10 novembre 2007

Toni Negri

Toni Negri contro Marco Materazzi, simbolo di un calcio senza più emozioni. Il filosofo, tra i fondatori di Potere operaio e uno dei leader di Autonomia operaia negli anni '70, dalle pagine del quotidiano francese Liberation attacca: è «Materazzi che comanda oggi nel calcio: vincit, regnat et imperat».

Dall'Argentina - il titolo dell'articolo è "Ping-pong tra l'Italia e l'Argentina" - Negri critica il calcio moderno, di cui il difensore dell'Inter è uno degli interpreti principali e più rappresentativi. Secondo il filosofo e docente universitario - condannato in Italia al termine di una controversa vicenda giudiziaria per "associazione sovversiva contro lo Stato" - oggi sui campi di calcio ci sono «solo 22 Materazzi, 22 automi, 22 giocatori di un video giochi di media qualità».

Ma non è sempre stato così, dice Negri, ricordando gli anni '30 quando la "mescolanza" è stata all'origine del grande calcio tricolore degli anni '30. Sono stati proprio gli argentini, continua, «ad averci insegnato a giocare a calcio». Erano stati loro, gli oriundi, a trasmettere agli italiani «la fantasia l'immaginazione e l'astuzia, come per i francesi, più di recente, ha fatto Zidane». Ora «è la tecnica ad aver vinto - aggiunge Negri -: Max Weber e la razionalità dell'efficacia».

La salvezza per il filosofo oggi sembra poter arrivare dal rugby argentino a sua volta "meticcio". «Sono affascinato dai Pumas, li trovo magnifici - continua Negri - assomigliano alle nazionali italiane di calcio degli anni '30». L'autore di Impero nota che c'è «una quantità impressionante di cognomi italiani. Vorrei portarli con me - conclude - ma se l'età d'oro del calcio ha permesso di respirare sotto il fascismo, forse il rugby ci permetterà di farlo in questa epoca triste di estremismo di centro».

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