13 novembre 2007

‘O bbuono e ‘o malamente

Written by Petronius Arbiter
A trasformare la scorsa domenica in una giornata di assurda follia ultrà – a Milano, Bergamo, Roma e Taranto – sono stati prima di tutto i media, rei di avere distorto (come gli capita spesso) la realtà dei fatti: un episodio di cronaca nera è stato venduto come l’ennesimo episodio di violenza tra tifoserie rivali. Un messaggio sbagliato che ha scatenato l’inevitabile reazione di alcuni (per fortuna, non tutti) gruppi violenti. Quelli finora blanditi dai club e tutelati dai politici, che adesso versano lacrime da coccodrillo e chiedono la sospensione dei campionati. Tanto fumo, poco arrosto:; non cambierà nulla, perché non esiste la volontà di cambiare

Non so quanti di voi conoscano gli “Almamegretta”, una delle band più originali ed innovative degli anni ’90, ed in particolare la loro opera migliore, “Animamigrante”

La canzone d’apertura si intitolava “ ‘O bbuono e ‘o malamente”, il cui testo era una amara riflessione di un giovane sbandato napoletano che spiegava la ragione per la quale aveva imboccato la triste via della delinquenza comune, ma invitava a comprendere cosa aveva prodotto la sua devianza criminale.

Poneva la domanda, illustrando le ragioni per cui la nostra società offre dei parametri di riferimento fondati solo sull’apparenza, sul benessere economico ad ogni costo, sui miti delle auto di grossa cilindrata, i soldi a volontà in tasca gli abiti firmati, la spregiudicatezza nelle ascese sociali e nelle carriere dei personaggi perbene.

Appunto: chi è “ ‘o bbuono” e chi è “ ‘o malamente”?

Domanda che mi sono posto domenica sera, ascoltando i soliti sermoni televisivi a proposito dei tragici fatti di Badia del Piano.

Vediamo un po’ di analizzare i fatti, partendo dalle notizie, o meglio dal modo come una certa notizia è stata data, dalle conseguenze derivate da questo metodo disinformativo e sensazionalistico che i nostri media spesso (per non dire quasi sempre) utilizzano nel volere essere i primi a dare in pasto all’opinione pubblica certe notizie, da quanto è accaduto nel pomeriggio e la sera, dai commenti sentiti in giro per le varie trasmissioni, dopodiché proviamo a ragionare sul fenomeno ultras odierno.

I primi flash di agenzia parlavano di "violenti scontri tra ultras laziali e juventini, polizia interviene, un morto", poi diventati "tifoso laziale ucciso: scontri con ultras juventini, la polizia costretta ad intervenire", e indicazioni del genere.

Sono subito iniziati i processi al calcio che genera violenza, che produce morti innocenti, con il perfido "retro sorriso" di qualcuno che, magari da sciacallo, già pregustava la nuova campagna di odio verso la tifoseria juventina, dopo non esserci riuscito a scatenarla in occasione di Juventus - Inter.

Bene, era questo il quadro delle informazioni alle ore 13 circa, quando si è cominciato a parlare di sospensione del campionato o di singole gare: un episodio di scontro tra tifoserie opposte (laziali e juventine, chissà poi perché ...) che costringeva i soliti Soloni a pontificare ipocritamente sulla violenza nel calcio, e a chiedere le solite misure inutili.

Quanto basta però per accendere la miccia delle fazioni più violente delle tifoserie ultrà, a Bergamo e Milano, specie poi quando è cominciata a circolare la notizia che il colpo mortale sarebbe stato sparato da un poliziotto.

Col passare delle ore si è finalmente venuto a sapere che l'episodio era un fatto di pura cronaca nera, tragica quanto si voglia, che non aveva alcuna attinenza con il calcio, ma ormai i fuochi erano partiti, e le conseguenze sono state quelle che abbiamo visto tutti, in particolare a Roma.
Prima che qualcuno mi voglia attribuire intenzioni giustificative dei fatti pomeridiani e serali, preciso che fatti del genere vanno fermamente condannati da chiunque commessi, senza indulgenza alcuna.

Ma il discorso non è questo: un fatto di cronaca nera, che ha colpito tragicamente ma casualmente un ragazzo perbene che stava andando a seguire la sua squadra del cuore in trasferta, è stata però l'occasione di una disinformazione immediata quanto approssimativa, e successivamente è diventato il pretesto per pontificarei contro il calcio e gli ultras, chiedere sospensioni di campionati o divieti di trasferta ai tifosi ospiti, o di rimanere a casa per vedere il calcio in TV.

Potrei anche evidenziare che i più strenui assertori della linea durissima contro ultras e a favore del divieto di trasferte, sono stati appunto coloro che più di altri si sono in passato distinti quali seminatori di veleni e di istigazione agli odii fra tifoserie.

Certo è che da un fatto che nulla aveva a che fare con il calcio, trattandosi di episodio tragico di cronaca nera, ove solo accidentalmente si inserisce l’aspetto calcistico, solo perché il morto era un tifoso laziale, si è risaliti al problema della violenza generata dal calcio, finendo proprio con il produrre la violenza del pomeriggio, a mio modo di vedere figlia di questa impostura mediatica: sarebbe stata necessaria una maggiore discrezione e soprattutto una opportuna verifica dei fatti, prima di propinare la notizia nel modo come sopra ricordato, e quindi dare la notizia con la dovuta sensibilità ed attenzione, badandosi al fatto che a distanza di poche ore ovunque in Italia ci sarebbe stata una grossa raccolta di tifosi per assistere alle gare della giornata di campionato, nella massima serie come in quelle minori.

Dunque, chi è “ ‘ o bbuono” e chi “ ‘o malamente”?

Hanno dato in pasto alla gente la notizia esagerata di violenti scontri tra ultras, culminata nell’intervento della Polizia e nella tragica morte di un ultras laziale, notizia poi rivelatasi del tutto alterata: sono buoni i giornalisti che ci hanno informato in questo modo, o quei tifosi (a quanto pare non più di 6 – 8 persone) che non si capisce bene se davvero abbiano partecipato ad una rissa per ragioni, diciamo così, calcistiche?

Visto che gli eventi sono successivamente sfociati in fatti di cronaca nera e di guerriglia urbana ingiustificabile, proviamo un po’ a ragionare sul contesto che oggi ci produce questi violenti che dal calcio traggono la ragione per atti come quelli a cui abbiamo assistito tutti.

Cosa è il calcio oggi?

Certamente è qualcosa che ha poco a che fare con lo sport, e molto con altri fenomeni.

E’ una industria, è un fenomeno “oppio dei popoli del XXI secolo”, è un luogo nel quale investire economicamente e politicamente per accrescere potere, è insomma un fattore nel quale si riversano tutti gli aspetti della società italiana.

Da venti anni circa, il calcio è diventato strumento per incrementare introiti, e per incrementarli occorreva farlo diventare prodotto vendibile e in questo si è tracciata la strada per creare i soggetti che potessero acquistare a prezzi consistenti: insomma il calcio grazie all’avvento di Berlusconi è diventato prodotto da vendere televisivamente, sono nate prima Telepiù e i posticipi serali, poi la piattaforma satellitare D+, sono stati alterati gli orari delle gare, i calendari, si è ingigantita a poco a poco la Coppa dei Campioni, ridimensionando ogni altro torneo (le Coppe Nazionali, la Coppa delle Coppe, la Coppa UEFA) che fosse poco appetibile al mercato televisivo.

Naturalmente questo significava “potere” per chi aveva da investire nel calcio, e a questo potere occorreva creare un contropotere: ecco quindi la creazione del secondo polo satellitare, grazie ad una operazione finanziaria gestita -udite udite - da tale Guido Rossi, ossia la privatizzazione di Telecom (autentica rapina, come la definì il Financial Times), nelle mani di Colaninno, la creazione di Stream, la marea di denaro che venne erogata (denaro pubblico “privatizzato”) verso certe società appartenenti ad un certo consorzio, che per alcuni anni riuscirono a “drogare” il mercato, potendo disporre di risorse notevoli.

Calcio quindi che diventa meno fenomeno da stadio e più da salotto, e dunque gli stadi per essere riempiti hanno bisogno di gente che sia calorosa verso la squadra di casa: così si comincia a creare il circolo vizioso e inarrestabile della collaborazione tra società di calcio e gruppi ultras. Fenomeni esistenti anche nel passato, guarda caso dagli anni ’90 ad oggi sono aumentati in misura esponenziale, basti pensare che il primo morto tragicamente per eventi collegati al calcio fu nel 1979 il povero Vincenzo Paparelli, e pensare invece a quanti morti ci sono stati dall’89 ad oggi.

Già, ma questo non è che un aspetto del discorso.

Da un lato occorreva avere una stampa d’appoggio per avere potere nel calcio, e dunque una stampa che accusi sempre gli altri e difenda sempre i propri, anche a costo di difendere ciò che indifendibile non era, compresi certi episodi di teppismo; dall’altra occorreva avere delle tifoserie che “pesassero” molto nel gioco “politico” del calcio, al punto di condizionarlo: basti ricordare gli eventi precedenti alla famosa Perugia – Juventus, o alle dichiarazioni di Sensi l’anno successivo “se la Roma non vince lo scudetto, non sono in grado di garantire per l’ordine pubblico”.

Come dire, la minaccia di problemi di ordine pubblico diventa elemento condizionante per l’andamento delle competizioni calcistiche.

Ancora: visto che le tifoserie cominciano ad acquisire potere e prestigio, in quanto determinanti anche per gli esiti finali dei tornei, o in quanto ben gratificate da dirigenti nei vari anni, possono pure diventare anche elettoralmente determinanti, e quindi oggetto di corteggiamenti ed attenzioni da parte dei politici di turno.

Ecco così personaggi che entrano nella politica forti dei risultati calcistici conseguiti, o che diventano amici di gruppi di tifosi per ottenerne i consensi elettorali, o magari finanziano treni speciali per consentire a gruppi di tifosi di protestare a tutela della propria squadra del cuore.

