31 gennaio 2008

Mettetelo tra i Preferiti

http://www.osservatoriosport.interno.it/

Patto

Una patto fra dirigenti, giocatori, collaboratori e tifosi per rispettare le regole del vivere civile in ogni singolo aspetto dell'attività della società. E' il codice etico varato dalla Pallavolo Catania, formazione del pallavolo di Serie A2 maschile, che la società farà firmare anche ai suoi sostenitori. "La scelta di vararlo adesso, a pochi giorni dal 2 febbraio, giorno del primo anniversario della morte dell'ispettore di polizia Filippo Raciti - spiega l'amministratore delegato della società, Fabio Pagliara - è perché vogliamo dare un segnale forte di incoraggiamento e passare dai 'vorremmo' agli atti concreti con un vero modello di comportamento sportivo".
Il codice etico varato dalla Pallavolo Catania è improntato sul fair play e prevede norme sostanziali e comportamentali che dovranno essere rispettate da tutti: società e tifosi. I principi cui si ispira sono: lealtà, correttezza, trasparenza, sportività, imparzialità, educazione, moralità, impegno, onestà, solidarietà. La volontà di dotarsi di un Codice etico é stata condivisa dalla commissione etica della società presieduta da Nello Greco e il Consiglio d'amministrazione l'ha fatta propria.

Il calcio a misura d'uomo degli ultras rossoverdi

“Per noi repressione, per voi impunità”: con questo motto si è aperto a Terni, domenica scorsa presso l’Oratorio San Francesco, un torneo di calcio amatoriale a 7 che si prolungherà fino al 31 marzo. Con questa iniziativa gli organizzatori Ultras ’07, Freak Brothers, Centro Popolare Ternano, Ass. Palestra Popolare Terni, da sempre coinvolti in vari ambiti sociali, intendono sensibilizzare l’opinione pubblica su temi ritenuti di fondamentale importanza: su tutti, le morti sul lavoro e la repressione indiscriminata nei confronti del mondo ultras. “Con tale iniziativa – spiegano gli organizzatori - si vuol protestare contro una società sempre più dedita al guadagno ad ogni costo, dove non è più ammissibile uscire di casa per recarsi a lavoro o piuttosto seguire la propria squadra del cuore, e non tornare più per colpa di un estintore scarico o di un proiettile sparato per sedare una rissa già sedata”. Temi questi, cari non soltanto agli ultras rossoverdi, ma anche a quelli di Caserta, San Benedetto e Livorno che hanno aderito all’evento ternano. I cui proventi, vale la pena sottolinearlo, saranno donati alle famiglie delle vittime del rogo scoppiato nello stabilimento ThyssenKrupp a Torino. Con la speranza di non leggere più fatti di cronaca come questi e di rivedere un Liberati pieno dei suoi colori, il prossimo appuntamento è fissato per domenica 3 febbraio al campo di via del Raggio Vecchio. Per un ritorno a quel calcio a misura d’uomo di cui ormai si stanno perdendo le tracce.

«Quali minacce? Solo democrazia»


Abbiamo appreso che il Ministero dell’Interno ha diffidato la società Cosenza Calcio, perché in curva sarebbero apparsi striscioni dal contenuto “politico”. Siamo al paradosso di Stato! Da anni in questa città assistiamo ad uno spettacolo indegno: “onorevoli” e rappresentanti delle istituzioni locali usano lo stadio San Vito per le loro vergognose passerelle.?
Però, nonostante la spudorata invadenza della politica dei partiti nel nostro calcio, nessuno si è mai sognato di diffidare questi personaggi, né l’Osservatorio ha preso provvedimenti intimidatori nei confronti del Cosenza. Adesso il Viminale lancia una crociata contro “la politica negli stadi” e, tanto per cambiare, sceglie Cosenza come obiettivo dei suoi attacchi. Se fossero coerenti con quanto affermano, dovrebbero cancellare mezzo panorama calcistico nazionale e chiudere altrettanti stadi. Esiste in serie A o B una società estranea alla “politica”? Il vero problema, dunque, è un altro. Quella che loro chiamano “politica” è in realtà la libertà d’espressione popolare, che vorrebbero eliminare dalle curve. Vogliono riempire le gradinate di Tifosotti, Ringo Boys e ultras di mestiere. A Cosenza il progetto è ancora più sofisticato. Le forze dell’ordine devono infatti risolvere un grave problema: dall’inizio del campionato la nostra tifoseria non provoca più incidenti, si comporta civilmente in casa e fuori, ha sviluppato meccanismi di autocontrollo. E quando i problemi non esistono, da sempre lo Stato paga uomini esperti per crearli... i problemi!!! E già, perché quando in una città non accadono più incidenti intorno alle partite di calcio, a che serve tenere in piedi un “Ufficio Stadio” in Questura? Allora, meglio rispolverare il vecchio ritornello del “pericolo Noglobal tra gli ultrà”. I “signori” che spediscono dettagliate informative al Viminale, fanno finta di non sapere che la nostra non è una tifoseria “politicizzata”. Il tifo del Cosenza è antiproibizionista ed è antirazzista. Punto e basta! Qualche anno fa persino la Uefa, in occasione della finale di Champions League a Manchester, ha scelto una foto degli Ultrà Cosenza per diffondere nell’Europa intera un messaggio contro i pregiudizi razziali. Certo, per la Digos sarebbe tutto più facile, se nello stadio San Vito apparissero le svastiche. Ci sarebbe pure meno lavoro per le strade: ad eliminare i colori e la diversità, penserebbero i neonazisti. Ma noi non ci caschiamo. Anche di fronte a questa provocazione resisteremo con intelligenza. Per amore del Cosenza, chiederemo a tutti gli ultrà delle due curve di non finire nella trappola, non diffondere per il momento messaggi che potrebbero attirare l’ira del Viminale sui Lupi. Tuttavia, non è detto che i ragazzi ci ascolteranno. I Cosentini sono sempre stati dotati di autonomia e capacità critica. Non essendo una gregge di pecore, bensì un branco di lupi, non abbiamo un capo-montone nella nostra tifoseria. Sappiano una cosa, però, gli uomini del Viminale ed i loro locali dipendenti. Possono toglierci la libertà e la salute. Non ci toglieranno mai la dignità e la parola.
Siamo alle solite. Cosenza sembra di nuovo nell’occhio del ciclone e, gira e volta, per le stesse cose. Le minacce dell’Osservatorio di chiudere lo stadio, o la curva, hanno questa volta ben altro obiettivo. Lo avevamo scritto appena lunedì, «qualcuno in settimana ha tentato loro di tappare la bocca», dove per “loro” intendevamo gli ultrà. Ma non solo, perché il discorso vale anche per Gabriele Carchidi, lo speaker del San Vito, che la sciarpetta dal collo non l’ha mai tolta. Carchidi è reo di aver diffuso l’invito dei gruppi organizzati a partecipare alla manifestazione No Global del 2 febbraio.
Non ha fomentato masse ad usare violenza e non ha lanciato alcun messaggio teso a sovvertire l’ordinamento economico del paese. Chissà dove sta, allora, questa terribile minaccia per l’ordine pubblico. Proviene forse dalla capacità delle frange più calde del tifo di sapere “leggere” gli eventi e di proporre scomode interpretazioni dei fatti? Oppure alla spiccata propensione all’antirazzismo e all’antifascismo che gli ultrà del Cosenza manifestano di continuo? Nessuno vuole mettere in discussione l’operato dell’organo di vigilanza del Viminale, ma sembra che verso la città di Telesio ci sia una sorta di prevenzione di fondo. In questa stagione, una parola su tutte l’ha fatta da padrone, “intelligenza”: quella che ha accompagnato, sin qui, ogni trasferta dei supporter rossoblù, divenute allegri viaggi tra amici. Una presa di coscienza, dopo Catania, era necessaria e i sostenitori silani hanno scelto di non essere le vittime sacrificali di nuove leggi, sulla cui piena costituzionalità ci sarebbe da discutere, e non poco. L’art. 21 recita che chiunque può esprimere le proprie idee in massima libertà. Attenti però: bieca propaganda nostalgica, zeppa di celtiche, svastiche e fasci littori vari, è l’opposto della libertà. Qualcuno potrebbe obiettare, per quale motivo una bandiera del “Che” sì ed una celtica no? Perché un simbolo di giustizia e sacrificio non può essere associato, se pur all’apposto, con un segno che nel nostro secolo ha rappresentato morte e distruzione. Non è la politica a dover stare fuori dagli stadi, ma sono l’odio ed i suoi simboli che non devono entrarci. La politica, quando è fatta dal basso, è democrazia.

Fuori la politica dalle Curve

Cori inneggianti al fascismo (Duce, duce) sono stati intonati dai tifosi laziali, circa 4-500, nel corso della partita di Coppa Italia fra la Fiorentina e la Lazio. Gli stessi sostenitori biancocelesti hanno anche rivolto slogan contro la polizia e, per buona parte della gara, cori offensivi verso i fiorentini.Anche in curva Fiesole, cuore del tifo viola, non ha campeggiato il fair-play: in occasione dell'ammonizione decisa dall'arbitro al centrocampista laziale Mudingayi sono stati indirizzati verso il giocatore di colore alcuni buu che però sono durati pochi istanti.
Anche a Torino, nella gara che contrapponeva la Juventus all'Inter, non sono mancate le "attenzioni" verso i giocatori di colore in campo.
Dopo la celtica esibita a Livorno, le curve juventine rischiano gravi provvedimenti da parte dell'Osservatorio. Quando ci libereremo della politica e del razzismo ?
Vincenzo

Salò

TRENTO. Da un lato la scritta “avvocato difensore”, dall’altra, “anestesia totale”. Messaggi decisamente chiari quelli che sono stati trovati dagli agenti della squadra volante su un manganello di legno di 45 centimetri. Denunciato il suo proprietario, un ultrà del Trento di 26 anni che quando è stato fermato, stava tornado dalla trasferta di Salò.Il giovane era assieme ad un amico e stava tornado a casa quando, in via Dogana, è stato bloccato da una pattuglia della volante per un normale controllo. Nello zaino la prima sorpresa: un vero e proprio manganello di legno con le scritte che, casomai servisse, chiariscono il possibile uso dell’oggetto. La seconda sorpresa è stata offerta da un moschettone d’acciaio. Una presenza non legata alla passione per la montagna ma alla lama che era nascosta all’interno e che poteva essere estratta con facilità. Visti i due ritrovamenti i poliziotti hanno denunciato il ventiseienne per porto abusivo di oggetti atti ad offendere. Nessuna conseguenza, invece, per l’amico con il quale era andato in trasferta per seguire i calciatori del Trento: lui non aveva né manganello né lama nascosta.

Incastrati

ROMA ( 30 gennaio) - Due giovani di 21 anni sono stati identificati e denunciati dalla Digos per aver aggredito domenica sera Paolo Vermini, l'operatore ai varchi della metro in servizio alla stazione Termini. Gli agenti, in collaborazione con la Polfer che ha recuperato le immagini delle telecamere di videosorveglianza, hanno effettuato gli esami dei fotogrammi e ascoltato alcuni testimoni. Hanno accertato che l'aggressione è avvenuta dopo che alcuni giovani, gravitanti nell'area di estrema destra, avevano riconosciuto l'uomo come attivista di Action e lo avevano insultato. Successivamente l'uomo è stato aggredito da un numero più ristretto di ragazzi, con i volti parzialmente coperti da cappucci e sciarpe. La vittima non è stata in grado di fornire indicazioni utili all'identificazione dei responsabili. Gli investigatori della Digos, dopo aver visionato i fotogrammi e aver analizzato anche i capi d'abbigliamento dei ragazzi, hanno individuato due responsabili. Uno di loro è noto alla Digos perché frequenta spesso lo stadio e appartiene alla componente ultrà romanista, anche se in questo contesto non risulta mai essersi reso responsabile di episodi di violenza.

Barbour



Quando nel 1894 lo scozzese John Barbour di Galloway iniziò a vendere giacconi in tela cerata nel porto di South Shields,
la Football Association inglese e la Football League avevano rispettivamente trentuno anni e sei anni, e nessuno avrebbe
immaginato il successo al quale stava andando incontro John Barbour nel mondo degli appassionati del gioco del calcio.
E chissà che John Barbour stesso non fosse appassionato del Beautiful Game.
La Federazione scozzese, Scottish Football Association era nata nel 1873 e Archibald Leitch, il grande architetto degli
stadi britannici, ancora giovanissimo, si stava formando negli studi e iniziava a pensare a come unire la sua passione
per l’architettura e quella per il calcio.
Di lì a breve il football dall’isola d’Albione sarebbe giunto ovunque nella Vecchia Europa e nel mondo; Archibald Leitch
avrebbe costruito una ventina di stadi per Football Clubs inglesi e scozzesi (ed essendo morto nel 1939 per fortuna non
avrebbe visto la loro demolizione per una legge infame sulla sicurezza risalente al 1989); la reputazione dei prodotti di
Barbour sarebbe così cresciuta da ottenere dalla Regina Elisabetta II, da Sua Altezza Reale il Duca di Edimburgo e da
Sua Altezza Reale il Principe di Galles, la Royal Warrant of Appointment per aver fornito alla famiglia reale britannica
capi d’abbigliamento impermeabili di altissima qualità; e, infine, i prodotti di John Barbour sarebbero diventati oggetti di
culto nelle terraces di tutta Europa, a partire proprio da quelle disegnate da Leitch.
Qualcuno di noi, già ventenne, iniziò a viaggiare con l’Inter Rail, una forma di viaggio pensata per i giovani che, con pochi
soldi riuscivano a coronare i propri sogni d’evasione dalla quotidianità. Era l’occasione buona per raggiungere località
lontane e seguire squadre con le quali avevamo sognato, prima giocando a Subbuteo, e poi, dal 1977, seguendo le prime
telecronache, trasmesse con il sistema Pal Color. Anni meravigliosi, fatti di calcio ancora dal sapore antico.
Negli anni 90 nasce Mentalità Ultras Streetwear. Nasce a Torino, sponda granata. È il segno dei tempi. Mentalità Ultras
Streetwear capisce che troppo sta cambiando nel mondo del pallone. Dentro e fuori dal campo. Per questo cerca di ridare
al fenomeno del tifo calcistico un orientamento di stile.
Quello stile che negli Ottanta aveva dettato legge.
E subito Mentalità Ultras Streetwear diventa uno dei classici da terrace culture.
Oggi Mentalità Ultras Streetwear, con la felpa che presenta degli inserti in stoffa originale tratta dall’interno del Barbour,
presenta un capo di abbigliamento che vuole essere una citazione, proprio dedicata al grande scot man di Galloway.
Chissà se John Barbour se lo sarebbe aspettato.
"Barbour 90's"
testo a cura di:
www.actionnow-playoldstyle.com
Negli anni ’80 e ’90 del Novecento, giusto un
centinaio d’anni dopo la creazione dei primi capi
in tela cerata della Barbour, britannici appassionati
di calcio, avrebbero viaggiato in tutta Europa con
i famosi treni Inter City facendo conoscere
ovunque la potenza delle squadre inglesi e delle
loro firms, anche nel campo dell’abbigliamento.
In Italia, l’esplosione del fenomeno casual procedé
quasi di pari passo.
I supporters italiani a contatto con quelli inglesi
misuravano l’abbigliamento e i muscoli,
rimanendo colpiti dalla sobria ‘eleganza’ con la
quale le firms britanniche occupano lo shed,
anche delle altre tifoserie. Purtroppo, dopo la
sventurata finale di Coppa dei Campioni
dell’Heysel tra Liverpool e Juventus, le squadre
inglesi furono a lungo bandite dalle competizioni
europee e i contatti si fecero meno consueti.
http://www.mentalitaultras.com/
R

30 gennaio 2008

Napoletani contro Cellino


CAGLIARI – Galeotta fu quella frase. Quel grido dettato dalla foga per una vittoria acchiappata all’ultimo secondo, quando il baratro della Serie B sembrava già essersi irrimediabilmente aperto. Ai tifosi napoletani quelle parole pronunciate dal presidente rossoblù Massimo Cellino, dopo il secondo gol del Cagliari contro la squadra partenopea, non sono proprio andate giù. E ora promettono battaglia: vogliono chiedere a Cellino un maxirisarcimento danni per avere “con una condotta antisportiva, offeso in maniera gratuita tutto il popolo napoletano”.
Eppure per quell’insulto, immortalato dalle telecamere di Sky e Mediaset Premium, Cellino aveva chiesto scusa. “La mia era una esclamazione liberatoria in un momento concitato, al termine di una partita sofferta e fondamentale per le nostre speranze di salvezza”, ha precisato il presidente del Cagliari, che a fine stagione, come ha dichiarato ieri, lascerà il mondo del calcio. “Non era rivolto a nessuno – ha continuato – e comunque non intendevo offendere la gente di Napoli né tanto meno la squadra del Napoli”. Cellino aveva anche incassato la solidarietà del collega e ‘nemico storico’ Maurizio Zamparini. “Credo che avrebbe detto lo stesso se avesse giocato contro il Milan o il Palermo”, ha detto il presidente rosanero.
Ma evidentemente ai tifosi del Napoli le scuse di Cellino non sono bastate. Sul web si è scatenata la rivolta contro il presidente, contro i tifosi rossoblù, contro il Cagliari, Cagliari e tutti i sardi. Colpa, probabilmente, della rivalità tra le due tifoserie, cominciata, dicono gli esperti, con la pessima accoglienza che nove anni fa venne riservata ai cagliaritani in occasione dello spareggio per non retrocedere in B, giocato al San Paolo contro il Piacenza. Una rivalità riaccesa di recente dalle polemiche e dai disordini per l’arrivo in Sardegna dei rifiuti napoletani. E per questo quelle parole sono sembrate ancora più offensive. Tanto da motivare una maxicausa, promossa dai tifosi azzurri.
“Massimo Cellino ha offeso violentemente il popolo partenopeo e lo ha diffamato davanti a tutti i telespettatori del mondo suscitando sdegno e provocazione nell'animo di tutti i cittadini napoletani colpiti da tali ingiuriosi dichiarazioni e da un comportamento incivile ed antisportivo” - dichiara Angelo Pisani, presidente dell’associazione ‘Noiconsumatori.it’ e difensore dei tifosi napoletani – . Adesso verrà chiesto il risarcimento di tutti i danni esistenziali ed al buon nome dei tifosi napoletani, calcolato almeno in 1000 euro per ogni partenopeo danneggiato”.

29 gennaio 2008

APPELLO DELLA QUESTURA AI LAZIALI


La Questura di Firenze lancia un appello ai tifosi della Lazio a ''non partire senza il tagliando di ingresso'' allo stadio. E' quanto emerso a seguito del tavolo tecnico convocato in Questura stamani, per discutere le misure di sicurezza in vista della partita di Coppa Italia Fiorentina-Lazio, in programma domani alle 17.45 all''Artemio Franchi'. E' previsto l'arrivo di circa 400 tifosi della Lazio, che si recheranno a Firenze per assistere alla gara con mezzi propri, pullman o treno.

In particolare, per i tifosi ospiti che giungeranno a bordo di auto private, e' stata predisposta un'area di parcheggio vicina all'uscita di Firenze Sud dell'A1, presso l'Hotel Sheraton, opportunamente vigilata e presidiata dalle forze di polizia, dalla quale partiranno bus navetta, messi a disposizione dall'Ataf per accompagnare i supporter biancocelesti allo stadio.

Dalle 9.45 di domani scattera' il blocco alla circolazione dei veicoli intorno al 'Franchi'. La Questura di Firenze invita inoltre i tifosi laziali a non utilizzare il treno 'Intercity' che partira' da Roma alle 12.55 il quale, non prevedendo fermate alla stazione di Campo di Marte, comporterebbe disagi per raggiungere lo stadio.

DIVIETO D'ACCESSO


I tifosi della Roma non potranno seguire la loro squadra del cuore nella trasferta di domenica prossima a Siena. Lo ha deciso il prefetto di Siena Giulio Cazzella che ha disposto la chiusura del settore dello stadio riservato alla tifoseria della Roma, con conseguente annullamento dei tagliandi già venduti. Il prefetto ha disposto anche che i biglietti siano venduti esclusivamente nella provincia con conseguente divieto di diffusione e vendita attraverso circuiti telematici al di fuori della stessa e che ciascun acquirente possa comprare un solo tagliando. E' vietato cedere tagliandi e abbonamenti.

Il Questore ringrazia


Dopo gli arresti dei tre dalla Digos di Firenze tre ultras dell'Empoli, da parte della digos di Firenze, Francesco Tagliente, questore del capoluogo toscano si e' complimentato con i suoi uomini intervenuti domenica allo Stadio sottolineando che e' stato "Un intervento mirato, selettivo, che non ha coinvolto estranei alla vicenda consentendo di mantenere alto l'impegno della Questura di essere rigorosi, estremamente rigorosi, con chi si rende protagonista di fatti illeciti per continuare a rivolgere la massima attenzione nei confronti dei tifosi che continuano a tenere un comportamento improntato alla massima correttezza sportiva dentro e fuori lo Stadio". Il Questore ha colto l'occasione per ringraziare i tifosi della Fiorentina che non hanno risposto alla provocazione e agli agenti operanti che con intelligenza professionale hanno calibrato l'intervento valutando di non intervenire con mezzi dissuasivi in presenza di altri tifosi. I tre arrestati, intorno alle ore 17.30 di domenica scorsa, infatti, ad avvenuto deflusso dallo Stadio Comunale "Castellani" di Empoli, dove si era disputato l'incontro Empoli - Fiorentina, avevano tentato di aggredire alcuni tifosi della Fiorentina opponendo resistenza agli agenti di Polizia che per evitare il coinvolgimento di altri tifosi hanno ritenuto opportuno non proseguire con metodi dissuasivi rinviando, per motivi di sicurezza, l'arresto a stamane. A carico degli arrestati, la Divisione Anticrimine ha gia' avviato le procedure per il provvedimento di divieto di accesso agli stadi.(AGI)

Tre empolesi

La Digos ha arrestato tre tifosi dell'Empoli che domenica, dopo Fiorentina-Empoli, avevano tentato di aggredire alcuni tifosi viola. I tre sono stati arrestati perche' hanno cercato di reagire all'identificazione, e i poliziotti che stavano operando sono stati circondati da un numero consistente di tifosi azzurri. In manette, per violenza e resistenza aggravata a pubblico ufficiale, sono finiti tre supporter dell'Empoli di 36, 35 e 27 anni, gia' conosciuti alle forze dell'ordine.

I tifosi riprendono a cantare


Era il 1981 quando, nel mitico Le Studio Morin Heights a Quebec, in Canada, il famoso gruppo inglese dei Police registrava uno dei pezzi più belli ed accattivanti della loro inimitabile carriera. L’hit, che scalò rapidamente le classifiche e che oggi, 27 anni dopo, è ancora ricordata, aveva un titolo chilometrico “Every little things that she does is magic”. Per chi non mastica l’inglese, la traduzione letteraria è “Ogni piccola cosa che lei fa è magico”. Mai titolo fu più appropriato per descrivere la passione dei casertani verso quella canotta bianconera: ogni piccola cosa che fa la Juve è sempre magica. Domenica, a Livorno, il ruggito dell’Inferno Bianconero è tornato a farsi sentire e squarciare il silenzio del Pala Algida, palazzetto bellissimo ma decisamente freddo per lo scarso calore della tifoseria labronica. Certo, a pochi chilometri di distanza stava per andare in scena Livorno-Juventus (che coincidenza) della serie A di calcio, ma la risposta dei baskettofili è stata ben poco elettrica. L’elettricità era tutta nel settore riservato agli aficionados giunti da Terra di Lavoro; un centinaio scarso con la presenza anche delle ‘Indiavolate’ e della ‘Sud’. Dopo lo sciopero della domenica precedente contro la capolista Soresina, l’Ibn aveva dichiarato finita la contestazione. E mai fine fu più dolce perché la Pepsi ha, di fatto, giocato in casa. Nonostante l’imponenza del palazzetto, si è sentito solo ed esclusivamente il grido dei diavoli che sono stati accontentati, sul legno, anche dalla squadra visto che la prestazione corale, tutto sommato, è stata positiva. Una domenica, dunque, che verrà ricordata anche per il rinnovato connubio tra tifosi e squadra: uniti nella lotta, si può arrivare lontano a patto, però, che la Juve giochi con la stessa abnegazione vista in terra livornese. Infine è iniziata ieri l’inedita settimana di vigilia del match, di venerdì, contro Montecatini. Sarà una settimana diversa dal solito con meno sedute di allenamento e meno tempo per recuperare gli acciaccati. Per la Pepsi, dunque, non c’è tempo per pensare al successo contro Livorno, il campionato incombe. Camillo Anzoini

Biglietti esauriti, come i tifosi

Tutto esaurito in sessantacinque minuti. Il primo dei 3200 biglietti di Real-Roma è stato acquistato alle 16.20, l’ultimo alle 17.25. In circolazione non c’è più nemmeno un tagliando per il ritorno degli ottavi di Champions. La possibilità che la Roma ne possa mettere in vendita altri è pari a zero. A Trigoria assicurano che il quantitativo distribuito dal Real è il massimo che si poteva ottenere. Come sempre accade, la società si è tenuta solo un piccolo stock riservato a sponsor, giocatori e staff tecnico.GUASTO Quello che invece non è normale è il blocco del server di Lottomatica. Un collasso del sistema che ha mandato ko le 55 ricevitorie Lis. Una rete di distributori che, nonostante qualche tabaccaio non lo sappia, non sono tutte quelle che compaiono su asroma.it. Ma solo quelle abilitate alla vendita delle trasferte europee. Lo stop ha portato migliaia di romanisti sull’orlo di una crisi di nervi. La prevendita, che doveva scattare a mezzogiorno in punto, è slittata alle 16. Pazientemente, chi era in coda dalla notte precedente ha dovuto aspettare altre quattro ore. Qualche punto Lottomatica (è successo a quello di Corso Trieste) aveva fatto appena in tempo a battere il nome del primo tifoso quando il sistema è andato in tilt. La Roma si è scusata con un comunicato sul suo sito internet: «In relazione alla vendita dei titoli per la gara Real Madrid-Roma, la società comunica che l’inizio di tale vendita, inizialmente fissato per le ore 12, in seguito a problemi tecnici riscontrati sulla linea Lis Lottomatica viene spostato alle ore 16. As Roma rassicura tutti i propri tifosi che nessuna ricevitoria Lis Lottomatica abilitata per tale vendita potrà emettere titoli in questo lasso di tempo. As Roma si scusa inoltre con i propri tifosi per l’inconveniente, comunque assolutamente non dipendente dalla propria volontà». Attraverso il "tam tam" dei tifosi, il comunicato ha raggiunto chi era in coda.LEGGENDE La linea della Lottomatica, in base a quanto trapela da Trigoria, era caduta in tutta Italia. Ripresa alle 16.20, la prevendita si è esaurita alle 17.25: tra la stampa del primo e dell’ultimo biglietto sono trascorsi un’ora e cinque minuti. Ufficiosamente, la Roma ha smentito anche le leggende metropolitane di vendite avvenute prima della ripresa. La linea - sostengono a Trigoria - è stata riavviata in tutte le ricevitorie nello stesso momento. Teoricamente, sarebbe stato possibile far ripartire la prevendita prima delle 16. Perché la rete Lottomatica era tornata in funzione intorno alle 13. Alcune tabaccherie, però, a quell’ora chiudevano mentre altre restavano aperte. Per evitare che chi si fosse ripresentato alle 16 restasse a bocca asciutta, la Roma ha deciso di non anticipare la ripresa. Ad essere stati acquistati, in realtà, non sono i biglietti veri e propri del Bernabeu. I 3200 fortunati che si sono assicurati il visto per Madrid hanno comprato dei tagliandi "segnaposto". Una sorta di prenotazione per i tagliandi del 5 marzo, che potranno essere ritirati dalle 15 di venerdì e fino alle 18 del 3 marzo nei Roma Store di piazza Colonna 360 o via Appia Nuova 130. Sarà una formalità, senza costi aggiuntivi.PRELAZIONE Per la prelazione di Roma-Real, il 19 febbraio all’Olimpico, restano le briciole. È andato esaurito l’80 per cento dei poco più di 27mila biglietti riservati agli abbonati. Per confermare lo stesso posto della tessera c’è tempo fino alle 13 del 6 febbraio. Il giorno dopo, a mezzogiorno, scatterà la vendita libera in tutti i punti Lis, nei Roma Store e al Gran Teatro. Sperando che Lottomatica non ci tradisca di nuovo.
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Spezzini impagabili

Lo Spezia Club Piero Bragazzi 1985 organizza un pullman per la trasferta degli aquilotti in quel di Bologna al costo di 18 euro. Partenza ore 12.00 da Corso Cavour. Per prenotazioni rivolgersi presso il Bar l'Idea di Corso Cavour 227.Ovviamente partenza annunciata anche per il Club Alta Fedeltà ed Impero Bianconero, 18 euro anche questa quota partecipativa. Iscrizioni ed ulteriori informazioni presso l’edicola “Quick Time” di Corso Nazionale della sportivissima Grazia Rossi.

28 gennaio 2008

VOLONTARIATO COATTO


Sei mesi di reclusione, con la pena sospesa a condizione che prestino servizio, per almeno un mese e mezzo, in associazioni di volontariato come i City Angels o a favore dei bambini disabili. È questa la pena a cui sono stati condannati Fabio P. e Aldo C., i due tifosi accusati di istigazione a delinquere per aver lasciato vicino allo stadio di San Siro, la notte successiva all'uccisione del tifoso laziale Gabriele Sandri, scritte come «10-100-1000 Raciti», «Sbirri assassini», «D'ora in poi domenica è sinonimo di violenza», «Morte agli sbirri». I due, entrambi tifosi dell'Inter, erano stati colti in flagrante mentre scrivevano con lo spray gli slogan su un gabbiotto del piazzale del Meazza. Erano stati arrestati e costretti ai domiciliari dal gip Guido Salvini con l'accusa di istigazione a commettere delitti eversivi contro lo Stato. L'accusa era poi stata derubricata in istigazione a delinquere semplice, la stessa per cui oggi sono stati condannati dal gup Vincenzo Tutinelli in rito abbreviato. La Procura aveva chiesto la condanna a un anno di reclusione. Il più giovane dei due, il 18enne Fabio P. nei mesi scorsi era stato liberato con il solo obbligo di firma dopo aver presentato un'istanza di liberazione cui era stata allegata una lettera di scuse al ministro dell'Interno Giuliano Amato. Su Aldo C. pendeva invece ancora l'obbligo di dimora. Con la sentenza le misure sono state revocate.

Se ne fregano


Durante la partita tra Livorno e Juventus, posticipo dellla 20a giornata di serie A, uno striscione inneggiante al fascismo è stato esposto nella curva dei tifosi juventini. Due lenzuoli bianchi, issati da una decina di supporter bianconeri, riportavano la scritta "Me ne frego" e una croce celtica. Lo striscione è stato ammainato dagli stessi tifosi dopo un paio di minuti.

Senatori e Deputati serve la prova tv


Chi si ricorda lo sputo di Totti al danese Polsen durante gli Europei di calcio del 2004???


Sicuramente il senatore Barbato (UDEUR), che durante la votazione di fiducia al governo Prodi ha pensato bene di imitare il capitano della Roma ai danni del suo collega di partito onorevole Cusumano, il cui unico reato è stato quello di dare la fiducia al governo.


Frequento gli stadi ed il mondo del calcio ormai da decenni, ma il più cafone e diseducativo dei nostri amati calciatori lo è molto di meno di suddetti politici che dovrebbero rappresentarci. Forse confondendosi questo senatore ci ha scambiato per un popolo di lama (animale che vive in Perù) in cui la sua più simpatica caratteristica è esercitarsi ad emettere getti di saliva dalla bocca.


Il povero presidente del senato Marini ha cercato di sedare la rissa, ma non aveva con se ne guardalinee ne quarto uomo, e purtroppo per lui non può nemmeno appellarsi alla prova televisiva, valida negli stadi di calcio (rinomati ritrovi di teppisti) e non al senato (rinomato ritrovo di brava gente…). Nel mondo del calcio chi sgarra viene buttato fuori. Si è da poco introdotto il terzo tempo con le strette di mano finali, loro (quelli che in teoria dovrebbero rappresentarci) a ingozzarsi di mortadella, a stappare spumante e fare coretti da “stadio”.


Siamo proprio un Paese strano, in cui un senatore non può avere meno obblighi di un centrocampista, al punto che bisognerebbe chiedere la prova Tv per i nostri onorevoli ed applicare a loro le leggi contro i tifosi violenti negli stadi (il famoso DASPO); quindi proporrei l’obbligo di firma in commissariato per il senatore (reo dello sputo e successiva rissa) per i prossimi 3 mesi (provvedimento in linea con le norme antiviolenza) quando al Senato si dovrà votare qualche legge. Purtroppo, ormai l’Italia è il paese dai "due pesi e due misure", chi fa parte della Casta è al di sopra di sospetti e leggi, chi appartiene al popolo è soggetto ad ogni assurda angheria. Per finire vorrei ricordare che a Totti dettero 3 giornate di squalifica per quello sputo, al nostro senatore invece solo interviste e complimenti su tutti i media.


Cari onorevoli vi chiedo solo una cosa, da oggi in poi evitateci ogni commento sulla moralità o l’etica dei comportamenti che non sono argomenti che vi riguardano.

VIOLENZA E MEMORIA


Un anno fa, all'esterno dello spogliatoio dello stadio di Liuzzi (Cosenza), poco dopo la conclusione della partita Cancellese-Sammartinese (1-2), veniva ucciso a calci e pugni Ermanno Licursi, 40 anni, dirigente della Sammartinese, squadra di San Martino di Finita (Cosenza), iscritta al campionato di Terza Categoria. Era il 27 gennaio 2007.



Sono trascorsi dodici mesi, di Licursi il calcio italiano non si ricorda più e fa finta di non ricordarsene perchè gli conviene. Stamane, intervenendo alla radio di Stato, Matarrese ha difeso gli arbitri, dando ovviamente la colpa ai mezzi di informazione se ogni domenica commettono errori sempre più madornali. Ma, su Licursi, manco una parola. Del resto, il presidente della Lega è lo stesso che, subito dpo l'omicidio dell'ispettore di polizia Filippo Raciti, a Catania, disse: "I morti fanno parte del sistema, lo spettacolo deve continuare".



Raciti venne assassinato il 2 febbraio 2007, sei giorni dopo Licursi. Poi, l'11 novembre, a Badia al Pino (Arezzo), è stato ucciso Gabriele Sandri, tifoso della Lazio. Licursi, Raciti, Sandri: tre morti di calcio, tre morti per questo calcio che ha reagito con manifesta ipocrisia ed esasperante lentezza alla violenza incancrenita da anni di lassismo, ignavia, demagogia. Prendete il fair-play, ad esempio.



Ieri sera, a Livorno, Balleri e Iaquinta hanno litigato durante il terzo tempo, il bianconero è stato addirittura ammonito, stabilendo un primato non invidiabile: il primo giocatore che riesce nell'impresa di beccare un cartellino giallo durante la stretta di mano post partita. Subito alcuni telecommentatori, fra i quali anche ex giocatori, hanno osservato: "Visto? Avevamo ragione noi. Il fair play non serve, è tutta una finta mediatica".



Capita l'antifona? Anzichè insistere, anzichè mettere all'indice i tesserati che non rispettano le regole e si accapigliano quando dovrebbero semplicemente rispettarsi, gli stessi vengono giustificati. E' la spia di un calcio che non vuole guarire mai dai suoi mali, che in passato ha giustificato ogni tipo di sopraffazione e di razzismo, di intolleranza e di inciviltà e che piange lacrime di coccodrillo quando si compiono tragedie come quelle di Licursi, Raciti, Sandri. Sarebbe ingiusto affermare che, un anno dopo, nulla è stato fatto. Ma la strada è ancora molto lunga: per arrivare sino in fondo servono coraggio e determinazione. Non reperibili al calciomercato.


di Xavier Jacobelli

TERZO ROUND


di PIERLUIGI ROSSI ZANETTI
Dalla ripresa del campionato di calcio la Federazione Italiana Gioco Calcio (Figc) ha introdotto la cosiddetta "Fase 3" al termine di ogni partita di calcio: consiste nello stringersi la mano con gli avversari. Per essere il calcio lo sport più diffuso in Italia e nel mondo, i nostri dirigenti hanno scoperto la cosiddetta "acqua calda" in quanto questa prassi è già in vigore da molti anni in moltissimi altri sport: rugby, pallacanestro, pallavolo, nuoto, atletica leggera ecc. ecc. financo il pugilato!!! Non dovremo forse più vedere zuffe negli spogliatoi dopo la benevola stretta di mano.
Però per me la stessa Fifa (organo mondiale che gestisce il gioco del calcio) con tutte le 200 circa consociate federazioni nel mondo ha dimenticato di introdurre la "mia" Fase O per migliorare e regolamentare il gioco fin dalle scuole calcio dei pulcini con i seguenti punti:
1) Trattasi di gioco del calcio, quindi utilizzo dei solo piedi, del busto e della testa: ogni intervento con le braccia trattenendo l'avversario con la maglia o al corpo, a seconda della gravità va sancito dall'espulsione temporanea (15 minuti) all'espulsione definitiva (se il fallo è reiterato) con un'ammenda pecuniaria proporzionale alla categoria (Serie A, B, C, D, regionali). Penso sia un ottimo deterrente che porterebbe alI'eliminazione di numerosissimi falli e perdite di tempo per le contestazioni con relativo miglioramento e continuità del gioco.
2) Ammesso quindi solo il dribbling (contrasto di piede), dove prevale l'abilità, la velocità, la forza fisica nel massimo rispetto dell'avversario. In caso di interventi scorretti vale anche in questo caso l'espulsione temporanea (15') per i falli meno gravi fino al cartellino rosso per i più gravi e nei casi di recidiva e con relative multe.
3) Massimo rispetto delle decisioni arbitrali quasi sempre concertate con i suoi collaboratori. Eventuali altri 4 guardalinee ai lati delle porte (nel tennis ce ne sono ben 8 su di un campo lungo solo 32 metri, dove però la palla viaggia anche a 200 all'ora).
4) Durata della partita cronometrata come per la pallacanestro e la pallanuoto.
5) Calci di rigore: ripetuti più volte fino a quando tutti i giocatori stanno fermi fuori dall'area di rigore (il che non succede quasi mai). Stesse sanzioni per chi non ubbidisce all'arbitro.
6) Con l'espulsione temporanea o definitiva si scombinerebbero subito i tatticismi e si vedrebbero molte meno partite finire zero a zero!!!
7) Effetto volano: applicando le suddette nuove o parzialmente nuove norme vedremo delle partite molto più belle con un gioco più continuato che porteranno ad una notevole riduzione degli infortuni (soprattutto dei campioni che sono i più attaccati dagli avversari), dei costi di riabilitazione, delle assicurazioni, della rosa di giocatori per ogni squadra, dei costi di gestione, un maggior numero di spettatori allo stadio e davanti alla televisione, un maggior numero di sponsor e perché no, un minor costo del biglietto o delle Pay Tv.
Con un miglior gioco espresso con meno contestazioni, si dovrebbero ridurre anche gli incidenti tra tifosi dentro e fuori del campo con minori danni a cose, persone (Forze dell'ordine comprese che se meno impegnate allo stadio possono espletare i loro compiti altrove sempre per il bene della collettività).

CASACCHE VERDI


Steward fatti in casa. La Salernitana ha predisposto e fatto partire il primo corso di formazione a sua spese per formare gli uomini in casacca verde ad accogliere tifosi all’ingresso, vigilare, sovrintendere con le forze dell’ordine alla sicurezza del proprio stadio. Allenare gli steward costa tanto: circa cinquantamila euro da sottrarre alle casse della societá. Se c’è un investimento, deve esserci anche un ritorno: in serenitá allo stadio, in accrescimento della cultura dello sport. Il giorno in cui il calcio italiano svolta definitivamente è praticamente alle porte: 1 marzo, poco più di un mese. Per quella data, gli steward, «gli incaricati dei servizi di controllo dei titoli di accesso agli impianti sportivi, nonché di instradamento degli spettatori e di verifica del rispetto del regolamento d’uso degli impianti saranno - dispone l’Osservatorio - non solo opportuni ma obbligatori». Altrimenti lo stadio di fascia superiore ai 7500 spettatori chiude al pubblico e le partite si giocano con effetto acquario. Steward: è l’evoluzione del calcio moderno, anche se la terminologia piace poco alle curve d’Italia. Saranno facilmente riconoscibili per la casacca di colore giallo fluorescente o arancione che indossano contenente la scritta "steward" ed un numero progressivo associato al nominativo dell’operatore. La Salernitana ha guadagnato sul campo il titolo di societá accreditata a promuovere corsi di formazione in qualitá di ente certificato. Il progetto sicurezza, condotto dal presidente Lombardi e dal delegato del club al ramo, l’architetto Nicola Manzo, è partito da molto lontano e si è avvalso in questo tempo di rodaggio e test sul campo di interlocutori "di grande sensibilitá", ha spiegato la Salernitana. «Se non ci sono più scavalcamenti e le file all’esterno dello stadio da qualche domenica sono ordinate, il merito va ascritto al lavoro del questore Roca, del capo di gabinetto, Guerra. E prima ancora, nei momenti più delicati, di buio totale, quando sull’apertura dello stadio era stata messa una pietra tombale, il prefetto Meoli ed il vicario Cannizzaro hanno mediato per dare alla Salernitana speranza di ritorno alla normalitá», ha rimarcato il club. L’obiettivo è più alto di un tornello, di una barriera di recinzione. Di recente, al cospetto della vedova Raciti che raccontava il suo dramma agli allievi di una scuola salernitana, il presidente Lombardi ha detto che si sa molto poco dei tifosi e che bisognerebbe studiare la psicologia dei gruppi sociali. E’ una delle materie del corso. Non sono nemici dei tifosi ma accompagnatori, persone con le quali instaurare un rapporto di reciproco rispetto.

TAFFERUGLI A FROSINONE

La scintilla, se così si può definire, che ha portato ad un clima surreale e nervoso è stata l'assegnazione, contestatissima, del calcio di rigore nei minuti di recupero che ha sancito il definitivo due a uno per gli ospiti.
Una bella giornata di sport, purtroppo, ancora una volta è stata rovinata da pseudo-tifosi che non si sono limitati al solito sfottò, ma sono andati oltre.
Fortunatamente, però, non ci sono stati feriti e la situazione, con l'intervento delle forze dell'ordine impegnate allo stadio, è pian piano tornata alla normalità.
Oltre ai soliti (ahinoi!) tafferugli c'è da registrare, di positivo, il grande calore che lo stadio «Marocco» ha dato ai ragazzi in campo. Sia i Veri tifosi isolani sia i Veri tifosi morolensi hanno dimostrato di saper vivere il calcio positivamente. Anche se qualcuno prova sempre a rovinare la festa.

CI RISIAMO!


Come volevasi dimostrare. L'Italia è il paese delle perizie, delle verità rovesciate, delle evidenze negate, degli insabbiamenti sfacciati e delle sentenze posticce. Ci risiamo! Chi fra noi vecchi reduci degli anni 70 e 80 non ricorda decine di morti ammazzati dalla Legge Reale, nelle piazze in subbuglio, negli stadi, presso posti di blocco e semplici controlli di routine? E magicamente il responso di ciascuna perizia e sentenza conclusiva giungeva ad un epilogo scontato: "l'agente x faceva partire un colpo inavvertitamente inciampando, o con un' involontaria pressione sul grilletto, o sparando in aria o deviando la traiettoria fortuitamente per mezzo di qualche oggetto contundente e così via" pertanto assolto pr non aver commesso il fatto o per legittima difesa. Per i più giovani il caso più eclatante è naturalmente quello di Piazza Alimonda a Genova durante il G8 nel luglio del 2001, dove perse la vita il giovane Carlo Giuliani. Lì fu un "sasso" a deviare la traiettoria del proiettile esploso dalla rivoltella di Placanica che casualmente andò a conficcarsi nello zigomo del rivoltoso. Ora per l'assassinio di Gabriele Sandri si è ritirata fuori la perizia che scagiona Spaccarotella in virtù di una fortuita deviazione intevenuta per mezzo di una rete metallica. Noi siamo stanchi di queste fandonie. Preferiremmo che per legge si garantisse l'immunità agli sceriffi impazziti, piuttosto che continuare a menarcela che davanti alla legge siamo tutti uguali. In Italia in realtà basta avere un distintivo ed appartenere ad una casta per essere affrancati dalle proprie responsabilità e farsi beffe del dolore e del senso di giustizia che tutti esigiamo, attraverso queste pantomime surreali degne della peggior repubblica sudamericana. Perlomeno ci sarebbe meno ipocrisia e saremmo tutti consapevoli di vivere in uno stato di polizia e non in uno stato di diritto.
Basta con gli sceriffi impuniti! Nel Far West quando lo sceriffo sbagliava e impiccava un innocente, questi veniva destituito dal suo vice e andava in cella con i malandrini e gli ubriconi...a quando anche in Italia?

Salute a tutti!

Domenico

NOI NON CI CREDIAMO !


Sulla morte di Gabriele Sandri, il giovane tifoso laziale ucciso l'11 novembre nell'autogrill di Badia al Pino da un poliziotto della stradale che sparò dall'area di servizio opposta, si è detto subito che si sarebbe combattuta una guerra di perizie. E così sta avvenendo. Una seconda perizia affidata dai magistrati di Arezzo al Cnr, che smentisce la prima, ha riscontrato sull'ogiva del proiettile tracce di un possibile impatto con la rete metallica che divide le corsie autostradali nei due sensi di marcia.
La prima perizia chimica, resa nota pochi giorni prima di Natale, aveva invece escluso che il proiettile fosse stato deviato prima di colpire al collo, trafiggendolo, il ragazzo. Il tutto mentre la famiglia, il padre di Gabriele in particolare, Giorgio Sandri, denuncia: «Dopo due mesi sulla vicenda è stato fatto calare un velo pietoso», e chiede che sia fatta «giustizia vera».
Il 27 dicembre è stata sequestrata la porzione di rete tra le carreggiate della A1, sulla quale, durante un sopralluogo, era stata riscontrata una deformazione in una maglia. Il quesito posto dal pm al consulente tecnico è stato preciso: cioè se sul tratto di rete deformata fossero presenti «sostanze compatibili con quelle che compongono il rivestimento esterno» del proiettile.
La risposta del professor Ingo, lo stesso che aveva effettuato il primo esame, è arrivata qualche giorno fa. La camicia dell'ogiva, chiarisce il perito, è costituita da una lega base di rame mentre il nucleo è di piombo puro senza antimonio. La rete dell'autostrada è invece composta da fili di acciaio zincato su cui sono presenti diversi elementi chimici per effetto della corrosione, «elementi la cui presenza in associazione variabile ed anche localmente differente è stata riscontrata sull'ogiva oggetto della precedente indagine».
Secondo, sulla maglia deformata ci sono residui di rame e piombo senza antimonio compatibili - sempre secondo l'esperto - con «il rivestimento dell'ogiva e il nucleo interno cal. 9 parabellum» in dotazione alla polizia. Inoltre, dove sono state rilevate le striature di rame lo strato di zincatura risulta asportato mentre sul resto della rete non ci sono tracce di «rame e/o piombo». Segni ulteriori, per il perito, di un - possibile - impatto del proiettile, sparato dall'agente Luigi Spaccarotella, sulla rete metallica.
Tutto da vedere. Arriveranno infatti solo tra una ventina di giorni le perizie decisive, quella balistica e quella per stabilire dove si trovasse esattamente l'agente quando ha sparato sull'auto già in movimento dove si trovava Gabriele Sandri dopo che la rissa con il gruppetto di tifosi juventini era già terminata.
Accertamenti, deduzioni e controdeduzioni si giocano in bilico sulla tragedia di una famiglia distrutta dal dolore. «Il nostro percorso di vita è stato stroncato quella mattina alle 9 e 18. Qual è il momento più duro della giornata? Tutti», risponde il padre, Giorgio Sandri, con una compostezza ammirabile, nel negozio di abbigliamento alla Balduina dove lavorava Gabriele. La famiglia chiede che vengano accertate fino in fondo le responsabilità dell'agente: «Devono fare le cose per bene. Tutta la nazione li sta guardando».

STEWARD COLOURED


Ubriaco, A Piacenza un tifoso dell'Ascoli è stato arrestato per aver rivolto frasi razziste a uno steward di colore, strattonandolo. La scena è stata ripresa dalle videocamere. L'uomo, un 41enne di Ascoli Piceno in stato di ubriachezza, è stato arrestato dalla polizia per resistenza e violenza a incaricato di pubblico servizio, con l'aggravante della discriminazione razziale. L'episodio si è verificato ieri, a margine della partita Piacenza-Ascoli, vinta 2-1 dai padroni di casa, è stato reso noto solo oggi dalla questura. Lo steward, originario del Marocco, ha mantenuto la calma e non ha reagito, nonostante sia un campione di kickboxing, preferendo non raccogliere la provocazione. La scena però è stata videofilmata. L'ascolano ha poi cercato di dileguarsi, ma ha finito per peggiorare la situazione. Ha scavalcato una staccionata, ma è finito in un settore inagibile dello stadio Garilli dove la polizia lo ha potuto arrestare con comodità.

27 gennaio 2008

Daspate anche lui !

“Parliamo di calcio per favore”. Sì… una parola. Nonostante l’invito rivolto da Papadopulo alla tribuna stampa, alla fine il mister ha dovuto cedere alle richieste incalzanti dei cronisti e cercare di spiegare, senza non poche difficoltà, il motivo del suo gesto. Quando, sul finire della partita, con il Lecce che si apprestava a mettere in saccoccia la vittoria schiacciante sul Frosinone per 3-0, lui, Papadopuolo, lascia la sua abituale posizione per andare alle spalle della panchina. Da lì si rivolge alle gradinate della tribuna centrale.

Guarda tra i tifosi. "Ecco, sono loro", avrà pensato. Due signori di mezza età che nonostante i risultati positivi conseguiti fino ad oggi dai giallorossi, non condividono il gioco con cui il mister fa muovere la squadra. E lui allora sbotta, perchè questo è un rospo che si porta dentro da quando è arrivato qui a Lecce, e si lascia andare in uno sfogo che coglie tutti di sorpresa. E lo fa con un gesto che potrebbe perfino finire sotto i riflettori della Daspo: “Ti faccio un c… così” – avrebbe detto ai suoi detrattori con un labiale che lascia poche altre interpretazioni”, il tutto sostenuto dal gesto inequivocabile che solitamente accompagna dichiarazioni come queste.

Bagheria aggratisse

In occasione della delicata sfida casalinga in programma domenica alle 14.30 contro il Marsala A.S.D., scontro diretto per la salvezza, il Città di Bagheria ha deciso di dare l´opportunità a tutti i suoi tifosi di entrare gratuitamente allo stadio. Già nella passata trasferta, allo stadio “Giovanni Bruccoleri” di Favara, la società aveva sostenuto il ritorno degli Ultras sugli spalti(foto).
“Crediamo che in questo delicato momento, più che mai, la squadra abbia bisogno del sostegno del proprio pubblico - dichiara il ds Salvo Bartolone – “.“Nella gara di Favara – prosegue il ds - abbiamo ritrovato l´affetto dei sostenitori nerazzurri, un sostegno per noi molto importante che può darci quelle forze in più per centrare il nostro obiettivo”.”Per questo – conclude Bartolone – domenica le porte del Comunale resteranno aperte per tutti coloro che, appassionati di calcio e non, vogliono sostenere la squadra della propria città”.

26 gennaio 2008


www.mentalitaultras.com


Appello al tifo

Il tecnico del Caglairi Davide Ballardini sa che sara'' difficile contro il Napoli. Per questo, alla vigilia dell''incontro, fa una richiesta precisa: "Abbiamo bisogno del tifo. Il calore e l''affetto dei nostri sostenitori sara'' fondamentale in una gara delicata come questa. Dobbiamo fare assolutamente risultato. Siamo una squadra viva, ci siamo allenati bene. Sicuramente faremo una bella partita. Credo nel lavoro e nella condizione fisica. Tutti ci tengono a far bene". Ci sara'' Foggia: "Questo di oggi e'' il suo quarto allenamento settimanale. Vuole esserci a tutti i costi, ed e'' a disposizione".

Generosi come sempre

Prenderà il via domenica prossima e si concluderà il 31 marzo, in concomitanza con la fine della squalifica delle curve di Atalanta e Taranto, il nuovo tornao organizzato dai tifosi rossoverdi. Lo scopo è quello di sensibilizzare l'opinione pubblica su due tragici fatti, come la morte del tifoso laziale Gabriele Sandri ed il disastro della Thyssen Krupp di Torino costato la vita a sette operai, dando vita ad una manifestazione alternativa alle partite ufficiali della domenica con un minitorneo, che avrà come caratteri dominanti l'aggregazione, la protesta e la solidarietà. Il torneo si disputerà sul campo dell'oratorio di San Francesco, la quota d'iscrizione per ogni calciatore è di 10 euro ed inoltre verranno predisposti dei raccoglitori per le offerte dei tifosi. I fondi raccolti verranno devoluti in favore dei famigliari delle vittime della Thyssen Krupp di Torino. I contenuti della manifestazione sono riportati nel comunicato diffuso su www.rossoverdi.com

Statuto

Gli Statuto a Firenze per una speciale serata di musica ed impegno civile: sabato 25 gennaio l'inossidabile band torinese è all'Auditorium Flog (ore 22,30, preceduti dal set di apertura dei Clan Banlieu) per un concerto il cui incasso sarà devoluto all'Associazione Familiari degli operai morti sul lavoro nel rogo alle acciaierie Thyssenkrupp di Torino. Nati nel 1983, gli Statuto, prendono nome dalla piazza dove si ritrovano i Mods a Torino, dei quali sono diventati l’espressione musicale anche a livello nazionale. Primi in assoluto in Italia a suonare Ska e con testi in italiano, pubblicano il primo album nel 1988 per la Toast che contiene il brano “Ragazzo Ultrà”, canzone affermatasi negli anni come vero e proprio inno “delle curve degli stadi italiani”, da allora molto spesso gli statuto suonano ad eventi organizzati da tifoserie Ultrà di ogni parte d’Italia con massimo rispetto anche da quelle “avversarie” in senso sportivo. La loro ultraventennale carriera si caratterizza per un instancabile attività live, collaborazioni con svariati artisti italiani e stranieri, partecipazioni a manifestazioni musicali nazionali (Sanremo, Festivalbar, Cantagiro...). Immediatezza e sfrontatezza nei testi, spesso ironici o sarcastici, aggressivi e umili, unito ad un sound che fonde ska con soul e beat rimangono da sempre le loro caratteristiche, assieme a coerenza, rabbia, stile ed impegno. Solo per fare un esempio, i proventi SIAE dell'antologia "I campioni siamo noi" vengono devoluti al Fondo per i Cassintegrati e Licenziati dello stabilimento FIAT Mirafiori di Torino. Una band atipica nel panorama della musica italiana, forse l'unica che può vantarsi di aver suonato praticamente ovunque: dal palco dell’Ariston di Sanremo, al concerto per i licenziati della Lancia/Fiat di Chivasso, dal Festivalbar al Leonkavallo, dal Cantagiro al concerto in Plaza De La Revoluciòn all’Habana de Cuba invitati dalle autorità locali. Fino all'iniziativa di un concerto di solidarietà economica con le vittime della Thyssen.

La ex-Ministra


(AGM-DS) - 25/01/2008 19.14.54 - (AGM-DS) - Milano, 25 gennaio - ‘Il rugby sta tracciando la strada per il futuro’. Cosi` il Ministro Melandri alla presentazione del Sei Nazioni 2008. Giovanna Melandri, Ministro per lo Sport e le Politiche Giovanili, non e` voluta mancare alla presentazione del torneo, tenutasi questo pomeriggio in Campidoglio: ‘Sono qui nonostante il difficile momento politico del Paese. Ci tenevo a essere presente per sottolineare l’importanza che questo sport sta assumendo come modello da seguire. Nella tarda mattinata di oggi – ha proseguito la Melandri - ho letto una notizia che riportava la decisione della Lega Nazionale Dilettanti del calcio di introdurre il terzo tempo anche sui campi minori, compiendo un importante passo avanti verso il fair play. Ecco, io credo che lo sport in generale e il calcio in particolare debbano essere grati al rugby per l’esempio che riesce a dare e per il modello che rappresenta. Una disciplina spesso dura, ma che tiene in grande considerazione quella civilta` che invece manca ad altri ambienti sportivi’.

Poi i complimenti alla Federazione, nella persona del Presidente Giancarlo Dondi: ‘Ho apprezzato l’impegno davvero notevole della FIR nell’investimento sui giovani, che ha portato a risultati importanti. E’ stato fatto un gran lavoro per promuovere il rugby e la diffusione sempre maggiore di questo sport dimostra che la programmazione e` stata lungimirante. Questo sport merita un riconoscimento perche` sta tracciando la strada per il futuro’. Ringraziamenti alla FIR anche per aver collaborato con il Ministero per lo Sport e le Politiche Giovanili: ‘La Federazione ci ha affiancato nella campagna di sensibilizzazione per la sicurezza stradale, offrendo la propria immagine e il proprio contributo, regalando biglietti per assistere alle partite ai vincitori di questa iniziativa’.

Infine un augurio alla squadra italiana: ‘Voglio salutare la squadra azzurra e incitarla in vista di quest’avventura nel 6 Nazioni, augurando ai nostri atleti se non di superare, quanto meno di ripetere l’impresa dell’anno scorso (l’Italia e` riuscita a vincere per la prima volta due gare su cinque nel torneo, ndr). La vittoria contro il Galles, alla quale ho assistito dalla tribuna, ci ha fatto emozionare ed appassionare ancora di piu` a questo sport che finalmente, grazie a La7, e` entrata da qualche tempo anche nei palinsesti televisivi’.

25 gennaio 2008

Paradossi

La legge prevede che debba decidere il cittadino. L’articolo 2 della tanto vituperata Costituzione della Repubblica Italiana sancisce l’inviolabilità dei diritti, oltre all’inderogabilità dei doveri, tanto dei singoli, quanto dei gruppi. Tutti gli individui hanno bisogno di un’autonomia, non solo per sé stessi come singoli, ma anche come gruppo al quale intendono partecipare: lo scopo essenziale della Costituzione è quello ­ o, forse, lo era ­ di proclamare i diritti inviolabili e di porre così un limite invalicabile ai poteri “autoritari” dello Stato.

Però i gruppi Ultras sono “pericolosi” per lo Stato, soprattutto per la libertà d’espressione che esiste al loro interno, facendo sì che possano emergere pensieri comuni sulla situazione sociale di ogni giorno ­disastrosa sotto ogni punto di vista ­ che a chi governa non possono che non piacere, soprattutto nel timore che possano poi essere condivisi a livello unanime. Ed allora lo Stato decide che l’unico modo per uscire da questa situazione, per lui e solo per lui potenzialmente dannosa, è quella di procedere per decreto, travalicando così non solo l’articolo citato, ma anche il successivo articolo 13 della Carta che stabilisce
come la libertà personale sia inviolabile, intesa tanto come libertà morale, quanto e soprattutto come libertà di movimento e di azione.

La chiusura di un settore ospiti non è certo la panacea di tutti i mali, semmai può essere considerata come un palliativo che faccia sentire più tranquillo chi della realtà delle curve non sa niente e, con tutta probabilità, ha interessi personali da tutelare. Il paradosso sta nel fatto che ieri sera il settore ospiti era desolatamente vuoto, ma tifosi romanisti allo stadio ce ne erano comunque, e parecchi, sparsi fra i Distinti e la Tribuna. Ed allora cosa vieti a fare? Per il puro gusto di far vedere che sei più forte, mostrando muscoli che in realtà sono di cartapesta, o, piuttosto, per pulirti la coscienza e dire che sì, così senz’altro va tutto meglio?

Il problema non sono i gruppi organizzati, ma ­ lo ripeterò all’infinito, a costo di diventare stantio e petulante ­ quelli che con definizione impropria vengono chiamati “cani sciolti” e che con gli Ultras non hanno mai avuto, né avranno mai nulla a che fare. E’ inutile chiudere una curva a tempo indeterminato e mandare la Digos a perseguire ragazzini che distribuiscono volantini di scuse… Ed a buon intenditor poche parole…

Sampdoria-Roma di Coppa Italia è stata una bellissima festa e non perché il settore ospiti era chiuso. Piuttosto perché l’ho vissuta ­ prima e durante ­ in mezzo ed insieme a tante facce da terroristi, brutti, sporchi e cattivi quanto si vuole, ma persone che hanno una vita vera tutti i giorni, fatta di lavoro, famiglia e responsabilità. Una vita vera, fatta di gioie e dolori, ma soprattutto di condivisione, per non sentirsi più soli in una società che vortica con la cattiveria di un tritacarne.

Altro che lame… Gente che magari non va in trasferta da vent’anni e che quando gli capita l’occasione di farlo si emoziona come un ragazzino al primo appuntamento, perché l’unica cosa che conta resta, sempre e comunque, sostenere la Sampdoria. Ricordo una frase detta tanti anni fa dal mitico Gloriano Mugnaini: “La nostra tifoseria è quieta. Noi abbiamo la forza dei nervi distesi, anche se questo non sfogarci mai, a volte ci fa diventare molto velenosi…”. In tre parole: Ultras della Sampdoria. Ma di cosa avete paura? Dell’intelligenza o, forse, della verità sociale che non è stata certo creata dai gruppi di tifosi organizzati?

Matteo Asquasciati

Senatori hooligans

Avete visto i nostri Onorevoli Senatori ieri sera a Palazzo Madama ? Sputavano, brindavano, insultavano, menavano, davano spettacolo davanti alle telecamere di mezzo mondo.
Erano gli stessi Senatori che inveivano con gandhiani cenni di disapprovazione contro gli ultras, additandoli come il male assoluto, il problema, anzi Il Problema dell'Italia, la causa di ogni disgrazia, meritevole di Decreti liberticidi ad hoc, ispirati dal Ministro Amato, il Dottor Sottile, già vice-segretario di Bettino Craxi e di quel Partito Socialista sepolto dalle inchieste giudiziarie dai magistrati di Mani Pulite da cui uscì miracolosamente a piede libero.
Con quale autorità e autorevolezza questi Senatori, violenti, omofobi e ubriaconi, osano riversare la loro ira funesta sugli ultras ? In cosa sarebbero migliori di noi ?
Guardateli e disprezzateli.
Grazie a questi facinorosi ( e ai nostri madornali errori ) gli stadi sono campi di concentramento videosorvegliati, piccole Guantanamo italiane, zone a democrazia limitata.
Questa classe politica ci fa Skyfo.
Vincenzo

3580 Daspo !!!!!!!!!!!

Sono diminuiti del 35%, rispetto allo stesso periodo dello scorso campionato di calcio, gli incontri con incidenti e fenomeni di violenza. Diminuiti anche i feriti tra i tifosi e le forze di polizia. Prosegue dunque il trend in calo della violenza negli stadi anche per quanto riguarda le denunce e gli arresti.

È quanto emerso dalla riunione tecnica sulla prevenzione dei fenomeni violenti dell'Osservatorio sulle manifestazioni sportive che si è tenuta ieri e alla quale hanno partecipato funzionari delle Questure di Napoli, Roma, Milano, Torino, Bergamo, Verona e Salerno.
Nel 2006/07 sono state 60 le gare con incidenti contro le 39 di quest'anno, per un calo del 35%. I feriti tra i tifosi sono scesi del 6%, quelli tra gli agenti polizia del 45%. In crescita gli arresti: da 125 a 129, mentre le denunce sono scese da 576 a 409 (-29%). I provvedimenti di divieto di accesso alle manifestazioni sportive (DASPO) attualmente in vigore sono 3.580, di cui 852 emessi nella stagione corrente.


Tifiamo insieme ai Draghi

A Treviso continua l’impegno in favore del Tifo Corretto. Riparte con entusiasmo Tifiamo Insieme – I Draghi, la prima scuola di tifo corretto e creativo in Italia e in Europa. L’iniziativa è promossa dalla Provincia di Treviso assieme a Benetton Basket, Sisley Volley, Treviso Fbc e Benetton Rugby, con la collaborazione della cooperativa Comunica. E' il quarto anno dell' iniziativa nata da Verdesport e ora coordinata dalla Provincia.

Sono qui per il quarto anno consecutivo – ha detto Samuele Papi, capitano della Sisley Volley – è un’iniziativa che sposo ben volentieri perché questi ragazzi sono i tifosi del futuro. Anche noi sportivi però, siamo chiamati a dare il buon esempio in campo, perché dal nostro atteggiamento si possono influenzare le reazioni del tifo”. “Anche io sono qui per il quarto anno – ha detto Matteo Soragna, capitano della Benettin Basket – Questa iniziativa ha sempre più successo. È un piacere sentire i Draghi ogni partita, specie ora che i nostri risultati non sono il massimo. Nel mondo della pallacanestro spesso ci sono esempi negativi da parte dei genitori, sono loro che spesso inveiscono contro avversari o arbitri davanti ai figli. Spero dunque che la scuola di tifo serva anche a loro di rimando”. “Sono qui per la prima volta ma trovo l’iniziativa lodevole – ha detto Andrea Russotto, attaccante del Treviso Fbc – il mondo del calcio cui appartengo è senza dubbio quello che ha i problemi maggiori in questo senso. Spero allora che questi ragazzi che tifano coi Draghi diventino esempio in tutta l’Italia”. “Il verso spirito che ci insegna il rugby non è la lotta in campo ma il terzo tempo, dove i tifosi di entrambe le squadre e i giocatori si ritrovano assieme dopo la partita a mangiare e bere qualcosa” ha detto Alberto Lucchese, mediano di miaschia della Benetton Rugby.

L’iniziativa è rivolta ai bambini e ragazzi del territorio provinciale dalla 3° Elementare sino alla 3° Media, i quali possono iscriversi e partecipare gratuitamente alla partita con l’iniziativa “Tifiamo Insieme” tramite il sito http://www.draghitreviso.it .

Pena ridotta

Il ricorso del Taranto è stato accolto dalla Corte di Giustizia Federale : le giornate di chiusura della curva nord dello stadio Iacovone sono state ridotte a sei rispetto alle 10 inflitte dal giudice sportivo per gli incidenti provocati dai tifosi tarantini durante la partita con la Massese dello scorso 11 novembre, nel giorno dell'uccisione di Gabriele Sandri. La partita Taranto-Massese (C1, girone B) era stata rinviata dopo la decisione dell'arbitro Tagarelli di Teramo di sospendere la gara al 13' del secondo tempo per incidenti causati dagli ultras locali che avevano sfondato con una grossa mazza in ferro una delle barriere di protezione e lanciato pietre ai poliziotti in assetto antisommossa. Il Taranto era in vantaggio per 2-1, verdetto ribaltato da una sconfitta a tavolino.

Buon viaggio, rosanero !

I tifosi del Palermo potranno seguire la loro squadra nella trasferta di sabato all'Olimpico contro la Roma. Lo ha deciso l'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive riunito nel pomeriggio al Viminale. Dopo un'esame della situazione, cui hanno partecipato anche rappresentanti della Questura di Roma, è stato deciso di non suggerire restrizioni alla trasferta dei tifosi palermitani per la gara di sabato, confermando invece il divieto di trasferta anche a Siena dei tifosi romanisti.

24 gennaio 2008

Reds


I tifosi del Liverpool sarebbero pronti a boicottare gli incontri della loro squadra se i due proprietari americani George Gillet e Tom Hicks restano al loro posto. Un sondaggio realizzato dal Liverpool Supporters Network, organizzazione che riunisce i principali gruppi, su 2000 tifosi rivela che il 76% degli intervistati potrebbe non comprare più biglietti e a non abbonarsi più al sito Internet, nonché boicottare i prodotti degli sponsor del club: l' Adidas, la Carlsberg e la banca Rbs. La quasi totalità (ben il 99%) continua a sostenere Rafael Benitez, ossia l' allenatore che i due co-proprietari vorrebbero rimpiazzare sulla panchina dei rossi d'Inghilterra.



Reds animals.

Scusate, mi è scappata.

Vincenzo

Vecchi amici

Firenze - 21 gen. – A volte organizzare i propri impegni, nei minimi particolari, non è sempre positivo. L’imprevisto è spesso dietro l’angolo. Attento, pronto a colpire e a rovinare i piani.

Serata di sabato 19 gennaio. La partita inizia alle 20.30. I miei calcoli rasentano la perfezione. Appena terminati i servizi sulla serie B, sono in sella alla bici per volare al Franchi. C’è Fiorentina-Torino. Partita imperdibile per uno che ha nel calcio la sua passione. Semplicemente, uno come me.

Lo stadio di Firenze è vicino. In città. Quindici minuti di pedalata sostenuta e le luci dello stadio sarebbero visibili, vicine ed invitanti. Sono pronto, quindi, alla piccola sudata. Afferro il mezzo a due ruote ma un piccolo particolare mi fa sussultare. Una catena. Non è di quelle che imprigionano. Serve solo a far ruotare una ruota ma, questa volta, blocca, cattura al destino di perdere tempo per la riparazione o mollare tutto per cambiare mezzo. Guardo l’orologio. Corre. Decido per la seconda ipotesi.

Allungo il passo più che posso. Sono alla fermata dell’autobus. La dea bendata è con me: solo attimi e il rombo di un grosso motore si sente vicino E’ arrivato. Il peggio è passato, pochi minuti e sarò a destinazione. Ma ecco la sorpresa. Nel bus non ci sono solo sciarpe viola. E’ una festa di colori, anche i tifosi del Torino hanno avuto la mia stessa idea. Comincio a preoccuparmi. Non voglio trovarmi nel bel mezzo di una gara di cori o peggio una rissa tra presunti sportivi.

Mi sbaglio. L’atmosfera è piacevole. La violenza è lontana da qui. Solo giovani e meno giovani che sorridono felici di andare a vedere una partita. Insieme a tanti fiorentini, ci sono intere famiglie arrivate dal Piemonte. Torino e Alessandria la fanno da padrone. Si scambiano opinioni e sensazioni, storie di comune umanità tra appassionati dello sport più bello del mondo. Scopro che chi è arrivato dalla città della Fiat ha scelto di portare, al seguito, moglie e prole. “E’ il regalo di compleanno di mio figlio, mi ha chiesto di fare la trasferta a Firenze. Così abbiamo approfittato del fine settimana per visitare la città”. Mica fesso il piccolo.

Finalmente, arriviamo allo stadio. Bello lo spettacolo in campo. Meglio quello sugli spalti. I tifosi granata sventolano bandiere viola. Il tifo gigliato risponde con applausi per le belle giocate di Di Michele e soci. Le tifoserie sono gemellate.
Serata da favola. Autobus tempestivo, discorsi interessanti, bella partita. Dimenticavo. Un ragazzino felice. Il suo Torino ha perso ma lui si è consolato grazie alle bellezze artistiche di Firenze. Non è poco!

La mia bicicletta? 20 euro di danni! Ho provato un gemellaggio con il meccanico raccontandogli dello stadio e di tutto il resto. Speravo in un deciso sconto. Nulla da fare. Lui, tifa Juve...

Giuseppe Saponaro

Disordini svedesi

Un tribunale di Stoccolma ha condannato oggi 27 tifosi di età compresa tra i 18 ed i 40 anni per disordini e aggressione. La corte distrettuale di Solna ha emesso nove condanne, tutte a carico di sostenitori dell'Aik Stoccolma, comprese tra i 30 ed i 60 giorni. Gli altri 18 tifosi condannati sono state decise multe, servizi sociali e pene con il beneficio della condizionale. Ventiquattro condanne sono state decise per i disordini scoppiati nell'ottobre del 2004 in occasione del match tra Aik Stoccolma e Hammarby, interrotto per 45 minuti a causa degli scontri tra i sostenitori dell'Aik e le forze di polizia. Otto condanne sono invece scattate per episodi relativi ad un match disputato nel 2005 tra Aik e Gais. Cinque tifosi processati sono stati prosciolti per insufficienza di prove.

Primo, secondo e terzo tempo

Il primo abbraccio è tra Jean Alain Boumsong e Patrick Vieira. Pare che entrambi facciano ormai parte del passato della Juventus. Il terzo tempo inizia così, Inter-Juventus finisce 2-2. C'è stato fair-play in campo, alla faccia di un'espulsione e di un paio di ammonizioni. Lo dirà a fine gara Nicola Legrottaglie: «È stato un bel clima, sia sugli spalti, sia in campo. Molti sfottò, ma è finita lì. È giusto così. Dopo tante polemiche, una serata che ci ha riconciliato con il calcio ». E così sia.

C'è stato fair- play dopo. Chiamalo, se vuoi, terzo tempo. Sotto le luci di San Siro nessuno si è sottratto. Molinaro, juventino di retroguardia, è apparso subito il più solerte: ha abbracciato i compagni e subito dopo un bel numero di avversari. Poi via via gli altri, presi da un vortice di complimenti. Più o meno sorridenti. Tutte a stringere mani, comprese quelle dell'arbitro Farina e dei suoi collaboratori...

Vabbé, sugli spalti qualcosina di tremendamente calcistisco si è visto. Prima del tempo qualcuno avevano scritto: «Grazie per averci regalato uno splendido 2007». Ironici, ma neppure troppo. Poi, sempre certi tifosi dell'Inter, si erano preoccupati di appendere il manufatto al passamano, dal secondo anello della curva Sud. Così, giusto per farlo penzolare sul naso dei tifosi bianconeri. Se non è fair-play questo? In effetti era uno sfottò, magari non a norma, ma in qualche modo garbato. Sotto, i bianconeri, non hanno fatto un piega. Però poi un lenzuolo l'hanno tirato fuori anche loro: «Giocate in dodici anche stasera?». Unica nota veramente stonata della serata i cori razzisti su Vieira da parte della curva bianconera.

REGIA POLITICA

di Lirio Abbate)

Un'indagine per accertare se dietro gli scontri delle scorse settimane a Pianura ci possa essere un politico è stata aperta dai pm della procura di Napoli. Si tratterebbe di "esponenti di bassa politica" che potrebbero avere utilizzato un gruppo di tifosi violenti per provocare gli scontri che hanno provocato pure alcuni feriti. Sulla vicenda i carabinieri e i poliziotti della Digos hanno inviato ai magistrati dettagliati rapporti, in cui vengono indicate le persone ritenute responsabili di aggressioni e proteste. Dall'indagine emerge che le proteste sono state provocate dagli ultrà napoletani, i quali sarebbero stati pagati per creare il caos. Il "gruppo di mercenari", come viene indicato dagli investigatori, si è mischiato con la brava gente che invece voleva manifestare pacificamente contro l'apertura della discarica di contrada Pisani.

E proprio sugli ultrà violenti i pm della Direzione distrettuale antimafia hanno avviato un'altra inchiesta. Gli inquirenti vogliono accertare il ruolo che avrebbe avuto il gruppo di ragazzi da cui sarebbero scaturite le provocazioni e gli scontri. Dalle indagini della polizia di Stato è emerso che oltre ai tifosi, sarebbero stati presenti anche alcuni pregiudicati ritenuti vicino a clan camorristi. Alcuni gruppi criminali avrebbero interesse, infatti, a mantenere lo stato d'emergenza in modo da poter favorire le imprese a loro vicine, facendole lavorare direttamente con la pubblica amministrazione. Anche se viene fatto notare negli ambienti investigativi che altri gruppi camorristici sono ormai infastiditi della presenza massiccia sul territorio di forze dell'ordine che non gli consente di portare avanti i loro affari. A Pianura gli scontri erano esplosi dopo l'annuncio che la discarica in contrada Pisani si sarebbe fatta. La polizia aveva caricato i manifestanti che avevano incendiato due autobus, divelto pali della segnaletica stradale, bloccato le strade con detriti per impedire il passaggio dei mezzi e incendiato i cumuli di rifiuti. Bombe molotov e sassi erano stati poi lanciati contro i vigili del fuoco accorsi a spegnere gli incendi. Inoltre, tre operatori di Rai, Sky e Mediacom erano stati picchiati con calci, pugni e derubati. eranoo state rubate anche le cassette delle registrazioni, che contenevano le immagini degli scontri.

Al posto della cinghia usano il rosario

Altro che lo squillo delle campane o il richiamo del muezzin. Questa volta a finire sotto accusa per “disturbo alla quiete pubblica” sono i religiosi stessi, anche se in una veste un po’ particolare, quella degli ultras.

La Direzione del Pontificio Oratorio San Pietro è stata, infatti, costretta a vietare ai supporters della Clericus Cup, il tradizionale campionato di calcio che oppone seminaristi e sacerdoti, l’uso di trombe, tamburi, megafoni e altri rumorosi strumenti utilizzati per il tifo. Il motivo? Disturbano la quiete degli abitanti del quartiere.

Ridotti al silenzio, gli ultras del Mater Ecclesiae o del Seminario Romano Maggiore, dovranno ora accontentarsi di tifare al volume di un rosario.

23 gennaio 2008

SCHIAFFI IN CURVA

In manette un uomo dei clan: era già stato diffidato per tre anni
L´aggressore ha varcato uno dei tornelli preoccupandosi solo di coprire il capo rasato
La questura: i controlli si fanno a campione
«Chiudete la curva Nord a tempo indeterminato». Sui siti e sulle tivù private decine di sostenitori del Bari sono accomunati da un unico desiderio, dopo le immagini sul brutale pestaggio a un ragazzo da parte di un pregiudicato travestito da tifoso e di un operaio con la fedina penale immacolata. E c´è chi invoca un provvedimento esemplare, come quello che ha sprangato i cancelli degli spalti dell´Atalanta riservati agli hooligans. Gli schiaffi allo stadio, violenti e ingiustificabili, in città li hanno accusati in molti. Le immagini sono state avvertite come una grande vergogna soprattutto dalla brava gente che ama il Bari e ora giura di non volere mettere più piede in curva. «Una cosa schifosa: quel ragazzo è stato picchiato solo perché si era rifiutato di alzarsi e incitare la squadra», giura con una mail un tifoso-testimone. «Liberate la Nord dai delinquenti», chiede un altro. Un supporter si dà da solo dell´incosciente per aver portato a lungo il figlio in quel settore. E c´è una domanda ricorrente, non solo tra i patiti del calcio: perché un balordo, colpito dal divieto di accesso agli stadi, è riuscito lo stesso a infilarsi dentro il San Nicola? «Perché i controlli si fanno a campione - risposta della questura - e non è possibile mettere i poliziotti ovunque».
Vito Valerio Violante, il picchiatore, uomo legato al clan Strisciuglio, era diffidato dall´ottobre 2006 e per tre anni. Anche allora, durante l´incontro con il Vicenza, aveva pestato uno spettatore. Era stato denunciato a piede libero, nonostante il peso delle imprese balorde che risultavano a suo carico, compreso un raid fuori da una scuola. Sabato sarebbe dovuto andare a firmare al commissariato San Paolo, prima e dopo la partita col Chievo. Invece ha comprato o si è fatto comprare un biglietto. Ha coperto il cranio rasato, il "segno particolare" che avrebbe potuto farlo individuare, con un berretto. E ha superato il tornello senza alcun problema. In curva, l´esplosione di violenza. Poi lo hanno identificato, i detective della Mobile, grazie alle riprese fatte dalla Scientifica. Attraverso le stesse immagini ieri è stato riconosciuto il secondo picchiatore. È un operaio di 31 anni, è stato deferito all´autorità giudiziaria per concorso in lesioni aggravate. Anche contro lui è stato proposto il Daspo, lo stesso provvedimento che non ha fermato Violante.
La preoccupazione però non è legata a singole persone o a una sola partita. L´aggressione viene letta come un sintomo dell´acuirsi della spaccatura all´interno della tifoseria organizzata. Da una parte, gli storici contestatori del presidente Matarrese. Dall´altra, i "traditori" che alla festa per il centenario della società hanno accettato di ritirare un premio. A scaldare gli animi c´è anche la rigida applicazione del decreto Pisanu: i "portoghesi" non riescono più ad accedere gratis al San Nicola. Ci hanno provato, sabato, in quindici. Millantando di essere raccomandati da pezzi grossi della polizia, si sono presentati al varco presidiato dalla guardia di finanza. Ma i militari hanno fatto muro e li hanno rispediti indietro.

Cordata al collo dello Spezia

TRIESTE Lo buttano fuori dalla porta e lui rientra dalla finestra. Lo squalificano e lui torna con nuovi compagni di ventura. Lui è Flaviano Tonellotto, presidente della Triestina che nessuno potrà mai dimenticare per i disastri societari compiuti in neanche due anni. Allo Spezia sta per scoppiare la rivolta, sono tutti agitatissimi, dai giocatori all’ultimo dei tifosi, di fronte al possibile «sbarco» di Tonellotto. Il presidente attuale Giuseppe Ruggieri ormai ha detto basta e nei prossimi giorni potrebbe cedere la società a un gruppo rappresentato proprio dall’architetto honoris causa di Cavarzere. Quello che obbligava tutti a mangiare tofu. Ha forse perso il trip per le diete ferree (tipo il film Morti di salute) ma non per il calcio. Quando parla di football sembra quasi un predicatore.
La trattativa sembra in fase avanzata e Tonellotto ha già annunciato «che non avrà nessuna pietà per quei calciatori che non si impegnano». Una via di mezzo tra un castigamatti alla Sonetti e Oronzo Canà, l’allenatore nel pallone. Allo Spezia non sono proprio un club di simpaticoni, gli inviati triestini sono usciti già due volte dallo stadio Picco sotto scorta in un clima da ultima notte a Beirut, ma nessuno era arrivato ad augurare loro l’arrivo di Tonellotto, uomo dai mega progetti calcistici mai realizzati. L’immobiliarista in questo periodo comunque non è rimasto lontano dal calcio. Chiusa la parentesi triestina con strascichi giudiziari per il crac societario, quest’estate aveva preso in mano la decotta Sanremese, dove fino a pochi mesi fa nessun giocatore aveva ancora preso un euro. E proprio a Sanremo Tonellotto era stato aggredito da un suo ex dipendente che aveva assunto con l’incarico di tuttofare quando «regnava» in casa dell’Unione. Andrà a finire che il 12 febbraio, quando i liguri giocheranno a Trieste, Fantinel si troverà tra i piedi mister Tonellotto. Sempre sul filo del fuorigioco.

AVANTI SAVOIA

Lo scorso 18 novembre, allo stadio "XXI Settembre" di Matera, tre tifosi del Savoia, team che milita in serie D, hanno fatto una invasione di campo per cercare di rimediare le magliette dei giocatori della squadra campana, al termine della gara vinta per 3-1. I tre sono stati identificati dalla Digos che ha analizzato il materiale fotografico raccolto, in collaborazione con gli agenti del Commissariato di Torre Annunziata. Sono quindi stati denunciati in stato di libertà.

E IL KILLER?

ROMA (22 gennaio) - La procura di Roma vuole accelerare i tempi sugli assalti a due caserme della polizia e gli scontri con le forze dell'ordine avvenuti l'11 novembre scorso dopo la morte, nell'autogrill di Badia del Pino (Arezzo), del tifoso laziale Gabriele Sandri e per questo chiederà il giudizio immediato per sette tifosi di Lazio e Roma.

In particolare, i pm Pietro Saviotti e Caterina Caputo contesteranno l'aggravante del terrorismo a quattro dei sette indagati e ciò nonostante il tribunale del riesame, in sede di esame di due posizioni, abbia escluso tale circostanza. Sotto processo, dunque, finiranno Saverio Candamano, Emanuele Conti, Cristian Taglia, Claudio Gugliottti (i primi tre laziali, l'ultimo romanista, tutti accusati anche di terrorismo), Lorenzo Sturiale, Valerio Minotti e Massimo Mongale. Devono rispondere, a seconda delle posizioni, di devastazione, lancio di oggetti, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. I primi quattro furono fermati per l'assalto al commissariato di via Guido Reni, gli ultimi tre per gli incidenti avvenuti nei pressi dello stadio Olimpico.

I pm Saviotti e Caputo, coordinati dal procuratore aggiunto Franco Ionta, hanno intanto impugnato in Cassazione l'ordinanza del tribunale del riesame che, nell'esame delle posizioni di Candamano e Gugliotti, ha escluso l'aggravante del terrorismo ritenendo che la popolazione del Flaminio, quartiere dove si trovano le caserme prese di mira dai teppisti, sia stata solo indirettamente danneggiata dagli attacchi sferrati dagli ultras. Secondo i due magistrati, con gli assalti alle caserme si è invece «tentato di condizionare i pubblici poteri dello Stato».

UTR

«Ho ancora negli occhi quel 23 gennaio del 2000, nella sala delle conferenze all’Olimpico. Stadio aperto per la circostanza, ingresso rigorosamente dalla curva sud». Non nasconde un pizzico d’emozione, l’avvocato Fabrizio Grassetti, nel ricordare il giorno in cui, otto anni fa, venne ufficialmente costituita l’Unione Tifosi Romanisti. «Un’organizzazione che ha avuto da subito il vigore del giovane – dice il presidente, ricorrendo ad un’immagine quasi antropomorfica – ma anche la saggezza delle persone mature. Perché nasceva da 78 club, tra i più antichi nella storia della tifoseria giallorossa, e da un numero considerevole di singoli tifosi. Con tutto l’entusiasmo che era possibile, allora, mettere in campo».
Unione Tifosi Romanisti che è nata prefiggendosi degli scopi ben precisi.
«Innanzitutto, quello di sostenere la squadra con tutto l’amore e la passione che rendono il tifoso romanista unico. E per confermare, appunto, come la tifoseria giallorossa sia la migliore del mondo».
Un bilancio, di questi primi otto anni.
«Mi viene da dire che gli scopi che l’Utr si era prefissati, è riuscita a raggiungerli. E anche se ripeto sempre che non bisogna mai essere soddisfatti e si può fare di più, è giusto riconoscere ciò che si è fatto, se non altro per tutte le persone che si sono sacrificate in nome di un obiettivo comune. E allora, se essere tifoso romanista significa non far mancare mai la propria presenza allo stadio, posso dire con orgoglio che la Roma non è mai scesa in campo, in nessuno stadio d’Italia, d’Europa o del mondo, senza che vi fossero sugli spalti degli associati dell’Unione Tifosi Romanisti… Eravamo anche in Macedonia! Noi soli, insieme a qualche militare di stanza laggiù…»
Un elenco di iniziative che sarebbe interminabile…
«Se sostenere la Roma con amore e passione vuol dire realizzare coreografie, ebbene, ai tanti vanti che ha, l’Utr può aggiungere quello di essere stata la prima ad averne realizzate in occasione di partite a porte chiuse. Successe già con il Bayer Leverkusen, in occasione della squalifica in Champions dopo la monetina contro Frisk, ma ancora di più quando si giocò Roma-Real Madrid e le telecamere inquadrarono quel “ROMA MAI SOLA” in Tribuna Tevere – realizzato da un gruppo di volontari dell’Utr, con scotch e fogli di carta – che mi risulta essere addirittura affisso, come poster, nella sede dell’Uefa. Senza contare altri esempi, vedi Roma-Napoli in Coppa Italia, spesso copiati da altre tifoserie. Come quella dell’Inter, che fece qualcosa di simile in seguito… E’ sempre accaduto, anche in passato, che la tifoseria giallorossa venisse copiata. Penso a quel “Ti amo” del Commando (esposto in occasione del derby vinto 2-0 con i gol di Nela e Pruzzo nell’83/84), e riproposto ventidue anni da altri spalti… Di striscioni me ne vengono in mente tanti. Da quello per Papa Woitjla a quello per i caduti di Nassirya. E poi, quello per il Capitano quando raggiunse Pruzzo, o il “110 e lode”… E ancora, quando festeggiammo Bruno Conti o l’esordio in nazionale di Alberto Aquilani. Penso anche al contributo dell’Utr in occasione del Giubileo della Roma, quando ci attivammo per riempire la sala Nervi per l’udienza dal Papa, e tutto si svolse in un clima di grande compostezza. So che l’appello che facemmo ai nostri associati finì addirittura sulla scrivania del Santo Padre, che apprezzò molto quelle parole… E poi, le tante manifestazioni promosse. Dai vari Memorial, dedicati a Luisa Petrucci o ad altri che hanno condiviso il nostro cammino, alle rassegne della canzone e della poesia romaniste. Penso anche a quanto fatto in nome della solidarietà: in favore delle vittime dello tsunami come di quelle del terremoto in Molise. E ancora, gli incontri con i “Romanisti nel mondo” (il primo anno, al Palazzo dei Congressi, con il presidente Sensi c’erano non meno di seimila persone), e le tante cerimonie importanti, come quella che si tiene ogni anno per nominare i nuovi Cavalieri della Roma. Senza contare, non ultime e tanto per uscire dal serioso, le elezioni di Miss tifosa Romanista, che hanno sempre avuto un garbo poco riscontrabile in manifestazioni analoghe».
Fino all’evento principe…
«Quello che, da solo, avrebbe forse giustificato la nascita e l’esistenza stessa dell’Unione Tifosi Romanisti. Parlo della mostra allestita per gli 80 anni della Roma, un avvenimento che, per l’Utr, rappresenta una pagina indelebile della propria storia. Un’avventura straordinaria. Quasi 200 mila partecipanti, il 20° posto tra le mostre e i monumenti più visitati lo scorso anno in Italia. E al primo, per inciso, c’è il Colosseo, con 3 milioni di presenze! Un 20° posto conquistato con appena venti giorni di apertura…».
Ma torniamo ai Roma club. Settantotto quelli iniziali, e una crescita che ha portato, negli anni, a un numero considerevole di adesioni.
«La novità introdotta dall’Utr è che possono aderire non soltanto i Roma club, ma anche i fans club, le associazioni, i gruppi e i singoli tifosi. Un diritto riconosciuto, insomma, anche all’esquimese che vuol tifare Roma... E un segno della crescita, anche della società, è che molto spesso, chi tifa Roma, in tante parti d’Italia o altrove, non è un romano trapiantato là, ma un tifoso del luogo che si è innamorato della squadra giallorossa».
Una funzione, quella del coordinamento di realtà disseminate in tutto il mondo, che non è però sempre facile da assolvere.
«C’è un problema di costi. Sempre con orgoglio, posso dire che l’Utr non ha mai dato un rimborso spese a chicchessia. Dal presidente a chi svolge il lavoro di segreteria, fino agli ispettori che vanno in giro e controllano che tutto funzioni a dovere. Tutto volontariato puro. L’unica forma di finanziamento è data dalle quote sociali. Coordinare, del resto, significa dare notizie, informazioni, anticipare soldi per acquistare i biglietti, portare segni concreti di presenza nelle trasferte, dare riconoscimenti, attestati e premi agli associati, senza contare il materiale promozionale…»
Veniamo dunque ai problemi, che evidentemente ci sono, in un momento non proprio favorevole per le sorti del calcio. Dicevamo dei 78 club da cui si è partiti…
«Con il tempo, si sono superati i 310. Ricordo quando all’inizio il presidente Sensi, informandosi sul numero dei club di Inter, Milan e Juventus, ci spronò a raggiungere obiettivi importanti. Nel frattempo, molto è cambiato il calcio e, forse, un po’ è cambiata anche la politica societaria. E allora, i problemi che ha l’Utr, che vive di sole quote associative, li hanno anche i singoli club. Penso alla piccola realtà, magari in Sardegna, che per mantenere una sede e un minimo di struttura ha bisogno delle quote dei propri iscritti. E per raccoglierle, deve pur dare qualche cosa in cambio, e questo non può essere la sola presenza morale. Se pensiamo poi alle limitazioni correnti, che penalizzano chi vive lontano, almeno in materia di acquisto dei biglietti, capiamo anche come non sia facile svolgere quell’attività che, pure, abbiamo la presunzione di ritenere che abbia portato nuovi tifosi, magari sotto forma di abbonamenti, allo stadio, come alla rivista “La Roma” o al canale satellitare…».
Arriviamo alla questione nodale.
«Bisogna essere estremamente chiari. Ogni società di calcio dimostra interesse nei confronti di queste associazioni. Quella dei tifosi del Milan ha una sede presso lo stesso club rossonero, con tanto di computer e segreteria. Quella dell’Inter ha la sede dentro lo stadio di San Siro, al pari di tante altre tifoserie, che usufruiscono di spazi negli stadi o presso la società di appartenenza. Un supporto importante, questo, per svolgere le proprie attività».
Non può esserci stata, da parte della Roma, una cattiva interpretazione della nuova normativa che vieta alle società di intrattenere rapporti con il tifo organizzato? Perché ce n’è di vario tipo…
«Se è per questo, la normativa prevede che le società possano stipulare regolari convenzioni con le associazioni dei tifosi, a condizione che non abbiano tra di loro persone che siano incorse in sanzioni… E da questo punto di vista, non vi sarebbero problemi. Le agevolazioni che la Roma ha dato a noi, come ai nostri “fratelli” dell’Airc, sono i famosi biglietti per gli alfieri. E qui mi preme precisare. Perché spesso si sente dire “Perché quello entra gratis allo stadio?”. Rispondo che “quello” è un tifoso, iscritto ad un Roma club magari di un paesino sperduto, che porta con sé allo stadio tanti altri tifosi che pagano il biglietto, e si impegna, spesso con sacrificio, ad esporre il proprio striscione. Arrivando in anticipo allo stadio e rimanendovi anche oltre il dovuto. “Quello” non è qualcuno che non vuole pagare, ma semplicemente uno a cui va da dato il riconoscimento morale per tutto ciò che fa durante l’anno. E’ uno, scelto peraltro a rotazione, che contribuisce, per la sua parte, a rendere magica l’atmosfera dell’Olimpico e merita, quindi, una gratificazione. Quest’anno, per motivi che non sono ancora riuscito a comprendere, il numero degli ingressi è stato drasticamente ridotto dalla As Roma ed è inutile nascondere che ci sono delle difficoltà. E dispiace, perché, trattandosi di biglietti di servizio, non comportano neanche un particolare onere per la società. E’ pur vero che non ci si deve associare all’Utr per avere il biglietto gratis, ma è anche vero che queste forme di attenzione contano, eccome. E’ proprio di questo che sento spesso lamentarsi i tifosi: della scarsa considerazione che avvertono nei loro confronti da parte della società».
E’ da questo che sono derivate un po’ di defezioni?
«Senza metterlo in rapporto alla questione degli alfieri, il sentirsi meno considerati, forse addirittura “sopportati”, ha certamente creato un po’ di disaffezione. Ed è vero che, più per motivi di carattere morale che materiale, ci sono tanti club che rischiano di scomparire. Non posso ancora fare un consuntivo, perché ci sono club che si stanno mettendo in regola un po’ alla volta, ma rilevo che le quote sono state pagate, al momento, solo da un 50% dei club associati».
Rimedi?
«A questo punto, bisognerà decidere. Io osservo che tutte le società danno delle agevolazioni alle proprie organizzazioni di tifosi. A riguardo, l’Unione Tifosi Romanisti non vuole nulla, almeno rispetto a quanto hanno le altre associazioni. Aggiungo che, probabilmente, se ci venisse data una sede, i telefoni e i computer, potremmo anche fare a meno delle quote associative, ma non è questo che vogliamo. Ricordo semmai che tutti gli iscritti all’Utr, alla data di emissione, sono diventati azionisti della Roma, perché una parte delle quote associative è stata destinata proprio all’acquisto delle azioni. E siamo felicissimi di aver dato un supporto concreto, in tanti modi. Da quando siamo nati, in otto anni, sugli spalti abbiamo conquistato uno scudetto, due Supercoppe e una Coppa Italia. E credo che un contributo significativo sia venuto anche da noi».
Non fosse altro come portafortuna… Buon compleanno, Utr!