17 novembre 2007

Milano

Dopo la liberazione dei dieci ultrà processati per direttissima, Digos e carabinieri non si arrendono. E cercano - mentre a Porta Romana compaiono nuove scritte contro le forze dell´ordine - prove ulteriori delle scorribande compiute in città domenica dai tifosi dell´Inter. Il nucleo informativo dei carabinieri, per esempio, sta preparando una relazione più dettagliata su un altro episodio: l´assalto alla caserma dei carabinieri "Montebello", che ospita il comando della legione, presa d´assalto, domenica, sul lato posteriore, in via papa Giovanni XIII. Le vetrate della mensa sono state distrutte, un dissuasore di sosta è stato sradicato dalla strada e lanciato contro il portone, una pioggia di pietre, petardi e fumogeni ha raggiunto i locali interni dell´edificio. Alcune immagini documentano tutto e sta già partendo l´identificazione dei responsabili.

La Digos, dal canto suo, sta ricostruendo, attraverso filmati e testimonianze, le immagini dell´assalto al commissariato di polizia, in via Novara. Raccogliendo decine di fotografie e video su altri momenti del percorso, come l´ingresso nella metropolitana, anch´esso accompagnato da atti di teppismo e di devastazione, e l´aggressione a giornalisti e operatori televisivi. Lanci di bottiglie, infine, hanno raggiunto poliziotti e carabinieri in piazza Duomo, dove gli ultrà interisti sono stati raggiunti dai Viking juventini di ritorno da Parma. Arriverà in procura anche una relazione dei carabinieri sulle scritte e i cori offensivi sotto il residence di Pieve Emanuele dove vivono i poliziotti. E si contesterà ai tifosi anche il reato di "manifestazione non autorizzata".

Si profilano dunque guai più seri per i tifosi che hanno messo a soqquadro la città, mentre il Csm vuole fare luce su un episodio avvenuto mercoledì mattina durante il processo per direttissima agli ultrà: un pm onorario che rappresentava l´udienza davanti al giudice monocratico per la convalida dell´arresto di uno dei dieci ultrà, il diciottenne Riccardo Colato - imputato per inosservanza della diffida - non ha chiesto per lui il carcere, come poteva fare, ma solo l´obbligo di firma. Il pm onorario si sarebbe giustificando sostenendo che il suo codice penale non era aggiornato con le ultime disposizioni in vigore da pochi mesi, che prevedono anche la possibilità della detenzione per quel tipo di reato. «Sarebbe stato davvero eccessivo il carcere - commenta però l´avvocato che lo difende, Alessandro Fuochi - vista la giovane età del ragazzo e l´entità del reato».


In realtà i giudici hanno negato il carcere anche in tutti gli altri casi in cui era stato chiesto dal pm Sergio Spadaro. Per il sindaco Letizia Moratti la scarcerazione degli ultrà è comunque «un brutto segnale», perché «se non si hanno prove certe meglio non incarcerare per scarcerare dopo due giorni». Il vicesindaco Riccardo De Corato parla invece di una «preoccupante caccia alla divisa, che se non fermata in tempo rischia di produrre un effetto domino di violenze il cui esito è una nuova tragedia». Ma quel che conta, dice Pier Francesco Maran, del Partito democratico, è che tutto non finisca in una bolla di sapone: «Al di là del comportamento dei giudici, che avranno avuto le loro motivazioni, bisogna accertare le responsabilità individuali. E a San Siro c´erano mille telecamere, non mi sembra così difficile identificare chi ha partecipato. Gli strumenti per accertare ci sono e vanno utilizzati perché non può esserci impunità. E lo stesso vale per l´episodio di Pieve Emanuele».

Per ora a gioire sono i tifosi della curva Nord dell´Inter che accoglie «con entusiasmo l´ennesima sconfitta di coloro che tra le forze dell´ordine continuano a perpetrare abusi». Sui muri dei palazzi di viale Monte Nero, nei pressi del locale Mom, zona porta Romana, sono comparse ieri notte due scritte: "Ci togliete dagli stadi ci trovate nelle strade" e "Se muore un ragazzo che vuoi che sia, ma se muore uno della polizia..." firmate Acab (cioè "All cops are bastard").
(16 novembre 2007)

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