29 novembre 2007

ULTRAS O STEWARD?


«Che figlio di p..., pezzo di m...». Sugli spalti alla fine di una partita di pallone questi sono vocaboli di ordinaria rabbia dei tifosi contro l'arbitro che non ha fischiato un rigore o che non ha convalidato un gol alla squadra del cuore. Già rabbia dei tifosi. Se però queste parole le pronunciano gli steward, gli addetti alla sicurezza all'interno dello stadio, la cosa allarma un po'. È successo a Genova sabato scorso. Rosetti ha appena fischiato la fine di Genoa-Roma con i giallorossi vincitori nel finale grazie a un gol di Panucci. La sua direzione di gara è stata infelice tra un rigore non assegnato alla Roma ed un fuorigioco inesistente fischiato al Genoa. Quando Rosetti si incammina nel tunnel mobile che porta agli spogliatoi, succede il misfatto. I due steward, due piccoli imprenditori che da 15 anni fanno le maschere al Luigi Ferraris di Genova, pronunciano quelle che il giudice sportivo Gian Paolo Tosel definisce «espressioni ingiuriose» nei confronti dell'arbitro. Roberto Rosetti sente tutto e annota.

E così quegli insulti si trasformano in una multa alla società rossoblù: 4mila euro. E così i due, descritti come persone pacifiche, sono stati allontanati dal servizio e dalla prossima partita casalinga non saranno più allo stadio. «Non si possono permettere comportamenti di questo tipo» ha dichiarato Alessandro Zarbano, amministratore delegato del Genoa, società che, come altre in Italia da qualche tempo ha a disposizione un gruppo di steward già formati per essere del tutto operativi nell'anno nuovo.

Nessun commento: