15 novembre 2007

QUELLI DELLA CLASSE A

Li cercavano da quattro giorni. Stamani uno di loro era in procura ad Arezzo, nella stanza di Giuseppe Ledda, il magistrato che coordina le indagini sull'omicidio del tifoso laziale Gabriele Sandri. Il pm ha potuto così ascoltare la versione di uno dei giovani che domenica scorsa avrebbe avuto un 'vivacè scambio di battute, forse culminate in una rissa, con i tifosi laziali che erano assieme a Gabriele Sandri, l'ultrà ucciso da un colpo di pistola in un'area di servizio dell'A1, ad Arezzo. Questo nuovo "testimone" - così l'ha definito il procuratore di Arezzo, Ennio di Cicco - era nella Mercedes Classe A che avrebbe lasciato l' area di servizio poco dopo la morte di Gabriele. Il testimone non avrebbe raccontato molto. Sull'indagine parla il procuratore capo. Solo lui e nemmeno troppo facilmente: «Sembra che questo poliziotto abbia sparato ad altezza d'uomo - ha spiegato parlando di Luigi Spaccarotella, l'agente indagato per l'omicidio -. Un atteggiamento del genere sarebbe stato imperdonabile anche se fosse stata fatta una rapina». Poi ha spiegato che per ora l'ipotesi di reato è sempre di omicidio colposo.

Riguardo il contributo del nuovo testimone: lui e i suoi amici «non hanno assistito agli spari», ha spiegato il procuratore. Anche su questo gruppo di persone, non mancano i punti interrogativi. Sono dei tifosi della Juventus, si dice, ma gli investigatori non lo confermano. Pare che il testimone di stamani si sia presentato spontaneamente, rispondendo a un appello lanciato giorni fa dal questore di Arezzo, Vincenzo Giacobbe. È arrivato accompagnato da un adulto, a bordo di un'auto targata Roma. Se il nuovo racconto è stato scarso, ben più consistente è quello di uno dei due (ma potrebbero essere di più) testimoni che nei giorni scorsi hanno detto di aver visto l'agente sparare a braccia tese. Uno di loro «stava sulla macchina della vittima - ha spiegato il procuratore - Ha visto l'agente che sparava ad altezza d'uomo. La stessa cosa hanno confermato gli altri» che stavano sull'altra carreggiata, da dove è partito il colpo dell'agente. Quella che potrebbe essere stata la dinamica dell'omicidio, è stata spiegata da Michele Monaco, il legale della famiglia della vittima. «Fin dall' inizio - ha raccontato - almeno un testimone aveva già detto agli investigatori che l'agente aveva sparato con il braccio teso. Il foro del proiettile nel finestrino dell'auto su cui viaggiava Gabriele presenta un'inclinazione compatibile con l'ipotesi che l'agente abbia sparato da una collinetta», come quella dove da giorni si cerca un bossolo.

«Probabilmente - ha concluso Monaco - quando è stato raggiunto dal colpo, Gabriele aveva la testa reclinata, nella posizione di una persona che sta riposando». Proprio per questo, il legale ha polemizzato con il questore di Arezzo Vincenzo Giacobbe. Se fin dall'inizio c'era una testimonianza «l'atteggiamento tenuto dal questore nella prima conferenza stampa ci lascia molto perplessi». Oggi in questura è stato notato uno strano via vai di auto. C'è chi dice che in visita ad Arezzo siano arrivati alcuni funzionari del ministero. Domani potrebbe essere il giorno in cui i magistrati decideranno se trasformare l' ipotesi di reato da omicidio colposo a qualcosa di più. «La rubricazione del reato è rimasta invariata - ha spiegato il procuratore capo - può cambiare, è chiaro che dal meno si va al più e non dal più al meno».

Nessun commento: