una scelta miope, confortante nel suo cinismo, ma che non porta da nessuna parte.La destra legittimamente governa nel nostro paese. E dunque è bene che faccia ciò per cui è stata eletta alla guida del paese. La campagna elettorale è finita!”.

PREPAGATI

Parte la carta 'Cuore Rossonero', la nuova prepagata grazie alla quale i tifosi del Milan potranno accedere direttamente ai tornelli di San Siro con una innovativa tecnologia contactless, ovvero senza contatto diretto tra la carta e il terminale di riconoscimento, utilizzata per la prima volta in Italia. La novità è frutto dell'accordo il Milan e Intesa Sanpaolo. La carta bancaria prepagata ricaricabile consente di comprare gli abbonamenti per la prossima stagione 2008-2009 e i biglietti per ogni singola partita di campionato e di coppa.

30 maggio 2008

5000 BIGLIETTI

Simone MonariCazzola non fa sconti, fedelissimi d´accordo: chi non c´è mai stato si metta pure in fila
Cinquemila biglietti venduti in quattro ore e la curva Andrea Costa già esaurita: da qui a tre, quattro giorni, non è difficile prevedere che sarà stipato l´intero Dall´Ara. Ieri mattina alle dieci, al Bar Otello, spiegavano che le prime telefonate erano cominciate ad arrivare un quarto d´ora dopo l´apertura. Cioè alle sei e un quarto del mattino. «E da lì in poi non si sono più fermati». Biglietti, biglietti, biglietti. Una febbre, per tutta la città. Febbre rossoblù. Nella tarda mattinata è scattata la prevendita, nonostante inizialmente il Bologna e EmilBanca avessero deciso di iniziarla oggi. La richiesta, cioè il mercato, ha di fatto spostato l´agenda e già nel primo pomeriggio circolava l´ipotesi che, per la prima volta quest´anno, venisse aperta anche la curva San Luca. Poco prima delle 17, la comunicazione ufficiale della società, direttamente sul suo sito internet: «Previo accordo con la Questura, per l´occasione apriremo la San Luca». L´ok è arrivato in fretta e che Bologna-Pisa, domenica alle 15, sia proprio un´occasione non c´è dubbio. Di quelle da non perdere. Poi, con malizia si potrebbe notare che ora che il carro marcia son tutti pronti a saltarci sopra. Ma in questi momenti è bello pensare che una squadra, a suon di risultati, sta letteralmente trascinando una città a lungo sopita. Una città cui però Cazzola, già nei proclami del dopogara, non pareva disposto a fare sconti. Mica per la cassa, una goccia nell´oceano. Solo per coerenza: un grazie a chi c´è sempre stato, andando in tasca, un benvenuto a chi ci sarà, facendo la stessa operazione. Poi, i reduci da Mantova, quei quasi 8 mila che rappresentano lo zoccolo duro della passione autentica e non vouyeristica, chiedevano ieri, sui forum di internet, un canale preferenziale che, agevolandoli nella corsa al biglietto, premiasse il loro atto di fede. Perché adesso il rischio è che restino fuori fedeli e fedelissimi. EmilBanca ha 58 punti abilitati alla vendita, 24 in città e 34 in provincia: impossibile controllarli tutti, ma pare che la fila ci fosse ovunque, o quasi. Ieri mattina in centro c´era davvero chi riscopriva il gusto del pallone, discettando della serie A vicinissima, e naturalmente del Pisa, ossia di che tipo di squadra Ventura schiererà domenica. E già si fronteggiavano, se non due partiti, almeno due fazioni: da una parte quelli per cui i toscani penseranno soltanto ai play-off da giocarsi tre giorni dopo; dall´altra quelli convinti che scalare una posizione, sorpassando il Brescia, garantirebbe un cammino meno ostico. Il tema è chiaro, la domanda, sino a domenica pomeriggio, senza risposta: il Pisa verrà qui a giocarsela o farà tappezzeria alla festa rossoblù? In ogni caso c´è una risposta semplicissima: il Bologna deve vincere ed è in A, dipende solo dai rossoblù. Che se ne parli è già un segnale di quanto, in pochi giorni, sia mutato lo scenario cittadino. Sino a ribaltarsi. Dopo lo 0-3 di Grosseto, si navigava in una valle di lacrime. Appena duemila paganti col Messina. Nove giorni dopo è partita, frenetica, la caccia al biglietto. «Coloriamo la città di rossoblù», scandiva ieri mattina su Punto Radio un ascoltatore. Trovando consensi, anche se meno di quelli, plebiscitari ed immediati, che ha ottenuto, poco dopo, un altro appassionato. «Dobbiamo scortare la squadra, serve un corteo dall´albergo del ritiro sino allo stadio». S´annuncia una curva colorata da migliaia di magliette rossoblù. «Senza la scritta serie A, per scaramanzia», spiegava un ultras. Ieri sera s´è riunito il Centro coordinamento, e da qui a sabato altre volte lo farà. Si chiama mobilitazione. Che sia una semina, per il futuro, pare difficile. Più probabilmente è un semplice uragano di passione. Tutto da vivere, naturalmente.

MA QUANTE CAZZATE DICONO ?

Vienna, 29 mag. (Ap) - Potrebbero aumentare di parecchio gli episodi di violenza domestica contro le donne durante i prossimi Campionati europei di calcio, di scena in Austria e in Svizzera dal 7 al 29 giugno: lo sostiene la consigliera della città di Vienna, Sandra Frauenberger, che ritiene la "frustrazione, le aspettative non soddisfatte e l'accresciuto consumo di alcol" responsabili della potenziale nuova ondata di violenze.
Il 30 per centro dei visitatori dello stadio di Vienna sarà donna, ha aggiunto Frauenberger, nei luoghi pubblici, come i bar o le piazze munite di maxi schermo, la percentuale dovrebbe salire al 40%.
Vienna - ha annunciato Frauenberger - ha adottato diverse misure per garantire la sicurezza nelle strade. Sono stati tagliati gli alberi ed è stata migliorata l'illuminazione in alcune aree.

SPORT AGAINST VIOLENCE

E’ stata presentata, presso la sede della Provincia di Roma, la 1^ edizione di “SPORT AGAINST VIOLENCE”, la manifestazione organizzata dalla Onlus Nessuno Tocchi le Donne e dal Gruppo Sportivo Baghdad Marathon, in collaborazione con l’AICS (Associazione Italiana Cultura Sport), per denunciare ogni forma di violenza attraverso la pratica sportiva. Come hanno dichiarato gli organizzatori Mauro Bonfigli e Nicola Visconti - presidenti rispettivamente di Nessuno Tocchi le Donne e G.S. Baghdad Marathon - l’iniziativa, completamente gratuita, si pone l’obiettivo di legare lo sport ai grandi temi sociali come la violenza domestica sulle donne, la guerra, la difesa dei diritti umani, rivolgendosi direttamente ai cittadini, alle istituzioni, alle scuole, al mondo del fitness e alle associazioni sportivo-dilettantistiche per richiamare la loro attenzione a sostegno di tali tematiche.“SPORT AGAINST VIOLENCE” ha ricevuto il patrocinio della Provincia di Roma, della Regione Lazio, del Comune di Roma, del Municipio Roma I Centro storico, di Agensport Lazio, del Comitato Provinciale Coni di Roma e del Club del Marketing della Comunicazione e gli interventi in conferenza stampa di Maria Grazia Passuello, presidente di Solidea (Istituzione di genere femminile e di solidarietà della Provincia di Roma) e di Enzo Foschi, vice presidente della Commissione Sport della Regione Lazio testimoniano la condivisione completa delle istituzioni locali alle finalità espresse dalla manifestazione che si terrà allo stadio delle Terme di Caracalla. Quella del 7 e 8 giugno sarà, infatti, l’occasione concreta per coniugare prestazioni sportive di atleti professionisti e dilettanti con la diffusione dei principi di pace, non violenza e rispetto per la dignità e la vita delle donne. “Le istituzioni hanno il dovere di sostenere iniziative del genere” ha dichiarato Luisa Laurelli, presidente della Commissione Sicurezza della Regione Lazio “per cominciare a scardinare gli stereotipi che continuano a perpetrarsi intorno alla famiglia come mero luogo di serenità. Come politici abbiamo il dovere di interrograrci su come i rapporti all’interno delle famiglie siano complessi e dobbiamo fornire risposte adeguate per evitare che le donne vittime di molestie e persecuzioni mostrino ancora difficoltà nel denunciare queste violenze”.A questo scopo verrà allestito un corner che ospiterà materiale informativo sulle attività di Solidea, sulla campagna di Amnesty International contro la violenza sulle donne e su Donna Tv, la prima web tv femminile dedicata alle pari opportunità.Il responsabile dei rapporti bilaterali Italia Iraq dell’Ambasciata, Ali sh Hachem, ha sottolineato l’interesse nei confronti del progetto del Gruppo Sportivo Baghdad Marathon di riuscire un giorno a portare la maratona nella capitale irachena. Preziosa, a tale proposito, la collaborazione dell’Ambasciata a organizzare una serie di iniziative, dall’arte alla gastronomia, che permetteranno di focalizzare l’attenzione su un paese così ricco di cultura e tradizioni millenarie, orribilmente dilaniato dalla guerra.A testimoniare la concretezza dell’iniziativa, la psicologa della Onlus Nessuno Tocchi le Donne, Michela Bambini, ha introdotto il tema del supporto psicologico che verrà assicurato tramite seminari e sedute individuali alle donne che ne faranno richiesta per favorire la presa di coscienza del problema e aiutarle nella costruzione di un nuovo percorso di vita. Nella due giorni allo stadio di Caracalla, posizionato all’ingresso presso Largo delle Vittime del Terrorismo, sarà presente il Camper NTD “Accoglienza & Informazione” con un pool di psicologhe/i, mediatrici culturali e counselor .Eleonora Selvi, direttrice di Donna Tv, la prima web tv dedicata alle pari opportunità, ha i ricordato i numeri allarmanti delle violenze subite dalle donne. I dati Istat presentati nel mese di febbraio 2007 stimano in 6 milioni 743 mila le donne tra i 16 e 70 anni vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita. Secondo l’ONU, la violenza sulle donne nel mondo è la principale causa di morte o invalidità permanente. Tali cifre devono necessariamente spingere a una riflessione profonda finalizzata alla costruzione di una cultura differente nei riguardi di questa tematica. L’ambito sportivo che questa manifestazione va a toccare, tendenzialmente maschile, può rappresentare quel tramite necessario per iniziare un percorso di crescita e sensibilizzazione che rivaluti la dignità e il valore delle donne.Anche se impegnata con la Giunta, l'Assessore allo Sport della Provincia di Roma, Patrizia Prestipino, ha voluto testimoniare il suo appoggio dichiarando che "Come donna e come assessore allo Sport della Provincia di Roma non posso che guardare con entusiasmo alla prima edizione della "Sport against violence", una manifestazione che permette di accendere i riflettori su questioni che troppo spesso restano in ombra coniugandole alla funzione sociale dello sport. La Provincia di Roma intende continuare a promuovere iniziative che abbiano come protagonisti la persona e i suoi diritti inviolabili".E sulla necessità di promuovere iniziative simili è tornato anche Ciro Turco, vice presidente AICS e responsabile settore sport.”Il nostro impegno” ha sottolineato “va nella direzione di dare dignità allo sport di cittadinanza per il suo ruolo fondamentale nella crescita di coscienza civile di cui si ha bisogno, anche attraverso un riconoscimento formale sia di carattere finanziario sia normativo”.La manifestazione prevede:FESTIVAL DELLA CULTURA IRACHENA • Mostra sulla storia e le origini dell’Iraq attraverso disegni, foto, descrizioni• Mostra di opere descrittive sulla situazione in Iraq realizzate da pittori iracheni residenti in Italia (tra cui Lateef Etawi)• Mostra sulle origini della scrittura araba dell’artista e giornalista Saad Hussin • Spettacolo teatrale di Yousif Latif Jaralla, artista di strada (cantastorie) che narra la vita e la cultura irachena• Degustazione gratuita di pietanze arabe CORNER DI SOLIDARIETA’ • Stand che ospiterà postazioni di Solidea, Amnesty International, Nessuno Tocchi le Donne e Gruppo Sportivo Baghdad Marathon• DonnaTV (www.donnatv.it)• Workshop counselingSPORT IN CAMPOAtleticaGare di atletica per bambini: scuole elementari (50m – 400m – salto in lungo) e scuole medie (60m – 600m – vortex) Staffetta 100x1000 femminile (Trofeo Baghdad Marathon)Gare in pista amatori 100mGare in pista amatori 400mGare in pista amatori 5x1000 (Staffetta a squadre)Gare in pista amatori 3000mCalcioQuadrangolare “FAI GOL! DAI UN CALCIO ALLA VIOLENZA”, organizzato e coordinato dal Gruppo Sportivo Vigili Urbani di Roma. Il torneo amichevole riservato alla categoria PICCOLI AMICI, bambine e bambini tesserati con la propria società per la stagione in corso (F.I.G.C. o ente di promozione sportiva), nati dal 1° gennaio 1999 al compimento dell’8° anno di etàSchermaSarà allestita una pedana su cui tutti potranno cimentarsi assistiti da istruttori Ginnastica artisticaSarà allestito un palco dove si terrà un saggio di ginnastica artistica di alcune società sportive romane. Durante la giornata di sabato chiunque potrà effettuare prove con gli insegnanti presentiTiro con l’arcoSarà allestito un campo di tiro con l’arco e il pubblico potrà provare sotto la guida di istruttori della Federazione Italiana Tiro con l’arcoHockey su pratoSarà allestito un campo 10x15 m su cui ci si potrà cimentare con l’aiuto di istruttori della Federazione Italiana Hockey sia il sabato che la domenicaWalking, Nordic Walking e Archeo WalkingSaranno presenti Istruttori certificati della Walking Center Italia. Sarà possibile provare il fitwalking e il nordic walking sia il sabato che la domenica. Visite guidate con archeologa, la domenicaRugbySabato 7 giugno la squadra Roma Rugby Under 13 disputerà brevi partite dimostrative e sessioni aperte a tutti fino a domenica mattinaPROGRAMMA DETTAGLIATO DELLA MANIFESTAZIONE(la partecipazione a tutti gli appuntamenti è completamente gratuita)Sabato 7 giugno: apertura ore 10.00 - chiusura ore 24.00Ore 10.00 I° Edizione Quadrangolare Calcio A5 “PICCOLI AMICI - FAI GOL! DAI UN CALCIO ALLA VIOLENZA"Ore 11.00 Saggio di Ginnastica Artistica - a seguire dimostrazione libereOre 13.30 Premiazione quadrangolare Ore 14.30 Iscrizione gare di atletica per bambiniOre 15.30 Inizio gare di atletica per bambini: scuole elementari – (50m – 400m – salto in lungo) scuole medie - (60m – 600m – vortex) Ore 17.30 Lezioni gratuite di danza del ventre a cura del Centro MasirOre 18.30 Termine gare di atletica per bambini e premiazioni Serata Irachena:Dalle ore 19.00 Mostra dell’artista e Giornalista Saad Hussin Mostra del Pittore Lateef Etawi Ore 20.00 Piccola degustazione di cucina arabaOre 21.00 Spettacolo teatrale curato da Yousif Latif Jaralla Ore 23.00 Esibizione danza del ventre a cura del Centro MasirDomenica 8 Giugno apertura ore 10.00 - chiusura ore 21.00Ore 10.00 partenza gare in pista amatori 100m Ore 10.00 partenza Archeo Walking Guide – I° Gruppo 30 partecipanti massimo - (visita guidata con Archeologa partenza Stadio delle Terme, Circo Massimo, Palatino, Celio, via di S.Gregorio, Arco di Costantino, Colosseo)Ore 11.00 partenza gare in pista amatori 400m Ore 12.00 partenza staffetta 100x1000 femminile (Trofeo Baghdad Marathon)Ore 12.00 partenza Archeo Walking Guide – II° Gruppo 30 partecipanti massimo - (visita guidata con Archeologa partenza Stadio delle Terme, Circo Massimo, Palatino, Celio, via di S.Gregorio, Arco di Costantino, Colosseo)Ore 15.00 partenza Archeo Walking Guide – III° Gruppo 30 partecipanti massimo - (visita guidata con Archeologa partenza Stadio delle Terme, Circo Massimo, Palatino, Celio, via di S.Gregorio, Arco di Costantino, Colosseo)Ore 16.00 partenza gare in pista amatori 5x1000 (Staffetta a squadre)Ore 17.00 partenza gare in pista amatori 3000mOre 17.30 Lezioni gratuite di danza orientale a cura del Centro MasirOre 18.30 Esibizione danza del ventre a cura del Centro Masir“Sport Against Violence”Comunicazione e relazioni esterneFrancesca CellamareMobile: +39 3473313926E-mail: fcellamare@hotmail.com
Link: http://www.nessunotocchiledonne.org

SALA DELLA MEMORIA

Questa iniziativa, doverosa, vuole sensibilizzare e coinvolgere non solo tifosi bianconeri, ma anche tifosi di altre squadre, sport, anche non tifosi, nell'intento comune di dedicare un luogo fisico di commemorazione alle vittime di questa tragedia tanto drammatica quanto indimenticabile. Segue il testo della missiviva inviata al club juventino:Gentilissimo Presidentele scriviamo personalmente, interpretando il sentimento e la volontà di una moltitudine di tifosi che non hanno mai dimenticato quella tragica serata dell'Heysel. Secondo noi, nonostante il tempo trascorso, non siamo riusciti ad elaborarne fino in fondo il lutto, né ad appropriarci veramente di quella vittoria, fra rimorsi, sensi di colpa e le suggestioni di una vittoria dal memoriale così funesto.Alla "vittoria scomoda", offuscata da tanta cruda violenza, possiamo ancora rispondere da Juventus con un gesto nobile, commemorativo, anche a quanti ci accusano, pretestuosamente, di aver cinicamente ignorato la morte, celebrando il trionfo. Noi pensiamo che non sia più utile a nessuno, né oltremodo possibile, giudicare il comportamento della società, dei giocatori e dei tifosi della Juventus, data la fatale e drammatica imprevedibilità degli eventi di quel pomeriggio maledetto, ma siamo certi che possiamo ricollocare tutti assieme quei sentimenti e quelle reliquie, quelle immagini e quelle lacrime, riavvolgere con le nostre bandiere i volti cari dei nostri fratelli caduti, accerchiando la coppa del dolore, in un posto che ci appartenga per sempre, come una "Superga" bianconera. Una sala della memoria per celebrare e discernere, per bandire ogni violenza e invocare la fratellanza nello sport, potrebbe sorgere nel nuovo stadio che state progettando o eventualmente in un altro luogo di Torino, od in forma artistica itinerante nel mondo. Una sorta di monumento vivo, multimediale, a disposizione delle nuove generazioni, per evitare che succeda ancora. Le chiediamo, inoltre, se nel sito ufficiale della F.C. Juventus sia possibile dedicare una sezione alla commemorazione dei nostri 39 angeli, anche per rispetto verso le loro famiglie. C'impegniamo da subito, in nome di tutto il gruppo di tifosi firmatari di questo appello sul web, a raccogliere, emozioni, pareri e suggerimenti sull'iniziativa e sulla sua realizzazione, magari coinvolgendo fattivamente l'associazione dei familiari delle vittime.Sono certo che Lei, non resterà insensibile alla nostra proposta, perché è soprattutto un tifoso prima ancora che il presidente della nostra amatissima squadra che merita il rispetto di tutti e da sempre.

29 maggio 2008

BELLA RISSA

Un gruppo di ultrà gialloblù ha prima contestato la squadra e poi provocato una rissa al rientro del Parma dalla trasferta in Cina. La contestazione alla squadra, retrocessa in serie B, ha causato la violenta reazione di un giocatore (secondo alcune testimonianze si tratterebbe di Ferdinand Coly) che ha colpito con due pugni al volto uno dei tifosi. L'episodio è avvenuto allo stadio Tardini, dove la formazione ducale è arrivata con un pullman dall'aeroporto di Linate. Prima ci sono stati cori e insulti all'indirizzo della squadra per la retrocessione. A quel punto un giocatore ha reagito alle parole colpendo al volto un tifoso. Si è scatenata una rissa fra giocatori, dirigenti e tifosi. Per sedarla sono dovute intervenire due pattuglie della polizia. Il giovane colpito avrebbe rifiutato il trasporto al pronto soccorso. Non risultano denunce.

SEMPRE DIVIETI

(AGI) - Bari, 29 mag. - Il Prefetto di Verona ha disposto la chiusura del settore della Stadio "Bentegodi" di Verona riservato alla tifoseria ospite in occasione dell'incontro di calcio Chievo Verona-Bari, in programma domenica 1 giugno, con conseguente annullamento dei tagliandi gia' venduti. Lo ha reso noto la Questura di Bari, affinche' la tifoseria barese ne sia informata e non si rechi a Verona in quanto non potra' entrare allo stadio.

MODELLO DI MERDA

LONDRA (Gb), 28 maggio 2008 - I tifosi inglesi sono sul piede di guerra per il ventilato aumento dei prezzi che si annuncia per la prossima stagione. Stando, infatti, all’indagine effettuata dalla BBC e ripresa dal Daily Star, l’incremento sarebbe del 7,2%, quantificabile in 590 sterline (ovvero, 743 euro) per un abbonamento medio. Soldi che, a detta dei fan, i giocatori sperpereranno in ville sempre più grandi e auto di lusso.
AVIDITA' - "Sulla Premier League si stanno riversando enormi quantità di denaro provenienti dalla tv – ha sottolineato Malcolm Clarke, presidente della Football Supporters’ Federation – e non ci sono giustificazioni per eventuali aumenti dei prezzi. Per troppo tempo i club hanno pensato che non ci fossero limiti per sfruttare la lealtà dei loro tifosi, ma a questo punto la loro avidità gli si ritorcerà contro, perché questi aumenti sono totalmente ingiustificati”. A innescare la miccia della protesta dei fan inglesi, la decisione del Portsmouth, fresco vincitore della FA Cup, di ritoccare addirittura del 17,5% il costo degli abbonamenti, seguito dal Sunderland, i cui nuovi prezzi si attesterebbero su un considerevole 12% in più rispetto a quelli della passata stagione, mentre Blackburn, Tottenham e Wigan avrebbero imposto un aumento del 10%.
LE GRANDI - Per quanto riguarda le grandi, i campioni del Manchester United si sarebbero 'accontentati' (si fa per dire) di un incremento medio del 6%, a differenza del Chelsea, che avrebbe deciso di mantenere invariati i prezzi dell’anno passato. Piccolo particolare: un abbonamento medio a Stamford Bridge è già un salasso di suo, visto che per averlo bisogna sborsare almeno 790 sterline (quasi 1000 euro), quindi il “regalo” ai tifosi resta tutto da vedere. E mentre secondo il sito footballyourway.co.uk la maggior parte dei fan starebbe pensando di piantare in asso gli eroi della domenica per i costi davvero proibitivi e di guardarsi le partite da casa, i club difendono la loro politica al rialzo. “Per poter migliorare – si è giustificato un portavoce del Tottenham - necessitiamo di continui investimenti”. “I nostri prezzi sono rimasti congelati nelle ultime sette stagioni – gli fanno eco dal Sunderland – e, comunque, i nostri restano i quarti o quinti prezzi più bassi di tutta la Premier League”.
Simona Marchetti

CASALE NEL CUORE

Domenica ho assistito alla salvezza del Casale.
Una gloriosa società, con una delle tifoserie più calde di semiprof e dilettanti ( e comunque molto meglio di tante curve di B e A ), deve sgattare nei bassifondi della classifica.
Ancora una volta l'accoglienza dei miei fratelli neri è stata sontuosa.
Tra ultras, come in famiglia.
NERI NERI NERI !!!
Vincenzo

L' HEYSEL PER ME

Avevo 16 anni. Militante rivoluzionario e dirigente politico, con la Juventus nel cuore.
Eterna contraddizione in seno al popolo, per dirla con Mao-Tze-Tung.
Quella sera fu l'inizio di un triste triennio durante il quale smisi di guardare le partite, inorridito da quella violenza bieca e cieca che aveva strappato alla vita i miei fratelli bianconeri.
Riempii il mio diario scolastico di slogan contro la mia squadra del cuore che aveva trionfato, calpestando cadaveri , per una Coppa maledetta in saecula saeculorum.
Ammiravo quei ragazzi , gli ultras,che si ribellarono a quella masnada di luridi assassini rossi, odiai fieramente quella maglia e quella terrace a cui pure Beppe Rossi, il migliore tra noi, riservò tutta la sua sincera devozione, quando ancora gli inglesi erano solo inglesi e non erano" il nemico".
Quando incontrammo il liverpool in Champions andai allo stadio con la rabbia e il tremore che dedico solo alle cause più nobili, osservando quelle facce da cazzo attempate che sciamavano per la nostra Torino e immaginando che dietro l'aria da bravi papà si nascondesse la furia omicida del settore Z.
Mostrai il culo, con tanti altri, a chi voleva che li perdonassimo, come se si possa perdonare qualcosa a qualcuno che non chiede neanche perdono.
L'ultima vigliaccata della Triade.
Ogni anno per noi è un lutto nuovo, per la mia famiglia sterminata dalla canea inglese e per quella coppa che dovremmo restituire una volta per tutte.
39 angeli bianconeri, per sempre nel mio cuore.
ONORE E GLORIA AI MARTIRI DI BRUXELLES !
ENGLISH ANIMALS !
Vincenzo

LA SIGNORA NON DIMENTICA

Torino, 29 maggio 2008 - Esattamente ventitré anni fa allo stadio Heysel trentanove tifosi persero la vita per le conseguenze delle cariche degli hooligans inglesi prima della finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool, giocata a Bruxelles e poi vinta per 1-0 dalla squadra bianconera.

La Juventus ricorda oggi quel 29 maggio del 1985. "Il ricordo della tragedia è presente in tutti noi ed è un monito a continuare a vivere il calcio con serenità e nel solco dei valori della lealtà sportiva", dice il presidente Giovanni Cobolli Gigli attraverso una nota pubblicata dal sito internet della Juventus.

La carica degli hooligans inglesi verso una zona dello stadio, dove erano presenti soprattutto famiglie, portò il pubblico a fuggire e ad accalcarsi nel settore Z dello stadio Heysel. Una struttura vecchia, che crollò, trascinando con sé i tifosi.

Trentanove di loro, in gran parte sostenitori della Juventus, persero la vita. "Ogni anno ricordiamo quelle vittime con un torneo giovanile che si tiene qui, in provincia di Arezzo, e ci uniamo al dolore di tutte le famiglie che hanno perso i loro cari quella sera", spiega Otello Lorentini, presidente del Comitato Permanente Contro la Violenza nello Sport 'Roberto Lorentini e Giusy Conti'.

PER NON DIMENTICARE


Sono trascorsi 23 anni da quella maledetta sera del 29 maggio 1985. All'Heysel di Bruxelles si disputava la Finale di Coppacampioni fra la Juventus di Trapattoni, Boniek, Platini e Scirea e il Liverpool di Rush e Neal. Circa un'ora prima del fischio d'inizio la tragedia: un banale tentativo di take the end da parte degli hooligans si trasforma in una carneficina nell'adicente settore Z popolato da tranquilli e pacifici tifosi bianconeri dei club. Le cause innumerevoli, prima fra tutte l'improvvida imperizia e dilettantismo delle autorità belga, della Uefa , quel muretto che crolla sotto il peso della calca in fuga per la fatiscenza di un impianto degno di ospitare nemmanco una gara di corsa fra cani...

Io ricordo perfettamente quella tremenda notte: avevo 13 anni e muovevo i miei primi passi sugli spalti d'Italia. Seguivo già i viola in trasferta e frequentavo gli Ultras Granata sui gradoni della mitica Maratona. Nei giorni precedenti noi tutti, antijuventini fieri e viscerali, avevamo idolatrato i fans inglesi, ci auguravamo una vittoria sportiva dei reds e, perchè no, anche una sana mazzolata ai gobbi sugli spalti, io avevo riempito il mio banco a suola di scritte innegianti al Liverpool, ai gobbi conigli e a tutte le amenità da curvaiolo anni 80......ma quello che successe quella sera ci angosciò tutti, nauseandoci e sconvolgendoci...ricordo come io e mio padre rimanemmo incollati al televisore con gli occhi gonfi di lacrime, come la voce di Pizzul caracollava spezzata ed incerta per non dire quello che tutti a Bruxelles sapevano, per non allarmare i parenti e non dare l'esatta dimensione della strage...ricordo tutto...ricordo come il giorno dopo a scuola con alcool denaturato ed uno straccio cancellai le scritte sul mio banco... ricordo anche come molte volte beceramente abbiamo intonato cori sull'Heysel e issato striscioni che ne celebravano l'eccidio nella mia curva, da una balaustra carica d'orgoglio e d'odio contro i gobbi che stavano di là e bisognava infamarli sul vivo del loro dolore più immenso, perchè loro per 40 anni avevano infamato i morti di Superga e dopo qualche anno il povero Baretti...lo stadio ci copre e ci consente parole ed attegiamenti belluini, talvolta...me ne dolgo sebbene non me ne pento...il mio ruolo era quello, da estremista e da ultras...e talvolta l'odio sportivo ci ottenebra e travalica i sentimenti umani...ora so che era sbagliato, anche se lo rifarei...ora però so che è mio dovere, mio compito ricordare, soprattutto oggi, ai più giovani, a quelli che non sanno o sanno per sentito dire, cosa avvenne il 29 maggio del 1985 in quel maledetto catino a forma di bara...per ricordare, per evitare che riaccada, per non dimenticare mai!

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo.aspx?id=820

ONORE ALLE VITTIME DI BRUXELLES!

UN ULTRAS VIOLA

Domenico

28 maggio 2008

RESTITUIRE LA COPPA DI SANGUE

Ricordare è un esercizio della mente, ognuno di noi ha un bagaglio vissuto che ha contribuito in maniera determinante a farlo crescere, gli sbagli del passato sono esperienza, le gioie di ieri diventano struggente nostalgia al pensiero del tempo andato.Ricordare la storia significa conoscere cosa è avvenuto quando il potere decisionale era nelle mani di persone che abbiamo amato ed oggi non ci sono più.Far finta che certi avvenimenti non ci tocchino da vicino o, peggio ancora, non ci appartengano, è una mancanza di rispetto a noi stessi ancor prima che ai protagonisti diretti.E' così in tutti i settori della vita, dalla politica alla famiglia.Il 29 Maggio del 1985 ha segnato profondamente la nostra Storia, incidendola in profondità, segnando un confine impossibile da superare..Eppure, colpevolmente, molti di Noi lo hanno fatto...Chi in campo, pur a conoscenza di ciò che era accaduto, festeggiò...Chi, il giorno dopo, scese dalla scaletta dell'aereo, a Caselle, alzando sorridente quella Coppa grondante sangue...Chi scese in strada clacsonando...Chi, in società, chiuse a chiave il finto trofeo considerandolo vero...Chi, ancora oggi, pensa che di Coppe dei Campioni ne abbiamo vinte due perchè in questo modo il milan con le sue 7 vittorie appare più vicino...39 morti sono finiti nel dimenticatoio, corpi scomodi dei quali sbarazzarsi, ricordi fastidiosi da evitare...Alcuni di Noi, una netta minoranza, ma la qualità non va mai d'accordo con la quantità, si sono battuti per tenere accesa la fiamma recandosi a Bruxelles ogni volta che è capitata l'occasione, stando vicini ai parenti abbandonati, cantando in ogni stadio la voglia di non dimenticare.Ora sembra che, a Bruxelles, vogliano abbattere l'Heysel, il nostro mausoleo per farne un centro commerciale, buttare giù la piccola lapide ed il monumento che ricorda la nostra tragedia.Io che ho pianto nel vedere entrambi, la scorsa estate, non riesco ad immaginare una squadra di operai armati di picconi che distruggono quel poco che resta a ricordo dei nostri fratelli e sorelle.Sono certo che il poco rispetto portatoci dalle altre tifoserie parta anche dal modo in cui non siamo stati capaci di gestire il dopo Heysel.Oggi qualcuno ha il coraggio di chiedere che gli accattoni restituiscano lo scudetto loro assegnato ed a noi tolto in seguito a calciopoli, un tricolore chiaramente finto e non meritato, ma chi siamo noi per pretendere questo se continuiamo a non voler restituire una Coppa consegnataci senza merito grazie ad una partita giocata solo ed esclusivamente per motivi di ordine pubblico?Il 29 Maggio non è tra due giorni, per noi GOBBI ogni giorno è il 29 Maggio.Raccontiamo ai giovani cosa fu quella sera, insegnamo loro che restituirla è un atto doveroso, colpevolmente in ritardo ma indispensabile.Smetterò di andare allo stadio definitivamente solo quando avrò vinto la mia battaglia, quella dei Gobbi veri che non si vergognano di un passato vergognoso.OG ( ORGOGLIO GOBBO )

TUTTE PALLE

Milano - C'è il tifoso che spara alla palla in volo, Bastia, 1978, per evitare un gol fatto alla squadra del cuore e c'è il calciatore che rinvia il pallone a campanile e abbatte un aereo in volo, Asuncion, 1959; c'è il portiere che prende gol da centrocampo perché sta facendo pipì proprio dietro la porta, Oslo, 2000, e la bambina che guarisce di colpo da una malattia rara ascoltando un incredibile gol alla radio, Manchester, 1995; c'è il marito che pur di scappare dalla moglie si finge ucciso negli scontri tra ultras, Lima, 1965, e la moglie infedele che si fa tradire da una schedina totocalcio che rivela al marito la tresca con l'amante, Israele, 1997.
Pensate siano palle? E invece sono tutte storie vere. Incredibili ma vere. Raccolte come in una compilation di rock demenziale nel libro "Tutte Palle - Storie vere di follia calcistica", appena uscito nelle librerie, che Massimo M. Veronese, de Il Giornale, ha raccontato per gli Oscar Mondadori. Sono notizie che arrivano da ogni angolo di mondo dagli Stati Uniti all'Egitto, dal Madagascar all'Australia, dall'Afghanistan al Paraguay, che nascono nei grandi stadi, il Maracanà, il Santiago Bernabeu, Wembley, ma anche dai campi della terza categoria, dagli oratori Don Bosco, dai campetti improvvisati sulle spiagge di Bahia, persino da quelli di calcetto di una prigione.
Mezzo secolo di storie comiche, paradossali, assurde a volte drammatiche ma così vere da sembrare finte, raccolte in 214 pagine, quasi duecento aneddoti ai confini della realtà che hanno come protagonisti fuoriclasse assoluti come Pelè, Maradona, Platini, Ibrahimovic, popolari campioni di ieri e di oggi come Zambrotta, Briegel, Romario, Seaman o allenatori come Boskov, Ferguson e Cooper ma anche portieri sfigati, raccattapalle impuniti, nonnini banditi, cani che salvano gol sulla linea di porta, bambini che scioperano contro i papà ultras, seminaristi che per sconfiggere la violenza menano gli hooligans. Sono loro i protagonisti di "Tutte Palle", una specie di antidoto contro i veleni, le polemiche, le risse del calcio. Perché qui si sdrammatizza ridendo, capitolo dopo capitolo, undici come una squadra vera, undici capitoli uno più incredibile degli altro.
In "Figurine e figuracce" c'è il portiere che sviene mentre para all'ultimo minuto l'un tiro della partita e prende il gol, in "Fenomeni da baraccone" c'è il portiere che si rompe il ginocchio cambiando canale alla tv, in "Sesso, calcio e..." c'è la nazionale femminile messa al tappeto dai film porno. Ecco le donne, quelle non mancano mai perché il calcio "è" anche uno sport per signorine. Tanto per dirne qualcuna: la moglie che si vendica del marito allenatore che la considera una menagramo con un paio di cornetti e la mamma che entra in campo e prende a ombrellate il difensore che fa fallo sul figlio attaccante. E poi gli arbitri: quello che, impietosito, segna un gol per la squadra più debole, quello ubriaco che sospende la partita con mezz'ora di anticipo e quello insopportabilmente fiscale che viene espulso dai giocatori. Credeteci. Non raccontiamo palle... .
"Tutte Palle" di Massimo M. Veronese, Oscar Mondadori, 214 pagine, 10 euro.

IL DERBY DEL BAMBINO PICCHIATO

Ancona, 28 maggio 2008 - "Avete picchiato un bambino''. Con queste parole, domenica scorsa, poco prima dell’inizio della partita tra Ancona e Perugia, un nutrito gruppo di tifosi ha inveito pesantemente contro gli agenti della Questura dorica che stavano effettuando il consueto lavoro di filtraggio davanti alla curva nord, settore tradizionalmente occupato dai sostenitori biancorossi.

Secondo fonti della Questura, la voce è stata messa in giro ad arte per creare confusione e favorire l’ingresso in curva di alcuni 'portoghesi' che la Digos, attraverso le immagini filmate, sta identificando nelle ultime ore. Si tratterebbe di ultras del Napoli e del Genoa, tifoserie storicamente gemellate con i tifosi dell’Ancona, arrivati domenica nel capoluogo dorico sprovvisti di biglietto.

Diverse persone sono state viste scavalcare i cancelli della curva nord. Alcuni sarebbero riusciti ad entrare eludendo i controlli, altri sono stati respinti in tempo. Davanti alla curva c’è stata maretta tra un gruppo di ultras e la polizia. I tifosi erano in numero sicuramente più nutrito dei poliziotti. Gli agenti si sono trovati a fronteggiare due situazioni: l’assalto di alcuni sostenitori inferociti per il fatto che era stato picchiato un bambino (cosa poi rivelatasi assolutamente falsa) e il tentativo da parte di alcuni ultras di portare in curva delle aste.

La situazione è poi gradualmente tornata alla normalità. Ma ora su alcuni sostenitori dell’Ancona e sui gemellati di Napoli e Genoa potrebbe piovere la tegola delle diffide e delle denunce. Gli investigatori della Digos stanno visionando i filmati. Alcuni tifosi sarebbero stati già identificati. Le operazioni sono condotte in collaborazione con le Digos di Napoli e Genova. La voce falsa sul bambino assomiglia tantissimo all’episodio che portò a far sospendere il derby Roma-Lazio all’Olimpico.

AMNESTY INTERNATIONAL

In 61 paesi del Mondo è ancora praticata la tortura, in altri 54 si celebrano processi senza garanzie e in altri 77 la libertà di pensiero non è al primo posto tra le priorità dei governi al potere. Sono queste le crude cifre del rapporto 2008 presentato alla stampa ieri da Amnesty International.Esistono zone del pianeta dove vige una sistematica violazione dei diritti umani, Darfur, Zimbabwe, Gaza, Iraq e Myanmar richiedono, da parte della comunità internazionale, un’azione immediata. I governi, secondo il rapporto, non agiscono con prontezza e ancora troppo grande è la differenza tra le dichiarazioni di facciata e gli interventi concreti. Amnesty non si accontenta di indicare solamente una situazione di impasse ma indica responsabili per nome e cognome. Il ruolo degli Stati Uniti è messo ben evidenza nel rapporto. L’amministrazione di Bush, per l'organizzazione umanitaria, ha tentato di indebolire la messa al bando delle pratiche di tortura e maltrattamento. Sopratutto si imputa agli esponenti del governo Usa di non aver denunciato e represso tecniche di interrogatorio “duro” come quelle che si basano sul famigerato waterboarding. Il presidente Bush ha autorizzato la Cia a ricorrere ancora alla detenzione e agli interrogatori segreti, sebbene ciò si configuri come crimine internazionale. Particolarmente grave è la condizione dei prigionieri detenuti senza processo e con accuse da dimostrare nelle prigioni di Guantanamo e Bagram in Iraq, paese nel quale sono dimostrati altri casi di violazione.L’ordine emesso dall’Autorità provvisoria della coalizione nel giugno 2004, che garantisce l’immunità dai procedimenti giudiziari locali alle compagnie private straniere che svolgono attività militari e di sicurezza, costituisce da questo punto di vista un ulteriore ostacolo. Episodi come quello del massacro di 17 civili iracheni ad opera dei mercenari della compagnia Blackwater costituiscono il simbolo del livello di imbarbarimento raggiunto dell'occupazione statunitense. Inoltre viene segnalato come ciò non ha portato certo benefici alla lotta contro il terrorismo.Un capitolo a parte riguarda l'Italia. Un paese per il quale viene espressa preoccupazione per la crescita di sentimenti xenofobi. Già Irene Khan, segretario generale di Amnesty International, aveva colto l'occasione del rapporto di Amnesty per contestare all'Italia un atteggiamento discriminatorio nei confronti di immigrati e rifugiati, romeni e rom in particolare. Secondo la direttrice dell’Ufficio campagne e ricerca della sezione italiana di Amnesty, Daniela Carboni, il rischio è che si apra una «caccia alle streghe». Un clima creato da «dichiarazioni discriminatorie da parte delle istituzioni e atti normativi approvati in modo affrettato e propagandistico». Al nostro paese viene poi ricordato la mancanza di una legge specifica sul diritto d’asilo in linea con la Convenzione Onu sullo status dei rifugiati. Un paragrafo è poi dedicato alle violenze per il G8 di Genova nel 2001 e uno per gli scontri tra polizia e tifosi del Manchester all’Olimpico di Roma. Nella sezione del rapporto dedicata all'Italia alcuni casi giudiziari sono messi sotto la lente d'ingrandimento. Si va dalle modalità dell'intervento della polizia in Val di Susa, alla morte di Federico Aldrovandi a Ferrara il 25 settembre 2005, durante il fermo da parte di quattro agenti. Poi il caso di Aldo Bianzino, un falegname di 44 anni, morto il 14 ottobre 2007 nel carcere di Capanne a Perugia, dove era stato condotto in stato d’arresto due giorni prima assieme alla sua compagna. Non è passata inosservata, agli occhi di Amnesty, anche la vicenda della morte di Gabriele Sandri, il tifoso della Lazio ucciso da un agente della polizia stradale ad un autogrill, sulla quale sono ancora in corso indagini della magistratura

TUTTO IL MONDO E' PAESE

In Vietnam un tifoso è morto in una situazione simile a quella in cui ha perso la vita Matteo Bagnaresi, supporter del Parma investito in un autogrill da un pullman in fuga dai disordini. Il fatto è avvenuto a Vinh, nel centro del Paese, al termine della partita di campionato finita 1-1 tra il Song Lam Nghe An e l'Haiphong. Dopo gli scontri scoppiati allo stadio, i 900 tifosi ospiti dell'Haiphong sono stati scortati ai pullman. Mentre ripartivano sono stati presi a sassate e un automezzo ha investito un tifoso di 23 anni, poi schiacciato anche da un secondo pullman. "E' uno dei momenti più tristi e vergognosi della nostra storia calcistica", ha commentato il presidente della Lega calcio vietnamita Duong Nghiep Khoi.

UNIVERSITA'

Alla Sapienza un gruppo di studenti di sinistra strappa i manifesti di Forza Nuova, affissi per protestare contro il ritiro del permesso per un incontro sulle Foibe, organizzato dal leader del movimento Roberto Fiore. Ne consegue una rissa in Via Cesare De Lollis, dove piombano adulti appartenenti anche al mondo ultras romano, con feriti da entrambi le parti. Tra i fermati un militante di estrema destra già coinvolto nell'aggressione di Villa Ada
Sarà certo soltanto un caso, una innocua coincidenza, l'ennesimo scherzo di quel destino che si accanisce nel mettere insieme tasselli solo apparentemente così compatibili tra loro. Fatto sta che, da quando la miscela esplosiva coagulatasi per l'ultima tornata elettorale ha prodotto la vittoria schiacciante di ex-post-neo fascisti, razzisti dichiarati, xenofobi malcelati, e chi più ne ha più ne metta, il risultato è che non passa giorno durante il quale non ci si ritrovi costretti a commentare episodi di violenza, con svastiche, croci celtiche e saluti romani che spuntano un po' ogni dove.
Il deprimente riassunto delle puntate precedenti ci porta a Verona, dove un ragazzo viene ucciso perché diverso nel modo di vestire e di parlare rispetto al branco dei figli di papà; ci conduce a Napoli, zona Ponticelli, dove il raid punitivo non guarda più in faccia nessuno, donne e bambini compresi; ci porta a Palermo, dove un padre accoltella il proprio figlio perché l'omossessualità è una colpa da lavare col sangue del proprio sangue; ci porta a Firenze, a Bologna, a Torino, a Milano, a Padova, dove il trand del momento è la ronda di popolo, nel nome della giustizia fai da te. Infine ci porta nella nostra capitale, dove da quando il sindaco Gianni Alemanno ha festeggiato l'incoronazione a primo cittadino affacciandosi dal Campidoglio, con un manipolo di ragazzotti rasati ad attenderlo col braccio teso vicino la statua di Marco Aurelio, è tutto un allegro susseguirsi di aggressioni e intimidazioni, minacce e proclami da squadrismo di bassa leva: i gravissimi episodi del Pigneto (e Porta Maggiore), non sono altro che gli ultimi e più clamorosi di una microserie quotidiana.
Agli ultimi scettici che non vogliono arrendersi all'evidenza, ora si può gentilmente offrire anche la ciliegina sulla torta degli scontri avvenuti all'Università la Sapienza, dopo che un gruppo di studenti di sinistra, a seguito di una protesta pacifica degli ultimi giorni, culminata con l'occupazione degli uffici della presidenza, era riuscito a far revocare il permesso per un incontro sulle Foibe, organizzato dal leader di Forza Nuova Roberto Fiore, e generosamente accordato dal preside della Facoltà di Lettere e Filosofia Guido Pescosolido.
Il fatto -Secondo il racconto di testimoni, alcuni giovani di sinistra stavano attaccando manifesti contro la presenza di Forza Nuova nell'Università in via Cesare De Lollis, quando una o più macchine si sono fermate in strada provocando i ragazzi. Parte così la rissa, caratterizzata da cinte, bastoni e coltelli, compiuta da militanti attivisti di Forza Nuova, almeno secondo quanto denunciato da Francesco Raparelli, della "Rete per l'autoformazione": "Ci sono persone in ospedale con ferite da armi da taglio, sono gravissimi. I ragazzi aggrediti stavano attacchinando un manifesto per prossima assemblea. Ci sono studenti in ospedale in condizioni gravi, con ferite da arma da taglio. E ci sono anche tanti testimoni".
Le testimonianze -Arriva anche il resoconto di uno degli studenti aggrediti: "Avevano anche mazze chiodate. Noi eravamo una decina, di cui sei ragazze. All'improvviso un'auto si è fermata, sono scese quattro persone di circa trent'anni, forse anche di più, e ci hanno aggrediti con le mazze chiodate, i bastoni e un coltello. La cosa è andata avanti per circa un quarto d'ora, senza che nessuno potesse intervenire. Noi abbiamo cercato di difenderci -conclude il ragazzo- ma sembravano delle bestie". Un altro ragazzo coinvolto parla di quattro auto, da cui sono scese "una ventina di persone con spranghe e catene: uno aveva la maglietta dei Boys, un altro una croce celtica tatuata sul polpaccio. Erano quelli di Forza Nuova che difendevano il territorio e non erano studenti, alcuni avranno avuto almeno trent' anni". I "Boys", per chi non fosse informato, è il nome degli ultras che in pratica controlla e domina i movimenti della Curva Sud romanista allo stadio Olimpico: trenta-quarantenni, posizionati strategicamente e simbolicamente nelle file alte del settore, vicini ad altri gruppi di estrema destra quali "Opposta fazione" e "Tradizione e distinzione". In basso e nel cuore della Curva, la faccia imberbe e semi-pulita dei tifosi (utile per le riprese televisive), gli "Ultras romani", zona dalla quale spesso scappa intonare in coro le note di "Giovinezza".
Le reazioni -Il sindaco Alemanno, indaffaratissimo nel dedicare una strada all'indimenticabile Giorgio Almirante (indimenticabile soprattutto per molte famiglie partigiane), per l'ennesima volta si è trovato nella posizione obbligata di dover condannare l'episodio: "Le violenze a Roma sono da condannare senza alcun attenuante. Ci sono in giro degli imbecilli pericolosi che vanno isolati. L'università La Sapienza non può essere luogo di scontro e di violenza politica". Secondo Paolo Ferrero, del Prc, a Roma una cosa è certa: "Siamo in piena emergenza sicurezza. Il motivo però non è quello avanzato dalle destre come dal Pd, ma molto più tragico: l'emergenza è data dalle violenze e dai raid dei fascisti. Lo Stato, il ministro dell'Interno, le forze di polizia e il Comune devono intervenire immediatamente: i fascisti e le loro squadracce devono essere subito isolati". Dalle parti del Pd, nell'Aula della Camera Roberto Giochetti chiede che "il governo riferisca al Parlamento sull'aggressione avvenuta questa mattina in via De Lollis". Dall'altra parte, invece, Gianguido Saletnich, portavoce romano di Forza Nuova, afferma di non sapere "se c'è nostra gente che ha partecipato agli scontri o se è tutto inventato. Però il clima in questi giorni è volutamente esacerbato da chi ha perso le elezioni. Si paventano rigurgiti neonazisti, approfittando del fatto che a Roma ha vinto Alemanno e che nel Paese ora il Governo è di centrodestra. La verità è un'altra e lo dimostra quanto accaduto al Pigneto dove il vero colpevole è il clima di esasperazione che c'è nel quartiere". Ipse dixit, mentre gli investigatori che si stanno occupando di quanto accaduto all'università non escludono che gli appartenenti a Forza Nuova abbiano reagito dopo aver sorpreso i ragazzi dei Collettivi che strappavano manifesti affissi nella notte. Se non è un ritorno al '68, o peggio al '77 (quando il primo febbraio proprio dall'Università La Sapienza cominciarono i sanguinosi scontri tra opposti estremismi col ferimento alla testa per un colpo di pistola dell'allora studente di sinistra Guido Bellachioma), il clima non è sicuramente dei migliori, e anzi piuttosto preoccupante.
Intanto il risultato di questa ennesima giornata di violenza parla di almeno sette feriti, di cui tre portati al Policlinico Umberto I: due appartengono alla destra, uno ai Collettivi di sinistra. Tutti gli altri sono riusciti a fuggire. Tra i due che invece sono stati fermati e condotti in Questura uno è Martin Avaro, responsabile della sezione piazza Vescovio e coordinatore provinciale di Forza Nuova, già coinvolto nell'inchiesta sul raid avvenuto nel parco di Villa Ada l'estate scorsa.
Ma certamente si tratta di un caso, dell'ennesimo scherzo del destino; chissà cosa ci aspetta domani.

TUTTI A BRESCIA!!!!

DOMANI SERA, GIOVEDI 29 MAGGIO, SARO' OSPITE A BRESCIA PRESSO IL CAFFE' LETTERARIO "Un mondo di carta Interno 4"
vicolo Beccaria 10
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a DALLE ORE 20,30 IN AVANTI
SARO' COADIUVATO DAL CARO AMICO, SCRITTORE E ULTRAS
MARCO ROMELLI.
VI ASPETTIAMO NUMEROSI E ULTRAS!
TUTTI A BRESA!!!!
Domenico

27 maggio 2008

LA MINCHIATA

"Suggerisco al governo, viste le ultime vicende di Parma, di inserire nel pacchetto sicurezza norme che inaspriscono le pene verso chi commette reati negli stadi o a cavallo degli eventi sportivi".
La minchiata arriva dal leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro.
Poi si chiedono come mai la gente fatica a distinguere destra e sinistra.
Vincenzo

BARRICATE NAPOLETANE

NAPOLI - È bugiardo il silenzio che cala dopo il tramonto sulla frontiera napoletana. È un silenzio di paura che entra dentro anche quelle tre case che si sfiorano, quasi muro contro muro, balcone contro balcone. Una è a Napoli. L'altra è a Mugnano. La terza è a Chiaiano. In questa striscia di terra, in questo contaminato paesaggio urbano sta andando in scena l'ultimo atto della sommossa della monnezza. L'ora X sta per arrivare: le 7 del mattino. Né un minuto in più e né un minuto in meno. O i rivoltosi abbandoneranno le loro trincee o le barricate saranno spazzate via dai reparti mobili di polizia e dai battaglioni dei carabinieri. Oramai la "trattativa" che si allunga - summit dopo summit - sembra solo una finzione per mascherare le decisioni già prese, un trucco per prendere tempo da una parte e dall'altra ed evitare lo scontro violento. Ore 22,30, via Cupa del Cane è invasa dai manifestanti. Il tam tam porta le ultimissime notizie dalla prefettura. L'accordo raggiunto con i "rappresentanti" dei comitati è questo: i tecnici si infileranno nella cava passando non dalla via principale ma dall'altro lato, contemporaneamente i vigili del fuoco - alle 7 in punto - butteranno giù la barriera di cassonetti. Il quartiere di Chiaiano e il paese di Marano accetteranno questo patto? Se non voleteranno mle spalle alle barricate sarà ancora guerriglia. Ore 23, piazza Titanic è sempre l'avamposto dei ribelli. Gli uomini in divisa neanche si vedono più in questo incrocio dietro la collina del Vomero. Sono indietreggiati di cento metri, forse anche di duecento. Non sono più nemmeno davanti alla stazione della metropolitana, quella che fino all'altro giorno era uno degli "obiettivi sensibili" da "tenere" a tutti i costi. Non c'è una camionetta al bivio per Mugnano, non c'è un agente sulle strade che dal Vomero alto portano all'Arenella. Tutta Chiaiano e tutta Mugnano e tutta Marano sanno però che i poliziotti arriveranno.
Stamattina. O anche prima, di notte. In mille, forse di più. Trattano, trattano più per non perdere l'onore che per una speranza. Trattano quasi sul niente. "Noi togliamo il filo spinato ma non le barricate, ci state?", chiedono ancora gli irriducibili di Chiaiano ai funzionari di prefettura? "Faremo entrare solo i tecnici per i carotaggi ma mai un poliziotto o un carabiniere", propongono nel loro disperato bluff. Ma fino ad ora vi abbiamo raccontato solo la Chiaiano della protesta, quella dei suoi abitanti, quella dei medici e degli impiegati che vivono nelle case popolari dietro piazza Titanic, quella degli studenti, delle mamme che fino a sabato notte si stendevano a terra con le braccia alzate o andavano incontro ai poliziotti con i loro bambini fra le braccia. C'è un'altra Chiaiano e un'altra Napoli che può esplodere nelle ore che verranno. I "fetienti" si sono nascosti dalla mattina intorno a quelle barricate di via Cupa del Cane. Ma ci sono, sono pronti con le loro molotov e con le loro bombolette del gas, forse anche con le loro armi. L'altra sera ce n'era uno che si esibiva un po' in disparte, circondato da sette ragazzotti al suo soldo, ultras dello stadio da usare alla bisogna in ogni parte di Napoli. In ogni quartiere. Su ogni barricata. In ogni "crisi". Non è gente di camorra, è criminalità incontrollata che vorrebbe controllare le tante infami "zone" napoletane, che traffica con tutto quel che capita, che costruisce quando può. Anche vicino alle cave dove vogliono fare la discarica di Chiaiano. Terreni già lottizzati. Se ci faranno - come probabilmente ci faranno - la discarica quegli imprenditori perderanno tanto. "Ci sono pure i "ragazzi di Marano"", avverte qualcuno. E anche quelli di Scampia. Scaricano sempre dalle loro auto la colla e la vernice per riempire le loro bottiglie, da scagliare all'ora X contro i poliziotti. E poi, oltre i "fetienti" stanno arrivando anche quelli dei "centri sociali". I ragazzi di Insurgencia sono asserragliati nell'accampamento in fondo all'ultimo chilometro, sotto i tendoni, fra i sacchi di sabbia e le brande. Non ne fanno più turni per "presidiare" l'imbocco del sentiero. Sono lì da ventisette giorni e da ventisette notti e ora tutti insieme aspettano il corpo a corpo, lo scontro finale. Non sono tanti. E sono pochi anche quelli arrivati a dare manforte da Roma e da Bologna, qualcuno anche da Caserta e Benevento. "Non gliene frega niente a questi della nostra cava e della nostra discarica, sono qui solo per far casino contro il governo Berlusconi", dicono a piazza Titanic. La sera sta quasi diventando notte. Sono appena tornati i sindaci e i delegati della municipalità dall'ultimo faccia a faccia con il prefetto Alessandro Pansa. L'incontro "tecnico" per scegliere la commissione, cinque esperti nominati dal sottosegretario Guido Bertolaso e cinque esperti nominati dalla "cittadinanza" di Chiaiano e Mugnano per "verificare se ci sono le condizioni per fare la discarica in quella cava". E' una delle tante finte napoletane, tutti sanno come la pensano i tecnici del sottosegretario e come la pensano quegli altri scelti dalla "cittadinanza". Poi l'incontro "operativo": sulle barricate. Su via Cupa del Cane che è ancora sbarrata da cassonetti e carcasse di auto, tronchi, cataste di legno, montagne di monnezza. La storia del filo spinato da sciogliere come segno di distensione, la via alternativa per arrivare alla cava ed "eseguire i rilievi", proposte e controproposte, mosse, simulazioni, una lunga e virtuale serata napoletana. I sindaci invitano tutti a non smarrire la ragione, a togliere di mezzo le auto rovesciate ed quei tronchi dei pini marini segati. Contano su una ritirata. A qualche chilometro gli uomini in divisa sono acquartierati in diverse caserme di Napoli, stanno soltanto aspettando solo l'ordine per muoversi.

BOLOGNA

Bologna, 27 maggio 2008 - Tutti allo stadio vestiti di rossoblu', ma niente coreografie spettacolari per spingere il Bologna nell'ultima "fatica" che puo' valere la serie A. I gruppi ultras della curva Andrea Costa, infatti, annunciano che in occasione di Bologna-Pisa non effettueranno "nessuna coreografia, coerentemente con la scelta fatta dallo scorso campionato di non richiedere alcun permesso alla Questura" come imposto dall'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive.
"Ancora una volta- scrivono gli ultras in una nota- rivendichiamo il diritto di portare i nostri striscioni dentro lo stadio, di sventolare le nostre bandiere, di suonare i tamburi, di utilizzare il megafono e tutti gli 'strumenti del tifo', che ad oggi possono varcare la soglia (anzi i tornelli) dello stadio solo richiedendo il permesso alla Polizia". E' una questione di principio per i supporter rossoblu': "Noi non ci siamo piegati a chiedere nulla fino ad ora e non lo faremo neanche questa volta, rammaricati di non poter regalare alla nostra curva un'indimenticabile coreografia, ma orgogliosi di non assoggettarci alle norme repressive che da sempre rifiutiamo e combattiamo". Tuttavia, almeno un po' di "colore" non manchera': "Invitiamo tutti a venire allo stadio vestiti di rossoblu dalla testa ai piedi e a cantare per 90 minuti insieme a noi".

DETENUTI IN ATTESA DI GIUDIZIO

Lucca - Aperto ieri al Tribunale di Lucca il processo a carico di 19 componenti del gruppo di tifosi dei 'Bulldog' della curva della Lucchese accusati di associazione a delinquere in relazione a fatti violenti. Dopo l'apertura del dibattimento l'udienza è stata aggiornata al 16 giugno. L'inchiesta sul tifo violento con connotazioni politiche di estrema destra, coordinata dal sostituto procuratore Fabio Origlio, portò nel settembre scorso all'arresto di dieci esponenti dei Bulldog e altri vennero denunciati a piede libero.

LA CARD

Nasce la carta del tifoso, lanciata dall'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive e che permetterà al possessore di godere di una serie di agevolazioni per seguire la propria squadra del cuore.
Da settembre chi fara la card potrà avere accesso allo stadio e usufruire di altri servizi forniti dalla società di calcio. "Il progetto - ha detto Ferlizzi, presidente dell'Osservatorio - è rivolto a tutti coloro che liberamente vorranno aderire sia come tifoserie che come società di calcio. E' una sorta di bancomat degli stadi e non costituisce una schedatura dei sostenitori, perchè nel documento non saranno contenuti dati sensibili".La card conterrà nome e cognome e un microchip e permetterà di acquistare il biglietto alle ricevitorie, che gli rilasceranno solo un promemoria con il posto nello stadio. Arrivato all'impianto sportivo, il titolare farà passare la card nei verificatori posti ai tornelli, come in un telepass autostradale, e potrà così accedere allo stadio. "Attraverso questo documento il tifoso potrà effettuare una serie di operazioni per l'acquisto dei biglietti e quant'altro è legato ad un evento calcistico”. La grande novità potrebbe però essere rappresentata dal fatto che i possessori di card potrebbero avere accesso allo stadio anche in occasione di partite in cui viene vietata la vendita dei biglietti alle tifoserie ospiti, ma su questo aspetto non ci sono ancora certezze.

QUALCHE SASSATA

MANTOVA - L´aveva promesso, e ha mantenuto. Il popolo rossoblù cantava «Tutti a Mantova» già dalla gara col Messina: esodo s´annunciava ed esodo è stato. Il più imponente della stagione: dei 13.753 spettatori ufficialmente censiti al Martelli, oltre 7000 erano tifosi del Bologna, una cifra persino superiore ai seimila di Verona per il Chievo. Sciarpe e bandiere sono state esibite e mostrate con orgoglio in tutto lo stadio. E non solo: lungo l´autostrada era un continuo sventolare di vessilli e i tifosi non si sono fermati neppure in zona stadio, bardando un pullman locale che li trasportava verso la curva ospiti. Peccato solo che la festa di tanti sia degenerati nei disordini, per fortuna di pochi: scontri fra tifoserie sono avvenuti prima e dopo la partita. 50 tifosi rossoblù sono stati caricati in un bar dai mantovani, consigliando il barista ad abbassare la saracinesca per evitare ulteriori guai. Un bolognese è stato fermato, ma subito rilasciato, poiché nessuno ha sporto denuncia. Un gruppo di mantovani ha strappato la sciarpa a un tifoso ospite, facendo volare qualche cazzotto. C´è stato un altro bar danneggiato, con responsabilità ancora da chiarire, mentre poco prima del via alcuni ultras hanno aggredito un cordone della polizia nei pressi della caserma dei pompieri, non lontano dallo stadio. Ci sono state pure sassaiole e, dopo il match, vari agguati ai bolognesi: 40 di loro sono stati scortati dagli agenti alle loro auto, poco prima bersagliate da lanci di bottiglie da parte dei mantovani. Infine, un bar a 500 metri dallo stadio in cui festeggiavano i supporter rossoblù è stato assaltato dai mantovani. Bar sfasciato, vetri ovunque.

ARRESTI CONFERMATI

Il giudice monocratico Francesco Patrone ha confermato l'arresto per i tifosi romanisti protagonisti degli incidenti di sabato 24 maggio a margine della finale di Coppa Italia tra Roma e Inter. Si tratta di Davide Loreti, Roberto Girolamo, Emiliano Bigi, Daniele De Santis e Yuri Cefalo, imputati di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni, porto di armi improprie e violazione delle legge sulle armi. Dopo la conferma dell'arresto, il giudice ha disposto al scarcerazione, imponendo però ai tifosi di non seguire per un anno gli incontri di calcio della Roma, sia a livello nazionale che a livello europeo. I cinque dovranno presentarsi nei posti di polizia per firmare il registro dei sorvegliati mezz'ora dopo l'inizio di ogni partita e mezz'ora dopo l'inizio del secondo tempo. L'11 giugno i tifosi oggi scarcerati dovranno ripresentarsi in giudizio. Non è escluso che chiedano di essere giudicati con il patteggiamento o con il rito abbreviato.

ARRIVEDERCI SANREMESE

La Sanremese non è riuscita nel suo intento, un intento improbo, tanto che alcuno, nemmeno gli ultras più ultras, avrebbero scommesso il classico penny, su una vittoria e quindi su una salvezza in campo. Gli scenari che si aprono non sono e non possono essere idilliaci. Secondo Carlo Barillà, i debiti sfiorano il milione e mezzo di euro, cui andrebbero aggiunti i premi preparazione dei vari atleti della Carlin's Boys e della Riviera Pontedassio. ( Perchè il pulmann che ha portato i giocatori a Casale aveva i colori della Carlin's Boys: era uno sconto, un "vorremmose bene" o cosa altro..??). Cosa faceva Tonellotto allo stadio a Casale? Non potendo andare a vedere la Triestina si è accontentato di pagare un prezzo minore del biglietto di ingresso??? oppure stava preparando e pregustando il grande rientro???. Possibile che nel nostro paese chi è condannato continui ad operare, a vantare crediti, a cercare di salvare situazioni insalvabili, coinvolgendo persone ignare o quantomeno di facile circonvenzione. Dove sono i politici che si sono riempiti la bocca nei vari colloqui con Barillà. Dove sono quelli che hanno portato l'obolo ai supporter in largo Rigolè. Perchè non dire in faccia a Barillà: " non ci piaci ". Forse lo stesso Barillà avrebbe accettato la scelta.
Non sappiamo se la Sanremese, il prossimo anno giocherà in Eccellenza, ma servirebbe, una volta per tutte, un nuovo azzeramento, totale, compreso l'azzeramento di certi personaggi. A questo, però, ci deve pensare la Magistratura, impensabile che lo faccia un cronista o l'uomo della strada: ha già il problema della terza settimana.
Unica cosa vera, valida, piena zeppa di valore è la prova dei giovani, quelli che hanno dato l'anima e tutto ciò che avevano in corpo per salvare il salvabile. Loro sì che hanno dato uhna bella dimostrazione di affetto, di serietà, di attaccamento ai valor, quei valori che noi abbiamo sotto i tacchi come le gomme americane del dopo guerra.
di Luciano Breviario

PER ANDREA

CHIOGGIA. Sul campo hanno vinto gli Ultras Union Cs per 3-1 sulla squadra della Polizia di Stato: In realt€ a vincere  stato il pubblico accorso numeroso allo stadio «Aldo e Dino Ballarin» di Chioggia per assistere a questo evento che, tra l'altro, aveva anche come scopo una raccolta di fondi per il piccolo Andrea Boscolo che sta conducendo una partita ben pi‚ importante contro una malattia, ma che ha ritrovato il sorriso ricevendo una maglia della Juventus autografata da tutti i giocatori, i suoi beniamini. Spettacolare il prologo della partita con l'esibizione dell'unit € cinofila della Questura di Padova e l'arrivo del pallone portato dall'elicottero del Reparto Volo di Tessera. In campo per la Polizia anche il vice questore Antonello Zara che, stoicamente, ha resistito per tutti i 90'. Pi‚ fresca e pi‚ giovane la squadra degli Ultras Union Cs condotta in panchina da Alessio Bellemo ªSandokanº e da Lucio Ravagnan, alias ªRambo Cicaº. Parte a spron battuto la formazione degli ultras che va repentinamente in vantaggio con Roberto Gandolfo, al 4', con tiro cross che sorprende il portiere Valerio Fersino che poi nel corso della gara sar€ protagonista di altre importanti parate. Raddoppio al 7' con un tap-in sotto porta di Felice Doria. Il tris al 32'  firmato da Roberto Fabris con un bel diagonale. Nella ripresa, squadre allungate e Polizia che accorcia al 23' con Graziano Carella per il 3-1 definitivo. E' stata insomma una bella festa di sport, mentre per il piccolo Andrea sono stati raccolti 1800 euro.

