30 aprile 2008

BRAVI RAGAZZI JUVE

I Bravi Ragazzi Curva Sud della Juventus domenica hanno voluto ricordare Gabriele Sandri, morto ammazzato da un agente di Polizia a tutt'oggi impunito, con un mazzo di 27 rose bianche,consegnate agli Ultras laziali nel settore ospiti dello stadio Comunale di Torino un'ora prima della partita.Per tutti noi, per chi ha materialmente portato i fiori e per chi ha sostenuto dagli spalti con i cori e gli applausi, si è trattato di un momento bellissimo, commovente, emozionante.Abbracciare una tifoseria da sempre rivale è il segno che noi Ultras non siamo soltanto quello che i media dicono di noi.Essere Ultras è un atto d'amore, sacrificare tutto, spesso anche gli affetti più cari, per una passione, una bandiera, una comunità di fratelli e amici in un mondo di egoismi e malvagità. Esistiamo ancora, malgrado la brutale repressione di cui siamo vittime, anche per questo, per quello che siamo e per come riusciamo ad esserlo nonostante tutto, controcorrente e sorridenti.Se avessimo affrontato a muso duro i laziali, oggi le pagine dei giornali e gli schemi televisivi gronderebbero sangue e condanne.Invece veniamo ignorati perchè siamo telegenici solo se facciamo i cattivi e solo se incarniamo il male assoluto del calcio.Cari giornalisti, se siete in cerca di emozioni forti, guardatevi allo specchio e vergognatevi, sempre che ci riusciate ancora.La vostra censura non ci fermerà, libertà per tutti gli Ultrà.Giustizia e Verità per Gabriele.IL DIRETTIVO DEI BRAVI RAGAZZI

http://www.braviragazzijuve.com/

CRISTIANO SANDRI NON CI STA

ROMA, 30 aprile - Luigi Spaccarotella potrebbe finire a fare la scorta ai tifosi in trasferta. L'agente della Polstrada di Arezzo accusato di aver ucciso il tifoso laziale Gabriele Sandri sparando due colpi di pistola all'autogrill di Badia al Pino l'11 novembre scorso, è stato infatti trasferito alla Polfer di Santa Maria Novella, a Firenze. Secondo "Il Giornale della Toscana", Spaccarotella sarebbe già arrivato a Firenze e prenderà servizio tra una quindicina di giorni presso la 'Coc': la Centrale operativa compartimentale della Toscana. La struttura coordina le chiamate all'interno delle stazioni ferroviarie, ma organizza anche le scorte ai tifosi in arrivo in stazione. LA RABBIA - Una decisione che ha scatenato la rabbia dei familiari della vittima. «Lo stato d'animo della mia famiglia è esacerbato - dice il fratello, Cristiano Sandri, a Nuova Spazio Radio - Una decisione di questo genere non fa altro che aumentare la nostra amarezza e il nostro sconforto. Stiamo perdendo la proverbiale calma che ci ha sempre contraddistinto. A favore di questa persona è stato usato un metro 'garantista'. La cosa assurda è che quest'uomo è stato trasferito a centro metri da casa e, armato, si occuperà di accogliere i tifosi. Tra le altre cose non hanno tutelato neanche lo stesso Spaccarotella, visto che, attraverso una fuga di notizie, ora si sa dove è stato trasferito». Intanto il processo che lo vede imputato con l'accusa di omicidio volontario va avanti, anche se è slittata al 25 settembre prossimo l'udienza preliminare.

NON PUO' ESSERE

Ho appena letto che Spaccarotella ( trent'anni in cella ) si prenderà cura dei tifosi a Santa Maria Novella. Se è uno scherzo, ditecelo.
Vincenzo

SPACCAROTELLA TRENT'ANNI IN CELLA

Firenze - Luigi Spaccarotella, l’agente della polstrada di Arezzo accusato di aver ucciso il tifoso laziale Gabriele Sandri sparando due colpi di pistola all’autogrill di Badia al Pino (Ar) l’11 novembre scorso, ha ripreso servizio a Firenze. Dopo un lungo periodo di malattia, l’amministrazione della polizia di Stato ha deciso di trasferirlo alla Polfer di Santa Maria Novella, compartimento della Toscana. Lo scrive oggi "Il Giornale della Toscana".
L’assegnazione è stata ufficializzata la settimana scorsa, tanto che il giovane agente è già arrivato a Firenze. Di fatto Spaccarotella prenderà servizio tra una quindicina di giorni per questioni burocratiche. L’agente sarebbe stato piazzato alla "Coc": centrale operativa compartimentale della Toscana. Si tratta di una struttura che si occupa di coordinare tutte le chiamate all’interno delle stazioni ferroviarie.
Ma l’aspetto singolare è un altro: tra le tante altre mansioni, la "Coc" si occupa anche di tifosi. Infatti, se arriva un treno di ultras diretti allo stadio, è sempre la centrale operativa ad organizzare le scorte ai supporter. Intanto, il processo che vede imputato il poliziotto va avanti: è slittata al 25 settembre prossimo l’udienza preliminare.
Il processo si terrà davanti al gup Simone Salcerini che deciderà se rinviare a giudizio Spaccarotella davanti alla corte d’assise o avviare il rito abbreviato. La richiesta di rinvio a giudizio era stata presentata dal procuratore Di Cicco e dal pm Ledda ai primi di aprile. Per l’agente l’accusa è di omicidio volontario.

I BUCHI NERI DI CATANIA - VERITA' PER RACITI

Questo è l'anticipazione dell' articolo che troverete domani sull'Espresso. Leggendolo capirete che in Italia ormai, quando si parla di calcio e di tifoserie, l'Arbitrio ha sostituito la Giustizia.
Tutto ciò è accaduto sotto lo sguardo distratto e/o complice di tutte le forze politiche, soprattutto di quelle che a parole dovrebbero difendere i "movimenti" e nei fatti li hanno sepelliti sotto le leggi speciali. Quell eforze politiche sono state espulse dal Parlamento, pace all'anima loro e non ci vengano a rompere i coglioni con le loro insopportabili lamentele. Noi vogliamo sapere come è morto l'ispettore Raciti perchè ci piacerebbe conoscere e smascherare il coacervo di omertà e silenzi che ha insabbiato le indagini sui fatti del 2 Febbraio 2007.
Vincenzo

Quando, dopo una serie di smentite e silenzi, il diciassettenne ultras finalmente ammette di avere lanciato il sottolavello di alluminio contro i poliziotti («Ma non ho colpito nessuno»), il sostituto procuratore per i minorenni Angelo Busacca sbotta: «Bravo, così ni consumasti (ci hai consumato, ndr) u' campionato». Parole facilmente profetiche per il torneo del Catania, duramente punito al suo primo anno di serie A per la violenza dei suoi tifosi sfociata, il 2 febbraio dello scorso anno, nella morte dell'ispettore Filippo Raciti: il momento più drammatico nella storia dello sport italiano. Sono una quindicina i teppisti catanesi finiti in carcere per gli scontri di quel giorno e per due di essi si profila l'accusa più grave: omicidio volontario. Ma proprio per la gravità che rappresenta l'uccisione di un funzionario di polizia e per il peso che ha avuto sull'immagine delle istituzioni, è necessario che le due inchieste per omicidio non abbiano zone d'ombra. Retromarce e dietro-frontLe indagini contro Antonio Speziale, 17 anni all'epoca dei fatti, e Daniele Micale, 21 anni (uno in comunità di recupero, l'altro detenuto) sono ormai concluse con le richieste di rinvio a giudizio. Ma l'esame completo degli atti svolti dagli inquirenti lascia diversi punti oscuri. A partire dalla retromarcia del Discovery della polizia, avvenuta proprio nel momento in cui Raciti si è accasciato a terra, gridando: «Mi manca l'aria, non respiro, aiutatemi». Interrogato più volte l'autista S. L., infatti, ha modificato la sua versione iniziale. Il guidatore del Discovery viene sentito in tre diversi momenti: la notte stessa, il 5 febbraio e l'8 maggio 2007. Nel primo verbale afferma: «Mi ero appena fermato con il mezzo, che procedeva con lo sportello lato guida aperto per consentirmi di respirare, quando ho sentito un forte boato e ho visto l'ispettore Raciti, che era rimasto fuori dal mezzo, barcollare, tanto da essere sorretto dai colleghi. L'ho sentito lamentarsi che si sentiva male e gli mancava l'aria e subito dopo si è accasciato per terra». Due giorni dopo, il 5 febbraio, è più ricco di dettagli, anche se si contraddice una prima volta: «?Non mi sono assolutamente avveduto dove loro (Raciti e il collega Balsamo,
ndr) si trovassero poiché vi era troppo fumo. Quindi, allo scopo di evitare che l'autovettura potesse prendere fuoco, mentre era in corso un fitto lancio di oggetti e si udivano i boati delle esplosioni, chiudevo gli sportelli ed innescata la retromarcia ho spostato il Discovery di qualche metro. In quel momento ho sentito una botta sull'autovettura ed ho visto Raciti che si trovava alla mia sinistra insieme a Balsamo, portarsi le mani alla testa». Ma la svolta arriva l'8 maggio: interrogato dai sostituti della procura per i minorenni Angelo Busacca e Silvia Vassallo, S. L. modifica completamente il suo racconto: «?A un certo punto ero costretto ad arrestare la marcia perché alle spalle vi era un altro Discovery posizionato per bloccare un cancello. Interveniva qualcuno dei colleghi, non ricordo se proprio Balsamo che mi guidava nella retromarcia. Una volta posizionatomi ho avuto modo di notare sulla sinistra appoggiato sui passamano che ci sono in prossimità degli ingressi della curva il Raciti che si portava le mani alla testa. Lo stesso si trovava all'incirca una decina di metri dietro di me. Successivamente Balsamo iniziò a battermi sulla macchina per farmi arretrare ancora?». «Davvero un deciso dietro-front anche nelle versioni processuali», contestano gli avvocati Giuseppe Li Pera e Grazia Coco, difensori di Speziale: «E, guarda caso, quest'ultima versione sembra incastrarsi perfettamente con la tesi dell'accusa». Che indica l'arma del delitto in un sottolavello divelto dai bagni del Cibali e scagliato contro i poliziotti «a mo' di ariete». L'arma del delittoIl lavello è stato esaminato ai raggi X dagli esperti del Ris di Parma guidati dal colonnello Luciano Garofano, che hanno sottoposto il blocco di alluminio a una serie di prove sperimentali contro un Dummy, un manichino di gomma rivestito dalla divisa che simula il bersaglio umano. Per 14 volte hanno scagliato il sottolavello contro il Dummy, in tutte le prove il manichino, se fosse stato un uomo, per il Ris sarebbe rimasto vivo. Così, dopo avere compiuto tutti gli esami, gli specialisti di Parma hanno concluso rilevando che «l'ipotesi dell'inidoneità (del sottolavello, ndr) sembra riunire maggiori elementi di probabilità». Filmati incompleti Dubbi che non sono fugati neanche dai filmati dello scontro, prova documentale ritenuta "regina".
La simulazione dellos contro ricostruito dalla polizia scientificaA riprendere i tafferugli sono tre telecamere, due collocate all'interno dello stadio per inquadrare il portone e il corridoio di uscita. La terza, la 20, posizionata dagli uomini della Digos a sorvegliare l'ingresso della Curva nord dal balcone di una casa di fronte allo stadio. La controlla direttamente un operatore delle forze dell'ordine. Ma la posizione delle telecamere fa sì che i filmati non mostrano mai l'impatto del sottolavello. Così su quelle immagini lo scontro è ancora aperto. Da una parte la perizia della Polizia scientifica di Roma che ha compiuto «una ricostruzione tridimensionale degli eventi, una ricostruzione filmata sferica dei luoghi e una ricostruzione con attori in movimento», compatibile con l'impatto. Dall'altra il Ris di Parma che ritiene «non idonea l'installazione delle telecamere per fini di polizia giudiziaria, con il conseguente verificarsi di inconvenienti, tra cui l'inquadratura di campi troppo vasti e spesso privi di interesse ai fini investigativi». C'è da aggiungere che gli originali contenuti negli hard disk delle telecamere non sono stati messi a disposizione del Ris e neanche della difesa. Agli atti c'è anche una perizia realizzata a Torino dall'esperto di cinema Lorenzo Crespo, su richiesta del legale Giovanni Adami, difensore di un gruppo di ultras arrestati sempre per gli scontri del 2 febbraio 2007. Nel documento si parla apertamente di «manipolazione», dopo avere rilevato, «il tempo dei filmati originali non consegnato dalla polizia alla difesa, per la telecamera nr. 8 (quella utilizzata manualmente) è di circa 22 minuti e 57 secondi». Un buco notevole, frutto, secondo il perito, di «manipolazione, anomalie e fotogrammi con scene a metà».Dubbi sull'autopsiaNella relazione depositata in Procura, si legge infine che «dall'incrocio delle riprese dei filmati delle due telecamere è stato accertato che al momento del lancio del sottolavello non era presente la polizia davanti al portone e la posizione del sottolavello era rivolta verso l'alto». Eppure quei filmati "inchiodano" secondo l'accusa, i due ragazzi arrestati anche sulla base delle ultime parole pronunciate da Raciti ormai morente all'orecchio dell'agente Balsamo: «Fagliela pagare a quel bastardo, quello robusto, quello della Dnr (un gruppo di ultras)». Un tifoso evidentemente riconosciuto da Raciti, ma mai arrestato per l'omicidio. Ma il dato che solleva più domande arriva dall'autopsia, eseguita in modo approssimativo, secondo la controperizia di Carlo Torre, senza esaminare il collo e le vie della respirazione, soprattutto i polmoni. Colpito, secondo l'accusa, dal sottolavello alle 19,06, con quattro costole rotte e una vistosa emorragia al fegato l'ispettore continua a garantire l'ordine pubblico guerreggiando con gli ultras sino alle 20,25, ora in cui si accascia per terra. Come ha fatto Raciti a resistere per così tanto tempo senza lamentarsi e avvisare i colleghi?

SOLITE STRONZATE

500 bambini delle scuole elementari di Rimini assisteranno sabato alla partita Rimini - Triestina. L'iniziativa rientra nel progetto 'Rimini in fair play' che vede coinvolta la città per la campagna di sensibilizzazione contro la violenza nello sport. In particolare, 22 ragazzini entreranno in campo accompagnando altrettanti giocatori del Rimini e della Triestina e indossando le maglie di 'Rimini in fair play'.

LA VEDOVA RACITI

Palermo, 30 apr. (Apcom) - Per Marisa Grasso, vedova dell'ispettore di Polizia, Filippo Raciti, il derby tra Palermo e Catania non si sarebbe dovuto giocare proprio nel giorno della festa di Sant'Agata patrona di Catania. "Bastava che l'incontro non venisse autorizzato. Il match andava rinviato" dice a L'Espresso, che domani pubblica un servizio sui 'buchi' nell'inchiesta. "Io sono di Catania e conosco le emozioni che si scatenano in quei momenti. Ma lo spettacolo è andato avanti lo stesso".
Ai magistrati che indagano sulla morte del marito, Marisa Grasso chiede un supplemento di chiarezza. "C'è qualcosa che ancora non è chiaro nella vicenda, troppa gente coinvolta, da bambini ad adulti, c'è qualcosa oltre, che vorrei capire e che venisse svelato. Mio marito - aggiunge - è la vittima di un sistema che non ha funzionato e che non funziona. Quel giorno Catania era una città sotto assedio. Ma questo non assolve nessuno, anche perché chi dà ordini deve valutare i rischi che fa correre alle persone che poi quegli ordini devono eseguire".

DOMANI COMPRIAMO L'ESPRESSO

Palermo, 30 apr. (Apcom) - "Buchi neri allo Stadio" è il titolo del servizio che domani è in edicola su 'L'Espresso' e ricostruisce la vicenda della morte dell'ispettore di polizia Filippo Raciti, in seguito agli scontri fra gli ultrà etnei e la polizia a margine del derby di calcio Catania-Palermo del 2 febbraio dello scorso anno.
Nel servizio di parla dell'autista che cambia versione, di filmati che non quadrano, dei dubbi sull' autopsia eseguita sul corpo di Raciti.
Secondo il settimanale l'autista del Discovery della Polizia che avrebbe colpito in retromarcia Raciti "interrogato più volte ha modificato la sua versione iniziale". Dubbi vengono sollevati anche sulla 'interpretazioni' dei filmati in cui si non si vede l'ispettore colpito dal sottolavello; ed perplessità vengono messe in risalto sull'autopsia i cui risultati contrastano con le perizie medico legali di parte.Ieri la Corte di Cassazione ha annullato, senza rinvio, l'ordine di custodia cautelare nei confronti di Antonio Speziale, l'ultrà, minorenne all'epoca dei fatti, accusato di omicidio volontario.

PROCESSO AI CATANESI

Messina, 30 apr. (Apcom) - E' stata rinviata al prossimo 28 maggio la prima udienza del processo contro alcuni ultras del Catania e contro, Giovanni Calvagna, 28 anni, noto come "Koala", capo degli ultras appartenenti al gruppo Anr (Associazione non riconosciuta). Il 28enne e gli altri ultras sono accusati di resistenza e danneggiamento aggravati per gli scontri con la Polizia avvenuti il 2 febbraio 2007 allo stadio "Angelo Massimino" durante il derby Catania-Palermo.
Galvagna, che non è indagato per la morte dell'ispettore Filippo Raciti, è detenuto dal 16 aprile scorso, quando venne arrestato dalla Digos insieme ad altri 12 appartenenti al gruppo Anr, per associazione per delinquere, resistenza aggravata a pubblico ufficiale, lesioni personali, porto di armi improprie e di materiale esplodente.
Per queste accuse, sempre oggi, davanti al Tribunale del riesame di Catania, sono state discusse le richieste di annullamento dell'ordine di arresto per due dei 13 ultras dell'Anr. Gli altri ricorsi saranno discussi il 6 maggio prossimo. Secondo l'accusa il gruppo Anr non sarebbe stato interessato alla partita ma andava allo stadio "per turbare l'ordine pubblico" e aveva come obiettivo "compiere atti di violenza contro le forze dell'ordine".

BLINDA BITONTO

Oggi il Comitato per la sicurezza si riunirà in prefettura a Bari per decidere quali contromisure adottare in occasione del match di domenica prossima tra Bitonto e Aversa, una gara decisiva per gli esiti del campionato di serie D. Per quanto il prefetto di Bari, Carlo Schilardi, provi a gettare acqua sul fuoco, è facile prevedere che il livello di guardia sarà altissimo. Si giocherà in uno stadio dove si mescoleranno tre tifoserie: i tifosi di casa, gli oltre mille sostenitori campani e un numero non definito di ultrà del Barletta che proveranno a dare man forte ai colleghi pugliesi. «Bisognerà fare molta attenzione anche e soprattutto sulle strade che portano allo stadio», sono le parole di Schilardi. «Noi, come sempre accade in questi casi, abbiamo deciso per la vendita non cumulativa di biglietti e per un settore da riservare esclusivamente alla tifoseria ospite». Ma il timore è che ogni momento possa diventare quello giusto per il contatto tra la due tifoserie. Sarà richiesto particolare impegno alla polizia stradale, che controllerà per molti chilometri la marcia di avvicinamento della tifoseria campana allo stadio. Il clima è arroventato soprattutto dopo il sospetto, avanzato in un’intervista televisiva, di presunte infiltrazioni malavitose nelle partite di serie D. «Prenderemo le precauzioni del caso, senza esagerare. Siamo a conoscenza della situazione, così come sappiamo che da Aversa arriverà un po’ di tutto». Una frase che la dice lunga sui pericoli di una gara da bollino rosso. «Siamo davvero stufi di situazioni di questo tipo», sono le parole del presidente del Bitonto, Franco Noviello, già scosso dall’episodio di domenica scorsa a Gragnano, dove alcuni suoi giocatori, in particolare il centrocampista Vincenzo Manzo, sono stati vittime di una brutale aggressione nel sottopasso che conduce al terreno di gioco di Gragnano. Una punizione che sarebbe stata legata al rifiuto dei giocatori bitontini a regalare i tre punti alla formazione avversaria, in piena lotta per evitare i playout. «Mi dispiace dirlo, ma le situazioni più critiche avvengono sempre in Campania. La prossima stagione chiederò di cambiare girone. Non si può vivere un campionato intero con questo incubo». Neppure il tempo di smaltire il recente spavento, che il Bitonto si preparare a vivere un’altra domenica agitata, nonostante abbia poco o nulla da chiedere al campionato. Suo malgrado è arbitro del duello per il salto in C2 fra Aversa e Barletta, divise da un solo punto. Il Barletta punta tutto sul Bitonto per un sorpasso da sogno. «Noi abbiamo mille posti a disposizione per gli ospiti, ma temo che ne giungeranno di più. Il nostro stadio è assolutamente all’altezza della situazione, ma in certi casi non si sa mai. C’è poi il problema di possibili infiltrati da Barletta: non sappiamo quanti ne verranno, è una stima difficile da fare». Per il calcio pugliese si preannuncia un’altra domenica di fuoco, l’ennesima di una stagione già caratterizzata da tanti brutti episodi. Il più clamoroso, l’inseguimento a un arbitro a Manduria dopo una gara di Promozione. Proprio i direttori di gara sono stati spesso bersaglio di violenza: in molti in questa stagione sono finiti in ospedale. E la linea dura della giustizia sportiva, che ha anche decretato la cancellazione di alcune squadre dai campionati minori, non ha scoraggiato i violenti. A Noci qualche settimana fa è stata perfino lanciata una bomba carta sui tifosi avversari. Ma in serie D, se è possibile, sta accadendo anche qualcosa di peggio, al punto da adombrare il sospetto che sul campionato ci possa essere l’ingerenza della malavita. «Non sarebbe certo la prima volta che la camorra o la mafia entrano nelle curve», sono le parole estremamente chiare pronunciate dal presidente del Comitato dilettantistico pugliese, Vito Tisci. E oggi la giustizia sportiva si esprimerà sugli incidenti verificatisi domenica scorsa prima della gara tra Gragnano e Bitonto. Difficile ipotizzare cosa accadrà, perché a fare fede sarà il referto del commissario di campo. La gara, dopo il prologo burrascoso, si è poi svolta senza incidenti ed è finita 0-0.

VOGLIAMO TUTTA LA VERITA' !

Di Giulio d'Andrea

La Cassazione ha annullato senza rinvio l'ordine di arresto in comunità per Antonino Speziale.
Questo per quanto riguarda l'inchiesta sulla morte di Filippo Raciti, l'ispettore morto negli scontri di Catania-Palermo, il 2 febbraio 2007.
Speziale resterà comunque nella comunità di recupero dove sta scontando la condanna a due anni e sei mesi di reclusione per gli scontri con le forze dell'ordine nella stessa tragica seratab del "Massimino".

29 aprile 2008

LOTITO ULTRAS ( MA DE CHE')

Ieri mattina, dopo i 20' di faccia a faccia tra Rossi e la squadra, e la seduta di allenamento, Lotito ha incontrato prima il tecnico, con cui si è intrattenuto una ventina di minuti, poi la squadra. Un incontro, quest'ultimo, dai toni molto duri, nel quale il numero uno biancoceleste ha messo in chiaro parecchie cose: «E' chiaro che non ho trovato un clima sereno, non piace a tutti fare certe figure. Mi auguro che la squadra interpreti le ultime tre partite con altro impegno e determinazione, altrimenti a fine campionato prenderemo provvedimenti adeguati. Ai giocatori dico che non si possono accampare solo diritti senza doveri. Se c'è qualcuno che non vuole restare, può anche andare via non ci sono problemi».Il presidente, poi, chiede le scuse verso i tifosi: «Ci sono persone che sono partite da Roma, spendendo soldi. Queste persone vanno rispettate e chi non lo fa non merita di stare alla Lazio. Non possono venire presi in giro. Ho detto al tecnico che questa squadra deve tornare ad essere concentrata e dimostrare quello che vale, se ha interesse a farlo».

TAGLIENTE

Il questore di Firenze Francesco Tagliente è intervenuto al Pentasport di oggi: “Abbiamo fatto una serie di incontri con il responsabile della polizia della squadra ospite, ci siamo riuniti tra di noi ma ancora non sappiamo con esattezza il numero dei tifosi che arriveranno. Gli scozzesi sono abituati a seguire in massa la squadra anche se sanno di non poter entrare allo stadio: dovrebbero arrivare circa 10.000 sostenitori dei Rangers. Non possiamo rivelare tutte le misure che stiamo preparando per ragioni di ordine pubblico. Sono grato alla tifoseria fiorentina, che con un comportamento improntato alla correttezza sportiva quest’anno ha dato vere e proprie lezioni di legalità. Mi auguro che si possa far partire la sperimentazione della “carta del tifoso” da Firenze nella prossima stagione. L’abbattimento delle barriere tra campo e pubblico è un’ipotesi che mi piace, ma che si può attuare solo se si è assolutamente sicuri di non correre grossi rischi”.

CATTOLICA E RICCIONE

Nella serata di ieri i carabinieri hanno denunciato un operario 40enne di Cattolica e un cameriere 30enne di Riccione.
CATTOLICA 28 aprile 2008 I due, nel pomeriggio, durante l'incontro di calcio di serie D Cattolica-Riccione allo stadio Calbi di Cattolica, avevano incitato alla violenza le rispettive tifoserie. Le autorità stanno valutando per loro il divieto di accesso alle prossime competizioni sportive.

GRAVATO

Nel corso dell’incontro di calcio svoltosi ieri, domenica 27 aprile, presso lo stadio F.lli Paschiero tra l’A.C. Cuneo 1905 e la Nuorese, personale della Polizia di Stato appartenente alla Squadra Tifoseria della Questura di Cuneo ha proceduto all’arresto di un dirigente della Nuorese sottoposto a provvedimento DASPO (Divieto di accedere alle manifestazioni sportive), emesso e notificato al predetto nei giorni scorsi dal Questore di Nuoro. Antonello Piccinnu, 55 anni, direttore tecnico della Nuorese, dopo le formalità di rito presso gli uffici della Digos, è stato così accompagnato presso la locale casa circondariale a disposizione dell’A.G. competente. Il provvedimento Daspo, che normalmente si applica nei confronti dei tifosi violenti, era stato applicato per 15 mesi al dirigente della Nuorese Calcio, per i suoi continui atti di intemperanza soprattutto evidenziatisi negli ultimi tempi e che lo hanno già visto protagonista di denunce all’A.G. a Nuoro.Il personale della Squadra Tifoseria preposto al servizio di O.P. presso la stadio, notava il PICCINNU prima aggirarsi all’interno dello stadio e poi, successivamente, poco prima dell’inizio dell’incontro di calcio, ripararsi all’interno del pullman della squadra parcheggiato all’esterno dello stadio Paschiero. L’intervento e la successiva identificazione del soggetto, consentivano al personale operante di trarlo in arresto applicando le nuove normative per la prevenzione e la repressione dei fenomeni di violenza connessi a competizioni calcistiche, di cui agli artt. 6 e seguenti della legge 13.12.1989, nr. 401 e successive modifiche, da ultime del febbraio del 2007. Tale normativa prevede, per il caso in esame, contravventore al provvedimento del Questore, la reclusione da sei mesi a tre anni e/o con la multa fino a 10.000 euro.Lo stesso veniva raggiunto, all’atto dell’arresto, anche da cori ironici dei tifosi del Nuoro che seppur in numero ridotto hanno seguito la loro squadra del cuore sino a Cuneo.Il Daspo, acronimo di divieto di accesso alle manifestazioni sportive, rientra in una serie di provvedimenti introdotti dal legislatore al fine di contrastare il crescente fenomeno della violenza negli stadi. La norma relativa all’istituzione dei Daspo, più volte modificata, è considerata una misura di prevenzione atipica e viene applicata a diverse categorie di persone che evidenziano forme di pericolosità per l’ordine e la sicurezza pubblica con riferimento ai luoghi in cui si svolgono determinate manifestazioni sportive o comunque interessati alla sosta, al transito o al trasporto di coloro che partecipano o assistono alle competizioni stesse.

28 aprile 2008

POLACCHI

Un tifoso polacco di 23 anni è morto in un ospedale di Bytom dopo essere stato aggredito da tre hooligans della squadra locale. Il giovane, tifoso del Ruch Radzionkov, squadra di quarta divisione, è stato aggredito in strada e colpito brutalmente nella notte di sabato da tre supporter del Polonia Bytom, formazione di prima divisione. Secondo quanto scrive oggi il quotidiano 'Rzeczpospolita', i tre aggressori, di 19, 20 e 23 anni, lo hanno colpito con bottiglie e poi hanno preso a calci il ragazzo quando era ormai a terra. La polizia ha fermato in totale sei persone: i tre aggressori rischiano una condanna fino a dieci anni di prigione.

SANGUE

Ennesima lodevole iniziativa dei tifosi del Genoa. Prima della gara casalinga contro l'Empoli, Acg e Genoa Social Club hanno dato vita ad una raccolta di sangue che ha permesso di riempire ben 312 sacche nell'arco di sei ore. Un riscontro superiore alle più rosee aspettative se si pensa che lo scorso anno la soglia raggiunta fu di 132 sacche.

CIUF CIUF

Livorno - Caos ieri alle 19 centrale dove un gruppo di tifosi del Pontedera di ritorno dalla partita a Cecina, finita 1-1, si sono scatenati in treno tirando il freno d’emergenza del convoglio che li stava riportando a casa. Un gesto, accompagnato da tafferugli e schiamazzi, che ha suscitato timori e preoccupazione a bordo del treno. Il capotreno ha deciso di dare l’allarme alla polizia e in stazione, al sesto binario, si sono precipitati carabinieri e agenti della questura, compresi il dirigente dell’Anticrimine Paolo Rossi e il vicario del questore, Filippo Cerulo. Tutto si è risolto in poco tempo e il treno ha potuto riprendere la corsa.

27 ROSE PER GABBO


Stadio Comunale di Torino, ore 14.10. Dopo una lunga trattativa con la Digos, i Bravi Ragazzi Curva Sud ottengono di poter offrire 27 rose bianche alla memoria di Gabriele Sandri. Due ultras dei BRCS entrano in campo e penetrano tra la sorpresa generale nel settore ospiti, salutati dagli applausi di tutto lo stadio e dall'abbraccio commosso dei supporters laziali. Lacrime vere, mani che si stringono forte, nel ricordo di un ragazzo ucciso dalla follia securitaria che striscia per le nostre strade, ingoiando famelicamente tutto ciò che non è omologabile, gestibile, manovrabile.
I fiori vengono deposti sotto l'immagine di Gabbo che segna il territorio degli ultras biancazzurri, sormontati da una sciarpetta bianconera, sotto il sole cocente di questo Aprile che Gabriele non vedrà mai più. Uno dei due ultras della Juventus ero io e quello che ho provato calpestando con gentilezza quel settore ieri non lo dimenticherò mai più, dovessi campare cent'anni ancora, spaccarotelle permettendo.
Torno a casa e mi sfondo di tutto il pattume sportivo in tv, un'atroce sofferenza segnata da peli di figa, moviole, veline, nani, buffoni, giornalai prezzolati sul filo dell'infarto, presidenti spendaccioni, capelli cotonati, idioti da circo barnum, controcampi e domeniche sportive. All'una di questa notte nessuno aveva parlato del beau geste, censurato, ignorato, troppo poco importante per chi vive speculando sul sangue di Erba e i matricidi di Cogne.
Stamattina, come tutti i lunedì mattina, mi sintonizzo su Radioanch'io-Sport, su Radio 1.
D'istinto telefono, imploro di poter intervenire per segnalare l'atto d'amore del Comunale ma per loro, giornalisti necrofili, è più importante la moviola in campo e la voce sonnecchiante di Lillo Foti.
Se fossimo entrati nel settore ospiti con le cinghie vibranti fra le mani, se avessimo ucciso un tifoso laziale, se avessimo fatto quello che più vi fa godere, più della vostra quotidiana razione di Viagra per resuscitare il vostro minuscolo batacchio grinzoso, giornalisti servi dei servi, ci avreste dedicato l'apertura di giornali e telegiornali, le vostre dotte condanne, il vostro bavoso biasimo. Invece era solo un tenerissimo gesto d'amore per un ragazzo di 27 anni sul quale, da ieri, piovono i petali di altrettante rose bianche.
CHE DIO VI MALEDICA, MERDE !
Vincenzo

8OOO RANGERS

Sono almeno 8.000 i supporter scozzesi che giovedì arriveranno a Firenze: di questi, però, soltanto 2.400 potranno essere ammessi allo stadio
Per la semifinale di ritorno di Coppa Uefa giovedì prossimo fra Fiorentina e Glasgow Rangers si annunciano 8000-9000 tifosi dalla Scozia, ma di questi solo 2.400 potranno entrare al Franchi per assistere alla gara. Lo ha dichiarato oggi l'assessore allo sport del Comune di Firenze Eugenio Giani. "Dovremo cercare di governare un flusso forte di 8-9 mila persone - ha detto Giani -. Intanto ringrazio le autorità scozzesi che ci stanno dando una mano". L'assessore ha poi ribadito che verrà attrezzato per chi non potrà entrare allo stadio, il Mandela Forum, l'ex Palasport a due passi dal Franchi, dove è probabile che verrà installato un maxischermo e saranno organizzate alcune iniziative per intrattenere la tifoseria scozzese. "La situazione si annuncia abbastanza delicata per l'ordine pubblico" ha sottolineato Giani.

DASPO PER UNA CAZZATA

Cinque tifosi della Sampdoria sono stati sorpresi dagli steward e dalla polizia mentre tentavano di `passare´ dall’interno dello stadio Franchi di Firenze i propri tagliandi d’ingresso ad altri supporter blucerchiati che erano fuori dai cancelli privi di biglietto.
I cinque saranno denunciati in concorso con altri tifosi in via di identificazione per tentata truffa ai danni della Fiorentina che, si spiega, ha già formalizzato la querela. Nei confronti dei cinque tifosi doriani sarà adottato anche il Daspo, che impedisce l partecipazione a manifestazioni sportive.
A parzialissima scusante di questi tifosi va detto che il numero di biglietti messo a disposizione dalla Fiorentina per la gara odierna era veramente esiguo, tale da coprire meno di un terzo delle potenziali richieste.

NAPOLETANI A CASA

Secondo disposizioni dell'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, il prossimo incontro di campionato di calcio della serie A, Torino-Napoli, si disputerà senza i tifosi campani. Il 4 maggio, dunque, il settore ospiti dello Stadio Olimpico di Torino sarà chiuso, ma non a tutti: potranno accedervi famiglie, scuole, associazioni e anziani.
Per quanto riguarda la vendita dei biglietti, questa sarà programmata esclusivamente nella provincia del capoluogo piemontese.

27 aprile 2008

MANGANELLI TEDESCHI

(AGI) - Berlino, 26 - Poliziotti tedeschi per tenere a bada a suon di manganellate gli hooligan che volessero rovinare la festa degli Europei di calcio. E’ il progetto delle autorita’ svizzere rivelato dal settimanale ‘Focus’. “In caso di scontri violenti i tedeschi interverranno con i manganelli” ha detto Beat Hensler, presidente della conferenza dei capi cantonali della polizia, mentre i funzionari di polizia elvetici si limiteranno ad “operazioni di pattuglia” e a “discutere” con i tifosi recalcitranti.
Le dichiarazioni delle autorita’ svizzere non sono piaciute affatto a Michael Busser, portavoce del ministero degli Interni del land dell’Assia, il quale ha spiegato che “gli accordi non sono questi”. La proposta svizzera di “squadre di intervento tedesche” e’ stata definita “una sciocchezza”. Una reazione analoga e’ arrivata dall’ispettore delle forze di polizia del Baden-Wuerttemberg, Dieter Schneider, il quale ha affermato che i poliziotti tedeschi non saranno presenti “in veste di picchiatori in uniforme”. “Non saremo li’ per picchiare”, ha aggiunto il funzionario. Le irritate dichiarazioni dei colleghi tedeschi hanno sorpreso il responsabile svizzero della sicurezza, il quale ha dichiarato a ‘Focus’ di aver “sentito per la prima volta che i tedeschi vogliono intervenire per risolvere (pacificamente, ndr) i diverbi. C’e’ bisogno di qualche chiarimento”. (AGI)

26 aprile 2008

BUSINESS SENZA PASSIONE

Sembrava che l’ambizione del fu G-14 fosse definitivamente seppellita, ma Berlusconi torna alla carica. Il calcio in crisi di audience e di identità riscopre il campionato dei grandi grazie all’incapacità di offrire grandi campionati.
In perfetto stile Luigi quindici, Silvio Berlusconi si appresta a dire addio alla presidenza del Milan non prima di aver disseppellito una vecchia idea del compianto G-14, cioè del gruppo di Club europei che tenne l’UEFA sotto minaccia di abbandono per anni prima che Le Roi lo riconducesse a più miti consigli. Il refrain è quello di un campionato europeo riservato alle cosiddette “grandi” che servirebbe ad evitar loro la seccatura di dover partecipare alle poco remunerative sagre di provincia: uno che spende un sacco di soldi per il casting ha ben il diritto di portare la compagnia in teatri di livello. E’ evidente che l’uscita berlusconiana si possa spiegare con la probabile esclusione del Milan dalla prossima Champions League, ma è comunque interessante perché dice molto del momento che sta attraversando il calcio italiano in genere e spiega perfettamente alcune delle ragioni della crisi.
PROFESSIONISTI E SEMIPROFESSIONISTI – Se le cose stessero come dice Berlusconi, si potrebbe pensare che il fenomeno interessi un po’ tutte le società di calcio europee visto che, bene o male, ogni torneo continentale prevede che clubs gloriosi se la debbano giocare con avversari le cui terga sono decisamente meno nobili. Invece non è proprio così: giusto per fare un esempio, il “grandissimo” United visita costantemente stadi da 20-30 mila posti, tipo il Craven Cottage del Fulham o il JJB Stadium del Wigan, ma ha bilanci favolosamente attivi e paga ingaggi che il Milan non può nemmeno sognare. Per dire, il più pagato della serie A – Kakà – prende sei milioni di euro l’anno mentre Cristiano Ronaldo ne intasca quasi il doppio (10). Come mai? Difficile sostenere che la differenza di disponibilità sia da imputarsi alla scarsa partecipazione registrata al Granillo di Reggio Calabria. A maggior ragione se consideriamo che le entrate da abbonamenti e biglietti non sono esattamente la fonte principale di ricavi per nessuno dei top club. Allora Berlusconi, e con lui tutti gli azionisti delle altre società italiane, potrebbe interrogarsi sull’efficacia delle attività di marketing intraprese dalla sua dirigenza, magari confrontando le performance messe a segno da cotali professionisti del settore con quelle dei loro colleghi inglesi e spagnoli. Sono certo che ricaverebbe spunti decisamente più interessanti della media dei paganti registrata a Parma.
ULTIMO STADIO – E’ chiaro che esista un problema di scarsa professionalità nella gestione delle società italiane, ma è altrettanto chiaro che sia il modello di professionismo italiano che fa acqua. A parte la credibilità limitata del giocattolo, periodicamente gettato nella merda delle combine e delle scommesse illegali, società che non hanno la proprietà degli impianti dove offrono lo show possono anche quotarsi in Borsa, ma sono condannate a restare nel guado. Gli stadi italiani, tutti comunali, sono concepiti per essere frequentati giusto il tempo della partita. Sono poco confortevoli, insicuri, non offrono alcun tipo di servizio agli spettatori e son stati costruiti quasi tutti con lo scopo di ospitare manifestazioni multidisciplinari. Risultato? Fin troppo ovvio. Chi va allo stadio la partita, di fatto, non la vede. Però ci rischia la pellaccia. Come mix di offerta, non c’è male.
UIULEEEENZA – Infine c’è il problema sicurezza. Nel resto d’Europa non mi risulta che il prefetto abbia sul tavolo la tabella dei gemellaggi tra tifoserie e, di conseguenza, non impiega il suo tempo a vietare le trasferte a rischio. E, visto che ne viene vietata più di qualcuna, qualche effetto sul totale spettatori si sente. Il tutto senza aver spostato di un millimetro il problema perché quest’anno i morti son già stati due. Si dice spesso che le società possano farci poco, ma è vero fino a un certo punto. Se proprio volessero, invece di spendersi in un’attività di lobbying politica finalizzata all’agevolazione, potrebbero spingere verso la pretesa di una legislazione più sensata sull’argomento pretendendone l’applicazione. In Inghilterra hanno fatto esattamente questo e agli hooligans hanno lisciato la schiena: là li ficcano al gabbio, qua – a quelli proprio cattivi – gli danno il Daspo, cioè l’obbligo di firma in Questura. Inoltre, e qui i club non possono che prendersela con se medesimi, la coltivazione di rapporti obliqui con i gruppi organizzati di teste calde ha ottenuto il magnifico risultato di riempire gli stadi di gente che ci va per sfogare la propria imbecillità svuotandoli del pubblico tranquillo che invece ci andrebbe per godersi lo spettacolo. L’unico che ha provato a tagliare certi legami, Lotito, gira sotto scorta e viene evitato dal resto dell’establishment con la stessa eleganza con cui si scansa un’appestato. Fino a quando non si spazzerà via il cosiddetto “tifo organizzato”, resteremo qua a raccontarcela.
MORALE DELLA FAVOLA – Se tutto questo è vero, e lo è, si capisce che la sparata di Berlusconi non è un bel segnale perché dimostra che, nel concreto, non c’è nessuna voglia – o capacità – di intervenire. Si preferisce vagheggiare di “conference” europee come se un business serio e funzionante si potesse costruire a tavolino senza metterci un briciolo di competenza. Diciamocelo chiaramente: il campionato delle grandi non avrebbe il fascino di una Champions League alla quale accedono le squadre più forti del momento, non necessariamente quelle col blasone più ricco. In più si sprecherebbe quel patrimonio di rivalità municipale che è sempre stato il traino del movimento e il principale motivo di interesse per questo sport. Piaccia o non piaccia, il calcio deve il suo successo al fatto di essere uno sport nazionale, qui come altrove. Ma mentre altrove è sullo sport, cioè sulla passione sana, che hanno (ri)costruito un mercato, qui sono convinti che ci si possa appassionare a un business.

PENE RIDOTTE

Pene ridotte per i quattro ultras del Bologna arrestati dopo la partita di calcio del 6 aprile 2007 contro il Napoli. Lo ha deciso la Corte d'Appello di Bologna, che ha riformato le sentenze emesse in luglio. I 4 erano stati condannati a pene tra i 2 anni e 4 mesi e i 2 anni e 2 mesi per resistenza pluriaggravata. Per 2 tifosi la pena e' stata ridotta a un anno e 6 mesi, per gli altri 2 a un anno e 8 mesi. Gli arresti avevano portato anche a proteste dei tifosi rossoblu'.

ONORE AI DIFFIDATI

La ribellione, la violenza, la deriva politica. Il fascino spaventoso delle curve italiane in un romanzo della scrittice livornese Elisa Davoglio. «Onore ai diffidati», l’immersione di una donna nel ventre del tifo
Igiaba Scego
Atala è un romanzo di François-René de Chateaubriand, il nome di un’eroina, di una donna forte, unica nel suo genere, una donna che odora di bene. Nel romanzo di Elisa Davoglio Onore ai diffidati (Mondadori, 16 euro) Atala diventa altro, un’eroina storta che puzza di male e confusione. «Non è un bel personaggio - dice l’autrice della sua creazione - come del resto la storia che racconto non ha certezze».La trama è semplice nella sua complessità. Atala è una bella livornese di vent’anni che come tante livornesi ha deciso di lasciare il mare, il porto, i muri coperti dalle scritte dei tifosi amaranto per approdare in una grande metropoli agitata e forse anonima. In una Milano evanescente Atala comincia a perdere i pezzi di sé, si iscrive all’università ma non riesce a studiare molto, ha un gatto ma non riesce (come Audreuy Hepburn in Colazione da Tiffany) a dargli un nome, danza ma non riesce a trovare un baricentro. Trova un ragazzo però: Luca. E su di lui punta tutto. Forse troppo. Quando Luca viene arrestato dalla polizia il mondo di Atala, già precario, precipita. L’accusa è spaccio legato alle tifoserie calcistiche. Ed è così che la ragazza scopre che l’uomo con cui ha condiviso il letto e a cui ha insegnato le cinque posizioni della danza classica è un ultras della mitica Fossa dei leoni e che in fondo non lo conosce veramente. Il libro è quindi un viaggio che facciamo insieme ad Atala nel mondo di Luca, degli Ultras e in generale nelle contraddizioni della nostra società.«Questo libro ha un inizio casuale. La primavera scorsa mi era stato dato il compito di fare un reportage sul tifo. Interessava il mio punto di vista femminile. Sono sempre stata una ragazza sportiva. Il calcio mi piace, so cos’è un fuorigioco, ho alle spalle il rigore della danza, il nuoto sincronizzato, ho persino scoccato frecce. Quando ho cercato di contattare dei tifosi mi sono trovata davanti ad un muro. Molta diffidenza. ’Che cavolo vuoi? Vai a quel paese’, mi dicevano. Ero la ficcanaso, quella che chiedeva troppo. Più il muro diventava alto, più volevo capire». Il punto di partenza della Davoglio era l’inquietitudine generata dal male, dalla non chiarezza delle immagini degli scontri domenicali: «facevo come tutti l’equazione ultras uguale violenza. I ragazzi con passamontagna e spranghe mi facevano paura, ma mi incuriosivano anche. Non riuscivo ad accontentarmi delle spiegazioni dei media, volevo approfondire la faccenda. Quindi ho deciso consapevolmente che lo strumento reportage non era utile per capire fino in fondo questo mondo. Dovevo usare l’immaginazione, la fantasia, il romanzo. Perché solo così avrei avuto la possibilità di cogliere le sfumature e tutte le contraddizioni. Solo così mi sarei liberata dai pregiudizi moralistici. Il mio obbiettivo era quello di non giudicare, ma di descrivere qualcosa che per il mio Io di prima poteva essere inspiegabile. La mia immersione doveva essere totale, ma senza verdetti».Elisa Davoglio, 32 anni, conosciuta soprattutto per la raccolta Olio Burning (Perrone, 2006), ha trovato proprio nella sua scrittura morbida, sinuosa, estremamente precisa il suo maggiore alleato. «Agli ultras non ho mai detto bugie. Non mi sono mai finta altro da me. Gli dicevo ’che male può farvi la poesia?’, mi sono fatta conoscere per quella che sono, Elisa Davoglio, poetessa. Poi ho consigliato loro di guardare su internet. Quando scoprivano che non ero la solita giornalista impicciona si aprivano, alcuni mi hanno anche fatto leggere le loro poesie. In generale parlare con gli ultras mi ha fatto capire molto. È un mondo vario. Fatto di tante appartenenze dove convivono il ragazzo ricco con l’ambulante, un mondo fatto di treni, stazioni, trasferte, riti sempre uguali. Dove il gruppo è tutto, è forte, compatto, esaltato, cattivo. Dove ogni personalità è cancellata e dove si ha l’illusione di realizzare un’esistenza. Ho avuto un grande aiuto dal sito www.asromaultras.it e in particolare da Lorenzo Contucci che lo cura. Lorenzo è un avvocato, un ex ultras ed è lui che mi ha fatto capire in termini legali cosa significa una diffida».Il mondo del calcio nel romanzo della Davoglio esce fuori come un mondo contorto, violento, pericoloso. Un calcio in continua mutazione genetica, corrotto dai soldi e dai procuratori. Ma l’autrice invece ha voluto iniziare la sua danza letteraria con un’immagine sana dello sport: «ho inserito nelle prime battute la figura di Rossano Giampaglia. Lui ha allenato l’Under 21, da giovane ha fatto il centrocampista, accompagnava la nazionale maggiore, era amico fraterno di Marcello Lippi. Ha assaggiato la serie A con la Sampdoria e poi militato in B e C. Per noi era e rimane soprattutto un livornese. Un uomo che aveva scelto una carriera in tono minore per stare vicino alla sua gente, al suo mare. Si è arreso alla leucemia, ma il suo sorriso è molto caro a noi triglie livornesi. Atala lo incontra per caso in un maneggio, Atala che dice qualcosa di casuale sul calcio, Giampaglia che le chiede ’sei mai andata allo stadio?’ e poi la porta a vedere la partita. Ecco questo è successo a me Elisa ed è l’unico episodio autobiografico di questo romanzo. Mi serviva l’energia di quel sorriso per descrivere il dopo, il gorgo in cui si infila il mio personaggio».Questa Livorno «dove si nasce tifosi come si nasce comunisti», questa città sana, incompresa, dove le ragazze all’esame di maturità «portano i sandali e hanno i segni dei lacci del costume dietro le spalle», questa Livorno è il motore di tutto. A Livorno essere di sinistra è nel dna, si nasce veramente comunisti: «anche Atala in fondo lo è, ma non ne ha consapevolezza» ed è questa Livorno che scorre nel sangue della Davoglio che trasforma Onore ai diffidati in un libro sulla politica, un libro che riflette il presente.«La vicenda è ambientata a Milano perché mi interessava parlare della Fossa dei Leoni. Con lei è nata nel 1968 la storia della tifoseria Milanista. Gruppo apartitico, misto, tosto. La Fossa si è sciolta dopo un lungo conflitto strisciante che aveva preso a pretesto il furto di uno striscione ad opera di ultras juventini. La Fossa venne accusata di aver chiesto l’intermediazione della Digos. Un fatto inaccettabile per le regole degli ultras. Per protesta, perché presa di mira, la Fossa si è dovuta sciogliere. Però parlando con gli ultras la fossa rimane l’Eden, l’ideale. Oggi c’è una pericolosa deriva verso l’estremismo di destra soprattutto, ma anche di sinistra. La politica entra nello stadio di prepotenza, perché il calcio è stato svuotato dei suoi valori. Troppe partite, troppa tv, troppi soldi. Non a caso Luca, il taciturno, è una della Fossa. È leale Luca, la sua estrema onestà è qualcosa che potrebbe portare alle estreme conseguenze. Ha questa tendenza al martirio che non può esprimere. Ha gambe forti e delicate insieme. Ma come gli antichi brigatisti potrebbe premere un grilletto da un momento all’altro ed uccidere per integrità. Fa una tesi sull’eversione nera e rossa degli anni ’70, ha un eskimo, un motorino scassato. Sono una zecca certa, dice di se stesso, una zecca di una sinistra non più di moda. È uno che sarebbe pronto ad affrontare quello che c’era prima, gli scontri, la targa da terrorista, ma sa che adesso è tutto diverso, sa che la rivoluzione non tornerà, perché non solo è proibito farla, ma anche pensarla. Luca è un personaggio positivo, estremamente buono, ma anche estremamente pericoloso».C’è molta riflessione sulla politica di oggi nel romanzo della Davoglio. «Quando Atala va nel quartiere di Luca lo trova abbandonato, con i lampioni rotti. L’italiano quando ha dei problemi pratici è facile abbindolarlo. La destra ha fatto questo. Ha detto al popolo che il problema sono i Rom, gli stranieri e il popolo ha creduto a questa bugia attanagliato dalla paura della povertà. La sinistra non ha colto il disagio, anche perché ormai è lontana dalla gente. Non c’è più lo scontro sociale. Anche i boicottaggi sono all’acqua di rose, si partecipa alle maratone contro il nucleare indossando scarpe Nike. Le sedi dei partiti sono tutte in zone eleganti e in generale la sinistra oggi è pariolina e radical-chic. Vive nelle stesse modalità dell’estrema destra, nello stesso mondo, con gli stessi orizzonti. Forse vanno anche a cena insieme».Questi orizzonti mischiati tra destra estrema e sinistra poco radicale sono ben descritti dall’autrice. Personaggi strani quelli di Onore ai Diffidati. Nessuno di noi vorrebbe incrociarli per strada, di certo non li vorremmo come amici. Alexhooligan, Azdin, il Pirata sono immersi ognuno nel suo lato oscuro. Amalia è bella, balla da dea, ma desidera una morte che non la deluda. Melissa è un’adolescente Lolita sua malgrado, sedotta da un quarantenne senza scrupoli. E poi c’è Marco. Il classico bravo ragazzo, studia da medico, ha una vita ordinata (troppo?). Però poi tra le pieghe della sua vita perbene, nel suo quartiere perbene, si scopre un’appartenenza a Forza Nuova, un odio estremo verso i migranti, un tifo malato e una furia devastatrice che lo ingoia. Marco, come in fondo Atala la ballerina che non sa ballare veramente, è solo. Fa l’amore sognando lo stupro che un giorno forse farà. Accoltella Marco. Fa male. Ha occhi devastati da un odio che l’autrice non ci vuole totalmente spiegare. Personaggi negativi che la Davoglio non giudica «perché per me è più importante l’uomo o la donna che ci sono dietro. La loro essenza che non mi voglio dimenticare». In questo Elisa Davoglio ci ricorda il Calvino de Il sentiero dei nidi di ragno, nessuno è vero carnefice o vera vittima. Tutti stritolati da un meccanismo che va oltre loro. Fermezza, violenza, estrema onestà di questi belli e dannati del terzo millennio.

GLI ULTRAS DELLA REGGINA

Questo è il comunicato stampa diramato dagli Ultras della Curva Sud della Reggina:
"La serie A ai nostri padri e ai nostri nonni sembrava un traguardo irraggiungibile, un “sogno” che non si sarebbe mai realizzato… Domenica 27 aprile, in appena 90 minuti, la Reggina si giocherà contro il Parma quella serie A che nel 1999 conquistò dopo 85 anni di attesa.
Il campionato che volge al termine forse è stato il peggiore della nostra intensa storia in serie A. Ma a quattro giornate dalla fine è concreta la possibilità di realizzare per la nona volta quel “sogno”. I giocatori sanno che rappresentano una città orgogliosa, passionale, indomita.
Nessuna esitazione, nessuna paura, nessuna apatia può essere perdonata quando è in gioco il nome di REGGIO CALABRIA!
Vogliamo SUDORE E SANGUE PER LA MAGLIA AMARANTO! I giocatori del Parma dovranno desiderare che la partita finisca al più presto. Dovranno essere storditi dall’urlo di una città che vuol restare in serie A…
Basta con rimpianti e recriminazioni.
E’ il momento di sfoderare l’orgoglio di essere reggini: al Granillo deve battere forte il cuore di Reggio. Più forte dell’invidia e di chi ci vuole male. E’ l’ultima chiamata. I ragazzi in campo… Noi sugli spalti… SCATENIAMO L’INFERNO… FINO ALLA VITTORIA!!!" Ultras Curva Sud Reggio Calabria

25 aprile 2008

CAPO ULTRAS

Agenti della Squadra Mobile della Questura di Bari e del Commissariato di Barletta hanno eseguito stamane, su disposizione del gip del Tribunale di Trani, Francesco Zecchillo, un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di cinque persone pregiudicate di Barletta, Altamura e Torre Annunziata (Napoli).
Agli arrestati, tra i quali D. F., 43 anni, capo ultras del Barletta Calcio, e' stato contestato il reato di spaccio di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti. Nel corso delle indagini, condotte da Squadra Mobile e Commissariato, con il supporto tecnico di intercettazioni ambientali, sono stati sequestrati 11 chilogrammi di hashish.

DON ALDO

Il Centro Coordinamento Toro Clubs ha accolto con molto favore la proposta di Alberto “Jimmy” Fontana, di condividere un progetto di solidarietà con l’Associazione OASI di Don Aldo Rabino. Si tratta di un progetto ambizioso che vuole essere un'iniziativa d'eccellenza nel panorama del tifo calcistico nazionale. Questa iniziativa ha subito riscosso una grande attenzione da parte di moltissimi Clubs, che si sono attivati per entrare a far parte del progetto, che è ormai sentito come appartenente a tutti.Il progetto ha lo scopo di creare e realizzare un capo d'abbigliamento unico per la tifoseria granata, che abbia una forte caratterizzazione e sia personalizzabile secondo il Club di appartenenza.L'idea nasce dalla voglia di creare qualcosa che possa unire i tifosi lasciando traccia nel tempo e legando l'iniziativa ad un' importante operazione di solidarietà.Il capo d'abbigliamento in questione è una Felpa, che verrà venduta esclusivamente secondo le seguenti modalità:1) all'interno di tutti i Toro Clubs sotto la responsabilità di ciascun Presidente, con il supporto del Centro Coordinamento Toro Clubs;2) attraverso il sito web del CCTC.3) attraverso i siti web dei vari Club.Il produttore coinvolto nell'operazione fa capo all'azienda di abbigliamento fondata da Jimmy Fontana il quale si fa garante della produzione, accollandosi le spese accessorie (dazi doganali, trasporto della merce, design del prodotto). Inoltre si impegna a girare, al costo di produzione, la felpa in modo che il ricavo derivante dalla vendita sia destinato unicamente all'associazione OASI di Don Aldo Rabino, cappellano storico del Toro.Le felpe saranno disponibili anche in taglie bambino e verranno prodotte in taglie dalla Small alla XXXLarge per accontentare il maggior numero di tifosi.L’Associazione O.A.S.I. lavora da sempre per e con i giovani. E’ sorta a Torino in borgo S. Paolo nel 1969 grazie al lavoro del giovane salesiano don Aldo Rabino, nello spirito della Operazione Mato Grosso, sviluppandone gli ideali e lo stile di lavoro. L’O.A.S.I. conta solo in Torino circa 500 volontari, soprattutto giovani; che durante l’anno mettono in azione più di 5000 persone, riuscendo così a svolgere gratuitamente tutte le attività associative.Le sorgenti economiche sono:- L’autotassazione di tutti i volontari che, non solo non percepiscono retribuzione alcuna, ma provvedono essi stessi al proprio mantenimento.- I campi di lavoro, le mostre artigianali, gli spettacoli, le giornate di sensibilizzazione con allestimento di bancarelle e le raccolte di carta, ferro, stracci,ecc.- Le offerte di tanti amici che credono nell'impegno sincero dell'Associazione.Operare in gruppo genera "gesti di vita", benessere interiore e concrete possibilità di intervento a favore di bambini, malati e bisognosi. Questa iniziativa vuole essere di sostegno concreto alle attività svolte dall’O.A.S.I. in Italia ed in Brasile, dimostrando che il tifo granata ha una sensibilità unica.

HELLAS

Un invito ai parlamentari veronesi affinchè si attivino, insieme all’Amministrazione Comunale, per cessare l’atteggiamento discriminatorio riservato dall’Osservatorio e dalla Lega Calcio di Serie C nei confronti dell’Hellas Verona. Questo il senso dell’incontro che si è tenuto questa mattina a Palazzo Barbieri tra il Sindaco Flavio Tosi, l’assessore allo Sport Federico Sboarina ed alcuni rappresentanti dei parlamentari veronesi. Presenti all’incontro i parlamentari della Lega Nord Matteo Bragantini, Giovanna Negro e Alessandro Montagnoli e Alberto Giorgetti di An. “Verona è la decima città in Italia e la quarta città turistica –ha detto il Sindaco Tosi- deve finire questo atteggiamento persecutorio nei suoi confronti, che dura ormai da troppi anni, e che la dipinge come città violenta e razzista. Ai nostri parlamentari chiediamo di mettere in atto un’azione di lobby a difesa della città, non per cercare privilegi, ma per essere trattati al pari degli altri. Verona è una città con una tifoseria numerosissima, che pur avendo una squadra in C1 che lotta per non retrocedere, è in grado di far affluire allo stadio anche 10-12 mila persone per assistere alle partite. Anche in vista delle prossime trasferte, quindi, sulle quali dovrà esprimersi l’Osservatorio, non vogliamo che la città e la sua squadra siano penalizzate, prima ancora che finisca il campionato”. “A fronte dei fatti accaduti la scorsa settimana –ha aggiunto Sboarina- abbiamo ritenuto opportuno iniziare un dialogo per creare un fronte comune tra istituzioni cittadine e parlamentari, perché riteniamo che ormai sia diventato inaccettabile il comportamento della Lega Calcio C, del suo presidente, e della giustizia sportiva in genere, nei confronti di Verona, dei suoi cittadini e dei suoi tifosi. Per riabilitare l’immagine di Verona, quindi, abbiamo ritenuto di iniziare un cammino per andare nella direzione di stemperare gli animi, evitare che succedano incidenti, e dare un servizio ai nostri cittadini: la scelta del maxischermo in Bra andava appunto in questa direzione, visto che era stata vietata la trasferta di Pagani, e che la tifoseria aveva risposto in modo assolutamente responsabile”. D’accordo sulla necessità dell’intervento anche i parlamentari. “Porteremo all’attenzione del Governo –ha commentato Giorgetti- l’immagine positiva della nostra città per garantire finalmente un trattamento paritario alle altre tifoserie italiane”. “Faremo pressione affinchè l’Osservatorio sia più equo. - ha aggiunto Bragantini- E’ giusto che chi sbaglia paghi ma altrettanto giusto che chi non sbaglia non debba pagare”. Un appello alla giustizia sportiva affinché prenda in considerazione le volontà locali è stato infine quello esposto da Montagnoli. “E’ giunto il momento che le istituzioni conoscano meglio le peculiarità delle realtà locali prima di assumere decisioni che rischiano di essere discriminatorie”.

BETTA

“I tifosi ringraziano il presidente Betta Pasini, Pro Sesto ancora in C1”. E’ il messaggio scritto su oltre 200 grandi manifesti (130 cm di altezza X 100 cm di larghezza), con tanto di foto della protagonista, apparsi oggi in tutta Sesto San Giovanni. Un’iniziativa promossa dai tifosi della Pro Sesto per ringraziare l’unico presidente donna del calcio professionistico italiano, dopo la conquista della matematica salvezza nel campionato di C1, maturata domenica scorsa con la vittoria per 2-1 a Padova: “Uscendo di casa – commenta Elisabetta Pasini – sono rimasta a bocca aperta. Il cellulare è cominciato a squillare e un po’ da ogni parte della città mi avvisavano dell’accaduto. Desidero ringraziare tutti i tifosi che mi sono stati vicini in questa fantastica avventura. Domenica - conclude Elisabetta Pasini risponderò a questa dimostrazione d’affetto organizzando allo stadio Breda, subito dopo la partita casalinga con il Lecco, una festa cui è invitata tutta la cittadinanza”.

DIVIETI

ROMA, 24 aprile - Per la partita Torino-Napoli del prossimo 4 maggio l'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive ha disposto la chiusura del settore ospiti, con la possibilità che questa parte dello stadio venga usata per favorire la presenza di famiglie, scuole, associazioni ed anziani. È stata inoltre limitata la vendita di biglietti alla sola provincia di Torino. LE MOTIVAZIONI - I tifosi del Napoli, infatti, lamenta l'Osservatorio, in occasione della gara con il Parma, hanno dapprima tentato di sfondare il cordone degli steward, poi hanno dato vita a tafferugli in città e, successivamente, giunti alla stazione di Bologna, hanno ritardato di oltre 70 minuti la partenza di un Eurostar costringendo all'attesa oltre 600 viaggiatori che sono potuti ripartire solo dopo l'intervento delle forze dell'ordine. LE ALTRE DECISIONI - Nella riunione di oggi, l'Osservatorio ha stigmatizzato il comportamento - nelle ultime giornate dei campionati di calcio - delle tifoserie del Napoli, della Viribus Unitis (squadra dilettantistica delal provincia di Napoli) e del Lecco. "Deprecabile", per l'organismo, anche il comportamento degli ultras della Viribus Unitis che, in occasione della partita con la Cavese, si sono presentati con il volto travisato ai cancelli dell'impianto sportivo e, con un fitto lancio di pietre e bombe carta, hanno inutilmente tentato di forzare lo sbarramento delle forze dell'ordine. "Censurabile", inoltre, è stato giudicato il comportamento dei tifosi del Lecco, i quali hanno indirizzato verso la terna arbitrale ingiurie e minacce, prima, durante e dopo la gara. Peraltro, rileva l'Osservatorio, in questo campionato consistenti gruppi di supporter del Lecco si sono distinti negativamente in altri 15 casi tanto da essere ricompresi tra le tifoserie violente e da richiamare l'attenzione per l'adozione di opportune contromisure fino alla fine del campionato. Infine, anche tifosi del Cosenza si sono evidenziati negativamente per aver danneggiato alcune carrozze di un convoglio ferroviario e impedito per oltre un'ora la partenza di un treno dalla stazione di Sapri. Queste le altre decisioni dell'organismo: per Cavese 1919-Sora e Campobello-Cosenza (Dilettanti - in programma il 4 maggio), Lucera-Bisceglie e Quarto-Viribus Unitis (Dilettanti - in programma il 27 aprile), eliminazione del settore ospiti. Biglietto singolo ed incedibilità dello stesso per le gare Catania-Reggina (serie A - 4 maggio), Rimini-Triestina e Modena-Brescia (serie B - 3 maggio). Partita a porte chiuse,infine, per Viribus Unitis-Francavilla Fontana (Dilettanti

24 aprile 2008

QUALCHE VOLTA

A Cosenza, tutti assolti i 13 no global della Rete Sud ribelle, accusati di associazione sovversiva per la presunta organizzazione degli incidenti accaduti al G8 di Genova. La sentenza è stata emessa dopo poco più di un'ora e mezzo di camera di consiglio. Il pm Fiordalisi aveva chiesto condanne per complessivi 50 anni di reclusione e tre di libertà vigilata. Le condanne più alte erano state chieste per Francesco Caruso, Luca Casarini e Francesco Cirillo.
Qualche volta c'è giustizia a questo mondo.
V&D

NON SOLO ITALIA

di Carlo Genta

Più che graffiti, oggi sono detriti. Sassi e massi che rotolano a valle dalla montagna dello sport. Non vorremmo dare fiato ai cantori del più imbecille dei detti, quello del mal comune. Vale piuttosto l'altro quello del "tutto il mondo è paese". E non troppo sano, bisogna aggiugere. Nel sud del Mediterraneo non è poi una novità che, sempre per motteggiare, quando dici derby dici danno. Ma che pure a Cipro ci si mettano a far casino in modo pesante, dà idea della povertà di spirito di questi tempi stupidi. Semifinale dell'imperdibile Coppa di Cipro: Apoel Nicosia contro Omonia. Su quello scoglio la partita di calcio più sentita. Squadrette che quando la Coppa dei Campioni era tale, è capitato perfino di trovare contro le nostre al primo turno. Poi inghiottite dalla rivoluzione Champions. Ebbene lunedì mattina una ventina di sfaccendati con cappuccio e colori dell'Omonia ha aggretito con pietre e mazze tre persone scambiate per tifosi dell'Apoel. Addirittura scambiate, come se questo facesse qualche differenza. Danni seri per gli aggrediti. Si legge dalle agenzie che raramente i confronti tra queste due squadre finiscono senza incidenti. Il presidente cipriota e il ministro della giustizia, dopo aver imposto lo spostamento della gara, hanno convocato gli stati generali per discutere sul problema della violenza nel calcio. Tutto il mondo è paese, per l'appunto. E poi, fosse solo il calcio.Sì, perchè attraversi il fosso, vai in Grecia a Salonicco, e trovi due giocatori americani di basket dell'Aris - Jeremiah Massey e Reyshawn Terry - che girano in macchina e passano per un quartiere contrada dell'altra squadra, il Paok. Pieno centro cittadino. Un branco di ragazzotti li riconoscono e scatta l'inseguimento in moto. Poi vetro dell'auto dei giocatori spaccato e lancio di un ordigno incendiario nell'abitacolo. Per miracolo Massey e Terry non si fanno male sul serio. Il tutto a pochi giorni da Aris-Paok.Storie dal sud del mondo? Benissimo. Allora attraversiamo l'Oceano e facciamo rotta verso nord. Montreal, Canada, laddove non abitano esattamente le esagerazioni latine. Non è calcio e nemmeno basket, ma hockey su ghiaccio. I Canadiens di Montreal giocano una partita dei playoff NHL contro i Boston Bruins. E vincono. Migliaia di persone fanno festa per strada. La festa diventa violenza di strada. Sedici auto della polizia incendiate, vetrine fatte a pezzi, ripetute cariche della polizia. Alla fine sedici persone, tra le quali tre minorenni, finiscono ammanettate. Isolata notte di follia? Non proprio. Sempre a Montreal nel 1993 i Canadiens vinsero la Stanley Cup e fu anche peggio.Chiudiamo il nostro perverso giro del mondo a Liverpool, dove martedì sera si è giocata la semifinale di andata di Champions League e dove la polizia ha caldamente raccomandato, per non dire ordinato, a George Gillet e Tom Hicks di non farsi vedere in tribuna ad Anfield Road. C'erano fondati motivi per temere per la loro incolumità. Chi sono questi due? Non quello che pensate, non hooligans capi delle opposte brigate. Ma gli americani che poco più di un anno fa hanno acquistato i Reds e che pare siano diventati un filo impopolari a Liverpool alla faccia di acquisti milionari, da Fernando Torres in giù, e di una finale di Coppa Campioni che pare dietro l'angolo. Mettete sulla torta al cianuro questa ciliegia: a marzo Gillet aveva rivelato di aver ricevuto minacce di morte per spingere l'invito a cedere le sue quote ad Hicks. Amen.Dove vogliamo arrivare? Proprio da nessuna parte. Se tutto il mondo sportivo è questo tipo di villaggio sommerso dall'immondizia dell'inciviltà, chiediamo asilo laddove non rotoli nemmeno un pallone. E se non c'è la tv, meglio.

COMO ALL'INGLESE

Mentre il Como ipoteca la promozione in C2, lo stadio Sinigaglia resta lì. Fermo in un limbo anacronistico, lontano dai nuovi bisogni di controllo e sicurezza. Una struttura splendida per disegno e posizione ma obsoleta rispetto agli standard richiesti oggi a una moderna area sportiva.Non solo. Nessuna soluzione è all'orizzonte per far fronte ai disagi dei residenti, costretti a rinunciare ai posti auto durante le partite e preoccupati da possibili scontri tra tifoserie. «Anche per Como occorre un ripensamento», suggerisce Maurizio Marinelli, direttore del Centro studi sulla sicurezza pubblica di Brescia. «Tutti gli stadi cittadini creano problemi di ordine pubblico». L'esperto è chiaro: «Tenere uno stadio in un centro abitato mette a repentaglio la vita e l'incolumità dei residenti della zona».Occorrono spazi di nuova concezione. «Il Sinigaglia non applica le misure sulla sicurezza del decreto Pisanu perché la capienza è stabilita in 7.500 posti ma io credo che per tutti debbano valere gli stessi principi. Per esempio, da settembre i grandi club dovranno dotarsi dello steward che in Inghilterra si è rivelato fondamentale». Lo steward è, in sostanza, un vigilante alle dipendenze delle società che aiuta a garantire la sicurezza. La normativa ne dispone uno ogni 150 spettatori. Ma si potrà prevedere anche il rapporto di uno ogni 250 a seconda della capienza dell'impianto. «Questa figura è importante anche per le categorie minori - spiega Marinelli - Non è raro che i tifosi dei grandi club diffidati decidano di seguire partite minori per il solo gusto di creare incidenti. Non vanno sottovalutati, il loro motto è: 'Esisto perché sono violento'».Dunque, il modello cui aspirare, anche per un club in crescita come il Calcio Como, è quello inglese. «Loro hanno risolto l'emergenza e oggi gli hooligan sono un problema soltanto nelle trasferte internazionali. Uno stadio sicuro è uno stadio senza barriere, dove vince l'educazione. Non si può pensare soltanto alla repressione. Dal 1980 a oggi, negli stadi italiani sono morte 56 persone, una cifra enorme».Insomma, una nuova pedagogia dello sport. «Famiglie, scuole e oratori devono impegnarsi perché i giovani crescano con una nuova visione del calcio. Siamo in ritardo, dobbiamo attivarci». L'obiettivo è, naturalmente, a lungo termine. «Nel medio periodo - conclude Marinelli - si possono pensare nuove forme di controllo. Gli agenti in tenuta antisommossa sono controproducenti e diventano una provocazione. Oggi servono pochi uomini e molto specializzati».

23 aprile 2008

DROGA

L’esterno del Cosenza, Roberto Occhiuzzi : «Gli ultrà sono la mia droga. Con il Bacoli ho pronta una sopresa per loro» Ancora non si può far festa come si vorrebbe, ma rispetto alle scorse settimane quando un pareggio (Turris) o una sconfitta (Nocerina) consentivano al Bacoli Sibilla di avvicinarsi un po’ in classifica tenendo alta la tensione di squadra e pubblico, ora non c’è più nulla di cui preoccuparsi. L’aritmetica serve semplicemente a far preparare al meglio un evento che l’intera città di Cosenza attende da ben cinque anni. Sei punti di vantaggio a due giornate dal termine, consentono ai Lupi di rilassarsi e di cominciare a pensare seriamente ai festeggiamenti. E alla fine non dispiace affatto che l’attesa si prolunghi di altri sette giorni, anzi, fra tifosi e soprattutto giocatori, c’è quasi un sadico piacere nel pensare che il giorno della C arriverà nella bolgia del San Vito, con il Bacoli Sibilla a fare da sparring partner. Basterà un punto ma difficilmente i giocatori rossoblù si accontenteranno. Lo ha detto Stefano Ambrosi, sempre diretto e senza peli sulla lingua, nelle sue esternazioni (“I campani devono cominciare a recitare il rosario”), e lo ribadisce il leader carismatico del gruppo, Roberto Occhiuzzi, che con quel gesto più simbolico che scaramantico del bacio al pallone, ha fatto risbocciare l’amore tra la città e il calcio cittadino. Dalla sua casa di Cetraro, nella quiete più totale degli affetti familiari, il talento rossoblù sembra avere ben chiaro il “piano d’attacco” da attuare domenica prossima a cospetto degli uomini di Carannante. «Anche se abbiamo praticamente raggiunto la C, teniamo particolarmente a questa gara. Vogliamo vendicare la sconfitta immeritata rimediata sul loro campo e farli partecipare alla nostra festa. E poi, lo dico sinceramente e senza presunzione, io fino a un anno fa non sapevo nemmeno che esistesse il Bacoli calcio». All’andata il trattamento nei vostri riguardi non fu dei migliori. Voi come accoglierete Manzo e compagni? «In Campania si sono comportati male, è vero, ma noi mica siamo come loro. Il bello di quest’anno è che ovunque siamo andati siamo sempre stati trattati bene, e noi lo stesso abbiamo fatto in casa con le squadre ospiti. Solo a Bacoli sono successe cose da pazzi». Cambiamo argomento e parliamo di questa stagione speciale. Per te è un sogno che si avvera. Prima di vestire questa maglia per molti eri Occhiuzzi del Rende. In un anno hai conquistato l’intero ambiente. Ora sei a tutti gli effetti l’Occhiuzzi, “Principe” del Cosenza. E guai a chi ti tocca. «Sono orgoglioso di questo. La gente, oltre alle doti tecniche, credo abbia apprezzato l’attaccamento e la serietà che metto nel lavoro. La maglia del Cosenza l’avevo vestita anni fa, ma qualcosa era andato storto e sono stato costretto ad andare via. Sapevo, però, che sarei tornato da protagonista. Magari non in D, ma qui va bene tutto». Qual è stata la forza trainante di questo gruppo? «La compattezza e la passione. Siamo sempre stati consapevoli di essere superiori a tutti tecnicamente, ma con l’umiltà e la spinta impressionante dei tifosi abbiamo superato difficoltà che in un campionato lungo e dispendioso sono sempre dietro l’angolo». Hai citato i tifosi. Per loro gli elogi si sprecano. In alcune gare si sono rivelati determinanti, fornendo a chi era in campo, fiato, gambe e voglia di buttarla dentro a tutti i costi. «Gli ultrà sono la nostra droga! Devo ammettere che se non ci fossero stati loro io in molte partite, sia mentalmente che fisicamente, avrei mollato prima. Grazie all’incredibile spinta che riescono a darci, ho trovato forze impensabili e sconosciute. Ti fanno salire l’adrenalina e devo solo dirgli grazie. Mio fratello un po’ di tempo fa, durante una partita vedendomi stanco, mi ha suggerito di fermarmi. Io ho guardato la curva e ho ripreso a correre più forte che mai». Con una tifoseria così, Occhiuzzi non può fare altro che rimanere in rossoblù. «E’ ovvio che resto, io qui chiuderò la mia carriera, ne sono sicuro. Voglio arrivare con questi tifosi in B o in A. Dagli spalti al campo. Due nomi, un under e un over, che ti hanno sorpreso maggiormente rispetto agli altri. «Farne solo due non è semplice, ognuno è stato determinante a modo suo. Ma se proprio devo, dico Chianello e Morelli con l’aggiunta di Perrelli (strappo alla regola concesso, ndr). Luca lo conoscevo, sapevo che era forte, ma mi ha colpito la sua maturità nello stringere i denti e tornare a giocare alla


grande dopo un lungo infortunio. E poi mi piace perché è un giovane che preferisce rimanere dietro le quinte. Morelli, beh, lo sanno tutti, è mio fratello, la mia seconda anima. A mio avviso è il più forte della squadra, e non scherzo. Nessuno ha la sua intelligenza tattica. E poi c’è Perrelli. Dopo aver vinto tanto, nella sua Cosenza non è riuscito a lasciare il segno sul campo come avrebbe voluto. Ma non ha mai mollato, dimostrando di tenere al gruppo». Non si può non parlare di Mimmo Toscano, per te un amico prima che un allenatore. «Un grande. Pur essendo giovane ha dimostrato di che pasta è fatto. Non è stato difficile per lui farsi rispettare. Dall’inizio del ritiro, io, Cosa e Parisi avevamo deciso di dargli del lei, sarebbe servito da esempio soprattutto per i giovani. Ma lui è riuscito ad andare oltre, mostrando doti difficili da trovare in giro». Chiudiamo tornando a parlare della partita con il Bacoli. Sei consapevole di quello che troverete fuori e dentro lo stadio San Vito? «Non vedo l’ora. Solo a pensarci mi vengono i brividi. So che i biglietti stanno andando a ruba. I miei familiari e molti amici cetraresi verranno a Cosenza. Mamma mia, ma quando arriva domenica? E se i Lupi dovessero vincere grazie ad un gol del “Principe”? «Togli il se, io segnerò sicuramente. Ho già preparato una sorpresa speciale da regalare al pubblico. Ma non dico di più». Francesco Veltri

