27 novembre 2007

Polizia tifosa

"La promozione di un dirigente imputato per le violenze a Genova nel 2001, Giovanni Luperi, nominato capo del Dipartimento analisi dell'ex Sisde, è impossibile da digerire". Un punto di non ritorno, lo avevano dichiarato Haidi e Carlo Giuliani, dopo aver appreso dell'incredibile promozione di Luperi venerdì scorso, che li ha spinti a presentare un'interrogazione parlamentare. "Credo che si stia creando un solco incolmabile tra il popolo dell'Unione e un governo che aveva tra i suoi impegni la commissione parlamentare sul G8. Un impegno disatteso per poi premiare i responsabili della gestione dissennata anticostituzionale e antidemocratica dell'ordine pubblico in quei giorni", era stata l'amara conclusione della mamma di Carlo.

Praticamente il giorno dopo (la notizia è cominciata a circolare da domenica), sembrava che un piccolo spiraglio di speranza per ottenere qualche verità e un po' di giustizia per i fatti del 2001 poteva ricominciare a prendere quota. Si tratta dell'avviso di conclusioni indagini, con richiesta di rinvio a giudizio per istigazione alla falsa testimonianza, messo a disposizione dei difensori dell'ex capo della polizia Gianni De Gennaro, che avrebbe "suggerito" tale comportamento davanti ai giudici all'ex questore di Genova Francesco Colucci; il difensore del quale, l'avv. Maurizio Mascia, ha subito rifiutato la notifica della Guardai di finanza, contestando il fatto che il contenuto dell'atto fosse stato già pubblicato da alcuni giornali. "Si tratta di una civile protesta - ha spiegato l'avvocato - in quanto la stampa aveva già reso noto che il mio assistito era destinatario dell'avviso anche del contenuto di alcune intercettazioni telefoniche". A ricevere l'avviso è stato anche Spartaco Mortola, ex capo della Digos di Genova, anch'egli accusato di aver istigato Colucci alla falsa testimonianza. Per completezza di informazione, vale la pena ricordare che l'allora capo della polizia De Gennaro è stato poi nominato proprio dal governo Prodi capo di gabinetto del ministero dell'Interno. Una scelta che definire infelice suona come un eufemismo".

Ora, grazie invece all'indagine interna voluta dal nuovo responsabile della pubblica sicurezza, Antonio Manganelli, si è arrivati a conoscere i due poliziotti a colloquio telefonico, intercettati nei giorni del G8. Sono una poliziotta in servizio alla questura di Genova e un agente toscano, autori di una telefonata tra sala operativa e agenti in strada che hanno segnato la notte dell'irruzione nella scuola Diaz. L'indiscrezione arriva dal quotidiano del capoluogo ligure, il Secolo XIX, secondo il quale un agente avrebbe detto a proposito dell'operazione: "Speriamo che muoiano tutte, quelle zecche", mentre la risposta della collega sarebbe stata "Tanto è già uno a zero per noi".
L'agente donna è in servizio a Genova, seppure in congedo per motivi personali; il poliziotto toscano faceva invece parte dei rinforzi inviati alla questura del capoluogo ligure.

Non riusciamo nemmeno a immaginare cosa possano provare i genitori di Carlo nell'ascoltare una registrazione simile: sappiamo soltanto cosa meriterebbero due individui di questo genere, con il ruolo che ricoprivano allora e tuttora ricoprono, in un paese diverso dal nostro, dove la verità e la giustizia spesso si fermano di fronte al "fascino della divisa".

Quello che appare evidente, è che le conversazioni telefoniche pongono all'attenzione pubblica un tema rilevante: quello della cultura che permea e struttura le forze dell'ordine. Giuseppe Di Lello, responsabile Giustizia del Prc, ci spiega come si sia venuta a creare questa deriva culturale. "Sono sempre stato convinto -afferma Di Lello- che il vero problema delle forze del centrosinistra, soprattutto nei momenti in cui sono andate al potere, sia stato quello di cercare sempre l'alleanza con i quadri dei carabinieri e della polizia, con il Viminale e l'esercito, dimenticando di favorire l'introduzione di elementi di democrazia fra poliziotti e carabinieri. Queste forze sono state abbandonate dal centrosinistra sul piano delle retribuzioni e dell'organizzazione, lasciandole così alla pseudo tutela della destra. C'è dunque un problema di educazione alla democrazia e al rispetto della Costituzione che, mancando, favorisce un forte indottrinamento militare e la diffusione di una sottocultura tipica della destra, storica e non. Una paccottiglia ideologica pericolosa che si è diffusa e che andrebbe contrastata".

Dello stesso avviso Lorenzo Guadagnucci, del Comitato "Verità e Giustizia per Genova": "Da quello che abbiamo capito in questi anni - spiega- il problema centrale è quello della trasparenza, di cui sono mancanti le forze dell'ordine. In verità avevamo sperato che dopo la riforma del 1981, la cultura democratica avesse fatto breccia: oggi, constatiamo con mano come invece predomini ancora uno spiccato corporativismo". Proprio quest'ultimo, insieme al rifiuto della trasparenza, "si traduce in un rigetto degli stessi principi democratici". Qual è allora l'alternativa? "L'investimento nella formazione -aggiunge Guadagnucci-, che per altro è uno degli aspetti falliti della riforma. Tuttora infatti la formazione è prevalentemente di tipo militare: le scuole sono affidate a dirigenti di cultura militare, mentre con le ultime riforme della leva tutto il personale viene assunto dopo una esperienza di volontariato. Per questo -conclude- si dovrebbe cercare di realizzare un grande progetto di formazione, impostato sui valori e il rispetto della non violenza". Per quanto riguarda l'evoluzione delle inchieste sui fatti del luglio 2001, Guadagnucci non è certo ottimista, e rivolto al caso dell'ultima intercettazione sottolinea come "mi sembra ci si stia concentrando su pesci non piccoli, ma invisibili. Bisognerebbe cominciare invece dalla testa, ma non si riesce a farlo. Due casi per tutti: Luperi e De Gennaro".

In merito alla conversazione dei due agenti, per gli aspetti disciplinari le decisioni spetterebbero ora al questore di Genova Salvatore Presenti. Ma i citati precedenti insegnano a diffidare di qualsisi previsione ottimistica. Staremo a vedere.

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