22 novembre 2007

YouTube, infame!

Nell´ordinanza di misura cautelare sottoscritta venerdì 16 novembre, ed eseguita dalla Digos cinque giorni più tardi, il giudice per le indagini preliminari Adriana Petri distingue tra chi ha precedenti penali e chi no. E ancora, tra chi è già finito nei guai per questioni legate allo stadio e chi invece ha combinato altri pasticci. E´ così che vanno letti gli arresti di tre ultrà genoani - Stefano Montaldo, Paolo Poletti, Fabio Praticò - e di un sampdoriano, Luca Crosa. I quattro dall´alba di ieri sono in carcere. Saranno interrogati domani. Ai domiciliari si trovano invece il rossoblù Agostino Nelumbo e il blucerchiato Andrea Biggi. La polizia cita quindi Lino Sias ed Ivanohe Benigni - che simpatizzano per il Grifone -, più Marco Petulicchio: per loro tre sono già scattati gli obblighi di presentazione presso la polizia giudiziaria. Dovranno firmare ogni giorno presso un commissariato. Accadrà due volte la domenica pomeriggio, per impedire comunque che vadano alla partita. Al bilancio degli investigatori vanno aggiunti altri tredici tifosi (otto del Genoa, cinque della Samp) che sono indagati. E trenta Daspo, i divieti ad assistere a manifestazioni sportive.
Sono accusati a vario titolo di rissa, lesioni e danneggiamenti aggravati, di porto abusivo di armi improprie, di lancio di oggetti atti ad offendere. In teoria rischiano oltre due anni di reclusione. In pratica, vale la pena di prendere in considerazione quello che è accaduto ad Andrea Leopizzi, 41 anni. Fu arrestato nei giorni successivi agli scontri. Ha recentemente patteggiato dieci mesi di prigione. E´ agli arresti domiciliari.
I 22 sono stati identificati grazie alle registrazioni fatte con i telefonini dagli abitanti di via Monticelli, che dalle loro finestre filmarono la furibonda rissa fra oltre trecento ultrà rossoblucerchiati. Erano le quattro e mezza di domenica pomeriggio, 23 settembre. Vigilia di Sampdoria-Genoa, derby di serie A dopo dodici anni di attesa. Le immagini finirono subito in rete, su You Tube. Gli investigatori le hanno usate per dare un nome ai teppisti. Ieri gli agenti della Digos hanno recuperato magliette e sciarpe indossate dai protagonisti degli scontri, provandone ulteriormente il coinvolgimento.
Nel corso delle perquisizioni sono state recuperate spranghe - una ancora sporca di sangue -, bastoni, coltelli, fionde. Una bandiera nazista, due manganelli neri con la scritta «Dux-Mussolini» e l´immagine del Duce. Un paio di libri dedicati agli ultrà. Passamontagna. Giuseppe Gonan, capo della Digos, ha però escluso precise connotazioni politiche del tifo più estremo. Spiegando che accanto a simboli fascisti sono state trovate bandiere con il volto di Che Guevara, ricordando che a Genova in nome della stessa squadra vanno a braccetto simpatizzanti di estrema destra e della sinistra antagonista.
Due mesi fa un gruppo di oltre cento genoani mosse dalla sede dell´ Ottavio Barbieri, lo storico club rossoblù, non lontano da piazza Alimonda. Impiegarono circa mezz´ora per arrivare in corso De Stefanis, giusto sotto alla Gradinata Sud. E´ possibile che volesse provocare i «cugini». Che però non furono colti di sorpresa, al contrario. Li aspettavano, i volti coperti. Qualcuno sostiene che la rissa era stata in realtà organizzata per attaccare le forze dell´ordine. Quando carabinieri e poliziotti caricano, i tifosi si coalizzarono per qualche secondo. Ma furono rapidamente dispersi. Il bilancio fu tutto sommato contenuto: tre feriti leggeri, una dozzina d´auto e otto scooter danneggiati.
I fermati sono quasi tutti tra i venti e i trent´anni, tranne un paio di quarantenni. Molti disoccupati, operai come Lino Sias (difeso dall´avvocato Andrea Martini), o Stefano Montaldo, commesso in un supermercato di piazza Merani. Ieri ha incontrato il suo avvocato, Mario Iavicoli. «Mi sono trovato a passare dalle parti dello stadio per caso», si difende. «Ho visto gli amici che si picchiavano, ho provato a strappare loro di mano i bastoni. E poi, ci sono finito dentro. Una scazzottata, niente di più. Le ho prese, le ho date. Ma non ho danneggiato le macchine posteggiate in via Monticelli».

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