13 novembre 2007

Razzismo, mafia e calcio violento

Centro Siciliano di Documentazione "Giuseppe Impastato" - Onlus

Umberto Santino

Razzismo, mafia e calcio violento


In seguito ai fatti di Catania si è parlato di rapporti tra mafia e
tifoserie violente come pure del ruolo di alcune formazioni politiche,
in particolare di estrema destra, nell'organizzazione dei gruppi di
ultras. Il tema era già stato affrontato soprattutto per alcune squadre
come la Lazio, il Verona e l'Inter e alcune città come Roma, Verona e
Milano, dove risulta evidente l'ispirazione neofascista e
dichiaratamente razzista delle tifoserie, con striscioni che recano
scritte come: "Squadra de negri, curva d'ebrei" (contro la Roma),
"Hitler: con gli ebrei anche i napoletani" (interisti allo stadio di San
Siro), "Negro go away" (i tifosi del Verona che mostrano un pupazzo di
colore impiccato). Ora i giornali hanno dato notizia della comparsa
dell'acronimo Acab (All cops are bastards: Tutti i poliziotti sono
bastardi) in varie città e di scritte inneggianti all'uccisione del
poliziotto catanese. A Torino ci si augura "un altro Raciti" e a Livorno
qualcuno che si autodefinirebbe "di sinistra" ha scritto: "Vendicato
Carlo Giuliani".
Sono state pubblicate mappe delle tifoserie, classificate a seconda
dell'appartenenza. I gruppi ultras sarebbero 700 e mobiliterebbero 60
mila persone. Ce ne sono di destra, di estrema destra, di sinistra e di
estrema sinistra. Sono di estrema destra i Viking juventini e interisti,
gli Irriducibili laziali, i Boys romanisti, i Decisi e gli Ultras Ghetto
di Catania. A destra si collocano vari club di Torino, Milano, Udine,
Firenze, Roma, Reggio Calabria, Palermo. Gruppi di tifosi di sinistra a
Empoli, Livorno, Roma, Palermo; di estrema sinistra a Bergamo, Livorno e
Roma. Ce ne sono anche di non politicizzati. Siano veritiere o meno
queste etichette, i tifosi violenti hanno in comune l'aggressività, la
voglia di scontro con le forze dell'ordine e l'attrezzatura per
sostenerlo, dal coltello alla spranga, dall'arma da fuoco alla bomba
carta. Questa pratica della violenza avrebbe matrici diverse, ma con una
netta prevalenza di quella neofascista, e sarebbe transclassista,
coinvolgendo gli emarginati dei sobborghi e i giovani bene. Fa da
carburante l'uso di stupefacenti, dalla cocaina all'ecstasy. A Catania
si stanno esplorando gli ambienti di estrema destra, delle bande
giovanili presenti in alcuni quartieri (Librino, San Giorgio, Monte Po),
più o meno direttamente legate ai fascisti di Forza nuova.
Di rapporto di organizzazioni mafiose con le tifoserie ha parlato in
un'intervista Enzo Bianco, ma i riferimenti sono generici. Sarà bene
avere un'idea, anche approssimativa, di cosa è stata e cos'è la mafia a
Catania. Fino a qualche anno fa si diceva che la città faceva parte
della Sicilia babba, cioè senza mafia, in base a una rappresentazione
della Sicilia nettamente divisa tra occidentale e mafiosa e orientale e
non mafiosa. Com'è noto, un giornalista e scrittore come Giuseppe Fava
ha avuto problemi a far accettare le sue analisi secondo cui la mafia
c'era anche a Catania, almeno a partire dagli anni Settanta.
Nell'analisi di Fava la congerie dei gruppi che praticavano le
estorsioni su una città prevalentemente mercantile compie un salto di
qualità entrando nel business della droga e il conflitto tra i clan
Santapaola e Ferlito, conclusosi con l'uccisione di quest'ultimo sulla
circonvallazione di Palermo, nel giugno dell'82, consacra il comando del
primo nella Cosa nostra catanese. Contestualmente i rapporti con le
banche e le grandi imprese (i "cavalieri"), con il mondo
politico-istituzionale, segnano la nascita di una borghesia mafiosa.
L'ultima Commissione antimafia non è stata in missione a Catania e le
informazioni sul quadro attuale possono ricavarsi da altre fonti e dalle
indagini in corso. Il clan Santapaola, decimato ma ancora in vita,
sarebbe diviso in due: il gruppo Ercolano-Mangion e i figli di
Santapaola da un lato, dall'altro i fratelli del boss. Altri gruppi, al
di fuori di Cosa nostra: il clan Laudani, alleato di Santapaola;
contrapposti: il clan dei "cursoti" di Giuseppe Garozzo, il clan dei
"carcagnusi" di Santo Mazzei e dei luogotenenti Angelo Privitera e
Sergio Gandolfo, i clan Sciuto, Cappello-Pillera. In provincia operano
il clan Toscano-Mezzaglia-Tomasello, Santangelo (Paternò) e La Rocca
(Caltagirone). Il sistema di rapporti va dai soggetti altolocati, con le
infiltrazioni nella pubblica amministrazione, il condizionamento degli
appalti e il coinvolgimento di politici, agli strati marginali del
centro e delle periferie.
Bisognerebbe saperne di più: i clan mafiosi finanziano i club dei
tifosi, li forniscono di armi e di esplosivi, partecipano agli scontri,
hanno in comune affiliati e "simpatizzanti", o ne condividono soltanto
la cultura della violenza e l'odio per gli sbirri? Le bande giovanili
dei quartieri degradati che rapporto hanno con i gruppi mafiosi? Sono un
vivaio, sono collaterali o concorrenti, possono evolversi in mafie? Per
rispondere a questi interrogativi non si aspetti il prossimo morto. C'è
voluto l'assassinio di Filippo Raciti per scoprire che il custode dello
stadio era un pregiudicato e dava man forte ai teppisti custodendone
l'arsenale. Comunque, se si vuole combattere la mafia in tutte le sue
articolazioni, bisogna evitare i discorsi generici e d'occasione, che
ripropongono lo stereotipo "tutto è mafia", con il rischio di non
vederla quando c'è realmente. Non è una novità. Ma quello che
bisognerebbe capire che, con o senza mafia, il calcio è diventato, di
per sé, un fenomeno criminogeno.

1 commento:

yo ha detto...

razzisti di merda spero che possiate bruciare vivi, e che la gente di colore si scopi vostra madre bastardi, siete la merda di questo paese a morte tutti voi, calcio di merda fate schifo la palla ve la avrei messa nel culo ignoranti wwwwwwwwwwww la sicilia la campania la sardegna tutto il sud nordisti di merdaaaaaa