30 dicembre 2007

Hooligans a Lipsia


Nuovo, grave episodio di teppismo a Lipsia: 25 hooligan con i volti coperti da passamontagna hanno aggredito con mazze da baseball, bombolette spray al pepe e con una bomba molotov un gruppo di tifosi della squadra della Liga regionale sassone "FC Sachsen Leipzig", che stavano festeggiando in un ristorante insieme ai giocatori. Erano passate da poco le 22:30 di giovedì, quando una persona ha avvertito i tifosi riuniti nel ristorante "Kartoffelsack" (sacco di patate) che si stava preparando un assalto da parte di una masnada di facinorosi. Mentre una parte dei presenti fuggiva dal locale, all'esterno sopraggiungevano gli assalitori: al grido di "Wir sind nazis", siamo nazisti, e con al collo le sciarpe della squadra del "Lokomotiv Leipzig" gli hooligan hanno assalito i tifosi rivali. Immediatamente avvertita, la polizia e' intervenuta con 50 agenti, ma nel frattempo gli aggressori si erano rifugiati in un vicino internet cafe'. Delle tre persone ferite, una ha riportato un trauma cranico, mentre un altro tifoso ha avuto un braccio rotto.

Thyssen, morto il settimo operaio



Giuseppe Demasi, 26 anni, era
l'ultimo ferito rimasto in vita dopo
il tragico incendio del 6 dicembre
TORINO
L’ultimo testimone diretto del rogo sprigionatosi alla linea 5 dello stabilimento della Thyssenkrupp di Torino ha smesso oggi di lottare per rimanere in vita. Giuseppe Demasi, 26 anni, il settimo operaio ustionato nell’incendio del 6 dicembre, non ce l’ha fatta contro quelle ustioni che gli hanno devastato più del 90 per cento del corpo.

Ventisei anni: stessa età di Rosario Rodinò, i cui funerali sono stati celebrati sabato 22 dicembre nella chiesa Rosario della Pace, nel quartiere operaio Barriera di Milano. E Barriera rievoca anche nel nome la «saracinesca» calata sul mondo operaio di cui ha parlato più volte, dal quel maledetto giorno, il presidente della Camera Fausto Bertinotti: «una saracinesca che taglia fuori gli operai dalla nostra società, facendoli sentire "altro" da quello che è fuori la fabbrica». Di certo, fuori le chiese nelle quali a turno, uno dopo l’altro, i sei operai sono stati salutati, quel mondo si è riaperto all’esterno: il capoluogo Piemontese aveva già visto uscire dal Duomo le bare di Antonio Schiavone, Angelo Laurino, Roberto Scola e Bruno Santino.

Nella parrocchia di San Giovanni Maria Vianney, si era dato l’ultimo saluto a Rocco Marzo. Celebrazioni alle quali hanno partecipato i cittadini, la società civile e le istituzioni, da Fausto Bertinotti al premier Romano Prodi che ha assistito con la moglie Flavia alla funzione funebre di Rosario Rodinò. Venerdì, poi, in centinaia hanno partecipato alla fiaccolata che, dal sito della Thyssen in corso Regina Margherita, ha raggiunto l’ospedale Cto di Torino, dove era ricoverato proprio Giuseppe. La fabbrica è chiusa e non riaprirà più. Lo hanno annunciato il 27 dicembre i rappresentanti dell’azienda durante il vertice con Rsu, Fim, Fiom, Uilm torinesi e nazionali all’Unione Industriale del capoluogo piemontese.

L’incendio scoppiò all’una e mezza di notte nella linea 5, adibita al trattamento termico dei prodotti di laminazione. Ad innescarlo fu la fuoriuscita dell’olio bollente usato per temperare i laminati. Gli operai avevano dapprima cercato di di spegnere le fiamme servendosi degli estintori e di una manichetta dell’acqua. È stata proprio l’acqua, però, a far espandere le fiamme: a contatto con l’idrogeno liquido e l’olio refrigerante, pare abbia provocato una fiammata che ha incvestito gli operai. All’arrivo dei vigili del fuoco il reparto era completamente distrutto. Ma sul disastro hanno pesato, come ormai accertato, anche le condizioni di lavoro: stando ai sindacati, alcuni lavoratori coinvolti nell’incidente erano in turno da 12 ore consecutive, con 4 ore di lavoro straordinario alle spalle.

La Thyssenkrupp aveva già deciso di chiudere lo stabilimento di Torino e concentrare l’attività su quello di Terni. Nel capoluogo piemontese erano però ancora impegnati 200 operai. La linea 5, in particolare, aveva intensificato i ritmi di lavoro ed è per questo che l’azienda aveva deciso di tenerla aperta fino a giugno. A questo si aggiungono le violazioni alle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Il rapporto dell’Asl, inviato il 28 dicembre alla Commissione Parlamentare sulle morti bianche e già sul tavolo della Procura di Torino, contiene 116 riferimenti a violazioni riscontrate in meno di dieci giorni di indagini nella fabbrica della strage. Rapporto che ha portato la procura ad aprire un’inchiesta a carico dell’amministratore delegato Harald Espenhahn e dei consiglieri delegati Gerald Priegnitz e Marco Pucci. Ad oggi sono indagati per omicidio, lesioni e disastro colposi ma, qualora alcune delle ipotesi investigative dovessero trovare conferma, potrebbe configurarsi anche l’accusa di «omicidio volontario con dolo eventuale» o quella della «morte come conseguenza di altro reato» (l’omissione volontaria di cautele contro gli incendi).

ULTRAS BLOG SI UNISCE AL CORDOGLIO PER LA MORTE DELL'ULTIMO ANGELO RIMASTO APPESO ALLA VITA DOPO IL ROGO DI DICEMBRE. ORA E' IL MOMENTO DI PASSARE DAL DOLORE ALLA RABBIA FINO ALLA GIUSTIZIA!
AFFINCHE' QUESTE STRAGI E CON ESSE TUTTE QUELLE MORTI CHE QUOTIDIANAMENTE FLAGELLANO IL BELPAESE, NON RIMANGANO IMPUNITE E SOPRATUTTO NON SI VERIFICHINO MAI PIU'.
DOMENICO E VINCENZO

29 dicembre 2007

Granata salernitani

Ancora un’iniziativa bvenefica degli ultras granata : avevano avviato una raccolta fondi per aiutare i bambini di un villaggio inTannzania.5.400 gli euro raccolti: soldi che sono serviti per costruire un aula di un asilo. Ecco unn passaggio del comunicato inviato dai gruppi NucleoStorico, Nuova Guardia eGranata SouthForce: "Tempo fa ci eravamo impegnati in alcune manifestazioni di solidarietá che avevano come obiettivo quello di aiutare chi nella vita è stato più sfortunato di noi. Nell’ambito delle manifestazioni "Vivere ultrá con solidarietá" avevamo sposato la causa della costruzione di un asilo in Tanzania. Questo che per noi era un sogno che sembrava difficilissimo da realizzare, si è avverato. Nei giorni scorsi abbiamo ricevuto il più bel regalo che potessimo aspettarci. Il responsabile dei bambini orfani di Tosamaganga in Iringa Tanzania ci ha comunicato che con i soldi da noi raccolti sono iniziati i lavori di costruzione dell’asilo. E ciò che più ci inorgoglisce è che questo asilo si chiamerá Salerno. E’ un risultato che vogliamo condividere con tutti i gruppi ultras della curva Sud. I ringraziamenti sono sentiti e doverosi. Grazie a tutti coloro che hanno concretamente contribuito alla riuscita della raccolta di fondi. Doveroso ringraziare il duo "Why & Not", l’amico Ciro Girardi ed il gruppo "Genitori Insieme"che hanno permesso con le loro performance, offerte in modo del tutto amichevole, l’allestimento dello spettacolo".

28 dicembre 2007

Penitenziari europei

Nelle quattro citta' svizzere che ospiteranno partite di Euro 2008 saranno previsti luoghi di detenzione speciali per le persone che commetteranno reati durante il torneo. La polizia elvetica, il ministero pubblico e i giudici unici vi faranno ricorso nell'ambito delle procedure accelerate.

Basilea, Berna, Zurigo e Ginevra si stanno preparando a far fronte ai possibili disordini. Saranno dunque realizzate prigioni speciali in grado di accogliere fino a 500 persone. Un gruppo di lavoro a livello nazionale e' stato istituito per garantire un modo di agire uniforme, come ha detto Christoph Neuhaus, portavoce di Euro 2008.

La citta' di Basilea ha gia' annunciato all'inizio dell'anno quale penitenziario sara' utilizzato per le detenzioni. Anche Zurigo ha gia' individuato la struttura: dato che si trova vicino ai locali della polizia cantonale non ci sara' bisogno di logistica supplementare, come ha indicato Martin Sorg, portavoce della polizia cantonale.

Le due strutture avranno una capienza di 500 posti. Dal canto suo, Ginevra ha deciso gia' a fine 2006 che un'ala di Palexpo sara' utilizzata a tale scopo. Il capo progetto Michael Kleiner non e' pero' ancora in grado di dire quanti posti saranno disponibili ne' chi gestira' il carcere.

A Berna si conoscera' il luogo prescelto solo alla fine della procedura dettagliata di pianificazione dell'evento, verso fine gennaio. Lo ha indicato oggi Olivier Cochet, portavoce della polizia cantonale.

Via Tonellotto da Sanremo !


Un’altra dura presa di posizione, da parte dei tifosi della Sanremese. I gruppi storici dei supporters biancoazzurri, hanno infatti radunato nuovamente i media per denunciare la grave situazione in cui si trova il sodalizio di corso Mazzini. E non sono stati usati mezzi termini contro chi, a detta dei tifosi, è il responsabile di questa situazione.

Ovviamente è Flaviano Tonellotto l’imputato numero uno: “Quando abbiamo contestato Giulio Pianese – ha detto Roberto Abbona – non sapevamo in che mani saremmo finiti. Abbiamo sbagliato, ma almeno noi abbiamo l’onestà di ammetterlo. Quando abbiamo visto Sorano allenare la Berretti, pensavamo ad un anno disgraziato. Abbiamo contestato e, con l’arrivo di Tonellotto, ci siamo ritrovati dalla padella nella brace! Ma se la colpa è quasi esclusivamente dell’attuale proprietario – prosegue Abbona, che ha parlato insieme a Cesare Beltrami e Danilo Bonfante (nella foto) – molte responsabilità sono anche di chi ha portato questa persona a Sanremo (chiaro riferimento a Gianni Gullo) e a chi lo sta ‘spalleggiando’ adesso (questa volta il riferimento è a Carlo Barillà). Oggi, senza pensare per un attimo alle sorti della squadra, c’è chi è dipendente della Sanremese e non ha preso un euro da inizio stagione, mentre il Signor Tonellotto è in vacanza a Malta – tuonano i tifosi – e questo noi non lo accettiamo”.

I supporters non risparmiano nemmeno le istituzioni: “Hanno fatto scappare Pianese – prosegue Beltrami – e adesso non si occupano della situazione che sta degenerando. E poi non è solo questione di Sanremese, perché le istituzioni stanno facendo morire lo sport sanremese. Si pensa solo al golf, all’ippica, al tiro a volo per non parlare dei soldi spesi per la maratona. Ma agli sport di massa, quelli poveri, non ci pensano!”

I tifosi, alla fine, hanno nuovamente chiesto l’uscita di scena di Tonellotto, ma al momento non ci sono sbocchi per una società che, restando le cose in questo modo, è destinata a sparire dal panorama calcistico nazionale. Da tempo si parla di nuova linfa, di denaro fresco che dovrebbe arrivare a febbraio, proprio dall’attuale proprietario della società. Per ora soldi non se ne sono visti. Ieri sono stati annunciati due nuovi ingaggi (Notari e Costa) e Carlo Barillà continua a lavorare in società per ricucire una situazione difficile. L’accordo con Praticò consentirà qualche soldo di incasso ma molti tifosi hanno addirittura promesso che non andranno allo stadio: “Noi abbiamo rifiutato gli aiuti economici di Tonellotto – ha terminato Abbona – ed il 6 gennaio non andremo allo stadio proprio per non dargli nulla”!

VERONESI E TUTTI GLI ALTRI



I veronesi ritratti nella foto nella lontana trasferta di Foggia per una gara di terza serie sono per noi il paradigma di tutte quelle tifoserie nobili e decadute e di tutti quei ragazzi delle serie inferiori che si spaccano il culo ogni settimana per seguire ovunque misconosciuti pedatori in braghe di tela.
La fede non si misura in vittorie, bacheche opulente e contratti sky ma si misura in km, sacrifici e talvolta,ahinoi, in bieche diffide se non peggio.
I veronesi ritratti nella foto a Foggia ci ricordano Gabriele partito per Milano e assassinato da un proiettile folle sparato da uno sceriffo ancora impunito. I veronesi ritratti nella foto ci ricordano delle troppe parole e dei pochi fatti che molti nel mondo ultras stanno sperperando da tempo.
La foto dei veronesi a Foggia è un augurio che il 2008 ritorni ad essere un anno ultras, ma ultras sul serio. Senza compromessi e connivenze, in nome di uno spirito libero, critico ed antagonista.
Ora e sempre liberi nel vento!
Domenico

Conte


Sembra che sia il nuovo allenatore del Bari.
Premetto che al Capitano, come ultras e juventino, sono molto affezionato.
Ha scritto pagine gloriose della nostra Storia ed ha sempre amato la curva, venendo sempre ad esultare dopo i gol e le vittorie , particolare non insignificante, ve lo assicuro.
La domanda è però ovvia, inevitabile : come può un leccese guidare il Bari?
Cosa ne pensano i generosi ultras baresi che, ad onta del destino cinico e baro, hanno sempre sostenuto in questi anni una società alla deriva, una squadra inguardabile, dirigenti imbarazzanti nel contesto di una città ormai rassegnata al peggio?
Mi piacerebbe saperlo, sepcie dopo l'ennesima umiliazione del derby.
Per questo sosteniamo Compriamola e la sua vox clamantis in in deserto.
Una voce che urla nel deserto, sperando che il miraggio dei Matarrese che emigrano diventi presto realtà.
Vincenzo

Gruppo Rock

Il GRUPPO ROCK a partire dalla prossima partita in casa con Udine non sarà più presente sugli spalti.

Tale decisione seppur sofferta è maturata in virtù degli ultimi episodi,anche se perdura da tempo un nostro disagio dovuto alla diversità di vivere l’essere ULTRAS.

Abbiamo cercato di colmare più volte la distanza tra noi e il resto della curva,facendo innumerevoli passi indietro. Tutto ciò ha portato al depauperamento dei nostri ideali,con un conseguente ridimensionamento numerico.

Abbiamo constatato la nostra estraneità al movimento ultras basket partenopeo e,non essendo intenzionati a scatenare una guerra fratricida, abbiamo maturato quella che per noi era l’unica soluzione possibile: lasciare il palazzetto, la nostra casa.

Non abbiamo la presunzione che esistano “uomini buoni per ogni stagione”.

Evidentemente questa non è la nostra stagione, il nostro tempo.

Ma la nostra passione non si è spenta, continuerà ad ardere, a muovere ogni nostro passo.

Vent’anni non si spengono in un lampo,e forse non si spegneranno mai....

Matarrese e Materazzi, via da Bari !

Si era parlato di Gigi Simoni, Zdnek Zeman, Carlo Mazzone e Fabio Brini. Ma alla fine Beppe Materazzi, reduce da un secco 0-4 contro il Lecce, e da un inizio stagione all'insegna della solita sterilità, è stato confermato al suo posto da allenatore. Secco il comunicato della società: "Materazzi resta alla guida del Bari. Un episodio negativo, come quello del derby, non può essere determinante per decidere le sorti di un allenatore. Può capitare a tutti. Del resto, non possiamo dimenticare quanto di buono Materazzi ha fatto anche in momenti difficili per questa squadra e questa società. Sta lavorando con serietà e passione e merita la mia fiducia".

Le reazioni dei tifosi baresi sul sito solobari.it, sono tutte di piena disapprovazione e incredulità rispetto la scelta societaria. Tra queste c'è chi parla di "vergogna" e non esita a definire i vertici del Bari dei veri e propri "pagliacci".

Per Beppe Materazzi si tratterà, ancora una volta, di ricominciare a lavorare con una squdra che ha sempre dimostrato una scarsa capacità di tradurre gli schemi del tecnico. Per il Bari forse una occasione persa per rilanciare una stagione ormai tremendamente proiettata verso una salvezza che occorrerà difendere con tutta la forza, a meno di naufragare nel magma della serie C.

27 dicembre 2007

Compriamola


Stiamo cercando di contattarvi per lo scambio di banner che ci avete proposto ma le mail tornano indietro.
Contattateci voi, alceo@email.it o refused71@yahoo.it.
Chi non salta è Matarrese.

Pubblico difficile ad Alessandria


Inutile negarlo, da una decina d’anni gli spalti del Moccagatta erano desolatamente vuoti. Gli unici segnali di esistenza in vita venivano dalle curve. E non sempre si trattava di segnali pacifici nei confronti di chi gestiva la squadra. Da quest’anno invece, l’U.S. Alessandria Calcio ha imprvvisamente dato una sterzata a 360 gradi offrendo ai tifosi l’occasione per tornare a vedere i “Grigi”, così come non se li ricordavano da molti anni. Cosa è accaduto? Lo chiediamo al presidente Bianchi.

Presidente, un capovolgimento così radicale deve essere stato provocato da cause altrettanto importanti. Lasciando però perdere meriti e demeriti delle gestioni che si sono succedute nel corso di questi dieci o quindici anni, qual è stata la causa principale di questa vera e propria metamorfosi?

“Sicuramente per fare in modo che le cose andassero nel verso giusto, ci voleva qualcuno che non si perdesse d’animo nonostante le contestazioni e le difficoltà. Ci voleva qualcuno che andasse avanti indipendentemente da quello che accadeva attorno alla squadra. Io sono convinto che se avessi mollato quando tutti me lo suggerivano, probabilmente oggi i Grigi non sarebbero dove sono e molto probabilmente ci sarebbe a capo un’altra persona che dopo due anni si sarebbe arreso come è accaduto per molti miei predecessori negli ultimi dieci anni, perchè ogni due anni si cambiava dirigente. Così non si costruisce niente. Forse il fattore più importante è stato quello di non mollare nei momenti di maggior sconforto.”

Si va bene ma qual è stata la molla, o per meglio dire, l’investimento che ha portato a questo innegabile successo?.

“Indubbiamente, a capo di tutto si deve l’apporto tecnico portato da Braghin, perché con lui è arrivato Iacolino, è arrivato un allenatore che avrebbe già dovuto arrivare l’anno scorso. Ma purtroppo, l’anno scoso non c’era e abbiamo pagato gli errori. Il calcio non è fatto soltanto di giocatori ma soprattutto di uomini che gestiscono i giocatori.
Di fatto poi la squadra, con l’esperienza di Braghin e Iacolino e la mano del Direttore (Ferrero) si è riusciti a costruire una squadra vincente già questa estate.
Infatti, si sono scelti dei giocatori di qualità che oltre al nome hanno anche caratteristiche importanti dal punto di vista umano.
In questa categoria, forse anche più che in altre, conta lo “spogliatoio” e quando si dice spogliatoio si intende una squadra all’interno della quale ci sono anche quattro giovani.
E un po’ come mettere insieme dieci amministratori delegati e dieci apprendisti. Tutti però devono lavorare insieme per raggiungere lo stesso scopo. Non è facile!
E forse quest’anno abbiamo centrato i “vecchi” che non solo sono bravi dal punto di vista tecnico ma sono bravi anche nello spogliatoio, unitamente a giovani che oltre ad essere bravi sanno soprattutto coordinarsi con l’esperienza dei vecchi.
Ci sono altre squadre forti come la nostra ma però non ottengono gli stessi risultati.”

Il tutto, par di capire dalle indiscrezioni giornalistiche, con una spesa che supera di poco quella degli anni passati.

“Praticamente, negli anni passati abbiamo speso la stessa cifra di quest’anno, ed è la dimostrazione che non è solo questione di costi. Abbiamo scelto dei giocatori che sono venuti in Alessandria per vincere, ma seriamente, e stanno dimostrando di essere dei seri professionisti.”

Qual è il rapporto che intercorre oggi fra lei e la tifoseria, rapporto che negli anni passati è stato tutt’altro che idialliaco.

“Attualmente alcuni mi applaudono altri no, forse mi sopportano. Sicuramente non gli sono simpatico come presidente. In parte forse è dovuto al fatto che caratterialmente non sono portato a sorridere con estrema facilità, me lo dice spesso anche mia moglie, lo riconosco, ma io sono fatto così.”

Ma nemmeno oggi che i Grigi stanno mietendo successi su successi i tifosi hanno cambiato parere?

“No perché mi attribuiscono la responsabilità di due anni di insuccessi e insoddisfazioni. Qualcuno rimane ancorato alle menzogne estive riguardanti ipotetici acquirenti disponibili a rilevare la squadra ma che, personalmente, non ho mai né visto né sentito.
La mia presidenza è partita in salita subito, perché mi hanno contestato prima ancora che mettessi i piedi in campo. E questo perché ascoltavano le voci di chi sosteneva di voler comprare ma che in effetti è sempre girato alla larga, quindi, questo ha provocato una antipatia dei tifosi nei miei confronti perchè mi si attribuiva la responsabilità di aver impedito l’acquisto a chi prmetteva fusioni e campionati da favola. Io non credo, però, che molti tifosi Grigi veri, avrebbero accettato queste fusioni per salire di un gradino.”

Bianchi sottolinea la sua soddisfazione per essere riuscito a portare a casa uno sponsor importante come la Costa Crociere oltre a quella, di non poco conto, rappresentata dalle persone che incontra per strada e che, congratulandosi per i risultati ottenuti, gli dicono: “da dieci anni almeno non andavo più allo stadio!”

“Questo mi fa ben pensare perchè è chiaro che ci sono persone che vivono del presente e non soltanto dei ricordi del passato. Il passato ci deve insegnare a far meglio nel futuro.
Un’altra soddisfazione è quella di essere partito da zero nelle squadre giovanili, oggi ci sono 170 ragazzi che amano e giocano per questa maglia e sono orgogliosi della loro squadra.
Se vogliamo creare un grande avvenire per questa squadra dobbiamo lavorare e sperare che fra questi ci sia il Ferrari futuro, il Manuelli, il Rivera... ma se continuiamo a pensare che non si possa avere un futuro simile a quello trascorso non costruiremo mai nulla.”

Anche Ferretti, l’allenatore delle squadre giovanili, condivide con Bianchi lo stesso identico destino di odio-amore. In Alessandria sembrerebbe radicata la malapianta dell’invidia. E’ noto infatti, lo ammise in una intervista anche Gianni Rivera alcuni anni fa, che per essere accettati dagli alessandrini bisognerebbe sempre “volare bassi”, con ciò intendendo che chi riesce ad avere successo in questa città non lo dovrebbe esibire come un trionfo ma mettere tutto in un cassetto e tenere un comportamento “di basso profilo”. Anzi, se non fa nulla per avere successo, meglio ancora!

Altro argomento importante: il rapporto con le Istituzioni e l’imprenditoria locale. Un rapporto che pare si stia confermando con l’Amministrazione Comunale (“il sindaco viene a vedere le partite e abbiamo modo di parlare”) mentre pare più difficoltoso con l’imprenditoria alessandrina che, per definizione, non si è mai interessata di calcio a parte la parentesi di Amisano.

Insomma, una chiacchierata che evidenzia luci ed ombre sul destino presente e futuro di una squadra che visse tempi gloriosi in passato e che, se sorretta da uno spirito collaborativo, ha davanti a sé la prospettiva per nuovi e più importanti traguardi da raggiungere. Molto quindi dipende dagli alessandrini stessi, quelli che contano dal punto di vista finanziario e quelli che contano dal punto di vista del sostegno morale, in estrema sintesi, dai tifosi.

25 dicembre 2007

Auguri


Anche a lei, signora Raciti, nella speranza che si faccia piena luce sulla morte di suo marito, senza verità di comodo, senza insabbiamenti, senza ipocrisie.
Questo Paese ha troppi morti ammazzati senza assasini per potersene permettere un altro.
Auguri di cuore, sinceri.
Ogni morte per il calcio è la morte del calcio.

24 dicembre 2007

Tarantini nei guai

Diventano dieci gli ultras rossoblu nei guai per gli incidenti di Taranto-Massese dell'11 novembre, quando fu ucciso Gabriele Sandri. Nella giornata di ieri gli uomini della Digos hanno denunciato a piede libero un operaio di ventisette anni.

Anche lui ha preso parte alla battaglia che si scatenò sugli spalti dello Iacovone. Gli incidenti esplosero nel secondo tempo e costrinsero l’arbitro a sospendere il match. Ad innescare i disordini fu proprio la notizia della tragica morte del tifoso laziale Gabriele Sandri, ucciso in autostrada dal proiettile sparato da un agente della Polstrada.

Per i disordini due giorni dopo la partita furono arrestate nove persone con le accuse di danneggiamento, violenza e resistenza a pubblico ufficiale aggravata dal lancio di oggetti contundenti. Reati per i quali sono stati già condannati in abbreviato. Tutti furono identificati grazie alle immagini registrate dalle cinque telecamere della polizia scientifica. Per loro è già arrivata la condanna. Stesso iter per l’operaio denunciato a piede libero. La sua identificazione si è rivelata più complicata ed è giunta a oltre un mese dai fatti.

BUON NATALE AGLI ULTRAS



BUON NATALE ALLA FAMIGLIA SANDRI.
BUON NATALE AGLI ULTRAS E SOPRATTUTTO ALLE ULTRAS .
BUON NATALE AI DIFFIDATI.
BUON NATALE, CON GABRIELE NEL CUORE.

VINCENZO E DOMENICO

NON L'AVREMMO MAI DETTO...

Il proiettile che uccise Gabriele Sandri, il tifoso della Lazio morto l'11 novembre scorso nell'area di servizio di Badia al Pino non avrebbe subito deviazioni prima di colpire il giovane. A questo sarebbe giunta la perizia chimica effettuata su richiesta del perito balistico nominato dal pm Giuseppe Ledda al professor Domenico Compagnini. La notizia è stata confermata dai legali della famiglia Sandri, gli avvocati Michele Monaco e Luigi Conti. (ANSA).

Il solito zoccolo duro

Soliti 8000 sugli spalti, ormai è questo lo zoccolo duro del tifo labronico a prescindere dall’avversario, non ci si sposta da questa cifra sia che arrivi la corazzata Inter o la cenerentola Cagliari. In curva sud una folta rappresentanza di tifosi della “Dea” orobica. Sono circa 200 i supporters nerazzurri giunti in riva al Tirreno.

Nel tradizionale feudo della parte più calda del tifo labronico, la curva nord, si notano larghi spazi vuoti sui gradini ma il sostegno ai propri beniamini è quello consueto: incessante ed appassionato. Sembrano lontani anni luce i tempi in cui la contestazione alla squadra era evidente. La cura Camolese oltre a rivitalizzare una squadra che sembrava in disarmo, è riuscita a rinsaldare il rapporto tra la curva e la squadra.

Nella prima frazione il tifo è incessante, ma l’acme arriva quando il veterano Galante approfitta di una calibrata torre del compagno di reparto Grandoni per infilare Coppola: i tifosi amaranto pregustano già il dolce sapore dei tre punti urlando a squarciagola ed invece pochi minuti dopo tocca ai dirimpettai nerazzurri esultare. Ci pensa Tissone, con una calibrata punizione, ad infilare un disattento De Lucia mandando in sollucchero i 200 arrivati da Bergamo.

Dopo un primo tempo scoppiettante ti aspetti una ripresa dalle mille emozioni ed invece dopo un buon avvio degli orobici, con i tifosi neazzurri speranzosi nel blitz…, la gara si appassisce con il pareggio gradito da entrambe le contendenti. Unico sussulto, in campo, e ovviamente sugli spalti, le reiterate proteste dei tifosi amaranto proprio al 90° quando i padroni di casa reclamano il rigore per un fallo di Manfredini su nonno Balleri: Damato lascia proseguire e non è un caso che 4 minuti dopo l’arbitro lasci il terreno di gioco inseguito dagli strali del caldo pubblico di casa…

Per un pallone


Una rissa per un pallone. Questo è quello che è successo sabato sera in occasione del posticipo Roma - Sampdoria. Un episodio che non è stato riportato da nessuno , ma che secondo me è importante per capire qual è l’attuale situazione degli stewart negli stadi italiani. Verso la fine del primo tempo , come accade spesso, un pallone esce dal campo e finisce in tribuna tevere. La palla finisce nelle mani di un piccolo tifoso giallorosso , che non avrà avuto piu’ di sei sette anni. A quel punto dalla pista di atletica gli stewart , con ampi gesti richiedono il pallone indietro, ma il bambino non molla la palla.

Il pubblico incomincia a innervosirsi e fischia duramente l’atteggiamento insistente e maleducato degli uomini in pettorina gialla. Alla fine si poteva lasciare il pallone a quel piccolo tifoso, felice di avere in mano il pallone con cui giocano i suoi idoli. Ma succede una cosa incredibile, invece di lasciare perdere , uno zelante stewart che in quel momento aveva deciso che il suo unico scopo nella vita era di recuperare quel pallone, scende le scalette della tribuna tevere e arrivato nei pressi del piccolo tifoso gli strappa dalle mani con violenza il maledetto pallone. Da qui nasce la rissa. Partono fischi assordanti dalla curva sud , la tensione sale e il padre del bambino reagisce. Gli vengono in soccorso altri tifosi che a suon di calci e pugni si riprendono il pallone e poi scaricano la loro rabbia sul povero stewart che riesce a scappare ma non dopo aver preso botte da ogni parte.
E’ evidente che ancora non è chiaro all’interno dello stadio quali sono i poteri e le funzioni di questi ragazzi sottopagati con la pettorina gialla. La nuova figura creata dal decreto Amato , ma ancora non ben definita.

Gli autogrill sono assicurati


Dovevano far rientro a Castellamare di Stabia al termine della partita tra l’Arezzo e la loro squadra del cuore ma ieri pomeriggio dopo il fischio finale, per quattro tifosi della società giallo blu si sono aperte le porte del carcere di San Benedetto.
Nove i tifosi a bordo di una Mercedes Vito che hanno deciso di fare una sosta nell’area di servizio di Badia al Pino e tre quelle, facenti parte del gruppetto, che sono state notate dagli agenti della Polizia stradale di Battifolle mentre uscivano dall’autogrill con numerosi prodotti.
I poliziotti insospettiti hanno loro intimato l’alt, ed è a questo punto che i tifosi si sono dati alla fuga a piedi lasciando cadere a terra la refurtiva.
Gli agenti prontamente hanno inseguito i “ladruncoli” bloccandoli sulla corsia di accelerazione; i successivi controlli hanno permesso di rintracciare un quarto complice vicino al furgone carico di merce per un valore di oltre 1.000 euro.
Altre cinque le persone identificate e trasferimento al carcere aretino di San Benedetto per i quattro responsabili del furto ai danni dell’autogrill.

Giornalisti miopi

STRISCIONI PER I MORTI DELLA THYSSEN E PER ALE E RICKY
Le curve ricordano un anno di gioia e di dolorosi lutti

TORINO. I buoni sentimenti non vanno in vacanza. I buoni sentimenti
albergano in curva. Sud e Nord, nell’Olimpico prenatalizio, rievocano l’anno
incredibile della Juve, un mix inedito di gioia e di sofferenza.
« Nel giorno di festa ricordiamo con dolore Ale e Rocky nel cuore » . E la
gigantografia dei due ragazzi della Berretti bianconera scomparsi nel
laghetto di Vinovo, dopo l’allenamento, li ripropone con il sorriso sul
volto, per un attimo di commozione che è di tutti, e pure dei genitori
presenti nello stadio. Commozione che si rafforza nei cori iniziali. « Per
sempre con noi » , l’urlo che sale alto prima del match con il Siena.
E l’inizio è con il minuto di silenzio per il giovanissimo arbitro morto sul
campo nel Veronese, mentre dirigeva una partita. Non si sente il ronzio di
una mosca, nell’Olimpico fino a qualche istante prima versione discoteca
itinerante. E non solo per il freddo pregnante. I tifosi in piedi,
l’applauso che non può mancare, per una giovane vita stroncata. Commovente.
E c’è vicinanza con le famiglie così duramente colpite dalla tragedia della
Thyssen, sei operai stroncati in un turno supplementare, per poter
raggranellare qualche euro in più, magari per i regali di Natale. Niente.
Tutto svanito nel fuoco, tra atroci sofferenze. L’altro ieri, al funerale
dell’ultima vittima, sulla bara una maglia numero 10, della Juve, di
Alessandro Del Piero. Era per Rosario, che non è riuscito a vincere la
partita più importante, quella per la vita, al culmine di giorni
accompagnati da un barlume di speranza.
Le curve non dimenticano uomini valorosi, qualsiasi campo abbiano
calpestato. « Dopo un anno di lotta, lutto e gloria la stella indica la
vittoria » . Si torna così al calcio giocato, con il sostegno
incondizionato. La Juve caduta e risorta, grazie anche ai suoi tifosi,
chiude il 2007 complesso, coinvolgente, a tratti entusiasmante. Comunque
rigenerante. La Vecchia Signora è di nuovo protagonista, vincente. terza in
classifica, a un soffio dalla Roma, a un baratro dall’Inter che però, prima
o poi, potrebbe tirare il fiato, soprattutto se andrà avanti in Champions. I
tifosi incitano, i tifosi non scordano. Hanno un cuore grande così, come
quello della Nuova Juve. La squadra di Gigi Buffon che saluta la Curva, che
bacia e abbraccia i compagni, uno per uno. La squadra di Alessandro Del
Piero faticatore, oltreché tessitore. E di tutti gli altri, orgogliosi e
combattenti. Anche se appena arrivati. Idoli senza accezione. Nella casa
dove i buoni sentimenti non vanno in vacanza. Sì, i buoni sentimenti
albergano anche allo stadio.
E.E. -Tuttosport



C'erano tre striscioni :

NEL GIORNO DI FESTA RICORDIAMO CON DOLORE ALESSIO E RICCARDO NEL CUORE

VISSUTO CON ONORE MORTO DA EROE - RIPOSA IN PACE ROCCO MARZO

UN ANNO DI LUTTO DI LOTTA DI GLORIA LA STELLA TI INDICA UN'ALTRA VITTORIA - AUGURI JUVENTUS

Era difficile leggerli?

Vincenzo

Torino, città di merda


La Curva Sud ieri ha esposto uno striscione dedicato a Rocco Marzo l'operaio che, ad un mese dalla pensione, si è lanciato tra le fiamme che imprigionavano i suoi giovani colleghi. La risposta del civile pubblico sabudo è stato un garbato invito a Tiago a tenere la posizione.
Questa città non merita eroi.


VISSUTO CON ONORE, MORTO DA EROE - RIPOSA IN PACE ROCCO MARZO


Vincenzo

23 dicembre 2007

CHIEDI SCUSA !


Se per il Lecce è stata apoteosi, per il bari è stata disfatta piena. Un derby si sa è una partita a se, la madre di tutte le partite e perderlo ci stava ma essere sconfitti per 4-0 davvero è umiliante. In campo sono mancate le idee, la fantasia, è mancato il gioco, è mancata la squadra. Ciò che di buono si era visto contro il Treviso è stato lasciato negli spogliatoi. Un peccato perché la vittoria nel derby avrebbe ridato fiducia e voglia di lottare, ma soprattutto avrebbe portato anzi riportato i tifosi allo stadio.

Il San Nicola oin occasione dlela gara contro il Lecce ha toccato quota 10 mila spettatori (mai in questa stagione) che però hanno lasciato lo stadio con la solita amarezza. Materazzi una volta sceso in conferenza stampa dice: “Peccato, perché eravamo partiti bene, i primi 30 minuti li abbiamo giocati poi ci siamo persi. Il Lecce ha vinto meritatamente dimostrando e mettendo in campo la loro forza. Mi dispiace molto per i tifosi che arrivati in massa e che sono stati umiliati da questi 4 gol. Se rifarei tutto sulla formazione?Assolutamente si non cambierei nulla. Noi purtroppo non c’eravamo per diversi motivi ma il compito dell’allenatore è anche quello di appropriarsi le sconfitte ed io lo faccio come ho sempre fatto purtroppo”

In sala stampa scende anche un afflitto Gillet:”Questa per noi è assolutamente una batosta. Peccato perché in settimana eravamo carichi al punto giusto. Eravamo partiti bene ma dopo il primo gol ci siamo persi. Sul 2-0 noi non c’è più davvero stata storia ”

Quando i lupi insegnano catechismo

Il difensore del Milan, Massimo Oddo, ha a cuore non solo il calcio ma anche il sociale e per questo ha annunciato che andrà nelle scuole a parlare di fair play coi ragazzi... "Presto andrò dai ragazzi delle università a parlare di fair play e a cercare di spiegare che lo stadio è aggregazione, non violenza - ha detto Oddo - Noi siamo artefici delle reazioni dei tifosi e dobbiamo far di tutto perché lo stadio italiano diventi come quello inglese dove si gioca a Natale ed è una festa. Il sociale mi ha sempre attirato, io sono pronto. Con la mia Onlus voglio fare tanto".

Il giocatore rossonero ha parlato, però, anche della prossima sfida di Champions che vedrà il "vecchio" Milan confrontarsi col "giovane" Arsenal... "Sicuramente quella dei Gunners è una squadra da temere - ha detto - perché comunque ha degli ottimi giocatori; è una squadra giovane, è più giovane del MiIan. Sicuramente con meno esperienza, però è una squadra che può mettere in difficoltà chiunque, quindi sarà anche questa una partita aperta. Ma credo che il Milan ce la possa fare".

Con un giorno di ritardo


Un minuto di silenzio per ricordare le morti sul lavoro
In occasione della partita Pisa-Ravenna la Curva Nord “Maurizio Alberti” osserverà un minuto di silenzio per manifestare indignazione e sgomento per le assurde morti che ogni giorno si verificano sul lavoro. Essendo proibiti gli striscioni, anche per esprimere la propria solidarietà verso tragedie simili, abbiamo così optato per un minuto di silenzio per sensibilizzare l’opinione pubblica su questa grossa piaga che affligge il nostro paese e non solo… Domenica in curva ci saranno cinquanta tifosi del Karlsrhue. Uno di loro, Moser, che spesso insieme ai suoi amici veniva all’Arena Garibaldi o in trasferta con noi, è morto l’anno scorso per un incidente sul lavoro. Il minuto di silenzio sarà dunque anche un modo per ricordarlo, come abbiamo già fatto in altre occasioni con striscioni e cori. Nel ricordo di Moser e di tutti i morti sul lavoro ci aspettiamo che lo stadio intero al fischio iniziale dell’arbitro rispetti rigorosamente questo minuto di silenzio. Chiediamo più sicurezza sui luoghi di lavoro e pensiamo che il Governo (questo come quelli precedenti) invece di spendere energie e soldi in decreti sicurezza faccia qualcosa di concreto per migliorare le condizioni disumane di tanti lavoratori. È nei luoghi di lavoro che servirebbero controlli e leggi speciali per la sicurezza…. Alla Tyssenkrupp, come nella maggior parte delle fabbriche, doppi turni massacranti di quindici ore, norme di sicurezza inesistenti, perfino estintori non funzionanti! Dopo il caso Raciti subito un decreto anti-violenza: stadi blindati e svuotati del loro colore, divieto di espressione. Per le morti sul lavoro cosa è stato fatto?

LA MORTE NON È UGUALE PER TUTTI!!!

WORKING CLASS di Domenico Mungo






Capita di andare ad un concerto hardcore Benefit per le vittime delle stragi sul lavoro in un locale a metà fra una casa occupata ed un circolo Arci a Torino, quindici giorni dopo che una fonderia/lager neonazista nel cuore industriale della città che non sta mai ferma, è esplosa risucchiando in un oceano di fiamme sei operai del nuovo millennio. Sei angeli della classe operaia che va in Paradiso. Sei sfruttati del nuovo ordine mondiale.
Capita di vedere centinaia di ragazzi di tutta Italia: skins, sharp, hards, crestoni, originals, casuals, herberts, mods, punx-oi!, compagni, anarchici, freakkettoni, gente normale che sono lì dentro a sudare, pogare e ricordare come solo quelli della strada sanno fare, i propri morti già dimenticati dal supersonico evolversi della città dell’automobile.
Capita di vedere che questi ragazzi hanno rabbia e passione, onore e disperazione, orgoglio e occhi che bramano felicità senza compromessi, senza piegarsi, senza rinunciarci.
Capita che questi suonano gratis per raccogliere i soldi per le famiglie degli operai. Che gli stessi regalano il loro materiale, il merchandise, i cd, le felpe per raccogliere fondi. Che inneggiano alle tute blu come più nessuno ha l’orgoglio di fare. Che quando qualcuno chiede un minuto di silenzio per le vittime, un altro urla che dobbiamo fare un minuto di delirio per le vittime. Che il cordoglio ipocrita è figlio delle istituzioni, dei borghesi e dei padroni che si lavano la coscienza con una corona di fiori e le scuse in televisione!. Capita che tutti applaudono e chiedono i tornelli anche nelle fabbriche.
Capita che la dancehall è affollata fino alle quattro di disperati che ballano dagli Specials ai Bad Brains a Jerry Lee Lewis e agli Youth Brigade.
Capita che non ci fai nemmeno caso, perché è scontato, ma la cosa che ti balza all’occhio e che moltissimi fra loro indossano le insegne dei gruppi musicali e della scena a cui appartengono, ma tutti loro hanno almeno una sciarpa con i colori del cuore, un distintivo, una toppa, un tatuaggio, un berretto che parla di curva e pallone. Capita di riconoscere fra quello che suona la chitarra e canta, o quell’altro che suona la batteria o il basso, gli stessi volti che ti sono a fianco in curva o in trasferta. Gli stessi ragazzi con i quali esulti, ti disperi, intoni i cori. Gli stessi fratelli con i quali parti alla carica degli avversari o ti difendi dal sopruso dei blu o cerchi di aggirare il tornello, la telecamera sbirra e il “ collabborriamo giovani, uè guagliò favorisci i documenti!”.Sono loro gli ultimi ribelli. Quelli che arrivano dalle periferie cieche. Dai giorni di lavoro tutti uguali. Del precario che diviene ordinario. Del lavoro che rischia di uccidere ogni giorno. Sono loro che fra un anthem e un giro hardcore e l’altro intonano i cori della curva e stendono le loro sciarpe come se la squadra stesse vincendo lo scudetto o soccombendo per 5 a 0 in casa. Sono loro la working class. Sono lì che urlano a squarciagola le liriche delle canzoni, che si dimenano rimbalzandosi corpi contro corpi, ossa rotte e teste vuote. Quando uno cade risucchiato nel wall of death sono in cinque che cercano di recuperarlo ed evitare che sia frullato e calpestato dal pogo cieco ed ignorante degli altri.È un rito tribale. È una cerimonia pagana. È un rito collettivo.Piangono i loro fratelli morti nel gorgo dello sfruttamento e fanno rimbombare le pareti del cuore e delle viscere. Questa è la mia città! Torino è la mia città! Come sulle gradinate. Come sulla strada.

LECCE ULTRAS AMARCORD


Pubblichiamo un articolo che abbiamo rinvenuto nel forum di Tifonet. All'indomani del derby pugliese che ha visto fronteggiarsi le due tifoserie dentro...e fuori. Ci sembrava un bel racconto da riproporre a tutti voi.
Come ai vecchi tempi...
D&V



E finalmente il derby, il momento più affascinante e atteso dalla tifoseria, la partita che da sola vale mezzo campionato, con le ansie, le paure, le speranze che la rendono un momento che spesso va al di là dei valori tecnici o tattici. Una partita che rievoca automaticamente il ricordo delle sfide passate con le gioie, le recriminazioni, i rancori che hanno immancabilmente contraddistinto ogni contesa.
Nel rivisitare le passate edizioni di Lecce-Bari, avremmo potuto limitarci ad effettuare una ricostruzione storica che negli anni, sulla base di ricerche di archivio, testimoniasse il particolare clima che circonda queste sfide. Se pur affascinanti e facenti parte del bagaglio di ogni tifoso che si rispetti queste rimembranze del passato sarebbero risultate, da parte nostra, un po' false, non essendo potuti essere partecipi di quelle atmosfere e di quegli entusiasmi.
Per questi motivi preferiamo limitarci a raccontare i derby che hanno visto i R.d.N. protagonisti, cioè quelli che, a partire dalla stagione 1981/82, fanno parte integrante della nostra storia, quelli che, un anno dopo l'altro, hanno contribuito a far crescere il fenomeno Ultrà a Lecce, fino a farla diventare quella realtà che è oggi sotto gli occhi di tutti. In particolare, questo sguardo all'indietro, vuol essere un tentativo di analizzare dal punto di vista calcistico l'eterna rivalità che divide Lecce-Bari, una rivalità che ha solide radici etniche e culturali.
I R.d.N., a volte utilizzando caratteri un po' forti, non hanno fatto altro che interpretare un sentimento comune, un desiderio sociale e culturale di una popolazione come quella salentina che non si riconosce nella Bari degli affari, nell'aria di falsa metropoli che il capoluogo pretende di assumere, cercando di tagliare fuori, grazie agli intrighi politici, quella solida realtà economica, quella antica realtà intellettuale che Lecce ha rappresentato e rappresenta oggi con maggior forza.
La stagione calcistica è il 1981/82. Quell'anno a settembre un gruppo di ragazzi stanchi di sopravvivere sotto il patronato del Coordinamento dei Lecce Club e, soprattutto, desiderosi di rendersi indipendenti dalle linee di azione dell'Unione Sportiva Lecce, decisero di spostarsi in Curva Nord e di dare vita al primo vero gruppo ultrà di Lecce: i Ragazzi della Nord.
Il 16 novembre di quell'anno il primo Lecce-Bari della storia del gruppo arriva in un momento in cui, ad una scarsa valenza organizzativa si contrapponeva una coesione e un entusiasmo da parte di quel primo nucleo di ultras che si è rivelato una esperienza difficilmente ripetibile in futuro. Coesione che si cementò ancor di più in quella piovosa giornata di novembre, portatrice di una forza che ci permise di affrontare le polemiche e le ingiuste accuse che seguirono gli avvenimenti di quel derby.
Molte bugie e molte distorsioni dei fatti hanno caratterizzato i resoconti che seguirono la partita. L'occasione di avere a disposizione una propria testata per poter esprimere anche la nostra verità è troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. Intorno alle 10 del mattino un gruppo di tifosi baresi arrivati in treno, formò un corteo che raggiunse Piazza Mazzini, intonando cori irripetibili su Lecce e i suoi abitanti. Il suddetto corteo, arrivato nella parte terminale di Via Trinchese che immette nella piazza, iniziò a "regalare" alla città scritte murali non certo edificanti e concluse le sue gesta infrangendo le vetrine di un bar che, all'epoca, era posto proprio al centro della piazza. Questo avvenimento in particolare, provocò sia la reazione del nostro gruppo, che si era casualmente radunato nelle vicinanze per andare allo stadio, sia, e questo ci preme sottolinearlo, la reazione di moltissima gente comune che si trovava assolutamente per caso in piazza in quel momento. Da ciò nacque una gigantesca rissa in cui molti tifosi baresi ebbero la peggio, tanto che tutto il gruppo prese la decisione di far ritorno a Bari senza assistere alla partita. Come si vede solo una risposta a ripetute provocazioni e, ribadiamo, non solo nostra ma di moltissima gente che, ignara e disinteressata alle vicende calcistiche, voleva solo difendere la propria città da aggressioni assolutamente immotivate. Per la cronaca quel giorno il Lecce vinse per 1-0 con un gran gol di Cinquetti su punizione e la tifoseria giallorossa, forse stimolata dai fatti accaduti in mattinata, con un sostegno davvero decisivo contribuì in misura determinante alla vittoria del Lecce.
Da quel giorno, e per un lungo periodo durato quattro anni i rapporti tra le tifoserie divennero pessimi tanto che i derby non venivano seguiti dalla tifoseria la cui squadra giocava in trasferta.
In particolare il derby di ritorno a Bari del marzo 1982 si svolse in un incredibile clima di intimidazione malgrado la nostra decisione di non seguire la squadra collettivamente. Chi fra noi decise singolarmente di andare ad assistere all'incontro (e chi scrive è uno fra questi) ha impressi nella memoria gli striscioni di dileggio, i cori ripetuti per tutto l'incontro, le ronde che sin dal mattino scorazzavano per Bari alla ricerca dei leccesi. La partita finì 1-0 per il Bari, causa una sfortunata autorete di Mimmo Progna a quindici minuti dalla fine che rese inutile un'ottima prestazione del Lecce, malgrado il clima di intimidazione che circondava il terreno di gioco.
Tutto ciò acuì ancora di più il clima di tensione fra le due tifoserie. Infatti l'anno successivo, precisamente il 3 ottobre 1982, ancora una volta non fu organizzata la trasferta a Bari; ciò è causa oggi di grande rimpianto per non aver potuto gioire tutti insieme dopo l'unico trionfo del Lecce allo Stadio della Vittoria negli ultimi dieci anni.
Chi scrive, come centinaia di altri clandestini che assistettero a quella partita, ricorda un susseguirsi di emozioni continue, dallo scoramento per il gol di Bresciani dopo soli 5 minuti, all'assedio giallorosso alla porta del Bari che portò al pareggio con un'autorete di Cuccovillo dopo un'azione in mischia, fino all'entusiasmo per il gol di Ciro Pezzella dopo una splendida azione personale a un minuto dalla fine, impresa che legherà per sempre il nome di questo sfortunato giocatore, che troverà la morte proprio a pochi chilometri da Bari, alla storia del sodalizio giallorosso. Purtroppo, anche in questa occasione, i tifosi baresi si distinsero per l'acredine, questa volta generalizzata nei confronti di tutto il Salento dando a striscioni e cori impronte goffamente razzistiche.
Da questo momento nacque un vero e proprio odio che coinvolse le due città, il ritorno a Lecce infatti decretò da parte nostra una vera e propria manifestazione antibarese culminata con l'esposizione del famoso "Dio stramaledica i baresi", un modo probabilmente un po' aspro per esprimere il nostro risentimento comunque attento a distinguersi, con l'utilizzo di una frase presa in prestito dalla storia, dalle volgarità e dalle bassezze ricevute nel derby di andata. L'incontro terminò con un pareggio per 1-1 con rete per il Lecce di Capone; quell'anno si concluse con la retrocessione del Bari in serie C, ciò che provocò l'assenza del derby per un anno.
La stagione 1984/85 viene ricordata come un anno particolarmente importante per le due società, essendo culminata con la promozione contemporanea in serie A di entrambe; ciò comportò che le particolari condizioni di euforia e di partecipazione straordinaria di massa delle rispettive città dettero luogo all'annata più buia della storia recente del derby, caratterizzata da gravi episodi di intemperanza che si facevano carico anche di una particolare situazione di conflitto tra l'intero tessuto sociale delle due città. In particolare quello fu l'anno delle polemiche sul nodo ferroviario di Bari che aspirava a diventare ponte per i treni da e per il Nord, con il risultato di tagliare completamente fuori Lecce da ogni esperienza sia economica sia culturale.
Di questo e molti altri problemi si fece carico la vicenda calcistica che registrò non solo l'ennesima assenza delle tifoserie ai rispettivi derby in trasferta, ma anche l'emissione di alcuni volantini intimidatori, firmati da sedicenti gruppi di cui non intendiamo assolutamente farci carico, essendo estranei ad iniziative di questo genere.
Il derby di andata a Bari il 30 settembre vide per l'ultima volta la presenza esclusiva dei colori biancorossi, con conseguente trionfo sul campo della squadra barese caratterizzato da un eurogol di Bergossi che, a conclusione di un fantastico slalom, battè imparabilmente Pionetti con un gran tiro.
Il ritorno rappresenta una delle pagine più fulgide della storia della nostra curva, con uno spettacolo di entusiasmo e di tifo davvero memorabile. All'entrata in campo delle squadre la Curva Nord si illuminò con un immenso spettacolo pirotecnico, mentre sugli spalti faceva bella mostra di sè uno striscione a caratteri cubitali "Bari ti odio" che, senza volgarità o forzature, ma con un messaggio semplice e diretto, intendeva esprimere uno stato d'animo che caratterizzava non solo la Curva Nord ma molta parte dell'intero Salento. A suggello di questo spettacolo di folla venne il gol di Robertino Rizzo a pochi minuti dalla fine che diede alla compagine giallorossa una vittoria fondamentale per la promozione in A. La giornata però fu rovinata dal gesto ignobile di un tifoso barese giunto in incognito a Lecce, che reagì ad innocui sfottò degli spettatori a lui vicini susseguenti al gol del Lecce, vibrando una coltellata ad un giovane leccese, tra l'altro estraneo ai fatti; solo il tempestivo intervento della forza pubblica salvò lo sconsiderato dal linciaggio della folla e diede alla giustizia ordinaria la possibilità di fare il suo corso.
L'annata si chiuse poi con la promozione di entrambe le squadre in serie A e quindi, per la prima volta, il palcoscenico del derby divenne la massima serie con tutta la risonanza che ciò comporta.
Il derby di andata si giocò a Bari il 27 ottobre 1985, registrando per ciò che ci riguarda una novità che può considerarsi storica; per la prima volta venne roganizzata la trasferta, malgrado l'immediata vigilia un sedicente nazi-group di stanza a Bari avesse fatto pervenire all'agenzia giornalistica Ansa un messaggio zeppo di farneticanti minacce nei confronti dei tifosi leccesi. Partimmo in 150 per un pomeriggio che, com'era facilmente prevedibile, sarebbe risultato molto agitato. Dal momento in cui mettemmo piede nello stadio fu un continuo susseguirsi di assalti, lanci di pietre, monete e di quant'altro potesse rivelarsi un oggetto contundente. Ad aggravare la situazione venne anche la delusione morale per la sconfitta, netta ed inequivocabile, a cui fu costretta la squadra giallorossa. Insomma, un ambiente incredibile che poteva essere affrontato solo in nome della nostra fede, della nostra passione per i colori giallorossi. Il tutto in risposta alle belle parole che si erano sprecate nella settimana precedente la partita, circa una fantomatica volontà di pace da parte dei tifosi baresi; una strana pace, almeno a sentire il coro "uccideteli, uccideteli" con cui tutto lo stadio, beninteso non la solita sparuta minoranza, accompagnava il susseguirsi degli incidenti.
Il derby di ritorno, com'era facile aspettarsi dopo l'accoglienza riservataci all'andata, fu completamente disertato dai tifosi baresi. La partita venne in un momento molto particolare del campionato, con il Lecce ormai virtualmente retrocesso, ed il Bari con la necessità assoluta di continuare a vincere per sperare ancora nella salvezza. Il tifo giallorosso caricò l'incontro di un'enorme importanza, dandogli il significato di una rivincita nei confronti di un campionato pieno di delusioni profonde. I R.d.N. per la prima volta organizzarono uno spettacolo coreografico che coinvolgeva tutto l'enorme arco di curva del nuovo stadio; in un mare di palloncini giallorossi fu innalzata la scritta "Vinci per noi", con delle megalettere che ricoprivano la curva per intero. Tanto spettacolo venne ricompensato dalla squadra e, soprattutto, da Pedro Pablo Pasculli, che dopo il gol a freddo dei baresi e dopo essersi visto annullare inspiegabilmente un gol validissimo, coronò l'assalto all'arma bianca della squadra con una rete a quattro minuti dalla fine. Purtroppo il campionato si concluse con la retrocessione delle due contendenti, quindi il derby ritorna nell'inferno della dopo un solo anno di nobiltà nella massima serie.
Il derby di andata della stagione 1986/87 si svolse a Lecce e registrò la prima apparizione dei tifosi baresi (150 circa) al Via del Mare, fatto che, anche in ricordo del derby di Bari dell'anno precedente, scatenò gravi incidenti con l'assedio dei tifosi baresi per più di due ore. Cogliamo però l'occasione per sottolineare che quegli incidenti non furono organizzati da nessuno, men che meno da noi, ma furono del tutto spontanei. L'unica paternità che ci riconosciamo è quella dello striscione "Bari cozzara Lecce barocca ti vomita" simbolo di una ferma volontà di diversificarsi da Bari e dai suoi abitanti, in quanto portatori di culture e modi di vivere completamente oppsoti. L'espressione di queste differenze risulta forse dai connotati un po' forti, caratteristica questa di gruppi come il nostro che pescanofra i giovani i propri adepti. L'incontro terminò con una grande vittoria del Lecce, siglata da un colpo di testa di colui che ormai poteva essere considerato una bandiera: Pedro Pasculli.
Il derby di ritorno ci vide presenti in buon numero allo Stadio delle Vittorie malgrado l'appello dei Lecce Club ai tifosi giallorossi di disertare la trasferta per timore di incidenti. Timore d'altronde non è certo sinonimo di fede, onde per cui ci presentammo compatti allo stadio di Bari per incitare il Lecce. Lecce che venne sconfitto per 2-0 dopo una prova discreta condizionata però da un errore di Beto Barbas dal dischetto del rigore.
L'anno successivo è l'ultimo del nostro excursus sui derby degli anni ottanta, a causa della nuova promozione del Lecce in serie A. All'andata, esattamente il 20 dicembre, i R.d.N. riescono a portare a Bari ben seicento dei loro iscritti, unico club ad organizzare la trasferta. I tifosi baresi, pur non tentando nessun tipo di contatto fisico vista la nostra entità numerica, esposero due indegni striscioni "Dio perchè Beretti e non Jurlano" (ricordiamo che il presidente della Fiorentina, Beretti, era deceduto pochi giorni prima in un incidente aereo e "Ultrà Lecce ai forni". Mi sembra superfluo sottolineare la differenza di stile e di linguaggio rispetto alle nostre iniziative. a testimonianza di una volgarità ed un desiderio di intimidazione mai sopita. Quel giorno poi il Lecce si rese protagonista di una prova davvero deludente, uscendo sconfitto per 2-0, dopo essere stato alla mercè della squadra barese per tutto l'incontro.
Il ritorno al contrario,si giocò in un clima di grande entusiasmo tra le file giallorosse per l'ormai imminente promozione in serie A. La Curva Nord si presentò per l'occasione con l'abito della festa, ricoperta per intero da fasce giallorosse. Tutto l'incontro fu caratterizzato da un incessante incoraggiamento e terminò con il Lecce vittorioso per 1-0 grazie ad un gol di Beto Barabas su punizione, vittoria che lanciò definitivamente il Lecce nella corsa per la promozione.

Qui finisce il rapporto tra i R.d.N. e il derby, per riproporsi oggi dopo un anno di sosta. Ritorna così quest'incontro dal sapore tutto speciale che sarebbe ipocrita voler catalogare come una partita qualunque; battere il Bari, in campo come sugli spalti, è l'emozione più grande che un campionato possa riservare, in qualunque serie venga giocato.
Godiamocelo quindi questo derby, e facciamo in modo di scrivere un'altra pagina esaltante della nostra storia, contribuiamo a perpetuare la leggenda che in tutta Italia accompagna la nostra mitica curva.

22/10/1989
R.d.N. Lecce

Dedicato a chi c'era, non c'è più.
....ma continuerà a esserci sempre.
ciao vagnuni.

Ultras fra la gente

Rovato (BS)-

Durante la vigilia di Natale (lunedì 24 dicembre) il “Mercato del lunedì” del Foro Boario di Rovato resterà aperto fino alle ore 18 e non solo, come avviene tradizionalmente, fino alle ore 13.

Sempre lunedì 24, sul Mercato è annunciata anche la presenza del gruppo ultras “Brescia 1911 curva nord”.

Gli ultras biancoblu saranno presenti con “un banchetto informativo ed una mostra fotografica che rifletterà l’attuale situazione del mondo Ultras in generale e della nostra Curva in particolare.

Fra le altre cose saranno messi a disposizione gli ultimi calendari realizzati dall’Associazione genitori per il bambino in difficoltà (offerta libera a partire da cinque euro)”.

In Tribuna


Un tifoso dell'Ascoli sottoposto al Daspo, l'interdizione ad assistere a eventi sportivi, è stato arrestato perché presente nel pomeriggio allo stadio comunale di Bergamo per assistere alla partita della sua squadra ospite dell'Albinoleffe. La polizia ha sorpreso il giovane, V.I., 26 anni, in tribuna Giulio Cesare nel corso del primo tempo. Arrivato a Bergamo insieme ad altri quaranta supporter marchigiani, il tifoso si è allontanato dalla compagnia, diretta verso il settore ospiti, e si è diretto da solo in tribuna. Un comportamento che ha destato il sospetto degli agenti, che lo hanno raggiunto e perquisito. Il giovane sarà processato per direttissima lunedì mattina a Bergamo.

22 dicembre 2007

United Club per le vittime Thyssen-Krupp


Sabato 22 dicembre, dalle 21 alle 01:00, lo United Club, corso Vigevano 33/u - Torino, propone, promuove un'iniziativa a sotegno delle famiglie colpite dal massacro della Thyssen-Krupp. Partecipano "Arroganza", "Gavroche", Bull Brigade". La serata proseguirà con la normale programmazione United Club.


Oggi sono svolti i funerali di Rosario Rodinò, la sesta vittima del rogo della ThyssenKrupp. Un altro angelo vittima dell'inferno della fonderia di Corso Regina lotta ancora fra la vita e la morte. La città è sgomenta, ma non troppo. Le luci di Natale continuano a baluginare riflesse nelle vetrine appannate dal viavai indaffarato di compratori dell'ultimo momento.
Chiamparino e Prodi presenziano alle esequie e lanciano strali contro il malaffare delle morti bianche. Tra una inaugurazione e l'altra. Senza troppa convinzione.
Alcuni esponenti della scena culturale altrnativa ed antagonista di Torino si stanno mobilitando per raccogliere fondi e radicalizzare la memoria per le vittime di questo massacro. Lo United Club di Torino, meritoria iniziativa di intrattenimento, contocultura e divertissment sorto per la abnegazione di alcuni "fuoriusciti" dall'arcipelago antagonista sabaudo, è l'unico soggetto che ha finora organizzato tangibilmente una iniziativa di tale segno. Notiamo però con un certo disappunto che nessuno dei "compagni" della Torino che occupa ha finora fatto nulla in tale direzione, nè diramato nessun comunicato di denuncia e condanna dal giorno della strage ad adesso. Le lotte sono di tutti, anche se non sono trendy o non montano la tendenza: la commozione deve essere affiancata anche da una mobilitazione continua per limitare queste stragi quotidiane affinchè non avvenga che una volta che l'ultimo compagno sarà seppellito tutto venga sommerso dal silenzio e dall'oblio ...sveglia ragazzi, questi morti sono nostri fratelli, rimaniamo al fianco delle loro famiglie e dei loro compagni sopravvissuti! TORINO OPERAIA NON DEVE DIMENTICARE, NE' ORA NE' MAI!GIUSTIZIA PER I MORTI DELLA THYSSENKRUPP E PER TUTTE LE VITTIME DI OMICIDI SUL LAVORO!
D&V

Tornano con Gabbo nel cuore



Dopo tre settimane di dissenso (per non dire sciopero), manifestato innanzitutto con la mancata presenza sugli spalti, è il giorno del ritorno allo stadio, oggi, per i gruppi della Sud. Un ritorno alla normalità, dunque. O quasi. Anche perché il loro ingresso all’Olimpico avverrà soltanto durante l’intervallo. Quasi a marcare in tempo reale la differenza, visiva e sonora, tra una curva che, come nelle scorse settimane, ha fatto leva sull’incitamento di quanti vi vanno in modo non organizzato, ed una che può contare invece sul sostegno, innegabilmente più massiccio, di chi è o si considera ultras. Di sicuro, una curva che torna ad essere compatta, com’era nell’auspicio di tutti, a cominciare dall’ad Rosella Sensi, che più volte ha dichiarato di voler vedere allo stadio tutte le componenti del tifo, purché non violente.
Una protesta, quella dei gruppi, che era iniziata il 2 dicembre scorso, in occasione di Roma-Udinese, per richiamare l’attenzione su come la morte di Gabriele Sandri fosse stata quasi dimenticata – a loro parere – e troppo in fretta. Una manifestazione che prevedeva, quel giorno, il ritrovarsi tutti al Circo Massimo, luogo simbolo del tifo romanista, radioline in mano, fumogeni e caffè Borghetti, come ai tempi in cui il calcio era altra cosa da oggi. E che è continuata con le partite successive: quelle casalinghe con il Cagliari (avversario della gara in programma proprio in quel maledetto 11 novembre e spostata poi al 5 dicembre) e il Manchester Utd. E quelle in trasferta, quando gli stessi gruppi hanno scelto di rinunciare a seguire la squadra a Lisbona, a Livorno e infine a Torino, sia in campionato che in Coppa Italia.
Un ritorno allo stadio, oggi per Roma-Samp, in un giorno in cui però lo stadio non promette di riempirsi come in altri frangenti. La prevendita è stata finora fiacca, complici l’orario serale, certamente poco felice con le temperature di questi giorni, e il clima prenatalizio, che ha già portato molti a lasciare la Capitale. Appena tremila i biglietti staccati in fase di prevendita, e che andranno ad aggiungersi alla quota degli abbonati, mentre erano ancora fermi a quota trecento i tagliandi da un euro riservati agli under 14 e ritirati fino a ieri sera. Va peraltro detto che i bambini possono aver accesso stavolta a tutti i settori dello stadio, naturalmente accompagnati da un adulto (un genitore o un parente fino al quarto grado), e non soltanto nei Distinti o nella Tevere Laterale, come previsto in altre occasioni. C’è ovviamente ancora tempo, nella giornata di oggi, per acquistare i biglietti ed evitare che Roma-Samp coincida con il record negativo stagionale dell’incasso. I Roma Store li venderanno fino alle 18, mentre le ricevitorie Lis Lottomatica e il Gran Teatro a Tor di Quinto resteranno aperti fino alle 20,30, orario di inizio della partita.
Quanto ai gruppi, c’è già la promessa di tornare a “macinare chilometri”. Dopo la sosta, il 13 gennaio, si riparte con Atalanta-Roma, trasferta per la quale l’Osservatorio ha dato l’autorizzazione alla vendita dei biglietti per il settore ospiti. Oggi all’Olimpico, dunque, e poi a Bergamo, due occasioni per tornare alla “normalità”. Tutti insieme. Grandi, bambini, semplici tifosi e ultras.

Abete, tu sei non violento?


http://it.wikipedia.org/wiki/Giancarlo_Abete :PER SAPERNE DI PIU' SU MR ABETE

Parlare col tifo organizzato "per superare le difficoltà" ed estirpare la violenza dagli stadi, dice il numero uno della Figc. Senza abbassare la guardia: "Chi sbaglia paga". Sul contratto di Donadoni "chiarezza prima degli Europei"

Il presidente della Figc Giancarlo Abete apre al dialogo con gli ultrà non violenti. E’ la prima volta che il numero uno del nostro calcio parla del tifo organizzato come di un possibile interlocutore. Non è un abbassare la guardia, è piuttosto la ricerca di una collaborazione vera con chi può davvero fare qualcosa dall’interno per curare il male oscuro del calcio.

"Abbiamo intenzione di dialogare con gli ultrà non violenti – dichiara Abete intervenendo telefonicamente alla trasmissione Sport 2000 - per superare le difficoltà che abbiamo dovuto affrontare negli ultimi anni. Il 2008 sarà un anno difficile e di convalescenza per il recupero dei valori nel mondo del calcio. La violenza deve essere estirpata dagli stadi, il calcio deve essere occasione di festa. E chi sbaglia paga, non si può pensare di vivere in un eden al di fuori della realtà". Così, da sempre inclini al vittimismo quando alla violenza dentro e fuori gli stadi consegue la repressione da parte dello Stato, gli ultrà adesso sanno che un calcio migliore, e un mondo migliore, dipenderà anche dal loro atteggiamento di fronte al richiamo di una così alta istanza dello sport.

Per l’immediato futuro, il presidente della Figc si augura una giustizia sportiva in grado di fare chiarezza al più presto sugli ultimi risvolti di calciopoli, tornata di prepotenza sulle pagine sportive dei quotidiani."Non mi è mai piaciuta la giustizia politica - ha detto Abete -. Mi auguro che ci sia una forte celerità della giustizia sportiva per far chiarezza sui comportamenti. Quando ci sono dei traumi, il riassorbimento dell'impatto è sempre lento. Non si tratta di fare valutazioni sul reato, ma di comprendere la necessità di tenere comportamenti lineari soprattutto in merito ai rapporti. Se ci sono alti e bassi il superamento della fase critica sarà senza dubbio più faticoso".

Un ultimo pensiero sul contratto del ct Donadoni. "Definiremo per tempo la situazione – assicura Abete -. Il rapporto con il ct non è buono, ma ottimo. Nessuno commetterà l'errore di portare una Nazionale agli Europei nell'incertezza dei ruoli".

Vediamo se vi divertite



Nel derby di Milano, domani, non ci sarà lo spettacolo delle coreografie sugli spalti. Gli ultras di Inter e Milan hanno deciso congiuntamente lo sciopero del tifo in segno di protesta contro le norme anti-violenza da loro ritenute repressive della libertà di tifo.

Sassi


Gruppi di tifosi del Bari e del Lecce si sono presi a sassate a poca distanza dal San Nicola di Bari, dove e' in corso il derby pugliese. Non vi sono feriti. I tafferugli sono avvenuti poco prima delle 15 sulla tangenziale, in prossimita' dello svincolo per il quartiere Poggiofranco. Sul posto sono intervenuti agenti della Polizia che hanno messo termine al lancio di sassi e agli insulti tra i tifosi .

Svizzeri vigili

Il tema della sicurezza è d’at­tualità in seno al comitato del­l’AC Bellinzona, che però non ne fa un cruccio. Lo conferma il presidente del club granata Manuele Morelli. « È un argo­mento che ci sta a cuore e che non perdiamo di vista – confer­ma il numero uno dell’ACB – né lo vogliamo sottovalutare. Ma al momento non vi sono seri motivi di preoccupazione, no­nostante qualche piccola avvi­saglia, episodi isolati. Una cosa mi sento però di precisare senza esitazioni, ovvero la linea che la società adotta in termini di sicurezza: tolleranza zero verso chi si rende protagonista di epi­sodi di violenza. Sarà forse re­torico dirlo, ma ritengo che cer­te frustrazioni vadano sfogate diversamente e altrove, non allo stadio. Purtroppo quello della violenza non è un proble­ma solo del calcio, né è presente solo in Ticino o solo a Bellinzo­na. È un male diffuso. Invidio molto l’Inghilterra, dove un de­terminato messaggio è passato. In questo ambito sarebbe op­portuno prendere esempio dagli inglesi. Nei loro stadi convivo­no tifoserie avversarie anche senza alcuna divisione tra fa­zioni opposte ».
La sicurezza all’interno del Comunale è di competenza dl­l’ACB... « Abbiamo la fortuna di avere in Marco Ottini, re­sponsabile della sicurezza allo stadio, e in Mario Vignola, membro di comitato nonché pure lui addetto alla sicurezza tra le altre mansioni, due validi e competenti collaboratori. Due punti fermi, pilastri della so­cietà in questo ambito. Inoltre ci avvaliamo della collabora­zione della Rainbow, un’agen­zia locale che opera in ambito si sicurezza. Nonostante gli sforzi profusi è però inevitabile che certi episodi isolati accadano, come è stato il caso dei tafferu­gli seguiti a Bellinzona- Gos­sau. Sarebbero meglio non ac­cadessero, ma tutto sommato non ci possiamo lamentare » . Quale messaggio viene lan­ciato ai tifosi? « Ribadisco la tolleranza zero. I tifosi devono imparare che piuttosto di avere a che fare con la violenza, prefe­riamo che se ne stiano a casa. Certi elementi al Comunale non li vogliamo. Allo stadio siamo ben lieti di accogliere i sosteni­tori veri, quelli ai quali voglia­mo un gran bene, che sono il do­dicesimo uomo in campo. Per la stragrande maggioranza non creano alcun problema. Il pub­blico del Bellinzona penso pos­sa essere ritenuto sì caloroso, ma pure corretto. Compresi i Bellinzona Boys. Qualche sin­golo elemento, la classica mela marcia, non deve trarre in in­ganno né essere lesivo della re­putazione dei nostri sostenitori ».
C’è dialogo tra società e tifo­si? « Il dialogo esiste ed è profi­cuo. Capita sovente di trovarsi a discutere, di avviare collabo­razioni. Da questo punto di vi­sta possiamo ritenerci soddi­sfatti ».
La sinergia con la Città di Bellinzona è stretta, il dicaste­ro sport è sensibile alla causa granata.. « C’è un filo diretto con le autorità comunali, del quale si occupa il nostro diret­tore generale Marco Degenna­ro. La città è vicina al club, ci sostiene. Non possiamo preten­dere dall’oggi al domani lo sta­dio nuovo, ma non per questo non siamo soddisfatti della col­laborazione esistente ».
Per quanto sia prematuro parlare di promozione, è inne­gabile che in quel caso andreb­bero compiuto sforzi supple­mentari in materia di sicurez­za... « In caso di promozione il concetto di sicurezza andrà na­turalmente rivisto. Ne siamo perfettamente coscienti, ma ri­tengo che sia prematuro parlar­ne adesso, sia per motivi scara­mantici sia per una questione di tempi non ancora maturi. Ci chineremo più a fondo sulla questione in primavera, se la classifica lo imporrà ».
Speriamo che lo imponga. È una trattanda spinosa, ma per la Super League questo e altro, nevvero?

Un Avvocato con i fiocchi


Nella Foto: L'Avvocato Lorenzo "Azzeccagarbugli" Contucci

Il Tar del Lazio ha sospeso la diffida commitata dal Questore di Roma a sei ultras biancocelesti, trovati in possesso di oggetti "atti ad offendere" prima di una trasferta a Bergamo del 22 settembre scorso. "Il provvedimento - ha dichiarato ad AsgMedia l'avvocato Lorenzo Contucci - fa giustizia poiché nei confronti di questi tifosi non è stato trovato nulla che potesse provare alcuna relazione con il possesso degli oggetti atti ad offendere".

Cogliamo l'occasione per salutare e complimentarci con l'ottimo Avvocato Contucci per il suo lavoro che da anni svolge con abnegazione e coerenza nei confronti della difesa dei diritti degli Ultras.
Domenico e Vincenzo
ULTRAS LIBERI!

Per gli operai

INIZIATIVA DI SOLIDARIETA' A FAVORE DELLE FAMIGLIE DEGLI OPERAI DELLA THYSSENKRUPP MORTI E FERITI SUL LAVORO

Le organizzazioni sindacali Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm-Uil di Torino hanno deciso di istituire un fondo di solidarietà a favore delle famiglie dei lavoratori della ThyssenKrupp morti e feriti sul lavoro. Chiunque volesse contribuire con versamenti individuali o collettivi può utilizzare le seguenti coordinate bancarie:
Unicredit banca spa - Via xx settembre 31 - 10121 Torino - cod. iban: it 26 a 02008 01046 000003552505

Intestato a Fim, Fiom, Uilm Torino - causale: “fondo solidarietà lavoratori ThyssenKrupp”

www.fiom.cgil.it

21 dicembre 2007

40 anime, migliaia di ignavi


Non più di 40 unità hanno accolto l'invito degli Ultras a manifestare presso il Comune di Catanzaro per la crisi che sta attanagliando l'Fc Catanzaro.
Gli striscioni erano rivolti conto i politici e gli imprenditori, gli slogan intonati dal gruppo ultras presente (circa 25 unità) erano rivolti contro comune, provincia, politici ed addirittura contro chi affossò l'Us Catanzaro.
Alcune persone presenti si sono chiesti come mai nessun coro contro l'attuale proprietà e hanno preferito allontanarsi ritenendo inutile la protesta.
L'Assessore Gatto, presente al Comune è sceso su Via Jannoni per dire ai presenti che le trattive sono in corso e che in questo momento non bisogna alzare i toni.
Ha anche specificato, alle domande dirette dei tifosi, che Pittelli ha dato ampia disponibilità per la cessione dell'Fc, senza però dire a quali condizioni.
La stessa identica cosa l'ha riferita il sindaco Olivo che si trovava in Prefettura.
Il primo cittadino ha detto che in serata era previsto un incontro con l'imprenditore Noto e che in ogni caso stava valutando anche altre piste, compresa quella di contattare Chiappetta che a luglio 2006 si era interessato alle sorti del Catanzaro.
Si spera prima di domenica di dare una risposta definitiva ai tifosi tutti, tifosi che per la verità stanno dimostrando un preoccupante disinnamorammento verso la squadra di calcio.
Di chi sarà la colpa? Io ricordo solo che in coppa con il Crotone eravamo in seimila circa...quindi se i risultati arrivasserro e se si dimostrasse di avere una verà società, forse qualcosa potrebbe cambiare in tutti i sensi, ad iniziare dalla tifoseria che più che unire sembra dividere.
SF

Chi ha ucciso Raciti ?