22 aprile 2008

MONDIAL AGROPOLI

Capaccio. Violenza e resistenza a pubblico ufficiale. E’ questa l’accusa per Pasquale Di Luccio 26 anni di Agropoli, calciatore della squadra "Mondial Agropoli", che milita nel campionato regionale dilettanti di seconda categoria. Il giovane è stato arrestato domenica per l’aggressione a un carabiniere, avvenuta nel corso di una partita a Capaccio, presso lo stadio "Mario Vecchio" tra le squadre "Mondial Agropoli" e "Capodifiume". Ieri mattina la vicenda è arrivata davanti al giudice del tribunale di Eboli, che ha stabilito l’inizio del processo per il 4 dicembre. Presenti all’udienza tutti i calciatori della squadra agropolese. «Sulla mia richiesta di termine a difesa - afferma l’avvocato Lorenzo Margiotta, che assiste Di Luccio - è stato vanificato il rito per direttissima. Il mio assistito è stato scarcerato, la vicenda è stata ridimensionata a seguito di diverse testimonianze che smantellerebbero l’accusa». Secondo la ricostruzione effettuata dai carabinieri, agli ordini del capitano Giorgio Borrelli, il parapiglio si sarebbe verificato dopo l’espulsione dal campo di Di Luccio. Il ventiseienne, che è impiegato nella segreteria di una scuola del Cilento, è stato invitato dall’arbitro a recarsi negli spogliatoi. Ed è proprio negli spogliatoi che ha avuto origine la lite tra Di Luccio e il custode dello stadio dove si è svolta la competizione sportiva. La lite, alla quale avrebbero preso parte anche altri giocatori agropolesi, in pochi istanti è degenerata. Di Luccio avrebbe spinto il militare facendolo cadere a terra. Per lui la prognosi è di tre giorni. A quel punto il calciatore è stato fermato e accompagnato in caserma. Ai suoi polsi sono scattate le manette per violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Nella serata di domenica sono stati ascoltati diversi calciatori delle due squadre e i dirigenti, tra questi il presidente della squadra "Capodifiume", Giuseppe D’Amico. «Ho cercato di calmare inutilmente le acque - commenta il presidente D’Amico - non capisco davvero perché i calciatori della squadra agropolese abbiano reagito in quel modo, stavano anche vincendo la partita. In tanti anni che mi occupo di calcio, non ho mai visto una cosa del genere. La veritá è che non c’è più rispetto per le forze dell’ordine che svolgono il loro dovere». D’Amico pensando alle possibili conseguenze, aggiunge: «I miei giocatori non hanno partecipato, non si sono mossi dal campo. Se la Lega calcio dovesse decidere di multarci con una sanzione di 500 euro per quanto è accaduto, ritirerò la squadra dal campionato. A questo punto è meglio non partecipare».

PETARDI

Anche il carcere per chi lancia petardi allo stadio. A dirlo è stata la Cassazione secondo cui gli ultrà che lanciano i petardi allo stadio non se la potranno più cavare con un semplice Daspo, ovvero il divieto di vedere dal vivo la squadra del cuore, ma rischiano l'arresto per violazione della legge “Mancino” contro la violenza nelle manifestazioni sportive. Con la decisione, la Corte ha accolto il ricorso della Procura di Napoli contro la scarcerazione di cinque “caporioni” della tifoseria della squadra di calcio partenopea - già noti alle forze dell'ordine - che avevano lanciato grossi petardi esplosivi al San Paolo durante Napoli-Frosinone del 2 dicembre 2006.Secondo la sentenza del 2007, con cui il Tribunale della libertà aveva scarcerato gli indagati "i petardi non sono assimilabili né alle bombe, né alle materie esplodenti" e non costituiscono pericolo per la pubblica incolumità "perché lanciati verso i raccattapalle in una zona non molto frequentata". Per la Cassazione (sentenza 16729), invece, "il lancio reiterato di petardi esplosivi dentro uno stadio durante un incontro rappresenta un pericolo per l'incolumità delle persone". Adesso i cinque ultrà - Vincenzo Busiello, Alberto Mattera, Piccirillo Salvatore e Vittorio Puglisi - rischiano di tornare in prigione perché il Tribunale di Napoli dovrà rivedere la sua decisione.

VELTRONI

AGI) - Roma, 22 apr. - “Non possiamo non ricordare che quando c’e’ stata la presentazione della Fondazione dedicata a Gabriele l’unica personalita’ a chiedere giustizia e verita’ a Gabriele e’ stato l’ex sindaco Walter Veltroni”. Lo ha detto Cristiano Sandri, il fratello di Gabo, nel corso della trasmissione di Gianni Elsner su Radio Sei. “A onor del vero - ha continuato Cristiano - anche il Consiglio Comunale di Roma, con un provvedimento trasversale ha fatto una bella iniziativa”.
In trasmissione con i Sandri era presente anche Francesco Rutelli del quale il padre di Gabriele, Giorgio Sandri, dice: “Io ho avuto possibilita’ di conoscere Francesco poco tempo fa, subito dopo la nostra tragedia. Mi sono avvicinato a lui tramite Walter Veltroni uno delle poche istituzioni ad esserci stata vicina, insieme al Presidente della Repubblica. Ho conosciuto Francesco al Palalottomatica, ma a lui non chiedo niente, lo ringrazio solo per la sua sensibilita’”. (AGI)

TARDINI

"Ciao Matteo". Bello e ben visibile lo striscione esposto dai tifosi napoletani in cima alla loro curva e lasciato in bella vista per tutta la partita. Un bel gesto, un caro saluto ad un tifoso entrato ora nel cuore di tutti per la sua tragica scomparsa. A parte questo, bellissima anche la cornice creata dai tifosi ospiti. Poco più di tremila, e scusate se è poco considerata la distanza percorsa, e soprattutto vivacissimi.Entra in campo il Parma e giù fischi. Sembra quasi che sia quella gialloblù la formazione ospite. Entra in campo il Napoli e giù applausi. Stai per dire ok, siamo al San Paolo, quando la Nord inizia ad incitare. E allora ti rendi conto che non sarà semplice, per i ragazzi di Cuper, giocare contro una squadra dai nomi importanti e dai tifosi vivaci, che per i primi tredici minuti irridono i tifosi di casa con cori vivaci e decisamente ben udibili. Il primo "Parma - Parma" dalla Nord arriva al tredicesimo, seguito da una pioggia di fischi da parte dell’opposta fazione.Poi il rigore concesso da Ayroldi, Budan che lo batte sotto una pioggia di fischi e stremiti, lo insacca, ma piovono ancora fischi. Seguiti da applausi quando il Napoli attacca, da una tribuna festante quando Domizzi pareggia. Perché anche in tribuna, se fai la conta, ieri erano di più gli ospiti. Ed i tifosi di casa erano troppo impegnati a criticare la propria dirigenza apostrofandola con un "Presidente caccia fuori i soldi" per cercare di spingere la squadra verso una vittoria che sarebbe stata fondamentale.Poi il secondo tempo, la bolgia in campo, il raddoppio degli azzurri, i cori anche irridenti dei loro tifosi, tipo "Tornerete in serie B" oppure "Alzate la voce non vi sentiamo", la girandola di espulsioni. Perché se loro a casa ci sono tornati contenti, se hanno applaudito la propria squadra, ricevuto maglie e saluti, i tifosi gialloblù hanno saputo solo fischiare un Parma che mestamente usciva dal campo.Ma chi c'era, ed ora scrive, prendendosene gli oneri, invita ad una riflessione. Ad un esame di coscienza. Se in tremila sono saliti da Napoli e si sono fatti sentire più degli undicimila di casa, forse la squadra ne ha risentito. Non sarebbe stato forse più opportuno fare cerchio con la squadra e la dirigenza, accompagnarla in un calvario che potrebbe portare ancora alla permanenza in A, essere grati ad un presidente che comunque ha salvato la squadra dal fallimento (qualcuno ricorda il Crack Parmalat e le sue conseguenze?), invece di fischiare e criticare?E’ dura non sognare più con grandi e nomi e super campioni, vedere gli obiettivi di un tempo inseguiti da altri, ma per le critiche ci sarà tempo a fine stagione. Ora il Parma ha bisogno della sua città, dei suoi tifosi, come non mai, più che mai. E loro dovranno rispondere presente.Francesca Devincenzi

FUORI LE PALLE

Risultato a parte, è comunque certo che Gianni De Biasi si aspettasse tutta un’altra cornice per il suo "terzo debutto": non immaginava, si intende, di iniziare Torino-Inter con la... freddezza del cuore caldo dello stadio. Il primo sintomo del fatto che non si sarebbe trattata di una normale serata di tifo, era la completa assenza di striscioni e bandiere. Stupore generale, da principio, da parte di tecnico, giocatori, società, tifosi. Perchè e contro chi, questa singolare forma di protesta.
Mano a mano, è emerso il motivo - semplice e comprensibile - di tale gesto dimostrativo. E’ emerso con un coro, forte e chiaro, cantato all’unisono da curva Maratona e curva Primavera: «Fuori le palle, tirate fuori le palle». Eppoi da un concetto: «E adesso»... «meritateci».
Due striscioni a caratteri cubitali esposti nelle due curve, simbolicamente ad abbracciare ogni settore dello stadio. Dopo di che, una sorta di sciopero del tifo per 15 minuti: nessun coro per i granata, solo fischi per gli avversari. In questo modo il cuore pulsante della tifoseria ha deciso di pungolare, responsabilizzare, spronare la squadra a dare il massimo.
Fonte: TuttoSport

KAFKA A SANREMO

Un gazebo, tanta rabbia per una situazione pressoché kafkiana e un attaccamento ai colori della Sanremese Calcio che ha dell'incredibile: i tifosi della compagine biancazzurra scendono in piazza per tre giorni, non certo per contestare quanto per raccogliere.Fondi, nello specifico: quello di cui la Sanremese ha estremo bisogno. "Per tre pomeriggi a partire da lunedì 21 - scrivono i tifosi in un comunicato unitario - tutti coloro che sono interessati a dare un contributo o a ottenere qualche informazione in più ci possono trovare presso il Largo Rigolè", proprio davanti al Cinema Centrale."I soldi raccolti - spiegano i tifosi - verranno amministrati da chi li ha raccolti, ovvero noi tifosi. Il nostro scopo è quello di costituire una sorta di premio salvezza per spronare maggiormente la squadra a conquistare la vittoria ai playout e la permanenza in serie D". I tifosi, presenti dalle 14:30 alle 19:30 con un banchetto per la raccolta dei fondi fino a mercoledì 23 aprile, stanno distribuendo anche volantini molto duri nei confronti di chi ha amministrato la società di Corso Mazzini nel dopo-Pianese, ovvero a partire da questa estate.
Guido Sintoni

NUOVO QUESTORE

Si incontrano per caso, a metà mattina in piazza Galilei, e dopo le presentazioni di rito sono tutti sorrisi, pacche sulle spalle e battute. Per la prima volta, il nuovo questore Luigi Merolla e il presidente del Bologna Alfredo Cazzola fanno conoscenza e trovano subito un punto d´incontro: il calcio, naturalmente. «Venire qui a Bologna per me è come una promozione in serie A, visto che arrivo da una Questura di ‘categoria´ leggermente più bassa: Verona. Auguro la stessa cosa al presidente - dice il neo-questore - e alla sua squadra che sta andando molto bene». Cazzola si toccherebbe da qualche parte, ma in barba alla scaramanzia si limita a sorridere e a concedersi solo un lungo sospiro, mentre Merolla inizia a parlare dei tifosi rossoblu. «Ho avuto già modo di conoscerli, visto che sabato c´è stato Chievo-Bologna. I tifosi del Chievo sono sempre molto tranquilli, ma in quella circostanza anche i bolognesi sono stati bravissimi». Stavolta Cazzola interviene, e con orgoglio aggiunge complimenti su complimenti alla sua tifoseria. «Bravi come sempre, i nostri ragazzi sono così ogni volta. Vanno addirittura allo stadio vestiti bene, tutti in giacca e cravatta». Insomma, cuore di presidente.

RADIOLINE

SASSARI. Forse per la prima volta in questa stagione la Torres non avrà tifosi amici sugli spalti. La trasferta è vietata agli ultra e i gruppi organizzati sembrano rassegnati a seguire la sfida dalle radioline. Una sofferenza come quella che i torresini doc vivranno martedì in attesa della decisione della Disclinare. In proposito la “curva” ha fatto sapere come la pensa con un lungo documento fatto circolare via internet. «Siamo alle solite - si legge nella nota -. Dopo aver cominciato la stagione nel migliore dei modi ci ritroviamo nuovamente in crisi. Crisi di risultati, visto il crollo della squadra, ma soprattutto crisi societaria viste le inadempienze del sodalizio rossoblù sfociate in un deferimento per illecito sportivo».«La responsabilità di questa situazione - continua il documento - sono in primis dell’attuale dirigenza che pare abbia affrontato con molta leggerezza la gestione e gli adempimenti chiesti dalla Lega.... Bisogna però dire che anche la città è ugualmente resposabile della situazione in cui versa la società». E nel termine “città” i tifosi includono «le istituzioni e il sindaco in particolare, che dopo aver fatto da garante per la nascita della nuova società si è un po’ disimpegnato». La nota è molto critica anche nei confronti della Regione, colpevole di aver negato i contributi alle squadre professionistiche dell’isola, ma si conclude con una punta di ottimismo: «Noi resteremo sempre torresini e dispetto di chi ci vuole male e gode delle nostre disgrazie».

DIMENTICATI

FIRENZE - E' da un po' che a Firenze si allunga l'orecchio oltremanica. L'attenzione è tutta per la squadra dei Glasgow Rangers, prossima rivale della Fiorentina nelle semifinali di Coppa Uefa. Come non pensare, in questo momento, all'illustre doppio ex dell'incontro, che dopo due anni nella Fiorentina di Batistuta e Rui Costa, è volato tra gli scozzesi? Lorenzo Amoruso ci risponde dal divano di casa, una specie di zona franca tra la Toscana e la Scozia perchè, se pur Lorenzo ha fatto ritorno a Firenze, un pezzo di cuore lo ha lasciato a Glasgow dove ha raggiunto il massimo del successo e la maturazione calcistica. "Una cosa è certa: comunque vada io la semifinale di Coppa Uefa non la perderò - esordisce - Non posso fare il tifo per nessuna delle due squadre perchè è vero che sono italiano, ma la Scozia mi ha dato tantissimo sia dal punto di vista delle soddisfazioni che da quello economico, quindi spero che a vincere sia la migliore. Credo che i viola siano un po' avvantaggiati quantomeno nella partita d'andata a causa delle squalifiche e degli infortuni dei Rangers". Non saranno della partita del 24 aprile, infatti, i due centro campisti Barry Ferguson e Kevin Thomson, squalificati, il terzino destro Alan Hutton e il centrocampista Charlie Adam, infortunati. In più è di ieri la notizia che anche Burke e il portiere MCGregor hanno dovuto lasciare il campo per infortunio nella finale di Coppa di Scozia vinta dai rangers ai rigori. "Credo che queste assenze peseranno sulle scelte di mister Walter Smith - continua l'ex difensore - I Rangers di solito hanno un sistema di gioco molto simile a quello della Fiorentina, ma giovedì le cose potrebbero cambiare. Mutu e compagni troveranno un campo e delle difficoltà molto simili a quelle incontrate con l'Everton. La trasferta potrebbe dare loro del filo da torcere, dovranno far tesoro dell'esperienza di Liverpool e giocare di conseguenza".
Mentre a Firenze si manifestano preoccupazioni per il primo maggio in previsione dell'arrivo di migliaia di supporters dei Galsgow Rangers, i "Blue noses" come vengono chiamati in casa, Amoruso ci tiene a sottolineare la caratteristica pacifica di quest'ultimi. "Dimenticatevi gli Hooligans, il tifo inglese non ha niente a che fare con quello scozzese. Non mi stupirei se a Firenze il primo maggio arrivassero più di 10.000 tifosi, ma sono sicuro che in quell'ondata di persone non ci sarà nessun malintenzionato. I blue noses sono pacifici, degli autentici amici del calcio e del tifo. Quando siamo stati a Parma, qualche hanno fa, hanno organizzato una partitella di calcetto con i tifosi avversari fuori dallo stadio. Si muovono con la loro squadra in numero enorme e la seguono ovunque. Ho amici che hanno divorziato dalla moglie per il troppo tempo passato con i Rangers invece che a casa con la famiglia".
Visto il numero di tifosi in arrivo a Firenze sono già prevedibili molti problemi per quello che riguarderà i biglietti. "Ho detto ai giornali scozzesi e a tutti gli amici con cui ho parlato di non venire senza biglietto perchè non ci sarà modo di comprarlo qui - spiega Amoruso - A qualcuno di loro ho consigliato di organizzare la propria serata in un ristorante o in un pub che trasmetta la partita per respirare comunque la bella aria europea che ci sarà a Firenze. Ma prima, quando saranno i tifosi viola a recarsi a Glasgow troveranno uno stadio spettacolare, una vera e propria industria completa di negozi, ristoranti, sale riunioni bellissime e tutti i confort per stampa e ospiti. L'atmosfera all' Ibrox Stadium è magica, il pubblico canta per tutto il match tanto che per i giocatori diventa davvero difficile parlarsi in campo".
"La spina nel fianco nel nuovo turno della Fiorentina in Uefa potrebbe essere Chris Burke, ala destra scozzese, che creerà non pochi problemi alla difesa viola se si rimetterà in forma in tempo per dopodomani- continua Amoruso - Indicherei lui come alter ego di Mutu, anche se Adrian ha ben altra classe e più maturità, non dà punti di riferimento e sa spiazzare i difensori. Se la giocano alla pari invece Sebastien Frey e l'altro portiere Allan McGregor (anche lui sofferente per un problema alla caviglia), da due anni titolare nei Rangers. Lo conosco bene, quando ero in squadra Allan era il secondo portiere e faceva allora le sue prime apparazioni da titolare. E' bravo tra i pali, non male nelle uscite e molto forte nei rigori. Come punto debole degli scozzesi indicherei, invece, i due difensori centrali Weir e Cuellar, son due giganti molto alti e molto lenti. La Fiorentina dovrà impostare un gioco molto veloce, senza palle lunghe. Pazzini con i suoi tagli potrebbe trovare bene spazio tra i due e allo stesso modo possono facilmente farsi strada Montolivo e Liverani". Appuntamento allora con Lorenzo e tutti i tifosi viola al Ibrox Stadium giovedì 24 aprile.

TORNA A SORRENTO

SORRENTO (Napoli) - Trecento turisti ospiti nella curva Nord dello stadio Italia, a Sorrento, per coniugare l´arte dell´ospitalita´ sorrentina con la sana passione calcistica dei tifosi rossoneri e di quelli inglesi. Mira a questo ´´Porta un turista allo stadio´´, iniziativa del Sorrento calcio Srl, per promuovere l´immagine ´pulita´ dello sport agli ospiti stranieri (sono gia´ molti, in particolare provenienti dalla Gran Bretagna) che soggiornano in costiera. La kermesse, ideata da Franco Cappiello, patron del bar ´English inn´, e organizzata dal club dei tifosi ´Magico Sorrento´ e dalla birra Carlsberg, sara´ realizzata in occasione della gara di campionato di calcio di serie C1, girone B, Sorrento-Lucchese, ultima partita casalinga dei padroni di casa, che si terra´ domenica prossima allo stadio ´Italia´. Il tutto per dimostrare che il calcio bisogna amarlo, altro che hooligans.

ULTRAS BRESCIA 1911

Grazie per l'accoglienza e la consueta generosità.
Vince & Dome

20 aprile 2008

DOME & VINCE ON TELEVISCION !


Lunedi 21 Aprile io e Domenico saremo ospiti in studio di "12° in Campo", un programma televisivo settimanale, prodotto dall’agenzia “Event’s Planet”, che va in onda in diretta ogni lunedì dalle 20,50 alle 22,30 (ed il martedì mattina in replica)sull’emittente “RETEBRESCIA”.
GUARDATECI E SIMULATE UN ORGASMO SUL CANALE 829 DI SKY-FO.

Non mancate, pota !

Vincenzo

DASPO ROMAGNOLO

CESENA – E’ stato pizzicato dalle telecamere in piazzale Olimpia nei pressi dello stadio “Manuzzi” di Cesena nonostante gli fosse stato proibito. Un ultras cesenate di 28 anni, colpito da Daspo firmato dal Questore di Verona per aver lanciato oggetti contro le forze dell’ordine durante una partita di scena allo stadio veneto del “Bentegodi”, è stato fermato sabato pomeriggio scorso, in occasione del derby tra Cesena e Rimini, dalla Polizia tra viale Abruzzi e via Molise.

Il cesenate, al quale il Daspo sarebbe scaduto il prossimo 27 luglio, è stato denunciato penalmente. Non è stato ancora deciso se inasprire il provvedimento firmato dal Questore di Verona o se la Questura di Forlì ne emetterà uno nuovo.

TESTIMONIANZA SUL DERBY DEL 30 SETTEMBRE

Questa e-mail mi è stata inviata da L., giovanissimo e prezioso reporter free-lance. Lo ringrazio/amo per questa allucinante descrizione del derby torinese sul quale abbiamo scritto anche noi. Se quello che L. sostiene corrispondesse al vero diventerebbero fondati i miei sospetti sulla deriva autoritaria di cui gli stadi sono un sanguinoso laboratorio. Libertà e giustizia per tutti gli Ultras. Vincenzo


Ciao, sono un ragazzo di Torino e ti scrivo riguardo il derby di Torino del 30-9-07. La verità è che quel giorno la polizia accerchio una trentina di persone A CASO e le arresto. Ora non sto a dire che tra quei trenta nessuno fosse li per fare casino(perchè non c'è stato nessuno scontro con la polizia), ma prendere persone a caso e accusarle tutte dello stesso reato si può chiamare GIUSTIZIA. Tra i vari arrestati c'era addirittura un ragazzo (uno di quelli giacca e cravatta, che non farebbero male a una mosca) fermo ad aspettare un amico. I trenta si sono fatti 3 giorni di carcere e processi vari, ma se solo penso che uno si mette a sparare in autostrada, ammazza un ragazzo di 20 anni e non si fa neanche 1 giorno di carcere, mi viene voglia di spaccare tutto. Riguardo al finanziere che ha fornito una versione sugli scontri differente dai carabinieri, non mi stupisce per niente e ti spiego subito il perchè. La sera del derby finita la partita, dopo aver perso di vista prima di entrare allo stadio l'amico con cui ero andato e che risultava non raggiungibile al cellulare, sono andato in caserma a vedere se era tra gli arrestati e dopo non poche difficoltà per la solita gentilezza delle forze del disordine ho avuto la triste notizia. Ho avuto anche il compito di avvisare la madre in piena notte, per non farla preoccupare che se non lo vedeva almeno non era in pericolo ??? Visto che la polizia non aveva avvisato nessuno, anzi in caserma mi dissero di non dire niente ai genitori (forse per paura che con un avvocato subito senza prove ci stavano dieci minuti con le manette) che avrebbero avvisato loro il giorno dopo e ovviamente non lo fecero. Passiamo al processo, le prove erano 2, il famoso video in cui non c'era traccia di uno scontro ma solo di gente ferma contro un muro già fermata e immagini vecchie di altre partite, più la testimonianza di alcuni poliziotti che avevano preparato con sfacciataggine davanti all'aula di tribunale prima che iniziasse il processo. Mentre dichiaravano di essere stati aggrediti con lanci di pietre e chissa che cosa si perdevano nella descrizione delle vie che neanche sapevano e poi adesso mi devono spiegare se questi poliziotti sono stati assolti da falsa testimonianza vuol dire che allora l'ha fatta il finanziere. Questo derby ha privato molte persone della loro passione e dei loro diritti costituzionali e ho perso il mio compagno di avventure allo stadio per tre anni, ma c'è una cosa che mi ha dato una boccata d'ossigeno, sapere che nel momento in cui sono entrati in azione i blu, non si è guardato il colore della sciarpa ma solo ad aiutarsi tra Ultras, in un momento come questo è già tanto.FINCHE' LA LEGALITA' SARA LA VOSTRA INGIUSTIZIA, SON FIERO DI ESSER CONSIDERATO UN TEPPISTA.