14 novembre 2007

Sindacati di Polizia

Non è una guerra tra tifosi e polizia, ma uno scontro tra criminali e forze dell’ordine. Il clima di tensione causato dalla morte di Gabriele Sandri e dai disordini di domenica a Roma Milano e altre città non preoccupa chi fra due settimane tornerà negli stadi a tutelare l’ordine pubblico. “Non ci sentiamo nel mirino di nessuno”, dicono dai sindacati di polizia, “siamo pronti come sempre a fare il nostro lavoro. Come è stato il giorno dopo la morte di Raciti o dopo qualsiasi altro scontro violento”.

“Non dobbiamo parlare di tifosi”, sottolinea Orlando Minerva, segretario milanese del Siulp. “I tifosi sono persone per bene, i delinquenti che sfasciano e mettono a ferro e fuoco le città sono un’altra cosa. Sono criminali, non meritano spazio e vanno trattati come tali”. Nè più nè meno che come mafiosi o terroristi quindi, con la massima determinazione nel ristabilire la legalità.

“Per troppo tempo si è lasciato che negli stadi succedesse di tutto”, continua Filippo Saltamartini, segretario generale del Sap. “Qui i ragazzi si potevano ’sfogare’ e qui sono arrivati estremisti e delinquenti. Sono arrivati, purtroppo, anche i morti. Mentre le leggi contro la violenza sugli spalti venivano puntualmente affondate dai parlamentari-tifosi”. Poi il “Decreto Raciti” ha cercato di rimettere ordine. “Finché i violenti hanno trovato nel dramma di Arezzo una sponda per tornare a fare quello che facevano prima, indisturbati”, aggiunge il rappresentante della polizia.
E quando il Campionato riprenderà? Il problema è politico, secondo i sindacati di polizia. “Se il governo è dalla nostra parte, con direttive precise e senza ambiguità, il nostro lavoro è salvaguardato. Finora non è stato così”, denuncia Saltamartini.

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