"Ordinanza che incorre in un vizio di palese contraddittorietà " anche perché la decisione del giudice è stata emessa in base ad elementi di indagine non sufficienti. E' quanto scrive la Prima sezione penale della Cassazione nella sentenza numero 47452 che ha annullato con rinvio l'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal tribunale di libertà dei minori di Catania nei confronti di Antonio Speziale, accusato dell'omicidio dell'ispettore di polizia Filippo Raciti durante gli scontri in occasione dell'incontro di calcio Catania-Palermo il 2 febbraio scorso.
I giudici della Cassazione chiedono quindi una valutazione più approfondita degli elementi raccolti durante le indagini sull'omicidio. L'ordinanza impugnata, secondo gli ermellini, incorre in un vizio di "manifesta illogicità da un lato criticando come inaffidabili i metodi di indagini e le conclusioni peritali e dall'altro opinando che i risultati conseguiti, pur ritenuti inficiati di vistosi errori metodologici, convalidino l'assunto accusatorio". Logicamente incongrua, secondo la Prima sezione penale, appare la conclusione che "l'esito solo parzialmente positivo di 5 prove d'urto su 14 (le prove tra i lavello presumibilmente usato per uccidere Raciti e il giubbotto) autorizzi la conferma della validità dell'assunto dell'accusa piuttosto che il suo contrario".
I giudici hanno ritenuto non adeguatamente motivata anche "l'affermazione che l'individuazione sul giubbotto di Raciti di particelle di carbonato di calcio e silicato di alluminio, ritenute normalmente provenienti da intonaci e rivestimenti murali e rinvenute anche sul sottolavello in sequestro e sul muro da cui è stato sradicato, sia, di per se, confermativa dell'avvenuto impatto tra questo e il giubbotto indossato dalla vittima avendo il Gip in contrario, osservato che questi elementi potrebbero con altrettanta probabilità essere derivati dal lancio, effettuato dai rivoltosi, di sassi e materiali vari contenenti dette particelle". Palesi incongruenze, secondo il giudici, si evidenziano quando esaminando il quadro indiziario preesistente alla perizia il tribunale di Catania aveva ritenuto, "attraverso illazioni e congetture riferibili allo Speziali le indicazioni fornite dal Raciti su un soggetto 'alto e grosso, con i capelli un po' cosi", laddove si dà contestualmente atto che l'indagato (non si dice se effettivamente alto e grosso) indossava un cappello che nascondeva i capelli". Gli ermellini chiedono così un nuovo esame da condurre da parte del tribunale in stretta aderenza alle risultanze processuali e limitando i poteri di critica dei dati delle perizie raccolte all'impiego di strumenti logici, "con esclusione del ricorso alla scienza privata del giudice in materie richiedenti competenze tecniche scientifiche".

Lanterne


Curiosità, aneddoti, memorie, notizie e foto di cento anni di stracittadina della Lanterna. Ma anche una indagine di tipo antropologico, diretta ad analizzare le differenze culturali, mentali, psicologiche, di comportamento fra le due schiere contrapposte dei cosiddetti tifosi, essi stessi fenomeni sociali. Questo è «Il derby infinito» (Ses Genova e B.N. Marconi editori), il nuovo libro del giornalista-scrittore genovese Renzo Parodi.
Attraverso una approfondita ricerca di fonti originali, su documenti, articoli di giornale, lettere e antichi libri dedicati al calcio genovese, Parodi ha tracciato una storia originale ed unica dei confronti-scontri rossoblucerchiati, scoprendo qualche sorpresa (ad esempio la vicenda di Franz Calì, fondatore della sezione calcio dell’Andrea Doria, che giocò con la maglia del Genoa la finale per il titolo del 1901, oppure il processo intentato al Genoa, che rischiò la radiazione, per l’ingaggio professionistico di due giocatori sampdoriani; o ancora la prima apparizione del Grifone, non sulle maglie rossoblù ma su quelle della Dominante, antenata fascista della Sampdoria) e tante conferme.
Un capitolo a parte merita la documentazione fotografica con veri cimeli come la foto (siamo ai primi del ’900) dello stadio di Ponte Carrega con la vezzosa tribunetta e lo «spogliatoio» a cielo aperto. O ancora partite sul campo della Cajenna, fino all’immagine (è il 1º novembre 1992) di un desolato Aldo Spinelli sotto la «Nord» che si è sfogata bersagliando Pagliuca con rotoli di carta igienica

NESSUNO E' COME...VOI


Immagini, musica e parole ci spiegheranno l'amore, la passione, la fede finanche la pazzia per una squadra di calcio. Il sentimento dei tifosi partenopei ha un qualcosa in più, ci affiancheremo al leader degli Ultras Napoli che ci guiderà in un percorso spiegandoci a parole ed attraverso immagini come si costruisce una fede, come si organizza un gruppo, come si crea uno striscione e soprattutto ci insegnerà valori come coerenza e tradizione. Ammireremo mentre dirige ventimila ragazzi fedeli alla tribù. Non è la violenza quello che emerge dal cuore della curva, ma solo un amore smoderato verso i colori azzurri. Quell'amore che ti fa andare allo stadio in curva e sentirti come a casa propria. Dimenticare gioie o amarezze della vita e farti abbracciare con il tuo vicino di posto. Dipingiamo uno skyline del tifo napoletano che posizioneremo al centro del nostro. Scopriremo l'organizzazione del tifo, le regole, i principi e le metodologie di aggregazione dettate da valori che non si rispecchiano nel business del calcio di oggi, ma in sentimenti popolari discendenti da origini urbane radicate. Affronteremo dal punto estetico il tifo, ci dedicheremo a valorizzare la città, riprenderemo le mura affrescate dai nostri colori, gli sfottò sui muri e il folklore. Con la partecipazione di: Ultras Napoli, Associazione Italiana Club, Enzo Busiello, Saverio Passaretti, Luigi Necco, Carlo Iuliano, Francesco Molaro, Nello Odierna, Avv. Lorenzo Cantucci.

Editore: Giraffa Film

HOOLS IN CHAINS


Quattro tifosi britannici sono stati condannati a 2 anni e 4 mesi di carcere in seguito agli scontri con tifosi romanisti in occasione della partita Roma-Manchester dello scorso 12 dicembre. Lo riferiscono fonti giudiziarie.
Mentre si dirigevano allo stadio con una settantina di tifosi del Manchester, i quattro si erano recati in un bar e avevano iniziato a litigare con dei tifosi della squadra avversaria. All'arrivo delle forze dell'ordine erano stati arrestati.
Nel processo per direttissima svoltosi oggi sono stati condannati a 2 anni e 4 mesi per resistenza a pubblico ufficiale

20 dicembre 2007

GIUDICI IRRIDUCIBILI


Restano agli arresti domiciliari i quattro tifosi della Lazio appartenenti al gruppo ultrà "Irriducibili" sotto processo per il tentativo di scalata alla società biancoceleste.

Sono infatti state respinte dal Tribunale di Roma le istanze di revoca presentate dai legali dei quattro supporters, così come non è stata accettata quella dell'imprenditore Giudo Carlo Di Cosimo.

Nell'inchiesta figura anche Giorgio Chinaglia, l'ex campione della Lazio che si era fatto garante del gruppo che aveva tentato l'acquisto del club.

CATANZARO NON MOLLA!


Indetta dagli Ultras una mobilitazione generale per domani pomeriggio alle 16,30 presso il Comune di Catanzaro.

Le dichiarazioni di Pittelli di ieri pomeriggio (interpretabili come "oggi come oggi non falliamo ma per domani non posso garantire, anzi...") hanno un pò diradato le nebbie che da un pò di tempo attanagliavano la tifoseria, organizzata e non.
Proprio l'ammissione di difficoltà da parte di Pittelli e la ostentata impossibilità a proseguire da solo hanno fatto sì che gli Ultras indicessero per domani pomeriggio un sit-in di fronte al comune di Catanzaro. I Club organizzati hanno prontamente aderito nella convinzione che, in casi come questo, l'unione possa fare la forza. A seguire queste poche righe i comunicati delle varie componenti.
Non siamo soliti pubblicare comunicati di club di tifosi, strumento a volte abusato per la redazione di documenti tanto banali quanto inutili, ma un appello all'unità della tifoseria non può che trovarci pienamente d'accordo.
Di certo, per chi scrive e a nome di questa redazione, l'auspicio è che si possa assistere a una pacifica mobilitazione generale senza divisioni nè distinguo, per non incorrere nell'errore di schierarsi a favore dell'una o dell'altra parte in gioco nella trattativa in corso e con l'unico scopo di testimoniare una sana e genuina voglia di calcio fatto in modo serio.
Un calcio fatto curando come è ovvio il proprio tornaconto ma nell'interesse di tutta una città che, come ricordato recentemente nella celebrazione dei cento anni di Ceravolo, è "imbevuta di Calcio". Nè con chi probabilmente vorrebbe comprare nè con chi forse vorrebbe vendere, ma per il piacere di vedersi tutti insieme a difesa, idealmente, di questo giocattolo tanto importante. E di dire siamo tanti, simu assai, e tutti abbiamo solo un'interesse: vedere un altro calcio, in società e al Nicola Ceravolo.
Perchè come voleva dire la Clerici in una famosa intervista televisiva, noi a Catanzaro senza calcio non ci possiamo stare.

FOLIGNATI DI...VINO


Un altro mondo è possibile, lo hanno dimostrato gli ultras del Foligno nella trasferta di Cremona, degustazione di prodotti tipici, un bel bicchiere di vino, dolci casarecci e tante risate, ecco il tifo buono, genuino, passionale che tutti noi sogniamo.
Le devastazioni, le violenze gratuite sono solo gesta incivili che vanno criminalizzate e punite in maniera definitiva.
Tutto ciò che è avvenuto a Bergamo,Roma e Taranto non ha niente a che fare con il calcio, i protagonisti di quei episodi sono solo delinquenti che vanno rinchiusi.
Chi si erge ad atti di quel genere va condannato in maniera esemplare e non deve più mettere piede dentro uno stadio, come è già avvenuto in Inghilterra, dove gli hooligans sono stati banditi per sempre.
Sono convinto che questi teppisti sono solo una minoranza, gli altri ultras delle curve d’Italia sono persone civili, che amano il calcio e la loro squadra del cuore, che si sono contraddistinti anche per opere di beneficienza e di solidarietà che vanno riconosciute e premiate. La tifoseria folignate ha deciso che è il momento di passare all’azione, e cercare di cambiare in meglio un movimento che negli ultimi tempi si è deteriorato in maniera pericolosa. Domenica prossima sarà l’occasione per far capire a tutti che il mondo ultrà non è solo tafferugli, bombe molotov e spranghe, ma è anche aggregazione, sensibilità e amicizia, per questo la curva Bucciarelli ha deciso di invitare nel proprio settore i tifosi del Venezia che per motivi di ordine pubblico non possono partecipare alle trasferte e così assisteranno alla partita tutti insieme, un gesto esemplare e unico nel momento peggiore del panorama ultrà.