17 novembre 2007

RICCARDO TENTA, LORENZO CI RIESCE

DI RICCARDO LUNA
Diario minimo di un paese che sta affondando. Ieri è stata un’altra brutta giornata. Nessuno ha voglia di capire, governano il calcio pensando ai titoli dei telegiornali. Un bello slogan e passa la paura.
Parto da qui. I presidenti del calcio si riuniscono in un albergone di Roma e ne escono dopo alcune ore felici per essersi accordati su una mossa straordinaria: «Fuori i teppisti delle curve». Ah sì? Perchè prima c’era qualcuno che diceva: dentro i teppisti nelle curve? I teppisti, se delinquono e vengono condannati, non dovrebbero stare solo fuori dalle curve, ma in galera. Altrimenti, di cosa parliamo? L’altra sera a Matrix Enrico Mentana ha riempito di lodi il presidente dell’Atalanta Ruggeri, capofila di questa rivolta. Ma qualcuno sa spiegarmi in cosa consiste concretamente?
Già oggi non serve un processo, ma è sufficiente un provvedimento del questore per tenere lontano dagli stadi fino a 5 anni chi è ritenuto pericoloso per il suo comportamento. Si chiama Daspo ed esiste dal 1989: ma non mi pare che abbia prodotto grandi risultati. Eppure con i biglietti nominali e i tornelli agli ingressi degli stadi, chi è sottoposto a un Daspo non entra. Come si pensa invece di impedire l’ingresso agli altri? E con quali criteri? Chi ha i capelli corti, il giubbotto jeans? O chi fa il dj?
«Fuori i teppisti» è un bello slogan ma non vuol dire nulla, serve solo a lavare la cattiva coscienza di chi fino ad oggi se ne è fregato di chi frequentava gli stadi: guardava soltanto gli incassi, meglio se della tv. Quando morì Raciti e venne approvato il decreto Amato-Melandri, esultammo perché il presidente della commissione cultura della Camera era riuscito a far approvare un articoletto che obbliga le società di calcio a far entrare gratis i bambini sotto i 14 anni ad almeno la metà delle manifestazioni sportive. Ricordo la reazione di Matarrese e di quasi tutti i presidenti: ecchissenefrega!. tanto non ci sono sanzioni se non lo facciamo quindi amen. Ieri in quell’albergone erano tutti a riempirsi la bocca dei bambini allo stadio... Mi verrebbe da dirgli; ma portateci i vostri di bambini in questi stadi orrendi e malfrequentati.
Ma non lo faccio, cerco di dare un senso a queste cose. Per esempio all’Osservatorio del Viminale. Ieri si sono riuniti e come previsto hanno vietato le trasferte a una quindicina di tifoserie. E’ un bel titolo: i violenti a casa. Ma è fasullo. Lo sanno tutti che si tratta di una misura inefficace. A Inter-Napoli, c’erano migliaia di napoletani sparsi nei vari settori di San Siro nonostante il divieto (abitano a Milano, come fermarli? Con l’accento? Mi spiace, signore, lei parla la lingua di De Filippo, accà nisciuno è fesso, sciò... E senza un settore protetto in tribuna c’è stata una caccia all’uomo...). E così a Udinese-Torino, la foto dei granata con le bandiere sugli spalti è lì a dimostrarlo.
Ripeto. A che serve vietare le trasferte? E perché anche alla Roma? Non lo chiedo perché ci chiamiamo Il Romanista, ma per capire. I romanisti quest’anno ne hanno fatte nove, non si è registrato un graffio grazie al cielo, neppure quando a Milano abbiamo vinto la Supercoppa, anzi quelle immagini di festa, con i tifosi che cantano "Grazie Roma" sugli spalti nerazzurri, sono una delle poche cose belle di questo calcio. Ora è vietato. E sapete perché? Perchè l’Osservatorio ci mette in conto gli incidenti di domenica sera all’Olimpico. Domanda: erano romanisti quei duecento ragazzi incappucciati che hanno assalito i commissariati? Io non lo so ma la Digos sì, sono loro gli esperti di ultras cattivi e in un rapporto stilato sui fatti dicono di no: erano estremisti politici. Lo dice la Digos. Ma con chi possiamo protestare? Chi ci ascolterebbe in questo momento? Nessuno. I tifosi in questo momento sono tutti brutti sporchi e cattivi: la vetrata rotta dello stadio di Bergamo (pessima scena), diventa più grave del fatto che la Federcalcio avesse deciso di far giocare il campionato nonostante un tifoso morto ammazzato «perchè non era una morte di calcio» (ma se non era «una morte di calcio» perché Abete poi ha portato sulla bara del ragazzo la maglia dell’Italia con gli autografi e domani giochiamo col lutto al braccio?).
Se potessi vorrei chiedere anche perchè domenica sera nessuno protesse la zona dell’Olimpico. Quella domenica alle 5 del pomeriggio un altissimo dirigente del Coni mi disse: «Tra due ore vengono qui e sfasciano tutto». Non era una previsione a casaccio. Lo sapeva lui, lo sapeva la polizia, e lo sapeva il ministro dell’Interno. Perché lasciare campo libero? In fondo erano duecento e non ventimila, ed erano armati di bastoni non di bazooka. Il ministro Amato martedì ha spiegato: «Abbiamo voluto evitare una mattanza». Può essere giusto. E allora perché mercoledì mattina, prima dei funerali di Sandri, ha avvertito che al primo incidente la polizia non sarebbe rimasta a guardare? Quel giorno non voleva più evitarla «una mattanza»? E c’è un modo di far rispettare l’ordine pubblico in Italia senza farla «una mattanza»?
Io spero di sì, credo di sì. Certo però, l’effetto di quella domenica sera è stato che il lunedì mattina per tutti i giornali la notizia non era il tifoso ammazzato da un colpo di pistola di un poliziotto, ma i soliti ultras. E ancora oggi si parla delle misure contro gli ultras, non di capire cosa spinge un poliziotto a sparare ad altezza uomo in autostrada. Ma se non si scioglie questo mistero è tutto inutile. E se qualcuno non spiega perché quel poliziotto non è in galera è difficile poi dire alla gente che la giustizia è uguale per tutti. Ieri il procuratore capo di Arezzo ha detto che non esistono le esigenze cautelari per tenere in carcere Luigi Spaccarotella. Ah sì? Non vi sembra pericoloso uno che in mezzo all’autostrada spara senza sapere a chi e perché? Io almeno una perizia psichiatrica la pretenderei, prima di mandarlo in giro. Mi sembra una esigenza cautelare grande come una casa. Se avessi sparato io, pensate che sarei qui a scrivervi?
Poi c’è l’altra faccia di questa storia. Davanti al giudice delle indagini preliminari di Milano sfilano i protagonisti del corteo davanti alla sede della Rai. Ce n’è uno cattivo vero: ha solo 18 e già un lungo curriculum di scontri. Un Daspo. Il pubblico ministero di turno, una giovane neolaureata pagata a cottimo, non ha però sottomano il nuovo codice penale con la norma che gli consente di chiedere di tenere in galera chi, con un Daspo, crea disordini. E ne chiede la scarcerazione. Accordata. Quel ragazzo è libero.
Cerco di dare un senso a queste cose, ma queste cose un senso non ce l’hanno. O forse sì. Ieri notavo che l’Italia degli ultras terroristi (manco fossero Bin Laden...) dieci giorni fa sembrava in mano ai rom e ai romeni. Se non si spianavano tutte le baraccopoli non si andava da nessuna parte. Ora nessuno ne parla più. Eppure sono ancora qui... Ricordo il decreto sulle espulsioni approvato in un baleno dopo la tragica morte di Giovanna Reggiani. Sapete quante ne hanno fatte da allora? Quattro.


LA CRITICA ALL'EDITORIALE DI RICCARDO LUNA- DI LORENZO CANTUCCI
Mi è stato segnalato questo articolo di Riccardo Luna su "Il Romanista" di ieri e mi è stato chiesto se fossi stato d'accordo con quanto il direttore de "Il Romanista" scriveva.
Debbo dare atto che Luna, a volte, prende delle posizioni che contrastano le pulsioni dominanti nella maggior parte dei giornali.
Tuttavia lo stesso non riesce, in questo caso, ad arrivare al cuore del problema.
Non per cattiva fede - debbo riconoscergli lo sforzo di tentare tenacemente di capire - ma per assenza di vita vissuta allo stadio e per una - più che naturale perché il 99,9% degli italiani si occupa di altro - insufficiente conoscenza dei meccanismi del processo e delle stesse norme giuridiche.

Quindi, se Luna evidenzia - a ragione - i meccanismi demagogici in atto da parte dei vari settori dello Stato, la cui voce sono "i cani da guardia della democrazia" e cioè i giornali, il medesimo si ferma di fronte a quello che invece dovrebbe essere considerato il punto clou e cioè, per dirla con il titolo di un noto libro di Sergio Cotta che lessi con grande interesse durante gli studi giovanili: "Perché la violenza?"
L'assenza di questi due elementi, vita vissuta da tifoso e conoscenza approfondita della legge, impedisce alla massa di comprendere le reali tematiche, arrivando a conclusioni semplicistiche.

Non vorrei andare troppo oltre (immagino le superficiali critiche: "un teppista è un teppista e basta"), ma Sorel, nelle Réflexions commentate da Cotta, distingue con chiaro rigore il campo della forza da quello della violenza, copovolgendo l’aspetto valutativo a tutto vantaggio della violenza. Egli delinea il campo con una netta distinzione terminologica partendo dall’evidenza nello studio dello sciopero politico: “i temini forza e violenza vengono adoperati allo stesso modo sia per le azioni delle autorità che per quelle dei rivoltosi. È chiaro che i due casi danno luogo a conseguenze ben diverse”.
Se la forza ha come scopo l’imposizione di un determinato ordine, la violenza ha per scopo la distruzione di quell’ordine o la protesta contro di esso.

L'analisi da fare, quindi, è se l'ordine dato è corretto e se proviene da chi l'autorità morale di darlo: pena un'analisi monca, l' "esegeta" non si può soffermare solo solo sull'aspetto terminale di tutto questo, e cioè il semplice e finale atto di violenza.

Se guardiamo a quanto accaduto domenica, e con particolare riferimento all'odio (ragionato) tifoserie ultras/forze dell'ordine - forze dell'ordine/tifoserie ultras (il caso di violenza tra tifoserie è tutt'altro paio di maniche), nel caso dei tifosi di calcio, gli ordini vengono dati dalla legge dello Stato, attuata - anche - per il tramite dell'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, di Prefetti e Questori.
L'Autorità, quindi, è quella della Polizia di Stato, che ha il compito di far rispettare gli ordini ricevuti dallo Stato.
Bene.
L'Autorità in questione è morale?
Gli ordini dello Stato sono corretti?
E chi ha il compito di valutare tutto questo?
Ci provo: limitandoci al "nostro" caso (non menzionerò i vari casi Furlan, Celesti ma anche Raciti), se l'autorità in questione fosse stata morale, avrebbe provveduto a dire immediatamente quanto accaduto e ad arrestare l'agente omicida.
Se gli ordini dello Stato (che ha l'obbligo di essere etico, a differenza del cittadino che ne trasgredisce le regole pagandone le conseguenze!) fossero corretti, sarebbero ben accolti dalle tifoserie organizzate e avrebbero risolto il problema della violenza negli stadi.

Questo per dire che bisognerebbe avere il coraggio di andare più a fondo, quindi, e non fermarsi alla parte terminale del tutto, vale a dire l'eclatante atto di violenza ripreso dalla televisione.
Ma se lo fai, come ben scriveva un lettore di questo sito, non mangi.
Se non ti adegui non mangi ed è per questo che si crea quella "giusta distanza" di cui scriveva qualcuno un paio di giorni fa.
Una giusta distanza "tra noi e loro".
Il tentativo degli ultras atalantini di abbattere la vetrata o il fuoco che distrugge il pullman della Polizia è solo la parte terminale e più evidente del tutto: le telecamere non ci sono quando ti sequestrano l'innocuo stendardo.
A monte ci deve essere la volontà di cercare di capire perché tutto questo si verifica e perché una minoranza violenta viene moralmente sostenuta, nel caso di Bergamo, da una curva intera così come fu per il derby sospeso di Roma.
In una parola terra-terra? Perché si sono e ci siamo rotti le palle.
Esattamente come voi che allo stadio non ci andate ed invocate la ghigliottina per il teppista mascherato.

Con questi parametri di riferimento, quindi, passiamo ad esaminare l'articolo del Direttore de "Il Romanista".
Se Luna critica la demagogia di Stato e mass media, purtroppo cade involontariamente nel medesimo errore di coloro che critica:
"I teppisti, se delinquono e vengono condannati, dovrebbero stare in galera". Sì, ma alle stesse condizioni di tutti gli altri cittadini.
Esiste l'art. 3 della Costituzione che dice "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali".
Questo articolo, base della democrazia, è ancora valido oppure bisogna inserire una deroga per i tifosi violenti?
E se si inserisce una deroga, per quale motivo non si dovrebbero inserire in questa categoria di futuri galeotti anche politici corrotti, pedofili accaniti, giornalisti diffamatori e via dicendo?
Comunque sia, se ritenete che si debba inserire una deroga - posizione più che legittima - non spacciatevi da democratici, perché non lo siete.
Se invece ancora ritenete valido l'art. 3 - che, mi ripeto, è la base della democrazia - allora è un luogo comune dire che i "teppisti debbono stare in galera" perché il giudice che giudica non condanna "i teppisti" ma valuta caso per caso la situazione soggettiva ed oggettiva di chi ha di fronte.

Se un teppista esce dalla galera, o non ci va proprio, è perché c'è un giudice imparziale che ha valutato così, in base ai parametri che la Costituzione, il Codice Penale e il Codice di Procedura Penale, oltre alla miriadi di leggi speciali, gli dà. E tutte queste leggi sono fatte dal Legislatore, cioè dal Parlamento, cioè - pfui! - dal popolo.
E se un teppista che ha lanciato un sasso, o che si è travisato il volto, viene liberato da un giudice, mi vien facile far notare che anche il poliziotto che ha ucciso a sangue freddo un ragazzo è libero.
O si rispetta la magistratura o non la si rispetta.
Quel che non capisco è per quale ragione la magistratura, che dovrebbe essere imparziale, indipendente e giusta, può essere tranquillamente criticata, fino al linciaggio morale, mentre se si critica la Polizia - che per... "destinazione d'uso" non può che essere parziale, apriti cielo!

Il vero problema che attualmente solleva l'opinione pubblica si riassume nel seguente schema: "Se commetti un reato e sei giudicato colpevole, devi andare in galera e scontare la pena". Si può essere d'accordo, e anche il sottoscritto - in linea di massima - lo è.
Tuttavia non si può fare solo per i tifosi violenti - ricordate quell'insignificante art. 3? - lo si deve fare per tutti.
Se, quindi, vostra madre o vostro padre o vostro figlio o Luna stesso dovesse commettere un reato (e la gamma di reati, amici miei, è talmente ampia che è ben possibile compierne uno, anche non volendo) va in galera, senza se e senza ma. Siete disposti a tutto questo? Se lo siete, allora chiedete ai vostri - e solo vostri - parlamentari - di togliere dai vari codici la possibilità di godere del beneficio della sospensione condizionale della pena.
Ma poi, quando vostro figlio starà a Regina Coeli perché ha risposto male a un Vigile Urbano alla Alberto Sordi, scusate l'eufemismo, non rompete i coglioni perché sarete stati voi che lo avete voluto.
E' bene spiegare questo, perché il ragionamento di Luna è condiviso dalla maggior parte dell'opinione pubblica.
Per il resto, Luna segue una linea logica condivisibile:
- è più grave la vetrata rotta di Bergamo o la scelta morale di far giocare le partite?
- se non è una morte di calcio, perché tifosi, società e istituzioni l'hanno trattata come tale anche dopo che è stato appurato - a loro dire - che non era tale?
Vero.
Tuttavia manca - sperando un approfondimento in futuro - un'analisi sul perché "il daspo non funzioni" e sul perché la violenza contro le forze dell'ordine a un certo punto esplode.
Si dirà della degenerazione del tifo, del fatto che alcune tifoserie usano la violenza per la violenza e che quindi i provvedimenti governativi sono la risposta per tentare di frenare il fenomeno.
Tutto vero, ma i rimedi presi da chi non ha contezza delle dinamiche da stadio e che prevedono il buttare via il bambino con l'acqua sporca non mi sono mai piaciuti e questo, invece, si è fatto.

Per il resto, visto che gli ultimi fatti di violenza sono tra ultras e forze dell'ordine, è facile rispondere che se qualsiasi cittadino italiano si facesse 19 partite in casa in Curva Sud in un gruppo organizzato di tifosi e altrettante in trasferta capirebbe presto cos'è che crea il substrato per la violenza e probabilmente ce lo ritroveremmo con un fazzoletto sul volto e un bastone in mano alla prima occasione.
Ma il rimedio non è il vietare di andare allo stadio o in trasferta, quanto il gestire correttamente e non con soprusetti di varia natura l'ordine pubblico prima, durante e dopo le partite di calcio.
Basta leggere indietro nel tempo gli aggiornamenti di questo sito per vedere quante cose sono sbagliate nella gestione dell'ordine pubblico, e quanto i tifosi - non solo gli ultras, ma anche quelli che in curva ci vanno con lo stendardino fatto dalla nonna - siano esasperati dalle nuove norme che, lo vedete bene. poco hanno risolto.
Il Daspo. Non è che non funziona. Chi ha un daspo, nel 99,9% dei casi allo stadio non ci va e visto che a Roma quasi tutti i daspo hanno il gravoso obbligo di firma, è evidente che quanto dico sia inequivocabile.
Non funziona perché, se non si cambia l'humus che sottende alla partita di calcio, di ragazzi che faranno violenza ce ne saranno sempre, anche perché la crescita anagrafica è un fatto imprescindibile: chi oggi ha 12 anni, tra due anni ne avrà 14 e, potenzialmente, potrà essere un nuovo tifoso violento, se si continua con i soprusi e i soprusetti di cui dicevo prima e che, raggiunta l'età di andare allo stadio da solo, vivrà in prima persona.
Senza contare che la maggior parte dei daspo colpiscono duramente persone sostanzialmente innocue, visto che la gamma dei fatti per i quali si può subire questo provvedimento (comminato, ricordo a me stesso, senza alcuna condanna direttamente dalla polizia) è amplissima.
Ed allora, in quest'ottica va valutata la chiusura dell'articolo di Luna, che non si cura di una ventina di ragazzi arrestati ingiustamente dalla Polizia e liberati, con un codice penale in mano corretto e aggiornato, da un giudice togato, ma si cura del 18enne che ha goduto dell'errore madornale di un giovane PM onorario.
I titoli, in questo caso, non dovrebbero essere "20 teppisti già liberi" ma "Arrestati per errore 19 innocenti".
E' quella la notizia, se ci si professa democratici!
Il fatto che poi la legge Amato preveda il carcere anche solo per chi si mette un fazzoletto sul volto e che, salvo errori, i magistrati la applichino, mentre per un omicidio volontario si possa rimanere liberi lo lascio alla vostra sensibilità di persone democratiche.

Torniamo al punto di prima, quindi.
L'ordine dato è corretto?
Proviene da chi l'autorità morale di darlo?
Se la risposta che si dà a queste due domande è negativa, la violenza è la distruzione o la contestazione di quell'ordine.

Il lavoro da fare, quindi, non è tanto mandare i teppisti in galera, perché ce ne saranno sempre di altri, ma è di rendere corretto quell'ordine e di rendere morale chi quell'ordine lo dà.
Fino a quando ci si continuerà ad accanire indiscriminatamente sui tifosi lasciando solo all'autorità di polizia le decisioni più importanti (tramite osservatori e daspo comminati dai Questori e non da magistrati) e lo Stato continuerà ad assolvere se stesso le cose non cambieranno.
Quando lo Stato si rivisiterà criticamente, dando l'impressione di essere diventato etico e moralmente ineccepibile, non sarà più neanche un problema far dirigere la vita dello Stato direttamente dalla Polizia.
Anzi, diventeranno addirittura inutili giudici e tribunali, perché la Polizia avrebbe sempre ragione e sarebbe inutile fare i processi che - sapete? - attualmente si chiudono anche con delle assoluzioni.
Siamo tuttavia molto lontani da uno Stato di Polizia etico, che è pura utopia, se non altro perché i poteri istituzionali vengono dati da un Parlamento che conta una notevole quantità di pregiudicati per reati contro lo Stato al suo interno.
Posso quindi ben dire, e qui concludo, che siamo in uno Stadio di Polizia.
Altro che "i teppisti in galera e la famiglie allo stadio".

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