31 marzo 2008

STASERA SU RAI TRE

Ci sarò io, ospite di Primo Piano, la rubrica di approfondimento del TG3.
Che Dio mi benedica.
Vincenzo

BRAVO PANCALLI !

"Quello di Matteo è l'ennesimo dramma sul quale bisogna riflettere, e dal punto di vista umano rispetto la decisione di fermare la partita. Ma va ritrovato un percorso virtuoso, che passi anche dal dialogo con le tifoserie organizzate". Luca Pancalli è stato il commissario della Figc che poco più di un anno fa dopo la morte dell'ispettore Raciti fermò il campionato: quello di Matteo Bagnaresi, l'ultrà morto nell'autogrill travolto da un pullman, però "é un dramma diverso". Legato ad un fenomeno di violenza che si manifesta "molto al di fuori dello stadio e sul quale bisogna porre attenzione, perché è difficile da controllare".

LA RABBIA CIECA

MASSIMO NUMA
DALL'INVIATO A ASTI«E vai! Uno di menooooo....Bastardo, se lo merita!». Così suona la maledizione di Andrea G., tifoso juventino del club di Crema contro l’ennesima vittima della violenza da stadio, Matteo Bagnaresi, 28 anni, ultras del Parma, travolto e ucciso dal bus dei bianconeri, in fuga dopo l’assalto dei rivali. Andrea G. aveva appena mostrato ai reporter le ferite provocate dall’aggressione a colpi di cinghia degli ultras del Parma e qualcuno gli dice che il morto era stato diffidato per tre anni, dopo gli incidenti del 2005, proprio con la Juve, e questa era la sua prima trasferta. E’ un urlo di rabbia, non si sa se definirlo - per pietà - anche o solo liberatorio, ma è l’ultima terribile follia di questa giornata di lutto. Alle 19, tutto è finito. La strada davanti alla questura di Asti. I tifosi cremaschi sono stati appena sentiti dalla Digos e hanno un’aria provata. Seduti su un muretto, con le bottiglie di acqua minerale. In coda davanti ai distributori automatici di bibite, nell’ingresso della questura. «In cinquanta contro dieci di noi...bel coraggio». E’ un ragazzo robusto, il primo a rompere il silenzio. I capelli affogati nel gel. «Sono arrivati in cinquanta, all’improvviso. Con i cappucci delle felpe sulla faccia. Ci hanno cinghiato, lanciato di tutto». Vi siete difesi? «Non ne abbiamo avuto il tempo, eravamo venuti a Torino per vedere la partita, non per fare a botte...Noi eravamo fuori, per fumare una sigaretta. Ci sono arrivati addosso. Siamo saliti sul bus, poi sono arrivati gli altri che erano ancora nell’autogrill. Minuti, secondi, l’autista schivava quelli che erano di fronte al muso, uno, due, tre volte. Stava sorvegliando la chiusura delle portiere, ci siamo mossi. Ho sentito come se fossimo saliti su un dosso...». Il «dosso» era il corpo di Matteo Bagnaresi, morto immediatamente. Stritolato. Scusa, ma vi eravate scambiati degli insulti, succede no? «Non ci crederà nessuno - dice Fabio, il capo del gruppo - ma, in quei minuti avevamo incrociato altri tifosi del Parma, e non era accaduto nulla. Qualche battuta amichevole. E stop». Invece? «Quelli ci sono piombati addosso. Avevamo i loro bus fermi davanti. Io non mi sono accorto che, allontanandoci, c’era stato l’investimento». Fabio conta i soldi per pagare un altro bus che li riporti a casa: 350 euro, raccolti banconota per banconota. Se ne vanno rapidi, qualcuno si copre il viso con la maglietta, per non farsi riprendere dalle tv. Dopo il confronto con i poliziotti della Digos di Asti, sono molto meno loquaci.La gente del Parma si stringe attorno ai genitori di Matteo. Giorgio Iotti e Angelo Manfredini, sono i responsabili del coordinamento: «Noi stavamo pranzando lontani dalla stazione di rifornimento e non abbiamo visto niente. Siamo arrivati alle 11, secondo tradizione. Menù: pasta, costine al forno e torta. La stavamo tagliando quando è entrato un tizio, trafelato. Un urlo: hanno ammazzato uno! Siamo corsi fuori, non avevamo sentito niente, neanche un coro. Uno spettacolo orribile, il ragazzo era come stritolato. La prima cosa che ho fatto è stato di telefonare a mio figlio, che ha 30 anni. Volevo rassicurarmi che stesse bene. Morire così. Assurdo. I “Boys” mi erano sembrati calmi, gli avevamo incrociati prima. Cosa provo per gli juventini? Non so, mi sembra più un incidente, non posso pensare che qualcuno possa fare volontariamente un gesto del genere...L’odio non serve a nulla».Ma i Boys sono un mondo a parte. Nel loro sito, ci sono tutte le info necessarie per partecipare alla trasferta di Torino. Per andare a morire, Matteo ha pagato 40 euro, tanto costava il biglietto. Lui, che era un «diffidato» ma sempre iscritto, ha avuto uno sconto di 10 euro. Gli altri ultras, di euro, ne hanno spesi 50. Hanno una specie di culto per i diffidati. Letterale, dal loro sito. Testi quasi poetici: «...Un piccolo striscione giallo, con i caratteri blu bordati di bianco. Rappresenta i Boys a cui è vietato l’accesso allo stadio...Talvolta in spirito, quando non possono partecipare materialmente a cagione della diffida, altre volte ne evidenzia la reale presenza, specie nelle attività extra-stadio del Gruppo. Un piccolo striscione per chi ha dato grande prova di Fede, prima e dopo, tenendo saldamente la posizione, nonostante le mille problematiche che accompagnano la diffida...». Matteo era uno di loro. Una ragazzo generoso, da sempre impegnato in attività sociali. Lo conoscevano tutti, i tifosi del Parma. Non solo i più fanatici.

BECCATO

(ANSA) - ROMA, 30 MAR - Arrestato ieri pomeriggio a Roma nei pressi dello stadio Olimpico, poche ore prima della partita Lazio-Inter un napoletano di 57 anni. L'uomo era gia' noto alle forze dell'ordine, per avere ignorato il provvedimento di Daspo che gli impediva di avvicinarsi o accedere allo stadio. Ad effettuare l'arresto dell'uomo, scoperto in flagranza di reato, i carabinieri della stazione Trionfale della Capitale.

COMUNICATO DEI BOYS

Matteo, "Il Bagna", era un ultras, membro dei Boys Parma 1977. Era un giovane di 27 anni, con una famiglia, un lavoro e tante passioni. Tra queste c’era il Parma Calcio. Seguiva la squadra in casa e in trasferta e partecipava attivamente al tifo.Oggi (ieri, ndr) pomeriggio Il Bagna è morto. Si è spento in un autogrill, tra gli sguardi sgomenti dei suoi fratelli. Non rivedremo più il suo sorriso timido; non sentiremo più la sua voce amichevole e sanguigna. Qualcosa di caro, a cui eravamo abituati, c’è stato repentinamente sottratto. E adesso ne sentiamo la feroce mancanza.E’ il momento delle lacrime e del dolore. Per la sua famiglia, per i suoi amici, per i suoi cari. Ed è il momento del rispetto e del silenzio, per chi ha un cuore e una coscienza.Ma alcuni non si fermano neppure davanti alla morte. Stravolgono i fatti, e una giovane vita spezzata, grazie a mille menzogne, diventa il mezzo per supportare teorie, fare audience, inventare scoop. Un’opera di disinformazione che arriva al più becero sciacallaggio.S’è parlato di catene, spranghe e bastoni. Ma né noi né gli juventini eravamo armati. S’è parlato di scontri e di tafferugli, ma le due fazioni non si sono date battaglia. S’è parlato ancora di tifo violento e di voler sospendere le trasferte dei tifosi, ma "Il Bagna" non è stato ucciso da altri ultras, è morto sotto le ruote di un pullman.Un altro fatto di sangue, ma l’ultras non è il carnefice. E’ la vittima.Si rispetti la verità, si rispetti la memoria di un ragazzo che non c’è più, si rispetti il dolore di chi a Matteo ha voluto bene.

NOCI

NOCI - Gravi scontri a Noci tra tifoseria di casa e quella del Bisceglie. Secondo quanto raccontato da un dirigente del Noci ci sono stati alcuni battibecchi sfociati in qualche isolato accenno di scontro. Tra primo e secondo tempo è scoppiata una bomba carta nel settore biscegliese. La situazione è degenerata e lo scontro si è spostato lungo i muretti dai quali, i supporters nerazzurri hanno cominciato a lanciare pietre contro i tifosi biancoverdi, un anziano signore, colpito al capo, è stato portato all'ospedale per una grave ferita. I dirigenti del Noci hanno aperto i cancelli per far entrare i propri supporters nel terreno di gioco. Dopo 7 minuti l'arbitro ha fatto riprendere la gara. Nel finale di partita ancora scontri fuori dallo stadio con protagonisti i tifosi biscegliesi che hanno distrutto alcune macchine parcheggiate vicino al campo, alcune di proprietà di dirigenti e staff del Noci. In campo Bisceglie e Noci hanno pareggiato 2 a 2. Nel finale due rigori assegnati al Bisceglie hanno permesso di riequilibrare il risultato.

TEATRO DELL'ASSURDO

- (AGM-DS) - Milano, 30 marzo - Si era appena rialzato, e` andato al tappeto di nuovo. Il mondo del calcio sembra non poter uscire dal lungo tunnel delle tragedie. Venerdi` 2 febbraio 2007 i fatti di Catania, con l`ispettore capo della Polizia di Stato Filippo Raciti ucciso nei pressi del Massimino. Poi un lungo percorso riabilitativo seguito dal mondo del pallone, stadi a porte chiuse, trasferte vietate e la luce. Quando il quadro clinico pareva essersi ristabilito, ecco la nuova mazzata. L`11 novembre 2007 presso l`area di servizio di Badia al Pino viene ucciso da una pallottola impazzita Gabriele Sandri, tifoso laziale. Altri mesi difficili, altre soluzioni approntate e la continua collaborazione con il sempre piu` importante Osservatorio sulle Manifestazioni Sportive. Sino alle ottimistiche dichiarazioni del presidente di questo istituto, Felice Ferlizzi, che venerdi` scorso era parso finalmente soddisfatto: `Il bilancio di questa stagione nella lotta alla violenza negli stadi, a due terzi dei campionati, e` positivo`. Nemmeno 48 ore dopo e` morto Matteo Bagnaresi, tifoso del Parma travolto da un pullman di tifosi juventini presso presso l`area di servizio di Felizzano. E, ancora, dopo uno spiraglio di luce per il calcio pare essere iniziato un lungo tunnel. A un girone di campionato esatto dalla morte di Sandri.La questione non e` semplice. Le indagini sono ancora in corso e tutte le ipotesi di scontro tra tifoseria bianconera e gialloblu` sono da ritenersi solo supposizioni, per non dire semplici luoghi comuni. Eppure e` proprio un luogo a unire Bagnaresi a Sandri. L`area di servizio che ancora una volta diviene teatro dell`assurdo. Una tragica coincidenza che lega le vite spezzate di due tifosi. Ma piu` di tutto, un monito che le autorita` dovranno recepire in fretta. Pur ammettendo che alla base della morte di Bagnaresi e Sandri non vi sia stato necessariamente il confronto violento tra due tifoserie, resta da sfatare il mito che a uno stadio tranquillo corrispondano due tifoserie altrettanto serene. Si guardi all`Inghilterra. Gli stadi blindati come casseforti hanno rilanciato il prodotto calcistico britannico, permettendo alle famiglie di accedere allo stadio in pace. Eppure, non mancano di certo gruppi di violenti che sfruttano l`appartenenza a una squadra di calcio per `menare le mani` in qualche anfratto cittadino meno controllato dalle forze di polizia. Dopo la lotta alla violenza contestualizzata e localizzata, dunque, anche l`Italia dovra` presumibilmente fronteggiare un periodo nuovo. Quello della lotta all`uso indebito della forza nei luoghi meno protetti. Nei `non-luoghi`, anzi. L`autostrada e le aree di servizio rientrano in questa casistica. Forse, proprio per questo, non e` una fatalita` che due tifosi abbiano perso la vita li`.
(M. Fontana, DTS)

TRINCEA

Viaggiavano come cani in gabbia gli ultrà in trasferta. Si spostavano su e giù per l´Italia stivati dentro i "treni speciali". Erano eserciti, ed erano dappertutto. I più mobili d´Europa. Visti in movimento nelle loro migrazioni domenicali, nelle stazioni, nei cortei, nei piazzali di raccolta degli stadi, schierati come in parata mentre sfilavano nelle strade blindate delle città "nemiche" quelle mandrie umane facevano un effetto sinistro. Però sapevi che erano tutti lì e soltanto lì. Con i loro colori, le sciarpe, le aste, le bandiere, i fumogeni, con il loro carico di violenza che poteva esplodere da un momento all´altro: ma in quel luogo e basta, non da altre parti. Non c´erano rivoli, c´era solo il fiume, a volte in piena, da controllare. Certi fine settimana di ultrà ne giravano anche 40 mila tra serie A, B e C. I romanisti partivano in diecimila per Milano, i napoletani erano ovunque; fiorentini, doriani, genoani parevano legioni, e così i tifosi del Toro, del Milan, dell´Inter. Piccole città come Bergamo e Brescia, o Cava dei Tirreni, erano capaci di movimentare cinque o sei mila tifosi. C´erano, al Sud, partite di serie C2 che svuotavano interi paesi e raddoppiavano la popolazione di quelli ospitanti. Così fino al G8 di Genova, che con le curve c´entra come i cavoli a merenda, ma tant´è. Di lì in poi le gite fuori porta degli ultrà hanno cambiato rotta. Prima parzialmente aboliti (decreto Pisanu) e poi definitivamente soppressi (decreto Amato dopo il caso Raciti) i treni speciali, è iniziata la progressiva mutazione degli esodi del tifo. Sempre meno compatti, sempre meno controllabili, più liquidi e dunque, già sulla carta, più pericolosi. Dopo la morte di Gabriele Sandri le trasferte di massa sono praticamente finite. Il tormento e la condanna domenicale degli ultrà è diventato il chi poteva andare dove deciso dal Viminale. Svuotate le curve, ma soprattutto azzoppati gli spostamenti. Le tifoserie che prima muovevano 5 mila ultrà oggi ne mettono in viaggio 500 se va bene. Un´emorragia generale con poche eccezioni. "Tengono" romanisti, doriani e genoani solo perché partono da basi numeriche molto alte. Per il resto è un forfait diffuso. Ma anche pericoloso. Dicono nelle curve che la linea dura sulle trasferte è stato il bivio che ha permesso l´avanzata dei "cani sciolti". Sciolti sono diventati anche i pullman, le macchine, persino i motorini. E´ mutato proprio il modo di spostarsi. Vietate le rotaie («Ma i danneggiamenti erano calati e per le casse delle Ferrovie gli ultrà avevano ripreso a essere un ottimo affare» dice un funzionario di Trenitalia), i viaggi dei tifosi organizzati – per la serie i cicli e i ricicli della storia – sono tornati a essere com´erano negli anni ´70, quando tutto iniziò. Su strada, coi moderni torpedoni, le corriere gran turismo o le macchine come quella su cui viaggiava Gabriele Sandri. Una tendenza solo apparentemente positiva. Perché se è vero che i mezzi sono gli stessi usati 30 anni fa, è anche vero che la violenza è aumentata. L´uso dei coltelli è diventato un marchio di fabbrica di certe tifoserie (vedi romanisti). Trappole e agguati non sono scomparsi: hanno solo cambiato indirizzo. Basta risse e sassaiole lungo i binari delle stazioni. Non più le cariche all´arrivo dei convogli "straordinari". I luoghi della paura, oggi, sono le autostrade, gli autogrill, le aree di servizio. E´ lì che avvengono gli incroci pericolosi. «C´è molta più casualità e imprevedibilità – dice Claudio Galimberti, detto "Bocia", il leader degli ultrà dell´Atalanta -. Non ci sono più controlli, i tifosi non sono più isolabili, si muovono autonomamente e questo ha aumentato i rischi. Chi ha inasprito le pene e dichiarato guerra agli ultrà – aggiunge - forse si sta rendendo conto che questi provvedimenti sono serviti a poco, anzi, come dimostrano le morti di Sandri e di Bagnaresi, è peggio di prima. E´ indicativo il fatto che queste tragedie sono avvenute durante gli spostamenti». Il viaggio, dunque. La nuova roulette della violenza degli estremisti del tifo. Uno dei capi della curva B del Napoli: «Partiamo in macchina e sappiamo che ogni volta è un terno al lotto. I pullman sono sempre più difficili da trovare: le aziende sono state "disincentivate" dalle autorità ad affittarli, non te li danno, oppure ti costano il 30-40 per cento in più». E i viaggi lunghi? «Saliamo sui treni normali, senza carrozze riservate. Cerchiamo di recuperare posti in mezzo ai viaggiatori normali. E se succede qualcosa sono disagi per tutti: per noi, per i passeggeri, per la polizia che non può controllarci». Viaggiavano come bestie in gabbia una volta gli ultrà. Oggi sono dimezzati, sparpagliati. Sembrano le briciole di se stessi ma la scia di paura non si è ancora interrotta.
PAOLO BERIZZI FONTE LA REPUBBLICA

COPIONE

Sembra un copione scritto dal destino, anche se molti parlano di tragica coincidenza. Questo campionato di serie A ricorderà a lungo quella che è stata già definita la «maledizione» della dodicesima giornata. L’11 novembre, nel turno di andata e nella domenica di Parma-Juventus ma soprattutto di Inter-Lazio, arrivò la morte di Gabriele Sandri, il giovane tifoso laziale ucciso davanti a un autogrill da un colpo di pistola sparato da un poliziotto. Ieri era in programma la giornata di ritorno e una nuova tragedia: il giovane supporter del Parma Matteo Bagnaresi morto dopo essere stato travolto in un’area di servizio da un pullmino di tifosi juventini.Resta l’apparente inevitabilità di certi episodi, quando lungo la rete stradale si muovono gruppi di tifosi e i «contatti» potenzialmente a rischio, su e giù per l’Italia, sono decine. Resta la tragedia di una vita spezzata, quattro mesi e mezzo dopo quella di Sandri, anche se in circostanze che appaiono diverse. E dire che proprio nei giorni scorsi, il Viminale aveva potuto dare notizie confortanti sulla lotta alla violenza. L’Osservatorio per le manifestazioni sportive, guidato da Felice Ferlizzi e dal suo vice Roberto Massucci ha fatto un ottimo lavoro, gestendo l’emergenza e vietando molte trasferte, come accadrà in futuro. «Pensare ad un’altra morte è impressionante, assurdo, ci fa rivivere momenti tristissimi», ricorda Cristiano Sandri, il fratello di «Gabbo». «Ma la violenza nel calcio non c’entra nulla - aggiunge il padre Giorgio, sconvolto da quanto avvenuto ieri sulla Torino-Piacenza -. Speriamo che sia proprio l’ultima volta perché sennò il calcio pagherà un prezzo altissimo. Non si può lasciare che ragazzi di 26, 28 anni muoiano per una partita di pallone. Dall’11 novembre non è cambiato nulla, anzi oggi forse è più forte il dolore per la morte di mio figlio».Su tutti i campi è stato osservato un minuto di raccoglimento, mentre i tifosi dell’Empoli, gemellati con quelli del Parma, hanno reso omaggio al tifoso morto, togliendo tutti gli striscioni dallo stadio ed esponendo solo un grande lenzuolo bianco con la scritta «Ciao Matteo». Il presidente della Figc Abete ha espresso dolore per il tragico incidente e ha rivolto un pensiero di vicinanza e di solidarietà alla famiglia Bagnaresi, al Parma e al suo presidente Ghirardi. «Mi dispiace molto per quanto è successo - ha commentato il patron del Torino Cairo -. È molto triste che una persona esca di casa per andare a vedere la partita e perda la vita».
Polemica invece la posizione del Sap (sindacato autonomo di polizia) di Torino: «La sospensione di Juve-Parma è giusta, ma ipocrita perché il problema va affrontato alla radice. Le trasferte dei tifosi vanno definitivamente abolite, almeno per un lungo periodo».

ARENA

di MAURIZIO CROSETTIEra così liberatorio, crederlo solo un incidente stradale. Poter dire, ancora una volta, il calcio non c'entra. Invece c'entra eccome, e non è stata una disgrazia. Perché in Italia si continua a morire per un pallone, specialmente lontano dagli stadi. Adesso si muore all'autogrill: Matteo come Gabriele, il primo investito ieri da un autista terrorizzato e il secondo freddato dal proiettile di un poliziotto, cinque mesi fa. Si muore in un clima di panico diffuso, dentro scenari da guerriglia urbana, le falangi degli ultrà che si preparano all'assalto, qualcuno attacca, qualcuno fugge, qualcuno ci rimette la pelle. Si muore, quasi sempre, quando c'è di mezzo il tifo organizzato, quello che hanno provato invano a bloccare. Le testimonianze dall'area di servizio di Crocetta Nord non offrono alibi alle ipocrisie, anche se questura di Asti e Polstrada di Alessandria avevano sposato la tesi del puro incidente stradale con fretta eccessiva: invece nell'autogrill si era svolta una vera imboscata. Meno violenta, anche nei numeri, di quella che uccise l'ispettore Raciti davanti allo stadio di Catania, il 2 febbraio dell'anno scorso; più simile, nella dinamica, all'episodio che costò la vita a Gabriele Sandri l'11 novembre 2007: anche allora qualcuno provocò e qualcun altro reagì. Malissimo, certo, ma il terrore gioca brutti scherzi a tutti: ai tifosi, ai poliziotti, agli autisti di autobus. Di fronte a un ragazzo che muore c'è sempre il dolore, e l'abbraccio ai genitori. Ma il rischio è non voler guardare, e usare la retorica per creare altri martiri che martiri non sono. Gabriele Sandri non era un boy scout. Matteo Bagnaresi era alla prima trasferta dopo tre anni di diffida. I gruppi degli ultrà vanno allo stadio per picchiare e all'autogrill per minacciare, aggredire, rubare e sfasciare tutto. A volte sono regolamenti di conti: gli ultrà di Parma e Juve si odiano da tanto tempo, è lì che Bagnaresi si prese la diffida. Il problema sarebbe evitare che certa gente si sposti, compreso chi cerca grane e può avere la sventura di trovarle, pagando il prezzo più alto. Perché nel calcio, oggi, si muore di spranga e di pallottola ma anche per leggerezza, tentando di bloccare un pullman che riparte di corsa dopo un agguato.
Il problema è che i divieti di trasferta non vengono più applicati. Ultimo esempio, Inter-Juventus nel sabato di Pasqua: gara in teoria vietata al tifo ospite, ma a San Siro gli juventini erano migliaia. Quando si viaggia - in tram, in auto, in treno, persino in aereo - e ci s'imbatte nell'ultrà, c'è da avere paura. Solo un masochista non riparte alla svelta, appena arrivato all'autogrill, vedendo il piazzale occupato dai pullman dei guerrieri. I cittadini pagano con le loro tasse le ore di straordinari che spettano a carabinieri e poliziotti esasperati, nel tentativo di arginare la violenza del calcio: un costo inaccettabile, in ogni senso. E non si muore solo in serie A. Oltre a Raciti, Sandri e Bagnaresi, non va dimenticato Ermanno Licursi, il dirigente della Sammartinese (terza categoria) massacrato a pugni e calci su un campetto di periferia. Era il 27 gennaio 2007. Fino a pochi anni fa, gli stadi erano zone franche dove la legge non entrava mai. Poi qualcosa si è fatto, biglietti nominali, più controlli, telecamere, tornelli e steward: soluzioni e palliativi in ordine sparso. E allora i violenti si sono spostati, e hanno deciso che il campo di battaglia non è più la gradinata ma un piazzale vicino allo stadio, oppure il dedalo di strade che lo circondano. Ma lì è ancora troppo alto il rischio di essere bloccati, dunque è meglio giocare ai gladiatori all'autogrill con cinghie, mazze, coltelli e bottiglie. Visto che è impossibile militarizzare quei luoghi pubblici, oltreché agghiacciante, si può solo sperare che tutto fili liscio e che il bilancio dei danni si limiti a qualche vetrina rotta, a qualche scaffale svuotato. Finché ci scappa il morto. Eppure, quegli stessi autogrill ospitano anche tifosi normali, quelli che mangiano il panino e improvvisano un sereno picnic. Però sono sempre meno, e sempre più spaventati: il calcio li sta perdendo. La gente tranquilla ormai lo guarda da casa o non lo guarda affatto, i ragazzini specialmente, e questo è un patrimonio di passione perduto per sempre. Seguirà ampio dibattito. Peccato che, in teoria, il tempo delle chiacchiere sia proprio scaduto. Domani si gioca Roma-Manchester United, altro teorico teatro di paura e violenza, visti i precedenti. La parola "vendetta" rimbomba come un tamburo. E se poi succede davvero, sarà un po' difficile parlare di incidente, disgrazia, fatalità. Il calcio c'entra. Sempre. Soprattutto quando chiude più gli occhi che gli stadi.

RITRATTO

Ritratto del tisofo morto domenica
Matteo Bagnaresi, 28 anni a settembre, laureato e figlio unico, aveva da poco riottenuto il diritto di andare allo stadio: per gli incidenti del 6 gennaio 2005 tra ultras parmigiani e proprio quelli bianconeri, in Parma-Juventus al Tardini, era stato raggiunto da un Daspo, il divieto a partecipare a manifestazioni sportive, della durata di 3 anni. Militante della sinistra antagonista, era attivo nell'ambito dei centri sociali di Parma.
Sul web ancora compare la sua firma in una petizione contro un nuovo inceneritore in città e in un appello "per la liberazione degli antifascisti'' arrestati l'11 marzo 2006 a Milano. Figlio unico di un ingegnere che lavora alla Barilla, Bruno, e di una professoressa di scuola media, Cristina, Matteo era laureato in Tecniche della prevenzione sui luoghi di lavoro ed era occupato in una cooperativa che fornisce consulenza alle azienda per il rispetto della legge 626."Un bravo ragazzo", lo ricorda un vicino di casa dove Matteo abitava con i genitori e la nonna, davanti alla residenza della famiglia una villetta a schiera in via Guido Reni, alla prima periferia della città emiliana. "Un ragazzo d'oro, a cui volevo un mondo di bene'', racconta commosso uno zio, che ha sentito la notizia alla radio ed è subito corso a Parma da Imola (Bologna), dove abita. "Matteo - aggiunge è nato un giorno prima di mio figlio, l'ho visto crescere assieme al mio. E' una tragedia incredibile".Quando due agenti di polizia sono andati a casa della famiglia per comunicare la tragedia, i genitori erano fuori. Sono stati rintracciati poco dopo e sono subito partiti per il Piemonte. Al rientro la madre, la commozione celata dietro un paio di occhiali scuri, scendendo dall'auto ha ribadito: "E' stato un incidente". Parte sostanziale del mondo di Matteo era quello dei 'Boys', il gruppo ultras che domina lo scenario della Curva Nord allo stadio Tardini; con quegli amici e compagni di tifo si stava recando al Delle Alpi per la delicata partita con la Juve. Quando era ancora al liceo "anno 98-99, classe V G" proprio a nome dei `Boys' scrisse un articolo per il sito dello scientifico Ulivi, intitolato 'Ridateci la dignità'. Rivendicava il diritto di essere ultrà, galassia nella quale allora era entrato da un paio d'anni, e di non dover essere per questo considerati "vandali, teppisti senza ideali o a volte anche peggio". Si era convinto che in quel mondo c'erano "ferree norme non scritte" che "condannano qualsiasi forma di teppismo fine a se stesso o pestaggi sleali". Matteo era anche nel direttivo dei 'Boys', fondati una mattina d'agosto di 31 anni fa, in osteria, da una cinquantina di ragazzi sui 15-16 anni che volevano diventare la risposta alle altre tifoserie organizzate. Nella loro storia hanno poi conosciuto pure gli scontri con le forze dell'ordine, come quelli del 4 maggio '86, durante un derby con l'"odiata" Reggiana: ci furono 29 agenti feriti."Siamo scossi da questa tragedia", ha commentato il presidente del Parma Tommaso Ghirardi, che nel pomeriggio di domenica si è recato nell'area di servizio. "I Boys si sono sempre distinti per civiltà e attaccamento alla squadra. Sono colpito per la morte di questo ragazzo di pochi anni più giovane di me". I giocatori, rientrati in città, volti tirati, hanno preferito non fare commenti. In via Calestani, davanti alla sede del gruppo, si sono radunati decine di 'Boys'. Dagli sfoghi a mezza voce si cattura la loro rabbia: "Lo faranno passare per un teppista, sappiamo già come andrà a finire". Matteo è stato ricordato anche dal nuovo vescovo di Parma, monsignor Enrico Solmi, proprio nella cerimonia del suo insediamento in città: "Facciamo sì "è stato il suo auspicio" che lo sport sia bello e sia sempre e solo un'occasione di gioire insieme".

ABOUT TWO BOYS...AND MORE

Una breve e intuitiva riflessione riguardo la tragedia dell'Autogrill di Asti che ha visto la drammatica morte del ventottenne Matteo Bagnaresi, ultrà del Parma, ci conduce, tralasciando l'impatto emotivo intorno all'evento, del dolore, della rabbia e del cordoglio ad apparentare questo episodio alla morte di Gabriele Sandri per un unico elemento uniformante. Ovvero, che i protagonisti di questi lutti, legati più o meno approssimativamente al problema della violenza negli stadi, sono figli "normali" e rappresentativi di una certa società medio borghese italiana. Entrambi, Matteo e Gabriele, erano militanti ultras.La vicenda umana delle rispettive storie, ci racconta di due ragazzi militanti più o meno attivamente in attività politiche di critica pratica al sistema, seppure in schieramenti diametralemente opposti. Ancora, entrambi i giovani rimasti uccisi erano alfabetizzati secondo criteri elevati, diploma per uno addirittura laurea per l'altro, inseriti in contesti lavorativi soddisfacenti, l'uno come responsabile di servizi, l'altro come giovane ed emergente dj capitolino.
Questa chiave di lettura semplificativa e incompleta delle vicende dei due, implementati dalla comune alterità dei due soggetti è una ulteriore conferma di un pensiero che ci sostiene da un poco di tempo a questa parte. D'altronde la statistica spietata e macabra del computo delle due più recenti vittime indirette delle tensioni fra tifoserie e ordine costituito ci dipinge un ritratto del militante ultras che fa a pugni e ridisegna le certezze categoriche vomitate dalle tribune massmediologiche e dai luoghi comuni da quadrivio televisivo. Non solo disperati delle banlieues nostrane o beceri ammalati di violenza urbana, come urlano dagli scranni telematici i soloni dell'iperqualunquismo, nè soltanto sottoproletari con scolarizzazione elementare e tonnellate di cieca rabbia interclassista da sfogare, ma anche giovani inseriti in contesti politici e professionali ben definiti, che affiancano alla loro vita normale l'attività consapevole alla militanza ultras. Tutto ciò contribuisce ad allargare lo spettro del caleidoscopio che osserva quali siano le fasce generazionali e sociali sulle quali la militanza ultras si fa volano di attrazione e aggregazione di massa.
Il breve teorema che vorremmo pertanto dimostrare in questo intervento è basato sulla certezza che il fenomeno ultras è sempre più interclassista e sempre più consapevole nelle sue differenti manifestazioni militanti. E' necessaria ormai considerare la storicizzazione di un movimento giovanile che ha assunto un ruolo rumoroso all'interno dello scacchiere sociale dell'Italia contemporanea. Attorno al calcio infatti, primo motore economico di un terziario d'impresa in grado di manovrare flussi economici da capogiro, è paradossalmente cresciuto un fenomeno di critica e dissenso nella prassi proprio nei confronti delle anomalie al sistema economico-spettacolare di riferimento.
Purtroppo sovente queste tensioni sono sfociate in tragedie distanti dagli epicentri di rappresentazioni del "gioco" e delle spettacolo di massa,lovvero gli stadi, bensì i luoghi "terra di nessuno" come gli autogrill, le stazioni ferroviarie o la comune e reciproca diffidenza nei confronti delle forze dell'ordine delle tensioni da esse generate.
Il ruolo che più o meno scientemente gli ultras hanno assunto negli schieramenti necessita che tutti si accorgano che il fenomeno del tifo estremistico è ormai un tema da affrontare con i criteri della ricerca sociologica e del dialogo culturale e di confronto, e con una profonda onestà intellettuale e non con la usuale, rapida e dolorosa pratica della repressione indiscriminata.
Siamo vicini alla famiglia di Matteo Bagnaresi, ultrà del Parma, ai Boys PArma 1977 e a tutti coloro che piangono fratelli morti sulle strade di questa società.
Domenico

30 marzo 2008

POCO AMICHEVOLI

Le prime ricostruzioni parlano di un atteggiamento "poco amichevole" dei tifosi del Parma alla base della fuga del pullman dei sostenitori juventini che ha investito e ucciso Matteo Bagnaresi, ma secondo il Questore di Asti Antonio Nanni "questa volta il tifo non c'entra".
"Il pullman stava andando via - dice intervistato da Mediaset - e l'autista dice che ha visto il ragazzo. Non ci sono stati scontri, non ci sono bottiglie e oggetti a terra, ma nemmeno testimoni esterni. E' stata una terribile disgrazia".
Nel frattempo l'autista del pullman, Siro Sponti, è stato indagato per omicidio colposo.

IL TIFO NON C'ENTRA

ROMA, 30 marzo - Un giovane tifoso del Parma è stato travolto e ucciso nell'area di servizio «Crocetta», vicino Torino, da un pullman di tifosi della Juventus. L'incidente è avvenuto attorno alle 12.45. La vittima si chiamava Matteo Bagnaresi, viveva a Parma e avrebbe compiuto 28 anni a settembre. Era figlio unico e faceva parte dei «Boys», storico gruppo della tifoseria gialloblù. È morto sul colpo ed il suo corpo è ancora sul luogo dell'incidente, coperto da un telo. Nell'area di servizio sono arrivati i genitori del tifoso morto, mentre l'autista è sotto interrogatorio: l'uomo ha raccontato agli agenti della Polizia stradale di non essersi accorto di avere investito una persona. Sul posto è arrivato il questore di Asti, Antonio Nanni, poichè l'area di servizio si trova in territorio astigiano, al confine con l'alessandrino.RINVIATA JUVE-PARMA, PROBABILE RECUPERO IL 16 APRILE - Ufficializzata la decisione delle due società, con il benestare delle autorità competenti, di rinviare il match in segno di lutto.La data che tutti danno per probabile è quella di mercoledì 16 aprile, ma ovviamente sarà la Lega a doversi pronunciare ufficialmente. La morte del tifoso del Parma è avvenuta nella stessa giornata di campionato in cui, nel girone di andata, fu ucciso nell'area di servizio Badia al Pino il tifoso della Lazio Gabriele Sandri.UNA PRIMA RICOSTRUZIONE - Secondo quanto si è appreso a Parma, all'area di servizio Crocetta Nord (sull'A21 che unisce Piacenza a Torino) ci sarebbe stato il contatto quando il mezzo è arrivato nella zona dove sostavano altri 4 pullman di tifosi gialloblu. L'autista del mezzo - partito da Crema da uno Juventus Club - forse impaurito dalla situazione, avrebbe fatto manovra accelerando e travolgendo con gli pneumatici il ventottenne parmigiano. La vittima sarebbe stata investita vicino alle colonnine di rifornimento di carburanti. A dare l'allarme è stato il personale della stazione di servizio. Sempre secondo informazioni apprese nella città emiliana, l' autista dopo l'incidente avrebbe percorso un tratto di autostrada, chiamando poi la polizia dopo un paio di chilometri. Subito dopo aver appreso la notizia dell'investimento, il sindaco di Parma Pietro Vignali aveva rivolto un appello per chiedere l'annullamento della partita con la Juventus, esprimendo «Cordoglio e vicinanza alla famiglia del giovane e a tutta la tifoseria crociata, in attesa di conoscere l' esatta dinamica dell'incidente». LA TESTIMONIANZA DI UN AMICO DI MATTEO - Secondo l'ANSA un tifoso del Parma ha confermato telefonicamente la versione riferita dall'autista del pullman dei tifosi juventini alla Polizia stradale: «Matteo era vicino alle ruote del bus e il mezzo lo ha travolto, poi è ripartito. L'autista non lo ha visto e non si è accorto di quello che era successo. Qualcuno di noi si è invece accorto subito dell'investimento e ha urlato all'autista di fermarsi, ma lui, forse impaurito e pensando che fossero minacce, ha proseguito».MINUTO DI SILENZIO OGGI IN A - Sui campi di calcio di Serie A oggi è stato osservato prima delle partite un minuto di raccoglimento in memoria del tifoso morto. La decisione è stata presa dalla federcalcio d'intesa con la Lega professionisti. A Livorno applausi da parte dei tifosi di ogni settore dello stadio hanno accompagnato il minuto di silenzio deciso dalla Lega, ad Empoli I tifosi, gemellati con quelli del Parma, hanno reso omaggio alla vittima, togliendo tutti gli striscioni dallo stadio. I sostenitori azzurri hanno esposto solo un grande lenzuolo bianco con la scritta «Ciao Matteo». Gli ultras della squadra toscana hanno deciso di non tifare. Durante il minuto di raccoglimento nello stadio c'è stato il silenzio assoluto, solo al termine il pubblico ha applaudito.COBOLLI GIGLI: «GIUSTO FERMARCI» - «Credo che sia il caso di aspettare la ricostruzione degli eventi. Mi auguro che il lutto sia causa di una fatalità e non di incontri aggressivi tra le tifoserie. La faccenda è di una gravità enorme». Il presidente della Juventus, Giovanni Cobolli Gigli, spiega in conferenza stampa con il presidente del Parma, Tommaso Ghirardi, la decisione di rinviare Juventus-Parma dopo la morte del tifoso gialloblù in un incidente sull'autostrada A21. «Penso che ogni giorno succedano decine di incidenti in Italia, ma quando vedono coinvolti dei tifosi mi sembra naturale di prendere la decisione di non giocare. Noi siamo stati informati alle 13. Non tutti hanno la stessa idea. Noi come responsabili delle società siamo convinti di aver preso la decisione giusta. Condivisa dalla Lega e dalla Figc. Non abbiamo ancora deciso la data per il recupero». GHIRARDI: «POCO PIÙ GIOVANE DI ME, UNA TRAGICA FATALITÀ» - Il tifoso del Parma investito e ucciso in una stazione di servizio dell'autostrada A21 si chiamava Matteo Pagnaresi, 28 anni, appertenente al gruppo dei «Boys». Lo ha reso noto il presidente del Parma, Tommaso Ghirardi: «È una disgrazia e non aggiungo altro. Ed era giusto nel rispetto del lutto per la famiglia di questo ragazzo che non si giocasse. Ringraziamo la Juventus, per aver rispettato il nostro dolore. Alle 13 abbiamo appreso la notizia. Pare sia stata una tragica fatalità». OLIMPICO DI TORINO VUOTO - Lo stadio di Torino si è svuotato, in silenzio, appena il pubblico ha avuto, dallo speaker, la notizia del rinvio. Al di fuori dello stadio il deflusso dei tifosi è stato regolare, i pullman di sostenitori del Parma non sono arrivati a Torino. Secondo quanto si è appreso ne erano in viaggio due verso Torino, entrambi fermi alla stazione di servizio Crocetta nord quando è avvenuto l'investimento, alle 12:45.IL QUESTORE: «SOLO FATALITA', IL TIFO NON C'ENTRA» - «Il tifo stavolta non c'entra». Secondo il questore di Asti, Antonio Nanni, la morte di Matteo Bagnaresi, il tifoso del Parma travolto e ucciso da un pullman di tifosi juventini nell'area di sosta di Crocetta Nord sulla A21, è «una tragica fatalità». «Stavano andando via - dice Nanni intervistato da Mediaset - l'autista dice che non l'ha visto. Non ci sono stati scontri. Non ci sono bottiglie e oggetti a terra. Non ci sono testimoni esterni. Il benzinaio era rivolto di spalle. È stata una terribile disgrazia». La versione ufficiale però non collima con la testimonianza di un tifoso della Juve a bordo del pullman, che, ai microfoni di Controcampo, parla invece di fuga dall'aggressione dei tifosi del Parma armati di cinghie: «Il ragazzo si è piazzato davanti al pullman, e l'autista non poteva far niente per evitarlo».SOLIDARIETA' DA ABETE - «Il presidente della Figc, Giancarlo Abete - ha comunicato la Federcalcio - esprime dolore per il tragico incidente avvenuto poco prima della partita Juventus-Parma e rivolge un pensiero di vicinanza e di solidarietà alla famiglia di Matteo Bagnaresi, alla società Parma e al suo presidente Ghirardi».

SAP

La sospensione di Juventus-Parma "é giusta, ma ipocrita perché il problema va affrontato alla radice. Le trasferte dei tifosi vanno definitivamente abolite, almeno per un lungo periodo". Lo sostiene il Sap (sindacato autonomo di polizia) di Torino. "Siamo vicini alla famiglia del giovane investito - scrive Massimo Montebove, portavoce e vice segretario del Sap - Non sappiamo se ci sono stati scontri o solo sfottò nell'area di servizio, saranno le indagini della magistratura a verificarlo. Il problema è di ordine più generale. I nostri gridi di allarme sono inascoltati".

GABRIELE E MATTEO

Chiamatela pure fatalità. Ma dietro la morte assurda di due giovani tifosi c'è un clima avvelenato che non può trovare cittadinanza nello sport e nelle nostre vite vorticose. La maledizione della dodicesima giornata di campionato colpisce ancora: l'11 novembre la morte del tifoso laziale Gabriele Sandri, 26 anni, ucciso da un proiettile sparato dalla pistola dell'agente Spaccarotella, dopo una rissa fra tifosi in un'area di servizio presso Arezzo; e adesso la tragica fine di Matteo Bagnaresi, 28 anni tifoso del Parma, ucciso anche lui in un'area di servizio sull'A21, nei pressi di Alessandria. Questa volta il killer non è un proiettile ma un pullman che lo ha travolto mentre correva per raggiungere il proprio torpedone, dove lo aspettavano gli altri tifosi emiliani. Pare che l'autista non abbia visto il giovane, preso dal panico dopo un alterco piuttosto animato fra un gruppo di sostenitori del Parma e della Juve. Ancora una volta le perfide congiunture del destino disegnano una storia incredibile, consegnano al calcio un'altra vittima della ''tragica fatalità''. Ma chi in questo mondo vive da sempre, sa bene che Gabriele e Matteo non sono morti per caso. Le loro storie sono un figlie di un modello culturale sballato, di un tifo fatto di rabbia e di furore, di contrapposizioni frontali, di odii antichi mai cancellati, di sprezzo del pericolo e della propria vita. Dentro e fuori dai nostri stadi c'è tutto questo e la società sembra aver perso gli anticorpi per combattere questa follia dilagante. L'avversario è sempre più il nemico, l'ostacolo da abbattere, il bersaglio di un furore cieco. E se questo modello culturale si esporta in strada, in autogrill e nelle aree di servizio, non c'è da stupirsi se una scazzottata o una rissa verbale si trasformano in tragedia. E' vero: il destino ci ha messo per due volte la sua perfida mano. Ma il male è dentro le nostre radici sportive, in quella cultura malata che vira verso l'odio e la follia.
di Giuseppe Tassi

CRONACA DI UNA MORTE ANNUNCIATA

Non abbiamo più parole. Giriamo l'Italia, scriviamo libri, discutiamo con tanta gente, sperando e pregando che le cose siano cambiate o che possano cambiare. La mistica della violenza che spinge ad assaltare persino un autobus di tifosi di un club non poteva che propiziare un'altra morte assurda. Tre morti in 13 mesi sono troppi per uno sport, sarebbero troppi anche tre feriti lievi, anche uno solo. E invece ci sarà un altro funerale, un'altra giovane vita strappata ai suoi affetti, con il carico pesante di repressione che si abbatterà furiosamente su tutti gli Ultras italiani, anche su quelli che in questi mesi hanno avviato riflessioni decisive per le sorti del movimento intero a partire da una severa e impietosa autocritica .

Adesso ci aspettiamo che quelle riflessioni decisive si trasformino in decisioni ragionevoli.
Anche perchè, sia chiaro a tutti, anche a quei "giapponesi" che giocano ancora alla guerra nelle giungle delle metropoli o degli autogrill, il funerale per cui dovremmo cominciare a stirare l'abito buono è quello degli Ultras.
Dopo la frutta ora siamo al dessert.


Vincenzo&Domenico

Alla famiglia di Matteo il nostro commosso abbraccio.

L'AUTISTA

ALESSANDRIA - La polizia stradale ha fermato sulla A21 l'autista del pullman che ha investito e ucciso un tifoso del Parma mentre faceva manovra nell'area di servizio 'Crocettà, vicino a Torino. Il conducente ha detto di non essersi accorto di avere investito una persona. Il fatto è accaduto, casualmente, nella stessa giornata di campionato in cui, nel girone di andata, fu ucciso nell'area di servizio Badia al Pino, il tifoso della Lazio Gabriele Sandri.

MATTEO


Un'altra tragedia sconvolge la domenica del calcio. Juventus-Parma, valida per la 31^ giornata, non si è giocata in segno di lutto a causa della morte di un tifoso emiliano, Matteo Bagnaresi, 28 anni, travolto da un pullman in una piazzola dell'area di servizio 'Crocetta', nei pressi di Torino. Guarda le immagini. Macabra la coincidenza con le medesima giornata del turno d'andata quando Gabriele Sandri perse la vita per un proiettile sparato da un poliziotto sempre in autogrill. L'incidente è avvenuto poco prima delle ore tredici quando un pullman di tifosi juventini ha travolto il giovane. L'autista, fermato da una pattuglia della Stradale in un'area di sosta poco più avanti, ha raccontato agli agenti di non essersi neppure accorto di aver investito il tifoso e di aver agito frettolosamente perché la tensione stava salendo dopo alcuni scambi verbali e sfottò tra gruppetti di tifosi rivali. Un tifoso del Parma, amico della vittima, ha spiegato così il tragico incidente: "Matteo era vicino alle ruote del bus e in retromarcia il mezzo lo ha travolto, poi è ripartito. L'autista non lo ha visto e non si è accorto di quello che era successo. Qualcuno di noi si è invece accorto subito dell'investimento e ha urlato all'autista di fermarsi".Totalmente diversa la versione di un tifoso juventino rilasciate alle reti Mediaset: "Volevano farci del male, nel marasma alcuni sono saliti sul pullman, altri no. Ci volevano aggredire con spranghe e bastoni. L'autista si è trovato davanti questo ragazzo che aveva fare minaccioso e non poteva evitarlo. Non ha fatto retromarcia".Per dovere di cronaca è necessario ricordare che i rapporti tra le due tifoserie non erano ottimi dal 2005 quando si scontrarono addirittura sul terreno di gioco del Tardini al termine di Parma-Juve di campionato.

CASSANDRA

Di Francesca Fortunato
Un tifoso del Parma, di 28 anni, è morto nell'area di servizio la "Crocetta" di Torino. Rinviata Juventus-Parma per lutto. La cronaca narra di un tragico incidente, scaturito, però, dal solito odio tra tifosi. Dalle prime voci pare che un pullman di juventini sia stato accerchiato, non si sa ancora se alla ricerca dello scontro o solo cantando cori, da tifosi gialloblu. L'autista, che in quel momento stava facendo manovra, preso dal panico, ha messo sotto il tifoso travolgendolo. Proprio nella gara di ritorno della morte di Gabriele Sandri, un altro amante del calcio ha perso la vita, sembra un amaro destino ma la critica va anche ai soliti ultras che non riescono a trovarsi faccia a faccia senza "odiarsi" e volersi "menare" e adesso un'altra vita si è spezzata. Adesso si attendono anche le reazioni di altri gruppi ultras che potrebbero non entrare negli stadi. L'autista, ha dichiarato agli agenti di non essersi accorto di aver investito il ragazzo, la manovra è stata sicuramente frettolosa per scanzare il gruppo di tifosi del Parma.

GRAZIE AL DASPO

Cala la violenza negli stadi e dintorni. Diminuiscono gli incidenti, i feriti e pure gli arresti. Lo dicono i dati del Viminale. Su 1.943 partite di serie A, di B, di C1 e di C2 giocate dall'inizio dei campionati. Numeri messi sul tavolo, ieri alla Scuola di polizia, dal capo dell'Osservatorio Felice Ferlizzi nella presentazione del progetto educativo (alla legalità ) «Dai un calcio alla violenza per fare gol metti la testa in rete».STADI PIU' SICURI Per i quasi duemila incontri (con 11 milioni e passa di spettatori, dei quali 460.000 in trasferta) l'Osservatorio ha decretato in 118 casi (pari al 6%) delle restrizioni: dalle porte chiuse ai settori ospiti vietati e alla vendita di un solo biglietto a testa. Questo rigore, assieme alla determinazione di agenti di carabinieri e (dal 1° marzo) anche degli steward ha determinato che: le partite con feriti sono diminuite del 15 per cento (da 79 a 67); meno feriti anche tra le forze dell'ordine (- 62%), da 293 a 111 agenti e carabinieri finiti in ospedale; anche gli arresti sono calati dell'8% (da 202 a 185) e le denunce sono meno 10% (da 678 a 611).DASPO A questa tregua hanno sicuramente contribuito i divieti di stadio (Daspo) affibbiati a 3.749 responsabili di atti di violenza, di cui 1.285 Daspo emessi in questa stagione. Anche con l'aiuto degli steward, in 4.518 presidiano gli stadi da marzo. Con un risparmio di 20 mila uomini delle forze dell'ordine.LEGALITA’ L'alto dirigente di polizia Ferlizzi fa capire che dal «Dai un calcio alla violenza...», con gli spot di Pirlo, di Lino Banfi e del televisivo capitano dei Ris Flaherty (in collaborazione coi 3 milioni e mezzo di giovani del Forum nazionale), si dovrà passare alla «tessera del tifoso». I presidenti di Coni e Figc, Gianni Petrucci e Giancarlo Abete, «ringraziano». Petrucci aggiunge: «L'Europa ci guarda, nel 2009 ospiteremo la finale di Champions». Mentre il presidente di Lega Antonio Matarrese afferma: «non mi fido ancora del nostro sistema e di quella tifoseria selvaggia che è “ancora dietro l'angolo». Attenti.MANGANELLI Il capo della polizia confida che «il momento più brutto dell'uccisione dell'ispettore Raciti (nella tragica serata del 2 febbraio 2007, ndr) è passato. Ringrazio l'ex commissario Figc Luca Pancalli per aver fermato il campionato». Il prefetto Antonio Manganelli solidarizza col presidente degli arbitri Cesare Gussoni e ammonisce a non «drammatizzare» gli errori arbitrali e a non «abbassare la guardia».

29 marzo 2008

UN ANGELO CUSTODE ( SPACCAROTELLA?)

“Un Angelo Custode allo stadio” è il progetto della Polizia di Stato e della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Arezzo, patrocinato dal Provveditorato agli Studi della Provincia di Arezzo e dagli assessorati allo Sport della Provincia e del Comune di Arezzo. L’iniziativa è stata illustrata dal Prefetto di Arezzo Adelaide Garufi, da Paolo Terracciano della Questura di Arezzo, e da Roberto Rossi della Procura della Repubblica, in occasione di una conferenza che si è svolta presso la Sala dei Grandi della Provincia; "Un angelo custode allo stadio" è rivolto agli studenti delle scuole superiori e si pone l'obiettivo di avvicinare i tifosi ai poliziotti.Due sono gli incontri tra gli studenti di quattro istituti scolastici di Arezzo e Castiglion Fiorentino e gli operatori delle Forze dell’Ordine che si svolgeranno nei giorni 5 e 12 aprile nei locali della Questura aretina e durante i quali i partecipanti si confronteranno sul tema della violenza allo stadio . sull’attività svolta dagli agenti prima durante e dopo l’incontro di calcio per evitare il buon andamento della manifestazione sportiva.Il progetto, voluto dalla FIGC Regionale e dal CONI, prevede inoltre una fase successiva durante la quale i giovani studenti dovranno elaborare alcuni lavori individuali o di gruppo; il 31 maggio le opere selezionate saranno premiate.

DIVIETO

Il questore di Reggio Calabria, Santi Giuffrè, ha emesso tre decreti con cui ha disposto il divieto di accesso a manifestazioni sportive nei confronti di altrettanti tifosi del Napoli per quanto accaduto nella partita giocata dagli azzurri sabato scorso in casa della Reggina. Non potrano accedere per tre anni agli stadi Luigi Esposito, di 27 anni, e Paolo Guarino, di 35. I due sono stati arrestati dalla Polizia subito dopo la conclusione della partita di sabato per avere utilizzato fumogeni e petardi nel corso dell'incontro. Il terzo napoletano colpito dal provvedimento del giudice calabrese è C.S., di 26 anni. Nei suoi confronti la durata del provvedimento è stata fissata in due anni. I tre sono stati anche sottoposti all'obbligo di firma in Questura in coincidenza con gli incontri del Napoli. Lo stesso questore di Reggio Calabria ha emesso altri due divieto di accesso per un anno alle manifestazioni sportive nei confronti di altri due tifosi, T.G., di 33 anni, e M.F., di 32, resisi responsabili di una tentata aggressione all'arbitro nel corso dell'incontro di calcio tra Amatori Nuova Bovese e Real Roccaforte.

DAI UN CALCIO

Si chiama “Dai un calcio alla violenza - metti la testa in rete”, il progetto di educazione alla legalita’ legato al mondo del calcio. Lino Banfi, Andrea Pirlo, Lorenzo Flaherty, Matteo Branciamore e Cristiana Capotondi sono scesi in campo per uno spot ciacuno contro la violenza negli stadi. Alla prosentazione del progetto ha partecipato il Capo della polizia, Antonio Manganelli, il presidente del Coni, Giovanni Petrucci, il presidente della Figc, Giancarlo Abete, il presidente della Lega, Antonio Matarrese. I dati presentati rilevano che il tifoso violento e’ normalmente un giovane di 20-25 anni, incensurato nel 40% dei casi e minore di 18 anni nel 6% dei casi. Le iniziative fin qui messe in campo hanno ottenuto dei risultati straordinari, come ha ricordato il Capo della polizia: incidenti ridotti di piu’ del 60% e il 50% di feriti in meno tra le forze dell’ordine.
“Ora - ha detto Manganelli - siamo pronti per una tappa ulteriore, la diffusione della cultura della legalita’ negli stadi”. E Manganelli ha anche richiamato i media a non enfatizzare quegli episodi legati al calcio che spesso portano alla violenza, come gli errori arbitrali. Insomma, per il capo della polizia e’ necessario “frenare tutto quello che puo’ scatenare la violenza”.
Lino Banfi, famoso “allenatore nel pallone”, ha proposto uno spot in cui lui si presenta come nonno e accompagna il figlio e il nipotino allo stadio in una atmosfera serena. “Bisogna fare uno spot divertente - ha detto - per far ridere quanti vanno allo stadio che invece sono sempre ‘incazzeti’”.
Petrucci ha ringraziato pubblicamente le forze di polizia per l’impegno dimostrato in occasione di ogni avvenimento sportivo ed ha sottolineato che ll progetto educazione alla legalita’ e’ “opportuno, intelligente e attuale”.
Giancarlo Abete ha sottolineato il successo della lotta contro la violenza negli stadi ed ha ribadito la necessita’ che il calcio ritrovi una sua dimensione gioiosa.
Antonio Matarrese pur ammettendo il grande successo contro la violenza ha ribadito la necessita’ di non abbassare la guardia per chi, ha detto, “non mi fido dei nostri tifosi e la violenza selvaggia e’ sempre dietro l’angolo”. (AGI)

LEGGERE ATTENTAMENTE LE ISTRUZIONI

Come andare a Roma, guardare la partita e tornare a casa sani e salvi. Dopo l'esperienza della passata stagione e gli incidenti sugli spalti, il Manchester United ha deciso di istruire, attraverso il proprio sito, i tifosi inglesi che la prossima settimana si recheranno nella capitale per assistere all'andata dei quarti di finale di Champions League contro i giallorossi di Spalletti. "Caro tifoso, lo United si reca all'Olimpico per la terza volta negli ultimi 12 mesi - scrive il club - Le lezioni sono state imparate, non solo dalle autorita' ma anche dai nostri stessi supporters. Sara' fatto ogni sforzo per creare un ambiente sicuro ma e' anche importante che i tifosi seguano le linee guida che sono state loro fornite". Tra le indicazioni quella di recarsi allo stadio a bordo dei bus gratuiti che partiranno alle 17 da Villa Borghese "perche' alcuni tifosi dello United che si sono spostati per proprio conto nelle precedenti occasioni hanno incontrato diverse difficolta', compresa quella di entrare nello stadio". Lo United consiglia anche di "stare il piu' lontano possibile da Campo de' Fiori che e' il punto d'incontro dei tifosi della Roma e un luogo in cui ci sono stati degli scontri in passato con gli ultras giallorossi". "Roma e' una delle citta' piu' belle del mondo e le autorita' sono state di grande aiuto - fanno sapere ancora dall'Old Trafford - Vogliamo che vi godiate la trasferta e la partita". A chiusura del vademecum anche alcune frasi in italiano che possono tornare utili ai tifosi, come "Mi dice come arrivare nella piazza Villa Borghese per favore?" o "Dove posso comprare un biglietto per il metro?". (AGI) Red 281946 MAR 08

Lui non si fida

"Non mi fido ancora del nostro sistema, non mi fido della tifoseria selvaggia che è sempre dietro l'angolo". Antonio Matarrese, presidente della Lega calcio, intervenuto alla presentazione del concorso 'Dai un calcio alla violenza - metti la testa in rete', parla coi giornalisti della situazione violenza in Italia. "Oggi è una giornata di festa, arriviamo qui dopo tante difficoltà - spiega Matarrese -. Abbiamo avuto scontri con l'Osservatorio, e arrivare fino a qui non è stato facile, tra serate amare, stadi chiusi e tornelli". "Lei - ha detto Matarrese rivolgendosi a Ferlizzi presidente dell'Osservatorio - ha fatto un buon lavoro. Noi siamo qui a testa alta con una responsabilità enorme: se il calcio va bene, va bene anche il Paese. Oggi è una giornata di festa".

28 marzo 2008

IL RITORNO DI GABBO

Di Francesca Fortunato
E' una giornata particolare quella che sta per arrivare, si gioca il ritorno di quel fatidico 11 novembre, quando, dopo l'uccisione di Gabriele Sandri, si scatenò una guerriglia urbana, guidata dagli ultras di tantissime città italiane. Una giornata di ordinaria follia, una crisi totale del calcio e del tifo italiano. Partite sospese, altre rinviate e in questo weekend la serie A si ritrova faccia a faccia con i suoi "demoni", le ombre che lo inseguono.Ma the show must go on e, così, sono stati ufficializzati gli arbitri per la prossima giornata:Cagliari-Roma, sabato ore 18:30: SaccaniCatania-Torino: RizzoliEmpoli-Sampdoria: TrefoloniGenoa-Reggina: GervasoniJuventus-Parma: De MarcoLazio-Inter, sabato ore 20:30: RosettiLivorno-Siena: AyroldiMilan-Atalanta a BrighiNapoli-Palermo, domenica ore 20,30: BantiUdinese-Fiorentina a Morganti.

LUCCHESI

La caccia al biglietto di questi giorni sta producendo un vero e proprio esodo rossonero, che domenica si muoverà alla volta dello stadio "Città di Arezzo", dove la Lucchese, al cospetto dei padroni di casa di mister Cuoghi, proveranno ad allungare sulle inseguitrici per puntare al primo posto. Dopo i primi ottocento biglietti venduti in poche ore, anche il secondo stock di tagliandi è stato letteralmente preso d'assalto, facendo lievitare a 1000 (in due giorni di prevendita) i tifosi già in possesso dell'agognato biglietto. L'obiettivo, a questo punto, è quello di polverizzare anche i restanti 500 biglietti, per colorare di rossonero lo spazio riservato ai tifosi ospiti dello stadio aretino. Se anche i restanti tagliandi dovessero andare esuriti, al fianco della Lucchese ci sarebbero ben 1500 supporters rossoneri, un vero e proprio esodo. In palio c'è qualcosa di molto più importante dei tre punti. In palio c'è una stagione intera e questo, i tifosi lucchesi, sembrano averlo percepito, prendendo d'assalto le rivendite cittadine del circuito Ticket One.

MENTALITA' PELLEGRINA

Ovunque presentiSenza dilungarci nel chiederci il perché, una strana e discutibile presa di posizione dell´ Osservatorio ha portato all´impossibilità, per i tifosi foggiani, di assistere alla partita del Foggia a Cremona.Ma il Foggia non poteva essere lasciato solo in questo topico del Campionato ed, infatti, non è stato lasciato solo, ma, dal nord e, non solo dal nord, tanti foggiani dal cuore rossonero sono riusciti con pazienza e costanza ad entrare allo “Zini”.E´ stato veramente difficile scegliere il racconto che rappresentasse Cremonese - Foggia poiché molti meriterebbero di essere postati in Home, ma verremmo meno ad un principio stabilito all´inizio di questa rubrica e faremmo torto a tanti altri racconti non pubblicati.Abbiamo letto con piacere ed abbiamo rivissuto con emozione la giornata sportiva leggendo i commenti ed i racconti, in particolare quelli di Olanda_Rossonera, Billy e Gianluca, ed, alla fine, primo inter pares, abbiamo scelto quello di Billy, pellegrino doc, ma invitiamo tutti a leggere gli altri racconti nell´ apposita sezione nel Forum, se lo meritano veramente.“Poteva essere una trasferta normale? No, una partita che tutti sapevano non poter che essere tranquillissima ma per cui è stata decretato il divieto di presenza di tifosi al seguito non poteva essere una partita normale. E noi pellegrini da Milano (da sinistra a destra: Doth, Olanda, Billo, Fazione), nonostante il divieto, ci siamo incamminati lo stesso alla volta di Cremona nella speranza (nessuna certezza alla partenza!!!) di poter assistere alla partita senza dover rimanere mestamente fuori dallo Zini. L´atmosfera in auto è calda, più per un acceso dibattito politico elettorale che per argomenti calcistici ed infatti una trattoria sperduta che compare su una statale ci offre un provvidenziale momento di unità nazionale culinaria. Pancia piena e via verso lo stadio. Poteva essere una trasferta normale? Nò, se per oltrepassare il primo cordone di filtraggio e accedere alla zona dello stadio devo sfoggiare il mio miglior accento milanese e dichiaro con un sorrisone (Giuda!!!) che sono qui per seguire le gesta delle Cremo. Controllo documenti: "Uè mi sun meneghin!!!" (trad. "Sort d´stubb´d, n´u vid che so d´ M´ln???"), accesso alla biglietteria biglietto negato. Non risiedo nella provincia di Cremona dunque niente biglietto settore ospiti, l´unica possibilità è di provare all´altra biglietteria dall´altra parte dello stadio. Nel frattempo incrocio Gianluca che possiede anch´esso carta d´identità nordista atta allo scopo di ´infiltrazione in stadio nemico´. Optiamo comunque saggiamente per l´utilizzo del mio accento nordico nella fase di sopralluogo e informazione. Poteva essere una trasferta normale? Non proprio visto che dobbiamo fare 20 minuti di fila tra i tifosi della Cremonese all´ingresso della loro Curva Sud e, ancora, non siamo sicuri se riusciremo ad avere l´agognato tagliando. Finalmente, riusciamo a fare i biglietti, qui i controlli sono molto più laschi e proprio al fischio d´inizio riusciamo ad entrare allo stadio. Percorro tutta la tribuna laterale e mi posiziono esattamente alle spalle della panchina di Galderisi indossando la mia maglia gialla del Brasile (oggi sono un fan di De Paula e... lui non gioca... vabbè...). I quattro gatti foggiani (evidentemente residenti nella provincia di Cremona) sono alla mia sinistra all´angolo della tribuna stessa e... ma Emilio risiede a Cremona??? Che soggetto, lo vedo passeggiare avanti indietro e fumare un pacchetto intero di sigarette letteralmente (!) una dietro l´altra. Poteva essere una trasferta normale? No, se devo fare la radiocronaca di ciò che avviene ai miei amici che sono a 30 metri in linea d´aria da me ma, ahi loro, fuori dallo stadio. Mi telefona Doth: non posso che confermare, rigore per la Cremo, palla sul dischetto, rincorsa spezzata, tiro, PA-RA-TA!!! Scatto in piedi, protendo verso l´alto la mano che regge il telefono, "Haga-Haga-Haga" urlo come un forsennato!!! Ehm, ritengo di aver perso il mio aplomb meneghino, avranno capito che non sono esattamente un ultras della Cremo??? Ovviamente è caduta la linea (Doth mi rivelerà in seguito, come NON previsto dalle procedure di mimetizzazione allo stadio, di aver urlato:´PARATA!!!´ in faccia alla bigliettaia...). La partita in campo ha un ritmo vertiginoso. Gol del Foggia!!! Che partita!!! Accidenti, pareggio della Cremonese, peccato, ma è comunque una delle partite più belle che ricordo a memoria negli ultimi anni. Eccolo, ma è Doth!!! Ci abbracciamo, mi dice che gli altri purtroppo sono ancora fuori ma che stanno ´trattando´ per entrare. Ci stiamo ancora abbracciando quando con con la coda dell´occhio vediamo Mounard che sfida la forza di gravità, è in orizzontale sospeso a mezzaria, colpisce il pallone e la mette nell´angolino... Nuovo vantaggio, forza ragazzi!!!! Poteva essere una partita normale? No, con una tale prestazione sontuosa del francese che fa impazzire gli esterni delle Cremonese e suggella la sua partita con una sorta di gollacchione come questo. Se giocasse sempre così, sarebbe titolare anche in B, ma intanto godiamocelo per quello che sta facendo oggi. In campo però la Cremonese c´è eccome: non demorde, squadra non bellissima ma generosa, quadrata e concreta come nel miglior spirito di Mondonico. Nel frattempo compaiono proprio dietro di me un´altro paio di amici foggiani e vedo che chiaccherano tranquillamente con un tifoso lombardo di mezza età. Mi raccontano poi che è un ex-ultras che ha offerto loro il biglietto perchè potessero entrare: massimo rispetto!!! Può essere una trasferta normale? Dichiarata pericolosa ma con un clima del genere? Dubito possa essere definita ´normale´. E intanto tiro da fuori, Haga para, ho l´impressione che i difensori scappino tutti in direzioni casuali, ovviamente diverse da quella del pallone, Graziani solo soletto, gol. Peccato. Finisce il primo tempo e la partita è vibrante, aperta. Che bello!!! Riabbraccio i compagni di viaggio, Lele, Biondo: finalmente sono entrati. Mi fa piacere. E penso che, come sempre, ´Ci siamo´. Mi raccontano anche mirabolanti imprese del tranquillo Biondo sulle inferriate dello stadio, mi aspetto che da un momento all´altro un elicottero lo prelevi e lo porti direttamente in questura. Poteva essere una trasferta normale? Mai avrei pensato di vedere Biondo a rischio Daspo... L´angolo rossonero si riempie leggermente e si fa più rumoroso, io non voglio lasciare la mia postazione dietro la panchina, mi piace seguire Galderisi che vedo parlare continuamente con la panchina per analizzare le diverse situazioni di gioco e per spiegare gli accorgimenti tattici che vorrebbe vedere applicati dagli 11 in campo. Mi da l´idea di un mister generoso, particolarmente disposto al dialogo e all´insegnamento e molto attaccato ai suoi ragazzi. Il livello del match non cala affatto e il secondo tempo pare appassionante quanto il primo. Fino al fattaccio: colpo di testa deboluccio di Giordano impatto tra difensori e portiere (pare siano ancora alle prese con la constatazione amichevole e con i rilevamenti dei vigili) e Graziani (non Ciccio, ancora troppi capelli) insacca indisturbato per la terza volta. Risultato ribaltato: 3-2 per la Cremo. Per un istante affiora in me la paura di non vedere concretizzata, con dei punti fondamentali per la classifica, una prestazione splendida. Il nostro piccolo tifo però non cala e cerchiamo di spingere la squadra che, comunque, non arretra di un metro sul campo. All´arrembaggio!!! Ed ecco che ci pensa Coletti, oggi forse il migliore in campo, che dopo aver ciabattato sulla barriera due punizioni nel corso del primo tempo pesca ora un tiro tagliato dalla tre quarti che si insacca alla sinistra di Sirigu. 3 -3 ed esultanza a 1000!!! Stu Fogg´ è nu squadron!!! Poteva essere una partita normale? Dal settore ospiti partono cori senza la presenza di ultras. Pochi ma rumorosi sosteniamo gli undici oggi in maglia bianca. Ad un tratto, e qui davvero mi chiedo se può essere definita una partita normale, sento levarsi il coro: ´Pellegrini, sempre presenti!!!´ a cui, pur da dietro la panchina, lontano qualche metro dagli amici, non posso non partecipare.´Pellegrini sempre presenti!!!´ Che soddisfazione!!! Spero lo stiano sentendo anche da casa. Si arriva al fischio finale con uno spettacolare 3-3 e mi rendo conto che il viaggio della mattina mi sembra lontano giorni da quanto è stata intensa la partita a cui abbiamo assistito. Applausi per tutti i giocatori scesi in campo e per Nanu. Abbracci per tutti, una stretta di mano all´amico Cremonese, un buffetto con un sorriso ad un bambino che ha incitato la Cremo per tutta la partita a pochi metri da me e una camminata fino alla macchina in cui chiaccherare solo di questo Foggia che ci ha riempito gli occhi. Ma secondo voi è stata una trasferta normale?”MENTALITA´ PELLEGRINA - Ovunque presentiRiepiloghiamo i nome degli autori i cui racconti sono stati pubblicati in Home per le sottoindicate partite:Sassuolo_Foggia: Chivince_Foggia_Lecco: CleidemPro Sesto_Foggia: Senza MentalitàPro Patria_Foggia: Braciola & borghettiFoggia_Cittadella: VigiollaVenezia_Foggia: BillyFoggia_Paganese: BolzanoFoggia_Verona : Ulukaj81Foligno_Foggia: RidondoCava_Foggia: Capitano_c2Monza_Foggia: Breakthru77Padova_Foggia : BiondoLegnano_Foggia: BolzanoFoggia_Sassuolo: MiticofoggianoCittadella_Foggia: BillyFoggia_Venezia:Xthedoors2Cremonese_Foggia : BillyChi è interessato a questi racconti scelti può leggerli in questa Rubrica in Home e ricordiamo che tanti altri, comunque meritevoli di lettura, sono nella sezione del Forum "Noi ragazzi di curva…. Diario di una trasferta" dove troverete i topic per ogni trasferta.

DI TUTTO DI PEGGIO

Gli inglesi, intesi come «police» e come dirigenti del Manchester United, non hanno fatto ancora arrivare le loro richieste al Viminale per la sfida di Champions con la Roma, in programma martedì primo aprile all'Olimpico. C'è da sapere, soprattutto, gli spostamenti e il numero dei tifosi al seguito e l'entità di policeman e degli stewart in arrivo da Manchester. C'è ancora qualche giorno per fare chiarezza.
RESTRIZIONI Intanto, ieri pomeriggio, l'Osservatorio si è riunito e ha discusso marginalmente del campionato di serie A e con maggiore attenzione dei campi minori più caldi. Per cominciare i tifosi dell'Inter per l'anticipo romano di domani sera (ore 20,30) potranno acquistare un solo biglietto a testa. Stessa restrizioni per i tifosi del Napoli che, domenica 6 aprile, andranno a Catania.
DIVIETI Più incisive le misure per contenere gli ultrà dei campionati minori. Difatti l'Osservatorio, presieduto dal dirigente di polizia Felice Ferlizzi, ha deciso che non possano seguire in trasferta le loro squadre i sostenitori della Pro Patria (C1 girone A), del Cosenza (serie D), della Palmese e della Bagnarese (Promozione calabra). Tutte tifoserie a rischio di incidenti.
VIOLENZA Stamattina alla Scuola di Polizia saranno forniti gli ultimi dati sulla «violenza nel calcio». Dati (si dice) piuttosto confortanti rispetto al più recente passato. Ma nell'occasione attori, calciatori, il capo della polizia e i dirigenti del calcio, scendono in campo per dare il loro contributo a: «Dai un calcio alla violenza, per far gol metti la testa in rete».
LEGALITA' Pronti al via Lino Banfi, Andrea Pirlo, Lorenzo Flaherty, Matteo Branciamore, Cristiana Capotondi, per vincere con l'esempio la violenza negli stadi. Nasce così il progetto di legalità come iniziativa dell'Osservatorio del Viminale in collaborazione col Forum Nazionale dei Giovani, che rappresenta ben tre milioni e mezzo di iscritti. Il progetto sarà presentato, stamattina (ore 13), alla presenza del prefetto Manganelli, dei presidenti del Coni Petrucci, della Figc Abete e delle Leghe Matarrese, Macalli e Tavecchio. L'incontro si aprirà con uno spot televisivo realizzato d Andrea Pirlo.

INVASIONE

(ANSA) - MATERA, 28 MAR - Tre tifosi del Savoia (Girone H della Serie D) dovranno rimanere per un anno lontani dallo stadio. Sono stati riconosciuti responsabili dell'invasione di campo avvenuta alla fine della partita Matera-Savoia (1-3), giocata il 18 novembre 2007, nello stadio 'XXI Settembre' di Matera. Il 'daspo' per i tre tifosi campani e' stato deciso dal questore di Matera. I tre sono stati identificati attraverso le fotografie scattate sul campo dalla Digos.

CANTU'

La giornata che si profila come la più nera del basket varesino degli ultimi 15 anni aggiunge una punta di polemica extrasportiva alla già deteriorata situazione della Cimberio. Se infatti da un lato la retrocessione in LegaDue potrebbe concretizzarsi domenica al termine del derby di Masnago con la TiSettanta Cantù (o addirittura sabato pomeriggio se la Virtus Bologna batterà la Solsonica a Rieti), la partita contro i brianzoli sarà vietata ai tifosi biancoblù.La decisione è stata presa giovedì sera dall'Osservatorio nazionale per le manifestazioni sportive, l'organismo creato recentemente per prevenire problemi di ordine pubblico in occasione di partite a rischio.
È la prima volta che il basket subisce un provvedimento simile (anche se oltre al calcio in un'occasione venne colpita una gara di hockey su pista...) e a questo punto ci si chiede perché. È vero che lo scorso anno il match disputato a Cantù fu seguito da una sassaiola verso i pullman varesini ma è altrettanto vero che i successivi due derby si disputarono senza incidenti di rilievo.La cosa che lascia più perplessi però è un'altra: a inizio stagione Pallacanestro e Comune hanno speso decine di migliaia di euro per adeguare il PalaWhirlpool alle disposizioni di sicurezza per gli impianti al di sopra dei 5000 posti a sedere. Sono state realizzate due gabbie per contenere i tifosi ospiti (in plexiglass all'interno, in metallo all'esterno), separato il loro ingresso con tanto di servizi igienici esclusivi, disposta un'uscita immediata per i pullman per evitare ingorghi pericolosi. Insomma tutti i provvedimenti previsti in questi casi per ridurre al minimo il rischio di scontri tra ultras. Nonostante ciò si è ritenuto di vietare una trasferta che da un lato è sacrosanta (lo diciamo contro il nostro interesse, visto che in caso di retrocessione gli sfottò non si conterebbero) e dall'altro rimpinguerebbe un poco le casse della Pallacanestro Varese, cosa che non fa mai male.Tra l'altro non è da escludere che alcuni tifosi di Cantù possano comunque essere presenti al palasport, acquistando i biglietti in prevendita o via internet. Se tra questi ci dovessero essere gli ultras, sparsi nei diversi settori del Lino Oldrini, sarebbe ancora più problematica la gestione della sicurezza.
Infine un'ultima domanda. Perché a Varese tutto ciò accade mentre a Bologna, sede di un derby focoso, lo storico palasport di Piazza Azzarita non presenta i requisiti di sicurezza ma la Fortitudo ha sempre potuto disputare i propri incontri senza limitazioni? La domanda venne girata da VareseNews alla Questura del capoluogo emiliano dopo gli incidenti che coinvolsero i tifosi della Cimberio un mese fa. Ma di risposte non ne sono mai arrivate.

27 marzo 2008

LOTITO IN CATTEDRA

Come al solito Claudio Lotito non le manda certo a dire: `I nostri tifosi devono sostenere noi e non `gufare` la Roma`. Il presidente biancoceleste ha parlato della possibilita` che alcuni tifosi possano tifare Inter nella prossima sfida di campionato per fare un dispetto ai cugini. `Siamo all`assurdo: una persona spera che il proprio club perda per non far vincere l`altro club della citta` - ha detto Lotito a Radio Radio Tv -. Io ritengo che il laziale deve volere il bene della propria squadra e auspicare i migliori risultati possibili. La mLazio deve fare una bella prestazione come ha fatto nel derby. Punto. Poi dobbiamo guardare il nostro percorso, perche` sia il migliore possibile. La Lazio deve pensare ad ottenere i propri di traguardi`. Lotito ha parlato anche del futuro dell`allenatore Rossi. `La societa` gli ha proposto il rinnovo, c`e` la disponibilita` dell`allenatore che ha detto che intende rispettare il contratto - ha detto Lotito -. Prima del derby hanno detto che avrei gia` chiuso con Acori, ma io nemmeno so come e` fatto. Poi si dice Delio Rossi al Napoli, Rocchi al Monaco... A che serve tutto questo? A chi giova? Si vogliono fare lievitare i costi forse?`.

FISSC

Comunicato Stampa
La FISSC, Federazione Italiana Sostenitori Squadre Calcio, Federazione dei tifosi organizzati riconosciuti dalle proprie società, annuncia la distribuzione del proprio organo ufficiale di stampa: La Voce dei TifosiCosi come la Carta del TifosoÒ , La Voce dei Tifosi è realizzato completamente dai tifosi, con un progetto mirato di partecipazione collettiva.La FISSC con La voce dei Tifosi desidera : far conoscere le ultime notizie inerenti l’attività dei Coordinamenti aderenti, portare all’attenzione dell’opinione pubblica le proposte dei tifosi sulle problematiche del calcio, far conoscere tutte quelli iniziative meritevoli che sono nell’ interesse di tutti gli sportivi. La FISSC con La Voce dei Tifosi intende ribadire il proprio ruolo istituzionale nell’ambito di quella tifoseria organizzata che rifiuta ogni forma di violenza e fa della sportività il proprio credo.La Voce dei Tifosi diventa così nel panorama delle pubblicazioni sportive, lo strumento di espressione di chi il calcio lo vive tutti i giorni.La Voce dei Tifosi sarà letta in tutti i club dei coordinamenti affiliati; per maggiori informazioni e per conoscere l’ubicazione dei vari club visitare il sito: www.fissc.it
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Dal 1970 In Italia esiste una federazione di Tifosi organizzati riconosciuti dalle proprie società di calcio, che dopo un periodo di difficoltà durato 5/6 anni ha ripreso vigore dal giugno del 2007.La Federazione Sostenitori Squadre Calcio (FISSC), rinasce con la volontà di dare centralità al ruolo del tifoso sportivo, che ha decisamente perso di importanza negli ultimi decenni.La prospettiva della FISSC non è quella di discutere o azzerare il sistema calcio piuttosto quella di collaborare con esso portando proposte, osservazioni, miglioramenti; in una parola dare voce ai tifosi.
Attualmente sono associati i seguenti coordinamenti:
Ancona ; Bologna; Cagliari; Cesena; Chievo Verona; Empoli; Genoa; Hellas-Verona; Inter; La Spezia; Lecce; Mantova; Massese; Milan ; Modena; Monopoli; Monza Napoli; Parma; Perugia; Pistoia; Ravenna; Rimini; Roma; Salernitana; Sampdoria; Ternana; Torino; Treviso; Triestina; Udinese; Venezia; Vicenza.
redazione@toronews.net

Boys di Parma

I Boys invitano tutti i tifosi gialloblù a seguire i crociati a Torino, per aiutare la squadra a continuare il cammino sulla via della salvezza, nel tentativo di essere il dodicesimo uomo in campo contro la Juventus (domenica ore 15).I Boys organizzano la trasferta in pullman. Il prezzo (comprensivo di viaggio e biglietto dello stadio) è di 50 euro, 40 per i tesserati Boys. Le prenotazioni saranno raccolte presso la sede degli ultras parmigiani (in via Calestani 10), giovedì sera dalle 21 alle 23,30.

MINACCE

FIRENZE, 27 marzo - Prima ha ricostruito le minacce subite, rispondendo per circa 40 minuti alle domande di pm, avvocati e giudice. Poi Roberto Mancini ha formalmente rimesso la querela presentata il 18 marzo 2002, dopo essere dovuto anche rientrare una seconda volta nell'aula del tribunale dove stamani ha deposto come parte offesa al processo che vede imputati quattro tifosi viola per violenza privata nei suoi confronti: nella notte tra il 10 e l'11 gennaio 2002 lo affrontarono sotto casa a Firenze, minacciandolo.MA IL PROCESSO PROSEGUE - Un fatto per il quale Mancini, all'epoca allenatore viola, ritenne, come affermato da lui stesso, che il suo lavoro a Firenze non potesse più proseguire. Nonostante il ritiro della querela il processo va avanti: l'accusa di violenza privata è perseguibile d'ufficio. È probabile però che l'imputazione venga poi derubricata dal giudice del tribunale in minacce: mancando ora la denuncia del tecnico, tutto il procedimento verrebbe a decadere. Mancini in realtà avrebbe forse voluto avere più rassicurazioni prima di rimettere la sua querela: a sua volta è stato denunciato per calunnia dai quattro tifosi imputati, difesi dagli avvocati De Sanctis, Campolmi e Badiani. Anche la calunnia però è un reato perseguibile d'ufficio: spetterà a un giudice chiudere l'inchiesta senza conseguenze per il tecnico dato che non è sufficiente che i tifosi ritirino la loro querela.L'ISTANZA - Un'istanza affinché questa inchiesta contro Mancini venga archiviata è stata annunciata dall'avvocato Paolo Florio, uno dei legali dell'allenatore. In aula Mancini, che non si era costituito parte civile al processo, ha ricostruito un po' il clima intorno alla Fiorentina nel gennaio 2002, anno che si concluse poi con la retrocessione in B e il fallimento della società: «La squadra andava male era in fondo alla classifica, ma c'era ancora la possibilità di salvarsi». Solo che quanto avvenne sotto casa dell'allenatore, con i quattro tifosi che lo avevano affrontato chiedendogli di andare via, uno arrivando anche a minacciarlo che «poteva venire sotto casa e tiragli una sprangata in testa», un altro che «non lo avrebbero fatto vivere» se non avesse lasciato l'incarico, lo spinse a ritenere che «non c'erano più le condizioni per rimanere: per me era difficile. Se fossi stato solo avrei continuato, ma avevo paura per la mia famiglia».SOLO MINACCE - Mancini ha precisato che furono solo minacce, nessuno gli mise le mani addosso, e che il confronto si protrasse per due ore o comunque oltre un'ora. Secondo Mancini la contestazione in generale nei suoi confronti era legata anche al fatto «che mi ero schierato apertamente dalla parte di Cecchi Gori». Ha puntualizzato che, dopo quelle minacce, lui smise di allenare la Fiorentina anche se non presentò dimissioni formali e di essersi poi inserito nel passivo del fallimento viola per gli stipendi precedenti al gennaio 2002 non riscossi. Fuori dall'aula Mancini non ha voluto commentare nulla. Vedendo la schiera di giornalisti e fotografi ad attenderlo all'uscita ha solo detto: «Neanche fosse un processo per mafia».

GALPA

Dino Galparoli, il Galpa. Arrivò ad Udine nella stagione 1981/82, quella giocata in serie A grazie al gol della salvezza siglato da Manuel Gerolin il 24.5.1981 contro il Napoli. E rimase ad Udine fino alla primavera del 1990, diventando in quel decennio uno dei beniamini dell'Udinese che in quegli anni fu anche di Zico. Il Galpa è uno che non si può dimenticare: difensore con tanto cuore e polmoni che in campo non mollava mai. Aveva 24 anni quando vestì per la prima volta la casacca bianconera: nelle foto ufficiali appariva però più maturo, pervia di quei baffi che lo distinguevano.Il Galpa vive oggi in Veneto, ma spesso torna ad Udine su invito di tifosi che gli sono rimasti molto legati. In Esclusiva ad Udineseblog, racconta la sua voglia di bianconero: "Udine per me è sinonimo solo di bei ricordi. Chiaro, ci sono stati gli anni di dispiaceri in campo professionale per via della retrocessione in B e soprattutto della famosa penalizzazione di 9 punti. Ma per me Udine era la mia città, il posto ideale in cui lavorare e vivere. C'erano state offerte di Napoli e Roma, ma io non ebbi mai dubbi, avevo trovato la mia dimensione ideale. Stavo troppo bene, avevo fatto la mia scelta di vita. Avevo anche comperato casa, perchè si era parlato con i dirigenti di allora che quando avrei smesso di giocare sarei rimasto in società, magari nel settore giovanile. Per me sarebbe stato la realizzazione di un sogno. Un ricordo spiacevole, se lo devo trovare, è proprio quando mi hanno detto che volevano ringiovanire la squadra e che per questo intendevano vendermi. Io avrei fatto carte false per rimanere all'Udinese, ma non sono un tipo che va a chiedere qualcosa. Ricordavo bene i discorsi fatti su un mio futuro in bianconero, ma non sono andato a battere cassa."Il calcio, come la vita, va avanti: "E cambia. Oggi stiamo vivendo un calcio molto diverso da quegli anni. Ci sono ritmi diversi, e non mi riferisco a quelli sul campo. Parlo del calcio vissuto a livello umano: c'era un contatto diverso sia con i tifosi che con i giornalisti. Ci si frequentava come amici fuori dallo stadio, non c'era quel distacco che si crea ad esempio anche con le interviste programmate e le apparizioni ufficiali. C'era la voglia da parte nostra, di tutti noi giocatori, di conoscere i nostri tifosi: si andava volentieri alle cene di club, non si faceva una comparsata di tre quarti d'ora ma si passava volentieri intere serate con la gente. E si intessevano amicizie vere: il fatto che vengo spesso invitato in Friuli da tante persone ne è la prova."Ci sono anche aspetti che in fondo non sono cambiati, tipo la sudditanza arbitrale che anche negli anni 80 era forse accettata con rassegnazione: "Se ne parla perchè Calciopoli ha fatto venir fuori qualcosa. La sudditanza c'è sempre stata.Torino o a Milano: sapevamo già che sarebbe stata dura perchè loro avevano quel qualcosa in più. Ricordo quando si andava a giocare a Ma è una cosa che non avviene solo nel calcio: in tutti gli aspetti della vita, chi ha potere ha maggiore voce in capitolo. Così anche nel calcio, l'attenzione per le squadre maggiori era diversa. Nel senso che nel dubbio, se dovevano fischiare un episodio incerto, lo volgevano a favore della squadra più forte."Per molti motivi, uno dei tanti per quelle 9 stagioni con la maglia dell'Udinese, Dino Galparoli viene ricordato come una delle bandiere dell'Udinese, bandiere che ormai non si trovano quasi più: "E' un discorso lungo, che ormai è legato alla voglia di vincere dei tifosi. La gente chiede volti nuovi, per cui non può affezionarsi a qualcuno. I giocatori vengono, vanno, a volte ritornano. Agli stessi giocatori va bene così, perchè ovviamente se scelgono di andare è perchè sperano sempre in un miglioramento che è anche economico. Sono scelte di vita. Forse anche io, se mi fossi trovato in una situazione così, avrei scelto diversamente. Ma già allora Udine aveva ambizioni, era arrivato Zico. Anche a livello professionale era una piazza prestigiosa. Anche per questo io avevo scelto di rimanere qui. Pur nella sofferenza sportiva, si viveva bene con la gente, in città."A volte proprio questo aspetto di Udine, la troppa serenità che offre ai propri giocatori, è visto come un handicap perchè regala quella rilassatezza che offusca gli stimoli: "Non è un discorso che condivido: il professionista deve trovare da solo gli stimoli, deve lui dimostrare quell'entusiasmo che poi trascina e coinvolge i tifosi. E' vero che il pubblico è il 12° uomo, ma deve sentirsi legato e stimolato dagli altri 11. Udine per un giovane che deve crescere e maturare è l'ideale perchè concede di sbagliare, cosa che altrove non avviene."Anche ad Udine, forse soprattutto ad Udine, però il pubblico è cambiato molto. Negli anni 80 c'erano sì più persone sugli spalti, ma le stesse si facevano sentire molto di più. Oggi invece spesso c'è il silenzio, alternato solo da brussii e mormorii che per lo più non intendono incitare: "Mi sembra una conseguenza normale figlia delle varie vicissitudini attraverso le quali il calcio è passato. Violenza a parte, c'è il discorso generazionale. Quando io giocavo, i genitori portavano allo stadio e agli allenamenti i figli i quali imparavano lì ad amare la squadra. Oggi invece i padri stanno in poltrona e seguono le partite alla TV. Il distacco che incute lo schermo è lo stesso che poi i figli sentono ed al quale si abituano. Una volta si portavano i bambini a vedere gli allenamenti, oggi il calcio è solo in Tv. Dove poi ti fanno vedere solo moviole e processi. Non c'è nulla di costruttivo. Si sezionano episodi di quelle 3 o 4 squadre, e sono sempre le stesse, e per 2 o 3 ore si portano avanti discussioni ad incrocio sulle stesse squadre che hanno il monopolio dell'attenzione."Dino Galparoli, "un terzino con i baffi", uno d'altri tempi: "Negli anni 80 c'era un altro modo di giocare. E ogni giocatore aveva il suo stile. Io nel mio ero unico, c'ero io e basta. Vivevo il calcio come un divertimento, non cercavo paragoni. Se proprio devo trovare qualcuno che mi assomigliava un pò, potrei pensare a Bertotto, per carattere, forse anche per fisico."Bertotto, un giocatore che Galparoli ha incontrato proprio ad Alessandria: "L'Udinese mi cedette nel 1990 all'Alessandria dove rimasi un paio di anni. Lì c'erano altri giocatori che ad Udine avete conosciuto: Turci, Bertotto, Storgato, Cinello. Bertotto e Storgato sono venuti a darmi una mano. Dopo Alessandria ho giocato a Cuneo in Interregionale per 3 anni. Poi ho fatto altri 2 campionati in Prima Categoria. Ho giocato fino a 44 anni, finendo nel Beach Soccer."Galparoli lo dice sinceramente: "Ho continuato a seguire l'Udinese, magari non andando sempre allo stadio, ma mi sono sempre interessato alla squadra. Mi piace Marino come tecnico, sta facendo un bel lavoro con i giovani. L'Udinese che mi è piaciuta di più è stata quella del tridente Bierhoff, Amoroso, Poggi e mi piaceva il modo di giocare di Zaccheroni. Anche se secondo me gli allenatori sono tutti preparati. In realtà il destino di una squadra dipende molto da come la società lascia lavorare i suoi tecnici. All'Udinese c'è una delle migliori organizzazioni a livello societario. Per questo sono convinto che continuerà a fare bene."Ci lascia confidando un desiderio: "Mi piacerebbe ritrovare tutti i miei compagni dell'Udinese, magari per una partita insieme!" Un'idea che sicuramente piacerebbe anche ai tifosi friulani!
Monica Tosolini
Udineseblog.it

VIAREGGIO

L'Esperia Viareggio ha elaborato un progetto di avanguardia per avvicinare la città, le famiglie e far vivere lo stadio durante tutto l’anno, per una cultura del calcio legata al divertimento e che ripudi la violenza
E’ stato presentato a Viareggio, il progetto “Nuovo Stadio dei Pini e Cittadella del Calcio”. All’incontro hanno preso parte Salvatore Lombardo Vice Presidente della Lega Calcio Serie C e Stefano Dinelli Presidente F.C. Esperia Viareggio.Seguendo le tracce di un progetto culturale e sportivo che, partendo dall’Inghilterra sta modificando il modo di vivere il calcio in tutta Europa, la società FC Esperia Viareggio progetta uno stadio di proprietà che renda solido lo stato patrimoniale di una società risanata da una dirigenza giovane che, rilevandola cinque anni fa dall’ennesimo fallimento, l’ha portata a due promozioni consecutive fino alla serie C2 e alla conquista di una Coppa Italia Dilettanti nel 2007. Elaborato dagli architetti Gino Zavanella, Hernando Suarez, Eloj Suarez, il complesso, che sorgerà nelle stesse aree già occupate dall’impianto sportivo viareggino, si caratterizza per l’attenzione alla salvaguardia e al recupero ambientale e per l’impiego delle più avanzate tecnologie sul risparmio e la generazione energetica.
Il nuovo stadio avrà 10mila posti seduti, tutti coperti e caratterizzati dal massimo comfort. Uno stadio del futuro, diverso da tutti gli stadi italiani anche per le sue caratteristiche di rispetto e integrazione nell’ambiente e per il suo straordinariamente basso impatto ambientale. Al suo interno troveranno accoglienza proposte per il tempo libero quali beauty farm, centro shopping, ristorante, palestre, il centro di medicina riabilitativa e dello sport e un albergo a 4 stelle. La Cittadella del Calcio, progettata dagli architetti Leonardo Pelleriti e Sandro Biagiotti, che sorgerà a fianco dello stadio, sarà polo di aggregazione e prevedrà, tra l’altro, 11 campi da gioco, la foresteria, per accogliere squadre in ritiro, e la sede dell’Esperia Viareggio.Stefano Dinelli, presidente del FC Esperia Viareggio, ha dichiarato: “Con questo progetto vogliamo rendere solida la società, dotandola, come una famiglia giudiziosa, di una casa di proprietà e su questo valore progettare il futuro. Vogliamo veicolare la passione per la squadra e per il calcio attraverso la fruizione, 365 giorni all’anno, di un impianto che sappia offrire svago, sicurezza, divertimento, relax e strutture per tutti. Vogliamo puntare con sempre maggior forza sul settore giovanile, dotandolo di strutture adeguate, per crescere, civicamente e tecnicamente, persone prima ancora che atleti. Per allontanare per sempre la violenza dal calcio. Dopo cinque anni possiamo considerare chiusa, con successo, la fase del turnaround. Ora abbiamo davanti un progetto di crescita. Con un obiettivo affascinante e difficilissimo: svincolare il destino della società da quello di un gruppo di persone o – come troppo spesso accade nel calcio italiano – dalla volontà, spesso dai capricci, di un singolo.Nasce un progetto a lungo termine con la finalità di rendere la società autonoma ed autosufficiente, proprietaria del proprio stadio.L’esempio è quello che ci viene dal calcio anglosassone che – dotandosi di impianti moderni e sicuri, investendo in essi – ha sconfitto la violenza e riportato le famiglie allo stadio in un clima di sportività e divertimento. Viareggio ha oggi la possibilità di porsi all’avanguardia di questo straordinario cambiamento”.
L’architetto Gino Zavanella, autore del progetto ha dichiarato: “Lo stadio dei Pini si integrerà perfettamente con gli elementi paesaggistici di Viareggio: pineta, mare, architettura urbana diventando elemento di arredo e decoro. La pineta, la darsena, la vita di Viareggio entrano spontaneamente nello stadio e lo stadio diventa in modo spontaneo parte della città, alleggerito, trasparente, pronto a proiettare all’esterno il suo contenuto e pronto a riflettere all’interno il mondo che lo incornicia. Il mio percorso ha attinto da tutto ciò che ho ricevuto in termini di immagini e sensazioni in questi anni trascorsi a Viareggio: le sfumature di verde della pineta, i profumi, gli slanci cromatici nel passaggio, dalla natura al movimento della darsena, il mare e la vita del porto. Nella progettazione dello Stadio dei Pini c’è la volontà di riportare tutto questo, o meglio, di consentire a tutto questo di riflettersi, di entrare al suo interno, in uno scambio reciproco di immagini e sensazioni. Lo studio dei materiali ha consentito di far uso di tutto ciò che è trasparente,al fine di lasciar fluire all’interno sensazioni naturali restituendo all’ambiente circostante un’immagine architettonica non violenta e integrata . Una rete microforata nella parte alta dello stadio, collegata ad un sistema computerizzato, sarà in grado di illuminarsi, mostrare immagini, assorbire e riflettere i colori dell’ambiente. E questa è la più alta forma di rispetto ambientale”.
(FC. Esperia Viareggio)

26 marzo 2008

SPALATORI

L' amichevole tra Estonia e Canada in programma stasera a Tallinn sembrava dovesse essere rinviata a causa della copiosa neve caduta sulla capitale estone.La buona volontà di 40 tifosi, però, ha fatto sì che la gara possa svolgersi regolarmente. I 40 volontari hanno infatti spalato la neve dal campo, così come chiesto dalla federazione.

SPALATORI

L' amichevole tra Estonia e Canada in programma stasera a Tallinn sembrava dovesse essere rinviata a causa della copiosa neve caduta sulla capitale estone.La buona volontà di 40 tifosi, però, ha fatto sì che la gara possa svolgersi regolarmente. I 40 volontari hanno infatti spalato la neve dal campo, così come chiesto dalla federazione.

LEGNANO

I tifosi del Legnano rischiano di rimanere a casa in occasione del tanto atteso derby in agenda domenica 30 marzo alle 15 contro la Pro Patria di Busto Arsizio.La Prefettura di Varese, infatti, seguendo le indicazioni dell'Osservatorio del Viminale che aveva vietato le trasferte ai tifosi lilla, ha stabilito che il settore ospiti dello stadio "Speroni" non sarà aperto al pubblico in occasione della partita di domenica.Niente trasferta organizzata quindi per i tifosi lilla che per assistere alla gara dovranno "accomodarsi" negli altri settori dello stadio.

TOTTI

Adnkronos) - "Di questo calcio non mi piace la violenza perche' calcio e violenza sono due parole ben diverse. Il calcio deve essere divertimento e passione, l'unione tra la squadra del cuore e le famiglie allo stadio". Sono le parole del capitano della Roma, Francesco Totti, in un'intervista che andra' in onda domani, alle ore 21.00, su Sky Sport 1 nella trasmissione 'I signori del gol', l'approfondimento dedicato ai piu' grandi goleador europei ancora in attivita'. "E' una cosa gravissima andare allo stadio con i coltelli, le pistole e le accette per andare a vedere una partita di calcio. Penso che sia un'assurdita' che assolutamente deve cambiare perche' il calcio deve essere una passione per tutti, per chi lo gioca, per chi lo tifa e per chi lo vive". Sull'uccisione di Gabriele Sandri, Totti ricorda: "Lo conobbi tantissimo tempo fa, quando feci una festa di compleanno e lui suono' alla mia festa. Mi disse pure: ''Io sono della Lazio, non so se mettero' tutta musica carina''. Era una battuta scherzosa, che ci stava. Era un ragazzo serio, educato, che aveva tanta voglia di vivere. Un ragazzo che vorrebbero tutti come amico. Purtroppo e' successo questo brutto episodio, sempre per una partita di calcio. Sinceramente non so come sia stata la dinamica -dice Totti-, come sia successo, so che dopo questo fatto ci debba essere giustizia. Basta con questi episodi che fanno male a tutti, ma soprattutto alla famiglia. Ho conosciuto la madre, il fratello e il padre e hanno un grande carattere e la forza di reagire anche se non e' semplice, pero' hanno dimostrato di essere una famiglia unita, con tanti valori e poi sono riusciti ad aprire una fondazione per Gabriele. Questo fa capire quanto ci tenevano al figlio e quanto vogliano che non si ripetano piu' questi episodi".

25 marzo 2008

40 ANNI


"Tifosi, 40 anni della nostra storia", una grande opera realizzata dall’Associazione Centro coordinamento Viola club in occasione di questo importante anniversario. Ben 240 pagine che ripercorrono tutta la storia dei viola club e dell’associazione che li raggruppa. Un resoconto degli ultimi 40 campionati della Fiorentina, tutte le varie iniziative dei club, con storia, aneddoti, curiosità, fatti di grande rilevanza, il tutto arricchito da foto suggestive ed inedite e dalla rubrica «In Italia e nel Mondo» che nel corso dei vari anni analizza l’andamento e le vicende della Fiorentina e in parallelo i fatti storici più importanti.
Una particolare rilevanza viene data al numeroso e caloroso pubblico che da sempre ha sostenuto i colori viola che si può definire il ‘Dodicesimo giocatore’. Un percorso sportivo, culturale e storico che appassiona e coinvolge tutti coloro che amano la Fiorentina. E’ doveroso ricordare che attualmente sono ben 228 i club e i soci che ne fanno parte 20.300.
L’obiettivo è quello di tornare alle cifre record della stagione 1999-2000 che registrava 289 club con 32.000 soci, ed eventualmente superarle. Tante anche le iniziative sociali e di beneficenza che il Centro di coordinamento sta portando avanti con obiettivi di fratellanza e per combattere gli episodi di violenza.
E’ il presidente dell’Accvc Filippo Pucci a illustrare le finalità dello storico libro: «Voglio evidenziare il valore della memoria in quanto per tutti è importante fermarsi un momento per riflettere, ricordare, sorridere e anche commuoversi. E’ soprattutto questo lo scopo delle pagine che sono state create con grande impegno e passione da tutti i soci dell’Accvc e dai vari club. Un libro dove le immagini sono protagoniste, ogni volto rappresenta una piccola, grande storia della Fiorentina che negli anni è stata capace di grandi imprese come la vittoria di due scudetti ed è poi riuscita anche a risorgere con grande orgoglio dai periodi bui. L’opera vuol essere anche lo stimolo per affrontare con nuove forze un futuro che spero sia sempre più colorato di viola». La Nazione