MESAGNESI

"Egregio signor Sindaco, chi le scrive è un nutrito gruppo di tifosi che ama questa città, che piange e gioisce per i colori giallo-blù, e che le scrive per portare alla sua attenzione il problema dell’A.S.D. Mesagne, sperando che il calcio Mesagnese continui a VIVERE.In questi ultimi giorni si vocifera, sempre più insistentemente, che il Presidente Vincenzo Todisco è sempre più intenzionato a disimpegnarsi e a vendere il titolo sportivo altrove, facendo così scomparire, dopo una stagione piena di sacrifici e sofferenze, il calcio che conta nella nostra città.Quel calcio che nella nostra Mesagne riveste un ruolo sociale fondamentale e che rappresenta uno dei pochi motivo di svago e di interesse per molti giovani e non.Inutile dire che il calcio, e in questo caso la vetrina del campionato di Eccellenza pugliese, è anche un importante veicolo di promozione della città, sia del nome che dell’immagine, non indifferente in tutta la regione Puglia.Eppure rischiamo di perdere anche questa nostra passione. Il presidente Todisco, che ha fatto moltissimo per la nostra città, avrà certamente i suoi buoni motivi per questo suo possibile gesto. Non per questo la gestione della squadra di calcio è ricaduta sempre e solo sulle sue spalle, senza che nessuno, imprenditoria locale in primis, ma anche l’Amministrazione Comunale, si sia avvicinato a dare mano concreta in termini economici. Sicuramente la questione stadio poi, che ha fatto deridere e umiliare la Nostra città in tutta la regione, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. E’ praticamente impossibile poter affrontare un altro campionato impegnativo come quello dell’eccellenza senza la certezza di disporre di una struttura su cui allenarsi e giocare le proprie partite interne. Troppe le mancate entrate e troppe le spese superflue per chi, come il presidente Todisco, fa già tanto per poter allestire una squadra degna della nostra tradizione lunga ben 80 anni. Come non sottolineare poi il menefreghismo totale verso le sorti del calcio cittadino dei nostri cari imprenditori che preferiscono “sostenere” e dare “visibilità” alla loro attività attraverso squadre e paesi limitrofi come Brindisi.Purtroppo il loro disinteresse e la loro cecità condanneranno la nostra squadra quasi certamente ad una fine deplorevole. Le chiediamo, quindi, di interessarsi in prima persona alla soluzione legata alla questione stadio, con la piena agibilità della struttura per le partite interne, e poi quella legata all’imprenditoria, trovando e convincendo gente capace economicamente a investire nel calcio cittadino o ad affiancare il pres. Todisco, affinché si possa trovare una giusta soluzione al problema con un progetto sportivo serio e duraturo che la città e i tifosi meritano e che dia dignità alla nostra passione.Vorremmo scriverle e dirle tante altre cose nella speranza che lei voglia rispondere, attraverso qualsiasi mezzo, a questa nostra lettera per poterci far finalmente trascorrere un’estate serena e tranquilla senza la paura di non poter più vedere scendere in campo la gloriosa casacca giallo-blù. La città e i tifosi lo chiedono con civiltà. Non può tirarsi indietro! Non lasci che i tifosi ingoino un’altra e amara delusione…NON LO MERITANO!" ORGOGLIOSI DI ESSERE MESAGNESI! FORZA MESAGNE, SEMPRE!I Tifosi

TESSERA DEL TIFOSO

Rivoluzione nel mondo delle tifoserie di calcio italiane con l'introduzione della Tessera del tifoso. Due gli obiettivi chiave dell'utilizzo della Tessera: porre un argine al fenomeno della violenza e aumentare gli standard di sicurezza attualmente garantiti al pubblico. La sperimentazione partirà con il nuovo campionato e si concluderà a dicembre 2008. La tessera, naturalmente, non è obbligatoria, e sia il club sia i tifosi saranno liberi di scegliere se richiederla o meno. Con la Tessera del tifoso "ormai potremo cominciare a parlare di tifoseria clientela e non massa di persone che entrano in uno stadio". Lo ha detto il presidente dell'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, Felice Ferlizzi, presentando la Tessera del tifoso che sarà disponibile a partire da settembre. "Questo programma - ha spiegato Ferlizzi - è un ulteriore tassello che si inserisce nella profonda ristrutturazione del calcio italiano che stiamo portando avanti. La Tessera assolve ad una esigenza che nasce dal mondo dello sport, perché le società vogliono avere tifoserie sempre più selezionate e questo si sposa con le esigenze di sicurezza che sono il nostro primario obbiettivo". "Coloro che liberamente vorranno aderire al programma - ha proseguito il presidente dell'Osservatorio - entrano in possesso di un documento all'interno del quale sono racchiusi tutti i suoi dati: attraverso la Tessera, il titolare potrà fare una serie di operazioni, come l'acquisto di biglietti, e noi come Osservatorio pensiamo che il titolare potrebbe essere esente da eventuali limitazioni imposte agli altri tifosi". E', ha sottolineato, "una sorta di passaggio privilegiato per le persone che non hanno a che fare con la violenza e se invece vengono coinvolti in atti di violenza, la Tessera viene loro revocata, altrimenti l'Osservatorio chiuderebbe il programma per la società che non ha operato correttamente".
IL BILANCIO SULLA STAGIONE. Sul fronte incidenti legati alle partite di calcio, "il bilancio della stagione è positivo, anche se bisogna distinguere gli episodi di criminalità dal problema legato alla sicurezza di chi va negli stadi". Ha sottolineato il presidente dell'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, Felice Ferlizzi, a margine della presentazione della "Tessera del tifoso". "Bisogna - ha spiegato Ferlizzi - riportare le famiglie negli stadi; idioti criminali ci sono sempre, ma non si sono registrati episodi distruttivi. Quanto agli steward - ha aggiunto - il bilancio è incoraggiante, qualcosa va rivisto nel prossimo campionato per tutelare sempre di più questa figura". Il presidente dell'Osservatorio ha infine sottolineato gli ottimi risultati perseguiti nel contrasto alla violenza sui treni dei tifosi, mentre autostrade "c'è da lavorare moltissimo".

LAMA

Si sono passati la domenica pomeriggio in questura anziché allo stadio. Sono stati denunciati due tifosi spallini. Si erano presentati ieri mattina alle 11.30 al punto di ritrovo nel piazzale della Metro, in via Bologna. Qui li aspettavano due pullman organizzati dalla tifoseria estense che li doveva portare a Portogruaro, per assistere alla partita dei play off di C2.
Evidentemente non si aspettavano una perquisizione, visto che la polizia li ha trovati con due coltelli nello zaino, una lama di 18 cm e un cutter professionale. I due, entrambi ferraresi, F.M di 43 anni, già con numerosi precedenti, e B.R. di 23, sono stati denunciati per porto di oggetti atti ad offendere.

26 maggio 2008

LA VERONA CHE CI PIACE...


Verona è città splendida. Monumenti che emanano effluvi amorosi, sogni shakesperiani, arene che detonano di nabucchi e aide verdiane...piazze e vicoli come inchiodati nel tempo che non fugge da queste parti...eppure Verona negli ultimi tempi è stata straziata e violentata dalla follia di coloro che confondono la viltà e l'infamia del branco con la affermazione di un essere errato nei presupposti...non si può uccidere chi è diverso solo in nome della sua diversità...e Verona questo lo sa...infatti noi oggi vogliamo rendere onore a quella Verona civile e orgogliosa che sul campo e sugli spalti riesce a vincere...grazie alla passione e alla obliqua e spesso fraintesa goliardia dei molti , fedeli e indomiti sostenitori gialloblù...bentornato Chievo, AVANTI HELLAS!!!
Domenico

HELLAS SALVO E CHIEVO TORNA IN SERIE “A”: SODDISFAZIONE DEL SINDACO TOSI

“E’ una gran bella giornata per il calcio della nostra città e per tutti gli sportivi veronesi: l’Hellas ha raggiunto in extremis la salvezza dalla retrocessione in C2 e il Chievo ha meritatamente conquistato la promozione in serie A”. Questo il commento del Sindaco di Verona Flavio Tosi sui risultati odierni delle due squadre veronesi. “La soddisfazione per la salvezza dell’Hellas – ha aggiunto Tosi con la poca voce rimastagli dopo aver incitato la squadra nello stadio di Busto Arsizio – non deve però far dimenticare che occorre creare le condizioni per porre termine al declino di questi ultimi anni che hanno visto la squadra scendere in C1 e sostare pericolosamente alle soglie della C2: è importante ora creare le basi per un vero rilancio societario e organizzativo, indispensabili per riportare l’Hellas a livelli che siano all’altezza della sua tradizione”. Per quanto riguarda il Chievo “complimenti al presidente Campedelli per aver riportato, meritatamente, dopo un solo anno di B la squadra nella massima serie. E’ la dimostrazione di come una solida ed efficiente organizzazione societaria e una ottima capacità gestionale possono portare una società calcistica ai più importanti traguardi”.