22 novembre 2007

Mentalità sipontina

di Tommaso Della Longa

In epoca di fantomatiche leggi speciali e improbabili accuse di terrorismo, si crea un importante precedente sulla questione 'daspo', il "Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive", ovvero le famigerate diffide che vengono recapitate agli ultras.

Dopo i fatti di Catania che hanno portato alla morte dell'ispettore di polizia, Filippo Raciti, il governo aveva visto bene di inasprire le leggi contro il tifo organizzato. E insieme al nuovo pacchetto "anti violenza" erano state approvate alcune norme assurde che prevedono l'impossibilità di far entrare gli striscioni allo stadio e il materiale coreografico. In particolare, gli striscioni devono essere "ignifughi" (?!) e soprattutto devono essere approvati preventivamente dalla questura. Pena quanto meno la diffida se non peggio. E questo era già successo in casi anche ironici come quello della curva Sud di Roma con l'esposizione della scritta "ci si è rotto er fax", visto che lo striscione non era stato anticipato alle forze dell'ordine.

In quel della Puglia si scrive un precedente proprio su questa materia. I tifosi del Manfredonia Calcio, serie C-1, avevano esposto durante una partita lo striscione "mentalità sipontina". Subito erano scattate le diffide con obbligo di firma in commissariato per i supporters 'rei' di non aver rispettato tutto l'iter.

Un giudice di Foggia, invece, non ha convalidato l'obbliga di firma e adesso i legali dei tifosi faranno ricordo al Tar per far annullare anche il provvedimento di diffida. Il giudice ha motivato la decisione dicendo che "anche se i tifosi non hanno rispettato le procedure previste dall'Osservatorio, lo striscione non è razzista e non inneggia alla violenza, quindi non è un valido motivo per la diffida". Chapeaux.

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