21 novembre 2007

Torna il Campionato? E chissenefrega !!!!!!

Torna il campionato.
E tutti a bocca aperta ad aspettare i gol delle nostre squadre del cuore, le previsioni di Maurizio Mosca e le pose intriganti di Elisabetta Canalis. Le pose e tutto il resto che mette in posa. Non quello che dice, che è assolutamente inutile in un’economia di calcio giocato. Ma è calcio quello che ci propinano?
È calcio quello che come beoti ci sciroppiamo la domenica e tutti gli altri giorni tra anticipi e posticipi e gare rimandate e da recuperare?
Sono convinto che questo non è più calcio.
È un grande baraccone, una macchina che fabbrica denaro, plusvalenze, Borsa, azioni, pagliacci, veline, presidenti moralizzatori, giocatori che si lamentano per la troppa ricchezza, che non mettono un lutto al braccio perché non conoscono personalmente il tifoso che è morto (vero Seedorf? Vergogna!), insomma un circo che con il calcio non ha nulla a che vedere.
E il discorso vale anche per la violenza, la giustificazione che le parrucche istituzionali trovano facilmente per tenere in naftalina il vero calcio popolare e riempire le nostre domeniche di surrogati al vago sapore di football.
Una violenza inutile, dannosa, perniciosa che alimenta solo benpensanti e giornalisti, che altrimenti dovrebbero imparare a scrivere di qualche argomento per portarsi un po’ di pane a casa.
Il calcio così è destinato a morire. Ora ha un male che sembra incurabile.
E il male profondo è il sistema che ruota al calcio. Tutti compresi, nessuno escluso.
Che possiamo fare noi nostalgici del Beautiful Game?
Forse è il momento di far capire che non siamo più così pronti a subire passivamente l’insipido prodotto che vogliono venderci, possibilmente tenendoci ben ancorati alle pay tv e alle poltrone di casa nostra, tra una trasferta vietata, una curva chiusa e le loro chiacchiere logoranti e logorroiche su calcio, ultras, polizia, violenza, diffide e terrorismo.
Quanti di noi amano davvero il calcio?
Ecco, riflettiamo sul nostro amore per il calcio. Pensiamo bene dove nasce, come nasce e cosa significa per noi.
Pensiamo alle domeniche allo stadio quando non esistevano le dirette televisive; teniamo a mente i programmi che santificavano le nostre domeniche: Tutto il calcio minuto per minuto, Novantesimo Minuto, Domenica Sprint, Dribbling. Servizi, gol e poche chiacchiere.
E che dire dei calciatori di una volta che avevano una vita normale, una moglie normale, i figli con i nomi normali? Nessun divismo generalizzato e diffuso, qualche giocatore bizzarro, diverso dagli altri. Gli altri, veri e propri operai del pallone. Chi seguiva la moda portava i capelli un po’ lunghetti, vestiva con i primi capi firmati, Zigoni portava la pelliccia come George Best. Ma tutti andavano in ritiro per fare amicizia con i compagni di squadra, non per isolarsi con cellulari, i-pod e playstation.
Pensiamo alle migliaia di radioline accese; ai mariti indaffarati a portare a spasso il cane (che avrebbero volentieri abbandonato in autostrada) o impegnati ad accompagnare le mogli (stesso destino del cane, anzi quasi quasi meglio il cane) a fare le passeggiate con le prime cuffiette piccole, infilate – in maniera disinvolta dentro all’orecchio quello più distante dal lato della moglie – e le loro improvvise grida di gioia con le mogli che fuggivano in macchina; la corsa a casa per vedere la telecronaca di un tempo di una partita a sorpresa quando già si sapeva il risultato. E il Subbuteo, il calciobalilla al baretto sotto casa, le sfide interminabili e le Figurine Panini. Il vero oro di noi bambini. E dei nostri genitori che cercavano di farcele attaccare dritte solo perché poi l’album lo tenevano loro. Per sfogliarlo quando noi bambini dormivamo sognando partite impossibili.
Tutto questo è sparito. Tutto questo era il calcio.
Ma siccome il calcio è sempre stato prima di ogni cosa l’amore dei tifosi verso la propria squadra del cuore, pensiamoci. Pensiamo a chi dedichiamo il nostro amore. Pensiamo se vale ancora la pena.
Facciamo vedere al coro dei ruffiani e dei buffoni che siamo capaci di non seguire le loro schifezze. Smettiamo di andare a vedere il loro circo. Smettiamo di essere teledipendenti dalle loro partite truccate e misere. Smettiamo di incitare mezzeseghe che meritano solo il nostro disgusto.
Prendiamo un bel pallone, chiamiamo i nostri amici e andiamo noi a giocare a calcio.
Il football siamo noi.
Torna il campionato. E chissenefrega!

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