22 novembre 2007

PICCOLO SPAZIO PUBBLICITA'...by DM



Quella che pubblichiamo di seguito è la premessa al prossimo libro di Domenico Mungo: Cani Sciolti, che uscirà per i tipi dell'ottima casa editrice Boogaloo Publishing, specializzata in scrittori hooligans di oltremanica. é solo un assaggio...


CANI SCIOLTI


PREMESSA

Gli ultras sono cattivi. Sono la metà oscura del cielo del calcio giocato. L’osceno orrido della civiltà. Gli ultras sono il parafulmine dei benpensanti, dei borghesi, dei bottegai, dei professionisti, delle massaie, dei giornivendoli pennaioli, degli sbirri in cerca di vittime.
Gli ultras sono la fogna a cielo aperto degli stadi. L’icona della violenza cieca e irrazionale.
Il male peggiore, se non l’unico, del Sistema Calcio altrimenti candido e immacolato come una vergine.
Tuttavia gli ultras di volta in volta diventano carne da macello da prima pagina.
Buoni come mostri da copertina ma anche la coreografia immaginifica, la colonna sonora rutilante e incessante, il dodicesimo giocatore, lo spettacolo nello spettacolo dello sport che amiamo di più.
Ma gli ultras sfuggono agli schemi.
Quelli veri perlomeno.
Disarticolano le graduatorie, le statistiche, i pregiudizi e le semplificazioni. Creano problemi e costano caro alla collettività.
Gli ultras si fanno centinaia di chilometri, spendono anche un sacco di soldi, mettono da parte affetti e amori. Rischiano la galera e le botte. Per contenerli è necessario impiegare camionette, blindati, elicotteri, legioni di celerini, vigili urbani, addestrata intelligence, pompieri, auto ambulanze.
E loro, gli sporchi e cattivi, fanno casino, travolgono e distruggono tutto, cercano di non pagare il biglietto.
Poi, quando le cose degenerano, spaccano le automobili, distruggono i motorini, spazzano via transenne e cordoni, irrigano di scritte i muri, lanciano fumogeni e bengala, bottiglie e sassi, cagionano multe e squalifiche del campo, crocifiggono giocatori non graditi ed esonerano vox popoli allenatori invisi.
Gli ultras sono cattivi, strafottenti e criminali e non stanno alle regole del vivere civile.
Le curve sono i loro covi. Lì si mimetizzano nella massa, che li accoglie, li nasconde e da essi si fa difendere e rappresentare.
Molti non sanno spiegare cosa voglia dire essere ultras. Però lo sanno dimostrare.
Forse i più lo sanno raccontare. Gli ultras raccontano meglio di qualunque altro saggio di storia contemporanea, di antropologia sociale o di macroeconomia quali sono le mutazioni, gli sconvolgimenti, le depressioni che la società contemporanea subisce. Gli ultras sono i figli delle radici di un popolo. Se consideriamo la storia dei Balcani, ad esempio, narrata secondo le vicende degli ultras di quelle regioni a cavallo degli anni ‘80 e ‘90 abbiamo un segmento eloquente della storia di una nazione, la Jugoslavia, sull’orlo della follia più assoluta e degli odi atavici di intere etnie, delle atrocità commesse, del disastro epocale. Ma tutto era già stato scritto sugli striscioni d’odio che le tifoserie si scambiavano ad ogni gara. Alle cariche violente, ai feriti e ai morti da stadio. In Italia questo per fortuna non si è verificato, ma le storie degli ultras di casa nostre celano significati più profondi della semplice cronaca nera.
Gli Ultras sanno raccontare i loro valori, sicuramente distorti, ma in una società violenta dove l’abuso, la sopraffazione, l’ingiustizia e la disuguaglianza diventano le fondamenta portanti del SISTEMA, chi può giudicare chi?
Forse i padri e i maestri?
Cattivi anche loro.
oppure
Chi accetta il confronto?
Chi li frequenta?
Chi li reprime?
Chi li ama?
Chi li odia?
A me di tutto ciò non interessa nulla.
Io credo di sapere che gli ultras hanno diritto ad avere una storia alle spalle. Ed io il diritto di scrivere un libro su di loro. Con loro. Per loro. E questo è il libro che avete in mano. Questo libro nasce da esperienze personali, racconti orali, articoli di giornale, libri.
Questo libro nasce dalla pirateria delle esperienze collettive, dalle fonti reperite in rete, dalla manipolazione di scritti esistenti e di memorie che vagano nel vento.
Questo libro racconta storie di ultras e non solo, che sono legati nel loro tragico destino comune dal fil rouge di aver vestito per una volta, forse quella definitiva, per scelta, necessità, casualità o consuetudine, i panni del cane sciolto. Di colui che è fuori dal gruppo. Colui che viaggia da solo e pertanto ne gode dei benefici e delle ineluttabili conseguenze drammatiche.
Sono storie di cani sciolti. Semplicemente.
I racconti di questo libro sono stati rubati: li ho rubati alla mia vita, raccontando quello che ho fatto e visto con queste mani, con questi piedi, con queste ossa bagnate di sangue, avvolte da muscoli e legamenti nervosi.
I racconti di questo libro li ho rubati alla memoria di altri, che me li hanno raccontati più o meno volontariamente ed io li ho appuntati nella mia testa per non farli uscire mai più dai miei ricordi.
I racconti di questo libro li ho asportati dalle leggende metropolitane che sio trovano su intenet neio siti di settore, nei forumj a briglie sciolte, sui muri dell’odio e del disprezzo reciproco.
I racconti di questo libro li ho rubati nei vagoni di treni disperati, negli abitacoli di macchinate cieche che sfrecciano sugli asfalti bagnati, ereditati dai racconti dei vecchi ai giovani, dagli articoli di giornale, dalla mia immaginazione obliqua.
Molti si ritroveranno citati, altri ne avranno la vaga impressione. Sappiate che è vero. Se vi sentite coinvolti, sicuramente ho derubato qualcuno di voi della sua memoria. Ma dovevo scriverla. Perdonatemi. E senza versarvi i diritti d’autore ovviamente.
Chiunque: giornalista, scrittore, ultras, webmasters, burocrate, questurino si ritrovi citato fra i campionamenti di cui questo testo è infarcito può rivolgersi direttamente al sottoscritto.
Per delucidazioni, ingiurie e ringraziamenti.
Grazie a tutti voi.
D.M.

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