13 novembre 2007

Lariani

I tragici fatti di domenica, con l'uccisione di un tifoso laziale in un autogrill di Arezzo a causa di un colpo di pistola sparato da un agente della polizia stradale, e la conseguente reazione degli ultras di mezza Italia contro le forze dell'ordine, da Bergamo a Milano, da Taranto a Roma, hanno prepotentemente riportato all'attenzione il problema della violenza nel calcio e dei rapporti spesso burrascosi tra le forze dell'ordine e i gruppi più accesi delle curve.
Il Lario, grazie anche alla caduta del Como in serie D, vive anni di relativa tranquillità. Relativa, però, perché se sono mancati episodi clamorosi come nel passato, i Daspo (Divieto di accedere alle manifestazioni sportive) non hanno cessato di colpire esponenti della tifoseria lariana, compresi quelli della Pallacanestro Cantù.
Al momento sono ancora 19 infatti quelli in vigore, 14 sulle spalle di ultras del Como, 5 della Tisettanta. Gli ultimi Daspo risalgono a Solbiatese-Como di un anno fa, in serie D, per un tentativo di invasione degli spogliatoi. Per risalire, invece, a scontri tra tifoserie in riva al lago bisogna invece riandare ai tempi delle serie A, B e C1, con gli apici in Como-Udinese (gli atti di teppismo costarono quattro giornate di squalifica del Sinigaglia), oppure ai classici Como-Livorno e Como-Varese, partita quest'ultima che potrebbe riproporsi in caso di promozione degli azzurri in serie C2, con il conseguente corollario di scontri con le forze dell'ordine.
«Perché i tifosi ce l'hanno con la polizia' Perché rappresenta le istituzioni, chi porta l'ordine e fa rispettare le leggi. È una sorta di rigetto verso questa forma di controllo», dice Ernesto Molteni, segretario del Sindacato Autonomo di Polizia di Como (Sap), e molto conosciuto anche ai tifosi azzurri per i suoi anni di lavoro con gli ultras.
«Negli ultimi tempi siamo diventati noi il primo bersaglio, e questo perché non riescono più a entrare in contatto con gli avversari grazie alla nostra prevenzione. Così si sfogano con la polizia».
Cosa chiedete' «Niente di particolare. Sono sempre le stesse cose. Che vengano applicate normative che vorremmo più rigide su alcuni punti, con in più la certezza della pena. Ancora oggi i Daspo spesso sono sottoposti a passaggi burocratici che ne riducono o eliminano l'efficacia». Qual è la situazione a Como' «La tifoseria è sempre numerosa, nonostante la categoria, ma sembra abbastanza tranquilla. Sappiamo bene però che basta un niente per accendere la miccia. Se però dovessimo salire di categoria, con l'arrivo delle tifoserie avversarie potrebbero tornare i problemi. In quel caso gli uomini che abbiamo non basterebbero e avremmo bisogno di rinforzi».
Il suo sindacato come commenta il fatto luttuoso di domenica'
«Ci sono delle responsabilità soggettive su cui si sta indagando e su cui speriamo si faccia luce al più presto, anche per il bene di tutta la polizia di Stato».
Decisamente contrariato è Benedetto Madonia, del sindacato Siulp.
«La premessa è che bisogna aspettare l'autopsia e capire bene cosa è accaduto domenica. Ma non è accettabile una reazione come quella che si è verificata in più città d'Italia, questa incredibile caccia al poliziotto. Non sembra di essere in uno stato di polizia. Siamo il simbolo dello Stato, non si possono attaccare in questo modo le caserme, oppure il Coni. È una cosa che tutta la società civile dovrebbe rigettare. Si sta andando oltre il consentito. Il prossimo passo che cosa sarà, l'assalto al Parlamento o al Quirinale'».
Madonia è un fiume in piena. «Non bisogna mai dimenticare una cosa. Il poliziotto esce per fare il proprio lavoro, l'ultras con la volontà di fare guerriglia. Vietare le trasferte' E a cosa servirebbe' L'astio ormai è contro la polizia non i tifosi avversari».
Qual è la soluzione dunque' «Tirare via la polizia dagli stadi. Se l'astio nasce per la nostra presenza, ce ne andiamo. Poi serve la certezza della pena. Chi viene preso a fare atti di violenza deve andare in galera. Domenica, ad esempio, ai tifosi fermati è stato contestato il reato di terrorismo. Questo vuol dire che dovrà essere gettata la chiave della cella. Vedremo se poi, nei fatti, sarà davvero così. E poi servono stadi adeguati, non come il Sinigaglia, a un passo dal parco giochi dei bambini e in mezzo alla città».
La conclusione è amareggiata. «Per l'errore di un collega non è possibile generalizzare. Anche i poliziotti che vanno allo stadio sono padri di famiglia. Questa è solo una guerra tra poveri. E per tornare al fatto di domenica non posso credere che sia stato volontario. Nemmeno un tiratore scelto potrebbe colpire con precisione ad una simile distanza».
Maurizio Grilli, segretario del Silp, torna poi sull'episodio di Arezzo.
«È stato un tragico e gravissimo evento che rischia di gettare fango sull'immagine della polizia e sugli sforzi fatti per creare un clima sociale anche nello sport - commenta - Però ci appelliamo alla coscienza degli sportivi e dei tifosi. Se ci saranno responsabilità chi ha sbagliato pagherà».
«Sottolinei bene questo punto - conclude Grilli - Anche la polizia è soggetta alla legge come tutti i cittadini, ed è quello che accadrà se fossero accertate responsabilità oggettive da parte del nostro collega. E questo sarà anche per il bene e gli sforzi di tutte le centinaia di poliziotti e forze dell'ordine in generale impegnate con fatica, a rischio della propria incolumità, per scongiurare tragici eventi».

R.C.

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