La conseguenza è stata che negli ultimi anni i nostri politici sono stati molto attenti da un lato a cavalcare la tigre del tifo “ultras” per ottenerne vantaggi personali, dall’altro ad arrivare sempre in soccorso delle frange più violente, sempre giustificate da asserite “provocazioni”, che potevano essere o qualche arbitraggio negativo, o qualche provvedimento seriamente punitivo, o qualunque cosa potesse essere usata a pretesto.

E non è un caso che proprio il tifo della Capitale abbia più di altri beneficiato di queste forme demagogiche di indulgenze, dai fatti del 2000 e 2001, alle vicende del 2003, quando il rischio “ordine pubblico” è stato preso a pretesto per il gigantesco insabbiamento sulla vicenda fideiussioni false, o del 2004, il famoso derby sospeso dalle curve, con successiva guerriglia urbana violentissima, episodi che non innescarono alcun provvedimento.

Certo, anche la tutela del credito è entrata fortemente in campo, Geronzi e la Banca di Roma è stata quella che ha deciso la sopravvivenza e la crescita smodata di certe società, che successivamente sono state salvate per evitare disastri al gruppo bancario, utilizzando Carraro, presidente di Mediocredito Centrale (banca finanziaria del gruppo di Geronzi), messo al vertice della Federcalcio per tutelare dunque gli interessi del suo datore di lavoro e non per curare certo gli affari del calcio.

Con la conseguenza che mai si è posto ed affrontato seriamente il problema della violenza generata dal tifo calcistico, che dunque è stato alimentato e fatto crescere da questo contesto.

Non a caso anche domenica sera i nostri politici si sono distinti per prese di posizioni velleitarie quanto demagogiche, avendo trovato il modo di speculare sulla tragedia, anziché pensare a solidarizzare per affrontare il vero problema, che non è di violenza nel calcio, ma di violenza e basta, e di ordine pubblico, che deve essere garantito in modo intransigente, ma non certo a costo di sacrificare vite umane innocenti.
Per anni hanno alimentato il tifo ultras, l’hanno coccolato, difeso anche in modo indecoroso, ne hanno fatto oggetto di sfruttamento economico, salvo poi versare lacrime di coccodrillo in occasione della tragedia di turno.

Per questo, ripensando a quella canzone che citavo all’inizio, mi ritorna alla mente quella frase “tienelo a mente, chi è ‘o bbuono e chi ‘ o malamente” !

Condanniamo il fenomeno ultras, quando diventa pura violenza fine a sé stessa, teppismo per il teppismo, ma dobbiamo tenere bene a mente che c’è stato chi per anni l’ha alimentato in modo criminale, e che oggi non vuole affrontarlo seriamente, perché ha molto da perderci ad affrontarlo.

Sarebbe stato sufficiente, fin dall’inizio, trattare i fatti di violenza per quelli che sono, ossia fatti di cronaca nera e di repressione criminale; sarebbe stato sufficiente, fin dall’inizio, ragionare su come fare prevenzione.

Ma tanti hanno preferito sfruttare il fenomeno a fini propri, ed oggi come al solito vengono a proporre le solite misure insulse e illiberali, quali il divieto di trasferte ai tifosi, sospensione dei campionati e quant’altro di imbecille si possa proporre.

Insomma, punire la gente per cose non commesse, e soprattutto per coprire l’inettitudine di chi finora ha coperto il tutto.

Io comincio ad avere qualche capello bianco, sono cresciuto durante il periodo rimasto tristemente e tragicamente famoso come "anni di piombo", quando quotidianamente ci si azzuffava tra studenti di sinistra e studenti fascisti, quando spesso le manifestazioni culminavano in sparatorie, quando era davvero rischioso andare nelle varie università che erano il luogo dove spadroneggiavano i violenti.

Nessuno mai pensò di chiudere licei ed università, nessuno mai mi disse che non dovevo iscrivermi a Giurisprudenza perché era luogo ad egemonia fascista mentre io ero “rosso”.

Il problema lo si risolse quando il terrorismo e la violenza politica vennero affrontati con i giusti rimedi, quando ci fu unità tra tutte le componenti per debellare quel dramma.

Ricetta facile, vero?

Ma poi qualcuno ci rimetterebbe, questa è la verità, quindi meglio depistare, dare in pasto le solite chiose sul calcio che genera violenza (come se fosse il calcio di per sé a generarlo e non i personaggi che ci girano attorno e ci speculano, ad alimentarlo), ed i soliti provvedimenti idioti.

A Catania hanno chiuso lo stadio penalizzando la parte sana della tifoseria etnea: è servito a qualcosa?

Rifaranno lo stesso anche adesso, del resto è il solito gattopardesco modo di cambiare tutto perché tutto rimanga come prima.

Eviteremo così le trasferte dei tifosi, ma i soliti cialtroni si coccoleranno i tifosi ultras di casa.

Il tutto con buona pace di un giovane che è morto mentre voleva andare a vedere la sua Lazio in trasferta, ucciso una seconda volta da come i media hanno presentato la notizia.

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