17 novembre 2007

Ultras dell'Ivrea e del Canavese

IVREA. Biglietti singoli, più potere a questori e prefetti che potranno rinviare una partita anche in casi di incidenti accaduti lontano dagli stadi, e obbligo di steward (dal 1º marzo 2008) negli stadi che hanno una capienza di almeno 7.500 spettatori. Sono questi i punti salienti stabiliti dall’Osservatorio sulle manifestazioni sportive e che dovrebbero tradursi in legge attraverso un nuovo decreto Amato. L’impianto è chiaro: l’incolumità pubblica deve prevalere su tutti gli altri legittimi interessi: calendario e business compresi.
Un primo giro di vite sugli ultras era stato già dato con il primo decreto Amato dopo i fatti di Catania e la morte dell’ispettore Raciti.

Ad Ivrea, per esempio, i risultati sono stati immediati e concreti. La pressione esercitata dalla polizia sul piccolo gruppo di tifosi e le norme che hanno vietato alla società eporediese di ‘agevolare’ le trasferte hanno di fatto portato allo sciogliemento dei gruppi che in passato qualche problema alle forze dell’ordine lo hanno creato. «Incisive - spiega Paola Capozzi, dirigente del commissariato - sono stati anche i provvedimenti contro gli striscioni e le sanzioni previste a carico della squadra. Questi provvedimenti hanno allentato il legame tra società e ultras». Nessun problema, invece, si è registrato in questi anni a San Giusto. Qui, come spiegano i carabinieri, c’è sempre stato un tifo genuino nei confronti del Canavese, fatto di famiglie e persone legate alla squadra.
(vi.io.)

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