6 dicembre 2007

Cerchiobottista


PARIGI- Nonostante le difficoltà “ambientali” che rendono irto il cammino di una vera riforma del calcio europeo, Michel Platini non rinuncia al suo sogno. E in un’intervista a Liberation, il presidente dell’Uefa spiega qual è il punto da cui partire per dare al calcio un nuovo dna: sostituire al denaro una “specificità” sportiva.

Per non essere frainteso e finire col passare come una sorta di illuso Don Chisciotte, nell’intervista Platini si dice consapevole di quanto politica e business siano organici al motore che fa correre il calcio oggi, ma è proprio in quei settori che bisogna intervenire per riportare il calcio alla sua “specificità” di sport, con tutto il corollario di “valori” dimenticati. Occorre, in pratica, contrastare il desiderio di “deregulation” di tanti presidenti di squadre di calcio.

"Io credo all’importanza di società forti economicamente - argomenta Platini -. In ogni epoca i vincitori erano quelli che avevano più mezzi. Negli anni 50 e 60, quando le finanze dei club dipendevano dagli incassi, il Real Madrid con il suo stadio da 100 mila posti staccava più biglietti. Negli anni 80 sono emerse le squadre appartenenti ai grandi industriali italiani, Agnelli e Berlusconi. Poi l'esplosione dei diritti tv ha creato nuovi ricchi" che ritengono di poter fare quel che vogliono.

Ecco, per porre un freno all’escalation del dio denaro, che nel calcio di oggi piega tutto al suo volere, Platini lancia la sua proposta: “Introdurre un tetto alla massa salariale dei club, che dovrebbe incidere non oltre il 60 per cento sul loro giro di affari, arginando l’inflazione dei salari". Il dio denaro può invece essere d’aiuto nel riportare serenità nel rapporto tra i grandi club e le nazionali, dal momento che i grandi giocatori sono diventati soprattutto un capitale da tutelare prima che un orgoglio da esibire. Adeguandosi a quest’ottica, Platini annuncia che l’ Uefa è pronta a indennizzare i club se metteranno a disposizione dei Ct i loro giocatori "per un mese o un mese e mezzo in occasione di una fase finale di un mondiale o di un europeo".

C’è poi il lato oscuro del dio denaro: le scommesse clandestine innazitutto, che oggi avvolgono nel dubbio tanto le partite dei club che quelle delle nazionali, e poi la constatazione che il calcio è diventato uno dei mezzi migliori per il riciclaggio di denaro sporco. Per contrastare tutto questo, Platini spiega di aver chiesto "la creazione di una polizia europea per proteggere il calcio”.

Il presidente Uefa, poi, fa un chiaro riferimento alla situazione italiana quando il discorso scivola sulla violenza. “Ho chiesto anche la nascita di un organismo di controllo internazionale per battere la violenza e il razzismo. Noi possiamo gestire la questione della violenza negli stadi, ma quando un tifoso italiano si fa uccidere a 500 km di distanza...”.

Platini, infine, risponde al crescente partito di chi vorrebbe innestare tecnologia nel gioco del calcio arrendendosi alla fallibilità del fattore umano: l’arbitro. Il presidente Uefa non crede urgente una riforma degli arbitraggi, piuttosto dipinge uno scenario inquietante, che potrebbe diventare realtà cedendo al potere dell’occhio elettronico. "C'è bisogno di occhi, ma occhi umani. Altrimenti ci saranno il video, le cellule fotoelettriche, il congegno elettronico dentro il pallone...E alla fine non ci sarà più bisogno di arbitri, nè di giocatori".

Nessun commento: