18 novembre 2007

Quelli della Juve

Un gruppo di tifosi laziali, chi col cappellino calato in testa, chi con "armi" rudimentali, ombrelli, cinture, aste di bandiera, che si avventano sulle macchine di alcuni juventini parcheggiate all'autogrill dove pochi minuti dopo perdera' la vita Gabriele Sandri. E' quanto ha visto quella drammatica mattina un tifoso bianconero, in viaggio con gli amici per raggiungere Parma, interpellato da 'Repubblica'. Il giovane riferisce di non essere stato sulla Mercedes classe A di cui si e' parlato, confermando cosi' l'ipotesi che le vetture coinvolte nella vicenda fossero quattro e non tre. Il tifoso juventino, con i suoi amici, racconta di essere partito "intorno alle 7 del mattino da Roma per andare a vedere Parma-Juve: ci capita spesso di seguire la Juventus, ma non siamo ultra'. Siamo ragazzi normali che ogni tanto fanno una gita fuori porta. Verso le 9 ci siamo fermati all'autogrill per fare colazione: eravamo stanchissimi, avevamo bisogno di un caffe'". L'autogrill, racconta, "era deserto. Poi, durante la colazione, si e' un po' riempito. Ma non ci siamo accorti di niente, eravamo indaffarati a fare colazione e leggere i giornali". Quindi "siamo usciti e ci siamo separati: le macchine non erano parcheggiate vicine. La mia stava circa cinquanta metri piu' indietro. Da lontano ho visto un gruppo di ragazzi, alcuni con il cappuccio in testa, altri con il cappellino, che si avvicinavano ai miei amici. Non ricordo in modo nitido, sono stati attimi concitati. Non saprei riconoscere i volti degli aggressori, ne' indicare quali "armi" tenessero in mano. Credo fossero ombrelli, aste di bandiera e cinture. Si sono buttati sulla Classe A. Alcuni dei miei amici erano gia' seduti in macchina, altri sono riusciti a ripararsi in fretta. I laziali si sono avventati sull'auto. A quel punto, per cercare di distoglierli, sono passato a tutta velocita' accanto alla Mercedes e li ho messi in fuga". I tifosi juventini a quel punto fuggono "a tutta velocita': abbiamo proseguito fino a Parma senza fermarci. Senza avere idea di quello che avevamo lasciato alle nostre spalle". Attimi di terrore, stando al racconto del giovane: "Pensavamo solo a scappare. Tanto che, prima di chiamare un numero di emergenza, non ricordo nemmeno se il 112 o il 113, sono passati 10 minuti. Probabilmente l'omicidio era gia' avvenuto". Della tragedia, i supporter bianconeri vengono a conoscenza solo verso l'una, "per radio". Ma "che fossimo coinvolti in quello che era successo lo abbiamo capito solo il giorno dopo". La testimonianza non e' stata ancora resa alla magistratura: "Noi non siamo stati contattati, ma parleremo nel momento in cui la magistratura ci dovesse chiamare. Tuttavia - sottolinea il giovane - credo che non potremmo aggiungere nulla di nuovo rispetto alla ricostruzione dei fatti che gia' e' stata fatta". (AGI)

Nessun commento: