13 novembre 2007

Siamo aldelirio....

MILANO — Cosa significa se la maggioranza dei gruppi ultrà, anche avversari tra loro, si passa parola e scende in strada contro un nuovo nemico comune, la polizia e lo Stato?
Significa forse che sta per nascere un nuovo partito trasversale degli ultrà, significa che, dopo la morte del tifoso all'autogrill, c'è stato un salto di qualità nell'azione delle tifoserie di cui ancora stentiamo a renderci conto, uno slittamento verso umori comuni, una saldatura politica? La domanda non è facile, e sicuramente già solo il fatto di porsela implica un balzo in avanti, un atto d'audacia intellettuale e può far alzare il sopracciglio a più d'uno. Eppure «l'idea è tutt'altro che balzana. Potrebbe davvero nascere un partito trasversale che per quanto piccolo oggi, potrebbe assumere significato strategico nel tempo, perché ormai la politica si muove più fuori dalla politica ufficiale che non dentro» conferma il sociologo Franco Ferrarotti, autore già qualche anno fa del saggio All'ultimo stadio, in cui vedeva i club sportivi in trasferta come truppe di mercenari, sorta di lazzaroni del re al seguito delle squadre.

Una nuova manifestazione di quegli umori antipolitici che attraversano l'Italia, insomma. E che si basano sull'uso accorto e disinvolto di Internet, dei blog, delle reti. Perché in effetti da domenica mattina sembra quasi che si sia messo in moto un tam tam spontaneo che ha coinvolto, in una specie di maxi effetto Grillo, le radio e le tv locali, i forum, ed è arrivato fino alle trasmissioni nazionali, dove scorrevano in continuazione messaggini del tipo «Gabbo sei tutti noi», «Piangiamo Gabbo» firmati non solo dagli ultrà laziali, ma da tifosi di tutte le bandiere.

«E io penso — dice Ferrarotti — che sia stata una cosa ben organizzata da gruppi piuttosto avveduti che hanno cavalcato sapientemente la reazione a un caso isolato, per quanto terribile come l'incidente dell'autogrill, con l'obiettivo preciso di sferrare un attacco al potere. Il quale potere poi ha reagito intimidito, impreparato, quasi impappinato ». Tifoserie dunque che hanno già fatto un salto di qualità nel politico, informate, non sprovvedute, pronte ad esplorare nuovi inediti gemellaggi, che vadano oltre a quelli tradizionali di Lazio- Inter o Torino-Fiorentina: una tesi suggestiva che non trova consenziente un altro esperto di storia ultrà, Alessandro Dal Lago, autore di Descrizione di una battaglia: I rituali del calcio, che ricorda come la profonda avversione verso la polizia sia una componente storica delle tifoserie che le porta anche temporaneamente a solidarizzare in gemellaggi temporanei per poi presto ridividersi, fatto confermato anche dalle vicende degli hooligans britannici.

Dal Lago e così Tim Parks, l'inglese che a lungo ha studiato e seguito gli ultrà del Verona, sono convinti che il calcio non sia sicuramente più solo uno sport, ma qualcosa di molto complesso perché fondato su interessi ramificati e che come tale vada trattato con grande cura politica, ma che le tifoserie non possano diventare esse stesse gruppi eversivi o politici perché non hanno nessun progetto: «A meno che non si facciano gli errori degli ultimi tempi, da Raciti in poi, perché allora si può ottenere l'effetto boomerang». E qui il riferimento è all'inasprimento delle leggi seguito alla morte del poliziotto Filippo Raciti (ucciso dopo il derby Catania-Palermo nel febbraio scorso), che hanno costretto, tra l'altro, le società a tagliare fondi a tutte le tifoserie. Che la situazione sia molto delicata e che richieda grande lucidità e piglio da parte delle istituzioni è fuor di dubbio, e di certo una carenza di leadership crea vuoti che poi possono essere malamente riempiti. Per questo Ferrarotti torna a insistere sul fatto che il dramma dell'autogrill, e tutto il tam tam che ne è scaturito, rappresenta un episodio inedito in Italia e un vero salto di qualità. Tutti gli altri episodi di violenza avvenuti in precedenza erano avvenuti ancora dentro i campi, e implicavano in qualche modo un confronto. «Ma qui è diverso. Qui c'è stato davvero un salto di qualità». E conclude: «Non mi meraviglierei per esempio che — non troppo in là nel tempo— ci possa essere una saldatura fra questo "partito" e la destra di Storace».
Il sociologo Franco Ferrarotti è membro della New York Academy of Sciences Sul tema: «All'ultimo stadio»

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